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Minime. 430



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 430 del 19 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Stanislao Arditi e Oliviero Lorelli: Per la sinistra della nonviolenza
2. Il 19 aprile a Bologna
3. A Rimini il 20 aprile
4. Maria G. Di Rienzo: Bambine
5. Ottavio Ragone intervista Gaetano Arfe' (2007)
6. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
7. Valentina Parisi presenta "L'indagine del tenente Gregory" di Stanislaw
Lem
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. STANISLAO ARDITI E OLIVIERO LORELLI: PER LA SINISTRA DELLA
NONVIOLENZA

1. Non come sommatoria dei delusi e degli scontenti, ma come illimpidimento
ed approfondimento delle ragioni delle oppresse e degli oppressi, delle
ragioni della giustizia e della liberta', della responsabilita' che
riconosce e libera.
Non come cartello intergruppi o fuga in avanti o come presunzione
avanguardistica, ma come consapevolezza sincera dei compiti dell'ora, e del
valore e insieme delle insufficienze delle esperienze passate.
Come rottura e come eredita'. Rottura delle subalternita' e fuoriuscita
dalle ambiguita'. Eredita' delle lotte e delle riflessioni delle correnti
calde del movimento socialista  e libertario, femminista, ecologista,
antirazzista e antimafia.
*
2. Il femminismo e' il centro e il cuore della sinistra che si schiude alla
nonviolenza e fa della nonviolenza la scelta e il criterio che costituiscono
la "conditio sine qua non" della politica necessaria.
Il femminismo e' la scelta decisiva su cui la sinistra della nonviolenza
nasce.
O sara' consapevole delle parzialita' e del limite, della cura e
dell'alterita', o non vi sara' la sinistra della nonviolenza.
O sara' plurale e complessa perche' riconosce che l'umanita' e' di due
generi, o non vi sara' la sinistra della nonviolenza.
O sara' antipatriarcale, e quindi antimilitarista, antiautoritaria,
antitotalitaria, o non vi sara' la sinistra della nonviolenza.
Il femminismo e' il centro e il cuore della sinistra della nonviolenza.
*
3. Fermare la guerra e' la prima urgenza.
Ma per contrastare la guerra e' necessaria la scelta del disarmo,
dell'antimilitarismo, la scelta della nonviolenza.
La sinistra della nonviolenza nasce per opporsi alla guerra, alle sue
radici, alle sue logiche, alle sue strutture.
La sinistra della nonviolenza o chiama ad opporsi alla guerra che sempre
consiste dell'uccisione di esseri umani, o non esiste.
La sinistra della nonviolenza e' l'antitesi della barbarie della guerra.
E cosi' come la guerra porta l'autoritarismo, la sinistra della nonviolenza
e' radicalmente democratica ed egualitaria; cosi' come la guerra porta la
distruzione delle relazioni e della natura, la sinistra della nonviolenza
costruisce relazioni e difende la natura; cosi' come la guerra uccide e
umilia, la sinistra della nonviolenza salva e degnifica.
L'opposizione alla guerra e a tutte le strutture ad essa connesse (e tra
esse: le dittature, i terrorismi, le organizzazioni criminali, cio' che e'
inteso a opprimere, ricattare, assassinare) e' il primo impegno della
sinistra della nonviolenza.
*
4. Ma oltre l'impegno contro la guerra urgente e decisivo e' l'impegno
contro la devastazione della biosfera.
E poiche' la devastazione della biosfera e' in corso a ritmi sempre piu'
accelerati e con esiti sempre piu' catastrofici, e' indispensabile che la
sinistra della nonviolenza faccia dell'impegno ecologista il terreno
decisivo del suo agire quotidiano.
La sinistra della nonviolenza o e' ecologista o non e'.
*
5. Ma la sinistra della nonviolenza e' innanzitutto sinistra, la sinistra
adeguata alla sfida di questo inizio di millennio.
E' quindi erede e inveratrice delle lotte delle oppresse e degli oppressi
per il riconoscimento dell'eguagianza di dignita' e diritti di ogni essere
umano.
Non scrive i menu per i ristoranti dell'avvenire, ma e' il movimento reale
che contrasta l'orrore presente, difende l'umanita' e la casa comune, si
sforza di preservare la civilta' dalla barbarie, ha a cuore la vita, la
dignita' e i diritti di ogni essere umano. Chiama per questo le oppresse e
gli oppressi alla lotta, chiama alla lotta ogni persona di volonta' buona.

2. INCONTRI. IL 19 APRILE A BOLOGNA

Sabato 19 aprile, dalle ore 10 alle 17, a Bologna, nella sala sindacale
della stazione ferroviaria, si terra' l'assemblea "per una rete di donne e
uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza" promossa dai
partecipanti al precedente incontro del 2 marzo realizzato a seguito
dell'appello diffuso lo scorso febbraio da Michele Boato, Maria G. Di Rienzo
e Mao Valpiana.
