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Minime. 651



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 651 del 26 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: L'ambientalista del no. Reo confesso
2. Amnesty International chiede solidarieta' e protezione per le attiviste
dei diritti umani di Ciudad Juarez in pericolo
3. Maria G. Di Rienzo: Treviso e gli schei
4. Antonella Litta: Una lettera dell'Isde ai sindaci di Caprarola e
Ronciglione
5. Helene Paraskeva: Per Jules Dassin
6. Luciana Castellina ricorda Sandro Curzi
7. Valentino Parlato ricorda Sandro Curzi
8. Letture: AA. VV., Universita' in conflitto
9. Letture: Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968
10. Letture: Antonio Gramsci jr, La Russia di mio nonno
11. Riedizioni: Furio Colombo, Silenzio stampa
12. Riedizioni: Franco Cuomo, I dieci
13. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
14. L'Agenda dell'antimafia 2009
15. La "Carta" del Movimento Nonviolento
16. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: L'AMBIENTALISTA DEL NO. REO CONFESSO

Ebbene si', sono un "ambientalista del no".
Appartengo alla trista genia di coloro che ritengono che di fronte al male
occorre dire no.
Me lo ha insegnato una volta per sempre Hannah Arendt, quandi scrisse che
"si puo' sempre dire un si' o un no", e che ad esempio di fronte al nazismo
si doveva dire no.
*
Sono un ambientalista del no perche' alla follia nucleare dico no. Ho preso
parte a dieci anni di lotte per fermare il nucleare negli anni '70 e '80 del
secolo scorso, ero a Pian dei Cangani alla festa della primavera del '77
prima ancora che il cantiere cominciasse, ed ero dinanzi ai cancelli della
centrale di Montalto (e ad essere investito dalla carica) ancora nell'ultima
manifestazione per far rispettare la volonta' popolare espressa nel
referendum che dopo la catastrofe di Cernobyl blocco' il crimine nucleare in
Italia.
*
Sono un ambientalista del no perche' all'immane avvelenamento che verrebbe
prodotto dalla centrale di Tor Valdaliga Nord riconvertita a carbone dico
no. Mi sono battuto contro le servitu' energetiche e militari nell'Alto
Lazio per piu' di trent'anni, non sono disposto a consentire questo nuovo
crimine dell'Enel.
*
Sono un ambientalista del no perche' all'illegale e insensato mega-aeroporto
a Viterbo dico no. Perche' devasterebbe per sempre l'area del Bulicame,
perche' aggredirebbe e massacrerebbe la salute e i diritti di migliaia di
viterbesi, perche' lo sciagurato incremento del trasporto aereo contribuisce
in ingente misura alla catastrofe del surriscaldamento climatico globale.
*
E non mi fermo qui: ad esempio dico no anche agli ogm. Agli inceneritori.
Alla scellerata privatizzazione dell'acqua.
Come dissi no a una devastante superstrada, la Supercassia. Che se non ci
fossimo opposti avrebbe sventrato e distrutto per sempre tanta parte del
bosco di Monte Fogliano, tanta parte della natura nel viterbese.
Come dico ancora no all'autostrada tirrenica, comunque camuffata.
*
E a dirla tutta per quanto mi riguarda dico no anche all'automobilismo
privato: al punto che non ho mai neppure preso la patente di guida, e sono
vissuto bene lo stesso fino a questa tarda eta'.
E dico no ai telefonini e a quel che implicano in termini di campi
elettromagnetici e non solo, di sanguinario sfruttamento dell'Africa (le
guerre infinite per il controllo delle aree di estrazione del coltan) e non
solo, e mi si creda se dico che si vive meglio senza essere tenuti come cani
al guinzaglio da quell'infernale macchinetta.
*
Del resto non sono solo un ambientalista del no, sono anche un pacifista del
no.
Infatti dico no alle guerre. Dico no alle armi. Dico no agli eserciti e a
tutti i gruppi armati. Dico no alle uccisioni: mi sta a cuore il diritto
alla vita di ogni essere umano.
E dico no ai razzisti e ai predoni che ci governano, e ai poteri criminali,
e all'intreccio tra politica corrotta, economia illegale e mafie.
E se dovessi ricondurre tutti questi no ad un solo criterio, dico no a chi
vuole distruggere il mondo e calpestare la dignita' e i diritti
dell'umanita'. E scusate se e' poco.
*
E' che ho letto Hannah Arendt e don Milani da giovane, e non te li scordi
piu'. E' che ho avuto la fortuna dell'amicizia di Dario Paccino e di
Alexander Langer e di Danilo Dolci e di Ernesto Balducci, e non te li scordi
piu'. Per questo non mi offendo quando mi si definisce "ambientalista del
no", anzi ne meno vanto. Lorsignori vorranno compatire.

