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Minime. 682



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 682 del 27 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. La newsletter settimanale del Centro studi "Sereno Regis" di Torino
2. "Peacereporter": Bambini in Afghanistan
3. Marco Beck ricorda Ferruccio Ulivi
4. Bernard Crick
5. Anna Tonelli presenta "Fiori nei cannoni" di Amoreno Martellini
6. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
7. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
8. L'Agenda dell'antimafia 2009
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI. LA NEWSLETTER SETTIMANALE DEL CENTRO STUDI "SERENO REGIS" DI
TORINO

Segnaliamo la newsletter settimanale del Centro studi "Sereno Regis" di
Torino, un utile strumeno di informazione, documentazione, approfondimento
curato da uno dei piu' importanti e piu' attivi centri studi di area
nonviolenta in Italia.
Per contatti e richieste: Centro Studi "Sereno Regis", via Garibaldi 13,
10122 Torino, tel. 011532824 e 011549004, fax: 0115158000, e-mail:
info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org

2. GUERRA. "PEACEREPORTER": BAMBINI IN AFGHANISTAN
[Dal sito di "Peacereporter" riprendiamo la seguente notizia del 23 dicembre
2008 col titolo "Afghanistan, rapporto Onu denuncia abusi sui minori" e il
sommario "I minori usati anche per attentati suicidi"]

Secondo uno studio diffuso e presentato dal segretario generale delle
Nazioni Unite Ban Ki Moon sarebbero i bambini le vittime piu' indifese del
panorama nazionale afgano.
I diritti dei minori sarebbero violati non solo dai talebani e dagli altri
gruppi ribelli ma anche dalle leggi imposte dal governo di Kabul e dal nuovo
esercito afgano, addestrato dalle forze militari occidentali. Non solo. In
alcuni casi sarebbero state le truppe statunitensi e quelle della coalizione
a violare i diritti dei minori. In un passaggio del comunicato del
segretario Onu si denunciano le "gravi violazioni perpetrate contro i
bambini" ma si specifica anche che data la difficolta' nel reperire
informazioni la situazione dei minori in Afghanistan potrebbe essere anche
peggiore. Il documento chiede all'esecutivo afgano e alla forza
internazionale presente nel Paese che includano nelle norme di condotta
"misure speciali per la protezione dei minori che garantiscono
l'applicazione dei loro diritti". La commissione che si e' occupata di
redigere il documento ha portato alla luce casi di minori fra i 15 e i 16
anni, usati dai talebani per commettere attentati suicidi.

3. MEMORIA. MARCO BECK RICORDA FERRUCCIO ULIVI
[Dal mensile "Letture", n. 634, febbraio 2007 col titolo "Ferruccio Ulivi" e
il sommario "Cattedratico di letteratura italiana, Ferruccio Ulivi si
rivelo' raffinato narratore in eta' gia' matura. I suoi romanzi e racconti,
di alto profilo morale e stilistico, ritraggono scrittori, santi, personaggi
biblici di fronte al Mistero"]

