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Minime. 312



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 312 del 23 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. E nei solchi i denti del drago
2. Peppe Sini: Ancora sull'urgenza delle urgenze
3. Giulio Vittorangeli: I regali di Babbo Natale
4. Patrizia Melluso: Un incontro con Luce Irigaray
5. Anna Salfi ricorda Lina Merlin
6 La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. E NEI SOLCHI I DENTI DEL DRAGO

Quelli che si scandalizzano per le guerre venture e non si accorgono di
quelle presenti.
Quelli che pontificano di nonviolenza ed hanno votato per la partecipazione
italiana alla guerra terrorista e stragista in Afghanistan.
Quelli che guardano cosi' lontano da non vedere piu' i cadaveri sotto i loro
occhi.
Quelli che chiedono al governo di non fare dopodomani cio' che sta gia'
facendo oggi, e su cio' che sta facendo oggi stendono ipocrita un velo, che
subito di sangue s'impregna.

2. EDITORIALE. PEPPE SINI: ANCORA SULL'URGENZA DELLE URGENZE

Mentre affonda nella guerra, nel razzismo e nell'ecocidio quella che fu la
sinistra italiana, e con essa la democrazia nel nostro paese, occorre subito
costruire la zattera della nonviolenza.
Poiche' non vi sara' piu' una sinistra e una democrazia in Italia se non vi
sara' la proposta politica della nonviolenza.
Per questo occorrono due cose.
*
La prima: la costruzione di liste elettorali che abbiano come criterio
decisivo dell'azione politica la scelta della nonviolenza, per portare in
tutte le istituzioni la proposta della nonviolenza.
La seconda: la realizzazione del giornale della nonviolenza in Italia, che
ogni giorno porti nelle edicole oltre che nella rete telematica le
esperienze e le riflessioni della nonviolenza in cammino e sostenga la
costruzione della politica della nonviolenza.
A queste due imprese ci sembra occorra chiamare tutte le persone di retto
sentire e di volonta' buona che dalla vicenda del Novecento hanno tratto la
lezione della necessita' e dell'urgenza di una rottura radicale ed epocale:
la rottura della subalternita' alla violenza, e quindi la scelta del
definitivo ripudio della violenza come mezzo di lotta politica, come
strumento di regolazione sociale, come ideologia e come habitus, come
principio di organizzazione.
*
Una politica della nonviolenza che erediti e inveri le grandi tradizioni
culturali dei movimenti di liberazione delle oppresse e degli oppressi: una
politica della nonviolenza socialista e libertaria, solidale e responsabile,
della cura e della fraternita'-sororita', della relazione e del
riconoscimento di dignita'.
Una politica della nonviolenza nitida e intransigente: nell'opposizione alle
guerre, agli eserciti, alle armi, nell'opposizione alle strutture
socioeconomiche e culturali fondate sull'oppressione dispiegata o
cristallizzata.
Non c'e' piu' tempo da perdere.
Occorre chiedere ai movimenti nonviolenti storici - la corrente calda del
movimento operaio, i femminismi, l'ecologia che fu gia' detta nuova -, alle
esperienze che alla nonviolenza si sono progressivamente sempre piu'
accostate - come i movimenti di liberazione dei popoli oppressi e delle
oppresse persone, anticolonialisti ed antirazzisti; come le rimeditazioni
piu' rigorose e gli inveramenti piu' aggettanti dell'originario messaggio di
grandi tradizioni religiose -, alle esperienze nonviolente che sono nate
negli ultimi decenni - dalla medicina, la magistratura, la psichiatria
democratica, al commercio equo e solidale, alla finanza etica -, ai
movimenti di base che a partire da concrete questioni locali e immediate
hanno avuto la capacita' di svolgere un ragionamento complesso e
complessivo, a tutti costoro occorre chiedere di assumere questo impegno,
prima che sia troppo tardi.
*
Non e' intenzione e non puo' essere compito di questo nostro minimo
notiziario essere punto di riferimento per quante e quanti vorranno
accogliere questo duplice appello; quel che possiamo e vogliamo fare e'
invitare alla riflessione e all'azione, alla scelta della nonviolenza come
proposta politica forte, all'uscita dalla subalternita', alla cessazione
delle ambiguita', alla separazione dai poteri e dalle ideologie della
violenza.
Che vi siano molti centri, e la trama verra'.
*
Non c'e' piu' tempo da perdere: la situazione e' giunta a tal punto.

3. EDITORIALE. GIULIO VITTORANGELI: I REGALI DI BABBO NATALE
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

Le festivita' natalizie sono il periodo dell'anno nel quale l'universo del
regalo viene in primo piano.
Soltanto che tutto e' diventato oramai un'orgia consumista, per cui il
regalo non e' piu' un dono ma una merce; perdendo cosi' anche il piacere del
fare regali.
