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Voci e volti della nonviolenza. 238



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 238 del 30 settembre 2008

In questo numero:
1. Verso il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza
2. Michele Boato: Antica e attualissima
3. Tullio De Mauro: In cammino
4. Angela Dogliotti Marasso: A partire dalle parole di don Milani
5. Federico Fioretto: La scelta giusta da compiere
6. Monica Frassoni: Se vuoi la pace prepara la pace
7. Giorgio Giannini: Educare alla nonviolenza
8. Letizia Lanza: Qualche parola sul 2 ottobre
9. Nello Margiotta: Un progetto planetario
10. Leoluca Orlando: No alla guerra, si' ai diritti umani
11. Francesco Pistolato: Un piccolo grande evento
12. Alessandro Pizzi: La democrazia di tutti
13. Lorenzo Porta: Da un ambito locale con lo sguardo al mondo
14. Elena Pulcini: One world
15. Wanda Tommasi: Partire da se'
16. Aldo Capitini: La liberazione di tutti

1. EDITORIALE. VERSO IL 2 OTTOBRE, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA

Dallo scorso anno l'assemblea generale dell'Onu ha dichiarato "Giornata
internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, anniversario della nascita
di Gandhi.
In questa occasione si svolgeranno molte iniziative anche in varie citta'
italiane.
Ovunque possibile si promuovano incontri, e particolarmente nelle scuole.

2. VERSO IL 2 OTTOBRE. MICHELE BOATO: ANTICA E ATTUALISSIMA
[Ringraziamo Michele Boato (per contatti: micheleboato at tin.it) per questo
intervento]

Antica come le montagne ma attualisssima, la nonviolenza.
In tempi di Irak, Afghanistan, Georgia, persecuzione dei rom, minaccia
nucleare, ecc. ecc. la nonviolenza e' un faro che ci deve guidare sia nelle
nostre azioni, che nella valutazione di cio che succede nel mondo: stare
dalla parte dei piu' deboli, dire la verita' senza terrorismi di alcun
genere, nella fiducia che anche il peggior "nemico" puo' cambiare, che la
coscienza dei subalterni puo' ribellarsi, che la verita' e' rivoluzionaria.
E' la forza della verita' il cuore della nonviolenza cosi' come Gandhi ce
l'ha trasmessa, ma prima di lui Gesu' Cristo, Ildeagarda da Bingen,
Francesco e Chiara d'Assisi, Tolstoj, e una infinita processione di persone
piu' o meno sconosciute, che ha difeso la terra, i poveri, i lebbrosi, gli
extracomunitari.
E' la nonviolenza il cuore del vero progresso, quello dei diritti, del
ben-essere, della pace e della cooperazione.

3. VERSO IL 2 OTTOBRE. TULLIO DE MAURO: IN CAMMINO
[Ringraziamo Tullio De Mauro (per contatti: tullio.demauro at uniroma1.it) per
questo intervento]

Mi associo a voi nel pensare che la consapevolezza della necessita' della
nonviolenza sia, pur lentamente, in cammino.
E perche' il cammino si faccia piu' spedito occorre vigilanza rivolta non
solo alle violenze fisiche, alle sopraffazioni cruente, alle guerre. Occorre
alimentare anche la coscienza del male di violenze nascoste, nel chiuso
delle famiglie, nelle distorsioni e nei silenzi dell'informazione, nelle
tacite esclusioni, nelle mancate solidarieta'.
Il cammino e' lungo, ma non ha alternative positive.

4. VERSO IL 2 OTTOBRE. ANGELA DOGLIOTTI MARASSO: A PARTIRE DALLE PAROLE DI
DON MILANI
[Ringraziamo Angela Dogliotti Marasso (per contatti: maradoglio at libero.it)
per questo intervento]

Giovedi' 2 ottobre: giornata internazionale della nonviolenza.
A Torino abbiamo deciso di celebrarla facendola coincidere con il convegno
che tutti gli anni il Centro studi Sereno Regis organizza. Quest'anno il
tema e' "Dal sessantotto all'ottantanove, una lezione per l'oggi".
La prima giornata e' dedicata agli studenti, proprio richiamando la giornata
internazionale della nonviolenza. Si proporra' loro di riflettere
sull'affermazione di don Lorenzo Milani: "l'obbedienza non e' piu' una
virtu'".
Che cosa puo' significare per noi oggi? Ci sono delle situazioni nelle quali
obbedire non e' virtuoso ma dannoso? Quali percorsi di trasformazione
positiva possiamo mettere in campo nella societa' odierna, a partire da
queste parole di don Milani? Come contrastare gli strumenti di morte, di
sopraffazione e di dominio in tutti gli ambiti? Come affrontare i conflitti
in modo non distruttivo e costruire relazioni di pace?
Gli studenti saranno invitati a riflettere e a confrontarsi con l'aiuto di
un gruppo di giovani di Acmos, una associazione molto impegnata in percorsi
di cittadinanza attiva e di lotta contro le mafie.
Pensiamo possa essere un bel modo per rendere concreta la giornata della
nonviolenza.