In una delle sue chiaroveggenti pagine autobiografiche, il filosofo
cattolico Jean Guitton (1901-1999), inesausto ricercatore della Verita' ben
oltre il traguardo dei novant'anni, ci propone una singolare riflessione:
quanto piu' equilibrata, saggia, in sintesi felice risulterebbe la vita
umana se l'esperienza, anziche' essere un sofferto e talora inutile
patrimonio della vecchiaia, ci fosse messa a disposizione, per grazia
divina, fin dalla giovinezza. Ferruccio Ulivi, critico e saggista, studioso
di storia dell'arte, professore di lingua e letteratura italiana in vari
atenei, giunto alla soglia dei sessantacinque anni, ha compiuto un
"prodigio" intellettuale che sarebbe piaciuto a Guitton. Ha messo a frutto
l'esperienza, la sapienza, la dottrina accumulate in decenni di studio e
d'insegnamento per alimentare una vocazione letteraria sorretta da un elan
vital, da uno spirito di giovinezza destinato a lambire - come nel caso di
Guitton - la sponda della novantina; per far zampillare una vena narrativa
che, a lungo latente, si e' rivelata solo a partire dal 1977, con la
pubblicazione dei quattro racconti confluiti in E le ceneri al vento. Senza
peraltro abbandonare le ricognizioni specialistiche connesse all'impegno
accademico. Ma rendendole complementari, in una sorta di scambio
interattivo, con il nuovo filone in cui, sempre nel solco degli interessi
egemoni per gli autori e i capolavori prediletti, lo strumento soggettivo
dell'immaginazione prevale sulle ragioni oggettive della storia e della
filologia. Ragioni che, tuttavia, vengono sempre rispettate. Anche la' dove
si tinge di surreale, di arcano, di soprannaturale, la fantasia di Ulivi non
arriva mai a violentare la logica. Di fronte all'umanamente incomprensibile,
nell'alternativa guittoniana tra l'assurdo e il mistero, lo scrittore
sceglie la seconda soluzione come arduo ma meditato approdo di fede,
lontanissimo dall'irrazionalita' del fideismo: ormeggio al quale lo conduce
"un laicismo liberale che si sostanzia dei valori piu' alti del
cristianesimo" (G. Scarsi).
*
Un talento dissotterrato
La svolta intervenuta nella vita e nell'attivita' dell'ultrasessantenne
docente universitario potrebbe essere quindi caratterizzata come una
"metatesi quantitativa": un progressivo trasferimento di pensieri, progetti,
energie dalla sfera del negotium professionale a quella del libero otium, in
un regime - comunque - di perdurante osmosi tra le due dimensioni. Era come
se, a un certo punto, Ulivi avesse intrapreso un viaggio interiore verso una
zona segreta della sua identita' umana e culturale, dov'era custodito un
talento narrativo che, una volta dissotterrato, non si sarebbe piu' potuto
riseppellire ma avrebbe continuato a fruttificare sino all'ultima (o
penultima) giornata terrena.
C'e' una forte, simbolica identificazione tra scrittore e personaggio
proprio nel racconto (La tenda) che, aprendo la tetralogia di E le ceneri al
vento, segna l'esordio ufficiale di Ulivi nel campo della narrativa. Quel
gentiluomo scozzese che dalla sua abitazione di campagna gremita di libri
scende in Italia per dare un volto alla sua corrispondente epistolare,
Paolina Leopardi, sorella del defunto poeta Giacomo, e s'immerge nelle
penombre, nelle ambiguita', negli enigmi dell'ambiente recanatese, e' un
trasparente alter ego del narratore che decide d'investire le nozioni
maturate attraverso le letture dei classici in indagini di respiro
romanzesco sui propri auctores e sui loro entourages, inquadrati nelle
rispettive cornici storico-sociali. E', metaforicamente, l'attraversamento
di un valico. Come il giovane avventuriero del secondo racconto delle
Ceneri, anche Ulivi, una volta risalito il ripido versante della "sierra"
artistico-letteraria, si affaccia sul vasto altopiano della liberta':
l'altopiano della creativita' senza vincoli o restrizioni, dell'apertura
all'immaginazione, del corpo a corpo con uomini di lettere fatti rivivere
come personaggi insieme ai loro stessi personaggi, con figure di santi, di
eroi ed eroine dell'Antico e del Nuovo Testamento.
Ogni maturo debutto nell'arte del narrare ha dietro di se' motivazioni e
occasioni peculiari, irripetibili, intrecciate al percorso esistenziale. Se
nel caso di Gesualdo Bufalino la tardiva rivelazione dipese dalla sua
"oscurita'" isolana, e in quello di Andrea Camilleri la professionalita' del
regista televisivo ha differito l'affermarsi dello scrittore indipendente,
Ferruccio Ulivi doveva fare i conti con la totalizzante assiduita' dei suoi
impegni didattici, editoriali, pubblicistici; in una parola, con le
pervasive esigenze della sua gia' prestigiosa carriera pubblica.
Ripercorrendo la sua biografia e la sua bibliografia, comunque, un paio di
elementi appaiono indiscutibili. Da un lato, risulta evidente che il suo
senile abbraccio con la Musa della narrativa non era frutto di un estro
estemporaneo o di un velleitario soprassalto, e neppure di un occasionale,
divertito excursus extra moenia (si pensi, per esempio, alla terza sezione
del Principe di Palagonia di Giovanni Macchia); bensi' l'erompere di
un'incoercibile necessita' espressiva, di un'ispirazione del tutto
connaturata. Dall'altro - e qui ci puo' illuminare uní'intervista del 1981,
un colloquio a mente e cuore aperti con Claudio Toscani - emerge che le
radici del nuovo e piu' comunicativo linguaggio affondavano in anni
relativamente remoti: in parte visibili, coincidenti con un gruppo di
"operette" o "dialoghi" editi e inediti; in parte invisibili allo stesso
