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Minime. 318



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 318 del 29 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Breve un ragionamento
2. Livia Manera intervista A.M. Homes
3. Antonio Monda intervista A.M. Homes
4. Stefano Petrucciani presenta "Redistribuzione o riconoscimento?" di Nancy
Fraser e Axel Honneth
5. Riletture: Baye Ndiaye, Marco Padula, Le immagini dell'Africa in Europa
6. Riletture: Giuseppe Papagno, Ernesto Perillo (a cura di), Memoria ragione
immaginazione
7. Riletture: Angelo Stefanini, Salute e mercato
8. Riletture: Ucodep, Centro di documentazione Citta' di Arezzo,
Intercultura
9. L'Agenda dell'antimafia 2008
10. L'agenda "Giorni nonviolenti" 2008
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. BREVE UN RAGIONAMENTO

Chi non si oppone alla guerra, non si oppone alle uccisioni di esseri umani.
Chi non si oppone alle uccisioni di esseri umani ha gia' condannato, per
quanto in suo potere, l'intera umanita' al crimine e alla morte.
La guerra, il terrorismo, l'assassinio: sono in radice una stessa cosa.
Ogni politica che ancora si affidi agli eserciti e alle armi, dopo Auschwitz
e dopo Hiroshima, e' una politica omicida e onnicida.
Solo la scelta della nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

2. LIBRI. LIVIA MANERA INTERVISTA A. M. HOMES
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa su "Grazia" del 13 ottobre 2007 col titolo "La verita' di una figlia
adottata. Colloquio con A.M. Homes", a proposito del suo recente libro La
figlia dell'altra, di cui riportiamo la seguente scheda di presentazione
editoriale: "Adottata alla nascita dalla famiglia Homes, A.M. ha trentun
anni quando viene contattata dalla madre naturale: si ritrova
improvvisamente scaraventata in un'identita' parallela, dove i suoi genitori
non sono i suoi genitori, ma due strani individui pieni di problemi
irrisolti e inquietanti somiglianze fisiche. E' lo choc di riconoscere il
suo sedere in quello del padre, Norman Hecht, uomo di facili promesse che
sedusse e abbandono' la madre quando lei aveva diciassette anni, ed e' lo
spavento puro di sentire per la prima volta la voce roca, animalesca, di
Ellen Ballman, la madre biologica. Cercando di rimettere insieme i pezzi
della sua famiglia, A.M. si sottopone a un test del Dna, ai ricatti
affettivi della madre biologica e al dolore di riporne la vita in pochi
scatoloni dopo la sua morte, all'umiliazione di altre promesse non mantenute
del padre, a un viaggio nel tempo per ricostruire il suo albero genealogico,
sforzandosi di non perdere l'equilibrio e di non farsi sopraffare
dall'assurda fatica di far rientrare nella propria identita' un'altra
famiglia, un'altra storia. Madre, padre, famiglia, identita', Dna,
appartenenza, figli, continuita', senso. Sono temi talmente delicati che si
possono affrontare solo in modo brutale. A.M. Homes, con la sua scrittura
asciutta, cruda, coraggiosa, mette il dito direttamente nella ferita, senza
paura di scoprirsi, ed e' proprio questa spietata onesta' a rendere il suo
memoir un'opera commovente, toccante, di profonda sensibilita'".
Livia Manera e' giornalista culturale e critica letteraria di narrativa
inglese e americana per il "Corriere della Sera".
A.M. Homes e' nata a Washington nel 1961 e vive a New York dove insegna alla
Columbia University; autrice di romanzi, racconti e saggi, e' considerata
una delle voci piu' originali della sua generazione ed e' stata inclusa dal
"New Yorker" nella lista dei "venti autori per il nuovo secolo"; ha ricevuto
numerosi premi letterari negli Stati Uniti e collabora regolarmente con
molte prestigiose riviste, in particolare "Vanity Fair", "New Yorker",
"Granta", "McSweeney's", "Art Forum" e "New York Times". Tra le sue opere in
Italia sono state pubblicate da Minimum fax: La sicurezza degli oggetti
(2001), Cose che bisognerebbe sapere (2003), Jack (2004), La fine di Alice
(2005); e da Feltrinelli: Questo libro ti salvera' la vita (2006), Los
Angeles (2006), La figlia dell'altra (2007)]

"Essere rifiutati prima ancora di avere una personalita' e' una cosa
terribile...". A.M. Homes sta parlando della propria adozione con rabbia e
rassegnazione, rinunciando all'ironia che di solito colora la sua prosa e
che ha trovato un esito felice nei suo romanzo piu' recente, Questo libro ti
salvera' la vita. Siamo in un piccolo caffe' del Greenwich Village, a due
passi dalla casa di New York dove questa scrittrice omosessuale abita con la
figlia che ha avuto grazie alla fecondazione artificiale. E l'argomento
della conversazione sarebbe alquanto spinoso, se a esso non avesse dedicato
un libro liberatorio appena uscito da Feltrinelli, dopo aver fatto discutere
non poco negli Stati Uniti. La figlia dell'altra e' un memoir che inizia
intorno al Natale del '92, quando i genitori adottivi di A.M. (che sta per
Amy Michael, ma guai a chiamarla cosi') insistono perche' lei si sieda a
parlare con loro in salotto, nella casa di Washington dove la scrittrice li
ha raggiunti per le feste. Non sono persone da conversazioni formali, e lei
istintivamente si allarma. Pensa sia morto qualcuno. Poi la notizia:
"Abbiamo ricevuto una telefonata. Una persona ti sta cercando". La sua madre
naturale si era rifatta viva.
