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Minime. 283



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 283 del 24 novembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Oggi a Roma
2. Movimento Nonviolento: Adesione alla manifestazione contro la violenza
sulle donne
3. Un sito
4. Tre comunicati di controviolenzadonne.org
5. Rosangela Pesenti: Sulla violenza alle donne 1977-2007
6. Lea Melandri: La violenza sessista
7. Salviamo il Bulicame dai nuovi attila
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. OGGI A ROMA

Oggi a Roma contro la violenza sulle donne. E domani ovunque.

2. EDITORIALE. MOVIMENTO NONVIOLENTO: ADESIONE ALLA MANFESTAZIONE CONTRO LA
VIOLENZA SULLE DONNE
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: azionenonviolenta at sis.it)
riceviamo e diffondiamo]

Delle molte sperate e proclamate una sola prosegue e merita il nome: la
rivoluzione delle donne. Abbiamo visto una trasformazione grande e profonda,
dei rapporti tra loro, tra le generazioni, tra i sessi. Di questo mutamento
le donne hanno portato, e portano, il peso e la sofferenza maggiori. E' un
mutamento che hanno offerto a vantaggio di tutte e tutti. Il dono non e'
stato, in generale, compreso ed accolto dagli uomini. E' che siamo abituati
a pensare che delle cose buone non ce ne sia per tutti. Siamo addestrati
all'avarizia: quello che va a chi prima non l'aveva e' certo tolto a chi
prima l'aveva.
Ripetiamo come cosa evidente, e gia' massimo di civilta' rispetto a
prepotenze dominanti, che la mia liberta' finisce dove comincia la liberta'
degli altri. Dovremmo riconoscere invece che la mia liberta' si alimenta
della liberta' degli altri. Liberi si e' solo tra donne e uomini liberi,
liberati e liberanti. Questa liberazione, questa apertura all'esistenza,
alla liberta', allo sviluppo di tutte e tutti (che Capitini ci ha insegnato
a chiamare nonviolenza) e' difficile da riconoscere ed accettare. Comporta
rinuncia a strutture, culture, comportamenti consolidati e basati sullo
sfruttamento, il dominio, la violenza. I processi di liberazione o si
ampliano e approfondiscono o sono interrotti e rovesciati dalla reazione.
Sta succedendo. E le donne, portatrici della sola rivoluzione che il secolo
passato ci ha lasciato in eredita', ne pagano il prezzo maggiore in termini
di violenza estrema: fisica, culturale e sociale. Questo avviene in ogni
ambito, a partire dalla famiglia, in ogni contesto, in ogni paese, in ogni
classe sociale. E' una violenza che viene da noi: e' in nostro potere farla
cessare. Inadeguato ma sincero segno del nostro impegno e' l'adesione alla
manifestazione contro la violenza alle donne.

3. RIFERIMENTI. UN SITO

www.controviolenzadonne.org e' il sito delle donne che hanno promosso la
manifestazione nazionale che si svolge oggi a Roma.

4. MATERIALI. TRE COMUNICATI DI CONTROVIOLENZADONNE.ORG
[Dal sito www.controviolenzadonne.org riprendiamo i seguenti comunicati]

