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Voci e volti della nonviolenza. 173



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 173 del 28 aprile 2008

In questo numero:
1. Rossana Rossanda ricorda Andre' Gorz
2. Et coetera

1. ROSSANA ROSSANDA RICORDA ANDRE' GORZ
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 26 aprile 2008, col titolo "Note da
lontano. Andre' Gorz scrive a D."]

Verso la fine del 2006 usciva a Parigi Lettre a' D. di Andre' Gorz.
Sottotitolo: "Recit", racconto o rendiconto. D. era la sua compagna, Dorine.
Ci sorprese di Gorz, che veniva da "Les Temps Modernes" di Sartre, del quale
avevamo conosciuto sempre libri e saggi filosofici o politici, ma questa era
una lettera d'amore. Di piu', un lungo domandare perdono a lei, tanto piu'
forte. Dopo cinquantotto anni di vita passati assieme, era sempre cosi'
"bella e aggraziata e desiderabile" che egli "di recente (era) tornato a
innamorarsene".
Da quando si erano incontrati a Losanna nel 1947, ancora frastornati dalla
guerra, non si erano piu' lasciati, lei la sua sola donna, lui il suo solo
uomo. Lui un allampanato ebreo austriaco - cioe' niente, aveva detto
qualcuno - lei un'affascinante ragazza inglese, la pelle trasparente e la
capigliatura rosso miele. Che cosa avrebbe potuto vedere in lui quello
splendore? Invece lo splendore lo aveva visto e si erano consegnati l'uno
all'altra. Per la vita, aveva deciso lei; lui dubitava di tutto, e in specie
di ogni istituzionalizzazione, ma lei aveva tagliato corto: un progetto di
vita e' cosa che si sceglie e sarebbe stato, e sarebbero stati, quel che ne
avrebbero fatto. Quasi Sartre. Che avevano in comune due esseri cosi'
differenti? Una ferita originaria. Quella di coloro al cui venire alla luce
la madre non aveva sorriso. Una non infanzia. Il non avere un proprio posto.
Tutti e due avevano lasciato l'approssimativa famiglia e il loro paese per
farsi uno spazio da soli, senza radici, in un altrove. Lei era a Losanna per
fare teatro, lui lavoricchiava per scrivere. Lei sorridente e ferma nelle
sue idee, avvezza a gettare in ironia e nei nonsense quel che faceva male,
lui impegnato a non esistere. Scrivendo. Mettere il reale in parole e
concetti era un modo di esorcizzarlo, autorizzarsi a non essere che il
tassello d'una teoria.
Avevano vissuto assieme in estrema poverta', perche' a loro del denaro nulla
importava e dei consumi ancora meno, non per ascetismo ma per superbia,
approdando finalmente in una stanza al centro di Parigi e al primo salario
fisso. Era una rivista internazionale della stampa, poi sarebbe stato
"L'Express", e nel 1964, con Jean Daniel, Serge Lafaurie, K. S. Karol, "Le
Nouvel Observateur". Lui scriveva giorno e notte, ma lei trovava la
documentazione, la raccoglieva e ordinava, diventarono una coppia celebre
del giornalismo senza peli sulla lingua, quello che coglie il problema, fa
nomi, date e cifre e non offre mai il fianco a una querela. Era lei a
individuare i temi, a valutarli e lui scriveva. "Vuoi scrivere e allora
scrivi", informandolo blandamente che doveva anche dormire e che non apriva
bocca da tre giorni. Segnalava poi quel che non andava e, peggio, "aveva
ragione". Lui, sempre invece in dubbio su se stesso, si esponeva sotto
diverse identita', in modo da averne almeno tre "e dunque nessuna". Era nato
Gerhard Horst, era diventato Gerard Horst per lo stato civile francese, era
Andre' Gorz in "Les Temps modernes" e nei libri, e Michel Bosquet nel
"Nouvel Observateur" e in alcuni libri-inchiesta. Lei, Doreen, era diventata
Dorine. Lui non voleva saperne del tedesco, fra loro la lingua fu
l'inglese - insomma il piu' possibile amabili "senza patria", curiosi del
mondo, che percorrevano in stanze d'affitto e nutrendosi di panini sulle
panchine, lei imperturbabile signora, lui spennacchiato, gli occhi attenti e
la voce bassa e implacabile.
