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Voci e volti della nonviolenza. 220



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 220 del 27 agosto 2008

In questo numero:
1. Mao Valpiana: Lev Tolstoj
2. Et coetera

1. MAO VALPIANA: LEV TOLSTOJ
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at nonviolenti.org) per averci
messo a disposizione questo suo articolo apparso sul quotidiano
"Liberazione" del 26 agosto 2008]

I sindaci di Firenze, Venezia, Verona e delle altre citta' che quest'estate
hanno emesso ordinanze contro i mendicanti che chiedono la carita' davanti
alle chiese o sui marciapiedi dove passano i turisti intenti a fare
shopping, forse non sanno che i tanti cittadini che si sono indignati per un
provvedimento cosi' odioso e stupido, hanno un predecessore illustre, il
conte Lev Nikolaevic Tolstoj.
"Una sera d'inverno del 1891, a Mosca, stavo andando alla porta Borovickaja;
presso di essa sedeva un vecchio, un accattone sciancato, avvolto in cenci
fino alle orecchie. Estrassi il borsellino per dargli qualcosa. In quel
momento dal colle del Cremlino accorse un giovane. Il mendico, visto il
soldato, balzo' in piedi impaurito e corse zoppicando giu' verso il giardino
di Alessandro. Il granatiere prese a inseguirlo, ma si fermo' senza
raggiungerlo e si mise a rimbrottare l'accattone perche' non dava retta ai
divieti e sedeva presso la porta. Attesi la' il granatiere. Quando giunse
alla mia stessa altezza, gli chiesi "Hai letto il Vangelo?", "L'ho letto".
"E hai letto: 'Colui che dara' da mangiare all'affamato...'?". Al che il
poliziotto rispose: "E tu hai letto il nostro regolamento militare?". Dissi
che non l'avevo letto. "Allora non parlare", replico' il granatiere
scuotendo trionfalmente la testa, e si diresse con baldanza verso il suo
posto di vedetta" (L. Tolstoj, La mia fede, Mondadori, pp. 43-44).
Il problema dell'obiezione di coscienza e' tutto in questo dialogo. Quando
la regola sociale non coincide con la regola morale, si creano le condizioni
dell'obiezione di coscienza. Il suo contenuto fondamentale e' il rifiuto di
una legge, o di un ordine costituito, quando questi vogliono nascondere o
far accettare situazioni di violenza, di ingiustizia o di oppressione.
*
Tutti sanno che Leone Tolstoj (1828-1910) e' il grande romanziere russo che
ha scritto un capolavoro della letteratura mondiale come Guerra e pace, ma
egli fu anche educatore e riformatore religioso e sociale, nonche'
propugnatore della nonviolenza. Gli ultimi trent'anni della sua vita, dai 52
agli 83 anni, sono stati consacrati ad una attiva opera di proselitismo del
cristianesimo nonviolento. Nel 1880, mentre ancora stava scrivendo Anna
Karenina, attraverso' una profonda crisi personale (poi raccontata in
Confessione): avvertiva un senso di vuoto e di inutilita' che lo porto'
anche sull'orlo del suicidio. Apparteneva all'aristocrazia, era un ricco
latifondista, proprietario di servi, famoso ed ammirato in tutta Europa, ma
fondamentalmente insoddisfatto; si sentiva in piena contraddizione fra le
sue idee e il suo modo di vivere. Vedeva le profonde ingiustizie del sistema
zarista, nel quale era comunque inserito. Riusci' a superare la crisi
esistenziale riscoprendo l'autenticita' del messaggio evangelico,
denunciando la compromissione con il potere della chiesa ortodossa russa e
cercando di vivere in coerenza con il Discorso della Montagna.
Da allora avvenne la sua personale conversione. Trascuro' la narrativa e si
dedico' alla pubblicazione di scritti di carattere religioso, sui problemi
sociali. E' in quel periodo che scrive il libro Che fare?, dedicato alle
terribili condizioni della poverta' urbana, al degrado fisico e morale che
accompagnava la rapida urbanizzazione dei contadini richiamati a Mosca dalle
nascenti fabbriche. Comprese che il benessere delle classi privilegiate
affondava le radici nella disuguaglianza sociale. La soluzione che indica e'
quella di rinunciare alla proprieta' privata, e invitare ognuno a vivere del
proprio lavoro manuale: "nessuno deve sfruttare gli altri, ed ognuno deve
tagliarsi la legna con cui cuoce il proprio cibo", una sorta di comunismo
evangelico.
Nel libro Resurrezione, Tolstoj indica i suoi cinque fondamentali
comandamenti: 1. L'uomo non deve mai uccidere il proprio simile ma nemmeno
adirarsi con lui. 2. L'uomo non profani la bellezza di una donna facendone
strumento del proprio piacere. 3. Mai promettere niente sotto giuramento. 4.
Perdonare le offese, non rifiutare nulla di cio' che gli altri ti chiedono.
5. Amare, aiutare e servire tutti, anche i propri nemici.
Tolstoj si avvicino' sempre di piu' ad una interpretazione letterale del
vangelo, cercando di apprendere da esso insegnamenti pratici per la vita
quotidiana. Riassume la propria personale filosofia cristiana nel libro Il
Regno di Dio e' in voi.
*
Fu proprio leggendo questo testo che Mohandas Karamchand Gandhi, avvocato
indiano intento a difendere i diritti dei lavoratori suoi connazionali
immigrati nel Transvaal, in Sudafrica, trovo' la fede nella "non resistenza
al male" e ne scopri' le grandi potenzialita' pratiche. Nell'autobiografia
Gandhi scrivera': "La sua lettura mi entusiasmo'. Ne ebbi un'impressione
