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Coi piedi per terra. 157



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 157 del 16 febbraio 2009

In questo numero:
1. Quasi una lettera aperta alle istituzioni ed ai cittadini dell'Alto Lazio
2. Antonella Litta ed Emanuele Petriglia: Un appello da Viterbo
3. Si e' svolto il 6 febbraio a Vignanello il convegno su "Arte, storia,
ambiente e salute: le ragioni dell'opposizione all'aeroporto a Viterbo"
4. Con il professor Osvaldo Ercoli in difesa del Bulicame
5. Donne e associazioni di donne che fanno riferimento alla "Casa
Internazionale delle Donne" di Roma: Perche' siamo contrarie al disegno di
legge del governo sulla sicurezza
6. Marina Forti: Rio Platano
7. Francesco Antonelli presenta "L'Europa e i conflitti armati" a cura di
Alberto L'Abate e Lorenzo Porta
8. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo

1. EDITORIALE. QUASI UNA LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI ED AI CITTADINI
DELL'ALTO LAZIO

Vogliamo esprimere una volta di piu' la nostra intransigente opposizione
alla venefica centrale a carbone di Torvaldaliga Nord a Civitavecchia, alla
devastante autostrada Livorno-Civitavecchia, alla scellerata reiterata
ipotesi di realizzare una centrale nucleare a Montalto di Castro, al nocivo
e distruttivo mega-aeroporto a Viterbo.
Vogliamo esprimere una volta di piu' la persuasione che l'Alto Lazio deve
difendere e valorizzare i suoi beni ambientali e culturali, la sua
agricoltura di qualita', il suo artigianato di pregio, le sue vocazioni
produttive ad un tempo sostenibili e di eccellenza, le sue tradizioni di
accoglienza e civile convivenza.
Vogliamo esprimere una volta di piu' l'impegno, che e' di ogni persona
ragionevole, a difendere la qualita' della vita, l'ambiente e la civilta' a
cominciare dal luogo in cui ci si trova.
Ambiente e civilta' che sono beni preziosi da non degradare, da non
distruggere, piuttosto da difendere e migliorare, e da lasciare integri e
fruibili a coloro che verranno.
Vi e' una sola umanita', e vi e' una sola casa comune.

2. APPELLI. ANTONELLA LITTA ED EMANUELE PETRIGLIA: UN APPELLO DA VITERBO
[Antonella Litta e' la portavoce del Comitato che si oppone alla
realizzazione dell'aeroporto a Viterbo; svolge l'attivita' di medico di
medicina generale a Nepi (in provincia di Viterbo). E' specialista in
Reumatologia ed ha condotto una intensa attivita' di ricerca scientifica
presso l'Universita' di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione
di uno tra i primi e piu' importanti studi scientifici italiani
sull'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato
sulla prestigiosa rivista "Clinical and Esperimental Rheumatology", n. 11,
pp. 41-47, 1993. E' referente locale dell'Associazione italiana medici per
l'ambiente (International Society of Doctors for the Environment - Italia).
Gia' responsabile dell'associazione Aires-onlus (Associazione internazionale
ricerca e salute) e' stata organizzatrice di numerosi convegni
medico-scientifici. Presta attivita' di medico volontario nei paesi
africani. E' stata consigliera comunale. E' partecipe e sostenitrice di
programmi di solidarieta' locali ed internazionali. Presidente del Comitato
"Nepi per la pace", e' impegnata in progetti di educazione alla pace, alla
legalita', alla nonviolenza e al rispetto dell'ambiente.
Emanuele Petriglia vive a Viterbo e lavora a Roma; laureato in Scienze
Forestali e Ambientali presso la facolta' di Agraria dell'Universita' degli
Studi della Tuscia con una tesi su "Applicazione di un sistema di gestione
ambientale secondo la norma ISO 14001 ad uno stabilimento industriale nella
provincia di Roma", sta ora conseguendo una seconda laurea in Economia. Da
sempre impegnato in difesa della natura, fa parte del coordinamento
"Salviamo l'Arcionello" e del Comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo]

