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Nonviolenza. Femminile plurale. 149



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 149 del 28 dicembre 2007

In questo numero:
1. Un estratto da "Ancora dalla parte delle bambine" di Loredana Lipperini
2. Giovanna Zucconi intervista Elena Gianini Belotti e Loredana Lipperini
3. Armando Adolgiso intervista Loredana Lipperini
4. Carlo Annese intervista Loredana Lipperini
5. Marta Buonadonna intervista Loredana Lipperini
6. Seia Montanelli intervista Loredana Lipperini
7. Nicoletta Sipos intervista Loredana Lipperini

1. LIBRI. UN ESTRATTO DA "ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE" DI LOREDANA
LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo il seguente estratto dal
libro di Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli,
Milano 2007, con un contributo di Elena Gianini Belotti, pp. 288, euro 15.
Nella presentazione editoriale il libro viene cosi' proposto: "Quali sono i
modelli delle 'nuove' bambine? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine?
Estetiste? Mogli di calciatori? Quanto e' cambiato il mondo delle immagini
in cui le bambine diventano donne? Dai fumetti alla tv, dalla scuola a
internet, Lipperini insegue i miti, i conflitti, i sogni, le miserie,
l'ansia di riscatto che abitano nel giovanissimo immaginario femminile". E
piu'ampiamente: "Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro
riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro
libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e
fratelli. La pubblicita' le dipinge come piccole cuoche. La moda le vuole in
minigonna e tanga. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i
loro sogni: diventare ballerine, estetiste, infermiere, madri. Questo e' il
mondo delle nuove bambine. Negli anni Settanta, Elena Gianini Belotti
racconto' come l'educazione sociale e culturale all'inferiorita' femminile
si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita
scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare
nella direzione contraria. Nessuno, e' vero, impone piu' il grembiulino rosa
alle bambine dell'asilo, ma in tutti i toni del rosa e' dipinto il mondo di
Barbie e delle sue molte sorelle. Libri, film e cartoni propongono, certo,
piu' personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell'antico
stereotipo della fata e della strega. Ancora: l'immaginario recente tende a
fotografare una scuola divisa in bulli e brave alunne, ma e' proprio nel
(presunto) rispetto delle regole che si fonda, da sempre, la creazione di un
piccolo branco femminile che, crescendo, tramandera' a sua volta
frustrazione, sudditanza, impotenza, rancore alle proprie figlie. Del resto,
basta gettare uno sguardo al mondo adulto: al mondo occidentale, per essere
esatti, dove e' in atto quella che non sembri esagerato chiamare una guerra
contro le donne, con relativi morti e feriti. Viceversa, la rappresentazione
e la narrazione del femminile dipingono un panorama ancora una volta rosa:
dove le donne sarebbero potenti come gli uomini perche' in grado di
licenziare un subordinato, o di consumare sesso, con lo stesso cinismo.
Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent'anni, e come
mai coloro che volevano tutto (il sapere, la maternita', l'uguaglianza, la
gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente piu'
appetitose. E bisogna cominciare con l'interrogarsi sulle bambine: perche'
e' ancora una volta negli anni dell'infanzia che le donne vengono indotte a
consegnarsi a una docilita' oggi travestita da rampantismo, a una certezza
di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove
l'identita' e' fluida, e fluidissimi dovrebbero essere i generi, come il
web. Per dirla con Pink, la popstar che nel video 'Stupid girls' denunciava
tempi cupi per il femminismo, bisogna dunque capire come sia possibile che
le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano
partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper.
E per farlo, occorre tornare negli stessi luoghi dove le bambine compiono
ancora oggi il loro apprendistato al secondo sesso: la famiglia, la scuola,
il mondo dei media, l'immaginario dei libri e dei cartoni".
Loredana Lipperini e' giornalista e scrittrice; collabora da molti anni con
le pagine culturali de "la Repubblica" e de "Il Venerdi' di Repubblica"; e'
stata una delle voci storiche di Radio Tre; scrive programmi televisivi. Dal
2004 ha un blog, www.lipperatura.it Ha pubblicato Guida all'ascolto di Bach,
Mursia, 1984; Don Giovanni, Editori Riuniti, 1987, Castelvecchi, 2006;
Mozart in rock, Sansoni, 1990, il Saggiatore, 2006; Generazione Pokemon,
Castelvecchi, 2000; La notte dei blogger, Einaudi, 2004]

