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Minime. 317



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 317 del 28 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Distinguere vittime e carnefici, nominare la violenza
e contrastarla
2. Angela Barker: Educare i nostri figli per porre fine alla violenza
3. Fulvio Papi: Una breve notizia biografica di Antonio Banfi
4. Riletture: Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale
brasiliana, I nuovi schiavi del lavoro
5. Riletture: Marco Gallicani (a cura di), Scopri il denaro che sostiene
l'alternativa
6. Riletture: Francisco Gutierrez, R. Cruz Prado, Ecopedagogia e
cittadinanza planetaria
7. Riletture: Massimo Moretuzzo, Aluisi Tosolini e Davide Zoletto (a cura
di), L'acqua come cittadinanza attiva
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: DISTINGUERE VITTIME E CARNEFICI, NOMINARE
LA VIOLENZA E CONTRASTARLA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005. Un
piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in
"Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

Proviamo a dirlo in un altro modo, ecco qua.
*
"Allora, lei sostiene di essere stata vittima di uno stupro?".
"Si', cioe' no, non vorrei fare del vittimismo. Come vede, sono una donna, e
non posso permettermelo. Diciamo che mi sono trovata in una dinamica
relazionale sbilanciata in cui, nel mentre ero soggetta all'uso applicato di
un certo ammontare di brutalita'... Crede che possa usare 'soggetta' o e'
un'ammissione di debolezza?".
"Ma lo vuole denunciare o no il suo aggressore?".
"Ecco, si', ma dipende. Non vorrei che questo poi mi facesse passare per
vittima, capisce, le donne sono libere e felici, a priori, e se io finisco
per dare un'impressione diversa da questa forse sbaglio, no?".
*
Non mi pare che funzioni. Distinguere chi usa violenza da chi la subisce
passa anche attraverso la consapevolezza che le vittime di violenza non sono
colpevoli di cio' che viene loro fatto. Questo si' e' un "a priori": la
violenza e' sbagliata, sempre. So che puo' sembrare banale, ma la confusione
fra aggressore e aggredito/a e' la scappatoia (e la scorciatoia) costante
dei picchiatori e dei violentatori.
*
Dire quindi che delle donne sono "vittime" di violenza non comporta ne' il
piangersi addosso, ne' il "tornare indietro". Distinguere chi alza le mani
per colpire da chi alza il braccio per parare i colpi significa restituire
la responsabilita' della violenza a chi sceglie di usarla. E' stato questo a
portare in piazza cosi' tante "donne comuni", il cui pentolino ribolliva da
mesi, stando almeno alla notevole quantita' di mail che ho ricevuto io prima
del 24 novembre scorso. Alla maggior parte delle mie corrispondenti non
interessava analizzare la piattaforma della manifestazione, ne' si
definivano femministe. Quello che volevano era un'occasione per dire
pubblicamente "basta".
E nessuna era cosi' ottusa da non sapere che una donna non e' solo la
violenza che eventualmente subisce, non c'era alcun bisogno di fare esercizi
linguistici per renderle edotte di cio': perche' al di la' di cio' che
ciascuna di noi puo' credere e pensare e inventare, ogni sfregio simbolico o
reale sul viso di un'altra ci rimanda a cio' che potrebbe accadere a noi
domani (o come parecchie mi hanno scritto, a cio' che era gia' accaduto). E
ognuna di noi e' una storia, ma sappiamo da tempo, e da un po' troppo tempo
senza fare granche', che moltissime storie potrebbero essere piu' felici e
soddisfacenti senza violenza.
*
Le donne sono libere per diritto di nascita, come qualsiasi altro essere
umano. Quanti ostacoli vengano messi davanti all'esercizio di tale liberta'
e' stranoto e non li ripetero' qui. Mi pare che purtroppo tali ostacoli
sovente le rendano "libere" nel senso in cui, mettiamo, un commerciante e'
"libero" di non pagare il pizzo alla mafia, che poi gli fa saltare per aria
la casa o gli rapisce un figlio. Cosi' alcune sono "libere", in tutto il
mondo, di non aderire al credo della famiglia, o di vestirsi come a loro
pare e piace, o di rigettare un matrimonio forzato: poi la liberta' viene
fatta loro pagare in mille modi meschini e troppo spesso persino con la
vita, ma guai a dire che sono state vittime di violenza. E' stata una
perturbazione atmosferico-sociale, un uragano umano, un efflusso di ormoni
storici, cose che capitano, non sia mai che ne chiediamo conto a quelli con
le mani sporche di sangue.

2. RIFLESSIONE. ANGELA BARKER: EDUCARE I NOSTRI FIGLI PER PORRE FINE ALLA
VIOLENZA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di
Angela Barker apparso su "RH Reality Check" (www.rhrealitycheck.org) il 26
dicembre 2007]

Sei anni or sono, una violenta aggressione del mio ex ragazzo mi ridusse in
ospedale per tre anni. Io ne avevo 16, allora. Le ferite che ho riportato
hanno cambiato la mia vita: oggi uso una tastiera luminosa per parlare e mi
muovo in carrozzella. Uso anche l'esperienza che ho vissuto per istruire i
giovani, e lotto perche' il governo intervenga con piu' forza per
contrastare la violenza contro donne e bambine, e stili programmi per
prevenirla.
La Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro
le donne, definisce quest'ultima come: "ogni atto di violenza basata sul
genere che risulti, o possa risultare, in un danno fisico, psicologico o
sessuale sofferto dalle donne". Gli atti in questione includono la violenza
fisica, l'abuso o la coercizione sessuale, o la molestia sessuale. Ma la
triste verita' e' che, nonostante decenni di retorica politica, il mondo non
si e' spinto molto avanti nel mettere fine alla violenza ed all'abuso
sessuale contro donne e bambine, che rimane una delle maggiori lesioni
nell'ambito della sanita' e dei diritti umani.
Nello stato australiano di Victoria, dove io vivo, la violenza e' la causa
principale della morte prematura e della malattia fra le donne sotto i 45
anni. A livello globale, una donna su tre verra' stuprata, picchiata o si
abusera' di lei durante la sua vita. E, in un'epoca in cui il contagio da
Hiv continua a crescere fra le ragazze, la violenza o la minaccia di
violenza impediscono spesso alle giovani donne di negoziare l'uso dei
condom, di rifiutare atti sessuali o di compiere altri passi necessari alla
protezione della loro salute.
Oggi vi sono al mondo un miliardo e duecentomila giovani fra i 10 e i 19
anni. Sebbene questa generazione fronteggi minacce alla salute ed al
benessere che non hanno precedenti, pure essi rappresentano un'opportunita'
per mettere fine a secoli di discriminazioni e violenze intrecciate al
genere. Riconoscere le realta' delle esistenze dei giovani, ed in particolar
modo il loro bisogno di conoscenza riguardo i loro corpi, ed i loro diritti
e le loro responsabilita' rispetto al sesso, e' cruciale per la costruzione
di un passaggio sicuro dall'adolescenza all'eta' adulta. Un'educazione
sessuale efficace, non settaria, costante, basata sui principi dei diritti
umani e dell'eguaglianza di genere e' un bisogno terribilmente urgente.
I giovani hanno necessita' di sapere come sviluppare abilita' comunicative,
decisionali e di negoziazione per compiere il passaggio all'eta' adulta
senza danni. Un'educazione sessuale inclusiva insegna ad esempio ai ragazzi
ed alle ragazze come proteggersi da gravidanze indesiderate e malattie a
trasmissione sessuale, ed insegna come prendere decisioni condivise,
rinforza l'autostima, e promuove il rispetto di se stessi, degli altri, e
dell'eguaglianza di genere.
Io parlo di tutto questo ai giovani perche' so che bisogna cominciare presto
nell'insegnare il rispetto tra maschi e femmine. E' inaccettabile che per
moltissime ragazze la prima esperienza sessuale sia forzata. Io devo credere
che possiamo cambiare il futuro, che possiamo far capire ai giovani che
usare violenza contro qualcuno che ami non e' ammissibile.
Questa settimana, i delegati dei governi si incontrano alle Nazioni Unite
per valutare i progressi che il mondo ha fatto nell'assicurare un futuro
migliore e piu' sano per la nostra gioventu'. Io mi sono unita ad altri
giovani attivisti a livello mondiale nel chiedere che vengano intraprese
azioni concrete contro la violenza e le altre minacce al benessere dei
nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Sostenere il diritto della gioventu'
a vivere vite senza violenza e' l'unico mondo per promuovere un cambiamento
fondamentale e duraturo del nostro mondo.

3. MEMORIA. FULVIO PAPI: UNA BREVE NOTIZIA BIOGRAFICA DI ANTONIO BANFI
[Dal sito www.liceoparini.it riprendiamo la seguente breve nota biografica
scritta da Fulvio Papi e originariamente apparsa nella rivista "aut-aut",
43-44, gennaio-marzo 1958, pp. 93-97.
Fulvio Papi, nato a Trieste, vive a Milano e a Stresa; filosofo, docente
universitario, sggista autore di molte pubblicazioni, nel secondo Novecento
e' una figura filosofica originale che ha ereditato, in una libera
interpretazione, il patrimonio culturale e teorico della "scuola di Milano";
ha tenuto per decenni la cattedra di Filosofia teoretica, e ha attraversato
le varie direzioni della filosofia contemporanea: neokantismo,
fenomenologia, marxismo, neopositivismo, ontologia, decostruzionismo; il suo
recente scritto Sull'ontologia (2005) offre una sintesi del suo pensiero
filosofico.
