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Minime. 371



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 371 del 20 febbraio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Mao Valpiana: Il voto e' mio e lo gestisco io
2. Domani a Mestre
3. Tutte le informazioni per l'assemblea di Bologna del 2 marzo
4. Peppe Sini: Mentre la guerra e' in corso, mentre prosegue la carneficina
5. Marinella Correggia: Rifiuti zero
6. Dal 22 al 24 febbraio a Bolzano
7. Il 23 febbraio a Napoli
8. Ida Dominijanni intervista Lorenza Carlassare
9. Yifat Susskind: Chi sta uccidendo le donne di Bassora?
10. Giulio Vittorangeli: Questo carico di morte, questa immensa solitudine
11. Letture: Leopardi. Vita, poetica, opere scelte
12. La "Carta" del Movimento Nonviolento
13. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: IL VOTO E' MIO E LO GESTISCO IO
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: tel. 0458009803, fax 0458009212,
e-mail: mao at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.
Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della
nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come
assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel
Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come
metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di
coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa
della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione
Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al
servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla
campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione
della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario
nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione
diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per
"blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio
direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio
della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione
di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato
di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per
la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il
digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana
rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto
con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e'
nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007]

Ho un solo voto. Ogni due-tre anni in tanti me lo chiedono, piu' o meno
insistentemente, con gentilezza o con arroganza. Fino ad oggi l'ho sempre
dato, a volte in prestito, altre regalato, altre ancora sprecato. Qualche
volta sono stato soddisfatto del suo utilizzo, altre ho dovuto pentirmene.
Tuttavia continuo a pensare che il mio unico voto sia davvero prezioso
(almeno per me). Certo, il voto non esaurisce l'esercizio della democrazia,
ma rappresenta il momento alto dell'espressione politica dell'elettore. Il
voto e' opinione, e' consenso, e' partecipazione. In democrazia (governo del
popolo) il voto e' la parola data ai cittadini.
La Costituzione dice che la sovranita' appartiene al popolo. Lo dice nel
primo articolo dei principi fondamentali. Io faccio parte del popolo
italiano e quindi mi appartiene una quota-parte di sovranita'. Penso di
esercitarla in modo pieno. Partecipo attivamente alla vita sociale: lavoro
in un ente pubblico, faccio parte di un sindacato, sono impegnato nel
consiglio di circoscrizione del quartiere dove abito (negli anni scorsi sono
stato anche consigliere comunale e regionale), esprimo spesso le mie
opinioni sui quotidiani locali, ma soprattutto (ed e' quello che per me
conta di piu') dedico ogni giorno molte ore al lavoro per far crescere la
nonviolenza organizzata in Italia: la redazione della rivista "Azione
nonviolenta", il lavoro di segreteria per il Movimento Nonviolento, la
conduzione della Casa per la nonviolenza di Verona.
*
Penso quindi che ci dovrebbe essere una relazione fra il mio agire sociale
quotidiano e il mio voto alle prossime elezioni politiche.
Sarebbe una palese contraddizione lavorare ogni giorno per la nonviolenza e
poi mettere il mio voto nelle mani di chi non pone la nonviolenza politica
al primo posto del proprio programma elettorale.
Allora mi guardo intorno, nel supermercato della politica italiana, e cerco
di capire se una delle offerte che i partiti ci presentano in questi giorni
sia in qualche modo almeno compatibile con l'orientamento nonviolento.
Sinceramente faccio fatica a dare una risposta decisa e positiva.
In precedenti elezioni, in presenza di dubbi simili, ho optato per la scelta
della persona anziche' del partito, dando la preferenza a chi conoscevo
personalmente e aveva la mia fiducia come persona per bene e impegnata per
la nonviolenza, al di la' del partito di appartenenza: ho votato simboli che
non condividevo per sostenere candidati che avevano la mia stima. Ora questo
non e' piu' possibile, perche' la legge elettorale vigente ha espropriato
