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Minime. 411



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 411 del 31 marzo 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Benito D'Ippolito: Di Anna Bravo ascoltando le parole
2. Maria G. Di Rienzo: Una bambina afgana
3. Da una lettera di Margite a un amico e maestro suo colendissimo
4. Luciano Benini: Tibet. Una proposta di azione nonviolenta
5. Giulio Vittorangeli: 70.000 firme per l'Italia libera da armi nucleari
6. A Verona il 3 aprile
7. Ugo Mattei: Alcune note critiche sulla nozione di "proprieta' privata"
8. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. MAESTRE. BENITO D'IPPOLITO: DI ANNA BRAVO ASCOLTANDO LE PAROLE
[Anna Bravo, storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino, dove
ha insegnato Storia sociale. Si occupa di storia delle donne, di
deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile, cultura dei
gruppi non omogenei, storia orale; su questi temi ha anche partecipato a
convegni nazionali e internazionali. Ha fatto parte del comitato scientifico
che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned
(Associazione nazionale ex-deportati) del Piemonte; fa parte della Societa'
italiana delle storiche, e dei comitati scientifici dell'Istituto storico
della Resistenza in Piemonte, della Fondazione Alexander Langer e di altre
istituzioni culturali. Luminosa figura della nonviolenza in cammino, della
forza della verita'. Opere di Anna Bravo: (con Daniele Jalla), La vita
offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e uomini nelle guerre mondiali, Laterza,
Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla), Una misura onesta. Gli scritti di
memoria della deportazione dall'Italia,  Angeli, Milano 1994; (con Anna
Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza,
Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia), Donne del novecento, Liberal
Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta Scaraffia), I fili della memoria.
Uomini e donne nella storia, Laterza, Roma-Bari 2000; (con Margherita
Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia), Storia sociale delle donne
nell'Italia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il
Mulino, Bologna 2003]

E improvviso un raggio di luce
rompe talora queste grevi tenebre.

Come la voce di Anna Bravo, un'oasi
senza di cui non altro che deserto.

Come la voce di Anna Bravo, specchio
che splendida riflette intera integra
l'umanita'.

2. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: UNA BAMBINA AFGANA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Con Michele Boato e Mao
Valpiana ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come
donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?"  da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di
donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Tra le opere
di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e'
in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

Ciao, sono una bambina di otto anni e vivo in un paese chiamato Afghanistan.
Due anni fa mi hanno fatto sposare un uomo piu' vecchio di mio padre, la mia
mamma non c'e' piu' e lui ha i miei fratellini a cui badare cosi' il prezzo
che gli hanno pagato per me consentira' alla mia famiglia di sopravvivere.
Il mio non e' un caso raro, il 57% delle ragazze in Afghanistan si sposano
sotto i 16 anni per ragioni identiche alle mie. Avrei voluto imparare a
leggere e scrivere ma mia sorella, che era maggiore di me di un anno, e'
morta quando hanno assalito la scuola e da allora nessuna bambina nel mio
villaggio si arrischia piu' ad andarci. Solo il 5% delle ragazze afgane
frequenta la scuola secondaria. Non sapevo bene cosa volesse dire essere una
moglie, pensavo che si dovesse essere piu' grandi. I miei nuovi parenti mi
hanno fatto molto male, non solo mio marito, ma anche questo non e'
inconsueto: l'87% delle donne afgane soffre per quelle che chiamano violenza
domestica e violenza sessuale. Io non so ancora cosa significano queste
parole, ma ho gia' sperimentato tutte e due. Piango ogni notte. Ho chiesto
di poter andare a trovare la mia famiglia, ma me lo proibiscono, dicono:
"Abbiamo pagato per te, 800 euro, il salario di tre anni per un uomo. Adesso
devi lavorare e stare zitta". A volte sono cosi' stanca che mi addormento in
piedi. Quando mi picchiano penso che voglio morire. Ma forse mendicare
dev'essere peggio: trent'anni di guerra hanno lasciato nel mio paese piu' di
un milione di vedove, donne che non hanno diritti da reclamare e chiedono la
carita' per le strade assieme agli orfani.
Una mia amica adulta che vive in Italia, il vostro paese, mi manda a dire
tramite altre amiche grandi di non disperare. Non vuole che io muoia. Io non
lo so, e lei non me lo dice, ma l'Afghanistan e' l'unico luogo al mondo in
cui il tasso di suicidi femminili e' piu' alto di quello maschile. Io non lo
so quel che proclamavate piu' di sei anni fa, mostrando la foto di mia madre
soffocata nel burqa prima che morisse soffocate dalle macerie di un
bombardamento, ma le mie amiche si': abbiamo liberato le donne afgane. Oggi
mostrate le foto delle mie zie nello stesso burqa e glissate: indossano
abiti tradizionali. Ma che e' una bugia saprei dirvelo anch'io che sono solo
una bambina, perche' le mie nonne non l'hanno mai indossato, e le loro madri
nemmeno. La mia amica italiana ha appena ricevuto le mie ultime notizie
dalle altre amiche, assieme alle immagini di una ragazza non molto piu'
vecchia di me, che per sfuggire al suo matrimonio imposto si e' data fuoco.
E' sopravvissuta, ma le sue non sono immagini adatte ad una bambina, persino
ad una bambina afgana come me che ha gia' visto troppe cose brutte.
Non credo che mi lasceranno piu' tornare a casa, ma almeno adesso ci sono
queste donne, le mie amiche, che sono venute nel mio nuovo villaggio ad
insegnare che la religione non vuole che le bambine siano trattate come sono
trattata io, e che l'abuso sessuale e' sbagliato: hanno persino convinto il
mullah, che prima mi faceva paura, ma adesso qualche volta sorride. Mi hanno
insegnato questa cosa, che si chiama "diritti umani", e significa che io ho
il diritto di vivere e di andare a scuola, e di non essere picchiata,
proprio come le vostre bambine italiane.
E parlando di diritti, credo che la mia amica italiana pensi proprio che i
suoi connazionali non abbiano nessun diritto di fare quello che fanno nel
mio paese. Forse, se riesco a crescere, se non mi uccido io o se non mi
uccide mio marito, o se non mi uccidono i talebani, o i signori della
guerra, o gli eserciti stranieri, potro' liberarmi di questo matrimonio
forzato. Forse potro' andare a trovarla. Sempre che non mi caccino alle
vostre frontiere. Voi pero' quelle afgane le avete trovate aperte.
Pensate a me, qualche volta.
Firmato: una bambina afgana.

