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Minime. 677



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 677 del 22 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Alessandra Coppola: Femminicidio
2. Luciano Bonfrate: La lavatrice
3. Marco Beck: Mario Pomilio
4. Lawrence Fane
5. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
6. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
7. L'Agenda dell'antimafia 2009
8. Riedizioni: Niccolo' Machiavelli, Il Principe. Discorsi sopra la prima
Deca di Tito Livio. Dell'arte della guerra
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. MONDO. ALESSANDRA COPPOLA: FEMMINICIDIO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo il seguente articolo apparso sul "Corriere della sera" del 14
dicembre 2008 col titolo "Le madri coraggio messicane: Fermate lo sterminio
di donne"]

"Morirai". Quasi ogni notte qualcuno al telefono le annuncia "te vas a
morir" o le fa ascoltare una canzone che in Messico accompagna i funerali.
Norma lo racconta cosi', senza aggettivi. Ne ha passate di peggiori da
quando sei anni fa, "era un sabato", hanno rapito sua figlia Paloma
Angelica, 16 anni, e l'hanno fatta ritrovare nel deserto al confine con gli
Usa, un mese dopo, i vestiti abbottonati e ancora lo smalto alle unghie,
uccisa. Da allora il marito si e' ammalato di nervi, il figlio ha dovuto
cambiare scuola perche' un'auto senza targa continuava a passare davanti
alla sua aula, e Norma ha smesso di lavorare alla maquiladora dove
assemblava elettrodomestici dall'eta' di 15 anni - 4 euro al giorno - per
dedicarsi a tempo pieno all'associazione che con altre madri ha contribuito
a creare: "Justicia para nuestras hijas". "Quando ritrovammo il corpo di
Paloma i giornalisti continuavano a chiedermi: che cosa cerca ora? Io
rispondevo: giustizia per mia figlia. Voglio trovare chi l'ha uccisa". Una
donna bassina e tonda, 42 anni e un'istruzione elementare, che sfida un
groviglio di mafie, polizie corrotte, politici conniventi, rituali osceni,
paure. Norma Ledezma Ortega scrolla le spalle e va avanti: "L'ho promesso a
Paloma".
Non succede solo a Ciudad Juarez. La figlia di Norma e' scomparsa nel centro
di Chihuahua, la capitale dell'omonimo Stato, 350 km piu' a Sud: solito
copione, pieno giorno, neanche un testimone. Analoghe segnalazioni di
ragazze scomparse arrivano da tutta la regione. Accompagnate, ogni tanto,
dai ritrovamenti: lo scorso 23 novembre sono apparsi i resti di Gabriela, 14
anni, nuda e sgozzata. "Femminicidio" si dice ormai anche in italiano, una
storia che va avanti da 15 anni in un contesto nuovo, pero', di esplosione
di violenza: 5.376 assassinii in Messico dal primo gennaio al 30 novembre
2008. Il primato resta agli Stati settentrionali: almeno 20 morti al giorno
nel Chihuahua. Il giornalista Sergio Gonzalez Rodriguez, (Ossa nel deserto,
Adelphi) parla di "frontierizzazione": al confine e' stato sperimentato che
si possono compiere i crimini piu' atroci nella sostanziale impunita',
spiega, questo ha consentito alla violenza di propagarsi senza ostacoli a
tutto il Paese. "Le organizzazioni internazionali hanno calcolato che in
Messico il 99% dei reati resta senza responsabili. Da anni segnaliamo che
l'assenza di castigo avrebbe fatto da afrodisiaco per i criminali: cosi' e'
stato". A Ciudad Juarez piu' che altrove. E' come se tutti gli stupratori e
gli assassini di ragazzine si fossero dati appuntamento in questo lembo di
deserto.
Mietitura di donne: Safari in Messico ha coniato in un libro la giornalista
di El Paso (la cittadina Usa dall'altra parte della frontiera) Diana
Washington Valdez, che dal suo blog (dianawashingtonvaldez.blogspot.com)
tiene il conto delle violenze. Nella sua ricostruzione, i passatempi osceni
della bande locali, i riti di affiliazione alle cosche col sacrificio di
minorenni, sarebbero diventati una sorta di attrattiva turistica. Con una
conseguenza impressionante. Il fenomeno degli omicidi seriali, cominciato
nel '93, si muoveva al ritmo di una trentina di casi l'anno: 437 in totale a
fine 2007. Con tutte le difficolta' a fare i calcoli, tra le autorita' che
sminuiscono, le desaparecidas che non vengono conteggiate, le violenze che
non recano il marchio dei clan, ma che comunque sono incoraggiate dal clima
di impunita' e machismo. "Da gennaio, pero', le segnalazioni sono almeno
130: il livello piu' alto mai registrato": Marisela Ortiz Rivera, leader di
"Nuestras hijas de regreso a casa", ha aiutato Norma e le altre donne di
Chihuahua quando si sono ritrovate davanti l'orrore, perche' l'aveva gia'
visto. Insegnante di Ciudad Juarez, ha perso molte allieve all'uscita della
scuola o al rientro dal turno alla maquiladora. "All'inizio non ne avevo
capito la portata. Finche' ho chiesto aiuto ad alcuni parlamentari e mi sono
sentita rispondere: lasci perdere, troppo pericoloso".