2. INIZIATIVE. AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE SOLIDARIETA' E PROTEZIONE PER LE
ATTIVISTE DEI DIRITTI UMANI DI CIUDAD JUAREZ IN PERICOLO
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenews.net/spip3) riprendiamo la
seguente notizia del 14 novembre 2008 col titolo "Messico: Amnesty esprime
forte preoccupazione per le attiviste di Ciudad Juarez. Invito a
sottoscrivere la petizione"]

Amnesty International chiede con urgenza alle autorita' messicane protezione
per le attiviste dei diritti umani Marisela Ortiz Rivera e Maria Luisa
Garcia Andrade dell'associazione "Nuestras Hijas de regreso a Casa" che da
anni si batte per chiedere giustizia riguardo ai femminicidi di Ciudad
Juarez.
Le attiviste e le loro famiglie sono state minacciate di morte poche
settimane fa dopo l'uscita del documentario "Bajo Juarez: la citta' che
divora le sue figlie" in cui insieme ad altri familiari di vittime
denunciano l'impunita' degli assassini di donne a Ciudad Juarez.
Amnesty International esprime forte preoccupazione per le attiviste di
"Nuestras hijas de regreso a casa", che gia' in passato sono state
minacciate, l'ultimo episodio nel maggio 2008.
Da allora, nonostante la pressione di Ong a carattere locale e
internazionale presso le autorita' messicane, non ci sono stati progressi
nelle indagini per individuare i responsabili delle minacce. Inoltre Maria
Luisa Garcia Andrade e Marisela Ortiz Rivera hanno ricevuto scarsa
protezione dalle autorita', nonostante la Commissione interamericana per i
diritti umani abbia ordinato al governo messicano di fornire loro adeguata
protezione.
Firmate l'appello per chiedere sicurezza per le attiviste dei diritti umani
di Ciudad Juarez.

3. RIFLESSIONE. MARIA G. DI RIENZO: TREVISO E GLI SCHEI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione il seguente testo scritto qualche mese fa per la
rivista "Marea"]

