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Nonviolenza. Femminile plurale. 178



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 178 del 24 aprile 2008

In questo numero:
1. Nadine Gordimer: Le domande che nessuno mi ha fatto (2003)
2. Giuliana Manganelli intervista Nadine Gordimer (2002)
3. Henk Rossouw intervista Nadine Gordimer (2004)
4. Mario Baudino intervista Nadine Gordimer (2006)
5. Silvana Mazzocchi intervista Nadine Gordimer (2006)
6. Alain Elkann intervista Nadine Gordimer (2007)

1. MAESTRE. NADINE GORDIMER: LE DOMANDE CHE NESSUNO MI HA FATTO (2003)
[Da "La Repubblica" del 19 luglio 2003, col titolo "Le domande che nessuno
mi ha fatto. Nadine Gordimer si autointervista".
Nadine Gordimer e' una delle piu' grandi scrittrici contemporanee,
sudafricana, impegnata contro l'apartheid, Premio Nobel per la letteratura.
Opere di Nadine Gordimer: oltre i suoi numerosi volumi di racconti e romanzi
(tra cui: Un mondo di stranieri, Occasione d'amore, Il mondo tardoborghese,
Un ospite d'onore, La figlia di Burger, Luglio, Qualcosa la' fuori, Storia
di mio figlio, Un'arma in casa, Occasione d'amore, L'aggancio, Sveglia!, Il
salto, Beethoven era per un sedicesimo nero, tutti presso Feltrinelli; Il
bacio del soldato, presso La Tartaruga) segnaliamo Vivere nell'interregno,
Feltrinelli, Milano 1990; Scrivere ed essere, Feltrinelli, Milano 1996;
Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo, Feltrinelli,
MIlano 1999; Scrivere e' vivere. Scritti e interviste, Datanews, Milano
2007. Opere su Nadine Gordimer: AA. VV., Nadine Gordimer: a bibliography of
primary and secondary sources, 1937-1992, Hans Zell, London 1994. Dalla
Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci la seguente scheda:
"Nadine Gordimer (Johannesburg, 20 novembre 1923) e' una scrittrice
sudafricana, autrice di romanzi e saggi, vincitrice del Booker Prize nel
1974 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1991. Nel gennaio 2007 le
viene assegnato il Premio Grinzane Cavour per la Lettura. Nasce a Springs,
centro minerario nell'area urbana a est di Johannesburg (East Rand) nella
provincia del Gauteng, da Isidore e Nan Gordimer. I suoi genitori sono
entrambi immigranti ebrei: il padre si era trasferito in Sudafrica dalla
Lettonia, la madre da Londra. Vive a Johannesburg... La madre la spinge sin
da piccola a leggere e a interessarsi al mondo che la circonda: comincia
cosi' a scoprire il razzismo di cui e' permeata la societa' in cui vive. Si
iscrive alla University of Witwatersrand... qui tocca con mano le barriere
esistenti fra i giovani studenti bianchi e i neri anche nell'istruzione
universitaria. In questi anni entra in contatto con l'African National
Congress e inizia la sua lotta contro la discriminazione razziale. Negli
anni '60 e '70 insegna in alcune universita' degli Stati Uniti. Si batte
contro l'apartheid. Molte delle sue opere affrontano la questione delle
tensioni morali e psicologiche dovute alla segregazione razziale in atto
nella sua patria. La sua prima pubblicazione e' un breve racconto per
bambini, The Quest for Seen Gold, apparso sul "Children's Sunday Express"
nel 1937. La sua prima raccolta, Face to Face (Faccia a faccia), e'
pubblicata nel 1949. Il primo romanzo The Lying Days, e' pubblicato nel
1953. Fra i membri fondatori del Congress of South African Writers, Nadine
Gordimer e' stata premiata con numerosi titoli onorifici... Bibliografia: a)
Romanzi: The Lying Days (I giorni della menzogna) (1953); A World of
Strangers (Un mondo di stranieri) (1958); Occasion for Loving (Occasione
d'amore) (1963); The Late Bourgeois World (Il mondo tardoborghese) (1966); A
Guest of Honour (Un ospite d'onore) (1970); The Conservationist (Il
conservatore) (1974), vincitore del Booker prize nel 1974; Burger's Daughter
(La figlia di Burger) (1979); July's People (Luglio) (1981); A Sport of
Nature (Una forza della natura) (1987); My Son's Story (Storia di mio
figlio) (1990); None to Accompany Me (Nessuno al mio fianco) (1994); The
House Gun (Un'arma in casa) (1998); The Pickup (L'aggancio) (2001); Get a
Life (2005); b) Raccolte di racconti: Face to Face (Faccia a faccia) (1949);
Town and Country Lovers; The Soft Voice of the Serpent (La voce soave del
serpente) (1952); Six feet of the Country (1956); Not for Publication
(1965); Livingstone's Companions (I compagni di Livingstone) (1970);
Selected Stories (1975); No Place Like: Selected Stories (1978); A Soldier's
Embrace (1980); Something Out There (Qualcosa la' fuori) (1984);
Correspondence Course and other Stories (1984); The Moment Before the Gun
Went Off (1988); Jump: And Other Stories (Il salto) (1991); Why Haven't You
Written: Selected Stories 1950-1972 (1992); Loot: And Other Stories (2003);
c) Teatro: The First Circle (1949) pub. in Six One-Act Plays; d) Saggi: The
Essential Gesture (1988); The Black Interpreters (1973); Writing and Being
(Scrivere ed essere. Lezioni di poetica) (1995); e) Altre opere: On the
Mines (1973); Lifetimes under Apartheid (1986)"]