In questa storia, aggiunge ancora Gonzalez Rodriguez, c'entrano il
narcotraffico e il riciclaggio di denaro, con un giro enorme di soldi che
comprano e corrompono, e una rete di pesanti agganci fin dentro lo Stato.
Per provare a uscirne, insistono Norma e Marisela, l'unica via e' il
sostegno internazionale. Anche in Italia. Le due donne sono reduci da una
serie di iniziative promosse a Genova dall'associazione Alfabeti. A Milano
sono state ospiti del mensile dei gesuiti "Popoli". Torino ha assegnato la
cittadinanza onoraria a Marisela, e nella stessa delibera anche all'autore
di Gomorra, Roberto Saviano, che si sta interessando alla vicenda e ha a
lungo parlato al telefono con la donna. Ieri, lo scrittore Maurizio Braucci,
sceneggiatore del film Gomorra, ha accolto Marisela a Napoli. Amnesty Italia
e Arci-Sur stanno per lanciare il sito mirajuarez.org

2. LE ULTIME COSE. LUCIANO BONFRATE: LA LAVATRICE

Eravamo cosi' poveri che guardavamo
la televisione nelle lavatrici
dietro la vetrina della lavanderia.
Le matte risate ricordo
ricordo lo sguardo sgomento
dei passanti che ci condannavano:
Sono poveri, si sa, sono stupidi.

Poi al bar dello sport una sera guardando
la televisione mi accorsi che anch'essa
altro non era che una lavatrice
in cui i panni degli assassinati
del sangue venivano lavati
e quelli che li avevano indossati
dimenticati erano per sempre.

3. PROFILI. MARCO BECK: MARIO POMILIO
[Dal mensile "Letture", n. 624, febbraio 2006, col titolo "Mario Pomilio" e
il sommario "Con Il quinto evangelio, capolavoro assoluto, Pomilio ha
toccato il confine tra la parola letteraria e la Parola di Cristo. Ma tutta
la sua opera testimonia uno straordinario impegno morale sui cardini di
vita, cultura e fede"]

Un trentenne intellettuale abruzzese di nome Mario Pomilio, dedito a studi
d'italianistica, autore di saggi per soli addetti ai lavori, non avrebbe
forse mai intrapreso una brillante carriera letteraria, destinata a
conferirgli stima e notorieta' internazionali, senza un fatidico incontro,
nel marzo del 1953, con una suora ospedaliera. A rievocare quell'episodio
fu, molti anni dopo, lo stesso scrittore, pubblicando nel piu'
autobiografico dei suoi libri, Scritti cristiani (1979), una lettera aperta
indirizzata all'anonima religiosa, vero "angelo della carita'" che, nella
clinica di Napoli dove la moglie di Pomilio era stata ricoverata per un
delicato intervento chirurgico, rivelo' ai due coniugi il grado umilmente
eroico delle sue evangeliche virtu'. Il giovane studioso ne fu colpito sino
al punto di rimettere in discussione l'agnosticismo connesso alla sua
militanza nella sinistra laicistica e secolaristica. Nella sua coscienza
riaffioro' il sostrato di religiosita' "fisiologica" che vi aveva impresso,
durante l'infanzia e l'adolescenza, un'educazione cattolica di onesto stampo
tradizionalista, quale circolava in famiglia e negli ambienti ecclesiali
della provincia d'origine. Ne scaturi' una rinnovata, lucida adesione ai
fondamentali valori cristiani, sottoposti successivamente a verifica nel
ricorso diretto al messaggio di Cristo e nella meditazione della Parola
biblica non meno che nello stile della prassi quotidiana;
nell'approfondimento delle radici manzoniane del cattolicesimo liberale non
meno che nell'attrazione per l'aggiornamento proclamato dal Concilio
Vaticano II e nella reverente ammirazione per Giovanni XXIII e Paolo VI.
In pari tempo, la scintilla del cortocircuito spirituale scoccato al
capezzale della moglie sofferente accese la fiamma di un'ispirazione
letteraria caratterizzata, fin dall'esordio con L'uccello nella cupola
(1954), da una tensione morale, da una concentrazione sulle problematiche
esistenziali in tutta la loro dirompente drammaticita', da una "disposizione
a percepire l'essenza creaturale" dei propri personaggi, "a sentirli e
trattarli anzitutto come anime", che non si sarebbero piu' placate. E che
avrebbero generato le opere cruciali della maturita'. "In breve" concludeva
Pomilio con disarmante franchezza nella Lettera a una suora, "sono nato
scrittore all'indomani di quell'incontro e assai probabilmente proprio in
seguito a quell'incontro".