Quando sono arrivata c'erano moltissimi alberi, e panche per star seduti
sotto gli alberi. Niente recinti per i giardini, e nei giardini bambini
monelli e nonni di giorno, varia umanita' soprattutto giovane la sera.
L'atmosfera era un po' sonnolenta ma quieta, la malignita' sfogata in
pettegolezzi tutto sommato innocui del tipo: La vedi quella con i vestiti
firmati? Per comprarseli mangia insalata mattina e sera. Oppure: Ah si',
quello ha il fuoristrada ma e' pieno di debiti. C'erano chiese ed edifici
dall'aria molto anziana e stanca, piu' che antica, ti veniva voglia di
sorreggerli al gomito e di chiedere come si sentivano. E pensavo: qui non
cambiera' mai niente, ma in fondo e' pur meglio di tanti altri posti, e'
tranquillo.
*
Poi sono cominciati ad apparire gli slogan sui muri, i manifesti. Roba
appiccicata a mano, con scritto per esempio: "Questa strada va bene per i
carretti siciliani". Guardo la strada. Forse ha bisogno di manutenzione,
c'e' una piccola buca la' in fondo, ma cosa c'entrano i carretti siciliani?
Passa qualche tempo e me lo spiega un poster piu' professionale, intendo
tirato a stampa: con la sagoma dell'Italia sullo sfondo, ha in cima una
gallina che produce uova d'oro, e in fondo una massaia sogghignante che le
raccoglie nel grembiale. I pettegolezzi di cui sopra cominciano a non
sembrarmi piu' tanto irrilevanti: indicano i soldi come il fulcro da cui far
partire ogni altra considerazione. E il manifesto e' molto chiaro, dice che
"noi" produciamo denaro e che tale denaro ce lo fregano "loro", i
meridionali, i fannulloni, Roma. Nella piazza principale della citta', su
una colonna, appare un inno delirante il cui ritornello e' appunto "via da
Roma". I toni si fanno via via sempre piu' violenti, sempre piu' folli: il
nemico e' lo stato italiano, si evocano guerre di secessione, si inventano
improbabili mitologie "celtiche" per dare una profondita' fittizia ad
un'ideologia che non puo' averne, basata com'e' sull'esaltazione di egoismo
e ignoranza. E il partito fondato su questi presupposti vince le elezioni
comunali. La stampa locale si mette immediatamente al servizio dei
vincitori. Fa del sindaco una sorta di maschera della commedia dell'arte,
che ottiene la prima pagina anche se starnutisce. Puo' dire qualsiasi cosa:
sono un sindaco razzista, gli immigrati dovrebbero essere messi nei vagoni
piombati, c'e' corda e ci sono alberi per liberarsi di loro, li metterei ai
lavori forzati sul Piave. Puo' evocare manganelli e olio di ricino, e tutto
viene rubricato sotto la dicitura "opinioni" e i titoli gongolano delle
"polemiche". E' il trionfo dell'azzeramento morale, inneggiare ai campi di
sterminio o alla pace sono "opinioni" che si equivalgono, ma alla prima,
poiche' e' sostenuta da uomini del governo locale, si offre uno spazio
sperequato. Se siamo preoccupati, noi che non abbiamo votato questo tizio?
Certamente, ma ci sembra di essere parecchio soli. Vorremmo un po' d'aiuto.
Lo chiediamo.
*
Ricordo due folgoranti incontri con persone di un certo peso politico,
appartenenti alla sinistra: due "menti", venute in occasioni diverse a
condividere un po' della loro sapienza e a spiegarci perche' era successo.
La donna disse: "Vogliono le strade, le infrastrutture, e fategliele una
buona volta" (questo detto di una delle regioni piu' devastate a livello
urbanistico e ambientale); l'uomo parlo' della necessita' di cavalcare con
furbizia le proteste di quelli che non volevano pagare tasse o multe perche'
i soldi andavano a Roma, e Roma li dirottava ai nullafacenti del sud.
"Dategli ragione, cosi' vi voteranno": anche quando hanno torto e sono
evasori fiscali? Anche se le loro recenti fortune economiche sono ampiamente
basate su regalie "romane", statali, con leggine ad hoc preparate nel
passato dal sistema clientelare democristiano?
*
Naturalmente non contrastare la xenofobia avrebbe condotto all'allargamento
dello spettro dei suoi bersagli, che infatti si allargo'. Per mantenere alto
il livello di rabbia e di paura si inventano nuovi nemici. I giardini
vengono cintati e chiusi con lucchetti al tramonto. Ai parapetti dei
ponticelli sui canali si inchiodano fioriere, con la dichiarata intenzione
non di abbellire i luoghi, ma di impedire alla gente di sedersi! Gli alberi
hanno la sfortuna di non piacere al sindaco, che viene visto in un paio di
occasioni addirittura prenderli a calci, e cosi' sono abbattuti
indiscriminatamente. Oggi se non piove per un po' l'aria della citta' e'
irrespirabile a causa del livello di inquinamento, che "sfora" ogni volta la
soglia di allarme, ma gli alberi non sono piu' qui ad aiutarci. Infine il
sindaco dichiara di non voler vedere nella sua citta' pantegane (ratti):
neri, gialli e marroni ed "efebi" (cosi' lui chiama le persone omosessuali).
E poiche' secondo lui il raduno dei sorci avviene principalmente attorno
alla stazione ferroviaria, e attorno alla stazione ferroviaria ci sono
ovviamente delle panchine, le fa togliere. Balziamo improvvisamente
all'attenzione nazionale e internazionale: e' lo scandalo dell'imbecillita'
