[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Voci e volti della nonviolenza. 266



==============================
VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 266 del 25 novembre 2008

In questo numero:
1. Meno armi circolano, piu' vite si salvano
2. Antonio Mazzei: Una famiglia modello
3. Prefettura del Municipio di San Paolo (Brasile): Cento motivi per
rinunciare alle armi

1. EDITORIALE. MENO ARMI CIRCOLANO, PIU' VITE UMANE SI SALVANO

Le armi sono nemiche dell'umanita'.
Produrle, commerciarle, detenerle, usarle sono fasi di un unico processo il
cui esito e' mortale.
Sarebbe davvero necessario ed urgente riprendere quella grande iniziativa di
civilta' che fu condotta anni fa in Brasile contro il commercio delle armi.
Meno armi circolano, piu' vite umane si salvano.

2. RIFLESSIONE. ANTONIO MAZZEI: UNA FAMIGLIA MODELLO
[Ringraziamo Antonio Mazzei (per contatti: a.mazzei at libero.it) per questo
intervento]

Una famiglia modello, con ascendenze nobiliari legate alla storia
risorgimentale; un amore modello, nato durante una gita di classe allo
"Scipione Maffei" (il liceo classico della Verona che conta, frequentato
pure dall'attuale sindaco Flavio Tosi), dove entrambi si erano diplomati nel
1984; uno studio modello, lo stesso per entrambi, in pieno centro. Avvocato
lei, commercialista lui che, rimasto orfano di entrambi i genitori morti in
un incidente stradale, era stato costretto a trasferirsi dalla natia
Piacenza a Verona, dove abitava la nonna. Aveva otto anni ed otto erano le
pistole detenute in casa, tutte regolarmente denunciate. I tre figli li ha
freddati con un solo colpo, mentre due sono occorsi per la moglie che,
forse, ha provato a schivare il primo. Uno solo per se stesso, davanti allo
specchio.
I criminologi parlano di "suicidio allargato", che puo' essere causato da un
attacco di depressione o di paranoia persecutoria: ci si uccide portandosi
appresso i propri cari, in modo che la famiglia modello resti tale anche
dopo. Gli addetti ai lavori, pero', forniscono dei dati inquietanti.
Secondo il personale del Dipartimento della Pubblica sicurezza, nei cassetti
o nelle cantine delle case degli italiani c'erano, al 31 dicembre 2005,
almeno 13 milioni di armi detenute legalmente da 3.853.655 privati, cioe' da
non appartenenti alle forze dell'ordine. Le autorizzazioni al porto d'armi
vengono rilasciate per difesa personale, per l'esercizio della caccia, per
uso sportivo. Queste ultime, dopo l'approvazione della legge 59 che nel 2006
ha modificato l'art. 52 del codice penale in tema di legittima difesa,
paiono esser diventate lo stratagemma piu' diffuso per tenere in casa una
pistola o un fucile. Le citta' piu' armate sono Milano (4.438 porti d'arma),
Torino (3.976), Reggio Calabria (2.128), Bari (1.488) e Roma (1.348),
emblema di quella risposta all'"insicurezza percepita" nella quale non
c'entrano ne' la depressione, ne' la paranoia, cosi' come non c'entrano con
la proliferazione dei campi da tiro privati, fuori dal controllo dell'Unione
italiana tiro a segno che gestisce 289 poligoni (di cui 25 nel Veneto ed 8
nella provincia scaligera), gli unici autorizzati a certificare l'idoneita'
all'uso delle armi. Armi detenute e maneggiate da circa 28.000 veronesi,
anche se nel periodo 2002/2007 sono state appena 142 le autorizzazioni di
porto di pistola per difesa personale rilasciate dalla prefettura di Verona.
Ma accanto a queste cifre che danno il quadro di un'Italia pericolosamente
armata (nel 2005 si contavano in Veneto 207.679 privati con fucili e
pistole, oltre a 147 armerie), ci sono i dati delle stragi familiari.