Roma, 23 ottobre 2007
L'assemblea di singole donne e di realta' associative femminili, femministe
e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite in assemblea
pubblica domenica 21 ottobre a Roma presso la Casa Internazionale delle
Donne, sulla base dell'appello diffuso dal sito www.controviolenzadonne.org
hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma sabato 24 novembre 2007
alle ore 14, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza
sulle donne.
L'assemblea ha denunciato le continue violenze e gli assassinii che
avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e
conoscenti.
La violenza contro le donne viene attribuita alla devianza di singoli,
mentre avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si
strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
L'aggressivita' maschile e' stata riconosciuta (dati Onu) come la prima
causa di morte e di invalidita' permanente per le donne in tutto il mondo.
L'assemblea ha sottolineato come il tema, soprattutto in Italia, continua a
essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la
tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave
arretramento della relazione uomo donna.
L'assemblea ha richiesto con forza che il tema non venga ricondotto, come si
sostiene da piu' parti, a un problema di sicurezza delle citta' o di ordine
pubblico. La violenza sulle donne non potra' essere sconfitta attraverso
scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo repressivo.
La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura,
religione e appartenenza politica. Denunciamo la specifica violenza contro
le lesbiche volta ad imporre un unico modello eterosessuale.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per
tutte patriarcato e maschilismo non puo' esserci salto di civilta'.
Tutte le donne e le realta' associative presenti all'assemblea del 21
ottobre hanno unanimemente stabilito di prendere la parola in piazza sabato
24 novembre a Roma per affermare come protagoniste la liberta' di decidere
delle proprie vite nel pubblico e nel privato, ribadendo
l'autodeterminazione e la forza delle pratiche politiche femminili e
femministe.
Per firmare l'appello: www.controviolenzadonne.org
*
Roma, primo novembre 2007
controviolenzadonne.org, che ha indetto una manifestazione nazionale contro
la violenza maschile sulle donne a Roma il 24 novembre, condanna fermamente
l'approccio securitario con cui le istituzioni stanno affrontando il caso
della donna violentata e in coma da ieri, dopo aver subito un'aggressione a
Roma presso la stazione ferroviaria di Tor di Quinto.
Ancora una volta la violenza maschile viene ricondotta a un problema di
sicurezza delle citta' e di ordine pubblico, strumentalizzando a fini
politici il dramma di donne che vengono stuprate e in molti casi uccise.
La violenza contro le donne continua a essere trattata come devianza di
singoli o come responsabilita' da addossare alla nazionalita' degli
aggressori e degli omicidi, mentre e' strutturata all'interno della societa'
e della famiglia, e deriva dal dominio storico di un sesso sull'altro.
L'aggressivita' maschile e' la prima causa di morte e di invalidita'
permanente (dati Onu) per le donne in tutto il mondo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per
tutte patriarcato e maschilismo non puo' esserci salto di civilta'.
La violenza sessista contro le donne e' una delle emergenze sociali e
politiche piu' pressanti e il silenzio delle istituzioni sul tema non e'
piu' accettabile.
Le donne di tutta Italia, i Centri antiviolenza e l'associazionismo
femminile e femminista che hanno aderito all'appello del sito
www.controviolenza.org scenderanno in piazza sabato 24 novembre a Roma per
condannare la violenza maschile contro le donne e per affermare, come
protagoniste, la liberta' di decidere delle loro vite nel pubblico e nel
privato.
*
Roma, 15 novembre 2007
L'obiettivo della manifestazione di sabato 24 novembre e' quello di
riportare al centro del dibattito politico e culturale del Paese la violenza
maschile contro le donne come la piu' grave violazione dei diritti umani.
Le assemblee nazionali che si sono svolte a Roma presso la Casa
Internazionale delle Donne e il dibattito che ogni giorno registriamo sul
sito controviolenzadonne.org hanno espresso ed esprimono la piu' ampia
volonta' di partecipazione delle donne di tutta Italia, posizioni condivise
e sensibilita' differenti. Nel rispetto di tutte, l'obiettivo comune rimane
quello di riaffermare l'autonomia politica e la forza delle pratiche
politiche delle donne.
Come donne in lotta contro la violenza degli uomini rifiutiamo qualsiasi
forma di prevaricazione, discriminazione e sfruttamento. Ribadiamo quindi il
nostro essere antifasciste e antirazziste.

