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Coi piedi per terra. 160



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 160 del 23 febbraio 2009

In questo numero:
1. Alessandro Pizzi: Relazione al convegno di Vignanello del 6 febbraio 2009
2. Per contattare il comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo

1. DOCUMENTI. ALESSANDRO PIZZI: RELAZIONE AL CONVEGNO DI VIGNANELLO DEL 6
FEBBRAIO 2009
[Alessandro Pizzi, gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt),
citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza amministrativa sono
diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo educativo e nel
volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta',
ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione
diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha
promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di
Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei
principali animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto
aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e
sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti
umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di studio]

Gentili signore e gentili signori,
se fossimo governati da politici, locali e nazionali, responsabili verso il
bene comune, oggi probabilmente non parleremmo dell'aeroporto di Viterbo.
Sia per il suo impatto, sia perche' non sono state rispettate le leggi
italiane ed europee.
Infatti:
il piano paesistico della Regione Lazio ne impedisce la costruzione, tanto
e' vero che il Comune di Viterbo e' stato costretto con delibera 92 del 25
luglio 2008 a chiedere alla Regione Lazio di stralciare il sito del futuro
aeroporto dal piano.
L'orientamento della pista attuale non consente la realizzazione del
mega-aeroporto, fatto oggi ammesso anche da chi vuole la struttura; noi lo
avevamo scritto in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica il
4 agosto 2008.
Manca lo studio della Valutazione Strategica, necessaria per la costruzione
dell'opera; manca inoltre addirittura un progetto dell'aeroporto. Si e' dato
l'incarico alla societa' che dovrebbe gestire l'aeroporto (Adr, Aeroporti Di
Roma) di presentare un progetto di fattibilita'.
Non ci sono collegamenti veloci con Roma (al cui turismo "mordi e fuggi" il
mega-aeroporto di Viterbo sarebbe precipuamente asservito).
Non sono state rispettate le vigenti leggi europee per la costruzione
dell'aeroporto.
Le ragioni del no all'aeroporto di Viterbo aumentano. Cosi' come aumenta il
numero dei cittadini che si rende conto della inutilita' e pericolosita'
dell'opera.
Negli ultimi mesi sono stati pubblicati articoli su quotidiani e settimanali
che contribuiscono a una riflessione critica sull'aeroporto e sul traffico
aereo.
*
1. Impatto dell'aeroporto
Devasterebbe la zona termale e il Bulicame, citato da Dante nella Divina
Commedia. Possiamo immaginare cosa significa andare alle Terme per curarsi e
respirare gli scarichi degli aerei e ascoltare il loro rumore. Oltre tutto
si tratta di un aeroporto del tutto estraneo alla vocazione del territorio
della Tuscia. Un aeroporto che deve servire per i voli low cost per portare
i turisti del "mordi e fuggi" a Roma, turisti che scendono nel "nonluogo"
che e' l'aeroporto, e non vedono l'ora di andare a Roma.
Nuocerebbe alla salute dei cittadini che abitano nei pressi dell'aeroporto,
e in generale a tutta Viterbo, per l'inquinamento acustico e per le polveri
sottili. Per soddisfare desideri indotti dalla pubblicita' e dalle agenzie
di viaggio, per soddisfare la voglia di profitto delle compagnie low cost e
di qualche affarista locale, non solo si va a danneggiare la zona delle
Terme, ma si crea un grave danno alla salute dei cittadini che abitano
vicino all'aeroporto e in qualche misura ai cittadini della provincia. A
parte il fatto che la maggiore compagnia low cost, la Ryanair, e un'altra
importante compagnia low cost, nel caso di chiusura di Ciampino, hanno
scelto Fiumicino e rifiutato l'ipotesi Viterbo (vedi intervista pubblicata
da "L'Espresso").
Tralascio il grave problema dell'inquinamento acustico, che tutti hanno ben
presente, non prima di aver ricordato che la societa' che gestisce
l'aeroporto di Orio al Serio, spesso portato ad esempio dalla lobby
aeroportuale viterbese, deve insonorizzare gli edifici pubblici a partire
dalle scuole che si trovano vicino all'aeroporto stesso.
Metto in evidenza l'inquinamento atmosferico. Il 17 ottobre scorso il
"Corriere della sera" pubblica un articolo a firma Luigi Ferrarella in cui
si parla dell'inquinamento di un bosco da parte dell'aeroporto di Malpensa.