Poi successe che la bellissima, appena scampata al cancro con il quale la
natura si sbarazza di noi donne appena finisce l'eta' feconda, s'era trovata
addosso una malattia degenerativa delle ossa - atroci dolori e immobilita',
e, dopo molte ricerche, scopriva di essere stata avvelenata, durante
un'analisi clinica, da un mezzo di contrasto. Scoprivano sulla loro pelle i
disastri dell'illusione medica. Non ne sarebbe mai potuta guarire.
E lui lascio' in anticipo il "Nouvel Observateur". Con l'indennita' e la
pensione e il gruzzolo che avevano raccolto come formichine, si fecero una
casetta fuori citta', dove costava poco, l'aveva disegnata lei, ma avevano
appena cominciato a viverci che sorse accanto una centrale nucleare. Se ne
andarono in un paesino non proprio a due passi, in una vecchia casa di
campagna con un gran prato incolto attorno. Spartana. Lasciavano Parigi e
quel grande settimanale senza rimpianti, ne' propri ne' altrui. Erano gli
"ET" di sempre. Ancora pochi viaggi, e la' sarebbero rimasti, lui
prendendosi cura di lei, sempre meno mobile, per ventitre anni.
In capo ai quali egli le dedicava quello scritto amoroso. Che era anche una
riflessione su di se', tutto intero, perche' cio' che aveva scritto era nei
sessanta anni passati insieme. Ma soprattutto sulla sua immaturita' di
maschio, sulla condiscendenza con la quale aveva accettato una creatura che
ormai riteneva intellettualmente superiore, piu' adulta, rabbrividendo di
quel che ne aveva scritto nel suo primo libro, e dopo ben sette anni di vita
comune, mentendo e mentendosi. Rileggendo Le Traitre (1958) ne era arrossito
di vergogna - aveva parlato di se', gli pareva, spietatamente, in verita'
ammiccando al lettore come un occhio "al di sopra" di quel che era stato. E
di lei? Come di una ragazza che senza di lui sarebbe stata sperduta, senza
piu' riferimenti - lei cosi' bella e piena di amici, cosi' attesa da un uomo
che la voleva assolutamente, cosi' vitale e aperta alle cose. Le chiedeva
perdono. Non succede cosi' spesso che un uomo lo faccia. Ne' che lei avesse
letto, allora, senza batter ciglio, sorridendo - lei che sapeva. Adesso
erano molto vecchi, lei ancora cosi' bella ma giunta quasi alla fine. E
lui - scrive - ormai perseguitato da un sogno: un uomo segue un feretro,
quell'uomo e' lui, Gerard, e nel feretro c'e' lei, e si svegliava in
tumulto. Non voglio seguire il tuo funerale, assistere alla tua cremazione,
ricevere le tue ceneri. Siamo uno per l'altro e uno attraverso l'altro. Se
si potesse vivere due volte, ci sceglieremmo di nuovo.
Una bellissima lettera d'amore coniugale. Ma quelle parole precipitarono in
tutto il loro peso nell'ottobre dell'anno seguente - non lo aveva scritto,
Andre' a D., che le parole sono una cosa e il vivente un'altra? - in un
concitato lunedi' quando ci comunicarono che s'erano uccisi assieme il
sabato. Lasciando tutto in ordine, alcune lettere, un cartello sulla porta
per la donna che li aiutava in casa - avvertite la polizia. Due giorni dopo
usciva su "Le Monde" un annuncio, che nessun firmava e dovevano aver steso
assieme: Gerard Horst, detto Andre' Gorz, s'era tolto la vita assieme a
Dorine, l'appuntamento per la incinerazione era all'ora tale del giorno
tale. All'ora tale del giorno tale ci trovammo in sei nell'anonimo
frigorifero alla periferia del borgo medievale di Troyes, quello di
Chrestien de Troyes e dell'antica biblioteca. Loro non erano vissuti a
Troyes, ma in un villaggetto a venti chilometri, che non aveva un
crematorio, Vosnon. Ci presentammo, la signora sindaco di Vosnon, Serge
Lafaurie del "Nouvel Observateur", la donna che aveva trovato sulla porta il
cartello, due stupiti signori dell'associazione di carita' protestante che
non li avevano mai visti e cui lasciavano i loro pochi averi. Le due bare
erano accanto, lui le dava la destra, e su quella di lei era scritto il nome
con il quale era nata, Doreen Kahn. La sfiorai con la mano, stupido gesto se
non e' fatto ai vivi e non lo avevo fatto. Non ero andata a trovarli. Adesso
erano in quelle due casse lucide e dotate di maniglie.
