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Minime. 523



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 523 del 21 luglio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Giulio Vittorangeli: Il G8 tra Genova e la Sardegna
2. Roberto Mussapi: Yves Bonnefoy (2003)
3. Bianca Garavelli intervista Yves Bonnefoy (2005)
4. Bianca Garavelli intervista Yves Bonnefoy (2007)
5. Enzo Bianchi presenta l'autobiografia di Daniel Lifschitz
6. Edizioni Qualevita: Disponibile il diario scolastico 2008-2009 "A scuola
di pace"
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: IL G8 TRA GENOVA E LA SARDEGNA
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

C'e' una Sardegna che vive di sola estate, baciata dal mare, lungo le cui
coste si aprono litorali intervallati da splendide insenature. L'isola del
lusso, di yacht iperbolici e locali "a' la page", sulle cui spiagge un
tappeto di turisti giace abbronzandosi al sole.
E poi, di Sardegna, ce n'e' un'altra. Un'isola fatta di pietre e granito,
colline e altipiani rocciosi, schiacciata dal cielo contro quel terreno
ostile. Tutta spigoli e cespugli, massi che si arrampicano fino a formare
pareti che imprigionano lo sguardo. Terra vergine, aspra e scorbutica,
percorsa in lungo e in largo dall'incedere di pecore e pastori. Loro, forse,
quel mare non l'hanno nemmeno mai visto. Molti di questi pastori oggi sono
romeni; perche' i ragazzi sardi non ne vogliono proprio sapere di lavorare
con le pecore, negli ovili.
Certamente sara' la "prima" Sardegna che ospitera' il G8 del luglio 2009.
Tanto che sono stati gia' assegnati i primi sei appalti previsti nell'isola
della Maddalena: un palazzo per le conferenze, un albergo extralusso, un
nuovo porto, il nuovo waterfront, la riconversione dell'ospedale militare di
fine Ottocento e la rete idrica e fognaria.
Il premier, quello definito da Washington un dilettante eletto grazie al
controllo dei mezzi d'informazione ed uno dei leader piu' controversi nella
storia d'Italia, ha fretta e non e' minimamente toccato dai processi per il
blitz alla Diaz e per le torture nella caserma di Bolzaneto del G8 di
Genova.
Ha scritto recentemente Marco Revelli: "Genova, luglio 2001: lo spettacolo
crudele di tutte le vecchie Italie riemerse ad un unico segnale da tutti i
loro progetti passati per infierire sul corpo giovane, esposto, di una nuova
generazione che si affacciava, ingenua e curiosa, all'impegno civile... La
sentenza di oggi ne e' la sanzione. Archivia, con un'alzata di spalle e un
ammiccare di sguardi, l'orrore di quelle giornate. Sancisce la normalita'
dell'abnorme. Proclama l'irrilevanza pubblica della trasgressione estrema.
Non sono negati i fatti. Ne' confutati i testimoni. Anzi: tutto cio' che
abbiamo ascoltato, le sevizie, gli oltraggi, i corpi umiliati e colpiti, con
sistematicita', per giorni, e' assunto come vero. La tortura - il termine
indicibile, il confine varcato - c'e' stata. Ma non trova termini giuridici
per essere espressa. Nello spazio pubblico e giuridico italiano, la sua
pratica non puo' essere riconosciuta come rilevante. Per questo chi l'ha
compiuta, chi ha varcato quel confine, se ne puo' andare assolto. O con
piccoli, impercettibili graffi sulla fedina penale. Continuera' a
rappresentare lo 'Stato'. Ne interpretera' l'essenza arbitraria. Sara' il
'noi' collettivo in cui dovremmo specchiarci. Questo e' l'aspetto piu'
odioso di quella sentenza: lo scarto, osceno, che c'e' tra i fatti accertati
e la loro traduzione giudiziaria. Tra l'enormita' della ferita e la
leggerezza del giudizio. In quello iato, in quella terra di nessuno tra
l'oltraggio dei corpi e il non cale della legge, sta per intero la ragione
del nostro esilio civile".
Non solo, l'indignazione sembra toccare solo alcune minoranze della nostra
societa', quel che resta del "popolo di Genova"; mentre la politica
ufficiale e' rimasta imperturbabile e impenetrabile.
Quest'ultima non e' una novita'; durante quei tragici fatti un ministro ha
visitato Bolzaneto e apparentemente non ha visto nulla oppure non ha visto
nulla che ha pensato di dover fermare.
Un altro, secondo diversi resoconti, era nel quartiere generale della
polizia; ma non gli e' mai stato chiesto di spiegare che ordini abbia dato.
Cosi', il tutto e' stato disinvoltamente digerito come notizia di terza o
quarta pagina, rigorosamente dopo l'ingaggio di Ronaldinho, l'ennesimo
furtarello del bimbo rom e l'ultimo morso del vorace pitbull.
