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Minime. 438



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 438 del 27 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Il sostegno dello scienziato Stefano Montanari al comitato che si oppone
al devastante mega-aeroporto a Viterbo
2. Domenica 27 aprile 2008 la trasmissione televisiva "Report" sullo
scandalo degli aeroporti
3. Oscar Reyes: Emissioni nocive
4. Michele Vollaro: Un disastro ambientale
5. Meidyatama Suryodiningrat: Pregiudizio
6. Anna Curcio presenta "La cultura e il potere" di Stuart Hall e Miguel
Mellino
7. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. SOLIDARIETA'. IL SOSTEGNO DELLO SCIENZIATO STEFANO MONTANARI AL COMITATO
CHE SI OPPONE AL DEVASTANTE MEGA-AEROPORTO A VITERBO
[Riportiamo il seguente comunicato del 26 aprile 2008 del Comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo.
Su Stefano Montanari dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per
stralci la seguente scheda: "Stefano Montanari (Bologna, 7 giugno 1949) e'
uno scienziato italiano, ricercatore e studioso di nanopatologie; risiede a
Modena dove e' direttore scientifico del laboratorio di ricerca modenese
Nanodiagnostics, presieduto da sua moglie Antonietta Gatti (scopritrice
delle nanopatologie). Laureato in Farmacia nel 1972 presso l'Universita' di
Modena con una tesi di Microchimica, diviene poi consulente tecnico di Biosa
SpA, Milano, azienda operante nel settore cardiochirurgia, cardiologia ed
emodialisi. Nella decade 1985-1995 e' consulente scientifico di Angiocor -
Lille (Francia) per lo sviluppo di filtri per vena cava. Nel periodo
1997-1999 diviene direttore scientifico del progetto Biosa per lo sviluppo
di una valvola cardiaca di pericardio bovino. Nel periodo 1996-2003
consulente scientifico di Aln - Bormes les Mimosas (Francia) per lo sviluppo
di un filtro per vena cava estraibile. Nel 2003 e' consulente scientifico
del Progetto mondiale per l'applicazione ultrafase alle tecniche di
elettrocardiografia. Dal marzo 2004 e' direttore scientifico del laboratorio
Nanodiagnostics di Modena. Dal 2004 e' consulente di Avigolfe,
l'associazione dei reduci francesi dalle guerre del Golfo e dei Balcani. Dal
2001 e' consulente per il progetto europeo ìNanopathologyî. Dal 1985 e'
consulente del laboratorio di biomateriali dell'Universita' di Modena. Dal 5
ottobre 2004, insieme alla dottoressa Antonietta Gatti, e' consulente della
Foundation for Advancement of Science and Education di Los Angeles per i
problemi sanitari legati alle nanopatologie dei sopravvissuti al crollo
delle Torri Gemelle di New York. Dal 2004 sono incaricati dall'ente
scientifico americano Fase di studiare un metodo di detossificazione per i
400.000 soggetti ammalatisi di nanopatologie, a seguito del crollo delle
Torri Gemelle di New York (11 settembre 2001). Insieme, i due ricercatori
hanno una convenzione con l'Osservatorio militare per le indagini sui
soldati ammalati di Sindrome del Golfo e dei Balcani e un'analoga
convenzione con Avigolfe, l'ente francese che si occupa dello stesso
problema. Il laboratorio Nanodiagnostics e' consulente della Commissione
parlamentare d'inchiesta sulle patologie cosiddette da uranio impoverito
(altra nanopatologia). Sono ambedue consulenti della Procura della
Repubblica di Rovigo per il processo a carico dell'Enel (inquinamento
ambientale). Sono altresi' consulenti di un consorzio di comuni friulani che
fanno capo al comune di Udine per l'inquinamento ambientale prodotto da
un'acciaieria. Inventore di un filtro per vena cava estraibile, di una
valvola cardiaca protesica, di un sistema per drenaggio pleurico, di
un'apparecchiatura per elettrofisiologia e stimolazione cardiaca
transesofagea e stimolazione cardiaca transvenosa, di cateteri per
elettrofisiologia transesofagea, di un sistema per la misura della
produzione oraria di urina, di una sacca per urina con un sistema per
prevenire le infezioni retrograde. E' insegnante a vari corsi di
aggiornamento medico e tecnico sulla filtrazione cavale. E' insegnante a
vari corsi di aggiornamento medico e tecnico e a master internazionali sulle
nanopatologie. Autore di articoli scientifici sulla tecnica della
filtrazione cavale e sulle tecniche di prevenzione della tromboembolia
polmonare. Coautore del libro Malattia tromboembolica venosa e filtri
cavali, curato da Claudio Rabbia e Guglielmo Emanuelli, pubblicato nel 2000
da Edizioni Minerva Medica. Tiene regolarmente conferenze sulle
nanopatologie in Italia e all'estero. Durante l'anno 2006 gira l'Italia in
tournee insieme al comico genovese Beppe Grillo per portare i cittadini a
conoscenza dei suoi studi sulle nanopolveri e le conseguenti patologie
(nanopatologie) causate da diversi fattori, tra cui l'incenerimento dei
rifiuti. La sua attivita' di divulgazione sull'argomento ha prodotto anche
due libri pubblicati da Macro Edizioni: un libro con dvd allegato, L'insidia
delle polveri sottili, e un libro dal taglio piu' autobiografico, Il girone
delle polveri sottili, dove, a fianco della divulgazione scientifica,
racconta delle ostilita' incontrate dalla sua ricerca in ambito accademico e
politico]

Il professor Stefano Montanari, uno dei piu' noti scienziati italiani,
ricercatore e studioso di nanopatologie, direttore scientifico del
laboratorio di ricerca "Nanodiagnostics" di Modena, ha espresso la sua piena
solidarieta' all'iniziativa del Comitato che si oppone all'aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della
salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti.