*
Per informazioni e contatti coi promotori dell'iniziativa: Michele Boato:
micheleboato at tin.it, Maria G. Di Rienzo: sheela59 at libero.it, Mao Valpiana:
mao at nonviolenti.org

3. INCONTRI. A RIMINI IL 20 APRILE
[Dalla redazione di "Azione nonviolenta" (per contatti: via Spagna 9, 37123
Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) riceviamo e diffondiamo]

A Rimini domenica 20 aprile si terra' il seminario del Movimento Nonviolento
su "Informazione e nonviolenza".
Nell'ambito del Convivio dei Popoli la rivista "Azione nonviolenta" ha
organizzato un importante seminario sul tema cruciale "Informazione e
nonviolenza" per affrontare i seguenti aspetti:
- Come influire sui mass media per un'informazione diversa e corretta sui
temi pace/guerra?
- Quale rapporto tra riviste cartacee e informazione web (blog, mailing
lists, giornali web, ecc.)?
- Quale futuro per le riviste "storiche" come la nostra?
- La legge sull'editoria finanzia gli organi di informazione dei partiti, ma
non tutela la stampa di movimento: come modificare una legge cosi' ingiusta?
Alcuni giornalisti esperti del settore ci aiuteranno nella riflessione:
Beppe Lopez, autore del libro La casta dei giornali; Roberto Natale,
presidente dell Federazione nazionale della stampa italiana; Giuseppe
Muraro, giornalista Rai.
Introduce e modera: Mao Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta".
Il seminario si tiene a Rimini, domenica 20 aprile, dalle ore 10,30 alle
17,30 presso la "Sala degli Archi" che si trova sotto il porticato del
Palazzo Comunale in piazza Cavour. La piazza si raggiunge a piedi dalla
stazione in circa 10 minuti. Per chi arriva in macchina, si puo'
parcheggiare nella adiacente piazza Malatesta.
*
Per ulteriori informazioni: "Azione nonviolenta", via Spagna 9, 37123
Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

4. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: BAMBINE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Con Michele Boato e Mao
Valpiana ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come
donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?"  da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di
donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Tra le opere
di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e'
in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

Allegria. Presto arrivera' anche da noi. Lo ha prodotto il "gigante" dei
supermercati Tesco e in Gran Bretagna costa solo quattro sterline. Si tratta
di un reggiseno imbottito per bambine a partire dai sette anni. Avete letto
bene, ma lo riscrivo: bambine di sette anni. Alcuni stilisti lo hanno
definito "salace" poiche' ha uno scollo basso fatto per mostrare "la pelle
del seno". Un portavoce della Tesco ha difeso il prodotto asserendo che
praticamente lo hanno fatto per il bene delle bambine: "che sono molto
sensibili al loro aspetto, a quell'eta'".
Consola, nevvero, tanta comprensione. Potrebbero compiere un passo in piu' e
distribuire i loro regginiente gratis, poiche' io sono certissima che le
bimbe sono sensibili, ma sono altrettanto certa che a sette anni non hanno
seni di cui occuparsi, non ancora. E che dovrebbero spendere le quattro
steriline, o l'equivalente in euro, in caramelle e pastelli, se non in libri
come facevo io alla loro eta'.
La pressione sociale operata sulle piccole affinche' appaiano "adulte", e
adulte significa appetibili sessualmente per gli uomini, non laureate o
autonome tanto per dire, sta diventando insopportabile. Ad eta' sempre piu'
basse le bambine si giudicano, e giudicano le altre bambine, basandosi sulle
apparenze. La maggior parte dei giocattoli, e cartoni animati e programmi e
libri per l'infanzia, a loro disposizione, le stanno spingendo pesantemente
sulla strada della "principessa rosa" (fata, ballerina, modella), i cui
scopi nella vita sono sognare, attendere e infine compiacere il "principe
azzurro". Per il quale sono disponibili solo gli attrezzi del supereroe
macho (guerriero, cowboy, pilota, mostriciattolo corazzato).
*
Comincia qui, lo sapete. E sapete anche cosa diventa dopo. Diventa salari
ineguali per le donne a parita' di mansioni. Diventa il non trovare piu' la
tua scrivania quando torni dalla maternita'. Diventa il misero 24% dei seggi
parlamentari europei occupati da donne (con la felice eccezione della
Spagna) e il 90% maschile dei consigli d'amministrazione di tutta Europa.
Diventa traffico di donne e bambine, violenza sessuale, prostituzione
forzata. Diventa la proposta di un modello, per femmine e maschi,
impossibile da raggiungere ai piu', e quindi generatore di frustrazione,
insicurezza, infelicita', rabbia. Dovremmo cominciare a rigettarlo, se
abbiamo a cuore i nostri bambini e le nostre bambine, se davvero speriamo e
vogliamo il meglio per loro.
Le pesanti penalita' poste sull'essere donna in termini economici tiene le
donne "al loro posto", e cosi' fanno il mutarne i corpi in pezzi di ricambio
da consumo sessuale, il trasformare le bambine in donne con i reggiseni
imbottiti, e incitare le adulte a buttare la loro vita nell'inutile
tentativo di restare "ragazzine attraenti" con trucco, giarrettiere e
chirurgia plastica. Inevitabilmente, cio' contribuisce a deprivarle di quel
rispetto che meritano come esseri umani, e rende molto piu' semplice
aggredire una bambina in pieno giorno nella metropolitana e tentare di
stuprarla, perche' di quella bambina e a quella bambina si continua a dire
che non serve a nient'altro.