Antonio Banfi, illustre filosofo italiano (1886-1957), nel 1925 e' tra i
firmatari del manifesto antifascista di Croce, nel periodo dell'occupazione
nazista prende parte alla Resistenza; propugnatore di un razionalismo
critico, nel suo magistero di docente universitario, di organizzatore di
cultura e di persona di forte impegno civile e' stato suscitatore di vive
energie ed educatore di molti al rigore intellettuale e morale. Opere di
Antonio Banfi: dal 1986 e' in corso l'edizione delle Opere, a cura
dell'Istituto Antonio Banfi - Regione Emilia Romagna. Si veda il sito:
www.istitutobanfi.it]

Antonio Banfi nacque a Vimercate, in provincia di Milano, il 30 settembre
1886 da una famiglia di tradizione colta, cattolica e liberale. Il padre
Enrico era ingegnere e per quarant'anni fu preside dell'Istituto tecnico di
Mantova, il nonno paterno fu ufficiale napoleonico e quello materno era uno
Strambio de Castiglia, nome questo che richiama direttamente quella
tradizione della nobilta' milanese in cui le ispirazioni patriottiche e
nazionali si fondevano, per un verso, con un'interpretazione moderna e
positiva del cattolicesimo, e per altro con gli influssi illuministici
valorizzati soprattutto nella loro componente tecnico-scientifica. Questo fu
l'ambiente che circondo' la primissima formazione del giovane Banfi, i cui
soggiorni si alternavano tra Mantova, dove condusse a termine al Liceo
Virgilio i suoi studi medi, e Vimercate, dove la famiglia trascorreva il
periodo delle vacanze estive nella casa paterna, la cui ricca biblioteca fu
il primo luogo di raccoglimento intellettuale del giovane (1).
Nel 1904 s'iscrisse alla Regia Accademia scientifico-letteraria di Milano
per i corsi della Facolta' di Lettere che ultimo' quattro anni dopo,
ottenendo i pieni voti assoluti e la lode con una monografia su Francesco da
Barberino discussa con Francesco Novati. Inizio' immediatamente il suo
lavoro di insegnante all'Istituto Cavalli-Conti di Milano, e
contemporaneamente prosegui' all'Accademia gli studi di filosofia (con
Giuseppe Zuccante per la storia della filosofia e Piero Martinetti per la
teoretica), e consegui' il dottorato nell'autunno del 1909 con pieni voti
discutendo con Martinetti una dissertazione composta di tre monografie sul
pensiero di Boutroux, Renouvier e Bergson. Nello stesso periodo consegui'
anche i diplomi dei corsi di magistero sia per le lettere che per la
filosofia. A 23 anni la sensibilita' culturale del giovane Banfi appare gia'
vivacissima, agile nell'individuare i piu' vivi problemi speculativi,
curiosa delle correnti piu' moderne, desiderosa di spezzare i limiti della
provincia filosofica italiana. E, a questo punto, piu' che ogni
considerazione e' utile riportare direttamente alcuni passi particolarmente
salienti della lettera con cui Banfi si rivolgeva nel settembre del 1909,
due mesi prima di conseguire la laurea in filosofia, alla commissione
dell'Istituto Franchetti di Mantova, che aveva l'incarico di attribuire le
borse di studio per l'estero agli studenti e ai laureati meritevoli di
appoggio:
" [...] Io intendo di recarmi in una sede di Universita' germanica, e
preferibilmente in due semestri successivi come ivi lo concedono le leggi:
ed e' l'uso degli studenti desiderosi di una vasta cultura, a Berlino e ad
Heidelberg per iscrivermi ai corsi universitari di filosofia. E' noto che in
Germania la filosofia costituisce una profonda tradizione nazionale che
colora e vivifica tutte le manifestazioni dello spirito: essa ha ispirato
l'arte da Goethe a Wagner, ha discusso e rinnovato i fondamenti e i metodi
scientifici dalla celebre disputa del materialismo alla famosa relazione del
Du Bois-Reymond, alla piu' recente del Lipps, alle attuali dispute
biologiche sull'evoluzionismo, ha guidato gli spiriti a quelle ricerche
storiche che, uscite dalla fonte prima dell'hegelismo, si sono rivolte agli
studi sulle origini delle civilta' e delle religioni, sullo sviluppo del
pensiero, sull'evoluzione sociale e sui suoi caratteri che hanno lasciato
orma si' profonda pur nella vita contemporanea. Tale senso dell'organicita'
e della vitalita' della filosofia manca purtroppo in generale alla nostra
cultura italiana che sembra a volte privata di una unita' interiore ed
estenuarsi nell'astrattismo speculativo, nel pedante frammentarismo storico
e letterario, nell'invecchiato dogmatismo scientifico.
[...] Ma una ragione ancora piu' precisa, l'attuale corso degli studi, mi
consiglia una dimora in Germania. I1 lavoro che costitui' l'argomento della
mia tesi letteraria, e di cui solo l'ampiezza ha ritardato la pubblicazione,
nacque da un lungo studio sulla civilta' e il pensiero medioevale in cui io
venni organizzando i risultati intorno all'esame critico delle opere - nella
piu' parte inedite e per la cui ricerca l'Accademia milanese mi forni' un
sussidio - di Francesco da Barberino tra le piu' caratteristiche della tarda
cultura enciclopedica dell'eta' di mezzo. Ebbi allora l'occasione di
studiare i rapporti che il Medio Evo stabili' tra le scienze della natura,
la scienza dello spirito e la religione, di porli a raffronto con lo stato
loro nel Rinascimento e nell'eta' moderna. Ma i problemi che tali rapporti
presentavano, gravi pure al pensiero contemporaneo e che costituiscono,
giustamente interpretati, il problema della filosofia, compresa come sintesi
del sapere, alla cui soluzione io mi ero venuto preparando con un paziente
esame storico, richiamarono tosto il mio interesse. mi posi ad un lavoro
ordinato ma arduo e vasto e cominciai con l'esame delle teorie contemporanee
sugli indirizzi scientifici di una filosofia della natura.