La solidarieta' del professor Montanari si aggiunge a quella espressa da
altri illustri scienziati, come Angelo Baracca, Giovanni Berlinguer,
Virginio Bettini, Luigi Cancrini, Marcello Cini, Paul Connett, Giorgio
Cortellessa, Giuseppe Nascetti, Giorgio Nebbia, Gianni Tamino, Federico
Valerio.
L'impegno del comitato che si oppone al devastante mega-aeroporto di Viterbo
sta ottenendo sostegni sempre piu' vasti a livello non solo locale, ma
nazionale ed internazionale, particolarmente in ambito scientifico e medico,
poiche' tutti gli studi scientifici concordano sulla gravita' delle
conseguenze di simili opere ed attivita' per la salute delle persone e per
l'ambiente di vita.

2. INFORMAZIONE. DOMENICA 27 APRILE 2008 LA TRASMISSIONE TELEVISIVA DI RAI
TRE "REPORT" SULLO SCANDALO DEGLI AEROPORTI
[Riportiamo il seguente comunicato del 26 aprile 2008 del Comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo dal titolo completo "Domenica 27 aprile 2008 la trasmissione
televisiva "Report" sullo scandalo degli aeroporti. Nel corso della
trasmissione intervistati i rappresentanti del comitato che si oppone al
devastante mega-aeroporto di Viterbo".
Giovanna Boursier, giornalista, e' anche una studiosa che ha dedicato
particolare attenzione ed importanti ricerche alla storia e alla cultura dei
rom, alla storia della lotta partigiana in Italia, allo sterminio nazista.
Nata a Torino nel 1966, laureata in lettere e filosofia; ha realizzato
diversi documentari e reportage di documentazione sociale; dopo aver
collaborato come regista ai programmi Rai Diario italiano e La base inizia a
lavorare come videogiornalista per Report nel 2002; per Report ha
realizzato, tra le altre, le inchieste Amianto sul mare (2002), Clandestini
(2004) e Perche' le centrali? (2004); nel 1994 e' stata consulente storica e
della regia del documentario Pane, pace e liberta' di Mimmo Calopresti; nel
1995 collabora alla ricerca storica del documentario Torino in guerra di
Guido Chiesa; l'anno successivo collabora alla regia del documentario
Confini di Mimmo Calopresti e sempre con lui realizza Tutto era Fiat; dal
1999 viene coinvolta nel progetto Shoah Visual History Foundation di Steven
Spielberg, come intervistatrice; nel 2001 vince il Premio Cipputi al Torino
Film Festival; nel 2002 ha realizzato, insieme a Pierfranco Milanese, il
documentario Storie di lotte e deportazione; attualmente vive a Roma]

Domenica 27 aprile alle ore 21,30 su Rai Tre andra' in onda una puntata del
programma "Report" dal titolo "Chi non vola e' perduto", di Giovanna
Boursier.
Nel corso della trasmissione verranno intervistati anche i rappresentanti
del Comitato che si oppone al devastante mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo.
*
Dal sito di "Report", www.report.rai.it, riportiamo il comunicato che
annuncia la trasmissione.
"A Siena vogliono ampliare il piccolo scalo di Ampugnano e farlo diventare
un grande aeroporto per traffico internazionale. A pochi chilometri di
distanza c'e' un altro piccolo scalo civile, Grosseto, e anche li'
vorrebbero ingrandirsi.
E a soli 100 chilometri di distanza ci sono gli aeroporti di Firenze e Pisa,
che da soli sarebbero sufficienti a coprire il traffico regionale.
A Roma, oltre a Fiumicino, c'e' Ciampino: la pista e' a poche centinaia di
metri dalle case e il traffico civile in aumento. Lo trasferiranno, forse, a
Viterbo.
Nella pianura padana c'e' un aeroporto ogni 50 km, perche' ognuno vuole il
suo sotto casa, anche se e' in perdita. Intorno a Malpensa ce ne sono
addirittura una decina.
Gli aeroporti sostituiscono gli investimenti nelle strade e nella rete
ferroviaria o il servizio navetta che collega i maggiori aeroporti.
Sono 45 gli scali aperti al traffico civile commerciale.
Conti alla mano i piccoli aeroporti sono piu' un costo che un beneficio, e
contribuiscono a disperdere i finanziamenti.
Alcuni hanno solo 100 passeggeri l'anno, altri poche migliaia. Le societa'
di gestione, che in gran parte sono pubbliche, spesso sono in perdita,
pensano di risanare i loro bilanci ingrandendo gli aeroporti.
