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Coi piedi per terra. 131



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 131 del 24 ottobre 2008

In questo numero:
1. Il clima
2. Peppe Sini: La cabina di regia di un film gia' visto: La stangata
3. Per contrastare il surriscaldamento del clima occorre anche ridurre il
trasporto aereo
4. "We have a dream": L'aeroporto a Viterbo? No grazie!
5. Antonella Litta: Non risponde a verita' quanto dichiarato dall'assessore
6. Prem Shankar Jha: Si puo' fermare il disastro?
7. Joao Pedro Stedile e Tomas Balduino: Sconfiggere la fame
8. Gianni Mattioli e Massimo Scalia: Energia e clima
9. Luca Martinelli: Acqua del rubinetto
10. Marina Forti: Il prezzo della natura
11. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo

1. EDITORIALE. IL CLIMA

Intervenire per difendere la biosfera dalla catastrofe non e' una scelta
facoltativa.
E' la scelta necessaria per salvare la civilta' umana e la vivibilita'
dell'unico mondo che abbiamo.
*
Gli interventi per ridurre le attivita' e le emissioni che stanno provocando
il surriscaldamento del clima sono l'urgenza delle urgenze.
Chi rilutta e rinvia, sta commettendo un crimine contro l'umanita'.
*
Collocarsi dal punto di vista dell'umanita'. E' il solo modo di contrastare
il fascismo.
Impedire che la casa comune sia incendiata. E' il solo modo per avere ancora
un luogo abitabile.

2. RIFLESSIONE. PEPPE SINI: LA CABINA DI REGIA DI UN FILM GIA' VISTO: LA
STANGATA

Talvolta e' persino patetica la lobby politico-affaristica che vorrebbe
imporre a Viterbo un nocivo e distruttivo mega-aeroporto per voli low cost
del turismo "mordi e fuggi" per Roma, che vorrebbe replicare a Viterbo il
disastro ambientale e sanitario provocato a Ciampino, che vorrebbe violare
piani e vincoli di programmazione territoriale e regolamenti e leggi
regionali, italiani ed europei, e ancora una volta cerca di ingannare la
popolazione, sperperando senza ritegno soldi pubblici e diffondendo una
propaganda tanto mistificante quanto grottesca.
Come quando realizza certi convegni a porte chiuse in cui gli allegri
compari se la suonano e se la cantano. E vorremmo sapere se e quanti
pubblici denari sono stati spesi per queste e consimili operazione di
squallida propaganda e di grottesca mistificazione. Poiche' verra' pur il
giorno che certi pubblici amministratori malaccorti e irresponsabili saranno
chiamati a risarcire di tasca loro il pubblico erario.
O come quando spacciano annunci roboanti di "cabine di regia" per designare
modeste riunioni in cui si rifrigge la medesima aria fritta, ovvero si
continua a propalare la favola bella delle magnifiche sorti e progressive
quando invece il piano e' sempre e solo quello del solito film gia' visto e
rivisto: la stangata ai danni dell'ambiente, ai danni della popolazione, ai
danni del pubblico erario.
*
Perche' nessuna mistificante propaganda potra' scalfire la dura realta' dei
fatti, e i fatti sono ormai a tutti evidenti:
a) e' impossibile realizzare il mega-aeroporto nell'area termale del
Bulicame senza devastare irreversibilmente un bene naturalistico e storico,
terapeutico e sociale, economico e simbiolico, di importanza fondamentale
per Viterbo;
b) e' impossibile realizzare il mega-aeroporto senza danneggiare rilevanti
beni ambientali, culturali ed economici, legittimi interessi e diritti
soggettivi della popolazione dell'Alto Lazio;
c) e' impossibile realizzare il mega-aeroporto senza aggredire duramente la
salute e la qualita' della vita di tanta parte della popolazione di Viterbo
e dell'Alto Lazio, area che gia' subisce la violenza di dissennate servitu'
e selvagge speculazioni;
d) e' impossibile realizzare il mega-aeroporto perche' un simile scempio lo
impediscono le leggi italiane ed europee e gli strumenti di pianificazione,
di tutela ambientale ed i vincoli di salvaguardia regionali e locali.
*
Il mega-aeroporto a Viterbo non si fara'. Perche' e' un crimine e una
follia. Perche' occorre ridurre il trasporto aereo e non incrementarlo.
Perche' occorre difendere la salute delle persone, i diritti dei cittadini,
la biosfera che e' l'unica casa comune che l'umanita' intera abbia.