*
Io trovo molto interessante la stampa estera, soprattutto quando scrive
dell'Italia. E' sempre utile considerare come gli altri ti vedono dal di
fuori. Per cui vi regalo in finale questo commento britannico sulla
televisione nostrana: "E' impossibile guardare la tv in Italia e farsi
l'idea che nel paese ci siano donne intelligenti".

5. MEMORIA. OTTAVIO RAGONE INTERVISTA GAETANO ARFE' (2007)
[Ringraziamo Maria Teresa Proto Pisani (per contatti: mtpropi at iol.it) per
averci inviato la seguente intervista apparsa sul quotidiano "La Repubblica"
dell'8 luglio 2007 col titolo "Gaetano Arfe'. Il socialista che combatte per
la liberta' delle idee".
Ottavio Ragone, giornalista, e' una delle figure piu' autorevoli della
redazione napoletana del quotidiano "La Repubblca".
Gaetano Arfe', figura illustre della sinistra italiana, e' deceduto nel
2007. Dal sito della Fondazione Turati (www.pertini.it/turati) riprendiamo
alcune stralci della scheda a lui dedicata: "Gaetano Arfe' e' nato a Somma
Vesuviana (Napoli) il 12 novembre 1925. Si e' laureato in lettere e
filosofia all'Universita' di Napoli nel 1948. Si specializzo' in storia
presso l'Istituto italiano di studi storici presieduto da Benedetto Croce,
con cui entro' in contatto fin dal 1942. Nel 1944 si arruolo' in una
formazione partigiana di "Giustizia e Liberta'" in Valtellina. Nel 1945 si
iscrisse al Partito socialista e divenne funzionario degli Archivi di Stato
intorno al 1960. A Firenze era gia' entrato in contatto con Calamandrei,
Codignola e il gruppo de "Il Ponte" e aveva collaborato con Gaetano
Salvemini alla raccolta dei suoi scritti sulla questione meridionale. Nel
1965 ottenne la libera docenza in storia contemporanea e insegno' a Bari e a
Salerno. Nel 1973 divenne titolare della cattedra di storia dei partiti e
dei movimenti politici presso la facolta' di Scienze Politiche
dell'Universita' di Firenze. Nel 1959 venne nominato condirettore della
rivista "Mondo Operaio", carica che conservera' fino al 1971. Dal 1966 al
1976 fu direttore dell' "Avanti!". Dal 1957 al 1982 fu membro del comitato
centrale e della direzione del Psi. Nel 1972 venne eletto senatore... Nel
1976 venne eletto deputato... Nel 1979 venne eletto deputato al Parlamento
europeo... Nel 1985 lascio' il Psi, motivando la sua scelta nel volumetto La
questione socialista (1986). Nel 1987 venne eletto senatore per la sinistra
indipendente. Ha scritto numerosi libri e saggi, tra cui la Storia
dell'"Avanti!" (1958) e la Storia del socialismo italiano 1892-1926 (1965)".
Dalla Wikipedia, edizione italiana (http://it.wikipedia.org), riprendiamo
per stralci la seguente scheda: "Gaetano Arfe' (Somma Vesuviana, 12 novembre
1925 - Napoli, 13 settembre 2007) e' stato un politico, giornalista e
storico italiano. Nel 1942, subito dopo la licenza liceale, entra a far
parte di "Italia Libera", un gruppo clandestino di ispirazione azionista e
viene presentato a Benedetto Croce da Ettore Ceccoli, editore e libraio ex
comunista e amico del padre. All'universita' conosce Giorgio Napolitano e
prende a frequentare giovani antifascisti. La polizia pero' lo tiene
d'occhio e i genitori lo mandano da uno zio a Sondrio. Giunto nella citta'
lombarda ai primi del 1943, collabora con alcuni azionisti che aiutano
prigionieri di guerra, perseguitati politici ed ebrei a varcare il confine
svizzero. Arrestato e tornato libero dopo alcune settimane, svolge attivita'
di collegamento tra il Cln di Sondrio e Milano e i partigiani della
Valtellina ai quali si unisce nel 1944 militando in una formazione di
Giustizia e LIberta' fino alla Liberazione. Dopo la guerra, nel 1945 si
iscrive al partito socialista, nel quale rimarra' fino al 1985, e ricomincia
a studiare. Laureatosi in lettere e filosofia a Napoli nel 1948, si
specializza in storia presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici
presieduto da Benedetto Croce. Negli anni Cinquanta, mentre e' funzionario
presso l'Archivio di Stato di Napoli, partecipa ad una manifestazione per la
pace organizzata dalla "Gioventu' meridionale" con l'appoggio del Pci, e per
questo viene trasferito d'autorita' a Firenze, dove entra in contatto con la
rivista "Il Ponte" e con personalita' dell'antifascismo quali Romano
Bilenchi, direttore del "Nuovo Corriere", Delio Cantimori, Cesare Luporini,
Piero Calamandrei e Tristano Codignola. Collabora inoltre con Gaetano
Salvemini alla raccolta degli scritti sulla questione meridionale. Dal 1965