Ulivi, in quanto annidate, secondo la sua testimonianza, "nel subconscio".
Nitido spartiacque tra il "primo" e il "secondo" Ulivi resta, ad ogni buon
conto, l'edizione mondadoriana (1977) di E le ceneri al vento. Il cui valore
d'incunabolo rispetto alla successiva produzione letteraria del cattedratico
e' attestato anche dalle caratteristiche del terzo e del quarto racconto.
Con Lo spettro, mettendo in scena un anziano Alessandro Manzoni, ancora
tormentato da un'immaginaria ma non proprio implausibile rivelazione
fattagli dalla madre moribonda ("Tuo padre, non solo secondo il nome, ma
secondo la natura, e' don Pietro [Manzoni]"), Ulivi inaugura uno scomparto
manzoniano che, dal 1991 al '93, allineera' la trilogia formata da due
romanzi, La straniera e Tempesta di marzo, e dal racconto La quiete degli
scrittori, pregiato tassello della raccolta L'angelo rosso. Mentre
L'antiquario, oltre ad annunciare una virtuosistica perizia nella
"visualizzazione" verbale dei dati pittorici, introduce di scorcio quel
Torquato Tasso intorno al quale ruotera', nel 1995, un denso romanzo
biografico.
*
La produzione saggistica
Si potrebbe essere tentati da un paragone con le nozze di Cana nel Vangelo
di Giovanni: le opere narrative di Ferruccio Ulivi assimilate alle sei giare
di "vino buono" (quello derivante dal miracolo di Gesu') che sopraggiungono
alla fine del banchetto. Ma e' una tentazione da respingere. Perche' il
"vino" da lui servito in precedenza, lungo il suo fertile itinerario
scientifico, non lo si puo' considerare - nel registro critico-saggistico -
"meno buono" per il solo fatto di essere commisurato a un pubblico piu'
ristretto, culturalmente qualificato, di specialisti, colleghi delle
discipline umanistiche e studenti universitari. Di piu': questo vino
altrettanto buono, sebbene di gusto diverso, non si e' mai esaurito, e Ulivi
ha continuato a mescerlo ai suoi commensali anche durante la militanza in
area narrativa.
A partire dalla monografia del 1946 su Federigo Tozzi, la produzione
saggistica dello studioso toscano rappresenta l'emanazione diretta del suo
percorso professionale, disegnando a poco a poco una mappa fedele
dell'evolversi e ampliarsi delle sue proiezioni culturali, via via che la
carriera si snoda attraverso le tappe prima ministeriali, poi accademiche
(Bari, Perugia, Roma). Ben presto si delineano due corsie preferenziali, che
procedono in parallelo ma non senza frequenti intersezioni. La prima e'
quella dell'italianistica a tutto campo, con approfondimenti su periodi,
tematiche e autori particolarmente congeniali; la seconda attraversa, sulla
base di un metodo interdisciplinare che risente della lezione di Roberto
Longhi, il territorio tanto fascinoso quanto poco frequentato dei rapporti
fra lettere e arti.
Come italianista, Ulivi non disdegna di rivolgere il suo sguardo penetrante,
fin dall'inizio assistito da una prosa adamantina, verso aree marginali dei
secoli XVIII-XIX, come testimoniano il saggio sul Settecento neoclassico e
la curatela delle antologie dedicate alla Lirica italiana dell'Ottocento, ai
Poeti minori dell'Ottocento, ai Poeti della Scuola romana dell'Ottocento. Ma
e' soprattutto verso alcune figure eminenti della nostra storia letteraria
che si dirigono le sue piu' documentate, appassionate indagini. Nell'Orsa
Minore degli auctores di costante riferimento, la stella polare e', senza
dubbio, Alessandro Manzoni. Dal Manzoni lirico del 1950 fino al saggio
Dagherrotipo manzoniano, riapparso nel 2002, si succedono centinaia di
pagine convergenti sul Gran Lombardo. Da specifiche prospettive attinenti
alla poetica e alla tecnica compositiva del capolavoro, al "sentimento del
tempo", ai paesaggi e ai personaggi (questi ultimi analizzati anche in
Figure e protagonisti dei "Promessi sposi") il raggio visuale si allarga a
piu' ampie planimetrie critiche in un paio di volumi degli anni '60/'70,
incentrati sui rapporti del Manzoni con il Romanticismo e sull'incrociarsi
di storia e Provvidenza nella sua Weltanschauung. Duplice il coronamento di
queste fatiche manzoniane: nel 1977 l'allestimento di un'edizione commentata
dei Promessi sposi; nel 1986 la pubblicazione di una biografia in cui si
sedimentano le "affinita' elettive", giustamente evidenziate da Giovanna
Scarsi, "fra lo scrittore del rigore morale e lo studioso dallo stile di
vita e di scrittura austero".
Come astri della medesima costellazione vanno poi citati il Petrarca, il
Boiardo, Gabriele d'Annunzio (rivisitato anche in una brillante chiave
biografica) e, a un superiore livello nella gerarchia del "gusto", Torquato
Tasso, accompagnato con amorosa traiettoria dal saggio sul suo "manierismo",
del 1966, fino ai due contemporanei eventi editoriali del 1995: la cura
integrale (con Marta Savini) delle Opere e la biografia romanzata che reca
per sottotitolo L'anima e l'avventura. Si puo' dire, infine, che l'esegesi
dantesca rappresenti, nello spartito critico-filologico del professor Ulivi,
una sorta di "basso continuo". Ulteriormente aggiornata, l'analisi dei
rapporti fra la Commedia e le arti visive - in un'ottica che per erudizione
e acume oltrepassa gli esiti conseguiti da Goethe, Auerbach, Sapegno,
Panofsky - conferisce un'impronta di assoluta eccellenza persino al quasi
postumo La poesia e la mirabile visione.
E in effetti era gia' al centro, Dante, di un pilastro portante
dell'edificio che Ulivi, concretizzando l'equivalenza oraziana ut pictura
