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Voci e volti della nonviolenza. 267



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 267 del 28 novembre 2008

In questo numero:
1. Agire subito contro le armi assassine
2. Forum comunitario di lotta alla violenza: Mi hanno ammazzato e non potro'
votare. Un appello per il si' al referendum
3. Dieci ragioni per votare si'
4. Maria Cecilia de Souza Minayo: Diciamo si' al referendum. Con un piccolo
decalogo

1. EDITORIALE. AGIRE SUBITO CONTRO LE ARMI ASSASSINE

Agire subito contro le armi assassine occorre.
Riprendere e sviluppare occorre ovunque quella profetica proposta che le
sorelle e i fratelli brasiliani han formulato con il referendum del 2005:
abolire il commercio delle armi.
Meno armi circolano, piu' vite umane si salvano.

2. MATERIALI. FORUM COMUNITARIO DI LOTTA ALLA VIOLENZA: MI HANNO AMMAZZATO E
NON POTRO' VOTARE. UN APPELLO PER IL SI' AL REFERENDUM
[Da "La domenica della nonviolenza" n. 40 del 25 settembre 2005 riprendiamo
il seguente testo preceduto dalla seguente nota introduttiva: "Ringraziamo
Maria Eunice Kalil (per contatti: mabice at terra.com.br) per averci inviato
questo appello per il si' al referendum del 23 ottobre per la proibizione
del commercio delle armi diffuso dal 'Forum comunitario di lotta alla
violenza' di Bahia. Maria Eunice Kalil e' responsabile del 'Forum
comunitario di lotta alla violenza' di Bahia, Brasile (per contatti:
fccv at ufba.br). La traduzione italiana, non del tutto letterale, e' di Benito
D'Ippolito"]

Mi hanno ammazzato. E non potro' votare
per il disarmo che salva la gente.
Rubato mi hanno i miei anni e la vita.

Mi hanno ammazzato a quindici, a vent'anni
ho perso il conto di quante pallottole
hanno ficcato a forza dentro me.

Pallottole vaganti, casuali,
sparate tra le risa, a passatempo,
le carni mi trafissero ugualmente
quelle per caso e quelle d'improvviso
nell'attimo rabbioso, o con la mente
gelida. Un lampo, e tu non sei piu' niente.

Per futili motivi mi ammazzarono
per un sorpasso e per una frenata
per uno sguardo, un capogiro, un bacio.

Mi hanno ammazzato perche' c'era un'arma.

E non potro' votare piu'. Sarete
voi a votare anche per me, votando
quel si' che altre salvera' persone.

Quel si' che e' il modo di fare felice
ed onorare me, e molti, e tutta
l'umanita'. Il disarmo dona vita.

Il 23 ottobre vota si'.

3. MATERIALI. DIECI RAGIONI PER VOTARE SI'
[Da "Vittoria al mondo, si' all'umanita'" n. 4 del 4 ottobre 2005
riprendiamo il seguente testo estratto dal sito www.referendosim.com.br]

