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Minime. 644



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 644 del 19 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. La guerra afgana
2. Formare le forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della nonviolenza
3. Peppe Sini: L'imbroglio del mega-aeroporto a Viterbo. Ora intervenga la
magistratura
4. Il 20 novembre a Ferrara
5. Giuliana Sgrena: Taslima Nasreen
6. La newsletter settimanale del "Centro studi "Sereno Regis" di Torino
7. Emanuele Giordana intervista Alan Clements su Aung San Suu Kyi
8. Alessandro Bottelli intervista Luigi Meneghello (2005)
9. Paolo Pegoraro intervista Franco Loi
10. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
11. L'Agenda dell'antimafia 2009
12. La "Carta" del Movimento Nonviolento
13. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LA GUERRA AFGANA

Almeno tu non dimenticare che l'Italia sta partecipando alla guerra
terrorista e stragista in Afghanistan.
Almeno tu non dimenticare che la guerra e' sempre assassina.
Almeno tu non dimenticare che la partecipazione italiana a quell'immane
crimine e' tre volte illegale: perche' viola il diritto internazionale,
perche' viola la legalita' costituzionale, perche' e' un crimine contro
l'umanita'.
Almeno tu non dimenticare di opporti ogni giorno alla guerra.
*
Anche se fossi restato l'unico in questo paese a pensarlo e dirlo, almeno tu
non dimenticare di dire ogni giorno che la guerra e' crimine, che alla
guerra occorre opporsi, che l'Italia deve cessare di partecipare a quella
mostruosa carneficina e decidersi ad operare per la pace con mezzi di pace,
per salvare le vite invece di sopprimerle. Almeno tu.

2. MEMENTO. FORMARE LE FORZE DELL'ORDINE ALLA CONOSCENZA E ALL'USO DELLA
NONVIOLENZA

E' necessario e urgente.
E' necessario e urgente.