Non occorre una cultura eccessivamente estesa per accorgersi quanto a tal
problema oggi si rivolga il pensiero. Le scienze acquistano per mezzo dei
suoi rappresentanti stessi, del Boltzmann, del Mach, del Poincare', del
Milhaud, del Duhem e altri numerosi, una nuova coscienza dei propri diritti
e doveri. Le matematiche stesse, dopo gli studi sugli spazi aneuclidei del
Lobatchewski e del Riemann e le ricerche infinitiste del Cantor, richiedono
che i loro fondamenti siano riesaminati, e a cio' numerosi studiosi si sono
rivolti: il Peano, il Russell, il Couturat, il Poincare' per tacere dei
minori. D'altra parte una nuova filosofia della Natura, l'energetismo,
l'Ostwald, il celebre chimico, fonda in Germania, mentre il materialismo si
ringiovanisce nell'empiriocriticismo dell'Avenarius e del Petzoldt, e il
pragmatismo idealistico del Bergson sembra rilevare, con genialita'
meravigliosa, vie affatto insospettate. Di piu' in Germania risorge lo
schellinghianesimo stesso, la metafisica dell'idealismo assoluto. In mezzo a
tale enorme sviluppo di pensiero il mio lavoro procedette lentamente, per
divisione. Il primo frutto fu uno studio che all'imminente sessione
autunnale io presentero' come tesi di filosofia all'Accademia
scientifico-letteraria, sull'idea di Natura nella filosofia francese della
liberta' e della contingenza considerando l'empirismo del Boutroux, il
neocriticismo del Renouvier, le differenziate forme idealistiche
dell'Hamelin, del Secretan, dell'Evellin, del Bergson e gli studi
metodologici che a tale corrente si riattaccano. Sarebbe cosi' venuta l'ora
di occuparmi dei molteplici indirizzi sorti in Germania, ma i primi
tentativi mi hanno persuaso che, a non voler essere vanamente sommario,
rimanendo in Italia, tale opera e' impossibile.
[...] Ho nominato le mie condizioni finanziarie: esse, come risultano dai
documenti, non sono di poverta', sono tali pero' che mi hanno fatto
concedere dall'Accademia presso cui ho studiato la dispensa totale dalle
tasse, sono tali che non pure non mi consentono un soggiorno fuori d'Italia,
ma non mi consentono di rimanere, finita la scuola, senza occupazione
remunerativa a carico della mia famiglia. D'altronde non so se sia piu'
triste la condizione di chi sin dal principio deve rinunciare allo studio o
piuttosto quella di chi, raggiunto un diploma che gli apre dinanzi una
professione in se' misera di soddisfazione e di guadagno, deve rinunciare a
quell'unico desiderio, a quella sola speranza che gli hanno fatto lasciare
le vie piu' remunerative, il desiderio e la speranza di potersi raccogliere
nella serieta' di uno studio cosciente dei propri fini e del proprio
significato, da attingere in esso una serena onesta' e indipendenza di
pensiero che egli possa riflettere su quegli spiriti alla cui educazione la
sua carriera lo chiama".
La Commissione dell'Istituto Franchetti non sbaglio' nel giudicare e,
qualche mese dopo la tesi di laurea, nel marzo del 1910, Banfi con l'amico
Cotti prese la via della Germania. Il 28 aprile venne immatricolato alla
Facolta' di Filosofia della "Friedrich Wilhelms Universitat" di Berlino
seguendo nel primo semestre, secondo quanto risulta dal suo libretto
universitario, i corsi di Riehl, del Lasson, Simmel, Spranger e Harnack, e
nel secondo semestre - dall'ottobre 1910 al marzo 1911 - i corsi
dell'Erdmann, Simmel, Dessoir, Lasson, Munsterberg e
Wilamowitz-Moellendorff. In questo anno fu vicino a Simmel, del quale
frequento' familiarmente la casa, e a Dessoir. Nella primavera del 1911
Banfi ritorna in Italia e prende parte ai concorsi per le cattedre di
filosofia nei Licei riuscendo sesto tra gli idonei e diciassettesimo in
graduatoria. Nell'ottobre del 1911 ottiene per sei mesi la supplenza di
filosofia a Lanciano, scaduta la quale viene trasferito ad Urbino dove resta
sino alla fine dell'anno scolastico 1911-12. Nel novembre del 1912 il
Ministero della Pubblica Istruzione gli comunica la vittoria della cattedra
di filosofia con la possibilita' di scelta tra quattro sedi. All'inizio del
1913 Banfi passa come professore straordinario al liceo di Jesi e vi rimane
per tutto l'anno scolastico. In agosto gli giunge la nomina di ordinario al
Liceo di Alessandria dove si reca nell'autunno del 1913 svolgendo il suo
insegnamento presso il Liceo Piana e, come incaricato, alle locali scuole
magistrali. Quale testimonianza particolarmente interessante per rilevare la
tonalita' morale che percorre questi anni di formazione e di studio del
giovane Banfi vale la pena di riportare la conclusione di una relazione
degli studi e della carriera didattica che egli inviava il 5 maggio 1912 da
Urbino, dove insegnava, al Ministero della Pubblica Istruzione:
"Della direzione e dei risultati dei miei studi filosofici, a cui ho
dedicato la mia attivita' spirituale non mi giova parlare in un documento
burocratico. Della loro severita' e intensita', fuor della coscienza, non ho
altra testimonianza, se non forse il presentare - anche dopo l'esperienza
dei passati concorsi - alcuna pubblicazione, il che vuol dire credere che il
pensiero valga per se stesso, e debba liberamente svolgersi e maturarsi, e
non ridursi all'ufficio miserabile di protettore dell'umile carriera di un
pubblico insegnante".