Secondo il rapporto Eures 2007, presentato a Roma lo scorso 14 gennaio, i
delitti compiuti nel 2006 tra le mura domestiche ed all'interno dello stesso
nucleo familiare sono stati 195 su un totale di 621, cioe' piu' di quelli
attribuiti alla criminalita' organizzata (146). Il fenomeno e' in aumento
(174 casi nel 2005, 187 nel 2004 e 201 nel 2003) e continua a caratterizzare
prevalentemente il Nord (94 vittime, pari al 48,2%). In questa macabra
classifica il Veneto, con 51 omicidi nel quadriennio 2003/2006, si piazza al
quarto posto  dopo la Lombardia, il Lazio e la Toscana.
Per quanto riguarda Verona, su un totale di 177.467 reati commessi nel
lustro 2003/2007 contro la persona, la famiglia ed il patrimonio, quelli
verso i familiari sono stati 1.384. Tralasciando i casi Maso (1991) e
Frigerio (1994), in questo periodo le stragi maturate in ambito domestico
sono state 7, con 10 morti e due feriti. 6 le donne vittime, in tre
occasioni uccise dal compagno (o ex convivente), in due dal marito, in una
dal figlio.
Nei tre casi piu' gravi avvenuti in Italia prima di quello di giovedi' 18
novembre (i cinque morti del 2000 a Palma di Montechiaro ed a Bolzaneto e
gli otto di Chieri nell'ottobre del 2002), sono state usate armi da fuoco,
ma nel 32% di tutti gli episodi sono stati utilizzati anche piu' caserecci
coltelli o martelli. E il movente? Problemi tra i coniugi, malattie
incurabili, rovesci finanziari, incomprensioni con i figli, a volte
dichiarati in un biglietto, a volte no, come nel caso di Alessandro
Mariacci, marito, padre e commercialista modello in una citta' modello del
civilissimo Nord Est, al quinto posto nella classifica nazionale delle
province piu' colpite dalle stragi familiari, con buona pace dell'immagine,
tanto cara al suo sindaco, di citta' resa sicura da forze dell'ordine,
militari dell'esercito e volontari delle ronde civiche.

3. DOCUMENTAZIONE. PREFETTURA DEL MUNICIPIO DI SAN PAOLO (BRASILE): CENTO
MOTIVI PER RINUNCIARE ALLE ARMI
[Da "Vittoria al mondo. Si' all'umanita'", n. 2 del 20 settembre 2005
riprendiamo il seguente testo, preceduto dalla seguente nota introdutiva:
"Dal sito www.referendosim.com.br riprendiamo il seguente documento della
Commissione municipale per i diritti umani della Prefettura del Municipio di
San Paolo a sostegno della Campagna di disarmo promossa dal governo federale
brasiliano, con la quale si invitavano tutti i cittadini a consegnare le
armi da fuoco alle autorita' affinche' venissero distrutte. La Campagna di
disarmo avra' come punto d'arrivo il referendum del 23 ottobre 2005 con cui
si chiede all'intera popolazione brasiliana di rispondere al seguente
quesito: 'Deve essere proibito il commercio delle armi e delle munizioni in
Brasile?'. Segnaliamo la presenza in questo documento di molte ripetizioni e
di alcune flagranti contraddizioni (cfr. ad esempio i nn. 2, 18, 45), frutto
evidentemente dell'aggregazione senza adeguata collazione di ricerche e
statistiche diverse, e della mancanza quindi di una revisione che ponendo a
confronto i dati palesemente incompatibili decidesse per una sola fonte o
segnalasse la verificata indecidibilita' tra fonti diverse ugualmente
autorevoli (o ugualmente incerte). Abbiamo preferito mantenere tale
incongruenze nella nostra traduzione, anziche' uniformare o trovare formule
che le attenuassero o compatibilizzassero; ci e' parso infatti utile
rispettare il testo anche in queste sue peculiarita', e del resto questo ci
offre l'occasione sia per evidenziare che le raccolte di dati e le
statistiche sono sempre opinabili e sempre meriterebbero una discussione e
verifica critica (a onta di coloro che pensano che una statistica possa
sostituire un ragionamento, o un dato numerico possa surrogare una scelta
morale), sia per chiarire una volta per tutte che cio' che ci sta a cuore
non e' la minuziosa, pedante, ad un tempo macabra e astratta contabilita'
dei ragionieri della morte, ma la scelta decisiva di voler salvare le vite
umane, le concrete, preziose, insostituibili vite umane che sarebbe cosi'
facile salvare se si facesse la scelta ragionevole e urgente del disarmo;
gia' Omero sapeva che da se stesse le armi provocano gli esseri umani ad
uccidersi. Le armi, in quanto servono sempre e solo a uccidere, sono sempre
nostre nemiche: di noi singoli, unici, fragili esseri umani, e dell'umanita'
intera (p. s.)"]