Impossibile pensare a Gorz come prima di aver letto la Lettera a D. In fin
dei conti, chi puo' dare l'interpretazione autentica di una esistenza se non
chi l'ha vissuta? Di quei due che si sono voluti uno, Doreen resta il punto
fermo, apparentemente dedicata ad aiutare l'uomo che amava, in realta'
quella che teneva assieme tutto. Tutti e due avevano subito quella ferita
originaria, ma lei ne era uscita sicura, e lui in dubbio se avesse diritto
di esistere. Dove poteva trovar ragione se non nell'etica come sistema di
relazioni, nella relazione come principio dell'etica? Di questo stava
scrivendo quando si erano conosciuti, Fondements pour une morale (ce lo
mando' anni dopo con una dedica scherzosa, che lo definiva un "lavoro
sull'impossibile (almeno provvisoriamente)".
Anni dopo perche' Sartre, il primo cui l'aveva fatto leggere, lo aveva
gelato: chi avrebbe pubblicato quelle seicento pagine massicce (ed erano
inizialmente di piu')? Gli stessi interrogativi sarebbero passati, piu'
leggibili, in Le Traitre. Scriveva dell'impossibilita' di stare in un mondo
da parte di uno che ne era stato rifiutato e rifiutava, uno in terza
persona, nulla se non mera possibilita', se disancorato da una terra, corpo,
lingua, rapporto con l'altro. "Noi. Loro. Gli altri. Tu. Io". Io per ultimo,
io come risultato. E "tu" era chiamata Kay, ormai a due metri di distanza, e
lui non era capace di riconoscerla, l'aveva rimpicciolita, e spudoratamente
scriveva che dei due era lei che non sarebbe stata capace di reggere senza
l'altro. Adesso che aveva piantato duecento alberi di frutta fra una corsa e
l'altra a fare la spesa, e scriveva a mezzo mondo senza vedere quasi
nessuno - Sartre e Simone erano morti da un pezzo, e Ivan Illich lontano a
Cuernavaca - lo sapeva cosi' bene che da solo non ce l'avrebbe fatta che si
erano accordati di andarsene insieme.
Dopo quel 1958 - uno che ha scritto un libro, si sente qualcosa, c'e' un
oggetto che ne testimonia - restava Marx e almeno un decennio nel quale
aveva puntato su un "comunismo critico". Non vi si sofferma nella Lettera,
Doreen aveva seguito scettica. Anche Sartre del resto. Erano gli anni nei
quali fin in certi comunismi qualcosa pareva rinascere, e spuntava un nuovo
proletariato. Scriveva e scriveva (Strategie ouvriere et neocapitalisme,
1964) e fece con noi, con Serge Mallet e Jean Marie Vincent, alcuni numeri
favolosi dei "Temps Modernes". L'ultimo e forse solo suo scritto realmente
militante e commosso fu per il Che. Poi palpito' con il 1968 senza
mescolarsi ai ragazzi, con il bisogno di rivoluzione ma non con la Cause du
peuple che aveva tentato Sartre.
Il "Je" lo assillava, il soggetto principe dei comunismi con o senza
partito, piu' interessati ad esso che al capitalismo - vera falla del
Novecento, e non e' finita. Lo era stato anche in Lukacs negli anni Venti.
Dove sta la soggettivita' di classe? Il proletariato dov'e'? E se vi fosse
una proletarizzazione - su questo non ebbe mai dubbi - senza soggetto
proletario, senza proletariato in senso proprio, come il sorriso senza gatto
di Alice nel paese della meraviglie? La scoperta degli anni '70 sarebbero
stati per Gorz alcuni inglesi, un socialismo in presenza del capitale, un
socialismo del tempo liberato, perche' Marx aveva sbagliato nel credere -
scrive piu' volte - che con lo sviluppo delle forze produttive, "dentro" il
lavoro, l'operaio si sarebbe emancipato, sapendo e capendo tutto: no, il
capitale lo avrebbe sbaragliato prima, catturato in corsa, avrebbe salvato
se stesso con lo sviluppo delle forze produttive tagliando fuori quel che
doveva essere il suo becchino. Scriveva Adieux au proletariat nel 1980,
dieci anni prima che gli addii glieli facessero i comunisti, e in direzione
opposta. Non pensava che, caduto un progetto di societa', si andasse verso
tempi felici, ci sarebbe stata una tremenda perdita di senso. Sulla miseria
delle "metamorfosi del lavoro" non avrebbe mai dubitato, malgrado lo sforzo
di delineare ancora una ricchezza del "possibile". Occorreva un altro
paradigma di liberazione. E se su questo avesse avuto ragione, come su
tutto, Dorine? E' l'interrogativo, per una volta senza prometeismi, della
Lettera.