La soluzione non e' nel non fare regali, ma nel riscoprire nel regalo la sua
forte valenza di dono, che accende la scintilla del contatto e della
condivisione. Solo cosi' il tempo che dedichiamo a fare regali non e' tempo
perso nell'acquisto ma tempo guadagnato nella "seduzione" di persone.
I regali, principalmente a Natale, sono per i bambini, ma e' proprio della
persona adulta la capacita' di uscire dal piccolo cerchio del bisogno e
dalla pretesa del ricevere, per entrare nell'area del piacere di donare
gratuitamente senza aspettarsi nulla in cambio.
Per questo, parlare del regalo nella sua vera veste di dono e' mettere al
centro della nostra riflessione la dimensione umana piu' spontanea e
pacifica.
*
"Non mi capita mai di non sapere che cosa regalare e di solito non sbaglio.
C'e' sempre una frase, un'occhiata, un ricordo dell'altro o dell'altra che
mi mette sulla pista dei suoi desideri; basta non sovrapporre all'incertezza
di quella pista la certezza senza rischio di un'etichetta, di un logo, di
una hit parade.
Fare un regalo non e' altro che mettersi sulle tracce dell'altro, scoprire
una voglia e soddisfare un piacere, riportare a presenza quella frase,
quell'occhiata o quel ricordo che ce l'hanno segnalato...
Il regalo allora non e' un oggetto ma un medium, non riempie un bisogno ma
allude al desiderio di altro e dell'altro; non e' una merce ma un legame, il
tramite di una relazione, la testimonianza di uno scambio, non nel registro
dell'avere ma in quello dell'essere.
Per questo mi sono sempre sembrati tristi quei propositi anticonsumisti di
non farsi regali sotto l'albero: una resa al carattere alienato dello
scambio di merci a mezzo merci, come se non fosse possibile ne' oggi ne' mai
rivoltarne il segno e scambiare di tutto, e prima di tutti noi stessi, nel
regime del lusso che il desiderio consente e domanda" (Ida Dominijanni).
*
Sostiene chi ne sa, del resto, che il dono ai bambini e' il rapporto che
genera piu' forti relazioni personali. Cio' nonostante si verifica uno dei
fenomeni piu' stupefacenti del mondo moderno: i donatori reali sono
mascherati, come se volessero sottrarsi a ogni gratitudine, introducendo un
personaggio mitico, strano ed evanescente, Babbo Natale.
Perche' gli adulti giudicano tanto necessario che i bambini credano a Babbo
Natale, al punto che molti bambini fanno finta di crederci per far loro
piacere?
Perche' questo soggetto che ha una sola funzione, donare, e una esistenza
cosi' effimera?
Perche' una simile abnegazione che ha qualcosa del sacrificio, del dono agli
dei?
Perche' uno spirito moderno invoca una figura cosi' primitiva, una
concezione cosi' profondamente religiosa del dono?
Forse si tratta di liberare il bambino dal debito cosi' pesante che ha verso
i genitori, di liberarlo dal pericolo del dono totale che costituisce il
rapporto attuale genitori-figli.
Per permettere al bambino l'apprendistato del dono, della gratuita', della
catena di trasmissione, per permettergli di vivere l'esperienza di uno
sconosciuto che da' senza ragione, nemmeno perche' si e' stati buoni, motivo
oggi quasi scomparso.
Infine, c'e' chi sostiene una ipotesi piu' precisa: quella dell'iscrizione
del dono nella filiazione.
Il nome del personaggio gia' lo indica: e' un padre. Ha una gran barba, ride
con voce grave e prende i bambini sulle ginocchia. Assomiglia a un nonno. E'
un antenato.
Nel momento di quella grande festa annuale dei bambini che e' oggi Natale,
gli antenati ritornano, e sono loro che danno i regali ai bambini.
I regali di Natale sono i primi oggetti che un bambino riceve dai genitori,
nella sua vita, come un dono.
Gli ultimi che ricevera' saranno l'eredita', alla morte dei genitori, quando
costoro andranno a raggiungere gli antenati.
Cosi' il primo e l'ultimo dono provengono dagli antenati: sono i soli a
donare.
Babbo Natale apre l'universo chiuso della famiglia moderna, ristabilisce un
legame con il passato, nel tempo, ma unisce anche i bambini al resto
dell'universo, nello spazio.

4. RIFLESSIONE. PATRIZIA MELLUSO: UN INCONTRO CON LUCE IRIGARAY
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenews.net/spip3/) col titolo
"Varcare tutte le frontiere, senza tuttavia perdere la nostra identita' ne'
nuocere a quella dell'altro. Irigaray: La condivisione dell'amore".
Patrizia Melluso (Napoli 1955), laureata in filosofia, giornalista
pubblicista dal 1990 e socia, dal 1995, dell'Associazione Italiana della
Comunicazione Pubblica e Istituzionale, ha collaborato con diversi
quotidiani e riviste di politica e cultura delle donne, lavora per il Comune
di Napoli e per la Regione Campania nel settore dell'informazione e della
comunicazione istituzionale; e' redattrice de "Il paese delle donne".