1. Ogni giorno in Brasile cento persone muoiono uccise da armi da fuoco.
2. Ogni giorno in Brasile una persona muore vittima di un incidente con
un'arma da fuoco.
3. Ci sono piu' morti per armi da fuoco che per incidenti automobilistici.
4. Il 67% delle morti di esseri umani tra i 15 e i 34 anni e' causato da
armi da fuoco.
5. Solo nello scorso anno i morti per armi da fuoco sono stati 36.000. Una
persona ogni 15 minuti.
6. Il Brasile e' il paese in cui si muore e si uccide di piu' con armi da
fuoco.
7. Il Brasile ha il 2,8% della popolazione mondiale, ma ha il 7% degli
omicidi con armi da fuoco nel mondo.
8. In Brasile si muore piu' per armi da fuoco (29,6%) che per incidenti
automobilistici (25,1%).
9. Le armi da fuoco sono la prima causa di morte dei giovani in Brasile.
10. In Brasile per un giovane la probabilita' di morire per arma da fuoco e'
due volte e mezzo piu' alta (34%) che quella di morire per incidente
automobilistico (14%).
11. La persona che si arma si illude che cio' la protegga. Questo accade
solo nei film. Nella vita reale il criminale ha l'iniziativa
dell'aggressione e sceglie il momento in cui siete distratti. Se voi
tentaste di usare la vostra arma, probabilmente morireste.
12. Una persona che ha delle armi in casa ha il 57% di probabilita' in piu'
di essere assassinata rispetto a una persona che non ha armi.
13. Se un criminale trova un'arma nella vostra auto o nella vostra casa, la
usera' contro di voi e la vostra famiglia, e poi se la portera' via.
14. La maggior parte degli omicidi e' commessa per incomprensioni e
aggressioni tra parenti e conoscenti: risse in locali e bar, liti tra
automobilisti, scontri tra tifoserie, e conflitti in casa. Sono situazioni
in cui le colluttazioni fisiche sono sostituite da sparatorie.
15. Ad esempio, nella zona sud di San Paolo nel 46% degli omicidi vittima e
autore si conoscevano.
16. Chiunque puo' perdere la testa, e avendo un'arma a portata di mano puo'
diventare un assassino.
17. Contrariamente a quanto pensa la maggior parte delle persone, sul totale
delle morti per arma da fuoco solo il 10% sono il risultato dell'attivita'
di ladri (furto o rapina seguita da morte).
18. Gli incidenti con armi da fuoco uccidono in media un brasiliano ogni
ora.
19. Ogni tre persone ricoverate in ospedale per ferite da proiettile, una ha
avuto un incidente con un'arma. E le vittime piu' numerose sono bambini.
20. Ogni giorno mediamente muoiono quattro brasiliani per suicidio con armi
da fuoco.
