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Minime. 468



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 468 del 27 maggio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Giulio Vittorangeli: "Fare pulizia"
2. Wendy Kristianasen: La voce delle donne in Iran
3. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
4. Carlo Altini presenta i "Saggi eretici sulla filosofia della storia" di
Jan Patocka
5. Fulvio Panzeri presenta "Storie" a cura di Nadine Gordimer
6. Anna Cinzia Tieni presenta "Storie" a cura di Nadine Gordimer
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE: GIULIO VITTORANGELI: "FARE PULIZIA"
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

A Roma ennesimo episodio di razzismo, con assalto ai negozi di bengalesi e
cingalesi. Triste conferma della diffusione della xenofobia e della fobia
della sicurezza, che diventano leggi dello Stato italiano.
Il nuovo "pacchetto sicurezza" del ministro Maroni, all'insegna della
"tolleranza zero", serve solo a criminalizzare i migranti; con
l'introduzione del reato di immigrazione clandestina ed il corollario della
detenzione amministrativa per 18 mesi.
La migrazione e' la condizione tragica di chi decide di diventare
protagonista del proprio destino e sceglie la fuga dalla miseria, dalla
guerra o dall'oppressione. Questo voler fuggire dalla condizioni reali di
dannati della terra, oggi in Italia e' considerato nient'altro che crimine.
In nome delle emergenze (molte volte gonfiate) si chiede di "fare pulizia":
dei rifiuti, dei rom, degli immigrati, e si arriva a mettere in pericolo i
diritti fondamentali, le liberta' personali, la possibilita' di dissentire
dalle misure che il potere prende e impone.
Ogni pensiero di opposizione viene tacciato di "estremismo" ed
inevitabilmente quello che ci aspetta e' la repressione ed il carcere per
chi deve migrare, per chi vuol difendere la salute minacciata dalle
discariche, dal ritorno del pericolo nucleare, dalla militarizzazione del
territorio ed altro ancora.
Quando si finisce per fare riferimento allo stato autoritario,
contrapponendosi a quello delle garanzie formali e sostanziali, e' inutile
nascondersi dietro le parole: il modello principe, non fosse altro che per
la sua terrificante coerenza, e' quello nazista.
La tragedia, tutta italiana, e' in un governo che attenta alla solidarieta'
umana, alla fratellanza, allo stato di diritto, e in una "opposizione" che
ne lamenta la scarsa efficienza.
*
Ma c'e' un punto su cui tutti sono costretti a convenire: e' che degli
immigrati abbiamo bisogno. Solo che (parafrasando un famoso detto), avevamo
bisogno di braccia e sono arrivate persone.
Le braccia le richiedono le nostre imprese, la tanto osannata "cultura
d'impresa", quella elevata a pilastro nazionale dalla nuova leader degli
industriali italiani. Se prendiamo seriamente in considerazione i "valori"
del mercato e dell'impresa, alloro dobbiamo interrogarci sulle nostre
imprese che investono all'estero per sfruttare la manodopera a basso costo.
Prendiamo, come parametro, gli imprenditori italiani che hanno delocalizzato
la produzione in Romania, quei romeni che da noi sono considerati
"abitualmente criminali". "Capannoni geometrici montati in mezzo alla
pianura, monumenti in lamiera innalzati a santificare la furbizia,
l'orgoglio italiano di chi delle leggi del proprio paese se ne fotte, e lo
urla a tutti piantando una bandiera tricolore fuori dal cubo di metallo. Che
sia chiaro a tutti (...) che e' li' che i furbi stanno di casa, e che quei
furbi hanno l'inno di Mameli sempre in testa. Parlavo con gli imprenditori,
ma molto tempo lo passavo con gli operai romeni, e tutte le volte che gli
trovavo in bocca le stesse espressioni boriose dei loro padroni italiani,
tutte le volte che li vedevo alludere al proprio popolo come a un popolo di
bonari trogloditi, in una sorta di perverso accanimento frutto di
colonizzazione e di un dominio culturale ormai avvenuti, tutte le volte che
questo succedeva avevo voglia di scappare a gambe levate da quel posto. In
quei giorni mi sembrava che quell'Italia che vedevo li' attaccata,
quell'Italia di lamiera che stava colonizzando il volto della Romania coi
suoi valori abborracciati, con la logica facilona dell'abuso edilizio, dalla
corruzione morale, del furbismo, con l'ostentazione fallica di macchine,
telefonini e altre simili patacche, fosse gia' l'Italia di oggi" (Andrea
Bajani, "Italia e Romania, e i famosi anni del boom economico" ne "Lo
straniero", n. 95, maggio 2008).