indimenticabile. A quel tempo io credevo nella violenza. Quel libro mi curo'
dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell'ahimsa".
E' grazie all'ispirazione di Tolstoj che Gandhi applica la nonviolenza anche
sul piano politico. Tra l'ottobre 1909 e il novembre 1910 fra i due vi e' un
carteggio di sette lettere (quattro di Gandhi - allora quarantenne -, tre di
Tolstoj - ormai ottantatreenne). Gandhi ha un'ammirazione sconfinata per
Tolstoj, che considera uno dei pensatori piu' lucidi del mondo occidentale,
tanto da intitolargli, ancora vivente, la fattoria "Tolstoj farm", messa a
disposizione dei "resistenti passivi".
Gandhi sintetizza cosi' il pensiero di Tolstoj: gli uomini non devono
accumulare ricchezze; per quanto male ci faccia una persona dobbiamo fargli
del bene; occorre badare piu' ai propri doveri che ai propri diritti;
l'agricoltura e'' la vera occupazione dell'uomo; e' contrario alla legge
divina costruire grandi citta', per costringervi centinaia di migliaia di
persona a lavorare alle macchine e a far arricchire alcuni sfruttando il
lavoro di altri che rimangono poveri.
Tolstoj considera la nonviolenza di Gandhi "l'opera piu' centrale, piu'
importante fra tutte quelle che si svolgono attualmente nel mondo, e di essa
saranno partecipi necessariamente non solo i popoli del mondo cristiano, ma
quelli di tutto il mondo". E in una lettera aggiunge: "Penso che vi fara'
piacere sapere che anche da noi in Russia quest'attivita' si sviluppa
rapidamente nella forma del rifiuto del servizio militare, che si fa ogni
anno piu' diffuso". Gandhi raccoglie subito l'insegnamento e lo rivolge ai
suoi seguaci: "Non resistete al male, ma non partecipate voi stessi al male,
nelle azioni violente dell'amministrazione dei tribunali, della raccolta
delle tasse e, piu' importante ancora, degli eserciti; e nessuno al mondo vi
ridurra' in schiavitu'".
*
Il pacifismo di Tolstoj e' radicalmente antimilitarista. Ci furono molti
giovani che in nome degli ideali tolstojani rifiutarono il servizio militare
e qualcuno anche mori' per le privazioni cui venne sottoposto. Cio' scosse
molto Tolstoj, che vedeva i suoi discepoli andare incontro alla morte. Molti
testi tolstojani dell'epoca furono proibiti dalla censura zarista per il
loro contenuto "sovversivo" e per impedire lo sviluppo del movimento
pacifista tolstojano. Tuttavia le idee contro la guerra dello scrittore
russo si andavano diffondendo in tutta Europa, tanto che egli divento'
autorevole difensore morale di molti giovani obiettori di coscienza. Nel
1896 scrive "I tempi sono vicini" per difendere Van der Weer, obiettore
olandese dell'epoca: "La dottrina cristiana prescrive la non resistenza al
male; essa gli ordina di amare tutti gli uomini; il cristiano non puo'
dunque essere soldato, vale a dire appartenere ad una classe di persone la
cui sola ragione di essere e' di uccidere i propri simili. Cosi' i veri
cristiani hanno sempre rifiutato, come ancora rifiutano, di sottomettersi al
servizio militare. Ma vi sono sempre stati pochi cristiani".
Tolstoj denuncia con forza lo stretto legame esistente fra violenza ed
economia. "Tre sono le cause della guerra: ineguale ripartizione dei beni,
esistenza dell'ordine militare, dottrine religiose ingannatrici... Finche'
profitteremo delle ricchezze privilegiate, mentre le masse saranno oppresse
dal lavoro, ci saranno sempre guerre. Non vale la pena di rifiutare il
servizio militare e nella polizia ed ammettere la proprieta', che si
mantiene soltanto per mezzo del servizio militare e della polizia".
Sono tre i principi fondamentali del pacifismo tolstojano. Il primo: "come
non si puo' asciugare l'acqua con l'acqua, non si puo' spegnere il fuoco con
il fuoco, cosi' non si puo' distruggere il male con il male". Per eliminare
il male occorre una forza di segno contrario: l'amore. Se si aggiunge
violenza a violenza, la somma totale della violenza non puo' che crescere.
Il secondo principio e' la non-collaborazione. Per eliminare ogni forma di
violenza e oppressione politica, basta non parteciparvi: "rifiutare il
servizio militare, rifiutare di fare il giudice, l'avvocato, il politico, di
lavorare le terre altrui ecc. Ogni oppressione infatti si fonda sulla
complicita' degli oppressi".
Il terzo principio, per la lotta contro il male: "Verra' distrutto il male
fuori di noi, solamente quando lo avremo distrutto in noi". Il male puo'
toccarci solo se in un modo o nell'altro vi partecipiamo. E non vi e' nulla
di piu' dannoso per gli uomini del pensare che le cause della loro
situazione non risiedono in loro stessi, ma in condizioni esterne.
*
Quando Tolstoj muore, Gandhi scrive: "Il grande Tolstoj ha lasciato il suo
corpo terreno, ma non puo' esserci morte per l'anima di Tolstoj. Il suo nome
restera' sempre immortale" ("Indian Opinion", 26 novembre 1910).
Oggi comprendiamo meglio la grandezza di Leone Tolstoj e la modernita' del
suo cristianesimo nonviolento, che ha unito Oriente e Occidente; il suo
messaggio, dopo un secolo, e' ancora strumento vivo e utile per opporsi alle
guerre di oggi, mentre le ordinanze dei sindaci di Firenze, Venezia, Verona,
contro i mendicanti, sono  roba dell'Ottocento, come quel granatiere di
vedetta al Cremlino.