Il Brasile e' il paese nel mondo con il maggior numero di persone uccise da
armi da fuoco.
Nel 2003 ci sono stati 108 morti al giorno, in un anno quasi 40.000
(Datasus, 2003).
Le armi da fuoco sono la prima causa di morte dei giovani in Brasile.
Uccidono piu' che gli incidenti d'auto, l'aids o qualunque altra malattia o
causa esterna (Datasus, 2003).
*
1. Ci sono troppe armi in questo paese
Si stima che il numero totale di armi da fuoco in circolazione in Brasile
sia di 17,5 milioni (Iser - Small Arms Survey, 2005).
Solo il 10% di queste armi appartiene allo Stato (forze armate e polizia),
il resto, cioe' il 90%, e' in mano a privati.
E' ora che questo paese si disarmi.
*
2. Le armi sono fatte per uccidere
In Brasile il 63,9% degli omicidi sono commessi con armi da fuoco, mentre
solo il 19,8% sono causati da armi bianche (Datasus, 2002). Perche'?
Perche' le armi da fuoco uccidono con efficacia e senza nessun rischio per
l'aggressore. Di fronte a un coltello voi potete correre, gridare, dar
calci.
La probabilita' di morire in una aggressione con armi da fuoco e' molto
maggiore: ogni quattro feriti in casi di aggressioni con armi da fuoco, tre
muoiono (Datasus, 2002).
Anche i tentativi di suicidio con armi da fuoco sono piu' efficaci: nell'85%
dei casi hanno come risultato la morte (Annals of Emergency Medicine, 1998).
*
3. Tenere armi in casa aumenta il rischio, non la protezione
Usare le armi per legittima difesa avviene con successo solo dei film.
Secondo l'Fbi (Fbi, 2001), "per ogni successo nell'uso difensivo di un'arma
da fuoco per legittima difesa, ci sono 185 morti per arma da fuoco tra
omicidi, suicidi e incidenti".
Le armi in casa mettono in pericolo tutta la famiglia.
I padri tengono armi in casa per difendere le proprie famiglie, ma i loro
bambini finiscono per trovarle e provocare con esse tragici incidenti. In
Brasile ogni giorno due bambini (nella fascia d'eta' tra 0 e 14 anni)
restano feriti da colpi d'arma da fuoco accidentali (Datasus, 2002).
*
4. La presenza di un'arma puo' trasformare qualunque cittadino nell'autore
di un delitto
Le armi da fuoco trasformano screzi occasionali in tregedie irreversibili.
A San Paolo, secondo la Divisione Omicidi della Polizia Civile (Dhpp-Sp,
2004), la prima causa di omicidi e' la vendetta tra persone che si conoscono
e che non hanno nessun rapporto con il traffico delle droghe o altre
attivita' criminali.
Per farsi un'idea: a San Paolo le persone assassinate da ladri o rapinatori
corrispondono a meno del 5% delle vittime di omicidio (Segreteria della
Sicurezza Pubblica di San Paolo, 2004).
*
5. Quando c'e' un'arma in casa, la donna corre un pericolo molto maggiore di
essere colpita da un proiettile che non un criminale
Nelle capitali degli stati brasiliani il 44% delle uccisioni di donne sono
commesse con armi da fuoco (Datasus, 2002).
Due terzi dei casi di violenza contro le donne hanno per autore il marito o
il compagno (Dati statistici del Senato, 2005).
Secondo i dati dell'Fbi relativi al 1998 per ogni volta che una donna usa
un'arma per legittima difesa, 101 volte un'arma viene usata contro di lei.
*
6. In caso di aggressione a mano armata, chi reagisce con un'arma da fuoco
corre un maggior pericolo di morire
E' un mito credere che con un'arma il cittadino sia piu' protetto.
Nella maggioranza delle aggressioni, anche persone addestrate non hanno il
tempo di reagire ed usare la propria arma.
Quando il cittadino reagisce, corre un maggior rischio di essere ferito o
ucciso.
Una ricerca realizzata nello stato di Rio de Janeiro dimostra che "la
probabilita' di morire in una reazione armata a una rapina e' 180 volte
maggiore della probabilita' di morire quando non si attua una reazione
armata. La probabilita' di restar ferito e' di 57 volte maggiore di quando
non si attua una reazione armata" (Iser, 1999).
*
7. Il controllo sulle armi legali aiuta la lotta contro il crimine
Il mercato legale alimenta quello illegale. Per farsene un'idea basti
considerare che l'80% delle armi sequestrate dalla polizia di Rio de Janeiro
tra il 1993 e il 2003 sono armi a canna corta, il 76% sono di produzione
brasiliana, il 30% di esse erano legalmente registrate (Dfae, 2003). Le armi