5. VERSO IL 2 OTTOBRE. FEDERICO FIORETTO: LA SCELTA GIUSTA DA COMPIERE
[Ringraziamo Federico Fioretto (per contatti: info at associazione-ariel.it)
per averci messo a disposizione come anticipazione il seguente editoriale
che comparira' sul quotidiano "Liberta'" di Piacenza]

Circa duemila anni fa un Maestro di nome Gesu' porto' al mondo un messaggio
di liberta': liberta' dai vincoli terreni, dalle illusioni di Mammona,
dall'egoismo che porta alla Geenna, dannazione degli Epuloni.
Vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, assistere il prossimo
sconosciuto e sofferente a rischio della vita, spezzare il pane con gli
ultimi, rivestirsi dell'innocenza dei bimbi, dimenticare i parenti (il clan)
per associarsi all'umanita', amare quanti ci odiano (perche' cosa c'e' di
lodevole nell'amare solo quelli che ci amano?) e porgere l'altra guancia a
chi ci ferisce.
Il Maestro, infine, uomo che alcuni credono addirittura Dio fatto carne, non
alzo' un dito per salvarsi da una morte atroce e difendere le sue buone
ragioni davanti all'ingiustizia, ma porto' la sua croce come testimonianza
del giusto, ad onta perenne di ogni oppressore e condanna inappellabile di
ogni violenza.
Oggi, nelle societa' cristiane si lincia un essere umano per un pacchetto di
biscotti, o ci si accoltella per una questione di precedenza stradale; degli
ultimi della Terra non vogliamo nemmeno che calpestino il suolo del nostro
Paese, anche se ne ammazziamo a migliaia in guerre ingiuste in giro per il
mondo.
Delle donne, consimili di Maria che dono' al mondo il frutto prezioso del
suo grembo, ed alle quali tutti dobbiamo la vita, v'e' cosi' poco rispetto
che si abusa di loro, in immagine e in corpo, con una spaventosa facilita'.
Se abbiamo dimenticato cosi' facilmente Cristo e della sua nonviolenza
riteniamo spesso solo le formalita', non e' male che le Nazioni Unite ci
ricordino ogni 2 ottobre la nascita di Gandhi, padre della nonviolenza
moderna (ammesso che si possa dire moderna una cosa che, nelle stesse parole
di Gandhi, e' "antica come le colline").
*
Del messaggio del Mahatma, un indu' che amo' e pratico' l'insegnamento del
Sermone della Montagna, vorrei oggi ricordare le quattro "s": Swaraj,
Sarvodaya, Swadeshi, Satyagraha.
Swaraj: il regno del Se', come il regno dei Cieli del Vangelo e' l'obiettivo
che va perseguito per primo, affinche' tutto il resto venga in sovrappiu';
e' la societa' degli esseri umani che diviene libera di autogovernarsi
perche' ogni membro accetta la responsabilita' delle proprie azioni e
costruisce la moralita' collettiva con la pratica di un vivere etico.
Sarvodaya: il ben-essere di tutti, la prosperita' vista senza attaccamento
egoistico con il fine della condivisione di risorse e opportunita'; rifiuta
la ricchezza di alcuni costruita sulla poverta' di altri premiando la
dignita' dell'essere umano rispetto alla sua ricchezza materiale.
Swadeshi: l'aiuto ai piu' prossimi, e' l'impegno alla solidarieta'
silenziosa, quotidiana, prestata per cerchi concentrici, dove non vi e'
ascolto delle sirene che solleticano la nostra vanita' ma la cura materna di
quanto e' posto direttamente a portata dei nostri occhi, del nostro cuore e
delle nostre mani. Senza egoismo e senza esclusione di alcuno.
Satyagraha: il pilastro dell'insegnamento, l'adesione ferma e costante alla
Verita'; e' l'onesta' totale alla voce della coscienza che impedisce di
collaborare a qualunque male, men che meno se nel proprio interesse mondano.
E' ferma fino al sacrificio supremo e non conosce rancore verso un
avversario che deve essere amato incondizionatamente perche' tenuto distinto
dal suo eventuale errore.
Senza paura, ovviamente, di quanto puo' uccidere il corpo, bensi' di quanto
lo puo' fare dell'anima, cioe' l'azione non veritiera.
*
Sgombriamo il campo dagli equivoci generati da chi ha irresponsabilmente
svilito il messaggio gandhiano: la nonviolenza di Gandhi e', come diceva
Martin Luther King, un metodo per vivere e testimoniare quotidianamente il
messaggio di Cristo.
Essa e', dunque, buona guida per questi giorni nostri persi e bui, nei quali
il mondo sta scivolando nemmeno tanto lentamente verso il baratro della
violenza totale, della contrapposizione assoluta degli egoismi.
E' tempo di tornare al silenzio interiore nel quale ascoltare la voce
silenziosa della coscienza e confrontare le nostre scelte quotidiane, parole
e azioni con l'insegnamento del Maestro cui ci richiamiamo, ognuno il
proprio.
E' tempo di rifiutare il canto delle sirene dell'egoismo e del materialismo
e pensare alla salute della casa comune nella quale viviamo, la Terra, e
della famiglia cui apparteniamo, quella umana nella sua interezza;
altrimenti, in breve, non avremo piu' ne' casa ne' famiglia.
E' tempo, se ci sembra troppo lontano dalla pratica un Sermone pronunciato
duemila anni fa su una montagna in Palestina, di affidarci al "talismano"
che Gandhi ha insegnato mezzo secolo fa: quando dobbiamo prendere una
decisione, richiamiamo alla mente l'immagine dell'essere umano piu'
derelitto che possiamo ricordare e chiediamoci se l'azione che stiamo
contemplando gli porterebbe un beneficio o meno.
A quel punto, Gandhi promette, ogni dubbio scomparira' dalla nostra mente e
avremo cristallina chiarezza sulla scelta giusta da compiere.
E il regno del Se', la societa' nonviolenta, sara' piu' vicino di un passo.

