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Minime. 593



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 593 del 29 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Virginia Woolf: Un unico mondo, un'unica vita
2. La radice dell'errore
3. Il 2 ottobre si celebra la Giornata internazionale della nonviolenza
4. Il 5 ottobre a Vicenza
5. Silvano Caveggion: L'occasione di Vicenza
6. Daniele Lugli: A Vicenza anche per tutti noi
7. I nuovi attila allo sbaraglio
8. Peppe Sini: Ozzarram, il presidente a rovescio
9. Lorenzo Ferrero: Krzysztof Penderecki
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. MAESTRE. VIRGINIA VOOLF: UN UNICO MONDO, UN'UNICA VITA
[Da Virginia Woolf, Le tre ghinee, La tartaruga, Milano 1975, Feltrinelli,
Milano 1979, 1987, p. 186.
Virginia Woolf, scrittrice tra le piu' grandi del Novecento, nacque a Londra
nel 1882, promotrice di esperienze culturali ed editoriali di grande
rilievo, oltre alle sue splendide opere narrative scrisse molti acuti saggi,
di cui alcuni fondamentali anche per una cultura della pace. Mori' suicida
nel 1941. E' uno dei punti di riferimento della riflessione dei movimenti
delle donne, di liberazione, per la pace. Opere di Virginia Woolf: le sue
opere sono state tradotte da vari editori, un'edizione di Tutti i romanzi
(in due volumi, comprendenti La crociera, Notte e giorno, La camera di
Jacob, La signora Dalloway, Gita al faro, Orlando, Le onde, Gli anni, Tra un
atto e l'altro) e' stata qualche anno fa pubblicata in una collana
ultraeconomica dalla Newton Compton di Roma; una pregevolissima edizione sia
delle opere narrative che della saggistica e' stata curata da Nadia Fusini
nei volumi dei Meridiani Mondadori alle opere di Virginia Woolf dedicati (ai
quali rinviamo anche per la bibliografia). Tra i saggi due sono
particolarmente importanti per una cultura della pace: Una stanza tutta per
se', Newton Compton, Roma 1993; Le tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1987 (ma
ambedue sono disponibili anche in varie altre edizioni). Numerosissime sono
le opere su Virginia Woolf: segnaliamo almeno Quentin Bell, Virginia Woolf,
Garzanti, Milano 1974; Mirella Mancioli Billi, Virginia Woolf, La Nuova
Italia, Firenze 1975; Paola Zaccaria, Virginia Woolf, Dedalo, Bari 1980;
Nadia Fusini, Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf,
Mondadori, Milano 2006; Liliana Rampello, Il canto del mondo reale. Virginia
Woolf, la vita nella scrittura, Il saggiatore, Milano 2005. Segnaliamo anche
almeno le pagine di Erich Auerbach, "Il calzerotto marrone", in Mimesis,
Einaudi, Torino 1977]

Ci unisce un interesse comune; e' un unico mondo, un'unica vita.

2. EDITORIALE. LA RADICE DELL'ERRORE

La radice dell'errore che porto' al suicidio degli apparati burocratici,
spettacolisti e parassitari del movimento pacifista italiano nel 2006,
suicidio che fa si' che ancor oggi anche tante brave persone tacciano ancora
mentre guerra e stragi e razzismo infuriano, fu credere che si potesse
rinunciare all'opposizione alla guerra, rinunciare alla difesa della
legalita' costituzionale, quando al governo c'era una coalizione non
berlusconiana.
Questo rese complici della guerra, delle stragi e dell'illegalita' tanti
prominenti che pensarono di essere furbi e dalla loro presunta furbizia
furono indotti a prostituirsi al male senza scrupolo alcuno.
E per essersi lasciati corrompere allora, tanti che da quei prominenti
furono ingannati e trascinati alla complicita', all'asservimento al male,
non riescono a ritrovare se stessi neppure oggi.
Eppure non era difficile veder chiaro in cio' che accadeva: tutto era cosi'
evidente, cosi' flagrante, e cosi' atroce.
Per le persone amiche della nonviolenza opporsi alla guerra e al riarmo,
opporsi alle stragi e al razzismo, opporsi alla violenza comunque
mascherata, ebbene, e' il senso stesso del proprio essere esseri umani, resp
onsabili, solidali.
*
Una strage e' una strage indipendentemente da chi la commette.
La Costituzione va difesa sempre, chiunque governi.
La guerra va contrastata sempre, anche quando il ministero degli affari
esteri o della solidarieta' sociale ti propone di darti qualche incarico e
qualche finanziamento se ti distrai un attimo.
E la nonviolenza non e' scelta che si puo' fare a intermittenza.
*
Tu opponiti sempre a tutte le uccisioni.
Tu opponiti sempre alla guerra e al terrorismo, al razzismo e ai poteri
criminali.
Tu opponiti sempre alle armi, a chi le produce, a chi le usa.
Tu opponiti sempre al militarismo, all'autoritarismo e al patriarcato.
Difendila tu ogni umana vita, e la natura madre e casa di tutte e tutti.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

3. INIZIATIVE. IL 2 OTTOBRE SI CELEBRA LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA
NONVIOLENZA

Dallo scorso anno l'assemblea generale dell'Onu ha dichiarato "Giornata
internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, anniversario della nascita
di Gandhi.
In questa occasione si svolgeranno molte iniziative anche in varie citta'
italiane.
Ovunque possibile si promuovano incontri, e particolarmente nelle scuole.