La parte piu' bella, piu' eccitante, piu' divertente di Google Earth e'
l'inizio della ricerca. Per l'esattezza quando, una volta digitato il nome
della nazione, della localita' e dell'indirizzo che si desidera visualizzare
con le riprese satellitari, il programma conduce il navigatore in avanti,
lanciandolo dall'icona iniziale del globo terrestre in un tuffo mozzafiato,
in volo fino alla strada che attraversa un paese di cento anime, di cui solo
poche decine di persone sanno riconoscere i colori delle case, i profili
delle montagne che lo circondano, il fiume che lo attraversa.
Questo libro nasce con un'intenzione molto simile: partire da un'immagine
d'insieme e arrivare ai dettagli che la compongono. Naturalmente e' piu'
difficile: perche', in questo caso, la visione di partenza non e' chiara, al
punto da venir percepita in modi apparentemente inconciliabili. Proprio in
questi ultimi mesi, infatti, la cosiddetta questione femminile e' riemersa
nelle cronache, nei libri, nelle discussioni intellettuali: in alcuni casi
per una sbigottita denuncia del tramonto delle differenze; in altri, per
l'altrettanto angosciosa consapevolezza di una nuova e violentissima ondata
di misoginia. Che debba tornare ad assestarsi nel ruolo centrale di moglie e
di madre, o che debba continuare a rivendicare di essere prima di tutto
persona, la donna di cui si sta parlando sfugge comunque alla visione.
L'immagine totale e' fuori fuoco. Proprio per questo, occorre forse saltare
verso il basso e osservare da vicino quel che dall'alto non si vede.
In trent'anni, i discorsi sulla cosiddetta emancipazione femminile sono
divenuti molto piu' sofisticati e complessi rispetto all'urgenza con cui
agirono i movimenti di liberazione. E, allo stato attuale, fanno sorgere un
sospetto a chi non frequenta con la stessa generosa e ammirevole assiduita'
il dibattito sul genere. Il dubbio e' semplice, e doloroso: non sara' che
quelle donne che sarebbero divenute pari agli uomini in tutto - e in primo
luogo in un'affermazione professionale in nome della quale avrebbero
svenduto la propria anima e il proprio tempo come il dottor Faust - sono, in
realta', molto poche? Non sara' che l'infinito dibattere sulla differenza e
sul suo prezzo e', in fondo, un lusso riservato a una cerchia ristretta di
pensatrici e osservatrici che hanno realmente ottenuto riconoscimenti
lavorativi ed economici (certo, a fronte di esistenze magari difficili e
convulse: ma comunque con un privilegio che un tempo si sarebbe detto "di
classe" rispetto alla stragrande maggioranza)? Non sara' che, mentre si
discute di quel che l'umanita' ha perduto quando le signore hanno lasciato
il ragu' per i consigli di amministrazione, nel vituperato mondo delle masse
stia invece accadendo tutt'altro?
Questo libro racconta, dunque, i risultati di una lunga immersione nel mondo
dell'immaginario popolare: quello che, d'abitudine, si considera non
rilevante ai fini dell'interpretazione culturale. Eppure, a formare una
cultura e' proprio quello stesso immaginario che si veicola nei prodotti a
larga diffusione: prodotti destinati all'infanzia, soprattutto. Perche', per
capire cosa sta succedendo oggi alle donne, occorre sapere cosa e' successo,
da qualche lustro a questa parte, alle bambine.
Non casualmente, quel che viene intuito oggi dai saggisti era gia' noto, da
oltre dieci anni, nel marketing che riguarda i giovanissimi. La
re-genderization, il ritorno ai generi, e' gia' in atto, dalla meta' degli
anni Novanta, nella produzione e diffusione di giocattoli, programmi
televisivi, libri, film, cartoni. Laddove la parola ritorno non sancisce
semplicemente una differenza, ma determina, ancora una volta e a dispetto
delle apparenze, la premessa di una subordinazione.
Questo libro racconta quello che le bambine guardano, comprano, leggono,
vengono indotte a sognare. Non e' un racconto ottimista. Ciononostante
persegue un secondo obiettivo: cercare di dimostrare quanto sia illusoria la
minaccia tecnologica agitata dai numerosissimi difensori dell'infanzia.
Banalmente, mezzo e messaggio continuano a essere sinonimi: e uno dei
risultati dell'antico fraintendimento e' la messa in ombra di quelli che
sono forse gli stereotipi piu' inquietanti, ma che vengono da un supporto
ritenuto benefico. La carta.
Questo libro, ancora, non intende trasformare i lettori adulti in
vigilantes: almeno, non nel senso che diamo oggi al termine. Non e'
censurando, allontanando o ritentando l'esperienza fallimentare del
politically correct che si ristabilisce un equilibrio ormai perduto di
vista. Semmai, vigilando: e dunque, entrando nel mondo dei simboli per
osservarli e riconoscerli. Per renderli, forse e finalmente, innocui.
Questo libro, infine, comincia idealmente dalla frase con cui, decenni fa,
si concludeva un altro e famosissimo testo, Il secondo sesso di Simone de
Beauvoir: "La disputa continuera' finche' gli uomini e le donne non si
riconosceranno come simili". La sensazione e' che, a oggi, la disputa
continui, e si stia anzi nuovamente acutizzando, perche' quel
riconoscimento - di similitudine, non di identificazione - non e' ancora
avvenuto. Nonostante si sostenga, nei luoghi deputati, l'esatto contrario.