3. EDITORIALE. PEPPE SINI: L'IMBROGLIO DEL MEGA-AEROPORTO A VITERBO. ORA
INTERVENGA LA MAGISTRATURA

Vi sono messeri e consorterie che da anni cercano di imporre un nocivo e
distruttivo mega-aeroporto alla citta' di Viterbo, e di far ingoiare ai
cittadini la sesquipedale bugia che realizzare un mega-aeroporto nel cuore
dell'area termale di immenso valore naturalistico, storico e sociale del
Bulicame, e a un tiro di schioppo da popolosi quartieri densamente abitati,
sia cosa buona e giusta, quando invece e' evidente che si tratta di un
crimine: un crimine ambientale, un crimine contro la salute e la sicurezza
dei cittadini, un'operazione devastatrice e speculativa che viola leggi e
diritti, un pasticciaccio brutto tanto illecito quanto folle.
*
Quegli stessi messeri e consorterie da qualche mese in qua sono via via
costretti a confessare che mentivano sapendo di mentire, che ingannavano
sapendo di ingannare, che imbrogliavano sapendo di imbrogliare.
Dopo aver per anni giurato e spergiurato che tutto era in regola, che tutto
era per il meglio, fino a inventare formule come "aeroporto a impatto zero"
e via improvvisando in un'apoteosi di propaganda sempre piu' allucinatoria o
dadaista, di fronte a precise contestazioni lorsignori sono stati costretti
passo dopo passo a confessare una magagna dopo l'altra.
*
Ad esempio: il Consiglio comunale di Viterbo e' costretto a confessare che
il mega-aeroporto viola il Piano territoriale paesaggistico regionale e le
relative norme di salvaguardia ambientale.
Ad esempio: il vicepresidente della Regione e' costretto a confessare che il
mega-aeroporto impatta su un'emergenza archeologica.
Ad esempio: tutte le istituzioni sono costrette a confessare che non e' mai
stata effettuata alcuna valutazione d'impatto ambientale.
Ad esempio: il presidente dell'Enac e' costretto a confessare che la
situazione reale delle infrastrutture di collegamento tra Viterbo e Roma
rende impossibile la realizzazione dell'opera.
Ad esempio: sempre l'Enac e il Comune sono costretti a confessare che la
pista del sedime viterbese e il suo stesso orientamento rendono
irrealizzabile il mega-aeroporto.
Ad esempio: centri studi pur interni alla lobby aeronautica sono costretti a
confessare che le procedure decisionali sin qui seguite sono state
irregolari e illecite.
E si potrebbe continuare.
*
Ed ancora non sono stati evidenziati i problemi maggiori e decisivi:
- il danno all'area termale del Bulicame;
- il danno all'orto botanico ed alle attivita' di ricerca scientifica
dell'Universita';
- il danno alle culture agricole pregiate insistenti nell'area piu' prossima
al sedime aeroportuale;
- il danno alla salute dei cittadini che subiranno un massiccio inquinamento
chimico ed acustico;
- il danno all'economia locale che vedra' devastati fondamentali beni
naturali, culturali, agricoli, terapeutici, sociali, termali, turistici, e
che vedra' deprezzato il valore di immobili ed esercizi ed avvelenato il
territorio.
E si potrebbe continuare.
*
Per non dire del colossale scellerato sperpero del pubblico denaro.
Per non dire dei pericoli di infiltrazione di poteri criminali, gia' da piu'
parti autorevolmente denunciati.
Per non dire della flagrante violazione delle vigenti norme europee ed
italiane in materia di difesa dell'ambiente, di tutela della salute, di
protezione del territorio e dei suoi beni, di garanzia dei diritti
soggettivi e dei legittimi interessi delle comunita' locali e dei singoli
cittadini.
Per non dire che con l'imbroglio di Viterbo si e' continuato ad ingannare e
opprimere la popolazione di Ciampino facendo credere che i voli che
soffocano e avvelenano quella citta' sarebbero stati spostati su Viterbo,
mentre questo non e' avvenuto e non avverra': per la cittadinanza di
Ciampino occorre ridurre subito e drasticamente i voli semplicemente
abolendo quelli di troppo, non mantenerli criminalmente con promesse
bugiarde di impossibili trasferimenti altrove.
Per non dire che il dissennato incremento del trasporto aereo contribuisce
in ingente misura a provocare il surriscaldamento del clima, la principale
emergenza ambientale globale; e tanto la comunita' scientifica
internazionale quanto le istituzioni e gli statisti piu' avvertiti chiedono
di procedere verso una immediata e drastica riduzione delle emissioni
inquinanti con quel che ne consegue.
E si potrebbe continuare.
*
Tutto e' ormai cosi' chiaro che solo degli irresponsabili - o peggio -
potrebbero continuare ad insistere nel proporre la realizzazione del nocivo