E' legittimo incastonare questa metanoia, questo radicale "mutamento di
pensiero", questa svolta quasi vocazionale, nella sacra teca delle
conversioni? La risposta non puo' che essere ancipite, a seconda del
paradigma di riferimento. Negativa se si rapporta il concetto di conversione
al modello (per tanti altri aspetti ricco d'influssi su Pomilio) di
Alessandro Manzoni, sia come protagonista di una transizione
mistico-intellettuale dalla negazione al pieno assenso, sia come cantore
della "bella immortal benefica / Fede ai trionfi avvezza". Affermativa,
invece, se si opta per una diversa accezione, piu' dinamica, piu'
novecentesca e, in sostanza, postconciliare, messa cosi' a fuoco dall'autore
degli Scritti cristiani: "un richiamo alla continua mobilitazione della
coscienza, un invito a vivere la nostra vita in tensione, in quella continua
'conversione' che [...] e' il contrario del riposo morale (come lo chiamava
il Manzoni), dell'inerzia spirituale, dell'adagiarsi assuefatto nel tran
tran dell'esistenza". Piuttosto che un convertito stricto sensu, Pomilio va
quindi considerato un "credente pensante", per usare una categoria familiare
al cardinale Carlo Maria Martini: un "cristiano interrogante e inquieto"
(Carlo Bo), rigenerato da un'impegnativa ricerca di fede che conobbe alterne
fasi di crescita, sosta, regressione, crisi, recupero e irreversibile
slancio, fino a culminare nell'impresa del Quinto evangelio.
*
La cattedrale e il battistero
Ed ecco dunque evocato il libro indiscutibilmente piu' significativo di
Mario Pomilio, appunto Il quinto evangelio: capolavoro assoluto, sinfonico
epos cristiano, opera letteraria tra le piu' memorabili del XX secolo per
l'equilibrio tra mole e qualita' della scrittura, per la complessita'
d'orchestrazione, per la stratificata storicita' del disegno, per il
connubio tra rigore filologico e arditezza d'invenzione narrativa, per
l'iridescente varieta' tematica, tonale, stilistica, lessicale. In un'epoca
in cui il consenso della critica piu' esigente poteva ancora coniugarsi con
il successo decretato dal pubblico (italiano e straniero) a suon di copie
vendute, Il quinto evangelio conquisto' il Premio Napoli, il Prix du
Meilleur Livre Etranger in Francia, il Premio Pax in Polonia;
contemporaneamente, nel solo quadriennio 1975-1978, assommava la bellezza di
quindici edizioni. Ancora oggi, a sedici anni dalla scomparsa dello
scrittore, quando - troppo di rado, in verita' - il nome di Pomilio riemerge
dal pozzo dell'oblio, lo si associa riduttivamente, tutt'al piu' aggiungendo
Il Natale del 1833, al Quinto evangelio. Ne deriva un effetto prospettico
simile a quello cui assistiamo allontanandoci da una piccola citta' d'arte
sita in cima a un poggio: da un certo punto in poi, il nostro sguardo non
scorge piu' che il profilo della cattedrale, svettante al di sopra
dell'abitato, mentre ogni altro edificio viene inghiottito da una macchia
indistinta, destinata a confondersi con la sagoma del colle e a scomparire.
Pomilio e' ben altro che un auctor unius libri. Mala penuria di ristampe
delle sue opere "minori", l'assenza di una sistemazione organica del corpus
pomiliano, l'imperdonabile disaffezione degli studiosi e dei docenti fanno
si' che, sull'orizzonte ormai brumoso del Novecento, resti visibile, dello
scrittore abruzzese, solo quell'unico romanzo-saggio oggi saltuariamente
citato.
Pressoche' impercettibile risulta in particolare, ai piedi della cattedrale
"quintevangelica", il minuscolo battistero che pure, nel paesaggio creativo
di Pomilio, costituisce l'incunabolo primigenio: un mannello di poesie
giovanili, in parte edite alla spicciolata su riviste letterarie, in parte
inedite. Le rinvenne entro un dimesso raccoglitore, distribuite in due
sezioni, Improvvisi (1949) ed Emblemi (1953), il figlio Tommaso. Ed Emblemi
e' anche il titolo complessivo della silloge di cui lo scopritore ha curato
la pubblicazione nel decennale della morte del padre (2000), suggellandola
con un'illuminante postfazione. Duplice il valore di questi versi, intrisi
di sfavillanti riverberi marini e di penombre pulviscolari: da un lato la
loro intrinseca espressivita', nel segno di un simbolismo memore di Eliot e
accostabile sia al Rebora dei Frammenti lirici sia al Luzi di Primizie del
deserto, ma debitore soprattutto al Montale delle Occasioni; dall'altro, la
loro funzione di antesignani rispetto a temi, sentimenti, atmosfere di cui
si nutrira' la produzione narrativa. La farfalla del romanziere sembra, ad
esempio, gia' incorporata nella crisalide del poeta di Sosta a Pozzuoli:
"Forse / l'umano e' solo in questa / fraternita' perenne, in questo nostro /
[...] dare un volto / [...] all'amore / vegliato oltre la morte".
*
Scrittore antropocentrico
Studente dotatissimo, vorace di letture, vincitore di un premio nazionale di
composizione latina, giunto diciottenne al traguardo della maturita'
classica, Mario completo' la sua educazione intellettuale alla Normale di
Pisa, dove, dopo la pausa della guerra, si laureo' in Lettere con una tesi
su Pirandello narratore (1945). Da questo nucleo di riflessione su un autore
sempre appassionatamente scandagliato germoglio' poi, nel 1966, il saggio La
formazione critico-estetica di Pirandello. Ma gia' negli anni '40/'50 il
precoce saggismo pomiliano si era diramato in altre direzioni: Svevo,
Foscolo, Cellini, Poliziano, Erasmo da Rotterdam. Nel triennio 1950-'52, due
borse di studio gli consentirono di svolgere, prima a Bruxelles poi a
Parigi, indagini storico-critiche sul Neoplatonismo.
