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Minime. 648



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 648 del 23 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Mao Valpiana: La strage, le armi
2. "Noi donne": Contro la violenza tutti i giorni
3. Tommaso Di Francesco intervista Emir Kusturica
4. Elfi Reiter ricorda Peter W. Jansen
5. Roberto Silvestri ricorda Ennio De Concini
6. Silvana Silvestri ricorda Jules Dassin
7. "Leggendaria" di dicembre
8. Proposte di lettura della Libreria delle donne di Milano
9. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
10. L'Agenda dell'antimafia 2009
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: LA STRAGE, LE ARMI
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at nonviolenti.org) per questo
intervento dal titolo originale "Strage di San Felice a Verona. Troppe armi
nelle case"]

Pieta' e silenzio per i cinque morti della strage di San Felice. Quattro
assassinati e un omicida-suicida. Una tragedia cittadina.
Ci sara' modo per riflettere sulle cause profonde. Ma ora e' urgente
impedire da subito che altre morti simili possano avvenire. E' necessario
eliminare gli strumenti materiali che rendono "possibili e facili" queste
morti assurde. Troppo armi sono presenti nelle case. Anziche' garantire
sicurezza, le armi rendono piu' insicure le vite di chi le possiede.
Chiediamoci: perche' un tranquillo commercialista, con moglie e figli,
possedeva tante pistole? Con quale motivazione ha chiesto e ottenuto il
porto d'armi?
Ora e' tragicamente evidente a tutti che l'insicurezza maggiore e' proprio
all'interno delle famiglie e delle case: i politici professionisti della
paura e della sicurezza, parleranno ancora di "pericolo clandestini"?
Riusciranno ancora a giustificare provvedimenti ridicoli e inutili per
garantire la sicurezza di camminare tranquilli per strada (mentre il
pericolo vero, soprattutto per donne e minori, e' proprio nel momento in cui
si entra a casa propria)?
La cultura della paura, del sospetto, della "sicurezza", porta con se' il
germe perverso della difesa a tutti i costi dalle possibili aggressioni, e
questo favorisce il proliferare di armi di difesa personale, che poi si
trasformano, nell'occasione del delirio o della perdita di lucidita', in
strumenti assassini per uccidere proprio gli affetti piu' vicini.
E' la cultura delle armi che va abolita, subito.
Purtroppo, invece, proprio in questi giorni a Verona le armi vengono
presentate come un modello per i giovani. E' scandaloso che alla fiera Job
lo stand piu' grande, piu' visibili, e quindi piu' frequentato, sia proprio
quello dei militari, con tanto di esposizione di armi anche "di difesa
personale". Dal Job ci saremmo aspettati proposte piu' educative, piu'
costruttive, piu' positive. Non ci si lamenti, poi, se crescono generazioni
di giovani che non sono in grado di risolvere i propri conflitti, che non
sanno riconoscere le proprie debolezze, i propri lati oscuri, e che
diventati adulti non sanno gestire le inevitabili crisi e ricorrono nei casi
piu' estremi alla furia omicida, utilizzando lo strumento piu' facile a
disposizione, l'arma.
Nel giorno di lutto cittadino, per i funerali dei cinque familiari, ci
aspettiamo che le autorita' civili e religiose sappiano individuare il
disagio profondo di una societa' che ha permesso alle armi di entrare
nell'intimita' delle case al posto della capacita' di affrontare e risolvere
i conflitti familiari con il dialogo e la nonviolenza.

2. INIZIATIVE. "NOI DONNE": CONTRO LA VIOLENZA TUTTI I GIORNI
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "Contro la violenza
tutti i giorni" e il sommario "Presentata la Staffetta contro la violenza
sulle donne. Un'anfora passera' di mano in mano, di citta' in citta'
raccogliendo i pensieri e unificando simbolicamente la lotta e la
solidarieta' delle donne. L'iniziativa parte da Niscemi e terminera' a
Brescia tra un anno"]