e' libero docente di Storia contemporanea nelle Universita' di Bari e
Salerno. Nel 1973 diviene titolare della cattedra di Storia dei partiti e
movimenti politici presso la facolta' di Scienze politiche dell'Universita'
degli Studi di Firenze. Dal 1959 al 1971 e' condirettore della rivista
socialista "Mondo Operaio", e dal 1966 diviene direttore del quotidiano
socialista "Avanti!", alla cui guida restera' per dieci anni. Proprio a
causa delle inchieste sulle "trame nere" pubblicate sul giornale da lui
diretto, Arfe' e' vittima di un attentato terroristico che il 2 aprile del
1975 devasta la sua abitazione con un ordigno esplosivo, provocando il
ferimento di tre persone. Nel Psi fa parte del comitato centrale e della
direzione del partito dal 1957 al 1982; nel 1972 e' eletto senatore nel
collegio di Parma, e ricopre il ruolo di vicepresidente della Commissione
istruzione e poi della Commissione esteri, ed e' relatore della legge sui
Provvedimenti urgenti per l'Universita'. Nel 1976 e' eletto deputato nel
collegio di Parma-Modena-Reggio-Piacenza; entra nella Commissione affari
costituzionali e rappresenta il gruppo socialista nelle trattative sul
Concordato. Nel 1979 viene eletto deputato al Parlamento europeo per il
collegio Nord-est per le liste del Psi: e' relatore sul tema della politica
televisiva europea e promuove la Carta dei diritti delle minoranze etniche e
linguistiche. E' stato membro della Commissione per la gioventu', la
cultura, l'educazione, l'informazione e lo sport e della Delegazione al
comitato misto Parlamento europeo/Assemblea della Repubblica del Portogallo.
Ha aderito al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo. La
Risoluzione del Parlamento europeo dedicata alla tutela delle minoranze
etniche e linguistiche, approvata il 16 ottobre 1981, e' anche nota come
"Risoluzione Arfe'". Nel 1986, in totale disaccordo col segretario Bettino
Craxi, lascia il partito socialista, e da' alle stampe lo scritto La
questione socialista, con cui motiva la fuoruscita dal Psi. Nel 1987, e'
eletto senatore nel collegio di Rimini come indipendente nelle liste del
Pci. Muore a Napoli il 13 settembre 2007 in seguito ad una crisi
respiratoria. Fra i suoi scritti piu' importanti: Storia dell'Avanti!,
edizioni Avanti!, Milano 1956-1958, ristampato a cura di Franca Assante,
Giannini, Napoli, 2002; Storia del socialismo italiano 1892-1926, Einaudi,
Torino 1965; Storia delle idee politiche economiche e sociali, (cura del V
volume, sull'eta' della rivoluzione industriale), Utet, Torino 1972; La
questione socialista: per una possibile reinvenzione della sinistra.
Einaudi, Torino 1986; I socialisti del mio secolo, a cura di Donatella
Cherubini, Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 2002; Scritti di storia e politica,
a cura di Giuseppe Aragno, La Citta' del Sole, Napoli 2005. Numerosi i suoi
scritti ed interventi su personaggi e tematiche di storia dei movimenti
politici, con attenzione anche alle vicende di Giustizia e Liberta',
dell'anarchismo, su momenti e personaggi minori della storia del movimento
operaio. Negli ultimi anni della sua vita ha collaborato con la rivista
online "Fuoriregistro". Opere su Gaetano Arfe': Ciro Raia, Gaetano Arfe'. Un
socialista del mio paese, Piero Lacaita editore, Manduria-Bari 2003". Molti
utili materiali sono nel sito www.amicidigaetano.ilcannocchiale.it]

C'e' chi prende a colpi di mitra le idee, come i nazisti che nell¥autunno
del '43 sparavano sui libri del padre antifascista, e chi spende una vita a
difenderle come Gaetano Arfe'. Anche l'aspetto lo testimonia. Oggi questo
vecchio socialista si presenta curvo nelle spalle, quasi che il fisico
avesse scavato una trincea intellettuale alle proprie convinzioni. La sua
storia comincia da quel battaglione di tedeschi. Era un branco di
lanzichenecchi, ricorda Arfe', granatieri della divisione "Goering".
Avanzavano urlando e sparacchiando nella campagna silenziosa di Somma
Vesuviana. Uccisero un povero fornaio in paese e tanta altra gente, solo
perche' affacciata alla finestra. Poi spedirono roventi pallottole calibro 9
nel cuore dei libri conservati in biblioteca, a casa del papa' di Gaetano,
fiero antifascista. Interi scaffali presi a colpi di mitraglia. Spiccavano,
tra quei volumi, un¥edizione originale de Lo cunto de li cunti di Giovan
Battista Basile, una preziosa Historia del Concilio Tridentino di Paolo
Sarpi, trattati di politica e filosofia. Migliaia di idee violate dal
piombo. Ma in quanto idee, piu' forti delle pallottole.
