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Nonviolenza. Femminile plurale. 170



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 170 del 20 marzo 2008

In questo numero:
1. Silvia Vegetti Finzi: Tenendosi per mano
2. Mimmo de Cillis: Chiara Lubich
3. Wikipedia: Un profilo di Chiara Lubich
4. Daniele Barbieri intervista Daniela Danna
5. Daniela Preziosi intervista Manuela Fraire

1. MAESTRE. SILVIA VEGETTI FINZI: TENENDOSI PER MANO
[Da Silvia Vegetti Finzi, Quando i genitori si dividono, Mondadori, Milano
2005, 2007, p. 6.
Silvia Vegetti Finzi (Brescia 1938), psicologa, pedagogista, psicoterapeuta,
docente universitaria, saggista, e' una prestigiosa intellettuale
femminista. Su Silvia Vegetti Finzi dal sito dell'Enciclopedia multimediale
delle scienze filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente notizia
biografica: "Silvia Vegetti Finzi e' nata a Brescia il 5 ottobre 1938.
Laureatasi in pedagogia, si e' specializzata in psicologia clinica presso
l'Istituto di psicologia dell'Universita' cattolica di Milano. All'inizio
degli anni '70 ha partecipato a una vasta ricerca internazionale, progettata
dalle Associazioni Iard e Van Leer, sulle cause del disadattamento
scolastico. Inoltre ha lavorato come psicoterapeuta dell'infanzia e della
famiglia nelle istituzioni pubbliche. Dal 1975 e' entrata a far parte del
Dipartimento di Filosofia dell'Universita' di Pavia ove attualmente insegna
psicologia dinamica. Dagli anni '80 partecipa al movimento femminista,
collaborando con l'Universita' delle donne 'Virginia Woolf' di Roma e con il
Centro documentazione donne di Firenze. Nel 1990 e' tra i fondatori della
Consulta (laica) di bioetica. Dal 1986 e' pubblicista del 'Corriere della
Sera' e successivamente anche di 'Io donna' e di 'Insieme"' Fa parte del
comitato scientifico delle riviste: 'Bio-logica', 'Adultita'', 'Imago
ricercae', nonche' dell'Istituto Gramsci di Roma, della 'Casa della cultura'
di Milano, della 'Libera universita' dell'autobiografia' di Anghiari.
Collabora inoltre con le riviste filosofiche 'Aut Aut' e 'Iride'. Molti suoi
scritti sono stati tradotti in francese, inglese, tedesco e spagnolo. E'
membro dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, della
Societa' italiana di psicologia; della Societe' internationale d'histoire de
la psychoanalyse. Nel 1998 ha ricevuto, per i suoi scritti di psicoanalisi,
il premio nazionale 'Cesare Musatti', e per quelli di bioetica il premio
nazionale 'Giuseppina Teodori'. Sposata con lo storico della filosofia
antica Mario Vegetti, ha due figli adulti, Valentina e Matteo. Gli interessi
di Silvia Vegetti Finzi seguono quattro filoni: il primo e' volto a
ricostruire una genealogia della psicoanalisi da Freud ai giorni nostri,
intesa non solo come storia del movimento psicoanalitico ma anche come
storia della cultura; il secondo, una archelogia dell'immaginario femminile,
intende recuperare nell'inconscio individuale e nella storia delle
espressioni culturali, elementi di identita' femminile e materna cancellati
dal prevalere delle forme simboliche maschili: a questo scopo ha analizzato
i sogni e i sintomi delle bambine, i miti delle origini, i riti di
iniziazione femminile nella Grecia classica, le metafore della scienza,
l'iconografia delle Grandi Madri; il terzo delinea uno sviluppo psicologico,
dall'infanzia all'adolescenza, che tenga conto anche degli apporti
psicoanalitici. Si propone inoltre di mettere a disposizione, tramite una
corretta divulgazione, la sensibilita' e il sapere delle discipline
psicologiche ai genitori e agli insegnanti; il quarto, infine, si interroga
sulla maternita' e sugli effetti delle biotecnologie, cercando di dar voce
all'esperienza e alla sapienza delle donne in ordine al generare". Tra le
opere di Silvia Vegetti Finzi: (a cura di), Il bambino nella psicoanalisi,
Zanichelli, Bologna 1976; (con L. Bellomo), Bambini a tempo pieno, Il
Mulino, Bologna 1978; (con altri), Verso il luogo delle origini, La
Tartaruga, Milano 1982; Storia della psicoanalisi, Mondadori, Milano 1986;
La ricerca delle donne (1987); Bioetica, 1989; Il bambino della notte.