Riporto alcuni stralci: "Malpensa, inquinato il bosco Unesco. I livelli 5
volte piu' alti del casello sull'autostrada A1. Malpensa, inquinato il bosco
Unesco: pagano Sea e ministero. Condannati a 5 milioni di indennizzo. Ci
sono piu' idrocarburi nel bosco secolare, patrimonio dell'Unesco, che nei
terreni a fianco del casello piu' trafficato dell'autostrada A1. Cinque
volte di piu'. Per effetto dei gas inquinanti rilasciati dagli aerei in
decollo dall'aeroporto di 'Malpensa 2000' sul vicino bosco, dove ora un
albero su tre e' malato e dovrebbe essere abbattuto, e dove 15 anni non
basteranno a ripristinare l'area dichiarata 'riserva della biosfera'
dall'Unesco (529 al mondo). Per questo il Tribunale civile di Milano ha
condannato il ministero dei Trasporti e la Sea (la spa controllata dal
Comune che gestisce Linate e Malpensa) a indennizzare con 5 milioni di euro
(tra capitale e interessi) la proprieta' dei 210 ettari della tenuta
'Cascina 3 Pini' tra Somma Lombardo e Vizzola Ticino. Tutta interna al Parco
del Ticino, e confinante con le piste operative dal 1998 pur in assenza
della Valutazione di impatto ambientale e con superamento dei parametri
previsti dall'approvato piano regolatore generale dell'aeroporto, la tenuta
comprende, oltre al bosco di 174 ettari, anche aree a uso agricolo e alcune
residenze anni '30. La proprieta' puntava a valorizzare l'oasi
naturalistica, ma sia l'oasi sia il valore commerciale della zona (stimato
gia' nel 1992 in piu' di 14 miliardi di lire) sono stati pressoche'
azzerati - hanno lamentato gli avvocati della societa' Gianluca Gariboldi e
Bruno Gattai - dall'intollerabilita' delle immissioni prodotte da Malpensa
2000". Dopo aver descritto la situazione disastrosa del bosco ("gli alberi e
le piante praticamente sani (classe 1) sono scarsamente rappresentati",
mentre nella popolazione verde "sono maggiormente rappresentati gli alberi
che mostrano danno compreso tra il 50% e il 75% (classe 3), e quelli con
danno fra il 75% e il 99% (classe 4)"), l'articolo conclude: "Rimediare, a
detta del perito del giudice, non sara' semplice: rilevantissimi sarebbero i
costi per l'abbattimento delle piante danneggiate, pari al 30% del
patrimonio boschivo; e nemmeno 15 anni sarebbero sufficienti a garantirne il
ripristino se l'apporto di gas inquinanti non dovesse cessare".
*
Chi ha condotto studi sull'impatto degli aeroporti sull'ambiente e sulla
salute dei cittadini, come ad esempio l'associazione Usa Citizens Aviation
Watch Association (Caw, www.us-caw.org) denuncia una grave situazione che
peggiora con l'aumento dei voli.
Ma quello che succede intorno ad un aeroporto lo sappiamo bene da Ciampino,
che va chiuso immediatamente.
Occupandoci di aeroporto ci siamo imbattuti nella denuncia dei comitati di
Ciampino, abbiamo letto le loro riflessioni e i loro studi. Abbiamo preso
contatti con i due comitati facendo iniziative insieme. Dopo aver conosciuto
i dati della catastrofe ambientale di Ciampino e dopo aver conosciuto le
storie personali fatte di dolore e malattie causate dall'aeroporto non si
puo' che essere solidali con la popolazione di Ciampino. In un incontro
pubblico avvenuto a maggio a Viterbo con i due comitati di Ciampino, c'e'
stata la drammatica e commovente testimonianza di una signora del comitato
"No fly" che denunciava la malattia del figlio tredicenne causata
dall'aeroporto. L'aeroporto di Ciampino per voli low-cost doveva essere
chiuso da tempo. Comunque va chiuso immediatamente annullando i voli. Non
possono essere sacrificate salute e qualita' delle vite umane per
l'arricchimento della societa' Adr (Aeroporti di Roma) che gestisce
l'aeroporto, e per l'arricchimento delle compagnie aeree. Cosa assurda, la
societa' Adr dopo aver provocato la catastrofe ambientale e sanitaria di
Ciampino e' stata delegata a gestire il futuro aeroporto di Viterbo e a
presentare il progetto di fattibilita' dell'aeroporto stesso.
A Viterbo il mega-aeroporto al servizio del turismo "mordi e fuggi" per Roma
non solo distruggerebbe la zona termale e il Bulicame, ma rappresenterebbe
una seria minaccia per tutto il territorio circostante, per le emergenze
archeologiche e scientifiche, per i boschi, per i terreni agricoli con le
pregiate coltivazioni locali; e costituirebbe una minaccia per la salute dei
cittadini.
*
2. Il trasporto aereo contribuisce all'aumento della temperatura e quindi ai
cambiamenti climatici
Il trasporto aereo secondo i calcoli degli scienziati del prestigioso
Caltech California Institute of Tecnology(Istituto di Tecnologia della
California) provoca il 10% dell'effetto serra.
Il trasporto aereo in Italia e in Europa e' il mezzo di trasporto che cresce
piu' rapidamente.
Il trasporto aereo e' poco democratico: vola solo il 5% della popolazione
mondiale; secondo un indagine inglese, pubblicata da George Monbiot nel
libro Calore (edito in Italia da Longanesi), smentisce la favola che con i
voli low cost possono volare tutti, infatti prendere l'aereo riguarda solo
il 6% delle classi meno agiate.