Tornato in Italia, nell'insegnamento e nella ricerca analizzo' i grandi
movimenti della narrativa europea tra Otto e Novecento. Su questo sfondo
spiccano i saggi La fortuna del Verga (1963) e Dal naturalismo al verismo
(1966). Confrontando tematiche e tecniche dei piu' eminenti romanzieri
italiani e francesi, sensibile alla lezione dei cattolici Mauriac, Bernanos,
Greene, ma soprattutto ancorato alla "poetica del vero" intesa come "punto
di forza della rivoluzione operata dal Manzoni", Pomilio forgio', nella sua
fucina di critico letterario intensamente coinvolto anche nell'attualita'
culturale (basti citare l'esperienza della rivista napoletana "Le ragioni
narrative", condivisa con Prisco e Rea, cui segui' un'imponente militanza
pubblicistica), strumenti raffinati da impiegare sul versante creativo.
Convinto che "il narratore dia la misura di se' solo collocandosi al centro
dell'animo dell'uomo", Pomilio apprezzava la pietas del Verga, capace di
"stare con le sue creature soffrendo con loro". Reciso, nel contempo, il
rigetto del Neorealismo unidimensionale, orizzontalmente privo di un cielo
metafisico. Civile ma inflessibile, poi, la polemica contro la
"disumanizzazione dell'arte" perseguita dalle Neoavanguardie, contro il
provocatorio, astratto sperimentalismo del nouveau roman e del "Gruppo 63";
emblematica, in tal senso, la querelle sottesa all'affondo della Grande
glaciazione, fulcro della raccolta di saggi e interventi dati alle stampe
nel 1967 con un titolo "epocale": Contestazioni.
Coglie nel segno, percio', Raffaele La Capria quando sottolinea la feconda
simbiosi, in Pomilio, di "due vocazioni", l'armonizzarsi dello "scrittore di
prim'ordine" con il "grande critico": donde "il tono inconfondibile, l'alta
qualita' morale" che contrassegnano i suoi romanzi. Ed e' appunto questo lo
stemma inciso su ogni pagina fin dalla sua prima prova narrativa,
quell'Uccello nella cupola alla cui stesura di getto la testimonianza della
suora infermiera aveva potuto fare da "detonatore" - come suggerisce Fulvio
Scaglione - proprio perche' la "carica" concettuale era "gia' pronta".
Pubblicato in clima ancora preconciliare ma pervaso di presentimenti
roncalliani, controcorrente rispetto alla temperie neorealista, il romanzo
ambienta nella cornice di Teramo i drammi incrociati di un giovane
sacerdote, bisognoso di verifica sul proprio ministero, e di una giovane
donna tormentata da sensi di colpa, penitente ansiosa di espiazione. Inibito
da un arido rigorismo, don Giacomo non riesce a salvare Marta
dall'autodistruzione. Ma la sconvolgente esperienza pastorale cosi' maturata
lo guidera' verso un umile riconoscimento della fragilita' umana redenta
dalla misericordia di Dio.
La dialettica del rapporto conflittuale fra bene e male, che nel romanzo
d'esordio aveva indossato l'abito bernanosiano di un incontro-scontro fra il
peccato e la grazia nel segreto della coscienza, cede il passo nel Testimone
(1956) a una sfida che alla violenza del crimine contrappone, in uno
squallido scenario parigino, l'intransigenza di una giustizia non meno
aggressiva. Anche qui si affrontano un uomo e una donna, un rappresentante
dell'istituzione e una creatura infelice, socialmente alla deriva: il
commissario Duclair e Jeanne, compagna di un delinquente. Venata di
sfumature "gialle", la vicenda perviene a un esito tragico, sbocco fatale
dell'incapacita' di elevarsi a un superiore ordine di valori. L'empatia
dello scrittore si fa tuttavia solidale con la disperazione "di un mondo che
si dibatte nei compromessi d'una morale provvisoria, relativa, inadeguata".
Concepito fin dal 1951 ma scritto solo nel 1957 e pubblicato l'anno
successivo, il racconto lungo (o romanzo breve?) Il cimitero cinese merita
di essere valutato come una delle piu' belle, limpide e profonde love
stories del Novecento. Un giovane studioso italiano residente a Bruxelles,
anonimo io narrante e palese alter ego di Pomilio, incontra a una festa una
solitaria studentessa tedesca. La disinvoltura con cui la ragazza, Inge, lo
invita a un viaggio in macchina lungo la costa francese della Manica eccita
la sua fantasia latina. Non sara', invece, una facile avventura. I due
viaggiatori si scoprono, si', attratti da un sentimento sincero, ma, figli
di nazioni compromesse da infami responsabilita' negli eccidi del recente
conflitto mondiale, per riuscire a esprimersi e donarsi amore dovranno prima
rivivere, in chiave simbolica, gli orrori perpetrati sulle rive di
quell'oceano. La visita a un insolito, sereno cimitero di guerra
trasmettera' a entrambi un senso di catarsi, di riconciliazione e pace,
preludio forse al loro impegno per la costruzione di una nuova Europa unita.
