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Minime. 465



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 465 del 24 maggio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Oggi a Tarquinia, domani a Viterbo
2. Libera Universita' delle donne di Milano: In difesa del popolo e della
cultura rom
3. Consiglio italiano per i rifugiati: Diritto d'asilo minacciato
4. Enrico Piovesana: L'Italia in guerra
5. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
6. Un estratto da una prefazione di Sergio Moravia al "Trattato sulla
tolleranza" di Voltaire
7. Letture: Anna Bravo, A colpi di cuore
8. Letture: Alan Levy, Il cacciatore di nazisti
9. Letture: Saba. Vita, poetica, opere scelte
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. OGGI A TARQUINIA, DOMANI A VITERBO

"Oggi in Spagna, domani in Italia"
(Carlo Rosselli)

Si svolge oggi, sabato 24 maggio, a Tarquinia la manifestazione promossa dal
movimento "no coke" contro una nuova centrale a carbone a Civitavecchia (per
la precisione: la riconversione a carbone della centrale Enel di
Torvaldaliga Nord).
E si svolge domani, domenica 25 maggio, a Viterbo la passeggiata (didattica
e conviviale, di conoscenza e di testimonianza) promossa dal comitato "coi
piedi per terra" nell'area termale del Bulicame che verrebbe devastata dalla
realizzazione del mega-aeroporto per voli low cost.
*
A tutti coloro che a queste due iniziative parteciperanno, in fedelta' al
buono e al vero e persuasa comprensione della gravita' dell'ora, giunga
anche il nostro saluto, la nostra gratitudine, la nostra amicizia, la nostra
solidarieta'.
La nonviolenza e' in cammino.

2. APPELLI. LIBERA UNIVERSITA' DELLE DONNE DI MILANO: IN DIFESA DEL POPOLO E
DELLA CULTURA ROM
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo il seguente "Appello in difesa del
popolo e della cultura rom"]

In un ciclo di lezioni aperte alla Libera Universita' delle Donne di Milano,
che si e' svolto nei mesi scorsi, abbiamo potuto conoscere la cultura e la
storia del popolo rom; ne abbiamo incontrato alcune esponenti e studiose:
Dijana Pavlovic, Jovica Jovic, Emanuela Miconi, Anna Rota.
Sappiamo dello sterminio che hanno subito durante il nazismo e il fascismo e
per il quale non hanno mai avuto ne' risarcimenti ne' alcun riconoscimento.
Oggi contro di loro nuovamente si stanno realizzando forme di persecuzione
etnica, che ci sgomentano e ci tolgono ogni sicurezza.
Vi chiediamo di firmare questo appello
Libera Universita' delle Donne
*
L'adesione puo' essere effettuata sia come singole persone sia come
associazioni inviando una e-mail a: universitadonne at tiscali.it
*
Prime firme pervenute: Pippo Del Bono (regista/attore) e la sua compagnia;
Sisa Arrighi (Lud); Donatella Bassanesi (docente Lud); Annamaria Imperioso
(Lud); Barbara Mapelli (Universita' Milano-Bicocca); Franca Trentin
(presidente onoraria Istituto della Storia della Resistenza del Veneto); Lea
Melandri (scrittrice); Elio Maggioni (vicepresidente provinciale e
consigliere nazionale Anpi); Donne in Nero di Milano; Augusto Bianchi
(avvocato); Mietta Albertini (Rai); Giancarla Dapporto (Lud); Andrea Arrighi
(psicologo); Andrea Inglese (poeta/scrittore); Antonella Nappi (Universita'
Statale Milano); Alfredo Aietti (Sociologia Urbana - Universita' Ferrara);
Pieranna e Alice Margaroli (Libreria Margaroli - Verbania); Sergio Manghi
(Sociologia - Universita' di Parma); Marisa Erbani (Lud); Gabriella Buora
(insegnante, Lud); Marco Ingrosso (Universita' di Ferrara); Anna Bertola
(grafica Milano); Anna Moise (Milano); Enrica Tunesi (Lud); Georgia
Ferronato Baratto (Universita' Ca' Foscari Venezia); Graziella Longoni
(docente); Liliana Moro (insegnante, Lud); Luisa Passerini (Universita' di
Torino); Silvia Palombi (scrittrice); Giuliana Franchini (Universita' di
Genova); Nicoletta Buonapace (Lud, gruppo Sl); Anna Santoro (associazione
"Araba Felice"); Rosa Conti (Gsl); Giuseppina Cavalieri - Nuccia (Busto
Arsizio); Paola Redaelli (Milano); Angela Gavoni (Unione Femminile, Milano);
Associazione Il pane e le rose (Ferrara); Gabriella Fabbri (Centro
Documentazione Donna di Ferrara); Luciana Percovich (scrittrice); Mirella
Bresci (Pistoia); Donatella Massara (Donne e conoscenza storica); Centro
Studi e Documentazione Pensiero Femminile; Ferdinanda Vigliani; Collettivo
Pachamama (Ferrara); Comitato per la pace Spartacus (Ferrara); Giuseppa
Silicati (donna insegnante in pensione); Franca Chizzoli (Milano); Luciana
Tavernini (insegnante, Milano); Maria Paola Forlani; Eleonora Cirant (Unione
Femminile Nazionale); Morena Cavallini (giornalista, Ferrara); Nicoletta
Chizzoli (Lud); Ester Aparo (Ferrara); casa editrice Tufani; rivista
"Leggere Donna"; Centro Documentazione Donna di Ferrara; Luciana Tufani
(editrice); Maria Grazia Campari (avvocata, Milano); Pinuccia Virgilio
(insegnante, Lud); Laura Disilvestro (Banca del Tempo, Milano); Paolo
Rabissi (Milano); Adriana Perrotta Rabissi (Lud); Angela Catanzariti
(impiegata, Milano); Serena Raffa (insegnante); Carla Pochini (Pisa);
Rosaura Galbiati (Lud); Giovanna Schiavon; Milena Mottalini (avvocata,
Milano); Tommaso Spazzali (Milano); Antonia Cancro (insegnante, Milano);
Gabriella Brancaforte (Milano); Ileana Montini (psicologa, psicoterapeuta);
Primarosa Pia (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti);
Giulia Contri (psicanalista); Francesco Piscopo (psicoterapeuta); Ines
Valanzuolo (Milano); Carla De Stefani; Cesare Melillo; Francesco Melillo;
Daniele Melillo; Ilda Tassinari (Firenze); Associazione Le Donnole
(Firenze); Adele Cambria; Daniela Pastor (Lud); Anna Rota (Milano); Silvia
Ricca; Sonia Antoniazzi (Torino); Laura Paita (terzo anno di Scienze per la
Pace di Pisa); Anita Sonego (Milano); Maria Caterina Cifatte (Genova); Maria
Paola Cavallini; Susanna Bocconi (docente e giornalista, Milano); Leda
Piccardo; Concetta Lindo; Maria Grazia Negrini (Bologna); Maria Carbone
(Bologna); Elena Del Grosso; Floriana Lipparini (giornalista); Rete delle
donne di Bologna; Isabella Carli; Enza Panebianco; Giorgio Forti (Milano);
Piera Ventre (logopedista, Livorno); Michele De Zanet (informatico,
Belluno); Franca Guglielmetti (pedagogista, Bologna); Pina Mandolfo; Maria
Erminia Genti (insegnante a riposo, Torino); Margherita Granero (Torino);
Bojana Bratic; Daniela Marin; Annamaria Palo (Milano); Maria Carla Baroni
(Casa delle donne maltrattate); Genevieve Vaughan (Austin/Rome); Cristina
Papa (Il paese delle donne, Roma); Antonella Prota Giurleo (artista,
Corsico); Marinella Fioretta; Annalisa Crociani, insegnante; Umberto
Varischio (Milano); Associazione Crinali; Cece' Damiani; Isabella Bruschi;
Daniela Lucatti (scrittrice); associazione voceDonna (Castrocaro Terme e
Terra del Sole, Forli'); Carla Grementieri (presidente associazione
voceDonna); Alessandro Dal Lago (Universita' di Genova); Libera Mazzoleni
(artista); Barbara Mazzotti; Patrizia Celotto (Torino).