5. RIFLESSIONE. ROSANGELA PESENTI: SULLA VIOLENZA ALLE DONNE 1977-2007
[Da una mailing list riprendiamo queste poesie di Rosangela Pesenti (per
contatti: rosangela_pesenti at libero.it). "Poesie scritte tanti anni fa per
una donna che mi ha confidato la violenza subita e alcune scritte
quest'anno".
Rosangela Pesenti, laureata in filosofia, da molti anni insegna nella scuola
media superiore e svolge attivita' di formazione e aggiornamento. Counsellor
professionista e analista transazionale svolge attivita' di counselling
psicosociale per gruppi e singoli (adulti e bambini). Entrata giovanissima
nel movimento femminista, nell'Udi dal 1978 di cui e' stata in vari ruoli
una dirigente nazionale fino al 2003, collabora con numerosi gruppi e
associazioni di donne. Fa parte della Convenzione permanente di donne contro
tutte le guerre, della Convenzione delle donne di Bergamo, collabora con il
Centro "La Porta", con la rivista "Marea" e la rivista del Movimento di
cooperazione educativa. Tra le opere di Rosangela Pesenti: Trasloco,
Supernova editrice, Venezia 1998; (con Velia Sacchi), E io crescevo...,
Supernova editrice, Venezia 2001; saggi in volumi collettanei: "Antigone tra
le guerre: appunti al femminile", in Alessandra Ghiglione, Pier Cesare
Rivoltella (a cura di), Altrimenti il silenzio, Euresis Edizioni, Milano
1998; "Una bussola per il futuro", in AA. VV., L'economia mondiale con occhi
e mani di donna, Quaderni della Fondazione Serughetti - La Porta, Bergamo
1998; AA. VV., Soggettivita' femminili in (un) movimento. Le donne dell'Udi:
storie, memorie, sguardi, Centro di Documentazione Donna, Modena 1999; "I
luoghi comuni delle donne", in Rosangela Pesenti, Carmen Plebani (a cura
di), Donne migranti, Quaderni della Fondazione Serughetti - La Porta,
Bergamo 2000; "Donne, guerra, Resistenza" e "Carte per la memoria", in AA.
VV., Storia delle donne: la cittadinanza, Quaderni della Fondazione
Serughetti - La Porta, Bergamo 2002; Caterina Liotti, Rosangela Pesenti,
Angela Remaggi e Delfina Tromboni (a cura di), Volevamo cambiare il mondo.
Memorie e storie dell'Udi in Emilia Romagna, Carocci, Firenze 2002; "Donne
pace democrazia", "Bertha Von Suttner", "Lisistrata", in Monica Lanfranco e
Maria G. Di Rienzo (a cura di), Donne Disarmanti, Intra Moenia, Napoli 2003;
"I Congressi dell'Udi", in  Marisa Ombra (a cura di), Donne manifeste, Il
Saggiatore, Milano 2005; "Tra il corpo e la parola", in Io tu noi. Identita'
in cammino, a cura dell'Udi di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di
Modena, 2006]

I. 1977

Sto rattrappita ai margini del tempo
lunghe parole mi percorrono sotto pelle
luoghi ignoti rabbrividiscono i miei pensieri
Sulla strada un lampo ha separato l'universo.

Ci sono radici che affiorano
quando la nostra terra e' violata
lunghe cicatrici che percorrono la nostra vita
dove un tempo avevamo sepolto speranze
Tracciano il solco di ferite
che non lasceremo lungo i rimpianti della memoria
Lunghe radici che ancora ci consentono la primavera.

Ho paura
quando le strade della memoria
denudano il mio corpo giovane
contro la luce livida
di una notte ansimante e feroce
Cosi' mi porto questa ferita
nei giorni
che nessun sole riesce a scaldare
dentro il tremore che un gesto
ha incrinato su di me
per tutto il sempre possibile
e futuro.

*

II. 2007

La citta' e' un profilo di fumo
su cui germogliano esili antenne
nell'alito rosato del crepuscolo
i pensieri s'allungano
come dita invisibili
sulla tastiera dei giorni
nuove melodie risuonano
infilandosi tra note dimenticate
Il tempo e' un baluginio d'infinito
tra gli occhi e l'al di la' della strada.

Rosso un maggiolino procede
verso una goccia di rugiada
in cima a un filo d'erba
non sete lo guida ma l'arcobaleno
che brilla nel precario diamante del mattino
lui e' un puntino
rosso di speranza
mentre il sole cambia una lacrima in giada
e poi ancora
un'ametista violetta e una pietra turchina
e smeraldo in cui specchia
una farfalla l'ala
nella sua breve danza
e insieme per l'infinito di un momento
s'incontrano due antenne
vite di diversa sostanza
e la scoperta vale per un tempo
che riscatta ogni altro male,
la bellezza dell'alba.

Ho messo un segnalibro tra i pensieri
per separare i bianchi, i grigi, i neri
di scriverli non ho voglia
seguo il ronzio di un'ape
mi trascina oltre la soglia
lascio un fermacarte colorato
per quelli che volano leggeri
di peso come il sasso
che basta alla tovaglia sotto il pergolato
dove la sera accendiamo i ceri
i fili d'ombra nuova nel giardino
confondono i sentieri alle formiche
mi chiedo dove sia il loro riparo
quale sia il buco del terreno a cui tornano
come le navi al faro
m'incantano i colori della sera
che indovino nel giorno poco a poco
cosi' anche il dolore si fa fioco
e si consuma la vita come cera.