4. INIZIATIVE. IL 5 OTTOBRE A VICENZA

Si svolgera' il 5 ottobre a Vicenza il referendum per impedire la
realizzazione della nuova base di guerra "Dal Molin".
Sosteniamo l'impegno della popolazione vicentina per la pace, l'ambiente, la
democrazia, la legalita', i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Per informazioni e contatti: www.dalmolin5ottobre.it

5. SI' ALLA PACE, SI' ALLA DEMOCRAZIA. SILVANO CAVEGGION: L'OCCASIONE DI
VICENZA
[Ringraziamo Silvano Caveggion (per contatti: sicave at tin.it) per questo
intervento.
Silvano Caveggion, amico della nonviolenza, e' tra gli animatori della Rete
Lilliput di Vicenza e del Coordinamento dei comitati "No Dal Molin"]

A Vicenza il 5 ottobre ciascuno dei cittadini potra' dire se e' favorevole o
contrario alla realizzazione della nuova base militare americana "Dal
Molin".
E' una occasione per sperimentare la forza della democrazia diretta: non
piu' delega ai nostri rappresentanti istituzionali sulla decisione in merito
al nostro destino, ma il potere di decidere torna a ciascuno di noi. Lo so.
lo so. la consultazione non ha potere vincolante sul piano giuridico, ma ha
enorme significato politico nel senso piu' alto del termine.
E' la prima volta in Italia che un tema relativo alla difesa nazionale viene
affrontato in forma di consultazione popolare. ed e' per questo che viene
cosi' osteggiato da chi pretende di riassumere in se' il potere di decidere
della vita di ciascuno di noi. Il presidente del Consiglio dei  ministri,
Silvio Berlusconi, si e' addirittura scomodato a scrivere una lettera al
sindaco di Vicenza, Achille Variati, invitandolo a non procedere nel
progetto.
Il sindaco ha risposto con una bellissima missiva che individua nella
partecipazione diretta alle scelte strategiche di sviluppo della citta' e
del mondo la strada migliore per la democrazia; risposta che fa tornare la
speranza anche nella politica attiva.
*
Ora la questione e': riusciranno i cittadini di Vicenza a cogliere questa
occasione? Superata l'emergenza di democrazia diretta a Vicenza, riusciremo
a superare l'emergenza partecipazione? Riusciranno i nostri concittadini a
fare lo sforzo di mettere una croce su una scheda che gli viene recapitata a
casa e che devono solo portare alle urne domenica 5 ottobre?
Naturalmente non parlo delle persone, che stimo in circa 500, che
attivamente impegnando domeniche e notti da due anni promuovono incontri
pubblici informativi, lanciano iniziative, cortei e fiaccolate locali e
nazionali, fanno azioni di blocco o di boicottaggio. Non parlo delle 5.000
persone che aderiscono alle iniziative, essendo presenti e partecipi in vari
momenti e a vario titolo.
Parlo delle 87.000 persone alle quali e' stata recapitata la cartolina per
il voto. Almeno 35.000 di loro faranno la fatica di andare a depositarla
nell'urna?
Se non sara' cosi', sara' emergenza partecipazione e non emergenza
democratica. Se non sara' cosi' dovremmo interrogarci sulle nostre modalita'
comunicative. Se non sara' cosi' dovremmo reinventarci strade che portino
non alla meravigliosa ma utopica omnicrazia ma almeno alla democrazia
diretta in tempi brevi prima che il mondo derivi in panorami disastrosi.
Se saremo almeno 35.000 la forza della profezia sara' accompagnata dalla
forza della sapienza e prevarra' la democrazia, il diritto, la pace,
l'umanita'.

6. SI' ALLA PACE, SI' ALLA DEMOCRAZIA. DANIELE LUGLI: A VICENZA ANCHE PER
TUTTI NOI
[Ringraziamo Daniele Lugli (per contatti: daniele.lugli at libero.it) per
questo intervento.
Daniele Lugli e' il presidente nazionale del Movimento Nonviolento, figura
storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di
impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito
giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza
grande]

E' un vero referendum quello che si tiene a Vicenza. Esprime l'incisiva
partecipazione dei cittadini a una scelta che li riguarda e coinvolge
profondamente. Votano anche per noi tutti.
I costituenti scelsero questo dotto latinismo, secondo l'esempio svizzero,
al posto del piu' incisivo plebiscito (decisione del popolo) che la pratica
fascista aveva screditato. Nel dizionario di latino vedo che referendum
viene da referre: far ritornare, ritirare, conseguire, indirizzare
nuovamente, ricordare... e mi fermo qui.
Indica quindi la necessita' di un ritorno a una condizione di civile e
pacifica convivenza, ritirando un provvedimento dannoso e che sembrava ormai
inevitabile, segna un obiettivo importante da conseguire e tale da dare un
nuovo indirizzo all'azione pubblica. E' un momento alto della democrazia,
che merita di essere ricordato, con gratitudine nei confronti di quanti non
hanno mai cessato il loro impegno per giungere a questo appuntamento.
Stimola una riflessione sul potere di tutti, del quale ama parlarci
Capitini, e del suo manifestarsi quando si fonda su una azione coerente, che
evita ogni espressione di violenza, anche di fronte a gravi provocazioni.
Conosce l'importanza di collocare nelle istituzioni rappresentative persone
non dimentiche del loro ruolo di garanti e interpreti della sovranita'
popolare.

