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Nonviolenza. Femminile plurale. 210



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 210 del 25 settembre 2008

In questo numero:
1. Antonella Litta: Oggi a Viterbo, un anno dopo
2. Marinella Correggia: Biodiversita' urbana
3. Marinella Correggia: Ozono
4. Marinella Correggia: Alberi
5. Marinella Correggia: Africa
6. Ranieri Polese intervista Silvia Ballestra

1. RIFLESSIONE. ANTONELLA LITTA: OGGI A VITERBO, UN ANNO DOPO
[Ringraziamo Antonella Litta (per contatti: antonella.litta at libero.it) per
questo intervento che anticipa alcuni punti della relazione che svolgera'
oggi all'assemblea del comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo (l'assemblea si svolge presso
la sede dell'Arci in via Garibaldi 34 a Viterbo, con inizio alle ore 17,30).
Antonella Litta e' la portavoce del Comitato che si oppone alla
realizzazione dell'aeroporto a Viterbo; svolge l'attivita' di medico di
medicina generale a Nepi (in provincia di Viterbo). E' specialista in
Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica
presso l'Universita' di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione
di uno tra i primi e piu' importanti studi scientifici italiani
sull'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato
sulla prestigiosa rivista "Clinical and Esperimental Rheumatology", n. 11,
pp. 41-47, 1993. E' referente locale dell'Associazione italiana medici per
l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia).
Gia' responsabile dell'associazione Aires-onlus (Associazione internazionale
ricerca e salute) e' stata organizzatrice di numerosi convegni
medico-scientifici. Presta attivita' di medico volontario nei paesi
africani. E' stata consigliera comunale. E' partecipe e sostenitrice di
programmi di solidarieta' locali ed internazionali. Presidente del Comitato
"Nepi per la pace", e' impegnata in progetti di educazione alla pace, alla
legalita', alla nonviolenza e al rispetto dell'ambiente]