l'elettore anche di quest'ultimo piccolo margine di liberta' di scelta: oggi
sono i partiti a decidere chi dovra' essere eletto (o meglio, nominato) al
Parlamento. Il cittadino deve solo ratificare una lista compilata dai
segretari dei partiti (ed e' facile pensare che i segretari di partito
premino i loro fedelissimi, lasciando fuori dai posti realmente eleggibili i
loro oppositori o chi non e' facilmente controllabile). Quindi non si puo'
piu' votare la persona, ma solo il simbolo di partito.
Molti dei simboli che troveremo sulla scheda sono simboli nuovi, che per la
prima volta si presentano alle elezioni (ad esempio il Partito Democratico,
il Popolo della liberta', La Sinistra l'Arcobaleno, la Rosa Bianca, ecc.) e
quindi non e' possibile valutare il loro operato, ma ci si deve affidare
elusivamente alla campagna elettorale e ai programmi per il futuro.
Sarebbero voti sulla fiducia, una cambiale in bianco. Oppure, dato che gli
esponenti di queste nuove formazioni sono tutti politici di lungo corso (da
Veltroni e Berlusconi, da Pecoraro Scanio a Tabacci) si possono valutare i
pregressi di questi personaggi per immaginarsi cosa potranno fare domani.
Difficile essere fiduciosi e clementi, anche senza entrare nel merito delle
varie politiche estere (tutte molto lontane se non opposte a quello che
pensiamo noi) o della politica di "sviluppo" energetico e delle
infrastrutture (nessuno di loro parla di decrescita, che e' la "conditio
sine qua non" per fermare la crisi ecologica del pianeta e le variazioni
climatiche).
A questo punto cosa posso fare? Scelgo il meno peggio? Decido di favorire
chi ha piu' possibilita' di stoppare il peggiore? Non mi convince l'idea di
votare contro. Il voto e' l'espressione di una volonta', non di una
negazione.
Potrei anche (e sarebbe la prima volta nella mia vita di elettore) tenermi
il voto in tasca, oppure presentarmi al seggio e lasciare la scheda bianca,
o annullarla (per evitare il rischio che qualcuno metta un segno al posto
mio).
*
C'e' un'altra possibilita' ancora, garantita dalla Costituzione italiana
all'articolo 49: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente
in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica
nazionale". Presentare una lista nostra alle elezioni.
Gia', perche' no? Allora consulto la legge elettorale, che regola la
presentazione delle liste, e scopro che i partiti che hanno deputati e
senatori gia' eletti sono esentati dalla raccolta delle firme, mentre chi
non ha questi collegamenti deve raccogliere migliaia di firme per ogni
circoscrizione, autenticarle e certificarle. Scopro che chi si presenta
dentro una coalizione ottiene degli eletti anche solo con il due per cento
dei voti, mentre chi si presenta da solo (e nel caso nostro non potrebbe
essere altrimenti) deve ottenere il quattro per cento alla Camera e
addirittura l'otto per cento al Senato.
Inoltre, scopro che tutti i partiti gia' presenti nel Parlamento hanno
goduto di un sostanzioso rimborso elettorale (hanno cambiato il nome, ma e'
il finanziamento pubblico dei partiti) che e' stato calcolato sugli interi
cinque anni di una legislatura, anche se quest'ultima e' durata solo due
anni. Si tratta di milioni e milioni di euro per ognuno dei 26 partiti (19
gruppi parlamentari) presenti nell'ultimo Parlamento. Lungi da me,
naturalmente, voler fare del qualunquismo politico, o parlar male dei
partiti e del ruolo di parlamentare, di cui ho un sacrale rispetto. Ma cosi'
stanno i fatti. I partiti uscenti si sono fatti una legge per cui solo loro
hanno i finanziamenti necessari per affrontare una costosissima campagna
elettorale, fatta di iniziative-spettacolo, di spot televisivi, di
informazione foraggiata con denaro pubblico (si tratta di un ulteriore
finanziamento data a radio o giornali con la legge del finanziamento
all'editoria di partito).
In pratica l'attuale legge elettorale impedisce ai cittadini (non piu'
sovrani) di esercitare pienamente il proprio diritto di voto e chi e' fuori
dalle istituzioni praticamente non ha nessuna possibilita' di presentarsi
alle elezioni. Questa e' la negazione della democrazia.
La Costituzione e' disattesa nei suoi principi fondamentali.
*
Con queste riflessioni mi preparo alla riunione di Bologna del 2 marzo,
convinto fino in fondo della necessita' di una forza anche politica della
nonviolenza organizzata, ma realisticamente cosciente che le condizioni
affinche' cio' possa avvenire sono tutte da costruire. Dal confronto con
altre amiche e altri amici della nonviolenza potra' nascere la volonta'
comune di iniziare questo processo.
La nonviolenza e' politica: dentro e fuori le istituzioni, nelle case e
nelle piazze, nei Comuni e nel Parlamento.
Liste politiche di amici della nonviolenza mi risolverebbero il problema: il
mio voto potrei darlo con speranza e fiducia, e sarebbe un voto come lo
vuole la Costituzione: "personale ed eguale, libero e segreto. Il suo
esercizio e' dovere civico".
Come si diceva una volta? Siamo realisti, vogliamo l'impossibile.