La strada e' quella di aprire alle compagnie "low cost". La societa' di
gestione applica a queste compagnie tariffe scontatissime e gli accordi sono
segreti. Su tali accordi, pero', sta indagando l'Unione Europea.
Il governo e' caduto proprio quando il Ministro dei Trasporti stava per
presentare il Piano degli Aeroporti per regolare il sistema.
A confronto con gli aeroporti spagnoli e i loro sistemi di collegamento".

3. RIFLESSIONE. OSCAR REYES: EMISSIONI NOCIVE
[Dal quotidiano "IL manifesto" del 9 febbraio 2008, col titolo "Inquinamento
a norma Ue" e il sommario "Co2 e agrocarburanti. La promessa di ridurre del
20% le emissioni nocive nasconde in realta' l'ennesimo regalo fatto alle
grandi corporations".
Oscar Reyes, giornalista e docente universitario inglese (Londra, 1977),
esperto sulle questioni del carbone, degli agrocarburanti, della
globalizzazione, e' responsabile della conmunicazione del Transnational
Institute (sito: www.tni.org), direttore della rivista "Red Pepper", autore
di molti saggi, collabora con vari quotidiani (tra cui "The Guardian") e
riviste internazionali]

Promettendo di tagliare del 20% le emissioni di biossido di carbonio entro
il 2020, e di raggiungere l'obiettivo di una quota pari al 20% del consumo
energetico totale dell'Unione Europea in risorse rinnovabili, l'Ue si
propone ora come leader mondiale della lotta al cambiamento climatico. Ma se
scaviamo un po' piu' a fondo, l'intero progetto appare come un'operazione di
facciata per consentire alle grandi corporations di continuare a inquinare.
Al cuore delle proposte della Commissione europea, annunciate in questi
giorni, c'e' la previsione che la direttiva europea sul mercato delle
emissioni (Eu Emissions Trading Scheme) fara' pagare a caro prezzo le
emissioni di carbonio, e che cio' incoraggera' il passaggio all'energia
rinnovabile. A questo si aggiunge l'obiettivo di una quota pari al 10%
nell'uso degli agrocarburanti per i trasporti entro il 2020. Entrambe le
misure adottate sono profondamente insoddisfacenti.
Innanzitutto, la Commissione parte dal presupposto che la direttiva, la
quale concede "permessi di inquinare" all'industria, offrira' un mezzo
pratico per raggiungere il suo obiettivo. Finora tali permessi erano stati
concessi gratuitamente, cosa che si e' tradotta in una manna per le
industrie ad alto consumo energetico. La direttiva propone ora di mettere
all'asta la maggior parte di queste licenze di inquinare, anche se una forte
pressione da parte delle corporation ha portato a una serie di eccezioni e
ritardi. Di fatto, l'Ue sta offrendo alle industrie inquinanti una lunga
proroga. E questo, nonostante vi sia una mole di evidenze - a partire da
quelle del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico
(Intergovernmental Panel on Climate Change) - secondo le quali i prossimi 15
anni saranno il periodo cruciale per contrastare il cambiamento climatico.
*
La pressione dei lobbisti
Ma la direttiva europea presenta anche problemi piu' gravi, come ha
dimostrato il fallimento della sua prima fase (dal 2005-'07). Sotto la
pressione dei lobbisti, l'Ue e' stata oltremodo generosa nella sua
allocazione di crediti di carbonio. Il risultato e' che piu' del 90% degli
impianti dell'industria pesante interessati dalla direttiva hanno emesso
meno della loro quota di crediti gratuiti. Il valore di mercato dei crediti
e' crollato, l'inquinamento ha continuato a crescere rapidamente, e le
compagnie interessate hanno fatto miliardi di profitti insperati,
trasferendo i "costi" immaginari sui consumatori.
La seconda fase, iniziata in gennaio, impone limiti piu' rigidi al numero di
crediti allocati in Europa. Ma le scappatoie restano. In particolare, le
compagnie ora possono importare i crediti dal Sud del mondo; questo offre
loro un mezzo economico per compensare la mancata riduzione di emissioni in
Europa.
I crediti sono generati attraverso il "meccanismo di sviluppo pulito" o Cdm
(Clean Development Mechanism), introdotto nell'ambito del Protocollo di
Kyoto con la speranza che la mano nascosta del mercato potesse guidare gli
investimenti verso una maggiore efficienza energetica e verso progetti per
l'energia pulita in grado di aiutare i paesi in via di sviluppo. Nella
pratica pero' il Cdm e' cosi' complesso e pieno di scappatoie, che piu' di
un terzo del suoi progetti si sono rivelati interamente artefatti, mentre
gli altri generano grossi profitti senza fare molto per tagliare le
emissioni.
Per fare un solo esempio: recentemente ho visitato una raffineria di olio di
palma grezzo a Riau, in Indonesia, che ha ricevuto 8 milioni di dollari dal
Cdm per ampliare le sue attivita'. Tuttavia, la Pt Murini Samsam, di
proprieta' del gruppo Wilmar, uno dei principali produttori al mondo di
biodiesel ricavati dalla palma, si serve del frutto della palma, che viene
coltivata su terreni recentemente deforestati e ricoperti di torba. Questi
terreni sono incredibilmente ricchi di carbonio, e il suo rilascio produce
emissioni di carbonio molto maggiori di quante non se ne risparmino passando
agli agrocarburanti.