A.M. racconta che la prima sensazione fu di pericolo. "Dopo una vita passata
in una specie di programma di protezione virtuale, ero stata scoperta. Mi
alzo sapendo una cosa in piu' su me stessa: sono la figlia dell'amante. La
madre che mi ha messo al mondo era giovane e nubile, mio padre piu' vecchio
e sposato, con una famiglia sua. Quando nacqui, nel dicembre del '61, un
avvocato chiamo' i miei genitori adottivi e disse 'Il vostro pacchetto e'
arrivato ed e' legato con nastri rosa'". Poi non esita a mostrare ai lettori
quanto disincantata sia la sua visione della faccenda: "Un pediatra di
fiducia fu mandato all'ospedale a valutare la merce. Sono stata adottata,
comprata, ordinata e ritirata, come una torta dal pasticcere".
Due signore di mezza eta', sedute a un tavolo vicino, l'hanno riconosciuta e
vorrebbero partecipare alla conversazione (una delle due e' stata adottata a
sua volta), mentre ragioniamo intorno a questa "storia" che in origine e'
stata pubblicata sul "New Yorker", la rivista che qualche anno fa ha messo
A.M. Homes tra i venti scrittori per il nuovo millennio. "Ma allora per un
figlio e' meglio sapere o non sapere da dove viene?" chiedo. La scrittrice
solleva l'occhio azzurro e inarca le sopracciglia: "Penso che ognuno abbia
esigenze diverse. Non si puo' parlare per qualcun altro. Nel mio caso,
quando quella notizia mi ha raggiunto, ho capito che non potevo ignorarla.
Sarebbe stato come rifiutarla attivamente. Altri hanno cosi' paura di quello
che potrebbero scoprire da rimanere paralizzati". In una situazione come
questa ci sono tutte le premesse per temere il peggio, e cioe' che sia
incolmabile la distanza tra la favola che il bambino adottato ha imparato a
raccontarsi, e la realta' sul perche' e' stato abbandonato. "Nei miei sogni,
mia madre e' la regina delle regine...", scrive la Homes. "Bella come una
star, incredibilmente competente, capace di prendersi cura di chiunque e di
qualunque cosa". Nella realta' gia' molto ottimista di una vicina di casa
era una bella donna, sottile nel tailleur di tweed malgrado la recente
gravidanza.
Ma al telefono, quando la scrittrice decide di comporre il numero che le ha
dato l'avvocato, la voce nasale e roca che risponde ha qualcosa di sinistro
quando grida "Oh, mio Dio. Questo e' il giorno piu' bello della mia vita".
Ci saranno ancora molte telefonate prima che la figlia accetti un incontro,
e in queste conversazioni la madre, dice, le ricorda "la Bianche DuBois di
Tennessee Williams, che passa da una persona all'altra cercando un po' di
sollievo a un dolore incurabile". Ma lo sguardo della scrittrice rimane
freddo: "La sua mancanza di sofisticazione mi lascia nel dubbio se abbia
un'intelligenza limitata o sia solo ingenua in modo stupefacente". Tale e'
la distanza tra la trentunenne scrittrice gay, cresciuta nell'ambiente
liberal di genitori artisti, marxisti e per meta' ebrei, e una madre
naturale che faceva la commessa in un negozio di Washington quando fu messa
incinta dal suo capo.
Sembra addirittura che le due fatichino a trovare un vocabolario comune. Ma
ecco la storia che viene fuori. Ellen Ballman ha quindici anni quando va a
lavorare per Norman Hecht al Princess Shop, e ne ha diciassette quando lui
le promette di lasciare la moglie e di sposarla. Intanto e' rimasta incinta.
Lui continua a fare promesse. ma non lascia la famiglia. Poi si fa vivo un
avvocato che le offre una transazione. Ellen rifiuta il denaro, decide di
dare la bambina in adozione, e comincia una vita segnata dalle difficolta'
economiche e dalla solitudine, fino a quando riesce a rintracciare quella
figlia abbandonata tanti anni prima e fa una cosa sorprendente. Le chiede di
prendersi cura di lei. "C'era qualcosa di orribilmente ironico nel fatto che
fosse lei a chiedere aiuto a me. Tutto cio' che le interessava era se
stessa, le sue necessita'" dice la scrittrice.