C'e' un vuoto piccolo
senza luce o rumore
scavato dal tumore dentro il seno
meno del buio ambiguo di un'ostrica
appoggiato appena sopra il cuore
una striscia sottile di ceralacca
a suggello del futuro che non temo
Immagino le cuciture e i nodi
il taglio e' di alta sartoria
ricorda la traccia lieve di un fossile
che nella morte insegna la via
Aspetto che dal buio misterioso
delle mie cellule impazzite
nasca un gioiello, un tesoro
che diventino ricamo
tutte le invisibili ferite
una mappa di filigrana d'oro,
che una notte una fata pellegrina
lasci nel vuoto del mio seno una perla
una luce che riscatti la mia vita
come l'aurora una qualsiasi mattina
mi basta anche un biglietto, un promemoria
di quella forza che a ogni giorno
rimette sulle spalle la sua gerla.

6. RIFLESSIONE. LEA MELANDRI: LA VIOLENZA SESSISTA
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo il seguente articolo pubblicato
nell'inserto di "Liberazione" di domenica 18 novembre 2007 col titolo "La
violenza sessista e' l'atto di nascita della politica".
Lea Melandri, nata nel 1941, acutissima intellettuale, fine saggista,
redattrice della rivista "L'erba voglio" (1971-1975), direttrice della
rivista "Lapis", e' impegnata nel movimento femminista e nella riflessione
teorica delle donne. Opere di Lea Melandri: segnaliamo particolarmente
L'infamia originaria, L'erba voglio, Milano 1977, Manifestolibri, Roma 1997;
Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli, Milano 1988, Bollati Boringhieri,
Torino 2002; Lo strabismo della memoria, La Tartaruga, Milano 1991; La mappa
del cuore, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992; Migliaia di foglietti, Moby
Dick 1996; Una visceralita' indicibile, Franco Angeli, Milano 2000; Le
passioni del corpo, Bollati Boringhieri, Torino 2001. Dal sito
www.universitadelledonne.it riprendiamo la seguente scheda: "Lea Melandri ha
insegnato in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti. Attualmente tiene
corsi presso l'Associazione per una Libera Universita' delle Donne di
Milano, di cui e' stata promotrice insieme ad altre fin dal 1987. E' stata
redattrice, insieme allo psicanalista Elvio Fachinelli, della rivista L'erba
voglio (1971-1978), di cui ha curato l'antologia: L'erba voglio. Il
desiderio dissidente, Baldini & Castoldi 1998. Ha preso parte attiva al
movimento delle donne negli anni '70 e di questa ricerca sulla problematica
dei sessi, che continua fino ad oggi, sono testimonianza le pubblicazioni:
L'infamia originaria, edizioni L'erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997);
Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli 1988 ( ristampato da Bollati
Boringhieri, 2002); Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni 1991;
La mappa del cuore, Rubbettino 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996;
Una visceralita' indicibile. La pratica dell'inconscio nel movimento delle
donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco, Franco Angeli editore 2000;
Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati
Boringhieri 2001. Ha tenuto rubriche di posta su diversi giornali: 'Ragazza
In', 'Noi donne', 'Extra Manifesto', 'L'Unita''. Collaboratrice della
rivista 'Carnet' e di altre testate, ha diretto, dal 1987 al 1997, la
rivista 'Lapis. Percorsi della riflessione femminile', di cui ha curato,
insieme ad altre, l'antologia Lapis. Sezione aurea di una rivista,
Manifestolibri 1998. Nel sito dell'Universita' delle donne scrive per le
rubriche 'Pensiamoci' e 'Femminismi'"]