Luce Irigaray, nata in Belgio, direttrice di ricerca al Cnrs a Parigi, e'
tra le piu' influenti pensatrici degli ultimi decenni. Tra le opere di Luce
Irigaray: Speculum. L'altra donna, Feltrinelli, Milano 1975; Questo sesso
che non e' un sesso, Feltrinelli, Milano 1978;  Amante marina. Friedrich
Nietzsche, Feltrinelli, Milano 1981, Luca Sossella Editore, 2003; Passioni
elementari, Feltrinelli, Milano 1983; Etica della differenza sessuale,
Feltrinelli, Milano 1985; Sessi e genealogie, La Tartaruga, Milano 1987,
Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007; Il tempo della differenza, Editori
Riuniti, Roma 1989; Parlare non e' mai neutro, Editori Riuniti, Roma 1991;
Io, tu, noi, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Amo a te, Bollati
Boringhieri, Torino 1993; Essere due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; La
democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri, Torino 1994; L'oblio
dell'aria, Bollati Boringhieri, Torino 1996; Tra Oriente e Occidente,
Manifestolibri, Roma 1997; Il respiro delle donne, Il Saggiatore, Milano
1997, 2000; In tutto il mondo siamo sempre in due, Baldini Castoldi Dalai,
Milano 2006; Preghiere quotidiane, Heimat, 2007; La via dell'amore, Bollati
Boringhieri, Torino 2007; Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai,
Milano 2007]

Luce Irigaray ha presentato a Napoli, lo scorso 11 ottobre, il suo ultimo
libro, Oltre i propri confini, nel corso di una conferenza dal titolo: "La
condivisione dell'amore". Irigaray ha intrecciato ogni passaggio del suo
discorso con il racconto dell'amicizia con Lucia Mastrodomenico, scomparsa
il primo gennaio di quest'anno.
A Lucia ha dedicato sia la conferenza che il primo capitolo del libro,
"Imparare ad amare", una dedica "non in memoria", ha detto Irigaray, ma per
"celebrare qualcosa che con lei ho condiviso, qualcosa di raro e prezioso,
l'amore".
Il libro si apre con il testo "Imparare ad amare", e con
l'intervista/dialogo tra Luce Irigaray e Lucia Mastrodomenico sullo stesso
tema.
Tutto il libro e' costruito secondo lo stesso schema: ai testi della
filosofa e psicoanalista francese seguono interviste/dialoghi con le persone
che, nel corso del 2005, l'hanno invitata in Italia, in diverse occasioni. I
temi sono: l'amore, la democrazia, la violenza esercitata dalle donne, il
divenire del cristianesimo in un'epoca postmoderna e multiculturale.
L'ultimo testo e' una conferenza sulla condivisione della felicita' tenuta a
Modena nell'ambito del Festival di Filosofia, a pochi giorni dall'attentato
alle Torri Gemelle di New York.
Nel nuovo libro di Irigaray tornano tutti i temi delle sue precedenti opere,
eppure, grazie al dialogo che l'autrice ha intrecciato con le sue
interlocutrici e i suoi interlocutori, si presentano in una luce nuova.
Anche qui, come nella poesia, alla quale negli ultimi tempi Irigaray sempre
di piu' si affida, si assottiglia la pellicola tra la teoria e l'esperienza
di vita concreta.
Nell'incipit di una delle conferenze - "Ai confini della terra, ai confini
di noi stessi", tenuta all'eremo camaldolese di Monte Giove a Fano -
Irigaray spiega: "Le mie parole non pretendono di essere certezze ne' dogmi.
Corrispondono piuttosto a una testimonianza rispetto a esperienze e
meditazioni che fanno parte del mio proprio cammino. Questo cammino, da
anni, va da un incrocio all'altro. Cio' potrebbe essere considerato come
infedelta' o dispersione. Per me, corrisponde piuttosto a certe esigenze
imposte dalla nostra epoca a cui cerco di essere attenta".
Attenzione e dialogo sono forse le due parole chiave di questo libro:
attenzione soprattutto alla differenza e alle differenze, e al loro incrocio
nella croce del presente; dialogo, come metodo di ricerca della verita'. Il
dialogo e' un metodo valido, dice Irigaray, se e' condotto "in modo che
nessuno ne' nessuna creda di detenere la verita' perche' questa sta insieme
in ciascuno dei due e fra i due".
Rivolgersi ad un'altra persona "nel mutuo rispetto dell'altra/o, senza
rinunciare alla propria differenza": questo si puo' fare se si e' disposte/i
a varcare i propri confini, come suggerisce il titolo del libro: "Mi pare
che sia un nostro compito oggi essere capaci di varcare tutte le frontiere,
senza tuttavia perdere la nostra identita' ne' nuocere a quella dell'altro.
