[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 584



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 584 del 20 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Nello Scardani: Se a Vicenza vinceranno i si'
2. Ripudia la guerra
3. "Peacereporter": Altri morti e feriti in Afghanistan e in Pakistan
4. Michele Boato: Proposte pratiche per salvare il pianeta
5. Giuseppe Aragno: Gaetano Arfe'. Una lezione che il tempo non cancella
6. Chiara Valentini presenta "Piove sul nostro amore" di Silvia Ballestra
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE. NELLO SCARDANI: SE A VICENZA VINCERANNO I SI'
[In vista del referendum del 5 ottobre a Vicenza per impedire la
realizzazione della nuova base di guerra "Dal Molin" anche il nostro vecchio
amico Nello Scardani ha scritto queste righe di amicizia e sostegno alle
persone vicentine impegnate per la pace, la legalita' costituzionale, il
diritto alla vita dell'umanita' intera (per informazioni sul referendum del
5 ottobre a Vicenza si visiti il sito: www.dalmolin5ottobre.it)]

Se a Vicenza vinceranno i si'
i si' alla pace, i si' alla giustizia
il 5 ottobre iniziera' da li'
piu' forte lotta ad ogni ria nequizia.

Se a Vicenza prevarra' cosi'
la fedelta' all'amore e all'amicizia
il 5 ottobre sara' dunque un di'
per l'umanita' intera di letizia.

Si' ardua prova in cosi' picciol spazio
si' grave compito in cosi' breve ora:
opporsi agli arsenali dello strazio,

difendere la civilta' che onora,
respingere di guerra il giammai sazio
mostro. E dal buio far sorger l'aurora.

2. EDITORIALE. RIPUDIA LA GUERRA

"L'Italia ripudia la guerra" recita la legge fondamentale del nostro paese.
La guerra immorale e illegale, la guerra sempre assassina.
*
Cessi la partecipazione italiana alla guerra terrorista e stragista in
Afghanistan.
Cessi la violazione del diritto internazionale e della legalita'
costituzionale.

3. GUERRA. "PEACEREPORTER": ALTRI MORTI E FERITI IN AFGHANISTAN E IN
PAKISTAN
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riportiamo la seguenti
"brevi" del 19 settembre 2008]

Afghanistan. Ferito soldato italiano nella zona di Herat
Una bomba, probabilmente di costruzione artigianale, e' esplosa questa
mattina intorno alle ore 8,25, al passaggio di un veicolo militare
dell'esercito italiano, ferendo leggermente un soldato. L'attacco e'
avvenuto nei pressi del villaggio di Akazai, nella provincia di Herat,
sud-ovest dell'Afghanistan. Il mezzo militare italiano, un blindato Lince,
e' stato gravemente danneggiato.
*
Pakistan. Esplosione in una madrassa a Quetta: 4 morti
Un'esplosione ha ucciso quattro studenti in una madrassa a Quetta, nel
Pakistan sud occidentale. Secondo le prime ricostruzioni qualcuno avrebbe
lanciato un ordigno all'interno della scuola coranica, ma per il momento non
ci sono indizi per risalire agli attentatori. A Quetta, capoluogo della
provincia sud occidentale pachistana del Balucistan, erano state create
negli anni '80 del secolo scorso numerose scuole coraniche per reclutare
volontari per combattere i sovietici nel confinante Afghanistan. Da qui
negli anni '90 ebbe origine il movimento dei talebani.

4. RIFLESSIONE. MICHELE BOATO: PROPOSTE PRATICHE PER SALVARE IL PIANETA
[Dal sito di "Mosaico di pace" (www.mosaicodipace.it) riprendiamo il
seguente articolo dal titolo "Ecologisti felici" e il sommario "Sobrieta' e
decrescita sono vie percorribili per salvare il pianeta dalla deriva
ambientale: suggerimenti, proposte, esperienze possibili per la Giornata per
la salvaguardia del creato".
Michele Boato e' nato nel 1947, docente di economia, impegnato contro la
nocivita' dell'industria chimica dalla fine degli anni '60, e' impegnato da
sempre nei movimenti pacifisti, ecologisti, nonviolenti. Animatore di
numerose esperienze didattiche e di impegno civile, direttore della storica
rivista "Smog e dintorni", impegnato nell'Ecoistituto del Veneto "Alexander
Langer", animatore del bellissimo periodico "Gaia" e del foglio locale "Tera
e Aqua". Ha promosso la prima Universita' Verde in Italia. Parlamentare nel
1987 (e dimessosi per rotazione un anno dopo), ha promosso e fatto votare
importanti leggi contro l'inquinamento. Con significative campagne
nonviolente ottiene la pedonalizzazione del centro storico di Mestre,
contrasta i fanghi industriali di Marghera. E' impegnato nella campagna
"Meno rifiuti". E' stato anche presidente della FederConsumatori. Gia'
apprezzato assessore regionale del Veneto. Con Mao Valpiana e Maria G. Di
Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne
e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di
donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". E' una delle
figure piu' significative dell'impegno ecopacifista e nonviolento, che ha
saputo unire ampiezza di analisi e concretezza di risultati, ed un costante
atteggiamento di attenzione alle persone rispettandone e valorizzandone
dignita' e sensibilita'. Per le elezioni politiche dell'aprile 2008 e' stato
capolista della lista "Per il bene comune" in Veneto e prestigioso candidato
di sostegno in altre regioni. Tra le opere di Michele Boato: ha curato
diverse pubblicazioni soprattutto in forma di strumenti di lavoro; cfr. ad
esempio: Conserva la carta, puoi salvare un albero (con Mario Breda);
Ecologia a scuola; Dopo Chernobyl (con Angelo Fodde); Adriatico, una
catastrofe annunciata; tutti nei "libri verdi", Mestre; nella collana "tam
tam libri" ha curato: Invece della tv rinverdire la scuola (con Marco
Scacchetti); Erre magica: riparare riusare riciclare (con Angelo Favalli);
In laguna (con Marina Stevenato); Verdi tra governo e opposizione (con
Giovanna Ricoveri). Un'ampia intervista a Michele Boato curata da Diana
Napoli e' apparsa nei nn. 157-158 di "Voci e volti della nonviolenza"]