3. DOCUMENTAZIONE. CONSIGLIO ITALIANO PER I RIFUGIATI: DIRITTO D'ASILO
MINACCIATO
[Dal Cir - Consiglio Italiano per i Rifugiati (per contatti:
cirstampa at cir-onlus.org) riceviamo e diffondiamo il seguente comunicato del
21 maggio 2008]

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) e' gravemente preoccupato per le
serie restrizioni al diritto d'asilo proposte dal governo.
Secondo la riforma annunciata verra' eliminata la seconda istanza di
giudizio sulle richieste di protezione internazionale, in netto contrasto
con la normativa europea, con i principi costituzionali e generali di
diritto. "Ad ogni ladruncolo in sede penale viene data una seconda
opportunita', che viene invece negata al potenziale rifugiato che potrebbe
essere vittima di persecuzioni e in molti casi di tortura nel suo paese
d'origine" dice Savino Pezzotta, presidente del Cir. Vogliamo ricordare che
secondo le statistiche europee ben il 30% delle richieste d'asilo vengono
accolte solo in seconda istanza. La modifica al decreto legislativo entrata
in vigore neanche 3 mesi fa, prevede infatti che il richiedente asilo dopo
aver avuto luna risposta negativa alla sua istanza debba subito rimpatriare
per poi, magari, presentare un ricorso dal suo paese d'origine. "Queste
modifiche proposte sono del tutto inaccettabili: vanno addirittura indietro
rispetto alla Bossi-Fini del 2002, dove almeno una possibilita' di riesame
veniva garantita" continua Savino Pezzotta.
Per la prima volta in Italia verra' anche abolita la liberta' di
circolazione sul territorio nazionale, in aperto contrasto con le norme
europee.
Sempre secondo le modifiche proposte, molti potenziali rifugiati si
troveranno rinchiusi nei Centri di Permanenza Temporanea (Cpt). Infatti,
qualora il richiedente asilo presenti la sua domanda di protezione dopo un
atto di respingimento o di espulsione, avuto per qualunque motivo, dovra'
essere trattenuto nei Cpt. Nella realta' odierna un gran numero di cittadini
stranieri che arrivano, per esempio, a Lampedusa ottengono un respingimento
prima ancora di aver avuto possibilita' di chiedere asilo. Vista
l'impossibilita' di arrivare legalmente in Italia la stragrande maggioranza
dei richiedenti asilo arriva in modo forzatamente irregolare attraverso gli
sbarchi sulle nostre coste. Il Cir si chiede se e' veramente intenzione del
governo di riempire i Cpt di tali persone.
Vogliamo infine ricordare che solo pochi giorni fa il Ministro Maroni aveva
dichiarato che non era sua intenzione restringere il diritto d'asilo.
Vogliamo tuttora credere che si mantenga questa linea e che la modifica
della procedura d'asilo venga semplicemente cassata.
*
Per ulteriori informazioni: Valeria Carlini, Cir - Consiglio Italiano per i
Rifugiati, via del Velabro 5/a, 00186 Roma, tel. 0669200114 int 216, fax:
0669200116, e-mail carlini at cir-onlus.org, sito: www.cir-onlus.org