21. Lo stato di Rio Grande del Sud e' uno degli stati piu' armati del
Brasile ed occupa il secondo posto per i suicidi con armi da fuoco. Una
ricerca svolta dal dottor David Hemenway, dell'Universita' di Harvard, e'
giunta alla conclusione che in tutto il mondo "dove ci sono piu' armi da
fuoco, ci sono piu' suicidi".
22. La persona comune che compra un'arma in un negozio involontariamente
finisce per rifornire il crimine quando la sua arma e' rubata nel corso di
un'aggressione, o perduta, o rivenduta a terzi.
23. Ogni anno nello stato di San Paolo 11.000 armi legali vengono rubate e
passano nelle mani dei criminali.
24. Disarmare i criminali e' compito della polizia. Quasi tutti gli articoli
del nuovo Statuto del disarmo cercano di dare mezzi alla polizia per
combattere meglio la criminalita' organizzata (pene alte per il contrabbando
di armi, marcatura di armi e munizioni, banca dati nazionale, etc.).
25. E' un mito ritenere che le armi che ci minacciano siano armi a canna
lunga, straniere, importate di contrabbando. Rcerche svolte in
collaborazione con le forze di polizia a Rio de Janeiro hanno dimostrato che
il 74% delle armi sequestrate in contesti di illegalita' sono brasiliane, e
il 78% e' costituito da pistole e revolver.
26. Le armi straniere e a canna lunga sono usate negli scontri tra bande, o
tra i criminali e la polizia. Cio' che ci minaccia nelle aggressioni sono
pistole e revolver, in maggior parte prodotti in Brasile. Da cui
l'importanza del controllo su queste armi legali, come prevede lo Statuto
del disarmo.
27. I delitti commessi con armi da fuoco sono molto piu' letali di quelli
commessi all'arma bianca.
28. In una aggressione con armi da fuoco la probabilita' di essere uccisi e'
del 75%, mentre in una aggressione all'arma bianca essa e' del 36%.
29. Le armi da fuoco possono colpire piu' persone in pochi secondi, come
accade nelle stragi, e provocano morti anche attraverso pallottole vaganti.
Secondo la polizia ogni mese a Rio de Janeiro 40 persone muioiono colpite da
pallottole vaganti.
30. Il sistema sanitario pubblico spende circa 12.000 reali per ogni vittima
di arma da fuoco. Importo che potrebbe essere utilizzato per curare numerosi
malati, acquistare medicine, potenziare gli ospedali...
31. La Campagna di disarmo ha gia' ridotto il numero degli omicidi e degli
incidenti con armi da fuoco. A Maringa', il numero delle persone uccise da
armi da fuoco e' calato del 30%.
32. Nello stato di San Paolo e' gia' diminuito il numero degli omicidi e la
quantita' delle armi per le strade.
33. Dove ci sono un'arma e due persone, c'e' potenzialmente un omicidio.
34. L'obiettivo della Campagna di disarmo non e' di sequestrare le armi dei
criminali - funzione che deve esser svolta dalle forze di polizia - bensi'
fare in modo che il cittadino onesto non tenga armi da fuoco in casa, per
evitar omicidi provocati da discussioni banali, litigi in famiglia, per
strada, nei bar, e giochi di bambini con revolver, che molte volte finiscono
in tragedia.
35. La cosa importante e' creare nuovi modelli di rifiuto della violenza,
modelli di vita migliore per tutti. Vivere meglio significa avere un paese
piu' sicuro.
36. Ogni dieci volte che un cittadino onesto afferra un'arma, nove volte il
criminale ne trae vantaggio.
37. Secondo un rapporto di "Control Arms", vi sono oltre 650 milioni di armi
di piccole dimensioni nel mondo oggi, in maggior parte nelle mani di uomini,
e in questo scenario le donne subiscono violenza direttamente e
indirettamente a causa delle armi da fuoco.