Excursus di fantapolitica ad alta temperatura etica, Il nuovo corso (1959)
e' la storia di un'effimera illusione collettiva. In un Paese oppresso da un
regime totalitario, un falso scoop dell'unico giornale di partito entusiasma
una piccola citta' il mattino in cui vi si annuncia l'avvento di un "nuovo
corso" all'insegna della democrazia. Scoperto ben presto l'inganno, il
giornalaio Basilio, eroe di quella fugace utopia, ne diventa anche il
martire, immolandosi in un rogo suicida. Con toni di satira amara e
paradossale, Pomilio si cimenta in un apologo orwelliano che
retrospettivamente allude alla repressione della rivolta ungherese del 1956,
mentre profeticamente presagisce la "primavera di Praga" del 1968 e il
sacrificio di Jan Palach.
*
Scacco politico, scatto di fede
"Avevamo creduto di navigare a vele rosse sul mare della storia, ed ecco ci
rassegnavamo a fare del piccolo cabotaggio": questo il desolante bilancio
che Marco Berardi, protagonista del romanzo politico-psicologico La
compromissione (1965), intellettuale della provincia abruzzese impegnatosi
come militante della sinistra, con ambizioni frustrate dalla sconfitta del
Fronte popolare nelle elezioni del 1948, stila per se' e per la generazione
uscita dalla Resistenza perseguendo il discutibile ma anche generoso
progetto di rifondare l'Italia repubblicana sulla base dell'ideologia
marxista. Quel fallimento esaspera il processo di caduta degli ideali.
Spinge comunisti e socialisti verso un pigro imborghesimento. Instaura
un'ambiguita' striata di redditizia collusione con il potere democristiano.
Incapace nel suo velleitario indifferentismo di aderire a un sistema di
autentici valori, laici o religiosi, Berardi scivola in una spirale di
compromessi, errori, colpe. E non solo corrode la sua ricollocazione
politica all'ombra del suocero, senatore della Dc, ma finisce per annientare
la sua vita privata: bruciato ogni residuo di amore e stima coniugali, si
degrada fino al punto di tradire la moglie, per una liaison insignificante,
mentre e' ancora ricoverata dopo un aborto terapeutico. Non resta, a
Berardi, che macerarsi nei dubbi, nei rimorsi, nell'angoscia di una crisi
irreversibile. D'altronde, proprio imprimendo uno stigma inequivocabilmente
negativo sulla parabola esistenziale del suo personaggio, Pomilio - come ha
osservato Silvio Guarnieri - "riafferma l'esigenza di una nuova meta, di una
nuova risoluzione".
Una meta, una risoluzione radicalmente nuova sarebbe stata raggiunta di li'
a dieci anni, nel 1975. E che meta! Nientemeno che Il quinto evangelio: "Uno
spartito sinfonico quale nessun'altra civilta' letteraria novecentesca aveva
prodotto in Europa e fuori" (Maffeo), "un mosaico quanto mai seducente,
[...] un'indiavolata mescolanza di storia e di fantasia" (Castelli),
"letteratura visitata dalla teologia, come spesso nei veri, grandi
capolavori" (Cavalleri). Diciassette "capitoli" sgranati in quattrocento
fitte pagine. Cinque anni di lavoro, a partire da "una febbrile mattina
dell'agosto 1969" in cui germoglio' "l'idea del quinto vangelo, del libro
dei Libri, o dell'apocrifo degli Apocrifi, che prolunga e reinvera
perpetuamente il messaggio" di Cristo. L'idea, cioe', di un romanzo-saggio
che raccontasse, in un arco storico coesteso all'intera vita della Chiesa,
il "mito" di un Vangelo sconosciuto, ripetutamente intravisto, balenante per
frammenti, sfuggente, mai raggiunto, scrigno di un arcano "supplemento di
rivelazione"; metafora, in definitiva, dei quattro Vangeli canonici nel loro
continuo reincarnarsi nella storia dell'umanita', grazie a quella "delega
permanente della Parola" la quale fa si' che ciascuna generazione compia una
lettura diversa dei sacri testi e ne operi una vivificante applicazione, con
cio' scrivendo simbolicamente un "suo" inedito Vangelo. Spunto iniziale di
questa polifonica partitura, abbrivio che poi si dilata a cornice in una
molteplicita' di echi, rimandi, rifrazioni, e' l'esperienza vissuta, alla
fine della seconda guerra mondiale, da un ufficiale americano, Peter Bergin,
nella canonica di una chiesa semidistrutta, a Colonia: il rinvenimento, tra
le carte appartenute a un sacerdote tedesco, di tracce che presuppongono
l'esistenza di un misterioso Vangelo extracanonico. Prende cosi' l'avvio una
trentennale ricerca dei suoi lacerti, sparsi per ogni epoca e lembo
d'Europa. Non approdera', Bergin, alla scoperta risolutiva, ma dopo la sua
morte la "quete" sara' perpetuata dagli allievi. Geniale "falsario", Pomilio
fabbrica fonti fittizie o manipola fonti autentiche, con un'operazione di
straordinaria mimesi linguistica che ricrea la patina sintattico-lessicale