Il rapporto tra esseri umani e natura e' visto in termini conflittuali da
quasi tutti gli economisti: sia un liberista come Adam Smith che un
comunista come Karl Marx, un "socialdemocratico" come John Keynes e un
conservatore come Malthus concordano nella visione di una natura nemica,
impositrice di vincoli contro cui imprenditori, salariati, homo oeconomicus
e stato neo-capitalista devono lottare.
Anche ripercorrendo il pensiero filosofico, troviamo dominante questa
contrapposizione tra genere umano e resto della natura (o ambiente o
creato): da Aristotele a Tommaso d'Aquino, da Cartesio fino a Hegel,
Schopenhauer e Sartre.
*
Collaborare con madre terra
Con fatica scopriamo pero' anche un pensiero che colloca la specie umana in
rapporto di amicizia, persino simbiosi, con gli altri animali, il mondo
vegetale e minerale, la terra, l'acqua, l'aria, tutto l'universo: Pitagora,
Francesco d'Assisi, Spinoza, il gesuita teologo e scienziato evoluzionista
Teilhard de Chardin e i nonviolenti di forte ispirazione religiosa Tolstoj e
Gandhi sono alcuni dei (pochi) riferimenti culturali su cui fondare una
proposta economico-sociale in armonia con una visione ecologista del mondo.
*
Il racconto della creazione
E' utile rileggere la Genesi con il racconto della creazione: non siamo piu'
ai tempi di Galileo e dell'Inquisizione, il racconto biblico non va preso
alla lettera, ma per i messaggi che esso contiene:
"Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco che era molto buono" (1,31);
la natura e' qualcosa di molto bello, di positivo, cosi' bello da non
spiegarsi che come la creazione di un Dio buono.
"Dio modello' l'uomo con la polvere del terreno e soffio' nelle sue narici
un alito di vita" (2, 7); la specie umana non e' separata dalla natura, e'
fatta degli stessi elementi, si nutre di frutta e sementi, come gli altri
animali si nutrono d'erba (1, 29-30): e' lo spirito del Cantico delle
creature: messer lo frate Sole, sora Luna e le stelle, frate Vento, sora
Aqua, frate Foco e, soprattutto, sora nostra madre Terra.
La riflessione si fa piu' complessa attorno alle parole "Facciamo l'uomo a
nostra immagine e somiglianza, perche' possa dominare sui pesci del mare e
sui volatili del cielo, sul bestiame ecc." (1, 26) e, poco piu' avanti,
"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela":
espressioni come "dominare" e "soggiogare", prese alla lettera, indicano un
rapporto di superiorita', di sfruttamento, di mercificazione della natura e
di tutto cio' che non e' umano, come se fossimo i padroni dell'universo,
autorizzati a farne qualsiasi uso, pur di averne un vantaggio.
Ne puo' scaturire, insomma, una visione antropocentrica in cui ogni cosa ha
un valore solo se e' utile alla specie umana, che ne puo' disporre a suo
piacimento. E' l'ideologia produttivista che sta alla base di gran parte
delle teorie economiche e del positivismo scientista che ci ha portato alla
strage nucleare "militare" di Hiroshima e Nagasaki, al disastro nucleare
"civile" di Cernobyl, alla diossina di Seveso, alla chimica assassina di
Bhopal (India), a decine di migliaia di morti da amianto, cloruro di vinile,
benzene e da tante altre sostanze utili alla produzione e ai profitti.
Ci viene in soccorso il seguito di Genesi: la tentazione di diventare come
Dio, mangiando il frutto proibito, e' fortissima; Adamo ed Eva non sanno
resistervi e distruggono l'armonia con la natura nella quale erano stati
posti; si devono rendere conto che "polvere sei e polvere devi tornare" (3,
19). A questo messaggio dobbiamo giungere nuovamente: non e' il caso di
cadere ancora nelle false promesse dei serpenti, ricoperti di dollari invece
che di squame.
*
Iceberg in avvicinamento
Sono sempre piu' evidenti i segnali che dovrebbero portare a una radicale
inversione di rotta:
La crescita vertiginosa di popolazione e produzione industriale non lasciano
piu' dubbi sul rapido avvicinarsi dell'esaurimento di alcune risorse, in
particolare i combustibili fossili, da cui dipendiamo all'80%: in un giorno
consumiamo combustibile fossile che la terra ha prodotto in mille
lunghissimi anni!
L'esplodere di continue guerre e crisi internazionali per il controllo delle
risorse energetiche, alimentari e idriche.
L'aumento incontenibile dei costi, soprattutto energetici (sia petrolio che
uranio), come crescono inesorabilmente i costi della depurazione delle acque
e dello smaltimento dei rifiuti non differenziati.
Il moltiplicarsi di patologie degenerative (alzheimer, tumori e leucemie),