*
Stare su questa terra ferita e di continuo offesa ha un senso se c'e'
qualcuno che non smette di cercare i segni di un rapporto diverso, di
lottare per la giustizia e la liberta'. Quella che vogliamo costruire, per
la quale esistiamo. Una liberta' liberante (l'espressione e' di Tommaso Di
Francesco), inclusiva, che riconosce l'irripetibilita' dell'altro nella sua
capacita' di costruirsi come soggetto che spera, lotta, cambia il mondo; una
liberta' che integra e parla agli individui, ai deboli, ai loro bisogni,
nella dolorosa consapevolezza d'essere sfruttati ed emarginati dai feroci
processi di globalizzazione. Una liberta' che si costruisce anche con la
solidarieta' internazionale "tenerezza dei popoli".

2. DIRITTI. WENDY KRISTIANASEN: LA VOCE DELLE DONNE IN IRAN
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 16 aprile 2008 col titolo "L'Iran e la voce
delle donne" e il sommario "La chiusura di 'Zanan', rivista di donne che
parla di donne e' l'ultima conferma della repressione in atto in Iran contro
chi difende i diritti della popolazione femminile. 'Zanan' parlava dei
delitti d'onore, del commercio sessuale, delle violenze domestiche, della
lapidazione: era la voce di una nuova generazione di donne attiviste".
Wendy Kristianasen vive a Londra ed e' caporedattrice della versione inglese
di "Le Monde Diplomatique"]

La chiusura, il 28 gennaio, della rivista "Zanan" (Donne) e' un evidente
segnale del clima di crescente repressione contro quanti in Iran difendono i
diritti delle donne. La rivista e' stata chiusa perche' "metteva in pericolo
la salute spirituale, mentale e intellettuale dei lettori" e diffondeva
l'idea di "insicurezza nella societa', disturbava i diritti pubblici,
indeboliva le istituzioni militari e rivoluzionarie". "Zanan" pubblicava
articoli che "portavano le persone a credere che la Repubblica Islamica non
e' sicura per le donne".
La chiusura della rivista e' stato solo un pretesto in quanto il movimento
per i diritti delle donne stava lavorando, tramite la Campagna per
l'Uguaglianza (principalmente, ma non solo femminile), per convincere
milioni di iraniani a firmare una petizione per chiedere il cambiamento
delle leggi discriminatorie nei confronti delle donne. La pacifica raccolta
delle firme e' in corso dal 2006 come testimoniato da alcuni blog e da video
su YouTube.
Shahla Sherkat, 52 anni, divorziata con due figli e una laurea in psicologia
presa all'universita' di Teheran, e' una veterana del movimento delle donne.
Ha creato "Zanan" nel 1991 in modo che le donne potessero trovare cio' che
per loro contava. Considerato il clima ostile che regna nel giornalismo
iraniano, la longevita' della rivista - 151 numeri in 17 anni - e' un
tributo alla sua gestione attenta ed efficace. Shahla Sherkat era solita
dire: "non posso scrivere su tutto e quindi ho intenzione di non alterare la
verita' di quello che posso scrivere". Per questa ragione la rivista "Zanan"
era molto rispettata e, altrettanto importante in Iran, rispettosa.
La sua chiusura e' un passo indietro per le autorita' e la perdita di una
importante voce dei diritti delle donne. Shahla Sherkat si sta battendo per
la riapertura della rivista come era logico aspettarsi. Ai tempi della
rivoluzione, fece di tutto per trovare un posto in un giornale: lo "Zan-e
Rouz" (La donna di oggi) di proprieta' pubblica. Nel 1990, quando in seno al
giornale ci fu un giro di vite, decise di fondare "Zanan".
Nel 2001 fu condannata a quattro mesi di reclusione sulla base di ambigue
disposizioni in materia di sicurezza per aver preso parte ad una conferenza
a Berlino dove si parlo' delle elezioni parlamentari del febbraio 2000 che
videro l'affermazione del riformista Muhammad Khatami. L'avvenimento fu
contrastato dagli oppositori di Khatami e dal nuovo governo di Teheran.
Shahla Sherkat ha ottenuto diversi riconoscimenti: nel 2005 ha ricevuto il
"Louis Lyons Award" della Fondazione Nieman per il giornalismo
dell'universita' di Harvard e il "Courage in Journalism Award" dalla
International Women's Media Foundation.