Questo non puo' dipendere solamente da un lavoro di politici o di esperti a
livello internazionale. E' un incarico che spetta a ognuno di noi. Il modo
di compierlo e' dialogare in ogni momento e in ogni luogo con la persona che
incontriamo".
Oltre i propri confini, pero', si puo' andare se si sta attenti a non
perdere quella "chiave non sostituibile" che e' la differenza fra i sessi,
"il piu' indispensabile passaporto per attraversare i propri confini, senza
smarrirsi ne' ridurre l'altro a se stessi".
La differenza fra i sessi resta un'irriducibile e basilare struttura in
ciascuna delle differenze tra le culture, e' il presupposto di ogni dialogo
e di ogni incontro anche in un'epoca che si dice multiculturale. Perche'?
Perche' per entrare in relazione con l'altro e per costruire una cultura
dell'intersoggettivita' bisogna mantenere la dualita' tra i soggetti.
Luce Irigaray torna spesso, nel libro, sul metodo, e ci da' indicazioni
preziose su che cosa fare, nella vita quotidiana, per essere in relazione
con l'altro senza nessuna violenza. Ad esempio, educare il desiderio, "la
fonte piu' feconda di energia"; ma anche "condividere un progetto o un'opera
d'arte che piace all'altro e a noi stessi tenendo conto della differenza fra
di noi"; nel lavoro educativo con le ragazze e i ragazzi, poi, dar vita a
"piccoli esercizi linguistici" per porre l'accento sull'aspetto relazionale
ed aiutare i ragazzi e le ragazze "a scoprire da se' a che cosa
corrispondono la soggettivita' maschile e la soggettivita' femminile, e come
sia possibile metterle in comunicazione senza sottomissione dell'una
all'altra"; soprattutto, "imparare a condividere il rispetto del mistero
dell'altro".
Anche il silenzio (che permette di mantenere la dualita' dei soggetti e dei
mondi), il rispetto del respiro (che da' vita alle parole) e la
contemplazione della natura sono "vie" per raggiungere la felicita'. Anche
nella vita civile c'e' bisogno che cresca una cultura del desiderio: "la
scoperta del divenire umano come relazione all'altro in cui si mantiene il
due e che diventa cosi' fonte di una nuova cultura e di un supplemento di
vita per l'umanita'".
E' ancora forte l'attenzione che Irigaray dedica a come far crescere la
cultura del due nella politica e nella vita civile, il tema di altri suoi
libri. Con Oltre i propri confini, pero', il tema perde ogni traccia di
"discorso generale", e si accosta alla concreta esperienza di ognuna/o. Il
metodo, la via, esperimenti nella vita quotidiana.
E' come se la critica che la filosofa fa alla filosofia ("La nostra
filosofia e' troppo mentale. Non corrisponde a sufficienza a una sapienza
del corpo, del cuore, dell'intera persona") si fosse ancora di piu'
radicalizzata. Via le separazioni, via gli specialismi, Irigaray ci
suggerisce che non c'e' nulla che valga la pena di essere pensato che non
passi attraverso la vita. E che non c'e' nulla che valga la pena di essere
vissuto che non passi attraverso il pensiero.
Forse e' per questo che il discorso sull'amore tenuto a Napoli ha rimandato
passo per passo all'amicizia, capace di mutuo rispetto, con Lucia. La
garanzia perche' l'amore non diventi fusionalita' e/o possesso, annullamento
e cancellazione dell'altra/o, e' nel saper rispettare il mistero che
l'altra/o e', e rimane, per noi: "L'amore e' umile, perche' non sa mai chi
e' l'altro/a. L'amore non sa nulla. E' apertura a qualcosa che ancora deve
venire, in questo senso e' trascendenza. L'amore desidera la presenza
dell'altro/a, ma non ne ha bisogno. Si puo' coltivare l'amore senza il
possesso e la dipendenza".
Si puo'. Non "si deve": non si tratta cioe' di un imperativo astratto,
morale. Non e' neanche una possibilita' posta accanto ad un'altra: si puo'
fare questo e si puo' fare altro. Si puo', sembra voler dire Irigaray,
significa che e' possibile, che si puo' fare. E' per questo che conclude il
suo nuovo libro con un'esortazione: "e' ora che ci risvegliamo dalle nostre
certezze, pretese e disperate infelicita'".

5. MEMORIA. ANNA SALFI RICORDA LINA MERLIN
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org), col titolo "Lina Merlin, una
socialista scomoda" e il sommario "Una donna coraggiosa che condusse
battaglie per gli ideali di liberta' e giustizia in cui credeva. Idee che
era difficile sostenere perfino all'interno del suo partito".