metaboliche (diabeti) e cardiocircolatorie (infarti) legate al modo di
produzione e consumo metropolitano.
I cambiamenti climatici che si manifestano col progressivo aumento della
temperatura mondiale e il moltiplicarsi di eventi catastrofici (uragani,
brevi e disastrose piogge torrenziali alternate a lunghe siccita').
Ma quasi nessuno, in politica e nella vita quotidiana, sembra accorgersene:
si continua a produrre e a comprare allegramente automobili da mettere in
fila nelle tangenziali, con una sola persona a bordo, come se ci fosse un
serbatoio inesauribile di petrolio e l'atmosfera potesse assorbire
illimitati gas di scarico. Si gettano miliardi di bottiglie di plastica, si
trasportano sempre piu' merci sempre piu' lontano, con camion e aerei sempre
piu' inquinanti. Una travolgente festa da ballo su un Titanic esteso come
tutta la terra, con un miliardo di abitanti in prima classe, e gli altri
cinque ai piani inferiori. Tutti ignari degli iceberg in rotta di
collisione.
*
Decrescita e sobrieta'
Dati i limiti fisici della Terra, passare dalla crescita cieca alla
decrescita e' una strada obbligata; il problema e' farlo in tempo, evitare
un collasso, come quello che ha fatto scomparire civilta' che sembravano non
avere problemi, come Mesopotamia, Maya, Isola di Pasqua, Groenlandia
precolombiana.
La moltiplicazione degli oggetti posseduti non da' la felicita': il
"ben-essere" si raggiunge piu' facilmente con una vita basata sulla
sobrieta' nei consumi e l'autoproduzione dei beni.
La decrescita puo' cominciare con una scelta di vita personale o di piccola
comunita': l'autoproduzione del maggior numero di beni, di cui si ha
bisogno, fuori dal mercato, dalle materie prime (latte, grano, pomodori,
frutta, uova, ecc.) ai beni (pane, pasta, dolci, yogurt, passate,
marmellate).
In questo modo si mangia genuino, con sapori, colori e profumi veri,
spendendo molto poco in denaro, ma con maggior impegno fisico e mentale (il
che non guasta).
Assieme c'e' la sobrieta': riduzione di consumi superflui (o dannosi, come
fumo, eccesso di zuccheri e di alcol, mettersi in coda in auto per ore,
ecc.), e sostituzione di mezzi inquinanti/discriminanti con altri piu'
"leggeri" ed equi: esempi consistenti sono sostituire l'auto privata con
mezzi pubblici, la bici, o l'andare a piedi, e la sostituzione del
riscaldamento/condizionamento a combustibili fossili con una buona
coibentazione e i pannelli solari.
L'insieme di autoproduzione e sobrieta' (senza estremismi, con intelligenza,
entusiasmo, coinvolgendo amici e vicini) ci libera da un po' di schiavitu'
delle merci, toglie importanza al denaro, al lavoro dipendente, crea "tempo
liberato" da utilizzare per il proprio piacere; e' "ecologia della mente".
*
... e di economia locale
Decrescita e sobrieta' sono anche proposte complessive per la societa', a
partire da esperienze locali che si allargano via via. Ecco alcune idee:
- Corsi di autoproduzione in orticoltura, cucina, falegnameria, cucito, ecc.
in ogni tipo di scuola, e in sedi aperte a tutti, giovani, adulti e anziani.
- Corsi di manutenzione, riparazione, restauro di ogni tipo di bene, per
farli durare il piu' a lungo possibile: biciclette, mobili, impianti
elettrici e idraulici, elettrodomestici, automobile, ecc.
- Produrre entro un raggio di pochi chilometri i beni di prima necessita'
(alimenti, abbigliamento, edilizia e arredo), utilizzando il piu' possibile
materiali locali e/o di recupero, in modo da ridurre trasporti e
pendolarismo; consumare prodotti locali, garantiti dai marchi d'origine e
venduti direttamente dai produttori nei campi e in mercati locali
settimanali.
- Ridurre al minimo i rifiuti, compostando in orto gli scarti verdi e di
cucina, con la raccolta "porta a porta" e una tariffa proporzionale ai
rifiuti prodotti.
- Incentivare la mobilita' pedonale, ciclabile, su mezzi pubblici a basso
inquinamento, tra loro fortemente interconnessi: treni, tram, bus a metano,
metro di superficie, taxi collettivi, car pulling.
- Sostenere, con leggi, regolamenti, incentivi economici, comunicazione,
ecc., l'autoproduzione e l'economia locale.
- Valorizzare il turismo (anche culturale e naturalistico) nella propria
regione.
- Sostenere le Reti di Economia Locale e le Banche del Tempo, basate sul
baratto e sullo "scambio circolare" di servizi e di beni: accompagnare i
bambini a scuola o gli anziani al mercato, insegnare una lingua straniera o
a suonare uno strumento musicale sono "servizi" che devono uscire dallo
scambio monetario, per rientrare nella normale (millenaria) vita
comunitaria.