e distruttivo mega-aeroporto a Viterbo.
Ma i messeri e le consorterie che con tanta protervia un anno fa vollero
condannare Viterbo ad essere la vittima designata del devastante
mega-aeroporto per i voli low cost del turismo "mordi e fuggi" per Roma non
demordono. I nuovi attila sono stati smascherati, sono stati costretti a
confessare, ma ancora persistono nella loro sciagurata intenzione.
*
Occorre quindi continuare a resistere per difendere la nostra terra e i
nostri diritti, per difendere l'ambiente, la salute, la legalita', il bene
comune.
Con la forza della verita', con la forza della democrazia, con la forza
della legalita'.
*
Ed occorre anche porre una richiesta precisa: che le competenti istituzioni
di controllo, e particolarmente le magistrature penali, civili ed
amministrative per quanto rispettivamente di competenza, intervengano.
Intervengano le competenti magistrature sui molti profili di irregolarita'
ed illiceita' da piu' parti denunciati.
Intervengano le competenti magistrature per impedire che si proceda a scempi
irreversibili, ma anche per accertare e punire quanto di irregolare e di
illecito sia gia' stato fatto in flagrante violazione delle norme vigenti e
dei criteri di condotta ammessi dall'ordinamento.
Aver ingannato i cittadini, aver svolto una propaganda mistificante e
menzognera, aver variamente occultato conoscenze fattuali decisive, aver
sperperato soldi pubblici per manipolare l'opinione pubblica, aver tentato
di realizzare operazioni ed opere palesemente inique, devastanti e nocive,
ebbene, sono tutti fatti assai gravi, di cui in uno stato di diritto i
messeri e le consorterie che se ne sono resi responsabili devono rispondere
dinanzi alle istituzioni competenti, dinanzi alle competenti magistrature.

4. INCONTRI. IL 20 NOVEMBRE A FERRARA
[Da Elena Buccoliero (per contatti: elena.buccoliero at fastwebnet.it)
riceviamo e diffondiamo]

Giovedi' 20 novembre 2008, alle ore 21, presso il Centro servizi per il
volontariato, viale IV Novembre 9, a Ferrara incontro sul tema "Ascoltare e
parlare. E se ci confrontassimo sul tema della scuola?" promosso dalla
"Scuola della nonviolenza".
L'incontro e' aperto a tutti gli interessati.
*
Dopo il primo incontro dell'ottobre scorso, ristretto ma attivamente
partecipato da tutti i presenti, ecco un nuovo appuntamento con il Cos, il
Centro di Orientamento Sociale, secondo la sperimentazione avvenuta nel
secondo dopoguerra a Perugia, Ferrara e molte altre citta' italiane con la
guida di Aldo Capitini.
Nella prima serata sono stati raccolti numerosi temi che appassionano e
riguardano ognuno di noi, da affrontare a cadenza mensile. Si trattera' ora
di fare una delle scelte.
Per questo secondo Cos c'e' la proposta di dedicare uno spazio specifico
alla scuola pubblica, per varie ragioni: il dibattito in corso proprio in
queste settimane ci sollecita un approfondimento sul tema della scuola; tale
tema e' stato indicato da buona parte dei partecipanti alla prima serata.
Vogliamo ancora ricordare che Aldo Capitini e' stato fondatore e presidente
dell'Adesspi, l'Associazione per la difesa e lo sviluppo della scuola
pubblica in Italia. Un ideale, un'utopia, una pista di lavoro piu' che mai
attuale, che qui Capitini condensa in poche righe: "E' bene studiare i modi
di assicurare l'indipendenza della scuola stessa. [...] La terza via e' la
via di liberta' che deve esserci all'interno della scuola, in cui tutto il
valore e' impiantato sull'accertamento e produzione di valori, ma sempre con
liberta', e dando al sapere e agl'ideali carattere di proposta, e col metodo
di problematizzare e discutere. In una scuola cosi' impostata tutti
andrebbero volentieri, adulti e adolescenti, entrambi ora svogliati, i primi
perche' non liberi, i secondi di riflesso e perche' non sentono che la
scuola e' la loro. Con la gioia di trovarsi in uno spazio libero e proprio,
e di reagire alle chiusure della societa', tutta presa dalla necessita' del
suo funzionamento, la scuola nella sua indipendenza acquista la fiducia di
creare nuovi aspetti, di aprirsi e di consonare ad una realta' liberata,
dove i valori si fanno valere liberamente, e da se', e non perche'
discendono da istituzioni; la scuola che scende in polemica anche con la
societa' stabilendo un dualismo dinamico tra gl'ideali che essa pone
liberamente e le chiusure e le futilita' della vecchia societa'" (Aldo
Capitini, L'atto di educare, Firenze, La Nuova Italia, 1951, pp. 108-109).

