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Minime. 493



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 493 del 21 giugno 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Opporsi alla guerra e al razzismo
2. Maso Notarianni: Notizie del 19 giugno 2008 dalla guerra in Afghanistan
3. Giulio Vittorangeli: Il guasto, il che fare
4. La scelta che occorre
5. Peppe Sini: Lettera aperta al Sindaco del Comune di Ciampino
6. Guido Caldiron intervista Leila (2005)
7. Alessandro Oppes intervista Julia Navarro (2007)
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. OPPORSI ALLA GUERRA E AL RAZZISMO

Opporsi alla guerra e al razzismo. Vi e' una sola umanita'.

2. AFGHANISTAN. MASO NOTARIANNI: NOTIZIE DEL 19 GIUGNO 2008 DALLA GUERRA IN
AFGHANISTAN
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 19 giugno 2008 col titolo "Combatteremo fino alla fine" e il
sommario "I talebani annunciano via radio: occuperemo le principali citta'
del sud".
Maso Notarianni, giornalista, e' impegnato nell'esperienza
dell'organizzazione umanitaria Emergency e dirige "Peacereporter"]

Le notizie che arrivano dal sud dell'Afghanistan confermano l'inasprimento
dei combattimenti tra i talebani, che nei giorni scorsi avevano occupato una
decina di villaggi intorno a Kandahar, la seconda citta' afgana, e le forze
occidentali, soprattutto canadesi e statunitensi, che cercano di
riconquistare i territori perduti.
Parte dell'esercito canadese si e' stanziata nello stadio di Kandahar, e per
tutta la prima parte della giornata un gran numero dei loro elicotteri e'
atterrato sull'erba arida e spelacchiata del campo di calcio.
Poi e' iniziata l'offensiva contro i talebani accerchiati ieri ad Arganadab.
Lo scontro tra l'esercito e i guerriglieri, scatenatosi nel tardo pomeriggio
di ieri, e' tuttora in corso, soprattutto con bombardamenti aerei perche' i
talebani hanno fatto saltare i ponti che attraversano il fiume Helmand
isolando la cittadina.
"I talebani - racconta una fonte anonima di "PeaceReporter" - resistono
all'imponenza delle truppe internazionali, ma le notizie che arrivano
sostengono che almeno venticinque sono gli uomini gia' caduti tra le fila
dei talebani, mentre nelle milizie opposte pare che soltanto un paio di
soldati dell'esercito afgano abbiano perso la vita. Anche un reporter
australiano e' stato ferito da una pallottola vagante".
Intanto il reporter-portavoce dei guerriglieri talebani Qari Yosuf, con due
comunicati trasmessi dalle radio private in territorio afgano, ha invitato
la popolazione di alcuni distretti del sud ad abbandonare le loro case e
cercare rifugio altrove.
"Sentiamo Qari Yosuf - continua il racconto dal sud del Paese - dire via
radio che nei prossimi giorni gli attacchi dei guerriglieri saranno piu'
insistenti ed avranno lo scopo di portare i talebani, che gia' ora
controllano parecchi villaggi attorno ai centri principali, sino
all'occupazione di Kandahar, Lashkargah ed altre importanti citta'
dell'Afghanistan. Con i suoi avvertimenti si e' evitato, almeno questa
volta, che il conflitto colpisca direttamente i civili di queste zone. Il
reporter-portavoce talebano - prosegue il racconto della fonte di
"PeaceReporter" - sostiene inoltre che i guerriglieri hanno gia' predisposto
numerosi ordigni nelle sedi degli uffici governativi e militari delle
capitali delle province del sud, e un gran numero di kamikaze si sta
preparando per l'ultimo viaggio".

3. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: IL GUASTO, IL CHE FARE
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

C'e' una richiesta diffusa, nella parte non rassegnata della nostra
societa', sul "che fare" nell'immediato davanti all'affermazione politica
della destra ed alla deriva razzista e xenofoba che stiamo vivendo. Per
riprendere le parole di Valentino Parlato e Rossana Rossanda: "La tempesta
elettorale ha reso evidente un processo di egoismo e incarognito, che ha
portato l'Italia a essere il solo paese d'Europa che ha tutta la destra al
governo e tutta la sinistra fuori dal parlamento. Non ce ne sono altri".
C'e' una preoccupazione diffusa che la crisi attuale, come nel recente
passato, trovi il proprio "naturale" sbocco a destra: a monte del fascismo e
del nazismo ci sono crisi economiche, inflazione galoppante, rabbie di
popolo. "E' successo nel Novecento; il rischio e' che succeda ancora, che un
popolo, una nazione, un sistema istituzionale d'un colpo 'vadano giu''. Che
perdano se stesso, il senso della misura, della coscienza e del diritto".