*
Diritti che gli altri danno per scontati
La redazione di "Zanan" ha scelto di parlare dei delitti d'onore, del
commercio sessuale, delle violenze sessuali domestiche ecc. Sono usciti
articoli come "Porre fine alla lapidazione delle donne" e "Ho difeso il
rispetto per me stessa" (su una donna che ha rinunciato al suo diritto di
ottenere l'esecuzione di un omicida). La rivista si e' occupata del Nobel
per la pace Shirin Ebadi e ha parlato del significato di questo premio per
le donne iraniane. Ci sono stati servizi sulle donne parlamentari, sulla
violenza contro le donne, sulla condizione delle donne nel sud del Libano.
Sull'ultimo numero sono apparsi un articolo su Benazir Bhutto e una
intervista con Asma Jahangir, che fa parte dell'equipe per i diritti umani
dell'Onu.
"Zanan" si occupa di diritti che la gente fuori dell'Iran da' per scontati.
In Iran e' ancora forte la discriminazione contro le donne ai sensi della
legislazione vigente e le donne sono escluse da molti settori della vita
pubblica, ad esempio non possono fare i giudici in un tribunale penale o
rivoluzionario e non possono candidarsi alla presidenza. Non godono di pari
diritti nel matrimonio, in caso di divorzio, di affidamento dei figli e di
eredita'. L'eta' legale per contrarre matrimonio e' di 13 anni, ma i padri
possono chiedere l'autorizzazione per far sposare le loro figlie anche prima
e con uomini molto piu' anziani. I reati penali che hanno come vittime le
donne sono puniti con minore severita'. La testimonianza fornita da una
donna in tribunale vale la meta' di quella dell'uomo. E poi ogni tanto le
autorita' attaccano le donne: l'anno scorso il ministro responsabile dei
servizi segreti, Gholam Hossein Ejei, ha accusato il movimento per la difesa
dei diritti delle donne di fare parte di una "cospirazione nemica volta a
sovvertire la Repubblica Islamica".
"Zanan" e' stata uno stimolo e un incoraggiamento per una generazione di
giornaliste di attualita' politica e sociale e di inchiesta. I servizi sulle
preoccupazioni delle donne e sulle soluzioni pratiche generalmente
riuscivano a passare la censura e ad evitare misure quali la chiusura e
l'incriminazione delle giornaliste.
*
Una nuova generazione
L'eredita' di Shahla Sherkat e di "Zanan" e' visibile in una nuova
generazione di donne attiviste. Nel marzo 2007 sono state arrestate 33 donne
che, davanti ad un tribunale, protestavano contro l'ingiusto processo contro
cinque donne accusate di aver organizzato una manifestazione pacifica nel
giugno del 2006 per chiedere la fine della discriminazione contro le donne.
Mahboubeh Abbasgholizadeh, 50 anni, scrittrice e attivista, laureata in
scienze islamiche e in comunicazioni, era una delle trentatre donne
arrestate. Membro attivo della campagna per mettere al bando la lapidazione
e per chiedere la moratoria della pena di morte e delle iniziative a favore
dell'uguaglianza, e' stata in prigione per un mese. E' entrata in carcere
come attivista di una Ong e ne e' uscita come femminista. L'anno scorso e'
stata accusata di "adunanza sediziosa, complotto contro la sicurezza
nazionale, turbamento dell'ordine pubblico". Il suo caso e' tuttora aperto
al solo scopo di intimidirla.
Parvin Ardalan, 36 anni, e' un'altra attivista che ha preso parte alla
manifestazione del giugno 2006 ed e' stata condannata a sei mesi di
reclusione in applicazione di una serie di disposizioni quanto mai vaghe in
materia di sicurezza nazionale (ora e' in attesa dell'appello). Nel 2007 ha
vinto il premio Olof Palme, ma e' stata fatta scendere con la forza
dall'aereo che doveva portarla in Svezia per ricevere il riconoscimento. Al
suo posto ci e' andata la sorella che ha fatto vedere un video nel quale
Parvin Ardalan aveva registrato il discorso di accettazione del premio. In
una intervista rilasciata al quotidiano madrileno "La Razon", Ardalan ha
detto: "il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad ha accresciuto la
pressione nei confronti delle donne". Ha ammesso di avere una certa paura ma
"non abbiamo nulla da nascondere. Sappiamo di poter finire di nuovo in
carcere, ma continuiamo ad incontrarci perche' la paura fa ormai parte della
nostra vita".
