[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 440



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 440 del 29 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Un libro
2. Il 3 maggio a Viterbo
3. Umberto Eco: Contro l'intolleranza l'educazione
4. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
5. Anna Curcio presenta "Le molti voci del Mediterraneo" di Iain Chambers
6. Catrin Dingler presenta "Theodor W. Adorno. Il maestro ritrovato" di
autori vari
7. Maddalena Gasparini presenta "Modi di morire" di Iona Heath
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. UN LIBRO
[Anna Bravo, storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino, dove
ha insegnato Storia sociale. Si occupa di storia delle donne, di
deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile, cultura dei
gruppi non omogenei, storia orale; su questi temi ha anche partecipato a
convegni nazionali e internazionali. Ha fatto parte del comitato scientifico
che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned
(Associazione nazionale ex-deportati) del Piemonte; fa parte della Societa'
italiana delle storiche, e dei comitati scientifici dell'Istituto storico
della Resistenza in Piemonte, della Fondazione Alexander Langer e di altre
istituzioni culturali. Luminosa figura della nonviolenza in cammino, della
forza della verita'. Opere di Anna Bravo: (con Daniele Jalla), La vita
offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e uomini nelle guerre mondiali, Laterza,
Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla), Una misura onesta. Gli scritti di
memoria della deportazione dall'Italia,  Angeli, Milano 1994; (con Anna
Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza,
Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia), Donne del novecento, Liberal
Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta Scaraffia), I fili della memoria.
Uomini e donne nella storia, Laterza, Roma-Bari 2000; (con Margherita
Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia), Storia sociale delle donne
nell'Italia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il
Mulino, Bologna 2003; A colpi di cuore, Laterza, Roma-Bari 2008]

Di quelli che abbiamo letto, questo ci sembra sia il libro piu' bello e piu'
vero pubblicato quest'anno: Anna Bravo, A colpi di cuore. Storie del
sessantotto, Laterza, Roma-Bari 2008, pp. IV + 322, euro 15. E vivamente ne
raccomandiamo la lettura alle persone amiche.

2. INCONTRI. IL 3 MAGGIO A VITERBO
[Riportiamo il segunte comunicato del 28 aprile 2008 del comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto
aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti
di tutti, dal titolo completo "Un mega-aeroporto e' nocivo per la salute e
devasta l'ambiente. Il 3 maggio a Viterbo un incontro con i cittadini di
Ciampino"]

La trasmissione televisiva "Report" andata in onda su Rai Tre domenica 27
aprile 2008 (alla quale hanno preso parte anche il professor Osvaldo Ercoli
e la dottoressa Antonella Litta del comitato che si oppone all'aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo) ha confermato una
volta di piu' che la presenza di un mega-aeroporto e' altamente nociva per
la salute della popolazione che vive nei dintorni, devasta gravemente
l'ambiente e danneggia la qualita' della vita della comunita' locale.
Le testimonianze della popolazione di Ciampino sono definitive.
Il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo ospitera' a Viterbo sabato 3 maggio 2008
cittadini e rappresentanti dei movimenti della societa' civile di Ciampino
affinche' facciano conoscere ai cittadini viterbesi quale disastro un
mega-aeroporto implichi per la popolazione residente nell'area circostante.
*
Per informazioni e contatti: e-mail: info at coipiediperterra.org, sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it

3. RIFLESSIONE. UMBERTO ECO: CONTRO L'INTOLLERANZA L'EDUCAZIONE
[Riportiamo la prefazione di Umberto Eco al libro di Michelangelo Jacobucci,
I nemici del dialogo. Ragioni e perversioni dell'intolleranza, Armando, Roma
2005.
Umberto Eco e' nato ad Alessandria nel 1932, docente universitario,
saggista, romanziere, e' probabilmente il piu' noto intellettuale italiano a
livello internazionale. Tra le opere di Umberto Eco segnaliamo
particolarmente Opera aperta, Diario Minimo (Mondadori), Apocalittici e
integrati, La struttura assente, Trattato di semiotica generale, Il
superuomo di massa (Cooperativa scrittori, poi Bompiani), Lector in fabula,
Semiotica e filosofia del linguaggio (Einaudi), I limiti
dell'interpretazione, Il secondo diario minimo, La ricerca della lingua
perfetta nella cultura europea (Laterza), Sei passeggiate nei boschi
narrativi, Cinque scritti morali, Kant e l'ornitorinco, La bustina di
Minerva, Sulla letteratura, Dire quasi la stessa cosa, A passo di gambero,
tutti editi presso Bompiani (ad eccezione di quelli diversamente segnalati).