La Staffetta di donne contro la violenza sulle donne e' un evento che
durera' un anno nell'intento di "denunciare ogni giorno la violenza che ogni
giorno colpisce, nelle sue forme piu' svariate, dalle piu' eclatanti alle
piu' subdole, bambine e donne di ogni eta', sposate, single e lesbiche,
colpisce donne coraggiose come Malalai Kakar, missionarie laiche e suore.
Colpisce in ogni parte del mondo". Con voce unanime il 25 novembre nelle
piazze, nelle aule dei consigli comunali o nelle scuole le donne che hanno
aderito all'iniziativa dell'Udi - Unione Donne in Italia - spiegheranno
perche' la violenza sessuata stravolge i rapporti tra i generi. Dall'Udi
affermano che "nessuna convivenza civile e democratica e' possibile se non
si stabiliscono rapporti civili tra uomini e donne" e il grande interesse
che l'iniziativa suscita e' testimoniato dalle adesioni che continuano ad
arrivare da donne singole e organizzate, cosi' come e' significativo che
sindaci di diversa appartenenza politica abbiano messo a disposizione le
aule consiliari come sedi per l'avvio della Staffetta. "Altrettanto
significativa e' la mobilitazione di tante giovani donne che stanno
lavorando per la riuscita dell'evento" dichiarano con soddisfazione le
organizzatrici, giovani donne presenti numerose anche alla conferenza stampa
di presentazione a Roma.
Il 25 novembre in tutta Italia "nelle scuole, nelle aule consiliari, nelle
piazze, nelle sedi politiche delle donne o nelle case tra amiche e
conoscenti" in contemporanea sara' letto un testo a confermare l'unita' di
intenti che migliaia di donne si danno come obiettivo, tra gli altri, di
questa campagna. Inizia cosi' il testo:
"Ieri Lorena. E Hiina Salem. Oggi Aisha. Legate da un unico segno, che ha
deciso la loro morte. Aisha stuprata, Aisha che chiede giustizia, Aisha che
non vuole mentire, Aisha che per questo - e non perche' adultera - viene
lapidata. Ecco che all'improvviso le tante parole che abbiamo detto sul
femminicidio oggi ci sembrano troppe. O troppo poche. Chiediamo aiuto ad
Adrienne Rich. Con parole che lei ha scritto piu' di 30 anni fa. Lorena,
Hina e Aisha non erano ancora nate. Ma come Lorena, Hina e Aisha tante donne
erano gia' state tolte a se stesse".
Ed ecco una delle frasi di Adrienne Rich: "Se noi riusciremo, con le nostre
parole, a rompere silenzi storici, liberando noi stesse dai nostri problemi,
questo sara' gia' un nuovo modo di agire", perche' insieme e oltre lo slogan
"Lorena, Hina e Aisha, ovunque nel mondo, siamo noi!" c'e' tanto da
condividere, precisano le donne dell'Udi, che spiegano cosi' la scelta delle
parole di Adrienne Rich - scrittrice e poeta femminista. "Lei si e' espressa
in modo non convenzionale sulla condizione delle donne, sull'onore, sulla
menzogna, sui rapporti tra i sessi e su molto altro. Inoltre molte parole
delle femministe sono state o dimenticate oppure ritenute superate, e invece
sono ancora molto attuali. Poi, c'e' una ragione piu' profonda. Alla radice
di molte violenze ci sono questioni culturali, legate ai rapporti tra i
generi che spesso, soprattutto quando siamo immersi nell'orrore di eventi
crudeli come quelli di Aisha, tendiamo senza volerlo a sottovalutare.
Oppure, peggio, alcuni fatti vengono liquidati come barbarie e incivilta'
lontane dal nostro modo di vivere progredito e occidentale. Noi pensiamo che
ci sono situazioni, che pure nella diversita' di forme con cui vengono
affrontate, dalla lapidazione al marchio d'infamia alla vergogna
all'isolamento, hanno comunque e ovunque lo stesso segno. E allora, pensiamo
che accanto all'orrore e alla condanna che vede uniti oggi donne e anche
uomini, occorre dire con forza alcune cose che forse possono apparire datate
nella forma - come nel caso della scelta delle parole di Adrienne Rich - ma
non solo sono ancora valide nella sostanza, sono soprattutto dirompenti,
perche' svelano la radice di ogni violenza".
Perche' questo e' il principale obiettivo della campagna: condannare la
violenza sulle donne e cancellarla dalla faccia della Terra. Come riuscire
in questo intento? La strategia adottata e' fare in modo che "in Italia come
in ogni angolo del mondo, si moltiplichino le occasioni per parlare di
questo e per far si' che le donne non siano ne' sole ne' isolate. Perche'
all'origine di ogni violenza, anche di quella che hanno patito Lorena, Hina
e Aisha ci sono la solitudine, la colpevolizzazione, la riduzione a corpi
inermi privi di ogni cittadinanza, privi di ogni diritto umano".
*
Per informazioni: www.udinazionale.org

3. RIFLESSIONE. TOMMASO DI FRANCESCO INTERVISTA EMIR KUSTURICA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 febbraio 2008 col titolo "Il regista
Emir Kusturica: Sul Kosovo l'Italia ha sbagliato, si e' comportata come un
satellite Usa"]