5. MEMORIA. GIUSEPPE ARAGNO: GAETANO ARFE'. UNA LEZIONE CHE IL TEMPO NON
CANCELLA
[Ringraziamo Giuseppe Aragno (per contatti: geppinoaragno at libero.it) per
averci messo a disposizione questo suo ricordo di Gaetano Arfe'.
Giuseppe Aragno (Napoli, 1946), storico, saggista, docente, militante
sindacale, studioso del movimento operaio, collabora con la cattedra di
Storia contemporanea dell'Universita' degli Studi "Federico II" di Napoli;
ha pubblicato vari libri di ricerca storica e scrive su riviste
specializzate. Ha curato l'edizione degli Scritti di storia e politica di
gaetano Arfe'. Tra le opere di Giuseppe Aragno: Siete piccini perche' siete
in ginocchio. Il "Fascio dei lavoratori" prima sezione napoletana del Psi
(1893-1894), Bulzoni, Roma 1989; (con Gloria Chianese, Andrea De Santo,
Alexander Hobel), Fascismo e lavoro a Napoli. Sindacato corporativo e
antifascismo popolare, Ediesse, Roma 2006.
Gaetano Arfe', figura illustre della sinistra italiana, e' deceduto nel
2007. Dal sito della Fondazione Turati (www.pertini.it/turati) riprendiamo
alcune stralci della scheda a lui dedicata: "Gaetano Arfe' e' nato a Somma
Vesuviana (Napoli) il 12 novembre 1925. Si e' laureato in lettere e
filosofia all'Universita' di Napoli nel 1948. Si specializzo' in storia
presso l'Istituto italiano di studi storici presieduto da Benedetto Croce,
con cui entro' in contatto fin dal 1942. Nel 1944 si arruolo' in una
formazione partigiana di "Giustizia e Liberta'" in Valtellina. Nel 1945 si
iscrisse al Partito socialista e divenne funzionario degli Archivi di Stato
intorno al 1960. A Firenze era gia' entrato in contatto con Calamandrei,
Codignola e il gruppo de "Il Ponte" e aveva collaborato con Gaetano
Salvemini alla raccolta dei suoi scritti sulla questione meridionale. Nel
1965 ottenne la libera docenza in storia contemporanea e insegno' a Bari e a
Salerno. Nel 1973 divenne titolare della cattedra di storia dei partiti e
dei movimenti politici presso la facolta' di Scienze Politiche
dell'Universita' di Firenze. Nel 1959 venne nominato condirettore della
rivista "Mondo Operaio", carica che conservera' fino al 1971. Dal 1966 al
1976 fu direttore dell' "Avanti!". Dal 1957 al 1982 fu membro del comitato
centrale e della direzione del Psi. Nel 1972 venne eletto senatore... Nel
1976 venne eletto deputato... Nel 1979 venne eletto deputato al Parlamento
europeo... Nel 1985 lascio' il Psi, motivando la sua scelta nel volumetto La
questione socialista (1986). Nel 1987 venne eletto senatore per la sinistra
indipendente. Ha scritto numerosi libri e saggi, tra cui la Storia
dell'"Avanti!" (1958) e la Storia del socialismo italiano 1892-1926 (1965)".
Dalla Wikipedia, edizione italiana (http://it.wikipedia.org), riprendiamo
per stralci la seguente scheda: "Gaetano Arfe' (Somma Vesuviana, 12 novembre
1925 - Napoli, 13 settembre 2007) e' stato un politico, giornalista e
storico italiano. Nel 1942, subito dopo la licenza liceale, entra a far
parte di "Italia Libera", un gruppo clandestino di ispirazione azionista e
viene presentato a Benedetto Croce da Ettore Ceccoli, editore e libraio ex
comunista e amico del padre. All'universita' conosce Giorgio Napolitano e
prende a frequentare giovani antifascisti. La polizia pero' lo tiene
d'occhio e i genitori lo mandano da uno zio a Sondrio. Giunto nella citta'
lombarda ai primi del 1943, collabora con alcuni azionisti che aiutano
prigionieri di guerra, perseguitati politici ed ebrei a varcare il confine
svizzero. Arrestato e tornato libero dopo alcune settimane, svolge attivita'
di collegamento tra il Cln di Sondrio e Milano e i partigiani della
Valtellina ai quali si unisce nel 1944 militando in una formazione di
Giustizia e LIberta' fino alla Liberazione. Dopo la guerra, nel 1945 si
iscrive al partito socialista, nel quale rimarra' fino al 1985, e ricomincia
a studiare. Laureatosi in lettere e filosofia a Napoli nel 1948, si
specializza in storia presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici
presieduto da Benedetto Croce. Negli anni Cinquanta, mentre e' funzionario
presso l'Archivio di Stato di Napoli, partecipa ad una manifestazione per la
pace organizzata dalla "Gioventu' meridionale" con l'appoggio del Pci, e per
questo viene trasferito d'autorita' a Firenze, dove entra in contatto con la
rivista "Il Ponte" e con personalita' dell'antifascismo quali Romano
Bilenchi, direttore del "Nuovo Corriere", Delio Cantimori, Cesare Luporini,
Piero Calamandrei e Tristano Codignola. Collabora inoltre con Gaetano
Salvemini alla raccolta degli scritti sulla questione meridionale. Dal 1965
e' libero docente di Storia contemporanea nelle Universita' di Bari e
Salerno. Nel 1973 diviene titolare della cattedra di Storia dei partiti e
movimenti politici presso la facolta' di Scienze politiche dell'Universita'
degli Studi di Firenze. Dal 1959 al 1971 e' condirettore della rivista
socialista "Mondo Operaio", e dal 1966 diviene direttore del quotidiano
socialista "Avanti!", alla cui guida restera' per dieci anni. Proprio a
causa delle inchieste sulle "trame nere" pubblicate sul giornale da lui
diretto, Arfe' e' vittima di un attentato terroristico che il 2 aprile del
1975 devasta la sua abitazione con un ordigno esplosivo, provocando il
ferimento di tre persone. Nel Psi fa parte del comitato centrale e della
direzione del partito dal 1957 al 1982; nel 1972 e' eletto senatore nel
collegio di Parma, e ricopre il ruolo di vicepresidente della Commissione
istruzione e poi della Commissione esteri, ed e' relatore della legge sui
Provvedimenti urgenti per l'Universita'. Nel 1976 e' eletto deputato nel
collegio di Parma-Modena-Reggio-Piacenza; entra nella Commissione affari
costituzionali e rappresenta il gruppo socialista nelle trattative sul
Concordato. Nel 1979 viene eletto deputato al Parlamento europeo per il
collegio Nord-est per le liste del Psi: e' relatore sul tema della politica
televisiva europea e promuove la Carta dei diritti delle minoranze etniche e
linguistiche. E' stato membro della Commissione per la gioventu', la
cultura, l'educazione, l'informazione e lo sport e della Delegazione al
comitato misto Parlamento europeo/Assemblea della Repubblica del Portogallo.
Ha aderito al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo. La
Risoluzione del Parlamento europeo dedicata alla tutela delle minoranze
etniche e linguistiche, approvata il 16 ottobre 1981, e' anche nota come
"Risoluzione Arfe'". Nel 1986, in totale disaccordo col segretario Bettino
Craxi, lascia il partito socialista, e da' alle stampe lo scritto La
questione socialista, con cui motiva la fuoruscita dal Psi. Nel 1987, e'
eletto senatore nel collegio di Rimini come indipendente nelle liste del
Pci. Muore a Napoli il 13 settembre 2007 in seguito ad una crisi
respiratoria. Fra i suoi scritti piu' importanti: Storia dell'Avanti!,
edizioni Avanti!, Milano 1956-1958, ristampato a cura di Franca Assante,
Giannini, Napoli, 2002; Storia del socialismo italiano 1892-1926, Einaudi,
Torino 1965; Storia delle idee politiche economiche e sociali, (cura del V
volume, sull'eta' della rivoluzione industriale), Utet, Torino 1972; La
questione socialista: per una possibile reinvenzione della sinistra.
Einaudi, Torino 1986; I socialisti del mio secolo, a cura di Donatella
Cherubini, Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 2002; Scritti di storia e politica,
a cura di Giuseppe Aragno, La Citta' del Sole, Napoli 2005. Numerosi i suoi
scritti ed interventi su personaggi e tematiche di storia dei movimenti
politici, con attenzione anche alle vicende di Giustizia e Liberta',
dell'anarchismo, su momenti e personaggi minori della storia del movimento
operaio. Negli ultimi anni della sua vita ha collaborato con la rivista
online "Fuoriregistro". Opere su Gaetano Arfe': Ciro Raia, Gaetano Arfe'. Un
socialista del mio paese, Piero Lacaita editore, Manduria-Bari 2003". Molti
utili materiali sono nel sito www.amicidigaetano.ilcannocchiale.it]]