3. RIFLESSIONE. PER CONTRASTARE IL SURRISCALDAMENTO DEL CLIMA OCCORRE ANCHE
RIDURRE IL TRASPORTO AEREO
[Riportiamo il seguente comunicato del comitato del 17 ottobre 2008, gia'
apparso nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino"]

Tra le buone pratiche per fronteggiare l'emergenza globale del
surriscaldamento del clima vi e' la riduzione delle emissioni di gas serra.
Ed in questo ambito la riduzione del trasporto aereo si pone come esigenza
primaria.
Per questo sono irresponsabili le manovre affaristiche finalizzate a
realizzare nuovi devastanti mega-aeroporti o ad ampliare oltre ogni
ragionevole misura le dimensioni e l'uso dei sedimi aeroportuali esistenti.
Anche per questo la realizzazione a Viterbo di un nuovo devastante
mega-aeroporto per voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma e'
semplicemente insensata.
Nel Lazio occorre ridurre drasticamente i voli su Ciampino, non
"ciampinizzare" anche un'altra citta'.
Peraltro la realizzazione di un mega-aeroporto a Viterbo nel cuore dell'area
termale del Bulicame e' impossibile oltre che illegale: poiche' devasterebbe
fondamentali beni naturali, storico-culturali, terapeutici e sociali,
economici e scientifici; poiche' avrebbe effetti disastrosi sulla salute e
sulla qualita' della vita di cospicua parte della popolazione di Viterbo e
dell'Alto Lazio, un territorio gia' gravato da pesantissime velenosissime
servitu' ed aggressioni speculative; poiche' costituirebbe uno sperpero di
denaro pubblico immenso e scellerato; infine: poiche' violerebbe piani,
vincoli, regolamenti e leggi regionali, italiani ed europei.
Sic stantibus rebus, la mistificante propaganda della lobby
politico-affaristica che a danno della popolazione, del territorio e del
pubblico erario vuole realizzare un'opera speculativa, nociva e distruttiva
si qualifica - ovvero si squalifica - da se'.

4. RIFLESSIONE. "WE HAVE A DREAM": L'AEROPORTO A VITERBO? NO GRAZIE!
[Nuovamente ringraziamo l'associazione "We have a dream" di Roma (per
contatti: e-mail: associazione at wehaveadream.info, sito:
www.wehaveadream.info) per questo intervento, gia' apparso nelle "Notizie
minime della nonviolenza in cammino"]

L'associazione di volontariato "We have a dream" sostiene la lotta del
Comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione
del trasporto aereo.
Perche' la realizzazione di un mega-aeroporto per voli low cost a Viterbo
sarebbe solo l'ennesimo capitolo di una storia cittadina che ha visto spesso
sacrificare il bene della collettivita' a interessi privati, sostenuti da
una classe politica connivente.
Perche' sarebbe un'opera nociva per la salute dei cittadini, distruttiva
dell'ambiente e di rilevanti beni paesaggistici, culturali e sociali, come
le terme e il Bulicame, storico simbolo di Viterbo.
Perche' danneggerebbe l'intera popolazione dell'Alto Lazio, le vocazioni
produttive del viterbese e la qualita' della vita di chi vi abita.
Perche' ne trarrebbe vantaggio soltanto una ristretta oligarchia di soggetti
speculativi (come quelle compagnie aeree low cost che violano i diritti dei
lavoratori e non promuovono occupazione stabile e qualificata, ma forme di
precariato e di lavoro sottoposto a meccanismi di pressione ai limiti del
ricatto).
Perche' e' necessario pensare a una riduzione del trasporto aereo, in quanto
contribuisce notevolmente al surriscaldamento del clima, e' fortemente
inquinante e dannoso per la salute.

5. DOCUMENTAZIONE. ANTONELLA LITTA: NON RISPONDE A VERITA' QUANTO DICHIARATO
DALL'ASSESSORE
[Riceviamo e diffondiamo il seguente comunicato della sezione di Viterbo
dell'Associazione medici per l'ambiente (per contatti: c/o Antonella Litta,
tel. 3383810091, tel. e fax: 0761559413, e-mail: antonella.litta at libero.it]

Al direttore del "Nuovo corriere viterbese", e per opportuna conoscenza: al
prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Caprarola, al sindaco del
Comune di Ronciglione, al presidente della Provincia di Viterbo, al
direttore generale della Asl di Viterbo, all'assessore all'ambiente della
Provincia di Viterbo. all'assessore all'ambiente della Regione Lazio,
all'Arpa Lazio - sezione di Viterbo, e sempre per opportuna conoscenza: a
tutti i mezzi d'informazione locali
Oggetto: Non risponde a verita' quanto dichiarato dall'assessore
all'ambiente del Comune di Ronciglione.
La sezione di Viterbo dell'Associazione medici per l'ambiente (Isde -
Italia) ha presentato e fatto debitamente protocollare in data 14 agosto
2008 presso i competenti uffici comunali una richiesta ai Sindaci dei Comuni
di Caprarola e Ronciglione per ottenere copia della documentazione relativa
alla potabilita' e salubrita' delle acque del lago di Vico con particolar
riferimento alla presenza di cianobatteri della specie Plankthotrix
rubescens, e per conoscere quindi tutti gli atti posti in essere dalle due
amministrazioni per la salvaguardia e la tutela dell'ecosistema del lago di
Vico e della salute delle persone.
Risulta quindi non rispondente a verita' la dichiarazione dell'assessore
all'ambiente del Comune di Ronciglione, che in data 7 ottobre 2008 in una
intervista al giornale "Il nuovo corriere viterbese" afferma testualmente
che "l'amministrazione comunale non ha ricevuto alcuna richiesta" da parte
della nostra associazione.
Si invita pertanto l'assessore a rettificare quanto gia' erroneamente
dichiarato e a scusarsi con i cittadini per aver affermato una cosa non
vera.
Si coglie altresi' l'occasione per invitare nuovamente i sindaci di
Caprarola e Ronciglione a rendere disponibile la documentazione richiesta.
La sezione di Viterbo dell'Associazione medici per l'ambiente (Isde -
Italia) si riserva altresi' ogni ulteriore iniziativa per ottenere il
rispetto delle leggi e della verita'.
dottoressa Antonella Litta, referente per Viterbo e Provincia
dell'Associazione italiana medici per l'ambiente (International Society of
Doctors for the Environment - Italia)
Viterbo, 23 ottobre 2008
Post scriptum: ovviamente abbiamo a disposizione copie fotostatiche delle
richieste presentate ai Comuni di Caprarola e Ronciglione in data 14 agosto
2008 con tanto di timbro di protocollo dei rispettivi uffici comunali.