Opere su Umberto Eco: Teresa De Lauretis, Umberto Eco, La Nuova Italia,
Firenze 1981; Renato Giovannoli (a cura di), Saggi su "Il nome della rosa",
Bompiani, Milano 1985, 1999; AA. VV., Semiotica: storia, teoria,
interpretazione. Saggi intorno a Umberto Eco, Bompiani, Milano 1992 (con una
utile bibliografia di e su Eco); Roberto Cotroneo, Eco: due o tre cose che
so di lui, Bompiani, Milano 2001.
Michelangelo Jacobucci, gia' ambasciatore d'Italia in vari Paesi del mondo,
e' membro del Consiglio esecutivo dell'Unesco e presidente del Consiglio
esecutivo dell'Unione Latina. Opere di Michelangelo Jacobucci: I nemici del
dialogo. Ragioni e perversioni dell'intolleranza, Armando, Roma 2005]

Ogni tanto si assiste sulla stampa a dibattiti sul concetto di tolleranza. A
qualcuno pare che il termine tolleranza sia ambiguo e, tutto sommato,
intollerante: infatti esso presupporrebbe, secondo queste obiezioni, che si
ritiene qualcuno fondamentalmente inaccettabile, inferiore a noi (e tutto
sommato si preferirebbe evitarlo), ma lo si "tollera", per educazione o pro
bono pacis.
Certamente esiste un uso corrente di "tolleranza" che connota anche questi
atteggiamenti, ma non si deve dimenticare che per il mondo occidentale
moderno e per quello spirito che si definisce "liberale" (ormai al di la' di
ogni differenza politica), Tolleranza e' una parola-bandiera, da scrivere
con la T maiuscola, almeno dai tempi in cui sulla tolleranza Locke aveva
scritto una Epistola e Voltaire un Trattato. Per questo, e riprendero' il
discorso, battersi per un'etica e una politica della tolleranza e' ancora un
fine che dobbiamo proporci, senza farci ricattare dalle parole. Che se poi,
invece di tolleranza, vogliamo usare "accettazione delle differenze", va
bene lo stesso.
Ma se il termine di tolleranza puo' sollevare delle critiche, pare che tutti
si sia d'accordo sul significato (ovviamente negativo) dell'intolleranza. Se
si puo' sospettare che alcune forme o professioni di tolleranza siano venate
di ipocrisia e celino alcune riserve mentali, l'intolleranza e' brutalmente
sincera.
Ottime ragioni per prevedere consenso a un libro sull'intolleranza, se non
fosse che sovente riteniamo intolleranti alcuni comportamenti molto
evidenti, come forme di razzismo plateale, ma dell'intolleranza non
misuriamo veramente tutte le manifestazioni, a livello religioso, culturale,
politico, ideologico. Cosi' che a leggere queste pagine di Jacobucci un
lettore puo' essere preso da angoscia, avendo l'impressione che nessuno sia
mai fuggito al germe dell'intolleranza, e scoprendo che intolleranti sono
stati anche quelli della sua parte - quelli che avrebbero dovuto essere i
"buoni".
Non solo. Da un lato ci sono e ci sono sempre state le "dottrine
dell'intolleranza", che hanno preso nel corso della storia le forme
diversissime tra loro della persecuzione agli eretici, della caccia alle
streghe, delle dittature totalitarie, del fondamentalismo (cristiano,
musulmano o ebraico), dell'integrismo religioso, dell'antisemitismo e in
genere del razzismo cosiddetto "scientifico". Si tratta di una rete di
atteggiamenti tra cui e' difficile porre talora delle distinzioni, per cui
si sono visti fondamentalismi non integristi, intolleranze non razzistiche,
integrismi non fondamentalisti, razzismi non integristi, e persino la
curiosa vicenda del "politically correct", nato come antirazzista,
andi-discriminatorio, liberale, tollerante, e che tuttavia sta dando vita a
un nuovo fondamentalismo.
Dall'altro c'e' l'intolleranza diffusa, popolare, di origini biologiche,
quella per cui ciascuno di noi e' disposto a compiere le piu' azzardate
generalizzazioni (e, derubato della valigia all'aeroporto di Milano, dira'
che tutti i milanesi sono ladri). In tal senso la tolleranza non e' un
atteggiamento naturale, e' un prodotto della cultura, dell'educazione, come
l'apprendere che non si deve rubare e uccidere. Ma proprio per questo
l'intolleranza diffusa e' la piu' difficile da individuare e da combattere.