Gaetano Arfe' se ne e' andato un anno fa. Il tempo ha le sue leggi, ogni
ciclo si chiude e, d'altra parte, anche la morte ha talvolta una sua
umanita' e puo' capitare di doverla ringraziare. Come avrebbe vissuto,
infatti, Arfe' quest'anno oltraggioso cui Atropo ha voluto sottrarlo? In
versi di una brevita' secca e spigolosa e di un'amarezza profonda e
struggente, Catullo, uno dei piu' grandi poeti d'ogni tempo, fisso', al
tramonto della repubblica, lo sgomento dell'uomo - ogni uomo, l'uomo di ogni
tempo - di fronte allo spettacolo nauseabondo di una situazione politica che
degenera al punto che la miseria morale e l'interesse personale e di parte
prendono il sopravvento sull'onesta' intellettuale e l'interesse collettivo:
"Che c'e', Catullo? A che tardi a morire?
Nonio Scrofola ha la sella curule,
pel consolato spergiura Vatinio.
Che c'e', Catullo? A che tardi a morire?".
Che avrebbe potuto dire Arfe', partigiano, storico del socialismo e grande
maestro di democrazia, ormai vecchio e stanco, oggi che un cerchio si chiude
e un nuovo regime si impadronisce del Paese che sta a guardare inerte,
mentre un fascista diventato ministro delle Repubblica esalta i suoi
camerati di Salo'? Avrebbe forse raccontato, pacato e avvincente, come
spesso soleva fare, di quella volta in cui, giovanissimo partigiano, era
sceso dai monti della Valtellina, rischiando la vita, per accompagnare alla
tomba un suo giovane amico repubblichino della divisone "Monterosa", caduto
in uno scontro a fuoco coi suoi compagni. La guerra ha regole feroci -
avrebbe detto - e i caduti meritano tutti rispetto. A dividere erano e sono
le cause dello scontro che vide contrapposte le ragioni della democrazia e
quelle disumane del razzismo e del totalitarismo. Qui, nei valori di
riferimento, la distanza era incolmabile e la distinzione rimane netta.
Chi e' stato per mare e conosce la violenza inaudita della burrasca sa
perfettamente cosa significhi poter contare sull'esperienza e sul coraggio
sereno di chi la bufera l'ha affrontata. Viviamo tempi bui e attraversiamo
un mare gonfio e minaccioso. Arfe' non e' piu' fisicamente con noi e
tuttavia il patrimonio di idee che ci ha lasciato, il suo esempio di
coerenza, onesta' intellettuale e amore per la liberta' offrono ancora un
timone sicuro e una bussola a cui affidarsi.