2. LIBRI. GIOVANNA ZUCCONI INTERVISTA ELENA GIANINI BELOTTI E LOREDANA
LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa sul quotidiano "La Stampa" del primo novembre 2007 col titolo "Dalla
parte delle bambine, ieri e oggi. Intervista a Loredana Lipperini ed Elena
Gianini Belotti".
Giovanna Zucconi e' giornalista culturale e conduttrice radiofonica; ha
diretto la rivista delle Librerie Feltrinelli "Effe", scrive per "La Stampa"
e "l'Espresso", lavora per RadioDue e RadioTre.
Elena Gianini Belotti, pedagogista e scrittrice, e' nata a Roma, dove
attualmente vive alternando lunghi soggiorni nella campagna toscana; dal
1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma, per molti anni
ha insegnato in un Istituto professionale statale per assistenti
all'infanzia; collabora con quotidiani e periodici, ed e' autrice di saggi e
romanzi che hanno fortemente contribuito alla riflessione sui temi legati
all'essere donna in tutte le eta'; particolarmente con il suo Dalla parte
delle bambine - considerato il manifesto del femminismo pedagogico - e'
stata una delle voci piu' vive nella denuncia dell'oppressione maschile
sulle donne. Opere di Elena Gianini Belotti: Dalla parte delle bambine,
Feltrinelli, Milano 1973; Che razza di ragazza, Savelli, Roma; Prima le
donne e i bambini, Rizzoli, Milano 1980; Non di sola madre, Rizzoli, Milano
1983; Il fiore dell'ibisco, Rizzoli, Milano 1985; Amore e pregiudizio, 1988;
Adagio un poco mosso, 1993; Pimpi' Oseli', 1995; Apri le porte all'alba,
1999; Voli, 2001; Prima della quiete, Rizzoli, Milano 2003; Pane amaro,
Rizzoli, Milano 2006]

Che cosa non puo' mancare nella tua borsetta? Le gomme da masticare. Un
lucidalabbra. Un fermaglio per i capelli. Ma certo, sacrosanto, grazie per
avercelo ricordato: il lucidalabbra e' indispensabile, dona un'aria glamour.
Mentre per ciglia da cerbiatta, com'e' universalmente noto, occorre il
piegaciglia. Niente di strano. Cosi' fan tutte, cosi' san tutte, o quasi.
Solo che questo prontuario di cosmesi e seduzione e' dedicato a bambine di
quattro anni. Cosi' piccole che una borsetta potrebbero (dovrebbero?) non
averla, per non dire del piegaciglia. E' un libro per mini-lettrici, o forse
ancora neppure lettrici, legato al cartone animato Trollz. A quattro anni le
donne non leggono, pero' consultano Crea il tuo look e mettono il
lucidalabbra. "The devil is in the details", direbbero gli inglesi. Sono i
particolari a svelare. Ma non e' soltanto il diavolo ad appassionarsi ai
dettagli. Osservando meticolosamente piccini e adulti, nel 1973 Elena
Gianini Belotti, insegnante montessoriana, pubblico' Dalla parte delle
bambine, per dire che la differenza fra maschi e femmine non e' innata ma
frutto dei condizionamenti sociali e culturali. Trentaquattro anni dopo,
oggi, Loredana Lipperini, giornalista, setaccia puntigliosamente fumetti,
riviste, moda, pubblicita', televisione, e pubblica Ancora dalla parte delle
bambine. Studiando quello che con termine orribile il marketing chiama
re-genderization: ossia il ritorno ai generi, alla differenza.
A volte ritornano. O forse non se ne sono mai andati? "Allora c'era fervore,
condivisione, poi c'e' stato il contrattacco. Alcune mete sembravano
raggiunte e stabili, almeno in Occidente, invece per certi aspetti adesso e'
addirittura peggio. Non piu' vallette semimute ma veline, un'esibizione del
corpo piu' perversa", dice Elena Gianini Belotti. Pero' (o per questo?)
Dalla parte delle bambine, oltre 600.000 copie in ventitre edizioni,
continua a vendere. "Tutto ha ricominciato a biforcarsi alla meta' degli
anni Novanta", dice Loredana Lipperini, autrice del sequel di quel saggio
cosi' fortunato. "Avventura e scoperta per i maschi, corpo e bellezza per le
femmine. Parlo di immaginario popolare, che viene trascurato dalle elite
culturali e invece decide che cosa bambini e bambine comprano, vedono,
sognano".
Allora come oggi, trattasi di fenomeni (e dettagli!) sotto gli occhi di
tutti, che pero' non vengono visti. Gianini Belotti: "Avevo catalogato cose
molto comuni". L'effetto fu di rivelazione. "Non si puo' fare una scoperta
una seconda volta, pero' tornare su questi argomenti serve ad aggiustare il
tiro sugli errori che continuiamo a fare. Non siamo fuori da questa storia".
Lipperini: "Oggi e' piu' difficile, le cose sono piu' sfumate, si aprono
nuovi problemi interpretativi. Esempio: quello che l'americana Ariel Levy
chiama raunch, cioe' la diffusione di cio' che una volta era ai confini
della pornografia". Le mutande in vista, lo spogliarello continuo, labbroni
e tettone non piu' appannaggio di prostitute. "Il raunch pone il corpo
femminile al centro dell'attenzione: e' liberatorio, oppure questa esibita
sessualizzazione e' segno di sottomissione a modelli maschili?".
Gia'. E dove comincia, a che eta', attraverso cosa? Il piegaciglia di cui
sopra? In un qualsiasi weekend di quest'anno, mentre sullo schermo tre
ragazze mimano una lap dance, il 37% del pubblico di "Buona domenica" ha
meno di quattordici anni. Le fatine Winx, fenomeno del momento, sfoggiano
un'impeccabile french manicure e le labbra gonfie come celebrities di Mtv.
Le bambole Bratz portano pantaloni a vita bassa. E' come se giornaletti e
cartoni animati bombardassero i bambini maschi di cinque anni con schiuma da
barba, anabolizzanti, tagliasigari. Come se. Trentaquattro anni fa, Elena
Gianini Belotti parlava di "mutilazione" sia per le femmine sia per i
maschi, ugualmente menomati dalle imposizioni culturali. Oggi l'ipercura del
corpo e' anche maschile, i ragazzi si impomatano, si depilano, sognano il
tronista Costantino o Fabrizio Corona. "Appunto. E' una malattia contagiosa,
che sta colpendo anche i maschi. Ma per le femmine e' millenaria", dice
Gianini Belotti. E Lipperini: "Per l'uomo la bellezza e' un optional, per la
donna e' un optional l'intelligenza".