2. INCONTRI. DOMANI A MESTRE

Giovedi' 21 febbraio dalle ore 18 in punto alle ore 20 a Mestre, presso il
nuovo Centro culturale "Cittaperta" (in via Col Moschin 20, angolo via
Felisati, a 300 metri dalla stazione Fs, lungo via Piave), si svolgera' un
incontro, aperto a tutte le persone delle regioni del nord-est interessate,
sull'appello promosso da Michele Boato, Maria G. Di Rienzo, Mao Valpiana su
"Crisi politica, cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici
della nonviolenza?".
*
Per informazioni, adesioni, contatti: micheleboato at tin.it
Per contattare individualmente i promotori: Michele Boato:
micheleboato at tin.it, Maria G. Di Rienzo: sheela59 at libero.it, Mao Valpiana:
mao at nonviolenti.org

3. AGENDA. TUTTE LE INFORMAZIONI PER L'ASSEMBLEA DI BOLOGNA DEL 2 MARZO

L'assemblea promossa dall'appello di Michele Boato, Maria G. Di Rienzo, Mao
Valpiana, "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti
e amici della nonviolenza?" per verificare la possibilita' di liste
femministe, ecologiste e della nonviolenza alle elezioni di aprile, si
svolgera' domenica 2 marzo a Bologna, dalle ore 10 alle 17 circa, nella sala
sindacale dei ferrovieri (appena usciti dalla porta principale della
Stazione, lato piazzale, a sinistra si vede il parcheggio delle biciclette,
dove c'e' un'entrata con una sbarra per andare alla mensa e alla sede dei
carabinieri: poco avanti, sulla destra, c'e' la sala con la scritta Cub).
Tutti gli interventi avranno un limite di tempo che stabiliremo assieme
all'inizio (proposta: non oltre i 10 minuti); da un certo momento in poi (se
lo stabiliremo assieme) spazio privilegiato alle proposte, su cui prendere
eventuali decisioni.
Se ci sono gia' proposte abbastanza precise, attinenti al tema (programmi,
metodi di lavoro, eccetera) sarebbe meglio portarle scritte, in una
cinquantina di copie, per distribuirle dall'inizio.
*
Per informazioni, adesioni, contatti: micheleboato at tin.it
Per contattare individualmente i promotori: Michele Boato:
micheleboato at tin.it, Maria G. Di Rienzo: sheela59 at libero.it, Mao Valpiana:
mao at nonviolenti.org
Chi volesse inviare contributi scritti anche a questo notiziario, indirizzi
a: nbawac at tin.it

4. LE ULTIME COSE. PEPPE SINI: MENTRE LA GUERRA E' IN CORSO, MENTRE PROSEGUE
LA CARNEFICINA

Parlano d'altro, e ne hanno ben donde, coloro che negli ultimi due anni per
la guerra hanno votato, coloro che hanno deciso la prosecuzione delle
stragi, coloro i cui eleganti abitini grondano del sangue della macellazione
di infiniti innocenti.
E parlano d'altro, e ne hanno ben donde, coloro che si sono impegnati per
due lunghi anni, e in questi giorni ancora, a distogliere l'attenzione
dell'opinione pubblica italiana dall'eccidio afgano, dalla criminale
partecipazione militare italiana a un decennio di guerra terrorista e
stragista, imperialista e razzista, che ha provocato ed ogni giorno ancora
provoca lutti infiniti.
E parlano d'altro, e ne hanno ben donde, coloro che sanno di essersi
prostituiti alla guerra e che sono stati disponibili alle basse opere della
propaganda, e tra loro non poche persone che si spacciano o vengono
spacciate per persone amiche della nonviolenza.
Parlano d'altro, e in Afghanistan la guerra continua, e continua la
carneficina. E il nostro paese, e quindi il nostro popolo, ne reca la
corresponsabilita'.
*
Se fosse accaduto negli Stati Uniti d'America durante la guerra del Vietnam
che sedicenti pacifisti si fossero sperticati a dire che in fin dei conti
quella guerra non era poi un granche' e quindi non metteva conto di
opporvisi, anzi, facevano bene i governanti in nome della governabilita' a
spalmare di napalm e di fiamme le carni dei contadini delle risaie.
Se fosse accaduto nella Germania hitleriana che sedicenti antirazzisti
avessero promosso campagne per parlare dei massimi sistemi ed avessero
taciuto sulla Shoah in corso.
Se fosse accaduto questo, io umilimente chiedo a chi ci legge: cosa ne
avremmo dovuto pensare di tali signori?
E' quello che io penso dei tanti tangheri che ancora in queste ore
discettano o sproloquiano d'altro e d'altro, mentre in Afghanistan la guerra
continua, e continua la carneficina. E il nostro paese, e quindi il nostro
popolo, ne reca la corresponsabilita'.
*
Per questo non mi appassionano le chiacchere astratte su cosa dovrebbero
essere i partiti, cosa dovrebbero essere i programmi, cosa dovrebbero essere
le ideologie ed altre cicalata che smascherano chi le fa come un perditempo
che non si e' reso conto che la guerra e' in corso, che i massacri avvengono
ogni giorno.
Per questo tengo in non cale le parole dello pseudopacifista ministeriale
che per aver l'aereo gratis dal sottosegretario o altre miserabili prebende
si presta a dire che la guerra afgana non viola l'art. 11 della
Costituzione, o quelle dei giovani stalinisti riverniciati dei colori
dell'iride persuasi che quando gli assassini siamo noi allora non e' proprio
un assassinio, ma una fatalita' della storia, e lice quindi irridere le
vittime cui e' stata spenta per sempre la luce dei giorni, e continuare
nella mattanza.
*
Ecco perche' con tanta energia chiamo a formare liste elettorali di persone
amiche della nonviolenza per le imminenti elezioni politiche, che abbano
come obiettivo la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani,
l'opposizione alla guerra e alle stragi, la difesa della legalita'
costituzionale e del diritto internazionale, la civilta' giuridica e la
democrazia: ovvero le condizioni minime indispensabili per non annegare
tutti nella barbarie onnicida.
Perche' la guerra e' in corso, e' in corso la carneficina, e chi non si
oppone ne e' complice.
E perche' so - per esser vecchio e senza illusioni - che non saranno gli
squadristi, i totalitari e i voltagabbana delle pseudosinistre
dell'irresponsabilita' e del parassitismo ad opporsi alla guerra, giacche'
andati al governo non hanno esitato ad entrare nei ranghi del superpartito
del terrorismo imperiale, della guerra come magnificente fine (il fine, la
fine) del mondo.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