La politica, da sempre, sembra aver bisogno di semplificazioni, di proclami,
di colpi verbali ben assestati, di simbologie facili e famigliari al senso
comune. La guerra mai dichiarata al sesso femminile, che ha segnato fin dal
suo atto fondativo il dominio di una comunita' storica di uomini, non poteva
non lasciare tracce durature nella vita degli individui e delle societa',
nella cultura e nelle istituzioni della vita pubblica, nelle abitudini
quotidiane e nella storia dei popoli.
Per questo e' molto importante che la manifestazione del 24 novembre contro
la violenza degli uomini sulle donne mantenga aperta, per quanto e'
possibile, la complessita' dei temi, delle analisi, dei cambiamenti e delle
pratiche politiche che da anni tentano di sottrarre il rapporto tra i sessi
alla "normalizzazione" a cui va incontro un potere dato come "naturale",
evidente e invisibile al medesimo tempo, come lo sono gli accadimenti che
non dipendono dalla nostra volonta'.
Lo stupro e l'omicidio sono le forme estreme del sessismo e sarebbe un
errore considerarle isolatamente, come se non fossero situate in una linea
di continuita' con rapporti di potere e culture patriarcali che, nonostante
la costituzione, le leggi, i "valori" sbandierati della democrazia, stentano
a riconoscere la donna come persona. La donna resta - purtroppo anche nel
sentire e nel modo di pensare di molte donne, per ragioni di adattamento e
di sopravvivenza - una funzione sessuale e procreativa.
E' il corpo che assicura piacere, cure, continuita' della specie. Non e' un
caso che una delle ragioni di maggior allarme per una civilta' che avverte
segnali di crisi, accerchiata dall'immigrazione crescente e dall'odio degli
altri popoli, sia la denatalita'.
E' importante percio' che si dica che la violabilita' del corpo femminile -
la sua penetrabilita' e uccidibilita' - non appartiene all'ordine delle
pulsioni "naturali", ai raptus momentanei di follia, o alla arretratezza di
costumi "barbari", stranieri, ma che sta dentro la nostra storia, greca
romana cristiana, a cui si torna oggi a fare riferimento per differenziarla
dalla presenza in Europa di altre culture.
Essa fa tutt'uno con la nascita della polis, con la divisione dei ruoli
sessuali del lavoro, con la separazione tra la casa e la citta', la famiglia
e lo Stato. La cancellazione della donna come persona, individualita',
soggetto politico, produce inevitabilmente lo svilimento del suo corpo,
l'assimilazione agli altri "corpi vili" - l'adolescente, il prigioniero, lo
schiavo - su cui l'uomo ha esercitato fino alle soglie della modernitA' un
potere sovrano di vita e di morte.
Le ideologie, le abitudini del ceto politico e degli intellettuali che lo
corteggiano non sono molto cambiate. L'allargamento della cittadinanza alle
donne, oltre a essere tuttora imperfetta, ha continuato a convivere con
l'idea di un femminile come "mancanza", "subumanita'", soggetto debole da
proteggere, tutelare, difendere dai propri cattivi impulsi. Se
l'emancipazione risulta spesso cosi' respingente per le donne stesse che
l'hanno desiderata e' perche' si configura come fuga da un femminile
svalutato, insignificante, subalterno alla visione del mondo di cui e' il
prodotto.
Non suona purtroppo cosi' lontana la definizione che ne dava, agli albori
del '900, Paolo Mantegazza: "questo nuovo liberto della societa' moderna e'
tollerato, non eguagliato a noi; e' come un orfano raccolto per la via, che
vive coi membri di una famiglia senza farne parte integrante. Se da
concubina e' diventata madre, un gran passo rimane a farsi perche' diventi
donna, o, diro' meglio, uomo-femmina, una creatura mobilissima e
delicatissima, che pensi e senta femminilmente e completi cosi' in noi
l'aspetto delle cose".
Che altro e' la "femminilizzazione" del lavoro, della politica, se non
l'estensione di un ruolo tradizionalmente domestico all'intera sfera
pubblica, la "riserva" di energie chiamate in soccorso di una civilta' in
declino?
*
Combattere la violenza manifesta significa oggi prendere il problema alla
radice: snidare la cultura che la produce, incarnata nelle istituzioni,
nelle condizioni lavorative, nella morale cosi' come nelle immagini della
pubblicita' e dello spettacolo, nelle norme non scritte della tradizione e
nei saperi colti. Vuol dire soprattutto riconoscere, fuori dalle ideologie
che ancora esaltano la famiglia come rifugio, sicurezza, garanzia di cure e
di affetti, quello che e' ormai sotto gli occhi di tutti, documentato da
resoconti internazionali e dalle cronache quotidiane: l'annodamento perverso
di amore e odio, di legami  di dipendenza, indispensabilita' reciproca e
strappi volti ad affermare l'autonomia individuale.