Non fa un bilancio tappa per tappa, libro per libro. Quel che lo aveva
salvato era stato l'incontro con Ivan Illich, determinando fin dagli anni
'70 quello su cui piu' avrebbe lavorato. La denuncia dell'illusione
sviluppista, della quale il marxismo era stato un volto, e la cui Nemesi
medica aveva cosi' brutalmente investito lui e Doreen. Tutti i suoi ultimi
libri vertono attorno a questo.
Non abbiamo smesso di volerci bene, ma abbiamo smesso di discutere.
Quando le due scatole di legno sono arrivate al crematorio di Troyes eravamo
una cinquantina, amici di Vosnon, amici di Parigi, amiche di Doreen,
francesi, qualche tedesco. L'editore Galilee. Un gruppetto dei "Temps
Moderns" prima della direzione di Claude Lanzmann. Nessuno dei leader
ecologisti. Nessuno del sindacato. Ci sono volute due ore per mandare in
fumo D. e poi due per Gerard. Le ceneri sono state portate da chi era
rimasto nel loro giardino e disperse per la prima pioggia sotto gli alberi
carichi delle mele di ottobre.

2. ET COETERA

Rossana Rossanda e' nata a Pola nel 1924, allieva del filosofo Antonio
Banfi, antifascista, dirigente del Pci (fino alla radiazione nel 1969 per
aver dato vita alla rivista "Il Manifesto" su posizioni di sinistra), in
rapporto con le figure piu' vive della cultura contemporanea, fondatrice del
"Manifesto" (rivista prima, poi quotidiano) su cui tuttora scrive. Impegnata
da sempre nei movimenti, interviene costantemente sugli eventi di piu'
drammatica attualita' e sui temi politici, culturali, morali piu' urgenti.
Tra le opere di Rossana Rossanda: L'anno degli studenti, De Donato, Bari
1968; Le altre, Bompiani, Milano 1979; Un viaggio inutile, o della politica
come educazione sentimentale, Bompiani, Milano 1981; Anche per me. Donna,
persona, memoria, dal 1973 al 1986, Feltrinelli, Milano 1987; con Pietro
Ingrao et alii, Appuntamenti di fine secolo, Manifestolibri, Roma 1995; con
Filippo Gentiloni, La vita breve. Morte, resurrezione, immortalita',
Pratiche, Parma 1996; Note a margine, Bollati Boringhieri, Torino 1996; La
ragazza del secolo scorso, Einaudi, Torino 2005. Ma la maggior parte del
lavoro intellettuale, della testimonianza storica e morale, e della
riflessione e proposta culturale e politica di Rossana Rossanda e' tuttora
dispersa in articoli, saggi e interventi pubblicati in giornali e riviste.
*
Andre' Gorz, nato a Vienna nel 1924, ha vissuto e lavorato in Francia, e'
deceduto a Vosnon nel 2007. Intellettuale di forte impegno civile,
giornalista e saggista, e' stato una dele figure piu' autorevoli della
sinistra e della nuova ecologia. Ha lavorato con Sartre a "Les Temps
Modernes", ha fondato con Jean Daniel "Le Nuovel Observateur". Tra le opere
di Andre' Gorz: La morale della storia, Il Saggiatore, Milano 1960; Il
traditore, Il Saggiatore, Milano 1966; Il socialismo difficile, Laterza,
Bari 1968; Critica al capitalismo di ogni giorno, Jaca Book, Milano 1973;
Sette tesi per cambiare la vita, Feltrinelli, Milano 1977; Ecologia e
politica, Cappelli, Bologna 1978; Addio al proletariato. Oltre il
socialismo, Edizioni Lavoro, Roma 1982; La strada del paradiso. L'agonia del
capitale, Edizioni Lavoro, Roma 1984; Capitalismo, socialismo, ecologia,
Manifestolibri, Roma 1992; Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione
economica, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Il lavoro debole. Oltre la
societa' salariale, Roma 1994; Miserie del presente, ricchezza del
possibile, Roma 1998; L'immateriale, Torino 2003; Lettera a D. Storia di un
amore, Sellerio, Palermo 2008. Dal quotidiano "Il manifesto" riprendiamo la
seguente scheda su Gorz di qualche anno fa: "Andre' Gorz nasce a Vienna nel
1924. Dopo l'annessione dell'Austria alla Germania di Hitler, la sua
famiglia, di origine ebraica, lascia il paese per trasferirsi a Parigi. Una
decisione che influenzera' molto la decisione di Gorz di scrivere in
francese e di non recarsi mai piu' in Germania, anche quando il nazismo
sara' sconfitto. Una decisione a cui Gorz rimarra' fedele fino agli anni
Ottanta, quando sara' invitato per una serie di seminari da parte del
sindacato tedesco dell'allora Germania occidentale. Laureato in ingegneria,
Andre' Gorz partecipa attivamente ai primi anni di vita della rivista "Les
Temps Modernes" fondata da Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Il suo
