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Minime. 594



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 594 del 30 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Care cittadine e cari cittadini di Vicenza, grazie
2. Forum per la partecipazione: Da Vicenza un appello alla partecipazione
3. Il 5 ottobre a Vicenza
4. Il 2 ottobre si celebra la Giornata internazionale della nonviolenza
5. Solo la nonviolenza puo' contrastare il neonazismo
6. Peppe Sini: Ultime notizie dalla torre di Babele
7. Lorenzo Ferrero: Francis Poulenc
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: CARE CITTADINE E CARI CITTADINI DI
VICENZA, GRAZIE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Con Michele Boato e Mao
Valpiana ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come
donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?"  da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di
donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Tra le opere
di Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005. Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e'
in "Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

Care "inopportune", cari "inopportuni", cittadine e cittadini di Vicenza:
grazie in anticipo.
Naturalmente metto tutto il mio cuore nella speranza che il 5 ottobre segni
la vittoria del referendum, ma abbiamo gia' tanto per cui ringraziarvi.
Ad esempio per aver capito, e per aver fatto capire a molti, che
smilitarizzare un territorio e l'economia di quel territorio sono i soli
modi per muoversi verso una reale sicurezza umana, fatta di diritti umani,
di relazioni sane con l'ambiente, di istruzione, lavoro, casa, salute. Come
ormai sappiamo tutti, se i fondi stanziati per scopi militari venissero
indirizzati a programmi inerenti il benessere dei cittadini, compresa
l'istituzione di forze civili di pace, molta della violenza che
sperimentiamo quotidianamente sparirebbe per mancanza di alimentazione.
Grazie per aver mostrato una grande capacita' di mobilitazione, integrando
settori diversi e promovendo la partecipazione della gente comune, delle
donne, dei giovani.
Grazie per aver tolto la maschera agli uomini del palazzo, quelli che al di
la' del loro colore politico e dei loro proclami hanno detto e continuano a
dire regolarmente di si' ad ogni progetto di spoliazione del nostro paese,
senza mai interpellare coloro che dovranno convivere con i suoi effetti.
Grazie per aver generato coesione, senso di unita' e persino pure e semplice
buon senso.
Grazie per aver preteso di essere ascoltati, grazie per aver ascoltato.
Nella circostanza del referendum non posso esservi vicina se non con i miei
auguri, ma vi prego di credere che siete molto, molto "opportuni", per non
dire necessari.
Vi abbraccio,
Maria G. Di Rienzo

2. APPELLI. FORUM PER LA PARTECIPAZIONE: DA VICENZA UN APPELLO ALLA
PARTECIPAZIONE
[Da Adriana Chemello (per contatti: achemello at alice.it) e da varie altre
persone amiche riceviamo e diffondiamo]

Siamo cittadine e cittadini di Vicenza, alcuni considerati illustri, altri
meno noti perche' riservati, altri sconosciuti del tutto perche' persone
semplici, "normali", lontane dagli strumenti e dai luoghi dell'apparire
(siano essi lo spettacolo o la politica), quelle persone che incontrate
tutti i giorni per strada, al mercato, nei luoghi di lavoro, nei punti
commerciali, ecc. Ci unisce in questa occasione una sola cosa. Non
l'appartenenza ad una chiesa, un partito, un'associazione, un comitato ma
l'amore per Vicenza, la nostra citta' che vorremmo sempre "bellissima" come
la definivano nel Cinquecento. Purtroppo non e' piu' tale. Anch'essa e'
vittima della modernita', della logica dei profitti, e vediamo nuove nubi
minacciose che si profilano all'orizzonte. Lo diciamo francamente: siamo
preoccupati per la nuova base militare che si vorrebbe installare a Vicenza.
Sulla questione abbiamo un nostro punto di vista. Ma non e' di questo che
vogliamo parlare. Ancora di piu' ci preoccupa l'inerzia e l'indifferenza di
molti vicentini:
- ci preoccupa il fastidio e il disprezzo di alcuni di loro nei confronti di
chi manifesta pubblicamente il proprio dissenso riguardo a decisioni prese
in modo non trasparente e irrispettoso delle regole democratiche;
- ci preoccupa la sfiducia nelle istituzioni e la rassegnazione di chi e'
convinto che non ci sia piu' niente da fare e accetta impotente il fatto
compiuto, facilitando e confermando cosi' il suo compimento;
- ci preoccupa il degrado progressivo della convivenza civica e civile nella
nostra comunita' vicentina, causata da contrapposizioni ideologiche o da
interessi privati non sempre dichiarati;
- ci preoccupa la faziosita', l'estremismo, la minaccia, il disprezzo di chi
la pensa diversamente, la comunita' divisa, il ritorno nella vita della
citta' di guelfi e ghibellini;
- ci preoccupa l'occultamento della verita', la mancanza di trasparenza,
l'ambiguita', l'insufficienza di informazione, il silenzio;
- ci preoccupa il non ascolto delle ragioni dei vicentini;
- ci preoccupa il disinteresse, il qualunquismo, la mancanza di senso civico
di tanti.
*
Riteniamo che informarsi e partecipare sia in democrazia un diritto e un
dovere di tutti.
Pensiamo che la consultazione del 5 ottobre prossimo, voluta dall'attuale
amministrazione comunale, sia per la nostra comunita' un'occasione storica
per esprimere serenamente il proprio punto di vista. Non perdiamola. Non si
ripetera' piu'.
Per questo invitiamo i nostri concittadini a partecipare alla consultazione.
Non chiediamo di votare in un modo o in un altro. Ognuno fara' secondo
coscienza. Chiediamo ad ognuno di prendere sul serio la propria
responsabilita' di cittadino, di prendere la parola, di esercitare il
proprio piccolo potere di esprimere il consenso o il dissenso. Questo e'
democrazia. E quanto piu' alto sara' il numero dei partecipanti, tanto piu'
sara' autentica la democrazia, che e' il solo metodo per trovare soluzioni
piu' giuste e condivise.
Il Forum per la partecipazione
Vicenza, 22 settembre 2008
*
Per informazioni e contatti: Casa per la pace, Contra' Porta Nova 2' 36100
Vicenza, tel. 0444327395, fax: 0444327527, e-mail: casaperlapace at gmail.com
Il Forum per la partecipazione e' fatto di cittadini.