Divenire donna, divenire madre, Mondadori, Milano 1990; (a cura di),
Psicoanalisi al femminile, Laterza, Roma-Bari 1992; Il romanzo della
famiglia. Passioni e ragioni del vivere insieme, Mondadori, Milano 1992;
(con altri), Questioni di Bioetica, Laterza, Roma-Bari 1993; (con Anna Maria
Battistin), A piccoli passi. La psicologia dei bambini dall'attesa ai cinque
anni, Mondadori, Milano 1994; Freud e la nascita della psicoanalisi, 1994;
(con Marina Catenazzi), Psicoanalisi ed educazione sessuale, Laterza,
Roma-Bari 1995; (con altri), Psicoanalisi ed identita' di genere, Laterza,
Roma-Bari 1995; (con Anna Maria Battistin), I bambini sono cambiati. La
psicologia dei bambini dai cinque ai dieci anni, Mondadori, Milano 1996;
(con Silvia Lagorio, Lella Ravasi), Se noi siamo la terra. Identita'
femminile e negazione della maternita', Il Saggiatore, Milano 1996; (con
altri), Il respiro delle donne, Il Saggiatore, Milano 1996; Volere un
figlio. La nuova maternita' fra natura e scienza, Mondadori, Milano 1997;
(con altri), Storia delle passioni, Laterza, Roma-Bari 1997; Il fantasma del
patriarcato, Alma Edizioni, 1997; (con altri), Fedi e violenze, Rosenberg &
Sellier, 1997; (con Anna Maria Battistin), L'eta' incerta. I nuovi
adolescenti, Mondadori, Milano, 2000; Parlar d'amore, Rizzoli, Milano 2003;
Silvia Vegetti Finzi dialoga con le mamme, Fabbri, Milano 2004; Quando i
genitori si dividono, Mondadori, Milano 2005]

Al di la' dei contenuti, nelle crepe del discorso, ho udito palpitare una
sofferenza che, per intero, non si potra' mai dire. Tuttavia raggiungere
l'inesprimibile tenendosi per mano, sentendosi compresi, consente di
riconoscere un trauma rimosso che diviene accettabile e vivibile nella
consonanza che si stabilisce con l'altro, con gli altri.

2. LUTTI. MIMMO DE CILLIS: CHIARA LUBICH
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 15 marzo 2008 con il titolo "Chiara
Lubich. Muore la fondatrice dei focolarini".
Mimmo De Cillis e' giornalista del "Manifesto" e di "Lettera 22"]

L'hanno definita "genio femminile al servizio del vangelo", "una delle
grandi figure del cristianesimo moderno". Eppure Chiara Lubich, spentasi
ieri all'eta' di 88 anni, era una donna semplice, riflessiva, perfino
remissiva. Non una trascinatrice. Ma, grazie a una genuina intuizione,
quella del "carisma dell'unita'", ha saputo aprire una strada
nell'esperienza della chiesa del '900, vivendo una dimensione molto moderna
e lungimirante della fede. Mai integralista e ripiegata su di se'. Sempre
aperta alle novita', pronta a dialogare con tutto e tutti: con l'economia e
al contempo con le "chiese separate"; con i media e le altre religioni, con
i giovani e con le famiglie, con la musica, con tutti gli aspetti della
vita.
E' stato questo il suo segreto: in un periodo in cui la societa' e la stessa
chiesa uscivano dalle rovine della guerra, la Lubich ha voluto piantare un
seme di speranza. "Che tutti siano una cosa sola": e' il passo del vangelo
(la preghiera di Cristo prima della passione) che e' stato l'ispiratore
dell'esperienza di comunita' inventata dalla Lubich: il "focolare", da cui
nascera' il movimento cattolico dei "focolari", che, in oltre 60 anni di
vita, ha irresistibilmente attratto 140.000 membri (fra i quali vescovi e
cardinali) e piu' di due milioni di simpatizzanti in 182 paesi del mondo,
divenendo una delle realta' piu' significative della chiesa cattolica
contemporanea.
La Lubich e' stata appoggiata da papa Wojtyla e ha guidato da un paesino dei
castelli romani (Rocca di papa) un movimento che si e' pian piano espanso.
La chiave di lettura per il dialogo e l'accettazione del "diverso" e' sempre
stata quella non tanto intellettuale-teologica, quanto del veder di fronte a
se' semplicemente altri esseri umani, persone.
Nella chiesa ratzingeriana di oggi la lezione della Lubich e' un monito
contro ogni integralismo e chiusura. I piccoli "focolari" (comunita' di
persone laiche consacrate) sono luoghi di familiarita', calore,
condivisione. Un piccola rivoluzione dal basso per un'idea di chiesa, quella
di Benedetto XVI, arroccata e assertiva. Certo la Lubich e i focolari non
saranno mai dei contestatori. Ma, un po' come i francescani nel Duecento,
sono certo la testimonianza che la fede cristiana puo' essere interpretata e
vissuta con uno slancio e un'apertura quotidiana che si distacca dalla
rigida chiesa istituzionale. Facendo scelte controcorrente. Una su tutte:
quella della cosiddetta "economia di comunione", formando cioe' imprese e
cooperative (nel nord come nel sud del mondo) che ripartiscono gli utili per
un terzo nell'aiuto ai poveri, un terzo per creare nuovi lavoratori e
imprenditori, un terzo per il benessere dell'azienda stessa. Una novita'
silenziosa, lontana dall'alta finanza vaticana. Ma, proprio per questo, piu'
evangelica ed efficace.

3. LUTTI. WIKIPEDIA: UN PROFILO DI CHIARA LUBICH
[Dalla Wikipedia, edizione italiana (http://it.wikipedia.org)]

Silvia Lubich detta Chiara (Trento, 22 gennaio 1920 - Rocca di Papa, 14
marzo 2008) e' stata una attivista cattolica italiana, fondatrice e
presidente del Movimento dei Focolari.
Chiara Lubich nacque a Trento da una famiglia di tipografi. Suo padre perse
il lavoro a causa delle sue idee socialiste e cosi' tutta la famiglia visse
anni di estrema poverta'. Per mantenersi e pagarsi le spese universitarie
(si iscrisse a filosofia a Venezia), sin da giovanissima, diede lezioni
private e agli inizi degli anni Quaranta insegno' nelle scuole elementari
nella citta' natale.