7. VITERBO. I NUOVI ATTILA ALLO SBARAGLIO
[Riportiamo il seguente comunicato del 28 settembre 2008 del comitato che si
oppone all'aeroporto di Viterbo, dal titolo completo "I nuovi attila allo
sbaraglio. Ovvero: Sei ragioni per cui l'accordo Enac-Adr sul mega-aeroporto
di Viterbo equivale a confessare che l'opera e' irrealizzabile e priva di
requisiti di legge e che la popolazione viterbese e' stata scandalosamente
ingannata"]

La decisione dell'Enac (l'Ente nazionale per l'aviazione civile) di affidare
ad Adr (la societa' "Aeroporti di Roma" che gia' gestisce gli scali di
Fiumicino e Ciampino) la realizzazione e gestione dell'illegale e insensato,
nocivo e devastante mega-aeroporto di Viterbo, e' l'ultimo atto di una farsa
che degenera in disastro.
*
1. Gli attila di Ciampino
La societa' Adr e' direttamente responsabile del disastro di Ciampino;
affidare ad essa la realizzazione e gestione del mega-aeroporto di Viterbo
significa voler "ciampinizzare" Viterbo, peraltro senza neppure liberare
Ciampino, poiche' le intenzioni reali sono quelle di incrementare il
trasporto aereo nel Lazio con un mega-aeroporto in piu' senza dismettere
l'attivita' negli altri.
*
2. Chiedere all'oste se il vino e' buono
L'Enac addirittura nel protocollo d'intesa con Adr affida ad essa alcune
fondamentali verifiche sulla compatibilita' e fattibilita' dell'opera: non
e' chi non  veda la presenza qui di un gigantesco conflitto d'interessi;
come e' stato giustamente osservato, affidare alla societa' che dovrebbe
ricavare profitti da un'opera il compito di verificare se quell'opera e'
realizzabile e' come chiedere all'oste se il vino e' buono.
*
3. La favola bella che ieri t'illuse
Non solo: se queste verifiche l'Enac le affida ora ad Adr, l'Enac ipso facto
confessa che queste verifiche non sono state mai fatte, cosi' smascherando
la colossale menzogna propalata dalla lobby politico-affaristica che dallo
scorso anno sostiene all'incirca che tutto e' in regola, tutto e' a posto e
tutto e' pronto per avviare la realizzazione del devastante mega-aeroporto.
La verita' e' che niente e' pronto, niente e' a posto, niente e' in regola.
*
4. Controllati e controllori
Peraltro non compete ad Adr svolgere tutta una serie di indispensabili
verifiche che la legislazione italiana ed europea attribuisce a vari altri
soggetti: soggetti istituzionali, e non imprese economiche interessate
primariamente a massimizzare il proprio profitto.
*
5. Arraffoni ed arruffoni
Il medesimo protocollo d'intesa conferma pertanto anche come le procedure
fin qui seguite per condannare Viterbo a subire un'opera disastrosa e
dissennata siano state palesemente viziate da gravi lacune ed irregolarita',
da giganteschi errori e mistificazioni.
*
6. Un'opera irrealizzabile e illegale
Del resto e' del tutto evidente che il devastante mega-aeroporto per voli
low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma a Viterbo e' semplicemente
irrealizzabile.
a) perche' devasterebbe l'area termale del Bulicame, fondamentale ed
irrinunciabile risorsa ed elemento identitario della citta';
b) perche' danneggerebbe gravemente anche altri rilevanti beni ambientali,
archeologici, storico-culturali, agricoli, scientifici, economici;
c) perche' provocherebbe un inquinamento gravissimo e conseguenti danni
irreversibili alla salute, alla sicurezza e alla qualita' della vita dei
viterbesi;
d) perche' costituirebbe uno sperpero colossale di pubbliche risorse
(risorse che potrebbero e dovrebbero invece essere destinate a difendere e
valorizzare i beni e le vocazioni produttive del viterbese e promuovere in
primo luogo la necessaria mobilita' ferroviaria che versa in condizioni
inammissibili);
e) perche' in flagrante contrasto con la vigente legislazione italiana ed
europea, e finanche con la pianificazione regionale, a tutela dell'ambiente,
della salute, dei diritti della popolazione locale.
*
Quanto si evince dall'accordo tra Enac e Adr equivale a confessare che il
devastante mega-aeroporto e' irrealizzabile ed e' privo di fondamentali
requisiti di legge; ed equivale altresi' a confessare che la lobby
politico-affaristica che vuole realizzare il mega-aeroporto ha lungamente
scandalosamente ingannato la popolazione viterbese.
*
Basta con le menzogne, basta con gli sperperi di pubbliche risorse, basta
con le devastazioni dell'ambiente e gli attentati alla salute e ai diritti
dei cittadini.