Sembra mancare, anche nelle pagine piu' attente sulla sentenza di condanna
per le violenze commesse nella caserma di Bolzaneto, una seria riflessione
interna del perche' quello che fu chiamato il "movimento dei movimenti" per
sottolinearne l'inedita multiformita', non e' sopravvissuto, subendo anzi
una dura sconfitta. Non ha saputo mantenersi in vita, proprio nel momento in
cui ci sarebbe bisogno della sua voce nel deserto di coscienze e di idee che
caratterizza la fase attuale.

2. PROFILI. ROBERTO MUSSAPI: YVES BONNEFOY (2003)
[Dal quotidiano "Avvenire" del 25 giugno 2003 col titolo "Bonnefoy, la
realta' nella poesia" e il sommario "Oggi il poeta francese candidato al
Nobel compie 80 anni. Visto da vicino l'autore che sa restituire i frammenti
di unita' perdute".
Roberto Mussapi, scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, traduttore, e'
nato a Cuneo nel 1952 e vive a Milano. Dalla Wikipedia, edizione italiana,
riprendiamo la seguente scheda: "Laureato in lettere all'Universita' di
Torino nel 1977, si trasferisce a Bologna nel 1979, dove lavora come
redattore presso la casa editrice Cappelli; dal 1982 vive a Milano, dove
lavora nel campo editoriale, soprattutto come traduttore e curatore di opere
letterarie (Samuel Beckett, Hermann Melville, Ralph Waldo Emerson, Walt
Whitman, Percy Bysshe Shelley, Robert Louis Stevenson, Jean de La Fontaine,
Dylan Thomas e altri). Collabora con la casa editrice Jaca Book e con
l'archivio storico della casa editrice Salani; scrive per le pagine
culturali de "Il giornale" e dell'"Avvenire", insegna drammaturgia presso la
sede di Piacenza dell'Universita' Cattolica di Milano e collabora con Radio
3. Ha pubblicato anche opere teatrali, libri per ragazzi, saggi di critica
letteraria, un romanzo e un radiodramma". Tra le opere di Roberto Mussapi:
La gravita' del cielo, Jaca Book, Milano 1983; Il centro e l'orizzonte: la
poesia in Campana, Onofri, Luzi, Caproni, Bigongiari, Milano, Jaca Book,
Milano 1985; Luce frontale, Garzanti, Milano 1987; Villon, Jaca Book, Milano
1989; Lancillotto e Ginevra, Cesati, Milano 1989; Gita meridiana, Mondadori,
Milano 1990; Tusitala: verso l'isola del tesoro, Leonardo, Milano 1990; Il
tesoro di capitan Kidd, De Agostini, Novara 1994; Racconto di Natale,
Guanda, Parma 1995; La polvere e il fuoco, Mondadori, Milano 1997;
L'olandese volante, Rai-Eri, Roma 1997; La grotta azzurra: storia di una
notte di prima estate, Jaca Book, Milano 1999; La citta delle fate, 3 voll.,
Salani, Milano 1999; Il racconto del cavallo azzurro, Jaca Book, Milano
2000; Antartide, Guanda, Parma 2000; Inferni, mari, isole: storie di viaggi
nella letteratura, B. Mondadori, Milano 2002; Accanto al fiume oscuro,
Edizioni della Meridiana, Firenze 2005; La stoffa dell'ombra e delle cose,
Mondadori, Milano 2007; Il testimone, Jaca Book, Milano 2007.
Yves Bonnefoy (Tours, 1923) e' uno die maggiori poeti contemporanei (ma
anche critico d'arte, docente, finissimo traduttore e saggista acuto e
squisito). Tra le opere di Yves Bonnefoy: tra le raccolte di poesie: Du
mouvement et de l'immobilite' de Douve (1953); Anti-Platon (1953); Hier
regnant desert (1958); Pierre ecrite (1965); Dans le leurre du seuil (1975);
Ce qui fut sans lumiere (1987); Debut et fin de la neige (1991); La vie
errante (1993); Les Planches Courbes (2001); b) tra le prose: L'Arriere-Pays
(1972); Rue Traversiere (1977); c) tra i saggi: Peintures murales de la
France gothique (1954); L'Improbable (1959); Arthur Rimbaud (1961); Alberto
Giacometti, Biographie d'une úuvre (1991); Dessin, couleur, lumiere (1995);
Shakespeare & the French Poet (2004); d) tra le opere recentemente
pubblicate (o ristampate) in Italia: Dizionario delle mitologie e delle
religioni, Milano, Rizzoli, 1989; Nell'insidia della soglia, Torino,
Einaudi, 1990; L'uva di Zeusi e altre favole, Milano, Jaca Book, 1997;
Trattato sul pianista, Milano, Archinto, 2000; Lo sguardo per iscritto.
Saggi sull'arte del Novecento, Firenze, Le Lettere, 2000; Movimento e
immobilita' di Douve, Torino, Einaudi, 2000; Quel che fu senza luce. Inizio
e fine della neve, Torino, Einaudi, 2001; Il teatro dei bambini, San Marco
dei Giustiniani, 2002; Seguendo un fuoco. Poesie scelte 1953-2001, Milano,
Crocetti, 2003; Osservazioni sullo sguardo. Picasso, Giacometti, Morandi,
Roma, Donzelli, 2003; L'entroterra, Roma, Donzelli, 2004; Il disordine.