nome e' legato alla pubblicazione del libro Addio al proletariato (Edizioni
lavoro), in cui viene prefigurata la fine della centralita' del lavoro
industriale nelle societa' capitalistica come conseguenza della crescente
automazione del processo lavorativo. Negli anni recenti la sua bibliografia
si arricchisce ancora del libro La strada del paradiso (Edizioni lavoro),
del pamphlet a favore della riduzione dell'orario di lavoro Il lavoro debole
(Edizioni lavoro), del volume Capitalismo, socialismo e ecologia
(Manifestolibri) in cui ipotizza l'incontro tra il movimento operaio e
l'ambientalismo, della critica alle nuove forme di sfruttamento presente ne
La metamorfosi del lavoro (Bollati Boringhieri) e in Miserie del presente,
ricchezze del possibile (Manifestolibri)". Dal sito del quotidiano "La
stampa" riprendiamo la seguente tragica notizia della scomparsa sul finire
di settembre 2007: "Si e' suicidato il filosofo Andre' Gorz. Il grande
intellettuale francese e' stato ritrovato morto insieme alla moglie nella
loro casa di Vosnon. Si e' suicidato, assieme alla moglie, Andre' Gorz,
grande filosofo francese e cofondatore del settimanale "Nouvel Observateur".
Aveva 84 anni e sua moglie Dorine, affetta da una malattia degenerativa, ne
aveva 83. Sono stati ritrovati, l'uno a fianco all'altro, nella loro casa di
Vosnon, nell'Aube. Gorz, 84 anni, aveva diretto negli anni Sessanta "Les
Temps Modernes", la rivista fondata da Jean-Paul Sartre nel 1944, alla quale
diede il proprio segno, traendo ispirazione anche da quella parte della
sinistra italiana che si riconosceva in nomi come Vittorio Foa e Bruno
Trentin. Nel 1964 fondo' con Jean Daniel il settimanale "Nouvel Observateur"
ma piu' tardi se ne sarebbe distanziato portandosi su posizioni piu'
radicali e facendosi padre in Francia del pensiero dell'ecologia politica e
dell'anticapitalismo. Autore di numerosi volumi, fra questi Ecologia e
politica, Ecologia e liberta', Addio al proletariato e Metamorfosi del
lavoro, la sua ultima opera era intitolata Lettere a D. La storia di un
amore, pubblicata lo scorso anno. Si concludeva con la frase 'Vorremmo non
sopravvivere l'uno alla morte dell'altro. Ci siamo detti che se, per
assurdo, dovessimo vivere una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme'.
Ieri sulla porta della loro casa di Vosnon, dove la coppia viveva da un
ventennio, un semplice messaggio 'Avvisare la gendarmeria'. Il presidente
francese Nicolas Sarkozy ha espresso il suo dolore per la scomparsa del
filosofo, 'grande figura di intellettuale della sinistra francese ed
europea'". Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci la
seguente scheda: "Andre' Gorz (Vienna, 1923 - Vosnon, 2007) e' stato un
filosofo e giornalista francese, fondatore dell'ecologia politica. Ha
fondato nel 1964 "Le Nouvel Observateur", con lo pseudonimo Michel Bosquet,
insieme con Jean Daniel. Nato a Vienna nel febbraio del 1923, Andre' Gorz
(pseudonimo di Gerard Horst) e' figlio di un commerciante ebreo e di una
impiegata cattolica, di famiglia colta. Se i suoi genitori non esprimono un
gran sentimento nazionale o religioso, Gorz e' allevato in un contesto
antisemita che induce il padre a convertirsi al cattolicesimo nel 1930. Nel
1939, sua madre lo invia in una scuola cattolica di Losanna per evitargli il
reclutamento nell'esercito tedesco. Nel 1945, esce dall'Ecole d'ingenieurs
dell'Universita' di Losanna con il diploma in ingegneria chimica. Partecipa,
in questo periodo, agli incontri della societa' studentesca "Belles
Lettres", ma dimostra soprattutto un interesse per la fenomenologia e per
l'opera di Sartre. Il suo incontro con lui, l'anno successivo, segna dunque
la sua formazione intellettuale. Debutta nel mondo del lavoro come
traduttore di romanzi americani per conto di un editore elvetico, e pubblica
i suoi primi articoli nel giornale di un movimento cooperativo. Nel giugno
1949 trasloca a Parigi, dove lavora dapprima alla segreteria internazionale
del Movimento dei cittadini del mondo, poi come segretario privato di un
militare all'ambasciata d'India. Il suo ingresso a "Paris-Presse" segna il
debutto nel giornalismo. Assume lo pseudonimo di Michel Bosquet e qui
conosce un cronista, Jean-Jacques Servan-Schreiber il quale, nel 1955, lo
assume come giornalista economico per la testata "L'Express".