*
Il 4 marzo 1916, al municipio di Bologna, si uni' in matrimonio con Daria
Malaguzzi Valeri, che poi per tutta la vita sara' la sua amorosa e sollecita
compagna, vivamente partecipe del suo mondo intellettuale e morale. Allo
scoppio della guerra, Banfi, riformato al servizio di leva, pote' rimanere
al suo posto di insegnante; una seconda riforma nella primavera del 1916 lo
tenne ancora lontano dagli obblighi militari. In quegli anni in cui la
scuola era assottigliata gravemente nel suo personale insegnante, Banfi,
oltre alla sua cattedra, ricopri' piu' di un incarico, sempre con scrupolosa
diligenza, e si guadagno' la stima dei colleghi e dei superiori. Nei primi
mesi del 1918 venne invece aggregato come soldato semplice all'ufficio
annonario della Prefettura di Alessandria. Smobilitato all'inizio del 1919,
riprese l'insegnamento al Liceo, mantenendo anche l'incarico alle scuole
magistrali.
Fu durante il periodo del primo dopoguerra che Banfi si avvicino'
decisamente alle posizioni di sinistra. Pur non militando all'interno del
movimento socialista ne condivise a pieno le finalita', s'iscrisse alla
Camera del Lavoro sin dal 1919, partecipo' attivamente all'organizzazione
della cultura popolare e divenne una delle personalita' piu' in vista del
mondo culturale democratico di Alessandria. In questi stessi anni venne
nominato direttore della biblioteca comunale alessandrina, carica che
mantenne fin che lo squadrismo fascista non riusci' a provocare il suo
allontanamento. Di fronte alle minacce delle squadre fasciste mantenne
sempre un atteggiamento di fermezza e di radicale opposizione.
Nel mentre proseguiva l'attivita' didattica, Banfi si dedico' in quegli anni
ad un intenso lavoro scientifico che ebbe il suo primo riconoscimento nel
conseguimento della libera docenza il 9 dicembre 1924. Nella primavera del
1923, quando aveva gia' una notevole familiarita' con le sue opere, conobbe
personalmente Edmund Husserl durante una visita in Italia del filosofo
tedesco. Da allora tenne sempre stretti rapporti con Husserl fino al 1938
quando egli si spense.
*
Nel 1925 fu tra i firmatari della famosa risposta, redatta da Benedetto
Croce, a un manifesto degli intellettuali fascisti.
Nell'autunno del 1926, dopo 13 anni di insegnamento ad Alessandria, ottenne
il trasferimento al R. Liceo-Ginnasio Parini di Milano dove insegno' ancora
filosofia e storia. Nell'anno accademico precedente (1925-26) e in quello
stesso anno (1926-27) chiese all'Universita' di Milano di tenere i seguenti
corsi: "La filosofia neo-kantiana della religione" e "La filosofia francese
della liberta'", richiesta che, peraltro, rimase senza seguito pratico.
Nell'anno accademico 1929-30 tiene invece presso la stessa sede
universitaria un corso libero di filosofia non pareggiato. Frattanto il
primo dicembre 1929 ottiene il comando dal Liceo Parini al Regio Istituto
superiore di Magistero di Firenze dove viene incaricato del corso di
filosofia che inizia il 3 febbraio 1930. Nell'anno successivo gli fu
rinnovato il comando e l'incarico all'Istituto di magistero venne esteso
alla storia della filosofia. Il Consiglio direttivo dell'Istituto stesso in
data 30 aprile 1931 dell'opera didattica svolta da Banfi dava questo
giudizio: "Il Prof. Antonio Banfi qui comandato per l'insegnamento della
filosofia e storia della filosofia ha rivelato doti veramente eccellenti di
studioso e di insegnante, interessando vivamente la scolaresca alle sue
lezioni sui classici della filosofia antica e moderna con metodo
rigorosamente scientifico. E. Codignola".