A Emir Kusturica, il regista jugoslavo e serbo, di origini bosniache - e'
nato a Sarajevo nel 1954 - autore tra i tanti film dello straordinario
Underground e che probabilmente ormai e' diventato il principale
ambasciatore del suo paese nel mondo, abbiamo rivolto alcune domande sulla
crisi in corso nei Balcani. Sempre impegnato nel cinema e nell'attivita' di
promozione dei giovani cineasti, ha fondato nella zona delle montagne di
Zlatvor presso Mokra Gora una piccola Cinecitta' serba che chiama Sharingrad
(citta' multicolore).
*
- Tommaso Di Francesco: Come giudica la grande manifestazione del 21 a
Belgrado, i media internazionali hanno parlato di "ritorno del nazionalismo
serbo" e di "orgoglio serbo in piazza"?
- Emir Kusturica: Io ho visto una forte reazione emotiva, ho visto tanta
rabbia del popolo serbo contro la decisione irrazionale dell'Occidente di
privarci del Kosovo, una specie di nuova occupazione militare. E' stato
commesso un vero e proprio furto, i protagonisti ancora una volta sono gli
Stati Uniti. E' lo stesso terrore contro di noi che continua dal 1991-1992 e
che e' cominciato in Slovenia, poi in Croazia e alla fine in Bosnia
Erzegovina. Con l'indipendenza del Kosovo siamo arrivati all'ultima fase di
questo terrore. Insisto a chiamarlo terrore, non ci sono altre parole per
definirlo.
*
- Tommaso Di Francesco: Ma ci sono state purtroppo le devastazioni di alcune
ambasciate, tanti scontri e incidenti gratuiti...
- Emir Kusturica: Dico subito che sono contro ogni tipo di violenza,
soprattutto contro questi attacchi alle ambasciate. Ma questi incidenti non
possono nascondere il fatto che tutto e' cominciato con il riconoscimento di
una indipendenza proclamata in modo unilaterale dalla leadership di
Pristina, contro il diritto internazionale e contro la Serbia. Le violenze
sono il risultato di questa violenza.
*
- Tommaso Di Francesco: Cosa pensa del fatto che il giovane morto
nell'ambasciata risulta ora essere uno studente di 20 anni, Zoran Vujanovic,
rifugiato a Novi Sad con la famiglia fuggita dal Kosovo nel luglio 1999,
poco dopo l'ingresso della Nato?
- Emir Kusturica: Questa giovane vita perduta in modo cosi' tragico e' un
simbolo. Come non vederlo? Mostra quanto sia grande la nostra tragedia.
Questa e' la conseguenza della decisione scellerata di riconoscere
l'indipendenza di Pristina. Un giovane finisce la sua vita nell'ambasciata
del paese che, con i bombardamenti ed il sostegno ai terroristi, e' stato
all'origine della sua fuga dal luogo dov'era nato. Prima di morire voglio
proprio vedere la fine di tutto questo terrore contro di noi.
*
- Tommaso Di Francesco: Prendendo la parola al grande raduno di Belgrado lei
ha detto, tra gli applausi, che non appartiene alla mitologia di Hollywood.
Che reazione avranno avuto tutte le persone che amano il cinema?
- Emir Kusturica: Io non posso che amare e rispettare il cinema. Ma se mi
rimproverano di avere il "mito del Kosovo" sono costretto a rispondere che
si', ognuno ha diritto alla sua mitologia, soprattutto ogni popolo. E quello
serbo ha l'archetipo di quella cultura straordinaria, di quella pittura
medioevale unica al mondo, degli scrittori come Ivo Andric e Milos
Crnjavski. Perche' qualcuno ha il mito di Brad Pitt e noi non possiamo
averlo per il Kosovo dove e' nata la nostra storia?
*
- Tommaso Di Francesco: Che cosa pensa del ruolo dell'Italia che dichiara
sempre di essere "amica dei serbi" ma prima bombarda in modo "umanitario"
promettendo che non ci sara' nessuna secessione di quel territorio, e poi
riconosce l'indipendenza di Pristina?
- Emir Kusturica: Amo l'Italia, la sento molto vicina. Ma e' sempre un
satellite americano, una condizione grave per la vostra autonomia, una
condizione nefasta per l'Europa. Vedrete, il riconoscimento che l'Italia ha
voluto fare dell'indipendenza unilaterale del Kosovo, diventera' un
boomerang che alla fine danneggera' anche voi.

4. LUTTI. ELFI REITER RICORDA PETER W. JANSEN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 18 novembre 2008 col titolo "Peter W.
Jansen, le sue parole sul cinema divise fra radio e giornali" e il sommario
"Addio al critico tedesco che promosse i giovani film-maker e fu amico di
registi come Edgar Reitz e Rainer Werner Fassbinder"]

"La morte di Peter W. Jansen e' una grande perdita per il cinema tedesco",
ci ha detto Edgar Reitz, noto autore di Heimat, la saga tedesca sul secolo
scorso in tre parti, sabato pomeriggio ai margini del festival di
Mannheim-Heidelberg (dove era presidente della giuria), visibilmente scosso
dopo la notizia di aver perso un amico.
Jansen era nato nel 1930 e dopo gli studi di germanistica, storia e
sociologia e una laurea con tesi sullo scrittore austriaco Joseph Roth, si
era dedicato anima e corpo al cinema. Dapprima collaborando con Wdr, rete
televisiva di Colonia, e con la "Frankfurter Allgemeine Zeitung" e la
rivista cinefila "FilmKritik" (analoga a "Filmcritica" in Italia), ha
iniziato nel 1966 a fare radio al Suedwest Rundfunk a Baden-Baden in
Baviera, dove aveva vissuto ed e' morto il 15 novembre dopo una lunga
malattia.
Era un critico molto amato dai cineasti non soltanto tedeschi, perche' al
pari di Enzo Ungari era un gran "mangiatore" di film, nonche' osservatore
acuto e appassionato sia dei grandi classici (aveva fatto in tempo a
incontrare anche Fritz Lang) sia delle novita' che si affacciavano via via
sul grande schermo. "Aveva scritto solo dei film che amava - ci ha detto
ancora Reitz - e per ognuno di noi del nuovo cinema tedesco era considerato
un onore ricevere una sua recensione. Ricordo la sua lucida analisi del mio
esordio Mahlzeiten (Leone d'argento a Venezia nel 1967, ndr), occasione in
cui ci eravamo conosciuti. Fu un uomo straordinario, unico nel suo non
scendere a compromessi, infatti non ha mai scritto di prodotti mainstream e
dei tanti film commerciali".
Assieme a Wolfram Schuette, critico della "Frankfurter Rundschau", era
curatore della nota "serie blu" pubblicata dalla casa editrice Hanser
Verlag, per cui tra il 1974 e il 1992 erano usciti 45 volumi, soprattutto
monografie di autori tedeschi e internazionali. Per lui il cinema era storia
sociale che andava considerata in tutti i suoi aspetti, visivi e sonori.
Delle numerose critiche radiofoniche ne scelse cento particolarmente
rappresentative della storia del cinema per la raccolta uscita in cd Jansens
Kino (il cinema di Jansen), essendo per lui la radio il medium migliore per
portare il cinema a conoscenza del pubblico: in primo luogo perche' molti
grandi registi avevano creato opere per la radio (da Orson Welles a Rainer
Werner Fassbinder), e in secondo luogo perche' comporre immagini si avvicina
molto al comporre musica e al senso per il ritmo, e in ultima analisi
perche' ascoltare i dialoghi filmici (preferibilmente originali) alla radio
permette una ulteriore liberta' della fantasia da parte del pubblico.
Interessante e' la sua tesi sulle proprieta' specifiche del cinema, per cui
un film si fa evento collettivo nella visione in sala arrivando dallo sfondo
grazie al fascio luminoso che esce dalla cabina di proiezione "avvolgendo"
chi guarda rendendola esperienza "coinvolgente", mentre la visione sul
piccolo schermo e' "informativa" giungendo unicamente dalla fonte luminosa
di fronte a noi riservando una visione piu' fredda, distaccata. Cio' non
segnala una nostalgia ma una differenza di base tra guardare un film in
pellicola con anche i segni del tempo marcati a volte sulle immagini, e la
perfezione netta e pulita del dvd nell'era digitale.
"Non sono pessimista, anzi, si tratta della diffusione del nuovo attraverso
la tecnica che non ha piu' niente a che fare con il vecchio e non sono
scettico ma curioso di quel che accadra'". E nel ricordarlo sul suo ex
giornale, Andreas Kilb ha citato un suo suggerimento al pubblico (ricordiamo
i numerosi documentari tv realizzati per la Zdf, la seconda rete tv tedesca,
tra film-montaggio e interviste): "Vi auguro di non perdere mai la
curiosita', di non diventare mai arroganti, altezzosi o annoiati". Lui di
sicuro non lo e' mai stato, nei suoi 78 anni di vita.