poesis (gia' adottata fin dal titolo, Poesia come pittura, in un volume del
1969), ha costruito nel 1978 intorno alla tematica "sinestetica"
dell'intreccio fra pittura, scultura, musica e letteratura, in primis
poesia: Il visibile parlare. Analogo carattere di ermeneutica incrociata fra
arti e lettere presenta il successivo La parola pittorica (1990), che
dall'interpretazione figurativa della Commedia procede, passando per il
Rinascimento, verso personalita' di artisti del Novecento.
Complementare a questa ricerca di specularita' artistico-letteraria e'
l'aggirarsi di Ulivi nell'hortus conclusus degli Scrittori d'arte: tale il
titolo del corposo repertorio approntato nel 1995, con il quale si e' chiuso
un anello apertosi nel lontano 1953, quando vide la luce una prima Galleria
di scrittori d'arte. Convocati da Ulivi, sfilano con brani scelti d'indole
estetica geni del calibro di Leonardo e Michelangelo, pittori-biografi come
Vasari, scultori come Canova, architetti come Palladio e, addentrandosi nel
'900, pittori-scrittori come De Chirico, scrittori-pittori come Soffici,
critici militanti come Cecchi, Calvesi, Sgarbi e, impareggiabile corifeo,
Roberto Longhi.
Maestro nella strutturazione di antologie distillate dalla spremitura di
estese, iridescenti letture e schedature, nel 1994 Ulivi ha innalzato, con
la collaborazione di Marta Savini, un vero e proprio monumento alla
tradizione letteraria d'ispirazione cristiana: Poesia religiosa italiana
dalle origini al '900, nientemeno che 144 "vetrine" dedicate ad altrettanti
poeti, da Aurelio Ambrogio a Eugenio Mazzarella, per rendere conto, come ha
segnalato I. A. Chiusano, del "luminoso, vivificante connubio tra fede (o
fede cercata) e poesia (poesia trovata)".
*
Notti oscure dell'anima
In modo abbastanza sorprendente, Le mani pure (1979), il primo romanzo
nell'arco della "seconda stagione" di Ulivi, quella appunto della sua
giovanile senectus creativa, elegge a protagonista una problematica figura
dell'antica storia romana, quel Marco Giunio Bruto, figlio adottivo di
Cesare e capo della congiura anticesariana, che a Dante ispiro'
un'inappellabile condanna alla Giudecca dei traditori e a Shakespeare il
ritratto di un freddo calcolatore. Estraneo a entrambi questi cliche', Ulivi
scandaglia con lucida partecipazione umana la tormentata coscienza di Bruto.
Il diagramma del suo incontro-scontro con la figura e con il retaggio di
Cesare si sviluppa, tra le idi di marzo e la battaglia di Filippi, su due
livelli: il confronto psicologico, venato di reciproca attrazione e
repulsione, slitta simbolicamente verso il piano politico della
contrapposizione fra il potere monarchico e l'ideale repubblicano. Bruto
finisce col suicidarsi perche' soccombe - osservava nel risvolto di
copertina Mario Luzi - all'"angoscioso vorticare di ogni dubbio".
Il romanzo successivo, Le mura del cielo (1981), sancisce la definitiva
consacrazione di colui che Spagnoletti ha definito "narratore nell'ordine
dell'anima". Volgendosi a Francesco d'Assisi, alla sua avventura umana e
sovrumana, Ulivi entra nella dimensione del sacro; ma senza scivolare nelle
insidie dell'agiografia, nemica della narrativa. "La vicenda storica" ha
puntualizzato un critico d'eccezione, il gesuita Ferdinando Castelli, "serve
da base per avventurarsi alla ricerca dell'anima profonda del protagonista:
dei suoi tormenti interiori, della sua passione di fondo, del suo itinerario
di fuoco. Dunque, non biografia romanzata, tanto meno racconto 'edificante'
sulla scia dei Fioretti; ma [...] sforzo di cogliere il segreto di una lotta
misteriosa e drammatica". Francesco combatte con Dio, che lo bracca senza
tregua, per conquistarLo, e lasciarsi conquistare, al supremo livello della
santita', della follia evangelica, della spoliazione e donazione totali.
Lottando con l'Invisibile, il Poverello insegue la verita', il modello
dell'amore di Cristo e una radicale liberta' interiore che gli permetta,
infine, di scalare le mura del cielo. E ancora oggi il suo umile eroismo
c'insegna che ognuno di noi, se vuole sollevarsi da terra, non puo' esimersi
dal combattimento spirituale.
L'aura di una "quete" tra religiosa e cavalleresca pervade anche sei
racconti concatenati, dalla Spagna del '500 alla Scandinavia del '900, in
una sorta di "romanzo" e riuniti nel 1983 sotto il titolo del testo
d'apertura, il piu' emblematico, quasi un apologo metafisico: La notte di
Toledo. Nel buio di una notte come fuori del tempo e dello spazio, un ebreo
spagnolo s'interroga sulla direzione da imprimere alla propria vita. Lo
sbocco della crisi e' impervio e tuttavia limpido: solo decifrando gli
impalpabili segni divini celati nell'abisso della coscienza, l'uomo puo'
pervenire all'incontro con "l'Unico". Si dissolveranno allora le tenebre
dell'anima, l'angoscia della solitudine, l'incubo dell'inappartenenza, la
minaccia del nulla. Ma spetta al libero arbitrio di ciascuno decidere in
quale momento far nascere l'alba della speranza. Al servizio di questa tesi
Ulivi mobilita una scrittura avvolgente, uno "stile oscillante fra reale e
surreale", o meglio "evocativo-surreale" (C. Di Biase).
"Tradire per amare": presentando Trenta denari (1986), il romanzo che Ulivi
ha scolpito meditando sulla controversa figura di Giuda e sul suo complesso
rapporto con Gesu', un finissimo lettore come Geno Pampaloni non esitava a
sottolineare l'audace, paradossale "intuizione poetica del romanziere" nel
ritrarre il traditore per antonomasia. Il bacio con cui l'Iscariota compie