piu' gretta e controproducente.
*
La storia della manifestazione che "ripianto'" le panchine (furono rimosse
dai vigili urbani il giorno successivo) sarebbe troppo lunga da raccontare
nel dettaglio. Ma qualcosa vale la pena di essere ricordato, qualcosa che
pochi sanno. Ad esempio, che la sua preparazione comincio' con una mail
inviata da due tizi a una miriade di associazioni, partiti, gruppi eccetera.
Una di quei due tizi ero io, e la lettera cominciava rubando le parole a
Martin Luther King: "Abbiamo un sogno". Poi ci facemmo da parte, e nemmeno
salimmo sul palco al termine di quel giorno di sole in cui avemmo per
compagni e compagne altre cinquemila persone. La mia soddisfazione personale
consistette infatti nel sedermi sulla panchina ripiantata assieme ad una
giovane donna di colore. Credo che qualcuno ci abbia fotografato mentre ci
stringiamo le mani. Dalla manifestazione nacquero molte cose (innanzitutto
le "polemiche" care alla stampa locale, che incredibilmente si trascinarono
per anni), fra cui l'Osservatorio antirazzista delle donne di cui fui
cofondatrice.
*
A posteriori, ora che l'Osservatorio non esiste piu', direi che per il tempo
in cui abbiamo lavorato, circa cinque anni, abbiamo fatto molte cose buone.
L'approccio prevalente consisteva di due azioni: quella di contrasto e
denuncia che comportava la lotta quasi quotidiana perche' fosse dato spazio
alle nostre parole, e quella forse un po' ingenua del favorire occasioni di
incontro fra trevigiani nativi e trevigiani immigrati. Pensando che molta
della paura nascesse dalla mancanza di conoscenza, cercavamo di diffondere
quest'ultima. Ma non ci volle molto a capire che nessuna statistica, nessun
numero, nessun dato di fatto e nessun incontro scalfiva le basi dell'odio. I
migranti ne venivano investiti come "ultimo nemico" presentato sulla scena,
senza che tale odio avesse riscontri reali. Il partito di fioriere e
manganelli continua a vincere le elezioni comunali e provinciali, a un
decennio di distanza da quel giorno di novembre in cui il cielo ci sorrise,
ma l'umore della citta' non si sposto' di una virgola.
*
Il sindaco-maschera verra' probabilmente riproposto per il terzo mandato il
prossimo anno (ora e' vicesindaco, ha dovuto fare una pausa per legge). Ha
creato con la complicita' dei quotidiani locali, a livello di comunicazione,
una situazione per cui ha degli epigoni ansiosi di avere anche loro la foto
in prima pagina. L'ultimo in ordine di tempo, ma se dovessi elencarli tutti
ci vorrebbe un'enciclopedia, e' un membro del suo stesso partito che in
consiglio comunale ha evocato le SS come "metodo" per trattare con gli
immigrati. Ho letto che sarebbero apparse interviste televisive fatte per
strada in citta', con uomini e donne che plaudono all'uscita del
consigliere. Non stento a crederlo, anche se voi che leggete vi siete
messi/e da un pezzo le mani nei capelli. Ma dopo un periodo molto lungo di
insulti e invettive assolutamente non collegabili ad alcun episodio reale, e
nessuna politica per l'integrazione, qualcosa sta cambiando anche qui, nel
posto sonnecchiante e quieto che avevo giudicato scarsamente suscettibile di
trasformazioni. Nel giro di pochi mesi si sono verificati in citta' e
provincia omicidi a scopo di rapina, stupri e tentati stupri, uxoricidi,
aggressioni. Naturalmente, i governanti locali hanno protestato in modo
vistoso solo quando gli autori (o presunti tali) dei reati erano immigrati.
Hanno preparato le ordinanze "anti sbandati", per cui la residenza in citta'
sarebbe subordinata al reddito: di recente ho scritto pubblicamente al
sindaco in carica chiedendogli se mi caccera', perche' ricado sotto la
soglia di "schei" da lui fissata per restare in questo posto allucinante.
*
Adesso, forse troppo tardi, ho capito cos'era quell'aria trasognata che
Treviso mi presento' al mio arrivo. E' una citta' drogata. Si "fa" di soldi,
soldi, soldi. Pellicce e appartamenti, macchinoni e abbronzature da Senegal
in dicembre, telefonini a cui manca solo la propulsione spaziale, grandi
mangiate e grandi bevute e "grandi fratelli", e si puo' dire tutto quel che
si vuole perche' le parole sono diventate flatulenze e spariscono puzzolenti
nell'aria. E' una citta' insicura, e' vero, tutti questi "schei" sono
transeunti. Potrebbero essere rubati, e spariscono comunque. Sono largamente
immateriali, anche se comprano e vendono oggetti e sesso. Non salvano dal
cancro neppure se ti permettono di andare a curarti in Svizzera: poi torni
qua e respiri un altro po' di scarichi della tua automobilona e i tuoi
bambini chissa' perche' sono allergici a quarantamila cose e hanno la febbre
un giorno si' e l'altro pure. Non stabiliscono buone relazioni, i soldi. La
maggioranza delle famiglie trevigiane che conosco si e' scannata o si sta
scannando su questioni ereditarie, spesso concernenti le proverbiali quattro
palanche. Conoscete un dio piu' crudele? Un dio che dia assuefazione a
questi livelli, promettendo tutto e non mantenendo nulla?