Qual e' la sua piu' grande lacuna?
Aver vissuto una vita in Africa senza aver imparato una lingua africana.
Persino nell'ambito delle amicizie piu' intime, dell'attivita' letteraria e
politica, i miei compagni neri sudafricani con me parlano solo inglese.
Quando conversano tra loro in un'altra lingua (tutti ne parlano almeno tre o
quattro) non riesco ad afferrare che quelle poche parole entrate nell'uso
comune dell'inglese sudafricano. Il risultato e' che sono sorda rispetto ad
una componente essenziale della cultura sudafricana cui appartengo e nei
confronti della quale mi sento impegnata.
*
Qual e' la bugia piu' sfacciata che ha mai detto?
A dire la verita' non saprei. Vivere il periodo dell'apartheid controllati
dalla polizia segreta ha fatto di tutti noi oppositori del regime dei
bugiardi patentati. Si mentiva affermando di non sapere dove si trovasse una
persona ricercata, si mentiva sui propri incontri e movimenti. Era
necessario, per proteggere gli altri e se stessi.
*
Come scrittrice qualche successo lo ha ottenuto. Ha anche una figlia e un
figlio. Quanto vale come madre?
Lo chieda ai miei figli se non vuole altre bugie auto-protettive.
*
Il piu' bel complimento mai ricevuto?
Tanti anni fa, eravamo in campeggio presso una fattoria e sono stata punta
dalle zecche. In risposta alle mie lagnanze un vecchio contadino, molto poco
attraente, mi disse: "Se fossi una zecca piacerebbe anche a me pungerla".
*
Qual e' stato il commento su di lei come scrittrice che l'ha avvilita di
piu'?
Alla domanda di un compagno di scuola su quale lavoro facesse sua madre mio
figlio a otto anni rispose: "La dattilografa". Era vero. Ero nel mio studio
a battere a macchina un romanzo o qualcos'altro e dalla finestra per caso mi
e' arrivato alle orecchie questo suo giudizio.
*
Quale reazione ha di fronte alla stroncatura di un suo libro?
La ignoro se e' opera di qualche imbrattacarte, che dimostra di non aver
compreso il contenuto del libro. Fingo (con me stessa) di ignorarla se a
scriverla e' una persona di cui rispetto il giudizio e la capacita' critica.
Tengo in considerazione la critica nel valutare i risultati raggiunti o
meno.
*
Quanto la gratifica veder apprezzati i suoi scritti?
Vale la risposta di prima: niente affatto se non rispetto il giudizio di chi
mi loda, mi sento gratificata quando reputo che l'opera giustifichi un
riconoscimento da parte di qualcuno di cui rispetto l'onesta', l'intelletto
e il livello di competenza letteraria.
*
Quando scrive assume droghe, fuma marijuana o beve alcolici per stimolare la
creativita'?
Solo un doppio scotch, ore dopo aver concluso il mio lavoro giornaliero
(accidenti! Sarebbe una bella domanda per molti dei miei colleghi scrittori,
a cominciare da de Quincey).
*
Pensa che uno scrittore dovrebbe anche saper cucinare?
Si'. La torre d'avorio e' senza cucina. Il lavoro al suo interno ha bisogno
della concretezza delle incombenze quotidiane, distrazioni che fanno parte
dell'esistenza di tutti, anche se noi scrittori ce ne lamentiamo moltissimo.
*
Pur essendo una donna liberata, non preferirebbe essere nata uomo?
No. Ma quanto piu' ampia e' l'esperienza di vita di uno scrittore, tanto
maggiore e' la sua capacita' di identificarsi con vite diverse dalla propria
e creare molteplicita' di personaggi. Talvolta penso, ad esempio, di aver
perso la possibilita' di estendere la mia esperienza emotiva non avendo mai
provato attrazione sessuale per una donna. Comunque lo scrittore, in quanto
tale, e' una specie particolare di creatura androgina, che compendia tutti i
sessi e tutte le eta' quando crea i personaggi dei suoi romanzi, tutte le
persone che ha conosciuto, osservato o con cui ha interagito. Cosi' se il
caso ha voluto che fossi donna, come scrittrice sono un'intelligenza
composita.
*
Lei ha 79 anni, quando ha intenzione di scrivere la sua autobiografia?
Autobiografia? Mai. Sono troppo gelosa della mia privacy. E' tutto cio' che
hai, in fin dei conti. I biografi invece devono cavarsela con quello che in
qualche modo e' accessibile, di riffa o di raffa.
*
Pensa che in futuro si continueranno a leggere libri, stampati su carta,
rilegati?
No. Sono convinta che tra cent'anni o anche meno le parole proiettate su
schermi senza limiti e fluenti direttamente alle orecchie in forma di
suono - al di la' dei mezzi tecnici esistenti al presente - avranno ridotto
il libro alla stregua delle tavolette di pietra rinvenute dagli archeologi.
Provo un brivido di sollievo nella consapevolezza che non saro' in
circolazione a subire questa privazione.
*
Bene, ora posso trarre le mie conclusioni sul carattere dell'individuo che
ho intervistato. Sarebbe interessante sentire da altre vittime delle
interviste quali domande - fortunatamente? - non sono loro mai state poste.