che piu' uccidono in Brasile sono armi brasiliane, principalmente i revolver
38 prodotti dalla Taurus.
Le armi acquistate legalmente rischiano di cadere nelle mani sbagliate a
seguito di futrto, smarrimento o nuova vendita. Nel solo stato di San Paolo,
secondo la Segreteria della Sicurezza Pubblica, tra il 1993 e il 2000 sono
state rubate o perse 100.146 armi (14.306 all'anno). Ovvero: i criminali non
comprano le armi al negozio dell'armaiolo, ma sono le armi comprate al
negozio che vanno poi a finire nelle mani dei criminali.
*
8. Lo Statuto del disarmo e' una legge che disarma i criminali
La maggior parte degli articoli dello Statuto del disarmo (la legge n.
10.826 del 22 dicembre 2003) da' alla polizia i mezzi per potenziare la
lotta contro il traffico illecito delle armi e per disarmare i criminali.
La legge stabilisce l'integrazione tra la banca dati della polizia federale
sulle armi sequestrate, e quella dell'esercito, sulla produzione e
l'esportazione.
Finalmente le armi trovate nelle mani dei criminali possono essere
riconosciute e sequestrate, e le rotte del traffico smantellate.
Con la nuova legge tutte le nuove armi saranno contrassegnate dalla
fabbrica, il che aiutera' a risolvere e contrastare delitti, e scoprire le
fonti del traffico illecito di armi.
Per evitare e reprimere distrazioni di armi dagli arsenali delle forze di
pubblica sicurezza, anche tutte le munizioni in dotazione alle forze di
polizia saranno anch'esse contrassegnate.
L'implementazione dello Statuto del disarmo nella sua totalita' e' uno dei
principali strumenti di cui dispone oggi la societa' brasiliana per
disarmare i criminali.
*
9. Il controllo delle armi salva la vita
Le leggi per il controllo delle armi aiutano a diminuire i rischi per tutti.
In Australia a cinque anni dall'introduzione di una legge che ha
praticamente proibito la vendita delle armi da fuoco, il tasso degli omicidi
da armi da fuoco e' caduto del 50%; le uccisioni di donne sono diminuite del
57% (Australian Institute of Criminology, 2003).
Uno studio dell'Unesco, pubblicato nel 2005, dimostra che l'Australia, la
Gran Bretagna e il Giappone, in cui la circoalzione delle armi e' fortemente
limitata e controllata, sono tra i paesi del mondo in cui si uccide di meno
con armi da fuoco; mentre invece gli Stati Uniti, uno dei paesi che piu'
favorisce la diffusione delle armi, si trovano all'ottavo posto tra i paesi
piu' violenti del mondo.
In Brasile, confrontando i primi sette mesi del 2004 con i primi sette mesi
in cui e' entrata in vigore la Campagna di disarmo - dall'agosto 2004 al
febbraio 2005 -, uno studio del Ministero della Salute dimostra che l'indice
di riduzione dei ricoveri ospedalieri per lesioni da armi da fuoco a Rio de
Janeiro e' stato del 10,5% e a San Paolo del 7%.
*
10. Il disarmo e' il primo passo
La proibizione del commercio delle armi e delle munizioni, isolatamente, non
e' in grado di risolvere il problema della criminalita'. Ma e' un passo
fondamentale nella direzione di una societa' piu' sicura.
Dobbiamo continuare a lavorare per accordi internazionali per il disarmo,
per miglioramenti nel sistema giudiziario e nelle forze di polizia, e
naturalmente per la riduzione della diseguaglianza sociale nel nostro paese.
Ma per questo e' necessario fare il primo passo: il 23 ottobre si svolge il
primo referendum nella storia del Brasile. E' la nostra opportunita' di
decidere in quale tipo di societa' vogliamo vivere.
La vittoria del si' puo' essere l'inizio di una nuova storia, l'avvio di un
cambiamento profondo, un voltar pagina sulla questione della (in)sicurezza
in Brasile.
Per la prima volta abbiamo nelle nostre mani il potere di fare qualcosa per
il nostro bene piu' importante: la vita.
Non sprechiamo questa opportunita' lasciando tutto com'e' ora. Il 23 ottobre
diciamo si' al diritto a vivere. Votiamo per il disarmo.
*
Per maggiori informazioni si veda la versione sintetica del libro di Antonio
Rangel Bandeira e Josephine Bourgois, "Armi da fuoco: protezione o
rischio?", disponibile nel sito www.referendosim.com.br (la versione
integrale - con i grafici, le tabelle e le mappe, escluse dalla versione
disponibile nel sito - e' in vendita ad appena 10 reali preso le edicole di
giornali e le librerie in tutto il Brasile).