6. VERSO IL 2 OTTOBRE. MONICA FRASSONI: SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE
[Ringraziamo Monica Frassoni (per contatti:
monica.frassoni at europarl.europa.eu) per questo intervento]

Il 2 ottobre verra' celebrata in tutto il mondo la giornata internazionale
della nonviolenza, decisa lo scorso anno dall'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite nell'anniversario della nascita del Mahatma Gandhi.
La risoluzione dell'Assemblea Generale che ha approvato la proposta del
Governo indiano motiva la decisione con la necessita' di promuovere una
cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza.
*
E se vuoi la pace prepara la pace: esattamente l'opposto di quanto sta
accadendo. Il Rapporto 2008 dell'Istituto di Ricerche sulla Pace di
Stoccolma, il Sipri, ci ricorda che la spesa militare mondiale non conosce
crisi e nel 2007 e' stata pari a 1.339 miliardi di dollari, il 2,5% del
Prodotto nazionale lordo del pianeta. Ben 202 dollari a testa per ogni
abitante della Terra.
L'incremento in termini reali rispetto al 2006 e' del 6% e del 45% rispetto
al 1998, l'anno prima della caduta del muro di Berlino.
L'Italia si conferma all'ottavo posto assoluto con 33,1 miliardi (erano 29,9
nel 2006).
Quella del disarmo, della riduzione graduale, ma decisa, della spesa
militare e della messa al bando prima di tutto dei sistemi d'armamenti di
distruzione di massa e' una delle principali priorita' a cui tutte e tutti
dobbiamo lavorare.
E' possibile, e' stato fatto negli anni che hanno seguito la fine della
guerra fredda, e' una scelta basata esclusivamente sulla volonta' politica:
arrivare ad una nuova generazione di trattati internazionali per la messa al
bando delle armi piu' pericolose e la distruzione di quelle esistenti, con
il riutilizzo delle risorse risparmiate per fini socialmente utili.
*
Gandhi ci ha insegnato che la promozione della cultura della nonviolenza e'
la condizione perche' la pace, l'altro nome della giustizia, faccia un passo
avanti rispetto alla guerra, e fra gli strumenti per promuoverla i centri di
ricerca per la pace possono giocare un ruolo importante.
In occasione del prossimo 2 ottobre auguro che i centri di ricerca per la
pace possano crescere costantemente, moltiplicando le attivita', il numero
di persone coinvolte e contribuendo alla creazione di quella rete nazionale
di ricerca per la pace di cui tanto l'Italia avrebbe bisogno.

7. VERSO IL 2 OTTOBRE. GIORGIO GIANNINI: EDUCARE ALLA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Giorgio Giannini (per contatti: giannini2000 at libero.it) per
questo intervento]

Dallo scorso anno l'assemblea generale dell'Onu ha dichiarato "Giornata
internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, anniversario della nascita
di Gandhi.
Questa data non deve essere  una semplice ricorrenza, che con il tempo
diventa vuota retorica, perdendo cosi' la sua potenzialita' di strumento
educativo.
Infatti, ritengo che sia necessario educare le nuove generazioni alla
nonviolenza, in modo che non solo ne comprendano pienamente il significato
rivoluzionario, ma soprattutto adottino un comportamento coerente,
impegnandosi attivamente per promuovere la pace e la giustizia.

8. VERSO IL 2 OTTOBRE. LETIZIA LANZA: QUALCHE PAROLA SUL 2 OTTOBRE
[Ringraziamo Letizia Lanza (per contatti: letizialanza at libero.it) per questo
intervento]

Nell'arco di duemila e passa anni molte voci ormai si sono levate in difesa
della nonviolenza. Tanti, tantissimi uomini e donne hanno sostenuto la
necessita' - il dovere - e il desiderio di un pronunciamento forte: un nome
per tutti, Aldo Capitini.
Resta che il primo a cui penso e' l'immenso Gandhi. E mi chiedo che cosa
direbbe davanti al degrado di oggi, con la frenesia crematistica e la smania
di sopraffazione che sembrano ormai dilagati in tutti gli angoli del
pianeta.
Non so se giudicherebbe il suo (adesso nostro) compito ancor piu' arduo di
allora. Di sicuro pero' esorterebbe a non arrendersi. Ed e' appunto questo
il da farsi: continuare comunque a resistere per esistere.