E mentre la figlia rintraccia anche il padre naturale nella bella casa dove
vive con la moglie e i quattro figli, e quello tiene un comportamento
ambiguo che si fa via via odioso, la madre si ammala e muore a poco piu' di
sessant'anni, dopo avere rifiutato di proseguire la dialisi. "Mi chiedi come
mai a un certo punto, nel mio libro, quel padre che sembrava volesse
addirittura presentarmi in famiglia scompaia dalla scena. Ma la verita' e'
che non lo so. Forse Ellen gli aveva chiesto aiuto per convincermi a fare
qualcosa di straordinario per lei, e lui si e' opposto. Forse voleva che le
donassi un rene, in effetti ne avrebbe avuto bisogno. Non so cosa avrei
fatto se avessi dovuto prendere quella decisione".
A questo punto le signore del tavolo accanto se ne vanno lasciandoci sole a
tirare le fila di questa storia amara. Che continua con il rifiuto di Hecht
di avere rapporti con la figlia. E con la dichiarazione che l'uomo fa alla
stampa, quando esce il libro: "Il nome dell'autrice mi pare di conoscerlo,
il resto e' pura invenzione". "Eppure mi sento molto meglio oggi di quando
da ragazza pensavo che in qualunque momento avrei potuto essere catapultata
fuori dal pianeta" dice Homes, mentre fuori comincia a far buio. Ha scritto:
"E' una delle patologiche complicazioni dell'adozione, che gli adottati non
abbiano veri diritti, che vivano per sopportare i segreti, le necessita' e i
desideri degli altri". E alla luce di quanto ci ha raccontato, e' una frase
che fa riflettere.

3. LIBRI. ANTONIO MONDA INTERVISTA A. M. HOMES
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
apparsa su "La Repubblica" del 24 novembre 2007" col titolo "Nella vita
privata e nei miei libri non parlo mai di me stessa. Intervista ad A.M.
Homes".
Antonio Monda insegna sceneggiatura e regia presso il Film Department della
New York University, collabora alle pagine culturali del quotidiano "La
Repubblica", e' critico cinematografico per "La Rivista dei Libri/The New
York Review of Books"; ha curato retrospettive ed esposizioni per il Museum
of Modern Art, il Solomon Guggenheim Museum, il Lincoln Center di New York e
la National Gallery di Washington; ha diretto numerosi documentari ed un
lungometraggio intitolato Dicembre, presentato al Festival di Venezia. Tra
le opere di Antonio Monda: La magnifica illusione. Un viaggio nel cinema
americano, Fazi, Roma2003; The Hidden God, MoMA, New York 2004; Tu credi?
Conversazioni su Dio e la religione, Fazi, Roma 2006]

Pochi giorni dopo aver compiuto trentun anni, A.M. Homes venne contattata
improvvisamente dalla propria madre naturale. La scrittrice era consapevole
da molto tempo di essere stata adottata dai coniugi Homes, ma non aveva mai
saputo nulla dei veri genitori. Quando aveva diciassette anni la madre, di
nome Ellen, venne sedotta da Norman, un uomo d'affari di successo, e dopo
qualche anno rimase incinta. Dopo molte promesse di abbandonare moglie e
figli, Norman decise invece di lasciare la giovane amante, e quando nacque
la piccola Amy, la fece adottare dagli Homes attraverso gli uffici di un
avvocato. In un primo momento la scrittrice e' turbata dalla voce arrochita
dalle sigarette della madre e dall'atteggiamento scostante del padre, ma
l'incontro rivela sorprese ben piu' amare: Ellen ha avuto dei guai con la
giustizia, mentre Norman, dopo averla incontrata, la costringe a fare
l'esame del Dna e una volta appurato che e' realmente sua figlia, tronca i
rapporti e fa scomparire l'esame che prova la sua paternita'. La vicenda,
che si trasforma in un viaggio alla scoperta della sua identita' piu' intima
e remota, e' raccontata con ammirevole sincerita' ne La figlia dell'altra.
Il libro e' stato preceduto da un saggio pubblicato nel 2004 con grande
scalpore sul "New Yorker", nel quale la Homes racconto' per la prima volta
l'intera vicenda dopo la morte della madre naturale e la decisione da parte
del padre di parlarle solo attraverso il suo avvocato.
"Il pezzo uscito sul 'New Yorker' era una versione condensata della prima
parte del libro", racconta nella sua casa del West Village, "ma molti
pensano che La figlia dell'altra sia nato da quel saggio quando e' vero il
contrario: stavo gia' scrivendo il libro e ho dato alla rivista le prime
quaranta pagine. Sul 'New Yorker' i nomi utilizzati sono differenti. Non
avevo alcuna intenzione di esporre o ferire nessuno. Ma poi, quando ho
scritto la seconda parte del libro, e ho fatto delle ricerche sul mio albero
genealogico, ho pensato che sarebbe stato assurdo mantenere ancora dei nomi
falsi.
*
- Antonio Monda: Qual e' stata la maggiore difficolta' incontrata?