Siamo cittadini residenti nel viterbese e siamo impegnati in movimenti e
strutture in difesa dell'ambiente, della qualita' della vita, della civile
convivenza, della legalita', dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
Siamo molto preoccupati dalla prospettiva che a Viterbo si realizzi un
mega-aeroporto per voli low cost. La  realizzazione di questa grande opera
avrebbe infatti conseguenze disastrose per la popolazione e il territorio
sia sul piano sanitario che ambientale, e determinerebbe l'irreversibile
devastazione di rilevanti beni naturalistici, storici, culturali, sociali,
terapeutici, produttivi. Nello specifico aree di particolare bellezza,
fascino e storia come quella del Bullicame, dell'orto botanico e delle terme
sarebbero stravolte per sempre a causa della cementificazione per realizzare
l'aeroporto e le sue strutture di supporto.
*
Pur di realizzare questo mega-aeroporto si sta tentando di violare le
vigenti leggi in materia di tutela dell'ambiente e della salute.
A distanza di piu' di un anno dalla decisione dell'allora ministro dei
Trasporti, una decisione viziata da errori procedurali e sostanziali, non
esiste neanche uno studio di fattibilita' e manca del tutto la Valutazione
di impatto ambientale (Via), la Valutazione ambientale strategica (Vas) e la
Valutazione dell'impatto sanitario (Vis).
Per la gestione futura del mega-aeroporto si intende affidarsi alla societa'
Adr (Aeroporti di Roma), gia' corresponsabile del disastro ambientale e
sanitario che si e' determinato a Ciampino a causa dell'incremento
esponenziale e selvaggio dei voli delle compagnie low cost.
Una conferma della irrealizzabilita' del mega-aeroporto se venisse
rispettata la vigente normativa e gli attuali vincoli di salvaguardia, e' la
stessa delibera n. 92 del 25 luglio 2008 del Consiglio comunale di Viterbo -
una delibera scandalosa sotto diversi profili - che ha chiesto alla Regione
Lazio di poter violare su gran parte del territorio comunale quanto disposto
dal Piano territoriale paesaggistico regionale e i relativi vincoli di
salvaguardia a tutela di ambiente e legalita', perche' questa dannosissima
opera non si potrebbe realizzare se venisse rispettata la pianificazione
territoriale regionale ed i relativi vincoli.
*
Ci opponiamo al mega-aeroporto a Viterbo non solo perche' amiamo la nostra
citta' e il nostro territorio, ma anche perche' convinti che il trasporto
aereo debba essere immediatamente e drasticamente ridotto.
Nell'ultimo decennio il trasporto aereo ha registrato una costante crescita,
soprattutto per quanto riguarda il settore del trasporto delle merci e
quello dei voli low cost, solitamente legati al turismo definito anche
"mordi e fuggi". Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in
aereo mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico,
derivanti anche dal trasporto aereo, sono pagate dall'intera umanita' in
termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici
cosi' gravi che determinano distruzioni e carestie in aree sempre piu'
estese del pianeta.
Il trasporto aereo contribuisce in ingente misura alle emissioni di anidride
carbonica - le stime internazionali piu' accreditate vanno da un minimo del
3% al 10% - contribuendo cosi' in maniera decisiva all'effetto serra e
all'inquinamento dell'aria prodotto dalla combustione del cherosene che
alimenta i motori degli aerei.
*
Le persone che vivono in prossimita' di scali aeroportuali sono costrette a
subire oltre all'inquinamento dell'aria anche quello acustico ed
elettromagnetico, come purtroppo ben sanno i cittadini di Ciampino e delle
aree limitrofe.
La soluzione per Ciampino sta nella riduzione immediata e drastica del
numero dei voli e non nella futura "ciampinizzazione" di Viterbo. Da molto
tempo abbiamo stabilito rapporti di collaborazione e solidarieta' con i
comitati dei cittadini di Ciampino e Marino e sosteniamo pienamente le loro
legittime richieste.
*
Siamo convinti che Viterbo e il territorio viterbese non hanno bisogno di
alcun mega-aeroporto ma di un deciso potenziamento delle ferrovie per i
pendolari, per il commercio e per il turismo, e di un vero sostegno alle
reali vocazioni produttive locali: la valorizzazione dei beni ambientali e
culturali, l'agricoltura di qualita', il turismo di qualita', il termalismo
sociale, l'alta formazione e la ricerca in campo agrario, forestale,
ambientale, archeologico, storico e artistico.
*
Si tratta, a nostro parere, di evitare la proliferazione di aeroporti
inutili, dannosi e fonte di sperpero per il pubblico erario; di rinunciare a
incentivare un turismo "mordi e fuggi" consumista, antieducativo e dagli
effetti distruttivi; e di promuovere invece una mobilita' adeguata, un
turismo consapevole e responsabile, accessibile a tutti, coerente con le
finalita' di apprezzare i beni culturali e ambientali e di fare esperienze
umane significative.
*
A tutti chiediamo un impegno e un sostegno in questa iniziativa di civilta'
e legalita' per il bene comune.
*
Hanno gia' risposto al nostro appello, tra molti altri: il magistrato
Ferdinando Imposimato, la vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa
Morgantini, padre Alex Zanotelli, il cantautore Francesco Guccini,
scienziati come Angelo Baracca, Virginio Bettini, Luigi Cancrini, Marcello
Cini, Paul Connett, Giorgio Cortellessa, Luca Mercalli, Stefano Montanari,
Giuseppe Nascetti, Giorgio Nebbia, Gianni Tamino, Federico Valerio; altri
cattedratici universitari come Rocco Altieri, Anna Bravo, Andrea Canevaro,
Andrea Cozzo, Giovanna Fiume, Nella Ginatempo, Domenico Jervolino, Fulvio
Cesare Manara, Raffaele Mantegazza, Arnaldo Nesti, Luigi Piccioni, Giuliano
Pontara, Lorenzo Porta, Elena Pulcini, Claudio Riolo, Annamaria Rivera,
Antonella Sapio, Giovanni Scotto, Sergio Tanzarella, Silvia Vegetti Finzi;
scrittrici e saggiste come Dacia Maraini, Lea Melandri; intellettuali come
Franco Barbero, Augusto Cavadi, Giancarla Codrignani, Francesco De Notaris,
Maria G. Di Rienzo, Pupa Garribba, Federica Giardini, Enzo Mazzi, Nadia
Neri, Brunetto Salvarani, Bruno Segre, Renato Solmi; personalita' della vita
civile e dell'impegno sociale ed educativo come Michele Boato, Marinella
Correggia, Pasquale Iannamorelli, Floriana Lipparini, Daniele Lugli, Luigi
Malabarba, Anna Puglisi, Umberto Santino, Mao Valpiana, Marcello Vigli; il
magistrato Gennaro Francione; i parlamentari europei Vittorio Agnoletto,
Vincenzo Aita, Giovanni Berlinguer, Giusto Catania, Giulietto Chiesa,
Claudio Fava, Monica Frassoni, Sepp Kusstatscher, la gia' citata Luisa
Morgantini, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano; i senatori e deputati
al parlamento italiano della precedente legislatura Maurizio Acerbo, Angelo
Bonelli, Salvatore Bonadonna, Paolo Cacciari, Salvatore Cannavo', Giovanna
Capelli, Anna Donati, Rina Gagliardi, Haidi Giuliani, Salvatore Iacomino,
Vladimir Luxuria, Francesco Martone, Lidia Menapace, Maria Cristina Perugia,
Paolo Russo, Gianpaolo Silvestri, Massimiliano Smeriglio, Gino Sperandio,
Tiziana Valpiana. E con essi innumerevoli cittadini viterbesi.
Antonella Litta ed Emanuele Petriglia
per il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della
democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 10 febbraio 2009

3. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 6 FEBBRAIO A VIGNANELLO IL CONVEGNO SU "ARTE,
STORIA, CULTURA, AMBIENTE E SALUTE: LE RAGIONI DELL'OPPOSIZIONE
ALL'AEROPORTO A VITERBO"
[Riportiamo il seguente comunicato gia' apparso nelle "Notizie minime della
nonviolenza in cammino"]

Per iniziativa del Centro studi e ricerche "Santa Giacinta Marescotti"
venerdi' 6 febbraio 2009 si e' svolto presso il Castello Ruspoli di
Vignanello (Vt) un convegno sul tema: "Arte, storia, cultura, ambiente e
salute: le ragioni dell'opposizione all'aeroporto a Viterbo".
Il convegno ha avuto una vasta ed appassionata partecipazione, un attento e
qualificato uditorio ha gremito la sala che ospitava l'incontro; tra molte
altre autorevoli personalita' il professor Osvaldo Ercoli, figura storica
dell'ambientalismo viterbese e maestro di rigore morale e intellettuale per
generazioni di allievi.
*
Dopo l'intervento di apertura della dottoressa Giada Ruspoli, animatrice del
Centro studi che ospitava l'incontro, hanno presentato tre approfondire
relazioni la dottoressa Antonella Litta, la scrittrice Marinella Correggia e
il professor Alessandro Pizzi.
La dottoressa Antonella Litta, portavoce del Comitato che si oppone al
mega-aeroporto e referente dell'Isde (International Society of Doctors for
the Environment - Italia) ha illustrato in particolare la situazione
concreta dell'area termale del Bulicame a Viterbo che la realizzazione del
mega-aeroporto devasterebbe irreversibilmente, ha descritto con dovizia di
dati analitici la gravissima situazione di Ciampino che si vorrebbe
assurdamente riprodurre a Viterbo, ed ha analizzato le gravi conseguenze
ambientali e sanitarie provocate dalla struttura e dall'attivita'
aeroportuale che si vorrebbe sciaguratamente imporre a Viterbo.
La dottoressa Marinella Correggia, saggista di fama internazionale autrice
di numerosi libri, ha inquadrato la vicenda viterbese nel piu' ampio
contesto della riflessione culturale, ecologica, economica e scientifica
internazionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni naturalistici,
artistici e storici, e di promozione di un turismo ecocompatibile, adeguato
e responsabile.
Il professor Alessandro Pizzi, prestigioso studioso e gia' apprezzatissimo
sindaco di Soriano nel Cimino, ha sviscerato i profili scientifici ed
afferenti al modello di sviluppo che la questione implica, con densi e
precisi riferimenti alla piu' rigorosa e aggiornata letteratura scientifica
internazionale.
Dopo le relazioni vi e' stato un momento di convivialita'; successivamente i
tre relatori hanno risposto alle domande e agli interventi di molti
partecipanti all'incontro, interventi che tutti hanno contribuito
all'approfondimento dei temi proposti.
*
Il convegno ha avuto un vivo successo e dimostrato ancora una volta come
quando alla becera, ignorante ed irresponsabile propaganda dei novelli
attila si contrappone il ragionamento coerente e veritiero, il rigore
scientifico e morale, l'onesta' e la sollecitudine per il bene comune, con
tutta evidenza emerge nitidamente la giustezza e la coralita'
dell'opposizione della popolazione viterbese a un'opera dissennata e
distruttiva, fuorilegge e avvelenatrice come il mega-aeroporto che una lobby
speculativa vorrebbe imporre come ennesima umiliante e patogena servitu' a
Viterbo e all'Alto Lazio.