9. VERSO IL 2 OTTOBRE. NELLO MARGIOTTA: UN PROGETTO PLANETARIO
[Ringraziamo Nello Margiotta (per contatti: nellomargiotta55 at virgilio.it)
per questo intervento]

Il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi, si celebra la giornata
internazionale della nonviolenza e in questo primo anno di celebrazioni,
fortemente volute dall'Onu, non si puo' certo dire che il messaggio della
nonviolenza abbia raggiunto le menti e le coscienze di un gran numero di
persone nel mondo, anzi; attorno a noi e dalle notizie che possiamo
conoscere di altre parti del mondo sembra di percepire come la cultura della
violenza come risolutrice dei conflitti tra stati, tra etnie, tra gruppi
organizzati, tra individui, accresca il suo fascino perverso e distruttivo,
mentre la voce dei movimenti nonviolenti sembra diffondersi sempre piu'
fievolmente, sovrastata dal rumore assordante, sia in senso reale che
metaforico, generato dalla violenza brutale, ma anche quasi annichilita
dalla propria timidezza.
Credo che sia  necessario partire da questa seconda giornata internazionale
per lanciare un progetto planetario per uno sviluppo continuo e duraturo
della cultura della pace, della tolleranza, della comprensione reciproca da
cui si alimenta la nonviolenza.
Che il mondo sia avvolto da un grande e lungo abbraccio.

10. VERSO IL 2 OTTOBRE. LEOLUCA ORLANDO: NO ALLA GUERRA, SI' AI DIRITTI
UMANI
[Ringraziamo Leoluca Orlando (per contatti: lorlandobicreg at camera.it) per
questo intervento]

Il ricordo del Mahatma Gandhi e' ancora una volta occasione per accendere
l'attenzione sulle tante violenze del nostro tempo; un'occasione per dire
tanti no e un solo grande si': un'occasione per dire si' alla pace.
La pace e' no alla guerra, ed e' si' al rispetto della persona umana.
Nonviolenza e pace si intrecciano vicendevolmente nel messaggio gandhiano in
un tempo nel quale l'umanita' si acquieta nel constatare e nel tentare di
perseguire il no alla guerra, ma incapace di andare oltre, incapace di
cogliere - come oggi ci ricordiamo di esser nostro dovere cogliere -
l'obiettivo di vivere in un mondo senza violenze, senza guerre ma capace di
vivere anche compiutamente il rispetto della persona umana, di ogni persona
umana; il rispetto di quelli che sono - troppo volte mortificati - i diritti
umani.

11. VERSO IL 2 OTTOBRE. FRANCESCO PISTOLATO: UN PICCOLO GRANDE EVENTO
[Ringraziamo Francesco Pistolato (per contatti: fpistolato at yahoo.it) per
questo intervento]

Che l'Onu abbia dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di
Gandhi, "Giornata mondiale della nonviolenza" e' un piccolo grande evento.
Piccolo, perche' non basta aggiungere una ricorrenza in piu' per realizzare
un cambiamento culturale e comportamentale; grande, perche' riconosce ai
massimi livelli mondiali che l'insegnamento di Gandhi e in generale il
pensiero e la prassi di chi, prima e dopo di lui, ha cercato e cerca di
affrontare il conflitto con modalita' diverse dalla violenza, meritano un
posto nella storia dell'umanita'.
Cio' significa, implicitamente - e spetta a noi su questo cammino farlo
presente, ripetendolo senza desistere - che la violenza e la guerra non sono
necessita' biologiche, ma scelte comportamentali basate su una cultura
modificabile, certo con molto lavoro, tempo e forza d'animo.

12. VERSO IL 2 OTTOBRE. ALESSANDRO PIZZI: LA DEMOCRAZIA DI TUTTI
[Ringraziamo Alessandro Pizzi (per contatti: alexpizzi at virgilio.it) per
questo intervento]

Dedicare una giornata internazionale alla nonviolenza, il 2 ottobre,
anniversario della nascita di Gandhi, e' importante perche' offre
l'occasione di una riflessione su come affrontare i conflitti, piccoli e
grandi, salvaguardando la vita degli esseri viventi, la loro dignita' e
l'integrita' del pianeta Terra.
La scelta dell'Onu deve spronare tutti coloro che hanno gia' deciso di
essere amici della nonviolenza a intensificare le iniziative, basate sulla
forza della verita', per smascherare e combattere il modello di economia
dominante, violento perche' in nome del profitto danneggia l'ambiente e non
rispetta i diritti di tutta l'umanita'. Basta pensare al riscaldamento del
clima, alla distruzione di ecosistemi, all'aumento della poverta' e alle
morti per fame.
Il ricordo dell'azione nonviolenta di Gandhi deve far riflettere sulla
necessita' di opporsi con fermezza alla guerra - anche quella a cui
partecipa l'Italia -, di contrastare il razzismo dilagante e di promuovere
iniziative per dare voce a chi non ce l'ha e facilitare la partecipazione
consapevole dei cittadini alle scelte politiche.
Necessita' tanto piu' urgente in quanto oggi i grandi partiti hanno ridotto
la politica a spettacolo, cui i cittadini possono solo fare la parte di
spettatori. Occorre, quindi, un impegno, piu' volte richiamato da Capitini,
per la democrazia di tutti.