3. EPISTOLARI. DA UNA LETTERA DI MARGITE A UN AMICO E MAESTRO SUO
COLENDISSIMO

... Quanto alle mie opinioni sulla guerra afgana e sui responsabili della
partecipazione militare italiana ad essa, provo a compendiarle nelle righe
che seguono.
Non pretendo affatto che si sia tutti amici della nonviolenza.
Chiedo soltanto che chi governa in forza della Costituzione ed avendo ad
essa giurata fedelta' rispetti il giuramento fatto, rispetti la legge in
forza di cui governa.
Ovvero: chiedo che avendo il potere di fare le leggi si legiferi per salvare
le vite anziche' per sopprimerle. Ovvero si rispetti la legge che proibisce
l'omicidio.
Ed aver reiteratamente deliberato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento
la partecipazione ovvero la prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra afgana in violazione del diritto internazionale e della
legalita' costituzionale, ebbene, mi sembra che costituisca uno scandalo e
un crimine inaccettabili sia de jure che de facto.
Chiedo solo che chi e' investito dell'esercizio di pubblici poteri adempia
al suo compito nel rispetto delle leggi e nel rispetto di quel basilare
diritto umano che ad ogni essere umano inerisce e tutti gli altri diritti
fonda: il diritto a non essere uccisi.
Non mi sembra di chiedere la luna.
Quanto al definire assassino chi con la sua consapevole azione direttamente
contribuisce a far morire delle persone trovo che la cosa orribile sia far
morire delle persone, non constatare e denunciare il crimine usando il
termine che ad esso crimine si attaglia.
Tutto qui. Ovviamente e' solo il mio punto di vista. Ma e' davvero il mio
punto di vista. Meditato, addolorato, e quindi anche indignato, certo.

4. INIZIATIVE. LUCIANO BENINI: TIBET. UNA PROPOSTA DI AZIONE NONVIOLENTA
[Ringraziamo Luciano Benini (per contatti: luciano.benini at tin.it) per averci
messo a disposizione questa proposta avanzata alla segreteria del Movimento
Internazionale della Riconciliazione (in sigla: Mir - una delle grandi
esperienze organizzate della nonviolenza).
Luciano Benini, gia' presidente e attualmente vicepresidente del Movimento
Internazionale della Riconciliazione (Mir-Ifor), responsabile della Scuola
di pace di Fano, da sempre impegnato in molte attivita' e iniziative di pace
e di solidarieta', per l'ambiente e per i diritti umani, apprezzatissimo
pubblico amministratore, e' una delle persone piu' prestigiose dei movimenti
nonviolenti in Italia]