l'odiosa missione segreta affidatagli dal Sinedrio diventa, in questa
prospettiva, la "fatale, irrimediabile rivelazione del suo amore" per il
Cristo, impenetrabile depositario del mistero messianico. E alla "maledetta
felicita' del tradimento" si accompagna la disperata ammissione di un
completo fallimento, la visione della propria vita naufragata in un "mare
morto di peccati". Vangelo "apocrifo" brulicante di personaggi "canonici"
rimodellati con sensibilita' moderna (Pietro, Giovanni e gli altri apostoli,
Maria madre di Gesu', la Maddalena, Giuseppe d'Arimatea...), Trenta denari
affronta di petto i piu' elevati temi teologici ed etici, ponendo al centro
la liberta' dell'uomo nei confronti del proprio destino. Ma le maggiori
suggestioni narrative scaturiscono da "un'osservazione millimetrica e
affilata del quotidiano" (G. Amoroso).
Di una felice ricerca d'ispirazione letteraria nei silenzi non meno che
nelle parole della Sacra Scrittura, in quelle sue falde sotterranee dove
puo' penetrare solo la sonda dell'immaginazione arroventata dalla fede, sono
documento anche le Storie bibliche d'amore e di morte, edite nel 1990: nove
racconti che sulla trama essenziale dei passi scritturali di riferimento
innestano elementi di suspense, introspezioni psicologiche, pennellate
paesaggistiche, privilegiando figure femminili quali Giuditta, Esther,
Dalila, Betsabea, Salome', Maria di Magdala. Volti di donne archetipiche,
certamente. Ma in pari tempo, secondo la cifra distintiva di tutte le
rivisitazioni o reinvenzioni uliviane, "volti reali, quotidiani, carnali,
striati dal riso e dalle lacrime, dall'amore e dall'odio", come annota,
nella sua autorevole presentazione del libro, Gianfranco Ravasi.
Fa in un certo senso da contrappunto alle Storie bibliche un romanzo "laico"
apparso nello stesso anno e contrassegnato da un titolo di enigmatica
concisione: L'anello. Del tutto eccentrica rispetto ai due filoni
(storico-letterario e storico-biblico) dominanti nella narrativa di Ulivi,
la vicenda si dirama da una cornice sovietica, databile al 1950, per
inscenare, a ondate di flashback, episodi svoltisi durante il secondo
conflitto mondiale, sul fronte russo e poi soprattutto nelle ambigue pieghe
dello spionaggio internazionale in varie citta' occidentali. Ne e'
interprete un alto funzionario ed ex agente dei servizi segreti, ligio
all'ortodossia bolscevica ma non allineato sino al punto di sterilizzare i
sentimenti e soffocare gl'interrogativi sul senso della vita. Prima della
sua morte, uno studioso italiano viene da lui pregato di rintracciare in
America l'ultima donna amata per consegnarle un anello, testimonianza del
suo ricordo. La missione non avra' esito. Ma nell'animo dell'interlocutore
la malinconica umanita' di quel servitore di un regime sanguinario si
stagliera' al di sopra di ogni furore ideologico, di ogni orrore perpetrato
dal moloch comunista.
*
Tra Manzoni e san Giuseppe
Come gia' anticipato, il triennio 1991-1993 vede una rigogliosa fioritura di
testi narrativi nel giardino manzoniano di Ulivi. Sbocciano due romanzi, La
straniera e Tempesta di marzo, intervallati da La quiete degli scrittori,
racconto-dialogo (don Lisander a colloquio con un "reverendo") della
raccolta L'angelo rosso, dove ricorre di frequente - lungo un asse storico
disteso da Boezio al Novecento - un modulo dialogico di sapore leopardiano.
Protagonista della Straniera e' il giovane poeta milanese alla ricerca della
sua vera vocazione umana e letteraria. A strapparlo alle sue paralizzanti
antinomie, tra cattolicita' dell'infanzia e illuminismo dell'adolescenza,
tra frequentazione dei salotti parigini e isolamento nella tenuta di
Brusuglio, tra slanci dello spirito e crisi nervose, tra ambizioni
letterarie e progetti coniugali, saranno due donne: la madre Giulia
Beccaria, sagace consigliera, e la sposa, la soave Henriette Blondel,
determinante nel prendere l'iniziativa di una conversione individuale e, al
tempo stesso, di coppia.
Non e' invece tanto lo scrittore quanto il suo capolavoro a occupare il
proscenio nel "metaromanzo" Tempesta di marzo. Balza subito in primo piano,
infatti, lo scartafaccio dell'immaginaria Storia milanese del secolo XVII,
fonte fittizia dei Promessi sposi. E il "romanzo sul romanzo" di Ulivi
delinea una plausibilissima, suggestiva ricostruzione dei tratti "originali"
con cui si sarebbero potuti presentare, allo sguardo del Manzoni intento
alla lettura del manoscritto dell'Anonimo, personaggi ed episodi da lui
"rielaborati" durante la triplice stesura del suo capo d'opera. Con
lineamenti insieme vecchi e nuovi, per cosi' dire pseudo-manzoniani, e
talora persino con un inedito incremento di umanita', si avvicendano sulla
scena, in un "clima visionario" (Chiusano), padre Cristoforo, don Rodrigo,
Lucia, la Monaca di Monza, l'Innominato, il cardinale Federico.
Straordinario, nell'epilogo, l'affondo di Ulivi nella coscienza turbata del
romanziere al cospetto del Seicento e della propria responsabilita' morale:
"Riprodurre una societa' di pazzi, vigliacchi, ipocriti, fanatici,
attestando pur sempre la santita' della vita". Fino all'intuizione
risolutiva: "E' in quel nodo disperatamente romantico, il cuore, il nesso di
tutto...".
Anche se nell'anno stesso della morte usci' una quinta silloge di racconti,
Il messaggio, contenente testi "sacri e profani" di notevole caratura (fra
cui spiccano Il testimone e Il richiamo, omogenei alle Storie bibliche, e la
struggente love story dal titolo ammiccante a Van Gogh, I girasoli),