8. VITERBO. PEPPE SINI: OZZARRAM, IL PRESIDENTE A ROVESCIO

Riferiscono i mezzi d'informazione che in visita nel viterbese il presidente
della Regione Lazio Marrazzo ha perso un'ennesima buona occasione.
L'occasione di smetterla di dire gravi sciocchezze sul mega-aeroporto di
Viterbo e di cominciare ad informarsi.
*
E ad esempio:
- lo sa il presidente Marrazzo che il mega-aeroporto devasterebbe l'area
termale del Bulicame, il piu' importante bene naturalistico e
storico-culturale, terapeutico e sociale, economico e simbolico della
citta'?
- lo sa il presidente Marrazzo che il mega-aeroporto avrebbe effetti
gravemente nocivi per la salute dei viterbesi, gia' aggredita dalle
scandalose servitu' e dalle infami speculazioni che il viterbese subisce?
- lo sa il presidente Marrazzo che gia' solo la minaccia del mega-aeroporto
danneggia l'economia locale provocando una caduta del valore di immobili ed
esercizi nelle aree che saranno piu' colpite dall'inquinamento e dal rumore?
- lo sa il presidente Marrazzo che l'Enac ha sottoscritto un accordo con la
societa' "Aeroporti di Roma" per affidare la struttura viterbese propria
alla societa' responsabile della catastrofe di Ciampino?
- lo sa il presidente Marrazzo che il Consiglio comunale di Viterbo ha
deliberato di chiedere che il territorio viterbese possa non rispettare -
ovvero possa infrangere - i vincoli del Piano territoriale paesaggistico
regionale e le relative norme di salvaguardia praticamente per tutto il
territorio comunale, poiche' se si rispettassero il piano e le norme di
salvaguardia del territorio il mega-aeroporto non puo' essere realizzato?
- lo sa il presidente Marrazzo che il mega-aeroporto e' in contrasto con le
vigenti norme europee e italiane in difesa di ambiente, salute, beni
culturali?
- lo sa il presidente Marrazzo che la procedura decisionale fin qui seguita
dai complici della lobby politico-affaristica per imporre il devastante
mega-aeroporto a Viterbo e' viziata da errori e menzogne, irregolarita' ed
omissioni semplicemente scandalosi?
- lo sa il presidente Marrazzo che la comunita' scientifica internazionale e
gli statisti piu' avvertiti sono consapevoli che per fronteggiare il
pericolo del surriscaldamento globale del clima occorre urgentemente ridurre
il trasporto aereo invece di incrementarlo?
Se queste cose il presidente Marrazzo non le sa, ebbene, abbia la bonta' di
informarsi.
*
C'era una volta un Piero Marrazzo che si presentava come una persona
impegnata in difesa dei diritti dei cittadini.
Il Marrazzo odierno in questa vicenda sta agendo esattamente al contrario.
Ma forse non e' Marrazzo, e' il suo sosia speculare, il suo doppio
invertito, il suo impietoso rovescio, il Mr. Hyde del Dr. Jekyll: e' il
presidente Ozzarram.

9. PROFILI. LORENZO FERRERO: KRZYSZTOF PENDERECKI
[Dal mensile "Letture", n. 576, aprile 2001, col titolo "Krzysztof
Penderecki" e il sommario "Nato nel 1933, l'autore della Passione secondo
Luca e' noto per la sua adesione al cattolicesimo, ma anche per avere
condannato, nell'opera I diavoli di Loudun, le intolleranze della Chiesa,
del nazismo e del comunismo"]