Shadi Sadr, 34 anni, laureata in legge e specializzata in diritto
internazionale all'universita' di Teheran, ha fondato nel 2004 il primo
centro di consulenza legale per le donne. Difende gratuitamente sia le
adolescenti che scappano da casa che le donne condannate a morte per
lapidazione perche' dedite alla prostituzione o per aver assassinato il
marito che le violentava e le maltrattava. E' una delle principali esponenti
della campagna per la messa al bando della lapidazione.
Le donne iraniane debbono il loro ruolo attivo nella vita pubblica a
generazioni di attiviste che hanno lottato affinche' i loro diritti non
fossero dimenticati prima e dopo la guerra con l'Iraq nel 1980-'88. Shahla
Sherkat faceva parte di questa tradizione.
Ci sono stati anche dei progressi. Le parlamentari donne hanno presentato
nella legislatura 2000-2004, 33 disegni di legge, 16 dei quali sono stati
approvati. Grazie a queste nuove disposizioni di legge l'eta' minima per
contrarre matrimonio per una bambina e' passata da 9 a 13 anni, le donne
divorziate hanno potuto avere l'affidamento dei figli fino al compimento del
settimo anno di eta' (prima era fino al compimento di due anni). E' stata
anche avanzata la proposta per indurre l'Iran a firmare la Convenzione
dell'Onu sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le
donne (Cedaw).
Oggi le donne possono essere consulenti giudiziarie, possono presentare
domanda di divorzio o possono impedire al marito di prendere una seconda
moglie. Possono concorrere per le cariche pubbliche (e stanno cominciando a
farlo nei consigli comunali, in particolare a Teheran) e ricoprire ruoli
manageriali nelle imprese. Inoltre il 64% degli studenti universitari
iraniani sono di sesso femminile. A dispetto dell'ultimo atto repressivo
consistente nella chiusura di "Zanan", Parvin Ardalan afferma che "il
movimento delle donne in Iran e' forte e inarrestabile".

3. PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per
molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa per
la pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del
commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di'
chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

4. LIBRI. CARLO ALTINI PRESENTA I "SAGGI ERETICI SULLA FILOSOFIA DELLA
STORIA" DI JAN PATOCKA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 maggio 2008 col titolo "Frammenti di
un mosaico chiamato Novecento" e il sommario "Saggi eretici sulla filosofia
della storia, di Jan Patocka per Einaudi. Dal rapporto irrisolto tra morale
e politica alla ricerca della liberta', una inquieta lettura dei temi che
hanno marchiato il secolo breve".
Carlo Altini (San Miniato, Pisa, 1965), docente e saggista, e' professore di
Storia della filosofia politica presso la Facolta' di Lettere e Filosofia
dell'Universita' di Siena ed e' tutor presso la Scuola internazionale di
alti studi della Fondazione San Carlo di Modena, presso la quale coordina
anche le attivita' del Centro culturale. Svolge attivita' di ricerca anche
presso il Dipartimento di Filosofia dell'Universita' di Pisa. Tra le sue
pubblicazioni numerosi saggi e recensioni sui classici della filosofia
politica in volumi collettanei e in varie riviste italiane ("Filosofia
politica", "Humanitas", "Iride", "MicroMega") e straniere ("Comprendre",
"Res Publica"...). Opere di Carlo Altini: Leo Strauss. Linguaggio del potere
e linguaggio della filosofia, Il Mulino, Bologna 2000; La storia della
filosofia come filosofia politica. Carl Schmitt e Leo Strauss lettori di
Thomas Hobbes, Ets, Milano 2004.
Jan Patocka, grande filosofo e militante per i diritti umani ceco (Turnov
1907 - Praga 1977), promotore di "Charta 77", perseguitato dal regime e
deceduto per le conseguenze di un violento interrogatorio. Opere di Jan
Patocka: Il senso dell'oggi in Cecoslovacchia (1969), Milano 1975; Saggi
eretici sulla filosofia della storia, Bologna 1981, Torino 2008; Platone e
l'Europa, Vita e pensiero, Milano 1997; Socrate (1947), Rusconi,
Sant'Arcangelo di Romagna 1999]

Il Novecento continua a proiettare le proprie ombre e i propri fantasmi sul
XXI secolo: troppo sconvolgente, innovativa, tragica, epica e' stata infatti
la sua esperienza per non avere effetti di lunga durata. Il Novecento e'
stato "tutto": l'epilogo della modernita' e l'inizio della globalizzazione;
l'epoca dell'emancipazione e l'eta' delle nuove servitu'; il secolo del
movimento operaio e l'avvento dei totalitarismi. Progetti di interpretazione
complessiva del Novecento sono dunque imprese titaniche esposte a rischi di
semplificazione ideologica e concettuale. Per questo motivo sono state
spesso illuminanti le interpretazioni che il pensiero filosofico ha proposto
in forma di "frammento" (Walter Benjamin, ad esempio), cioe' di un sapere
critico che, se non riesce a spiegare sistematicamente la realta', aiuta a
comprenderla nella sua genesi e nel suo sviluppo.