L'occasione delle Olimpiadi in Cina deve diventare occasione per far
emergere le responsabilita' cinesi sulla situazione in Tibet. Una proposta
nonviolenta che mi sembra potrebbe avere grande efficacia e visibilita' e'
questa.
Il Movimento Internazionale della Riconciliazione mandi una lettera al Coni,
e per conoscenza ai mezzi di formazione e ad alcune associazioni come
Amnesty International, Movimento Nonviolento, Pax Christi, Caritas, ecc.,
chiedendo che il Coni porti a conoscenza di tutti gli atleti italiani che
andranno alle olimpiadi di Pechino la grave situazione nel Tibet, proponendo
loro, o almeno facendo sapere loro, di mettere in atto una semplice azione
nonviolenta: prima di iniziare la loro gara a Pechino, incrocino davanti
alla testa i pugni chiusi come segno per ricordare al mondo la grave
situazione dei diritti umani nel Tibet. Questo gesto, diversamente da quello
avvenuto l'altro giorno ad Olimpia, non potrebbe essere oscurato dalla tv
cinese in quanto compiuto, sperabilmente, migliaia di volte da migliaia di
atleti prima della loro gara e al momento della premiazione.
Questa azione nonviolenta, se riuscissimo ad allargarla ad altri organismi
internazionali (perche' non proporla a Parigi al salone della pace?) avrebbe
una enorme risonanza e sarebbe ben piu' efficace che gesti isolati, come
quello di Sarkozy che forse non andra' all'inaugurazione.

5. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: 70.000 FIRME PER L'ITALIA LIBERA DA
ARMI NUCLEARI
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

Il nostro mondo quotidiano somiglia sempre piu' al mondo capovolto delle
fiabe di Gianni Rodari. Tutto avviene alla rovescia rispetto alla realta'
normale. Cosi' il panettiere viene chiamato cartolaio, e viceversa; i gatti
abbaiano e i cani miagolano; i giornali capovolgono le notizie; ed oramai
infranto il sacrosanto tabu' della guerra, essa diventa sinonimo di pace.
La triste realta' e' che la guerra continua, con il coinvolgimento dei
nostri soldati; anche se per la sua legge fondamentale, la Costituzione
della Repubblica Italiana, "l'Italia ripudia la guerra come strumento di
offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali".
La cultura della guerra ha oramai pervaso ogni ambito della nostra vita, ed
abbiamo visto l'intelligenza soccombere sotto le bombe. Cosi' siamo
schiacciati tra "guerre regolari" fra stati, che fanno dello sterminio dei
civili la norma; e un terrorismo "irregolare" che agisce su scala
planetaria.
Soltanto che il tanto paventato e sbandierato "scontro di civilta'" non
passa tra l'occidente cristiano e l'islam, ma all'interno di tutte le
civilta', tra esseri pensanti ed esseri non pensanti.
Il fallimento delle interminabili guerre in Afghanistan ed in Iraq, dovrebbe
essere di monito a tutta la nostra classe politica; che non a caso poco o
niente parla di politica estera in queste elezioni.
La popolazione afgana, inizialmente fredda verso i redivivi talebani, oggi
li considera come il male minore e li sostiene, non fosse altro che per
vendicare i propri familiari morti per mano delle forze Nato: gli aerei
militari che sganciano bombe e missili sui villaggi controllati dai talebani
con risultati devastanti, tanto che i morti spesso e' difficile contarli.
"Effetti collaterali" di una guerra che invece di combattere il terrore lo
semina a piene mani, generando sempre piu' rancore, odio e violenza nei
confronti dell'Occidente.
La stessa missione Isaf, nata nel 2002 come "missione di pace" dell'Onu, e'
diventata una missione di guerra della Nato indistinguibile dalla missione
di guerra "Enduring Freedom" degli Usa. Guerra che il prossimo ottobre
compira' sette anni: piu' lunga della seconda guerra mondiale, e ancora non
se ne vede la fine; mentre l'oppio continua a essere l'unica fonte di
guadagno dell'Afghanistan.
Anche in Iraq, la guerra ha portato fondamentalismo e terrorismo, che prima
non c'erano.
Se la guerra voleva essere preventiva per evitare l'uso di armi di
distruzione di massa da parte di Saddam si e' visto che era una bugia, in
quanto le prove erano false.
Se la guerra voleva combattere terrorismo e fondamentalismo i risultati sono
sotto gli occhi di tutti: oggi in Iraq questi due fattori trionfano.
*
In questo quadro desolante una buona notizia.
Il 27 marzo scorso, 70.000 firme (20.000 piu' del necessario) sono state
consegnate al Presidente della Camera dei Deputati da una delegazione delle
oltre 50 organizzazioni che dal settembre 2007 hanno promosso una proposta
di legge di iniziativa popolare per rendere l'Italia "zona libera da armi
nucleari".
Il testo della legge ricordava che: "Nel 1975 l'Italia ha ratificato il
Trattato di non proliferazione nucleare impegnandosi (art. 2) a non produrre
ne' ad accettare mai sul proprio territorio armi nucleari. In Italia,
invece, abbiamo 90 testate atomiche nelle basi di Aviano e Ghedi.
Secondo il diritto internazionale, l'Italia le deve rifiutare.
Accade che per la propria appartenenza alla Nato, l'Italia accetti di
ospitarle sul proprio territorio. Canada, Grecia, Danimarca, Austria ed
Islanda hanno chiesto ed ottenuto di non ospitare ordigni atomici della
Nato, pur continuandone a far parte.
Anche l'Italia puo' ottenere la rimozione delle armi nucleari dal proprio
territorio, unendosi ai 160 paesi dove e' gia' vietato avere od ospitare
armi nucleari.
In tutto il mondo ci sono circa 30.000 testate nucleari, capaci di
distruggere la terra ben piu' di una volta sola".
Le armi nucleari rappresentano l'invenzione dello sterminio di massa, il
tratto saliente della nostra epoca; ma troppo in fretta e facilmente abbiamo
dimenticato l'orrore dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, che fecero
rispettivamente 75.000 e 40.000 vittime civili nell'agosto del 1945.
Il sacrificio di quelle vite, l'orrore della seconda guerra mondiale, la
soluzione finale contro civili inermi della Shoah, erano sembrati essere un
monito indelebile contro l'assurdita' della guerra. Cosi' non e' stato.