Immaginate di sedervi sulla vostra comoda poltrona in una sala da concerto.
Davanti a voi sta per suonare un'orchestra d'archi, di cui siete convinti di
conoscere bene il suono. Il direttore da' l'attacco e vi trovate
completamente disorientati. Cio' che sentite si puo' forse paragonare a un
suono elettronico, alla suggestione di un momento di suspense
cinematografica, all'impatto violento di masse sonore che comunicano piu'
l'angoscia che il dolore di una terra desolata e deserta.
State ascoltando uno dei pezzi piu' celebri di Krzysztof Penderecki, la
Trenodia per le vittime di Hiroshima del 1960. Un pezzo che e' rimasto un
punto di riferimento, sia sul piano tecnico per le sonorita' del tutto
inedite, che per la straordinaria pertinenza del titolo riferito a una delle
piu' grandi tragedie dell'umanita'. Sul piano tecnico non entreremo troppo,
ma vale la pena di sottolineare due elementi: l'uso di numerosi strumenti
lievemente scordati tra loro in modo da creare quella che e' stata poi
comunemente denominata "fascia sonora", e modi di esecuzione anomali
rispetto alla prassi tradizionale (archi suonati oltre il ponticello,
l'archetto battuto sulle corde o sullo strumento, ecc).
A raccontarlo cosi' sembrerebbe la solita descrizione di quei pezzi
d'avanguardia che la maggior parte del pubblico considera di difficile se
non astruso ascolto. E in parte e' vero, ma la creazione di dense masse
sonore, l'impatto percussivo, gli scarti di registro tra l'estremo grave e
l'estremo acuto ne fanno qualcosa che riesce piu' facilmente ad arrivare
alle nostre emozioni elementari, ne fa una musica di grandi e chiari gesti,
di ascese e di cadute, di zone d'ombra e di luce chiaramente delineate.
Penderecki non era il solo in quegli anni a lavorare cosi', anche se forse
era il migliore. Le tecniche appena descritte erano in qualche modo il
marchio di fabbrica della cosiddetta "scuola polacca", a cui appartenevano
molti compositori presenti con una certa fortuna nei programmi della musica
d'avanguardia. Nell'ambito dei Paesi allora separati dal confine dell'area
comunista, la Polonia si poteva definire un Paese relativamente liberale,
almeno nel campo dell'arte. Diversamente dalla Russia sovietica non veniva
imposta ai compositori una dura disciplina mista di burocrazia e di
prescrizioni populistiche (ne sapeva qualcosa Sostakovic), ma oltre alla
tolleranza c'era perfino la possibilita' di realizzare proficui scambi
culturali, in particolare con l'Autunno di Varsavia, un festival a cui erano
invitati i migliori nomi dell'avanguardia internazionale e in cui i
compositori polacchi potevano farsi conoscere. Si potrebbe perfino dire che
all'epoca certi personaggi piu' vicini alla tradizione venivano un po'
tenuti in disparte. Penso a Gorecki, diventato famosissimo in tempi recenti,
ma secondo un ricordo personale che si riferisce al '75, considerato allora
con una certa sufficienza.
*
Qualche nota biografica
Come dice il proverbio, un bel gioco dura poco. Le tecniche della scuola
polacca tanto erano di presa immediata, quanto elementari e destinate a
diventare troppo prevedibili. Alcuni compositori di quella generazione sono
scomparsi dalla scena, altri hanno cercato vie diverse, come fara' lo stesso
Penderecki.
Torniamo appunto a lui. Nato a Debica nel 1933 (aveva dunque solo 27 anni
quando scrisse la famosa Trenodia), ha studiato a Cracovia, dove ha
successivamente insegnato. Nel '58 ha partecipato a un concorso di
composizione vincendo tutti e tre i premi in palio, il che lo ha
evidentemente imposto all'attenzione nazionale e internazionale. La sua
precoce fama lo ha portato ad essere molto presto ospite dei piu' importanti
festivals, sia in veste di compositore che di direttore d'orchestra. Ha
ricevuto commissioni da innumerevoli orchestre sinfoniche e teatri, premi
quali il Grammy oppure dall'Unesco. La sua biografia non e' segnata da
eventi drammatici, da momenti almeno apparenti di crisi, ne' da clamorosi
insuccessi, a parte qualche succes de scandale, come vedremo. Non possiamo
facilmente trovare nella sua vita, come nel caso di Cage o di Part, svolte
dettate da travagli umani. Possiamo solo seguire l'evoluzione dei suoi
lavori, evoluzione che appare rivelatrice di un succedersi e un rinnovarsi
di interessi, con un filo continuo costituito da opere di ispirazione sacra,
di origine biblica, evangelica o liturgica.
*
La "Passione secondo Luca"
Krzysztof Penderecki e' dichiaratamente un compositore cattolico, con tutto
il fervore e la schiettezza del cattolicesimo polacco, fortificato nei
secoli da svariate persecuzioni, non ultime le difficolta' del periodo
comunista. Diversamente da altri compositori di ispirazione cristiana,
assieme alla dimensione interiore dell'esperienza religiosa, sembra
interessargli la dimensione esteriore, quasi barocca, romana, potremmo dire,
del cattolicesimo. Nelle sue composizioni quasi tutto e' proclamato ad alta
voce, con chiarezza di colori, tanto per l'angoscia e il terrore quanto per
la luce della fede. Certo, e questo ne fa tipicamente un nostro
contemporaneo, predilige le Passioni, i Requiem, ma non ha dimenticato i Te
Deum, i Magnificat, i Credo. Per altri versi non e' nemmeno un cattolico
ossequioso in ogni occasione e circostanza. La sua opera teatrale piu'
famosa (I diavoli di Loudun), non a caso anche soggetto di un film di Ken
Russell, affronta un episodio che non fa certo onore alla storia della
Chiesa.
La piu' celebre composizione sacra e' la Passio et mors Domini nostri Jesu
Christi secundum Lucam, iniziata nel 1963 e finita nel '65, per essere
eseguita, su commisione del Westdeutscher Rundfunk, a celebrazione dei