Contro il razzismo "scientifico" si puo' argomentare alla luce della
ragione, e gli argomenti risultano convincenti; ma contro il razzismo
primitivo e animale e' piu' difficile. E queste sono cose che comprendiamo
bene anche in Italia in questi anni: nulla di piu' pericoloso
dell'intolleranza senza dottrina, senza cultura, dell'intolleranza
"bestiale".
Le due intolleranze si sostengono e alimentano a vicenda e questo libro ci
aiuta ad addentrarci nei loro meandri e nella loro logica interna.
*
Il panorama che ci offre Jacobucci e', lo dice il sottotitolo, un elenco di
"perversioni", anche se spesso antichissime, nobilissime, venerabili, e
sostenute da alcune ragioni. Ma triste sarebbe se, dopo aver lanciato il suo
grido di allarme e il suo invito all'allerta, questo libro si chiudesse
senza una parola di speranza.
In effetti la parola di speranza c'e', subito nel titolo (perche' al "no"
dell'intolleranza si oppone il "si'" del dialogo); e c'e' nel prologo. Li'
l'autore benevolmente mi coinvolge, ricordando una mia proposta di spot
televisivi antiviolenza per bambini di eta' prescolare e dei primi gradi
delle elementari.
Jacobucci lamenta che di quella proposta, poi, l'Unesco non abbia fatto
nulla, ma in un certo senso quel progetto ha preso forma, anche se in altro
modo. Credo sia stato un anno o due dopo il Foro che Jacobucci cita, e
l'Academie Universelle des Cultures ha iniziato a dare vita a un sito
internet dedicato agli educatori di tutto il mondo, per l'educazione dei
bambini all'accettazione della diversita'. Il principio ispiratore era (ed
e', perche' il sito e' in progress) che l'intolleranza, come la violenza,
non e' una malattia, ma una disposizione quasi naturale dell'animo umano. Il
bambino, cosi' come, se potesse, vorrebbe impadronirsi di tutto quello che
gli piace (e solo attraverso un'educazione continua acquisisce il rispetto
della proprieta' altrui), di solito reagisce con fastidio all'inusuale e al
diverso (e proprio per questo le fiabe blandiscono queste sue propensioni
mostrandogli il Male sotto forma di diversita', lupo, orco, strega).
Pero' quello stesso bambino puo' elaborare a poco a poco addirittura
atteggiamenti di simpatia verso la diversita', prova ne sia la sua
attrazione (coltivata dai media) per tanti mostri simpatici - diversi ma
bonari e amabili.
Ed ecco che il sito dell'Academie elabora materiali su temi diversi (colore
della pelle, religione, cibo, usi e costumi e cosi' via) per gli educatori
di qualsiasi paese che vogliano insegnare ai loro ragazzi come si accettano
coloro che sono diversi da loro. Anzitutto non dicendo bugie ai bambini, e
affermando che tutti siamo uguali. I bambini si accorgono benissimo che
alcuni vicini di casa o compagni di scuola non sono uguali a loro, hanno una
pelle di colore diverso, gli occhi tagliati a mandorla, i capelli piu' ricci
o piu' lisci, mangiano cose strane, non fanno la prima comunione.
Dunque bisogna dire ai bambini che gli esseri umani sono molto diversi tra
loro, e spiegare bene in che cosa sono diversi, e perche', per poi mostrare
che queste diversita' possono essere una fonte di ricchezza. Il maestro di
una citta' italiana dovrebbe aiutare i suoi bambini italiani a capire
perche' altri ragazzi pregano una divinita' diversa, o suonano una musica
che non sembra il rock. Naturalmente lo stesso deve fare un educatore cinese
con bambini cinesi che vivono accanto a una comunita' cristiana.
Un libro come questo di Jacobucci, con il suo panorama in negativo, puo'
essere utilissimo a ispirare delle attivita' educative in positivo, perche'
mette in luce i punti deboli, gli interstizi in cui nel corso dei secoli il
bacillo dell'intolleranza si e' annidato e si e' fatto strada.
Per questo mi pare severo, crudele quanto si deve, ma non disperato.

4. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

5. LIBRI. ANNA CURCIO PRESENTA "LE MOLTE VOCI DEL MEDITERRANEO" DI IAIN
CHAMBERS
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 aprile 2008, col titolo "Il presente
sulle onde di un pensiero critico" e il sommario "Passaggi. Il saggio dello
studioso Iain Chambers, Le molti voci del Mediterraneo".
Anna Curcio, ricercatrice e saggista, e' studiosa dei movimenti sociali, di
antropologia e critica postcoloniale.