Nello stesso 1931 presentatosi al concorso a professore straordinario alla
cattedra di storia della filosofia dell'Universita' di Genova, riusci'
vincitore. La commissione giudicatrice composta da Faggi, Gentile, Aliotta,
Schiaffini, Carabellese gli assegno' i1 primo posto della terna con tre
voti, e, per quanto riguarda la valutazione scientifica, il giudizio era il
seguente: "Il Banfi richiama a se' l'attenzione dei commissari, quale
studioso seriamente preparato a salire la cattedra messa a concorso, per la
vastita' della cultura, la vigoria del pensiero, la molteplicita' degli
argomenti trattati. Si nota, specie nel suo lavoro fondamentale (Principi di
una teoria della ragione), certa oscurita' forse non disgiunta da
immaturita' di pensiero teoretico, oscurita' pero', che, a giudizio della
maggioranza dei commissari, non toglie che il Banfi emerga sugli altri
concorrenti". La data del documento e' del 13 ottobre.
Negli anni tra il 1925 e il 1931 ebbe diretti rapporti con il gruppo
culturale diretto da Giuseppe Gangale che faceva capo alla rivista
"Conscientia" e alla Casa editrice Doxa. L'iniziativa di Gangale si ispirava
ad un neo-calvinismo critico e liberale ma si valeva della collaborazione
piu' vasta ed aperta. Il fatto che in questa sede, in pieno fascismo (ma nel
1932 anche questa voce fu spenta), potessero essere dibattuti problemi di
attualita' culturale con uno spirito di liberta', e che Banfi, proprio in
quel tempo, dimostrasse un vivo interesse storico per le correnti teologiche
del protestantesimo, spiega, in un senso generale, l'assiduita' e la
positivita' di questa collaborazione. Dopo l'esito del concorso ricopre la
cattedra di Genova per l'anno accademico 1931-1932 svolgendo un corso sul
pensiero kantiano e contemporaneamente a Milano viene incaricato
dell'insegnamento dell'estetica. L'anno successivo viene definitivamente
chiamato a Milano per la cattedra di storia della filosofia. Dal 1932
iniziano gli anni piu' proficui dell'insegnamento banfiano ed e' in quel
periodo che si venne formando quel solido nucleo di studiosi che, nella
cultura filosofica italiana, oggi vengono definiti "della scuola di Banfi".
Il suo atteggiamento, in quel periodo tragico della cultura nazionale, fu
sempre improntato alla piu' viva liberta' di pensiero e le sue lezioni,
oltre che un rigoroso insegnamento filosofico, costituirono una scuola di
antifascismo. E non e' senza significato che tra gli arrestati dai fascisti
al principio dell'aprile del 1937 (l'azione repressiva culmino' con il
processo dell'ottobre nel quale il Tribunale commino' una serie di durissime
condanne) figurassero alcuni giovani della Facolta' milanese di Lettere e
Filosofia.
Nel 1940 fondo' la rivista "Studi Filosofici" che divenne il centro di
raccolta delle nuove energie che uscivano dalla sua stessa scuola. Sul
finire del 1941 Banfi entro' in contatto con l'organizzazione clandestina
del Partito comunista italiano e aderi' a questo movimento. Immediatamente
dopo il 25 luglio 1943 Banfi, attraverso Bruno Venturini, ucciso poi dai
nazifascisti, tiene direttamente i contatti con Giovanni Roveda allora
responsabile per la zona di Milano dell'organizzazione clandestina del
Partito comunista. Dello stesso 26 luglio e' un manifesto in cui si chiede
l'immediata abolizione nelle Universita' delle discriminazioni politiche e
razziali. Il documento porta le firme di Banfi e dei professori Francesco
Brambilla per la "Bocconi", Pietro Bucalossi per la Facolta' di Medicina,
Ezio Franceschini per l'Universita' Cattolica, Giorgio Peyronel della
Facolta' di Scienze, Mario Rollier per il Politecnico. Nel periodo che va
fino all'8 settembre 1943 Banfi partecipa a numerose riunioni di professori
che avevano lo scopo di porre le basi per un sindacato libero della scuola.
Dopo l'8 settembre Banfi prende direttamente parte all'organizzazione della
Resistenza. Nel 1944 fonda con Eugenio Curiel il "Fronte della Gioventu'".
Nello stesso periodo fonda l'"Associazione professori e assistenti
universitari", l'organizzazione clandestina che dirige la lotta antifascista
nel settore universitario.
Durante tutto il periodo della Resistenza Banfi prosegue le sue lezioni
accademiche che cessano solo il 17 marzo 1945, poco prima della fase
insurrezionale. A riconoscimento della sua azione in questo periodo la
"Commissione di riconoscimento qualifiche partigiani per la Lombardia" gli
conferisce la qualifica di partigiano combattente nel III Gap per il periodo
dal 9 settembre 1943 al 25 aprile 1945.
*
Dopo la Liberazione Banfi si prodigo' per organizzare quelle strutture
culturali necessarie per il rinnovamento intellettuale e morale del Paese.