Il trasporto aereo non contabilizza nel prezzo di volo i costi
dell'inquinamento, del rumore, dell'effetto serra, della congestione, degli
incidenti (secondo alcuni calcoli la collettivita' paga oltre 2 miliardi di
euro all'anno per i costi "esterni"; Marinella Correggia, in un recente
articolo pubblicato su "Il manifesto", parla dei costi di una campagna dei
Medici Senza Frontiere contro la malnutrizione, e sostiene che la spesa e'
di 750 milioni di euro all'anno, che e' meno di un millesimo delle spese per
gli armamenti e un centesimo delle sovvenzioni europee al trasporto aereo).
Il trasporto aereo consuma molta energia.
Tra tutti i settori economici, secondo i dati dell'Enea, dal 1990 quello che
ha avuto un incremento maggiore e' quello dei trasporti (+25%), e tra i
trasporti quello che e' piu' cresciuto e' quello aereo (raddoppiato), con un
forte incremento dopo il 2001 con conseguente aumento di consumo di
carburante e quindi di emissione di CO2.
La Commissione Europea calcola che se la crescita del trasporto aereo
proseguira' al ritmo attuale, entro il 2012 le emissioni di CO2 prodotte dai
voli internazionali in partenza dagli scali europei aumenteranno del 150%
rispetto al valore del 1990. Un aumento che vanificherebbe piu' di un quarto
(secondo i verdi fino alla meta') delle riduzioni necessarie per realizzare
l'obiettivo comunitario fissato dal Protocollo di Kyoto. Inoltre si deve
considerare che a detta di molti scienziati, compresi quelli che lavorano
per l'Ipcc, il contributo del trasporto aereo al surriscaldamento del clima
va ben oltre il solo rilascio di CO2: si deve aggiungere, ad esempio,
l'effetto del vapore acqueo (le scie).
In un documento del 21 aprile 2006 il Comitato economico e sociale europeo
suggerisce di "rendere piu' competitivi i modi di trasporto di superficie,
al fine di offrire alternative piu' interessanti per il trasporto delle
persone e delle merci all'interno dell'Unione Europea. secondo la
Commissione Ambientale d'Inchiesta (Eac) della House of Commons (Camera dei
Comuni) britannica, "nel 2050, il solo settore dell'aviazione rappresentera'
ben il 66% delle emissioni del Paese". Il trasporto aereo non solo
contribuisce al riscaldamento del clima, ma usa anche una grande quantita'
di energia. E sempre da un documento del Comitato economico e sociale
europeo si viene a sapere che: "Benche' negli ultimi 40 anni l'efficienza
dei carburanti per aerei sia aumentata di oltre l'11,70%, nello stesso
periodo la quantita' totale del carburante utilizzato e' cresciuta di oltre
il 400%".
*
Sempre a proposito dell'impatto del traffico aereo voglio riportare alcuni
brani di un articolo pubblicato il 12 maggio scorso nel sito web della
rivista "Quale Energia": "Le emissioni dei trasporti aerei cresceranno piu'
del previsto, lo rivela uno studio divulgato recentemente. Intanto si
propone di creare un'autorita' Onu che imponga l'emission trading al
trasporto internazionale. Il settore dell'aviazione non sta tagliando le
emissioni, anzi, da qui al 2025 la quantita' di CO2 rilasciata dagli aerei
potrebbe raddoppiare, con le connesse conseguenze per il riscaldamnto
climatico. A rivelarlo uno studio internazionale presentato lo scorso anno
ad un seminario per addetti ai lavori, "USA/Europe Air Traffic Management
Seminar", a Barcellona. Documento la cui divulgazione era stata negata dagli
organizzatori dell'incontro, ma che e' stato reso pubblico nei giorni scorsi
dall'associazione ambientalista inglese Aviation Environment Federation.
Nel report - realizzato dal Dipartimento dei trasporti americano,
dall'Agenzia europea per il controllo del traffico aereo (Eurocontrol) e
dalla Manchester Metropolitan University - si legge che dal 2000 al 2025
aumentera' il numero di persone esposte all'inquinamento acustico da aerei e
l'ossido di azoto rilasciato in alta quota triplichera', ma cio' che
impressiona sono soprattutto le stime sulle emissioni di CO2.
Secondo 'Trends in Global Noise and Emissions From Commercial Aviation for
2000 through 2025' - questo il titolo del documento - l'anidride carbonica
emessa dal trasporto aereo passera' dai 572 milioni di tonnellate annue del
2000 a una cifra tra gli 1,2 e gli 1,4 miliardi di tonnellate nel 2025:
questo significa che si avvereranno o addirittura saranno superate le stime
del 'peggior scenario' previsto dall'International Panel on Climate Change
(Ipcc) riguardo alle emissioni per il settore aereo.
Per Jeff Gazzard di Aviation Environment Federation, l'organizzazione che ha
portato il report all'attenzione del pubblico, queste cifre dimostrano che
le emissioni del settore aereo rischiano di vanificare tutti gli obiettivi
di riduzione della CO2 di tutti gli altri settori, anche perche' i gas serra
rilasciati ad alta quota hanno un potere climalterante doppio rispetto a
quelli prodotti al livello del mare".
*
I viaggi in aereo sono cosi' necessari? Cito alcuni articoli apparsi
recentemente.