l'ultimo significativo prodotto della creativita' sacro-profana di Ulivi
resta il romanzo pubblicato nel 1997, vertice assoluto della sua ascesa al
cielo della grande narrativa: Giuseppe di Nazareth: sogno, amore e
solitudine. Congiungendo esprit de geometrie letterario ed esprit de finesse
mistico, Ulivi si cala nell'anima di Giuseppe, si aggira nell'ambito della
sua quotidianita', scruta la sua storia d'uomo semplice e giusto, di santo
non eroico, dalla giovinezza celibataria alle nozze con Maria, dalla nascita
di Gesu' fino allo spegnersi del suo estremo soffio vitale. Liberamente
rispettoso nei confronti dell'esegesi biblica, il romanziere fa invece
strage degli stereotipi popolari sulla presunta mansuetudine, sulla
taciturna pazienza del "vecchio" padre putativo. L'umilta' del falegname non
esclude l'agitarsi in lui di passioni e sentimenti, non contraddice
l'orgoglio legato alla consapevolezza di discendere dalla stirpe regale di
David e di essere chiamato a una missione provvidenziale. Ma qual e', in
concreto, il suo carisma, il suo destino? Anziche' dissolversi, il mistero
s'infittisce nella convivenza, nutrita d'intensi colloqui, con la moglie e
il figlio: una distanza incolmabile lo separa da quei due adorabili
"stranieri". Solo alla fine il suo amore e la sua solitudine saranno solcati
da un raggio di verita'.
*
Vedi alla voce: "solitudine"
Nel riconsiderare sinotticamente i fili del lungo e del breve narrare di
Ulivi, sorge spontaneo un interrogativo: condivideva anch'egli, nella carne
e nello spirito, l'inquieta, a volte angosciosa, a volte amorosa solitudine
dei suoi personaggi (da Bruto a Francesco, da Manzoni a Tasso, da Giuda a
Giuseppe) di fronte agli imperscrutabili disegni di una Volonta' onnipotente
che sembra prevaricare sulla liberta' della coscienza umana? Un'impressione
di solitudine esistenziale nasceva, in effetti, andando a incontrare Ulivi
nella "cella" del suo studio foderato di volumi e quadri, nel sancta
sanctorum della sua silenziosa abitazione romana. Ma ben presto
l'affabilita' del suo eloquio, la premurosa ospitalita', l'amichevole
pacatezza dei gesti facevano comprendere che, se di solitudine si trattava,
era di qualita' essenzialmente intellettuale, finalizzata alla
concentrazione sui testi altrui e all'elaborazione dei propri: in un dialogo
incessante con i viventi e con gli immortali. Feconda solitudine di
professore e di scrittore, dunque. Con una punta, anche, di assorta,
aristocratica solitudine spirituale che imparentava Ulivi, sub specie fidei,
al "giansenista" Manzoni e ai "solitari" di Port-Royal.
Si', e' probabile: se avesse fatto in tempo a scrivere ancora un libro,
Blaise Pascal gli si sarebbe offerto come il soggetto ideale per un ritratto
da dipingere con le parole.
*
Bibliografia critica essenziale
Giuseppe Amoroso, in Letteratura italiana contemporanea, diretta da G.
Mariani e M. Petrucciani, Lucarini, 1987, pp. 755-61.
Ferdinando Castelli, Volti di Gesu' nella letteratura moderna, vol. III, San
Paolo, 1995, pp. 717-25; "La Civilta' Cattolica", 15/3/2003, pp.
582-91;Risveglio' il mondo, Edizioni Messaggero, Padova, 2006, pp. 187-97.
Carmine Di Biase, Letteratura religiosa del Novecento, Edizioni scientifiche
italiane, 1995, pp. 195-218.
Giovanna Scarsi, Ferruccio Ulivi fra storia, letteratura e arte, Studium,
1999.
Claudio Toscani, La voce e il testo, Ipl, 1985, pp. 218-35; Il seme e il
solco, Milella, 1994, pp. 156-57.
*
Una vita per i libri, i libri di una vita
Ferruccio Ulivi nacque nel Mugello, a Borgo San Lorenzo (Firenze), il 10
settembre 1912. Laureatosi in Giurisprudenza a Firenze nel 1934, fece il suo
apprendistato letterario tra il circolo delle "Giubbe Rosse", il celebre
caffe' frequentato da Montale, Bo, Luzi, Bigongiari, Soffici, e le redazioni
di storiche riviste come "Letteratura", diretta da Bonsanti, e "Campo di
Marte", pilotata da Pratolini e Gatto. Nel 1941 si trasferi' a Roma, dove
ottenne un impiego burocratico-culturale presso il ministero dell'Educazione
nazionale, poi della Pubblica istruzione, sotto l'egida di G. C. Argan. Nel
dopoguerra, mentre le sue collaborazioni si estendevano a vari periodici fra
cui "Paragone", diretto da R. Longhi, intraprese una carriera universitaria
scandita da tre successive cattedre di Letteratura italiana: Bari, Perugia e
(dal 1970) Roma.
Tra i suoi libri di saggistica si segnalano: Federigo Tozzi (1946, 1962), Il
romanticismo di Ippolito Nievo (1947), Il Manzoni lirico e la poetica del
Rinnovamento (1950), Galleria di scrittori d'arte (1953), Settecento
neoclassico (1957), Il manierismo del Tasso (1966), Poesia come pittura
(1969), Dal Manzoni ai decadenti (1973), Manzoni. Storia e Provvidenza
(1974), Il visibile parlare (1978), Manzoni (1986), D'Annunzio (1988), La
parola pittorica (1990), La poesia e la mirabile visione (2002).
All'ambito narrativo appartengono cinque sillogi di racconti: E le ceneri al
vento (Mondadori, 1977), La notte di Toledo (Rusconi, 1983), Storie bibliche
d'amore e di morte (Edizioni Paoline, 1990), L'angelo rosso (Piemme, 1992),
Il messaggio (Aragno, 2002); e otto romanzi: Le mani pure (Rizzoli, 1979),
Le mura del cielo (Rizzoli, 1981), Trenta denari (Rusconi, 1986), L'anello
(Rusconi, 1990), La straniera (Mondadori, 1991), Tempesta di marzo (Piemme,
1993), Torquato Tasso. L'anima e l'avventura (Piemme, 1995), Come il
tragitto di una stella (San Paolo, 1997).
Ferruccio Ulivi e' spirato a Roma il 5 novembre 2002.