Quella sparatoria a Somma - erano i primi di ottobre del 1943 - segno' per
sempre la vita di Gaetano Arfe'. Sessantaquattro anni dopo i ricordi
affiorano, a tratti piacevoli, a tratti dolorosi come trafitture nell'anima.
E' sempre cosi', d'altronde, a 82 anni. Si incontra Gaetano, oggi, nella sua
casa di via Crispi. Il fragore di Napoli sale attenuato dalle finestre, la
luce rischiara il volto rugoso. E' un napoletano anomalo, Arfe', lo si
direbbe straniero in patria. Composto e saggio. Parla senza gesticolare, non
affetta simpatia cialtronesca. E' intriso di uno spirito civico estraneo ai
costumi dominanti in citta'. Non ha mai chiesto cariche, ne' premi, ne'
tribune per svettare. "Una volta volevano nominarmi ministro della Pubblica
istruzione, rifiutai. Non mi sentivo tagliato per l'arte di governo". Non
s'e' arricchito. Ogni tanto scrive articoli e saggi. Fa vita ritirata, ma
non si tira indietro.
Quest'uomo dagli occhi miti adesso fuma assorto la pipa da cui promana un
buon sentore di tabacco. La nebbiolina azzurra svolazza nel salotto. Sul
pavimento listelli di legno scuro. Trasmettono, assieme ai tanti libri, un
senso antico di raccoglimento. Due poltrone in un angolo. Sulle pareti una
foto di Croce gia' corpulento e in la' con gli anni, gli incontri con
Gaetano Salvemini, Giuseppe Saragat e Pietro Nenni, i bozzetti sbiaditi di
vignette pubblicate sull'"Avanti", organo del Psi di cui Arfe' fu direttore
per dieci anni, fino al 1976. Lascio' l'incarico quando Craxi vinse il
congresso socialista del Midas, questione di incompatibilita'. Un'altra foto
raffigura Gaetano giovane, con la divisa militare e il mitra in spalla, ai
tempi di "Giustizia e Liberta'" e del Partito d'azione, quando combatteva in
Valtellina come partigiano, sulle montagne intorno a Sondrio. "Ci
addestravano gli americani", spiega, "da loro imparai ad usare le armi".
Circostanza che tanto tempo dopo, a meta' degli anni '70, gli torno' utile.
Da direttore dell'"Avanti" condusse una campagna contro le trame nere e la
"Rosa dei venti". I gruppi eversivi neofascisti lo colpirono dapprima con
insulti e lettere anonime. Poi, nel 1974, la casa di Arfe' a Roma fu
distrutta da una carica di tritolo. Lui si salvo' perche' era a Firenze.
Nenni defini' quell'attentato "una decorazione". Arfe' rifiuto' la scorta.
Prese a girare armato, come ai tempi della Valtellina. Una Beretta calibro
22 per difesa personale, gliela consiglio' l'allora capo
dell'antiterrorismo, Umberto Improta.
La Resistenza, il carcere in cui lo rinchiusero i tedeschi, hanno segnato la
vita di Arfe' come un punteruolo incide il legno giovane. Sacrifici, tanto
coraggio. Poi, al termine della guerra, un'esistenza pubblica, nel partito e
nelle istituzioni. Fu senatore, deputato fino al '94, prese parte alla prima
legislatura di Strasburgo. In prima fila e sempre con incarichi di
responsabilita' nel Psi che fu di Nenni, Francesco De Martino, Riccardo
Lombardi, Sandro Pertini. Con De Martino, anch'egli nativo di Somma
Vesuviana e allievo della madre di Arfe', coltivo' fino all'ultimo giorno
uno speciale rapporto intellettuale e umano. In qualche modo ne segui' la
parabola. L'avvento di Craxi gli costo' il gelo dell'incomprensione. Fu
un'incompatibilita' morale e politica. Tutta la vecchia guardia socialista
venne emarginata. "Tangentopoli a parte, Craxi era un uomo di un
autoritarismo insopportabile. Vero animale politico, ebbe molte intuizioni.
Ma si comportava come Luigi XIV, 'il partito sono io'. Difatti quando lui
cadde, crollo' anche il Psi".
Oggi si interroga, Arfe', percorrendo a ritroso la vita. Cosa accade quando
le idee si diradano fin quasi a scomparire? E se il buio ingoia un'intera
epoca? Che resta di un'esistenza militante? Cosa puo' fare un vecchio
socialista se il deserto divora i terreni un tempo fertili della propria
cultura politica? Chi puo' mai fecondarli, il nuovo Partito democratico?
"Rutelli? Mah, la Dc era laica, lui no", taglia corto Arfe'. Si fa fatica
perfino a parlare di socialismo in Italia, osserva. "Oggi invece e' piu' che
mai necessaria una critica del sistema economico dominante. Il socialismo
ha, da quando e' nato, questa tradizione e funzione. Io vedo le ragioni per
avere paura. L'inquinamento minaccia l'aria, l'acqua, perfino le stagioni.
Cosa accadra' tra quarant'anni? E' pensabile un sistema in cui l'unico
imperativo sia la crescita economica? Ritengo di no. Di fronte a cio', serve
un pensiero politico critico. Socialista, ma non solo".