2. MAESTRE. GIULIANA MANGANELLI INTERVISTA NADINE GORDIMER (2002)
[Da "Il Secolo XIX" del 29 giugno 2002, col titolo "La guerra di Nadine
Gordimer"]

La scrittrice sudafricana Nadine Gordimer, premio Nobel 1991, ha ricevuto
nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, il Premio
internazionale Primo Levi per "l'impegno che ha contraddistinto tutta la sua
vita contro forme diverse di umiliazione e sofferenza dell'uomo, quali
l'apartheid e l'Aids". Nella stessa occasione consegnato anche il Grifo
d'oro della citta' di Genova. Ad accoglierla il sindaco Giuseppe Pericu,
Ariel Dello Strologo, presidente del Centro culturale Primo Levi, il
presidente della Corte Costituzionale Cesare Ruperto, il presidente delle
Comunita' ebraiche Amos Luzzatto e il presidente dell'Ist di Genova Lucio
Luzzatto.
*
- Giuliana Manganelli: Il G8 di Kananaskis si e' appena concluso. L'Africa
era in cima all'agenda, in realta' la geopolitica ha rimescolate le carte.
Sicurezza, Medio Oriente, sono balzati in primo piano. Come ambasciatore
dell'Undp, United Nations Development Programme dell'Onu, lei, Mrs Gordimer,
e' soddisfatta dei risultati?
- Nadine Gordimer: A dir la verita' non sono al corrente delle conclusioni
dal momento che mi trovo in Italia da qualche giorno. Le posso dire, pero',
dei forti contrasti negli incontri preliminari.
*
- Giuliana Manganelli: Disaccordi tra chi?
- Nadine Gordimer: Thabo Mbeki, il presidente del Sudafrica, ha promosso con
molto coraggio un progetto chiamato Nepad, per favorire la cooperazione tra
le nazioni africane. Quello che ha detto ai meeting preparatori e' stato:
"Bene, signori, non vogliamo piu' starcene con il piattino dell'elemosina in
mano. Noi vogliamo che il G8 stanzi piu' denaro ma che lo faccia tenendo
conto delle decisioni e delle volonta' dei paesi in via di sviluppo in
generale.
*
- Giuliana Manganelli: Dove dovrebbero essere diretti gli investimenti?
- Nadine Gordimer: Molto spesso le decisioni che riguardano i paesi in via
di sviluppo sono prese dai paesi piu' ricchi, senza consultare i diretti
interessati. Vogliamo solo che le risorse e la destinazione degli
stanziamenti siano decise dai nostri governi.
*
- Giuliana Manganelli: Cioe'?
- Nadine Gordimer: Per sapere cosa serve bisogna conoscere davvero le
condizioni di quei luoghi. Nei miei viaggi con l'Undp visitiamo zone
dell'Africa per renderci conto dei reali bisogni della gente. E' evidente
che le agenzie internazionali ignorano un fatto sostanziale: spesso mancano
le strutture di base per fornire un qualsiasi aiuto.
*
- Giuliana Manganelli: Parlare di "digital divide" allora fa un po' ridere?
- Nadine Gordimer: Invocano un computer in ogni scuola, scuola dove magari
non c'e' neanche l'acqua corrente. Nel Mali ho visto un computer in un
municipio, uno in una scuola. Ma non c'e' corrente elettrica per farlo
funzionare. Poco male, dicono le agenzie per lo sviluppo, ci mettiamo un
generatore. E i soldi per il carburante dove li trovano? Internet non e' la
risposta per ogni problema.
*
- Giuliana Manganelli: Quali sono le priorita'?
- Nadine Gordimer: Le infrastrutture, le strade. Se in un'area con un fiume
la pesca e' la risorsa e la citta' piu' vicina e' a 150 km, non serve
istruirli sulle tecniche della vivaistica ittica. Bisogna dargli i soldi per
fare la strada, in modo che possano portare il prodotto ai mercati e
venderlo.
*
- Giuliana Manganelli: Conosciamo il suo impegno in favore dei bambini
malati di Aids. "Il Secolo XIX" ha lanciato l'idea di un grande evento
musicale per il 2004 quando Genova sara' capitale europea della cultura.
Cosa ne pensa di un Live Aid per costruire un ospedale per bambini in
Africa?
- Nadine Gordimer: Il rock e' un modo meraviglioso per fare soldi. Il mondo
dello spettacolo, soprattutto le pop star, hanno fatto un lavoro eccellente
per combattere l'Aids. Invece la comunita' internazionale degli scrittori
arranca penosamente. Sembra che non siamo in grado di coordinare il nostro
impegno umanitario, ognuno fa quello che puo' per conto proprio.
*
- Giuliana Manganelli: Individualisti esasperati o diversa visibilita' per
il vostro pubblico?
- Nadine Gordimer: Siamo lontani dal pubblico, ci nascondiamo dietro parole
stampate. L'anno scorso avevo in mente di chiedere ai miei colleghi
scrittori dei racconti per un'antologia. Ma non storie su gente che muore di
Aids, doveva essere un libro gradevole per Natale, non prediche. Avremmo
chiesto a editori di tutto il mondo di tradurlo pubblicarlo. Tutti avremmo
lavorato gratis e gli incassi sarebbero stati per la lotta all'Aids.
Purtroppo mio marito si ammalo' gravemente e mori', il mio progetto e'
rimasto nel cassetto.
*
- Giuliana Manganelli: A proposito di editori, lei e' "uno dei Nobel" di
Inge, come ama chiamarvi la signora Feltrinelli. E' fresco di stampa il suo
L'aggancio. Una fedelta' che dura da quarant'anni.
- Nadine Gordimer: Siamo grandi amici. Conoscevo Giangiacomo e quando ho
visto Carlo per la prima volta stava imparando appena a camminare. Inge,
poi, e' una donna straordinaria.
*
- Giuliana Manganelli: Nel 1991 ha vinto un Nobel che e' stato un segnale di
riscatto per la gente del Sudafrica e di riconoscimento a una donna che ha
combattuto tutta la vita contro l'apartheid. E' stato difficile combattere
con parole su libri di carta?
- Nadine Gordimer: In Sudafrica tre miei libri sono stati messi al bando tra
il '60 e il '70. Ma grazie a tutti gli dei che esistono ora e' tutto finito:
abbiamo liberta' di parola, ed e' una sensazione meravigliosa per una
persona come me che ha vissuto la minaccia della censura.
*
- Giuliana Manganelli: Le cose cambiano, d'altra parte speranza e futuro
sono sue parole-chiave.
- Nadine Gordimer: Certo, non dobbiamo dimenticare la saggezza di Nelson
Mandela. Grazie a lui siamo riusciti a cambiare senza fare una guerra
civile. Da una parte il potentissimo esercito dell'apartheid, con Mandela
tutta la popolazione nera e noi bianchi democratici, non ci siamo saltati
alla gola ammazzandoci nelle strade. Questo dovrebbe essere un esempio per
tutti i paesi in conflitto: Pakistan e India, Israele e Palestina. Sediamoci
al tavolo con i nostri nemici e discutiamo. E' l'unica chance per la pace.
Non si puo' aspettare che i fondamentalisti e i terroristi cessino i loro
attacchi. Bisogna parlare anche mentre si fanno saltare.