Frammenti, San Marco dei Giustiniani, 2004; Alberto Giacometti, Abscondita,
2004; Ieri deserto regnante. Pietra scritta, Parma, Guanda, 2005; La
comunita' dei traduttori, Palermo, Sellerio, 2005; La civilta' delle
immagini. Pittori e poeti d'Italia, Roma, Donzelli, 2005; Terre intraviste,
Venezia, Edizioni del Leone, 2006; Poesia e universita', Lecce, Manni, 2006]

A Pescara, mesi fa, ricevendo il premio D'Annunzio, Yves Bonnefoy, il poeta
candidato al Nobel, era preoccupato per i tempi, per i sinistri venti di
guerra. La poesia che offri' in quell'occasione era una scommessa
sull'immaginazione poetica contro la morte dell'uomo e del mondo: "O
poesia,/ Non posso fare a meno di nominarti/ Col tuo nome che non amano piu'
quelli che errano/ oggi fra le rovine della parola. Prendo il rischio di
rivolgermi a te, direttamente". Col piglio dei grandi che nel passato le si
rivolsero, Foscolo, Shelley, Leopardi, Keats, come a una forza che puo'
salvare la vita stessa. Ora compie ottant'anni, la Francia (dove Gallimard
riedita L'Arriere-pays) e l'Europa lo festeggiano, Yves Bonnefoy, uno dei
piu' grandi poeti viventi. Tradotto in decine di lingue, autore di un'opera
poetica straordinaria in perpetuo rinnovamento, e di saggi memorabili sulla
letteratura e l'arte, soprattutto italiana, Bonnefoy e' innamorato da sempre
dell'Italia, in tutte le sue manifestazioni, dal paesaggio all'arte, alla
natura. Tempo fa, a Torino, al ristorante ordinai una bottiglia di
Barbaresco di Marziano Abbona, uno dei miei vini preferiti in assoluto,
dicendogli che era uno dei validi motivi, da parte nostra italiana,
dell'atavica guerra enologica con la Francia. Mi rispose che era l'unica
guerra piacevole e positiva, in cui egli sosteneva con entusiasmo entrambe
le parti.
Nei suoi libri sull'arte si adombra una sorta di impercettibile mistero
italiano, in Rome 1630 vediamo svelarsi quel miracolo barocco che alimento'
la capitale onirica di Fellini, e onirica e svelante e' la poesia di
Bonnefoy: "La poesia puo' indicare quanto si e' dimenticato. Le parole
distruggono cio' che nominano, fondando su caratteri slegati in modo
astratto dalla presenza delle cose. Cio' che la formula ha distrutto, il
testo poetico lo riforma".
Se si dovesse condensare in uno slogan la poesia di Bonnefoy (operazione
comunque sempre pericolosa), potremmo affermare che essa intende restituire
all'uomo la realta', la presenza. Non a caso Yves Bonnefoy da tempo traduce
e cura tutto il teatro di Shakespeare, e ha realizzato un celebre dizionario
delle religioni: vale a dire il volto e lo scheletro del mondo.
Shakespeare, "l'estrema conoscenza umana", ma una grande ammirazione per
l'amico rivale del sommo drammaturgo, Christopher Marlowe: "I suoi versi
sono vele gonfie di vento".
Dall'epocale Movimento e immobilita' di Douve, la sua opera poetica, ben
pubblicata in Italia da Einaudi, Guanda, Jaca Book, rappresenta uno degli
esiti piu' significativi della letteratura contemporanea, intesa come
condivisione del destino umano e rifondazione di un dialogo con le cose: "Le
parole delle scienze e delle tecniche conoscono l'albero o la sorgente solo
dall'aspetto esteriore della risposta che l'albero o la sorgente davano un
tempo, e potrebbero certamente ancora dare, a esseri che vi attingevano la
loro esperienza dell'unita' e vi trovavano, dunque, l'armonia, la serenita'
del loro essere al mondo. Il poeta cerca questo recupero di relazioni. Non
e' tra i suoi contemporanei come lo straniero che, arrivato per qualche
oscura ragione, non desidera che ripartire verso la sua patria. Sa di essere
fra i suoi, sa che l'alienazione degli altri e' anche necessariamente la
sua, lui piu' cosciente, loro, in compenso, piu' capaci a volte di rivivere
per brevi attimi la pienezza perduta".

3. RIFLESSIONE. BIANCA GARAVELLI INTERVISTA YVES BONNEFOY (2005)
[Dal quotidiano "Avvenire" del 24 febbraio 2005 col titolo "Poeti,
sentinelle del futuro" e il sommario "A colloquio con Yves Bonnefoy:
comporre versi nell'era della tecnica. 'Il pensiero poetico ci puo' mettere
in relazione con una realta' trascendente. Per avere un futuro, bisogna
custodire la memoria del passato'. E' il piu' grande poeta francese vivente:
'La creativita' artistica e' un obiettivo che ci si offre, niente di piu', e
comincia riconoscendone l'insufficienza".