4. AFGHANISTAN. ENRICO PIOVESANA: L'ITALIA IN GUERRA
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 22 maggio 2008 col titolo "L'Italia non ripudia la guerra" e il
sommario "Il governo Berlusconi scopre le carte sulla guerra in Afghanistan"
Enrico Piovesana, giornalista, lavora a "Peacereporter", per cui segue la
zona dell'Asia centrale e del Caucaso; e' stato piu' volte in Afghanistan in
qualita' di inviato]

Ieri sera il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dopo aver incontrato il
suo omologo canadese Maxime Bernier, ha scoperto le carte del governo
Berlusconi sull'impegno militare italiano in Afghanistan. Frattini ha
dichiarato che "c'e' bisogno di adeguarsi rapidamente alle minacce" e che
quindi l'Italia e' "pronta a discutere con la Nato la revisione dei caveat"
al fine di garantire una "maggiore efficacia e flessibilita' di impiego
delle nostre truppe". Il ministro ha detto che questi cambiamenti verranno
discussi alla conferenza sull'Afghanistan in programma per il 12 giugno a
Parigi. E saranno resi operativi ad agosto, quando l'Italia lascera' il
comando della capitale Kabul ai francesi, spostando tutto il contingente
(2.600 soldati) sul fronte occidentale di Herat e Farah.
*
L'origine dei caveat italiani nella primavera 2006
I caveat sono le limitazioni imposte dal governo nazionale all'impiego delle
truppe che operano in una missione internazionale. Essi riguardano due
aspetti: l'area geografica di operazione e le regole d'ingaggio. Quando, nel
maggio 2006, il generale britannico David Richards sostitui' il generale
italiano Mauro del Vecchio al comando della missione Isaf, la Nato stabili'
che tutte le forze speciali e le forze aeree dei contingenti nazionali
dovevano essere liberamente impiegabili su tutto il territorio afgano (anche
sul fronte meridionale di Helmand-Kandahar) anche in operazioni offensive
preventive. Il governo Prodi impose subito dei caveat che impedivano alle
nostre truppe e ai nostri mezzi aerei di operare fuori dalle province del
settore occidentale (Herat, Farah, Ghor, Baghis) e di prendere parte a
operazioni di guerra che non fossero azioni di difesa. Fu stabilito che le
deroghe a questi caveat erano possibili solo previa autorizzazione del
governo italiano, rilasciata non prima di 72 ore dalla richiesta dei comandi
Nato.
*
Il loro progressivo allentamento da fine 2006 a oggi
Pochi mesi dopo, su pressione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, il
governo di centrosinistra autorizzo' segretamente una maggiore flessibilita'
nel rispetto dei caveat. Questo permise un sostanziale adattamento
dell'Italia alle nuove regole d'ingaggio della Nato e quindi la
partecipazione dei nostri soldati e delle nostre forze speciali a diverse
operazioni di combattimento, offensive e non piu' solo difensive. La
limitazione geografica dell'impiego del nostro contingente e' rimasta invece
sempre in vigore: i nostri elicotteri non vennero inviati in soccorso dei
britannici circondati dai talebani a Musa Qala, le nostre truppe, comprese
le forze speciali, non hanno mai varcato i confini meridionali del settore
ovest. Ma nei mesi scorsi anche questa limitazione pare sia venuta meno:
secondo indiscrezioni, a marzo il governo Prodi ha autorizzato la
partecipazione degli incursori italiani della Task Force 45 a un'operazione
anti-guerriglia (ufficialmente si trattava di un'esercitazione) delle Sas
britanniche e dei Berretti Verdi statunitensi nelle province meridionali di
Helmand e Kandahar.
*
In concreto, ecco cosa cambiera' dalla prossima estate
Frattini ha parlato di "revisione", non di "abolizione" dei caevat. E'
quindi probabile che a Parigi l'Italia proporra' semplicemente di rendere
ufficiali e stabili le "concessioni" ufficiose e occasionali gia' fatte dal
precedente esecutivo. Cio' significa quindi che, da agosto in poi, i
duecento incursori italiani della Task Force 45 e i nostri elicotteri da
guerra della Task Force Fenice potranno venire liberamente e stabilmente
impiegati nella guerra contro i talebani nel sud dell'Afghanistan. E che le
mille truppe italiane da combattimento dei due Battle Group attivi dalla
prossima estate nel settore ovest potranno operare con le regole d'ingaggio
Nato, quindi non dovranno piu' limitarsi a entrare in azione solo in caso di
attacco talebano, ma potranno effettuare anche operazioni offensive
preventive come fanno oggi le truppe Usa, britanniche e canadesi nel settore
meridionale.
Con buona pace dell'articolo 11 della Costituzione, secondo cui "l'Italia
ripudia la guerra".

5. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

6. LIBRI. UN ESTRATTO DA UNA PREFAZIONE DI SERGIO MORAVIA AL "TRATTATO SULLA
TOLLERANZA" DI VOLTAIRE
[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo il seguente estratto dalla prefazione
di Sergio Moravia alla riedizione di Voltaire, Trattato sulla tolleranza,
Utet, Torino 1964, 2006 (edizione originale: Traite' sur la tolerance,
1763).
Sergio Moravia (Bologna 1940) e' un illustre storico della filosofia,
docente, saggista. Dall'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche
(www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda: "Sergio Moravia e' nato
nel 1940 a Bologna da famiglia triestina, ma si e' formato e vive a Firenze.
Allievo di Eugenio Garin, si e' laureato nel 1962 con una tesi su Romagnosi.
Numerose le sue conferenze e cicli di lezioni in Belgio, Francia e Germania,
e soprattutto in Canada e negli Stati Uniti, dove Moravia e' stato visiting
professor in alcune prestigiose universita'. Ottenuta nel 1975 la cattedra
di Storia della filosofia, Moravia ha insegnato questa disciplina nella
Facolta' di Magistero e di Lettere dell'Universita' di Firenze. Cofondatore
della "Societa' italiana degli studi sul XVIII secolo", fa parte dei
Comitati direttivi delle riviste: "Paradigmi" e "Iride". Opere: Il tramonto
dell'Illuminismo. Filosofia e politica nella societa' francese (1770-1810),
Laterza, Bari 1968; La ragione nascosta. Scienza e filosofia nel pensiero di
Claude Levi-Strauss, Sansoni, Firenze 1969; La scienza dell'uomo nel
Settecento, Laterza, Bari 1970 (trad. tedesca Munchen 1974); Introduzione a
Sartre, Laterza, Roma-Bari 1973; Il ragazzo selvaggio dell'Aveyron, Laterza,
Roma-Bari 1973; Il pensiero degli Ideologues. Scienza e filosofia in Francia
(1785-1815), La Nuova Italia, Firenze 1974; Lo strutturalismo francese,
Sansoni, Firenze 1975; Filosofia e scienze umane nell'eta' dei Lumi,
Sansoni, Firenze 1982; Il pungolo dell'umano. Conversazione su un impegno
filosofico, 1964-1984, Franco Angeli, Milano 1984; Itinerario nietzschiano,
Guida, Napoli 1985; L'enigma della mente. Il "Mind-Body problem" nel
pensiero contemporaneo, Laterza, Roma-Bari 1986; L'atlante delle passioni,
Laterza, Roma-Bari 1993; Filosofia. Storia e testi. Manuale di filosofia per
gli Istituti superiori, Le Monnier, Firenze 1994; L'enigma dell'esistenza.
Soggetto, morale, passioni nell'eta' del disincanto, Feltrinelli, Milano
1996. Suoi articoli sono comparsi su importanti periodici anche stranieri,
dal "Journal of the history of ideas" a "History of science" a "Studies on
Voltaire and the XVIIIth century". Pensiero: Gli interessi di Sergio Moravia
coprono un arco assai vasto di campi, discipline e problemi. Dapprima si e'
accostato alla cultura francese, fra Sette ed Ottocento: tra i principali
frutti delle sue ricerche figurano la riscoperta degli ideologues e delle
scienze umane nel '700. Poi Moravia ha ampliato di molto l'arco dei suoi
interessi, occupandosi dello strutturalismo e del pensiero francese
contemporaneo, di Nietzsche e della Scuola di Francoforte, di filosofia
della mente e dell'esistenza. Negli ultimi anni, l'attenzione maggiore dello
studioso si e' concentrata, per un verso, sulle complesse questioni connesse
al cosiddetto mind-body problem, per un altro su certi nodi
epistemologico-fondazionali della psicologia e dell'analisi dell'esistenza.
In questo campo egli ha sviluppato una linea di ricerca che lo ha portato da
un lato a criticare le posizioni di tipo neofisicalistico e neobiologistico,
dall'altro a proporre una prospettiva di tipo fenomenologico. In ambito piu'
strettamente teoretico-morale, Moravia va approfondendo posizioni di
ispirazione ermeneutica e pragmatistico-costruttivistica. Contro il
riduzionismo epistemologico, l'omologazione dell'uomo al biologico e al
computazionale e certe tendenze odierne a svalorizzare gli aspetti
simbolico-assiologici dell'essere e dell'agire umani, viene riaffermata da
Moravia la centralita' nell'uomo della sua dimensione poietica, context
dependent, eticamente impegnata nella dimensione della scelta e della
responsabilita' in direzione (auto) emancipativa". Dalla Wikipedia, edizione
italiana, riprendiamo per stralci la seguente scheda: "Sergio Moravia
(Bologna, 1940) e' un filosofo e antropologo italiano. E' docente ordinario
di Storia della Filosofia all'Universita' degli studi di Firenze. Allievo di
Eugenio Garin si e' formato in ambiente fiorentino conseguendovi la laurea
in filosofia nel 1962. Professore incaricato dal 1969 e poi ordinario dal
1975 di Storia della Filosofia all'Universita' di Firenze. Nel corso della
sua carriera si e' interessato particolarmente dell'illuminismo francese e
del pensiero del Novecento, della storia e dell'epistemologia delle scienze
umane, con particolare attenzione dedicata alla filosofia della mente e
all'esistenzialismo. Attualmente le sue attenzioni di studio sono rivolte
verso l'opera e il pensiero del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche del e
sul quale gia' nel 1976 pubblico' un'antologia dal titolo La distruzione
delle certezze, e nel 1985 una raccolta di saggi intitolata Itinerario