5. RIFLESSIONE. MARINELLA CORREGGIA: RIFIUTI ZERO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 febbraio 2008, col titolo "Rifuti
zero? Magari. L'Italia va in un'altra direzione", e il sommario "Paul
Connett, coordinatore della campagna mondiale per azzerare la produzione,
scrive agli attivisti italiani, bocciando il nostro paese: a San Francisco
non si fa cosi'. E l'Associazione medici per l'ambiente chiede una moratoria
dell'incenerimento".
Marinella Correggia e' nata a Rocca d'Arazzo in provincia di Asti;
scrittrice e giornalista free lance particolarmente attenta ai temi
dell'ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza; e' stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia,
Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Sri Lanka e Burundi; si e' occupata di
campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e
condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si e'
dedicata allo studio delle disuguaglianze e del "sottosviluppo"; ha scritto
molto articoli e dossier sui modelli agroalimentari nel mondo e sull'uso
delle risorse; ha fatto parte del comitato progetti di Ctm (Commercio Equo e
Solidale); e' stata il focal point per l'Italia delle rete "Global Unger
Alliance"; collabora con diverse testate tra cui "il manifesto", e' autrice
di numerosi libri, e' attivista della campagna europea contro l'impatto
climatico e ambientale dell'aviazione. Tra le opere di Marinella Correggia:
Ago e scalpello: artigiani e materie del mondo, Ctm, 1997; Altroartigianato
in Centroamerica, Sonda, 1997; Altroartigianato in Asia, Sonda, 1998;
Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000; Addio alle carni,
Lav, 2001; Cucina vegetariana dal Sud del mondo, Sonda, 2002; Si ferma una
bomba in volo? L'utopia pacifista a Baghdad, Terre di mezzo, 2003; Diventare
come balsami. Per ridurre la sofferenza del mondo: azioni etiche ed
ecologiche nella vita quotidiana, Sonda, 2004; Vita sobria. Scritti
tolstoiani e consigli pratici, Qualevita, 2004; Il balcone
dell'indipendenza. Un infinito minimo, Nuovi Equilibri, 2006; (a cura di),
Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla societa' dei consumi, Altra
Economia, 2006; Week Ender 2. Alla scoperta dell'Italia in un fine settimana
di turismo responsabile, Terre di Mezzo, 2007. La rivoluzione dei dettagli,
Feltrinelli, Milano 2007.
Paul Connett, scienziato americano, e' docente di chimica ambientale e
tossicologica alla Saint Lawrence University di Canton, New York. Negli
ultimi due decenni ha studiato le problematiche della gestione dei rifiuti,
con un'attenzione particolare ai pericoli derivanti dall'incenerimento ed
alle alternative di non combustione piu' sicure e piu' sostenibili; ha
partecipato a numerosi congressi internazionali, e realizzato molti
documenti e pubblicazioni (anche video); da quindici anni cura la
pubblicazione del bollettino "Waste not" (Rifiuti zero); e' considerato uno
dei massimi esperti internazionali sulla questione della gestione dei
rifiuti]