Le preoccupazioni per queste emissioni, insieme ai rischi che corre
l'offerta alimentare e al timore di forti conflitti per la terra, hanno
portato Ong, scienziati e un numero crescente di politici a mobilitarsi
contro la politica dell'Unione Europea di promozione degli agrocarburanti.
Per tutta risposta, l'Ue ora sottolinea il fatto che il suo obiettivo
relativo agli agrofuels sara' accompagnato da quello che il presidente della
Commissione Jose' Manuel Barroso ha definito "il piu' completo sistema
sostenibile per la certificazione dei biocarburanti". Ma questi criteri non
rispondono alle principali obiezioni di natura ambientale e sociale che sono
state sollevate.
Le maggiori preoccupazioni riguardano l'impatto degli agrocarburanti sulla
sicurezza alimentare. La questione riguarda in parte la concorrenza tra
coltivazioni finalizzate alla produzione di cibo e di carburante. Lo scorso
ottobre Jean Ziegler, rapporteur dell'Onu sul diritto al cibo, ha dichiarato
che la destinazione di terra arabile alla produzione di carburante invece
che alla produzione alimentare e' un "crimine contro l'umanita'". Ma e'
l'effetto sui prezzi degli alimenti a potersi rivelare l'aspetto piu'
dannoso dell'espansione dell'agrofuel. Le persone piu' povere al mondo
spendono dal 50 all'80% del reddito domestico per nutrirsi - ed e' la
poverta', non la scarsita', la principale causa della fame. Le rivolte per
il cibo in Messico sono gia' state attribuite all'aumento dei prezzi, dovuto
allo sviluppo degli agrocarburanti. Vi sono evidenze crescenti secondo le
quali "l'aumento della domanda di agrocarburanti sta causando cambiamenti
radicali nei mercati agricoli che potrebbero far salire i prezzi a livello
mondiale per molti prodotti", come si legge nel rapporto Ocse-Fao
Agricultural Outlook 2007-2016.
*
Agrofuels? Sostenibilita' zero
La sostenibilita' ambientale dello sviluppo degli agrocarburanti e' stata
anch'essa messa in discussione. Un quinto delle emissioni annuali di
carbonio provengono dalla deforestazione, e i carburanti coltivati su
terreni a disboscamento recente - come quelli di Riau - accrescono le
emissioni invece di ridurle. A questo proposito, la direttiva Ue afferma che
gli agrocarburanti prodotti su terreni di "alto valore per la
biodioversita'" non saranno conteggiati ai fini del soddisfacimento
dell'obiettivo. Ma mentre si chiude una porta, se ne apre un'altra. Il
problema non e' solo che le nuove piantagioni sradicano gli alberi, ma anche
che trasferiscono su terra disboscata altre attivita' agricole: un
cambiamento strutturale che nessun "criterio di sostenibilita'" puo'
contemplare.
Le proposte di sostenibilita' della Commissione sono estremamente carenti
anche rispetto ad altre questioni ambientali, ne' si prevedono provvedimenti
decisi per contrastare l'effetto dei raccolti destinati alla produzione di
carburante sulla degradazione del suolo o sulla scarsita' dell'acqua.
Nel frattempo le questioni sociali e del lavoro sono, semplicemente,
ignorate del tutto dai criteri Ue. Eppure, come ha denunciato l'Oxfam lo
scorso novembre, se l'attuale boom degli agrofuels continuera' di questo
passo, milioni di persone rischiano di essere sradicate dalla loro terra.
Inoltre le piantagioni di canna da zucchero e olio di palma, ossia i terreni
dove si produrrebbero gli agrocarburanti, vantano un triste record riguardo
alle condizioni dei lavoratori, ivi compreso lo sfruttamento di manodopera
coatta.
Dato che i "criteri di sostenibilita'" dell'Ue sono cosi' insoddisfacenti,
molti attivisti ora chiedono una moratoria sugli obiettivi dell'Ue e sugli
incentivi all'uso degli agrocarburanti. In assenza di una tale moratoria, o
di misure per superare la direttiva europea, il nuovo clima e la nuova
"roadmap" energetica dell'Ue ci indirizzano nella direzione sbagliata.
Focalizzandosi sul costo del carbonio, piuttosto che sulle regole per
tagliare le emissioni nei singoli paesi, la direttiva sta offrendo agli
inquinatori gli strumenti per sottrarsi - pagando - all'azione di contrasto
del cambiamento climatico. Insistendo con gli obiettivi relativi agli
agrocarburanti, essa aggrava il problema incentivando misure che faranno
aumentare le emissioni. E fissando sui tagli un obiettivo del 20%, invece di
quei tagli dall'80 al 90% entro il 2030 invocati dai climatologi, ha
dimostrato una mancanza di ambizione che nessun discorso sulla "leadership"
nel contrasto del cambiamento climatico puo' veramente nascondere.

4. AMBIENTE. MICHELE VOLLARO: UN DISASTRO AMBIENTALE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 febbraio 2008, col titolo "Un disastro
ambientale nella Valle del Sacco".