Anna Salfi, nata a Bernalda (Mt) nel '56, laureata in giurisprudenza, in
distacco dal Ministero delle Finanze dove ha iniziato il percorso sindacale
come delegata nell'85, ha ricoperto incarichi nella segreteria provinciale
della Funzione Pubblica - Cgil di Bologna, poi regionale dell'Emilia
Romagna, quindi nella segreteria nazionale della Funzione Pubblica; fino al
2005 e' stata presidente della Federazione europea dei sindacati dei servizi
pubblici e componente del Comitato esecutivo della Ces; attualmente e'
responsabile per le politiche di genere della Cgil regionale dell'Emilia
Romagna.
Su Lina Merlin dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci
la seguente voce a lei dedicata: "Angelina Merlin detta Lina (Pozzonovo, 15
ottobre 1887 - Padova, 16 agosto 1979) e' stata una donna politica italiana,
membro della Assemblea Costituente e prima italiana ad essere eletta al
Senato. Il suo nome e' legato alla legge n. 75 entrata in vigore il 20
settembre 1958 - conosciuta come Legge Merlin - con cui venne abolita la
prostituzione legalizzata in Italia. Originaria di Chioggia, figlia di
Giustina Poli, insegnante, e Fruttuoso Merlin, segretario comunale a
Pozzonovo, nel Padovano. Visse a Chioggia per tutta l'infanzia e la
giovinezza. Diplomatasi maestra elementare presso l'Istituto delle Suore
Canossiane, si trasferisce a Grenoble, in Francia, dove approfondisce le sue
conoscenze di lingua e letteratura francese, materia in cui conseguira'
successivamente la laurea. Si fa presto notare per il suo spirito
indipendente, la brillantezza e la capacita' di ragionamento e, soprattutto,
per la sua determinazione. Nel 1919 un amico la invita a far parte del
movimento fascista: c'e' bisogno di organizzare le donne e lei sembra la
persona ideale. Lina si informa e capisce che il fascio non fa per lei. Si
sente attratta invece dagli ideali del socialismo che ritiene piu' vicini
alla sua mentalita' e alla sua morale. Si iscrive percio' al Partito
Socialista Italiano, iniziando a collaborare al periodico "La difesa delle
lavoratrici", di cui in seguito assumera' la direzione. Collabora con il
deputato socialista Giacomo Matteotti a cui riferisce nei dettagli le
violenze perpetrate dalle squadracce fasciste nel padovano. Gia' allora la
giovane maestra Lina Merlin cominciava a rendersi conto delle condizioni in
cui vivevano le donne del chioggiotto e del Polesine, quasi tutte mogli di
pescatori o marinai lasciate spesso sole dai mariti, che per via del loro
lavoro stavano via anche per molte settimane. Esse si prostituivano per
qualche piccolo lusso, o semplicemente per fame, ai benestanti locali.
Merlin non tollerava l'ipocrisia degli uomini, e particolarmente dei capi di
famiglia religiosi e osservanti, che non trovavano alcuna contraddizione tra
i loro principi ed il frequentare le prostitute, cosa che sovente aveva come
conseguenza di infettare le loro mogli con malattie veneree: giuro' a se
stessa che avrebbe fatto finire quello sconcio, andando anche contro il
partito. La morale corrente, infatti, vedeva nelle "case chiuse" il luogo
dove i giovani potevano "fare esperienza", in quanto alle ragazze "da
marito" non era consentito avere rapporti sessuali prima del matrimonio.
Quando, nel 1925, dopo l'assassinio di Matteotti, Mussolini consolida il suo
potere, il destino di Angela e' ormai segnato. In meno di ventiquattro mesi
viene arrestata cinque volte. Inoltre nel 1926 viene licenziata dal suo
impiego di insegnante perche' si rifiuta di prestare il giuramento di
fedelta' al regime, obbligatorio per gli impiegati pubblici. In seguito alla
vicenda dell'attentato di Tito Zaniboni, il suo nome viene scritto
nell'elenco dei "sovversivi" affisso nelle strade di Padova. Lina quindi si
trasferisce a Milano dove pensa sia piu' difficile essere rintracciata. Li'
inizia a collaborare con Filippo Turati, ma viene arrestata e condannata a
cinque anni di confino in Sardegna, in una localita' della Barbagia dove
viene colpita dalla poverta' e dall'arretratezza della regione. Anche in
quel luogo sperduto riesce a conquistarsi il rispetto e la fiducia degli
abitanti del luogo, e soprattutto delle donne, ad alcune delle quali