6. MONDO. PREM SHANKAR JHA: SI PU“ FERMARE IL DISASTRO?
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 ottobre 2008 col titolo "L'orlo del
caos. Si puo' fermare il disastro?" e il sommario "L'espansione del
capitalismo globale e il cambiamento del clima sono sfide senza precedenti
all'esistenza umana. E sono legate, perche' una e' responsabile dell'altra"]

L'epoca attuale e' diversa da tutte le altre che la nostra specie ha
conosciuto finora. Si distingue per tre sfide senza precedenti. Per la prima
volta gli esseri umani non devono affrontare una sola minaccia alla loro
esistenza, ma due. Per la prima volta queste minacce non riguardano una
parte della razza umana, ma la sua interezza. E per la prima volta la
rapidita' con cui esse progrediscono non lascia all'umanita' il tempo
necessario - o ne lascia poco - per adattarsi o per prendere provvedimenti.
Entrambe le minacce provengono dalla globalizzazione e dal riscaldamento
globale. Ciascuna, presa singolarmente, sarebbe una sfida tale da mettere a
dura prova la capacita' del genere umano di agire collettivamente. Ma non
sono indipendenti l'una dall'altra. Al contrario, la prima e' causa della
seconda, che e' la piu' grave. Combatterla e' percio' infinitamente piu'
difficile. Eppure dobbiamo farlo, se vogliamo sopravvivere.
Le due minacce sono legate ineluttabilmente l'una all'altra, poiche'
l'espansione inesorabile del capitalismo che sta dietro la globalizzazione
e' anche direttamente responsabile del riscaldamento globale.
Negli ultimi anni la parola globalizzazione e' tra le piu' presenti nel
discorso pubblico. Ma e' anche una delle meno comprese. Infatti gran parte
del dibattito ha riguardato il suo impatto economico sulla vita delle
persone. Ancora adesso, pochi realizzano che questo fenomeno sta anche
danneggiando i sistemi politici nazionali e internazionali...
La globalizzazione sta distruggendo il "contenitore" dello stato-nazione,
per usare come suo nuovo contenitore la maggior parte del globo. Per fare
questo, sta devastando le istituzioni dello stato-nazione. E' responsabile
della deindustrializzazione strisciante dei paesi industrializzati
caratterizzati da salari alti e, allo stesso tempo, della frenetica
industrializzazione della "periferia" precedentemente sottosviluppata; della
crescita della disoccupazione cronica e della crescente condizione di
insicurezza anche di chi ha un lavoro, e di una brusca crescita della
disuguaglianza nella distribuzione del reddito nei paesi di vecchia e nuova
industrializzazione.
La globalizzazione ha indebolito le istituzioni del welfare state: il
sindacalismo, la contrattazione collettiva, il diritto all'assistenza
sanitaria, alla casa, alla pensione. L'arretramento dello stato rispetto ai
suoi obblighi sociali ha coinciso con la resa precipitosa di larga parte
della sua sovranita' economica; cio' ha pregiudicato la sua capacita' di
proteggere la popolazione dagli shock esterni. I governi non possono piu'
imporre barriere tariffarie per proteggere il mercato interno, svalutare le
loro monete per incrementare le esportazioni o avere grandi deficit di
bilancio per finanziare sussidi o welfare nelle parti piu' povere del paese.
E' questo il motivo principale del senso di tradimento che si avverte nei
paesi industrializzati. Combinato con una disoccupazione cronica, esso sta
alimentando una rabbia che ora cerca capri espiatori.
Per la gioventu' di oggi questo nuovo mondo e' imprevedibile, insicuro e
terrificante. Di conseguenza sono sempre di piu' le persone che gli voltano
le spalle e vivono volutamente in un "eterno presente". Una conseguenza di
questa situazione e' la svalutazione della storia. Nel suo libro ampiamente
letto, The Age of Extremes (Il secolo breve - ndr), Eric Hobsbawm fa
l'esempio di uno studente a New York il quale dopo una lezione gli chiese:
"Lei ha fatto riferimento alla seconda guerra mondiale, professore: questo
significa che ce n'e' stata anche una prima?".
*
Riscaldamento globale
Il mondo ha risposto alla minaccia rappresentata dal riscaldamento globale
in modo molto simile. Esso vede verso cosa sta correndo, ma non sa che
farci. Percio' preferisce non sapere, e continuare a vivere nel piu' sicuro
dei luoghi, l'eterno presente.
Due decenni di ricerca hanno permesso ai climatologi di definire la minaccia
che il mondo ha di fronte. La crescita esponenziale della combustione di
carburanti fossili, iniziata intorno al 1800, sta immettendo nell'atmosfera
anidride carbonica in quantita' che gli oceani e le foreste non riescono
piu' ad assorbire. L'accumulo di questo e di altri gas serra, come il
metano, sta intrappolando sempre di piu' il calore che la terra cerca di
irradiare all'esterno, nello spazio, durante la notte. Il conseguente
riscaldamento dell'atmosfera sta sciogliendo le calotte polari, riducendo i
ghiacciai e riscaldando gli strati superiori dell'acqua degli oceani.
Fino a vent'anni fa la maggioranza degli scienziati riteneva che l'effetto
principale, se non l'unico, sarebbe stato un aumento del livello dell'acqua
fino a un metro entro la fine del XXI secolo, con la conseguente immersione
di milioni di chilometri quadrati di terre basse. Tragico per gli abitanti
di quelle zone, ma non una crisi insormontabile per la razza umana. Oggi
essi sanno che la vera minaccia rappresentata dal riscaldamento globale e'
che a un certo punto la terra stessa comincera' a reagire all'aumento della
temperatura dell'aria in modo tale da rendere inarrestabile il riscaldamento
ulteriore. La neve e il ghiaccio riflettono il 90% del calore del sole.
Percio' quando i ghiacciai e le calotte polari cominciano a ritirarsi, e le
zone scure della superficie terrestre si espandono, la quantita' di calore
solare catturato dalla terra aumenta. Questo velocizza lo scioglimento del
ghiaccio e fa aumentare ulteriormente le zone scure della superficie
terrestre. Allo stesso modo lo strato superiore dell'oceano, diventando piu'
caldo dell'acqua sottostante, cessa di fare da "lavandino".
In questa calotta di acqua calda, le sostanze nutritive presto si
esauriranno. Le alghe che vivono grazie ad esse, e che garantiscono i due