Michele Vollaro scrive sul quotidiano "Il manifesto"]

Bisogna ormai metterla tra i siti piu' inquinati d'Italia, come il complesso
petrolchimico di Porto Marghera, quelli siciliani di Gela e di Priolo, o
l'impianto Ilva di Taranto. Si tratta della Valle del fiume Sacco, tra Roma
e Frosinone: qui, nel 2005, e' scoppiata una vera e propria emergenza
ambientale e piu' di cinquanta aziende agricole e zootecniche hanno visto la
loro attivita' irrimediabilmente distrutta dall'avvelenamento dei terreni.
L'allarme e' scattato quando decine di capi di bestiame hanno
misteriosamente cominciato a morire. E' risultato poi che il latte prodotto
da bovini e ovini che hanno sempre pascolato lungo la media valle del fiume
e' inquinato dal beta-esaclorocicloesano, un antiparassitario simile al Ddt,
presente in concentrazioni anche 2000 volte superiori ai limiti permessi
dalla legge.
Il beta-esaclorocicloesano per la verita' era gia' comparso nella Valle del
Sacco: nel 1990 altri controlli ne avevano segnalato la presenza.
Un'inchiesta giudiziaria rivelo' che la Snia-Bpd, un'industria di
Colleferro, aveva interrato per decenni gli scarti della sua produzione di
pesticidi e materiale bellico in un'area vicino il fiume. durante l'indagine
un operaio, Luigi Mattei, ha ricordato che spesso le aziende della zona
lasciavano i loro rifiuti, incluso l'amianto, in discariche all'aperto
vicino al fiume. Il tribunale di Velletri ingiunse allora alla Snia di
bonificare l'area di sua proprieta', ma l'industria chimica non agi' di
conseguenza, proponendo anzi al Ministero dell'ambiente di realizzare in
quel sito una discarica destinata ai rifiuti tossici. Un modo per aggirare
il provvedimento del tribunale e tradurre un problema in un affare. La
discarica non e' stata autorizzata, ma, d'altra parte, nessuno si e' mosso
per decontaminare i terreni del Sacco.
Finche' nel 2005 scoppia di nuovo il "caso" ambientale. In breve tempo e'
stato necessario vietare l'uso dei foraggi dell'area, poi di produrre latte
e carne: finche' il 19 maggio di quell'anno il governo ha dichiarato lo
stato di emergenza socio-economico-ambientale per i comuni di Colleferro,
Segni e Gavignano in provincia di Roma e per quelli di Paliano, Anagni,
Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino in provincia di Frosinone. Da allora
nella Valle del Sacco e' vietata la produzione agricola a scopo alimentare.
Gli abitanti di un'intera valle si sono chiesti cosa fare per bonificare
quelle terre, per non far morire l'agricoltura. Gli amministratori regionali
hanno risposto con un progetto pilota per la produzione di biocarburanti.
Attraverso la coltivazione di particolari sementi, dicono, si avrebbe una
progressiva decontaminazione dei terreni inquinati e insieme si aprirebbe
una filiera agricola capace di soddisfare il 5% del fabbisogno di carburante
per il trasporto pubblico regionale. Il progetto, proposto dalla Regione
Lazio e sottoscritto dalla Coldiretti, prevedeva di coltivare circa
centomila ettari a colza e a girasole.
"Biocarburanti" e' una parola ambigua: dovrebbe indicare quei carburanti di
origine "bio", naturale. Anche il petrolio nasce dalla materia organica,
rimasta sepolta in assoluta assenza di ossigeno per secoli. Per
"biocarburanti" pero' oggi si intendono quelli ottenuti dalla lavorazione di
derrate agricole e dalle biomasse - "agrocarburanti". Negli ultimi anni, tra
il rincaro del prezzo del greggio e l'esaurimento delle riserve petrolifere,
molti governi ne hanno incentivato la produzione: l'Italia, secondo lo
studio Biofuels Country Attractiveness Index della Ernst & Young, e' al nono
posto al mondo per gli investimenti nel settore, e l'Unione Europea nel 2007
ha stanziato 785 milioni di euro a beneficio di questo comparto. E pero'
convertire vaste estensioni agricole al biocarburante significa togliere
terra alla produzione alimentare, e quindi far rincarare il cibo.
Intanto, nella Valle del Sacco, i produttori locali aspettano ancora che il
progetto agroenergetico sia avviato. Intanto hanno cominciato a organizzarsi
in proprio per produrre biogas dai rifiuti organici e dal letame degli
allevamenti.

5. MONDO. MEIDYATAMA SURYODININGRAT: PREGIUDIZIO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo, dal
titolo "Pregiudizio a piede libero".
Meidyatama Suryodiningrat e' giornalista del "Jakarta Post"]

I primi musulmani chiamavano la loro fede "tazakka", per descrivere gli
sforzi del raffinare se stessi negli insegnamenti di compassione e virtu'.
Il loro credo non era semplicemente concentrato su un canone monoteista, ma
era un'esegesi del coltivare un se' responsabile, capace di avere cura.