3. LIBRI. ARMANDO ADOLGISO INTERVISTA LOREDANA LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa nel sito www.nybramedia.it il 19 novembre 2007 col titolo "Le cose
non sono cambiate, nonostante tutto. Colloquio con Loredana Lipperini".
Armando Adolgiso, nato a Napoli nel 1940, si occupa di letteratura,
performance, radio, teatro, tv; cfr. il sito www.adolgiso.it]

Pubblicato dalla Feltrinelli, e' da poco in libreria il piu' recente lavoro
di Loredana Lipperini in volume: Ancora dalla parte delle bambine.
Il libro, a trent'anni di distanza, volutamente riprende il titolo famoso di
Elena Gianini Belotti che cosi' scrive nell'introduzione non a caso
intitolata: "Passaggio di testimone": "Agli strumenti concreti in uso
trent'anni fa per modellare le menti delle bambine, tutti sopravvissuti -
letteratura per l'infanzia, libri scolastici, giornali, fumetti,
pubblicita', tv - l'autrice aggiunge l'analisi minuziosa della rete internet
a quel tempo non esistente: i blog, i forum, le chat, i siti, i videogiochi,
i personaggi virtuali".
Ancora dalla parte delle bambine, s'avvale di una scrittura che, pur
ampiamente riflessiva, e' veloce, nulla avendo del torpido procedere di
tanta saggistica accademica e lo scatto giornalistico e' ispessito da una
sostanza culturale d'alto profilo. Non rinunciando (e' una specialita' di
Loredana) a fondere la cosiddetta cultura alta con la cosiddetta cultura
popolare ricavandone preziose epifanie.
*
- Armando Adolgiso: Quale la principale motivazione che ti ha spinto a
riprendere, anni dopo l'uscita del libro della Gianini Belotti, il tema
delle bambine nella societa' d'oggi?
- Loredana Lipperini: Mi sembrava, semplicemente, che le cose non fossero
davvero cambiate: nonostante tutto. Mi sembrava inoltre che il femminismo
storico si dedicasse spesso e volentieri a discussioni pur importantissime
ed elevate, ma squisitamente teoriche, tralasciando quel che avviene nel
mondo reale. E quel che avviene e' semplice: disparita' assoluta nel lavoro,
nella cura della casa e della famiglia, moltiplicazione - anzi,
ostentazione - di modelli femminili svestitissimi e muti. Inoltre, quel che
avviene nel mondo adulto ha un corrispettivo immediato e piu' pesante nel
mondo dell'infanzia. Ho deciso di ricominciare indagando allora proprio
nell'immaginario delle bambine e dei bambini: del resto, la splendida
indagine di Elena Gianini Belotti ebbe un effetto dirompente e salutare,
trent'anni fa. Spero che il mio lavoro possa costituire almeno un elemento
di discussione.
*
- Armando Adolgiso: Chi saranno, che ne sara' delle bambine dei nostri
giorni quando saranno vecchie?
- Loredana Lipperini: Difficile prevederlo: se qualcuno avesse detto a noi,
ragazze e ragazzine negli anni Settanta e Ottanta, che il mondo del futuro
sarebbe stato popolato da trasmissioni televisive dove divette seminude
ancheggiano su un surf rosso davanti ad una platea di minorenni, da libri
dove giovani scrittrici sognano nostalgicamente un macho che "le sdrai" (e
magari se le sposi), da testi scolastici dove le madri stirano e i padri
vanno in ufficio... Beh, gli avremmo riso in faccia. Invece questo e' il
nostro presente. Sostituisco alla previsione l'augurio: che si realizzi,
cioe', quel che scriveva in un altro secolo Simone De Beauvoir. Che ne Il
secondo sesso dice: "La disputa continuera' finche' gli uomini e le donne
non si riconosceranno come simili". Spero che questo riconoscimento, infine,
si realizzi: per il bene degli uomini e delle donne.