Confinando la donna nel ruolo di madre, istituzionalizzando l'infanzia sotto
il potere di un padre-padrone, l'uomo ha costretto anche se stesso a restare
eterno bambino, a portare una maschera di virilita' sempre minacciata. Si
puo' uccidere una donna di cui si teme la forza inglobante e di cui, al
contrario, non si tollera che abbia vita propria, liberta' di disporre del
proprio corpo e delle proprie capacita'.
La rimozione che ancor pesa sul dominio piu' antico del mondo ha senza
dubbio a che fare con lo sconvolgimento, materiale e simbolico, che
produrrebbe la consapevolezza di quanto la costruzione della sfera pubblica
sia debitrice a quel retroterra famigliare che l'ha finora sostenuta e
garantita.
"Senza il nostro intervento - scriveva Virginia Woolf quasi un secolo fa -
nessuno avrebbe solcato questi oceani, e queste fertili terre sarebbero
ancora un deserto. Abbiamo partorito, e allevato e lavato e insegnato, forse
fino all'eta' di sei o sette anni, i milleseicentoventitre' milioni di
esseri umani che secondo le statistiche popolano il mondo".
La violenza contro le donne, che avviene prevalentemente nelle case e per
mano di padri, mariti e amanti, parla non a caso di un "ordine naturale" o
"divino" che da' segni di cedimento, di una liberta' che si manifesta
imprevista e perturbante la' dove l'uomo si era illuso finora di vedere il
fondamento sicuro, obbediente e fedele, del suo agire pubblico.
Gli uomini diventano violenti quasi sempre quando si profila una
separazione, stuprano e a volte uccidono quando incontrano un rifiuto alle
loro richieste sessuali. Uccidono per l'angoscia dell'abbandono, per il
limite che la liberta' dell'altra impone alla propria, o perche' si trovano
per la prima volta in balia di bisogni e dipendenze rimaste in ombra o
cancellati?
*
Se oggi la violenza manifesta e' il detonatore di una ribellione che cova da
decenni, da quando una coscienza femminile piu' autonoma da modelli
interiorizzati ha cominciato ad aprire sconnessure negli equilibri
esistenti, forse e' perche' si viene oggi a collocare sul confine sempre
piu' impercettibile che separa sfera pubblica e sfera privata.
Le violenze in famiglia passano ancora tra i fatti di cronaca nera, ma da
li' vengono ripescate, sia pure in termini quantitativi, dalle statistiche e
dalle inchieste. Gli stupri e gli omicidi che hanno come teatro la strada,
lo spazio aperto delle citta', quando non siano distorti in chiave di
campagna contro gli stranieri, lasciano comunque intravedere gli interni di
famiglia, le relazioni precoci, da cui prende forma la furia distruttrice.
Le forze politiche che hanno risposto con l'indifferenza o con l'ostilita'
alla rivoluzione femminista degli anni '70, che scopriva la politicita' del
corpo e della persona, oggi sono costrette loro malgrado, e a rischio
altrimenti di un declino definitivo, a interrogare con la stessa
consapevolezza il potere che gli uomini si sono arrogati nella vita
pubblica, a chiedersi se la maggiore violenza, la piu' ingiustificabile
oggi, non sia quella che si fa forte del silenzio e della neutralita' per
coprire un dominio ormai svelato in tutta la sua estensione.
Il residuo piu' arcaico e piu' selvaggio di un potere che si e' incorporato
nel tessuto sociale tanto da scomparire dalla coscienza, riemerge
paradossalmente come "attualita'" nel momento in cui tornano a farsi strada
tra le donne spinte emancipatorie e liberatrici: la richiesta di una
presenza femminile paritaria "ovunque si decida", la critica ai
fondamentalismi di ogni specie, la messa in discussione della centralita'
del lavoro e dell'operaismo nelle politiche della sinistra, il ripensamento
di tutte le dualita', a partire da quella che ha contrapposto e
complementarizzato femminile e maschile, biologia e storia, individuo e
societa'.
C'e' chi legge questa "ricomparsa" come regressione e imbarbarimento del
rapporto tra i sessi. Preferisco pensare che, piu' che di un ritorno
dell'uguale, si tratti della "ripresa" di una "preistoria" mai del tutto
eclissata, che ora torna a scuotere la civilta' dalle sue viscere
inesplorate, ma che non puo' non fare i conti con una coscienza diversa e
con una liberta' femminile finora inedita.
I segnali che vengono da un movimento di donne oggi molto piu' esteso e
diversificato nelle sue componenti, sia per eta' anagrafica che per
interessi e pratiche politiche, fanno sperare che si stia riaprendo una
stagione nuova di conflitti portati specificamente sul rapporto uomo-donna
ma con la certezza di incrociare in questo modo alcuni dei passaggi oggi
piu' difficili e inquietanti della convivenza tra gruppi sociali, popoli e
culture diverse.