6. INCONTRI. A VERONA IL 3 APRILE
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: Movimento Nonviolento, via Spagna
8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: mao at sis.it, sito:
www.nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo.
Martin Luther King, nato ad Atlanta in Georgia nel 1929, laureatosi
all'Universita' di Boston nel 1954 con una tesi sul teologo Paul Tillich, lo
stesso anno si stabilisce, come pastore battista, a Montgomery nell'Alabama.
Dal 1955 (il primo dicembre accade la vicenda di Rosa Parks) guida la lotta
nonviolenta contro la discriminazione razziale, intervenendo in varie parti
degli Usa. Premio Nobel per la pace nel 1964, piu' volte oggetto di
attentati e repressione, muore assassinato nel 1968. Opere di Martin Luther
King: tra i testi piu' noti: La forza di amare, Sei, Torino 1967, 1994
(edizione italiana curata da Ernesto Balducci); Lettera dal carcere di
Birmingham - Pellegrinaggio alla nonviolenza, Movimento Nonviolento, Verona
1993; L'"altro" Martin Luther King, Claudiana, Torino 1993 (antologia a cura
di Paolo Naso); "I have a dream", Mondadori, Milano 2001; Il sogno della
nonviolenza. Pensieri, Feltrinelli, Milano 2006; cfr. anche: Marcia verso la
liberta', Ando', Palermo 1968; Lettera dal carcere, La Locusta, Vicenza
1968; Il fronte della coscienza, Sei, Torino 1968; Perche' non possiamo
aspettare, Ando', Palermo 1970; Dove stiamo andando, verso il caos o la
comunita'?, Sei, Torino 1970. Presso la University of California Press, e'
in via di pubblicazione l'intera raccolta degli scritti di Martin Luther
King, a cura di Clayborne Carson (che lavora alla Stanford University). Sono
usciti sinora sei volumi (di quattordici previsti): 1. Called to Serve
(January 1929 - June 1951); 2. Rediscovering Precious Values (July 1951 -
November 1955); 3. Birth of a New Age (December 1955 - December 1956); 4.
Symbol of the Movement (January 1957 - December 1958); 5. Threshold of a New
Decade (January 1959 - December 1960); 6. Advocate of the Social Gospel
(September 1948 - March 1963); ulteriori informazioni nel sito:
www.stanford.edu/group/King/ Opere su Martin Luther King: Arnulf Zitelmann,
Non mi piegherete. Vita di Martin Luther King, Feltrinelli, Milano 1996;
Sandra Cavallucci, Martin Luther King, Mondadori, Milano 2004. Esistono
altri testi in italiano (ad esempio Hubert Gerbeau, Martin Luther King,
Cittadella, Assisi 1973), ma quelli a nostra conoscenza sono perlopiu' di
non particolare valore: sarebbe invece assai necessario uno studio critico
approfondito della figura, della riflessione e dell'azione di Martin Luther
King (anche contestualizzandole e confrontandole con altre contemporanee
personalita', riflessioni ed esperienze di resistenza antirazzista in
America). Una introduzione sintetica e' in "Azione nonviolenta" dell'aprile
1998 (alle pp. 3-9), con una buona bibliografia essenziale]