5. DIRITTI. GIULIANA SGRENA: TASLIMA NASREEN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 novembre 2008 col titolo "Talisma in
fuga" e il sommario "Diritti. La scrittrice femminista Nasreen costretta a
lasciare l'India per le minacce dei fondamentalisti"]

Taslima Nasreen e' di nuovo in fuga, costretta a lasciare l'India che aveva
scelto come suo secondo paese dopo che il Bangladesh, dove era nata, l'aveva
ripudiata. Medico, scrittrice e femminista. Soprattutto femminista, che ha
messo la sua penna al servizio delle donne e dei loro diritti. Il mestiere
di ginecologa le aveva aperto gli occhi, si era trovata di fronte ad
atrocita' commesse contro le donne e dopo aver visitato una ragazzina hindu
violentata da un musulmano aveva denunciato il fatto. Gli islamisti non
l'hanno mai perdonata, soprattutto dopo che quel dramma e' stato raccontato
nel suo libro dal titolo Lajja (Vergogna), pubblicato nel 1993 e tradotto in
molti paesi.
I fondamentalisti l'hanno condannata a morte (all'impiccagione) con una
fatwa e sul suo capo pende anche una taglia. Il governo anziche' difenderla
ha giustificato la condanna perche' lei aveva urtato i sentimenti religiosi
dei musulmani e ha emesso un mandato di cattura. E ha avuto gioco facile
perche' dal 1988 la costituzione del Bangladesh e' stata cambiata, la sua
impostazione laica e' stata abolita e l'islam e' stato proclamato religione
di stato. In Bangladesh le opere di Taslima Nasreen sono vietate.
Da quattordici anni la scrittrice e' costretta a girare il mondo da apolide,
il suo status e' un esilio permanente nonostante i numerosi premi ricevuti
per il suo coraggio e la sua lotta al fianco delle donne. Da Stoccolma a
Parigi, da New York a Calcutta: brevi soste in alberghi, passaggi ai
festival di letteratura e poi via all'aeroporto, un altro volo, un'altra
meta. Sempre in fuga. Alla fine sembrava che Calcutta, la citta' che le
ricordava i suoi luoghi natali, potesse essere il suo rifugio, aveva anche
ottenuto un permesso di soggiorno, ma poi la sua presenza non e' stata piu'
tollerata dai fondamentalisti e cosi' le autorita', per evitare problemi,
hanno fatto di tutto per allontanarla; per un periodo era stata costretta a
vivere praticamente come se fosse agli arresti domiciliari, protetta dalla
polizia in un luogo sconosciuto della capitale indiana Nuova Delhi. Il suo
ultimo libro, non a caso, si intitola Dalla mia prigione.
*
Conosciamo molte femministe musulmane, ma le posizioni di Taslima Nasreen
sono sicuramente tra le piu' esplicitamente laiche. Sostiene che "il
secolarismo e' il passaggio necessario per la promozione dei diritti delle
donne, e gli standard di moralita' non devono dipendere da regole religiose.
Gli standard morali devono dipendere dalla somma dei fattori sociali,
culturali e strutturali. Scegliere un fattore come la religione porta
inevitabilmente a una societa' ingiusta".
Non si tratta solo di difendere i diritti delle donne, Taslima va alla
radice del problema e a scatenare le ire e le aggressioni dei
fondamentalisti nei suoi confronti sono le sue affermazioni sulla religione
che le hanno procurato anche una accusa di apostasia. "Per me l'islam e'
incompatibile con i diritti dell'uomo e della donna. Non e' dell'islam che
abbiamo bisogno per combattere l'ignoranza ma di un codice civile basato
sull'uguaglianza dei sessi e di un'educazione laica per tutti". E considera
il Corano un libro superato che puo' essere considerato un documento storico
ma non un punto di riferimento oggi. Sono posizioni e affermazioni che non
possono essere tollerate dai fondamentalisti che tuttavia non sono riusciti
a intimidirla. Lei continua a scrivere e a denunciare le discriminazioni e
le violenze contro le donne, come ha fatto quando ha ricevuto il premio
dell'Unesco per la promozione della tolleranza e della nonviolenza nel 2004.
*
Le storie di ragazze stuprate e che hanno subito violenza in Bangladesh come
in molti altri paesi, musulmani e non, sono innumerevoli. Taslima Nasreen
ama ricordare la storia di Yasmin, una ragazza di 15 anni. Domestica presso
una famiglia era stata violentata dal suo padrone. Scappata dalla casa dove
era a servizio, mentre cercava di raggiungere la casa dei genitori a piedi
veniva fermata da dei poliziotti che le avevano proposto, per proteggerla,
di accompagnarla con il loro furgone. Che cosa era successo allora? A loro
volta i poliziotti l'avevano violentata e poi uccisa, il corpo della ragazza
era stato poi buttato tra i cespugli. Quando la notizia si e' diffusa, la
popolazione del villaggio ha manifestato contro la polizia. I poliziotti
hanno sparato contro la folla uccidendo sette manifestanti. Il giorno dopo
il governo ha dichiarato che Yasmin era una prostituta e che i poliziotti
avevano tutto il diritto di trattarla come l'avevano trattata! Una storia
come tante altre, troppe altre, di fronte alle quali non si puo' tacere.
Taslima Nasreen non tace e rischia la propria vita ogni giorno.