- A.M. Homes: Sia nella vita privata che nei miei libri non parlo di me
stessa, e in questo caso ho raccontato delle esperienze primitive. E' stato
difficile, anche sul piano letterario, trovare le parole giuste per
raccontare qualcosa che mi ha sconvolto nel profondo e rivivere qualcosa di
doloroso che ancora sanguina.
*
- Antonio Monda: La sua appare un'esperienza catartica.
- A.M. Homes: Sentivo la necessita' di scrivere, ma rifiuto questa
definizione: lo e' stata nella misura in cui puo' essere catartico vomitare.
*
- Antonio Monda: Come ha reagito suo padre Norman alla pubblicazione del
libro?
- A.M. Homes: Non ha reagito. Un giornalista del "Washington Post" ha
tentato di intervistarlo ma l'avvocato gli ha riferito che soffre di
Alzheimer e non e' in grado di rispondere. Io non sono neanche in grado di
dire se sia vero: so solo che ormai ha piu' di ottant'anni.
*
- Antonio Monda: Quando sua madre Ellen la contatto', lei ebbe una reazione
di paura e si rese conto che anche sua madre adottiva era spaventata.
- A.M. Homes: Sin da quando ero bambina sentiva che sarebbe successo: per
lei era come un incubo che si stava realizzando.
*
- Antonio Monda: Il libro e' preceduto da una citazione di Albert Einstein:
"Ci sono due modi per vivere la propria vita: uno e' come se niente fosse un
miracolo, l'altro e' come se fosse tutto un miracolo".
- A.M. Homes: Ritengo che la mia stessa esistenza sia un miracolo e credo
che quanto ho scoperto e vissuto recentemente poteva distruggermi. La mia
ambizione e' che questo libro possa essere di ispirazione per chi ha vissuto
qualcosa di simile e porti a riflettere su quello che siamo, cosa diventiamo
e sulla forma che prendono le nostre vite.
*
- Antonio Monda: Ellen decise di partorire, ma poi la diede in adozione agli
Homes. Tutto cio' l'ha mai portata ad avere una posizione particolare
sull'aborto?
- A.M. Homes: E' un aspetto che ho discusso con Ellen: le ho chiesto se
avesse mai considerato di abortire, ma lei, che era cattolica, mi disse
assolutamente no. Cio' tuttavia non mi ha fatto cambiare posizione a
riguardo: credo che la donna abbia il diritto di scegliere e non possa
esistere una legge che lo impedisca. La mia vicenda mi ha portato a pensare
anche a un altro aspetto: oggi le adozioni in America sono diminuite perche'
si praticano molti aborti: e' questo uno dei motivi per cui si adottano
bambini che provengono da altri paesi.
*
- Antonio Monda: Lei scrive: "Sono cresciuta immersa nel dolore. Sin dal
primo giorno, a livello di cellule, sono stata perennemente in lutto".
- A.M. Homes: Il dolore puo' segnare un'intera esistenza, ma c'e' da
riflettere attentamente su quello che porta il dolore: non solo qualcosa di
negativo ma anche degli elementi importanti a livello di conoscenza. Mi
chiedo se la musica di Beethoven sarebbe stata la stessa senza il dolore.
Ovvio che non e' indispensabile, ma dobbiamo essere in grado di sentirlo.
*
- Antonio Monda: Uno dei passaggi piu' toccanti e' il racconto del modo in
cui lei viene affidata agli Homes: un avvocato l'ha consegnata ai nuovi
genitori in una macchina. Sembra quasi uno scambio tra contrabbandieri.
- A.M. Homes: E' andata proprio cosi', e posso dirle che ci sono voluti anni
prima che un giudice dichiarasse legale l'adozione. Sono stata comprata,
ordinata e poi ritirata come una torta in pasticceria.
*
- Antonio Monda: Lei ritorna ripetutamente sul tono "basso, nasale,
animalesco" della voce di sua madre.
- A.M. Homes: Era la prima cosa che notavo, una voce consumata da troppe
sigarette. E quel tono basso, quell'accento che mi sembrava volgare... Era
come se mi chiamasse Marlon Brando nel Padrino: non sentivo nulla di simile
nella famiglia in cui ero cresciuta.
*
- Antonio Monda: Lei ha resistito alla volonta' di sua madre di riallacciare
i rapporti. Se ne e' mai pentita?
- A.M. Homes: Si', molto. All'epoca mi sentivo minacciata, avevo
l'impressione che volesse consumarmi senza conoscermi. Sentivo che era una
esigenza nata dalla disperazione piu' che dall'affetto. Si era fatta
un'immagine mia molto diversa dalla realta', e lei a sua volta era molto
diversa da quello che mi immaginavo, o speravo. Ora so di non avere avuto la
forza di accettarla e di amarla.
*
- Antonio Monda: Lei suggerisce che si sia lasciata morire.
- A.M. Homes: E' quello che mi hanno detto i dottori e temo che sia andata
proprio cosi'. Non aveva piu' nulla e nessuno, me compresa.