4. LIBRI. CARLO ANNESE INTERVISTA LOREDANA LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa sul quotidiano "La Gazzetta dello Sport" del 25 novembre 2007, col
titolo "Violenza sulle donne. Colloquio con Loredana Lipperini".
Carlo Annese, giornalista, e' redattore e inviato de "La Gazzetta dello
Sport". Opere di Carlo Annese: (con Jury Chechi), Semplicemente Jury,
Sperling & Kupfer, Milano 2005]

"La paura di subire violenza e' un sentimento che permea la quotidianita'
del 42% delle donne e ha fatto cambiare abitudini di vita al 17% delle
italiane. In particolare le 18-24enni delle grandi citta' si sentono
minacciate". E' l'ultima di una serie di indagini diffuse per la Giornata
contro la violenza sulle donne che danno l'idea di un Paese in cui, secondo
il rapporto Eures-Ansa 2005, un omicidio su quattro avviene tra le mura di
casa e il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, per ragioni
passionali, liti e difficolta' coniugali.
C'e', insomma, la necessita' di stare Ancora dalla parte delle bambine, il
titolo d'un libro di Loredana Lipperini, esperta di letteratura e internet,
seguito ideale di un testo fondamentale per il femminismo pubblicato 34 anni
fa da Elena Gianini Belotti.
*
- Carlo Annese: Qualcuno parla di nuova guerra nei confronti delle donne in
Italia. Esagerato?
- Loredana Lipperini: Se si guarda alle cifre, la definizione e' corretta.
Secondo un'indagine Istat, il 31,9% delle donne tra 16 e 70 anni ha subito
violenza fisica o sessuale, nel 70% dei casi il responsabile e' il marito o
il compagno. Direi, piuttosto, che quella delle donne e' una questione
rimossa, non risolta neanche quando si pensava che certe conquiste fossero
consolidate. Aumentano, ad esempio, le donne che hanno accesso
all'istruzione, ma dopo gli studi trovano lavoro meno che nel resto del
mondo.
*
- Carlo Annese: Lei mette sotto accusa la famiglia.
- Loredana Lipperini: Per l'ossessione con cui investe su figli-capolavoro
che non dovranno subire sconfitte. Ma ci sono anche problemi politici: il
livello dei servizi e' molto basso e conosco coppie che si separano per
guadagnare punti per un posto all'asilo nido.
*
- Carlo Annese: Un futuro senza speranza?
- Loredana Lipperini: Non del tutto. C'e' una nuova generazione che, grazie
a internet, tenta di ribaltare i ruoli e la tendenza a dividersi tra maschi
e femmine: prefigura relazioni tra individui e sta ricominciando a parlare.

5. LIBRI. MARTA BUONADONNA INTERVISTA LOREDANA LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa nel blog.panorama.it il 4 dicembre 2007, col titolo "Lipperini:
Vademecum per genitori nell'epoca del web".
Marta Buonadonna (Genova, 1973) e' giornalista free lance e saggista,
collabora con varie testate. Opere di Marta Buonadonna: (con Silvia Ambrosi
e Mario Bottaro), Genova (in)visibile, 1999; Si puo' (ancora) amare a
Genova?, Sonda, 2003; Il mondo del bambino. Salute, sicurezza, prodotti per
l'infanzia, Altroconsumo, 2004; Prodotti per la cura del corpo,
Altroconsumo, 2005]