38. Uno studio realizzato negli Stati Uniti dimostra che la presenza di
un'arma da fuoco in casa aumenta del 41% il rischio che qualcuno in quel
luogo sia assassinato; per le donne il rischio aumenta del 272%.
39. In Sudafrica ogni 18 ore muore una donna assassinata dal marito o
dall'ex-marito.
40. Tra il 1995 e il 2003, quando il Canada inaspri' le leggi sulle armi da
fuoco, l'indice delle uccisioni di donne cadde del 40%.
41. Cinque anni dopo che l'Australia inaspri' le leggi sulle armi da fuoco,
nel 1996, il tasso delle uccisioni di donne diminui' della meta'.
42. La vitima di un'aggressione con un'arma da fuoco ha 12 volte piu'
probabilita' di morire di chi e' vittima di un'aggressione a coltellate, una
colluttazione fisica, etc.
43. Le donne quasi mai comprano, possiedono o usano un'arma; ma continuano a
subire le conseguenze delle armi da fuoco.
44. Un cittadino armato ha il 57% di probabilita' in piu' di essere
assassinato rispetto ai cittadini disarmati.
45. In Brasile ogni 7 ore una persona e' vittima di un incidente con un'arma
da fuoco.
46. Nel nostro paese ogni dieci omicidi nove sono commessi con armi da
fuoco.
47. A San Paolo quasi il 60% degli omicidi sono commessi da persone senza
precedenti penali e per futili motivi.
48. A Rio de Janeiro ogni due giovani che muoiono uno e' vittima di armi da
fuoco. Le armi da fuoco causano  al servizio sanitario un costo di piu' di
200 milioni di reali.
49. La violenza in America Latina consuma il 10,5% del Prodotto interno
lordo.
50. Negli Usa, per ogni volta che un cittadino usa un'arma da fuoco per
uccidere in condizioni di legittima difesa, vi sono 131 casi di morte per
omicidio, suicidio o incidente con uso di armi.
51. La probabilita' per una donna di morire assassinata con un'arma dal
marito o dall'amante, e' due volte maggiore della possibilita' di essere
uccisa da uno sconosciuto. Chi tiene un'arma in casa, in caso di aggressione
ha quasi tre volte piu' probabilita' di morire di chi e' disarmato.
52. La maggior parte degli omicidi avviene nelle grandi citta', in cui sono
concentrate le armi da fuoco.
53. Le armi costituiscono molto piu' un rischio che una protezione per chi
le porta con se'.
54. Difendere una societa' attraverso il disarmo e' tutt'altro che una
visione ideologica o romantica, significa piuttosto fare concretamente la
scelta di una societa' piu' pacifica in cui tutti possiamo essere
effettivamente piu' sicuri.
55. La stragrande maggioranza dei crimini in Brasile e' commessa con armi
brasiliane e di calibro permesso.
56. Delle armi sequestrate dalla polizia a Rio de Janeiro, piu' dell' 80%
erano brasiliane, e il 90% di calibro permesso; ovvero: anche se il
criminale non compra le armi in negozio, sono le armi entrate in
circolazione in modo legale le piu' utilizzate per commettere reati e
uccidere nel nostro paese. Lo stereotipo del trafficante che usa fucili o
mitragliatrici e' impressionante, ma nella realta' provoca un numero infimo
di morti se comparato alle vittime dei tradizionali revolver calibro 38.
57. Molte armi arrivano nelle mani dei criminali dopo essere state rubate a
persone che le avevano comprate per difendersi, oppure sono sottratte a
imprese di security o persino alla polizia. Nella sola San Paolo, in cinque
anni, piu' di 70.000 armi debitamente registrate sono state rubate. Proibire
la vendita delle armi nel paese avrebbe pertanto un effetto significativo
nella diminuzione del numero di armi nelle mani dei criminali.
58. Quasi meta' degli omicidi sono commessi da persone che non sono legate
alla criminalita', che non hanno precedenti penali, e che non hanno motivo
di detenere armi illegali.