4. LIBRI. STEFANO PETRUCCIANI PRESENTA "REDISTRIBUZIONE O RICONOSCIMENTO?"
DI NANCY FRASER E AXEL HONNETH
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 21 dicembre 2007, col titolo "Axel
Honneth. Un mondo in equilibrio tra il servo e il padrone" e il sommario
"Redistribuzione o riconoscimento, il serrato dialogo tra le teorica
femminista Nancy Fraser e lo studioso tedesco Axel Honneth edito da Meltemi.
Temi attorno ai quali ruota la discussione sul funzionamento delle attuali
societa' capitaliste".
Stefano Petrucciani (Roma, 1953) acuto studioso di filosofia, docente
universitario e saggista di forte impegno civile. Opere di Stefano
Petrucciani: Ragione e dominio. L'autocritica della razionalita' occidentale
in Adorno e Horkheimer, Salerno, Roma 1984; Etica dell'argomentazione.
Ragione, scienza e prassi nel pensiero di Karl-Otto Apel, Marietti, Genova
1988; (con F. S. Trincia), Marx in America, Editori Riuniti, Roma 1992; Marx
al tramonto del secolo, Manifestolibri, Roma 1995; Introduzione a Habermas,
Laterza, Roma-Bari 2000; Introduzione a Adorno, Laterza, Roma-Bari 2007.
Nancy Fraser, prestigiosa teorica femminista, e' docente di Scienze
politiche e sociali presso la New School for Social Research di New York.
Tra i suoi libri recenti: Feminist Contentions (con Seyla Benhabib, Judith
Butler e Drucilla Cornell, 1994); Justice Interruptus (1997); The Radical
Imagination (2003).
Axel Honneth (Essen, 1949), docente presso l'Universita' di Francoforte sul
Meno, dove dal 2001 dirige anche l'Istituto per la ricerca sociale, e' uno
dei piu' autorevoli esponenti della filosofia sociale contemporanea. Dalla
stessa fonte di questa recensione riportiamo anche la seguente scheda: "Dal
2001, Axel Honneth dirige l'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte,
il prestigioso centro studi fondato negli anni Trenta e diretto prima da Max
Horkheimer e, nel dopoguerra, da Theodor W. Adorno. Nato nel 1949, Honneth
ha lavorato con Habermas al Max Planck Institut e dal 1996 e' professore di
Filosofia sociale nell'universita' di Francoforte. Nel suo primo libro,
Critica del potere (Dedalo, 2002), Honneth comincia a elaborare in maniera
sistematica il suo punto di vista confrontadosi con alcuni grandi del
pensiero critico da Foucault ad Adorno allo stesso Habermas, articolando
infine la propria riflessione in un saggio dedicato alla Lotta per il
riconoscimento (Il Saggiatore, 2002). In italiano sono disponibili anche
Riconoscimento e disprezzo (Rubbettino, 1993) e Il dolore
dell'indeterminato. Una attualizzazione della filosofia politica di Hegel
(Manifestolibri, 2003). L'editore Meltemi ha inoltre da poco pubblicato
Redistribuzione o riconoscimento? (pp. 336, euro 24), dove lo studioso
francofortese discute con Nancy Fraser, e Reificazione. Uno studio in chiave
di teoria del riconoscimento (pp. 96, euro 12)"]

Il paradigma del riconoscimento, che Axel Honneth ha sviluppato a partire
dal suo testo fondamentale (Lotta per il riconoscimento, del 1992, tradotto
in Italia dal Saggiatore), e' uno strumento utile per pensare la dinamica
dei conflitti nelle societa' capitalistiche? E' a partire da questo
interrogativo di fondo che si puo' leggere il bel testo appena uscito per
Meltemi (Redistribuzione o riconoscimento? Una controversia
politico-filosofica, pp. 333, euro 24), confronto vivace e polemico tra lo
stesso Honneth e la teorica femminista Nancy Fraser, dovcente alla New
School for Social Research di New York e una delle voci piu' interessanti
della teoria critica radicale contemporanea.
*
La lotta tra il servo e il padrone
Questo libro va letto insieme a un testo piu' breve (e piu' recente) che
sempre Meltemi ha pubblicato da qualche settimana, Reificazione, dove
Honneth tenta di riattualizzare, mutandola notevolmente di segno, questa
tradizionale categoria del marxismo critico, che era stata al centro del
fondamentale testo di Lukacs del 1923, Storia e coscienza di classe. Per
accostarsi al tema "riconoscimento e conflitto" dobbiamo pero' tornare al
modo in cui il tema del riconoscimento e' stato introdotto da Honneth nella
discussione contemporanea, alle scelte e alle ragioni di fondo che hanno
motivato questa sua proposta teorica. In buona sostanza, quando Honneth
rilancia il tema del riconoscimento (che stava al centro di uno dei passaggi
centrali e piu' commentati di Hegel, la lotta tra il signore e il servo
nella Fenomenologia dello spirito) compie un'operazione polemica su due
fronti, prendendo cioe' nettamente le distanze tanto da Juergen Habermas
quanto da John Rawls.