4. APPELLI. CON IL PROFESSOR OSVALDO ERCOLI IN DIFESA DEL BULICAME
[Riportiamo il seguente appello diffuso il 12 febbraio 2009]

Riproponiamo il seguente appello, che ha come primo firmatario il professor
Osvaldo Ercoli, al quale nel 2007 aderirono moltissimi cittadini viterbesi.
Il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della
democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 12 febbraio 2009
*
Appello al mondo della cultura e a tutti i cittadini viterbesi in difesa del
Bulicame
"Quale del Bulicame esce ruscello"
(Dante, Inferno, canto XIV, v. 79)
L'area termale di Viterbo, l'area del Bulicame, un bene ambientale, storico,
culturale, terapeutico, sociale ed economico di straordinario pregio, e' in
pericolo.
L'intenzione di realizzare in quell'area un mega-aeroporto per voli low-cost
avrebbe un impatto devastante su di essa: sulla tutela, sulla valorizzazione
e sulla fruizione di essa.
Difendiamo l'area del Bulicame.
Difendiamo la natura, la storia e la cultura di Viterbo.
Difendiamo i diritti di tutti dall'assalto degli speculatori.
Si' alla difesa del Bulicame.
No al mega-aeroporto distruttivo, inquinante, nocivo.
Facciamo appello a tutte le persone che amano Viterbo, la sua natura, la sua
storia, i suoi monumenti, affinche' sia fermato lo scempio voluto dai nuovi
barbari.
Primo firmatario: Osvaldo Ercoli
Viterbo, 8 novembre 2007
*
Notizia sul professor Osvaldo Ercoli
Osvaldo Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia'
consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa
dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel
viterbese una delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e
la sua limpida generosita' a Viterbo sono proverbiali. E' tra gli animatori
del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna per la
riduzione del trasporto aereo.

5. UNA SOLA UMANITA'. DONNE E ASSOCIAZIONI DI DONNE CHE FANNO RIFERIMENTO
ALLA "CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE" DI ROMA: PERCHE' SIAMO CONTRARIE AL
DISEGNO DI LEGGE DEL GOVERNO SULLA SICUREZZA
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenews.net/spip3/) riprendiamo il
seguente documento diffuso il 3 febbraio 2009 dal titolo "Documento di
analisi delle politiche governative sulla sicurezza. Perche' siamo contrarie
al disegno di legge del Governo sulla sicurezza" accompagnato dalla seguente
nota redazionale: "Riceviamo e pubblichiamo l'analisi messa a punto dalle
donne e le associazioni di donne, native e migranti, che hanno sottoscritto
il documento 'Abitare il mondo, sentirsi a casa. Un antidoto al razzismo e
al sessismo' presentato alla Casa internazionale delle donne di Roma il 2
febbraio 2009". Come e' noto, il Senato ha poi approvato il disegno di legge
n. 733 il 5 febbraio 2009 (e la proposta di aumentare enormemente il tempo
di detenzione nei Cie, ex Cpt, non e' passata; l'emedamento che trasforma i
medici in traditori dei pazienti invece si'); il disegno di legge ora
passera' all'esame della Camera dei Deputati]