6. STRUMENTI. LA NEWSLETTER SETTIMANALE DEL CENTRO STUDI "SERENO REGIS" DI
TORINO

Segnaliamo la newsletter settimanale del Centro studi "Sereno Regis" di
Torino, un utile strumeno di informazione, documentazione, approfondimento
curato da uno dei piu' importanti e piu' attivi centri studi di area
nonviolenta in Italia.
Per contatti e richieste: Centro Studi "Sereno Regis", via Garibaldi 13,
10122 Torino, tel. 011532824 e 011549004, fax: 0115158000, e-mail:
info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org

7. TESTIMONIANZE. EMANUELE GIORDANA INTERVISTA ALAN CLEMENTS SU AUNG SAN SUU
KYI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 novembre 2008 col titolo "Birmania.
Intervista. Alan Clements: La nonviolenza, un poker con Dio"]

"Fisicamente e' elegante e minuta, ma in statura morale e' un gigante",
disse di lei Desmond Tutu, premio Nobel per la pace 1984. Anche Aung San Suu
Kyi ha ricevuto il premio Nobel per la pace ma le sue parole fanno fatica a
filtrare dal cancello di ferro che divide la sua casa-prigione dalle strade
di Rangoon e da quelle virtuali della rete, della tv o della radio. Ogni
tanto pero' qualcuno ci riesce a parlare con questa signora - figlia di un
eroe dell'indipendenza birmana - che ha scelto la politica e, con essa, gli
arresti domiciliari dal 1989. Nemmeno gli stati "amici" del Sudest asiatico
sono riusciti far cambiare idea alla giunta militare che governa la Birmania
e cosi' Aung San Suu Kyi per comunicare continua a utilizzare i pochi
viaggiatori che, armati di penna e taccuino, si offrono di trasmettere il
suo messaggio al mondo. Tra questi c'e' anche Alan Clements, un giornalista
americano che ha attraversato come molti cronisti il mondo insanguinato
delle guerre, dei conflitti etnici o apparentemente religiosi, fino ad
approdare nel paese delle mille pagode.
Li' Clements ha vissuto sette anni in un monastero ed e' stato il primo
americano a diventare un monaco buddista (poi e' stato espulso dal paese)
nell'ordine delle tuniche colorate che, oltre un anno fa, hanno attraversato
il paese sfidando i fucili dei generali e la scarsa attenzione di un pianeta
disposto a dimenticarsi in fretta di loro. "Eppure - dice Clements, in
Italia per l'aggiornamento di un suo vecchio colloquio con la Nobel birmana
che e' uscito in questi giorni per Corbaccio (La mia Birmania, Aung San Suu
Kyi, conversazione con Alan Clements) - la Birmania e' cosi' vicina. Cosi'
vicina anche a Roma, a voi italiani". Agita le mani lunghe nell'atrio di un
albergo vicino a Piazza del Popolo, nel cuore di Roma, come se volesse
disegnare un mondo senza confini: "La Birmania e' una grande produttrice ed
esportatrice di eroina e ha laboratori sparsi lungo il confine per invadere
con l'anfetamina il mercato thailandese, per arrivare in America, in Canada.
La Birmania e' vicina". E' ovunque, sembra dire questo monaco-militante che
pare aver fatto del messaggio nonviolento di Aung San Suu Kyi la sua
missione. E quando cerchiamo di sviarlo dal contenuto del libro, un
lunghissimo colloquio di 350 pagine a cui Alan ha rimesso mano piu' volte,
Clements vi ritorna come se, sia ben chiaro, non fosse qui per parlare di
se', del suo se', ma delle parole di lei. Noi invece siamo incuriositi anche
dal personaggio, dalla scelta estrema, dall'occidentale che si fa monaco e
che poi gira il mondo per raccontare quello che una donna dai tratti sottili
e aristocratici riesce solo con difficolta' a raccontare.
*
- Emanuele Giordana: Clements, nel suo libro si parla di guerrieri della
pace. Ma non e' una contraddizione in termini? La lotta del guerriero non
diventa per forza violenta specie se chi e' dall'altra parte...
- Alan Clements: La Birmania e' un paese di ostaggi, affamato, ridotto al
silenzio e alla paura. E dall'altra parte ci sono i militari, i fucili. Ma
un mezzo per combattere senza usare il fucile esiste: e' la "rivoluzione
dello spirito" di cui parla Aung San Suu Kyi, la coscienza di una
consapevolezza che si fa forza di cambiamento.
*
- Emanuele Giordana: Il coraggio e' un elemento chiave, scrive nel suo
libro.
- Alan Clements: Il coraggio e' la speranza, lo strumento per agire, uscire
dalla propria persona e coinvolgere la gente. E' necessario perche' la
nostra liberta' esiste solo se sono liberi gli altri.
*
- Emanuele Giordana: Ma se sparano sul coraggio che ne rimane? Da una parte
gli ostaggi, dall'altra i generali appunto...
- Alan Clements: Aung San Suu Kyi non ha mai chiesto una soluzione con
tribunali, prigione, interventi esterni per cambiare le cose. Lei dice ai
generali che loro sono parte della soluzione. Fa appello alla loro
coscienza. Vede, in Birmania ci sono due grandi forze: i generali da una
parte, e dall'altra una donna nonviolenta. La sua lotta e' nonviolenta e non
potrebbe cambiare idea. Tradirebbe quanti l'hanno seguita. Dice che e' umano
difendersi ma che se cercassimo di prendere il potere con le armi si
romperebbe ogni speranza.
*
- Emanuele Giordana: Ma ha speranze una lotta nonviolenta in Birmania?
- Alan Clements: Ci devi credere. Sembra impossibile ma se ci credi, lei
dice, ti senti piu' sicuro di quel che fai.
*
- Emanuele Giordana: Lei Clements crede che ci sia soluzione?
- Alan Clements: Io, beh, quello che penso non ci starebbe in
un'intervista... Guardi, se io potessi "comprerei i generali". Tutto ha un
prezzo e dunque li manderei in pensione magari in Cina con tutti i piaceri
che desiderano.
*
- Emanuele Giordana: La nonviolenza e' la soluzione...
- Alan Clements: Questo e' il suo messaggio. Un messaggio forte da una donna
che e' anche leader, madre, premier... E' una voce che parla attraverso il
silenzio. Piu' forte delle armi.
*
- Emanuele Giordana: Ne e' convinto?
- Alan Clements: E' un poker con Dio.