Bianca Garavelli e' scrittrice e docente. Dal sito www.biancagaravelli.it
riprendiamo la seguente notizia: "Bianca Garavelli e' nata a Vigevano, e
attualmente svolge attivita' di ricerca presso l'Istituto di Italianistica
dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E' narratrice,
interprete di Dante e critica letteraria. Esordisce con la raccolta di
poesie L'insonnia beata (Edizioni del Laboratorio, Modena, 1988, con la
prefazione di Antonio Porta); nel 1990 pubblica il suo primo romanzo L'amico
di Arianna (Alfredo Guida) a cui seguono nel 1997 Guerriero del Sogno (La
Vita Felice, Milano), finalista al premio Montblanc, e nel 1999 il romanzo
per ragazzi Il mistero di Gatta Bianca (Laterza, Bari). Nel 1996 pubblica
per Bompiani (Milano) i due volumi antologici Leggere la poesia
dell'Ottocento e Leggere la poesia del Novecento. Nel 2001 esce sempre per
Bompiani l'edizione rinnovata del suo commento all'Inferno di Dante (prima
edizione 1993, con la supervisione di Maria Corti), e il volume di Canti
scelti della Commedia; nel 2002 i commenti al Purgatorio e al Paradiso. Nel
2006, in gennaio, sempre da Bompiani esce l'edizione di tutti i canti in
volume unico (Editio Minor); in settembre La Divina Commedia. Canti scelti
nella collana 'Pillole' della Bur Rizzoli. Cura per le Edizioni Medusa
(Milano) i volumi di Etienne Gilson, Dante e Beatrice (2004) e La scuola
delle Muse (2007), e cura e traduce dal francese antico Il Dibattito sul
Romanzo della Rosa di Christine de Pizan, Jean Gerson e Jean de Montreuil
(2006), e recentemente il Libro della pace sempre dell'autrice
italo-francese quattrocentesca Christine de Pizan (2007). Tra il 1997 e il
2000 cura la collana "I Grandi Classici della Poesia" Fabbri, che esce nelle
edicole, con i classici presentati da poeti contemporanei. Recentemente la
sua attivita' narrativa si e' intensificata: con i romanzi Beatrice (Moretti
& Vitali, Bergamo 2002), Il passo della dea (Passigli, Firenze 2005) e Amore
a Cape Town (Avagliano, Roma 2006), con il quale si e' aggiudicata
l'edizione 2007 del Premio "Angeli nel cielo del Cilento". Collabora al
quotidiano "Avvenire", al mensile "Letture", al sito "Treccani scuola", e a
"Testo", rivista di teoria e storia della letteratura e della critica. E'
nella giuria dei premi di poesia "Metauro" (presidente Umberto Piersanti) e
"Senigallia spiaggia di velluto" (presidente Alberto Bertoni) e del premio
di narrativa "Tracce di territorio" (presidente Mino Milani)"]

Yves Bonnefoy, 82 anni, un passato di docente universitario e di amico del
surrealista Breton, laureato in matematica e studioso di filosofia e arte,
e' il maggior poeta francese vivente. E' stato in Italia - uno dei suoi
numerosi viaggi in Italia nel corso della sua vita - e in questa occasione
lo abbiamo intervistato. Di lui sono anche usciti in Italia tre nuovi libri:
dopo i frammenti teatrali de Il disordine (San Marco dei Giustiniani),
recentissimo e' il volume di saggi L'entroterra (Donzelli). Ultimo uscito,
Ieri deserto regnante. Pietra scritta, poesie, da Guanda.
*
- Bianca Garavelli: Che ruolo ha un poeta in un mondo tecnologico, e' una
sentinella del futuro, o e' un legame con il passato?
- Yves Bonnefoy: Il miglior modo di essere una sentinella per il futuro e'
di essere anche un legame con il passato. Infatti e' attraverso la
comprensione di cio' che la poesia e' stata nel passato che si puo' meglio
comprendere quali sono la sua funzione e i suoi poteri ed e' a partire da
questi che siamo in grado di determinare che cosa puo' essere la poesia per
il futuro della societa'. Questo e' quello che io credo. Se si dimentica
l'esistenza del passato, come purtroppo tende ad accadere oggi, si perde la
possibilita' di vedere il futuro con sufficiente lucidita' e fiducia.
Dunque, in effetti e' necessario che la poesia conservi la memoria del
passato per poter guardare in questo modo il futuro.
*
- Bianca Garavelli: Lei pensa che ci sia un legame tra il poeta e una sorta
di energia divina, o, se vogliamo definirla in modo piu' laico, con una
dimensione spirituale?