*
L'Opera di Maria
Il 7 dicembre 1943, si consacro' con voti privati a Dio, scegliendolo come
il "Tutto" della sua vita. E' l'atto di nascita dell'Opera di Maria,
movimento ecclesiale meglio conosciuto come Focolari.
Durante la seconda guerra mondiale la sua casa fu distrutta dal
violentissimo bombardamento che colpi' duramente Trento il 13 maggio 1944. I
suoi familiari sfollarono in montagna; in un primo momento Chiara li segui',
ma poi ebbe un incontro che le cambio' la vita.
Fu l'incontro con una donna che aveva appena perso quattro figli a causa
della guerra che la porto' a desiderare di condividere il dolore
dell'umanita'. Torno' in citta' per vivere quella che sentiva come la sua
vocazione.
Decise che vivere l'insegnamento puro e primigenio del Vangelo
(accompagnandosi, ad esempio, ai poveri della sua citta' e in questo
seguendo l'esempio di Cristo) sarebbe stata la piu' potente rivoluzione
sociale attuabile. Chiara coinvolse un gruppo di amiche, che divenne il
primo nucleo del movimento. Cominciarono a vivere insieme e si dedicarono
completamente ai poveri della citta'.
Nel 1948 incontro' al parlamento lo scrittore, giornalista e deputato
democristiano Igino Giordani, da lei poi ribattezzato Foco, ritenuto
cofondatore del movimento per il suo contributo all'incarnazione nel sociale
della spiritualita' dell'unita'. La presenza di Giordani dimostra che
l'esperienza del movimento e' praticabile non solo da consacrati, ma anche
da gente sposata.
Nel 1949, in un ritiro estivo a Tonadico sulle Dolomiti, dopo la messa del
mattino, Chiara Lubich ebbe delle particolari intuizioni che per la loro
bellezza e contenuto defini' "Paradiso". Queste intuizioni riguardavano il
progetto di Dio sul futuro di lei stessa, dell'Opera di Maria e di alcuni
focolarini. Secondo una delle intuizioni Pasquale Foresi, aderente al
nascente movimento, sarebbe dovuto diventare sacerdote. Cosi' avvenne e
Foresi nel 1954 fu il primo focolarino a ricevere l'ordinazione sacerdotale.
*
Evoluzione del Movimento
Dopo i tragici fatti della rivoluzione ungherese del 1956, Chiara Lubich
raccolse l'appello di papa Pio XII, che chiedeva che il nome di Dio
ritornasse "nelle piazze, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole",
facendo nascere i Volontari di Dio, persone adulte impegnate nei piu'
diversi campi con l'intenzione di riportare Dio nella societa'.
Pochi anni dopo, nel 1962, papa Giovanni XXIII diede la prima approvazione
al movimento; tuttavia gli statuti vennero approvati solo nel 1990 da papa
Giovanni Paolo II. Contestualmente all'approvazione degli statuti, l'ordine
otteneva dal papa il raro privilegio di poter essere perpetuato, in futuro,
sempre da una donna.
Nel 1964 fondo' la cittadella di Loppiano nelle colline del Valdarno, presso
Firenze, prima di una serie di cittadelle in vari paesi del mondo. Tali
comunita' vivono la spiritualita' dell'unita' in tutti i momenti della vita.
Nel 1966 diede vita al Movimento Gen (Generazione Nuova), rivolto ai
giovani.
Nel 1991 visito' il Brasile e, colpita dalla miseria delle favelas, lancio'
l'Economia di Comunione, prospettando una nuova teoria e prassi economica
basata anche su una diversa distribuzione degli utili (un terzo per lo
sviluppo dell'azienda, un terzo ai poveri, un terzo alla formazione dei
membri del movimento) e aggregando in breve tempo un migliaio di aziende.
Dal 1997 al 1998 si dedico' ad aprire nuove prospettive per il dialogo
interreligioso: fu invitata a parlare della sua esperienza interiore in
Thailandia a 800 monache e monaci buddisti; a New York a 3.000 musulmani
neri nella moschea di Harlem, ed in Argentina alla comunita' ebraica di
Buenos Aires.
*
Ultimi anni
Il 2 novembre 2006, all'eta' di 86 anni, venne ricoverata per un paio di
mesi al policlinico Gemelli di Roma per un'infezione polmonare acuta. In
quell'occasione papa Benedetto XVI le invio' la sua benedizione,
assicurandole la sua preghiera.
Il 10 marzo 2008 Chiara Lubich ebbe un aggravamento delle condizioni di
salute, nel suo ricovero al Gemelli per gravi difficolta' respiratorie. Al
suo capezzale giunse una lettera personale del pontefice e la visita del
patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I (a Roma in occasione del
suo incontro con il papa in Vaticano). Il 13 marzo 2008 chiese e ottenne di
essere dimessa per poter tornare nella sua casa a Rocca di Papa, dove si e'
spenta serenamente il giorno dopo, all'eta' di 88 anni.
*
Riconoscimenti
Nel 1977 ricevette a Londra il premio Templeton per lo sviluppo della
religione.
Nel 1996 a Parigi l'Unesco le conferi' il Premio per l'Educazione alla Pace
1996.
Nel settembre 1998 a Strasburgo ricevette dal Consiglio d'Europa il Premio
Diritti Umani '98.