nietzscheano. Proprio un nuovo modo di avvicinarsi e concepire il pensiero
del filosofo tedesco lo ha reso uno dei suoi interpreti piu' originali e
discussi. I suoi contributi filosofici l'hanno portato ad essere Visiting
Professor o Fellow presso l'Universita' della California a Berkley,
l'Universita' del Connecticut a Storrs e il Center for the Humanities della
Wesleyan University; conferenziere presso varie Universita' americane
(Harvard, Ucla, Boston University) ed europee (in Francia, Belgio,
Germania); cofondatore della Societa' italiana degli studi sul XVIII secolo;
membro del comitato direttivo delle riviste filosofiche "Iride" e
"Paradigmi"; collaboratore dei giornali "Corriere della sera", "Quotidiano
nazionale", "La Repubblica". Opere di Sergio Moravia: a) volumi: Il tramonto
dell'Illuminismo (1968 e 1986); La ragione nascosta (1969 e 1973); La
scienza dell'uomo nel Settecento (1970, 2000; tr. tedesca 1977);
Introduzione a Sartre (1973, 2000; tr. portoghese 1976); Il pensiero degli
Ideologues (1974); La distruzione delle certezze (1976); Filosofia e scienze
umane nell'eta' dei Lumi (1982 e 2000); Itinerario nietzscheano (1985);
L'enigma della mente (1986, 1999; tr. americana 1996); L'enigma
dell'esistenza (1996 e 1999); L'esistenza ferita (1999); Adorno. Filosofia
dialettico-negativa e teoria critica della societa' (2004); Ragione
strutturale e universi di senso. Saggio sul pensiero di Claude Levi-Strauss
(2004); (a cura di, con Zeffiro Ciuffoletti), La massoneria. La storia, gli
uomini, le idee (2004); (con Maurice Bellet, Carlo Brutti, Roberto Mancini),
Per una scienza dell'umano (2005); Firenze e il (Neo-)Umanesimo. Arte,
cultura, comunicazione multimediale all'alba del Terzo Millenio (2005); Lo
strutturalismo francese (2006); b) articoli, saggi e contributi a volumi
collettivi: Il pensiero, in L'universo del corpo, Istituto della
Enciclopedia Italiana, Roma, 2000, vol. V; Filosofia della mente e realta'
psichica, in C. Genovese (a cura di), La realta' psichica, Borla, Roma,
2000; L'esistenza e il male, in AA. VV., Mysterium iniquitatis, Gregoriana,
Padova, 2000; Il "Mind-Body Problem" e l'interpretazione
personologico-esistenziale dell'uomo, in AA. VV., La questione del soggetto
tra filosofia e scienze umane, Le Monnier, Firenze, 2000; Lettura magistrale
al VI Convegno nazionale Dalla riabilitazione psicosociale alla promozione
della salute mentale (Montecatini, novembre 2001), in "S.I.R.F. News", 2001;
Mente, soggetto, esperienza nel mondo, in P. F. Firrao (a cura di), La
filosofia italiana in discussione (Atti del Convegno "Verso il 2000. La
filosofia italiana in discussione", Societa' Filosofica Italiana, Firenze
11-13 novembre 1999), B. Mondadori, Milano, 2001; Sujet, existence,
contexte, in AA. VV., Le medecin philosophe aux prises avec la maladie
mentale, Etudes de Lettres, Lausanne, 2002; Crisi della cultura e relazioni
generazionali nel mondo contemporaneo, in AA. VV., Giovani e adulti: prove
di ascolto (Atti del Convegno omonimo), Sansepolcro, 2003; La filosofia
degli ideologues. Scienza dell'uomo e riflessione epistemologica tra Sette e
Ottocento, in G. Santato (a cura di), Letteratura italiana e cultura europea
tra illuminismo e romanticismo (Atti del Convegno Internazionale di Studi
omonimo, Dipartimento di Italianistica, Universita' di Padova, 2000), Droz,
Geneve, 2003; Liberta', finitudine, impegno. Genesi e significato della
responsabilita' nel mondo moderno, in V. Malagola Anziani (a cura di),
Giustizia e responsabilita' (Atti del Convegno omonimo, Firenze, 24 novembre
2001), Giuffre', Milano, 2003; Dal soggetto alla relazione, in "Maieutica",
II, 2000; Demitizzazione e devalorizzazione. La crisi della 'forma famiglia'
nella societa' contemporanea, in "Interazioni", I, 2001; Illuminismo e
modernita', in "Hiram", n. 1, 2001; Prove d'ascolto. Crisi della cultura e
relazioni generazionali nel mondo contemporaneo, in "Studi sulla
formazione", a. V, n. 2, 2002; Considerazioni sulla guerra giusta, in
"Hiram", n. 4, 2002; La filosofia, la conoscenza dell'umano, il dialogo col
pensiero religioso, in "Hiram", n. 1, 2003; A filosofia, o conhecimento do
humano, o dialogo como pensamento religioso, in "Acacia" (Brasile), n. 75,
2003; Esistenza e felicita', in "Hiram", n. 2, 2003; L'Occidente e la pace.
Luci e ombre all'alba del terzo millennio, in "Hiram", n. 4, 2003; La
filosofia e il suo 'altro'. La riflessione metafilosofica di Adorno in
'Dialettica negativa', Iride, XVII, 2004; L'uomo: una storia infinita, in
AA. VV., Per una scienza dell'umano, Arezzo, 2004; La scoperta settecentesca
dell'inconscio, l'ambiguita' del freudismo e il lavoro della psicoanalisi
sull'"animale malato", in AA. VV., Metapsicologia oggi, Napoli 2005; Un
mondo negato. L'assolutizzazione del corpo nella psico-umanologia
contemporanea, in "Hermeneutica". fasc. speciale su Corpo e persona, n. s.,
2007; Complessita', pluralita', confini, in Dal coordinatore al
coordinamento. Atti del III Seminario sui Coordinatori pedagogici in
Emilia-Romagna, Assessorato Servizi Sociali Provincia Bologna, Bologna,
2007"]