- Yves Bonnefoy: Accetto volentieri la parola "spirituale" nella misura in
cui non disponiamo di un'altra parola seria per designare cio' che porta non
solo al senso ordinario degli avvenimenti o dei fenomeni, ma al senso
profondo che si puo' dare alla vita. In questo senso, certo, la poesia ha
una realta' spirituale, nella misura in cui e' in sintonia con quella che
potrei chiamare la trascendenza, che non e' altro che una realta' umana o
naturale che sfugge al controllo delle definizioni esteriori che possono
essere date dai diversi approcci scientifici. Il pensiero poetico ci puo'
mettere in relazione con questa realta' trascendente fondamentale, che noi
siamo, noi stessi, e che gli altri sono in rapporto a noi. Tuttavia per
definire questa dimensione, questa esperienza spirituale, io non sento il
bisogno di usare l'aggettivo "divino": non e' un'ipotesi necessaria.
*
- Bianca Garavelli: E' appena uscito in Italia il suo libro L'Entroterra
(Donzelli), molto basato su paesaggi, anche dipinti, spesso italiani ma
anche europei. Da qui sembra che lei in un qualche modo creda nell'Europa.
E' vero?
- Yves Bonnefoy: Questo libro, L'Entroterra, e' dedicato a una riflessione
su alcuni sogni e alla critica di questi sogni attraverso uno sforzo di
lucidita'. Questi sogni sono di una realta' superiore a un'altra, che
esisterebbe all'orizzonte del nostro mondo, e che ogni volta che tentiamo di
raggiungere si conferma irraggiungibile. E' il sogno di un entroterra, non
necessariamente quello italiano o francese, ma di altre terre europee,
dunque il libro non parla dell'Europa, ma di un mondo che non esiste. Pero'
io faccio questo sogno a partire dal mio interesse per dei luoghi che
esistono, dei luoghi europei, ma piu' precisamente ancora di molti luoghi
italiani, e questo libro e' un po' il racconto del mio sogno del mondo che
non esiste a partire da questa Italia, che invece esiste. Dunque, ne
L'Entroterra c'e' molta realta' italiana, e' senz'altro il mio libro piu'
associabile all'Italia, ma il resto dell'Europa non e' particolarmente
presente. Cio' non significa che non sia importante per me. Anzi, direi che
l'Europa che abbiamo, specialmente la nostra Europa occidentale, rappresenta
per me un luogo naturale di riflessione e di esistenza.
*
- Bianca Garavelli: Lei ha scritto poco tempo fa (nella postfazione a
Seguendo un fuoco) che "ogni poesia e' il fallimento della poesia". In che
senso?
- Yves Bonnefoy: La poesia tenta di trasgredire le rappresentazioni delle
cose e degli esseri come ce le fornisce la nostra esperienza concettuale,
che non fa altro che delle letture astratte della realta'. Bene, ma
trasgredire questa lettura astratta e' difficile, tanto piu' difficile in
quanto questa ci permette di sognare: un mondo semplificato e' un mondo che
permette il sogno. La nostra condizione, il lavoro della poesia, e'
difficile, non si stabilisce nella verita' poetica o nella ricerca. Quando
parliamo, quando siamo obbligati a usare il linguaggio, quando il linguaggio
e' costituito da dei concetti e quando questi concetti ci sono molto utili
per comprendere la nostra realta' pratica, ebbene a noi e' sempre impedito
stabilire una piena immediatezza di rapporto con l'esistenza, con gli altri
esseri, col mondo naturale. La poesia e' dunque solo un obiettivo che ci si
offre, niente di piu', e immaginare che per aver scritto una bella poesia
siamo dentro la poesia e' un errore che non dobbiamo fare. La poesia
comincia nell'istante in cui riconosciamo l'insufficienza di questa
creazione artistica. La poesia e' ricominciamento perpetuo, e' ostinazione
in questo ricominciamento, consiste in questa ostinazione molto piu' che
nella creazione dell'oggetto letterario.

4. RIFLESSIONE. BIANCA GARAVELLI INTERVISTA YVES BONNEFOY (2007)
[Dal quotidiano "Avvenire" del 3 settembre 2007 col titolo "Bonnefoy. Un XXI
secolo senza poesia?" e il sommario "Il grande poeta francese sara' a
Mantova. Mercoledi' apre il Festivaletteratura: 'Siamo come naufraghi che
lanciano una bottiglia nel mare. A chi arrivera' il messaggio? In realta' i
giovani e finanche i bambini sentono il fascino del verso, della parola.
Nelle scuole elementari si dovrebbe tornare a insegnare a memoria"]

Yves Bonnefoy sta vivendo un periodo attivo e fortunato: inaugurera' tra
pochi giorni (il 5 settembre) il Festival Letteratura di Mantova, e sta per
ricevere un nuovo riconoscimento internazionale e - diremmo - ottimista: il
Premio Kafka, che gli verra' conferito in ottobre a Praga per la sua "fede
nell'avvenire della poesia". Ne abbiamo parlato con lui.
*
- Bianca Garavelli: Oggi fare poesia sembra sempre piu' difficile, perche'
nel nostro mondo domina il pensiero tecnologico. Ma un poeta puo' avere
ancora fiducia nella parola poetica?