3. MAESTRE. HENK RUSSOUW INTERVISTA NADINE GORDIMER (2004)
[Dal sito www.feltrinellieditore.it riprendiamo la seguente intervista
tratta da "Newsweek" del 6 dicembre 2004, dal titolo "Scrivere per una nuova
causa. Intervista a Nadine Gordimer"]

Con la fine dell'apartheid e le successive elezioni democratiche in Sud
Africa del 1994, l'autrice premio Nobel e voce critica antiapartheid Nadine
Gordimer ha indirizzato l'impegno del suo paese nella lotta all'Hiv/Aids.
Ispirata dai concerti per la ricerca di fondi contro l'Aids del cantante
degli U2 Bono, l'ottantunenne Gordimer ha utilizzato le proprie amicizie per
mettere insieme venti tra i migliori scrittori del mondo, che hanno
collaborato con lei a un'antologia di racconti, Telling Tales (Storie), i
cui proventi verranno totalmente devoluti in beneficenza.
*
- Henk Rossouw: Com'e' nata l'idea di questo progetto?
- Nadine Gordimer: Molte persone, come Bono ad esempio, si sono impegnate
nella raccolta di fondi per combattere l'Hiv/Aids, e io mi sono detta: che
cosa abbiamo fatto noi scrittori? Ovviamente il nostro primo interesse e' la
liberta' di scrivere. Ma guardare da un'altra parte o mettere la testa sotto
la sabbia riguardo alla questione dell'Aids, quando in molti, nella
comunita' degli artisti, scrittori inclusi, sono stati vittime di questa
malattia, mi sembrava molto strano. Ho pensato, a che cosa serve lamentarmi?
Devo fare qualcosa! Ho scritto a venti scrittori, inclusi cinque premi
Nobel. Alcuni di loro sono miei amici. Ho scritto loro: "Bene, voglio un tuo
racconto. E non voglio niente che abbia come soggetto l'Hiv/Aids". Sono
stata incredibilmente fortunata, perche' sono dei racconti bellissimi. E
cosi' diversi tra loro. Soltanto i nomi danno un'idea di quanto siano
diversi, si passa da Salman Rushdie a Margaret Atwood, Susan Sontag, Hanif
Kureishi, Woody Allen, Arthur Miller, John Updike e Chinua Achebe.
*
- Henk Rossouw: Perche' questi scrittori hanno messo a disposizione il loro
talento gratuitamente?
- Nadine Gordimer: Senza dubbio per dare il meglio di cio' che hanno a
disposizione, la loro creativita', per farsi carico della responsabilita'
collettiva dell'umanita' che noi portiamo avanti combattendo l'Hiv/Aids. Il
libro e' in pratica un'estensione della mia vita. Come disse Camus, "Il
giorno in cui saro' solo uno scrittore, io smettero' di essere uno
scrittore".
*
- Henk Rossouw: Gabriel Garcia Marquez ha offerto il suo racconto "Morte
costante al di la' dell'amore" sulla fine delle speranze di un senatore
colombiano.
- Nadine Gordimer: Lui e' cosi' fragile in questo momento. Cosi' malato.
L'ho visto giusto un anno fa a Cuba. E' un uomo adorabile.
*
- Henk Rossouw: E Jose' Saramago, un altro premio Nobel, ti ha dato "Il
centauro"?
- Nadine Gordimer: E' una delle storie piu' belle del libro. Il centauro e'
una bestia mitologica e, dopo milioni di anni, si scopre che uno di questi
centauri e' sopravvissuto. E' costretto a correre continuamente, per fuggire
dagli uomini che vogliono catturarlo o ucciderlo. E' estremamente
commovente, la sofferenza di essere meta' animale e meta' umano.
Riflettendoci, non e' solo un racconto su una bestia mitologica, ma anche un
racconto sulle persone perseguitate, cacciate, e che vagano di paese in
paese in questa immigrazione senza fine dei nostri giorni.
*
- Henk Rossouw: Si aspetta che i lettori comprino questo libro senza pensare
ad un gesto di carita'?
- Nadine Gordimer: Non e' assolutamente un gesto di carita' comprare questo
libro, non voglio che sia cosi'. I narratori del volume rivelano le
incredibili possibilita' della scrittura. I loro racconti sono per il nostro
divertimento, mentre leggerli supporta i milioni tra di noi in Sud Africa
che hanno gia' contratto o che potrebbero contrarre l'Hiv/Aids. Un bambino
su cinque nasce con l'Hiv proprio mentre sto parlando.
*
- Henk Rossouw: Con tredici romanzi e nove volumi di racconti collezionati
nel suo cammino, lei ha sviluppato una lunga e importante carriera
letteraria. Come vuole essere ricordata?
- Nadine Gordimer: Il meglio che c'e' in me, tutto cio' che ha un valore in
me, e' nei libri. Sto parlando della capacita' d'osservazione, dello sforzo
di capire la vita e di trasmetterla. Per me scrivere, dal primo giorno a
oggi, e' un viaggio alla scoperta del mistero della vita. Penso ci sia solo
questa vita. Ma questa vita e' incredibile. Quello che mi interessa davvero,
cosa che sto iniziando a notare adesso nei miei libri - che sono scritti da
piu' punti di vista: in prima persona come uomo, bambino, donna, giovane,
vecchio - e' che in realta' sto scrivendo il libro di tutta la mia vita.
*
- Henk Rossouw: I critici hanno detto che la morte e' un tema della sua
ultima antologia di racconti, Loot, probabilmente perche' loro sanno che lei
ha piu' di ottant'anni. E' cosi'?
- Nadine Gordimer: Nessuno puo' negare che lo scrittore ha un'immaginazione
e che puo' ricreare periodi diversi dal suo. In una delle prime storie che
ho pubblicato raccontavo di un anziano signore che andava a far visita a suo
figlio e a sua figlia adottiva. E' basata sui suoi sentimenti
contraddittori, nascosti o dimenticati. Ma come potevo esserne a conoscenza?
Avevo solo 15 anni.
*
- Henk Rossouw: Scrive ancora quasi ogni giorno?
- Nadine Gordimer: Quando sento che non ce la faccio piu', mi fermo. Spero
di capire prima o poi perche' sono cosi' critica nei confronti del mio
lavoro. Sono il mio critico piu' severo.