3. INIZIATIVE. IL 5 OTTOBRE A VICENZA

Si svolgera' il 5 ottobre a Vicenza il referendum per impedire la
realizzazione della nuova base di guerra "Dal Molin".
Sosteniamo l'impegno della popolazione vicentina per la pace, l'ambiente, la
democrazia, la legalita', i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Per informazioni e contatti: www.dalmolin5ottobre.it

4. INIZIATIVE. IL 2 OTTOBRE SI CELEBRA LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA
NONVIOLENZA

Dallo scorso anno l'assemblea generale dell'Onu ha dichiarato "Giornata
internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, anniversario della nascita
di Gandhi.
In questa occasione si svolgeranno molte iniziative anche in varie citta'
italiane.
Ovunque possibile si promuovano incontri, e particolarmente nelle scuole.

5. EDITORIALE. SOLO LA NONVIOLENZA PUO' CONTRASTARE IL NEONAZISMO

Solo la nonviolenza come proposta politica, come azione politica, come
movimento politico, puo' contrastare la crescita delle destre neonaziste in
Europa.
*
Solo la scelta dell'intransigente difesa di tutti i diritti umani di tutti
gli esseri umani.
Solo la scelta della responsabilita' comune, della solidarieta' che tutte e
tutti raggiunge, della lotta comune per la comune liberazione da ogni
violenza, da ogni oppressione, da ogni menzogna.
Solo la scelta dell'opposizione alla guerra, agli eserciti, alle armi; la
scelta dell'opposizione a tutti i poteri criminali, a tutti i poteri
dispotici, a tutti i poteri sfruttatori, a tutti i poteri che discriminano e
devastano; la scelta dell'opposizione al maschilismo e al patriarcato, al
militarismo e all'autoritarismo; la scelta dell'opposizione all'ecocidio.
*
Solo la nonviolenza come proposta politica, come azione politica, come
movimento politico, puo' contrastare la crescita delle destre neonaziste in
Europa.
*
Femminista, ecologista, socialista e libertaria: solo la nonviolenza puo'
salvare l'umanita'.

6. LINGUISTICA MINIMA. PEPPE SINI: ULTIME NOTIZIE DALLA TORRE DI BABELE

Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.
Come potremmo passare le lunghe serate dell'inverno nucleare prossimo
venturo noi poveri meschinetti accanto al focolare in mancanza di
televisione, se non potessimo raccontarci le favole che in guisa di
minestrone l'amministrazione comunale di Viterbo ci somministra a calde
cucchiaiate?
Ad esempio questa: che a Viterbo il nocivo e distruttivo mega-aeroporto che
devastera' l'area termale del Bulicame ed avvelenera' i cittadini sara'
nientemeno che un "aeroporto ecologico".
*
E' la confusione delle lingue, il rovesciamento della realta'.
Roba da far schiattar d'invidia il biblico Nembrot, quell'enfiata labbia del
dantesco Pluto, e le streghe di Macbeth.
Della serie: il veleno fa bene alla salute; le stragi belliche sono
interventi umanitari; se il presidente del consiglio viola le leggi allora
le leggi sono sbagliate; la centrale a carbone tonifica i polmoni, i
picchiatori razzisti sono bravi giovinetti e un mafioso e' un eroe come
spiego' l'ineffabile Dell'Utri in campagna elettorale. E cosi' via, direbbe
Kilgore Trout.
*
La realta', invece, e' che il devastante mega-aeroporto e' un'opera illecita
e insensata, un crimine e una follia.
E la popolazione viterbese sapra' impedire questo crimine e questa follia:
con la forza della verita', con la forza della democrazia, con la forza
della legalita'.

7. PROFILI. LORENZO FERRERO: FRANCIS POULENC
[Dal mensile "Letture", n. 596, aprile 2003, col titolo "Francis Poulenc" e
il sommario "Musicista elegante e raffinato, si batte' per il recupero delle
forme classiche contro le mode del momento. I suoi lavori, solo
apparentemente 'facili', e la colta sensibilita' ne fanno un compositore
eclettico e singolare"]