7. COMUNICATI. SALVIAMO IL BULICAME DAI NUOVI ATTILA
[Riportiamo il seguente comunicato del 23 novembre 2007 del comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo dal titolo "Salviamo il Bulicame dai nuovi attila. No al terzo polo
aeroportuale nel Lazio: ne' a Viterbo, ne' altrove. Occorre invece ridurre
subito il trasporto aereo, cominciando da Ciampino"]

Crescono le adesioni all'appello per salvare l'area termale del Bulicame
dalla devastazione del mega-aeroporto per voli low cost del turismo "Mordi e
fuggi" per Roma voluto dai nuovi attila e dai loro complici.
Crescono le adesioni all'iniziativa del comitato che si oppone all'aeroporto
di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo.
A Viterbo e nei centri della provincia, grazie alla capillare opera di
informazione intrapresa dal comitato sta crescendo una conoscenza adeguata
dei termini della questione, e man mano che cresce l'informazione cresce
l'opposizione popolare alla nociva e devastante opera aeroportuale.
Sempre piu' viterbesi ora sanno quali sono le reali conseguenze
dell'eventuale realizzazione di un mega-aeroporto per voli low cost a
Viterbo:
- devastazione dell'area termale del Bulicame;
- inquinamento atmosferico a danno della salute dei cittadini;
- inquinamento acustico che colpira' interi quartieri della citta' a danno
della salute dei cittadini e dell'economia locale (con l'ovvio deprezzamento
del valore degli immobili e degli esercizi);
- inquinamento elettromagnetico;
- emissioni inquinanti che contribuiscono al surriscaldamento globale del
clima, la principale emergenza ambientale planetaria (cui il trasporto aereo
contribuisce per ben il 10%);
- sperpero di ingenti finanziamenti pubblici per danneggiare i cittadini ed
a vantaggio di imprese speculative (come certe compagnie aeree low cost ben
note per violare i diritti dei lavoratori e per non rispettare le leggi
italiane);
- grave danno ai beni ambientali e culturali e alle vocazioni produttive del
territorio, poiche' i soldi pubblici sperperati per il mega-aeroporto
saranno di fatto sottratti ad altri interventi veramente utili al territorio
altolaziale;
- danno ai trasporti utili e necessari ai viterbesi, in primo luogo le
ferrovie, poiche' i soldi pubblici sperperati per il mega-aeroporto saranno
di fatto sottratti ad altri interventi veramente utili per una mobilita'
pubblica locale sostenibile e a vantaggio dei lavoratori e degli studenti
pendolari come delle imprese locali.
Ma non solo a Viterbo l'iniziativa d'informazione promossa dal comitato che
si oppone al mega-aeroporto sta ottenendo crescenti consensi. A livello
nazionale hanno espresso attenzione, apprezzamento e sostegno alla nostra
iniziativa personalita' illustri come il magistrato Ferdinando Imposimato,
la vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, padre Alex
Zanotelli. Scienziati come Angelo Baracca, Virginio Bettini, Marcello Cini,
Giorgio Cortellessa, Giuseppe Nascetti, Giorgio Nebbia. Altri cattedratici
universitari come Rocco Altieri, Anna Bravo, Andrea Canevaro, Andrea Cozzo,
Giovanna Fiume, Nella Ginatempo, Domenico Jervolino, Fulvio Cesare Manara,
Raffaele Mantegazza, Arnaldo Nesti, Luigi Piccioni, Giuliano Pontara,
Lorenzo Porta, Elena Pulcini, Claudio Riolo, Annamaria Rivera, Antonella
Sapio, Giovanni Scotto, Sergio Tanzarella, Silvia Vegetti Finzi. Scrittrici
e saggiste come Dacia Maraini, Lea Melandri. Intellettuali come Maria
D'Asaro, Franco Barbero, Valeria Borgia, Patrizia Caporossi, Augusto Cavadi,
Chiara Cavallaro, Giancarla Codrignani, Paola Del Zoppo, Francesco De
Notaris, Maria G. Di Rienzo, Daniele Gallo, Pupa Garribba, Giorgio Giannini,
Federica Giardini, Angela Giuffrida, Letizia Lanza, Elena Liotta, Paola
Mancinelli, Attilio Mangano, Enzo Mazzi, Sara Michieletto, Elena Monguzzi,