4. DOCUMENTAZIONE. ANTONELLA LITTA: UNA LETTERA DELL'ISDE AI SINDACI DI
CAPRAROLA E RONCIGLIONE
[Da Antonella Litta (per contatti: tel. 3383810091, tel. e fax:  0761612069,
0761559413, e-mail: antonella.litta at libero.it) riceviamo e diffondiamo]

Al Sindaco del Comune di Caprarola, al Sindaco del Comune di Ronciglione, e
per  opportuna conoscenza: al Prefetto di Viterbo, al Direttore generale
della Asl di Viterbo, al Dipartimento di prevenzione - Servizio igiene e
sanita' pubblica - sezione 4, Vetralla, della Asl di Viterbo, al Presidente
della Provincia di Viterbo, all'Assessore all'ambiente della Provincia di
Viterbo, al Presidente della Giunta Regionale del Lazio, all'Assessore
all'ambiente della Regione Lazio, all'Arpa Lazio . sezione di Viterbo, al
Dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune di Caprarola, al Dirigente
dell'Ufficio tecnico del Comune di Ronciglione
Oggetto: richiesta dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde
(International Society of Doctors for the Environment - Italia), sezione di
Viterbo, relativa alla documentazione inerente: i controlli interni per la
verifica della qualita' dell'acqua destinata a consumo umano, il  tipo di
impiantistica, le modalita' di gestione e manutenzione dei potabilizzatori
in uso presso gli acquedotti dei comuni di Ronciglione e Caprarola, nel
periodo compreso dall'anno 2003 all'anno 2008.
Egregi Sindaci,
come noto, le acque del lago di Vico sono soggette a periodiche fioriture
dell'alga Plankthotrix rubescens, come gia' rilevato da uno studio
dell'Istituto Superiore di Sanita' dell'aprile 2007.
L'alga produce tossine (microcistine) che possono causare danno alla salute
delle persone e all'ambiente.
Gli acquedotti dei comuni di Caprarola e Ronciglione sono alimentati dalle
acque del lago di  Vico e questo puo' rappresentare un potenziale rischio e
pericolo per la salute umana, in particolare per quella dei bambini.
Sappiamo che il Dipartimento di prevenzione - Servizio igiene e sanita'
pubblica, sezione 4 di Vetralla, della Asl di Viterbo, in data 4 gennaio
2008, 26 marzo 2008, e 28 maggio 2008 vi ha informato dei risultati che
riscontravano la presenza di cianobatteri nelle acque destinate a consumo
umano e vi ha chiesto di attuare e rendere note le misure adottate dal
momento della prima comunicazione, al fine di tutelare la qualita'
dell'acqua distribuita dagli acquedotti pubblici.
La nostra associazione a tutt'oggi non ha ancora ricevuto risposta alla
richiesta, formulata ai  sensi della legge 241/90, art. 22, e protocollata
in data 14 agosto 2008 presso i vostri competenti uffici comunali, di avere
copia della documentazione relativa alla potabilita' e salubrita' delle
acque del lago di Vico, con particolar riferimento alla presenza di
cianobatteri della specie Plankthotrix rubescens.
Un simile comportamento e' gravemente lesivo del diritto dei cittadini ad
essere informati circa la qualita' delle acque che consumano e pagano come
potabili, diritto sancito dall'art. 5 comma 3 e dall'art. 10 comma 4 del DL
del 2 febbraio 2001 n. 31 "Attuazione della direttiva 98/83 CE relativa alla
qualita' delle acque destinate a consumo umano".
Poiche' le acque destinate a consumo umano devono essere per legge salubri e
pulite, mentre reiteriamo la richiesta precedente, facciamo altresi'
specifica richiesta della documentazione relativa ai controlli interni per
la verifica della qualita' dell'acqua destinata a consumo umano, al tipo di
impiantistica, alle modalita' di gestione, controllo e manutenzione dei
potabilizzatori in uso presso gli acquedotti dei comuni di Ronciglione e
Caprarola, nel periodo compreso dall'anno 2003 all'anno 2008, al fine di
conoscere se siano stati attivati filtri e/o altri sistemi capaci di
eliminare l'alga, le sue tossine ed altri eventuali inquinanti. A causa
delle periodiche fioriture dell'alga, maggiori proprio nel periodo autunnale
e invernale, le acque del lago di Vico, sono in una condizione di forte
criticita' e andrebbero pertanto monitorate con adeguata frequenza.
Riteniamo quindi  opportuno ed urgente un  monitoraggio costante e piu'
frequente delle condizioni del lago e della concentrazione della tossina
nelle sue acque e in quelle distribuite dagli acquedotti, come l'avvio
immediato delle piu' giuste ed opportune pratiche di risanamento delle acque
del  lago di Vico e del suo ecosistema.
Distinti saluti,
dottoressa Antonella Litta, referente per la provincia di Viterbo
dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International
Society of Doctors for the Environment - Italia)
Viterbo, 25 novembre 2008

5. RIFLESSIONE. HELENE PARASKEVA: PER JULES DASSIN
[Ringraziamo Helene Paraskeva (per contatti: helenep at tiscali.it) per questo
intervento, che rpende spunto da un articolo di Silvana Silvestri in ricordo
di Jules Dassin, articolo apparso tempo fa sul quotidiano "Il manifesto" e
nei giorni scorsi riproposto su questo foglio]

L'articolo di Silvana Silvestri su Jules Dassin (1911-2008) mi ha scavato
nella memoria e scovato emozioni che credevo da tempo svanite e temevo non
condivise. E invece mi sbagliavo!
Conosco solo in parte la filmografia di Jules Dassin: ho visto Fedra e
Topkapi, e rivedrei volentieri Rififi, ma il film Mai di domenica (1960) me
lo ricordo fotogramma per fotogramma.
Ogni componente di quel film ha fatto storia. La colonna sonora, divenuta
poi un successo internazionale, era composta da Manos Chatzidakis,
compositore dotto e apparentemente irreggimentato ma per natura e tendenze
un anticonformista, senza dubbio.
Gli attori del cast erano interpreti di teatro formati nella scuola del
Teatro Nazionale Statale, come Giorgios Funtas e Despo Diamantidou nonche'
un giovanissimo e promettente Dimitri Papamichael nel ruolo del marinaio che
si innamora della protagonista  perdutamente.
La storia e' il mito di Pigmalione in versione noir. Momenti di neorealismo
cosi' felice il cinema greco lo ha provato poche volte. Melina Mercouri, nel
ruolo della protagonista, interpreta la piu' bella e innocente prostituta
del Pireo, una giovane donna, affascinante e ingenua, peccatrice e
innocente, un amalgama di sirena seduttrice e pastorella arcadica. Jules
Dassin, oltre che regista e' fra gli interpreti nel ruolo dello studioso
straniero che tenta di redimerla.
I film in circolazione allora erano antisettici e il tema di Mai di domenica
era scandaloso. Nella filmografia greca le prostitute o perivano o si
ravvedevano pagando per il resto della vita con sofferenze di ogni tipo.
Jules Dassin, grazie alla sua qualita' di "straniero" (straniero anche in
patria, straniero per sempre) racconta questa favola moderna a pochi anni da
My Fair Lady (1964) di Gorge Cukor, un successo di tutti i tempi.
C'e' una scena del film in cui Melina fa il bagno in mare accompagnata dagli
sguardi dei marinai. Si tuffa accanto ad una nave ancorata, li', nelle acque
del porto del Pireo. Ed erano acque pulite. Questi erano i tempi, feroci e
innocenti.
La Grecia usciva distrutta e affamata dalla seconda guerra mondiale e anche
moralmente dilaniata dalla guerra civile, durata fino al 1947. C'erano
ancora confinati ed esiliati nelle isole piu' lontane e piu' deserte e le
carceri erano piene di prigionieri politici.
Con l'unica eccezione di Michael Cacoyannis (1922), regista di fama
internazionale, il panorama cinematografico greco era piuttosto arido. La
gente andava al cinema per vedere film che ricalcavano all'infinito il
modello "Pane amore e fantasia". Questa e' la faccia feroce. Pero', al
cinema ci si andava spesso, e questa e' la parte innocente di quei tempi.
In sostanza, credo che Jules Dassin sia stato sottovalutato sia come
intellettuale sia come regista. L'articolo di Silvana Silvestri ha acceso
vecchie fiamme e vorrei fare un appello a tutti gli addetti ai lavori per un
revival dei suoi film perche' c'e' ancora molto da vedere e da imparare.