Sulla figura di Poulenc si e' accumulato nel tempo un gran numero di luoghi
comuni di cui andrebbe fatta pulizia. Come tutti i compositori
apparentemente facili, e' in realta' difficile: non per un ascolto distratto
o una piacevole compagnia sonora, ma per un'autentica comprensione. Non va
nascosta una sua complicita' nel seminare l'idea dell'irridente indifferenza
e del gioco superficiale, ma la maggior parte degli atteggiamenti piu'
frivoli e salottieri risalgono alla prima parte della sua vita, e non e'
corretto giudicare con tale metro la seconda.
Da sempre bersaglio di ogni avanguardia per non aver aderito ad alcuno
spirito di ricerca (tranne, e sempre col sospetto del gioco, nella prima
gioventu'), Poulenc non e' totalmente ascrivibile nemmeno al neoclassicismo,
in cui lo collocano l'amicizia con Cocteau e Stravinskij e il Gruppo dei Sei
di cui faceva parte, autori in realta' diversissimi che hanno preso nel
tempo strade praticamente opposte. La sua omosessualita', una manna per gli
autori di biografie pruriginose, e' stata vissuta meno superficialmente di
quanto potesse apparire, e comunque in un difficile e problematico rapporto
con i sentimenti religiosi che negli ultimi anni di vita lo hanno posto fra
gli autori delle migliori pagine cattoliche del Novecento.
Una nascita borghese, sul finire del secolo precedente, nel 1899. Una
famiglia benestante, una madre affettuosa e buona pianista che preferiva
Mozart, Scarlatti e Couperin a Beethoven e Brahms, con qualche incursione
nella "adorabile cattiva musica" da salotto, stando alle parole del figlio,
che gia' a due anni fingeva di improvvisare sul suo pianoforte giocattolo.
La figura paterna, un uomo d'affari, sembra assente dalla vita quotidiana
del piccolo Francis, mentre protagonista della sua adolescenza sara' lo zio
materno Marcel, detto zio Papoum, il tipico zio scapolo con un debole per lo
spettacolo e che poteva vantare una trascorsa amicizia con Toulouse-Lautrec.
Grazie alla madre e allo zio, l'incontro con le avanguardie letterarie,
pittoriche e musicali del primo Novecento gli viene offerto nel modo piu'
naturale possibile. Tanto che, anche rintracciando le sue prime e precoci
composizioni, si individua immediatamente una familiarita' col mondo
dell'arte contemporanea. La famiglia inoltre lo manda a lezioni di piano da
un noto concertista, Ricardo Vines, divulgatore della musica nuova e
particolarmente sensibile ai problemi timbrici posti dalla letteratura
impressionista (Debussy, e poi Ravel). Vines gli fa conoscere la musica di
Granados, Albeniz, De Falla, e gli presenta Satie e Georges Auric, futuro
componente del Gruppo dei Sei, cui si aggiungera' di li' a poco la
conoscenza con Milhaud, Arthur Honegger e Germaine Talleferre.
La presentazione a Ravel ebbe meno successo. Forse Ravel era di cattivo
umore quel giorno, fatto sta che interruppe il giovane Francis che gli
suonava qualcosa, e da allora non ebbero piu' particolari rapporti fino alla
prima de L'enfant et les sortileges, nel 1925, che Poulenc ammiro'
moltissimo. Altrettanto male ando' il primo tentativo di entrare al
Conservatorio, dal professor Paul Vidal. Gli presento' una sua composizione,
Rhapsodie negre, frutto delle varie esperienze e frequentazioni delle
avanguardie. Vidal ne fu scandalizzato. Il pezzo fu eseguito di li' a poco
in pubblico, e gli guadagno' l'apprezzamento di Diaghilev e di Stravinskij,
stupiti che fosse l'opera di un quasi adolescente. Era l'anno 1917.
Dopo aver perso la madre nel 1915, Francis perde il padre. E' la guerra.
Viene arruolato, ma non tutti i mali vengono per nuocere: sotto le armi
conosce l'estroso poeta Guillaume Apollinaire. Nel 1918 scrive una Sonata
per pianoforte a quattro mani, memore della scrittura percussiva di
Stravinskij e della moda per l'art negre, ma anche pervasa di spirito
francese. La Sonata gli vale un nuovo ammiratore nel gia' noto e futuro
grande direttore d'orchestra Ernest Ansermet.
A meno di vent'anni, Poulenc e' dunque un compositore di talento
riconosciuto: ciononostante mantenne per tutta la vita una sorta di
insicurezza che lo spingeva a sottomettere spesso i suoi lavori al giudizio
di altri. Il talento e' confermato da una delle prime composizioni, che
benche' scritta a vent'anni, possiamo quasi considerare matura: Le
bestiaire, liriche su testi di Apollinaire per voce e pianoforte. Sia il
poeta che il compositore giocano con l'apparente semplicita' del bestiario,
privo pero' di gioia infantile e anzi venato di una sottile malinconia. Cio'
che piu' lascia stupiti e' pero' il linguaggio musicale: non ha nulla di
accademico, ne' sul piano armonico, ne' ritmico, ne' melodico, ne' del
trattamento del testo. Che Poulenc sia pienamente cosciente di avere dietro
di se' una Sagra della primavera di Stravinskij o un Pierrot Lunaire di
Schoenberg, lo si avverte da una serie di indizi piu' che dall'impressione
di una lavoro di ricerca: il tutto in una semplicita' sconcertante, eppure