terzi dell'assorbimento di CO2, cominceranno a morire. Mentre il mare si
trasformera' in un deserto, la CO2 si accumulera' nell'atmosfera con un
ritmo sempre piu' veloce. Nessuno sa dove si fermera' questo processo. Ma
episodi passati, come l'inizio dell'Eocene, un periodo molto caldo risalente
a 55 milioni di anni fa, hanno visto un improvviso aumento della media di
circa 8 gradi centigradi nelle regioni temperate, e di circa 5 gradi ai
tropici. Ma la terra sara' inabitabile molto tempo prima che le temperature
arrivino a quel punto.
Gli scienziati non sanno esattamente quale sia questo punto di non ritorno,
a quale temperatura la terra si assumera' il compito di distruggere la
civilta' umana. Ma quasi tutti ammettono che ci siamo vicini.
Una elaborata simulazione al computer i cui risultati sono stati pubblicati
nel 1994 ha dimostrato che, quando la concentrazione di anidride carbonica
nell'aria raggiungera' le 500 parti per milione, succederanno quasi
simultaneamente due cose: lo strato di ghiaccio spesso 3.000 metri della
Groenlandia comincera' a sciogliersi e le alghe dell'oceano cominceranno a
morire. Questo corrispondera' a un aumento della temperatura dell'aria di
circa tre gradi centigradi. Siamo gia' a 386 parti per milione, e solo negli
ultimi trent'anni in Groenlandia e nelle regioni artiche le temperature sono
gia' salite di quasi due gradi. Il Quarto rapporto del Comitato
internazionale sul cambiamento climatico (Ipcc) ha previsto che entro il
2028 potrebbe verificarsi un ulteriore aumento da 0,8 a 1,6 gradi vicino al
polo nord, e qualcosa di meno nell'Antartico. Non sorprende che il tasso
annuale di scioglimento del ghiaccio sia raddoppiato nell'Oceano artico e
triplicato in Groenlandia.
Non sappiamo nemmeno con precisione cosa succedera' quando la terra
oltrepassera' il punto di non ritorno. E' certo pero' che anche azzerare
l'emissione dei gas serra, se pure fosse possibile, non farebbe nessuna
differenza per il nostro destino. E ancor peggio, i mutamenti che seguiranno
non saranno graduali ma bruschi. I dati paleo-climatici degli ultimi 15.000
anni mostrano che quando la terra e' entrata e uscita dalle ere glaciali,
grandi e piccole, lo ha fatto in un periodo che va soltanto da tre decenni a
un decennio. Dunque, una volta che i mutamenti saranno cominciati l'umanita'
avra' ben poco tempo per adattarsi al suo destino.
Quanto tempo ci resta? Alcuni stimati climatologi, come il britannico James
Lovelock, credono che potremmo avere gia' oltrepassato quel punto. Ma anche
il piu' prudente James Hansen, che nel giugno 1988 fu la prima persona a
informare il senato Usa della minaccia proveniente dal riscaldamento
globale, sostiene che abbiamo al massimo due decenni per far scendere la
concentrazione di CO2 dalle attuali 386 parti per milione alle 350 parti del
1970. Puo' sembrare poco, ma richiede la riduzione drastica di circa l'80%
delle emissioni di CO2 prima del 2050. Questo e' l'obiettivo: molto piu'
elevato del taglio del 50% suggerito dal G8 a Hokkaido in Giappone
quest'estate.
Il problema e' che questo risultato deve essere raggiunto malgrado una
crescita economica inarrestabile. Perche' la caratteristica del capitalismo,
che lo rende unico sin dalla sua nascita 700 anni fa, e' l'aver fatto
dipendere la stabilita' sociale, politica e internazionale (equilibrium) da
un'espansione economica costante (disequilibrium). Percio' questo e' il
punto in cui le due sfide, apparentemente distanti, che l'umanita' ha di
fronte, diventano una cosa sola. Perche' la globalizzazione sta indebolendo
lo stato-nazione senza mettere niente al suo posto. Il "caos sistemico" che
ne deriva ha reso ancor piu' difficile organizzare il consenso e la volonta'
politica intransigente di cui la comunita' internazionale ha bisogno per
impedire la catastrofe.
*
Una via d'uscita?
C'e' dunque un modo per arrestare il riscaldamento globale nei prossimi due
o tre decenni? L'unico antidoto concepibile al riscaldamento globale e'
smettere di usare combustibili fossili per generare energia, e passare a
fonti alternative di energia entro i prossimi trent'anni, non piu' tardi. Ma
gli unici carburanti che un mondo globalizzato e altamente competitivo
accettera' sono quelli che non ridurranno i suoi profitti ne' eroderanno la
sua competitivita'. Nessuna delle alternative attualmente in voga, l'energia
eolica, solare e nucleare risponde a queste esigenze.
Insomma, un modo per arrestare il riscaldamento globale c'e': ma non sara'
trovato finche' il mondo accettera' i limiti che un sistema capitalistico
globale impone alle nostre scelte e cerchera' una risposta al loro interno.
Il primo di essi e' che fermare o comunque rallentare sensibilmente la
crescita non e' una opzione, poiche' i conflitti che questo sistema
alimentera' tra e nelle societa' renderanno impossibile promuovere azioni
concertate. Il secondo e' che la conservazione dell'energia, cui l'occidente
sta dedicando la maggiore attenzione, non servira' nemmeno a rallentare
sensibilmente la corsa verso il punto di non ritorno. Le proiezioni
ampiamente citate di Exxon-Mobil sulle possibilita' di conservazione
dell'energia dimostrano che persino nello scenario piu' ottimistico le
emissione di CO2 aumenteranno da circa 25 miliardi di tonnellate nel 2005 a
32 miliardi di tonnellate nel 2030. Per citare Hansen, questo e' sufficiente
a garantire che "saremo spacciati".
*
Postilla biobibliografica
Prem Shankar Jha ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford, ha
lavorato negli anni '60 per le Nazioni Unite a New York, poi e' tornato
nella sua India, dove si e' fatto conoscere come editorialista e
corrispondente dell'"Economist". Nel '90 e' stato consigliere del primo
ministro V. P. Singh, una delle piu' interessanti esperienze di governo
delle sinistre in India. Oggi Prem Shankar Jha e' considerato tra i massimi
economisti indiani. Tra i suoi libri segnalamo l'ultimo, Il caos prossimo
venturo (in italiano da Neri Pozza), che getta una nuova luce sui processi
di globalizzazione: su questo interverra' alle Giornate internazionali di
studio del Centro Pio Manzu', da domani a domenica a Rimini.