13. VERSO IL 2 OTTOBRE. LORENZO PORTA: DA UN AMBITO LOCALE CON LO SGUARDO AL
MONDO
[Ringraziamo Lorenzo Porta (per contatti: porta.l at email.it) per questo
intervento dal titolo originale "Minime da un ambito locale con lo sguardo
al mondo. Meno nonviolenti della domenica perche' ci sia una domenica della
nonviolenza", che costituisce la traccia di un documento predisposto per
l'incontro della Tavola per la nonviolenza che si terra' il 2 ottobre a
Firenze]

Ho inviato questo contributo ai membri della costituenda Tavola per la
nonviolenza a Firenze, un coordinamento di associazioni che opera sul
territorio. E' stata lanciata dal Movimento per lo sviluppo umano di
Firenze. Ho aderito personalmente e ho cercato di coinvolgere l'associazione
di cui sono responsabile, il Centro di documentazione sociale (Cedas). Non
si tratta di un'adesione di cartello per aggiungersi ad un elenco di
associazioni. L'offerta di partecipazione ci e' stata data da un'aderente al
Movimento per lo sviluppo umano, Claudia Caruso, con la quale ho avuto il
piacere di condividere un'esperienza di ricerca-azione sulla condizione
giovanile, fondata sulla scrittura autobiografica, assieme al suo
gruppo-classe dell'Istituto "Elsa Morante" per i servizi sociali. Fu un gran
lavoro che partiva dai vissuti personali e che poi si e' esteso a "boule de
neige" a numerose scuole fiorentine, e poi di Scandicci e Prato, che aveva
l'obiettivo di far emergere le contraddizioni principali di una condizione
giovanile per poi cercare di individuare possibili percorsi di
trasformazione. Era coinvolta l'Universita', il Comune di Firenze, la
Regione Toscana, e di quel percorso abbiamo dato conto nel libro:
Autobiografie a scuola. Un metodo maieutico. Franco Angeli, 2004. Questo
percorso maieutico ha creato legami tra le persone e non e' un caso che poi
i protagonisti di questa esperienza si rincontrino e facciano scaturire
proposte. Ci tengo a sottolineare questa situazione di partenza, per
differenziarla da un'adesione formale e per affermare che, quando vengono
gettati semi perche' si intessano trame di relazione tra le persone, volte
alla coscientizzazione e alla trasformazione sociale, questi prima o poi
germogliano nella liberta' dei rapporti, senza stantie retoriche
giovaniliste. Un pensatore e un nonviolento pratico come Aldo Capitini nella
sua concezione del tu-tutti anteponeva l'attenzione alla dimensione della
singolarita' alle logiche di apparato, ai grandi obiettivi, che nella loro
grandiosita' fanno uso di mezzi violenti difformi dal fine proclamato.
Auguro a questa costituenda Tavola della nonviolenza di poter rappresentare
nella citta' e altrove un momento libero, vigile ed appassionato in cui
ognuno "porta a tavola" qualcosa e, assieme, nel rispetto dell'autonomia e
senza prevaricazioni, sia possibile individuare sinergie, percorsi comuni,
obiettivi importanti.
*
Cosa puo' "mettere sulla tavola" il Centro di documentazione sociale
(Cedas)?
E' un'associazione del volontariato che dal 1997 svolge attivita' di
informazione e formazione sui temi della pace, dei diritti umani e delle
esperienze interculturali. Cerca di coniugare un impegno per l'analisi delle
cause delle disuguaglianze e la pratica di costruzione di risposte solidali
e coscienti alla polverizzazione e divisione sociale. Ha svolto e svolge
principalmente la sua attivita' negli ambiti dell'istruzione formale:
scuole, universita' - dove alcuni suoi membri gia' operano come insegnanti o
studenti -, e in tutti gli ambiti in cui c'e' la possibilita' di offrire
percorsi culturali di promozione sociale ed umana a livello non formale ed
informale. Dispone di materiale e documentazione sul tema della nonviolenza,
delle pratiche educative ad essa ispirate e su alcune campagne di lotta
importanti che si sono svolte nel nostro paese (la lotta contro la
nuclearizzazione militare a Comiso negli anni '80, il movimento per la
democrazia nelle universita' denominato "la Pantera" della fine degli anni
'89-'90, esperienze di tipo interculturale in luoghi di forte tensione come,
ad esempio, la situazione medio-orientale con riferimento a specifiche
esperienze, guerre del Golfo, esperienze di scuola interculturale tra ebrei
ed arabi, ecc.). Si pone l'obiettivo di mettere a disposizione tale
documentazione quando potra' disporre di una sede idonea per farlo.
Negli ultimi anni ha svolto progetti rivolti ai giovani e alla condizione
giovanile attraverso la raccolta di autobiografie giovanili. Inoltre ha
sviluppato progetti sull'educazione alla legalita', realizzando contatti tra
studenti e detenuti-studenti in collaborazione con il Polo universitario per
il diritto allo studio dei detenuti e con il valido contribuito di studenti,
ora gia' laureati o laureandi, come Giulia Molinengo, Tommaso Cassiani,
Lorenzo Querci.
Nel sessantesimo anniversario della nostra Costituzione partecipa ad un
progetto regionale che vede coinvolte numerose scuole sul tema
dell'educazione alla legalita'.
Non intende affrontare il tema della pace in modo generale e generico, ma
vuole calarsi nelle  contraddizioni sociali che hanno prodotto un profondo
processo di individualizzazione delle pratiche dei soggetti, di
corporativizzazione delle rivendicazioni con una perdita di capacita'
dialogica, di forza solidale e di memoria storica delle conquiste e delle
lotte del passato per la diffusione della democrazia, non solo
rappresentativa, ma a larga partecipazione sociale, fondata su reti attive
della societa' civile organizzata.
Ma come persone e gruppi impegnati per una pace concreta dobbiamo domandarci
le ragioni di una situazione di caduta partecipativa, rispetto alla quale
nulla vale ripetere vecchi schemi del pacifismo del no, senza creare
radicamento sociale e costruire nei diversi ambiti sociali percorsi di
nonviolenza pratica.
*
"Strani frutti" di questa globalizzazione: far competere i precari tra loro