Il giorno di Martin Luther King (1968-2008, quarantesimo anniversario)
Verona, 3 aprile 2008: Il potere dell'amore, il sogno di Martin Luther King
*
Programma:
- ore 16,30 - 18,30, sul Ponte Pietra, letture pubbliche di testi di Martin
Luther King a cura di attrici, attori e allievi di compagnie teatrali
veronesi, con la partecipazione di Grazia De Marchi e Tiziano Gelmetti (in
caso di pioggia presso il Centro Mazziano).
- ore 18,30, al Teatro del Centro Mazziano (via Madonna del Terraglio),
proiezione del film "Nashville, eravamo guerrieri" (la lotta nonviolenta per
i diritti dei neri negli Usa). Introduzione a cura di Mao Valpiana, del
Movimento Nonviolento.
- ore 20-20,30, spuntino conviviale.
- ore 20,45, cori gospel a cura del coro della comunita' africana di San
Tomaso in Verona.
- ore 21,15 presentazione del libro su Martin Luther King, La storia e il
sogno, edito dalla Claudiana, con Paolo Naso, curatore; introduce e modera
Gabriele Colleoni del quotidiano "L'Arena".
*
Martin Luther King, nato ad Atlanta in Georgia nel 1929, laureatosi
all'Universita' di Boston, nel 1954 si stabilisce, come pastore battista, a
Montgomery nell'Alabama. Dal 1955 guida la lotta nonviolenta contro la
discriminazione razziale, intervenendo in varie parti degli Usa. Premio
Nobel per la pace nel  1964, piu' volte oggetto di attentati e repressione,
muore assassinato il 4 aprile del 1968.
Martin Luther King, insieme a Gandhi, e' certamente il profeta della
nonviolenza piu' conosciuto al mondo. Ha condotto un movimento che ha scosso
le fondamenta degli Stati Uniti, riuscendo a dare dignita' al popolo nero e
a conquistare per tutti diritti, democrazia, pace. Ha contribuito in modo
determinante al movimento contro la guerra del Vietnam. Ha aperto la strada
ad una nonviolenza moderna, occidentale, efficace, laica e religiosa. Ci
lascia una grande eredita' morale e culturale.
*
L'iniziativa e' promossa dal Coordinamento di associazioni veronesi "Nella
mia citta' nessuno e' straniero". Ad oggi hanno ufficializzato la propria
adesione al cartello: A.b.c.s., Arci, Associazione Civicitta', Associazione
don Tonino Bello, Associazione per la pace, Associazione Villa Buri,
Avvocati di strada, Capolinea, Centro don Calabria, Centro missionario
diocesano, Centro pastorale immigrati, Cesaim, Cestim, Cgil, Cisl, Uil,
Anolf Cisl, Comitato di solidarieta' con il popolo eritreo, Comunita' dei
giovani, Comunita' La Madonnina, Consulta comunale dell'immigrazione,
Cooperativa La casa per gli immigrati, Emergency Verona, Emmaus Villafranca,
Enti locali per la pace, Gruppo ecclesiale veronese tra i Rom e i Sinti, Il
Cireneo, La Fraternita', Mlal, Movimento Nonviolento, Nigrizia, Pax Christi,
Rete Guinea Bissau, Rete Lilliput, Rete Radie' Resch, Unione allievi di Don
Mazza, Vita Virtus Onlus.
*
Per informazioni e contatti: Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123
Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: mao at sis.it, sito:
www.nonviolenti.org

7. RIFLESSIONE. UGO MATTEI: ALCUNE NOTE CRITICHE SULLA NOZIONE DI
"PROPRIETA' PRIVATA"
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 26 marzo 2008, col titolo "I
conquistadores dell'intelletto generale" e il sommario "I brevetti
legittimano le 'enclosures' del sapere operate dalle multinazionali. Allo
stesso tempo favoriscono la biopirateria delle virtu' nutrizionali e
terapeutiche di alcune piante. L'appropriazione della conoscenza e'
giustificata attraverso le opere di John Locke, laddove il filosofo
britannico parla del beneficio generale derivato dall'occupazione della
'terra nullius'..."
Ugo Mattei, giurista e docente universitario, e' autore di molte
pubblicazioni]