L'assemblea di oggi vuole fare il punto delle attivita' del nostro comitato
a poco piu' di un anno dalla sua costituzione, e vuole essere un momento di
riflessione su quanto ancora c'e' da fare per evitare che a Viterbo si
realizzi un aeroporto per voli low cost che si preannuncia come un'opera di
immenso danno all'ambiente, alla salute, all'identita' stessa della citta',
alle reali vocazioni e tradizioni di questo territorio e come immenso
sperpero di pubbliche risorse.
In questo anno ci siamo impegnati in un  costante lavoro d'informazione
rivolto ai cittadini attraverso convegni, distribuzione di materiale
informativo, iniziative di conoscenza e approfondimento.
Fra tante altre iniziative che abbiamo realizzato vorrei segnalare
particolarmente le seguenti: per la prima volta nella storia di Viterbo
nell'area del Bulicame la notte del 18 luglio scorso e' stato realizzato un
concerto musicale e un spettacolo teatrale grazie all'impegno dei ragazzi
del centro sociale autogestito "Valle Faul" e di Antonello Ricci. Sempre in
questa area di grande pregio storico, archeologico, naturalistico e termale
abbiamo organizzato passeggiate guidate che ci hanno fatto ripercorrere la
storia  e le tradizioni di Viterbo. Ringrazio ancora Antonello Ricci e il
professor Giuseppe Giannini che con passione e competenza ci hanno fatto da
guida e ci hanno permesso di comprendere ancora meglio e piu' da vicino
l'insanabile ferita che la costruzione dell'aeroporto infliggerebbe a questa
area che invece ha bisogno di cura, tutela e valorizzazione.
In questo anno abbiamo intessuto e stiamo rafforzando una rete di relazioni
con vari comitati che in Italia e all'estero si oppongono alla realizzazione
e all'ampliamento delle strutture aeroportuali, soprattutto con i comitati
di Ciampino dove e' necessario da subito ridurre il traffico aereo. Stiamo
lavorando alla nascita di una campagna nazionale per la riduzione del
traffico aereo e la ridiscussione di un piano nazionale per la mobilita' in
generale. Un piano che favorisca i collegamenti ferroviari e quelli per mare
a cominciare dal necessario ed urgente intervento per il potenziamento e il
miglioramento della rete ferroviaria del viterbese, vera emergenza del
nostro territorio e necessita' vitale per i nostri pendolari.
Questo lavoro, che siamo riusciti a fare con il sostegno, il contributo, le
idee di quanti condividono le nostre ragioni, ci rende orgogliosi e
supplisce alle carenze altrui, in particolare alla mancanza di quella
corretta ed obiettiva informazione che avrebbe dovuto e dovrebbe essere
compito delle istituzioni e dei mezzi d'informazione.
Sul sito del nostro  comitato www.coipiediperterra.org  abbiamo messo a
disposizione una serie di documenti scientifici, alcuni tradotti anche in
inglese, per un utile approfondimento degli argomenti a sostegno delle
nostre ragioni, e tra questi anche una "lettera aperta ai colleghi medici
dell'Alto Lazio" sui danni alla salute provocati dal traffico aereo che bene
spiega le conseguenze dannose della presenza di un aeroporto che sorgerebbe
praticamente dentro la citta'. Conseguenze drammaticamente gia' vissute
sulla propria pelle dai cittadini di Ciampino. Esperienze che raccontano
dell'aria irrespirabile, del frastuono continuo che impedisce il riposo e
spesso anche la semplice conversazione nelle case, delle malattie gravi e in
costante aumento, del deprezzamento delle case. Esperienze che una
"politica" ormai divenuta nella maggior parte comitato d'affari vorrebbe
trasferire, far vivere anche  ai viterbesi. Ma siamo sicuri che questo non
accadra' perche' non permetteremo che accada.
*
E' passato  quasi un anno dalla stolta, irregolare e inammissibile decisione
ministeriale che individuava in Viterbo la sede del cosiddetto terzo scalo
aeroportuale del Lazio. Finora il mega-aeroporto di Viterbo annunciato come
prima da 5, poi da 10, fino ad arrivare a 20 milioni di passeggeri l'anno,
come hanno sostenuto e sostengono gli interessati sostenitori, dando
letteralmente i numeri, e' solo un inconsistente aeroporto di carta.
Di carta perche' tanta e' la carta che e' stata utilizzata durante la scorsa
campagna elettorale per ricoprire i muri della nostra bella citta' di brutti
manifesti con aerei in fase di decollo, tanta la carta usata per scrivere e
diffondere e far circolare l'idea che l'aeroporto di Viterbo sara' bello,
buono, utile, addirittura "ecocompatibile", che non inquinera', che sara'
silenzioso, che dara' "migliaia e migliaia di posti di lavoro", insomma una
manna: ma, aggiungiamo noi, ed ora lo sanno bene tutti i viterbesi, una
manna per i soliti pochi e noti, e una sciagura per la collettivita'.
L'inchiesta televisiva di Report "Chi non vola e' perduto" andata in onda su
Raitre nell'aprile scorso ha ben documentato il disastro del sistema
aeroportuale italiano. Ha evidenziato  l'eccessivo numero di aeroporti sul
nostro territorio, spesso inutilizzati, cattedrali nel deserto, realizzati
per sfamare appetiti locali. L'attuale crisi di Alitalia conferma in tutta
la sua tragicita' la mancanza di una seria e competente politica di gestione
del trasporto aereo. La stessa politica che vorrebbe costruire a Viterbo
l'ennesimo inutile e devastante mega-aeroporto per voli low cost, mentre
lascia letteralmente asfissiare i cittadini di Ciampino.
E a cio' si aggiunga che la compagnia Ryan Air, leader dei voli low cost,
ribadisce di non essere assolutamente interessata a far scalo a Viterbo; che
il prezzo del petrolio e di conseguenza quello del cherosene viaggia a costi
elevatissimi; che, l'intera comunita' scientifica mondiale chiede una rapida
riduzione delle emissioni di CO2: e il traffico aereo contribuisce per circa
il 10% a queste emissioni nocive per ambiente e salute. E in questo contesto
la maggior parte dei politici viterbesi continuano a dire che l'aeroporto
"si deve fare". Strano modo di pensare, strano modo di intendere il bene
comune. Strano ma non troppo se pensiamo che per  costruire un aeroporto
vengono spesi miliardi di euro in gran parte finanziati dallo Stato, quindi
presi dalle tasche dei cittadini. E dove piu' grandi sono gli affari sempre
maggiori sono le devastazioni.
Lo scrittore Roberto Saviano ormai celebre per il suo bel libro Gomorra, in
un recente intervento in cui descrive quanto sta accadendo a Castel
Volturno, feudo del clan dei casalesi, dedica un passaggio all'aeroporto che
si vuole realizzare  a Grazzanise: "Alitalia sara' in crisi ma a Grazzanise,
in  territorio marcio di camorra, si sta per costruire il piu' grande
aeroporto italiano, il piu' vasto del  Mediterraneo. Una terra condannata a
far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e
invece ha denaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non
della crescita". Questa e' l'analisi semplice, vera e lucida di Roberto
Saviano.
Un'analisi che potremmo anche trasferire a tante parti del territorio
italiano aggredito da  progetti che sono spacciati per sviluppo e invece si
rivelano solo malaffare e saccheggio.
*
L'aeroporto a Viterbo non si fara', semplicemente perche' sarebbe un'opera
illegale oltre che dannosa per la salute e l'ambiente, un affare di pochi e
un oggettivo saccheggio di risorse, un'oggettiva devastazione. Un aeroporto
che si vuole realizzare solo in virtu' di una decisione ministeriale viziata
da scandalosi errori e mistificazioni nel merito e palesi vizi procedurali,
contro la quale e' peraltro pendente un ricorso al Tar del Lazio.
Attualmente non esiste neppure una adeguata progettazione dell'aeroporto,
anzi non c'e' neppure una precisa definizione della collocazione e delle
dimensioni, come ammesso dallo stesso Consiglio comunale di Viterbo; la
realizzazione del devastante mega-aeroporto e' in contrasto con il Piano
territoriale paesaggistico regionale e le relative norme di salvaguardia,
come riconosciuto dallo stesso Consiglio comunale di Viterbo con l'atto
deliberativo n. 92 del 25 luglio 2008; inoltre l'opera e' totalmente priva
di fondamentali verifiche e di fondamentali requisiti previsti dalla
legislazione italiana ed europea in materia di Valutazione d'impatto
ambientale, Valutazione ambientale strategica, Valutazione d'impatto sulla
salute, ed e' altresi' in contrasto con ulteriori normative europee e
italiane. E si potrebbe continuare nell'elenco delle molte ragioni per cui
questa nociva e distruttiva opera e' inammissibile. Ma bastera' qui rinviare
a quanto abbiamo riassunto negli esposti che abbiamo presentato a varie
autorita' istituzionali.

2. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: BIODIVERSITA' URBANA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 settembre 2008 col titolo
"Biodiversita' urbana".
Marinella Correggia e' nata a Rocca d'Arazzo in provincia di Asti;
scrittrice e giornalista free lance particolarmente attenta ai temi
dell'ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarieta', della
nonviolenza; e' stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia,
Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Sri Lanka e Burundi; si e' occupata di
campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e
condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si e'
dedicata allo studio delle disuguaglianze e del "sottosviluppo"; ha scritto
molto articoli e dossier sui modelli agroalimentari nel mondo e sull'uso
delle risorse; ha fatto parte del comitato progetti di Ctm (Commercio Equo e
Solidale); e' stata il focal point per l'Italia delle rete "Global Unger
Alliance"; collabora con diverse testate tra cui "il manifesto", e' autrice
di numerosi libri, e' attivista della campagna europea contro l'impatto
climatico e ambientale dell'aviazione. Tra le opere di Marinella Correggia:
Ago e scalpello: artigiani e materie del mondo, Ctm, 1997; Altroartigianato
in Centroamerica, Sonda, 1997; Altroartigianato in Asia, Sonda, 1998;
Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000; Addio alle carni,
Lav, 2001; Cucina vegetariana dal Sud del mondo, Sonda, 2002; Si ferma una
bomba in volo? L'utopia pacifista a Baghdad, Terre di mezzo, 2003; Diventare
come balsami. Per ridurre la sofferenza del mondo: azioni etiche ed
ecologiche nella vita quotidiana, Sonda, 2004; Vita sobria. Scritti
tolstoiani e consigli pratici, Qualevita, 2004; Il balcone
dell'indipendenza. Un infinito minimo, Nuovi Equilibri, 2006; (a cura di),
Cambieresti? La sfida di mille famiglie alla societa' dei consumi, Altra
Economia, 2006; Week Ender 2. Alla scoperta dell'Italia in un fine settimana
di turismo responsabile, Terre di Mezzo, 2007; La rivoluzione dei dettagli,
Feltrinelli, Milano 2007]

La ricchezza di biodiversita' di un'area e' inversamente proporzionale alla
presenza umana. Le pluvioforeste tropicali, abitate solo da piccoli gruppi
di persone, letteralmente brulicano di specie a ogni metro quadrato.
All'opposto, le citta' parrebbero destinate solo a umani, cani, gatti e
piccioni. In realta' spesso il degrado degli habitat spinge in mezzo alle
case gli stessi animali selvatici. I rappresentanti di 21 citta' di diversi
paesi del mondo hanno firmato a Durban (Sudafrica) una dichiarazione per
proteggere e sviluppare la biodiversita' fra i palazzi, assumendo cinque
impegni vitali - che diventeranno operativi in diciotto mesi - per
conservare piante, animali e risorse naturali. Il progetto si chiama Local
Action for Biodiversity (Lab), lanciato nel 2006 dal Consiglio
internazionale per le iniziative ambientali locali (Iclei,
www.iclei.org/lab).
Le citta' del mondo occupano per ora il 2% della superficie del pianeta ma
assorbono il 75% delle risorse naturali mondiali. Sono abitate da oltre il
50% dei terrestri umani e il trend minaccia di continuare. Se non si vuole
una situazione invivibile e insostenibile occorrono azioni a tutto campo. I
cinque impegni vitali del Lab sono diversi a seconda dei contesti. In
Europa, ad esempio, le citta' fanno i conti con una ridotta biodiversita' e
cercheranno di proteggerla. In Africa si tratta di salvare quel che c'e'
dagli attacchi di specie invasive, dei cambiamenti climatici e della perdita
di habitat dovuta all'espansione urbana, perche' le citta' africane sono fra
quelle che si stanno espandendo ai ritmi maggiori. Entro il 2009 le 21
citta' Lab - fra queste nessuna italiana e cinque africane - valuteranno i
progressi ottenuti; in tempo per l'anno internazionale della biodiversita',
nel 2010; sara' un anno di bilanci perche' nell'aprile 2002 i paesi
firmatari della Convenzione Onu per la biodiversita' si sono impegnati ad
arrivare in otto anni a una "riduzione significativa della perdita di
biodiversita' globale, regionale e nazionale".
Tornando alle citta' del Lab, in particolare quelle del Sud hanno bisogno di
bilanciare economia, emergenze sociali e biodiversita', per una prospettiva
a lungo termine. C'e' stato un grande impulso all'edilizia, certo
inevitabile in citta' dove tante persone vivono in baracche e dove la
riruralizzazione non appare certo all'orizzonte; ma i nuovi insediamenti
abitativi sono stati costruiti senza alcun riguardo per l'ambiente.
Per la biodiversita' urbana non c'e' mai stato un serio impegno politico o
finanziario nemmeno in Sudafrica, paese dotato di leggi per l'ambiente.
Citta' del Capo, con il territorio circostante di sua pertinenza, ospita
meta' della biodiversita' vegetale della nazione e oltre il 70% delle 9.000
specie sono endemiche, uniche al mondo. Ma ha oltre 320 specie minacciate di
estinzione e 13 gia' estinte. Ogni anno la zona perde 12 km quadrati di aree
naturali. Varie le difficolta' nell'agire a tutela delle specie: procedure
complicate, mancanza di dati accurati, risorse finanziarie scarse, pressanti
bisogni umani d'emergenza, incapacita' di integrare e armonizzare i piani
dei diversi dipartimenti. Dunque, il Piano delle 21 citta' e' volenteroso ma
la sfida sara' applicarlo.
A proposito di ricorrenze, se il 2010 e' l'anno internazionale della
biodiversita', l'Unione internazionale per la conservazione della natura
(Iucn) ha decretato il 2008 "anno degli anfibi". Perche' e' minacciato di
estinzione un terzo delle specie di rane, rospi, salamandre, tritoni,
cecilie. Ne sono responsabili la perdita degli habitat, i cambiamenti
climatici, l'inquinamento, nuove malattie.

3. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: OZONO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 settembre 2008, col titolo "Problema
ozono"]

Il problema dell'assottigliamento della fascia di ozono nella stratosfera
non e' piu' da tempo al centro dei riflettori, surclassato, fra l'altro, dal
riscaldamento globale. Ma queste due spade di Damocle si incrociano in piu'
punti, pericolosamente sopra le nostre teste.
Lo strato di ozono funge da filtro per le radiazioni ultraviolette solari
che possono essere dannose per la pelle umana, ed anche causare una parziale
inibizione della fotosintesi delle piante e distruggere frazioni importanti
del fitoplancton che e' alla base della catena alimentare marina.
L'assottigliamento della fascia si e' manifestato a partire dagli anni '80,
a causa dei clorofluorocarburi (Cfc), gas industriali impiegati in molti
processi e merci, ad esempio nella refrigerazione. Il 16 settembre 1987 fu
firmato il Protocollo di Montreal che li mise al bando, ma con periodi di
tolleranza. L'accordo prevedeva una riduzione del 50% della produzione e uso
dei Cfc entro il 1999. I Cfc furono sostituiti dagli Hcfc
(idroclorofluorocarburi), meno dannosi per l'ozono ma comunque potenti gas
serra, cosi' come gli Hfc (quantomeno innocui per la fascia di ozono).
L'anno scorso si e' raggiunto un accordo per eliminare anche gli Hcfc ma non
gli Hfc. Come spiega Greenpeace, e' come passare "dalla padella alla brace".
Intanto, se tutto andra' bene la fascia non tornera' allo spessore
originario prima del 2050. Se tutto andra' bene... ma non pare.
L'Organizzazione meteorologica mondiale (www.wmo.ch), che fa parte del
sistema Onu, ha un sistema di misurazione chiamato Global Atmosphere Watch
(Gaw) e ha pubblicato alla fine di agosto uno dei suoi bollettini sullo
stato dell'ozono stratosferico in Antartide, l'area dove l'assottigliamento
e' piu' drammatico. Ebbene ieri in occasione della Giornata mondiale per la
salvaguardia della fascia di ozono (nell'anniversario di Montreal) la Wmo ha
comunicato che nel 2008 sull'Antartide il buco - che ogni anno raggiunge il
suo massimo fra fine settembre e inizio ottobre - e' piu' esteso che nel
2007. Il 13 settembre le misurazioni davano un buco di 27 milioni di km
quadrati contro i 25 di un anno fa. Un aumento record fu registrato nel 2006
quando, dopo cinque anni di stasi, il buco arrivo' a un'estensione di 29,5
milioni di km quadrati, la maggiore mai registrata dagli anni '70,
all'inizio del problema. Gia' allora la Nasa aveva fatto sapere che le
mutazioni climatiche e nuove emissioni massicce di gas e aerosol nei paesi
in via di sviluppo come Cina e India peggioravano la situazione. Quest'anno
ci risiamo.
Gli scienziati della Wmo sottolineano i possibili collegamenti fra perdita
dello strato di ozono e cambiamenti climatici: "L'aumento delle
concentrazioni di gas serra in atmosfera porta a un innalzamento della
temperatura nella troposfera e sulla superficie del globo. Nella
stratosfera, al livello a cui si trova lo strato di ozono, c'e' un effetto
di raffreddamento; negli scorsi decenni, in inverno, esso e' in effetti
stato osservato, sia nell'Artico che nell'Antartico. Temperature piu' basse
aumentano le reazioni chimiche che appunto distruggono l'ozono. Al tempo
stesso la quantita' di vapore acqueo nella stratosfera aumenta al ritmo
dell'uno per cento l'anno. Una stratosfera piu' umida e piu' fredda
significa piu' nubi polari stratosferiche, il che conduce probabilmente a
una corrispondente maggior perdita di ozono in quelle aree". La speranza
viene dal fatto che nelle latitudini temperate dove vive la maggior parte
della popolazione mondiale la situazione non dovrebbe aggravarsi e anzi
dovrebbe migliorare - piano piano.

4. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: ALBERI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 18 settembre 2008 col titolo
"Puericultori di alberi"]

Il governo spagnolo piantera' 45 milioni di alberi nei prossimi quattro anni
per combattere la desertificazione e il degrado dei suoli accentuati dai
cambiamenti climatici, e al tempo stesso per contribuire a ridurre
l'anidride carbonica in atmosfera. In un paese che per un terzo e'
minacciato dalla desertificazione, il progetto creera' 670.000 giornate di
lavoro. La riforestazione sara' realizzata con specie endemiche e
interessera' in totale 61.300 ettari.
Un'azione ugualmente importante anche se su scala molto piccola e' in corso
nella riserva naturale Palmari', Amazzonia brasiliana. L'idea di base del
progetto "Sembrando Selva" e' recuperare specie arboree (da frutto e non)
native minacciate di estinzione piantandole nelle aree forestali distrutte
dall'operato umano. Il progetto coinvolge i giovani brasiliani in campi di
lavoro con la comunita' locale: un risvolto educativo che, si auspica, avra'
un effetto moltiplicatore.
Queste due esperienze rientrano nella campagna mondiale Plant for the
Planet: Billion Tree Campaign (Pianta per il pianeta: campagna "miliardi di
alberi", sito: www.unep.org/billiontreecampaign/) lanciata da Wangari
Maathai, Premio Nobel per la Pace nel 2004. Keniana, per decenni ha guidato
il Green Belt Movement (Movimento cintura verde), che a partire dal 1977 ha
mobilitato centinaia di migliaia di donne africane nella sfida di fermare la
deforestazione, piantando e creando vivai. Il Green Belt ha piantato negli
anni 30 milioni di alberi in tutta l'Africa.
L'idea di Wangari e' stata amplificata dall'Unep, il Programma delle Nazioni
Unite per l'ambiente, che chiede a individui, comunita', associazioni,
organizzazioni della societa' civile, mondo dell'economia e governi di
impegnarsi a riempire il pianeta di altri alberi, non solo piantandoli ma
accompagnandone la crescita. All'inizio si puntava sul miliardo ogni anno,
attualmente l'obiettivo e' arrivare a 9 miliardi entro la fine del 2009.
La piantumazione e' incoraggiata nelle aree anche boschive degradate, nelle
zone agricole, negli ambienti urbani. Gli alberi devono essere adatti alle
condizioni locali e preferibilmente in policoltura. Il progetto e' un modo
per proteggere le foreste naturali anche perche' nelle piantagioni la
produttivita' per ettaro - in termini di legname - e' molto maggiore e
quindi "convengono".
Ricordiamo che la deforestazione divora 13 milioni di ettari all'anno; le
maggiori perdite si registrano in Africa e America Latina, mentre in Europa
il patrimonio forestale aumenta (malgrado gli incendi) e l'Asia conosce
alterne vicende: da un lato la palma da olio che sostituisce la foresta
tropicale, dall'altro i giganteschi programmi di riforestazione in Cina.
Purtroppo negli ultimi anni i posti di lavoro formali nelle attivita'
forestali si sono ridimensionati, ma tuttora un miliardo di persone vivono
nei pressi di foreste o boschi da cui attingono risorse e 500 milioni di
piccoli coltivatori nei tropici hanno alberi redditizi sui propri terreni.
La campagna dell'Unep ha finora ricevuto impegni d'azione per 3,9 miliardi
di alberi, mentre 2,297 miliardi sono stati gia' effettivamente piantati nei
vari paesi. Il progetto chiama tutti noi a diventare, nel nostro piccolo,
imitatori di Elzeard Bouffier, protagonista del mitico racconto - ma anche
storia vera - di Jean Giono, L'uomo che piantava gli alberi. Che riusci' a
riportare vita e persone in una regione diventata arida, ostica e spopolata.
Possiamo essere tutti puericultori di alberi perche' un alberello si alleva
anche su un balcone, e una volta cresciuto e piu' forte, si trovera' un
terreno da fargli abitare.

5. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: AFRICA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 settembre 2008 col titolo "Africa,
ecocreditrice"]