L'affermazione e' di Marco Revelli. Questo e' quello che viviamo
giornalmente, e constatiamo amaramente che il nostro Paese va incontro a
tempi sempre piu' oscuri.
*
Ma c'e' una domanda (prima ancora del "che fare") a cui dobbiamo cercare di
dare risposta, ed a cui nessuno si puo' sottrarre: "come e perche' siamo
arrivati a tanto". Bisogna cercare e capire le ragioni di una sconfitta
consumata nelle relazioni sociali e individuali, prima ancora che nella
rappresentanza istituzionale. Com'e' stato possibile che un popolo cosi'
generoso, come quello italiano, sia diventato oggi prigioniero di un cinismo
ed un individualismo che caratterizzano sostanzialmente le relazioni
sociali.
Tutti noi ricordiamo la solidarieta' viva e concreta con il popolo
palestinese, in particolare durante la prima intifada; quella con il popolo
sudafricano impegnato contro l'apartheid; o ancora con la rivoluzione
sandinista del Nicaragua; fino all'esperienza dello zapatismo messicano. Si
lottava per essere liberi e uguali. Oggi sembrano passati secoli.
Secondo la barbara ideologia dominante dovremmo percio' accettare di essere
ineguali, perche' e' l'ineguaglianza che aguzza l'ingegno e spinge lo
sviluppo; dovremmo abbandonare qualsiasi prospettiva di alternativa al
capitalismo che governa il mondo, perche' e' il migliore dei mondi
possibili; dovremmo farci fautori della "cultura" della "tolleranza zero" da
esercitare con il pugno di ferro verso i poveracci e con il guanto di
velluto verso tutti gli altri che tali non sono; eccetera.
*
Questo guasto profondo e' in atto da tempo, e chi era impegnato nella
solidarieta' internazionale ha percepito prima di altri la regressione
sociale, vedendo avanzare la distruzione di qualsiasi forma di solidarieta'
e responsabilita'. All'orizzonte non c'era piu' nessuna lotta comune per la
giustizia e l'uguaglianza tra i popoli, nessuna cultura della condivisione;
bensi' il dilagare di una globalizzazione di paesi barricati contro il resto
del mondo, di societa' ricche che si nutrono dello sfruttamento dei poveri.
Non a caso, il termine globalizzazione non e', e non puo' essere, sinonimo
di internazionalismo. Le parole prendono significato dal contesto storico in
cui vengono coniate e il senso della parola globalizzazione e'
inequivocabilmente legato a mercificazione. La parola internazionalismo,
invece, evoca rapporti fra esperienze e popoli diversi e solidarieta'.
*
Rispondere alle cause della barbarie in cui siamo tutti coinvolti, e'
difficile. Intuiamo che al fondo c'e' una progressiva svalutazione della
vita umana, ad iniziare dal dilagare della guerra, vero paradigma dominante
delle relazioni internazionali. C'e' una crisi economica che rende insicuri,
frammenta la societa', la spinge verso corporativizzazione ed
individualismo, soffocando qualsiasi voce sociale.
*
Eppure, in un panorama apparentemente cosi' desolante, non ci sembra che
tutto sia perduto.
"Le componenti popolari si sono sfaldate, ma le loro culture in senso lato,
cioe' le tracce di civilta', che esse hanno depositato nella storia del
nostro paese, sono li', in attesa di essere riconosciute, valorizzate,
riorganizzate e riunificate con le nuove culture, con i nuovi grumi di
civilta': le esperienze di organizzazione con le esperienze di movimento, il
socialismo con il femminismo, il cattolicesimo sociale con i diritti della
persona, il lavoro salariato con l'ambientalismo politico, la cultura del
conflitto con la cultura della pace (...) Non e' un blocco, e' un campo. Non
si comporra' da solo. Bisogna comporlo. Ci vuole decisione politica e
pensiero forte" (da un recente testo del "Centro per la riforma dello
Stato").

4. RIFLESSIONE. LA SCELTA CHE OCCORRE

E' la nonviolenza la scelta da fare.
La sola scelta su cui qui e adesso possa fondarsi una politica democratica.
La scelta senza di cui il movimento delle oppresse e degli oppressi e'
destinato alla sconfitta. La sola scelta che possa salvare l'umanita' nella
presente distretta.
E' la nonviolenza la scelta da fare.