Parallelamente, frequenta il gruppo dei sartriani e adotta un approccio
esistenzialista al marxismo che lo porta ad assegnare un ruolo centrale alle
questioni dell'alienazione e della liberazione, il tutto nel quadro di una
riflessione il cui filo conduttore e' l'attaccamento all'esperienza
esistenziale e all'analisi dei sistemi sociali dal punto di vista del
vissuto individuale. Tali riferimenti alla fenomenologia e
all'esistenzialismo marxista costituiscono i fondamenti filosofici dei suoi
primi libri firmati Andre' Gorz: Le Traitre (Seuil, 1958), La Morale de
l'histoire (Seuil, 1959) e i Fondements pour une morale (Galilee, 1977). Nel
primo volume, che ha dell'autobiografico, dell'autoanalitico e del saggio
filosofico-politico, egli esprime la teorizzazione delle condizioni della
possibilita' di una auto-produzione dell'individuo. Nel momento in cui, col
secondo volume, abbozza una teoria dell'alienazione, nel terzo saggio
rimarca il proprio attaccamento al progetto di Sartre di reintegrazione
dell'uomo nel marxismo a partire dalla coscienza individuale. Al centro
della sua riflessione si impone dunque la questione dell'autonomia
individuale. Ne deriva una concezione profondamente emancipatrice del
movimento sociale, in cui la nozione di sviluppo dell'autonomia individuale
e' percepita come condizione necessaria della trasformazione sociale. Questa
idea, che liberazione individuale e collettiva si condizionano a vicenda,
Gorz la condivide con Herbert Marcuse, amico personale ma soprattutto grande
esponente della Scuola di Francoforte, le cui diverse generazioni di
pensatori (Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Juergen Habermas)
costituiscono l'altro grande influsso sul suo pensiero. Segnato dal progetto
sottostante l'approccio della Scuola di Francoforte - superare
l'economicismo dell'analisi marxistica tradizionale della societa' -, egli
critica la sottomissione della societa' agli imperativi della ragione
economica. Lo strutturalismo, per il suo postulato (la centralita' della
struttura) e per la sua negazione del soggetto e della soggettivita', e'
fatto oggetto di violente critiche. Il suo posizionamento ora
anti-istituzionale, ora anti-strutturalista e antiautoritario, si ritrova
nella linea che impone alla rivista "Les Temps Modernes" a partire dal suo
ingresso nel comitato di redazione della rivista sartriana (1961). In
effetti, egli ha acquisito un tale ascendente intellettuale che ha presto
oltrepassato le proprie competenze economiche, per assicurarsi la direzione
politica. Si fa allora portavoce di italiani radicali come Sergio Garavini,
il comunista neo-keynesiano Bruno Trentin o il sindacalista libertario
Vittorio Foa. Imponendosi come "il capofila della tendenza italiana della
nuova sinistra", esercita una certa influenza sui militanti dell'Unef e
della Cfdt, in particolare Jean Auger, Michel Rolant e Fredo Krumnow. Con
Strategie ouvriere et neocapitalisme (Seuil, 1964), egli si rivolge d'altra
parte in modo specifico ai sindacati, in un'esposizione delle diverse
strategie che sono possibili per loro e di una critica severa del modello di
crescita capitalistico. In quello stesso anno, abbandona "L'Express" con
Serge Lafaurie, Jacques-Laurent Bost, K. S. Karol e Jean Daniel per fondare
"Le Nouvel Observateur". Mentre persegue la sua elaborazione di una teoria
delle riforme rivoluzionarie in Le Socialisme difficile (Seuil, 1967) e
Reforme et revolution (Seuil, 1969), l'onda della contestazione
sessantottina lo segna profondamente. La sua visione esistenzialista del
socialismo entra in contatto con questo spontaneismo di sinistra, che