7. ALIMENTAZIONE. JOAO PEDRO STEDILE E TOMAS BALDUINO: SCONFIGGERE LA FAME
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 18 ottobre 2008 col titolo "Sconfiggere
la fame" e la notizia "Joao Pedro Stedile, economista, e' membro del
coordinamento nazionale del Movimento Sem Terra; dom Tomas Balduino, vescovo
emerito della diocesi di Goias, e' nella Commissione Pastorale della Terra"]

Nel 1960 c'erano 80 milioni di esseri umani in tutto il mondo che pativano
la fame. Uno scandalo! A quei tempi Josue' de Castro, che oggi avrebbe
cent'anni, lasciava un segno con la tesi che la fame era una conseguenza
delle relazioni sociali, e non di problemi climatici o di fertilita' dei
suoli.
Il capitale, con le sue aziende multinazionali e il governo imperiale degli
Stati Uniti, ha dato una risposta al problema: ha creato la cosiddetta
"rivoluzione verde". E' stata una grande campagna di propaganda per dire che
bastava "modernizzare" l'agricoltura, con uso intensivo di macchine,
fertilizzanti chimici e veleni: cosi' la produzione agricola sarebbe
aumentata, e la fame sconfitta.
Passati 50 anni, la produttivita' fisica per ettaro e' aumentata parecchio e
la produzione totale e' quadruplicata a livello mondiale. Ma le imprese
multinazionali hanno preso il controllo dell'agricoltura con le loro
macchine, fertilizzanti e veleni. Ci hanno guadagnato molto, accumulando
capitale. C'e' stata una marcata concentrazione: oggi non piu' di 30 gruppi
transnazionali controllano tutta la produzione e il commercio agricolo.
Il risultato? Oggi gli esseri umani che patiscono la fame sono aumentati a
800 milioni. Solo negli ultimi due anni, in ragione della sostituzione di
produzioni alimentari per fare agrocombustibili, secondo la Fao il numero
degli affamati e' aumentato di oltre 80 milioni: ovvero, sarebbero 880
milioni. Mai la proprieta' della terra e' stata tanto concentrata, ne' tanti
migranti rurali hanno lasciato le campagne per le metropoli, o lasciato i
paesi poveri per andare in Europa e negli Usa. Solo quest'anno l'Europa ha
espulso 200.000 immigranti africani, in maggioranza contadini.
La cosa peggiore e' che, in tutto il mondo, gli alimenti arrivano nei
supermercati sempre piu' avvelenati da fitofarmaci tossici, provocando
malattie, alterando la biodiversita' e riscaldando il clima globale. E
questo perche' le aziende multinazionali dominano la produzione alimentare
per lucro. Gli alimenti devono essere prodotti secondo natura, con l'energia
fornita dall'habitat.
Qual e' la soluzione? Lo stato, in nome della societa', deve adottare
politiche pubbliche per proteggere l'agricoltura, dando priorita' alla
produzione alimentare. Ogni regione e comunita' locale deve poter produrre
il suo cibo, sano e per tutti. Cosi' insegna la storia dell'umanita'.
L'interscambio non puo' basarsi sulle regole del libero mercato e del lucro,
come vuole imporre l'Organizzazione mondiale del commercio. Per questo
consideriamo il cibo un diritto di ogni essere umano e non una merce, come
del resto sostiene gia' la Dichiarazione universale dei diritti umani. Tutti
i popoli devono avere il diritto a produrre i propri alimenti. Questo si
chiama "sovranita' alimentare". In Brasile, con un territorio e condizioni
climatiche tanto propizie, non abbiamo la sovranita' alimentare. Importiamo
molto cibo, dall'estero e da una regione all'altra del paese. Anche nelle
nostre "ricche" metropoli, gli strati popolari dipendono da programmi
assistenziali del governo. L'unica soluzione e' rafforzare la produzione
contadina, dei piccoli e medi agricoltori, che richiede molta manodopera e
molta conoscenza accumulata.

8. EUROPA. GIANNI MATTIOLI E MASSIMO SCALIA: ENERGIA E CLIMA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 ottobre 2008 col titolo "La quarta
rivoluzione industriale e una fabbrica-mondo del secolo scorso" e il
sommario "Europa. Su energia e clima si gioca una delle piu' grandi sfide
del futuro"]

Prima sono andati col cappello in mano in giro per l'Europa a chiedere degli
sconti per l'Italietta, poi si sono schierati con la arretrata Polonia dei
due gemelli per cercare di fermare l'Europa che avanza verso i tre 20%. Il
governo Berlusconi non arretra di fronte a nulla, pur di restare saldamente