Quanto al Partito democratico, "esso e' carico di contraddizioni e
culturalmente eterogeneo. Ne fanno parte nostalgici del comunismo, liberisti
spinti, fanatici della crescita, cattolici veri e cattolici clericali. Una
miscela, insomma, che non trova punti di coagulo. Prima o poi scoppieranno e
comunque il Pd non arrivera' al 30%. Anche a sinistra vedo gruppi ristretti
guidati da leader. La forza delle cose - suppone Arfe' - potrebbe spingere a
un'intesa. Molto dipende dalla legge elettorale. E' in atto in tutto il
sistema politico italiano un processo lungo, che passera' attraverso
fratture e unificazioni provvisorie".
Dalla strada lo sbuffo scoppiettante dei motori inchioda il pensiero. E' il
rumore di fondo della citta', la sua fumigante colonna sonora. "Possibile
che siamo sempre gli ultimi? Rifiuti, abusi edilizi, camorra, una Napoli
culturalmente opaca. E' evidente la responsabilita' di chi amministra",
sbotta Arfe', ma non ha il tono di un'accusa. L'invettiva non gli
appartiene, e poi forse non lo ascolterebbero. "Ci fosse stata almeno una
seduta del Consiglio comunale o del Consiglio regionale per rivolgere un
appello ai cittadini - prosegue - per spingere l'opinione pubblica a
prendere coscienza degli enormi problemi irrisolti. Una scossa, un fremito.
Invece no, nulla. Ma l'orgoglio dei napoletani va risvegliato, non vedo
altra strada".
Non sospettava questo opaco destino, Arfe', quando nel 1942 aderi' a
"Giustizia e liberta'", a Napoli. "Il gruppo clandestino era organizzato da
un piccolo libraio, Ettore Ceccoli, un amico di mio padre. Quando io aderii,
mi presento' Benedetto Croce. Rammento quell'incontro. Croce mi fece un
piccolo esame sui libri che avevo letto, mi consiglio' De Sanctis, Silvio e
Bertrando Spaventa. Rimasi fedele in pieno alle sue indicazioni. Mi iscrissi
all'universita'. Mi trovavo in facolta', in via Mezzocannone, quando il
palazzo di fronte fu distrutto dai bombardamenti. Precipitarono infissi e
calcinacci. Appena la polvere si dirado', vidi una testa d'uomo poggiata su
una cassetta delle lettere. Quello fu il mio primo impatto con la guerra.
Poi - racconta Arfe' - mia madre mi spedi' in Valtellina, per proteggermi
dai fascisti. Era insegnante, fu anche maestra di De Martino, a Somma
Vesuviana. Al nord, durante la guerra di liberazione, entrai in contatto con
uomini di altissime qualita' umane, comunisti come Giulio Chiarelli e
Giovanni Scari'. Mi parlarono di Gramsci e delle lotte operaie nella Torino
degli anni '20. Loro pero' entrarono negli ingranaggi dello stalinismo, io
non fui mai comunista". Nel '47 Arfe' segui' Saragat nella scissione
socialdemocratica, nel '48 torno' nel Psi. Nel frattempo lavorava
nell¥Archivio di Stato. Nel '52 partecipo' ad una manifestazione a Napoli
con Berlinguer, e il ministro Scelba, per punizione, lo spedi' a Firenze.
Li' collaboro' al "Ponte" di Pietro Calamandrei ed ebbe rapporti con La Pira
e don Milani.
Napoli, in quegli anni, era culturalmente viva. Arfe' elenca i centri di
eccellenza, le associazioni, le riviste: l'istituto Croce, il gruppo
Gramsci, "Cultura nuova" di Gerardo Marotta, "Nord e Sud", "Cronache
meridionali". Figure prestigiose di intellettuali, l'editore Gaetano
Macchiaroli, Vittorio De Caprariis, Francesco Compagna. Il deposito di libri
in via Mezzocannone custodito da Filippo Cassola, cugino di Augusto
Graziani, famoso docente di storia antica. "In quell'epoca conobbi Giorgio
Napolitano. Era com'e', composto, sobrio, dicevano fosse figlio di re
Umberto". Il dialogo con Napolitano, fatto anche di lunghi carteggi, non
s'e' mai interrotto. "Entrambi sostenevamo la necessita' di una revisione
critica della storia del Pci e del Psi per giungere ad una sintesi politica.
Redigemmo un manifesto comune per l'unita' europea con Altiero Spinelli, ma
Craxi non fu d'accordo. I comunisti lasciarono per non sfidarlo". Nella
veste di capo dello Stato, Napolitano si spende molto per la sua citta'. "E
cio' e' positivo, entro certi limiti", ritiene Arfe'. "Sta diventando, suo
malgrado, il nuovo san Gennaro. I napoletani cercano un protettore. Ma
questo atteggiamento li induce al lassismo, all'attendismo". E la borghesia
ritirata sull'Aventino di cui parla il prefetto Alessandro Pansa? "Mah.