Una delle idee piu' radicate nella cultura occidentale e' quella per cui la
proprieta' privata sia un "diritto naturale", qualcosa di tanto spontaneo da
motivare perfino un bambino: "Questo gioco e' mio!". Se da molto tempo ormai
abbiamo smesso di interrogarci sulle ragioni per cui certi individui "hanno"
mentre altri "non hanno", cio' e' dovuto principalmente al fatto che abbiamo
interiorizzato l'ideologia sui caratteri "naturali" e virtuosi del diritto
di proprieta' privata indipendentemente dalla sua distribuzione. In questo
siamo oggi tutti un po' lockiani, perche' abbiamo "risolto" il problema di
una societa' divisa fra possidenti e non possidenti voltandoci all'indietro,
con una semplice teoria fondata sulle origini remote della proprieta'
privata e sulla catena dei trasferimenti fondata su una nozione di "giusto
titolo" originario, che prescinde quindi dall'analisi della distribuzione
odierna.
Come noto, il filosofo britannico John Locke fondava la propria
giustificazione della proprieta' privata individuale sulla naturale
attivita' di occupazione di risorse comuni non ancora privatizzate e
legittimava il fatto che il governo civile tutelasse (con risorse di tutti,
quali la polizia o le corti di giustizia) tale occupazione individuale per
due ordini di ragioni: da un lato, sostenendo che l'occupante immette il
proprio lavoro, e quindi in parte se stesso, nella cosa bruta, rendendola
cosi' fruttifera e quindi benefica per tutti. D'altra parte, il filosofo
considerava la naturale occupazione individuale legittima soltanto nella
misura in cui rimanessero comuni (e quindi libere per l'occupazione altrui)
altre risorse di simile natura e qualita'. Con il tempo e l'affollarsi della
societa', questa seconda specificazione e' stata dimenticata e fa oggi quasi
sorridere se applicata agli immobili. Essa tuttavia mantiene un immutato
potere legittimante criptico. Certo, non esiste (quasi) piu' terra nullius
da occupare, almeno in Occidente, e gli esempi di scuola sull'acquisto della
proprieta' privata per occupazione sono ormai limitati alle conchiglie sul
lido del mare.
*
Economia dell'innovazione
Nondimeno, gran parte dell'"economia dell'innovazione" ci ha quasi
ipnotizzati convincendoci che grazie al progresso tecnologico, la "crescita"
possa continuare in eterno sicche' le dimensioni della torta (Pil, il
prodotto interno lordo) siano la sola cosa di cui valga la pena di
preoccuparsi: "Finira' il petrolio? Inventeremo la fusione fredda!". La
presente generazione continui felice a bruciarlo alla guida dei suoi Suv
perche' continuando a crescere l'economia, le prossime generazioni
inventeranno nuove "risorse comuni" da privatizzare. Della distribuzione non
vale la pena di preoccuparsi. Il benessere di tutti seguira', automatico,
alla diffusione geografica dello sviluppo e della tecnologia occidentale.
La teoria "naturalistica" dell'occupazione che lega la proprieta' private al
lavoro, all'innovazione e alla stessa identita' dell'individuo, non
giustifica quindi oggi soltanto attivita' bucoliche ed economicamente
marginali quali la raccolta delle conchiglie, dei funghi, o magari la caccia
e la pesca. Essa continua a offrire una potente legittimazione ideologica a
favore del privato rispetto al pubblico, descrivendo soltanto il primo come
luogo virtuoso in cui l'individuo mette in gioco se stesso, lavora, rischia,
investe, crea, innova. In questa luce, il pubblico e' il luogo della
pigrizia, della scarsa o nulla produzione di valore aggiunto, delle risorse
abbandonate a se stesse e non "messe in valore" perche' nessun individuo, se
la privatizzazione non e' consentita, vi introduce lavoro ed investimento
identitario. L'imagine e' suggestiva e profondamente legata all'idea forte,
protoilluminista, per cui e' un bene che l'uomo domi la natura, in
particolare la terra. La virtu' della terra privatizzata e' simboleggiata
dalle campagne inglesi successive alle enclosures, ben arate e con confini
perfettamente tracciati. La terra non domata dalla proprieta' private sara'
invece selvatica, boscosa, piena di sterpaglia, "inutile".
Tale ideologia, oltre ad essere primitiva ed etnocentrica, risulta infantile
nel suo individualismo di fondo, perche' si basa su irreealistiche premesse
filosofiche, quale quelle del Robinson Crosue discusso dal teorico Robert
Nozick (la verita' e' invece che un uomo solo, in natura, lungi