apparente. Anche a leggerlo sembrerebbe facilissimo da suonare, ma non e'
proprio cosi'. Come ha scritto Wilfrid Mellers, autore di uno dei libri piu'
interessanti su Poulenc, a proposito dei lavori di questo periodo, si ha
quasi l'impressione di trovarsi di fronte a una sensibilita' postmoderna,
che si accentuera' con quel "viaggiare nel tempo" caratteristico del periodo
neoclassico. E' anche l'inizio di una lunga serie di liriche per canto e
piano, oltre cento, uno sterminato catalogo tutto da riesplorare, in cui
continua a frequentare la poesia francese, da Apollinaire a Jacob, da
Valery, ad Aragon, e soprattutto Eluard.
*
Il periodo cosiddetto neoclassico
Abbiamo gia' avuto modo di considerare la genericita' dell'espressione
"neoclassico" applicata alla musica fra le due guerre. Certo, a qualcosa
serve, se si tratta di raggruppare autori molto diversi sotto alcuni punti
di convergenza. Piu' che uno sguardo al passato, lo sguardo neoclassico e'
il rifiuto del passato immediato, del tardoromanticismo di fine Ottocento e
dei primi anni del Novecento. Il passato remoto, a cui veniva, spesso
erroneamente, attribuita un'assoluta oggettivita' e assenza di sentimento,
diventa un luogo a cui guardare e anche un baluardo con cui difendersi da
ceneri ancora troppo calde. Il successo dello "stile" neoclassico e' anche
causa di molte delle riserve che la critica ha avanzato successivamente. Per
i compositori di minor talento sarebbe diventato un troppo facile rifugio in
un'accademia fatta di vezzi e movenze settecentesche. Ma per i compositori
degni di questo nome non e' quasi mai stato cosi', senza dimenticare che
all'epoca, in assenza di dischi e altri mezzi di diffusione, molta musica
del Settecento era tutta da scoprire, e suonava in qualche modo "nuova" agli
ascoltatori, non meno di quanto suonino nuovi oggi gli arcaismi
medievaleggianti di certi compositori recenti.
I rapporti di Poulenc con la tendenza del momento sono, come al solito,
estremamente personali. Non ha il radicalismo di Pulcinella o di Oedipus Rex
di Stravinskij, non ha la pomposa riscoperta del contrappunto all'apparenza
severo di Hindemith. Ha piuttosto il sapore di un aggiornamento della
biblioteca, di un ampliamento di orizzonti, per un compositore cresciuto e
nutrito nel presente. Ne e' un ottimo esempio il Trio per oboe, fagotto e
pianoforte del 1926. Se l'inizio puo' definirsi lulliano, e il movimento
finale cita direttamente Gluck, dopo l'introduzione assistiamo a un incrocio
fra Offenbach e lo stile rococo', possibile solo nel clima di disincanto
parigino apres-guerre. Le spericolate ibridazioni non si limitano all'antico
e al moderno, ma anche agli stili "alti" e "bassi" della musica. La musica
"volgare" assume per Poulenc un valore di riscoperta e di riappropriazione,
simile all'atteggiamento che Stravinskij aveva per il passato. Tanto sono
presenti gli echi della musica di strada o di quella che oggi definiremmo
"leggera", che possiamo perfino concederci il piacere di immaginare che il
giovane Poulenc l'abbia assimilata durante le lunghe ore passate con lo zio
Papoum. Nello stesso tempo si deve a queste escursioni, da cui Poulenc
trasse soprattutto suggestioni melodiche, il luogo comune sulla facilita'
della sua musica: e sappiamo che il termine "facilita'" e' spesso usato,
quando si tratta di Novecento, come sinonimo di superficialita', per non
dire di banalita'. Certamente si tratta di musica perlopiu' accessibile, ma
non si puo' definirla facile, perche' impone una vasta cultura musicale per
coglierne anche le sfumature nascoste.
Uno dei primi titoli che vengono in mente parlando del nostro e' certamente
il balletto Les Biches, frutto di quella gigantesca macchina per capolavori
che sono stati i Ballets Russes di Diaghilev, che ne diedero la prima
esecuzione all'opera di Montecarlo nel 1924. Il titolo, come e' noto,
significa "le cerbiatte", e sembra suggerire doppi sensi che la trama
incoraggia solo se li si vogliono vedere a tutti i costi. Non c'e' una
storia vera e propria, ma alcune scene di corteggiamento in una festa
elegante (uno dei doppi sensi e' anche "le mantenute"). La musica, pur
attraversando stili brillanti, accenni al ragtime e a varie forme di danza,
e' straordinariamente coerente e porta in ogni momento il marchio del suo
autore. Il pubblico dell'epoca, e soprattutto la societa' elegante delle
prime teatrali, si riconobbe talmente in questa totale assenza di
finalizzazione della trama (altro segno post-moderno?) da decretare un
assoluto successo. Sorprende non poco che in un mondo totalmente diverso
come il nostro il lavoro non sia per nulla invecchiato. Anzi, la sua
freschezza sembra crescere a ogni ascolto.
*
Al pianoforte
Altre due notevoli composizioni appartengono allo stesso periodo: il Concert
champetre (1928) e Aubade (1929). Il primo fu scritto per la sacerdotessa
della rinascita del clavicembalo Wanda Landowska (se uno dei meriti del
neoclassicismo fu la riscoperta del Settecento, in questo caso lo fu anche