8. MEMORIA. ALESSANDRO BOTTELLI INTERVISTA LUIGI MENEGHELLO (2005)
[Dal mensile "Letture", n. 619, agosto-settembre 2005, col titolo
"Meneghello, argute parole senza frontiere" e il sommario "Il sound del
dialetto vicentino miscelato al composto ma ironico ambiente britannico: e'
questo il linguaggio del nostro scrittore, per anni docente nel Regno Unito.
Che ha due unici grandi rimpianti: la musica e la poesia"]

Sembra un ossimoro vivente, quest'uomo cosi' fraternamente radicato nel
plancton dialettale della sua diletta zolla vicentina, eppure cosi'
altrettanto ben miscelato ai civilissimi effluvi dell'annebbiato landscape
inglese, quelli che negli anni scintillanti della vita l'hanno accompagnato
durante l'incarico (alquanto illustre) di professore universitario a
Reading. Di bello, Luigi Meneghello conserva, della civilta' d'Oltremanica,
uno spirito corrosivo e corroborante, una verve acuminata che non pare mai
dare segni di senile cedimento o offrire il destro a stranboto alcuno. Anzi.
"Tutto quello che ho scritto e' nato sempre con una componente polemica:
polemica contemporanea, cioe' rivolta a idee e persone del presente che a me
sembra meritino la nostra disistima", afferma in Che fate, quel giovane?
Contro chi o cosa si rivolge oggi tale polemica?
"Non vorrei dire qualcuno in particolare. Certo, oggi magari me la prendo
con il capo dei conservatori inglesi. Ma non solo con lui, perche' ce l'ho
con tanta di quella gente! Pero' e' vero che mi sono trovato a scrivere
spesso con una vena polemica sottintesa, in quanto c'era l'intenzione di
ribadire il mio disaccordo su questa o quella questione, verso atteggiamenti
o testi convenzionali".
*
- Alessandro Bottelli: A suo avviso, cosa e' necessario e cosa e' superfluo
in letteratura?
- Luigi Meneghello: Quasi tutto quello che siamo tentati di fare e facciamo
e' superfluo. Bisognerebbe scrivere solo cio' che e' necessario; il resto e'
in qualche modo inutile, anche nei maggiori scrittori. Personalmente, non
posso dire di aver praticato la mia stessa massima. In effetti, rileggendo
certi grandi autori, ci si accorge quanta parte della loro opera e' meno
viva rispetto a quello che invece rimane e si ricorda. Forse non possiamo
neppure conservare il necessario se non abbiamo una base di roba superflua.
D'altronde, anche tanta parte della nostra vita lo e', in quanto, sotto
molti punti di vista, non ha un significato assoluto.
*
- Alessandro Bottelli: Della particolare prosa che la contraddistingue e'
stato scritto: "una lingua, la sua, capace di far emergere le vibrazioni che
toccano il profondo, emanate dagli oggetti che sono ancorati nel tempo
dell'infanzia". Che ricordi smuovono dentro di lei quegli anni "si' belli e
perduti"? Quali erano gli oggetti "magici" che li hanno meglio
caratterizzati?
- Luigi Meneghello: La mia e' stata un'infanzia felice. Ho avuto dei
genitori meravigliosi, dei fratelli, dei compagni. Poi c'erano i giochi, e
tutto il resto. Ma la rivelazione piu' straordinaria avvenne con la scoperta
della lingua scritta. Fino ad allora eravamo cresciuti parlando veneto e,
all'improvviso, andando a scuola dalla maestra Prospera, nella piccola Eaton
di Malo, imparammo che esisteva una lingua diversa da quella degli adulti,
una lingua che si scrive. Per noi la magia era questa. Ne ho anche parlato
diffusamente in Jura, una raccolta di saggi a cui sono molto affezionato.
*
- Alessandro Bottelli: Come ha influito la pluridecennale esperienza
didattica in Inghilterra sulla sua dimensione narrativa?
- Luigi Meneghello: Io non ho dimensione narrativa ne' niente. Sono parole
troppo solenni per me. Comunque, poco direi. Ho insegnato con una certa
passione personale. Mi piaceva avere davanti tanti giovani e trasmettergli
qualche cosa della nostra cultura, lontana mille miglia dalla loro. Invece
sono stato sempre piuttosto scettico sulla possibilita' di formare le menti
altrui attraverso l'insegnamento. Magari un po' si', ma senza sapere il
perche'. Non tanto per cio' che insegniamo, ma per quello che siamo. Si
comunica di piu' con la personalita', credo.
*
- Alessandro Bottelli: In che misura la musica, o per altri versi
l'attenzione alle sonorita', al ritmo delle aggregazioni verbali, entra a
far parte del suo mondo linguistico?
- Luigi Meneghello: Con la musica purtroppo mi e' andata storta, perche'
sono una delle persone piu' stonate delle Tre Venezie. Non ho, in questo
campo, una preparazione di base. Ho sempre sofferto, specialmente in
Inghilterra dove la gente ha maggiore familiarita' con la musica, la mia
poca dimestichezza con l'arte dei suoni. Anche se con gli anni ho cercato di
colmare tale lacuna, la musica, che pure amo, non ha fatto parte del mio
bagaglio ideale e del mio immaginario profondo. Capisco pero' che certi
autori antichi, come il grande Johann Sebastian Bach, mi impressionano
profondamente. Con lui sono veramente a mio agio.
*
- Alessandro Bottelli: Eppure, nonostante la scarsa musicalita', ha avuto
modo di avvicinare il celebre Benjamin Britten...
- Luigi Meneghello: Anche se mi sarebbe piaciuto incontrarlo, tra noi non ci
fu conoscenza personale. Il contatto avvenne tramite Myfanwy Piper, moglie
del noto pittore, che si occupava della stesura del libretto di Morte a
Venezia, una delle sue opere. Un giorno la signora venne da me chiedendomi,
a nome di Britten, se potevo aiutarla a ricostruire veridicamente certi
ambienti della Venezia d'inizio Novecento. Allora le diedi qualche
indicazione, suggerendole inoltre di non fare riferimento nel testo a certe
cose che magari all'epoca non esistevano ancora. Poi volevano che gli
segnalassi una canzone popolare veneta un po' leggera; comica, diciamo.
Figuriamoci, stonato com'ero! E un'altra piu' sentimentale. Pensai subito a
"Son fili d'oro i tuoi capelli". All'epoca avevo una segretaria molto brava.
Suonava l'oboe ed era dotata del cosiddetto "orecchio assoluto". Cosi' le
dissi che volevo suggerire a Britten queste melodie, benche' avessi un
problema: non conoscevo la musica. Lei rispose che ben volentieri mi avrebbe
aiutato nella trascrizione delle note. Insomma, le cantai tre volte il
motivo della canzone e per tre volte mi sentii rispondere che quello che
intonavo era sempre diverso dal precedente. Fortunatamente in quel momento
passo' per il corridoio del mio dipartimento un giovane collega, al quale
chiesi di cantare al posto mio. E immediatamente la segretaria trascrisse la
canzone. Fui poi invitato alla prima di Morte a Venezia e riconobbi le note
sia della canzone comica sia di "Son fili d'oro" che, mi dissero, era molto
piaciuta a Britten. Sono solo poche note, che il compositore ha inserito
nella scena in cui i guitti cantano al caffe', davanti all'albergo. Per me
che le conoscevo, era un piacere sentirle.
*
- Alessandro Bottelli: Oltre alla musica, l'ha mai tentata la poesia?
- Luigi Meneghello: Non in senso serio. So di non avere una sufficiente onda
melodica per fare davvero poesie.
*
- Alessandro Bottelli: A proposito della sua propensione a tornare sulle
proprie opere narrative in pubblicazioni che ne analizzano lo stile, i
contenuti, e persino la genesi, c'e' chi ha osservato che lei "da'
l'impressione di poter fare tutto da se'. Disarma il critico, lo rende
superfluo"...
- Luigi Meneghello: Cosa vuole, probabilmente non ci sono neanche critici da
disarmare, tra quei miei dodici o tredici lettori. In generale, sento il
bisogno di ritornare su quello che ho scritto in precedenza. E, di solito,
mi capita di farlo quando e' passato del tempo dalla pubblicazione. Le
confesso che mi sono sempre molto divertito con queste cose. A dire la
verita', a me sembrano quasi piu' belli i commenti che non le opere stesse
(ride). Ma forse esagero.