settecento anni della cattedrale di Muenster, e, inutile dirlo, con enorme e
immediato successo.
Per la precisione, al testo evangelico sono interpolati Salmi, tre citazioni
dal Vangelo di Giovanni e il tradizionale Stabat Mater (composto in
precedenza). Tutto il testo e' latino. Per ottenere il carattere di grande
affresco che la composizione richiede, Penderecki utilizza i mezzi
accumulati in precedenti esperienze e le tecniche della "scuola polacca".
Alcuni momenti sono a dir poco tellurici. Il coro, come turba, si scatena in
grida e vociferazioni (ma diventa dolcemente meditativo nello Stabat Mater e
altre situazioni di commento). La narrazione e' affidata alla voce recitante
dell'evangelista, mentre alla duttile vocalita' del baritono sono affidate
le parole di Cristo, un Cristo fattosi uomo in modo ancora piu' evidente che
in altre passioni storiche. Un soprano e un basso completano il gruppo delle
voci soliste.
Il grande padre spirituale della composizione e' naturalmente Bach. Non a
caso le lettere del suo nome (nella lettura germanica si bemolle, la, do, si
naturale) percorrono tutta la partitura. Ma il rapporto non finisce qui, non
e' un semplice omaggio a un grande compositore. E' soprattutto il senso
grandiosamente barocco, presente in tutta la composizione, a gettare un
ponte verso quel secolo lontano, arricchendolo delle angosce e delle paure
dell'uomo moderno, ma anche di misteriose suggestioni gotiche. Non a caso il
linguaggio dell'avanguardia, il suo rigore talvolta asettico, e' qui
vistosamente trasgredito. Qualche critico ha cominciato con questa Passione
a considerare con sospetto il compositore finora vessillo delle piu'
spericolate sperimentazioni.
Con forza tutta barocca il coro invoca Domine su un grande accordo di mi
maggiore, mentre fra le voci serpeggia frequentemente il ricordo del canto
gregoriano. La storia della musica stessa e' chiamata a testimone in questa
Passione, hanno detto i favorevoli, ma i contrari hanno visto il rischio
dell'eclettismo o peggio della ricerca dell'effetto a tutti i costi sul
pubblico. Comunque sia, oggi certi contrasti sono diventati abituali, e il
mondo musicale offre ben altre commistioni, o, secondo un termine di moda,
contaminazioni. Lungi dall'essere una composizone invecchiata, mantiene la
sua forza e la sua comunicativa, pur rimanendo documento di un linguaggio
musicale usato ormai da tardi e accademici epigoni, e abbandonato dallo
stesso Penderecki.
*
"I diavoli di Loudun"
Dopo tanta teatralita' non poteva mancare un lavoro teatrale vero e proprio,
destinato alle scene dell'opera di Amburgo nel 1969, I diavoli di Loudun
(Die Teufel von Loudun), dal racconto di Aldous Huxley. E' una brutta storia
di dogmatismo e di caccia alle streghe, che vede protagonista un prete,
forse non un santo, ma accusato durante un esorcismo di malefatte che mai si
era sognato, e successivamente bruciato sul rogo. Il libretto (del
compositore da una versione drammaturgica del racconto redatta da John
Whiting) gioca sottilmente sulla condanna di superstizioni e intolleranze
che hanno visto coinvolta la Chiesa in certi secoli bui, ma nello stesso
tempo prende la vicenda a paradigma di tutte le intolleranze e i dogmatismi,
non ultimi quelli del nazismo e del comunismo.
Il successo dell'opera, frequentemente tuttora ripresa (Regio di Torino,
stagione 1999-2000), diremo che e' stato notevole per le stesse ragioni di
comunicativa della Passio, ma anche un succes de scandale poiche' le
prodezze di cui viene accusato il protagonista Urbain Grandier sono
soprattutto sessuali e hanno per scenario un convento. Erano gli anni in cui
in tutto il teatro era fortemente sentita la forza liberatoria del nudo, un
elemento che si e' fatto sentire anche nella messa in scena di Amburgo.
Forse ancora piu' che nella Passio, l'uso disinvolto dei linguaggi e dei
riferimenti musicali, che ormai conosciamo in Penderecki, contribuisce al
successo, alla comprensibilita' del lavoro, e lascia la critica perplessa.
All'inizio degli anni Settanta era diventato quasi un luogo comune accusare
un autore che cercava di liberarsi di certi rigorismi di intraprendere la
stessa strada sbagliata di... Penderecki.
Con Paradiso perduto (Paradise Lost); scritta per la Lyric Opera di Chicago
e qui rappresentata nel 1978 (con ripresa alla Scala nel '79), troviamo
un'altra grande opera, questa volta di carattere quasi religioso (il
libretto e' stato tratto da Milton da Christopher Fry), anzi definita sacra
rappresentazione. A parte la presenza di Milton stesso in scena, che vecchio
e cieco invoca la luce e recita i primi versi del suo poema, ci troviamo di
fronte alle situazioni piu' note dell'Antico Testamento. Ardua impresa dal
punto di vista teatrale e, come sappiamo, sempre un po' improbabile perfino
dal punto di vista cinematografico, impresa che Penderecki affronta con un
senso ancora maggiore di liberta' nei linguaggi musicali che spaziano dal
Dies irae ai canti luterani, a quelli dell'antica setta dei Samaritani, al
Lohengrin di Wagner.
L'opera e' disseminata di buone intenzioni ma non riesce a coinvolgere lo
spettatore, che, oltre ad essere sfidato dall'ardua materia, esce persino
disorientato dalla varieta' delle citazioni. Il coro svolge una funzione
portante, con effetti talvolta attraenti, ma la coralita' stessa e' nemica
di una azione teatrale che sappia non solo rappresentare ma anche vivificare
storie troppo note. Certo, e' dichiaratamente una sacra rappresentazione,
quindi si arriva preparati a una certa staticita', ma forse una
realizzazione concertistica le renderebbe maggiore giustizia.