per uno dei suoi strumenti). Nei suoi tre movimenti non e' la natura
incontaminata a prevalere, ma la grazia suburbana di boschi e castelli
intorno a Parigi, gli echi di Couperin e di marcette militari.
L'atteggiamento di Poulenc verso il passato non e' dissacrante, come
talvolta in Stravinskij, ma condiscendente e amichevole, come se il passato
riaffermasse la sua continuita' in un confortevole presente di civilta' e di
gusto (francese, beninteso).
Quanto ad Aubade, scritta per pianoforte e piccola orchestra, il tema
mitologico di Diana cacciatrice porta ad affondare le radici in movenze
rococo', mai prive, pero', dei consueti scarti armonici e ritmici, con un
costante senso di malinconia. Sull'argomento del balletto, scritto dallo
stesso Poulenc e che descrive la solitudine di Diana in attesa dell'alba, si
e' molto speculato, volendo vedere nella dea un autoritratto
dell'omosessualita' dell'autore. Il dramma di Diana, condannata alla
castita', sembra essere lo stesso del compositore. In quegli anni aveva
infatti cercato senza successo di sposarsi e al tempo stesso stava vivendo
una travolgente storia d'amore con un uomo, nella quale alternava momenti di
esaltazione ad altri di depressione perche' la sentiva come "impura".
Le buone origini familiari non permisero a Poulenc di vivere di rendita.
Un'importante fonte di sussistenza fu l'attivita' concertistica.
Probabilmente il suo carattere schivo lo tenne lontano dall'attivita'
solistica e lo porto' a esercitare la professione soprattutto come
accompagnatore di cantanti. Tuttavia ha lasciato un corpus considerevole di
lavori per pianoforte solo. Pochi hanno una particolare intensita'
virtuosistica, anche se non bisogna mai dimenticare che la semplicita' di
Poulenc e' solo apparente e anche le pagine piu' scarne nascondono qualche
insidia tecnica. Come per le liriche per canto e piano, si tratta di un
repertorio da esplorare; alcune pagine hanno raggiunto una certa notorieta',
come la Pastourelle, del 1927, derivata da un pezzo a piu' mani che si
chiamava L'eventail de Jeanne; o La Valse, del 1919; o ancora il gradevole
Embarquement pour Cythere, per due pianoforti, un divertissement del 1951.
Del 1925 e' l'impegnativa suite Napoli, in piu' movimenti, di particolare
intensita' virtuosistica. In tutti questi lavori la scrittura stempera, o,
se si preferisce, fa piu' intimamente propri certi cliche' del
neoclassicismo.
Fra gli anni '30 e '40 troviamo le Improvvisations, la Suite francaise e,
soprattutto, gli otto Notturni. Scritti nel corso degli anni e poi raccolti,
sono un interessante laboratorio per la scrittura dell'ultimo Poulenc,
similmente alle raccolte di liriche su testo di Eluard che si prolungano
fino ai primi anni '40. Qui Poulenc sembra smentire il luogo comune di
autore gradevole e salottiero, elegantemente a' la page, ma privo di
impegno. Non e' in realta' un cambiamento di rotta, ma una ricerca di
essenzialita', priva di citazioni e di facili disincanti.
Straordinariamente vivace e' l'apertura del Concerto per due pianoforti e
orchestra, del 1932, un pezzo di bravura, assolutamente brillante, dove
Poulenc sa mirare dritto all'effetto e non perde mai contatto con la forma,
assai libera per la verita', ma proprio per questo piu' difficile da
difendere da sbavature e indugi eccessivi. Alla maniera di Franck, c'e' un
collegamento tematico fra il finale del primo e del terzo movimento, una
sorta di sospensione del tempo, che puo' ricordare l'ultimo Satie, di fatto
uno scarto notevole anche sul piano emotivo che poco ha a che fare con la
leggerezza banale e fine a se stessa. Dopo una simile sospensione del tempo,
il gracile temino del larghetto sembra venire da un altro mondo, lasciando
una traccia impercettibile, prima che attacchi il rutilante finale, sospeso,
come abbiamo visto, dal ritorno del primo movimento. Nello stesso anno, ma
con una gestazione che si protrae fino al 1939, e' il Sestetto con
pianoforte e strumenti a fiato. E' un pezzo di divertente e piacevole
intrattenimento, giocato sul ritmo e sul colore, spesso eseguito, anche
perche' appartiene al non grande repertorio per strumenti a fiato.
*
La crisi spirituale
Nel 1936 l'amico Pierre-Octave Ferroud muore orribilmente in un incidente
d'auto. Poulenc ne e' duramente colpito, tanto che una sorta di crisi
spirituale lo porta a effettuare un pellegrinaggio a Rocamadur. Per via di
questa esperienza mistica scrive le Trois litanies a' la Vierge Noire de
Rocamadur. E' un lavoro in cui Poulenc sceglie per il coro e l'organo una
scrittura modaleggiante senza indugiare in stereotipi, vicina alla pronuncia
delle parole, e conduce l'opera attraverso un percorso drammatico che solo
nella conclusione trova la sua pace. Seguono una Messa nello spirito
gagliardo del cattolicesimo militante dell'epoca, priva stranamente di
Credo, e soprattutto i quattro Motets pour un temps de penitence che, nella