4. MAESTRE. MARIO BAUDINO INTERVISTA NADINE GORDIMER (2006)
[Da "La Stampa" del 7 gennaio 2006, col titolo "Vi parlero' dei leoni
perche' siamo come loro. Intervista a Nadine Gordimer"]

Parlera' di leoni. Nadine Gordimer, premio Nobel nel 1991, riconosciuta
signora - insieme a Doris Lessing - della letteratura africana e simbolo di
una grande lotta conclusasi bene, almeno per una volta, in quel tormentato
continente, ha scelto per la sua "lectio magistralis" un tema a sua volta
altamente simbolico. "Il mio titolo sara': Il leone nella letteratura", ci
dice da Johannnesburg, alla vigilia della partenza per Torino. Conosce bene
la citta', e in genere anche il Piemonte, per un motivo famigliare legato
alle strane coincidenze della vita. Sua figlia vive da tre anni a Briaglia,
nel Cuneese. Dove non ci sono leoni, ma boschi e campagne, viti e ricordi
napoleonici. Niente a che vedere con la natura selvaggia del Sud Africa, con
la drammatica epica di quel paese, di cui la Gordimer e' stata protagonista.
Ne' con l'orizzonte smisurato della letteratura africana.
*
- Mario Baudino: Ma in che misura si puo' parlare di letteratura africana,
mettendo insieme esperienze e storie cosi' diverse e lontane fra loro nel
grande continente?
- Nadine Gordimer: Allo stesso modo in cui si puo' parlare di letteratura
europea, o nordamericana. Tenendo cioe' conto di differenti autori in
differenti parti di un Paese o di un continente, ed esplorando la loro vita,
i loro sogni, i loro valori, tutto cio' insomma che ha a che fare con la
vita umana.
*
- Mario Baudino: E il leone?
- Nadine Gordimer: Per molti e' il simbolo stesso dell'Africa. Io mi
consentiro' un piccolo gioco di specchi, partendo dalla figura dello
scrittore. In Africa i leoni siamo noi, gli scrittori.
*
- Mario Baudino: Nel senso di un ruolo altamente riconosciuto? Lo scrittore
come re nella foresta dell'immaginario?
- Nadine Gordimer: Non proprio un re, ma una voce possente che esprime i
valori, la storia del continente.
*
- Mario Baudino: In che modo si sente una scrittrice africana? Che senso da'
all'aggettivo?
- Nadine Gordimer: Intanto sono un'africana, e non per esempio un'europea.
Sono bianca, certo, ma sono nata e ho vissuto qui, mi sono battuta per la
liberta' nel mio Paese. Quando, come nel mio caso, ci si identifica con la
1otta degli indigeni africani - dei neri - per l'emancipazione, si diventa
una di quelle persone il cui colore della pelle non e' piu' importante.
*
- Mario Baudino: Anche nel Sud Africa di oggi il colore della pelle non e'
piu' importante?
- Nadine Gordimer: Non lo e' piu', questo e' certo. Forse molta gente non sa
che la nostra nuova Costituzione e' un meraviglioso documento, certamente
una delle migliori al mondo. Rispetta la liberta' e la vita di tutti, senza
guardare al colore... Credo che solo chi ha vissuto qui nei tempi
dell'apartheid possa capire pienamente la bellezza di questo testo. E' un
grande risultato, a pochi anni dalla fine della segregazione razziale.
*
- Mario Baudino: Questi anni di liberta' hanno mutato anche il suo modo di
scrivere?
- Nadine Gordimer: E' ovvio che ogni svolta politica e sociale ti influenza:
perche' cambia la vita della gente, i contesti, le leggi. Se sei nero e sei
vittima della segregazione razziale, non puoi per esempio andare al cinema
con i bianchi, e questo conta molto per la tua esperienza del mondo. Quando
ero piccola, io avevo la possibilita' di frequentare una ricca biblioteca
pubblica, perche' ero bianca. Se fossi stata nera non mi sarebbe stato
possibile, e forse non sarei diventata una scrittrice. Tre dei miei libri,
in passato, sono stati proibiti. Venivano pubblicati solo all'estero: puo'
immaginare che cosa significhi per uno scrittore non poter essere letto
dalla sua gente. Puo' immaginare quanto fosse duro. Ora non e' piu' cosi', e
questo cambia molte cose.
*
- Mario Baudino: Nel suo ultimo romanzo, Sveglia!, lei affronta il problema
dell'ambiente.
- Nadine Gordimer: La interrompo. Per ricordare che Giangiacomo Feltrinelli
e' stato il mio primo editore straniero, e gli sono rimasta sempre molto
legata.
*
- Mario Baudino: Vede che c'e' un pezzo di destino italiano, nella sua vita?
Ma torniamo a Sveglia!. E' un romanzo duro, la storia terribile di un uomo
contaminato dalle terapie contro il cancro, che non vuole aver figli nel
timore che nascano malati. Ma anche un romanzo di speranza.
- Nadine Gordimer: Ho scoperto che la gente puo' venir curata in modo tale
che un figlio puo' nascere con gravi lesioni. Ho fatto qualche ricerca,
soprattutto sui rapporti fra cancro e ambiente. E' accaduto anche a
Kenzaburo Oe, il grande scrittore giapponese, Nobe1 nel '94: suo figlio ha
pagato le conseguenze della bomba di Hiroshima. Ma in Sveglia! racconto
anche che alla fine, quando il bambino nasce, sono comunque tutti contenti.
E' un fatto umano, un sentimento naturale, animale. Gli animali lottano
semplicemente per resistere e perpetuare la catena della vita.
*
- Mario Baudino: Un'ultima domanda, a proposito di figli. Ora che una parte
della sua famiglia e' italianizzata, scrivera' mai un romanzo ambientato in
Piemonte?
- Nadine Gordimer: Non credo. Il mio principio e': la tua base sia cio' che
conosci meglio. E la base del mio lavoro e' la mia gente, l'Africa. Penso
che rimarro' in mezzo ai leoni.