5. LUTTI. ROBERTO SILVESTRI RICORDA ENNIO DE CONCINI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 novembre 2008 col titolo "E' morto
Ennio De Concini, cineasta infaticabile, autore di oltre 170 film" e il
sottotitolo "Insegno' come collegare Antonioni a 'Maciste all'inferno'"]

Ennio De Concini, cineasta romano, morto ieri sera dopo una lunga malattia,
sintetizza la storia del cinema artistico e industriale occidentale e della
televisione italiana, dal dopoguerra a oggi. Non solo per i 170 film di ogni
tipo che ha scritto, da Sciuscia' a Il diavolo in corpo, e per aver
inventato "peplum" e "night movies", ma perche' ha perfezionato il rigido
sceneggiato nella piu' fluida "fiction tv" e nel capolavoro seriale La
Piovra ('84), di cui scrisse anche due sequel.
De Concini, laureato in filosofia, giornalista ("La fiera letteraria"),
commediografo, nel '46 gia' partecipa a Sciuscia' di De Sica (di cui fu
aiutoregista), il capolavoro del neorealismo secondo Sam Fuller. Scrive "in
gruppo" per i migliori (per Matarazzo La nave delle donne maledette, e poi
per Cottafavi, Lattuada, De Santis, Coletti, Gallone, Campogalliani, Walsh,
Tourneur, Freda, Mattoli, Zampa, Bolognini, Fracassi, Bonnard,
Margheriti...) e nel 1950 Il Brigante Musolino di Camerini. Fecondo e
instancabile De Concini inventa il filone storico-mitologico con Le Fatiche
di Ercole ('58, di Francisci), Ulisse di Camerini e il Colosso di Rodi di
Leone, e nel '63 produce Le gladiatrici di Antonio Leonviola, ma ha gia'
scritto Il grido di Antonioni e i capolavori di Germi e Maselli.
Negli aurei anni '60, De Concini si esibisce in ogni genere, dall'horror (La
maschera del demonio di Bava) al melodramma (Madame Sans Gene di Christian
Jacque) dal documentario (La muraglia cinese di Lizzani) al "letterario"
(Guerra e Pace di King Vidor), dalla commedia, Divorzio all'Italiana di
Germi ('61) e Operazione San Gennaro di Risi ('66), alla "Hollywood sul
Tevere" (Mambo di Rossen), dalla fantascienza al "softcore" (Europa di notte
di Blasetti) e ai musicarelli. Quattro le regie (Gli ultimi dieci giorni di
Hitler, con Alec Guiness, '73, la piu' famosa).
All'inizio degli anni '80 e' al fianco di autori radicali come Peter Del
Monte (Invito al viaggio) e Roberto Faenza (Copkiller) e aiuta maestri della
rabbia come Brusati o Bellocchio (Il diavolo in corpo, '86), Fiorella
Infascelli, Monte Hellman.
Per la Rai lavora a lungo con Silva su Salgari e realizza una delle prime
fiction di successo, Storie d'amore e d'amicizia, '82. Poi La piovra, che
avra' vita sempre molto difficile, nonostante "funzioni sul mercato",
Trentacinque gradini ('84) e Pronto Soccorso ('90) con Ferruccio Amendola,
Il Ricatto, Disperatamente Giulia, Un uomo di rispetto, e per Mediaset la
rivisitazione di Marcellino pane e vino ('93) di Comencini. Tra le ultime
produzioni Mediaset La quindicesima epistola, giallo religioso. Tv anche
l'ultima regia, Luisa, quattro storie di donne, '87.