Da pagina VII
Qualche tempo fa si e' svolta in Italia un'interessante discussione
sull'essere e il "che fare" della filosofia oggi. Una voce autorevole ha
perorato con particolare vigore la causa dello specialismo e
dell'autoreferenzialita'. Nell'era del sapere tecnologico successful - e
successful in quanto concentrato su questioni strettamente delimitate e
trattate con metodo scientifico -, anche il filosofare deve far propria la
stessa scelta di una determinazione/elaborazione precisa e rigorosa dei
propri temi. Senza, soprattutto, cedere agli appelli e lusinghe provenienti
dalla societa', che vorrebbe coinvolgere i filosofi nei propri problemi -
tanto complessi quanto, assai spesso, indeterminati e "impuri". Problemi che
e' meglio lasciare a giornalisti e divulgatori, la "vera" filosofia avendo
ben altro di cui occuparsi.
Ovviamente non e' qui il caso di partecipare, neppure limitatamente, a tale
dibattito. Confesso solo che, rileggendo il magistrale saggio di Voltaire
riproposto in questa collana, mi sono trovato quasi costretto a ripensare ad
esso. Fu Voltaire vero filosofo? Probabilmente, per certuni, non lo fu.
Troppo poco attento e profondo relativamente ai temi canonici della
speculazione. Troppo impegnato, invece, nelle questioni, le esigenze, i
drammi ideali e reali del suo tempo. E poi quel suo stile espositivo...
Cosi' poco sensibile all'esattezza dei termini e dei concetti. Cosi'
proclive a intrecciare il fuoco del pathos civile alle geometrie del logos
teoretico. Per non dire infine (ma e' l'addebito piu' severo) della sua
irresistibile vocazione ad occuparsi di fatti, di eventi, finanche di
scandali situati in un territorio cosi' lontano da quello della Filosofia
tradizionale (accademicamente) considerata come tale.
Non diro', a questo punto, che tutti gli studiosi dell'illuminismo (quorum
ego) potrebbero senza difficolta' menzionare centinaia di pagine in cui
Voltaire affronta proprio quei Massimi Problemi che per certuni
costituirebbero il Canone della Filosofia. Non menzionero' tali pagine anche
perche' non credo che il filosofo, per meritarsi questa definizione, debba
occuparsi (solo) di quei problemi. E poi perche', lo confesso, mi piace
moltissimo l'idea di un Voltaire saggista (o addirittura journaliste, il
neologismo risale proprio all'eta' dei Lumi) engage' nelle questioni anche
pratiche del suo mondo. Mi piace anzitutto in quanto, dal punto di vista
dell'essere umano (non del Vero), la distinzione tra questioni
esclusivamente pratiche e questioni esclusivamente teoretiche risulta,
almento talvolta, un po' artificiosa, se non secondaria. E poi perche', se
ci si pensa bene, cio' che i lettori di un testo si aspettano non e' tanto
l'astratta Verita' quanto la concreta rilevanza.
*
Di che cosa parla il Trattato sulla tolleranza e quanto, di esso, ci
interessa? Quali tesi particolari e generali sostiene, e quanto ci
coinvolgono? In qual misura tali tesi hanno concorso a trasformare nel tempo
un certo modo d'essere dell'uomo? Queste (senza escluderne ovviamente altre,
magari piu' speculative) sono le domande che chi si accosta al saggio
voltairiano a buon diritto solleva. E se le relative risposte avranno un
concetto positivo, allora non sara' a mio avviso illegittimo affermare che
il Trattato e' "filosofico". A ben guardare esso offre anzi una filosofia -
dell'uomo e dell'umana fratellanza, della pluralita' delle sue credenze e
delle sue pratiche, dei valori della comprensione e della tolleranza - che
per molti (di nuovo, me compreso) e' di buona, di buonissima lega. Una
filosofia meditata la quale avvertiamo in noi il profilarsi di un nuovo
sentire teorico intorno a questioni di capitale importanza. Non e' questo un
riconoscimento assai alto per il testo di uno scrittore reputato un "non
specialista" di questioni filosofiche?
*
Vediamo ora insieme, in modo necessariamente assai sintetico, gli aspetti e
i contenuti centrali del saggio voltairiano. Sotto un primo profilo esso e',
non sorprendetevi, un giallo - o piu' esattamente il frutto (geniale) di
un'inchiesta giudiziaria. Il 9 marzo 1762 Marc-Antoine Calas, figlio di un
negoziante ugonotto di Tolosa, viene trovato impiccato nella casa di
famiglia. Era notoriamente un giovane istruito ma un po' "disturbato" - "un
tipo inquieto, cupo e violento". Non era mai riuscito a trovare
un'occupazione - anche perche', pur volendo dedicarsi all'avvocatura, vi
aveva dovuto rinunciare in quanto, nella "libera" Francia, "occorrevano
all'uopo certificati di cattolicita'" evidentemente preclusi a un ugonotto.
Di qui forti crisi, forse qualche cattiva frequentazione, certo il vizio del
gioco. Poco tempo prima dell'insano gesto aveva anzi perso una considerevole
somma di denaro. E giusto allora, del proprio disegno di porre fine ai suoi
giorni si era confidato con un amico. Dopo la tragedia i familiari - la
madre, il padre Jean, i fratelli (uno dei quali convertito senza problemi al
cattolicesimo: i Calas non erano certo dei protestanti bigotti) -
probabilmente chiesero solo di esser lasciati soli col loro dolore.
Ma cosi' non fu. Nell'atmosfera sovreccitata del drammatico evento animi
prevenuti avanzarono ipotesi terribili, presto trasformate in condizioni
assolutamente infondate. Molti cominciarono a parlare apertamente di
delitto - anzi di uno dei piu' atroci tra i delitti, giacche' il primo