Daniela Musumeci, Diana Napoli, Nadia Neri, Helene Paraskeva', Sergio
Paronetto, Francesco Pistolato, Rosangela Pesenti, Enrico Peyretti, Tiziana
Plebani, Giovanna Providenti, Elio Rindone, Brunetto Salvarani, Bruno Segre,
Paola Sessa, Renato Solmi, Giuseppe Tacconi. Personalita' della vita civile
e dell'impegno sociale ed educativo come Normanna Albertini, Giacomo
Alessandroni, Alessandro Ambrosin, Luciano Benini, Norma Bertullacelli,
Carla Biavati, Liliana Boranga, Adriana Bottini, Elena Buccoliero, Paolo
Buffoni, Giuseppe Burgio, Elisabetta Caravati, Tiziano Cardosi, Giovanni
Colombo, Marinella Correggia, Leila Lisa D'Angelo, Riccardo Dello Sbarba,
Emilio De Paolis, Gabriele De Veris, Giuliano Falco, Carlo Ferraris, Agnese
Ginocchio, Dario Giocondi, Carlo Gubitosa, Pasquale Iannamorelli, Floriana
Lipparini, Francesco Lo Cascio, Daniele Lugli, Luigi Malabarba, Maria
Antonietta Malleo, Giovanni Mandorino, Nello Margiotta, Carla Mariani, Gian
Marco Martignoni, Luca Martinelli, Raffaella Mendolia, Michele Meomartino,
Carmine Miccoli, Maddalena Micotti, Mauro Mocci, Luisa Mondo, Adriano
Moratto, Beppe Pavan, Paola Pavese, Strato Petrucci, Enzo Piffer, Luciano
Polverari, Anna Puglisi, Piercarlo Racca, Fabio Ragaini, Elio Romano, Carlo
Ruta, Silvana Sacchi, Raffaello Saffioti, Luca Salvi, Antonia Sani, Umberto
Santino, Giovanni Sarubbi, Eugenio Scardaccione, Anna Schgraffer, Silvano
Tartarini, Tiziano Tissino, Amedeo Tosi, Mao Valpiana, Claudio Vedovelli,
Marcello Vigli.
Il sottosegretario Paolo Cento.
I parlamentari europei Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Giovanni
Berlinguer, Giusto Catania, Giulietto Chiesa, Claudio Fava, Monica Frassoni,
Sepp Kusstatscher, la gia' citata Luisa Morgantini, Roberto Musacchio,
Pasqualina Napoletano.
I senatori e deputati al parlamento italiano Maurizio Acerbo, Angelo
Bonelli, Salvatore Bonadonna, Paolo Cacciari, Salvatore Cannavo', Giovanna
Capelli, Anna Donati, Rina Gagliardi, Haidi Giuliani, Salvatore Iacomino,
Vladimir Luxuria, Francesco Martone, Lidia Menapace, Maria Cristina Perugia,
Paolo Russo, Gianpaolo Silvestri, Massimiliano Smeriglio, Gino Sperandio,
Tiziana Valpiana.
I consiglieri regionali del Lazio Roberto Alagna, Enrico Luciani, Ivano
Peduzzi, Anna Pizzo.
Numerosissime persone del viterbese, tra cui autorevoli figure delle
istituzioni e della vita civile.
Movimenti come il presidio permanente "No Dal Molin" di Vicenza, il
congresso nazionale del Movimento Nonviolento.
E questo elenco e' ovviamente parziale e provvisorio, e ci scusiamo con le
molte personalita' che ci hanno gia' comunicato la loro attenzione,
solidarieta' ed adesione ed i cui nomi non abbiamo ancora avuto modo di
inserire.
Del resto l'azione del comitato non si ferma all'Alto Lazio. abbiamo
costruito una rete di contatti e di collaborazioni con gli altri comitati e
movimenti che in tutto il Lazio si battono contro la sciagurata prospettiva
del terzo polo aeroportuale, richiedendo invece una drastica e immediata
riduzione del trasporto aereo, a cominciare da Ciampino, citta' che va
liberata dall'eccesso di voli senza aggredire un'altra citta' ma
semplicemente abolendoli e ponendo un rigido limite  agli appetiti, e rigide
regole alle condotte delle compagnie aeree low cost, devastatrici e
inquinatrici, fin qui favoreggiate scandalosamente da pubblici poteri
distratti o peggio.
Il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della
democrazia, dei diritti di tutti
Per informazioni e contatti: e-mail: info at coipiediperterra.org, sito:
www.coipiediperterra.org

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 283 del 24 novembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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