5. MATERIALI. PEPPE SINI: LETTERA APERTA AL SINDACO DI CIAMPINO
[Riportiamo la seguente lettera aperta del 19 giugno 2008]

Egregio Sindaco,
e' evidente che da mesi Lei e' vittima di un inganno e di una truffa.
*
Un inganno e una truffa
L'inganno e la truffa perpetrati da chi ha voluto farLe credere che la
necessaria e urgente riduzione dei voli che cosi' gravi danni provocano alla
salute e alla qualita' della vita dei cittadini di Ciampino potra' avvenire
con la realizzazione di un impossibile ed illegale mega-aeroporto a Viterbo.
Le hanno mentito. La stanno truffando. Stanno ingannando Lei e tutti i
cittadini del suo Comune.
E perpetrando questo inganno costoro stanno danneggiando la salute di tutti
i suoi concittadini, stanno provocando la prosecuzione di un danno sanitario
per il quale non solo i cittadini hanno diritto di chiedere alle istituzioni
preposte di essere tutelati e risarciti, ma Lei in quanto massima autorita'
sanitaria locale dispone dei poteri - e del dovere - di intervenire con
l'autorita' e con la forza che la legge Le mette a disposizione.
*
La testa d'ariete
Testa d'ariete di questo inganno e questa truffa e' la cosiddetta "Relazione
Bianchi" ovvero la relazione del Ministero dei Trasporti del novembre 2007
furbescamente e velleitariamente intitolata "Ampliamento del sistema
aeroportuale laziale".
Relazione che secondo i suoi improvvisati o interessati, insipienti o
callidi, e comunque mistificati e mistificanti pseudoesegeti, "darebbe il
via libera definitivo" alla realizzazione di un mega-aeroporto a Viterbo.
Ovviamente non e' cosi'. Tutt'altro.
Quella relazione infatti e' un atto amministrativamente insostenibile, nel
metodo e nel merito.
Quella relazione non tiene conto della realta' effettuale, ed e' quindi
eminentemente una grottesca fantasticheria, una turpe manipolazione e una
squallida operazione propagandistica.
Quella relazione e' nei fatti un garbuglio e un imbroglio.
E valga il vero.
*
Una relazione scandalosa e la realta' effettuale
1. La relazione prescinde da una concreta ricognizione sul terreno: se essa
fosse stata effettuata, il Ministero dei Trasporti avrebbe saputo che l'area
nel cui cuore si vorrebbe realizzare un devastante mega-aeroporto e' un'area
di enorme valore naturalistico, di enorme valore storico-culturale, di
enorme pregio terapeutico e sociale, di particolare pregio agricolo (ed
agricolo-biologico), di particolare interesse scientifico, di immenso valore
simbolico e identitario per la comunita' viterbese: e' infatti l'area
termale del Bulicame di cui e' forte memoria nel capolavoro dantesco, l'area
in cui si trovano emergenze naturalistiche, storiche e terapeutiche di
importanza decisiva, l'area in cui insistono fiorenti attivita' agricole di
qualita' e l'orto botanico dell'Universita' della Tuscia. Un'area quindi in
cui il ciclopico ampliamento del piccolo sedime aeroportuale esistente e
soprattutto la mastodontica attivita' trasportistica connessa alla
realizzazione di un mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e
fuggi" per Roma, ebbene, e' semplicemente impossibile, perche' devastante e
perche' fuorilegge.
2. Non solo: quell'area e' anche a due passi dalla citta', e popolosi
quartieri della citta' subirebbero un impatto acustico disastroso. Lei
capisce bene di cosa parliamo.
3. Non solo: quell'area e' interna a un territorio gia' gravato da pesanti
servitu' energetiche, militari e speculative: ed il viterbese e l'Alto Lazio
non possono quindi sostenere ulteriori gravami in termini di devastazione
ambientale, di inquinamento, di nocivita' per la salute.
4. Inoltre: anche se amministratori pubblici irresponsabili e corrotti
volessero comunque imporre a Viterbo il mega-aeroporto per i voli low cost
del turismo "mordi e fuggi" per Roma, essi fallirebbero in ogni caso il loro
scopo, poiche' mancano oltretutto adeguati collegamenti terrestri per Roma,
poiche' una dissennata politica trasportistica regionale e locale ha fin qui
gravemente depresso il trasporto ferroviario (che resta la vera necessita'
di Viterbo); l'opera sarebbe quindi null'altro che una criminale
devastazione del territorio, una criminale aggressione alla salute e ai
diritti della popolazione locale, un criminale danno per l'economia locale e
un criminale sperpero di ingenti risorse pubbliche senza alcun positivo
esito ed anzi a totale svantaggio dell'intera comunita'.