Dopo un lungo giro di conferenze in Italia, il chimico e docente
universitario statunitense Paul Connett, coordinatore dell'Obiettivo zero
waste (rifiuti zero) ha scritto agli attivisti italiani una lettera piena di
stupore, soprattutto rispetto alle scelte in Campania e a Roma, con il
gassificatore di Malagrotta: "Invece di inceneritori e impianti di
gassificazione le amministrazioni dovrebbero incoraggiare la trasformazione
delle strutture esistenti per la separazione dei rifiuti in impianti di
trattamento meccanico e biologico, di pari passo con un sistema spinto di
raccolta porta a porta. L'idea che le grandi citta' non possano ottenere
grandi riduzioni del totale dei rifiuti prodotti e' stupida. San Francisco
lo fa ogni giorno e cosi' Los Angeles, Chicago, Seattle, Halifax e Toronto.
E anche nelle oltre mille comunita' locali in Italia, piccole e medie, che
hanno adottato il metodo della raccolta differenziata porta a porta, i
successi sono stati enormi: a Novara, 100.000 abitanti, il 70% di riduzione
in 18 mesi! I vostri amministratori, invece di farsi vedere in visita ai
distruttori di risorse, gli inceneritori europei e giapponesi, dovrebbero
cominciare ad andare a vedere i sistemi adottati la' dove le risorse sono
recuperate sul serio - facendo l'unica scelta saggia per la salute,
l'economia locale, i figli e i nipoti e il pianeta - anziche' incenerite da
impianti che richiedono investimenti costosissimi. Sarei piu' che contento
di procurare contatti per luoghi, itinerari e persone chiave da incontrare,
in California ad esempio...".
Connett si sofferma sul problema delle sostanze prodotte nell'incenerimento
dei rifiuti (gassificatori compresi): "E' importantissimo studiare i corpi
di chi vive vicino a simili impianti, i corpi dei vivi e anche i tessuti dei
morti o di chi viene operato. Altrettanto importante potrebbe essere
analizzare la vegetazione nell'area circostante; ad esempio, monitorare i
licheni rispetto al mercurio, che i dispositivi antinquinamento
difficilmente riescono a rimuovere".
*
Fa eco a Connett l'Isde Italia (Associazione medici per l'ambiente, sezione
italiana), che chiede "una moratoria sui progetti di termodistruzione - o
termovalorizzazione - in corso", dichiarandosi "fortemente preoccupata in
merito all'aumento del ricorso all'incenerimento, con la costruzione di
nuovi impianti e con l'ampliamento di quelli esistenti. Lo smaltimento dei
rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle 'R':
razionalizzazione, riduzione della produzione, raccolta differenziata,
riciclaggio, riuso, riparazione, recupero; e solo dopo aver attuato tutti i
punti precedenti, si potra' eventualmente valutare correttamente la migliore
tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua, scelta tra
i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente". L'Isde chiede
dunque una politica basata sul principio di precauzione, che oltre a ridurre
i costi economici, avrebbe impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli
prodotti dagli inceneritori e dalle discariche: "La combustione trasforma
infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di
cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose,
polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi
sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio".
Per i Medici per l'ambiente e' prioritario pensare agli effetti sugli esseri
umani piu' fragili, perche' gia' malati, o piu' suscettibili come bambini,
donne in gravidanza, anziani. Il rischio non e' solo riferibile ad una
maggiore incidenza di tumori, ma anche ad altre problematiche quali:
incremento dei ricoveri e della mortalita' per cause respiratorie e
cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche.
L'Associazione medica chiede alle autorita' competenti una efficiente ed
efficace azione di verifica e controllo, in continuo, dei possibili
inquinanti (al camino, aria, terra e falde acquifere) per gli impianti gia'
in funzione, e rigorosi monitoraggi sanitari delle popolazioni gia'
potenzialmente esposte.

6. INCONTRI. DAL 22 AL 24 FEBBRAIO A BOLZANO
[Da varie persone amiche ricevamo e diffondiamo la seguente segnalazione]

Il 22-23-24 febbraio 2008 si terra' a Bolzano, nella Sala di rappresentanza
del Comune, vicolo Gumer 7, il convegno internazionale "Obiezione e
coscienza" promosso dal Centro per la pace di Bolzano. Tra i relatori alcune
delle piu' stimate figure del movimento pacifista europeo, tra cui Hildegard
Goss-Mayr, Raniero La Valle, don Luigi Ciotti, Alex Zanotelli.
Per informazioni: Centro per la pace, Palazzo Altmann piazza Gries 18, 39100
Bolzano, e-mail: francesco.comina at gmail.com

7. INCONTRI. IL 23 FEBBRAIO A NAPOLI
[Dalla redazione dei "Quaderni Satyagraha" (per contatti:
centro at gandhiedizioni.com) riceviamo e diffondiamo]

Il 23 febbraio 2008, con inizio alle ore 19, a Napoli, nel salone della
Municipalita', in Piazza Dante 93, si terra' la presentazione del n. 14 dei
"Quaderni Satyagraha" monografico sul tema: Napoli chiama Vicenza,
smilitarizzare i territori, costruire la pace, edito dal Centro Gandhi
Edizioni.
Saranno presenti: il direttore della rivista Rocco Altieri, la curatrice del
quaderno Angelica Romano, con la partecipazione straordinaria di Alex
Zanotelli, Dario Fo' e Beppe Grillo.
Per ulteriori informazioni: www.gandhiedizioni.com