"Sei bella, sei famosa e ti sbavano dietro... cosa puoi volere di piu' dalla
vita?" (Paris Hilton). Questa frase riportata a pagina 27 del bel libro di
Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, e' assai simbolica di
come le giovani e giovanissime vedano se stesse e il mondo, e della
posizione in cui hanno deciso di collocarsi rispetto ad esso. Il libro
racconta "quello che le bambine guardano, comprano, leggono, vengono indotte
a sognare" e mira a dimostrare "quanto sia illusoria la minaccia tecnologica
agitata dai numerosissimi difensori dell'infanzia". Ne abbiamo parlato con
l'autrice.
*
- Marta Buonadonna: Internet non ha colpe se i modelli delle ragazzine sono
cosi' poco edificanti rispetto all'era del femminismo?
- Loredana Lipperini: E' doverosa una premessa: non si possono fare
generalizzazioni. Solitamente si tende a prendere un aspetto di internet e a
dare priorita' solo a quello, e questo spiega tutte le cicliche polemiche su
YouTube. La verita' e' che su Internet si trova quello che si cerca.
*
- Marta Buonadonna: Pero' e' vero che sulla Rete trovano spazio e vengono
amplificati certi atteggiamenti.
- Loredana Lipperini: Internet altro non e' che il luogo dove si riversano
atteggiamenti e umori che esistono anche fuori. Il bullismo non nasce
perche' c'e' Internet, ma perche' ci sono genitori che dicono ai figli "se
prendi un cazzotto danne due". Le anoressiche non nascono nei siti pro-ana.
L'atteggiamento sessista, bullo o anoressico nascono fuori, Internet e' il
modo per renderli visibili. Se vado in cerca come osservatore di qualcosa
che puo' turbare senza dubbio la trovo. Ma se lo cerco trovo anche un sito
sulla coltivazione dei peperoni.
*
- Marta Buonadonna: Qual e' il problema allora?
- Loredana Lipperini: La carta e' molto piu' pericolosa della Rete. La
veicolazione dei modelli di genere fatta attraverso libri scolastici che
ripropongono vecchi stereotipi in cui la mamma sta a casa a lavare i
pavimenti e a mettersi il rossetto e il papa' va a lavorare e' il primo
passo. Poi si prosegue con il giornaletto delle Winx che dice alle bambine
dai 5 anni in su' "fatevi belle e truccatevi". Nessuno si preoccupa perche'
si tratta di un mezzo in qualche modo autorevole, di cui gli adulti si
fidano. Vanno tutti a controllare YouTube, ma a nessuno viene in mente di
sfogliare "Top girl" e vedere che modelli propone.
*
- Marta Buonadonna: Nel suo libro c'e' invece la testimonianza di
un'esperienza molto positiva di creativita' in Rete.
- Loredana Lipperini: Si', e' il fenomeno della Fanfiction, che riunisce
milioni di appassionati di qualunque cosa, dal telefilm al videogioco. I
fan, che nella maggioranza dei casi sono ragazze, creano contenuti originali
basandosi su personaggi amati e rispettandone le caratteristiche inventano
sviluppi alternativi delle trame o immaginano i prima e i dopo. E' una sorta
di laboratorio di scrittura permanente e comunitario che ha dato vita anche
a generi originali come lo Yaoi: racconti scritti da ragazze per ragazze che
parlano di amore fra uomini. All'interno di queste coppie reinventate
partendo da personaggi di film, telefilm o libri, vige l'assoluta parita' e
non esiste nessuna forma di subordinazione o di netta suddivisione di ruoli:
e' in fondo una nuova forma di femminismo.
*
- Marta Buonadonna: Torniamo a Paris Hilton, divenuta famosa grazie a un
video hard messo su Internet: cosa fa di lei un mito anche tra le ragazzine
italiane?
- Loredana Lipperini: La Rete accoglie e amplifica. Lei e' arrivata al
momento giusto con un motto che rispecchiava perfettamente i tempi: my body
is my business. Dalla tv, che ci a abituato negli ultimi 15 anni alla
costante presenza di donne spogliate e mute, dalla pubblicita', dai libri
tratti da blog semiporno, insomma da ogni parte arrivava il messaggio che il
successo della donna doveva essere legato all'uso del corpo. Adesso
cominciano ad esserci segni di saturazione. Li vedo nella proposta della
Bonino di boicottare i prodotti che fanno pubblicita' offensive usando il
corpo femminile e nel fatto che sia stata accolta con serieta'.
*
- Marta Buonadonna: Infine ancora i nuovi media. Nel suo libro lei riporta
molti dati sull'uso differente che fanno delle tecnologie i ragazzi e le
ragazze: mentre i primi usano il computer e Internet con maggior padronanza
e quindi in modo piu' attivo e creativo, le ragazze sono per la maggior
parte fruitrici passive. Una differenza che e' destinata ad aumentare e a
pesare?
- Loredana Lipperini: Nel 2000 ci fu il fenomeno dei Pokemon, un cartone
assolutamente unisex, cosi' come le carte dei Pokemon che impazzarono per un
bel po' e che stimolavano il gioco strategico. Poco dopo cominciarono a
uscire delle imitazioni "da femmina" tutte colori e lustrini, Barbie e
Bratz, e zero strategia. Per i maschi si sono continuate a produrre carte
per giochi strategici come Magic, per le femmine sempre e solo collezioni di
belle figurine. Bisogna ripensare al modo in cui i bambini giocano e
smetterla di differenziare cartoni e giocattoli per sesso. Se continueremo a
promuovere l'intelligenza emotiva nelle femmine e quella astratta nei maschi
loro saranno poi per forza piu' attrezzati nel mondo della tecnologia.