Iain Chambers e' stato tra gli animatori del Centro per gli studi culturali
di Birmingham, in Inghilterra. Trasferitosi in Italia, insegna Letteratura
inglese e Studi culturali e postcoloniali all'Universita' di Napoli
"L'Orientale", dove dirige il Centro di studi postcoloniali di recente
costituzione. In Italia ha pubblicato, tra l'altro: Ritmi urbani, Costa &
Nolan, Genova 1986, 1996; Dialoghi di frontiera. Viaggi nella
postmodernita', Liguori, Napoli 1995; (con Paul Gilroy), Hendrix, hip hop e
l'interruzione del pensiero, Costa & Nolan, Genova 1995; Paesaggi migratori.
Cultura e identita' nell'epoca postcoloniale, Costa & Nolan, Genova 1996,
Meltemi 2003; La questione postcoloniale, Liguori, Napoli, 1997; Sulla
soglia del mondo. L'altrove dell'Occidente, Meltemi, 2003; Ritmi urbani. Pop
music e cultura di massa, Arcana, 2003; (a cura di), Esercizi di potere,
2006; Le molte voci del Mediterraneo, Raffaello Cortina Editore, Milano
2007]

E' il mare il protagonista dell'ultimo lavoro di Iain Chambers, Le molte
voci del Mediterraneo (Raffaello Cortina Editore, euro 19.50). Il mare della
profondita' ambigua e turbolenta, le cui onde avvicinano cio' che e'
distante. Terra e Mare, e' noto, sono ordinamenti spaziali antitetici:
compatta ed omogenea l'una, diversificato e policentrico l'altro. Dimora di
appartenenze nazionali la prima, testimone della "pretenziosita' delle
logiche territoriali e dei pregiudizi culturali" il secondo. Il mare, sede
labile della conoscenza storica, puo' farsi angolo visuale per una lettura
critica del presente e della storia.
Leggere l'Europa osservandola dal mare e' dunque il progetto del testo. Non
piu' "lago d'Europa" come nel progetto coloniale tra '800 e '900, il
Mediterraneo di Chambers travalica i confini e lascia emergere, attraverso i
secoli, una fitta rete di comunicazioni storiche e culturali tra l'Atlantico
e l'Asia centrale, e verso sud in India, in Africa e alle porte del
Pacifico. L'Europa moderna del primato della whiteness lascia il posto a un
Mediterraneo eclettico e molteplice, rovesciando i "requisiti angusti del
nazionalismo e dell'identita' moderni".
Barriera e cerniera tra l'Europa e il suo Altro, sede di incontri e di
correnti, il Mediterraneo pone interrogativi irrisolti. Stratificato nelle
pieghe della storia, disegna geografie fluide e instabili che interrompono
la lettura lineare del tempo. Il Mediterraneo, cosi' provincializzato da
Chambers, si fa sede della critica postcoloniale. Una lettura del presente
instabile e volubile che ci consegna gli itinerari non autorizzati e
passaggi illeciti, punti di resistenza e di rifiuto "che continuamente ci
gettano altrove", che mettono a critica i giudizi ereditati.
Tuttavia, il Mediterraneo non e' l'Atlantico nero descritto da Paul Gilroy,
e le sue rotte oggi come ieri non sono il Middle Passage, per quanto
Chambers ne accenni il paragone. Eppure, attraverso i passaggi e gli
attraversamenti, nei varchi illeciti dei muri simbolici e materiali che lo
stato-nazione al culmine della sua debolezza erige sui suoi confini, nelle
citta', dentro il mercato del lavoro e nello spazio della cittadinanza, nel
Mediterraneo postcoloniale identita', appartenenza e nuovi confini della
cittadinanza vengono non solo fissati, ma anche ecceduti. "Altre" mappe
prendono cosi' forma, rovesciando l'immagine chiusa e disciplinata di un
Mediterraneo visto dal nord. Nel testo, le altre mappe si dipanano
attraverso la musica, l'arte, i romanzi, il cinema, i resoconti storici e la
cronaca contemporanea. Sono storie sovrapposte le une alle altre, in una
narrazione minuziosa, attenta a dettagli apparentemente marginali.