insegnera' a leggere e a scrivere. Tornata a Milano nel 1930, durante una
riunione clandestina incontra il medico ed ex deputato socialista di Rovigo
Dante Gallani, che rimane colpito dalla sua eloquenza. Si sposano nel 1932,
ma appena quattro anni dopo lui muore per il dolore causatogli dal massacro
della sua famiglia da parte dei fascisti. Rimasta vedova a 29 anni, prende
parte attivamente alla Resistenza, donando ai partigiani la strumentazione
medica e i libri del marito, raccogliendo fondi e vestiario per i
partigiani, e insieme a Giovanna Barcellona, Giulietta Fibbi, Laura Conti,
Elena Drehr, Ada Gobetti e Rina Picolato costituisce i "Gruppi di difesa
della Donna e per l'Assistenza ai Volontari della Liberta'". Da una stima
effettuata a guerra finita, nei Gdd costituitisi in tutta Italia si contano
circa 59.000 donne. Da questa organizzazione nascera' l'Unione Donne
Italiane. In questo periodo Lina prende parte ad azioni di guerra
partigiana, rischiando piu' volte la vita. Viene catturata dai nazisti, ma
riesce a sfuggire con uno stratagemma. Scrive articoli sul periodico
socialista clandestino "Avanti!", e nella sua casa di via Catalani 63 Lelio
Basso, Sandro Pertini, Rodolfo Morandi e Claudia Maffioli organizzano
l'insurrezione. Lei ricevera' l'incarico di occuparsi del settore
scolastico, ed insieme al professor Giorgio Cabibbe ed ai partigiani della
Brigata Rosselli occupera' il Provveditorato agli Studi di Milano, imponendo
la resa. il 27 aprile 1945 viene nominata dal Clnai Commissario per
l'Istruzione di tutta la Lombardia. Dopo la Liberazione Lina si trasferisce
a Roma alla direzione nazionale del Psi prendendo familiarita' con
l'ambiente politico della capitale, dove l'astuzia e il carrierismo
sembravano dominanti nella nuova classe dirigente, e nel contempo
lontanissimi dalla sua concezione della politica. Nel 1946 viene eletta
all'Assemblea Costituente. I suoi interventi nel dibattito costituzionale,
quale membro della "Commissione dei 75", risulteranno determinanti per la
tutela dei diritti delle donne, e lasceranno un segno indelebile nella Carta
Costituzionale dal momento che a lei si devono le parole dell'articolo 3:
"Tutti i cittadini... sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di
sesso", con le quali veniva posta la base giuridica per rimuovere tutte le
discriminazioni e gli impedimenti di legge alla piena parita' di diritti tra
uomo e donna, che fu sempre l'obiettivo principale della sua attivita'
politica. E' inoltre degna di nota l'opera di mediazione da lei esercitata
tra opinioni contrapposte riguardo alla stesura dell'articolo 40,
concernente il diritto di sciopero, proponendo una formulazione analoga a
quella presente nel preambolo della Costituzione della IV repubblica
francese. Candidata dal Psi nel collegio di Rovigo, viene eletta al Senato
della Repubblica il 18 aprile del 1948. E' l'unica donna a far parte del
Senato nella prima legislatura repubblicana, e fin dai primi giorni della
sua attivita' parlamentare dedica tutti i suoi sforzi al miglioramento della
condizione femminile in Italia, ed allo stanziamento di risorse per lo
sviluppo dell'area del Polesine, una delle regioni piu' depresse del
settentrione d'Italia, che il 12 settembre del 1951 verra' devastata da un
catastrofico alluvione che causera' 84 morti e piu' di 180.000 senzatetto.
Uno dei punti cardine, se non il principale, dell'opera politica di Lina
Merlin e' stata la battaglia per abrogare la prostituzione legalizzata in
Italia, seguendo l'esempio dell'attivista francese Marthe Richard, che gia'
nel 1946 aveva fatto chiudere le case di tolleranza in Francia. Nella sua
battaglia, Merlin seppe mostrare tutta la sua tenacia e - in virtu' del
rispetto e dell'autorevolezza di cui godeva - seppe ribattere in maniera
efficace e tagliente alle battute, talvolta assai poco cavalleresche, che le
venivano spesso rivolte nei corridoi di Palazzo Madama dai colleghi maschi.
Per molti benpensanti, ex tenutari, cantori dei bordelli, predicatori di
catastrofi sanitarie, con la sua legge, e' rimasta a lungo "l'attentatrice
al quieto vivere" (per i suoi sostenitori, invece, al quieto guadagnare).