6. LIBRI. SEIA MONTANELLI INTERVISTA LOREDANA LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa nel "Corriere Nazionale" col titolo "'Dalla parte delle bambine' per
crescere belle persone. Intervista a Loredana Lipperini".
Seia Montanelli cura il blog "Paese d'ottobre"]

Trentaquattro anni dopo il saggio Dalla parte delle bambine di Elena Gianini
Belotti, Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice, riprende le fila del
discorso e analizza ancora una volta i modelli comportamentali e sociali che
influiscono sulla formazione delle bambine e scopre che le cose non sono
cambiate molto da allora.
*
- Seia Montanelli: A dispetto di una percepita emancipazione femminile, il
tuo libro dimostra come in realta' la situazione sia ancora preoccupante e
tutta "a sfavore del sesso femminile". Ti chiedo invece: come si puo' stare
dalla parte dei bambini, per evitare che diventino i maschilisti o,
addirittura, i persecutori di domani?
- Loredana Lipperini: Senza voler entrare nel lungo, estenuante dibattito su
femminismo dell'uguaglianza o femminismo delle differenze, mi viene da
rispondere: privilegiando l'essere "persona" all'appartenenza di genere.
Evitando di fornire a maschi e femmine un modello prescrittivo a cui
adeguarsi. Cercando di realizzare quella che proprio le nuove, vituperate
tecnologie, ci hanno fatto sembrare un'utopia possibile: fare a meno degli
schemi di "age", "sex", "location". In poche parole: facendo si' che bambine
e bambini cerchino una strada personale, e non seguano quella tracciata
dalle immagini e dalle sollecitazioni che vengono loro forniti.
*
- Seia Montanelli: Il rifiuto del femminismo cosi' frequente nelle piu'
giovani (dalle trentenni in giu'), non si deve anche al fatto, secondo te,
che le femministe d'antan offrono un'idea di esistenza ideologizzata, e
bassa qualita' della vita? Si ha la sensazione che quelle donne urlanti,
scarmigliate e non di rado bruttine, non se la passassero poi tanto bene.
Cio' detto: e', secondo te, possibile rilanciare un'idea di contestazione
dei ruoli imposti al genere non dimenticando la qualita' della vita?
- Loredana Lipperini: Ah, ma bisogna anche chiedersi come mai sia passato
solo quello stereotipo del femminismo: il discorso e' estremamente
interessante. Nel movimento delle donne non c'erano soltanto le scarmigliate
e le urlanti, ne' soltanto le separatiste, ne' soltanto le aggressive.
Ridurre il femminismo a caricatura e' stata una mossa formidabile per
denigrarlo e screditarlo. Certo, non di rado le stesse femministe storiche
hanno contribuito a creare di se stesse un'immagine claustrale e isolata dal
mondo. Mentre scrivevo il libro, sapevo di correre esattamente il rischio di
entrare - a torto - nella folta schiera del neopuritanesimo. Certo che si
puo' e si deve condurre un'esistenza materialmente e intellettualmente
appagante: nessuno sta dicendo di rinunciare ai tacchi a spillo e alla
seduttivita'. Sto solo cercando di dire che il modello seduttivo non e'
l'unico a disposizione e non si indossa ventiquattro ore su ventiquattro.
Ne' e', da solo, garanzia di parita'. Questa e' stata la confusione maggiore
degli ultimi anni, mi sembra.
*
- Seia Montanelli: Il tuo libro e' fortemente negativo verso "il mondo in
rosa", verso tutto cio' che e' considerato adatto alle bambine, in
contrapposizione a cio' che e' invece patrimonio e universo del bambino,
perche' in questa divisione si insinua il germe della strutturazione sociale
per ruoli definiti e immutabili. Quello che un po' mi preoccupa delle tesi
esposte del tuo libro e' che alla fine, chi vi aderisse integralmente,
correrebbe il rischio di considerare tutto e ogni cosa un simbolo con una
profonda valenza di "genere"; e non riuscirebbe piu' a vivere serenamente il
proprio essere donna o uomo, e soprattutto bambina o bambino...
- Loredana Lipperini: Lungi da me l'idea di voler trasformare gli adulti in
vigilantes! E' la prima cosa che ho scritto: semmai, e' importante
"vigilare", e sporcarsi le mani nel cosiddetto "popolare", che abitualmente
e' proprio quello che viene trascurato. Non e' necessario proibire le Winx:
e' necessario, semmai, spiegare che non e' necessario diventare bella come
una Winx per essere una bella persona.