In una lettura talora non priva di entusiasmo romantico, Chambers si
sofferma inoltre su Napoli e descrive uno spazio eterogeneo, irregolare, non
pianificato. Illustra i passaggi incompiuti e le molte e dissonanti voci che
l'attraversano e l'hanno attraversata. Si sofferma sulle discontinuita' per
rovesciare l'ortodossia localista e la tradizione folcloristica di "pizza,
sole e mandolino". E' una Napoli ambivalente, che intrattiene un rapporto
complesso con la modernita', e si dibatte tra tradizione e cambiamento, tra
"oriente" e "occidente", tra splendore e decadenza - come l'architettura
barocca testimonia. Da una parte "i manierismi ossessivi di un orgoglio
locale acritico", che Chambers mette efficacemente a critica; una produzione
trionfalistica di appartenenza identitaria vista come rovesciamento di un
senso di inferiorita'. Dall'altra lo spazio per creare un nuovo mondo di
regole, una riflessivita' sociale, politica e culturale irriducibile
all'assimilazione e all'omologazione delle pratiche identitarie. I "ferventi
monoteismi" della terra da una parte, la fluidita' trasformatrice del mare
dall'altra.
L'ombra mortifera del vulcano, emblema della terra, proietta su Napoli un
senso di finitezza, richiama le appartenenze ancorandosi alla tradizione. Ma
il mare tutto intorno e' testimone del transito. Le tradizioni si fanno
"zattere di traduzione", le appartenenze provvisorie. Si tratta solo di
capire, tra terra e mare, dove posizionare lo sguardo.

6. LIBRI. CATRIN DINGLER PRESENTA "THEODOR W. ADORNO. IL MAESTRO RITROVATO"
DI AUTORI VARI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 aprile 2008, col titolo "Alle radici
di un raffinato esercizio della conoscenza" e il sommario "Il maestro
ritrovato, una raccolta di saggi dedicati a Theodor Adorno (Manifestolibri).
La Scuola di Francoforte alle prese con la democrazia americana e l'Europa
dopo la Shoah".
Catrin Dingler scrive su "Per amore del mondo", la rivista della comunita'
filosofica femminile Diotima (sito: www.diotimafilosofe.it).
Theodor W. Adorno, nato nel 1903 a Francoforte sul Meno, costretto
all'esilio dall'avvento del nazismo, acutissimo osservatore della societa'
contemporanea, filosofo e musicologo, e' deceduto nel 1969. Una delle figure
di massimo spicco della "scuola di Francoforte". Opere di Theodor W. Adorno:
nella sua vastissima produzione segnaliamo almeno, per un primo approccio,
Dialettica dell'illuminismo (con Max Horkheimer), Minima moralia, Dialettica
negativa, tutti presso Einaudi, Torino. Opere su Theodor W. Adorno: si veda
almeno, per un primo orientamento, Tito Perlini, Che cosa ha veramente detto
Adorno, Ubaldini, Roma 1971; Marzio Vacatello, Th. W. Adorno. Il rinvio
della prassi, La Nuova Italia, Firenze 1972; Sergio Moravia, Adorno e la
teoria critica della societa', Sansoni, Firenze 1974; Enzo Rutigliano,
Teoria o critica. Saggio sul marxismo di Adorno, Dedalo, Bari 1977; Carlo
Pettazzi, Th. W. Adorno: linee di origine e di sviluppo del pensiero
(1903-1949), La Nuova Italia, Firenze 1979; Martin Jay, Theodor W. Adorno,
Il Mulino, Bologna 1987; Massimo Nardi, Pensare nella verita'. L'itinerario
della ragione dialettica in Th. W. Adorno, Studium, Roma 1993; Fredric
Jameson, Tardo marxismo, Manifestolibri, Roma 1994; Elena Tavani,
L'apparenza da salvare. Saggio su Th. W. Adorno, Guerini e associati, Milano
1994; Angelo Cicatello, Dialettica negativa e logica della parvenza. Saggio
su Th. W. Adorno, Il melangolo, Genova 2001; Stefan Mueller-Doohm, Theodor
W. Adorno. Biografia di un intellettuale, Carocci, Roma 2003; Lucio
Cortella, Una dialettica nella finitezza. Adorno e il programma di una
dialettica negativa, Meltemi, Roma 2006; Stefano Petrucciani, Introduzione a
Adorno, Laterza, Roma-Bari 2007; Pastore Luigi, Gebur Thomas (a cura di),
Thedor W. Adorno. Il maestro ritrovato, Manifestolibri, Roma 2008. Sulla
scuola di Francoforte si vedano almeno le monografie introduttive di Assoun
(Lucarini), Bedeschi (Laterza), Jay (Einaudi), Rusconi (Il Mulino), Therborn
(Laterza), Wiggershaus (Bollati Boringhieri), Zima (Rizzoli)]

Per Theodor W. Adorno gli apprezzamenti solenni in occasione di anniversari
erano insopportabili. Tuttavia molte conferenze sono state organizzate per
il centenario della sua nascita nel 2003. Tra le pubblicazioni che
documentano le diverse iniziative spicca la raccolta di studi curata da
Luigi Pastore e Thomas Gebur (Theodor W. Adorno. Il maestro ritrovato,
Manifestolibri, pp. 415, euro 34). Il maestro ritrovato nelle pagine del
volume non e' il vecchio Adorno, ricordato nella ricorrenza di un
anniversario per assegnargli un posto nella storia e relegarlo nel passato.