Immediatamente dopo l'insurrezione fonda il "Fronte della Cultura" che vuole
raccogliere tutte le energie moderne e sensibili dell'intelligenza
nazionale. Lo statuto dell'associazione che e' della fine del 1945 risente
direttamente dell'impostazione culturale banfiana: bastera' a questo
proposito, citarne alcuni paragrafi: "A) dare vita ad attivita' che
promuovano, approfondiscano ed allarghino un clima di comune interesse e di
reciproca comunicazione tra gli uomini di cultura e le masse popolari; B)
realizzare una concreta e libera comunione di interessi culturali di tutte
le forze intellettuali, nella loro attiva partecipazione alla vita del
Paese; C) promuovere un'azione volta a colmare il distacco tra il mondo
universale e il mondo delle specializzazioni tecniche".
Nella stessa direzione culturale, come strumento di raccolta delle energie e
di incontro delle tendenze, si muove la fondazione al termine del 1946, in
collaborazione con Ferruccio Parri e con altre personalita', della Casa
della Cultura di Milano. Sempre nel 1946 riprese a pubblicare "Studi
Filosofici" e venne chiamato a far parte del gruppo editoriale della rivista
"Philosophy and Phenomenological Research" che negli Stati Uniti riprendeva
sotto l'impulso del Farber e la cura di Frau Husserl la tradizione
husserliana.
Sul piano piu' strettamente politico Banfi partecipa alla vita del Partito
comunista con conferenze, dibattiti, comizi. Nel 1948, come candidato del
"Fronte democratico popolare", viene eletto senatore nel collegio di
Abbiategrasso. Fa quindi parte della sesta commissione del Senato per la
Pubblica Istruzione. In questa sede, e nel lavoro parlamentare, partecipa
vivamente all'attivita' legislativa e svolge un'energica azione in difesa
della scuola nazionale, universitaria e secondaria. Di questi stessi anni
sono una serie di viaggi politico-culturali che conducono Banfi in Belgio,
Olanda, Francia, Polonia.
Nel 1949, per la prima volta, Banfi si reca nell'Unione Sovietica da cui
torna con una viva e positiva impressione. Torno' successivamente in Urss
altre due volte nella sua qualita' di commissario per l'Italia del Premio
Lenin.
Nel 1953, il 7 giugno, venne rieletto al Senato nel secondo collegio di
Cremona. Poco prima dello svolgimento delle elezioni Banfi compi' un lungo
viaggio nella Cina, fino in Mongolia. In Cina ebbe occasione di celebrare il
centenario leonardesco. Da questo viaggio Banfi torno' con un'impressione
vivissima, e quella occasione forni' lo spunto per la sua ripresa di studi
intorno alla cultura cinese. Nel 1954 si reco' in Inghilterra e nella
primavera del 1957 torno' per l'ultima volta in Urss. Quivi prese contatto
con esponenti della cultura cinese, indiana e musulmana nel quadro del piano
che egli aveva tracciato per la ripresa di "Studi Filosofici". Nonostante la
ricca partecipazione alla vita politica, l'attivita' fervida dedicata
all'organizzazione della cultura, gli interessi molteplici della sua
personalita' (oltre che professore universitario e senatore della Repubblica
era consigliere comunale di Milano, membro del Comitato Centrale del Pci,
membro dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, accademico dei Lincei,
Vicepresidente della Federazione Internazionale sindacale dell'insegnamento,
Presidente della sezione sociologica del Centro di Prevenzione sociale,
Vicepresidente della Societa' filosofica italiana, membro dell'Unione
interparlamentare, nel Consiglio della Societa' Europea di Cultura,
Presidente dell'Associazione Italia-Urss, membro del Centro studi per la
Cina, membro del Comitato Thomas Mann), anche in questi anni tenne
regolarmente i suoi corsi universitari, ebbe cura dei suoi nuovi scolari,
indirizzandoli e aiutandoli negli studi scientifici e prosegui' la ricerca
teorica.
Nell'estate del 1957, dopo aver regolarmente terminato i corsi all
Universita' degli Studi, dove dirigeva la scuola di perfezionamento, e
all'Universita' Bocconi, cadde ammalato ai primi di luglio. Dopo circa venti
giorni di malattia mori' alle 15,30 del 22 luglio alla clinica Columbus di
Milano circondato dalla moglie, dal figlio e dal gruppo dei suoi piu'
affezionati scolari. Le sue ultime parole, come un estremo invito alla vita,
furono: "che gioia, che gioia".
*
Note
1. La schematica biografia che qui presentiamo, aliena da qualsiasi disegno
piu' vasto, vuole soltanto ordinare cronologicamente alcuni momenti della
vita di Antonio Banfi. Nella scelta dei medesimi si e' proceduto tenendo
soprattutto presenti quelli che possano presentare un interesse diretto per
la conoscenza del suo sviluppo spirituale. In merito alle fonti compulsate,
ci siamo valsi dei documenti ufficiali che gentilmente la signora Daria
Banfi Malaguzzi ha messo a nostra disposizione e degli altri che siamo
riusciti a reperire, non tralasciando naturalmente, per il periodo della
Resistenza, le indispensabili testimonianze orali, debitamente controllate.