5. Stando cosi' le cose non sappiamo se sia piu' ridicolo o tragico che in
quella relazione a pagina 4 si scriva di "accurata disamina di molteplici
elementi, quali (...) i vincoli urbanistici e ambientali, la dotazione di
collegamenti, in modo particolare con la Capitale": dire che questa disamina
deve essere stata piuttosto carente e miope e' un sesquipedale eufemismo.
6. E' quindi evidente che chi ha vergato quella relazione o ignorava la
realta' in alcuni suoi decisivi elementi, oppure di essa se ne infischiava.
Piacerebbe poter pensare che si sia trattato di ignoranti e sprovveduti. Ma
in realta' il Ministero in questa vicenda mente sapendo di mentire (ed hanno
mentito sapendo di mentire la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il
Comune di Viterbo): mente sapendo di mentire perche' nei mesi precedenti
esso Ministero e le altre istituzioni e pubbliche amministrazioni variamente
coinvolte nella vicenda erano state adeguatamente, precisamente e
reiteratamente informate dal comitato viterbese che al devastante
mega-aeroporto si oppone, che ha prodotto e diffuso una cospicua mole di
documentazione.
7. La relazione, inoltre, ovviamente non e' e non puo' essere un atto
"definitivo", essa poteva tutt'al piu' solo segnare l'inizio delle procedure
per addivenire a una prima e propedeutica verifica dello status quo e ad una
eventuale progettazione, ovvero per avviare quanto disposto dalla vigente
normativa locale, regionale, statale ed europea particolarmente in materia
di valutazione d'impatto ambientale, di valutazione ambientale strategica,
di valutazione d'impatto sulla salute.
8. Ed infatti in realta' non esiste non esiste di fatto alcuna adeguata
progettazione per il mega-aeroporto per voli low cost a Viterbo. Non esiste
e non puo' esistere poiche' l'opera confliggere flagrantemente con
insormontabili limiti e vincoli dell'area, con insormontabili norme e
procedure di legge.
9. E' infatti di palmare evidenza che quanto previsto dalla normativa in
materia di valutazione dell'impatto ambientale e sanitario, cosi' come in
materia di vincoli a tutela del paesaggio naturale, delle emergenze
monumentali e delle risorse storico-culturali (l'area del Bulicame), cosi'
come di quelle scientifiche (l'orto botanico e le attivita' di ricerca
scientifica dell'Universita'), economiche (le attivita' produttive
agricole - biologiche e di qualita') e terapeutico-sociali (il termalismo),
impedisce tout court la realizzazione dell'opera.
10. Last, but not least: la procedura adottata per la predisposizione della
irricevibile relazione citata e della dissennata decisione ad essa connessa
ha presentato elementi di irregolarita' procedimentale e carenze
amministrative tali che avverso essa decisione e' stato proposto ricorso al
Tar e sono in via di definizione ulteriori richieste di intervento delle
competenti magistrature italiane ed europee.
11. E solo per amor di completezza aggiungiamo che anche se per assurdo in
violazione di leggi e regolamenti si addivenisse all'insensata realizzazione
dell'opera, essa richiederebbe comunque anni ed anni, ed e' evidente che la
popolazione di Ciampino ha invece bisogno - ed ha diritto - che una
consistente riduzione dei voli di cui subisce i nocivi effetti avvenga
subito.
Come vede, il mega-aeroporto a Viterbo non si realizzera', perche' secondo
ragione e secondo legge non si puo' realizzare. Punto. Quindi per liberare
Ciampino di una parte almeno dell'insostenibile e fortemente patogeno
trasporto aereo occorre perseguire altre vie, ad esempio le vie che la legge
mette a disposizione dell'autorita' amministrativa locale a tutela della
salute e della sicurezza della popolazione del territorio amministrato.
*
La nostra solidarieta'
Egregio Sindaco,
mi permetta di aggiungere che tante persone di Viterbo che si stanno
impegnando per impedire che si commetta l'ennesimo scempio del diritto,
l'ennesima devastazione del territorio, l'ennesimo sperpero di soldi
pubblici, l'ennesimo disastro sanitario ed ambientale, sono - siamo -
pienamente solidali con la popolazione di Ciampino.