Al contrario, e' un maestro inedito, ancora da scoprire.
Il libro e' il risultato di una ricerca compiuta da studiosi provenienti da
aree geografiche e formazioni differenti. Al posto di coloro che si sono
autodesignati come i successori della Scuola di Francoforte troviamo
studiosi piu' giovani, che non hanno da difendere nessuna eredita'
istituzionale. L'obiettivo della raccolta e' il recupero dei motivi centrali
del pensiero adorniano. "Si tratta - scrivono i due curatori - del ruolo
giocato dall'esperienza nella formazione della teoria critica di Adorno e
della dimensione teorico-speculativa, propriamente filosofica, che la abita
in maniera essenziale".
*
Il mondo dopo Auschwitz
L'esperienza fondamentale e' la persecuzione e lo sterminio degli ebrei
europei. Se e come si puo' vivere "dopo Auschwitz" diventa la riflessione
costitutiva per la teoria critica. Il compito di comprendere cio' che si
sottrae alla comprensione e il bisogno di esprimere l'angoscia e il dolore
vissuti richiedono una filosofia in grado di aprirsi all'esperienza,
"rispettando - proseguono Pastore e Gebur - quello scarto ineliminabile e
tuttavia strutturale, quella differenza specifica (...), per cui
l'esperienza (...) risulta comprensibile mediante concetti ma non
riassorbibile in essi". Se l'imperativo adorniano di "agire e pensare in
modo che Auschwitz non si ripeta, che non succeda niente di simile" e' stato
ridotto a una semplice citazione retorica, allora i saggi del volume cercano
di restituirgli la sua valenza filosofica.
Le note biografiche di Stefan Mueller-Doohm che aprono la raccolta risultano
tuttavia un po' stonate. Sebbene possano aiutare a inquadrare la vita di
Adorno nel percorso del Novecento rischiano pero' di riproporre dei cliche'
sul filosofo "elitario" affetto da "nostalgia per l'Europa perduta". Questi
stereotipi antiamericani e anti-intellettuali sono caratteristici di una
vecchia lettura (non solo tedesca) degli scritti della Scuola di
Francoforte, ma non colgono la portata e il significato dell'esperienza
americana. Da questo punto di vista, i saggi di Detlev Claussen e Michael
Werz mostrano come l'Atlantico abbia invece aperto uno spazio di riflessione
costitutiva per la teoria critica. Dopo il disincanto verso la rivoluzione
russa e lo sprofondamento dell'Europa nella barbarie, solo sul "campo di
forze atlantico" Adorno ha potuto fare "l'esperienza della sostanza delle
forme democratiche" e riconoscere negli Usa "il punto di osservazione piu'
avanzato", per riflettere sulle possibilita' di trasformazione nelle
societa' tardo-capitalistiche. Oggi che l'ordine democratico sembra
diventato senza alternativa, i suoi scritti critico-culturali potrebbero
ottenere una nuova attenzione.
*
Tra appartenenza e estraneita'
Dirk Auer offre invece un confronto interessante tra la figura dell'esiliato
di Adorno e la figura del paria descritta da Hannah Arendt. Senza
soffermarsi sulla tanto chiacchierata inimicizia tra i due teorici, l'autore
mostra come per entrambi l'esilio costitui' il luogo caratteristico della
tensione tra identita' e differenza, tra appartenenza e estraneita'.
Dall'esilio inteso come posizione epistemologica Adorno sviluppo' la sua
critica socio-culturale che non e' ne' conservatrice ne' di stampo
etno-religioso e che proprio per questo non ha perso niente della sua
attualita'.
Sembra, pero', che il potenziale etico-sociale della critica adorniana sia
stato colto finora soprattutto oltreoceano. Jay M. Bernstein mostra come le
teorie sulla giustizia e sulla lotta per il riconoscimento di matrice
europea abbiano trascurato la base materiale e corporea dell'esperienza,
mentre Adorno avrebbe collocato proprio il corpo al centro dell'esperienza
morale. Lo studioso sostiene infatti che il diffondersi di una comprensione
tragica della modernita' portera' a un rinnovato interesse per la teoria
critica e al tentativo di collegare una teoria dell'intersoggettivita'
all'esperienza corporea.