Oggi i paesi cosiddetti emergenti cercano di sfidare il sistema occidentale
sul suo terreno: progresso tecnologico, produzione di beni e servizi
massimizzata, lotta durissima sulle regole del commercio per rispondere
colpo su colpo al sistema delle dogane eretto in Occidente. Se cadessero le
dogane protezioniste ai prodotti agricoli di Africa, Asia, America Latina in
Europa e Stati Uniti si avrebbero pesantissime proteste dei proprietari
agricoli americani ed europei con perdita di consenso di tutti i governi a
prescindere da quale alleanza ci sia al potere nel panorama attuale delle
alternanze.
Il processo che viviamo oggi viene chiamato globalizzazione. Molti sono gli
"strani frutti" che sta producendo: uno di questi e' la precarieta' del
lavoro. Si parla ad intermittenza, con scarse proposte di trasformazione
efficace, della questione e del conseguente furto di vita, conoscenze e
potenzialita' vitali di una parte considerevole della societa' civile
europea occidentale e in modo ancor piu' tragico degli strati subalterni
russi, ucraini e rumeni per rimanere in Europa, cinesi, indiani, indonesiani
in Asia, brasiliani, solo per citare importanti subcontinenti. Un miliardo e
mezzo di persone provenienti da questi paesi sono poste dalle imprese
fautrici di questa globalizzazione in diretta concorrenza sul terreno della
progressiva precarieta' con i precari e flessibili dell'occidente europeo.
E' chiaro che oggi solo azioni coordinate a livello internazionale possono
far emergere l'ingiustizia del meccanismo dell'accumulazione di capitale che
provoca rovesci repentini delle condizioni di vita.
Se ci limitiamo all'Italia e agli studi piu' documentati, sono tra i dieci e
gli undici milioni le persone fisiche coinvolte in diversa misura
nell'occupazione flessibile. In base ai dati Istat confrontati con i dati di
rilevazione del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec95) si
stima che almeno il 25% del prodotto interno lordo nazionale sia realizzato
attraverso lavoro irregolare. Il passaggio dei lavoratori da un'attivita'
flessibile, che assume profili diversi a seconda delle decine di varieta' di
contratti atipici (piu' di trenta), ad un lavoro decisamente irregolare,
avviene con molta frequenza (vedi le analisi condotte sui dati Istat, Sec95,
Isfol, Inail di Luciano Gallino in questi anni contenuti nel suo piu'
recente testo, Il lavoro non e' una merce. Contro la flessibilita', Laterza,
2007).
Non puo' essere che questa situazione provochi un'erosione di memoria
storica, di slancio solidale, di furto di tempo? Perche' non riuscire a
portare al nostro livello "un'aggiunta nonviolenta organizzata" dentro
queste situazioni?
*
Gandhi: una citazione irrituale
Al di la' delle citazioni retoriche, nel lavoro con i miei studenti, mi sono
trovato ad approfondire alcuni scritti di Gandhi non molto conosciuti al
folto pubblico, nei quali egli imposta una vera inchiesta dal basso sulla
condizione dei lavoratori dell'indaco, la preziosa pianta che forniva quello
stupendo colore che facevo gola ai capitani d'industria britannici.
Qui Gandhi adotta un metodo per l'analisi della condizione di sfruttamento
degli operai dell'indaco, ritiene impossibile una battaglia legale, bisogna
creare coscientizzazione e forza per fermare le imposizioni della
coltivazione di un prodotto, che gli inglesi ottengono attraverso il lavoro
schiavizzato degli indiani, per tingere i tessuti prodotti in Inghilterra e
venduti sul mercato indiano a prezzi di concorrenza. Quella era la strategia
del dominio imperialista inglese di allora (1917). E Gandhi con i suoi
collaboratori conduce inchieste prima di intraprendere una linea di lotta.
Il caso dell'indaco nello stato del  Bihar che ha come esito l'abolizione
della norma dell'obbligo di coltivazione, le lotte ad Ahmedabad con i
lavoratori e le lavoratrici delle filande, sono tutti esempi di esperimenti
di verita' in azione con la forza della nonviolenza, che non danno per
presupposto che quel metodo e' il migliore per principio, ma quel principio
si misura con il contesto storico, con le condizioni concrete, puo' anche
fallire. Sono esperimenti che cresceranno e raggiungeranno tappe importanti.
Ma egli non ripete schemi a priori, attua pratiche che aprono varchi in cui
possa liberarsi la parola dei senza voce e per fornire loro gli strumenti
per la promozione sociale. Danilo Dolci , Marin Luther King jr., ma anche un
valido sindacalismo non burocratico e corporativo si muovono su questa
linea.
*
Il servizio pubblico dell'istruzione
Oggi vediamo che la precarieta' del lavoro e' molto diffusa nel vasto
settore terziario dei servizi a diversi livelli delle prestazioni, da quelle
dequalificate a quelle che richiedono piu' conoscenza. Una situazione che ci
richiama, pur nelle mutate condizioni strutturali, al vasto settore agricolo
degli anni '50 con le sue forme di sfruttamento pesanti ed umilianti.
Anche il lavoro intellettuale e' esposto ad una precarizzazione di lungo
periodo nei diversi ambiti della produzione con un aumento della
competitivita' tra singoli lavoratori che ottunde in loro quel processo
collettivo di riconoscimento di una condizione comune, momento fondamentale
per esprimere una forza cosciente di trasformazione. Tale condizione di
precarieta' competitiva e' un dato strutturale anche nel campo
dell'istruzione pubblica nei diversi gradi degli insegnamenti dalle
elementari all'universita'.
Un'universita', quella italiana, che vede ben sette studenti italiani
scegliere le universita' straniere a fronte di un solo loro collega
straniero che viene negli atenei italiani. La pratica della trasparenza e
della democrazia nel reclutamento dei ricercatori e professori negli atenei
ha raggiunto livelli di allarme, al punto che si sono invocati codici etici
per le universita', che pero' non riescono a limitare il sistema della