Le donne e le associazioni di donne, native e migranti, che hanno scelto la
Casa Internazionale delle Donne per il loro impegno politico e che hanno
sottoscritto il documento "Abitare il mondo, sentirsi a casa. Un antidoto al
razzismo e al sessismo" esprimono il proprio giudizio estremamente negativo
sul disegno di legge del Governo sulla sicurezza (n. 733) attualmente in
discussione al Senato e in generale sul pacchetto sicurezza e sulle
politiche del governo in relazione all'immigrazione.
*
I motivi della nostra contrarieta'
In generale
1. Frammentazione e carattere repressivo dei provvedimenti
Il cosiddetto "pacchetto sicurezza" del Governo, al cui interno numerosi
articoli di legge riguardano l'immigrazione come fosse di per se' questione
di sicurezza e di ordine pubblico, comprende:
- un decreto legge, "Misure urgenti in materia di pubblica sicurezza" (gia'
convertito in legge, n. 125/2008), in cui oltre all'estensione dei casi di
espulsione, all'inasprimento delle pene, alle restrizioni delle garanzie
processuali, si introduce per i reati commessi l'aggravante comune di
"clandestinita'", misura gia' sottoposta al vaglio della Corte
costituzionale, perche' la "clandestinita'" e' un problema amministrativo
del tutto estraneo al reato imputato, di cui non puo' quindi costituire
un'"aggravante";
- un disegno di legge, attualmente in discussione al Senato (A.S.733) (che
analizziamo piu' avanti in dettaglio);
- tre decreti legislativi, che prevedono: ulteriori difficolta' per i
rifugiati e i diritti dei richiedenti asilo; limitazioni al ricongiungimento
familiare (ridotto allo strettissimo nucleo familiare, con forti limiti per
il ricongiungimento di genitori anziani e figli maggiorenni, condizionato a
garanzie spesso insostenibili di reddito e alloggio, sottoposto alla prova
del Dna a carico degli immigrati per parentele non comprovate); limitazioni
alla liberta' di circolazione e soggiorno dei cittadini comunitari e dei
loro familiari;
- in altri provvedimenti finanziari di carattere generale troviamo
provvedimenti sociali punitivi per gli immigrati. La legge 133/2008 prevede
l'aumento dei requisiti (10 anni di residenza nel territorio nazionale) per
un immigrato per accedere al piano casa e all'assegno sociale;
- esclusi gli stranieri dalla concessione della "carta acquisti".
Questa frammentazione nasconde una politica del governo esclusivamente
repressiva e discriminatoria rispetto all'immigrazione.
La Corte costituzionale (sentenza n. 306/2008) ha gia' dichiarato
illegittima la norma del T. U. sull'immigrazione, (art. 9) che prevede
l'esclusione dell'indennita' di accompagnamento se lo straniero e' privo dei
requisiti di reddito previsti dalla carta di soggiorno: l'assistenza in
difesa della salute non puo' essere discriminatoria e condizionata solo per
gli stranieri da garanzie di alloggio e reddito. Tale illegittimita'
potrebbe essere estesa anche ad altre discriminazioni imposte agli
stranieri.
*
2. Repressione e' il contrario di integrazione
In contrasto con le raccomandazioni della Corte costituzionale, si profila
un diritto penale differenziato per lo straniero, un diritto diseguale,
caratterizzato da sensibili restrizioni alle garanzie (sostanziali e
processuali) fondamentali, nonche' da una forte limitazione al diritto di
circolazione e soggiorno dei cittadini comunitari e in generale dello jus
migrandi (articolo 35 della Costituzione italiana).
Complessivamente, un diritto speciale per gli stranieri, come ha detto
recentemente la giurista Marzia Barbera, secondo il quale in nome
dell'emergenza (ci si appella proprio ad una legge, la 225 del 1992 sullo
stato di emergenza dovuto a catastrofi e a calamita' naturali) si sospendono
i diritti fondamentali degli stranieri e contestualmente si trasforma in
disposizioni di legge un'attenzione "ragionieristica" per la vita delle
persone immigrate, per rendergliela sempre piu' difficile: vedi i limiti
"speciali" per gli immigrati per accedere al welfare, i limiti ulteriori e
le esclusioni stabiliti dalle ordinanze dei sindaci, un "nomolocalismo",
sostenuto dal governo, del tutto illegittimo e anticostituzionale (art. 23
Cost.).
Tra le piu' gravi di queste norme locali, come donne denunciamo quelle che
escludono dal "bonus bebe'" le famiglie immigrate, sostenute da un'ideologia
che intende sostenere solo l'aumento demografico della "razza italiana".
Dall'insieme dei provvedimenti citati si evince che per il governo la
questione immigrazione e' principalmente questione di chiusura e di ordine
pubblico, poiche' in nome della lotta alla "clandestinita'" non affronta
contestualmente il problema della revisione di quelle leggi che di fatto
rendono clandestina l'immigrazione, e non prevede nuove possibilita' di
regolarizzazione e integrazione, tra le quali neppure la possibilita' che
gli immigrati vittime di grave sfruttamento lavorativo ottengano il permesso
di soggiorno per motivi di protezione sociale.
Sono cioe' le politiche governative - che rendono quasi impossibili gli
ingressi regolari e il mantenimento dei permessi di soggiorno - che rendono
clandestini gli immigrati, destinandoli ad una illegalita' funzionale al
loro sfruttamento nell'economia sommersa e perfino criminale. Gli immigrati
irregolari - ma anche quelli in regola - sempre sotto la minaccia di
espulsione e di licenziamento, sono disposti a condizioni di lavoro
inaccettabili per gli italiani. Cio' li rende piu' appetibili per i datori
di lavoro, ma determina un ulteriore arretramento dei diritti dell'insieme
dei lavoratori. Diritti disuguali = meno diritti per tutti.
Inoltre le ulteriori difficolta' per realizzare il ricongiungimento
familiare rendono piu' problematica l'integrazione e la fuoriuscita dalla
solitudine e dalla precarieta'.
Come abbiamo scritto nel nostro documento le politiche che criminalizzano
gli immigrati relegandoli ai margini dell'economia e della societa',
sottendono un razzismo di tipo istituzionale (vedi alcuni comportamenti
delle forze dell'ordine, del personale degli uffici e dei servizi), che si
intreccia e fomenta nuove forme di razzismo popolare, fondate su stereotipi,
pregiudizi, disinformazione. Il risultato e' una miscela esplosiva, che sta
producendo episodi brutali ogni giorno.
*
In dettaglio