Mai prima di allora una donna in politica era stata tanto discussa, spesso
detestata, comunque minacciata e coperta di insulti. Del resto era la prima
volta che si discutesse in Italia cosi' a lungo e con tanto accanimento
condito da fervore ideologico di sesso e di denaro. La Merlin continuo'
negli anni seguenti l'approvazione della sua famosa legge, la propria
attivita' parlamentare, con altri importanti interventi legislativi a favore
della condizione femminile e contro le discriminazioni ai danni dei piu'
deboli. A lei si devono, tra l'altro, l'abolizione della infamante dicitura
"figlio di N.N." che veniva apposta sugli atti anagrafici dei trovatelli,
l'equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la
legge sulle adozioni che eliminava le disparita' di legge tra figli adottivi
e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta "clausola di
nubilato" nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle
lavoratrici che si sposavano. La sua caparbieta' e la sua inflessibilita'
con se stessa e con gli altri, nonche' la stizza di molti uomini che le
imputavano la scomparsa del loro "trattenimento" preferito, le procurarono
ostilita' ed inimicizie persino nell'ambito del suo stesso partito, che
all'inizio degli anni Sessanta si stava spostando dall'opposizione
intransigente verso la collaborazione con la Democrazia Cristiana che di li'
a poco avrebbe dato vita ai governi di centrosinistra, e che sopportava
sempre meno la sua intransigenza di militante appassionata. Nel 1961 le
viene fatto sapere che il partito non intende ripresentare la sua
candidatura nel collegio di Rovigo, dove era stata rieletta nel 1953 e nel
1958, e lei reagisce strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato
dichiara che le idee sono si' importanti, ma camminano con i piedi degli
uomini, e lei non ne puo' piu' di "fascisti rilegittimati, analfabeti
politici e servitorelli dello stalinismo". Giunta a 65 anni, e nonostante le
esortazioni dei suoi sostenitori che la vorrebbero vedere nuovamente
candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin
decide di ritirarsi dalla politica e torna a vivere nella sua casa di Milano
insieme a Franca Cuonzo Zanibon, figlia di una sua cugina precocemente
scomparsa che le fu affidata e che lei adottera' come sua figlia. Scrive la
sua autobiografia, che verra' pubblicata solo nel 1989, dieci anni dopo la
sua scomparsa, per iniziativa di Elena Marinucci, anche lei senatrice
socialista. Nel libro si legge, tra l'altro: "Sono stata coerente con la mia
decisione, non ho accolto inviti ne' da sinistra ne' da destra, ho rifiutato
interviste che avrebbero dato a un fatto serio e doloroso l'aspetto del
pettegolezzo, dal quale rifuggo, e di una meschina vendetta derivante da un
astio che non sento". Bibliografia: Lina Merlin e Carla Barberis, Lettere
dalle case chiuse, Milano, Edizioni del Gallo, 1955 ; Rina Macrelli,
L'indegna schiavitu': Anna Maria Mozzoni e la lotta contro la prostituzione
di Stato, Roma, Editori Riuniti, 1981; Lina Merlin, La mia vita, a cura di
Elena Marinucci, Firenze, Giunti, 1989; Anna Maria Zanetti (a cura di), La
senatrice. Lina Merlin, un "pensiero operante", Venezia, Marsilio, 2006. E'
in lavorazione un documentario su Lina Merlin (2007). Materiali e
informazioni nel sito www.linamerlin.it "]

Centoventi anni fa nasceva Lina Merlin, veneta, laureata in lingue
straniere, insegnante di francese alle scuole medie, militante e dirigente
del Partito socialista italiano, senatrice del Parlamento e componente
dell'Assemblea Costituente.
Una donna che amava molto le donne e che fece tanto per loro, per la loro e
la nostra liberta'; una donna che, al tempo stesso, detestava, a suo dire,
in ugual modo "le isteriche e le salottiere".
Molto probabilmente, continuera' a passare alla memoria e alla storia solo o
principalmente per aver proposto, sostenuto e determinato la chiusura delle
case di tolleranza in Italia, ma e' bene ricordare di lei anche altre tappe
importanti della sua vita politica e i tratti fondamentali e assai attuali
della sua personalita'.
Un forte carattere faceva di lei una donna libera e ribelle, ironica e
attiva, dotata di particolare coraggio e tenacia e stretta da un profondo
legame alla sua terra, il Polesine.
Particolarmente nota e' una sua foto che la ritrae, gia' senatrice, in
stivaloni di gomma mentre si prodiga nel prestare aiuto alle gente della sua
terra durante la famosa alluvione del 1951 ad Adria.
La sua determinazione non escludeva il sorriso e l'allegria; era una donna
che, pur completamente assorta nell'impegno politico, non disdegnava ed anzi
curava particolarmente alcuni aspetti molto femminili: nota era a tutti la
sua passione per il bel vestire e la scelta dei suoi cappellini era nutrita
e famosa.
Risale al 1933 l'incontro fortunato con Dante Galliani, deputato socialista
polesano che morira' solo tre anni dopo, ma che fu per lei marito tenero e
compagno nella lotta politica.
Svolgeva il suo personale impegno politico con particolare serieta' e
dedizione ed era nota per l'impegno con cui preparava i suoi pungenti
discorsi parlamentari dimostrandosi particolarmente agguerrita e battagliera
anche se fu sempre personalmente e profondamente orientata alla pace al
punto da definirsi da sola una combattente "pacefondaia".
La sua vita fu interamente dedicata agli ideali di liberta' e giustizia che
in maniera convinta praticava nell'impegno politico e all'interno del
Partito socialista italiano dove le sue idee e il suo modo di intendere non
trovarono sempre facile vita.