L'Indonesia si sta rendendo conto che la "religione della pace", a cui
aderiscono l'88% dei suoi cittadini, e' stata corrotta dall'intolleranza. La
liberta' di culto e' diventata il diritto al pregiudizio. Nell'anno
trascorso (2007) siamo di continuo stati testimoni di uno sciovinismo
religioso che lo stato ha, intenzionalmente o no, aiutato a perpetuare.
Le aggressioni al complesso di Ahmadiyah, nell'ovest di Giava, del dicembre
2007, sono un altro esempio di come il nome dell'Islam venga usato per
mantenere soggiogati coloro che sfuggono al controllo dei sensali
appartenenti alla religione organizzata prevalente. L'articolo 29 della
Costituzione emendata del 1945 garantisce la liberta' di culto in accordo
alla religione o alle credenze di un individuo. Nondimeno, chi si definisce
con denominazioni alternative viene incarcerato per blasfemia e filosofi
coranici liberali, come Nasr Hamid Abu Zayd, sono minacciati e molestati
sino ad essere ridotti al silenzio.
Sebbene l'Islam storicamente non abbia mai accettato una gerarchia
clericale, l'Indonesia continua a mantenere con i propri fondi statali il
Consiglio indonesiano degli ulema (Ciu), che funge da polizia del pensiero
islamica. Si tratta di quell'organizzazione i cui ulema proibiscono a
persone di fedi differenti di sposarsi, hanno giudicato intollerabilmente
peccaminoso l'avere un presidente donna, hanno dichiarato "haram" (proibito)
il software privo di licenza, hanno decretato che non si devono festeggiare
membri di altri fedi nelle loro ricorrenze sacre, e hanno definito "dannati"
il liberalismo ed il pluralismo perche', come il chierico membro del
Consiglio Umar Shihab ha detto: "Non accettano la poligamia, mentre l'Islam
si'".
Il Ciu ha tentato di scansare le proprie responsabilita' stigmatizzando gli
attacchi ad Ahmadiyah, omettendo il fatto che era stato il loro editto a
creare tutto quell'odio. Ci sono dozzine di differenti sette islamiche nel
mondo. E' il Ciu cosi' divino da poter dichiarare gli sciiti, i sufi, gli
zaidi, gli alawi o i nizari "non-islamici"? Quale presunzione li spinge a
dichiarare che l'Aga Khan e gli ismaeliti sono meno devoti di loro?
Lo stato ha perpetuato queste pratiche tiranniche cedendo alle richieste del
Ciu in materia religiosa, e discrimina le persone appartenenti a "fedi non
riconosciute" complicando le richieste per ottenere la registrazione
all'anagrafe, i certificati di nascita e le licenze di matrimonio. Diverse
leggi hanno esteso il potere di questo "nuovo ordine" permettendo a
funzionari statali di investigare su gruppi che aderiscono a credi mistici.
I padri fondatori dell'Indonesia venivano da diverse origini etniche,
ideologiche e religiose. Il primo principio di Pancasila riconosce il
"teismo" senza dare ad esso nessuna particolare denominazione, ne' incorpora
la religione nelle infrastrutture politiche. Abbiamo dimenticato la nostra
storia, e sembriamo regrediti ai giorni oscuri dell'Inquisizione in Europa,
quando le persone venivano condannate per eresia. Qualcuno continua a dire
che la visione laica-pluralista e' composta da favole liberal-democratiche
occidentali, ed e' estranea ai valori indonesiani. Eppure persino Mohammad
Hatta, uno dei padri fondatori della nazione, in una lettera a Johannes Post
del 1939, pur avanzando critiche alle pratiche delle democrazie occidentali
dichiara di "sperare che lo spirito della democrazia, alla fine, prevarra'".
Sarebbe ora che la semi-sponsorizzazione da parte del governo di
organizzazioni religiose come il Ciu cessasse, e che venisse ribadita la
separazione tra religione e stato. Questo non significa che lo stato non
debba avere valori etici, ma che dobbiamo assicurarci la protezione della
nazione da ogni dogma, religioso o no. L'Indonesia e' stata costruita come
stato di diritto e i suoi cittadini devono essere tenuti responsabili
rispetto alla legge, e non rispetto al loro livello di devozione. Sarebbe un
giorno ben triste quello in cui l'Indonesia diventasse come la Malesia, in
cui e' proibito convertirsi eccetto che all'Islam. La separazione tra
sunniti e sciiti non fu dovuta inizialmente a divergenza di interpretazioni
teologiche, ma ad una lotta per chi doveva detenere il potere politico e la
leadership: la pervicacia delle attuali religioni organizzate ha ragioni
simili. L'odio delle sovrastrutture religiose (siano esse la Chiesa
cattolica romana, o il Consiglio indonesiano degli ulema, o altre) per le
credenze che si situano fuori dal loro dominio, ha a che fare con una
potenziale perdita di potere.