6. LUTTI. SILVANA SILVESTRI RICORDA JULES DASSIN
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 aprile 2008, col titolo "Jules Dassin.
Scomparsa di un esule militante e umanista" e il sommario "Colpito dal
maccartismo all'apice della sua creativita', crudo testimone di una societa'
violenta, passato a ricreare il noir in Francia scopri' con Melina Mercouri
una seconda patria, la Grecia, tra la lotta ai colonnelli e scoperta di una
cultura. I suoi film i noir americani Forza bruta, La citta' nuda, I
trafficanti della notte, i francesi Rififi, La legge, la Grecia di Mai di
domenica, Fedra, l'humour di Topkapi"]

Non abbiamo dimenticato Jules Dassin, il regista de La citta' nuda, Mai di
domenica, Topkapi, che esiliato dagli Usa decise di vivere in Grecia, visse
poi a Parigi per allontanarsi dalla dittatura (e ne restano tracce nel nome
pronunciato sempre alla francese) per poi fare ritorno ad Atene con la
compagna di lotta Melina Mercouri. Militante fino al suo ultimo giorno,
esule dal maccartismo, la sua morte e' avvenuta il 31 marzo ad Atene a 96
anni per complicazioni influenzali, mentre era in cura per una frattura
all'anca. Non lo abbiamo dimenticato perche' ne abbiamo scritto varie volte
su queste pagine, l'ultima in occasione di un incontro eccezionale con i
suoi film di cui alcuni mai distribuiti in Italia o inediti, al Festival del
cinema europeo di Lecce del 2003 dove si tenne una sua personale e lo si
ascolto' in collegamento video, perche' le sue condizioni di salute non
permettevano per cautela l'attraversamento del breve tratto di mare. Chi ha
partecipato a quell'appuntamento conserva il ricordo di una grande
personalita', una sferzata di giovinezza. Negli ultimi anni era quasi
totalmente impegnato per la Fondazione Melina Mercouri, a riportare in
Grecia i marmi del Partenone venduti dai turchi agli inglesi ed esposti al
British Museum e che infine saranno nella nuova sede del Museo che verra'
inaugurata tra due mesi.
Ha vissuto varie vite Dassin e in luoghi diversi: un americano a Parigi, a
Roma, ad Atene... ma il suo nome sara' legato per sempre al noir, ragazzo
del 1911 che frequento' le scuole nel Bronx, esordi' nel '36 come attore
nell'Yiddish Proletarian Theater, figlio di un barbiere ebreo ucraino che
conosceva tanto bene i meccanismi delle metropoli e le diseguaglianze della
societa' da metterle in scena in modo inaudito nei suoi film piu' famosi:
Forza bruta ('47), film carcerario antiautoritario scritto da Richard
Brooks, interpretato da Burt Lancaster; La citta' nuda ('48), camera a mano
portata per le strade: due opere in cui la tradizione del documentarismo
americano si fa largo per raccontare la ferocia della metropoli e il disagio
sociale (e c'e' da dire che prima di questi film aveva gia' realizzato sette
film, quasi tutte commedie). Di genere noir sono ancora I corsari della
strada ('49) e I trafficanti della notte ('50) ambientato a Londra. Si
trattava semplicemente, raccontava, di raccontare la realta' dentro i limiti
del genere noir, che lui stesso contribui' a ricodificare con una ferocia
degna della situazione del dopoguerra.
Il maccartismo lo colpi' inserendolo nella lista nera, denunciato da Dmytryk
come comunista di fronte alla commissione per le attivita' antiamericane; e
lui resto' in Europa per il resto della vita, tranne che per brevi viaggi,
sperimentando poi altre forme di violenza e censura politica. Non si puo'
dimenticare quelle che subi' in Francia, dove avrebbe dovuto girare L'ennemi
public n. 1 e che poi giro' Verneuil, si disse, per pressioni politiche
contro di lui. E sceso in Italia si scontro' contro la nostra censura ben
collegata con gli Usa: gli fu proibito un film tratto da Flaiano sul
colonialismo italiano in Africa, e intervenne poi direttamente Claire Bloom
Luce per impedirgli di lavorare in Italia, dove con Brancati aveva un
progetto su Mastro Don Gesualdo. Il ministro Scelba lo blocco' dicendo che
non era il caso di fare dell'Italia una colonia di esiliati americani. E'
proprio un film degli anni del maccartismo che avrebbe voluto girare negli
ultimi anni e, tra gli altri, non ha potuto fare.
L'incontro con Melina Mercouri al festival di Cannes fu fatale per tutti e
due, lui presentava Rififi, il noir preferito di Truffaut, lei Stella di
Kakoyannis. Inizia un sodalizio piu' che personale, politico, culturale. Lei
era gia' il simbolo di un paese, appartenente a una famiglia della grande
borghesia di destra, il nonno sindaco di Atene, si era addirittura iscritta
alla Scuola di teatro nazionale. Quando compare sullo schermo e' gia' stata
Medea e Clitennestra. In quegli oscuri anni Cinquanta e' un simbolo di
emancipazione: Dassin le offrira' Mai di domenica, ma e' lui che scopre un
mondo sconosciuto e vitale, e in particolare l'ambiente del rembetiko, del
bouzouki, i bassifondi che hanno dato tanto materiale alla musica greca e
che arriveranno agli spettatori grazie alla musica del maestro Manos
Hadjidakis, musica misteriosa della malavita arrivata agli Oscar con la
canzone "I ragazzi del Pireo" che apri' la strada alle musiche di
Teodorakis. Melina sara' la sua attrice anche drammaticamente in Fedra,
affascinante avventuriera in Topkapi ('64), che fece ottenere un Oscar a
Peter Ustinov. Melina Mercouri diventa il grande simbolo della lotta alla
dittatura e, di nuovo esule, Dassin accompagna la moglie a Parigi, a Londra,
dove erano i centri della resistenza per poi tornare definitivamente in
Grecia dopo la caduta dei colonnelli. Il ricordo di quegli anni esiste in un
film mai uscito neanche in Grecia, The Reharsal del '74, girato in un
deposito di New York, ricostruzione dei fatti del Politecnico di Atene in
cui furono uccisi 40 studenti, con Laurence Olivier grande amico del
regista. La vita, diceva, lo ha portato a vivere in Grecia, ai greci con i
suoi film ha scritto lettere d'amore. Ma confessava che avrebbe voluto fare
ancora un film sulla misteriosa New York.