6. LIBRI. CHIARA VALENTINI PRESENTA "PIOVE SUL NOSTRO AMORE" DI SILVIA
BALLESTRA
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 18 settembre 2008 col titolo "Quell'Italia
che rifiuta la liberta' delle donne" e il sommario "Silvia Ballestra. Da
oggi e' in libreria Piove sul nostro amore (Feltrinelli), un viaggio nel
mondo inospitale dell'aborto, in un paese, l'Italia, dove sta accadendo
qualcosa di inquietante..."
Su Chiara Valentini dal sito www.controparola.it riprendiamo la seguente
scheda: "Chiara Valentini e' giornalista e saggista. Nel suo lavoro si e'
occupata di politica e di cultura, a 'Panorama' e poi all''Espresso',
scrivendo anche vari libri, fra cui una biografia di Enrico Berlinguer, piu'
volte ripubblicata. Ma il filo rosso del suo impegno saggistico sono state
le donne e la condizione femminile. Da Care compagne,con Laura Lilli, sul
femminismo nei partiti e nei sindacati (Editori Riuniti, 1979), a L'arma
dello stupro, con Elena Doni, sullo stupro etnico in Bosnia (La Luna, 1992),
a Le donne fanno paura(Il Saggiatore, 1997), uno dei primi libri ad aver
indagato sulle discriminazioni delle italiane nella politica, nel lavoro,
nella vita familiare. Nel 2004 ha pubblicato La fecondazione proibita
(Feltrinelli), impegnandosi attivamente nella campagna referendaria e
partecipando, anche dalle colonne dell''Espresso', alla discussione che ha
infiammato l'Italia. Sul sito on line del settimanale per cui scrive
(www.espressonline.it) tiene il blog RosaBlog".
Silvia Ballestra e' scrittrice e traduttrice. Dal sito www.municipio.re.it
riprendiamo la seguente breve autopresentazione di alcuni anni fa: "Sono
nata nelle Marche nel 1969. Sono laureata in lingue e letterature straniere
moderne. Ho esordito nel 1990 nell'antologia Papergang, Under 25, terzo
volume curata dallo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Il mio primo libro
Compleanno dell'iguana e' uscito nel 1991, contemporaneamente, da
Transeuropa e Mondadori. E' stato tradotto in Francia, Portogallo, Germania.
Segue il romanzo La guerra degli Anto', del 1992, sempre per Transeuropa e
Mondadori. Da questo libro e' stato tratto il film, uscito nel 1999, per la
regia di Riccardo Milani. Nel 1994 e' uscita la raccolta Gli orsi per la
Feltrinelli, nel 1996 la lunga intervista biografica a Joyce Lussu: Joyce
L., una vita contro (Baldini e Castoldi), nel 1998 il romanzo La giovinezza
della signorina N.N., una storia d'amore (Baldini e Castoldi)... Insieme a
Giulio Mozzi ho curato il primo volume dell'antologia Coda riservata ai
giovani under 25 edita da Transeuropa. Ho curato poi diverse traduzioni dal
francese e dall'americano. Attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho iniziato a
scrivere a 18 anni. Ero al primo anno di Universita', a Bologna, e ricordo
di aver comprato il secondo volume dell'antologia curata da Pier Vittorio
Tondelli, che conoscevo gia' come autore di Altri libertini e Pao Pao.
Scrissi forse quattro o cinque racconti e li inviai alla Transeuropa: dopo
circa un anno di silenzio fui contattata da Massimo Canalini, l'editor che
si occupava della narrativa. Tondelli aveva letto le mie cose e promise di
metterle nel nuovo volume. Nel frattempo (sono passati tre anni per arrivare
alla pubblicazione) ogni volta che scrivevo qualcosa di nuovo lo sottoponevo
a Canalini - la Transeuropa aveva sede bolognese - e insieme discutevamo il
da farsi. Cosi', da un racconto intitolato "Yes, ya, oui, ya, si'" e' emersa
la figura del giovane pescarese Anto' Lu Purk, un personaggio punk che in
quella storia ambientata all'Isola del Kantiere svolgeva un ruolo
secondario, sullo sfondo. Canalini mi suggeri' di lavorare su quel
personaggio e su quella lingua, abbandonando certi miei toni piu' trucidi e
cupi per dedicarmi a qualcosa di piu' comico e ridanciano. Nacque cosi' il
racconto lungo "La via per Berlino" seguito poi da La guerra degli Anto',
romanzo che era gia' pronto prima della pubblicazione d'esordio e cioe'
prima del Compleanno dell'iguana. A quell'epoca - ma anche adesso, perche'
certi autori fondamentali li leggo e rileggo spesso - leggevo soprattutto
libri americani. Inutile dire che si scrive perche' si legge, perche' si
conosce l'immenso piacere della scrittura. Per quanto mi riguarda, la mappa
dei miei scrittori di riferimento me la sono costruita da sola, nel tempo,
senza che nessuno mi aiutasse ad orientarmi, almeno all'inizio. Voglio dire,
e' anche una grande soddisfazione fare le proprie scoperte, trovarsi da
soli, in libreria o in biblioteca, un buono scrittore e leggere tutto quello
che ha scritto. In seguito, a volte per strani percorsi, c'e' stata una
ulteriore selezione che ha ristretto il campo agli autori 'utili' per
scrivere. Carver e' sempre stato il mio preferito, ma c'erano anche Selby,
Brautigan, Mc Inerney, Leavitt, ovviamente Hemingway, Steinbeck, Caldwell,
il grandissimo Salinger (i racconti e i libri meno noti), Bukowski, Fante e
Shepard. Ho confessato tutto, anche alcuni che oggi potrei rinnegare come
questi ultimi tre. Poi c'e' stata la scoperta di alcune scrittrici come la
O' Connor, Edna O' Brien, Grace Paley, piu' alcune giovani americane. Per
quanto riguarda i classici, essendomi laureata in lingue, posso dire di
conoscere bene la letteratura francese e inglese, piu', ovviamente, i grandi
russi che spero tutti abbiano letto, in particolare Cechov. Fra gli
italiani, fondamentali per me sono stati Arbasino, ovviamente Tondelli,
Luigi di Ruscio e Joyce Lussu. Fra i giovani seguo con particolare
attenzione il lavoro di Claudio Piersanti, Romolo Bugaro, Andrea Demarchi e
Enrico Brizzi". Opere di Silvia Ballestra: (con Guido Conti e Raffaella
Venarucci), Papergang (under 25 III), Transeuropa, 1990; Compleanno
dell'iguana, Mondadori e Transeuropa, 1991; La Guerra degli Anto', Mondadori
e Transeuropa, 1992; Gli orsi, Feltrinelli, 1994; (con Joyce Lussu), Joyce
L. Una vita contro, Baldini & Castoldi, 1996; Il disastro degli Anto',
Baldini Castoldi Dalai, 1997; La giovinezza della signorina N. N. Una storia
d'amore, Baldini Castoldi Dalai, 1998; Romanzi e racconti, Theoria, 1999;
Nina, Rizzoli, 2001; Il compagno di mezzanotte, Rizzoli, 2002; Senza gli
orsi, Rizzoli, 2003; Tutto su mia nonna, Einaudi, 2005; La seconda Dora,
Rizzoli, 2006; Contro le donne nei secoli dei secoli, Il Saggiatore, 2006;
Piove sul nostro amore, Feltrinelli, Milano 2008]