cooptazione, fondato sulla corruzione. Un'universita' in cui la mobilita'
sociale ascendente per studenti con capitale culturale familiare medio basso
e' preclusa (cfr. www.lavoce.it, argomento: Scuola e Universita', Uguali
perche' mobili, gennaio 2007; La mobilita' sociale resta al palo, ottobre
2006).
Oggi poi vediamo intensificarsi l'attacco alla scuola pubblica a partire
dalla scuola primaria,  su cui si abbatte piu' pesantemente la scure della
cacciata dei maestri gia' di ruolo. Gli emendamenti dell'opposizione in
commissione al decreto 133 della ministra della pubblica istruzione sono
stati respinti quasi nella totalita'. Si sta preparando il varo del decreto
a colpi di fiducia. E' in preparazione un attacco frontale, che secondo una
simulazione di scenario elaborata dal sindacato (elaborazione della
Flc-Cgil: www.flcgil.it/notizie/news/2008/settembre), gia' dal prossimo anno
nei diversi gradi scolastici  farebbe scomparire 43.000 docenti e 15.000
tecnici, amministrativi ed ausiliari. Scomparirebbero le supplenze annuali.
Le ore di lezione saranno ridotte. Come documentare e far emergere il lavoro
educativo svolto dagli insegnanti che in questi anni si sono battuti per una
scuola viva  e partecipata? Come fermare la dispersione scolastica, che in
Italia e' al 20%, 10 punti sopra gli obiettivi di Lisbona, con punte del 30%
in alcune aree del mezzogiorno? Giovani gettati sul mercato del lavoro con
una debole preparazione sono destinati allo sfruttamento. Chi si preoccupa
della loro formazione? Ora il tiro al bocciato riuscira' meglio con il voto
di condotta revolver. Quando si parla di costi diventa sacrilego oggi
ricordare che le potenti immissioni in ruolo degli insegnanti di religione
cattolica sono anch'esse un costo, ma non assolvono al crescente bisogno di
una crescita culturale laica nella conoscenza della dimensione religiosa, al
di la' della libera appartenenza confessionale. Anche li' ci sono insegnanti
bravissime e bravissimi, ma dipendono nelle nomine dalle curie vescovili.
Confessionalizzare lo spazio pubblico, privatizzare il servizio
dell'istruzione, e' la prospettiva che abbiamo di fronte. Questa e' una
restrizione della sfera pubblica come luogo  del confronto garantito dai
diritti, dove la logica del mercato e' tenuta sotto controllo e dove le idee
e le fedi non sono il mercato delle idee, ma appartenenze a confronto. La
Costituzione italiana e' uno scoglio da superare o una carta ancora da
realizzare in alcuni punti qualificanti? Il sistema d'istruzione in una
societa' e' la linfa della democrazia e della partecipazione attiva.
*
Scendono le spese per l'istruzione, ma salgono le spese militari
E' amaro, ma conseguente ai modelli economici e culturali dominanti, che il
Sipri ci dica che la spesa militare mondiale sia cresciuta in un anno del 6%
e nel 2007 la spesa militare mondiale sfiora i 1.400 miliardi di dollari in
valori correnti - pari a 1.214 miliardi in valori costanti, raggiungendo
cosi' la nuova cifra record dagli anni della Guerra fredda.
L'Italia e' all'ottavo posto nel mondo con 33 miliardi di dollari di spesa
militare (1,9 del Pil, 2007). I paesi dell'Unione Europea sono i principali
esportatori di armi nel mondo per un valore - tra trasferimenti interni tra
i membri dell'Ue e esportazioni extra-Ue - che si mantiene nel 2007 sulla
cifra di 10,3 miliardi di dollari ricoprendo nell'insieme il 41,9% di tutti
i trasferimenti internazionali. Qui l'Italia e' ad un "rispettabilissimo"
settimo posto (analisi di Unimondo sui Rapporti Sipri, dati 2007).
Sono grandi numeri, certo, sui quali quanto possiamo incidere? Difendendo,
per esempio, la legge sul controllo del commercio delle armi, che ha subito
modifiche nella direzione della piu' ampia discrezionalita' delle imprese,
ma ardue sono le difficolta' a creare consenso nei luoghi di lavoro, quando
le imprese "tirano".
Sicuramente la lotta per la pace si inscrive in una capacita' di realizzare
con atti quotidiani collettivi scelte che tolgano terreno fertile
all'alimentazione di conflitti, che oggi hanno un campo di battaglia ben
preciso: l'approvvigionamento energetico e delle risorse vitali per la
sopravvivenza (ad esempio l'acqua).
*
Domande minime ad una citta', ma anche a tutte le citta'
Noi qui a Firenze, in questa citta' ricca di cultura e di arte, come
possiamo dare corpo al motto "pensare globalmente ed agire localmente"?
Io cerco di esprimere questo nesso con alcune domande alle cui risposte
speriamo si possa concorrere in molti di noi, Tavola per la pace.
Perche' questa citta' non ha un piano energetico comunale ed e' caduta
all'ottantaduesimo posto delle 111 province italiane sui parametri della
qualita' ambientale (traffico motorizzato, riciclaggio rifiuti, verde
cittadino)? (Rilevamento Istat, 2008).
Perche' a Firenze migliaia di cittadini inviano domande per l'istallazione
di pannelli solari, con introiti di tasse da parte del Comune per la sola
presentazione, e queste domande vengono regolarmente bocciate ai sensi del
regolamento edilizio comunale? La bonta' di approvvigionarsi di un'energia
pulita, che migliorerebbe la qualita' dell'aria e che ci porterebbe
progressivamente nella direzione di un'autoproduzione di energia, e'
incompatibile con la conservazione della bellezza dei tetti di terracotta?
Perche' uno tra i piu' importanti servizi pubblici della citta' per numero
di addetti, l'universita', deve avere un buco di bilancio di svariati
milioni di euro (50?) che si abbattono sulla qualita' dell'offerta formativa
e sul blocco di concorsi trasparenti per dare spazio nell'universita' a
ricercatori preparati al servizio della comunita'?
Sono spunti costruttivi per fare emergere un nocciolo spirituale anche nel
lavoro di analisi delle condizioni materiali e storiche in cui operiamo, per
metterci in condizione di migliorare insieme una realta' inadeguata a
partire dai nostri atti quotidiani.