2. ET COETERA

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della
nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come
assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel
Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come
metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di
coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa
della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione
Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al
servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla
campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione
della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario
nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione
diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per
"blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio
direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio
della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione
di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato
di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per
la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il
digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana
rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo
ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e
uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di
donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo
profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su
nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in
cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre
2007.
*
Lev Tolstoj, nato nel 1828 e scomparso nel 1910, non solo grandissimo
scrittore, ma anche educatore e riformatore religioso e sociale,
propugnatore della nonviolenza. Opere di Lev Tolstoj: tralasciando qui le
opere letterarie (ma cfr. almeno Tutti i romanzi, Sansoni, Firenze 1967; e
Tutti i racconti, Mondadori, Milano 1991, 2005), della gigantesca
pubblicistica tolstojana segnaliamo particolarmente almeno Quale scuola,
Emme, Milano 1975, Mondadori, Milano 1978; La confessione, SE, Milano 1995;
Perche' la gente si droga? e altri saggio su societa', politica, religione,
Mondadori, Milano 1988; Il regno di Dio e' in voi, Bocca, Roma 1894, poi
Publiprint-Manca, Trento-Genova 1988; La legge della violenza e la legge
dell'amore, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1998; La vera vita,
Manca, Genova 1991; l'antologia Tolstoj verde, Manca, Genova 1990. Opere su
Lev Tolstoj: dal nostro punto di vista segnaliamo particolarmente Pier
Cesare Bori, Gianni Sofri, Gandhi e Tolstoj, Il Mulino, Bologna 1985; Pier
Cesare Bori, Tolstoj, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole
(Fi) 1991; Pier Cesare Bori, L'altro Tolstoj, Il Mulino, Bologna 1995; Amici
di Tolstoi (a cura di), Tolstoi il profeta, Il segno dei Gabrielli, S.
Pietro in Cariano (Vr) 2000.
*
Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo
pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della
nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio
d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di
convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro
la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito
del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico.
Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la
teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione
economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il
30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e
che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti
discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione,
della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un
giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una
natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere
contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e
fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi
sono stati pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di
frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da
Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio
pensiero, e La voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato
l'antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi
ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali
della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono
stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi
massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda
il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza
civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi:
tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente
accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra gli studi cfr. Johan Galtung,
Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente
detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il
Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il
Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il
Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e'
quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia
cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente
utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L.
Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti
Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci,
Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di
Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti
pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero
nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark
Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini,
L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con
la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini)
2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi
in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara,
L'antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega,
Torino 2006.

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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 220 del 27 agosto 2008

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