E mi permetta di ricordare qui che il comitato viterbese che si oppone al
devastante mega-aeroporto e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo
ha organizzato lo scorso mese un incontro pubblico a Viterbo con i
rappresentanti dei comitati di Ciampino per esprimere anche in quella
occasione e in quella forma alla popolazione ciampinese piena solidarieta'.
E che la drammatica  situazione di Ciampino il medesimo comitato ha portato
a conoscenza sia del Comune che della Provincia che della Prefettura di
Viterbo diffondendo a tutti i rappresentanti istituzionali un documento che
illustra quella grave ed insostenibile realta'.
Pertanto informandola del fatto che Viterbo non e' e non sara' mai
un'alternativa a Ciampino, informandola dell'inganno e della truffa di cui
una lobby di amministratori irresponsabili ed affaristi sciagurati ha
cercato di rendere vittime Lei, il suo Comune e tutti i cittadini in esso
residenti, sottolineando la necessita' di un impegno urgente per l'immediata
e drastica riduzione del trasporto aereo, con questa lettera le esprimo
anche la mia personale solidarieta' alla popolazione tutta del Comune da Lei
amministrato.
*
Sic stantibus rebus
Egregio Sindaco,
sic stantibus rebus, si attivi tempestivamente.
Si attivi affinche' i voli su Ciampino siano immediatamente e drasticamente
ridotti.
Non subisca neppure per un minuto di piu' l'inganno e la truffa di chi
vorrebbe farLe credere che tutto si stia risolvendo per Ciampino, e cosi'
ingannandoLa e truffandoLa sta invece prolungando e facendo peggiorare una
situazione gia' insostenibile.
Egregio Sindaco,
faccia il suo dovere di massima autorita' sanitaria locale e si impegni a
tutela dei diritti soggettivi e dei legittimi interessi della popolazione
del Comune che Lei amministra, si impegni a tutela della salute, della
sicurezza, del benessere dei suoi concittadini, facendo valere le leggi che
quei diritti sanciscono e inverano.
Distintamente,
Peppe Sini
direttore del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, gia' consigliere
comunale e provinciale, gia' presidente della Commissione d'inchiesta sui
poteri criminali dell'Amministrazione Provinciale di Viterbo
Viterbo, 19 giugno 2008

6. TESTIMONIANZE. GUIDO CALDIRON INTERVISTA LEILA (2005)
[Dal quotidiano "Liberazione" del 16 marzo 2005 col titolo "Le donne arabe
sono prigioniere della tradizione".
Guido Caldiron e' giornalista e saggista. Opere di Guido Caldiron: Gli
squadristi del 2000, Manifestolibri, Roma 1993; AA. VV., Negationnistes: les
chifonniers de l'histoire, Syllepse-Golias, 1997; La destra plurale,
Manifestolibri, Roma 2001; Lessico postfascista, Manifestolibri, Roma 2002.
Leila e' uno pseudonimo; l'autrice, nata in Francia da una famiglia
marocchina, dopo le vicissitudini narrate nel suo libro autobiografico e'
costretta all'anonimato ed abita in una localita' segreta della Francia con
il figlio. Opere di Leila: Murata viva, Piemme, Casale Monferrato 2005]

"La legge sul velo? Una difesa per le donne. La possibilita' che a scuola si
possa ridere, giocare, fare quello che si vuole senza imposizioni, perche'
si tratta di uno spazio laico dove si e' tutte uguali e tutte libere". Per
Leila la legge che tra mille polemiche il parlamento francese approvo' lo
scorso anno per vietare "l'uso di simboli religiosi evidenti" nelle scuole,
rappresenta una garanzia per la liberta' delle giovani donne musulmane. Poco
meno che trentenne, nata in Francia da una famiglia marocchina, Leila ha
raccontato in un libro choc, Murata viva, Piemme (pp. 324, euro 14,90), il
"matrimonio forzato" a cui i suoi l'avevano destinata. Una pratica diffusa
nelle famiglie dell'emigrazione maghrebina e turca, in Francia come in altri
paesi, che coinvolge decine di migliaia di giovani donne. Ma Leila, dopo la
repressione e le botte gia' subite in famiglia prima del matrimonio, si e'
ribellata, ha deciso di separarsi dal marito che non aveva scelto, e di
iniziare una nuova vita raccontando la sua storia da "prigioniera della
legge degli uomini". Da allora vive ancora nascosta e cela il suo nome al
pubblico.
*
- Guido Caldiron: In quale momento e come ha capito che non avrebbe
sopportato piu' quella situazione, il matrimonio che le era stato imposto?