Croce era proprietario terriero e ignorava perfino dove si trovassero i suoi
possedimenti, li amministrava il fratello. Tuttavia aveva senso dello Stato,
faceva il suo mestiere di uomo di studi. Oggi, invece, chi puo' non fa
niente, tranne pochi. Giocano, si divertono. Grandi borghesi? Non so, credo
di no. I piu' difettano di virtu' civiche". Ora annuisce, calmo. Non si
ferma, Arfe', anche adesso che e' vecchio. Pensa alla Napoli violata. Nella
mente, febbrile, organizza la resistenza del pensiero contro i nuovi
lanzichenecchi.

6. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

7. LIBRI. VALENTINA PARISI PRESENTA "L'INDAGINE DEL TENENTE GREGORY" DI
STANISLAW LEM
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 4 aprile 2008, col titolo "Da Stanislaw
Lem una parodia del thriller", e il sommario "Gelidamente autoreferenziale,
l'unico giallo concepito dal filosofo e scrittore polacco e' basato sulla
programmatica infrazione delle regole stabilite dal genere, di cui mette in
discussione gli stessi presupposti. Lo ha tradotto Bollati Boringhieri con
il titolo L'indagine del tenente Gregory".
Valentina Parisi, docente, saggista, traduttrice, e' una fine slavista.
Stanislaw Lem e' nato nel 1921 a Lwow, in Polonia (ora Lviv, Ucraina). Dopo
studi di filosofia, si laurea in medicina all'universita' di Lwow e - dopo
la seconda guerra mondiale - si trasferisce a Cracovia; successivamente
abbandona la medicina per dedicarsi alla biologia e alla cibernetica,
discipline sulle quali pubblica anche vari saggi; nel 1951 pubblica il suo
primo romanzo di fantascienza. La fama di Lem e' legata soprattutto ai
romanzi Eden (1959) e Solaris (1961) che, come ebbe a scrivere Darko Suvin,
rappresentano una sorta di "parabola che mostra come i criteri
antropocentrici e le soluzioni di tipo religioso sono spesso inapplicabili
alle situazioni complesse dell'uomo moderno". Nel 1973 ottiene il Premio
letterario dallo stato polacco, nel 1976 il Grand Prix al terzo Congresso
europeo di fantascienza. Nel 1977 il suo nome e' addirittura tra i candidati
per il premio Nobel per la letteratura. Lem e' stato probabilmente lo
scrittore piu' importante di fantascienza non angloamericana (i suoi libri
sono stati tradotti in circa 30 lingue ed hanno venduto piu' di 12 milioni
di copie). E' deceduto nel marzo 2006. "Poeta, autore di saggi, ma
soprattutto scrittore di fantascienza, Stanislaw Lem, nato in Polonia nel
1921, e', insieme a Philip Dick e a Kurt Vonnegut, uno dei grandi narratori
dell'anti-utopia contemporanea. Questi tre autori hanno descritto con
anticipo di venti-trent'anni il destino antropologico delle societa'
occidentali, in cui scienza e tecnologia la fanno da padrone" (Marco
Belpoliti)]

A partire da Vita e opinioni di Tristram Shandy nella storia della
letteratura sono apparse ciclicamente opere che mimano i contorni esteriori
di un genere a fini evidentemente ludici e parodistici. Testi che sembrano
ostentare in maniera dimostrativa i meccanismi e gli espedienti della
propria composizione, autentici congegni a orologeria dell'evoluzione
letteraria (se vogliamo prestar fede allo schema proposto da Jurij Tynjanov
in Avanguardia e tradizione), che sanciscono l'ormai avvenuta canonizzazione
di un genere e, nel contempo, ne fanno deflagrare le strutture troppo
rigide. Nella speranza, forse, che dalle ceneri dei modelli giocosamente
fatti a pezzi possa sorgere la fenice di un nuova originalita'. Tra questi
libri gelidamente autoreferenziali possiamo contare anche l'unico thriller
mai scritto da Stanislaw Lem, ora proposto da Bollati Boringhieri col titolo
L'indagine del tenente Gregory nell'ottima traduzione di Vera Verdiani.
Qui l'autore di Solaris si diverte a irridere le rassicuranti certezze del
giallo deduttivo in stile Agata Christie, mettendone in discussione i
presupposti stessi: l'idea che i tasselli dell'agire umano possano
ricomporsi in un mosaico intelligibile e che esista una salda - benche' a
volte oscura - correlazione tra cause ed effetti. A questa prospettiva
fiduciosa Lem oppone la visione cosmologica gia' delineata nei suoi romanzi
di fantascienza: un universo frammentario dove ogni disegno complessivo
rischia di smarrirsi in un oceano di dettagli contraddittori e in cui la
nostra intelligenza non puo' che naufragare. Il "giallo" di Lem (scritto nel
1957-'58) comincia in medias res, tra le mura sacre di Scotland Yard,
evocate con pennellate livide che ricordano gli interni di Edward Hopper.
Durante una concitata riunione, gli investigatori ricostruiscono i contorni
di un caso che sta assumendo dimensioni sempre piu' ampie: nelle notti di
nebbia, dagli obitori e dalle camere ardenti vicino a Londra spariscono i
cadaveri, come sottratti da una mano invisibile. L'implacabile regolarita'
degli episodi, l'assenza totale di qualsiasi indizio o movente sembrano
addirittura smentire la presenza di un autore materiale.