Ad esempio su "Panorama" del 4 luglio 2008 il giornalista Luca Sciortino
pubblicava un articolo  dal titolo "Troppi convegni, sale l'effetto serra.
Sul 'Britisch medical journal' un singolare mea culpa: le tante conferenze
internazionali su temi clinici moltiplicano i viaggi aerei inquinanti".
Nell'articolo viene riportata l'opinione di due medici inglesi: "Malcom
Green (professore di medicina respiratoria all'Imperial college di Londra) e
James Owen Drife (professore di ostetricia all'universita' di Leeds), si
interrogano sulla questione sul 'British medical journal', che al tema
dedica la copertina. Due gli aspetti che emergono. Primo, i medici
potrebbero contribuire a ridurre le emissioni di CO2 rinunciando ai numerosi
viaggi aerei per convegni internazionali e scegliendo di dibattere sulle
loro ricerche in videoconferenza". In un altro passo il giornalista riporta
questi dati: "Partiamo da un calcolo approssimativo. All'incontro annuale
dell'American cardiac society hanno partecipato 45.000 medici da tutto il
mondo. Se ognuno ha percorso in andata e ritorno 10.000 km, siccome le
emissioni di un aereo sono grosso modo 250 chili ogni 1.000 km per
passeggero, il totale fa 2 tonnellate e mezzo; moltiplicando per 45.000 si
superano le 100.000 tonnellate di CO2. Se un analogo numero di medici
partecipa a 10 conferenze mondiali in un anno, le emissioni diventano di un
milione di tonnellate di CO2, quelle assorbite da 250.000 ettari di foreste.
Ecco perche' Green caldeggia i congressi virtuali in teleconferenza".
Una denuncia molto pesante della pericolosita' del traffico aereo viene
dall'Onu, denuncia riportata da Marco Stefanini su "Repubblica": "Appello
dell'organismo Onu per il clima e degli ambientalisti: Ridurre drasticamente
i viaggi di lavoro approfittando dei progressi tecnologici. L'aereo avvelena
il pianeta, meglio la videoconferenza. Le videoconferenze possono
contribuire a salvare il pianeta. Parola dell'Intergovernmental Panel on
Climate Change (Ipcc), il foro intergovernativo sul mutamento climatico,
formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite. La tesi e' stata
sostenuta dal presidente dell'Ipcc, l'indiano Rajendra Pachauri, durante un
incontro dal titolo 'Il tuo viaggio e' davvero necessario?', che si e'
tenuto a Westminster alla presenza di vari esponenti del parlamento
britannico. Parlando in videoconferenza, l'economista e scienziato
ambientale ha lanciato un appello alle aziende di tutto il mondo: ridurre i
viaggi di lavoro dei propri dipendenti, e sostituirli con riunioni in
videoconferenza, grazie anche ai progressi tecnologici compiuti dalle
comunicazioni. In questo modo sara' possibile ridurre le emissioni di gas
serra prodotte dall'aviazione commerciale, una delle principali responsabili
del riscaldamento globale del pianeta". In un altro passo dell'articolo
viene riportato virgolettato il pensiero del presidente dell'Ipcc, afferma
Pachauri : "Il settore dei trasporti contribuisce in maniera sostanziale
alle emissioni di gas serra, e in alcune parti del pianeta rappresenta il
40% delle emissioni totali. Sicuramente uno dei fattori determinanti e'
rappresentato dalla crescita dell'aviazione civile. Se si potessero
sostituire i viaggi di lavoro con videoconferenze, sarebbe possibile tenere
a freno le emissioni degli aerei". L'articolo si conclude con questa
affermazione: "Effetto serra da aviazione. Una stima per difetto paragona
l'inquinamento di ogni aeromobile a quello di 500 auto non catalizzate.
L'aeroporto di Malpensa, tanto per fare un esempio, equivale a 250-300.000
auto al giorno, quello di Linate a 150.000. Ogni anno, gli aerei generano
700 milioni di tonnellate di CO2. Una singola persona che viaggia
dall'Europa a New York consuma tra 1,5 e 2 tonnellate di CO2 (il calcolo e'
della Aviation Environment Federation). Proseguendo su questa strada,
l'effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050
rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei
moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita
dei voli".
Il giornalista e ambientalista inglese George Monbiot da tempo sostiene che
se entro il 2030 i Paesi ricchi non taglieranno le emissioni di anidride
carbonica del 90%, la temperatura salira' di due gradi con gravi danni agli
ecosistemi. In una sua recente intervista, pubblicata dal sito web de "La
Repubblica delle Donne", a proposito del traffico aereo sostiene che bisogna
smettete di volare: "I voli sono la fonte di inquinamento che cresce piu'
velocemente sul pianeta. Per fare un esempio, su un volo Londra-New York
ogni passeggero produce 1,2 tonnellate di CO2, esattamente la quantita' che
avremmo diritto a consumare in un anno se tagliassimo le emissioni del 90%.
Purtroppo oggi non esistono alternative alla benzina". Avete capito bene?