59. Contrariamente a quanto molti pensano, circa meta' degli omicidi non
sono commessi da criminali nel corso di aggressioni o massacri. Centinaia di
persone muoiono tutte le settimane uccise da individui senza precedenti
penali e che conoscono. Sono quelle che perdono la vita in circostanze
banali: liti automobilistiche, nei bar, o addirittura assassinate in casa da
familiari. E' molto difficile evitare che questi conflitti si verifichino,
ma se riusciremo a ridurre il numero di armi, quella che poteva restare una
colluttazione non si trasformera' in un assassinio.
60. Una ricerca realizzata a San Paolo segnala la diminuzione delle lesioni
fisiche e l'aumento degli omicidi nella capitale, e una situazione inversa
nelle zone interne. Si percepisce che la maggior facilita' nel procurarsi e
nell'usare le armi nelle grandi citta' ha quotidianamente trasformato molte
liti in assassinii, i feriti in morti, le risse in tragedie. Invece
nell'interno, in cui la presenza di armi da fuoco e' minore, l'aumento della
violenza si riflette in una crescita delle lesioni fisiche, ovvero in
colluttazioni si' gravi, ma che non provocano la morte.
61. Anche se la legge sul disarmo ottenesse soltanto di ridurre una parte
degli omicidi, avrebbe gia' prestato un grande servizio alla nazione,
salvando migliaia di vite all'anno. Pochi atti del congresso nazionale
possono avere un cosi' grande effetto in cosi' poco tempo.
62. Negli ultimi vent'anni il numero dei brasiliani assassinati e' aumentato
del 273%, sette volte piu' che la crescita della poplazione. Nel solo anno
1998 quasi 50.000 persone sono state uccise, di cui circa 45.000 vittime
dell'uso delle armi da fuoco.
63. A causa dei tristi dati del Brasile relativi agli omicidi, l'Onu ci ha
dato la qualifica di paese che piu' uccide con armi da fuoco nel mondo. Per
farsi un'idea: la possibilita' per un brasiliano di morire per arma da fuoco
e' da 3 a 4 volte maggiore della media mondiale.
64. La nostra realta' si rivela ancor piu' spaventosa per il fatto che
sappiamo che i giovani sono le principali vittime della violenza che ci
affligge. Solo nel 1998, 6.876 giovani tra i 10 e i 19 anni sono stati
assassinati in Brasile. Nella sola Rio de Janeiro, tutti i giorni 8 persone
tra i 15 e i 24 anni perdono la vita vittime di armi da fuoco. In questa
fascia d'eta' la probabilita' di una persona di essere uccisa da un'arma da
fuoco e' quattro volte e mezzo maggiore che per la restante popolazione.
65. Le statistiche brasiliane degli omicidi descrivono in modo asettico e
quindi inadeguato le migliaia di volti delle vittime e la tristezza dei
familiari inconsolabili di fronte alla violenza causata da revolver e
pistole in tutto il paese.
66. Non possiamo assistere inerti al fatto che si perdano altre vite umane
tutti i giorni; occorre proibire al piu' presto, una volta per tutte, la
vendita di armi nel nostro paese.
67. La violenza armata non e' soltanto un problema di applicazione della
legge, o di sicurezza nazionale. Questa forma di violenza ha provocato una
enorme crisi delle strutture della sanita' pubblica a livello mondiale.
68. La violenza prodotta dalle armi da fuoco di piccole dimensioni causa una
sofferenza immensa ad amici e familiari di migliaia di morti e di piu' di un
milione di feriti nel mondo ogni anno. Oltre agli effetti immediati, vi sono
le lesioni fisiche e psichiche permanenti, la distruzione di famiglie, la
perdita di produttivita' economica, e il consumo di risorse dei servizi
sanitari pubblici, elementi la cui quantificazione e' difficile.