9. RIFLESSIONE. PAOLO PEGORARO INTERVISTA FRANCO LOI
[Dal mensile "Letture", n. 626, aprile 2006, col titolo "Franco Loi: La
poesia e' parola vivente" e il sommario "Poeta stimato da Isella, Fortini e
Mengaldo, Loi e' un indiscusso protagonista del secondo Novecento italiano.
L'antologia Aria de la memoria accoglie una selezione dai suoi trent'anni di
lavoro poetico in milanese"]

"Omnia mutantur, nihil interit" scriveva Ovidio: tutto muta, ma nulla
scompare. Torna alla mente leggendo i versi di Franco Loi, il suo parlare
dell'esistenza schietto ma senza il sussiego di chi sa di affrontare le
questioni ultime. In Loi c'e', semmai, quell'oncia di fatalismo che il tempo
instilla nello scorrere delle generazioni formando quelle stalattiti di
sapienza che sono i proverbi. La recente antologia Aria de la memoria.
Poesie scelte 1973-2002 (Einaudi, pp. 274, euro 15) ripercorre le principali
stagioni del suo denso lavorio attorno al dialetto milanese, aiutando il
lettore con traduzioni a pie' di pagina che servono soltanto, sia chiaro,
per orientarsi.
*
- Paolo Pegoraro: Lei non si e' limitato a ripercorrere una cronologia.
Perche' ha posposto i poemi di Strolegh (1975), Teater (1978) e L'angel
(1994) a Isman (2003)?
- Franco Loi: E' stato detto che le prime poesie erano epico-narrative
mentre poi c'e' stato un allontanamento nel lirico, e questo io non lo
condivido. La critica tende a stabilire dei canoni, a dire che la poesia
scritta prima da' adito a uno sviluppo. Volevo rompere questa sequenza.
Anche nelle mie ultime poesie ci sono parti descrittive e sono convinto che
in Strolegh ci siano parti religiose come in Isman.
*
- Paolo Pegoraro: Perche' ha scelto proprio il verso "aria de la memoria"?
- Franco Loi: Due fondamenti del mio scrivere e del mio vivere, direi. La
memoria non e' solo fatto mnemonico degli eventi di una vita, ma vuol dire
penetrare sempre di piu' dentro di se' e in quella memoria inconscia che e'
la memoria spirituale. A un recente incontro su poesia e politica ho
incontrato Bertinotti che ha detto: "Io non sono un ateo, sono un uomo che
cerca". La ricerca della verita' e' sicuramente dentro gli uomini che si
mettono in movimento verso se stessi e il mondo, e questa ricerca e'
continua provocazione alla memoria, e' un ricordare per conoscere. E l'aria
perche' da una parte e' un elemento leggero, che non vediamo anche se
respiriamo, ma dall'altra e' uno spessore, un elemento tra le cose, tra
l'uomo e l'altro uomo. E ha una dimensione spirituale perche' e' il tramite
che abbiamo con l'aldila'. Cio' che non vediamo e non tocchiamo e' al di la'
dell'aria.
*
- Paolo Pegoraro: I suoi versi civili sono invettive...
- Franco Loi: L'uomo che meno cerca di conoscersi e capire se stesso, tende
sempre a realizzarsi fuori di se'. E quindi le cose materiali e gli altri
uomini diventano oggetti del suo potere. Questa trasformazione dell'uomo in
oggetto, a servizio di qualcosa che e' sempre fugace, e' l'antitesi del
farsi dell'uomo e del porsi in relazione. E questo m'indigna, tanto piu'
quando e' un'organizzazione ecclesiale che magari fa la stessa cosa, perche'
Cristo ha rifiutato sempre il potere.
*
- Paolo Pegoraro: Nelle invettive usa il turpiloquio che pero', letto in
milanese, comunica solo un focoso sdegno.
- Franco Loi: Perche' c'e' un sacrosanto diritto dell'uomo incolto, che
soffre, alla bestemmia. E' stato anche detto che colui che bestemmia crede,
altrimenti non bestemmierebbe: dentro ha un dolore, una passione dell'uomo.
E questo non viene capito abbastanza da chi fa tacere il popolo quando
bestemmia o addirittura lo redarguisce. Nominare il nome di Dio invano e'
molto piu' quello di una preghiera falsa che non quello della bestemmia,
perche' e' la carne che e' tutt'uno con lo spirito che soffre, e quindi
questa sofferenza ti da' diritto all'indignazione, alla rivolta contro il
negativo che fa bestemmiare. Ha sempre bestemmiato il popolano, non
bestemmia mai il signore, e' vero o no? Perche' il padrone bestemmia nella
vita, bestemmia con il comportamento da sepolcro imbiancato. Ed e' allora
che Cristo prende la frusta, e' l'unica violenza che fa nei Vangeli.
*
- Paolo Pegoraro: Debenedetti scriveva che il dialetto rende credibili
parole che la lingua italiana ha reso desuete, parole come "onore, amicizia,
lealta'".