Rispetto a Habermas, e all'impostazione piu' o meno kantiana della sua
moralita' discorsiva, Honneth recupera il punto di vista hegeliano di una
eticita' concretamente radicata nel sociale e differenziata nelle sfere che
articolano i mondi vitali moderni (famiglia, societa' civile e Stato, che
Honneth riattraversa e reinterpreta nel libro Il dolore dell'indeterminato,
Manifestolibri, 2003).
*
La lotta per la buona vita
Rispetto a Rawls, l'opposizione di paradigma e' altrettanto netta: all'idea
rawlsiana secondo cui la teoria politica normativa deve occuparsi di cio'
che e' giusto (lasciando in secondo piano le questioni del bene o della
"vita buona"), e all'individualismo atomistico che resta sempre uno dei
tratti distintivi del liberalismo, Honneth contrappone un nuovo paradigma,
basato sul primato della relazione sociale, della intersoggettivita', e non
timoroso di delineare un concetto, seppur generale e formale, di "vita
buona".
Le coordinate del nuovo paradigma sono, nelle loro linee essenziali, molto
chiare. Proprio in quanto e' intrinsecamente relazionale, l'identita'
individuale presuppone il riconoscimento intersoggettivo: come insegna tutta
la psicologia piu' avvertita, l'acquisizione e il mantenimento di una
identita' non vulnerata, cioe' di un rapporto positivo con se', dipende dal
fatto che l'individuo sia stato positivamente riconosciuto dagli altri che
sono significativi per lui (a cominciare ovviamente dalla madre),
rapportandosi ai quali si e' formato e continua sempre a svilupparsi. Nelle
societa moderne (e qui Honneth riscrive, appunto, la tripartizione hegeliana
delle sfere sociali) una riuscita formazione dell'individualita' passa per
tre sfere o dimensioni fondamentali: quella delle relazioni affettive legate
ai rapporti d'amore, d'affetto o di amicizia, quella dell'eguaglianza tra
persone giuridiche che si riconoscono reciprocamente la loro dignita' e i
loro diritti, e quella della cooperazione sociale e lavorativa, dove gli
individui si riconoscono come soggetti che partecipano a un'impresa comune,
e il cui contributo e' degno di riconoscimento e di stima.
*
Le giuste relazioni
Prende cosi' forma quella idea di giustizia come riconoscimento che Honneth
sviluppa e precisa nel suo dibattito con Nancy Fraser. La giustizia nella
societa' non ha principalmente a che fare - diversamente da quanto credono
Rawls e i suoi seguaci - con la distribuzione di beni, e neppure, come pensa
Habermas, con le procedure di una democrazia deliberativa, ma concerne
piuttosto l'assetto delle relazioni: il primo diritto di ogni individuo
(poiche' il riconoscimento e' condizione di base per la formazione e lo
sviluppo della personalita') e' quello di essere incluso in rapporti di
interazione non deformati, simmetrici, dove egli non sia oggetto di
misconoscimento e disprezzo. Ora, poiche' il riconoscimento e' un rapporto
di reciprocita', nella teoria di Honneth si conservano non solo diversi temi
hegeliani ma anche un tipico tema marxiano: se l'individualita' si
costituisce nelle relazioni di reciprocita', allora vale di nuovo la tesi
marxiana per cui il libero sviluppo degli altri individui e' condizione del
mio libero sviluppo. Per dirla nel modo un po' complicato di Honneth,
bisogna che i soggetti siano consapevoli che "la loro autonomia dipende
dall'autonomia dei loro partner di interazione". E cosi' arriviamo
finalmente al conflitto, tema al quale Honneth mirava gia' dal suo primo
libro, Critica del potere (tradotto in italiano da Dedalo).
All'origine del conflitto sociale c'e' l'esperienza dell'ingiustizia che e'
vissuta da chi subisce le dinamiche di un riconoscimento mancato, limitativo
o inferiorizzante: il riconoscimento puo' essere del tutto negato (come
accadeva ai neri nell'America schiavista), oppure puo' essere profondamente
umiliante e inferiorizzante (come per millenni e' toccato alle donne), o
ancora puo' essere limitante e costrittivo, cioe' tale da costringerti a
negare una parte della tua personalita' (come accade agli omosessuali nelle
societa' omofobe). Per Honneth, i conflitti che racchiudono un potenziale di
"progresso morale" sono appunto quelli che nascono dalle esperienze del
riconoscimento negato; e che vanno da un lato nella direzione di una
maggiore inclusione (come nel caso della conquista dei diritti da parte dei
neri o delle donne), dall'altro di una piu' ricca individualizzazione
(quando si tratta di conflitti che rivendicano, appunto, il riconoscimento
di aspetti stigmatizzati o socialmente rifiutati del proprio modo di
essere).