loro scrittura per voci sole su tradizionali testi latini, rivelano un nuovo
Poulenc, che non si preoccupa piu' di nascondere umanita' e sofferenza
dietro gli spiritosi calembours della buona societa'. E' una scrittura
corale che unisce semplicita' e potenza, chiarezza ed espressione dolorosa,
e che proprio per questo cominciamo solo ora a capire, dopo anni di luoghi
comuni della critica che volevano sempre una rigorosa coincidenza fra
profondita' di espressione e durezza e astrusita' di scrittura.
Ancor meglio rappresenta il nuovo Poulenc un lavoro profano, su testo di
Eluard, legato alla Resistenza, destinato a celebrare la Liberazione: Figure
umaine del '43-'44, per doppio coro. Una scrittura estremamente sofisticata
e difficile, e insieme un'espressione diretta che colpi' fin dalla prima
esecuzione. La scrittura a due cori ha in se' qualcosa di teatrale, che
trova le sue origini nel Rinascimento, ma Poulenc concede poco sia a
soluzioni di rifacimento stilistico o retoriche, quali ad esempio il testo
finale avrebbe potuto dettare: "je suis ne' pour te connaitre, pour te
nommer, Liberte'". E a proposito della collaborazione con Paul Eluard,
dobbiamo citare qui almeno uno dei suoi importanti cicli di liriche, Tel
jour telle nuit, del 1937, altro lavoro del "nuovo" Poulenc.
Capita spesso anche ai compositori piu' grandi di fare un passo indietro
dopo averne fatti due in avanti. All'intensita' e alla linearita' dei lavori
"impegnati" di cui abbiamo parlato, seguono: un Concerto per organo, archi e
timpani (1939), parzialmente di ispirazione religiosa, ma con ritorni
neoclassici ormai datati (il che non impedisce, come sempre, un piacevole
ascolto); un balletto, iniziato in tempo di guerra, come Les animaux modeles
(1942), basato sulle favole di La Fontaine, che meriterebbe forse una
riproposta coreografica; e infine un'opera buffa, Les mamelles de Tiresias,
del 1947, tratto da un lavoro di Apollinaire. Se quest'ultimo lavoro ha
avuto successo, e' soprattutto grazie a una complessa trama che adombra i
temi della sessualita' e dei generi con una certa verve comica, la cui
attualita' Poulenc ha voluto sottolineare portando l'azione in tempi e
luoghi contemporanei rispetto all'esotico originale di Apollinaire: guarda
caso a Montecarlo, quasi un'evocazione del tempo spensierato di Les Biches.
Il lavoro e' condotto con grande abilita', ma forse ha un che di invecchiato
nello spirito e risente del malinconico vezzo dell'autocitazione. Anche
Poulenc aveva qualche insicurezza al riguardo, tanto da proclamare che era
il lavoro a lui piu' caro, affermando curiosamente: "il peggio di me e'
forse il meglio di me". Fu comunque il suo primo vero lavoro teatrale, una
sorta di prologo, anche se di tutt'altro genere, a due capolavori
impegnativi e fondamentali come Dialogues des carmelites (1953-1957), e La
voix humaine (1957-1959).
*
All'opera con Bernanos
L'argomento dei Dialoghi delle carmelitane e' una storia drammatica
ambientata ai tempi della Rivoluzione francese che finisce con la
ghigliottina per sedici suore e per la tormentata protagonista Blanche. E'
una grande opera in tre atti, a cui Poulenc si mise al lavoro con entusiasmo
febbrile. Scrive a Bernac che gli sembra di aver sempre conosciuto le
protagoniste del dramma. La continua tensione poetica del testo di Bernanos
non concede le tradizionali alternanze di recitativi e arie, ma invita alla
continuita' dell'azione, in una vocalita' congeniale a Poulenc e alla
tradizione francese fin dal Pelleas di Debussy, e giustifica pienamente il
titolo di "dialoghi". La tensione emotiva e teatrale non cede mai il passo
alla distrazione, su temi che tuttavia muovono intorno a domande metafisiche
sulla morte e sul senso della Storia. Il fatto e' che Poulenc si colloca
sempre accanto alle ragioni, potremmo dire alle vibrazioni psicologiche dei
personaggi. Il suo mondo conventuale e' in costante movimento, fatto di
attese, colpi di scena, litigi, e si mantiene lontano dalle convenzionalita'
rituali, ad esempio, della Suor Angelica di Puccini. L'opera, rappresentata
per la prima volta al Teatro alla Scala, fu un notevole successo, legato
anche al vertice assoluto di teatro musicale che e' la scena finale. Dopo un
breve periodo di eclissi, l'opera ha ripreso a circolare, e oggi e' entrata
a tutti gli effetti in repertorio, con rappresentazioni, fra l'altro, in
quasi tutti i principali teatri italiani.
Quasi avesse un surplus di energie, Poulenc scrive negli stessi anni un
altro lavoro teatrale, non meno famoso, La voix humaine, su un testo gia'
noto dell'amico Cocteau e per la fedele interprete Denise Duval. Una donna
sola, non giovanissima, al telefono, ci fa assistere alla conclusione di un
amore, un amore che non vuole finire, che si trascina fino al punto in cui
e' lei stessa a chiedere di troncare la conversazione. Il mondo e' quello
moderno, il tema, sempre attuale, e' quello dell'alienazione e
dell'incomunicabilita'. La scrittura vocale e' spesso impervia, drammatica,