8. RIFLESSIONE. IDA DOMINIJANNI INTERVISTA LORENZA CARLASSARE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 febbraio 2008, col titolo "Le
fabbriche degli angeli e la dignita' della persona" e il sommario "Lorenza
Carlassare, costituzionalista: col blitz di Napoli violati i principi
fondamentali della Costituzione italiana e della Carta europea dei diritti.
Adesso e' necessaria un'inchiesta rigorosa".
Ida Dominijanni, giornalista e saggista, docente a contratto di filosofia
sociale all'Universita' di Roma Tre, e' una prestigiosa intellettuale
femminista. Tra le opere di Ida Dominijanni: (a cura di), Motivi di
liberta', Angeli, Milano 2001; (a cura di, con Simona Bonsignori, Stefania
Giorgi), Si puo', Manifestolibri, Roma 2005.
Lorenza Carlassare e' un'illustre giurista, docente universitaria di diritto
costituzionale. Tra le opere di Lorenza Carlassare: Amministrazione e potere
politico, Cedam, 1974; (con Enzo Cheli), Commentario della Costituzione,
Zanichelli; 1983; Conversazioni sulla Costituzione, Cedam, 1996, 2002]

Contro l'aborto e non solo: il blitz al policlinico di Napoli, malgrado i
goffi tentativi di giustificarlo a posteriori come un intervento su un
sospetto caso di malasanita', si configura come un episodio gravissimo di
sospensione delle garanzie costituzionali. Stefano Rodota' l'ha
interpretato, su "Repubblica", come un colpo al principio fondamentale della
dignita' della persona, e come un triste sintomo della situazione di
pericolo in cui versano in Italia i diritti civili e di liberta'. Ne
parliamo con la costituzionalista Lorenza Carlassare.
*
- Ida Dominijanni: Dal punto di vista dello Stato di diritto, che cosa e'
accaduto a Napoli?
- Lorenza Carlassare: Un fatto di una gravita' eccezionale, che minaccia un
cardine fondamentale del nostro ordinamento. L'intera struttura della nostra
democrazia, e di tutte le democrazie occidentali, si basa sul concetto di
persona, sul rispetto della persona, sulla dignita' della persona. E'
precisamente su questa base che la Costituzione italiana segno' il passaggio
da uno Stato totalitario a uno Stato democratico: stabilendo che la persona
e i diritti della persona vengono prima dello Stato, e capovolgendo cosi' la
concezione fascista, che anteponeva lo Stato alla persona. Ed e' su questa
base che sulla Costituzione si creo' il consenso di tutte le forze
politiche, il concetto di persona essendo patrimonio sia della tradizione
cattolica che di quella laica. La formulazione di Togliatti, "il fine di un
regime democratico e' quello di garantire un piu' ampio sviluppo della
persona umana", mise tutti d'accordo. E a distanza di sessant'anni,
ritroviamo lo stesso principio alla base della Carta europea dei diritti,
che all'articolo 1, intitolato "Dignita' umana", recita "La dignita' umana
e' inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata". E' questo principio
fondamentale che e' stato violato dal blitz di Napoli.
*
- Ida Dominijanni: E la privacy? Il Garante oggi ha avviato un'indagine sui
fatti di Napoli.
- Lorenza Carlassare: Giustamente. Pare che a quella donna abbiano
addirittura chiesto il nome del padre del concepito! Con quale diritto? Qui
c'e' chiaramente una colpevole mancanza di consapevolezza sui limiti di un
intervento di polizia. La tutela della riservatezza e' una soglia sulla
quale qualunque intervento si deve fermare. Lo dicono con chiarezza, di
nuovo, sia la nostra Costituzione sia la Carta dei diritti europea. Non
finisce qui. Col blitz di Napoli e' stato violato un altro articolo
fondamentale della Costituzione, l'articolo 32, che stabilisce il diritto di
ciascuno all'integrita' della propria persona "fisica e psichica": se io mi
svegliassi dopo un intervento e mi trovassi di fronte la polizia che mi
interroga, mi ci vorrebbero anni per ritrovare la mia integrita' psichica. E
ancora: nel caso di Napoli, a me pare che si possa parlare di vero e propro
trattamento inumano e degradante. Credo proprio che sia necessaria
un'inchiesta rigorosa. E una riflessione seria: corriamo il rischio di una
regressione a dir poco inquietante della civilta' giuridica e non solo
giuridica: se pensiamo che la dichiarazione di Roosevelt annoverava fra le
quattro liberta' fondamentali la liberta' dalla paura...
*
- Ida Dominijanni: La 194 e' ormai, e non da oggi, esplicitamente sotto
attacco, con l'argomento che anche il feto e' persona.
- Lorenza Carlassare: Della 194 nessuno osa negare che sia una buona legge,
che ha fatto diminuire gli aborti e ha fatto scomparire quei luoghi sinistri
in cui prima si risolveva il problema clandestinamente. Ce n'era uno nella
mia citta', quand'ero piccola, che pudicamente chiamavano "la fabbrica degli
angeli". Quanto alla personificazione del feto, dico solo che mi piacerebbe
che qualcuno si occupasse dei nati con lo stesso zelo con cui si occupa dei
non-nati. Giusto Napoli e' piena di bambini lasciati alla strada e alla
delinquenza, ma su quelli nessuno invoca moratorie.