attaccato a una Confindustria che, con la sua piattaforma generale, si muove
al confine tra il XIX e il XX secolo, provincialmente ignara che siamo da
tempo entrati nella terza, se non quarta, rivoluzione industriale. Certo, si
e' dovuto ricorrere, come d'abitudine, all'arsenale dei dati truccati. Ma in
Europa il bluff viene smascherato con tanto di giusta reprimenda del
commissario Ue all'ambiente. Del resto, nessuno ha gridato: "Millantatore!"
quando Scajola se ne e' uscito fuori proponendo la sua linea sull'energia
con un 25% di nucleare da fare entro il 2020, cioe' almeno dieci centrali
nucleari da 1.600 megawatt (tipo l'Epr francese di Flamaville).
Sul legame energia-cambiamenti climatici si gioca una delle piu' grandi
sfide, forse la piu' grande di questo secolo e l'Europa si e' messa in pole
position. I "benaltristi", che ironizzano sulla portata limitata degli
effetti dei tre 20% europei, fingono di ignorare che quando Zapatero
pretende il "sorpasso" sull'economia italiana non e' certo estraneo il fatto
che la Spagna ha gia' installato il quintuplo dell'eolico dell'Italia e ci
sta dando una pista su tutti i tipi di energia solare. Fingono di ignorare
che la Germania ha aperto negli ultimi dieci anni oltre 250.000 nuovi posti
di lavoro proprio nel settore delle energie dolci, che Mac Cain propone nel
suo programma il 60% - Obama il 90% - di abbattimento della C02 entro il
2050. Anche la Marcegaglia dovrebbe capire che questo obiettivo sarebbe
impossibile se al traguardo del 2020 gli States non avessero raggiunto il
20% che si propone l'Europa. Certo il XXI secolo e' quello della rivoluzione
del web, della autostrade informatiche, ma queste procedono quasi per conto
loro, hanno alle spalle quella dematerializzazione delle produzioni
preconizzata trent'anni fa dal rapporto Saint Geours dell'allora Cee.
Piu' complessa e radicale la "rivoluzione energetica" europea. Da un lato
essa incontra la resistenza "locale" delle industrie grandi consumatrici
d'energia, che vogliono perseguire, come e' evidente nel consorzio per la
centrale nucleare finlandese di Olkiluoto 3, i loro interessi contro le
regole della concorrenza (ma non e' affatto detto che la Ue dara' a suo
tempo il via libera). E sul piano "globale" ci sono sempre le grandi
multinazionali dell'energia che vogliono essere loro a decidere modalita' e
tempi per l'ineluttabile cambiamento del modello energetico. Per questo non
esitammo a definire "rivoluzionaria" l'azione europea lanciata nel marzo del
2007 dalla "ragazza dai capelli rossi", Angela Merkel, la democristiana
dell'ex Ddr, che riusci' a convincere i riottosi paesi dell'Est. Perche' il
passaggio da un modello ad alta densita' d'energia - quello attuale - a un
modello di energia diffusa sul territorio apre non soltanto all'innovazione
tecnologica e a una nuova economia, ma anche a forme nuove di
partecipazione, di responsabilita' concreta, di controllo e di cultura, in
una parola gli elementi fondamentali di una societa' sostenibile.
Ma lottare per quello che servira' ai nuovi assetti produttivi delle
societa' e ai conseguenti stili di vita richiede visione di futuro e
superamento di vecchie concezioni industrialiste, ancora fortemente radicate
e davvero non solo a destra. Eh si', perche' la miseria delle azioni di
questo governo forse fara' aprire qualche occhio anche in Italia, ma il
complesso del centrosinistra sta anche lui indietro di lustri e sembra non
voler cogliere la grande occasione, l'altra faccia dei drammatici
sconvolgimenti climatici. La sinistra, quella che si e' autopensata
radicale, ha colto in queste grandi tematiche l'aspetto strumentale di
battaglie settoriali, giustapponendole a un vetusto armamentario di lettura
della societa'. Il Partito Democratico, inceppato oltretutto da un
inopportuno perbenismo istituzionale, non ha capito, al di la' di qualche
sortita interessante, che e' impensabile un riformismo del XXI secolo che
non abbia al centro le politiche della sostenibilita', proprio a partire dal
link energia-ambiente... E' l'esempio piu' netto di come il riformismo, per
essere tale, deve essere capace di radicalita'. C'e' da augurarsi che in una
battaglia ampia perche' la Ue batta Berlusconi tutta la sinistra trovi
finalmente la sua strada.