*
La religione del progresso
Questa concezione del frammento sembra essere la chiave interpretativa
attraverso cui risulta leggibile una straordinaria opera di Jan Patocka, i
Saggi eretici sulla filosofia della storia (Einaudi, pp. 184, euro 17,50),
curata in edizione italiana da Mauro Carbone e corredata da due scritti di
Paul Ricoeur e Roman Jakobson. Pubblicati clandestinamente nel 1975 - da un
autore eterodosso che sarebbe morto, nella Cecoslovacchia sovietica del
1977, sotto la mano poliziesca e repressiva di un regime feroce e irrigidito
dalla nascita di Charta 77 - i Saggi contengono in verita' molti "frammenti"
attraverso cui e' possibile rileggere le vicende del Novecento e
interpretare la sua eredita' per il XXI secolo: la rilettura
dell'hegelo-marxismo e del positivismo, il ruolo delle scienze naturali, il
significato di Husserl e di Heidegger, il rapporto tra morale e politica.
Attraverso questi frammenti Patocka offre spunti di riflessione critica in
grado di illuminare le ragioni del fallimento delle grandi narrazioni (e qui
il discorso vale per il marxismo come per il liberalismo, per il positivismo
come per la fenomenologia) che avevano cercato di dare agli avvenimenti
della modernita' un rassicurante senso complessivo: il regno della liberta',
le pratiche di emancipazione, la realizzazione del progresso e del
benessere.
Tra le molte "eresie" disseminate da Patocka nei Saggi, una acquista un
valore legato all'attuale contingenza: la relazione tra guerra e pace. Oltre
a implicare una vita dispiegata verso la liberta', la radicale storicita'
della condizione umana comporta anche la perdita di ogni sicurezza e di ogni
riparo, quindi l'assenza di ogni senso dato: la vita umana "non riposa sulla
solida base della continuita' delle generazioni, non e' addossata alla terra
oscura, ma ha quest'oscurita' - e cioe' la finitezza e la continua
precarieta' della vita - sempre davanti a se'". Il pericolo, a questo punto,
consiste nel cadere nel nichilismo, cioe' in una concezione della storia
come "non senso", tanto piu' che - a partire dalla prima guerra mondiale -
l'Europa vive una situazione radicalmente nuova che non e' ne' di guerra,
ne' di pace.
Tutte le filosofie della storia e le grandi narrazioni hanno continuato a
considerare la guerra dal punto di vista della pace e ad escludere gli
aspetti "notturni" dalla loro visione del "giorno". Di qui la loro
incapacita' di comprendere un XX secolo (ma anche il XXI) in cui la vita non
puo' essere intesa dal punto di vista del "giorno" ma della "notte", e
viceversa: sono infatti le forze del "giorno" (la politica di potenza e la
produzione industriale) che inviano milioni di uomini nel regno della
guerra, cosi' come e' la guerra a servirsi del "giorno" come di uno
strumento di lotta.
Nel Novecento il fondamento ideologico della guerra riposa, secondo il
filosofo cecoslovacco, su una convinzione tecno-scientifica secondo cui sono
solo la potenza e il potere a sfuggire al nichilismo e a realizzare un senso
oggettivo della realta', altrimenti inesistente. In questo modo l'Europa e'
diventata un "complesso energetico" teso all'organizzazione di una nuova
societa' del lavoro, della disciplina, della burocrazia e della produzione
pianificata: il Novecento ha cosÏ condotto a "una trasvalutazione di tutti i
valori nel nome della forza", la cui lezione e' stata assunta in toto dagli
Stati Uniti.