9. MONDO. YIFAT SUSSKIND: CHI STA UCCIDENDO LE DONNE DI BASSORA?
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo
apparso su "Znet" nel gennaio 2008.
Yifat Susskind e' direttrice delle comunicazioni del gruppo femminista
"Madre"]

A Bassora, la seconda citta' irachena per estensione, il 2008  ha avuto
inizio con l'annuncio della percentuale di donne assassinate dalle milizie
islamiste durante il 2007. I funzionari cittadini hanno riportato il 31
dicembre che 133 donne sono state uccise e mutilate nel corso del 2007, i
loro corpi infilati in bidoni dell'immondizia con cartelli che ammonivano le
altre a "non violare gli insegnamenti islamici". Ma gli autisti delle
ambulanze, che hanno il compito di girare per la citta' al mattino presto
per raccogliere i cadaveri, confermano cio' che i residenti di Bassora
continuano a dire, e cioe' che i numeri sono molto piu' alti.
I volantini degli assassini non sono molto originali. Di solito accusano le
donne di essere prostitute o adultere. Ma le uccise sono in realta' mediche,
insegnanti, giornaliste. E questo lo sappiamo per certo, perche'
l'Organizzazione per la liberta' delle donne in Iraq (Owfi) si e' assunta
l'ingrato compito di visitare gli obitori della citta' e di cercare di
individuare il numero e il tipo degli omicidi. L'Owfi dice che la
maggioranza dei cadaveri appartenevano a "laureate in medicina,
professioniste, attiviste e impiegate".
Il loro crimine non e' la "promiscuita'", bensi' l'opposizione alla
trasformazione dell'Iraq in uno stato islamista. Questa sanguinosa
transizione e' stata il principale trend politico sotto l'occupazione
statunitense. Non e' un mistero chi stia assassinando le donne a Bassora. Le
forze sciite potenziate dall'invasione Usa terrorizzano le donne sin dal
2003. Nel giro di poche settimane dall'invasione questi gruppi avevano
creato squadre mobili per la "Propagazione della virtu' e prevenzione del
vizio", a cui molti iracheni si riferiscono semplicemente come alle "gang
della miseria". Hanno iniziato controllando le strade, molestando e
picchiando le donne che non si vestivano o non si comportavano come a loro
piaceva. Le forze della coalizione non hanno fatto nulla per fermarle, e
presto queste milizie hanno aumentato la dose di violenza, sino a torturare
ed assassinare chiunque essi vedano come un ostacolo alla trasformazione
dell'Iraq in uno stato islamista.
Nonostante la chiara natura politica di questi omicidi, i media statunitensi
e occidentali generalmente descrivono la violenza contro le donne irachene
come una sfortunata parte della "cultura" araba o musulmana, intendendo che
la violenza di genere sia una derivazione dell'Islam. Naturalmente questo ha
un uso politico: contribuisce a disumanizzare i musulmani, e giustifica
l'intervento Usa nei loro paesi. E' altrettanto utile a distogliere
l'attenzione dai molti modi in cui la politica statunitense ha ignorato e
favorito la violenza contro le donne irachene, come l'appoggiare candidati
politici che avevano apertamente dichiarato di voler "estirpare" i diritti
delle donne.
Ma in effetti la "cultura" da sola spiega molto poco. Tutti i comportamenti
umani hanno dimensioni culturali, ma la cultura e' solo un contesto, non una
causa o una giustificazione alla violenza, in Iraq o altrove. Ha piu' senso
qui l'esame del genere, e di quel sistema di potere nelle relazioni la cui
risorsa principale per la propria perpetuazione e' la violenza contro le
donne. Non c'e' niente di "musulmano" in questo sistema eccetto i suoi
sostenitori, che pero' sono anche ebrei, cristiani e hindu, i quali usano
cultura e religione per razionalizzare il giogo posto sulle donne.
Se spostiamo il focus dalla cultura al genere, ecco che si rivela un sistema
di dominio praticamente universale. Yanar Mohammed, la fondatrice dell'Owfi,
descrive le uccisioni di donne a Bassora come "una campagna per costringere
le donne entro la sfera domestica, e porre termine alla partecipazione
femminile negli ambiti politici e sociali". Paragonate il suo commento alla
conclusione di Amnesty International rispetto ai femminicidi di massa in
Guatemala: l'ondata di violenza "reca con se' un messaggio perverso: le
donne dovrebbero abbandonare gli spazi pubblici che si sono conquistate per
lo piu' con grandi sforzi personali e sociali, e rinchiudersi in un mondo
privato, rinunciando al loro ruolo nello sviluppo della nazione".
Le parole descrivono bene gli intenti degli islamisti iracheni, i quali
pero' hanno poco in comune con gli assassini di donne in Guatemala, eccetto
questo: la rigida aderenza a un sistema di dominio basato sul genere. Invece
di lamentare la "brutalita'" dell'Islam, i media occidentali dovrebbero
cominciare a tirare linee fra i punti che segnano l'occupazione Usa e il
potenziamento dei gruppi che usano la violenza contro le donne come una
strategia per imporre la propria agenda politica. Potrebbero cominciare dal
fatto che il Pentagono ha addestrato, armato e finanziato quelle stesse
milizie che oggi uccidono le donne di Bassora.

10. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: QUESTO CARICO DI MORTE, QUESTA IMMENSA
SOLITUDINE
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

"La morte in questi giorni
non ha limiti.
La fabbrica ingoia la vita
nella piu' totale indifferenza.
Morte e solo morte.
7 operai bruciati lo scorso mese
alla Thyssenkrupp
2 asfissiati stanotte anche
a Porto Marghera
nella stiva di una nave.
Tutti i giorni
tutti i giorni
giovani vite
stritolate schiacciate cadute...
Il sole tanto amato e' lontano.
Chi fermera' mai questa guerra?
Chi smascherera' il pianto generale
su questa strage?
Non certo la devozione esasperata
al prodotto interno lordo
alla corsa illimitata alla produttivita'
al profitto.
Non tornera' indietro tutto questo carico di morte
non tornera' indietro questa immensa solitudine".
*
E' una poesia di Ferruccio Brugnaro, dal titolo "Questo carico di morte",
del 18 gennaio 2008.
Il problema e' questa profonda trasformazione che ha subito il lavoro, su
scala mondiale, da elemento di dignita' per la vita umana, ad elemento di
morte.
Un fenomeno, quello del "morire di lavoro", che tragicamente accomuna il
Nord come il Sud del mondo. Un fenomeno che non puo' essere seriamente
affrontato se non si mette in conto una nuova analisi sul capitalismo, che
e' il vero cuore senza cuore del mondo attuale. Cioe' il modello di
globalizzazione, la logica suicida di uno sviluppo distruttivo della natura,
la rinascita del pensiero e della pratica della guerra, il carattere
monosessuato del potere, la rapina dei beni comuni, l'ingiustizia nella
distribuzione della ricchezza su scala planetaria.
Il pensiero liberista (che tanto successo ha ottenuto a livello mondiale)
sostiene che la lotta di classe non esiste piu'. Permangono conflitti tra i
gruppi sociali ma in ogni caso non si tratta piu' dello scontro tra capitale
e lavoro, per il possesso dei mezzi di produzione, ma di lotte per la
distribuzione della ricchezza prodotta. Cosi' negli ultimi anni abbiamo
assistito al vacuo confronto sull'esistenza in vita di proletari e classi.
Come se gli uni e le altre fossero un'identita' metafisica da confermare o
superare e non un concreto divenire dentro le relazioni sociali.
La realta' e' che malgrado tutta l'enfasi sull'immaginario e l'immateriale,
sei miliardi e mezzo di persone sul pianeta Terra devono comunque vivere e
cioe' mangiare e vestirsi, e dunque, perche' il cibo arrivi a tavola c'e' a
monte un'intera filiera di contadini e persino di operai i quali continuano
a svolgere quel ruolo di venditori di forza-lavoro produttiva che Karl Marx
ben descrisse. Sono invisibili solo per chi non li vuole vedere.
Di solito non controllano terra ne' macchine. Altrettanto significative, le
si chiami come si vuole, sono le lotte per il controllo dei mezzi di
produzione proprio nella modernissima economia dell'immateriale, fatta di
informazioni e conoscenze, le quali sono insieme materia prima, semilavorati
e macchine produttive. Lo scontro, percio', si e' spostato sul controllo
delle idee e delle intelligenze sparse.
Da un lato le idee vengono rubate ai popoli che le producono
collettivamente, dall'altro vengono loro rivendute a caro prezzo. Se non e'
lotta di classe, certo le assomiglia.

11. LETTURE, LEOPARDI. VITA, POETICA, OPERE SCELTE
Leopardi. Vita, poetica, opere scelte, Il sole 24 ore, Milano 2008, pp. 606,
euro 12,90 (in supplemento al quotidiano "Il sole 24 ore"). Il volume, che
riprende materiali gia' editi da Mondadori ed Electa, presenta un saggio -
ampiamente illustrato - sulla vita e la poetica leopardiana di Anna De
Simone (che cura anche cronologia e bibliografia), cui seguono i Canti, le
Operette morali, alcuni versi ed abbozzi ulteriori, ed alcune pagine
leopardiane di Andrea Zanzotto. Perche' se nel cuore della notte apri di
colpo gli occhi ti pare che i libri che recano le parole di Leopardi
risplendano nel buio? E' la luce della verita', compare.

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

13. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 371 del 20 febbraio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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