4. MATERIALI MARIA CECILIA DE SOUZA MINAYO: DICIAMO SI' AL REFERENDUM. CON
UN PICCOLO DECALOGO
[Da "La nonviolenza e' in cammino" n. 1076 del 7 ottobre 2005 riprendiamo il
seguente testo preceduto dalla seguente nota introduttiva: "Dal sito
www.referendosim.com.br riprendiamo il seguente intervento. Maria Cecilia de
Souza Minayo, sociologa, direttrice di Claves-Ensp-Fiocruz, e' una
ricercatrice della Fondazione Oswaldo Cruz (Fiocruz)"]

Diciamo si' al referendum per la proibizione del commercio delle armi in
Brasile.
Lo Statuto del disarmo e' stato gia' approvato dal Congresso nazionale.
Questa legge e' ampia e complessa, sicuramente valida, ed e' considerata
avanzata dagli esperti in materia. Tuttavia i legislatori hanno ritenuto
opportuno che si facesse un referendum su uno degli articoli dello Statuto:
quello che proibisce il commercio delle armi da fuoco nel paese.
*
Ritengo che qualunque persona impegnata per il bene pubblico eanche
specificamente per la salute pubblica concordi sulla necessita' di dire si'
alla proibizione del commercio delle armi da fuoco in Brasile. Impegnarsi
nella campagna per il si' e' oggi altrettanto importante che impegnarsi
nelle campagne di vaccinazione, di promozione della salute e di prevenzione
delle malattie. Non ci dimentichiamo che la violenza oggi nel nostro paese
e' la seconda causa di mortalita' per l'intera popolazione, ed e' la prima
causa per la fascia d'eta' tra i 5 e i 49 anni.
Attualmente non e' possibile parlare degli omicidi in Brasile senza che
emerga in tutta evidenza il ruolo fondamentale delle armi da fuoco
nell'esecuzione delle uccisioni: questa possente e malvagia tecnologia
alimenta uno dei maggiori mercati dell'economia globale. Le mappe della
violenza in Brasile dimostrano una consistente crescita parallela degli
omicidi e dell'uso delle armi da fuoco.
Se anche fosse vero che le armi da fuoco di per se' non promuovono la
violenza, esse sono comunque il mezzo piu' potente oggi disponibile in
Brasile per provocare la morte di esseri umani, soprattutto giovani e
adolescenti, rendendo il nostro paese uno dei primi nel mondo quanto a
uccisioni.
*
I dati relativi alla decade degli anni '90 analizzati dapprima da Peres
(2004) e successivamente da Souza e Lima (2004) evidenziano che circa il 60%
degli assassinii commessi nelle aree urbane brasiliane sono stati commessi
con armi da fuoco. Analogamente l'Organizzazione mondiale della sanita'
(Who, 2001) ha stimato che 2,3 milioni di morti violente avvenute nel mondo
nel 2000 erano state provocate da armi da fuoco: varie centinaia di migliaia
come risultato di omicidi, suicidi e vittime di conflitti bellici.
Analizzando i dati di 52 paesi ad alto reddito, l'Organizzazione mondiale
della sanita' nel 2001 ha calcolato che circa 115.000 persone sono morte
uccise da armi da fuoco ogni anno della decade degli anni '90. Di questi
decessi, 79.000 (il 69%) erano per omicidio, e piu' dell'80% delle vittime
erano uomini, principalmente nella fascia d'eta' giovane, tra i 15 e i 44
anni d'eta'.
*
Uno dei principali sofismi di coloro che sono favorevoli alle disponibilita'
di armi nelle mani della popolazione civile, e conseguentemente sono
contrari alla proibizione del commercio, e' che un'arma sarebbe una
sicurezza e una difesa personale in una societa' affetta dalla violenza.
Proibire al cittadino di comprare un'arma, per chi la pensa cosi', e' la
stessa cosa che privarlo dell'unica ed ultima possibilita' di reagire agli
orrori della violenza altrui, alla violenza sociale. ma questo argomento
emotivo contrasta flagrantemente con quanto emerge da tutti gli studi svolti
in varie aree da vari autori, soprattutto quelli dell'area della salute
pubblica. Negli Stati Uniti, per esempio, varie ricerche del Cdc (Centro
nazionale per il controllo delle malattie e degli infortuni) dimostrano che
tenere un'arma da fuoco in casa aumenta di 43 volte la possibilita' che
delle persone - compresi i familiari - siano uccise o ferite. Gli studi
dimostrano che se non dispongono di armi, le persone si vedono costrette a
discutere, argomentare, e anche quando si aggrediscono fisicamente in genere
non arrivano a provocare la morte di qualcuno.
*
Un altro argomento usato molto frequentemente a favore della libera
circolazione delle armi, e' che le persone perbene saranno danneggiate dalla
proibizione del commercio di esse, poiche' aggressori e criminali
continuerebbero comunque a procurarsele con mezzi illeciti, come hanno
sempre fatto. Questa tesi e' vera solo in parte, ed in parte e' palesemente
falsa e quindi ingannevole. E' chiaro che i criminali non vanno ad
acquistare le armi in armeria, e continueranno quindi a  rifornirsene
attraverso il mercato illegale. Ma questo e' un fatto criminale di cui deve
occuparsi la polizia e la magistratura penale. Se il criminale non consegna
le armi, esse devono essere sequestrate dalle forze addette alla repressione
del crimine. La verita' e' che le persone oneste non sono affatto
danneggiate dall'approvazione dell'articolo della legge sul disarmo che