4. MEMORIA. BERNARD CRICK
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 dicembre 2008, col titolo "Addio
all'inglese Bernard Crick, politologo e biografo di Orwell"]

Intellettuale assai noto nel Regno Unito, Bernard Crick, morto venerdi'
quasi ottantenne a Edimburgo per un tumore, e' stato filosofo e sociologo
oltre che biografo di George Orwell, da lui considerato il suo "eroe". Fra i
rinnovatori della teoria politica laburista degli ultimi decenni, Crick e'
stato consulente di David Blunkett nel governo di Tony Blair. Dopo una
carriera accademica iniziata negli Usa e in Canada, lo studioso rientro' nel
'59 a Londra per insegnare alla School of Economics. Fondo' poi il
dipartimento di studi politici a Sheffield e passo' infine al Birkbeck
College di Londra. Direttore a lungo di "Political Quarterly", Crick
pubblico' nel'80 quella che e' considerata la piu' approfondita biografia di
George Orwell, tradotta anche in italiano dal Mulino.

5. LIBRI. ANNA TONELLI PRESENTA "FIORI NEI CANNONI" DI AMORENO MARTELLINI
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 9 gennaio 2007 col titolo "La lunga
marcia del pacifismo"]

Per un articolo comparso nel 1953 sulla rivista "Cinema nuovo", dedicato
all'occupazione militare italiana in Grecia, Renzo Renzi viene annoverato
fra gli antesignani del pacifismo. Anzi, per quello scritto intitolato
"L'Armata s'agapo'" (che in greco significa "ti amo"), in cui le cronache
della campagna bellica s'intrecciano coi profili di soldati e ufficiali
italiani assidui frequentatori di bordelli, il critico bolognese fu
arrestato e condannato a 7 mesi di reclusione, cui risposero reazioni e
proteste corali, con accenti severi di Ferruccio Parri, Piero Calamandrei e
Vitaliano Brancati. L'episodio viene raccontato dallo storico Amoreno
Martellini nel saggio Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo
nell'Italia del Novecento (Donzelli, euro 24,50), come testimonianza d'un
impegno antimilitarista che iniziava timidamente ad affacciarsi nell'Italia
degli anni '50. Una vocazione pacifista che nel nostro paese fatica a
decollare, nonostante lezioni come quella di Aldo Capitini, alto spirito
critico contro ogni forma di bellicismo e violenza. Nell'innovativa ricerca
di Martellini, che ripercorre idee e gesti dei pacifisti "accolti o
rifiutati, elaborati e modificati, vissuti e commentati" da una societa' in
trasformazione, si ritrovano tracce di antimilitarismo anche sulla via
Emilia. Di S. Giovanni in Persiceto e' Augusto Masetti, il muratore
anarchico che a vent'anni rivolse il fucile contro il suo superiore al grido
di "Abbasso la guerra, viva l'anarchia". Da Ferrara proviene il primo
obiettore di coscienza processato nel secondo dopoguerra: Pietro Pinna,
chiamato alle armi nel '48, si rifiuto' di partecipare agli addestramenti,
offrendosi in cambio per prestare un servizio alternativo disarmato, come il
rastrellamento di terreni minati. Il suo rifiuto alle armi gli costo'
arresto e processo, aprendo anche in Italia il dibattito sull'obiezione di
coscienza, intrecciato con quello del servizio civile, in una querelle
destinata a protrarsi ancora per oltre cinquant'anni. Andando avanti nel
tempo, si arriva al 1962, anno in cui a Bologna si svolse la prima marcia
notturna della pace, poco piu' di un anno dopo l'esordio della famosa marcia
Perugia-Assisi. La partecipazione fu talmente massiccia, con la presenza di
giovani e anziani pronti a sfilare, che pure la conformista e assopita Rai
dell'epoca fu costretta a dar notizia della manifestazione. E' vero che la
marcia verso Assisi e' considerata dall'autore la fine della prima fase
della storia della nonviolenza come movimento "puro", per lasciare spazio
alla nascita della Consulta della Pace che inaugura la stagione
dell'appropriazione da parte della politica di temi quali la pace e il
disarmo. Ma proprio da quelle esperienze spontanee e' necessario partire per
capire i segni di resistenza ad un'omologazione che cominciava a presentare
le prime crepe dove si incuneavano le voci di dissenso. Solo seguendo questo
lungo filo, che parte dall'antimilitarismo di stampo tolstoiano per arrivare
al pacifismo di fine millennio, si puo' riflettere su un tema come quello
del pacifismo ormai trasformato in oggetto di moda e consumo. E, per usare
le parole di Goffredo Fofi nella prefazione, "fino a giungere al paradosso
attuale di spedizioni militari che si dicono missioni di pace e di un
volontariato che si fa spesso avanguardia, nel mondo dei poveri, degli
interessi economici e politici dell'Occidente, oppure pensa alla propria
salvezza economica assai piu' che alle persone che dovrebbe assistere o
difendere".