*
Governo totale
Quale puo' essere dunque la risposta collettiva a questa avanzata della
notte voluta dalle forze del giorno? Se non una teoria, Patocka offre almeno
un'indicazione, oggi eretica e fuori moda, pronunciata con coraggio: "la
solidarieta' tra gli scampati" che si edifica proprio nella persecuzione e
nell'incertezza, la' dove si e' direttamente esposti alla pressione del
potere. Questa solidarieta' tra gli scampati e' l'unico fattore in grado di
dire "no" a tutte le misure di mobilitazione che mirano a eternizzare lo
stato di guerra e a governare - attraverso la minaccia della morte intesa
come mezzo per realizzare una servitu' estrema - non solo i corpi, ma anche
le anime: "l'umanita' non arrivera' mai alla terraferma della pace se si
abbandonera' e arrendera' ai criteri della quotidianita' e alle sue
promesse".
Nella nostra epoca di guerre globali e di economie finanziarie planetarie,
di diffuso conformismo e di esaltazione dell'individualismo edonistico,
l'indicazione di Patocka - per quanto difficile da attuare in quanto
richiede una forma estrema di liberazione, cioe' una conversione al dovere e
alla responsabilita' - e' gia' qualcosa da cui puo' ripartire una nuova
sinistra politica.

5. LIBRI. FULVIO PANZERI PRESENTA "STORIE" A CURA DI NADINE GORDIMER
[Dal quotidiano "Avvenire" del 9 luglio 2005, col titolo "21 'grandi firme'
narrano la crisi del mondo".
Fulvio Panzeri e' nato nel 1957 a Renate, in Brianza. Insegnante elementare
e critico letterario, collabora a vari quotidiani e riviste, occupandosi, in
particolare, della nuova narrativa italiana. Ha curato l'edizione delle
opere complete di Pier Vittorio Tondelli e di Giovanni Testori per i
"Classici Bompiani". Tra le opere di Fulvio Panzeri: I nuovi selvaggi,
Guaraldi, 1995; Altre storie, Marcos y Marcos, 1996; Senza rete.
Conversazioni sulla "nuova" narrativa italiana, Pequod, 1999; L'occhio della
trota, Guanda, 2000; (con Generoso Picone), Tondelli. Il mestiere di
scrittore. Un libro intervista, Bompiani, 2001; Vita di Testori, Longanesi,
2003.
Nadine Gordimer e' una delle piu' grandi scrittrici contemporanee,
sudafricana, impegnata contro l'apartheid, Premio Nobel per la letteratura.
Opere di Nadine Gordimer: oltre i suoi numerosi volumi di racconti e romanzi
(tra cui: Un mondo di stranieri, Occasione d'amore, Il mondo tardoborghese,
Un ospite d'onore, La figlia di Burger, Luglio, Qualcosa la' fuori, Storia
di mio figlio, Un'arma in casa, Occasione d'amore, L'aggancio, Sveglia!, Il
salto, Beethoven era per un sedicesimo nero, tutti presso Feltrinelli; Il
bacio del soldato, presso La Tartaruga) segnaliamo Vivere nell'interregno,
Feltrinelli, Milano 1990; Scrivere ed essere, Feltrinelli, Milano 1996;
Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo, Feltrinelli,
MIlano 1999; Scrivere e' vivere. Scritti e interviste, Datanews, Milano
2007. Opere su Nadine Gordimer: AA. VV., Nadine Gordimer: a bibliography of
primary and secondary sources, 1937-1992, Hans Zell, London 1994. Dalla
Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per stralci la seguente scheda:
"Nadine Gordimer (Johannesburg, 20 novembre 1923) e' una scrittrice
sudafricana, autrice di romanzi e saggi, vincitrice del Booker Prize nel
1974 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1991. Nel gennaio 2007 le
viene assegnato il Premio Grinzane Cavour per la Lettura. Nasce a Springs,
centro minerario nell'area urbana a est di Johannesburg (East Rand) nella
provincia del Gauteng, da Isidore e Nan Gordimer. I suoi genitori sono
entrambi immigranti ebrei: il padre si era trasferito in Sudafrica dalla
Lettonia, la madre da Londra. Vive a Johannesburg... La madre la spinge sin
da piccola a leggere e a interessarsi al mondo che la circonda: comincia
cosi' a scoprire il razzismo di cui e' permeata la societa' in cui vive. Si
iscrive alla University of Witwatersrand... qui tocca con mano le barriere