In apertura della parte dedicata agli aspetti teorico-metodologici, Angelica
Nuzzo indica come la trasformazione della dialettica hegeliana nella
dialettica negativa sia stata motivata proprio dalla trasformazione della
realta' storica. La filosofia "dopo Auschwitz" non poteva piu' sperare
nell'identita' di una totalita' finale conciliata e positiva. Sospettando
dell'identico, Adorno ha infatti proposto una "logica della disgregazione".
Per Francesco Saverio Trincia il progetto della dialettica negativa di
recuperare il non-identico riduce la teoria a "un consapevole e raffinato
esercizio di stile filosofico". Luigi Pastore ricorda invece giustamente il
rapporto tra l'utopia del non-identico e la radice mimetica della
conoscenza. "La tensione interna - scrive - tra concetto e senso, tra
formalizzazione linguistico-scientifica e proprieta' mimetiche
dell'esperienza, rivela l'insufficienza fondamentale della teoria dei
concetti fondata sul primato dell'astrazione".
*
Reciproca compenetrazione
L'attacco alla logica identitaria non colpisce soltanto il lavoro
concettuale, ma piuttosto lo stesso soggetto pensante. La critica tocca
tanto la pretesa del concetto di assimilare l'esperienza quanto il primato
che il soggetto afferma nei confronti dell'oggetto. "Nel suo gesto critico e
disgregativo - nota la Nuzzo - la logica adorniana accenna (...) a una
diversa possibilita' di pensare il rapporto soggetto-oggetto: ne'
separazione ne' unita' ma relazione reciproca o reciproca compenetrazione".
E' questo il punto in cui la critica teorica rimanda alla critica della
prassi ovvero a un'etica della vulnerabilita' com'e' stata proposta
recentemente da Judith Butler a partire da una rilettura delle lezioni
adorniane sulla filosofia morale.
In conclusione del volume, Stefano Petrucciani riferisce proprio del
progetto di pubblicazione delle lezioni da parte del Theodor W. Adorno
Archiv di Francoforte. Le trascrizioni e gli appunti sono particolarmente
interessanti, sia perche' "quel che nei testi resta talvolta oscuro, o
ambiguo (...) nelle lezioni deve sciogliersi e farsi piu' direttamente
comunicabile", sia perche' le lezioni presentano Adorno in relazione ai suoi
studenti, il maestro in dialogo con i suoi lettori.

7. LIBRI. MADDALENA GASPARINI PRESENTA "MODI DI MORIRE" DI IONA HEATH
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo la seguente recensione dal titolo
"Il diniego della morte".
Maddalena Gasparini, laureata in medicina e chirurgia e specializzata in
neurologia, ha svolto attivita' clinica e curato l'organizzazione di
congressi e corsi di aggiornamento e formazione in collaborazione e per
conto di strutture ospedaliere del Consiglio nazionale delle ricerche, della
Regione Lombardia e della Provincia di Milano; grazie all'incontro con la
Libera universita' delle donne, da anni segue gli sviluppi delle tecnologie
riproduttive approdando agli interrogativi etici che l'evoluzione delle
biotecnologie pone alla collettivita'; dal 2003 e' vicecoordinatrice del
gruppo di studio di "Bioetica e cure palliative in neurologia" della
Societa' Italiana di Neurologia.
Iona Heath, medico, lavora dal 1975 presso il Caversham Group Practice di
Kentish Town, nella zona di Camden, a Londra. Da oltre vent'anni membro del
Council of the Royal College of General Practitioners, dal 1997 al 2003 ha
presieduto l'Health Inequalities Standing Group e dal 1998 al 2004 il
Committee on Medical Ethics. Dal 1997 al 1999 ha fatto parte della Royal
Commission on Long Term Care for the Elderly e dal 2004 al 2007 della Human
Genetics Commission. Oggi e' presidente del College's International
Committee e dell'Ethics Committee del "British Medical Journal". E' autrice
di vari saggi, tra cui The Mystery of General Practice (1996) e - in
collaborazione con Patricia E. Hutt e Roger Neighbour - Confronting an Ill
Society: David Widgery, General Practice, Idealism and the Chase for Change
(2004). Modi di morire, Bollati Boringhieri, Torino 2008 (Matters of Life
and Death, Radcliffe Publishing, London 2007) e' la sua prima opera tradotta
in italiano]

Il mio primo morto da medico mi colse di sorpresa. Era un uomo vecchio,
consumato dalla malattia. Presa dal panico - era una delle mie prime
guardia - cercai di rianimarlo. Mi fermo' il figlio, non avevo ancora
imparato ad allontanare i parenti al mio arrivo.