L'anziano ispettore Sheppard decide inaspettatamente di affidare l'indagine
a un outsider, l'impressionabile tenente Gregory, il quale essendo assai
piu' incline alla speculazione metafisica che non all'esame materiale delle
prove, si lascia sedurre dalla tesi della soprannaturalita' del caso: "La
perfetta, sperimentata efficienza della macchina investigativa pareva
rivoltarsi contro se stessa. Piu' cresceva il numero dei fatti
scrupolosamente misurati, fotografati e verbalizzati, piu' l'intera
struttura appariva assurda". Frustrato, Gregory finisce per rivolgersi al
dottor Sciss, esperto di statistica ingaggiato da Sheppard per calcolare, in
base alla costante di progressione del fenomeno, l'andamento futuro delle
sparizioni. Ed e' proprio la personalita' di quest'ultimo - solitario
scienziato persuaso che la casualita' degli eventi possa essere circoscritta
in formule matematiche - a instillare in Gregory il seme di un sospetto che
si trasformera' ben presto in ossessione. Non potrebbe essere proprio
l'altezzoso Sciss ad aver ideato quella messinscena perfetta per prendersi
gioco della polizia? Tuttavia, gli asfissianti pedinamenti a cui l'ispettore
sottoporra' lo studioso riveleranno soltanto una realta' di alienazione e
squallore. Ne' l'esasperata confessione che Gregory strappera' infine a
Sciss, ne' le ipotesi suggerite a Sheppard da una notizia di cronaca
riusciranno a sciogliere l'enigma. L'indagine resta dunque senza soluzione,
quasi a dimostrare che "l'infinito numero delle Cose deride la nostra
passione per l'Ordine".
Fondato sulla programmatica infrazione delle regole del genere poliziesco,
L'indagine del tenente Gregory e' un romanzo insolitamente glaciale e
spiazzante anche per Lem, autore non certo propenso a lusingare le
aspettative del lettore. La linea narrativa piu' convincente e' senz'altro
quella del confronto dialettico tra i due protagonisti, alfieri di due
metodi conoscitivi diversi che si riveleranno entrambi inadeguati a
risolvere il caso. Da una parte, Sciss e' il prototipo dello scienziato puro
(figura ricorrente nelle opere di Lem), uno stravagante "dalla piccola testa
da uccello" che si diverte a elaborare peregrini confronti statistici tra
fenomeni in apparenza slegati - come la scomparsa dei cadaveri e la
percentuale di mortalita' per cancro nei pressi di Londra. Il suo e' il
freddo delirio dello studioso convinto di scorgere i nessi di un rigoroso
ordine matematico la' dove i comuni mortali vedono solo caos. Al contrario,
l'introverso tenente Gregory annaspa tra una miriade di indizi oscuri e
inafferrabili, "come nubi invisibili sospinte dal vento". Ben presto, la sua
inchiesta si dilatera' all'inverosimile, trasformandosi da incombenza
professionale in problema metafisico, paranoia e ossessione - non a caso, il
titolo polacco era semplicemente Sledztwo, "indagine", a sottolinearne il
carattere emblematico.
Il detective di Lem e' infatti l'individuo sartriano gettato nel mondo,
immerso in una realta' urbana dai contorni allucinati, dove le facce dei
passeggeri riflesse sui finestrini della metropolitana tendono a liquefarsi,
come nei ritratti di Bacon. Di fronte alle possibilita' pressoche' infinite
prospettate dai calcoli statistici di Sciss, Gregory si ritrae spaventato,
aggrappandosi alla necessita' di trovare comunque un colpevole come fosse
l'unico modo per giustificare il proprio posto all'interno di quel caos che
si chiama mondo. Come sintetizza efficacemente lo scrittore Black, amico di
Sciss, e "porte parole" dell'autore: "Per lei, l'esistenza di un colpevole
non e' una questione di successo o di sconfitta, ma di senso o non senso
della sua professione. E poiche' per lei quell'uomo rappresenta pace,
conforto e salvezza, in un modo o nell'altro lo avra'. Trovera' quel
bastardo anche se non dovesse esistere!".
Nulla di sorprendente dunque se, nell'ultima scena del romanzo, il vecchio
Sheppard e l'inetto Gregory si daranno appuntamento per l'indomani a
Scotland Yard onde elaborare a tavolino la chiave dell'enigma. Una soluzione
che Lem sottace al suo lettore, troncando di netto la narrazione. Il suo
scopo era infatti quello di mostrare come il suo eroe, proprio come uno
scrittore di romanzi gialli, sara' costretto a creare dal nulla il colpevole
che gli e' indispensabile, dal momento che per lui, in quanto poliziotto,
"al mondo esistono solo i Barabba".
Mediante la contaminazione della detective story con elementi presi dalla
science fiction, Lem riflette col consueto pessimismo sul carattere virtuale
della realta' che ci circonda e sull'incapacita' della mente umana di
abbracciarne il mistero. Un tema, quest'ultimo che, di li' a poco, trovera'
un perfetto equivalente visivo nell'oceano ignoto di Solaris.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 430 del 19 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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