Ha ricevuto diverse lauree honoris causa e cittadinanze onorarie in Italia
(tra le altre Roma, Milano, Torino, Palermo, Genova, Firenze, La Spezia,
Rimini, Bra, Santa Maria Capua Vetere, Pompei, Incisa in Val d'Arno, Osimo,
Rovigo, Rocca di Papa) ed all'estero.

4. RIFLESSIONE. DANIELE BARBIERI INTERVISTA DANIELA DANNA
[Ringraziamo Daniele Barbieri (per contatti: pkdick at fastmail.it) per averci
messo a disposizione questa intervista apparsa sul quotidiano "L'unione
sarda" il 16 marzo 2008.
Daniele Barbieri, nato a Roma il 3 ottobre 1948, vive a Imola; pubblicista
dal 1970 e giornalista professionista dal 1991, da sempre impegnato nei
movimenti per la pace, di solidarieta' e per i diritti civili, ha lavorato
all'interno dei quotidiani "Il manifesto" (per il quale e' stato a lungo
corrispondente dall'Emilia Romagna), "L'unione sarda" e "Mattina"
(supplemento bolognese de "L'unita'"); ha collaborato a numerose riviste,
fra cui "Mondo nuovo", "Musica jazz", "Azione sociale", "Muzak", "Il
discobolo", "Politica ed economia" (di cui e' stato redattore), "Meta",
"Cyborg", "Alfazeta", "Mosaico di pace", "Hp - Acca parlante", "Zero in
condotta", "Amici dei lebbrosi", "Redattore sociale", attualmente e'
redattore del settimanale "Carta"; da tempo collabora con il mensile "Piazza
grande" (con cui ha organizzato anche vari corsi di giornalismo sociale) e
con alcune ong (in particolare il Cospe) nella formazione o in ricerche; ha
lavorato all'agenzia on line "Migranews" (sostenuta dalla linea Equal
dell'Unione europea): nel giugno 2005 la Emi di Bologna ha pubblicato il
volume Migrante-mente, il popolo invisibile prende la parola, che raccoglie
una selezione di venticinque autori e autrici fra quelli che hanno scritto
per "Migranews". Come reporter (e come persona impegnata contro le guerre)
e' stato nei Balcani, in America latina e in Africa; nell'aprile del 2002 si
e' recato in Palestina con una delegazione del "Coordinamento degli enti
locali per la pace". E' genitore di Jan. Inoltre e' autore o co-autore di
alcuni testi per la scuola (due sulla fantascienza e uno sullo sport), di un
book-game sul '68 e inoltre di Agenda nera: 30 anni di neofascismo in
Italia, de I signori del gioco: storia, massificazione, interpretazioni
dello sport (con lo pseudonimo di Gianni Boccardelli) e di testi inseriti in
alcuni libri a piu' mani. Con Riccardo Mancini, da poco scomparso, ha
pubblicato alcuni libri e moltissimi articoli di fantascienza (erano loro
quell'"Erremme Dibbi'" che scriveva tanti anni sul quotidiano "Il manifesto"
articoli non dimenticati).
Daniela Danna (Milano, 1967), ricercatrice, saggista, docente, insegna
presso la Facolta' di Sociologia dell'Universita' degli Studi di Milano. Dal
sito www.danieladanna.it riprendiamo il seguente profilo: "La mia
professione e' quella di ricercatrice presso il Dipartimento di Studi
Sociali della facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' degli Studi di
Milano, dove tengo un corso di 'Sistemi sociali comparati' e una parte
monografica sul concetto di capitalismo in Marx, Weber e altri autori nel
corso di 'Storia del pensiero sociologico'. E' la facolta' dove mi sono
laureata nel 1991, con una tesi di laurea intitolata 'La teoria della
transizione demografica di John Caldwell e il caso della Danimarca', che ho
fatto durante un periodo ad Aarhus (la seconda citta' della Danimarca, anche
se non e' molto famosa), nel bel mezzo di un gelido inverno. Ancora prima di
laurearmi comincio a lavorare a 'Babilonia' con Giovanni Dall'Orto, tenendo
le (due) pagine lesbiche, la rubrica di notizie dall'estero, occupandomi
sotto la guida di Giovanni degli aspetti pratici della campagna in difesa di
don Crema, che era minacciato di 'licenziamento' per le sue posizioni poco
vaticane in materia di omosessualita' (teneva una rubrica su 'Babilonia',
che dovette abbandonare) e scrivendo articoli su temi vari. Subito dopo la
laurea parto per Berlino, dove continuo a scrivere per 'Babilonia', insegno
italiano, lavoro in bar e in un ristorante, insomma, mi arrangio a reddito
minimo ma con molto tempo libero. Agli archivi lesbici Spinnboden scopro
l'esistenza di uno scaffale intero di libri che parlano dell'amore tra donne
nella storia, in tedesco, inglese ed altre lingue, e comincio a lavorare a
una sintesi dei materiali per farli conoscere alle italiane. Dopo la fine di
questa ricerca propongo al mio editore un libro sul riconoscimento giuridico
e sociale delle unioni omosessuali. Mondadori accetta, ma poi in un momento
di difficolta' economica non pubblica il lavoro (contemporaneamente fa
uscire Praticamente normali di Andrew Sullivan sullo stesso tema, quindi non
sembra essere una censura sui contenuti). La scoperta di accadimenti
fantascientifici, come la pratica di emettere certificati di nascita con i
nomi delle co-madri della California, o lo sviluppo dei servizi di
inseminazione assistita per lesbiche, mi spinge (per tornare sulla Terra) a
intraprendere una ricerca sulla maternita' delle lesbiche in Italia,
realizzando interviste in tutta Italia, grazie all'aiuto di molte amiche del
movimento, in particolare Giovanna Olivieri. Stanca dell'isolamento (e anche
della scarsa considerazione) che la ricerca 'selvatica' ottiene, approdo
all'Universita' come dottoranda in sociologia nel 1998, e decido
(finalmente! dice il mio palato intellettuale) di cambiare argomento di
ricerca, dedicandomi alle politiche sulla prostituzione. Ora si e' chiuso
anche questo ciclo, sto preparando il mio corso e studiando autori che
occhieggiavano da un po' (magari solo parzialmente letti!) dai miei
scaffali: Wallerstein, Arrighi, Boutang, Tobin, Barrington Moore, Diamond,
Delphy e molti altri". Pubblicazioni di Daniela Danna: dalla medesima fonte
riprendiamo la seguente bibliografia: "a) Pubblicazioni recenti: (a cura
di), Prostituzione evita pubblica in quattro capitali europee, Carocci, Roma
2007; Ginocidio. La violenza contro le donne nell'era globale, Eleuthera,
Milano 2007. b) Pubblciazioni sulla prostituzione. 1. Saggi: Donne di mondo.