Dite addio al weekend a Parigi, la vacanza ai Caraibi, la casa di vacanza a
Marrakech... "Il 99% dei viaggi aerei sono inutili. Per gli incontri di
lavoro c'e' la webcam, perche' spostare 80 chili di persona da un posto
all'altro? Salvo i voli per ragioni umanitarie. E le 'miglia d'amore',
quelle percorse per i nostri affetti". La giornalista Mara Accettura gli
chiede: "Mr Monbiot, e' sicuro di quel che dice?". E lui risponde: "So che
non volare e' un grosso sacrificio, ma vorrei farle notare che coinvolge una
piccolissima parte della popolazione mondiale. Se le pare estremo, e'
perche' in quella minima parte c'e' proprio lei". Continua
l'intervistatrice: "Ma come facciamo a impedire di viaggiare a centinaia di
milioni di indiani e di cinesi, che hanno iniziato adesso ad assaporare il
benessere?", Monbiot conclude: "E infatti non siamo nella posizione di dire
nulla. Noi, i maggiori inquinatori pro capite, dobbiamo prima tagliare le
emissioni. Fino a che non daremo l'esempio, ci sentiremo rispondere: Sorry,
no deal".
*
Ancora, permettetemi di leggere alcuni brani dell'appello di Aqqaluk Lynge,
leader degli Inuit della Groenlandia, contenuto in articolo pubblicato da
"La Stampa" il 31 maggio 2007.
"Quello che accade al Sud, in Gran Bretagna, colpisce noi al Nord. Potete
anche pensare che l'allargamento dell'aeroporto di Stansted sia una piccola
cosa nell'accelerare l'effetto serra. Ma chiunque puo' dire la stessa cosa
su quello che sta facendo. E' una scusa per non prendere decisioni e il
risultato e' la catastrofe. Noi Inuit cacciamo sul ghiaccio da cinquemila
anni, per generazioni abbiamo potuto prevedere con assoluta precisione gli
spostamenti delle nostre prede, foche, balene, orsi, e procurarci cibo e
tutto quello che era necessario senza distruggere la natura. Oggi non e'
piu' possibile. Per noi l'effetto serra non e' solo un'ipotesi, uno studio
scientifico. E' una realta'. E potrebbe esserlo anche per voi nel giro di
pochi decenni. E' troppo chiedere un po' di moderazione per la salvezza del
mio popolo oggi e del vostro popolo domani? Il mio e' un piccolo popolo, ma
quello che gli sta accadendo riguarda tutti voi. Quando ero giovane, il
ghiaccio si formava a novembre. Ora parecchi mesi dopo. Non so se sia tutta
colpa degli aerei che passano sopra la Groenlandia per raggiungere gli Stati
Uniti. So pero' che e' anche colpa di quegli aerei. Le compagnie a basso
costo hanno appena deciso di triplicare il numero dei voli transoceanici, da
80.000 a 240.000 l'anno. Ma cosi' facendo distruggeranno la nostra e la
vostra terra. Fermateli. Fermatevi".
A me sembra che coloro che vedono l'aeroporto come volano dello sviluppo
abbiano in mente il modello di economia che ho prima ricordato: massiccio
uso di energia e materia, considerate illimitate, consumismo sfrenato non
solo di beni materiali, ma anche di turismo e di cultura. Non viene presa'
affatto in considerazione la scarsita' delle risorse. Tutto viene misurato
in termini monetari, non vengono rispettati i principi fondamentali della
natura.
I fenomeni che interessano gli equilibri dei sistemi ecologici sono
governati dalla crescita esponenziale. Cosa vuol dire? Faccio un esempio:
"Immaginate  di avere un laghetto. Un giorno vi accorgete che nel laghetto
cresce una ninfea. Sapete che le piante di ninfea raddoppiano le proprie
dimensioni ogni giorno. Vi rendete conto che se la pianta potesse
svilupparsi liberamente, in trenta giorni ricoprirebbe l'intera superficie
del laghetto, soffocando ogni altra forma di vita acquatica. Ma all'inizio
la pianta sembra piccola, cosi' per il momento decidete di non intervenire.
Affronterete il problema quando la pianta avra' ricoperto meta' del
laghetto. La domanda e': quanto tempo avrete allora a disposizione per
salvare il laghetto? La risposta e': un solo giorno! Il ventinovesimo giorno
il laghetto e' ricoperto per meta'. L'indomani - dopo l'ultimo raddoppio -
il laghetto sara' invaso completamente. In un primo momento puo' sembrare
ragionevole aspettare che il laghetto sia ricoperto per meta'. Il
ventunesimo giorno la pianta ricopre solo lo 0,02% dello specchio d'acqua,
il venticinquesimo giorno solo il 3%. Eppure questa politica ci concede
appena un giorno per salvare il laghetto". Commentano gli autori del libro
in cui questo noto esempio e' citato e da cui lo riprendo (Donella Meadows,
Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo): "E' facile
capire come la crescita esponenziale, combinata con i ritardi della
risposta, possa condurre al superamento dei limiti. La crescita appare a
lungo insignificante. Tutto sembra tranquillo. Poi, all'improvviso, il
cambiamento e' sempre piu' rapido, finche', con gli ultimi uno o due
raddoppi, non c'e' piu' tempo per reagire".