l'ideale cavallo di battaglia di molti "addii alle scene" di cantanti
celebri. Il tema e' assolutamente laico e mondano rispetto alle Carmelitane,
ma e' stato osservato che il tratto comune e' la determinazione e il
coraggio femminili, lontano ormai dai languori delle Diane cacciatrici.
*
La produzione strumentale
Poulenc soffriva di depressione. I primi segnali possono farsi risalire
all'incidente del '36, ma hanno radici precedenti. L'uso di farmaci contro
la depressione e' forse all'origine della debolezza del suo cuore, che lo
lascio' ad appena sessantaquattro anni. Essendo tra l'altro il piu' giovane
rappresentante di una generazione, si trovo' spesso di fronte alla morte di
amici cari o compositori ammirati. Tuttavia gli ultimi anni della sua vita
sono ricchi di una produzione di alta qualita', legata soprattutto
all'ambito cameristico. E' una produzione per la quale l'aggettivo
neoclassico non ha piu' senso, tanto e' diventata personale la scrittura,
senza perdere di vista accessibilita' e facilita' melodica. Se un senso puo'
aver avuto, e' per il contrasto che pagine di tanto luminosa scrittura
possono aver avuto con la musica che in quegli stessi anni Pierre Boulez e
le nuove generazioni andavano elaborando sulle ceneri di Webern.
Ma anche definire semplicemente luminosa la scrittura dell'ultimo Poulenc e'
un luogo comune. In realta' si intrecciano motivi perfino orecchiabili a
forme complesse e a pagine drammatiche, purche' non le si ascolti col metro
o col filtro di cio' che le neoavanguardie producevano in quegli stessi
anni. La pagina piu' famosa e' senz'altro la Sonata per flauto e pianoforte
(1957). Difficile tentare di spiegare con l'analisi un pezzo che e'
soprattutto costante e fresca ispirazione, e come tale fluisce dall'inizio
alla fine, tanto che e' ormai diventato il brano standard nel repertorio di
ogni flautista. Meno conosciute, ma meritevoli di esserlo, le Sonate per
clarinetto e per oboe (1962), quest'ultima con la sua sorprendente
conclusione in una accorata deploration, in morte di Honegger e Prokofiev.
Bella anche la piu' breve Elegie (1957), per corno e pianoforte, in memoria
del grande Dennis Brain. Nel 1951 era tornato al pianoforte, con la sonata
per due pianoforti, un lavoro massiccio e tragico, complesso formalmente,
che dopo la diffusione datane dal duo Gold-Fitzdale non ha incontrato grande
fortuna. Scrisse anche un Concerto per pianoforte e orchestra (1949) per se
stesso, da suonarsi in una tournee americana, eccessivamente tradito dal
desiderio di piacere, ma con un bell'adagio di sapore mozartiano.
*
Il compositore cattolico
Se molte delle pagine che abbiamo ora citato meritano appieno la loro fama e
la loro diffusione, e' certamente nella musica di ispirazione religiosa che
troviamo il Poulenc piu' caratteristico di questo periodo. Fra i numerosi
lavori, dedicati fra l'altro al Natale e a sant'Antonio di Padova e, nelle
intenzioni dell'autore, non tutti destinati alla sala da concerto, ma alla
chiesa, richiameremo l'attenzione soprattutto sue due: lo Stabat Mater
(1950) e il Gloria (1959). Due pagine molto diverse, com'e' naturale
aspettarsi, ma complementari nel disegnare il suo stile ultimo: un perfetto
controllo della vocalita', una partecipazione emotiva che non ha pari
nemmeno nei lavori sacri di Stravinskij e forse nemmeno nel piu' giovane
Messiaen, una semplicita' apparente che nasconde sofisticate soluzioni
armoniche e formali. Se la sobrieta' e' il carattere distintivo dello Stabat
Mater, una pagina piu' apprezzata dai musicisti che dal grande pubblico, che
si conclude con un Amen sospeso su una dissonanza, una pacata e matura
estroversione e' il carattere dominante del Gloria, di cui al soprano solo
e' destinata la piu' intima e variegata declinazione umana (il Domine Deus -
Agnus Dei e' diventata ormai una pagina staccata da concerto). E' abbastanza
sorprendente che questo lavoro sia stato scritto in un momento storico in
cui perfino Stravinskij cominciava a subire il fascino dell'avventura
seriale: totalmente indifferente ai travagli linguistici del dopoguerra, la
musica di Poulenc si affida alla melodia e talvolta a semplici accordi
tonali per raggiungere un ascoltatore che ne puo' cogliere solo oggi, forse,
una modernita' lontana da mode e datati cliche'.
Una delle ultime composizioni di Poulenc e' un ciclo di liriche per bambini,
che si ricollega alla notissima Histoire de Babar, le petit elephant, che
aveva improvvisato per la nipote e poi pubblicato nel '45. La Courte paille
(1960), fu scritta infatti per divertire il figlio di Denise Duval, ed e'
basata su brevi nonsense di Maurice Careme. Brevi incisi, pause
accuratamente prescritte, e il tema del sonno, che apre e chiude il ciclo
sembrano lasciare la porta aperta all'inconscio e alle sue tenebre, che la
musica di Poulenc, anche nei momenti piu' drammatici, aveva sempre tenuto
lontano. Quasi uno scherzo del destino accompagna invece l'impegnativo Sept