denuncia come le diverse forme di istituzione (stato, scuola, famiglia,
impresa, ecc.) limitino la liberta' umana. Le tesi di Ivan Illich
sull'educazione, la medicina o l'abolizione del lavoro salariato si
impongono allora al centro della sua riflessione. Pubblica cosi' nel 1969
uno dei suoi discorsi su "Les Temps Modernes" e, nel 1971, lo incontra di
nuovo al "Nouvel Observateur" in occasione della pubblicazione del suo libro
Une societe' sans ecole. Piu' tardi, pubblica sul periodico una versione
compendiata di Convialite' (1973) col titolo "Liberer l'avenir". I suoi
legami con l'anziano sacerdote si rinforzano nel 1974 grazie a un soggiorno
in California, da cui ricava due lunghi articoli per "Le Nouvel
Observateur". Ma la sua evoluzione ha delle ripercussioni sulle sue
collaborazioni. A "Les Temps modernes", di cui assume la direzione
editoriale a partire dal 1969, i suoi rapporti si deteriorano al punto che,
nell'aprile 1970, il suo articolo "Detruire l'Universite'" (Distruggere
l'Universita') provoca la fuoriuscita di Pontalis e di Pingaud. Egli vi
denuncia anche la tendenza maoista entro la quale si inserisce la rivista
dal 1971. E, nel 1974, un disaccordo sulla questione di un numero dedicato
al movimento italiano Lotta Continua provoca la sua dimissione dal comitato
di redazione. Se restano "a lungo senza effetti", queste dimissioni
riflettono il suo allontanamento dal pensiero di Sartre. Allo stesso modo,
al "Nouvel Observateur", egli e' allontanato dalla redazione economica a
vantaggio di economisti piu' tradizionali, dal momento che monta una
campagna contro l'industria nucleare che vale al giornale notevoli pressioni
da parte di Electricite' de France, in termini di ripercussioni sugli
introiti pubblicitari. Il rifiuto della rivista di concedergli un numero
speciale su questo argomento lo conduce a pubblicare egualmente il proprio
dossier su "Que Choisir?" in un numero di particolare successo. Le sue
evoluzioni vanno di pari passo con il proprio investimento di energie in una
corrente dell'ecologia radicale, dove si afferma come figura eminente alla
luce dei propri scritti. ll mensile ecologista "Le Sauvage", fondato da
Alain Herve' che fu anche il fondatore della sezione francese degli Amici
della Terra (1971), rappresenta, dal 1973, un supporto di diffusione delle
sue idee ecologiste. Pilastro d'un giornale che egli spinge verso una
maggiore politicizzazione, egli vi pubblica solo occasionalmente degli
articoli. Gioca un ruolo soprattutto con la sua raccolta di saggi e articoli
Ecologie et politique (Galilee, 1975) il cui saggio Ecologie et liberte'
costituisce di per se stesso "uno dei testi fondanti del problema
ecologico". Gorz rompe con una tradizione libertaria che iscriveva la sua
riflessione, fino a quel momento, in una logica di sovversione del sistema
capitalista. In un progetto di matrimonio tra marxismo ed ecologia in cui
egli si libera temporaneamente dei propri presupposti esistenzialisti e
fenomenologici, Gorz tenta di apportare una risposta ecologica ai bisogni
del sistema, denunciando le implicazioni distruttive del paradigma
produttivista in materia di equilibri ecologici e sociali. Attraverso un
pensiero fondamentalmente anti-economicista, anti-utilitarista e
anti-produttivista, egli combina questo rifiuto della logica capitalista
d'accumulo di materie prime, di energie e di lavoro a una critica del
consumismo, amplificata dalla lettura del rapporto del Club di Roma sui
limiti del consumo. L'influenza di Louis Dumont si fa sentire in seguito,
nella visione che egli adotta della tradizione marxista come derivante,
esattamente come la tradizione liberale, da un pensiero di tipo economico.