5. MAESTRE. SILVANA MAZZOCCHI INTERVISTA NADINE GORDIMER (2006)
[Da "La Repubblica" del 18 marzo 2006, col titolo "Intervista a Nadine
Gordimer su Sveglia!"]

Dice: "Le parole sono il mezzo che ho sempre usato per cercare di
comprendere il mistero dell'esistenza". Nadine Gordimer, 82 anni,
rappresenta con Doris Lessing la voce femminile di lingua inglese della
letteratura sudafricana. Da sempre la sua vita si identifica con la
scrittura; quando era bambina leggeva tutto quello che le capitava a tiro e
il suo primo racconto lo scrisse appena quindicenne. Anche il suo impegno
politico e sociale contro ogni razzismo e ogni sopraffazione viene da
lontano; almeno da quando ragazzina, lei figlia di padre lituano e di madre
inglese, comincio' a comprendere che, nel suo paese, i neri erano stranieri
senza diritti e senza difese. Da allora e per mezzo secolo ha combattuto
l'apartheid; ha scritto racconti e romanzi tradotti in tutto il mondo e
saggi e articoli che testimoniano il suo ruolo di eccezionale coscienza
critica nel vecchio e nel nuovo Sud Africa e, nel 1991, ha vinto il premio
Nobel per la letteratura. Il suo ultimo libro Get a life, Sveglia! nella
versione italiana in uscita per Feltrinelli e' una storia emozionante in cui
si intrecciano problemi contemporanei e sentimenti. La salvaguardia della
natura e il progresso economico, la lotta contro l'Aids e la complessita'
delle relazioni umane, ma anche la nuova poverta' nel Sud Africa
post-apartheid. Del suo romanzo piu' recente Nadine Gordimer parla
volentieri - "l'inquinamento e' un pericolo talmente enorme..." - mentre non
vuole far cenno ai suoi progetti futuri. "Per scaramanzia", assicura,
perche' "chi parla troppo di una storia, magari alla fine non la scrive".
*
- Silvana Mazzocchi: In Sveglia! tornano i temi a lei piu' cari: l'amore, la
malattia, i rapporti tra genitori e figli. E c'e' l'ecologia...
- Nadine Gordimer: Si', e' la natura la questione centrale del libro. Il
protagonista e' un ambientalista, una persona che lavora per la salvaguardia
dell'ambiente, fondamentale in ogni parte del mondo. Sappiamo che
l'inquinamento minaccia l'aria che respiriamo e attacca le coltivazioni che
ci danno il cibo. E siamo consapevoli che i vistosi cambiamenti di clima a
cui siamo soggetti sono provocati dalla distruzione della natura operata
dall'uomo.
*
- Silvana Mazzocchi: L'inquinamento e' un problema cosi' grave nel nuovo Sud
Africa?
- Nadine Gordimer: E' raccontato nel libro; si pensa che per far fronte al
bisogno di elettricita' che c'e' nel paese, la soluzione sia una grande
centrale nucleare. Ovviamente il governo sostiene che e' perfettamente
sicura, mentre noi sappiamo che non e' vero. E che i reattori nucleari sono
si' degli ottimi mezzi per produrre elettricita', ma che sono rischiosi. E
che, se qualcosa andasse storto, si produrrebbero delle fuoriuscite
nucleari, letali per gli esseri umani.
*
- Silvana Mazzocchi: Nel suo romanzo si parla anche di Aids. E lei, che si
da' molto da fare per aiutare i bambini vittime della malattia, racconta di
Lindsay, la madre del protagonista, che adotta una bimba nera sieropositiva.
In quello che lei scrive si ritrovano il suo impegno e le sue convinzioni.
- Nadine Gordimer: Non e' questione di convinzioni, ho scritto quello che
vedo intorno a me. Non so cosa succeda negli altri paesi, ma in Sud Africa
il problema e' enorme. Conosco persone che hanno adottato bambini orfani,
con i genitori morti ambedue di Aids. Ci sono migliaia di bimbi
sieropositivi, vengono chiamati "gli orfani dell'Aids", anche se non tutti
sono malati. E, per fortuna, ci sono persone straordinarie, spesso neri e
anche poveri, che si prendono cura di questi bambini.
*
- Silvana Mazzocchi: Nuovo e vecchio Sud Africa. Per cinquant'anni lei si e'
impegnata contro l'apartheid e i suoi libri sono stati spesso messi al
bando. E' stato difficile per lei, una scrittrice, lottare con le parole?
- Nadine Gordimer: No, anzi si', e' stato difficile. Comunque niente di