repons des tenebres, destinato all'inaugurazione del Lincoln Center, che non
fu finito in tempo, e percio' eseguito postumo sotto la direzione di Thomas
Schippers, poco dopo la morte del suo autore.
*
Note biografiche
1899 Nasce a Parigi il 7 gennaio. Compone e suona precocemente.
1914 Assiste alla prima (sinfonica) della Sagra della primavera e ne e'
entusiasta.
1917 Rhapsodie negre, prima composizione significativa, gli vale il rifiuto
di entrare in Conservatorio, ma attrae la curiosita' del mondo musicale.
Perde il padre due anni dopo la perdita della madre.
1918 E' arruolato nell'esercito, dove conosce Apollinaire, sui cui testi
scrive l'anno dopo Le bestiaire, per voce e pianoforte, che stupisce per la
precoce maturita'.
1920 Nascita del Gruppo dei Sei, riunito intorno a Cocteau, per iniziativa
di Blaise Cendrars. Ne fanno parte Poulenc, George Auric, Louis Durey,
Arthur Honegger, Darius Milhaud e Germaine Talleferre.
1921-24 Prende lezioni di composizione da Charles Koechlin, illustre
didatta.
1924 Prima di Les Biches da parte dei Ballets Russes a Montecarlo.
1926 Incontra il baritono Pierre Bernac, di cui sara' accompagnatore ai
concerti a partire dal 1935.
1928 Concert champetre, per clavicembalo e orchestra scritto per Wanda
Landowska.
1929 Aubade per pianoforte e 18 strumenti.
1936 La morte, in un incidente automobilistico, dell'amico Pierre-Octave
Ferroud, lascia una tragica ombra sulla vita di Poulenc.
1936 Litanies a' la Vierge Noire de Rocamadur, primo lavoro religioso, dove
trova la sua dimensione di autore cattolico.
1939 Concerto per organo, archi e timpani.
1947 Les mamelles de Tiresias, lavoro burlesco da un testo di Apollinaire.
1950 Stabat Mater, uno dei suoi capolavori di ispirazione religiosa.
1953-57 Opera Dialogues des carmelites, con la collaborazione di Georges
Bernanos.
1957 Sonata per flauto e pianoforte, uno dei suoi lavori piu' eseguiti.
1959 Gloria e La voix humaine.
1960 La courte paille, ultimo ciclo di liriche.
1963 Muore, d'attacco cardiaco, il 30 gennaio.
*
Discografia essenziale
La musica di Francis Poulenc e' edita prevalentemente da Salabert, Paris, ma
anche da Ricordi, Eschig, Heugel, Chester e altri. Il sito delle edizioni
Salabert offre un catalogo completo, con riferimenti agli inediti e alle
altre edizioni.
Raccolte complete:
- Complete Chamber Music (tutta la musica da camera). Interpreti vari Rca
74321 632122 (2 cd).
- Complete Piano Music (tutta la musica per pianoforte). Eric Le Sage, piano
Rca 74321 632143 (3 cd). oppure Pascal Roge', piano Decca 460 598-2 (3 cd).
- Complete Orchestral Music and Concertos (tutta la musica orchestrale e i
concerti). Orchestre National de France, Philharmonia Orchestra, direttore
Charles Dutoit Decca 460 597-2 (3 cd).
- Les mamelles de Tiresias / Le bal masque', Saito Kinen Orchestra,
direttore Seiji Ozawa Philips 456 504-2 (1 cd).
- Concertos, orchestral & sacred music (Concerti, musica sacra e religiosa).
Interpreti e orchestre varie, di vari periodi. Direttori Georges Pretre,
Pierre Dervaux, Michel Plasson, Rene' Duclos, Yvonne Gouverne', Jacques
Jouineau Emi 5 66837 2 (5 cd).
- Vocal works (Opere vocali): Dialogues des carmelites; Les mamelles de
Tiresias; La voix humaine; Le gendarme incompris; L'histoire de Babar le
petit elephant; La dame de Monte Carlo; Le bal masque'; L'invitation du
chateau; Secheresses; Figure humaine; Un soir de neige. Interpreti vari Emi
5 66843 2 (5 cd).
*
Singole incisioni:
- Concerto per organo / Concert champetre. Philippe Lefebvre, organo,
Elisabeth Chojnacka, clavicembalo, Orchestre National de Lille, direttore
Jean-Claude Casadesus, Naxos 8.554241.
- Melodies (Banalites - Montparnasse - Rosemonde - Bleuet - Quatre poemes
d'Apollinaire - Tel jour telle nuit - Chansons gaillardes - C'est ainsi que
tu es - Dernier poeme - Priez pour paix - Chansons villageoises). Christine
Lajarrige, pianoforte, Michel Piquemal, baritono, Naxos 8.553642.
- Stabat Mater / Gloria. Danielle Borst, soprano Orchestre de la Cite'
Choeur Regional Vittoria de l'Ile-de-France, conductor Michel Piquemal,
Naxos 8.553176.
*
Bibliografia essenziale
Pierre Bernac, Francis Poulenc et ses melodies, Buchet/Chastel, Paris 1978;
Francis Poulenc, Journal de mes melodies, Cicero, Paris 1993 (ristampa da
Grasset); Wilfrid Mellers, Francis Poulenc, Oxford University Press, Oxford
1993 (con analisi musicali); Benjamin Ivry, Francis Poulenc, Phaidon Press,
London 1996 (con belle fotografie); Francis Poulenc, Correspondance
1910-1963, Fayard, Paris 1999 (la corrispondenza praticamente completa);
Carl B. Schmitt, Entrancing Muse. A Documentary Biography of Francis
Poulenc, Pendragon Press, London 2002 (documentazione ricchissima, ma per
addetti ai lavori e biblioteche).

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 594 del 30 settembre 2008

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per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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