- Leila: Credo che sia stato quando mi sono accorta di essere incinta che ho
capito che non potevo piu' continuare a vivere cosi', a subire quella
situazione. Pensando alla nascita di mio figlio, mi sono chiesta se avessi
avuto la forza di reagire in quel momento, mentre ero ancora giovane e avevo
ancora la vita davanti a me, o se invece questa forza mi mancava e avrei
finito per continuare a soffrire per poi svegliarmi a sessant'anni e
accorgermi che la vita intera era ormai dietro di me. A farmi decidere e'
stato proprio il pensiero di mio figlio, di cio' che avrei potuto offrirgli
restando in quella situazione, schiacciata e prigioniera.
*
- Guido Caldiron: Quello che lei descrive, il "mondo" nel quale e' stata
prigioniera, e' regolato dalle leggi dei maschi, ma quale ruolo e spazio vi
possono avere le donne?
- Leila: Effettivamente gli uomini sono educati all'idea che le donne li
debbano servire tutti i giorni della loro vita e noi ragazze siamo allevate
per imparare a servirli. Ci fanno crescere con l'idea di questo futuro
mitico da "buona sposa". Fin dall'infanzia una donna e' formata a questo
destino e piu' imparera' da piccola, si pensa, piu' sara' brava a servire i
maschi da grande. Mio padre nutriva per me anche delle aspettative
professionali, ma ancor prima che qualunque possibile riuscita in societa',
gli interessava che io potessi diventare una sposa e una madre "esemplare".
Soprattutto una sposa che non fosse ripudiata, per qualche motivo, dal
proprio marito.
*
- Guido Caldiron: Nemmeno le donne della sua famiglia hanno cercato di
difenderla, di proteggerla dal destino che le veniva imposto?
- Leila: No, non sentivano di dover intervenire e, anzi, condividevano cio'
che mi veniva imposto. Si deve capire che i matrimoni imposti sono qualcosa
che si tramanda, in qualche modo, di madre in figlia, da un famiglia
all'altra, da una generazione all'altra. Anche mia madre e' stata costretta
dalla sua famiglia a sposare un uomo che non conosceva, poi pero' i miei
hanno imparato ad amarsi e sono vissuti felicemente per tanti anni. Questo
non contraddice il fatto che le donne hanno sempre fatto parte di questo
meccanismo. Quando i miei genitori sono arrivati in Francia dal Marocco,
hanno cercato di preservare in tutti i modi le loro tradizioni, la loro
cultura, senza accorgersi che tutto intorno a loro le cose erano cambiate,
erano diverse. Invece di cambiare anch'essi, la loro reazione e' stata
quella di preservare in modo ancora piu' stretto cio' che consideravano come
le tradizioni del loro paese. Non hanno capito che per la mia generazione,
come sara' anche per le generazioni future, si deve parlare di una doppia
cultura: non si e' piu' solo figli o figlie di marocchini o algerini, anche
se si conservano ancora con questi paesi dei legami molto forti, ma si e'
dei francesi, con tutti i diritti e le liberta' che questo comporta e certo
anche con dei doveri. Le donne fino ad ora non si sono poste domande, non si
sono ribellate, percha' questa era la tradizione, ma ora le cose stanno
cambiando e le ragazze del futuro non accetteranno piu' imposizioni e
violenze.
*
- Guido Caldiron: Nel modo in cui lei descrive la sua famiglia in Francia
viene da pensare a due vite parallele: da un lato il desiderio
dell'integrazione e della riuscita sociale all'esterno, dall'altro una
cultura separata, regolata sui modi della tradizione maschile, che continua
a governare lo spazio dell'intimita' domestica. Due vite che non si
incontrano mai?
- Leila: Credo che sia un po' cosi' in effetti. Premesso che per i miei
genitori, come per tante altre famiglie venute dal Maghreb, non e' certo
stato facile stabilirsi in Francia. Sono arrivati negli anni Sessanta,
spesso senza parlare una sola parola di francese, molti non sapevano ne'
leggere ne' scrivere, non avevano mai visto tanta gente diversa,
l'esperienza stessa della loro vita quotidiana era una sfida continua. E
molti, arrivando, pensavano che non si sarebbero mai fermati qui,
progettavano il loro ritorno nei paesi del Maghreb. Solo che poi siamo nati
noi, e' stata approvata la legge sul ricongiungimento familiare e quello che
doveva essere un soggiorno temporaneo e' diventato la vita intera. I ragazzi
nati da queste famiglie, ma in Francia, hanno assorbito entrambe le culture,
quella francese che si vive una volta varcata la porta di casa, e quella
marocchina, in cui ci si immerge quando si rientra, la sera, in famiglia.