Costruzione sociale e realta' della prostituzione e del suo controllo
statale, Eleuthera, 2004; Cattivi costumi: Le politiche sulla prostituzione
nell'Unione Europea negli anni Novanta, Quaderni del Dipartimento di
Sociologia e Ricerca sociale, Universita' di Trento, n. 25, 2002; Le
politiche sulla prostituzione in Europa negli anni Novanta. Tesi di
dottorato di ricerca in Sociologia e ricerca sociale presso l'Universita'
degli studi di Trento, 2001. 2. Articoli: La prostituzione di strada
nell'Unione Europea: le stime piu' recenti, in "Polis", n. 2, 2000, pp.
301-321; Paradossi della prostituzione, in "Polis", n. 1, 2001, pp. 5-12; La
prostituzione come issue politica: l'abolizionismo della legge italiana e le
proposte di cambiamento, in "Polis", 1, 2001, pp. 55-75; Danish legislation
on prostitution in the context of the policy models in the E. U., in
Kvinder, koen og forskning, n. 3, 2001, pp. 34-47. Lo sfruttamento della
prostituzione, in La criminalita' in Italia, a cura di Marzio Barbagli e
Ubaldo Gatti, Il Mulino 2002, pp. 149-158; Le politiche prostituzionali in
Europa, in On the road: Manuale di intervento sociale nella prostituzione di
strada, Milano, Franco Angeli 2003; Italy, the never-ending debate in The
Politics of Prostitution: Women's Movements, Democratic States, and the
Globalisation of Sex Commerce, a cura di Joyce Outshoorn, Cambridge
University Press, in corso di pubblicazione. 3. Convegni. Organizzazione
della Giornata di studi sulla prostituzione in Italia dell'Istituto Cattaneo
(Bologna, 15.9.2000) e partecipazione con il paper La prostituzione di
strada nell'Unione Europa: le stime piu' recenti; The position of the
prostitutes in E. U. countries law and practice al workshop Ties that Bind:
the Law, Economics and the Labour Market della IV Conferenza europea di
ricerca femminista (Bologna, 28.9-1.10.2000), vedi in
www.women.it/cyberarchive ; Organisations active in the field of
prostitution in a comparative Western European perspective. Prostitution and
trafficking as political issues Joint sessions dell'Ecpr (14-19 aprile
2000Copenaghen), vedi in www.essex.ac.uk/ecpr/; Models of policies about
prostitution in the E. U. member states. Lezione tenuta al College di Vassar
23 aprile 2001; Danish legislation in a E. U. perspective. Sex til salg (28
settembre 2001 Copenaghen); Modelli di regolazione della prostituzione
nell'Unione Europea.Rompere il silenzio sulle nuove schiavitu' della strada
(17 maggio 2002 Cremona) in corso di pubblicazione negli Atti; Street
prostitution and public policies in Milan, Italy. Sex work and public health
Conference (18-20 gennaio 2002 Milton Keynes, UK); Trafficking and
prostitution of foreigners in the context of the E. U. countries' policy
about prostitution. Newr Workshop on Trafficking (25-26 aprile 2003
Amsterdam); Uno sguardo all'Europa. Convegno Nazionale Oltre le terre di
mezzo. Ipotesi per nuove politiche sulla prostituzione (22-23 settembre 2003
San Benedetto del Tronto). c) Pubblicazioni sul lesbismo: 1. Saggi: Amiche,
compagne, amanti. Storia dell'amore tra donne, Mondadori, Milano 1994
(ristampato nella collana Oscar, 1996). Pubblicato in edizione integrale e
aggiornata da Editrice Uni Service, 2003; Matrimonio omosessuale, Erre Emme
Edizioni, Roma 1997 (poi Massari Editore, Bolsena); "Io ho una bella
figlia..." Le madri lesbiche raccontano, Zoe Edizioni, Forli', 1998. 2.
Articoli: "Bisogna difendere la famiglia" Suggerimenti per un dibattito
sulla destra al governo e le lesbiche: perche' non ci vogliono bene?