Ancora oggi chi studia medicina non e' preparato all'evidenza che di
malattia si puo' morire: "sentendosi addossare la responsabilita' di ogni
decesso, i medici sono indotti dal senso di colpa e dalla preoccupazione, a
lottare per prolungare la vita, spesso a scapito della sua qualita'". Cosi'
Iona Heath introduce il suo prezioso libretto: Modi di morire.
Medico di base in un quartiere povero di Londra, Iona Heath ringrazia quei
pazienti che in 30 anni di attivita' le hanno insegnato che "si puo' vivere
e morire in modi diversi" e ci consegna, insieme al racconto di esperienze
significative, frammenti di letture, di prosa, teatro, saggistica e poesia,
che aiutano a restituire la morte alla vita.
Se nell'insegnamento della medicina fossero (state) incluse quelle che oggi
chiamiamo humanities, forse avrei fatto meno fatica a recuperare quel ruolo
di "persone che hanno familiarita' con la morte" che ancora fino a pochi
decenni fa era attribuito ai medici.
Dimentichi che "malgrado le dispendiose pretese della medicina, la morte
resta l'inevitabile conclusione della vita" il contributo moderno della
medicina al processo del morire e' troppo spesso un suo prolungamento, come
anche i casi giunti alla cronaca documentano.
Il "diniego della morte impone un pesante tributo di esperienza ai vivi
quanto ai morenti" tanto che se gli antichi temevano la morte improvvisa,
molti oggi ci sperano.
Un tempo si credeva che l'avvicinarsi del medico accelerasse la morte, oggi
si teme che la medicina e la sua tecnologia prolunghi il morire e la
sofferenza che l'accompagna. Eppure una malattia terminale, una prognosi non
troppo azzardata, ci offre l'opportunita' di "lasciare in ordine le proprie
cose, contribuire a pianificare il proprio funerale, condividere e rivivere
i ricordi, dire addio, perdonare ed essere perdonati e dire le cose che
andrebbero dette". Il medico allora deve muoversi leggero intorno al
morente, dar misura alla sedazione del dolore (ma in Italia lo si fa ancora
troppo poco) cosi' da non impedire che la mente possa "riassumere la vita in
una cornice coerente".
In Gran Bretagna, dove la tradizione delle cure palliative ha ormai lunga
vita, diverse ricerche hanno documentato che si puo' parlare di "buona
morte" con chi vi si sta avvicinando e coi suoi cari e che sono piuttosto i
medici a temerne; che la maggior parte delle persone attribuisce a un buon
controllo dei sintomi un ruolo fondamentale nel contribuire a una morte
dignitosa: curare una sofferenza nella maggior parte dei casi eliminabile e'
una delle finalita' della medicina al termine della vita.
Il timore, che Iona Heath mutua da Illich e da Gadamer, che "attraverso
l'uso di analgesici e sedativi noi soffochiamo qualsiasi possibilita' di
liberta' nella morte" e' una verita' che va mitigata dalla consapevolezza
che il morente e' spesso una persona ancora in grado di contribuire alle
scelte che lo riguardano: puo' darsi che "il dolore sia quasi benvenuto
perche' siete liberi di provarlo o no a vostra discrezione" ma puo' essere
che prevalga il desiderio di "dormire", di una sedazione che anticipa la
morte della coscienza liberando da una sofferenza insopportabile e dai
sintomi che la medicina palliativa definisce refrattari.
"Lasciando intendere che sia possibile morire senza soffrire, la medicina fa
una falsa promessa"... "L'ambizione che l'assistenza medica riesca a
permettere ai pazienti di morire senza sintomi e' un'utopia irrealizzabile e
pericolosamente disonesta" scrive Iona Heath. Vero.
In una realta' che vede piu' della meta' delle morti assistite dalla
medicina, l'equilibrio fra l'eccesso di trattamenti e il ritiro va cercato
caso per caso, respingendo l'accusa di abbandono spesso rivolta a chi
rinuncia a quei mezzi di sostegno vitale (il respiratore, la nutrizione
artificiale) che agli occhi di alcuni appaiono piu' sacri della vita.
Solo un'assistenza centrata sulla comprensione dei bisogni e sulla
valorizzazione dell'autonomia puo' far emergere e accogliere una volonta'
che affonda le sue radici assai piu' nella vita vissuta che nella malattia
che la sta portando a conclusione o nelle cure prescritte.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 440 del 29 aprile 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it