Prima ecoingiustizia. L'Africa e' fra le aree piu' ricche del mondo quanto a
dotazioni in risorse naturali, non solo minerarie, eppure e' il continente
piu' "ricco" di miseri e affamati.
Seconda ecoingiustizia. L'Africa e' fra le zone che piu' soffrono e
soffriranno per i cambiamenti climatici (secondo il rapporto Fao "Climate
Change Adaptation and Mitigation: Challenges and Opportunities for Food
Security", subira' un declino del 30% nei raccolti cerealicoli); eppure
salvo eccezioni sono gli abitanti dell'Africa ad avere in media l'impronta
climatica pro capite piu' leggera, ovvero a contribuire in misura minore al
caos climatico (lo confermano, seppur con alcune inesattezze, i grafici
riportati dal supplemento speciale del "Financial Times" intitolato "Climate
Change. Part two: Policy").
Terza ecoingiustizia. L'Africa e' titolare di un importante credito
ecologico nei confronti del resto del mondo e in particolare dell'Occidente;
eppure e' considerata debitrice finanziaria e al tempo stesso destinataria
di "aiuti" (virgolette d'obbligo) internazionali... che coprono una parte
irrisoria dell'ecodebito mondiale verso l'Africa.
Convenzionalmente si definisce "debito ecologico" il debito accumulato verso
le nazioni impoverite durante lo sfruttamento delle risorse naturali il
quale provoca spesso problemi di inquinamento idrico e atmosferico,
distruzione di terre, spostamenti di popolazioni, malattie, concentrazione
di ricchezza.
Sul rapporto fra aiuti e danneggiamenti all'Africa si e' soffermato un
articolo dell'agenzia stampa "Inter Press Service" riferendo di un Forum
tenutosi ad Accra, capitale del Ghana, agli inizi di settembre. L'African
Forum & Network on Debt & Development (Afrodad), coalizione basata in
Zimbabwe che lavora sul problema del debito finanziario dei paesi africani,
ha sottolineato che l'impatto ecologico (e dunque sociale: sulle vite dei
poveri) legato allo sfruttamento delle risorse naturali non viene tenuto
sufficientemente in conto nelle discussioni, appunto, sull'efficacia degli
aiuto per lo "sviluppo". Senza negare le responsabilita' dei governi
africani, Afrodad ritiene che sia proprio il prelievo internazionale di
quelle abbondanti risorse naturali a tenere il continente con la testa
sott'acqua impedendogli di uscire dal ciclo della poverta', e far si' che
chieda sempre piu' aiuti.
Attivisti dello Zambia hanno compiuto uno studio sull'impatto delle miniere
di rame nel loro paese; uscira' fra poche settimane. Lo Zambia e' il settimo
produttore mondiale di questo metallo. Nel 2007 ne ha prodotte 521.984
tonnellate e il governo prevede di salire a 600.000 tonnellate. E pero'
secondo il rapporto sia il governo che - soprattutto - la popolazione
zambiana vedono molto poco della ricchezza prodotta: le miniere sono nelle
mani del settore privato, comprese molte compagnie straniere. Il governo
riceve solo una minima percentuale del profitto annuale, e intanto i privati
si arricchiscono e i problemi ecologici si moltiplicano. La "cintura del
rame" (la fascia mineraria), che non rispetta gli standard internazionali,
e' inquinata dalla polvere delle miniere e dai rifiuti dell'estrazione. Che
fare? Per gli attivisti antidebito africani la risposta e' semplice - ma
difficilissima da ottenere: i paesi coinvolti nello sfruttamento minerario
in Africa devono pagare il debito accumulato. "Se vogliamo che gli africani
escano dalla miseria". Insomma: quella che e' pomposamente chiamata
"cooperazione internazionale" cominci a restituire il maltolto...

6. LIBRI. RANIERI POLESE INTERVISTA SILVIA BALLESTRA
[Dal "Corriere della sera" del 18 settembre 2008 col titolo "Il mio viaggio
nell'Italia della 194" e il sommario "Un libro inchiesta sul mondo dei
consultori, dei reparti maternita', dei medici. E il lacerante dibattito
sulla vita. Silvia Ballestra: E' in corso una campagna che trascura la
realta'".
Ranieri Polese (Pisa, 1946) laureato in filosofia, giornalista, ha lavorato
alla "Nazione" e all'"Europeo", dal 1989 lavora al "Corriere della sera", di
cui e' inviato culturale.
Silvia Ballestra e' scrittrice e traduttrice. Dal sito www.municipio.re.it
riprendiamo la seguente breve autopresentazione di alcuni anni fa: "Sono
nata nelle Marche nel 1969. Sono laureata in lingue e letterature straniere
moderne. Ho esordito nel 1990 nell'antologia Papergang, Under 25, terzo
volume curata dallo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Il mio primo libro