*
Imparare dal passato
Con la fine degli anni Settanta, Penderecki definisce sempre meglio il suo
allontanamento dai modelli linguistici che gli avevano dato rapida fama. In
una intervista sul suo nuovo stile, spiega che "e' qualcosa che torna un po'
indietro nel tempo, ma torna indietro per andare avanti, perche' mi trovo in
un momento particolare, non solo io ma molti altri compositori. Con tutte le
complicazioni delle nuove scoperte in musica, dobbiamo fermarci e pensare
alla storia, alla tradizione, che e' molto importante". E chiarisce: "Negli
ultimi trent'anni, noi compositori abbiamo dovuto evitare accordi che
suonassero piacevoli e qualsiasi melodia perche' altrimenti ci avrebbero
chiamati traditori. Io mi sento libero, non sento di dover fare cio' che la
gente o i critici aspettano da me. Ogni tanto la musica si deve fermare e
rilassarsi, per trovare altre fonti di ispirazione. Ogni tanto fa bene
guardare indietro e imparare dal passato" (1).
E' una svolta difficile da definire, perche' in realta' Penderecki non
abbandona certi grandi gesti musicali, o l'uso fortemente drammatico del
timbro in quanto tale, ma vi aggiunge progressivamente elementi romantici,
frammenti di vaga assonanza mahleriana, melodie sempre piu' chiaramente
liriche. E' una svolta progressiva, che non arriva dopo un periodo di
silenzio o di ripensamento, ma si sviluppa di lavoro in lavoro e si puo'
decidere se avvertirla gia' negli accordi maggiori e nel gregoriano della
Passio, o nei lavori sinfonici degli anni '80. E' comunque netta. Bastera'
confrontare il primo Concerto per violino (eseguito per la prima volta nel
'77) col secondo, eseguito da Anne-Sophie Mutter nel '95.
Ne' l'uno ne' l'altro somigliano alla musica degli anni Sessanta. Il primo
tuttavia si apre con sonorita' cupe e dense, su cui a poco a poco si
sviluppa una melodia di archi e poi del violino solista drammaticamente
interrotta da effetti orchestrali in cui si avvertono reminiscenze degli
antichi lavori. Il secondo e' decisamente, e senza mezzi termini, un
concerto romantico. Lo stesso percorso evolutivo vale per le cinque
Sinfonie, che coprono il periodo compositivo '72-'92, per i numerosi brani
dedicati alla viola in varie formazioni, per i quartetti e le composizioni
teatrali e religiose dello stesso periodo.
*
Le opere successive alla svolta
Delle opere teatrali successive alla "svolta", La maschera nera (Die
Schwarze Maske), su libretto proprio in collaborazione col regista Harry
Kupfer dal dramma omonimo di Gerhart Hauptmann, e rappresentato per la prima
volta al Festival di Salisburgo nel 1986, e' ancora un cupo dramma,
ambientato nel Seicento, ed e' una vera strage di personaggi, inseguiti da
destini e vendette. Pur essendo un'opera in un atto, e pur avendo avuto un
bel successo alla prima, non ha avuto finora una grande circolazione. Lo
stile risente ancora delle esitazioni sul linguaggio da seguire, incerto fra
la necessita' di rendere fedelmente il clima cupo del dramma e una decisa e
libera espansione lirica. Lo stesso non si puo' dire del divertente e
divertito Ubu re (Ubu rex), su libretto proprio e di Jerzy Jarocki,
rappresentato per la prima volta alla Bayerische Staatsoper nel 1991. In
questo lavoro, definito alla maniera del Settecento francese opera-balletto,
Penderecki si lascia andare allo humour piu' sereno, non privo di citazioni
e ammiccamenti rossiniani.
Quanto ai lavori di ispirazione sacra occorre soprattutto ricordare il
Requiem polacco (prima esecuzione integrale a Stoccolma nel 1993), una
composizione che per la verita' e' un collage di brani scritti in epoche
diverse, e quindi discontinua anche stilisticamente, ma interessante
documento dell'impegno del compositore intorno a vari momenti della storia
del suo Paese, dal Lacrimosa indirizzato a Solidarnosc all'Agnus Dei per la
morte dell'amico cardinale Wyszynski, al Dies irae scritto in parte per la
beatificazione di Maximilian Kolbe, morto ad Auschwitz, e in parte per le
vittime dell'insurrezione di Varsavia del '44. Benche' non si possa definire
un lavoro coerente e completo, ha avuto, per ragioni anche legate ai temi
toccati, una ampia diffusione internazionale. I cattolici italiani
ricorderanno piu' facilmente il Te Deum dedicato a Giovanni Paolo II ed
eseguito ad Assisi nel 1980, una composizione di sicura presa sul pubblico,
grazie all'uso di potenti mezzi orchestrali, solisti e coro misto.
Molti altri lavori sarebbero da ricordare, come De Natura Sonoris
(1966-1971), riflessione sperimentale sul suono, Utrenja (Mattutino), ideale
continuazione della Passio (1968-1971), dove e' ancora piu' evidente il
richiamo del modalismo, collegato anche al parziale uso di testi in
paleoslavo, o la piu' recente Sinfonia di Natale (1980), sua seconda
sinfonia, legata ai motivi di Stille Nacht, in un unico movimento.
*
Una riflessione critica
Ma ancora piu' importante e' una riflessione critica complessiva sul lavoro
di Penderecki degli ultimi vent'anni. Non c'e' dubbio che va considerato con
la massima attenzione, e che e' valso al compositore successi e stabile
fama. Probabilmente le sue ultime composizioni hanno trovato un pubblico
piu' disponibile all'ascolto delle prime e piu' difficili opere
caratterizzate dalla sperimentazione sul suono. Alcuni hanno voluto
sbrigativamente liquidare la svolta in direzione di una maggiore
accessibilita' come una sorta di "resa" al gusto del pubblico, come ricerca
del successo, non priva di cinismo. Credo doveroso sbarazzarci innanzitutto
dell'accusa di insincerita'. Parlare a tutti secondo le loro capacita' di
comprensione, come gia' indicava san Paolo, e' in qualche modo un desiderio