propria di ciascun contesto storico. In un vertiginoso itinerario fra
cristologia e antropologia, fra ortodossia ed eresie, fra filologia e
immaginazione, si snodano lettere, cronache, leggende, memoriali, grumi di
versetti apocrifi, sprazzi poetici. Il mimetismo insieme concettuale e
stilistico risalta soprattutto in quattro "episodi" di potente spessore
narrativo: Il manoscritto di Vivario (un epistolare che attraversa il
continente lungo una pista di sette secoli); Il Cristo di Guardia (epopea di
un giovane predicatore valdese condannato dall'Inquisizione a ripercorrere
le orme del Crocifisso); Vita del cavalier Du Breuil (evoluzione di un
gentiluomo convertito: dalla severa ascesi di perfezione dei giansenisti
all'apertura verso la speranza e la gioia della salvezza); La
giustificazione del sacerdote Domenico De Lellis (nella Napoli del
Settecento, l'opzione di un giovane prete a favore dei diseredati, in
polemica con un clero sfarzoso e corrotto). Mentre a concludere la
navigazione a' la trace del "criptovangelo" e' addirittura un testo
teatrale, il dramma Il quinto evangelista, ambientato nella Germania del
1940, in cui si riannodano tutti i fili problematici, tutte le inquiete o
appassionate interrogazioni intorno alla vera identita' dell'Uomo di
Nazareth, con un'efficacia anche scenica comprovata dall'allestimento di
Orazio Costa per il Festival di San Miniato del 1975. In definitiva, riletto
a oltre trent'anni dalla pubblicazione, Il quinto evangelio conserva
inalterate le ragioni del suo fascino: il primato che, sulla via della
santita', l'intelligenza e la sapienza dello scrittore assegnano alla
carita'; il magistero di una prosa sempre calibrata nelle sue infinite
screziature; l'attualita' di un afflato postconciliare inesauribilmente
proteso al rinnovamento.
*
La serenita' oltre il dolore
Il biennio 1978-'79 e' scandito da una coppia di libri alquanto disuguale.
Risalenti alla fine degli anni '60, i racconti compaginati nella raccolta Il
cane sull'Etna rappresentano i relitti di un romanzo naufragato, cinque
referti sulla crisi creativa che Pomilio affronto' dopo La compromissione e
supero' con il grande colpo d'ala del Quinto evangelio: singolare
manifestazione di una parentesi "sperimentale", con un'estensione della
tastiera ai registri dell'ironia, del grottesco e del surreale. Ben altro
significato rivestono invece i quattordici Scritti cristiani, simili a
luminosi satelliti in orbita intorno ai due pianeti della famiglia (le
Lettere al padre, alla figlia, a una suora) e del romanzo maggiore, di cui
mettono a nudo alcune fertili radici (Cristianesimo e cultura, La Bibbia e i
Vangeli come letteratura, la lucida Preistoria di un romanzo, ricostruzione
dei nessi fra progettualita' e operativita' nel complesso sviluppo
dell'opera).
Quella che Pietro Gibellini ha definito "la filologia fantastica di
Pomilio", la sua attitudine a trascendere la realta' storica per attingere
una superiore verita' artistica, torna a librarsi nel romanzo breve Il
Natale del 1833 (Premio Strega 1983). Al centro della scena, sfingeo "motore
immobile", si staglia Alessandro Manzoni, "prigioniero della fede" e del suo
palazzo milanese. Dove un lutto lancinante, la morte dell'adorata sposa
Enrichetta Blondel, lo ha trafitto proprio nel giorno della Nativita' di
Cristo. Ma e', il suo, uno strazio intimo, come un'implosione dell'anima,
che quasi non trapela all'esterno e lascia solo scarni sedimenti scritti:
fugaci accenni nella corrispondenza e, soprattutto, i due abbozzi poetici
del Natale del 1833, due "aborti" che nella loro desolata frammentarieta'
testimoniano una sorta di impotentia scribendi per eccesso di sofferenza.
Fin qui l'oggettivita' dei documenti. La fuga in avanti della soggettivita'
romanzesca consiste in una finissima perlustrazione degli stati d'animo del
vedovo: un'acrobatica anatomia della sua sensibilita' religiosa, un'indagine
sul drammatico, sfaccettato modificarsi del suo rapporto con un Dio non piu'
amorosamente vicino in Cristo, ma silenziosamente lontano, non tanto
"pietoso" quanto "terribile". Con felice espediente, Pomilio scruta i minimi
segnali esterni della tempesta in atto nel cuore di Alessandro attraverso lo
sguardo trepido e intuitivo di Giulia Beccaria, capace di cogliere, del
figlio, non soltanto i gesti, i trasalimenti, le preghiere, ma persino i
progetti letterari (fittizi, beninteso: un Giobbe, una rielaborazione della
Colonna infame) partoriti dall'arrovellarsi - fra contestazione, dubbio e
recupero della pienezza di fede - intorno all'interrogativo destinato a
tormentare l'umanita' sino alla fine dei tempi: "Perche' il dolore nel mondo
nonostante Dio?".