*
- Guido Caldiron: In Europa c'e' un grande dibattito intorno all'Islam in
questo momento, ma nella sua vicenda personale quale peso ha avuto la
religione?
- Leila: Non penso che il problema sia stato la religione. Mio padre non e'
mai stato un fanatico, un integralista, vive la sua fede in modo normale,
come tanti altri. Piuttosto credo che sia stata la tradizione a pesare di
piu' sulle scelte dei miei genitori: si sono detti "siamo marocchini e
restiamo marocchini". Nel frattempo, per alcuni sono passati anche
cinquant'anni, senza che le cose mutassero davvero. Cosi' sono scoppiati i
problemi, specie con le ragazze, perche' la grande paura delle famiglie era
e resta la possibilita' che queste ultime sposino dei giovani non musulmani,
magari dei francesi non maghrebini: e' questo che li inquieta di piu'. Non
penso che i nostri genitori arrivino quasi a capire quanto ci fanno
soffrire, per loro si tratta di seguire la tradizione e basta.

7. RIFLESSIONE. ALESSANDRO OPPES INTERVISTA JULIA NAVARRO (2007)
[Dal quotidiano "La Repubblica" del primo dicembre 2007 col titolo
"Intervista. Dall'Inquisizione alle atrocita' dell'Olocausto" e il sommario
"Un romanzo storico racconta attraverso i secoli gli effetti perversi del
fanatismo e le forme attraverso le quali si manifesta".
Alessandro Oppes, giornalista, e' corrispondente dalla Spagna del quotidiano
"La Repubblica".
Julia Navarro (Madrid, 1953) e' una assai nota giornalista e scrittrice
spagnola. Autrice di saggi e romanzi che sono divenuti veri best seller. Per
maggiori informazioni si puo' visitare il sito www.julianavarro.es]

Madrid. Storia, avventura, mistero, intrighi. Ancora una volta, ci sono
tutti gli elementi che hanno gia' coinvolto milioni di lettori in tutto il
mondo. Ma dopo il successo strepitoso dei primi due romanzi, La fratellanza
della Sacra Sindone e La Bibbia d'argilla, il nuovo libro di Julia Navarro,
Il sangue degli innocenti, ha un elemento in piu': uno sguardo attento e
accorato sull'attualita' di un mondo minacciato dai fanatismi e dal terrore.
L'occhio rivolto alle insidie di oggi senza dimenticare un passato non meno
nefasto: dalle follie dell'Inquisizione alle atrocita' dell'Olocausto. "Un
progetto molto ambizioso", come riconosce lei stessa, per poi definirlo con
orgoglio "il mio romanzo piu' bello, quello nel quale ho messo piu'
impegno".
*
- Alessandro Oppes: Come nasce l'idea del libro?
- Julia Navarro: Il sangue degli innocenti e' un libro sul fanatismo. Il
fanatismo non solamente religioso, perche' io credo che il fanatismo
religioso sia sempre accompagnato da interessi politici ed economici. Credo
che questo libro nasca dall'impatto che ha avuto in me l'attacco alle Torri
Gemelle o, dopo, l'attentato alla stazione di Atocha di Madrid.
*
- Alessandro Oppes: Quale dei due ebbe un impatto piu' forte?
- Julia Navarro: Quello di Madrid logicamente, che tra l'altro ho seguito
come giornalista. Tutto cio' mi ha portato a riflettere su che cosa puo'
portare un essere umano a uccidere un altro essere umano semplicemente
perche' pensa in modo diverso, perche' prega in un altro modo, perche' vede
il mondo in una maniera differente. E questo e' un po' il germe de Il sangue
degli innocenti. Ho scelto tre momenti nei quali si visualizza abbastanza
bene l'iniquita' dei fanatismi. Si comincia con la persecuzione dei catari,
che segno' l'inizio dell'obbrobrio dell'Inquisizione. In secondo luogo, una
manifestazione terribile del fanatismo che e' il nazismo. E poi si passa
all'epoca attuale, con il fanatismo di radice islamica, che sta provocando i
disastri che conosciamo. Quel che accade e' che appaiono piu' evidenti gli
effetti del fanatismo islamico, ma io non posso dimenticare quando Bush
diceva che pregava tutti i giorni prima di cominciare le riunioni con i suoi
collaboratori, prima di dare il via a nuovi bombardamenti in Iraq. E questa
e' un'altra forma di fanatismo.