Le nuove politiche repressive (Ddl governativo, ora Atto Senato n. 733)
- L'"Ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato" (art. 19)
sono puniti con una ammenda da 5.000 a 10.000 euro e/o l'espulsione dal
territorio nazionale. L'espulsione viene eseguita dal Questore e comunicata
al Magistrato responsabile dell'accertamento del reato, il quale pronuncia
sentenza di non luogo a procedere. Non si procede all'espulsione in caso di
domanda di protezione internazionale, ma si procede anche in caso di vittime
di grave sfruttamento lavorativo. Basta un semplice permesso di soggiorno
non ottenuto o scaduto, per motivi legati a ritardi burocratici o a
restrizioni nel mercato del lavoro, per essere espulsi.
- Minori: rimpatrio assistito, anziche' tutela e protezione secondo le norme
internazionali, per i minori dediti alla prostituzione, anche comunitari;
finora il rimpatrio dei cittadini comunitari era previsto solo in caso di
pericolosita' sociale. Divieto di impiego di minori per attivita' di
accattonaggio: i genitori, in qualsiasi circostanza, perdono la patria
potesta', mentre finora ne era prevista solo la sospensione.
- La permanenza nei Centri di identificazione e espulsione puo' durare fino
a 18 mesi, in presenza di difficolta' nell'accertamento delle identita'
dello straniero, mentre la Direttiva europea prevede possibili prolungamenti
solo in caso di resistenza (art. 39).
- I gestori dei servizi di trasferimento di denaro devono acquisire dagli
utenti stranieri copia del titolo di soggiorno, segnalando la eventuale
mancanza di tale titolo alla autorita' locale di pubblica sicurezza. In caso
di inosservanza vengono cancellati dall'elenco degli agenti di attivita'
finanziarie (art. 37). L'ordinamento vigente prevede invece che la denuncia
di reati da parte di privati sia facoltativa.
- Reato di cessione in affitto di immobili a stranieri irregolari (legge
125/2008) con conseguente confisca dell'immobile.
*
Misure sociali apertamente discriminanti inserite nel provvedimento di
ordine pubblico
Si tratta di misure ingiuste perche':
- considerano anche il matrimonio misto un possibile problema di ordine
pubblico. Art. 4: Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano
puo' acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda
legalmente da almeno due anni (un anno, in presenza di figli nati dai
coniugi) nel territorio della Repubblica (oggi: sei mesi, a prescindere
dalla presenza di figli);
- prevedono per gli stranieri l'esibizione di un documento che attesti la
regolarita' del soggiorno per poter contrarre matrimonio (art. 5), negando
quindi quello che e' un diritto di tutte le persone, a prescindere dalla
nazionalita' e dai titoli di soggiorno;
- fanno dipendere la possibilita' di iscrizione presso le anagrafi dei
Comuni e di cambio di residenza dall'idoneita' dell'alloggio - verificata
dagli uffici comunali competenti -: per gli stranieri la cancellazione
anagrafica puo' significare la perdita di tutti i diritti per ottenere la
carta di soggiorno e la cittadinanza (art. 36);
- inoltre, trascorsi 6 mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno (finora
1 anno) scatta la cancellazione anagrafica (art. 45). Addirittura, in alcuni
Comuni della Lombardia si escludono dall'iscrizione anagrafica gli stranieri
privi della carta di soggiorno (oggi denominata permesso di soggiorno di
lungo periodo).
*
L'assimilazione forzata
L'art. 41 subordina il rilascio (e il rinnovo) del permesso di soggiorno
alla stipula di un "accordo di integrazione" tra lo straniero e lo Stato, in
cui il primo si impegna a conseguire obiettivi di integrazione, non meglio
specificati.
La "perdita dei crediti" determina l'espulsione immediata dello straniero,
non sospendibile neppure qualora egli ricorra in giudizio avverso il
provvedimento espulsivo.
La valutazione da parte dell'autorita' amministrativa del grado di
integrazione del soggetto sara' necessariamente discrezionale. E' infatti
evidente che l'integrazione costituisce un percorso complesso, che nessuna
autorita' amministrativa potrebbe giudicare con precisione se non fornendo
pareri del tutto arbitrari e quindi inevitabilmente discriminatori.
La legge rinvia invece il tutto a un regolamento governativo, che quindi
giudicherebbe di diritti soggettivi fondamentali, quali quelli relativi alla
permanenza nel territorio nazionale di soggiornanti sia di breve che di
lungo periodo, e consentirebbe la revoca del permesso di soggiorno e
espulsione, a seguito del mancato rispetto di non ben precisati obiettivi di
integrazione.
L'art. 39 prevede il superamento di un test di conoscenza della lingua
italiana per il riconoscimento dello status di soggiornante di lungo
periodo.
Gli immigrati pagano sempre: 200 euro in media per fare richiesta del
permesso di soggiorno o del suo rinnovo, per richiedere la cittadinanza, per
il nulla osta per il ricongiungimento familiare. La polemica sui 50 euro di
tassa per il permesso di soggiorno ci e' sembrata quindi capziosa e
fuorviante rispetto alla gravita' complessiva del quadro legislativo che si
sta costruendo contro l'immigrazione, una sorta di apartheid all'italiana.
Inoltre condividiamo pienamente l'allarme sostenuto da molte associazioni di
medici e di giuristi per le conseguenze della possibile approvazione
dell'emendamento 39.306 presentato in sede di esame del Ddl 733
all'Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell'articolo 35 del
Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull'immigrazione) che
sancisce il principio di non segnalazione alle autorita' del migrante
irregolare che si rivolge a una struttura sanitaria.
Restiamo vigili su un altro emendamento della Lega, quello che tenta di
introdurre le classi differenziali per bambini stranieri nelle scuole.
Per tutte le analisi e le ragioni esposte, le donne e le associazioni che
fanno riferimento alla Casa Internazionale delle Donne ritengono che la
situazione attuale sia grave e pericolosa, non solo per tutte le migranti e
tutti i migranti, ma per il fondamento democratico della nostra societa', e
si impegnano, insieme alle altre associazioni, a contrastare tutte le leggi
e i provvedimenti, nazionali e locali, che vanno in questa direzione di
criminalizzazione e discriminazione.