Come Manzoni interruppe la stesura del Natale, cosi' anche Pomilio lascio'
interrotto un racconto crepuscolare, ideato nel 1964, avviato nel 1983 e
pubblicato postumo nel 1991, con un saggio postfatorio di Giancarlo
Vigorelli: Una lapide in via del Babuino. Un "torso" di appena tre capitoli,
ma con il respiro e il passo di un potenziale romanzo, che avrebbe
esplicitato la storia di uno scrittore malato, serenamente presago di un
imminente congedo dalla vita, intenzionato a narrare le proprie vicende in
parallelo con il metaforico tramonto del principe Girolamo Napoleone in un
albergo romano. "Sono pagine penetrate dal silenzio, come da una voce
dell'anima", ha commentato Geno Pampaloni, "e da una sorta di dolce rimorso
per la felicita' vissuta e perduta".
Una felicita' paradossale come quella che echeggia nell'incipit della
Lapide: "Adesso s'accorgeva d'essere stato felice senza saperlo. Ma questo
pensiero, invece d'amareggiarlo, gli procurava una curiosa sensazione di
serenita'". Una felicita' inconscia come quella offerta a schiere di lettori
"pensanti" che da ogni nuovo libro di Pomilio venivano stimolate a
riflettere con lui, maestro di laicita' cristiana nel mestiere di scrittore
e nel mandato di europarlamentare, sui temi piu' sfidanti della condizione
umana. Una felicita' il cui ricordo non potra' procurare serenita' a chi lo
ha amato finche' il suo lascito letterario non verra' ripubblicato, per
intero, in un'edizione critica degna della sua umile autorevolezza.
*
Una vita fra ricerca, insegnamento e scrittura
1921 14 gennaio: Mario Pomilio nasce a Orsogna (Chieti), primogenito di
Tommaso, maestro elementare, fervente socialista e antifascista. La madre,
Emma Di Lorenzo, impartisce ai figli Mario ed Ernesto (nel 1932 nascera'
anche Tina) un'austera educazione cattolica.
1928 Dopo un biennio a Lanciano, la famiglia si trasferisce ad Avezzano
(L'Aquila), ai margini del Fucino.
1939 Conseguita un'eccellente maturita' classica, Mario viene ammesso alla
Normale di Pisa: frequenta i corsi di Luigi Russo, Guido Calogero, Giovanni
Macchia.
1942-1944 Chiamato alle armi, presidia un campo di prigionia presso
Avezzano. Dopo l'Armistizio del '43, entra in clandestinita'.
1945 Tornato a Pisa, si laurea con una tesi su Pirandello narratore.
1946-1947 Docente liceale di lettere, milita prima nel Partito d'Azione, poi
nel Partito socialista.
1948 La sconfitta del Fronte popolare nelle elezioni di aprile segna il suo
distacco dalla politica attiva e promuove il suo ritorno al cattolicesimo.
1949 Trasferimento, per ragioni didattiche, a Napoli, dove abitera' di li'
in avanti con la moglie Dora Caiola (sposata nel '51), salvo una parentesi
di ricerca universitaria a Bruxelles e a Parigi, dal '50 al '52, grazie a
due borse di studio.
1954 Esordio nella narrativa con L'uccello nella cupola (Bompiani, Premio
Marzotto).
1956 Nasce la figlia Annalisa. L'editore Massimo pubblica Il testimone.
1958 Nasce il figlio Tommaso. Doppia pubblicazione del lungo racconto Il
cimitero cinese: nella "Fiera letteraria" e nell'antologia La nuova
narrativa italiana (Guanda).
1959 Da' alle stampe, per i tipi di Bompiani, Il nuovo corso.
1960-1962 Mentre dirige la rivista "Le ragioni narrative", insegna
letteratura italiana all'Universita' di Napoli.
1965 Riscuote il plauso della critica e il favore del pubblico con il
romanzo La compromissione (Vallecchi, Premio Campiello).
1966 Dal naturalismo al verismo e La formazione critico-estetica di
Pirandello, editi da Liguori, completano un trittico iniziato nel 1963 con
La fortuna del Verga.
1967 Pubblicando saggi e interventi polemici in Contestazioni (Rizzoli),
Pomilio si pone al centro del dibattito culturale.
1975 Irrompe sulla scena, con enorme successo critico e commerciale, Il
quinto evangelio (Rusconi).
1978 Nel volume Il cane sull'Etna (Rusconi) confluiscono cinque "frammenti
di un dissesto".
1979 Testi d'impronta religiosa compongono la raccolta degli Scritti
cristiani (Rusconi).
1983 Con il romanzo meta-manzoniano Il Natale del 1833 (Rusconi) Pomilio
vince il Premio Strega.
1984-1988 Eletto deputato al Parlamento europeo (indipendente nella lista
democristiana), si sposta fra Napoli e Strasburgo, nonostante una grave
forma di artrite reumatoide.
1986 Le Edizioni Paoline pubblicano il dramma Il quinto evangelista.
1989 Esce l'ultimo saggio pomiliano, dedicato a Edoardo Scarfoglio (Guida).
1990 Stroncato da un tumore, Pomilio si spegne nella sua casa napoletana il
3 aprile. Viene sepolto a Paterno, frazione di Avezzano.
1991 Pubblicazione, presso Rizzoli, di Una lapide in via del Babuino.
2000 L'esigua produzione poetica viene raccolta in Emblemi (Cronopio) dal
figlio Tommaso.