- Yves Bonnefoy: Certamente si', e non sono gli anni recenti che mi faranno
pensare che la poesia non e' piu' una preoccupazione dei giovani. Si da' il
caso che il mio ultimo libro, Les planches courbes, sia stato inserito nel
programma delle ultime classi dei nostri licei, fatto che mi e' valso
l'invito nelle classi, per parlare agli allievi. E ho potuto allora
constatare che non solo l'interesse per la poesia era altrettanto grande
oggi che in qualsiasi altra epoca, ma anche che la poesia era facilmente
capita nella sua funzione specifica: non raccontare gli avvenimenti di una
vita, in modo il piu' possibile piacevole o sorprendente, ma lavorare per
cambiare la natura stessa dell'esistenza, renderla capace di sentimenti che
la parola in prosa non puo' conoscere che per sentito dire. E' questa la
causa dell'assenza della poesia nella societa', della sua assenza
nell'insegnamento: il fatto che per ragioni sbagliate, decise a priori da
teorici della pedagogia, non si insegna piu' o, peggio, la si insegna male,
"spiegandola". Una cosa e' certa: bisognerebbe fare imparare a memoria ai
bambini le poesie che si e' deciso di far loro leggere, come accadeva nella
paideia greca o dell'antica Roma. Questo semplice fatto avrebbe delle
conseguenze incalcolabili, per l'intimita' con le parole, ma anche per la
conoscenza di se'. Le grandi poesie tornerebbero alla mente, con tutto il
loro peso di verita', nei momenti difficili e cruciali dell'esistenza.
*
- Bianca Garavelli: E' vero? In Italia la poesia e' insegnata a scuola,
attraverso i piu' grandi nomi, che sono nella storia. Quale suggerimento
darebbe agli insegnanti, che hanno un ruolo cosi' delicato, per proporla nel
modo migliore?
- Yves Bonnefoy: Sicuramente e' un bene insegnare i grandi poeti, e si fa
anche in Francia, ma da noi avviene all'universita', e non abbastanza nei
licei e praticamente per niente nelle scuole primarie, mentre credo che i
bambini siano spontaneamente attratti dalle grandi opere, quelle che sono
animate da un'ambizione subito visibile e che le distingue. Non bisogna
credere che la grandezza intimidisca i bambini: al contrario, li esalta. In
ogni caso, non bisogna aver paura di far leggere agli adolescenti dei testi
che passano per difficili. La loro stessa oscurita' permette al giovane
lettore di scoprire un livello piu' alto dentro la parola, e di proiettarvi
le proprie tensioni. Soprattutto non bisogna spiegargli quello che il poeta
ha "voluto dire". Non ha voluto dire niente, si e' accontentato di
risvegliare le parole, che non smettono mai di riaddormentarsi.
*
- Bianca Garavelli: Una volta mi ha detto che ha visto uomini di scienza
trarre insegnamento dalla poesia: puo' valere per tutti?
- Yves Bonnefoy: Dipende forse dal tipo di scienza. Puo' darsi che la
chimica non abbia bisogno dell'intuizione poetica o delle arti, benche' uno
dei miei colleghi al College de France, un grande chimico, abbia fatto
installare un pianoforte nel suo laboratorio. Ma i matematici, i fisici, si
interessano spesso alla poesia, e non c'e' da stupirsene. Vedono che la
poesia desidera trasgredire i sistemi dei segni e non semplicemente
utilizzarli. Ed e' quello che loro stessi fanno con i loro segni specifici,
costantemente. E leggere poesia li abitua all'invenzione.
*
- Bianca Garavelli: Scrivere poesia presuppone che esistano dei lettori di
poesia. Come vede il pubblico della poesia oggi?
- Yves Bonnefoy: Nessuna caratteristica sociale a priori distingue il
lettore di poesia, oggi come in tutte le altre epoche. Ho visto nascere il
gusto per la poesia piu' difficile, piu' sofisticata, negli ambienti piu'
incolti, e la realta' opposta puo' essere altrettanto vera. Il pubblico
della poesia e' composto da individui, tutti profondamente diversi gli uni
dagli altri. In una stessa famiglia uno dei figli si appassiona a
Baudelaire, a Mallarme', mentre un altro non sapra' nemmeno il nome di
questi poeti. Allora, non cerchiamo di scoprire dove sono i lettori, o
arriveremo dove non ce ne sono. Che i poeti lancino i loro libri come il
seminatore i suoi chicchi di grano, come il naufrago la bottiglia in cui ha
chiuso il suo messaggio. I loro libri arriveranno pure da qualche parte, o
diventeranno dei punti di partenza per scambi tra uomini e donne che si
conosceranno grazie a loro. E' questo che aiutera' a mantenere viva la
societa'.

5. LIBRI. ENZO BIANCHI PRESENTA L'AUTOBIOGRAFIA DI DANIEL LIFSCHITZ
[Dal supplemento "Tuttolibri" del quotidiano "La stampa" del 12 aprile 2008
col titolo "Un migrante tra pittura e salmi" e il sommario "L'autobiografia
di Daniel Lifschitz, nato da famiglia ebraica a Berna nel 1937, giovane
comunista sionista, convertitosi al cattolicesimo".