Introduzione al dibattito in occasione della Giornata dell'orgoglio gay e
lesbico a Milano, giugno 2002; Pregiudizio e orgoglio: gli effetti italiani
del world pride, Incontro annuale dell'Associazione Americana di
Italianistica, Filadelfia 2001; Cronache recenti di lesbiche in movimento,
in "Quaderni viola", n. 4, 1996, pp. 6-17; Italy, in Lesbian motherhood in
Europe, a cura di Kate Griffin e Lisa A. Mulholland, London, Cassell 1997,
pp. 141-147; Lesbiche in movimento, in Pro/posizioni. Interventi alla prima
universita' gay e lesbica d'estate, a cura di Gigi Malaroda e Massimo
Piccione, Livorno, 24-30 agosto 1997. Universita' gay e lesbica d'estate,
Livorno, 2000, pp. 50-56; The Beauty and the Beast. Lesbian characters in
the turn-of-the-century Italian literature, in Queer Italia: Same-Sex Desire
in Italian Literature & Film, a cura di Gary P. Cestaro, Palgrave MacMillan,
2004. 3 Convegni: Lesbian mothers in contemporary Italy, alla sezione
"GenDerations" convegno internazionale "Women's Worlds '99" (Tromsoe
20-26.6.1999), vedi in www.skk.uit.no/WW99 ; Le modele italien: 20 ans de
luttes lesbiennes organisees, in "Espace lesbien. Rencontre et revue
d'etudes lesbiennes", n. 2, 2001 (Actes du colloque europeen d'etudes
lesbiennes, Toulouse 13-16.4.01), pp.179-194, intervento al convegno "La
grande dissidence et le grand effroi. Colloque europeen d'etudes
lesbiennes"; Effetti italiani del World Pride al convegno annuale
dell'American Association for Italian Studies (Filadelfia 19-22.4); Bisogna
difendere la famiglia La destra al governo e le lesbiche. Perche' non ci
vogliono bene? Giornata del Pride Glbt (21 giugno 2002 Cdm Milano); Non
osava esprimere il suo desiderio: Gertrude Stein anno 1903, intervento al
convegno "Dalle grandi madri alle grandi figlie. Storia della letteratura
lesbica dal Novecento ad oggi", Roma 26-28.6.02, in corso di pubblicazione
negli Atti"]

Violenza familiare. Un esempio a caso, nella cronaca recente: e' il 6
novembre. In auto, fra Decimomannu e Decimoputzu: Marisa (54 anni) e
Giuseppe (64 anni) discutono. Lei vuole separarsi. Lui sterza, estrae il
fucile da caccia dal bagagliaio, la uccide e poi va a costituirsi.
Una violenza, spesso omicida, troppo frequente per essere spiegata solo con
improvvisi "attacchi di follia". Qualche mese fa la sociologa Daniela Danna
ha pubblicato per Eleuthera (164 pagine per 14 euri) un saggio dallo
choccante titolo: Ginocidio, la violenza contro le donne nell'era globale.
*
- Daniele Barbieri: Le statistiche criminologiche sono concordi nel mostrare
le donne meno colpite nei luoghi pubblici ma le piu' aggredite e uccise in
casa. Eppure le prime ricerche di questo tipo, negli Usa, arrivano solo
negli anni '70. Un tabu'?
- Daniela Danna: Si', i dati sono concordi. Oggi il tabu' e' superato ma il
riconoscimento di questa realta' viene negato, persino dalle stesse vittime.
Ci sono mutamenti importanti. La convenzione di Pechino, nel '95, ha imposto
significative modifiche legislative in molti Paesi ma che esse poi siano
state pienamente attuate (anche in Italia) e' da discutere.
*
- Daniele Barbieri: Reti femminili e "rifugi", formazione di poliziotti e
giudici, battaglia culturale e politica: cos'altro si puo' fare? L'ultima
campagna di Amnesty International le sembra un passo avanti sulla giusta
strada?
- Daniela Danna: Amnesty porta avanti un discorso molto giusto, mostrando
come il fenomeno sia trasversale, cioe' riguardi Paesi poveri e ricchi, le
differenti classi e culture. La formazione per la polizia e' importante:
proprio in questi giorni sto intervistando le operatrici di molti Centri
antiviolenza e tutte lo confermano. Ma e' una formazione che va rinnovata
anche perche' l'attenzione a queste violenze e' decisamente controcorrente.
Voglio fare un esempio: se si fa formazione nei "pronto soccorso" poi ai
centri antiviolenza si presentano piu' donne, ma appena cala la
sensibilizzazione si torna a banalizzare questi crimini con la martellante
campagna che tende a colpevolizzare le vittime dei reato, e spesso alcune
donne finiscono per autocolpevolizzrsi e pensare che sia colpa loro.
*
- Daniele Barbieri: Di recente in Italia i decreti sulla sicurezza
annunciati dal governo Prodi sono stati accusati da molte donne di spostare
il problema dalla violenza maschile alle migrazioni. Gli spot invitano a
diffidare di vicoli bui mentre in Italia c'e' il raddoppio degli omicidi "di
coppia". E' l'ennesina rimozione o speculazione?
- Daniela Danna: Vedo steccati molto alti che resistono ovunque. La violenza
contro le donne sembra, soprattutto nella visione dei partiti di destra, un
problema di immigrati pericolosi. Non bisogna pero' nascondersi il problema
opposto: all'interno di alcune comunita' straniere si tende a vedere la
violenza come un problema minore o di incomprensioni fra culture o
addirittura si giudica la difesa delle donne come un attacco ai soli
stranieri, il che diventa un comodo alibi per rifiutarsi di contrastare le
violenze maschili. E' un discorso complesso. Prendiamo le cosiddette coppie
miste, le differenze vengono fuori in modo anche pesante in tutti e due i
casi: cioe' ci sono italiane sposate a immigrati che lamentano di subire una
condizione di totale subalternita' che nel nostro Paese speravano superata,
ma ci sono anche straniere sposate a italiani che scoprono di essere state
scelte proprio perche' meno "emancipate" e dunque piu' facili a
sottomettere. Questo scambio di accuse a volte rasenta l'assurdo e la
maggior parte dei media banalizzano oltre ogni limite. Resta il fatto che in
entrambe le situazioni noi vediamo a mala pena la parte emersa dell'iceberg.