*
Il dualismo indicibile del conflitto
Ma proprio attorno alla questione del conflitto si sviluppa la discussione
tra Honneth e Fraser. Anche la teorica americana riconosce il nesso tra
conflitti e riconoscimento, ma lo iscrive in un quadro limpidamente e
convintamente dualistico. Uno sguardo panoramico sui conflitti sociali di
ieri e di oggi, sostiene, lascia emergere due tipi di tensioni ben
differenti: da un lato il conflitto distributivo (paradigmatico quello tra
capitalisti e lavoratori), dall'altro i conflitti per il riconoscimento,
cioe' le tensioni che fanno riferimento a identita' specifiche e
differenziate che reclamano di essere riconosciute; questo e' il tipo di
conflitti che sembra piu' diffuso al presente, e paradigmatica puo' essere
la battaglia per il riconoscimento delle unioni civili tra persone
omosessuali (che peraltro secondo Fraser sarebbe solo un compromesso,
perche' resterebbe sempre una discriminazione rispetto al matrimonio).
Questa lettura dualistica dei conflitti corrisponde peraltro, secondo
Fraser, alla duplice struttura delle gerarchie e del dominio nelle societa'
capitalistiche moderne.
Infatti, come e' stato sottolineato anche nei lavori di Immanuel
Wallerstein, nelle societa' capitalistiche le gerarchie di classe coesistono
con quelle di status: queste non sono affatto un residuo premoderno ma, al
contrario, costituiscono una dimensione essenziale anche nella articolazione
delle forme di potere moderne. Inoltre, precisa Fraser, ingiustizia
economica (distributiva) e mancato riconoscimento non sono due situazioni
che si escludano reciprocamente. Sono piuttosto due concetti idealtipici
che, nelle forme di ineguaglianza concretamente esistenti, tendono sempre a
intrecciarsi. Basti pensare, spiega Fraser, alla ineguaglianza di genere:
"Il genere non e' ne' semplicemente una classe ne' semplicemente un gruppo
di status; e' una categoria ibrida radicata contemporaneamente nella
struttura economica e nella gerarchia di status della societa'. Per
comprendere e correggere l'ingiustizia di genere bisogna, dunque, occuparsi
sia di distribuzione sia di riconoscimento".
Nelle sue repliche a Fraser, invece (il libro contiene due interventi per
ciascuno degli autori), Honneth cerca di sostenere - adducendo una serie di
argomenti interessanti e comunque mai banali - che il paradigma del
riconoscimento (articolato nelle sue diverse dimensioni) e' idoneo a render
conto anche di quelle situazioni, come per esempio le lotte salariali, che
sembrano inquadrarsi senza problemi dentro lo schema del conflitto
distributivo.
*
Una stima di classe
Si potrebbe dire che, paradossalmente, Honneth e' d'accordo con Marx nel
sottostimare la questione distributiva. Solo che, mentre il filosofo di
Treviri riteneva che l'unica dimensione rilevante fosse quella della
produzione (di cui la distribuzione non era che un'appendice), per Honneth
il punto centrale e' piuttosto leggere la societa' capitalistica come uno
specifico "sistema di riconoscimento istituzionalizzato": per dirla in modo
semplice e chiaro, i rapporti distributivi sono una conseguenza del modo in
cui i diversi gruppi e il loro contributo sono socialmente valutati e
stimati; prima delle questioni di distribuzione, vengono quelle di
categorizzazione. Per esempio, uno dei problemi chiave dell'ineguaglianza di
genere e' che il lavoro di cura delle donne non e' riconosciuto come lavoro:
la penalizzazione delle donne affonda le sue radici in una categorizzazione
socialmente imposta e consolidata. Ma anche le lotte di classe piu'
tradizionali, sostiene Honneth, non si lasciano leggere secondo un paradigma
distributivo. Rileggendo le ricerche dello storico marxista E. P. Thompson
sulla formazione della classe operaia inglese, Honneth nota che da esse
risulta chiaramente che la resistenza e il conflitto operaio affondano le
loro radici motivazionali piu' nella protesta per la sottrazione di antichi
diritti, per l'onore e la dignita' negati, che non nella semplice
ingiustizia distributiva. Insomma, a suscitare il sentimento
dell'ingiustizia, e dunque il conflitto, e' la gerachizzazione sociale del
rispetto e della stima, piu' che la secca privazione materiale.
*
La banalita' dell'ideologia
Fraser naturalmente ha buon gioco nel contro-obiettare che Honneth
sovrastima decisamente i fattori "ideologici", quando considera ogni tipo di
subordinazione come derivante da "gerarchie di status radicate nella
cultura". Ma non so se la migliore soluzione delle questioni da lui poste
sia tornare, come fa Fraser, al tradizionale dualismo di cultura ed
economia. Decifrare le grammatiche del conflitto e' un obiettivo complicato
e ambizioso; e anche se Honneth e Fraser ci riescono solo in parte, quello
che il loro libro ci presenta e' un buon modo di discutere la questione,
capace di sfuggire alla banalita' e di consegnarci, in ogni caso, dei veri
stimoli intellettuali.