Nel 1926 a due anni dal delitto Matteotti, quando il regime fascista aveva
cominciato a mostrare piu' chiaramente il suo spirito tirannico, subi' la
decadenza dall'impiego per le sue idee e dovette sopportare cinque anni di
confino in Sardegna, dove grazie alla sua vitalita' indiscutibile riusci' a
prodigarsi verso la popolazione locale e a fare della sua condanna
un'ennesima occasione di militanza.
Non furono pochi a ritenere che fosse "una donna che non sapeva stare al suo
posto" anche se trovo' profonda amicizia ed intesa in Sandro Pertini, Carla
Voltolina, Lelio Basso e pratico' a tal punto la sua coerenza da ritirarsi
autonomamente a vita privata quando gli spazi e le ingiustizie subite
all'interno del suo partito, che pure amava e che non rinnego', divennero
particolarmente stretti ed impraticabili.
Costrui' buoni e reciproci rapporti con le compagne ed i compagni
dell'allora Partito comunista italiano che in molteplici occasioni le
tributarono stima ed affettuoso sostegno, ma fu anche convinta aderente alla
corrente socialista autonomista e riformista. Fu tra le fondatrici dell'Udi
(Unione Donne Italiane) e assunse la direzione della rivista "Difesa delle
lavoratrici" che affrontava, in particolare anche attraverso la sua penne
intensa ed arguta, gli aspetti della condizione di lavoro delle donne
dell'epoca.
E' a lei che si deve la cancellazione dagli atti dello stato civile
dell'odioso "NN" che contraddistingueva una nascita da genitori sconosciuti,
cosi' come a lei si devono disposizioni che parificavano le condizioni tra
figli legittimi e figli illegittimi ed adottivi e la stessa abolizione del
licenziamento per causa di matrimonio che incombeva sulle lavoratrici nella
vita di allora.
Queste sono solo alcune tra le principali innovazioni legislative da lei
conquistate e che ne dimostrano la sensibilita' e la laicita' con la quale
si avvicinava ai temi della maternita' e della famiglia che sempre si
sforzo' di vedere nella sua dimensione dinamica ed evolutiva.
Presto' sempre attenzione ai diritti delle donne nel lavoro, ma a lei si
deve, in particolare, la dizione dell'art. 3 della Costituzione italiana
nella parte in cui sostiene il perseguimento della parita' sostanziale e
vieta ogni discriminazione fondata, tra l'altro, sul sesso.
Potremmo percio' considerarla come l'artefice di quel presupposto che
permette oggi di praticare quel "diritto diseguale" contenuto nella legge
125 e che, partendo dalle differenze sostanziali esistenti tra i due sessi a
sfavore oggi delle donne, permette l'adozione di trattamenti diversi tra i
due sessi in ragione di cio'.
Non e' azzardato pensare che se fosse vissuta piu' a lungo, sarebbe stato
possibile un dialogo ed un'intesa tra lei e Lucy Irigaray, madre del
pensiero della differenza sessuale.
Solo dopo aver percepito l'insieme di queste azioni puo' comprendersi il
senso della legge che di lei porta il nome e per la quale e' principalmente
famosa, un provvedimento per il quale dovette lottare ben nove anni presso
il Parlamento e per cui dovette sopportare conflitti enormi, umiliazioni e
finanche pesanti minacce da parte dei tenutari delle case chiuse.
Tutto questo le costo' la tranquillita' e dovette assoggettarsi ad un regime
di sicurezza, ma le offri' anche una straordinaria esperienza umana con
quelle che lei definiva "le sventurate" e per le quali si riproponeva di
alleviare la penosa esistenza.
Molte di loro le scrissero durante l'iter travagliato della legge per
sostenerla ed incoraggiarla e le loro lettere che la Merlin raccolse in un
raro e prezioso libro curato con Carla Voltolina, dal titolo Lettere dalle
case chiuse, offrono uno spaccato desolante della vita che quelle poverette
vivevano all'interno dei bordelli.
E' una lettura straziante e che dimostra palesemente come, anche mutando il
contesto e sfrondando gli scritti dalle connotazioni piu' spiccate del
tempo, i problemi si ripropongono ora come allora per chi subisce la
condizione di schiava del sesso.
Non c'era tra le sue intenzioni la pretesa assurda di eliminare un fenomeno
cosi' legato al mondo degli uomini e delle donne, ma l'intendimento certo di
eliminare quella che si presentava come una duplice forma di sfruttamento,
quella dei padroni sulle "sventurate" e quella dell'uomo sulla donna.
Aveva della prostituzione un'attenta conoscenza del fenomeno e sapeva di
avventurarsi in un dibattito mai risolto e di doversi scontrasi con i falsi
miti delle case chiuse.
Riproporre oggi il suo profilo di donna ci offre spunti diversi su cui
riflettere per l'estrema attualita' della sua opera, per il suo innegabile
coraggio, ma anche per il suo rapporto onesto e pulito con l'impegno
politico e la vita di partito.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 312 del 23 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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