paragonabile con coloro, donne e uomini, che veramente hanno sacrificato la
loro vita, le loro ambizioni e il loro lavoro per il movimento di
liberazione. Fino ad andare in prigione. O in esilio. Penso che quello che
ho potuto fare io sia stato davvero poca cosa rispetto a loro. Ma io non
sono solo una scrittrice, sono un essere umano, una cittadina del mio paese
e dunque ho preso parte ad alcune delle attivita' del movimento di
liberazione. E mi sono assunta i miei rischi. Anche se non c'e' paragone con
quelli che sono finiti in prigione.
*
- Silvana Mazzocchi: Nella sua vita lei ha scritto quattordici romanzi, una
dozzina di raccolte di racconti e una quantita' di saggi. Ha vinto il Nobel
e una decina di premi letterari e ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti.
Che cosa significa per lei scrivere?
- Nadine Gordimer: Significa tentare di dare un senso al mistero della vita.
Io lo faccio tramite le parole.
*
- Silvana Mazzocchi: Lo dice come fosse una piccola cosa.
- Nadine Gordimer: E' una cosa grande, grandissima, che dura tutta la vita.
*
- Silvana Mazzocchi: Da saggista lei si e' spesso occupata di questioni
politiche. Che rapporto c'e' tra romanzi e realta'?
- Nadine Gordimer: La politica ha una grande influenza sulla vita delle
persone, sul loro modo di vivere, di lavorare. Sui loro valori e su tutto
cio' che diventa centrale nella loro esistenza. E, certamente, uno scrittore
trae le sue storie da cio' che lo circonda. I personaggi che inventa non
vengono dal nulla; sono concepiti attraverso l'ambiente, la societa', la
situazione politica, il linguaggio, il paese e le relazioni che si producono
nella vita quotidiana della gente.
*
- Silvana Mazzocchi: Una volta lei ha detto che quello che scrive in un
romanzo e' piu' vero di quello che si puo' trovare in un saggio. E' cosi'?
- Nadine Gordimer: Si', il fatto e' che la verita' che c'e' in un romanzo e'
una verita' diversa rispetto a quella religiosa, assoluta. E' la verita'
insita nel modo di vivere delle persone. Chi scrive guarda con occhio
oggettivo, racconta e va vicinissimo alla verita'. Invece, in un saggio o in
un'intervista, e' normale che scatti una specie di protezione quando, nel
tentativo di afferrare fino in fondo la verita', finisci per esprimere solo
il tuo punto di vista.
*
- Silvana Mazzocchi: Torniamo al suo ultimo libro. In Sveglia!, futuro e
speranza sono parole-chiave.
- Nadine Gordimer: E' cosi'. Anzi dovremmo dire presente e speranza; il
futuro contiene comunque la speranza. Nel libro tutto questo si capisce
quando il protagonista, Paul, non vuole correre il rischio di avere un altro
figlio perche' pensa che possa nascere con la stessa sua malattia (un tumore
alla tiroide lo costringe a un trattamento che lo rende temporaneamente
radioattivo - ndr). Insomma teme che possa essere vittima della
radioattivita' che si e' insinuata nel suo corpo. Cosi' lo rifiuta, ma
quando sua moglie riesce comunque a rimanere incinta e il bimbo nasce, tutti
danno il benvenuto alla nuova vita. E una nuova vita significa sempre
speranza.
*
- Silvana Mazzocchi: Sta gia' pensando al suo prossimo libro?
- Nadine Gordimer: Non rispondo, sono superstiziosa. Ho avuto amici di
talento che, dopo aver molto parlato del libro che stavano progettando, non
lo hanno mai scritto.
*
- Silvana Mazzocchi: Come mai dai suoi libri non e' mai stato tratto un
film?
- Nadine Gordimer: Non so. Forse perche', ogni volta che qualcuno si e'
mostrato interessato, io ho chiesto di vedere gli altri film scritti o fatti
da colui che avrebbe dovuto lavorare alla mia storia. E' successo almeno tre
volte: mi hanno spedito le cassette, io le ho viste e mi sono resa conto che
quella persona non aveva la minima idea ne' di quello che io avevo tentato
di comunicare con i miei libri, ne' del mio paese. Cosi' sono stata molto
determinata: meglio non avere alcun film tratto dai miei libri che averne
uno che non ha niente a che vedere con quello che c'e' scritto dentro.