5. RILETTURE. BAYE NDIAYE, MARCO PADULA: LE IMMAGINI DELL'AFRICA IN EUROPA
Baye Ndiaye, Marco Padula, Le immagini dell'Africa in Europa.
L'avvicinamento culturale ed economico euro-africano. Un percorso che parte
dall'Italia, Emi, Bologna 2002, pp. 144, euro 9. Il volume raccoglie gli
interventi al convegno svoltosi a Milano il 19-20 aprile 2002; prefazione di
Momar Gueye, introduzione di Baye Ndiaye, interventi di Rose Senghor, Rodger
M. A. Chongwe, George Abungu, Carlo Maria Martini, Baye Ndiaye, Alain
Rouillard, Tidiane Dioh, Franco Crevatin, Modou Mamoune Faye, Lee V.
Cassanelli, Filomeno Lopes, Angelo Turco, Mario Agostinelli, Marco Padula e
Amanda Reggiori, Athanase Karayenga, Fabrizio Guglielmini, Cheik Tidiane
Gadio, Adama Dieng. Per richieste alla casa editrice: Emi, via di Corticella
179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552, e-mail: sermis at emi.it,
stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

6. RILETTURE. GIUSEPPE PAPAGNO, ERNESTO PERILLO (A CURA DI): MEMORIA RAGIONE
IMMAGINAZIONE
Giuseppe Papagno, Ernesto Perillo (a cura di), Memoria ragione
immaginazione. L'incontro tra culture e la pace. Percorsi didattici
interdisciplinari di educazione alla pace e al dialogo interculturale, Emi,
Bologna 1995, pp. 176, lire 25.000. Frutto di un progetto di lavoro
sostenuto dalla Regione Veneto e dall'Irrsae del Veneto questo volume reca
materiali, proposte, risultati di esperienze di educazione alla pace e al
dialogo interculturale nella e per la scuola media superiore. Con una
introduzione di Emilio Butturini. Per richieste alla casa editrice: Emi, via
di Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552, e-mail:
sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

7. RILETTURE. ANGELO STEFANINI: SALUTE E MERCATO
Angelo Stefanini, Salute e mercato. Una prospettiva dal Sud al Nord del
pianeta, Emi, Bologna 1997, pp. 208, lire 20.000. Un medico specialista in
sanita' pubblica con grande esperienza internazionale sia nel volontariato e
nella cooperazione, sia come docente universitario, analizza l'impatto
devastante che il dominio ideologico e pratico dell'"economia di mercato"
(ovvero dei poteri transnazionali e dei rapporti di forza politici ed
economici che dietro tale astratta etichetta si celano e agiscono) e le
istituzioni finanziarie internazionali (Banca Mondiale innanzitutto) hanno
sull'organizzazione delle strutture sanitarie (ovvero sulla loro effettuale
destrutturazione) e sul diritto alla salute (ovvero sulla effettuale
denegazione sua) nel sud del mondo. Per richieste alla casa editrice: Emi,
via di Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552,
e-mail: sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

8. RILETTURE. UCODEP, CENTRO DI DOCUMENTAZIONE CITTA' DI AREZZO:
INTERCULTURA
Ucodep, Centro di documentazione Citta' di Arezzo, Intercultura. Riflessioni
ed esperienze di educazione interculturale in ambito scolastico, Emi,
Bologna 2004, pp. 96, euro 6,50. Il volumetto reca alcuni materiali di
attivita' di educazione interculturale promosse dalla ong Ucodep e dal
Centro di documentazione Citta' di Arezzo, con due ampi contributi di
Graziella Favaro e di Simone Caccamo. Per richieste alla casa editrice: Emi,
via di Corticella 179/4, 40128 Bologna, tel. 051326027, fax: 051327552,
e-mail: sermis at emi.it, stampa at emi.it, ordini at emi.it, sito: www.emi.it

9. STRUMENTI DI LAVORO. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2008
Uno strumento di lavoro che vivamente raccomandiamo: l'Agenda dell'antimafia
2008, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2007,
euro 10. A cura di Anna Puglisi e Umberto Santino, edita dal Centro
Impastato con Addiopizzo, Cesvop, Comune di Gela, Consorzio Ulisse.
L'agenda puo' essere richiesta al Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel.
0916259789, fax: 0917301490, e-mail: csdgi at tin.it, sito:
www.centroimpastato.it

10. STRUMENTI DI LAVORO. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI" 2008
Dal 1994 ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine offre spunti giornalieri di
riflessione tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla
nonviolenza hanno dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di
"antologia della nonviolenza" che ogni anno viene aggiornata e completamente
rinnovata. Uno strumento di lavoro che vivamente raccomandiamo.
Per richieste: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell. 3495843946, e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it
Il costo di una copia di "Giorni nonviolenti" 2008 e' di 10 euro, sconti
progressivi per l'acquisto di un numero di copie maggiore.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 318 del 29 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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