7. RIVISTE. "LEGGENDARIA" DI DICEMBRE
[Dalla redazione di "Leggendaria" (per contatti: leggendaria at supereva.it)
riceviamo e diffondiamo]

E' in libreria dal primo dicembre 2008 il numero doppio 71/72, 84 pagine, 12
euro, di "Leggendaria", monografico sul tema "Donne di scienza".
*
La scienza e le tecnologie hanno un impatto sempre piu' profondo sulle vite
di tutti, uomini e donne, a livello globale. Una lunga tradizione ci ha
abituato a pensare allo "scienziato", figura fortemente segnata dal
maschile, dalla competizione, dalla razionalita'. Ma negli ultimi decenni le
"donne di scienza" sono diventate tante: competenti, appassionate e
appassionanti. Ne abbiamo intervistate molte in questo numero doppio di
"Leggendaria": mediche ed epistemologhe, matematiche e astrofisiche,
virologhe e neuroscienziate, divulgatrici e sociologhe, psicologhe e
scrittrici, chimiche ed economiste. E abbiamo scoperto che per la maggior
parte di loro ogni competenza mira all'eccellenza ma con la consapevolezza
che e' nella pluralita' dei punti di vista, nell'interdisciplinarita', che
spesso si giocano una carta vincente.
*
Parlano dunque in queste pagine Manuela Arata, Adriana Albini, Catia
Bastioli, Ilaria Capua, Angelica Canevari, Patrizia Caraveo, Elena Cattaneo,
Luisa Corrado, Silvie Coyaud, Devra Davis, Simonetta Di Sieno, Caterina
Fasolini, Annarosa Floreani, Pieranna Garavaso,  Delphine Grinberg, Liane
Hoogeveen, Francesca Messina, Helga Nowotny, Elvira Reale, Chiara Saraceno,
Giavanna Tinetti, Adriana Valente, Nicla Vassallo, Gabrielle Walker, Flavia
Zucco.
*
Dall'editoriale: "Nel mondo della scienza - luogo anche simbolico, decisivo
per le pratiche discorsive che determinano il nostro presente e prefigurano
il nostro futuro - si raccolgono e si intrecciano i cruciali nodi culturali
e politici che abbiamo di fronte. Dalle relazioni con il potere in una
realta' molto dura e competitiva ai percorsi di carriera e di
riconoscimento; dal precariato, al dibattito etico su questioni essenziali -
di vita e di morte, di biopolitica e responsabilita' e liberta' - alle
scelte, anche queste tutte politiche, di destinazione delle risorse e cosi'
via".
*
In Primopiano trovate, tra l'altro, il dialogo tra Pascale Voilley e la
storica medievista e scrittrice di romanzi storici Jane Stevenson; un denso
ritratto di Paola Masino nel centenario della nascita (Maria Vittoria
Vittori); un'incursione nella letteratura cubana attraverso l'ultimo libro
di Ena Lucia Portela (Alessandra Riccio). E poi un ampio reportage sulle
registe al Festival del Cinema di Venezia (Maria Grosso) e una polemica,
argomentata recensione di Itala Vivan della Mostra della Tate di Londra
sulla pittura "orientalista".
*
Come di consueto, ampio spazio alle recensioni in Letture e Ultimi Arrivi,
oltre a consigli per le letture dei piu' giovani in Under15.
*
Redazione e amministrazione: via Giulio Galli 71/b-2, 00123 Roma, tel. e
fax: 0630999392. e-mail: leggendaria at supereva.it, sito: www.leggendaria.it

8. LIBRI. PROPOSTE DI LETTURA DELLA LIBRERIA DELLE DONNE DI MILANO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)]