6. MAESTRE. ALAIN ELKANN INTERVISTA NADINE GORDIMER (2007)
[Dal supplemento "Specchio" del quotidiano "La stampa" del 27 gennaio 2007,
riprendiamo la seguente intervista dal titolo "Per il futuro del Sudafrica.
Intervista a Nadine Gordimer"]

- Alain Elkann: Signora Gordimer, lei ha piu' volte affermato: "Le parole
sono il mezzo che ho sempre usato per comprendere il mistero dell'universo".
E' la sua missione?
- Nadine Gordimer: Penso che essere uno scrittore sia cercare di scoprire il
mondo. Cosi', per capire il mio mondo e comprendere la mia ricerca bisogna
leggere i miei ventidue libri... Credo che le persone che sono religiose
abbiano altri modi e mezzi: io invece sono atea e devo trovare i mezzi che
piu' mi si addicono.
*
- Alain Elkann: Il titolo del suo ultimo romanzo pubblicato in Italia e'
Sveglia!, e il protagonista, Paul, e' un ecologista. Quella ecologica e' la
sua ultima battaglia?
- Nadine Gordimer: Si'. I temi ecologici mi preoccupano molto. Generalmente
il futuro e' sconosciuto, nel nostro caso invece sappiamo benissimo che cosa
stiamo facendo, che cosa stiamo distruggendo del mondo che ci circonda.
*
- Alain Elkann: Torniamo al suo Paese e alla sua lotta contro l'apartheid.
- Nadine Gordimer: E' stato straordinario veder risolvere il problema
dell'oppressione senza una guerra civile. C'erano grandi leader nella
popolazione nera, Mandela e molti altri, e dobbiamo ringraziarli per
l'epilogo pacifico di un tempo segnato dalla violenza.
*
- Alain Elkann: Lo ha detto in tante interviste: vedere bambini bianchi e
neri andare mano nella mano per strada...
- Nadine Gordimer: E anche innamorati di diverso colore che si baciano nei
parchi, che si amano. Tutto questo non sarebbe stato possibile, oggi si'.
*
- Alain Elkann: E' tutto cosi' tranquillo?
- Nadine Gordimer: Ci sono piccole minoranze di bianchi che non riescono ad
accettare quello che interpretano come una sconfitta, ci sono alcuni neri
che non si rendono conto di che cosa fosse veramente líapartheid, e
vorrebbero che tutto fosse piu' veloce... Ma sono passati solo undici anni,
e per una democrazia undici anni sono pochissimi.
*
- Alain Elkann: Che paese e', oggi, il Sudafrica?
- Nadine Gordimer: Fa completamente parte del mondo e dei suoi problemi. lo
vedo il futuro del nostro Paese con ottimismo. Ma sono anche realista, e so
che ci sono questioni specifiche: abbiamo molta disoccupazione, c'e' il
grandissimo problema dell'Aids...
*
- Alain Elkann: Un altro fronte su cui si e' impegnata parecchio.
- Nadine Gordimer: Ho voluto realizzare un'antologia di racconti i cui
diritti vanno alle cure contro questa terribile malattia. La mia idea era
che noi scrittori dobbiamo, possiamo fare la nostra parte. Ho contattato tra
gli altri Claudio Magris. Guenter Grass, Garcia Marquez, Carlos Fuentes e
anche Woody Allen. Circa venti scrittori hanno scritto bellissimi racconti
per questa iniziativa. L'antologia e' andata bene, abbiamo messo insieme una
bella somma di danaro da destinare alla lotta contro la nuova peste. Un
tempo erano i topi a portare la malattia, sulle navi, ma il flusso di navi
non era niente comparato a quello degli aerei, oggi!
*
- Alain Elkann: Lei che cosa sta scrivendo?
- Nadine Gordimer: Ho appena finito un libro di racconti, verra' pubblicato
in Inghilterra alla fine dell'anno. C'e' anche un racconto dedicato a un
mondo passato: quello della madre di mio marito.
*
- Alain Elkann: Ci dica qualcosa di piu'.
- Nadine Gordimer: Il titolo del racconto e' "Una donna frivola". E'
difficile che io scriva qualcosa che non fa parte della mia vita.
Intendiamoci: io non scrivo della mia vita, i miei personaggi sono lontani
da me. Mi sono messa nei panni di uomini anziani quando ero giovane e oggi
in quelli di persone molto piu' giovani di me, ma gli scrittori parlano
sempre di quello che sentono e di quello che vedono intorno.
*
- Alain Elkann: E' fiera del Premio Grinzane Cavour che le e' stato
consegnato a Torino la settimana scorsa?
- Nadine Gordimer: Ho avuto molti premi, tra cui il Nobel nel 1991. Piu' che
fiera, devo essere riconoscente: e' molto gratificante il fatto che il
proprio talento venga riconosciuto.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 178 del 24 aprile 2008

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