69. La classe medica internazionale si scontra con grandi difficolta' nel
cercar di affrontare le necessita' immediate delle vittime di armi da fuoco,
a causa dell'elevato costo della riabilitazione fisica e psicologica
indispensabile per tante di esse.
70. Le stesse caratteristiche delle armi da fuoco di piccole dimensioni,
facili da portare e da nascondere, resistenti e durevoli, a basso costo e
con un grande potere letale, rende molto difficile trovarle e sequestrarle,
con grave danno sia per i sistemi sanitari pubblici sia per lo sviluppo
economico e sociale in tutto il mondo.
71. Circa 500.000 persone muoiono ogni anno nel mondo vittime di ferite
causate da armi da fuoco di piccole dimensioni usate sia per risolvere
conflitti, sia per commettere reati, sia in altri eventi violenti.
72. Il costo delle morti per armi da fuoco consuma il 14% del Prodotto
interno lordo dell'America Latina, il 10% del Pil del Brasile, e il 25% del
Pil della Colombia.
73. Le armi leggere agiscono come un virus contagioso, che attraversa con
facilita' frontiere politiche ed economiche, causando danni alle popolazioni
vulnerabili, in particolare quelle situate nelle aree povere, politicamente
instabili e dominate da conflitti politici.
74. Le donne sono doppiamente vittime delle armi. Esse subiscono gli effetti
negativi della violenza armata sia come vittime, sia come madri, mogli,
compagne e sorelle di quelli che sono stati uccisi o feriti da armi da
fuoco.
75. Solitamente sono le donne che devono sopportare il peso di sostentare
una famiglia e sostenerla anche sul piano psicologico dopo che il
capofamiglia e' stato ucciso o ferito cosi' gravemente da non poter piu'
lavorare.
76. Le donne sono spesso vittime di crimini violenti, aggressioni
domestiche, violenza sessuale, suicidi e incidenti con armi da fuoco proprio
a causa della facile disponibilita' di armi - siano esse armi detenute
legalmente o illegalmente.
77. Al contrario della credenza popolare, le armi non proteggono le donne
nei casi di violenza domestica.
78. La presenza di armi in casa aumenta la possibilita' che una relazione
irregolare finisca per avere un esito fatale.
79. I casi di aggressione domestica e violenza sessuale con presenza di armi
da fuoco hanno una probabilita' molto maggiore di sfociare in morte, che non
quelli in cui non vi sia presenza di armi.
80. Secondo uno studio del "New England Journal of Medicine" (Stati Uniti,
1993), nelle abitazioni in cui vi siano armi da fuoco si corre un maggior
rischio di omicidi tra familiari che nelle case in cui non vi siano armi.
81. Le donne hanno una concezione piuttosto differente da quella degli
uomini su cosa sia la sicurezza. In generale le donne considerano la
presenza di armi da fuoco in casa come una minaccia, mentre gli uomini si
sentono piu' sicuri. Frequentemente le armi sono un simbolo del potere
maschile e favoriscono l'uso della violenza per risolvere i conflitti.
82. Gli uomini che portano armi in casa con l'intenzione di garantire la
sicurezza della famiglia, in verita' la stanno ponendo in condizioni di
maggior pericolo. I dati del "Violence Policy Center" (Stati Uniti, 1999)
rivelano che un'arma da fuoco in casa aumenta di cinque volte il rischio di
suicidio per le donne, e di tre volte il rischio di omicidio.
83. L'idea che tenere un'arma in casa sia una efficace modalita' di
protezione contro i criminali e' errata. Vari studi dimostrano che e' molto
piu' probabile che una persona usi un'arma contro il suo o la sua partner,
piuttosto che la usi contro un estraneo.
84. Vi e' troppa violenza. Il tasso di omicidi per arma da fuoco in Brasile
e' cinque volte superiore a quello di un paese violento come gli Stati
Uniti.