Care amiche, cari amici,
anche quest'anno vi proponiamo qualche idea per i vostri regali (e per le
vostre letture delle vacanze di Natale).
Alcune di noi vi suggeriscono i libri che hanno letto di persona e che
vogliono condividere con altre/i.
Potete venire in libreria (via Pietro Calvi 29, a Milano), oppure ordinare i
libri per telefono (0270006265) o scrivendoci una e-mail
(info at libreriadelledonne.it). Vi verranno spediti in contrassegno.
*
Laura Minguzzi
- Maria Enrica Castiglioni, Liriche amiche, edizioni La Chiocciola 2008,
euro 5.
Una piacevolissima lettura di poesie in rima, che sanno di antico come
l'amicizia femminile e ricreano l'anima. Apparentemente leggere e
d'occasione, perche' ispirate da situazioni e incontri festivi o speciali,
allargati piu' che famigliari, piu' politici che genericamente pubblici, in
luoghi comodi e accoglienti, come ad esempio il Circolo della rosa, il Cicip
& Ciciap, al Ponte Rosso da Stefania, in casa di amiche, in realta' Maria
Castiglioni riesce a comunicare la gioia della nostra politica, che e'
politica di tutti e non solo femminile. Luisa Muraro ne ha scritto una
felice introduzione, ma ancora piu' emozionante e' stato sentire dalla viva
voce di Maria la lettura di queste ballate in rima, che ci ha riportato al
mondo delle trovatore e dei trovatori nelle corti medievali al tempo della
civilta' cortese. Un amoroso pensiero natalizio.
*
Clara Jourdan
- Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, Venexia 2008, euro 36.
Dopo anni di richieste, finalmente e' stato ristampato il fondamentale
volume della grande pioniera dell'archeomitologia che ha raccolto e
interpretato i segni e le immagini del culto della dea nella civilta'
prepatriarcale dell'Europa neolitica. Ricchissimo di disegni e di
fotografie, fara' felice chiunque lo ricevera' in regalo, ma un grazie
speciale verra' dalle e dai giovani che studiano arte e da chi ama la
storia.
- Annarosa Buttarelli e Federica Giardini (a cura di), Il pensiero
dell'esperienza, Baldini Castoldi Dalai 2008, euro 20.
La ricchezza di questo libro, che raccoglie gran parte degli interventi al
XII Simposio internazionale delle filosofe svoltosi a Roma nel 2006, non e'
solo nel panorama delle oltre trenta autrici - non tutte filosofe
accademiche - di vari continenti e nel ventaglio delle tematiche trattate -
dalla vita quotidiana all'arte alla lotta per il divino ai conflitti in
corso per la convivenza, tra le altre - ma proprio nell'effettivo ragionare
con il taglio espresso dal titolo, che fa si' che qui possiamo trovare
concentrato e dispiegato nei suoi ultimi risultati molto del guadagno di
pensiero del movimento mondiale delle donne da quarant'anni a questa parte.
*
Renata Dionigi
- Grazia Livi, Il vento e la moto, Garzanti 2008, pp. 161, euro 16,60.
Attraverso racconti delicati, a volte struggenti, spesso spietati l'autrice
analizza il rapporto che lega la madre al figlio (maschio) e lo affronta
svelando le contraddizioni e le ambiguita' che comporta questo oscuro legame
cosi' poco indagato dalle donne; donne che, uscite dal ruolo rassicurante e
ripetitivo della tradizionale madre di famiglia, non hanno riferimenti altri
con cui confrontarsi. Con una scrittura che sa arrivare al cuore, Grazia
Livi entra nel groviglio di questo enigma mostrandoci la fragilita' e
l'insicurezza di questo indicibile sentimento materno sempre in bilico tra
possesso e liberta', gioia e rivalsa, complicita' e distacco.
- Grazia Livi, Le lettere del mio nome, La Tartaruga 1992, ora 2003, pp.
276, euro 14,60.
Simone De Beauvoir, Colette, Virginia Woolf, Gertrude Stein, Gianna Manzini,
Anna Banti, Carla Lonzi e altre... nel raccontare la vita di queste
scrittrici Grazia Livi racconta se stessa e il proprio percorso interiore
aiutata dalle esperienze e dalle scelte che queste donne grandi le hanno
passato attraverso libri, interviste, incontri. Tanti modelli, tante madri
in cui ritrovarsi per diventare protagonista di se' e della propria vita
mentre intorno a lei il vento femminista degli anni '70 scompigliava
gerarchie, abitudini antiche, valori e schemi dati.
*
Mariolina De Angelis
- Gabriela Fantato, Codice terrestre, La Vita Felice 2008, euro 12.
E' un bellissimo libro di poesie in cui s'intrecciano sapienza ed esperienza
di vita, amore e memoria, in un'ammaliante espressione lirica tra senso del
reale e del tragico: "I corpi hanno perso il sogno/ nel tanto spaccare la
vita/ con le unghie, sino in fondo". Affiora il ricordo di un tempo ormai
perduto: "O tempo, mio tempo di fioritura/ cosi' veloce per dirlo/ erano
acuti i sedici anni/ e i venti, senza misura". La nostalgia per quella terra
lambita dall'Adriatico tanto cara all'autrice: "Resta una terra mobile/ con
le radici aperte sino al mare/ anche la notte,/ sino al gelso nel cortile di
mia madre". Poi lo sguardo sobrio e il respiro profondo di Gabriela si fanno
ampi sul mistero del mondo.
- Cristina Campo, Caro Bul, Lettere a Leone Traverso (1953-1967), Adelphi
2007, euro 19.
Una scrittura immediata e limpida, quella che Cristina Campo usa nella
corrispondenza con Leone Traverso, prestigioso grecista e traduttore di
classici. Lettere che illuminano il forte legame affettivo di questa coppia
"perfetta", formata da un uomo dotato di grande fascino e da un'aggraziata,
coltissima adolescente in fiore. Nel dopoguerra frequentatori di quel gruppo