I fenomeni che regolano gli equilibri del sistema Terra, sia naturali sia
sociali, sono del tipo visto nell'esempio, sono fenomeni a crescita
esponenziale. Parlo della crescita demografica, dell'accumulazione del
capitale da parte di poche persone, dell'uso delle risorse energetiche e
materiali, dell'emissione dei gas ad effetto serra, dell'inquinamento. La
crescita esponenziale impedisce di vedere i pericoli provocando ritardi
negli interventi, facendo danni spesso irreversibili.
*
Il modello di economia dominante non rispetta un principio fondamentale
della natura, quello che dice che energia e materia si degradano e quindi
vanno usati in modo appropriato per lasciare un mondo vivibile alle future
generazioni. Ad esempio, scaldare l'acqua per usi sanitari con l'energia
elettrica o con il metano costituisce uno spreco incredibile, utilizziamo
una fiamma, quella del metano, che puo' raggiungere 2000 gradi per avere
l'acqua con temperatura inferiore ai 40 gradi. Molto piu' appropriato l'uso
del pannello solare. Per la produzione di acqua calda sanitaria con solare
termico, per le lavatrici e lavastoviglie con alimentazione di acqua calda
prodotta esternamente, per esempio collegandole all'impianto a gas per
l'acqua calda o meglio ancora all'impianto di pannelli solari termici
escludendo l'alimentazione elettrica.
Il nostro territorio si presta bene anche a organizzare una resistenza alla
crisi attuale e a lanciare un modello di produzione e consumo, a partire dai
prodotti agricoli, alternativo a quello attuale distruttivo di risorse e
inquinante. Penso alla vendita diretta dei prodotti da parte dei contadini o
al fiorire di orti, su terreni privati ma anche pubblici, gestiti da gruppi
di famiglie. In questo modo si riducono di molto le emissioni di gas che
alterano il clima dovute al trasporto. Se guardiamo da dove provengono certi
cibi che compriamo al supermercato ci rendiamo conto della irrazionalita'
dell'economia dominante, utile solo al guadagno di pochi.
Per la mobilita' nei centri abitati le tecnologie piu' appropriate sono la
bicicletta e il mezzo pubblico, meglio ancora il camminare a piedi.
L'economista Georgescu-Roegen in una conferenza del 1970 affermo': "piu'
alto e' il grado di sviluppo economico, tanto maggiore e' necessariamente
l'ammontare annuo di impoverimento, e di conseguenza tanto piu' breve
diventa la speranza di vita della specie umana. Il risultato di tutto questo
e' chiaro. Tutte le volte che produciamo una Cadillac distruggiamo
irreversibilmente un ammontare di bassa entropia che potrebbe essere invece
usato per produrre un aratro o una vanga. In altre parole, tutte le volte
che produciamo una Cadillac lo facciamo a prezzo della diminuzione del
numero di vite umane nel futuro".
Bassa entropia indica energia e materia  molto pregiata. Una volta che entra
nel sistema economico, produzione e consumo, si ha irreversibilmente un
degrado, che non puo' essere arrestato, se non parzialmente con il riuso e
il riciclo (questo vale per la materia). Quindi cose molto pregiate vanno
usate in modo appropriato e non sprecate. Oltre alla qualita' c'e' anche la
quantita'. Il modello economico dominante non tiene conto della limitatezza
delle risorse.
E' come se noi avessimo un budget di energia e materia da utilizzare,
esaurito il quale andiamo ad intaccare le risorse delle future generazioni e
a provocare danni ad altri esseri umani.
Un nuovo modello di mobilita' deve vedere al centro il trasporto passeggeri
e merci con il treno, ad esempio per andare da Napoli a Milano l'aereo
emette anidride carbonica (in Kg per passeggero) quasi 4 volte il treno,
l'auto a diesel quasi 3 volte il treno, e l'auto a benzina 2,5 volte il
treno (calcoli che si possono effettuare in diversi siti in internet come ad
esempio "Azzero CO2"); per il trasporto merci, ad esempio 300 tonnellate da
Gioia Tauro a Stoccarda, l'aereo emette CO2 piu' di 30 volte il treno e un
camion piu' di 4 volte il treno.
Per favorire il trasporto con il treno, oltre ad incentivare tale mezzo
(tariffe basse e viaggi confortevoli) ci vorrebbero degli amministratori
locali e nazionali che avessero il coraggio e la lungimiranza di ostacolare
le auto e gli aerei. Ad esempio non costruendo nuove strade, nuovi parcheggi
nei centri storici, non costruendo nuove piste e nuovi aeroporti.
Piu' spazio viene dato alle auto o agli aerei piu' viene riempito, e cosi'
ne servira' dell'altro, all'infinito. Dovremmo avere governanti che vietano
voli sotto una determinata soglia di km (ho fatto l'esempio di
Napoli-Milano); si dovrebbero fare campagne per persuadere i cittadini a
fare le vacanze cosiddette "di vicinato" per scoprire le bellezze naturali e
culturali dei posti vicini, piuttosto che fare le vacanze in posti esotici e
lontani e magari a Natale in posti caldi oppure praticare il devastante
turismo del "mordi e fuggi" con i voli low cost. Parlavo di coraggio perche'
per gli amministratori locali e i governanti costruire una nuova strada o un
aeroporto puo' portare un consenso immediato, anche perche' i danni si
vedranno solo in seguito.