*
- Alessandro Oppes: Lei e' giornalista. In alcuni libri ha raccontato
l'attualita' politica spagnola e i suoi protagonisti. Anche questo libro
nasce dall'esigenza di raccontare i tempi in cui viviamo. Perche' in forma
di romanzo?
- Julia Navarro: Io sono una giornalista che scrive romanzi. E indubbiamente
nei miei romanzi si riflettono le mie preoccupazioni, come cittadina e come
giornalista. Per me e' difficile spogliarmi della mia professione, di quel
che sono, di cio' a cui ho dedicato la maggior parte della mia vita.
*
- Alessandro Oppes: Il fatto di essere giornalista la aiuta?
- Julia Navarro: Credo di si'. A volte mi chiedono: perche' si leggono tanto
i tuoi libri? Penso che sia perche' utilizzo lo stile diretto che
utilizziamo noi giornalisti.
*
- Alessandro Oppes: Lei ha detto che questo e' stato in assoluto il suo
progetto piu' ambizioso. Forse e' perche' abbraccia varie fasi della storia
dell'umanita'?
- Julia Navarro: Mi sono mossa un po' sul filo del rasoio. Volevo trattare
un tema cosi' attuale come e' il fanatismo islamico, pero' allo stesso tempo
volevo evidenziare che ci sono fanatici dappertutto. Che il fanatismo non e'
esclusiva di una religione o di un gruppo sociale o di una regione del
mondo. E che ci sono fanatici anche tra noi.
*
- Alessandro Oppes: Si puo' dire che sia un romanzo con una morale?
- Julia Navarro: Io cerco di fare in modo che i miei romanzi raccontino una
storia che possa appassionare il lettore. Tento poi di mettere sempre nei
miei libri alcuni elementi di riflessione sulle cose che accadono, sui temi
che mi preoccupano. Suppongo che questa sia una deformazione professionale,
giornalistica.
*
- Alessandro Oppes: Se dovessimo cercare una morale, potremmo dire che gli
essere umani non apprendono mai dai loro errori?
- Julia Navarro: Gia', purtroppo non impariamo. Penso che siamo andati
migliorando nel corso della storia dell'umanita'. Pero' le grandi passioni e
i grandi difetti sono eterni. Anche le grandi virtu' lo sono, a essere
sinceri. Il fanatismo, l'egoismo, la mancanza di umanita' si ripetono nel
corso della storia dell'umanita'. Ma questo vale anche per la solidarieta' e
le generosita'.
*
- Alessandro Oppes: Non sembra esserci molto spazio per l'ottimismo...
- Julia Navarro: In realta' io sono ottimista. Tra il bene e il male, e'
chiaro che il male e' molto piu' evidente: e per questo si puo' combattere e
cercare di sconfiggerlo. Quando, ad esempio, milioni di persone si sono
riversate nelle strade di tutto il mondo per protestare contro la guerra,
era un modo di combattere qualcosa che ci sembrava ingiusto.
*
- Alessandro Oppes: Crede che esista un rischio concreto, in questo momento,
di uno scontro di civilta'?
- Julia Navarro: Io sono sempre favorevole a perseguire un'utopia. Per
questo aderisco all'idea di una Alleanza di civilta' lanciata da Zapatero.
Preferisco sposare questa utopia piuttosto che risolvere i contrasti con le
cannonate. Questo non significa non difendere i valori della societa' in cui
viviamo, della societa' occidentale, collocando la liberta' e la democrazia
al di sopra di tutto, come dev'essere. E questo lo dico con grande
convinzione anche perche' sono donna: le conquiste che abbiamo raggiunto
come donne nel mondo occidentale sono irrinunciabili. Cio' non esclude che
ci possiamo sedere pacificamente intorno a uno stesso tavolo per cercare di
capire le ragioni degli altri, di un mondo che e' diverso dal nostro.
*
- Alessandro Oppes: Una visione molto diversa rispetto alla "rabbia" e
all'"orgoglio" di Oriana Fallaci...
- Julia Navarro: Oriana Fallaci era una grande giornalista ma anche una
grande provocatrice. Il fatto e' che a volte trattiamo i musulmani come
fossero bambini. La liberta' d'espressione e' qualcosa di fondamentale: e'
sbagliato pensare che ci dobbiamo autocensurare, che dobbiamo rinunciare a
esprimere le nostre idee per timore d'irritare il "bambino musulmano". Posso
non essere d'accordo con le tesi della Fallaci, ma non mi sarei mai sognata
di chiederle che rinunciasse a esprimere le sue convinzioni.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 493 del 21 giugno 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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