6. LUTTI. LUCIANA CASTELLINA RICORDA SANDRO CURZI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 novembre 2008 col titolo "Sandro,
'scomodo' prezioso compagno" e il sommario "Se ne e' andato Sandro Curzi.
Giornalista sempre militante, dalla Resistenza alla Rai"]

"E' ovvio, siamo negli anni della leva". E' la frase che con un po' di
ironia ci ripetiamo fra i coetanei nati a cavallo degli anni '20 e '30
quando qualcuno di noi se ne va. Sempre piu' spesso, perche' e' la natura
che viene a ricordarci i suoi tempi.
Facile a dirsi: la natura, il tragitto naturale della persona umana, la
vecchiaia e il decesso come scadenze non discutibili. E invece non e' facile
per niente. E' meno triste, certo, e meno ingiusto, di quando a morire e'
qualcuno non ancora "di leva". Lo dovrebbe essere ancora meno se a lasciarci
e' qualcuno che ha avuto una vita piena e felice, come quella che ha avuto
Sandro Curzi. Eppure, proprio perche' 78 anni rappresentano una infinita
quantita' di fatti, quando se ne va uno come Sandro che quel lungo arco di
tempo l'ha riempito fino al colmo, la violenza e l'innaturalita' della morte
si sente ancora di piu'. Tanto di piu' perche' Sandro era straordinariamente
vitale, attivo e appassionato alle cose della vita. Anche in questi
ultimissimi tempi in cui era gia' cosi' provato dal suo male e sapeva di
stare per andarsene e mi diceva: "Quel che mi scoccia e' che non riusciro' a
sapere come va a finire". E non si riferiva, ovviamente, solo alla vicenda
della Rai, in cui era dentro fino al collo, ma a quella, piu' generale,
della sinistra italiana, dei cui drammi pativa come della sua malattia. E
triste, e' la sua morte, soprattutto perche' Sandro era maledettamente
simpatico.
Non vorrei, come spesso accade in queste occasioni, parlare della mia vita
anziche' di quella di chi e' scomparso. Ma nel caso di Sandro Curzi mi e'
quasi impossibile discernere: eravamo gia' insieme a scuola a 13 anni, al
Tasso, nell'anno di grazia '43-'44, anche se io non capivo ancora niente e
lui invece, con un altrettanto giovanissimo Citto Maselli, in contatto con i
piu' anziani appena usciti da quel liceo - Pintor, Reichlin, Savioli - era
riuscito a partecipare alla Resistenza. Poi l'ho avuto come direttore - il
mio primo direttore - a "Nuova Generazione", carica nella quale gli
succedetti. Anni di lavoro comune, e non anni facilissimi: cominciammo alla
fine del fatidico 1956, e le copie del settimanale furono pubblicamente
bruciate dai nostri stessi compagni della Fgci di Rovigo, che non avevano
apprezzato le corrispondenze che da Varsavia ci inviava Anna Bratowska,
redattrice del "Poprostu", il giornale degli studenti polacchi in rivolta
contro il loro regime. Ne' apprezzarono dopo quelle che Enrico Gualandi ci
mando' da Budapest perche' raccontavano di un pezzo di gioventu' operaia
ungherese che aveva partecipato alle proteste ma che nel dopo repressione si
sforzava di tener vivi nelle fabbriche spazi di democrazia. Un periodo che
nessun altro aveva interesse a raccontare.
Sandro seppe reggere con equilibrio il giornale in quella fase di travaglio
in cui il mito socialista si era gia' incrinato - e lo scrivevamo - ma
l'Urss sembrava ancora avere un ruolo positivo, perche' c'era il terzo mondo
che accedeva all'indipendenza, Bandung, lo strepitoso successo dello Sputnik
e di Gagarin, insomma una speranza. A difenderci contro le rigidita'
censorie del partito ci fu spesso nientemeno che Palmiro Togliatti. Alla
parete dietro alla scrivania di Sandro era attaccata una lettera del
segretario del Pci, in cui ci dava ragione per aver visto del buono nei
"teddy boys", specie di fricchettoni dell'epoca, che avevano fatto
arricciare molti nasi di Botteghe Oscure.
Ma Sandro e' stato sempre precoce, per cui quando venne al settimanale della
Fgci era gia' giornalista consumato, reclutato, diciannovenne, da "La
Repubblica d'Italia", quotidiano indipendente e fiancheggiatore del Pci,
precursore di "Paese sera", di cui fu in seguito vicedirettore, prima di
approdare a "L'Unita'". L'aveva imparato bene, il mestiere. Non solo per lo
straordinario fiuto per la notizia, ma per la sua vitalita': se quando pure
il giornale era gia' in tipografia arrivava sentore di qualcosa di rilievo,
non si scoraggiava mai, non si rassegnava, ne' trovava accorgimenti: ci
imponeva di buttare via tutto e di rifare tutto daccapo.
Sono queste sue qualita' che - quando, a meta' degli anni '70, la forza
conquistata dalla sinistra permise di aprire qualche spazio nella Rai - gli
consentirono di inventarsi il Tg3, una novita' assoluta nel panorama
giornalistico, tutt'ora un modello e non a caso con odio ribattezzato dalla
destra "Telekabul" (l'Afghanistan denunciato era allora quello occupato dai
sovietici).
Altri che in questa seconda parte della sua vita gli sono stati a fianco
possono raccontare meglio di me le vicissitudini Rai, cosi' come il
passaggio a Telemontecarlo e il grottesco licenziamento subito da Cecchi
Gori, la sua esperienza di sindacalista alla Federazione della stampa.
Ma Sandro Curzi, vorrei ricordarlo, non e' stato solo un giornalista. Non a
caso ha fatto avanti e indietro dagli incarichi nell'apparato del partito a
quelli nei giornali e alla Tv. Non un funzionario qualsiasi, ma "un compagno
scomodo", come si intitola un suo libro di memorie. Conservo ancora,
attaccata al muro di casa mia, fra i ricordi di gioventu', una foto di
Sandro (ancora con i capelli) al suo tavolo di Botteghe Oscure, sovrastata
da una grande effigie di Stalin. Ma fu fra i primi ad assumere un
atteggiamento critico verso il sistema socialista "realizzato". Fu
"ingraiano" a tutto tondo. A Pietro, per incitarlo a superare la sua
naturale prudenza, regalammo insieme, per i 50 anni, un paio di mocassini -
le prime calzature alla moda che oso' portare - accompagnati da un
biglietto: "Cammina coi tempi, cammina con noi". Resto' nel partito come
Ingrao quando ci fu "Il manifesto" (ma guardando a noi sempre con simpatia).
Anche allo scioglimento del Pci non ruppe, confluendo, sia pure
senz'entusiasmo, nel Pds. Poi pero' non ce la fece piu' e ando' a dirigere
"Liberazione". Ma anche li' e' rimasto un "compagno - prezioso - ma sempre
scomodo".