esistenti fra i giovani studenti bianchi e i neri anche nell'istruzione
universitaria. In questi anni entra in contatto con l'African National
Congress e inizia la sua lotta contro la discriminazione razziale. Negli
anni '60 e '70 insegna in alcune universita' degli Stati Uniti. Si batte
contro l'apartheid. Molte delle sue opere affrontano la questione delle
tensioni morali e psicologiche dovute alla segregazione razziale in atto
nella sua patria. La sua prima pubblicazione e' un breve racconto per
bambini, The Quest for Seen Gold, apparso sul "Children's Sunday Express"
nel 1937. La sua prima raccolta, Face to Face (Faccia a faccia), e'
pubblicata nel 1949. Il primo romanzo The Lying Days, e' pubblicato nel
1953. Fra i membri fondatori del Congress of South African Writers, Nadine
Gordimer e' stata premiata con numerosi titoli onorifici... Bibliografia: a)
Romanzi: The Lying Days (I giorni della menzogna) (1953); A World of
Strangers (Un mondo di stranieri) (1958); Occasion for Loving (Occasione
d'amore) (1963); The Late Bourgeois World (Il mondo tardoborghese) (1966); A
Guest of Honour (Un ospite d'onore) (1970); The Conservationist (Il
conservatore) (1974), vincitore del Booker prize nel 1974; Burger's Daughter
(La figlia di Burger) (1979); July's People (Luglio) (1981); A Sport of
Nature (Una forza della natura) (1987); My Son's Story (Storia di mio
figlio) (1990); None to Accompany Me (Nessuno al mio fianco) (1994); The
House Gun (Un'arma in casa) (1998); The Pickup (L'aggancio) (2001); Get a
Life (2005); b) Raccolte di racconti: Face to Face (Faccia a faccia) (1949);
Town and Country Lovers; The Soft Voice of the Serpent (La voce soave del
serpente) (1952); Six feet of the Country (1956); Not for Publication
(1965); Livingstone's Companions (I compagni di Livingstone) (1970);
Selected Stories (1975); No Place Like: Selected Stories (1978); A Soldier's
Embrace (1980); Something Out There (Qualcosa la' fuori) (1984);
Correspondence Course and other Stories (1984); The Moment Before the Gun
Went Off (1988); Jump: And Other Stories (Il salto) (1991); Why Haven't You
Written: Selected Stories 1950-1972 (1992); Loot: And Other Stories (2003);
c) Teatro: The First Circle (1949) pub. in Six One-Act Plays; d) Saggi: The
Essential Gesture (1988); The Black Interpreters (1973); Writing and Being
(Scrivere ed essere. Lezioni di poetica) (1995); e) Altre opere: On the
Mines (1973); Lifetimes under Apartheid (1986)"]

Generalmente le antologie sono organizzate in percorsi tematici e mettono a
confronto stili diversi nell'affrontare una variazione dell'argomento
proposto. E' piu' singolare invece un'antologia che vuol fare a meno di un
centro d'interesse e semplicemente presentare le voci degli scrittori piu'
significativi a livello internazionale. Del resto un'antologia cosi' si
regge anche solo attraverso il contributo dei singoli, se a scrivere i
racconti sono cinque premi Nobel (da Marquez a Kenzaburo Oe, da Nadine
Gordimer a Grass a Saramago) e un'altra schiera che il Nobel se lo
meriterebbe appieno, da Amos Oz a Rushdie, da Michel Tournier a Paul
Theroux, dalla Atwood a Chinua Achebe e tanti altri compreso il nostro
Magris, Updike e Wolf.
Si potrebbe dire che il cast messo in campo dalla scrittrice sudafricana
Gordimer, per il progetto i cui proventi (tutti hanno prestato la loro opera
a titolo gratuito) vengono devoluti alla Treatment Action Compaign per la
lotta contro l'Aids, e' di altissimo livello e ci propone un libro che fa il
punto della letteratura di oggi (anche se qualche area geografica e' poco
rappresentata, ad esempio quella asiatica e australiana), proponendo
scrittori conosciutissimi e altri da scoprire, come i sudafricani Es'kia
Mphahlele e Njabulo Ndebele o come il tedesco Ingo Schulze, tradotto in
Italia con il solo, notevole libro d'esordio e qui presente con un racconto
che mette in luce il senso d'allarme per la metaforica distruzione violenta
dell'Europa.