Enzo Bianchi e' animatore della comunita' di Bose. Dal sito
www.festivaletteratura.it riprendiamo questa scheda: "Enzo Bianchi e' nato a
Castel Foglione nel Monferrato nel 1943 ed e' fondatore e priore della
comunita' monastica di Bose. Nel 1966 ha infatti raggiunto il villaggio di
Bose a Magnano (Vercelli) e ha dato inizio a una comunita' monastica
ecumenica cui tuttora presiede. Enzo Bianchi e' direttore della rivista
biblica "Parola, Spirito e Vita", membro della redazione della rivista
internazionale "Concilium" ed autore di numerosi testi, tradotti in molte
lingue, sulla spiritualita' cristiana e sulla grande tradizione della
Chiesa, scritti tenendo sempre conto del vasto e multiforme mondo di oggi.
Collabora a "La stampa", "Avvenire" e "Luoghi dell'infinito"". Tra le opere
di Enzo Bianchi: Il radicalismo cristiano, Gribaudi, 1980; Lontano da chi,
Gribaudi, 1984; Un rabbi che amava i banchetti, Marietti, 1985; Il corvo di
Elia, Gribaudi, 1986; Amici del Signore, Gribaudi, 1990; Pregare la parola,
Gribaudi, 1990; Il profeta che raccontava Dio agli uomini, Marietti, 1990;
Apocalisse di Giovanni, Qiqajon, 1990; Magnificat, benedictus, nunc
dimittis, Qiqajon, 1990; Ricominciare, Marietti, 1991; Vivere la morte,
Gribaudi, 1992; Preghiere della tavola, Qiqajon, 1994; Adamo, dove sei,
Qiqajon, 1994; Il giorno del signore, giorno dell'uomo, Piemme, 1994; Da
forestiero, Piemme, 1995; Aids. Vivere e morire in comunione, Qiqajon, 1997;
Pregare i salmi, Gribaudi, 1997; Come evangelizzare oggi, Qiqajon, 1997;
Libro delle preghiere, Einaudi, 1997; Altrimenti. Credere e narrare il Dio,
Piemme, 1998; Poesie di Dio, Einaudi, 1999; Altrimenti. Credere e narrare il
Dio dei cristiani, Piemme, 1999; Da forestiero. Nella compagnia degli
uomini, Piemme, 1999; Giorno del Signore, giorno dell'uomo. Per un
rinnovamento della domenica, Piemme, 1999; I paradossi della croce,
Morcelliana, 1999; Le parole della spiritualita'. Per un lessico della vita
interiore, Rizzoli, 1999; Ricominciare. Nell'anima, nella Chiesa, nel mondo,
Marietti, 1999; Accanto al malato. Riflessioni sul senso della malattia e
sull'accompagnamento dei malati, Qiqajon, 2000; L'Apocalisse di Giovanni.
Commento esegetico-spirituale, Qiqajon, 2000; Come vivere il Giubileo del
2000, Qiqajon, 2000; La lettura spirituale della Bibbia, Piemme, 2000; Non
siamo migliori. La vita religiosa nella Chiesa, tra gli uomini, Qiqajon,
2002; Quale fede?, Morcelliana, 2002; I Cristiani nella societa', Rizzoli,
2003; La differenza cristiana, Einaudi, 2006.
Daniel Lifschitz (Berna, 1937) e' pittore, esegeta, scrittore e autore
teatrale. Tra le opere di Daniel Lifschitz: E' tempo di cantare. Il grande
Salterio, 4 voll. Edb, 1998-2001; Storielle di rabbini, Paoline, 1999; Ride
bene chi ride ebraico. 300 barzellette dalla A alla Y, Paoline, 1999; Il
rabbi ci insegna... A ridere. Altre barzellette ebraiche dalla A alla Y,
Paoline, 1999; Dio sceglie l'immondizia. Storia di un ebreo cattolico,
Parva, 2008; L'immondizia ama Dio. Storia di un cattolico ebreo, Parva,
2008. Cfr. anche il sito www.dlifschitz.com]

Vi e' chi ha colto nel XIX secolo una svolta epocale in virtu' della quale
la maggior parte delle persone non ha piu' potuto contare su un paio di
certezze che avevano caratterizzato per alcuni secoli le generazioni
precedenti: quella di morire nel proprio borgo natale e quella di esercitare
lo stesso mestiere del proprio genitore.
Di certo oggi ci appare accentuato un dato che in realta' non e' mai stato
del tutto assente dall'esperienza umana: le nostre esistenze attraversano a
volte stagioni mutevoli, periodi in cui sembrano smarrirsi certezze
acquisite, svolte che rimettono in gioco orientamenti e tendenze, episodi
che contraddicono noi stessi e le scelte di cui piu' ci credevamo convinti.