prioibisce il commercio delle armi. Anche perche', purtroppo, piu' della
meta' degli omicidi commessi con armi da fuoco non avvengono in seguito ad
aggressioni da parte di criminali, accadono invece tra persone comuni,
normali lavoratori, come forma di reazione esacerbata fino alla tragedia nel
corso di conflitti interpersonali. Molta gente muore a causa della
degenerazione di screzi tra conoscenti, liti tra vicini, controversie
coniugali, e soprattutto dopo essersi ubriacata al bar, quando le persone
perdono il controllo delle proprie emozioni e reazioni.
Pertanto, diciamo si' alla proibizione del commercio delle armi. Diciamo si'
alla vita.
*
Se occorressero altri argomenti per persuadere della giustezza del si' al
disarmo i vicini e i colleghi, oltre gli argomenti  gia' menzionati propongo
quelli formulati dall'antropologo ed operatore sociale Rubens Cesar
Fernandes (2004), segretario esecutivo del movimento "Viva Rio",
personalmente ed istituzionalmente impegnato nel movimento per il disarmo,
che ha esposto le  ragioni del si' organizzandole in forma di decalogo:
1. le armi da fuoco minacciano le persone che ci sono vicine, trasformando
banali conflitti in tragedie irreversibili;
2. le armi da fuoco favoriscono gli incidenti;
3. le armi da fuoco sono piu' efficaci per aggredire che per difendere, in
quanto strumenti di violenza;
4. le armi da fuoco sfuggono al controllo delle persone, delle autorita'
legittime e della societa';
5. le armi da fuoco rendono la polizia prigioniera della loro logica;
6. le armi da fuoco trasformano adolescenti e giovani in pericolosi
aggressori;
7. le armi da fuoco aumentano la gravita' dei problemi e delle lesioni nei
conflitti;
8. le armi da fuoco non proteggono i cittadini;
9. le armi da fuoco sono strumenti nelle mani della criminalita'
organizzata;
10. le armi da fuoco alimentano il traffico clandestino e illegale dei beni
e dei prodotti nazionali ed internazionali.
*
Per concludere, credo che sia importante chiarire la portata della decisione
di dire si'.
E' chiaro che la proibizione del commercio delle armi, di per se', non e'
sufficiente a mettere fine alla violenza, e noi potremmo restare frustrati
se, proibito il mercato delle armi, nella pratica non ci sara' subito un
cambiamento profondo. Le cause della violenza sono molte e complesse,
profonde e radicate, ed occorre analizzarle in tutta la loro estensione e
nelle loro interrelazioni. E' compito dello stato e dei cittadini impegnarsi
per comprenderne le origini e per trovare le vie del suo superamento.
Ma intanto agire per la proibizione del commercio delle armi e' una scelta
possibile per tutti ed utile a tutti.
Infatti l'uso delle armi ha l'effetto di provocare conflitti e di gestire i
conflitti con la violenza vigliacca che costringe al silenzio le persone
senza che possano esporre le loro ragioni. Le armi perpetuano la logica
militarista e autoritaria nella risoluzione dei conflitti. Di piu': esse
oscurano quei valori di solidarieta', di temperanza e di pazienza, le belle
virtu' del popolo brasiliano, popolo consciuto qui e nel mondo intero per la
sua capacita' di fondere ed armonizzare le differenze.
*
Dire si' alla proibizione del commercio delle armi e' naturalmente solo un
primo passo nella costruzione della pace che vogliamo.
La pace cui aspiriamo e' attiva e positiva.
E' la pace di chi fa la storia del cambiamento con l'aumento dell'inclusione
sociale e della creazione di opportunita' per tutti, e soprattutto per i
giovani poveri, che sono le principali vittime di omicidi.
E' la pace della costruzione di una societa' piu' giusta, che sia capace di
sconfiggere la disperazione di quei brasiliani che pensano che verranno
ascoltati solo se ricorrono alla forza delle armi; e' la pace crestituisce
diritti, dignita' e speranza a tutti; la pace che contrasta e sconfigge la
violenza; la pace delle iniziative che dimostrano che vale la pena di vivere
in un paese in cui e' possibile far valere le proprie ragioni con la parola,
con un gesto d'affetto, e con un fiore, piuttosto che con un'arma assassina.
*
Alcuni riferimenti bibliografici:
- Fernandes, R. C. 2004. Dodici ragioni per proibire il commercio delle
armi, in Rede Gandhi: desarmar para viver, Brasilia, Conasems.
- Peres, M. F. T., 2004. Mortalidade por armas de fogo no Brasil, 1991-2000,
Brasilia, Ministero della Salute, Who/Opas/Sas/Nev-Usp.
- Souza, E. R. e Lima, M. L. 2004. Violenza interpersonale: omicidi e
aggressioni, in: Rapporto brasiliano sulla violenza e la salute,
Ms/Opas/Claves.
- Who (World Health Organization: Organizzazione mondiale della sanita'),
2001. Small arms and global health: Injuries Violence Prevention Department,
Non-communicable Diseases and Mental Health. Ginevra, Who.

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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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Numero 267 del 28 novembre 2008

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