7. LIBRI. NICOLETTA SIPOS INTERVISTA LOREDANA LIPPERINI
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa nel periodico "Chi" del 19 dicembre 2007 col titolo "Dieci domande a
Loredana Lipperini".
Nicoletta Sipos, giornalista, con ampia esperienza nelle redazioni di vari
settimanali popolari, da "Gente" a "Chi"; nel 1999 e' stata chiamata a
tenere alcuni seminali sul giornalismo popolare inglese per il dipartimento
di anglistica dell'Universita' statale di Milano. Ha pubblicato, nel corso
degli anni, diversi saggi, romanzi, e libri e racconti per ragazzi]

"Trent'anni fa avevo letto, e molto amato, il provocante saggio Dalla parte
delle bambine di Elena Gianini Belotti. Per una curiosa serie di circostanze
sono arrivata a scrivere l'aggiornamento di quel libro, mettendo a confronto
la realta' di oggi con i dati degli anni '70. E sono arrivata a un risultato
agghiacciante. Il mio Ancora dalla parte delle bambine dimostra, purtroppo,
che la situazione delle donne, e delle bambine, non e' migliorata affatto in
questi decenni. Al contrario, e' drammaticamente peggiorata". Inizia cosi'
il racconto di Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice di qualita',
appassionata di tecnologie moderne e Internet, conduttrice radiofonica e
voce storica di Raitre.
*
- Nicoletta Sipos: Come fa a dirlo?
- Loredana Lipperini: Non lo dico io, ma un rapporto del World Economic
Forum che, sulla base di quattro fattori (accesso all'istruzione, parita'
nel settore economico e lavorativo, aspettative di vita e di salute,
influenza politica), pone l'Italia all'84mo posto nella classifica mondiale,
mentre la Romania e' al 47mo.
*
- Nicoletta Sipos: Torniamo al suo legame con Gianini Belotti...
- Loredana Lipperini: L'ho conosciuta intervistandola alla radio, poi l'ho
ritrovata nel 2006 al Premio citta' di Bari, dove lei era finalista e io
giurata. Mentre chiacchieravamo davanti a un aperitivo, lei mi ha chiesto se
ritenevo il suo libro ancora attuale. Ho risposto di si' e mi sono ritrovata
in mano il testimone. Ho capito soltanto allora che stavo pensando da anni a
quel tema, inconsciamente, e raccogliendo segnali sempre piu' inquietanti.
*
- Nicoletta Sipos: Cioe'?
- Loredana Lipperini: Da una decina di anni, nei giornali e libri per
bambine spuntano, come modelli, fatine e streghe. Aveva ragione Simone de
Beauvoir a dire che se leghi la femmina al trascendente, la diversifichi dal
maschio e apri alla degenerazione verso il basso.
*
- Nicoletta Sipos: E' andata cosi'?
- Loredana Lipperini: Si'. Il primo Witch era interessante: le fate
pensavano a salvare il mondo, le madri lavoravano, le matrigne erano buone.
Con Winx e' iniziata la discesa. Le bambine sono spinte ad occuparsi di
trucco, moda e cellulari.
*
- Nicoletta Sipos: Ed e' disdicevole?
- Loredana Lipperini: Il guaio e' che Winx, che passa per un trionfo
italiano, e' consigliato a bambine dai 5 ai 12 anni. Alle quali si offrono
come gadget lucidalabbra e accessori per manicure. Ai coetanei maschi si
regalano, invece, normali giochi.
*
- Nicoletta Sipos: Che cosa ne deduce?
- Loredana Lipperini: E' in corso un attacco alle donne, anche con la
complicita' di molti libri di scuola che presentano la mamma intenta a
pulire i pavimenti, mentre papa' legge il giornale. E permette ai figli di
arrabbiarsi se la mamma non ha preparato la torta.
*
- Nicoletta Sipos: Tutto qui?
- Loredana Lipperini: Le donne sono viste come oggetti e proprieta' privata
dei loro uomini. Il 32% delle donne tra i 16 e 70 anni ha subito violenza, e
un omicidio su quattro avviene dentro le mura domestiche. Su 10 omicidi, 7
vittime sono donne, uccise dai partner.
*
- Nicoletta Sipos: Statistiche infami...
- Loredana Lipperini: Il problema e' che ci allarmiamo all'emergenza, ma poi
cancelliamo i dati. Io ho soltanto riunito le notizie, arrivando al quadro
totale. Senza contare i messaggi...
*
- Nicoletta Sipos: Per esempio?
- Loredana Lipperini: L'ordine di avere un figlio perfetto. Se il piccolo ha
dei problemi, la madre si sente incapace e si ribella. Nascono cosi' tanti
matricidi.
*
- Nicoletta Sipos: Come se ne esce?
- Loredana Lipperini: Io credo nei nuovi strumenti tecnologici come
Internet. In rete le identita' sessuali diventano piu' fluide. Scrivendo e
raccontando sui blog, ragazze e bambine ridisegnano soprattutto se stesse. E
tracciano un mondo di persone. Per citare di nuovo Simone de Beauvoir: il
conflitto cessera' quando uomini e donne si riconosceranno come simili.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 149 del 28 dicembre 2007

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