dall'occupare, muore perche' soltanto la cooperazione di specie ha
consentito la sopravvivenza originaria e quindi la proprieta' in origine non
poteva che essere del gruppo).
*
Lo spettacolo della ricchezza
L'ideologia della proprieta' privata si basa su una concezione riduttiva e
semplificata del rapporto fra individuo proprietario (il soggetto) e
l'oggetto del suo possesso. Essa, gia' poco adatta a cogliere la
complessita' del rapporto fra un individuo ed un bene materiale e tangibile
(la terra, un libro, un piatto di spaghetti) mostra i suoi limiti teorici di
fondo, ma al contempo la sua potenza suggestive ed ideologica nel momento in
cui viene utilizzata per descrivere e gestire rapporti sociali del mondo che
stiamo vivendo. Oggi infatti la forma della ricchezza appropriabile e'
sempre meno quella di beni tangibili e sempre piu' quella delle immagini,
dell'informazione, degli strumenti finanziari complessi, delle idee
innovative, in una parola della "ricchezza spettacolo" piuttosto che di
quella tangibile. Ma la retorica e gli strumenti intellettuali che ne
giustificano il controllo esclusivo in capo ad alcuni privati piuttosto che
il loro godimento in commune non sono mutati affatto.
A chi appartiene la mitica foto scattata il 16 ottobre del 1968 a Citta' del
Messico e ritraente Tommie Smith e John Carlos con il pugno guantato delle
black panthers dopo il trionfo nei 200 piani? al fotografo? agli atleti? al
nostro immaginario collettivo? Chi ha "inventato" l'uso igienico della
pianta di neem considerate da generazioni di indiani la "farmacia del
villaggio"? I ricchi proventi che le multinazionali del dentifricio derivano
dal suo brevetto in Florida a chi dovrebbero appartenere? Alla comunita' che
utilizzava la pianta per igiene orale e che oggi non puo' piu' permettersela
perche' i prezzi sono saliti alle stelle? O ai ricercatori che hanno
"scoperto" questo antico uso? E che dire della pianta di Maca, da secoli
utilizzata delle popolazioni andine e che oggi contende (appositamente
brevettata) una fetta del ricco mercato dei prodotti erettili maschili
vantando la propria naturalezza? Chi ha inventato la tradizione di ricerca
matematica di base, indispensabile radice di tanti miracoli dell'informatica
moderna che, brevettati, riempiono le tasche di Bill Gates? E che dire delle
nuove frontiere di Internet, quei domain names che si possono "naturalmente"
occupare pagando "appena" venti dollari (lo stipendio mensile di qualche
miliardo di persone) e connettendosi in rete (un privilegio di un'infima
minoranza degli umani)?
*
Aborigeni e Wto
Sono, queste, domande ormai assai semplici per il mainstream giuridico
economico e politico del mondo globale che, grazie alla vecchia ideologia
individualistica, fondata su una nozione apparentemente naturale, minima e
virtuosa di proprieta' privata, come fonte della creativita' e laboriosita'
individuale, trova nelle regole della "proprieta' intellettuale" codificate
negli accordi Trips ("Trade Related Aspects of Intellectual Property")
collegati all'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) la risposta ad
ogni dubbio su chi sia o debba essere il "proprietario" dotato del potere di
escludere tutti gli altri. Colpisce l'uso della medesima retorica del
progresso, che legittimo' giuridicamente il saccheggio delle terre nullius,
che gli amerindiani sfruttavano collettivamente ed in modo ecologicamente
compatibile, non conoscendo l'idea che la terra possa appartenere all'uomo.
Gli amerindiani, infatti, credevano che, insieme a tutte le altre specie
animali e vegetali, appartenevano alla terra, cosi' come ad essa ancor oggi
appartengono i vari lignaggi africani in cui i viventi ricevono dagli avi il
mandato a mantenere la terra nell'interesse delle generazioni future. Il
rapporto fra soggetto ed oggetto puo' presentarsi capovolto e non e' affatto
detto che capovolto non debba essere anche il rapporto fra privato e
pubblico, se soltanto si sposasse una logica un po' piu' attenta al lungo
periodo e non una dettata dalle scadenze elettorali o dal rendiconto
trimestrale con cui le corporations comunicano con gli azionisti.
Proprio come allora i conquistadores consideravano prova della natura
selvaggia delle popolazioni aborigine il non conoscere la proprieta'
privata, oggi la comunita' internazionale esercita pressioni poderose a