6. MONDO. MARINA FORTI: RIO PLATANO
[Dal quotidiano "Il manifesto" dell'11 febbraio 2009 col titolo "Il furto
del mogano"]

Chi protegge una zona "protetta"? Sembra un gioco di parole, ma stiamo
parlando di un'area naturale protetta dell'Honduras, piccolo e povero stato
dell'America centrale. La zona si chiama Rio Platano, e' protetta dallo
stato ed e' stata dichiarata anche "Riserva della biosfera" dall'Unesco,
l'organizzazione Onu per la cultura. E' una zona enorme, la piu' grande area
protetta del paese, oltre 830.000 ettari di foresta pianeggiante e
montagnosa (dal livello del mare fino ai 1.300 metri), di cui circa un
quarto e' la "core area", zona centrale, mentre circa meta' e' "area
culturale", dove vive la popolazione umana - poco piu' di 40.000 abitanti,
di cui meta' sono nativi e minoranze etniche. Nel "cuore" della riserva sono
escluse attivita' umane; nella parte abitata le comunita' locali coltivano o
fanno pascolare bestiame (su piccola scala) e conducono quella che si chiama
"gestione sostenibile della foresta" - raccogliere piccole quote di legno e
frutti rinnovabili, sempre su piccola scala, in cooperative locali. Il
problema e' che lo status di zona protetta non riesce a evitare una
deforestazione galoppante, benche' illegale - e non ne sono responsabili le
piccole comunita' locali.
Al contrario, e' proprio il governo a permettere che i "baroni del legname"
facciano man bassa di legname pregiato, in particolare mogano: cosi'
sostiene un rapporto di Global Witness, organizzazione indipendente di
"investigazione ambientale". Pubblicato alla fine di gennaio, il rapporto
sulla deforestazione illegale nella riserva di rio Platano ("Una farsa in
tre atti") si riferisce al periodo 2006-2007 e spiega come il taglio
illegale di alberi pregiati sia stata promosso dalle autorita': con buona
pace del presidente Zelaya, che durante il suo discorso inaugurale, nel
gennaio del 2006, aveva dichiarato prioritario "eradicare" la deforestazione
illegale. Pochi mesi dopo quel discorso, pero', l'ente forestale honduregno
ha approvato un meccanismo che permette di raccogliere legalmente il
"legname abbandonato", in contravvenzione alle leggi vigenti e senza
consultare nessuno. Questo ha dato il via a una corsa a tagliare
illegalmente e poi far passare per "abbandonato" il legno raccolto. Due mesi
dopo la nuova procedura e' stata abrogata, dopo le proteste di alcuni gruppi
ambientalisti e soprattutto un'indagine dell'ufficio della procura di stato
competente per i crimini ambientali. La corsa a tagliare alberi pregiati
pero' e' continuata, con un meccanismo solo un po' piu' sofisticato di
prima, descritto da Global Witness. Le aziende del legname (spesso chiamate
"i baroni del legname") hanno tra l'altro "infiltrato" le cooperative locali
firmando contratti in modo che fossero queste a mettere sul mercato il
legname tagliato, facendo cosi' apparire "pulito" cio' che non lo e'.
Il risultato e' che dal 2006, in poco piu' di due anni, oltre 8.000 metri
cubi di mogano sono stati illegalmente tagliati, e quasi un milione di
dollari di denaro pubblico e' stato indebitamente incanalato nelle tasche
dei trafficanti di legname, sostiene Global Witness: con danno evidente per
la conservazione ambientale, per le casse dello stato, e piu' direttamente
per le cooperative forestali locali, a cui e' stato sottratto un bene. Tra
l'altro, il fatto che alcune cooperative siano state strumentalizzate dai
"baroni del legno" ha gettato il discredito sulle cooperative di "gestione
sostenibile" nel loro insieme. Tutto questo con la complicita' di autorita'
e governo: il gruppo di investigazione ambientale lo definisce un caso di
"clientelismo politico e corruzione sistemica".

7. LIBRI. FRANCESCO ANTONELLI PRESENTA "L'EUROPA E I CONFLITTI ARMATI" A
CURA DI ALBERTO L'ABATE E LORENZO PORTA
[Dal quotidiano "Il manifesto" dell'11 febbraio 2009 col titolo "Eserciti in
marcia per imporre il bene all'umanita'" e il sommario "Guerra e
nonviolenza"]