Non abbiamo viceversa potuto fare uso delle lettere che devono ancora essere
completamente ordinate, la cui considerazione, peraltro, condurrebbe
implicitamente a un lavoro di ben altre proporzioni e di ben piu' profondo
impegno. Abbiamo invece colto l'occasione di trascrivere in parte due
documenti che, per il loro diretto interesse in merito alla primissima
formazione di Banfi di cui non v'e' che una scarsissima testimonianza a
stampa, ci pare utile di portare fin d'ora a conoscenza di tutti.

4. RILETTURE. COMMISSIONE GIUSTIZIA E PACE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
BRASILIANA: I NUOVI SCHIAVI DEL LAVORO
Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale brasiliana, I nuovi
schiavi del lavoro nelle fazende del Para' e dell'Amapa' (Brasile
1980-1998), Emi, Bologna 2000, pp. 192, euro 9,30. Una ricerca che documenta
e denuncia "una violenza barbara, diabolica e sanguinaria"; un libro che
chiama alla lotta e alla solidarieta'. Nella presentazione dell'edizione
italiana scrive Francesco Grasselli: "La 'nuova schiavitu'' e' il punto di
arrivo di una progressiva riduzione della persona umana a strumento
economico e di un conseguente indebolimento della democrazia reale. Sta qui
il legame diretto, anche se poco visibile, fra i casi di schiavitu' dei
lavoratori rurali in Brasile, quella delle ragazze e dei bambini chiusi
negli stabilimenti-prigione in alcuni paesi del Sudest asiatico, quella
delle giovani prostitute 'di importazione' sulle nostre strade, e la stessa
'flessibilita'' che si esige sempre maggiore dai lavoratori e dalle loro
rappresentanze sindacali per l'ottimizzazione del processo produttivo.
'Ottimizzazione' in realta' significa possibilita' di massimo profitto per
gli imprenditori/investitori". Per richieste alla casa editrice: Emi, via di
Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552, e-mail:
sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

5. RILETTURE. MARCO GALLICANI (A CURA DI): SCOPRI IL DENARO CHE SOSTIENE
L'ALTERNATIVA
Marco Gallicani (a cura di), Scopri il denaro che sostiene l'alternativa,
Emi, Bologna 2002, pp. 144, euro 7. Il libro contiene gli atti della prima
Giornata nazionale della finanza etica e solidale, svoltasi a Bologna il 24
novembre 2001. Prefazione di Romano Prodi (allora presidente della
Commissione Europea), introduzione di Marco Gallicani, interventi di Marco
Ghiberti, Alfredo Bertelli, Edo Patriarca, Antonio Sambo, Vittorio Prodi,
Franco Marzocchi, Gianni Caligaris, Vera Zamagni, Fabio Salviato, Alessandro
Azzi, Alessandro Antoniazzi, Stefano Zapponini, Francesco Terreri, Giovanni
Acquati, Irene Gatti, Lorenzo Vinci, Daniela Guerra, Enrico Palmerini,
Gianluca Viaggi, Roberto Burlando, postfazione di Marco Piccolo, indirizzi,
libri e siti di riferimento. Per richieste alla casa editrice: Emi, via di
Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552, e-mail:
sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

6. RILETTURE. FRANCISCO GUTIERREZ, R. CRUZ PRADO: ECOPEDAGOGIA E
CITTADINANZA PLANETARIA
Francisco Gutierrez, R. Cruz Prado, Ecopedagogia e cittadinanza planetaria,
Emi, Bologna 2000, pp. 160, euro 11,36. Un libro appassionato e delicato,
amichevole e appassionante, semplice e composito (molte poesie, molte
immagini, molte proposte di lavoro), che invita a un'educazione consapevole
del legame del'umanita' (e di ogni essere umano quindi) con il pianeta
vivente, l'unica casa comune che abbiamo e cui apparteniamo. Con una
presentazione dell'edizione italiana di Bartolomeo Bellanova e Fausto
Telleri, e un'introduzione di Alicia Barcena. Per richieste alla casa
editrice: Emi, via di Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax:
051327552, e-mail: sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito:
www.emi.it

7. RILETTURE. MASSIMO MORETUZZO, ALUISI TOSOLINI E DAVIDE ZOLETTO (A CURA
DI): L'ACQUA COME CITTADINANZA ATTIVA
Massimo Moretuzzo, Aluisi Tosolini e Davide Zoletto (a cura di), L'acqua
come cittadinanza attiva. Democrazia e educazione fra i Nord e i Sud del
mondo, Emi, Bologna 2003, pp. 160, euro 9. Nato dall'esperienza di un corso
di formazione on line per insegnanti, educatori e formatori, il libro reca
utili contributi - oltre che dei curatori - di Riccardo Petrella, Paolo
Tomasin, Flavia Virgilio, Roberto Albarea; e un'appendice di strumenti e
materiali. Per richieste alla casa editrice: Emi, via di Corticella 179/4,
40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552, e-mail: sermis at emi.it,
stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 317 del 28 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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