*
- Daniele Barbieri: Un problema fra i problemi, la confusione fra religione
e cultura: un esempio e' la mutilazione genitale che molti attribuiscono a
certe religioni o culture anche se si tratta di un altro fenomeno
trasversale. Come affrontarlo?
- Daniela Danna: Ovviamente non vanno identificati i comportamenti violenti
con specifiche culture o religioni ma anche quando ci troviamo di fronte a
Paesi dove questi fenomeni sono accettati dai piu' dobbiamo ricordarci che
le culture - come le persone - non sono sassi, possono cambiare e spesso
anche molto in fretta. In molti Paesi africani a lottare contro la pratica
delle mutilazioni genitali sono ong locali, donne e uomini di ogni
religione. Certo e' un cammino lungo, io credo per esempio che la cosiddetta
"mutilazione simbolica" (cioe' un rito nel quale si versa una sola goccia di
sangue) non sia una strada da rifiutare. Molto dipende dalla situazione di
partenza.
*
- Daniele Barbieri: Nell'ultimo grande corteo di donne molti cartelli
ricordavano che "l'assassino ha le chiavi di casa" ma i grandi media
continuano a dare l'immagine opposta, parlando quasi solo di omicidi o
violenze che avvengono per strada. Si suggerisce che la famiglia
tradizionale sia la soluzione a tutto ma invece per quel che riguarda la
violenza contro le donne i dati ci dicono tutt'altro, che la violenza
familiare e' piu' facilmente impunita.
- Daniela Danna: Molti esaltano la famiglia come il paradiso e, non per
caso, si parla assai piu' degli incentivi a chi fa figli che della tutela di
figlie e figli nel nucleo familiare. Tutte le statistiche confermano che la
maggior parte dei delitti e degli abusi sessuali avviene nell'ambito
familiare o amicale. Quella del "nemico", dello sconosciuto che aggredisce
"le nostre donne" per strada, e' una ideologia.

5. RIFLESSIONE. DANIELA PREZIOSI INTERVISTA MANUELA FRAIRE
[Dal quotidiano "Il manifesto" dell'8 marzo 2008, col titolo "Intervista. La
disfatta del padre congelato nel seme".
Daniela Preziosi e' giornalista del quotidiano "Il manifesto".
Manuela Fraire, autorevole intellettuale, psicoanalista, una delle figure
piu' prestigiose del femminismo, e' autrice di numerosi saggi. Tra le opere
di Manuela Fraire: (a cura di), Lessico politico delle donne: teorie del
femminismo, Fondazione Elvira Badaracco, Franco Angeli, Milano 2002]

"La fantasia di Giuliano Ferrara e' una potentissima fantasia di
matriarcato". Nella casa-studio di Manuela Fraire, libri e oggetti parlano
delle diverse vite vissute prima di arrivare a quella, attuale, di
autorevole psicoanalista della societa' freudiana. Prima architetta e
pittrice, poi editrice femminista di un marchio piccolo e prezioso, le
Edizioni delle donne, poi l'autocoscienza nei piccoli gruppi, fino alla
psicoanalisi. Ha conosciuto e combattuto l'antiabortismo di due generazioni.
Sempre accanto alle donne che abortivano, "non un diritto, e neanche un
metodo contraccettivo, se non forse in certi paesi del terzo mondo". Ma dice
che si', l'aborto "testimonia un'ambivalenza femminile rispetto all'essere
feconde, che non e' sinonimo di voler fare un figlio".
*
- Daniela Preziosi: Moratoria per l'aborto e lista pro-life, una novita'
nello scenario politico italiano. Neanche la destra politica puo' seguire
Giuliano Ferrara nella sua spericolata "difesa della vita".
- Manuela Fraire: Ferrara chiama "vita" una cosa vivente che ancora non e'
entrata in nessuna relazione con l'altro e dunque non ha potuto darsi alcuna
rappresentazione di se' in rapporto a quella della madre. A me interessa la
relazione in cui gli esseri umani entrano fra loro, anche se uno e' lungo un
centimetro e l'altro un metro e ottanta. A Ferrara questo non interessa. Per
lui la madre e' un puro contenitore passivo. Una provetta di carne. Le
riconosce solo una relazionalita' distruttiva: il feto deve venire al mondo
a prescindere da lei, altrimenti e' un feto morto. Non e' un caso che
l'ispirazione della moratoria sull'aborto venga da quella sulla pena di
morte.
*
- Daniela Preziosi: C'e' uno scarto pero' rispetto al mutismo maschile
sull'aborto. Ferrara parla, e parla a partire dal suo corpo. Dice: ho i
testicoli piccoli, forse avevo anch'io la sindrome di Klinefelter, per la
quale si abortisce... Si identifica con il bambino mai nato.