Si tratta di un potere che puo' essere sostenuto solo attraverso la
presunzione di essere gli unici nel giusto, e dalla demonizzazione di
chiunque altro. Questi chierici, tuttavia, non sono stati democraticamente
eletti a rappresentare qualcuno, non sono legislatori. Non vi e' alcun
obbligo per lo stato di legittimare la loro presenza e di sostenere le loro
attivita' con fondi statali. Le minacce mortali che reclamano autorita'
sugli insegnamenti divini riducono l'idea di Dio ad una definizione
infantile. Vi e' certamente la necessita' di tenere un occhio sulla nascita
di nuovi culti o sette in seno alla societa', ma questo puo' essere fatto in
un modo che permetta ad esse di esercitare liberamente le loro attivita': se
ve ne e' il bisogno effettivo, si puo' chiedere che i movimenti religiosi
siano iscritti ad un registro, al solo scopo di prevenirli dall'essere
sfruttati da gruppi criminali.
Gruppi come Ahmadiyah, per esempio, devono essere perseguiti qualora i loro
atti causino danni fisici, distruggano proprieta' o incitino all'odio. La
validita' o meno dei loro insegnamenti non puo' aver valore in un tribunale.
La prima parola, e probabilmente la piu' bella, data all'Islam dal Profeta
non e' "jihad", ma "iqra" (leggere), il che implica l'impiego
dell'intelligenza nello sforzo per l'ijtihad, e cioe' per il pensiero
indipendente e l'interpretazione razionale.
I conservatori sostengono che solo i chierici e coloro che essi addestrano
hanno il diritto di impegnarsi nell'ijtihad. Ma se ci neghiamo l'uso dei
nostri cervelli, stiamo rifiutando la definizione che distingue gli esseri
umani evoluti dai nostri antenati scimmie. La fede cieca, quella che usa le
religione ma non l'intelletto, fa di noi niente di piu' di un gruppo di
scimmie organizzate.

6. LIBRI. ANNA CURCIO PRESENTA "LA CULTURA E IL POTERE" DI STUART HALL E
MIGUEL MELLINO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 aprile 2008, col titolo "Oltre i
confini delle nuove geografie del potere" e il sommario "Ambivalenza della
condizione postcoloniale. Un libro intervista al 'fondatore' degli studi
culturali Stuart Hall".
Anna Curcio, ricercatrice e saggista, e' studiosa dei movimenti sociali, di
antropologia e critica postcoloniale.
Stuart Hall e' uno degli autori piu' rilevanti dei Cultural Studies e della
teoria postcoloniale, nato nel 1932 in Giamaica, si e' trasferito
giovanissimo in Inghilterra. Terminati gli studi al Merton College di
Oxford, comincia a lavorare come ricercatore prima della Birmingham
University per poi diventare direttore del Birmingham Center for Cultural
Studies. E' in questi anni che avviene l'incontro con Edward P. Thompson e
Raymond Williams. Tra i tre studiosi il sodalizio intellettuale sfocera'
nella fondazione di due riviste, 'The New Reasoner' e 'New Left Review'.
Quest'ultima diventa l'approdo di molti intellettuali marxisti usciti dal
partito comunista inglese dopo l'invasione dell'Ungheria nel 1956. Studioso
eclettico, spazia dalla 'teoria dei media' agli studi poscoloniali. Tra i
suoi libri vanno segnalati The Hard Road to Renewal, Resistance Through
Rituals, The Formation of Modernity, Questions of Cultural Identity,
Cultural Representations and Signifyng Practices. Dal quotidiano "Il
manifesto" del 27 luglio 2007 riprendiamo la seguente scheda: "Nato a
Kingston, in Giamaica, nel 1932, nel 1964 Stuart Hall inizio' a collaborare
con il 'Centre for Contemporary Cultural Studies' dell'Universita' di
Birmingham, diventandone in seguito direttore. Stuart Hall e' unanimemente
considerato fra i principali ispiratori della corrente critica dei Cultural
Studies, oltre che figura chiave della teoria postcoloniale. Fra i suoi
libri tradotti in italiano, si ricordano: Politiche del quotidiano. Culture,
identita' e senso comune (Il Saggiatore, 2006) e Il soggetto e la differenza
(Meltemi, 2006). Per orientarsi nel labirinto degli studi culturali sono
utili i lavori di Christina Lutter e Markus Reisenleiter, Cultural studies.
Un'introduzione (Bruno Mondadori, 2004) e Miguel Mellino, La critica
postcoloniale (Meltemi, 2006)". Opere su Stuart Hall: James Procter, Stuart
Hall e gli studi culturali, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007.
Miguel Mellino, studioso argentino da tempo residente in Italia, dottore di
ricerca in scienze etnoantropologiche, svolge attivita' didattica e di
ricerca presso la cattedra di antropologia culturale dell'Universita'
Orientale di Napoli; si occupa di studi postcoloniali, cultural studies e di
ricerca antropologica sulle societa' complesse, in particolare sulle
migrazioni, sul razzismo e sul multiculturalismo; per la casa editrice
Meltemi ha tradotto e curato l'edizione italiana di The Black Atlantic.