14. VERSO IL 2 OTTOBRE. ELENA PULCINI: ONE WORLD
[Ringraziamo Elena Pulcini (per contatti: e_pulcini at philos.unifi.it) per
questo intervento]

Immagino che tutti avrete visto il nuovo spot pubblicitario della Telecom su
un inedito discorso di Gandhi: ad ennesima testimonianza della capacita'
massmediale di assorbire e risucchiare in una logica acquisitiva anche gli
eventi e le immagini piu' dirompenti.
Eppure, nonostante l'uso strumentale, quelle due parole finali pronunciate,
come un soffio, da Gandhi hanno il potere di spezzare la patina oppiacea e
omologante del messaggio pubblicitario per arrivare alla mente e al cuore in
tutta la loro radicalita': "One world".
Possiamo pensare oggi ad un mondo senza confini e senza disuguaglianze, un
mondo nel quale ci riconosciamo tutti come membri di un'unica umanita',
esposti alle stesse sfide e allo stesso destino? Un mondo nel quale gli
uomini rinuncino alla violenza in quanto diventano coscienti della loro
vulnerabilita'? e del fatto che nella vulnerabilita' risiede forse il tratto
distintivo dell'umano? Possiamo pensare ad un risveglio emotivo che ci
mobiliti contro quello che Anders chiamava la "perdita del mondo"?
Possiamo farlo, se siamo in grado di recuperare l'idea che il mondo non puo'
essere altro che un mondo comune: One World, appunto.

15. VERSO IL 2 OTTOBRE. WANDA TOMMASI: PARTIRE DA SE'
[Ringraziamo Wanda Tommasi (per contatti: wanda.tommasi at univr.it) per questo
intervento]

Il partire da se' e' una modalita' di conoscenza della realta' e di azione a
cui ha dato nome e dignita' politica il movimento delle donne: credo che
possa essere considerata una pratica che mostra che la nonviolenza deve
partire dalle relazioni che noi effettivamente intratteniamo con gli altri,
non da un credo o da un'ideologia.
Il partire da se' corrisponde all'intento di cambiare il mondo cominciando
da se stessi e dalle proprie relazioni.
Mentre molti pensano che la sola politica degna di questo nome sia quella
che agisce dall'alto e che passa attraverso le leggi e le istituzioni,
altri - soprattutto donne - si impegnano in un cambiamento della realta'
circostante che li vede impegnati in prima persona, nella convinzione che un
agire sorretto dalla consapevolezza del suo significato simbolico possa
incidere sulla realta' circostante a partire dal luogo in cui si e' e dalle
proprie relazioni piu' prossime.

16. MAESTRI. ALDO CAPITINI: LA LIBERAZIONE DI TUTTI
[Da Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, p.
454.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recente antologia degli scritti (a cura
di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un
profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze
2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze
2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza
di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; cfr. anche il capitolo dedicato a
Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi,
Torino 2001; per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro
di Pietro Polito citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini
sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini:
www.aldocapitini.it, altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai
utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere
richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a
Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento
Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail:
azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org]

La nonviolenza vuole la liberazione di tutti, e non cessa mai di portare
l'eguaglianza a tutti i livelli.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 238 del 30 settembre 2008

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