- Manuela Fraire: Si', ma per disidentificare il feto dalla madre. Dire che
la vita comincia con il concepimento significa negare l'unicita' della
relazione fra la madre e il feto prima della nascita, e stabilire con il
feto una relazione immaginaria. Entrambi. E' quello di sempre perche' crede
che la donna non sia creatrice di vita, ma abbia la vita "in dono" dalla
natura che per questo deve ringraziare e non contrariare. Una concezione
metafisica molto antica, propria di molti pensieri storici, non solo della
Chiesa, che - bada - affascina anche molte donne: quelle che non vogliono
rinunciare all'idea di incarnare, almeno nella gravidanza, un gigantesco
evento naturale. Del resto, Frankenstein lo ha inventato una donna, Mary
Shelley... La fantasia di creare e' una fantasia onnipotente, l'unico modo
per evitarla e' fare un fortissimo investimento nella relazione. Insomma,
l'idea della vita come dono e' piu' facile da accettare di quella della vita
che si crea attivamente nella relazione materna. Procreatrici si nasce,
madri si diventa: ci vuole un certo coraggio per affermarlo, come abbiamo
fatto nel femminismo. D'altra parte, dietro la vecchia invidia maschile
della pancia materna affiora un problema nuovo, a mio avviso il vero
problema di oggi e di domani.
*
- Daniela Preziosi: E' l'antiabortismo di sempre o uno di nuovo conio?
Quale?
- Manuela Fraire: Il fenomeno crescente della sterilita'. Al confronto,
l'attacco all'aborto e' un tema vecchio, da campagna elettorale. L'assillo
degli uomini oggi e' questo: potro' essere padre? I miei spermatozoi saranno
all'altezza? Alla luce di questo, la moratoria che chiede Ferrara e' la
sospensione dell'"assassinio" della potenza maschile compiuto dalle donne. A
cominciare da sua madre, che gli ha fatto - dice lui - i genitali piccoli.
E' la fantasia di una donna se non castratrice - il termine non va piu' di
moda - che ha a che fare con dei castrati.
*
- Daniela Preziosi: E' la crisi del padre?
- Manuela Fraire: E' la disfatta del padre, la sua eclissi. Alcuni
psicoanalisti lacaniani parlano di disfatta dell'imago paterna. Oggi gli
uomini "nuovi" sono considerati tali perche' sono sensibili "come una
donna": l'equivalente dell'espressione "una donna con le palle". Nel mondo
occidentale l'autodeterminazione femminile e la fine dell'istituto familiare
mette in scacco il bisogno maschile di controllare la procreazione. "Lui"
resta solo un seme, la trasmissione transgenerazionale e' in mano alle
donne.
*
- Daniela Preziosi: Dal padre onnipotente alla madre onnipotente?
- Manuela Fraire: Direi piuttosto: da un padre edipico a una madre che si
organizza intorno alla procreazione a prescindere dal padre. Oggi sono
rimasti in pochi a sostenere che la funzione paterna simbolizzatrice, il
terzo della coppia madrebambino, deve poggiare su un uomo. E ci sono molti
uomini che sono biologicamente padri ma si chiedono che cosa diventa la
funzione paterna a fronte di una gigantesca funzione materna. I migliori
sono disorientati, confusi, depressi, dannati. Basta scendere di qualche
gradino nella scala sociale e diventano assassini: quando le donne si
allontanano con i figli, le ammazzano.
*
- Daniela Preziosi: Su cosa si puo' fondare una nuova paternita'?
- Manuela Fraire: La paternita' si acquisisce sempre dopo la nascita del
bambino. E' una acquisizione seconda, tant'e' che per Melanie Klein, e per
Julia Kristeva, il padre e' quello che la madre ha nella mente. Io penso
invece che gli uomini debbano avere la possibilita' di tenere i neonati
nelle loro mani, per risperimentare la propria sensorialita' di bambini e
riscoprire parti di se' rimaste mute dall'infanzia. Quasi sempre l'uomo
invece vede nel bambino una sorta di fratellino piccolo, con la donna che
resta madre di entrambi. Insomma: per me il padre e' a tutti gli effetti una
figura primaria come la madre. Invece, mentre le donne procedono sulla
strada dell'onnipotenza creatrice, gli uomini implodono, finiscono
anonimizzati nelle banche del seme. Vorrei chiedere a Ferrara: sei contento
che tanti bambini vengano messi al mondo con l'intenzione esplicita di non
fargli mai conoscere il padre? Questo e' pro-life?
*
- Daniela Preziosi: Sta dicendo che Ferrara rischia in realta' di favorire
l'onnipotenza femminile?
- Manuela Fraire: Sono tanto preoccupati che le donne abortiscano? Il punto
semmai e' che fanno un figlio per tenerselo solo per se'. Gli uomini non
avranno giurisdizione su niente, e combatteranno a colpi di Dna. Leggo in
Quale domani di Jacques Derrida: "Vi sara' sempre non la famiglia, ma una
famiglia, dei legami affettivi, un vincolo sociale stretto intorno a una
nascita... Oggi la donna che puo' procreare e' il centro attorno a cui ruota
una serie di reti sociali". Io lavoro in un'altra direzione, cercando di
erodere la prospettiva che la procreazione diventi l'unico luogo intorno a
cui si organizzano le relazioni umane. Altrimenti nella societa' resta un
unico palo: una donna con la pancia. Una fantasia di matriarcato tutta
maschile: una donna potente a cui si vuole togliere il potere, la potenza
intorno a cui ruota e si organizza la vita. Un fantasma perfetto per
un'epoca di fondamentalismi.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 170 del 20 marzo 2008

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