6. STRUMENTI. PER ABBONARSI AD "AZIONE NONVIOLENTA"

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da
Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito
sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
Per informazioni e contatti: redazione, direzione, amministrazione, via
Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e
15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

7. STRUMENTI. L'AGENDA "GIORNI NONVIOLENTI 2009"

Dal 1994, ogni anno le Edizioni Qualevita pubblicano l'agenda "Giorni
nonviolenti" che nelle sue oltre 400 pagine, insieme allo spazio quotidiano
per descrivere giorni sereni, per fissare appuntamenti ricchi di umanita',
per raccontare momenti in cui la forza interiore ha avuto la meglio sulla
forza dei muscoli o delle armi, offre spunti giornalieri di riflessione
tratti dagli scritti o dai discorsi di persone che alla nonviolenza hanno
dedicato una vita intera: ne risulta una sorta di antologia della
nonviolenza che ogni anno viene aggiornata e completamente rinnovata.
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti 2009".
- 1 copia: euro 10
- 3 copie: euro 9,30 cad.
- 5 copie: euro 8,60 cad.
- 10 copie: euro 8,10 cad.
- 25 copie: euro 7,50 cad.
- 50 copie: euro 7 cad.
- 100 copie: euro 5,75 cad.
Richiedere a: Qualevita Edizioni, via Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi
(Aq), tel. e fax: 0864460006, cell.: 3495843946,  e-mail: info at qualevita.it,
sito: www.qualevita.it

8. STRUMENTI. L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA 2009

E' in libreria l'Agenda dell'antimafia 2009, quest'anno dedicata alle donne
nella lotta contro le mafie e per la democrazia.
E' curata dal Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di
Palermo ed edita dall'editore Di Girolamo di Trapani.
Si puo' acquistare (euro 10 a copia) in libreria o richiedere al Centro
Impastato o all'editore.
*
Per richieste:
- Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa
Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail:
csdgi at tin.it, sito: www.centroimpastato.it
- Di Girolamo Editore, corso V. Emanuele 32/34, 91100 Trapani, tel. e fax:
923540339, e-mail: info at ilpozzodigiacobbe.com, sito:
www.digirolamoeditore.com e anche www.ilpozzodigiacobbe.com

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 682 del 27 dicembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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