favore dell'appropriabilita' privata della terra in Africa e delle idee in
Cina. La retorica utilizzata dagli apparati politici ed ideologici
dell'Occidente dominante e' anche oggi, come allora, quella
dell'innovazione, del progresso e dello sviluppo. Molti africani
tradizionali resistono o cercano di resistere alla vendita dei loro campi
alla Monsanto, che corrompe il sistema per acquistarli e sperimentare
l'innovazione "creativa" degli Ogm, che le consentira' di escludere pratiche
collettive antichissime quali la selezione e lo scambio delle sementi.
Similmente, molti cinesi sembrano ancora credere nella massima confuciana
per cui "rubare un libro e' una violazione elegante", non concependo l'idea
che la cultura, prodotta da tutti, possa essere racchiusa in uno strumento
accessibile soltanto a chi possa pagare per possederlo.
*
Saccheggio oligopolistico
Tali concezioni culturali, diverse dal "naturale" e virtuoso appetito
acquisitivo lockiano che fonda l'intera scienza economica dominante (inclusa
la sua teoria della proprieta' intellettuale come "monopolio virtuoso")
secondo cui nessun individuo creerebbe se non incentivato dalla speranza di
una compensazione materiale per il proprio sforzo di creativita', sono ben
documente dalla letteratura antropologica. Etnie recessive ma assai sagge
quali i Kayapo dell'Amazzonia, non credono che la conoscenza sia il prodotto
dell'uomo ma della natura. Inoltre, secondo loro, la conoscenza e' sempre
intergenerazionale non potendo mai appartenere soltanto alla generazione
presente. Essa e' sempre ricevuta liberamente e va liberamente tramandata di
generazione in generazione. Certo non puo' esser proprieta' privata di un
individuo che, anche qualora intelligentissimo ed intuitivo, deve al gruppo
la sua intelligenza e a beneficio di questo devono ricaderne i frutti che
del resto non sarebbe esistiti se qualcuno non gli avesse insegnato le basi.
Ma il rozzo semplicismo delle teoriche dominanti sulla proprieta'
intellettuale viene smascherato anche dalle frontiere della conoscenza
tecnologica, dove prodotti come l'enciclopedia Wikipedia o il software Linux
confutano senza appello le basi motivazionali della teoria lockiana della
proprieta'.
Una domanda sorge spontanea: se e' stato cosi' facile trasferire la retorica
della proprieta' privata dal mondo materiale a quello delle idee, non
dovrebbe essere altrettanto facile tornare indietro, facendo tesoro delle
contraddizioni teoriche che l'individualismo proprietario mostra quando
esteso al mondo delle idee al fine di travolgerne la funzione di
legittimazione della proprieta' privata mal distribuita in tutte le sue
forme?
Forse allora si capirebbe che la privatizzazione, lungi dal garantire
creativita', virtu' ed ordine giuridico altro non e' che una forma, assai
poco sofisticata, di saccheggio oligopolistico degli spazi pubblici, per la
semplice ragione che un mercato competitivo fra pari non esiste, ne' potra'
mai esistere, se non nella retorica incolta di qualche promessa elettorale.
*
Postilla bibliografica: Dai trattati sul governo a Lawrence Lessig
La teoria della proprieta' privata di John Locke, elaborata nei suoi
Trattati sul governo, e' stata affinata da Robert Nozick in Anarchia, Stato
e Utopia (Il Saggiatore). Un'accessibile ricostruzione filosofica si trova
ne La filosofia politica, di Salvatore Veca (Laterza). Una visione di lungo
periodo sul tema caratterizza Uomini, tecniche, economie, di Carlo M.
Cipolla (Feltrinelli); l'attitudine africana verso la terra e' discussa ne
La Resistenza dei vinti, di Giordano Sivini (Feltrinelli); William Alford
analizza l'atteggiamento cinese verso la proprieta' intellettuale in To
Steal a Book is an Elegant Offence. Intellectual property law in Chinese
Civilization (Stanford University Press). Una critica liberale alla
"proprieta' intellettuale" e' svolta da Lawrence Lessig in Cultura libera.
Per una critica del concetto: Ugo Mattei e Laura Nader, Plunder: When the
Rule of Law is Illegal (Blackwell). L'inadeguatezza del modello
motivazionale classico presupposto dagli economisti e' discussa nel volume
curato da R. Caterina, Le basi cognitive del diritto (Bruno Mondadori).

8. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 411 del 31 marzo 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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