9. ACQUA. LUCA MARTINELLI: ACQUA DEL RUBINETTO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del primo ottobre 2008 col titolo (infelice):
"Acqua del sindaco doc"]

Sono gia' 1.014 i ristoranti e bar segnalati sul sito internet
www.imbrocchiamola.org, che raccoglie l'elenco dei locali che servono - o
non servono - acqua del rubinetto. E sono ben 810, oltre l'80%, quelli che
lo fanno.
La campagna "imbrocchiamola" e' nata nella primavera del 2007 da un'idea dei
consumatori di Firenze, ed e' stata poi promossa su scala nazionale dalla
rivista "Altreconomia". Si basa si tre principi.
Il primo e' che ogni esercizio commerciale in cui si somministrano alimenti
deve disporre di acqua potabile (altrimenti non potrebbe lavorare, come
attestato dalla autorizzazione igienico sanitaria: legge n. 283 del 1962,
regolamento comunitario 852/2004).
Il secondo: non esiste nessun obbligo di legge a vendere acqua minerale in
bottiglia (una confusione era nata nel 2005, in seguito al decreto del
ministro Marzano che aveva introdotto le monodosi: l'equivoco e' stato poi
chiarito da una circolare dello stesso ministro, secondo cui nulla e'
cambiato riguardo la somministrazione di acqua sfusa, cioe' di rubinetto: lo
spiega "Altreconomia" in un volantino scaricabile dal suo sito web).
Infine, nessun esercizio puo' rifiutare acqua del rubinetto: si puo'
eventualmente discutere se tale servizio vada pagato o meno, e se potrebbe
essere incluso nel coperto, com'e' sempre stato.
In dodici mesi, la campagna "imbrocchiamola" ha fatto parecchia strada.
Ieri, 30 settembre, a Bari Legambiente Puglia e "Altreconomia" hanno
lanciato, insieme a Acquedotto pugliese (Aqp) una iniziativa rivolta a tutti
i locali pubblici della regione, in collaborazione con Confcommercio. Gli
esercizi che aderiscono esibiranno depliant con lo slogan: "Perche' ti
serviamo l'acqua di rubinetto in brocca?" - sul retro sara' pubblicata
l'etichetta con le analisi dell'acqua di rubinetto del luogo, campagna che
l'Aqp aveva gia' cominciato sul proprio sito web. "Cosi' facciamo campagna
allo stesso tempo per la riduzione degli imballaggi, come le bottiglie di
plastica, e rilanciamo l'iniziativa dell'Acquedotto Pugliese sulla qualita'
dell'acqua del rubinetto", spiega Aldo Fusaro di Legambiente Puglia.
La campagna servira', si spera, a rimpinguare la lista dei ristoranti
pugliesi sul sito di "imbrocchiamola": al momento sono solo 15. A Milano
sono pero' una trentina: sulla porta d'ingresso hanno attaccato una
vetrofania con il logo della campagna, chi entra e chiede l'acqua del
sindaco puo' essere sicuro che non sara' maltrattato (i ristoratori che
vogliano aderire a "imbrocchiamola" possono chiedere la vetrofania scrivendo
a luca at altreconomia.it o telefonando allo 0283242526).
Intanto la campagna conquista anche i consigli comunali: come quello di
Fano, in provincia di Pesaro-Urbino, nelle Marche, che ha approvato a meta'
settembre una "mozione urgente per portare acqua in brocca sulle tavole dei
ristoranti", promossa dal gruppo consiliare Bene Comune. La mozione impegna
il sindaco a "favorire informazioni tali da permettere anche nei locali
pubblici, a chi lo chieda, di poter ricevere acqua in brocca; a favorire
mediante gli organi di stampa comunali (...) un piu' ampio uso dell'acqua di
rubinetto; a rendere noti i periodici esami svolti dal servizio idrico sulle
caratteristiche dell'acqua dell'acquedotto per stimolare i cittadini all'uso
dell'acqua di rubinetto".
Tre passi semplici, per tornare a considerare normale bere acqua di
rubinetto: in fondo lo era, prima che la pubblicita' delle aziende che
imbottigliano acqua ci affogasse.