di scrittori fiorentini di cui facevano parte anche Tommaso Landolfi e Mario
Luzi. Cristina Campo in queste missive mette in luce un aspetto meno noto
della sua personalita', rivelandosi una creatura piena di verve e acume, non
solo nelle conversazioni, ma anche nella scrittura. Il legame amoroso con
Traverso finisce, ma non l'amicizia sorretta dalla continua ricerca della
perfezione in letteratura.
*
Liliana Rampello
- Rebecca West, La famiglia Aubrey, Mattioli 1885, 2008, euro 20.
Un romanzo pieno zeppo di sorprese, un affresco fantastico, la storia
inventata di una famiglia vera; sorpresa, fantasia, invenzione: tutto alla
lettera. Rebecca West si rivela scrittrice di grande razza e respiro, una
sola voce narrante, Rosy, e nessun/a protagonista che abbia un profilo
secondario. Un universo fatto di musica e musicalmente raccontato, un
destino comune e singolare insieme. Molto arguto.
- Daphne Du Maurier, Mia cugina Rachele, il Saggiatore 2008, euro 10.
Mi piace molto la "vecchia" Daphne, sa raccontare l'ambiguita' delle donne,
non le scioglie e risolve mai, ce le consegna inzuppate di chiaroscuri, ci
fa trattenere il fiato senza mai indulgere nella facile spazzatura
darkeggiante. No, le sue creature stanno al mondo in altro modo, ed e' tutto
da scoprire. Se l'avete gia' letta, rileggetela, oggi il nostro orecchio e'
piu' raffinato e piu' attento. Se potete invece scoprirla per la prima volta
siete fortunate.
- Fanny Burney, Evelina, Fazi 2001, euro 19,62.
E' un romanzo del 1778... Un romanzone in tutti i sensi. Jane Austen la
leggeva con passione. Basta?
- Michela Pasquali, I giardini di Manhattan, Storia di guerrilla gardens,
Bollati Boringhieri 2008, euro 18.
L'autrice e' paesaggista e botanica, fa un bel lavoro e occupa un panorama
nuovo. E' un libro politico, per molti versi, e molto interessante. Inutile
la prefazione di Franco La Cecla, che come sempre pensa di essere trendy...
non fatevi sviare.
- Rosella Prezzo, Veli d'Occidente. Temi, metafore, simboli, Bruno Mondadori
2008, euro 11.
La metamorfosi del velo, un segno che torna e ritorna con diversi e
dimenticati significati e interroga il nostro (il mio di sicuro) disagio nel
suo apparire contemporaneo. Rosella Prezzo ci accompagna lungo un percorso
filosofico denso, ripreso attraverso domande chiave rese esplicite da una
scrittura sapientemente chiara. Cio' che riesce a smuovere dentro di noi e'
la forza persuasiva del suo libro.
*
Zina Borgini
- Sarah Waters, Carezze di velluto, Ponte alle Grazie, 2008, pp. 495, euro
18,60.
E' impressionante come la vera personalita' di una giovane ragazza possa
rimanere per sempre intorpidita oppure, per un caso fortuito della sorte,
manifestarsi con dirompenza e modificare il corso precostituito delle sua
vita. Cosi' e' stato per Nan Astley la protagonista del romanzo d'esordio di
Sarah Waters Tipping the velvet (che pero' ci arriva tradotto solo ora con
il titolo Carezze di velluto). Da mite cameriera alla taverna dei genitori
sulle coste del Kent, Nancy si ritrova a vivere situazioni all'estremo
margine della normalita'. Dopo un'iniziazione erotica con l'attrice Kitty
Butler, finira' a recitare come lei travestita da uomo. Proprio come in un
teatro le sue interpretazioni spaziano da un estremo all'altro. Da
promettente stella nello scintillio del varieta' nella Londra di fine
secolo, a prostituta che si finge un ragazzo in vicoli angusti o a mantenuta
di una nobildonna saffica. Fin dal primo paragrafo Sarah Waters ci proietta
nel periodo vittoriano con delicata attenzione per il dettaglio e
l'atmosfera, ha quasi la capacita' di far percepire rumori e odori. Ci parla
di ostriche e rose, di spettacoli di finzione, di magia e di amore. Con alti
e bassi, fra grandi gioie e immensi dolori ci incanta con le avventure
fiabesche e imprevedibile della sua eroina, con crudele volutta', con una
gamma di sentimenti che spaziano dalla miseria allo splendore per concludere
la sua storia da "c'era una volta..." con la sospirata fine del "... vissero
tutte felici e contente.

9. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine, insieme allo spazio quotidiano
per descrivere giorni sereni, per fissare appuntamenti ricchi di umanita',
per raccontare momenti in cui la forza interiore ha avuto la meglio sulla
forza dei muscoli o delle armi, offre spunti giornalieri di riflessione
tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla nonviolenza hanno
dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di antologia della
nonviolenza che ogni anno viene aggiornata e completamente rinnovata.
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009".
- 1 copia: euro 10
- 3 copie: euro 9,30 cad.
- 5 copie: euro 8,60 cad.
- 10 copie: euro 8,10 cad.
- 25 copie: euro 7,50 cad.
- 50 copie: euro 7 cad.
- 100 copie: euro 5,75 cad.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

10. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, quest'anno dedicata alle donne
nella lotta contro le mafie e per la democrazia.
E' curata dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo ed edita dall'editore Di Girolamo di Trapani.
Si puo' acquistare (euro 10 a copia) in libreria o richiedere al Centro
Impastato o all'editore.
*
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 648 del 23 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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