Compleanno dell'iguana e' uscito nel 1991, contemporaneamente, da
Transeuropa e Mondadori. E' stato tradotto in Francia, Portogallo, Germania.
Segue il romanzo La guerra degli Anto', del 1992, sempre per Transeuropa e
Mondadori. Da questo libro e' stato tratto il film, uscito nel 1999, per la
regia di Riccardo Milani. Nel 1994 e' uscita la raccolta Gli orsi per la
Feltrinelli, nel 1996 la lunga intervista biografica a Joyce Lussu: Joyce
L., una vita contro (Baldini e Castoldi), nel 1998 il romanzo La giovinezza
della signorina N.N., una storia d'amore (Baldini e Castoldi)... Insieme a
Giulio Mozzi ho curato il primo volume dell'antologia Coda riservata ai
giovani under 25 edita da Transeuropa. Ho curato poi diverse traduzioni dal
francese e dall'americano. Attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho iniziato a
scrivere a 18 anni. Ero al primo anno di Universita', a Bologna, e ricordo
di aver comprato il secondo volume dell'antologia curata da Pier Vittorio
Tondelli, che conoscevo gia' come autore di Altri libertini e Pao Pao.
Scrissi forse quattro o cinque racconti e li inviai alla Transeuropa: dopo
circa un anno di silenzio fui contattata da Massimo Canalini, l'editor che
si occupava della narrativa. Tondelli aveva letto le mie cose e promise di
metterle nel nuovo volume. Nel frattempo (sono passati tre anni per arrivare
alla pubblicazione) ogni volta che scrivevo qualcosa di nuovo lo sottoponevo
a Canalini - la Transeuropa aveva sede bolognese - e insieme discutevamo il
da farsi. Cosi', da un racconto intitolato "Yes, ya, oui, ya, si'" e' emersa
la figura del giovane pescarese Anto' Lu Purk, un personaggio punk che in
quella storia ambientata all'Isola del Kantiere svolgeva un ruolo
secondario, sullo sfondo. Canalini mi suggeri' di lavorare su quel
personaggio e su quella lingua, abbandonando certi miei toni piu' trucidi e
cupi per dedicarmi a qualcosa di piu' comico e ridanciano. Nacque cosi' il
racconto lungo "La via per Berlino" seguito poi da La guerra degli Anto',
romanzo che era gia' pronto prima della pubblicazione d'esordio e cioe'
prima del Compleanno dell'iguana. A quell'epoca - ma anche adesso, perche'
certi autori fondamentali li leggo e rileggo spesso - leggevo soprattutto
libri americani. Inutile dire che si scrive perche' si legge, perche' si
conosce l'immenso piacere della scrittura. Per quanto mi riguarda, la mappa
dei miei scrittori di riferimento me la sono costruita da sola, nel tempo,
senza che nessuno mi aiutasse ad orientarmi, almeno all'inizio. Voglio dire,
e' anche una grande soddisfazione fare le proprie scoperte, trovarsi da
soli, in libreria o in biblioteca, un buono scrittore e leggere tutto quello
che ha scritto. In seguito, a volte per strani percorsi, c'e' stata una
ulteriore selezione che ha ristretto il campo agli autori 'utili' per
scrivere. Carver e' sempre stato il mio preferito, ma c'erano anche Selby,
Brautigan, Mc Inerney, Leavitt, ovviamente Hemingway, Steinbeck, Caldwell,
il grandissimo Salinger (i racconti e i libri meno noti), Bukowski, Fante e
Shepard. Ho confessato tutto, anche alcuni che oggi potrei rinnegare come
questi ultimi tre. Poi c'e' stata la scoperta di alcune scrittrici come la
O' Connor, Edna O' Brien, Grace Paley, piu' alcune giovani americane. Per
quanto riguarda i classici, essendomi laureata in lingue, posso dire di
conoscere bene la letteratura francese e inglese, piu', ovviamente, i grandi
russi che spero tutti abbiano letto, in particolare Cechov. Fra gli
italiani, fondamentali per me sono stati Arbasino, ovviamente Tondelli,
Luigi di Ruscio e Joyce Lussu. Fra i giovani seguo con particolare
attenzione il lavoro di Claudio Piersanti, Romolo Bugaro, Andrea Demarchi e
Enrico Brizzi". Opere di Silvia Ballestra: (con Guido Conti e Raffaella
Venarucci), Papergang (under 25 III), Transeuropa, 1990; Compleanno
dell'iguana, Mondadori e Transeuropa, 1991; La Guerra degli Anto', Mondadori
e Transeuropa, 1992; Gli orsi, Feltrinelli, 1994; (con Joyce Lussu), Joyce
L. Una vita contro, Baldini & Castoldi, 1996; Il disastro degli Anto',
Baldini Castoldi Dalai, 1997; La giovinezza della signorina N. N. Una storia
d'amore, Baldini Castoldi Dalai, 1998; Romanzi e racconti, Theoria, 1999;
Nina, Rizzoli, 2001; Il compagno di mezzanotte, Rizzoli, 2002; Senza gli
orsi, Rizzoli, 2003; Tutto su mia nonna, Einaudi, 2005; La seconda Dora,
Rizzoli, 2006; Contro le donne nei secoli dei secoli, Il Saggiatore, 2006;
Piove sul nostro amore, Feltrinelli, Milano 2008]