L'antologia si intitola semplicemente Storie, perche' vuol mettere in luce
la forza che una storia puo' avere nella discussione delle idee. Scrive la
Gordimer nell'introduzione: "Questi 21 racconti sono stati scritti da 'voci'
diverse, secondo stili vivacemente personali, e costituiscono la
testimonianza delle meravigliose possibilita' nell'uso della parola
fornitaci dai maggiori autori di oggi". Al di la' della vasta gamma di
generi affrontati dai vari racconti (si va dal tragico alla commedia, dal
fantasy alla satira, dal dramma al racconto d'amore) il libro nasconde un
centro tematico involontario, costruitosi attraverso le varie storie. E'
quello della rappresentazione di un momento di crisi, dell'incertezza
contemporanea e della possibilita' di trovare una via di speranza per dar
ragione alla vita, alla possibilita' di poterla abbracciare in modo pieno.
Del resto questo e' stato anche uno dei presupposti della ricerca della
Gordimer: "Volevo raccogliere bellissime storie che celebrassero la vita,
proprio quella negata alle persone che soffrono di Aids". Singolari in
questo senso sono il racconto della stessa Gordimer che si cala nei pensieri
di una bambina orfana in un campo profughi africano, quello di Kenzaburo Oe
che presenta una ieratica e accorata riflessione sul tema dei "bambini
abbandonati di questo pianeta", in cui la necessita' di "salvare un bambino"
diventa metafora sulla salvezza dell'intera umanita', quello di Salman
Rusdhie, dove visionarieta' e satira, attraverso l'incontro tra un maharajah
e una donna americana in carriera, vengono poste al servizio della liberta'
e del rispetto, mentre i personaggi diventano "una storia che la gente
racconta e sulla quale si accendono discussioni".

6. LIBRI. ANNA CINZIA TIENI PRESENTA "STORIE" A CURA DI NADINE GORDIMER
[Dal quotidiano "Il Tempo" dell'8 settembre 2005, col titolo "La Gordimer si
fa guida delle voci dei grandissimi".
Anna Cinzia Tieni, giornalista, scrive sul quotidiano "Il tempo"]

Voci diverse, tra i piu' grandi nomi della letteratura contemporanea
mondiale, per ventuno racconti, per ventuno storie che si stagliano sullo
sfondo di un progetto benefico per il quale gli autori hanno rinunciato alle
royalty e gli editori ai profitti. Storie e' infatti un volume dedicato al
sostegno della lotta contro l'Aids (con i proventi della vendita che saranno
interamente devoluti alla Treatment Action Campaign, organizzazione no
profit indipendente candidata nel 2004 al premio Nobel), ma nel libro di Hiv
non si parla, come la curatrice Nadine Gordimer ha ricordato: "Volevo
raccogliere bellissime storie che celebrassero la vita, proprio quella
negata alle persone che soffrono di Aids". E la vita viene celebrata, quando
da' e quando toglie, quando sorprende e quando addolora, quando si mostra
cosi' com'e' o quando gira intorno a se stessa per prendere tempo, dagli
scritti di Gabriel Garcia Marquez, Chinua Achebe, Woody Allen, Guenter
Grass, Hanif Kureishi, Claudio Magris, Arthur Miller, Es'kia Mphahlele,
Niabulo Ndebele, Kenzaburo Oe, Amos Oz, Salman Rushdie, Jose' Saramago, Ingo
Schulze, Susan Sontag, Paul Theroux, Michel Tournier, John Updike, Christa
Wolf, Nadine Gordimer, Margaret Atwood. Quella stessa vita che si intuisce a
frammenti dietro il volto della foto di copertina (di Sergio Caminata, anche
quest'ultima concessa senza percepire compensi), riappare nello sguardo di
una bimba orfana in un campo profughi africano nel racconto della Gordimer,
nei pensieri tracciati da Arthur Miller di un tredicenne che alla ricerca di
un cagnolino scopre invece il sesso, di una parte di mondo che si disfa
ancor prima di ricomporsi nella Mitteleuropa di Magris. Ci sono gli anni
della guerra tra il 1914 e il 1917 nel racconto di due testimoni per la voce
di Guenter Grass e l'imperativo della morte che concede alla vita spazi
insperati in Garcia Marquez. Il "Centauro" di Jose Saramago e' invece una
prosa che nasce dal mito, mentre lo "Sugar Baby" del nigeriano Chinua Achebe
vince sulla debolezza dell'animo umano tratteggiandone con una prosa
essenziale i contorni senza indulgere in attenuanti. Cinque i premi Nobel
per la letteratura presenti nell'antologia, ventuno i bei racconti da
leggere.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 468 del 27 maggio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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