Modernita' e doppia coscienza, di Paul Gilroy, e Il soggetto e la
differenza, di Stuart Hall. Opere di Miguel Mellino: La critica
postcoloniale. Decolonizzazione, capitalismo e cosmopolitismo nei
postcolonial studies, Meltemi, 2005]

Capire il presente vuol dire rovesciare l'ottica parziale della tradizione
europea, spiazzare il punto di vista e analizzare la pluralita' delle forme
di dominio e sfruttamento cosi' come delle esperienze di lotta e
insubordinazione che accompagnano la produzione capitalistica. E' questa, in
estrema sintesi, la proposta de La cultura e il potere. Conversazione sui
cultural studies (Meltemi, pp. 66, euro 10), dialogo a due voci tra Stuart
Hall, figura chiave del panorama intellettuale europeo degli ultimi
cinquanta anni, e Miguel Mellino, attento interprete critico del dibattito
postcoloniale in Italia. E' un'agile introduzione ai cultural studies, che
spazia tra i momenti piu' significativi dell'esperienza, gli aspetti
controversi del dibattito, la diffusione oltre i confini geografici della
Gran Bretagna e l'istituzionalizzazione del campo di studi, concentrandosi
sui temi della razza, dell'etnicita' e della diaspora.
Chi fa cultural studies, e' noto, lavora sul nesso cultura-potere alla
ricerca di "cio' che cambia" e di "cio' che e' storicamente specifico";
identifica, per dirla con Hall, "le differenze nella continuita'" e
l'ambivalenza dei processi. Analogamente, di ambivalenze, discontinuita' e
pluralita' di esperienze e' fatto il presente "postcoloniale". Rotto il
"compromesso welfarista" del Novecento, le coordinate dello sfruttamento
capitalistico hanno assunto una nuova dimensione spaziale e temporale.
Le multinazionali hanno dislocato la produzione - "la sede a Manhattan e i
lavoratori in Indonesia" - ripristinando gli antichi rapporti coloniali
all'interno di una nuova configurazione politica, sociale ed economica.
Mentre il lavoro vivo - sempre meno coincidente con l'operaio, maschio,
bianco di cui la "grande fabbrica" si e' nutrita - si e' messo in movimento
valicando confini simbolici e materiali, rimanendo imbrigliato in nuove
gerarchie da attraversare e rovesciare. Per riprodursi, il capitalismo
contemporaneo costruisce frontiere e passaggi lungo le differenze di sesso,
etnia, religione, nazionalita'. Segmenta il mercato del lavoro cosi' come le
relazioni sociali e lo spazio della cittadinanza: dentro chi sa essere
produttivo e si assimila al modello egemonico delle whiteness, fuori tutti
gli altri. Un processo di inclusione selettiva e di etnicizzazione delle
differenze, trama del progetto multiculturalista.
Il New Labour britannico, nella conversazione tra Hall e Mellino, e' attore
di una "strategia neocivilizzatrice", un progetto storico di
"(auto)costruzione egemonica" pervaso dalla logica del mercato. "Deve
produrre soggettivita' per immettere le persone nelle proprie 'strutture del
sentire'" e cosi' facendo intreccia "i modi di pensare, i media, la cultura,
la lingua, la filosofia, l'economia, la Chiesa". E' un processo aperto,
sempre reversibile, aleatorio, che vive tra forme disciplinari e di
controllo, e momenti di insubordinazione e rottura conflittuale. Da una
parte l'ansia securitaria e l'assimilazione alla britishness, dall'altra la
surdeterminazione del sentimento religioso, ovvero la produzione di
conflitti lungo le nuove linee di stratificazione della societa' britannica
postcoloniale: la crescente attenzione dei giovani musulmani britannici per
gli imam radicali cosi' come la rivendicazione all'uso del hijab da parte di
ragazze anche giovanissime.
Ma la politicizzazione delle differenze - dell'Islam in questo caso - e' un
processo delicato, dal portato ambivalente. Le differenze sono un prodotto
del capitalismo, non solo spazio di resistenza alle discriminazioni e allo
sfruttamento. Possono dunque riprodurre linee di separazione e barriere, e
sostenere la produzione di identita' chiuse e separate che resistono al
cambiamento, riproponendo il fantasma dello scontro di civilta'. Compito di
chi fa cultural studies diventa dunque indagare la condizione politica e
culturale dei soggetti, problematizzare i comportamenti: agency,
soggettivita', resistenza culturale, articolazione delle differenze e sutura
dell'identita', sono gli strumenti analitici.
Stuart Hall e' un intellettuale diasporico: in prima persona ha fatto i
conti con "la cultura del colonial-master a casa 'sua'", ha dislocato la sua
esperienza attraverso confini geografici e disciplinari. La diaspora e' il
filo conduttore della sua riflessione; un progetto di disseminazione, di
ibridazione dell'esperienza culturale, legato al colonialismo, alla
schiavitu', alle migrazioni forzate e volontarie, alla governance
neoliberista. E' una condizione del presente e, tuttavia, un concetto
controverso: a tratti "estetizzante", a tratti incapace di rovesciare la
retorica essenzialista dello scontro di civilta', di "spezzare la gabbia
'razziale' o gli 'orientalismi' costruiti dal potere". Certo e' che la
diaspora segnala la necessita' di mettersi in traduzione, di articolare le
differenze: rompere confini e barriere per produrre nodi, legami, giunture.
E questo non puo' darsi al di fuori del potere. I cultural studies non
possono dunque chiudersi dentro un vuoto formalismo, devono al contrario
operare con "spirito antagonista", "connessi con la critica politica del
regime al potere". E quando questo non si da', sono finiti fuori strada.

7. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 438 del 27 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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