La costruzione della sfera politica nella modernita' e' stata fondata su due
capisaldi: l'idea che l'etica politica sia autonoma dalla morale, mentre il
secondo capisaldo sostiene l'accettazione di mezzi eticamente riprovevoli
purche' "tecnicamente" efficaci. Questa connessione di machiavellismo e di
"razionalita' rispetto allo scopo", come avrebbe commentato Max Weber, ha
sostenuto un approccio alla gestione delle crisi internazionali fondato sul
potere militare e sulla pura diplomazia. Come mostrano, ad esempio, Zygmunt
Bauman in Modernita' ed Olocausto oppure, lo studioso Philip Zimbardo ne
L'effetto Lucifero (Raffaello Cortina), questa e' la matrice culturale dalla
quale deriva quel "pervertimento del bene" che ha condotto agli stermini del
XX e dello stesso XXI secolo: per centrare un obiettivo massimamente buono
(domani), si e' disposti a fare tutto il male (oggi). Le stesse missioni di
peacekeeping, attive dai Balcani all'Afghanistan, in quanto fondate sui
codici culturali della modernita', contengono innegabilmente lo stesso
rischio di fallimento dovuto alla disgiunzione temporale tra i "problemi
dell'efficienza" (tecnica) delle strategie di costruzione della pace ed il
"mondo dei valori" cui si tende in futuro.
La radicale novita' che apporta l'approccio nonviolento alla risoluzione dei
conflitti, innanzitutto le guerre civili, sta proprio nell'eliminazione di
questa disgiunzione: mezzi eticamente corretti in base a codici morali,
producono, nel corso del tempo, risultati tecnicamente e moralmente
superiori. Tanto gli scritti di Gandhi quanto quelli di Aldo Capitini sono
impregnati di questa fondamentale consapevolezza. La quale annuncia il
(possibile) superamento della modernita' con la conseguente, positiva,
de-compartimentazione della sfera morale e di quella utilitarista. L'idea,
espressa dal gia' ricordato Capitini nel 1968, di creare un "Corpo civile di
pace", una rete di azione diretta come forza di interposizione e
rigenerazione di un tessuto minacciato da conflitti distruttivi, acquista
qui il suo senso profondo e va dunque collocato nell'orizzonte piu' vasto
della costruzione di una civilta' sostenibile (non solo economicamente ma
anche politicamente).
Di questa ricchezza socioculturale e dell'annuncio di una nuova, possibile e
piu' avanzata, societa' globale "dopo moderna", c'e' pero' solo una traccia
indiretta nel volume a cura di Alberto L'Abate e Lorenzo Porta, L'Europa e i
conflitti armati. Prevenzione, difesa nonviolenta e Corpi civili di pace
(Firenze University Press, pp. 364, euro 22,50).
Tutto incentrato su un approccio pragmatico al tema dei Corpi civili di
pace, tipico di una sana attivita' di "sensibilizzazione" a sfondo
istituzionale, il valore dei contributi raccolti nel volume vanno cercati in
luoghi diversi da quello, tutt'altro che superfluo, politico-culturale. In
particolare in due direzioni: la prima riguarda la condivisibile
interpretazione dell'identita' europea come fondata su un'idea e una pratica
politica che ha reso possibile la costruzione di una pace sostenibile nel
vecchio continente. Cui pero' non si accompagna una scelta altrettanto
coerente nella proiezione esterna, in chiave cosmopolita e unitaria, di
questa grande ricchezza, tale da costruire percorsi di politica estera e di
approccio alle crisi internazionali, oltre il dominante statocentrismo a
sfondo militare.
Da questa giusta considerazione, i contributi in questo libro esortano le
istituzioni europee a fare di piu' per impegnarsi in questa direzione. In
particolare, e siamo cosi' al secondo tema degno di nota,
istituzionalizzando i "Corpi civili di pace", le iniziative di Peace
Research e, in generale, tutte quelle soggettivita' della nonviolenza, solo
alcune delle quali qui rappresentate, con alcune importanti omissioni, sorte
in questi anni nella cosiddetta societa' civile e nel mondo accademico del
vecchio continente.
Ci troviamo cosi' di fronte, cosa abbastanza ricorrente nella storia della
nuova sinistra post-sessantottesca, si pensi in proposito all'ambientalismo,
al caso di un movimento che chiede di divenire istituzione. Interessante a
questo proposito e' la tematica affrontata, in modo maturo come raramente
accade nel mondo del pacifismo italiano, sulla professionalizzazione del
personale impiegabile sul campo. Al di la' delle analisi contenute nella
seconda parte del volume, dedicate all'insufficienza dell'approccio
"militare" seguito nella gestione del conflitto in Kosovo, sta proprio qui
il principale paradosso e spunto di riflessione. Da una parte, infatti, si
invoca meno Stato, intendendo meno ingerenza delle istituzioni nell'operato
dei corpi civili di pace o nelle esperienze di cooperazione internazionale
(sono note la critiche espressa negli anni scorsi a quegli interventi di
cooperazione ritenuti una variante "civile" dell'intervento militare in
teatri di guerra), ma anche meno burocrazia nella politica internazionale.
Dall'altro lato si chiede pero' proprio piu' Stato, attraverso un aumento
degli investimenti pubblici su questo terreno, assieme alla stabilizzazione
delle carriere dei singoli (ex) volontari per continuare a sopravvivere ed
essere realmente efficaci. Una contraddizione che rimane aperta e su cui
continuare a riflettere.

8. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI
VITERBO

Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di Viterbo e per la
riduzione del trasporto aereo: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 157 del 16 febbraio 2009

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