Il titolo, Piove sul nostro amore (Feltrinelli, pp. 174, euro 14), ripreso
com'e' da Modugno - Piove: ma piove piove sul nostro amor - farebbe pensare
a un romanzo sentimentale riveduto in chiave post-avanguardia, visto che
l'autrice e' Silvia Ballestra (Il compleanno dell'Iguana, La guerra degli
Anto'). Invece non e' un romanzo. E se di un sentimento si deve parlare, e'
l'indignazione con cui la scrittrice compie un viaggio nell'Italia del 2008
per vedere se c'e' davvero, come dicono i cattolici e i pro life,
"un'emergenza legata ai temi della vita, se davvero italiane e italiani si
sentono minacciati dal dilagare dell'aborto, dall'abuso della pillola del
giorno dopo, dal rischio dell'eugenetica". A 30 anni dalla 194 (promulgata
il 22 maggio 1978, confermata tre anni dopo dalla sconfitta del referendum
abrogativo proposto dal Movimento per la vita: il 67,9% di no),
l'interruzione volontaria di gravidanza funziona: il numero di aborti e'
dimezzato.
Perche' dunque l'indignazione? "Perche' - dice Ballestra - e' in atto una
campagna feroce contro l'aborto, che si prende grandissimi spazi su giornali
e tv, e che vede un fronte d'attacco composito che va dal papa - dai papi,
direi, anche Giovanni Paolo II non ci andava leggero - ai medici obiettori
sempre piu' numerosi, dai movimenti pro life diffusi ovunque fino a Giuliano
Ferrara, che ha partecipato alle ultime elezioni politiche con una lista a
sostegno della sua proposta di moratoria sull'aborto". Si', ma la lista
Ferrara ha preso solo lo 0,3% dei voti. "E' vero. Pero', intanto, si e'
creato un clima di demonizzazione dell'aborto. Si sono usati termini come
'assassinio' o 'eugenetica', equiparando l'aborto terapeutico previsto dalla
legge alle pratiche naziste. Quando, in febbraio, a Napoli la polizia entro'
nel reparto di Ostetricia e ginecologia dove una donna aveva fatto un aborto
terapeutico perche' il figlio concepito era affetto da gravi
malformazioni...". La polizia era stata chiamata da un portantino che
denunciava un infanticidio: falso, ma il giudice autorizzo' l'invio di una
donna poliziotto. Il giornale di Ferrara denuncio' quel caso come l'omicidio
di un bambino malato, un caso di eugenetica nazista. "E' stato uno dei
picchi raggiunti da questa ondata antiabortista. Tutto era cominciato
qualche anno prima, con la brutta legge 40 (19 febbraio 2004) sulla
procreazione assistita: il riconoscimento dei diritti per l'embrione e' un
primo passo per togliere diritti alle donne. E' chiaro che se quello e' un
essere vivente con i suoi diritti, chi abortisce e' un'assassina. E'
assurdo, perche' la donna e l'embrione non sono esseri indipendenti".
Da allora, ricorda Ballestra nel libro, le donne sono tornate in piazza: nel
2006 con la manifestazione Usciamo dal silenzio, quest'anno per protestare
contro i fatti di Napoli. "Le donne a quel diritto conquistato non vogliono
piu' rinunciare. Ma non si puo' non vedere - dice Ballestra - come gli
antiabortisti ormai, giorno dopo giorno, si fanno piu' insistenti".
Proliferano siti pro life che mostrano feti maciullati; nelle strutture
pubbliche ci sono sempre piu' medici obiettori; farsi prescrivere la pillola
del giorno dopo ("un anticoncezionale, si badi bene - ribadisce l'autrice -
che in altri Paesi e' in vendita tra i prodotti da banco") e' un'impresa; e
per la Ru486 ("un farmaco abortivo") e' cominciato il turismo sanitario.
Indignata contro questo clima ("sembra che tutti abbiano dimenticato la
differenza sostanziale: i laici non vogliono imporre niente a nessuno,
aborti o eutanasia; sono i cattolici che vogliono impedire agli altri di
esercitare la propria liberta' di scelta"), Ballestra va in giro nell'Italia
2008 raccogliendo storie di donne, di medici, di ospedali, di consultori, di
antiabortisti. L'inizio e' a Roma, l'8 marzo, con il ricevimento delle donne
in Quirinale e il comizio della lista Ferrara a piazza Farnese; prosegue con
la descrizione di due riunioni di Cav (Centri d'aiuto alla vita, ormai
fortemente presenti anche negli ospedali), una a Magenta e una a Corbetta. A
Corbetta parla il professor Mario Palmaro (docente di bioetica della
Pontificia Universita' Regina Apostolorum) che dice che la legge 194
"trasforma un delitto in un diritto" e che contando 4 milioni e 800 mila
aborti compiuti dall'entrata in vigore della legge, afferma che i 4 milioni
e 800 mila donne che li hanno fatti "sono una bomba atomica antropologica
spolverata sulla nostra societa'".
Ci sono, poi, tre lunghe interviste. Una al professor Francesco Dambrosio,
il medico-simbolo della Mangiagalli di Milano oggi in pensione, denunciato
nell'88 per gli aborti terapeutici con la sua equipe, assolto nel 2000.
Un'altra e' con il dottor Silvio Viale di Torino, che usa la Ru486 ed e'
indagato per "violazione della legge 194". C'e' infine un lungo colloquio
con la storica Anna Bravo, che in un'intervista a "La Repubblica" disse:
´"Tendevamo a sorvolare sul fatto che le vittime erano due, la donna e anche
il feto". Scatenando le reazioni di tante che, preoccupate dalla crescente
ondata cattolica, le rimproveravano di fare il gioco del nemico. Invece,
sostiene la storica, proprio l'aver lasciato in ombra la questione etica ha
concesso tanto terreno agli antiabortisti, che oggi si ergono come
depositari della morale. Certo, di aborto le donne non parlano molto. Pochi
film e libri ne trattano, anche se recentemente due pellicole - l'americano
Juno, il rumeno Quattro mesi, tre settimane, un giorno - hanno fatto
discutere. Rimane, l'aborto, l'oggetto di confidenze tra amiche, un pegno di
complicita'. "Nessuna donna - scrive Ballestra - ha mai abortito con
leggerezza". Pesa, comunque, il silenzio. Ora soprattutto che i pro life
alzano la voce. E magari, dice Ballestra, andrebbe ricordato che i pro
choice sostengono la liberta' per la donna di scegliere, e la donna puo'
pure scegliere di avere il figlio. Senza forzature altrui, pero'. Del
resto - ed e' il tema del bellissimo ultimo capitolo - quelli che gridano
tanto di essere "per la vita", che ne sanno davvero della vita?
E' il messaggio con cui Betty, infermiera in pediatria all'Ospedale di
Padova, invita a visitare quelle corsie "dove si trovano bimbi costretti a
una vita di sofferenze". In molti casi, dice, non c'e' stata una diagnosi
prenatale, o e' stata fatta male. Ci sono i prematuri che vengono rianimati
una, due, dieci volte: "A un certo punto, quando i genitori non ce la fanno
piu', quando il bambino non ce la fa piu', lo lasci andare". A Padova, nella
Basilica del Santo, dietro la tomba di Sant'Antonio ci sono le foto dei
bambini che ce l'hanno fatta; ma anche i biglietti delle mamme che i bambini
li hanno persi, ma ringraziano Dio che ha posto fine alle sofferenze di quei
poverini.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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Numero 210 del 25 settembre 2008

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