Un paese che ha una passione neanche tanto segreta per tormentare le donne.
E' questa alla fine dei conti l'immagine che vien fuori dal viaggio che la
scrittrice Silvia Ballestra ha voluto compiere su un terreno dove ben poche
della generazione under 40 si erano finora avventurate, il terreno malfido e
pieno di contraddizioni dell'aborto. Capisco bene che non deve essere
semplice, per chi come Ballestra aveva nove anni quando la legge 194 era
stata votata e 11 quando un referendum che voleva cancellarla veniva
respinto massicciamente dal 68% degli italiani, riprendere in mano una
vecchia storia derubricata a lungo dal senso comune come fatto privato. Ma
chi era cresciuta in quel "dopo" anche troppo rassicurante (quante volte,
ancora fino all'altro ieri, abbiamo sentito ripetere come un mantra
"l'aborto non si tocca...") ha anche un vantaggio, la capacita' di
indignarsi che nasce dalla scoperta di qualcosa che non si credeva
possibile. E infatti e' dall'inimmaginabile 8 marzo 2008 di Giuliano
Ferrara, e dalla sua scelta di lanciare proprio quel giorno la sua creatura
elettorale a sostegno di una moratoria dell'aborto che parte il libro di
Silvia Ballestra (Piove sul nostro amore. Una storia di donne, medici,
aborti, predicatori e apprendisti stregoni, Feltrinelli, Serie Bianca, pp.
176, 14 euro).
I segni che in Italia sta succedendo qualcosa di inquietante la Ballestra se
li ritrova dove meno se l'aspetta. E' in un ambulatorio dell'Aied che scopre
l'esistenza di un turismo di specie nuova, tante italiane che se ne vanno in
Francia, in Olanda o in Svizzera non per tentare in ambienti migliori quella
pratica a rischio che e' da noi la fecondazione assistita, ma per
interrompere una gravidanza. In Canton Ticino ci sarebbe un calo notevole
degli aborti se non ci fossimo noi, le straniere in arrivo da un paese
cosiddetto evoluto, a far alzare la percentuale del 25%. Perche'? Le ragioni
sono molte, e attengono a quella guerra neanche tanto sotterranea alla
liberta' riproduttiva delle donne di cui la moratoria peraltro fallita di
Ferrara e' stata solo un sintomo. Una trovata cosi' apparentemente
paradossale d'altra parte non sarebbe stata pensabile senza quel retroterra
di movimenti per la vita e di centri di aiuto a non interrompere la
gravidanza o senza le schiere di militanti pro life appostati all'ingresso
degli ospedali che gridano "stai per uccidere un bambino" e sventolano
cartelli del genere "Mamma ti voglio bene, non farmi del male".
Ma nel mondo pro life non tutto e' cosi' scontato. Meno prevedibile per
esempio e' il ricorso alla psicoanalisi usata come barriera contro il
relativismo culturale che viene fatto nelle scuole di formazione per gli
attivisti della vita. In parte inatteso anche lo stile di comunicazione piu'
amichevole di una parte dei centri di aiuto, dove cartelli e volantini
rinunciano al terrorismo iconografico per mostrare pance rotonde e mazzi di
margherite. Piu' che donne assassine, sembrano suggerire queste immagini,
donne da aiutare e sostenere. Ma poi, approfondendo meglio, Ballestra scopre
una specie di doppia morale. "Non sei assassina, ma commetti un omicidio" e'
il messaggio sotterraneo. Assistendo ad una lezione del professor Mario
Palmaro, docente alla Pontificia universita' Regina Apostolorum, l'astro
nascente della bioetica piu' integrista, comincia a capire la ratio di
questa offensiva che specie dopo il fallito referendum sulla fecondazione
assistita sta avvolgendo la 194. L'obiettivo, almeno per il momento, non e'
tanto di mettere mano alla legge, ma di trasformare in senso sempre piu'
negativo la percezione che la societa' ha dell'aborto. "Far vedere che
esiste una 194 percepita e una 194 reale, che ha trasformato un delitto in
un diritto", predica il professor Palmaro. Ed ecco la sua ricetta, obiezione
di coscienza ad oltranza, "da parte di ciascuno di noi". Non solo insomma
della moltitudine crescente dei ginecologi, che in varie regioni ha quasi
paralizzato il servizio. No, qualunque strumento che in qualche modo si
opponga al dispiegarsi della vita va mandato in tilt. E cosi' i medici del
pronto soccorso rifiutino di prescrivere la pillola del giorno dopo e i
farmacisti di venderla, per non parlare di quella bestia nera che e' la
Ru486, la killer pill nel linguaggio antiabortista. Questo farmaco che
consente di evitare i ferri e l'anestesia, in uso da tempo in tutto
l'Occidente, ha infatti la grave colpa di "banalizzare l'aborto"
cancellandone l'aspetto cruento, di renderlo piu' leggero e accettabile. E
quindi in Italia, nonostante la sperimentazione di Silvio Viale a Torino e
qualche tentativo in Emilia e Toscana, le donne devono continuare ad
"abortire con dolore".
In questo territorio sempre piu' inospitale che e' oggi l'interruzione di
gravidanza si aggiranno perplesse ragazze e giovani donne. Sono in numero
molto ridotto rispetto al passato, visto che la 194 ha dimezzato le cifre. E
sono piu' isolate. Scrive Ballestra che oggi la grande maggioranza delle
giovani si considera immune da qualcosa di cui si parla cosi' poco, non
crede che tocchera' proprio a lei. Quando succede il problema e' grande,
come la vergogna che le accompagna in un percorso accidentato di visite e
certificati spesso difficili da ottenere, mentre le settimane passano e la
paura di non fare in tempo cresce. E' forse la parte piu' bella del libro il
racconto di questi aborti legali a cui si arriva avendo sentito parlare in
modo piuttosto vago di libera scelta e di autodeterminazione femminile. Come
la ragazzina appena diciottenne che piomba in ospedale senza neanche una
camicia da notte visto che nessuno le ha detto di portarla, e si ritrova
annichilita davanti ai medici "con certi sandaletti azzurri ai piedi e la
gonna tirata su, lo slip appallottolato in una mano e gli occhi fissi al
soffitto" e poi si trascina per anni un lutto difficilmente gestibile. O
quell'altra che seduta in attesa su una panchetta davanti alla "stanza 194"
dell'ospedale milanese di Niguarda "sente uno strano rumore, come di
aspirapolvere... un rumore assordante, lancinante, che ferisce dentro e
fuori".
C'e' da dire che in trent'anni e' cambiata la percezione stessa della
gravidanza, anche per quelle ecografie che ti fanno vedere il feto, quegli
esami che ti fanno sapere molto presto se sara' maschio o femmina. La
rinuncia puo' essere piu' dura, piu' lacerante. Ma di questi mutamenti e
sentimenti c'e' poco spazio per parlare. In un paese come l'Italia e'
pericoloso farlo, puoi sempre trovare un ateo devoto o un militante per la
vita che sta li' pronto a ritorcerti contro il tuo dolore, a trasformarlo in
un'arma contundente. E cosi' quel poco di riflessione che si e' sviluppata
negli ultimi anni e' stata piu' uno scontro all'arma bianca che un'analisi
meditata. Con qualche femminista come Eugenia Roccella che e' passata
dall'altra parte e poche altre che invece hanno cercato di aprire nuove
porte. Con una di loro, la storica Anna Bravo, Ballestra si sente in
sintonia, per quel suo coraggio a sostenere che nell'aborto ci sono due
vittime, la donna e anche il feto. E' una riflessione che scotta, in
presenza di quei "diritti del concepito", perno della legge sulla
fecondazione assistita, che ha contrapposto il nascituro alla madre, con
quel che ne e' conseguito. Allo stesso tempo sono evidenti i prezzi che
stiamo pagando proprio per aver lasciato alla Chiesa il monopolio della
riflessione etica sui temi della vita. Anche questo viaggio su territori
poco frequentati ha il merito di ricordarcelo.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 584 del 20 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it