colpevole fu indicato (senza la minima prova) nel papa' Jean - col concorso,
da determinare, della madre, del fratello Pierre e di un amico che quella
sera era a cena in casa Calas. Ma le cause, i moventi? Niente di preciso,
naturalmente. Pero'... Intorno a questi "pero'" i prevenuti di cui sopra
tirarono fuori tutti i loro pregiudizi religiosi. Ah, questi maledetti
ugonotti. Minoranza, si', ma di eretici perversi. Solitamente, e' vero,
mansueti e tranquilli. Ma come dimenticare il fanatismo e la crudelta' di
cui, un tempo, avevano dato prova? E il fanatismo e la crudelta', si sa,
sono duri a morire. Eccoli riapparire - almeno la crudelta' - in questo
orribile fatto di sangue. Pochi finora, certo, i riscontri fattuali a carico
di Jean Calas - ma domani chissa'. E poi, degli ugonotti - degli eretici,
dei diversi - bisogna sempre dubitare. Potessimo liberarcene...
Sembra incredibile (anzi no, per nulla), ma il fatto e' che, ispirati
dall'animus di cui s'e' detto, varie persone fabbricarono un meccanismo di
prove contro la madre, il figlio e soprattutto il padre dell'impiccato tanto
gratificante (per gli anti-ugonotti) quanto traballante per il diritto. E i
giudici? I giudici - succedeva anche questo, allora (e ora?) - si fecero
prendere la mano dalla pressione dei tanti colpevolisti. Fino al punto di
trasformare un suicidio in un omicidio, piu' esattamente in un omicidio
premeditato, compiuto (aggravante orrenda) dagli stessi familiari. La
sentenza fu, secondo i piu', esemplare: condanna (eseguita) al supplizio
mortale della ruota per Jean Calas.
*
Ed eccoci a Voltaire - il philosophe per il quale la filosofia, oltre che
occuparsi di questioni teoretico-metafisiche, deve anche intervenire, con la
luce della ragione e le armi della critica, nelle vicende terrene degli
umani. Voltaire riflette sull'affaire Calas e perviene a due conclusioni: 1)
che il caso particolare della condanna e' stato cosi' iniquo da reclamare un
nuovo processo, naturalmente non a Tolosa ma possibilmente a Parigi; 2) che
la questione particolare si inseriva in un caso piu' generale che investiva
il problema della tolleranza (religiosa, ma anche intellettuale e civile).
Come era logico, il Trattato e' diventato una delle opere piu'
caratteristiche di Voltaire, e dell'illuminismo in genere, soprattutto per
la seconda conclusione. E' dunque a qualche considerazione sul principio
voltairiano della tolleranza che questo "invito alla lettura" e' dedicato.
*
La prima avvertenza da trasmettere al lettore e' che la tolleranza selon
Voltaire e' qualcosa di considerevolmente diverso da quella di cui perlopiu'
si discute oggi. Oggi il principio in questione viene sostenuto e
approfondito soprattutto in ambito epistemologico ed etico-comunicativo. La
tolleranza appare connessa con una ben precisa concezione della conoscenza e
della relazione comunicazionale coll'altro. Se il sapere e' un'impresa
costitutivamente limitata e fallibile, elementi di tolleranza procedurale
devono essere accettati per il progresso stesso delle conoscenze. Se (in
secondo luogo) Ego e' costitutivamente diverso da Alter, la tolleranza
appare una precondizione necessaria per accettare, nel segno di un mutuo
rispetto morale, componenti di incomprensione che occorre, appunto,
tollerare e non gia' vivere in modo antagonistico-conflittuale.
Non basta. Oggi e' assai diffusa anche una vera e propria critica della
tolleranza. Non solo perche' il concetto risulta difficilmente impiegabile
dinanzi a certe pratiche umane (tollerare l'infibulazione?) e a certe
politiche imperialistico-fondamentalistiche (tollerare lo sfruttamento, la
violenza, gli stermini di massa?). Non solo per questo, dunque, ma anche per
una ragione piu' "filosofica" che e' la seguente. Si costruisca la piu'
modesta frase molecolare col verbo "tollerare": quella, ad esempio, del tipo
"io ti tollero" - o "noi tolleriamo che voi...". Non e' chi non veda il
forte monocentrismo, aggravato da un altrettanto forte autoritarismo, insito
in tali enunciati. Il verbo in discussione appare compromesso ab imis
fundamentis da una sorta di cripto-dogmatismo di fondo. Riconosciamolo: a
nessuno di noi piacerebbe essere semplicemente tollerato dagli "altri".
Tutto giusto, tutto vero. E' avvenuto pero' che qualche critico
contemporaneo della tolleranza si sia un po' dimenticato della storia che ci
sta alle spalle. In particolare proprio di quella storia che, sotto vari
profili, consente a lui oggi di esprimere liberamente rilievi anche assai
severi sul concetto in questione. Cosa vuole quel critico? Dimenticare,
svalutare le drammatiche e insieme meravigliose vicende attraverso le quali
il pensiero tra i secoli XVI e XVIII ha faticosamente elaborato e diffuso il
grande principio della tolleranza? Sarebbe un'iniquita' prima ancora che un
errore. Bisognera' invece ricordare al lettore che, senza risalire (come pur
si dovrebbe) a certi movimenti evangelico-riformati del Cinquecento, l'idea
moderna di tolleranza nasce col complesso movimento deista, raggiunge il
primo traguardo di sicuro rilievo con la celebre Epistola sulla tolleranza
(1689) e con La ragionevolezza del cristianesimo (1695) di John Locke, per
poi trovare la propria brillante e fortunata conferma (in termini di eco e
di diffusione europea) proprio col Trattato sulla tolleranza di Jean-Marie
Arouet, piu' noto sotto il nome di Voltaire.