La sua opposizione all'individualismo edonista e utilitarista, come al
collettivismo materialista e produttivista, riflette l'importanza, nel suo
pensiero, della rivendicazione del valore sociale della persona. La sua
difesa dell'autonomia dell'individuo e' consustanziale alla sua riflessione
ecologica; si dedica, con Illich e contro le tendenze ambientaliste
sistemiche o ecocentriste, a difendere una corrente umanista per la quale
l'ambiente si concepisce in senso largo come un ambiente umano. Dopo
Ecologie et liberte', la sua presentazione dell'ecologia come mezzo di
trasformazione sociale radicale e frontale del capitalismo riflette una
concezione nettamente piu' anticapitalista. Mettendo l'accento sulla
relazione intrinseca tra produttivismo, totalitarismo e logica del profitto,
egli afferma un legame strutturale tra crisi ecologica e crisi capitalistica
da sovraccumulo. Egli chiama dunque a una "rivoluzione ecologica, sociale e
culturale che abolisca le costrizioni del capitalismo". Ma egli aspira anche
a riconciliare questo progetto ecologista con l'utopia socialista
dell'abolizione del lavoro salariato. Questo tema e' presente in Adieux au
proletariat (Galilee, 1980), contestazione virulenta del marxismo e del
culto del proletariato, che urta i circoli della sinistra tradizionale ma
raccoglie successo (20.000 copie vendute) presso una generazione per la
quale il tema sono le istituzioni che non rispondono piu' ai bisogni di
maggiore autonomia individuale. Il principio degli anni '80 segna la sua
rottura con diverse correnti alle quali era stato legato. In primo luogo,
con il movimento sartriano, per cui cessa di collaborare alla rivista, dopo
la morte del suo fondatore (1980). Poi, con le diverse sensibilita'
marxiste, ai cui attacchi replica in Les chemins du paradis (Galilee, 1983).
Infine, coi movimenti pacifisti quando, nel 1983, rifiuta di opporsi alle
installazioni missilistiche americane in Germania Ovest, argomentando che
essi avevano "messo la vita al di sopra della liberta'". In quello stesso
anno, si ritira dal "Nouvel Observateur". Le riviste "Multitudes" e
"EcoRev'" pubblicano suoi articoli. Di formazione marxista, egli ha
effettuato una fine analisi del capitalismo, in particolare dei suoi aspetti
piu' moderni, spiegando come esso sfrutti le capacita' dei lavoratori, che
essi non possono sviluppare se non in un sistema di formazione, e di
investimenti personali che non sono remunerati. Gorz diventa favorevole
all'idea di un reddito di cittadinanza indipendente dal lavoro, sviluppando
in particolare le proprie riflessioni sulla differenza tra ricchezza e
valore, quest'ultimo distinguendosi per il suo carattere monetizzabile. Pone
fine ai suoi giorni all'eta' di 84 anni, insieme con sua moglie Dorine,
afflitta da una grave malattia, il 22 settembre 2007 nella sua casa di
Vosnon. A lei aveva dedicato nel 2006 il libro Lettre a' D. Histoire d'un
amour, un'ode a Dorine. Opere di Andre' Gorz: a) Saggi: La morale de
l'histoire (Seuil, 1959) [trad. it.: La morale della storia, Milano 1960];
Strategie ouvriere et neocapitalisme (Seuil, 1964); Le traitre (Seuil, 1957
e Folio Essais, 2005. Quest'ultima edizione francese pubblica la prefazione
del 1967) [trad. it.: Il traditore, Milano 1966]; Le socialisme difficile
(Seuil, 1967) [trad. it.: Il socialismo difficile, Bari 1968]; Reforme et
revolution (Seuil, 1969); Critique du capitalisme quotidien (Galilee, 1973)
[trad. it.: Critica al capitalismo di ogni giorno, Milano 1973]; Critique de
la division du travail (Seuil, 1973. Opera collettiva); Ecologie et
politique (Galilee, 1975) [trad. it.: Ecologia e politica, Bologna 1978];
Ecologie et liberte' (Galilee, 1977); Fondements pour une morale (Galilee,
1977); Adieux au proletariat (Galilee e Seuil, 1980) [trad. it.: Addio al
proletariato. Oltre il socialismo, Roma 1982]; Les Chemins du Paradis
(Galilee, 1983) [trad. it.: La strada del paradiso. L'agonia del capitale,
Roma 1984]; Metamorphoses du travail (Galilee, 1988 e Folio Essais, 2004)
[trad. it.: Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica, Torino
1992]; Capitalisme Socialisme Ecologie (Galilee, 1991) [trad. it.:
Capitalismo, socialismo, ecologia, Roma 1992]; Miseres du present, richesse
du possible (Galilee, 1997) [trad. it.: Miserie del presente, ricchezza del
possibile, Roma 1998]; L'immateriale (Galilee, 2003) [trad. it.:
L'immateriale, Torino 2003]; Lettre a' D. Histoire d'un amour (Galilee,
2006); b) opere uscite solo in Italia (raccolte, antologie): Sette tesi per
cambiare la vita (Milano 1977); Il lavoro debole. Oltre la societa'
salariale (Roma 1994)".

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 173 del 28 aprile 2008

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