- Franco Loi: Perche' acquisiscono un potere nella verita'. Cos'e' la
poesia? Come dice Dante, "I' mi son un che, quando / Amor mi spira, noto",
cioe' ascolto e prendo nota. E questo e' importantissimo, perche' non e'
piu' l'io mentale dell'individuo che costruisce i versi, ma e' l'Amore che
lo muove dentro e gli fa dire non solo il contenuto ma anche il modo: "e a
quel modo / ch'e' ditta dentro vo significando".
*
- Paolo Pegoraro: Quindi non e' in forza del dialetto, ma dell'ispirazione.
- Franco Loi: La poesia ha la forza straordinaria di dire come fosse la
prima volta quella parola che e' bestemmia o retorica nell'uso comune,
perche' mossa da amore, espressione di qualcosa che trascina l'uomo al dire.
E' questo che toglie ogni eleganza estetica. La poesia e' proprio la parola
vivente.
*
- Paolo Pegoraro: I dialetti sono ridotti a italiani cadenzati. Che ruolo
sociale avranno nel domani?
- Franco Loi: Mi son trovato a scrivere una lingua che sembrava morente e
non so perche'. La storia non va dove pensiamo mentalmente che vada. Il
latino aveva sommerso le lingue orali degli osci, pelangi, galli... poi
l'uomo, libero dal tallone dello Stato, si e' rimesso di fronte alla fatica
del vivere ed e' rinata la lingua. E cosi' non possiamo sapere come andra'
quando cadra' l'impero americano, per non dire cosa succedera' quando
crolleranno gli Stati europei. D'altra parte, se vogliamo sapere come viveva
la gente nel Cinquecento si legge il Folengo, non l'Ariosto o Tasso. Per
capire la vita sotto il fascismo non si legge Ungaretti ne' Montale ma Delio
Tessa; per sapere come si viveva nell'Ottocento non si legge Leopardi, che
amo, ma il Belli e Porta. Anche se scompaiono le lingue parlate - ma non
scompaiono, si trasformano - questo ha poco peso per la storia dello spirito
umano, perche' essa e' la storia dei corpi e della terra, e viene fatta
attraverso le testimonianze.
*
- Paolo Pegoraro: La sua poesia ha due motori, la lontananza e il movimento.
In questa tensione l'uomo vive. Allora cosa ci minaccia?
- Franco Loi: La perdita del senso della lontananza. Si ha la presunzione di
aver conosciuto il reale e allora non si ha piu' la giusta distanza
dell'uomo dalla natura, dagli altri uomini e da Dio. La parola indoeuropea
sak vuol dire lontananza: il sacro o la pone o la riempie. La perdita di
questo senso della lontananza e' la perdita della possibilita' di riempire
la lontananza. Einstein dice che non si perviene alle leggi universali per
via di logica: l'intuizione e' possibile nel rapporto simpatetico con
l'esperienza. E il rapporto simpatetico e' il rapporto d'amore, torniamo al
movimento d'amore che copre la lontananza.
*
- Paolo Pegoraro: Una sfida per le religioni?
- Franco Loi: Il mio amico Adonis ha detto che il monoteismo e' violento e
fa le guerre... dimenticando che ne' i romani ne' i greci erano monoteisti.
E' l'uomo che fa le guerre. E la perdita del senso dell'uomo fa arrivare a
questi sproloqui.

10. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine, insieme allo spazio quotidiano
per descrivere giorni sereni, per fissare appuntamenti ricchi di umanita',
per raccontare momenti in cui la forza interiore ha avuto la meglio sulla
forza dei muscoli o delle armi, offre spunti giornalieri di riflessione
tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla nonviolenza hanno
dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di antologia della
nonviolenza che ogni anno viene aggiornata e completamente rinnovata.
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009".
- 1 copia: euro 10
- 3 copie: euro 9,30 cad.
- 5 copie: euro 8,60 cad.
- 10 copie: euro 8,10 cad.
- 25 copie: euro 7,50 cad.
- 50 copie: euro 7 cad.
- 100 copie: euro 5,75 cad.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

11. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, quest'anno dedicata alle donne
nella lotta contro le mafie e per la democrazia.
E' curata dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo ed edita dall'editore Di Girolamo di Trapani.
Si puo' acquistare (euro 10 a copia) in libreria o richiedere al Centro
Impastato o all'editore.
*
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

13. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 644 del 19 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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