7. LETTURE. ANNA BRAVO: A COLPI DI CUORE
Anna Bravo, A colpi di cuore. Storie del sessantotto, Laterza, Roma-Bari
2008, pp. IV + 322, euro 15. Gia' lo si e' scritto su questo foglio che e'
sicuramente uno dei libri piu' belli pubblicati quest'anno, e il piu' bello
tra quanti di essi chi scrive queste righe ha fin qui letto.

8. LETTURE. ALAN LEVY: IL CACCIATORE DI NAZISTI
Alan Levy, Il cacciatore di nazisti. Vita di Simon Wiesenthal, Mondadori,
Milano 2007, 2008, pp. VI + 448. Questa biografia di Wiesenthal e' una
lettura che vivamente raccomandiamo: ci ricorda la figura e l'azione di un
combattente per l'umanita'; non nasconde contrasti e contraddizioni finanche
tra persone ugualmente impegnate nella medesima lotta per la verita' e la
giustizia; ed ancora ci convoca alla memoria e all'impegno affinche' il
nazismo non vinca.

9. LETTURE. SABA. VITA, POETICA, OPERE SCELTE
Saba. Vita, poetica, opere scelte, Il sole 24 ore, Milano 2008, pp. 592,
euro 12,90 (in supplemento al quotidiano "Il sole 24 ore"). Il volume a cura
di Franca Gusmini - autrice del saggio introduttivo - ripropone un'ampia
selezione dal Canzoniere. Saba, o della bonta': puoi aprire a caso una
qualunque sua pagina, e sempre ti accoglie, ti soccorre, fraterna una voce.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 465 del 24 maggio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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