7. LUTTI. VALENTINO PARLATO RICORDA SANDRO CURZI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 novembre 2008 col titolo "Le tante
lezioni di un amico"]

Per me sbarcato a Roma provenendo da Tripoli nel novembre del 1951, Sandro
Curzi era un personaggio dal quale molto imparare. E la sua personalita',
assolutamente originale, fuori anche dell'ortodossia del Pci di allora, e'
stata fino a ieri un riferimento di guida del quale ho sempre tenuto conto.
Sandro era appassionato, ma agli antipodi della retorica, anche di quella
patriottica di partito. Appassionato e lucido. E, anche per questo - o forse
proprio per questo - e' stato un amico del gruppo de "Il manifesto", della
rivista prima e del quotidiano poi. Lui era rimasto nel Pci, noi eravamo
stati esclusi, ma il dialogo tra noi e' sempre continuato con critiche,
consensi e anche scontri, ma sempre in continuita' di rapporto, che e'
diventato piu' intenso dopo la Bolognina di Occhetto e i successivi
arretramenti del Pci, fino al Pd di oggi.
Sandro Curzi mantenne sempre un rapporto forte con Rossana, Luigi Pintor,
Lucio Magri, Luciana e io gli debbo molti ammaestramenti su come fare il
giornale. Certo non venne con noi al momento della rottura con il Pci e la
sua presenza ci avrebbe dato piu' forza e capacita' di convincimento, ma
come ho gia' detto non ruppe mai i rapporti con "Il manifesto". Ed e' stato
con noi nelle innumerevoli battaglie che abbiamo dovuto affrontare per la
continuita' di questo giornale. Un po' ci criticava, ma molto ci aiutava.
Ora nella situazione non di tempesta, ma di palude che comincia a
inghiottire tutte le spinte di rinnovamento o almeno di resistenza a
un'ondata che minaccia di andare oltre il berlusconismo, la sua morte e' una
perdita gravissima e lui - come scrive Luciana e come molti ricordano -
aveva la rabbia di andarsene senza vedere il finale di partita. Gia',
perche' Sandro aveva lucidamente in mente che la sua vita era al termine e
ricordo che alla manifestazione del 12 di ottobre, quando moltissimi
compagni uscivano dal corteo per venire a salutarlo, lui che gia' era su una
sedia a rotelle, si voltava verso di me e gli altri compagni e, sottovoce
diceva: "Vedi mi capita pure di assistere ai miei funerali da vivo". E se
c'e' una cosa che invidio a Sandro e' la sua lucidita' di fronte alla morte
annunciata. Sapeva che era arrivato il suo tempo. Non era in un'agonia di
confusione e illusioni, ma lucidissima. Invidio a Sandro questa lucidissima
agonia. Tutti dobbiamo morire, ma pochi riescono a morire come Sandro. E' il
mio invidioso omaggio.