*
E' arrivato il momento, se ancora siamo in tempo, di cambiare stili di vita
nel mondo ricco (su questo tema c'e' un bel libro di Marinella Correggia, La
rivoluzione dei dettagli. Manuale di ecoazioni individuali e collettive,
Feltrinelli Editore). E' arrivato il momento di assumersi le
responsabilita', sia come persone sia come movimenti della societa' civile
che come organizzazioni politiche e istituzioni, per avviare una campagna
per contrastare lo sviluppo illimitato e per imboccare il cammino che porta
alla decrescita condivisa, alla sobrieta' felice. Leggendo i giornali di
questi giorni ci accorgiamo che la crisi sta riducendo i consumi, allora
voglio fare una riflessione: se la riduzione dei consumi viene praticata
come scelta puo' portare ad una nuova organizzazione sociale basata sulla
solidarieta' e sull'amore, ma se viene imposta dalla crisi puo' produrre
guasti sociali e violenza. Prima facciamo la scelta della sobrieta' meglio
e' per l'umanita'.
A proposito di crisi, recentemente l'amministratore delegato di Air France,
Spinetta, ha rilasciato uníintervista a "La Stampa" in cui disegna i
contorni di un cataclisma: "La magnitudo di cio' che viviamo oggi come
industria aerea e' tre-quattro volte lo shock subito con gli attentati alle
torri gemelle". Parole pesantissime, se si pensa che dopo l'11 settembre
tutte le compagnie americane furono salvate dalla bancarotta solo grazie ai
sussidi dell'amministrazione Bush. Ma allora perche' spendere inutilmente
soldi e sprecare materia ed energia per costruire un nuovo aeroporto?
Perche' gli assessori alla formazione professionale della Provincia e della
Regione annunciano l'intenzione di sperperare soldi pubblici illudendo i
giovani con inutili corsi di formazione finalizzata alle attivita'
dell'aeroporto? E poi, prima di questi giovani, eventualmente non sarebbero
impiegati i lavoratori Alitalia in esubero?
In questo periodo di crisi sarebbe molto importante usare le riserve di
petrolio e gas rimaste per usi necessari, e ad esempio costruire pannelli
solari e pale eoliche, e risparmiare tagliando viaggi inutili e trasporto di
merci voluttuarie, e soprattutto smettere di costruire i mezzi bellici.
*
A mio parere, le questioni dell'aeroporto e del trasporto aereo, che
verrebbe cosi' incrementato, rappresentano un esempio di cattivo uso delle
risorse e di non applicazione del principio di precauzione.
Inoltre il trasporto aereo ben si inserisce nel modello di economia
dominante: l'aereo e' frutto dell'alta tecnologia, usa grandi quantita' di
energia, produce grandi quantita' di gas ad effetto serra, raggiunge alte
velocita', e' molto rumoroso, e' usato da una esigua minoranza, produce
guadagni per le compagnie aeree e costi per la collettivita' (anche
attraverso gli ingenti sovvenzionamenti pubblici alle compagnie private),
provoca gravi danni alla salute dei cittadini che vivono nei pressi degli
aeroporti, danneggia in modo serio l'ambiente contribuendo in modo
considerevole al riscaldamento del clima. Insomma tutto il contrario
dell'agenda necessaria cosi' come definita dalle parole d'ordine scritte
piu' di dieci anni fa dall'indimenticabile Alexander Langer, che riteneva
necessarie per salvare il pianeta e l'umanita': "piu' lentamente, piu'
profondamente, piu' soavemente".
Inoltre nuoce anche alla formazione di un pensiero critico e responsabile,
perche' induce a credere che si puo' andare in ogni luogo in qualsiasi
momento senza tener conto dei costi collettivi in termini di salute e di
spesa pubblica.
*
Il modello di sviluppo dominante provoca danni alla biosfera
Il sistema che perpetua la poverta' ha la tendenza a superare i limiti
imposti dal mondo fisico. Secondo gli studi di Mathis Wackernagel,
l'ideatore dell'indicatore Impronta Ecologica: "il consumo di risorse da
parte dell'umanita', messo a confronto con la superficie disponibile,
oltrepassa oggi la capacita' di carico globale di circa il 20%. Vale a dire
che la domanda umana ha superato le risorse naturali". l'Impronta Ecologica
(IE) misura, in unita' di superficie, la natura che consumiamo (spazio per
abitare, energia per scaldarci, per muoverci, piante che producono
l'ossigeno per respirare, area  che fornisce il cibo). A fronte di una
produttivita' media della natura pro-capite di circa 12 ettari (30 acri),
l'IE media pro-capite in Africa e' di 7 ettari (18 acri) e in Nord America
di 95 ettari (234 acri).