e un impegno che non puo' essere estraneo a un cattolico come Penderecki,
tanto piu' se spesso attivo nella musica sacra. E, diciamo la verita', non
si e' certo messo a scrivere musica da film o canzonette, quali talvolta
purtroppo si sentono anche nelle chiese.
La sua svolta stilistica guarda perlopiu' al recente passato romantico e
tardo-romantico, quindi a uno dei momenti piu' alti e impegnativi della
storia musicale. Accusarlo di facilita' significa confondere accessibilita'
con meri fini commerciali. Stiamo quindi parlando di una musica sempre
nobile, accessibile ma impegnativa, aperta alla melodia ma non alle
formulette da fischiettare nella doccia. Anche se per qualche personaggio
nostalgicamente legato alle sperimentazioni degli anni '60 tutto cio'
costituisce di per se' un delitto, una sorta di tradimento degli ideali,
sarebbe sciocco accusare Penderecki di cio' che ha fatto tranquillamente una
intera generazione di compositori dopo di lui.
Cio' non toglie che non ci lascia interamente convinti. Lasciate da parte le
accuse di commercialita' e ricerca del successo, limitiamoci all'ascolto
della musica. Il passato musicale vi ritorna in vari modi: dalla citazione
al rifacimento stilistico, alla elaborazione originale di materiali storici
(nelle composizioni piu' recenti). Il problema, la difficolta' di una piena
soddisfazione estetica per l'ascoltatore attento sta proprio nel fatto che
l'elaborazione del passato non si avverte come sufficientemente
approfondita, fatta propria, attuata nel presente, ma vissuta soltanto come
memoria.
L'idea tipicamente postmoderna che il passato e' presente, in quanto nel
presente si ascolta e si consuma piu' del presente stesso, un'idea che puo'
servire come condizione necessaria, anche se non sufficiente, a fare del
passato parte viva del presente, sembra essere ignorata da Penderecki. Di
conseguenza piu' il passato si impadronisce delle sue composizioni, piu'
avvertiamo la scomparsa del presente, che invece si imponeva con forza nelle
prime composizioni. La sua musica recente puo' disorientare non perche'
difficile, ma perche', oltre alla maggiore piacevolezza e accessibilita',
non offre chiavi definite e univoche di ascolto. Almeno cosi' pare per il
momento, anche a chi non rimpiange certo gli anni dello sperimentalismo.
Occorre aspettare che la storia spalmi un po' della sua polvere sui decenni
per capire meglio, e vedere quanto rimane.
*
Note
1. http://www.cc.emory.edu/MUSIC/ARNOLD/penderecki.html
*
Dischi: la Passione, le Sinfonie, i Diavoli...
I tre lavori principali qui ricordati sono cosi' reperibili:
1) Trenodia (insieme ad altri lavori, tra cui la Terza Sinfonia), direttore
Antoni Wit, Orchestra della Radio polacca, disco cd Naxos 8554491. La Naxos
ha in progetto l'incisione di tutti i lavori sinfonici di Penderecki. Sono
gia' usciti il secondo (che contiene la Prima e la Quinta Sinfonia) e il
terzo volume.
2) Passio et mors Domini nostri Jesu Christi, direttore Marc Soustrot,
Orchestra della Beethovenhalle di Bonn, Coro della Wdr di Colonia e del
Duomo di Mainz, due cd Mdg 3370981-2. La Philips l'aveva proposta in due
dischi in vinile con la direzione di Henryk Czyz, numero di catalogo
802771/2.
3) I diavoli di Loudun (Die Teufel von Loudun), direttore Marek Janowski,
interprete principale Hans Sotin, edizione in due cd Philips 44328-2.
4) Concerto per violino n. 2, direttore Krzysztof Penderecki, London
Symphony Orchestra, solista Anne-Sophie Mutter, cd Dgg 453507.
*
Il libro fondamentale
Wolfram Schwinger: Krzysztof Penderecki: His Life & Work, Edizioni Schott,
Londra 1989. Il volume e' attualmente in ristampa.
*
A 25 anni, l'allievo sale subito in cattedra
1933 Nasce a Debica, in Polonia, figlio di un avvocato.
1951 Entra all'Universita' di Cracovia dove studia lettere classiche.
1954 Completa in due anni i corsi di musica (equivalenti a cinque anni di
liceo musicale) e si iscrive all'Accademia di Musica di Cracovia.
1958 Completa gli studi con tanto successo che l'Accademia gli affida un
corso di composizione. Nello stesso anno vince tutti e tre i premi del
concorso della Associazione dei compositori polacchi.
1961 Con Trenodia per le vittime di Hiroshima vince il premio internazionale
dell'Unesco.
1964 Sposa Elzbieta Solecka.
1966 Prima esecuzione nella cattedrale di Muenster della Passio.
1966 De Natura Sonoris I al Festival di Royan.
1967 Dies irae per le vittime di Auschwitz.
1967 Vince il premio Italia.
1968 Per la seconda volta, premio Italia.
1969 I diavoli di Loudun ad Amburgo.
1971 Utrenja I e II nella cattedrale di Muenster.
1973-78 Insegna alla Yale University.
1977 Scrive il Primo concerto per violino per Isaac Stern.
1978 Paradiso perduto all'Opera di Chicago.
1980 Te Deum per Giovanni Paolo II.
1984 Requiem polacco (prima esecuzione completa nel 1993).
1986 La maschera nera al Festival di Salisburgo.
1991 Ubu Rex alla Staatsoper di Monaco.
1992 Quinta Sinfonia.
1995 Secondo Concerto per violino, scritto per Anne-Sophie Mutter.
1998 Credo, per soli, coro e orchestra.
*
Premi e riconoscimenti principali
Prix Arthur Honegger, Premio Sibelius, Grawemeyer Music Award, Grammy Award.
Membro onorario della Royal Academy of Music, dell'Accademia di Santa
Cecilia, della Royal Academy of Music di Stoccolma, della Akademie der
Kuenste di Berlino.
*
Edizioni
Le sue composizioni sono edite da Moeck Verlag, Celle e (per la maggior
parte) da Schott Verlag, Mainz.

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 593 del 29 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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