85. I ragazzi sono tra le maggiori vittime. A Rio de Janeiro, muoiono per
arma da fuoco 24 volte piu' ragazzi che ragazze nella popolazione tra i 14 e
i 24 anni.
86. Il giovane carioca ha 55 volte piu' probabilita' di essere ucciso da
un'arma da fuoco che un coetaneo degli Stati Uniti, paese che pure e' assai
violento.
87. Avere un'arma in casa e' un pericolo. Tutte le ricerche scientificamente
rigorose sull'uso delle armi concludono che la presenza di un'arma e' piu'
un rischio che una buona difesa; il preteso "diritto di difesa" di un uomo
ad avere un'arma per proteggere la sua casa, in realta' viola il diritto
della sua famiglia alla sicurezza.
88. Secondo una ricerca fatta negli Stati Uniti, un'arma da fuoco in casa ha
22 volte piu' probabilita' di essere usata in omicidi, incidenti o suicidi,
che per difesa.
89. Voi potreste diventare un assassino.
90. Negli Stati Uniti, secondo il Ministero della Giustizia di quel paese,
il 14% delle vittime di arma da fuoco tra il 1976 e il 2000 sono stati
uccisi da familiari, il 37,7% da conoscenti, e appena il 15% da sconosciuti.
A Rio ogni tre crimini con vittime da armi da fuoco uno coinvolge una
persona conosciuta, come un parente, un amico, un collega, un vicino, un
collaboratore.
91. Le armi causano incidenti gravi. In Brasile gli incidenti sono la
principale causa di ricovero ospedaliero dei bambini con lesioni da arma da
fuoco. I bambini sono fortemente attratti dalle armi.
92. Le armi sono usate per suicidarsi. Ogni giorno muoiono in media quattro
brasiliani suicidatisi con un'arma da fuoco.
93. "Chi reagisce muore". Nella maggioranza dei casi in cui un cittadino
tenta di reagire con un'arma a un'aggressione, il risultato e' tragico per
la vittima.
94. Togliere le armi dalla circolazione aiuta a disarmare i criminali. A Rio
un terzo (33%) delle armi usate per commettere crimini erano state
acquistate legalmente da brave persone, e successivamente erano finite nelle
mani sbagliate.
95. Le armi da fuoco uccidono di piu'. Quando un'aggressione avviene usando
un'arma da fuoco, la vittima corre un rischio di morire due volte maggiore
di quando si usa un altro tipo di arma.
96. Le donne sono favorevoli al disarmo. Le donne non apprezzano le armi,
perche' quando un uomo uccide o muore per l'uso di un'arma, la donna deve
farsi carico della sofferenza e del sostentamento della famiglia. La
violenza armata e' un problema creato da uomini male informati o insicuri.
E' compito delle donne convincere gli uomini delle tragiche conseguenze
dell'uso delle armi. Di qui lo slogan delle donne: "No alle armi. Ne' per
lei ne' per lui".
97. Nel municipio di Rio, il 94% di coloro che muoiono per arma da fuoco
sono uomini.
98. Il rischio di morire per arma da fuoco per un uomo tra i 20 e i 24 anni
nel municipio di Rio e' 30 volte piu' alto di quello di una donna della
stessa fascia d'eta'.
99. La Campagna di disarmo da' gia' risultati. Nel Parana' la campagna ha
gia' ridotto del 20% il numero di omicidi, e del 34% gli incidenti con armi
da fuoco.
100. La campagna di consegna delle armi e' un'opportunita' che ogni persona
ha per disfarsi della sua arma ed essere remunerata dal governo, in modo
legale. Chi effettua la consegna puo' ricevere da 100 a 300 reali di
indennizzo. A partire da dicembre chi avra' un'arma non registrata potra'
essere arrestato. Chi ha un'arma, ha un problema. Questa campagna vi aiuta a
risolverlo.

==============================
VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 266 del 25 novembre 2008

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it