Non e' sempre facile ritrovare il filo rosso che attraversa un'esistenza,
anche perche' a volte non si tratta di un filo ma di un intreccio di tessuti
diversi, apparentemente incompatibili; eppure ciascuno di noi sa di essere
piu' grande dell'insieme degli eventi che lo hanno condizionato, delle opere
che e' riuscito a realizzare, degli errori commessi e delle virtu'
mortificate: ogni essere umano vale piu' delle vittorie e delle sconfitte
conosciute nella sua lotta quotidiana per un'esistenza degna di tal nome.
Chi volesse accostarsi a una vicenda esemplare in questo senso potrebbe
leggere l'autobiografia in due volumi di Daniel Lifschitz (Dio sceglie
l'immondizia. Storia di un ebreo cattolico e L'immondizia ama Dio. Storia di
un cattolico ebreo, Parva, pp. 240 e pp. 224, euto 12 al volume). Nato a
Berna da famiglia ebraica nel 1937, giovane comunista sionista, battezzato
cattolico nel 1966, aspirante cittadino israeliano, evangelizzatore
itinerante nel cammino neocatecumenale poi abbandonato, pittore, esegeta,
scrittore e autore di teatro, Lifschitz e' un "migrante" per sorte divenuta
vocazione che, a mio giudizio, ha trovato due approdi sicuri e pacificanti
nella sua esistenza, due luoghi in cui le sue mescolanze eterogenee hanno
potuto armonizzarsi: la pittura e l'interpretazione dei salmi.
I suoi pastelli che privilegiano l'amore dei chassidim per la Torah e per la
vita, capaci di sfumare una realta' illuminata da una luce "altra", sembrano
indicare la faticosa chiarezza che si fa strada nelle nostre vite; cosi'
come la sua lettura dei salmi, nutrita ma non condizionata dalle vicende
personali, li restituisce alla loro qualita' sorgiva: lodi, invocazioni,
grida di creature umane che sgorgano dal vissuto tragico e gioioso
dell'esistenza per divenire parola rivolta da Dio stesso all'uomo.
Non e' mai dato di discernere con nettezza chi parla e chi ascolta in quei
canti che popolano da millenni la preghiera di Israele e della chiesa; in
essi e' dato invece come dono prezioso di assumere consapevolezza che il
dialogo e' possibile anche nelle situazioni piu' disperate, che sempre vi
sono orecchie e cuore pronti all'ascolto, cosi' come sempre vi sono labbra
che parlano, anche nel silenzio piu' angosciato.

6. STRUMENTI. EDIZIONI QUALEVITA: DISPONIBILE IL DIARIO SCOLASTICO 2008-2009
"A SCUOLA DI PACE"
[Dalle Edizioni Qualevita (per contatti: Edizioni Qualevita, via
Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), tel. 0864460006 oppure
3495843946, e-mail: info at qualevita.it oppure qualevita3 at tele2.it, sito:
www.qualevita.it) riceviamo e diffondiamo]

E' pronto il diario scolastico 2008-2009 "A scuola di pace".
Se ogni mattina, quando i nostri ragazzi entrano in classe con i loro
insegnanti e compagni, potessero avere la percezione che, oltre che andare a
scuola di matematica, di italiano, di musica, di lingua straniera, vanno "a
scuola di pace", certamente la loro giornata diventerebbe piu' colorata,
piu' ricca, piu' appassionante, piu' felice.
Queste pagine di diario sono state pensate per fornire una pista leggera ma
precisa sulle vie della pace. Abbiamo sparso dei semi. Spetta a chi usa
queste pagine curarli, annaffiarli, aiutarli a nascere, crescere e poi
fruttificare. Tutti i giorni. Non bisogna stancarsi ne' spaventarsi di
fronte all'impegno di costruire una societa' piu' umana, in cui anche noi
vivremo sicuramente meglio.
Lo impariamo - giorno dopo giorno - a scuola di pace.
Preghiamo chi fosse intenzionato a mettere nelle mani dei propri figli,
nipoti, amici, questo strumento di pace che li accompagnera' lungo tutto
l'anno scolastico, di farne richiesta al piu' presto. Provvederemo entro
brevissimo tempo a spedire al vostro indirizzo le copie del diario. Grazie.
I prezzi sono uguali a quelli dell'agenda "Giorni nonviolenti" perche', a
fronte di un numero inferiore di pagine, trattandosi di ragazzi, la stampa
dovra' essere piu' rispondente alla loro sensibilita' (verranno usati i
colori) e pertanto piu' costosa.
Per ordini del diario scolastico 2008-2009:
- 1 copia: euro 10 (comprese spese di spedizione)
- 3 copie: euro 9,30 cad. (comprese spese di spedizione)
- 5 copie: euro 8,60 cad. (comprese spese di spedizione)
- 10 copie: euro 8,10 cad. (comprese spese di spedizione)
- Per ordini oltre le 10 copie il prezzo e' di euro 8: costo dovuto al fatto
che quest'anno ci limitiamo ad effettuarne una tiratura limitata.
Per informazioni e ordinazioni: Edizioni Qualevita, via Michelangelo 2,
67030 Torre dei Nolfi (Aq), tel. 0864460006 oppure 3495843946, e-mail:
info at qualevita.it, sito: www.qualevita.it

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 523 del 21 luglio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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