*
Per un bilancio critico essenziale
Vanno anzitutto citate le pregevoli introduzioni di Fulvio Scaglione alle
riedizioni dei principali romanzi pomiliani negli Oscar Mondadori (1988-90)
e la densa bio-bibliografia di Nicoletta Trotta in appendice alla ristampa
del Quinto evangelio nei Tascabili Bompiani (2000). Si vedano inoltre, fra i
contributi piu' recenti: C. Di Biase, Mario Pomilio. L'assoluto nella
storia, Federico & Ardia, 1992. AA. VV., Mario Pomilio e il romanzo italiano
del Novecento (Atti del convegno svoltosi a Napoli nell'aprile 1991:
relazioni di Prisco, Pampaloni, Chiusano, Luisi, Marabini, Pullini,
Scrivano, ecc.), a cura di C. Di Biase, Guida, 1995. C. Cavalleri, lemma
"Pomilio", in Letture 1967-1997, Ares, 1998. AA. VV., Mario Pomilio
intellettuale e scrittore problematico (testi di Ferroni, Toscani, Esposito,
Lanza, ecc.), a cura di C. Di Biase e M. G. Giordano, Sabatia, 2001. P.
Maffeo, Quaderno pomiliano, Colacchi, 2005.

4. MEMORIA. LAWRENCE FANE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 dicembre 2008 col titolo "Morto lo
scultore americano Lawrence Fane, guardava al Rinascimento"]

Lo scultore statunitense Lawrence Fane e' morto nella sua casa di New York,
dove si era trasferito dal 1966, essendo nato a Kansas City. Aveva
settantacinque anni e comincio' la sua carriera di scultore come apprendista
nello studio di George Demetrios. Vincitore del Rome Prize, lavoro' per tre
anni nella capitale, dove entro' in contatto con l'arte del Rinascimento.
Tra i materiali che usava piu' spesso c'erano il ferro, la pietra, il legno,
il vetro, e residui industriali trovati nei "junkyards". Lawrence Fane si e'
mosso fin dall'inizio lungo tracciati e coordinate spesso conflittuali
rispetto alle mode prevalenti, esplorando per esempio la progettualita'
rinascimentale, e confrontandosi in particolare con artisti-ingegneri
italiani come Francesco di Giorgio Martini e Mariano di Jacopo detto il
Taccola, un artista e ingegnere senese vissuto tra il XIV e il XV secolo.

5. STRUMENTI. PER ABBONARSI AD "AZIONE NONVIOLENTA"

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da
Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito
sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
Per informazioni e contatti: redazione, direzione, amministrazione, via
Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e
15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

6. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine, insieme allo spazio quotidiano
per descrivere giorni sereni, per fissare appuntamenti ricchi di umanita',
per raccontare momenti in cui la forza interiore ha avuto la meglio sulla
forza dei muscoli o delle armi, offre spunti giornalieri di riflessione
tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla nonviolenza hanno
dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di antologia della nonviolenz
a che ogni anno viene aggiornata e completamente rinnovata.
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009".
- 1 copia: euro 10
- 3 copie: euro 9,30 cad.
- 5 copie: euro 8,60 cad.
- 10 copie: euro 8,10 cad.
- 25 copie: euro 7,50 cad.
- 50 copie: euro 7 cad.
- 100 copie: euro 5,75 cad.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

7. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, quest'anno dedicata alle donne
nella lotta contro le mafie e per la democrazia.
E' curata dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo ed edita dall'editore Di Girolamo di Trapani.
Si puo' acquistare (euro 10 a copia) in libreria o richiedere al Centro
Impastato o all'editore.
*
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

8. RIEDIZIONI. NICCOLO' MACHIAVELLI: IL PRINCIPE. DISCORSI SOPRA LA PRIMA
DECA DI TITO LIVIO. DELL'ARTE DELLA GUERRA
Niccolo' Machiavelli, Il Principe. Discorsi sopra la prima Deca di Tito
Livio. Dell'arte della guerra, Utet, Torino 1999, Mondadori, Milano 2008,
pp. 1684, euro 12,90. Tre dei capolavori di Machiavelli (e due "legazioni")
nell'ottima edizione a cura di Rinaldo Rinaldi. Tutto si impara da
Machiavelli: ad affrontare il nudo e duro vero, a smascherare la violenza
del potere fissandone il demoniaco volto, a contrastare ogni vilta' ed ogni
ipocrisia. A mio modesto avviso nessuno ha saputo leggere Livio come lui; e
chi non ha letto il De principatibus (o i Vangeli, o il Chisciotte, o Moby
Dick) forse e' meglio non s'avventuri nell'agone grande e terribile cui
nessuno puo' sottrarsi. Non si diventa persone amiche della nonviolenza per
ingenuita' o ignoranza, lo si diventa avendo sperimentato nella mente o
nelle carni l'orrore del mondo, lo si diventa passando attraverso l'ira e lo
studio - l'ira per le menzogne e le nequizie, lo studio della realta'
effettuale -. Se Machiavelli e' stato usato da lettori malvagi e turpi quale
maestro e donno di tecniche di crudelta' e quasi mefistofelico avvocato di
ideologie della sopraffazione, a me - e a molti altri ancora - Machiavelli
e' stato invece un maestro di verita', di assunzione di responsabilita', di
cognizione del dolore e del limite, e quindi di scelta della buona via: la
via della nonviolenza.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 677 del 22 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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