8. LETTURE. AA. VV.: UNIVERSITA' IN CONFLITTO
AA. VV., Universita' in conflitto. Il mercato globale del sapere,
Manifestolibri, Roma 2008, pp. 96, euro 4,80. Una interessante raccolta di
saggi e interviste in un'ottica non provinciale. Verrebbe voglia (a noi
poveri descolarizzatori scalzi) di discutere lungamente sia l'impostazione
complessiva sia molte questioni particolari ove ci pare di cogliere tratti
di profondamente introiettata subalternita' a strutture del privilegio anche
da parte di intellettuali critici (e quanto a questo, indimenticabile resta,
e consigliabile sempre, quel libro Crimini di pace che curarono Franco
Basaglia e Franca Ongaro Basaglia nel lontano '75), ma bastera' qui dire che
questo volumetto e' nondimeno un'utile lettura.

9. LETTURE. ALDO CAPITINI, DANILO DOLCI: LETTERE 1952-1968
Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008, pp. 280,
euro 25,50. A cura di Giuseppe Barone e Sandro Mazzi, l'epistolario tra le
due maggiori figure della nonviolenza in Italia e' una lettura che ad ogni
passo ti commuove.

10. LETTURE. ANTONIO GRAMSCI JR: LA RUSSIA DI MIO NONNO
Antonio Gramsci jr, La Russia di mio nonno. L'album familiare degli Schucht,
Nuova iniziativa editoriale, Roma 2008, pp. 120, euro 5,90 (in supplemento
al quotidiano "L'Unita'"). Edito in collaborazione tra la Fondazione
Istituto Gramsci e "L'Unita'", il racconto delle vicende della famiglia
Schucht scritto dal nipote dell'autore dei Quaderni del carcere. In
appendice un "Ricordo di Tatiana" di Giuliano Gramsci.

11. RIEDIZIONI. FURIO COLOMBO: SILENZIO STAMPA
Furio Colombo, Silenzio stampa. Notizie sulla fine delle notizie nel tempo
del postgiornalismo, Editori Riuniti, Roma 2007 (col titolo
Postgiornalismo), "Nuova iniziativa editoriale", Roma 2008, pp. 160, euro
6,90 (in supplemento al quotidiano "L'Unita'). Un utile libro di efficace
denuncia del degrado ed asservimento del sistema dei mass-media italiano
(naturalmente non mancano pagine discutibili).

12. RIEDIZIONI. FRANCO CUOMO: I DIECI
Franco Cuomo, I dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il
"Manifesto della razza", Baldini Castoldi Dalai, Milano 2005, "Nuova
iniziativa editoriale", Roma 2008, pp. 274, euro 7,50 (in supplemento al
quotidiano "L'Unita'). Uno studio sugli autori e i sostenitori dell'infame
"Manifesto della razza", che fu il preludio e la pseudoscientifica
"giustificazione" alle leggi razziste del regime fascista del '38. E come
essi restarono impuniti. Un libro che bisogna aver letto, con un'ampia
appendice documentaria.

13. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine, insieme allo spazio quotidiano
per descrivere giorni sereni, per fissare appuntamenti ricchi di umanita',
per raccontare momenti in cui la forza interiore ha avuto la meglio sulla
forza dei muscoli o delle armi, offre spunti giornalieri di riflessione
tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla nonviolenza hanno
dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di antologia della
nonviolenza che ogni anno viene aggiornata e completamente rinnovata.
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009".
- 1 copia: euro 10
- 3 copie: euro 9,30 cad.
- 5 copie: euro 8,60 cad.
- 10 copie: euro 8,10 cad.
- 25 copie: euro 7,50 cad.
- 50 copie: euro 7 cad.
- 100 copie: euro 5,75 cad.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

14. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, quest'anno dedicata alle donne
nella lotta contro le mafie e per la democrazia.
E' curata dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo ed edita dall'editore Di Girolamo di Trapani.
Si puo' acquistare (euro 10 a copia) in libreria o richiedere al Centro
Impastato o all'editore.
*
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

16. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 651 del 26 novembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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