10. ECONOMIA-ECOLOGIA. MARINA FORTI: IL PREZZO DELLA NATURA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 ottobre 2008 col titolo "Il prezzo
della natura"]

Cos'ha da dire l'Unione mondiale per la conservazione della natura in merito
alla crisi finanziaria che sta facendo tremare il mondo (e le economie
reali)? Parecchio, come si legge nei resoconti del congresso tenuto giorni
fa dalla stimata organizzazione ambientalista: perche' la crisi puo'
diventare l'occasione per un radicale ripensamento dell'intera economia
mondiale: a cominciare dalla necessita' di dare un valore (nel senso di
mettere un prezzo) al patrimonio comune di risorse naturali, dalle barriere
coralline alle foreste. E questo sarebbe il punto di partenza per un
radicale ripensamento dell'economia.
"Gran parte dei nostri beni piu' preziosi non sono contabilizzati", ha
dichiarato ad esempio Robert Costanza, professore di economia ecologica alla
University of Vermont (cosi' leggiamo nel resoconto pubblicato ieri
dall'agenzia Reuters). Secondo lui la crisi finanziaria e' davvero
un'occasione per ripensare l'economia. Dare un valore e' il primo punto: gli
agricoltori sanno quanto vale la terra perche' possono quantificare i
raccolti che produce, spiega, ma gran parte del mondo naturale e'
considerato "gratis": le aree umide che purificano l'acqua, gli oceani in
cui si pesca, le foreste che assorbono anidride carbonica e proteggono i
bacini acquiferi (e finiscono contabilizzate solo se trasformate in bei
tronchi tagliati per l'industria del legname). Diverse voci, al congresso
della Iucn, hanno sostenuto che bisogna invece guardare agli ecosistemi - e
alle risorse che forniscono - come un "capitale naturale", a cui assegnare
un valore ben preciso: questo aiuterebbe a cambiare l'ordine delle
priorita', proteggere la natura dalla pressione crescente degli insediamenti
umani, lo sfruttamento, l'inquinamento e il clima. E' la eco-nomia: come far
entrare il "capitale naturale", in cifre, nel conto economico - diciamo nei
conteggi del Prodotto interno lordo delle nazioni.
"Il XXI secolo sara' dominato dal concetto di capitale naturale, proprio
come il XX e' stato dominato dal capitale finanziario", ha detto Achim
Steiner, capo del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep), sottolineando
che "siamo al punto in cui ognuno dei sistemi naturali che ci sostiene e'
minacciato". Si tratta di assegnare un valore a una cordigliera alpina, o a
un arcipelago? Piuttosto, di dare un valore ai "servizi tratti dalla natura"
(nature-based services), dice Costanza - che una decina di anni fa aveva
avviato un dibattito internazionale sul tema elaborando una stima: i servizi
tratti dalla natura ammontavano a 33 trilioni di dollari l'anno, circa il
doppio del Pil mondiale del tempo.
Nel dibattito che ne e' seguito, molti economisti hanno considerato
sovrastimata la cifra di 33 miliardi di miliardi di dollari l'anno. Altri
hanno detto che non si puo' "monetizzare" il valore infinito della natura.
Obiezioni numerose e anche sensate: resta pero' il suggerimento di ripensare
i principi dell'economia, includere nei conti cio' che finora e' rimasto
fuori, presuntamente gratuito - o i danni inflitti all'ambiente e alla
salute umana ad esempio dall'inquinamento, costi scaricati sulla comunita'.
"La crisi finanziaria e' un altro chiodo nella bara" di un sistema che cerca
la crescita economica mentre ignora il piu' generale benessere umano,
concludeva Johan Rockstrom, direttore dello Stockholm Environment Institute.

11. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI
VITERBO

Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di Viterbo e per la
riduzione del trasporto aereo: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 131 del 24 ottobre 2008

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