Per l'emissione di gas ad effetto serra, prendendo come esempio solo la CO2,
voglio citare alcuni dati pubblicati da uno studio americano e dall'Enea
(Ambiente Italia 2006): mediamente un cittadino del Lussemburgo emette
anidride carbonica 405 volte un cittadino dell'Etiopia e 101 volte un
cittadino del Bangladesh; un cittadino degli Stati Uniti 333 volte un etiope
e 83 volte un cittadino del Bangladesh; un cittadino del Regno Unito 158
volte un etiope e 40 volte un cittadino del Bangladesh; un italiano 137
volte un etiope e 34 volte un cittadino del Bangladesh.
E' evidente che la responsabilita' dei singoli Paesi per i cambiamenti
climatici e' assai diversa, cosi' come e' diversa la responsabilita' dei
cittadini (tra i ricchi e i poveri).
Penso a quelli africani o dell'America Latina o agli occidentali piu'
poveri, per questi dovranno essere disponibili quantita' di energia e
materia superiore a quella attuale, e per i cittadini piu' ricchi tale
quantita' dovra' essere ridotta drasticamente. Parlo di cittadini perche',
come sostengono tre ricercatori dell'Universita' di Torino in un articolo
apparso sul mensile "Azione nonviolenta": "Si delineano sempre piu'
chiaramente due categorie: non piu' Nord/Sud, o Paesi sviluppati e paesi
sottosviluppati, ma abitanti 'globalizzati' e abitanti 'localizzati': i
primi si spostano facilmente e godono in abbondanza delle risorse naturali
provenienti da ogni parte del mondo; i secondi sono vincolati alla loro
terra, e possono usufruire solo dei beni locali. Se questi vengono a
mancare, sono costretti a migrare per sopravvivere".
A proposito delle conseguenze sociali del modello di economia dominante e
dell'accumulazione della ricchezza a crescita esponenziale, leggo questi
dati dell'Onu: la differenza di reddito fra il 20% delle persone piu' ricche
del mondo e il 20% delle piu' povere era nel 1820 (poco dopo l'inizio
dell'industrializzazione) di 3 a 1; nel 1913 di 11 a 1; nel 1963 di 30 a 1;
nel 1990 di 60 a 1; nel 2001 di 80 a 1.
*
E' arrivato il momento di chiedere alle persone agiate dei paesi ricchi di
fare a meno di alcune cose, auto potenti, i voli in Thailandia, in Florida o
a Roma per la notte bianca, a vantaggio degli altri. Permettetemi una
citazione di Gandhi, diceva nel 1909: "Il nostro pianeta ha risorse
sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti, non l'avidita'
di qualcuno".
Nel novembre 2007 la rivista "Le Scienze" pubblica un articolo di due
docenti universitari di politiche dell'alimentazione dell'Universita' di
Copenhagen in cui si sostiene che: "La produzione mondiale di cibo e'
sufficiente a soddisfare il bisogno energetico e proteico di tutti gli
abitanti del pianeta. Ma la poverta' impedisce a milioni di persone di
acquistare il cibo". L'articolo inizia cosi': "Entro mezz'ora, 360 bambini
in eta' prescolare moriranno di fame o denutrizione".
Tra qualche anno dovremmo spiegare alle nuove generazioni che ritenevamo
piu' importante una vacanza in America o avere un'auto che fosse in grado di
passare da 0 a 100 km/h in meno di 5 secondi, piuttosto che avere a cuore
l'equilibrio ecologico della Terra.
I cambiamenti climatici rappresentano una seria minaccia per l'umanita'.
Gia' oggi con un innalzamento di soli 0,6 gradi centigradi, secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanita' 150.000 persone muoiono ogni anno
per i cambiamenti climatici, poiche' le malattie si diffondono piu'
velocemente a temperature superiori. Alcuni scienziati britannici stimano
che l'aumento di 2,1 gradi esporra' tra 2,1 e 3 miliardi di persone al
rischio di carenze idriche. Si prevedono probabili riduzioni di raccolti
agricoli che si combinano con altri problemi. Uno studio sostiene che
temperature superiori di 2,3 gradi a quelle attuali esporranno altri 180-230
milioni di persone al rischio di contrarre la malaria.
Un congresso di scienziati organizzato dal Met Office del Regno Unito ha
avvertito che a un grado centigrado al di sopra dei livelli preindustriali i
raccolti agricoli iniziano a ridursi nelle zone interne dei continenti, le
siccita' si diffondono nell'Africa, la qualita' dell'acqua peggiora e le
barriere coralline cominciano a morire. Lo studio continua con scenari
causati da aumenti superiori.
Chi ha responsabilita' di governo locale e nazionale deve prendere decisioni
lungimiranti per consegnare alle generazioni future a partire dai bambini
che oggi hanno dieci anni un mondo vivibile e non offeso da catastrofi, che
molti in modo ingannevole si ostinano a chiamare naturali, piu' di quelle
che accadono oggi.
Sin dai lontani anni '60 si sente dire che occorre favorire il trasporto
delle persone e delle merci su ferrovia rispetto al trasporto su gomma.
Per sapere cosa ha fatto la politica per attuare cio' basta leggere il
rapporto annuale dell'Enea sull'"Ambiente Italia", a dire il vero basterebbe
osservare le citta' e le strade, comunque si scopre che nel 2005 l'incidenza
percentuale del trasporto merci e passeggeri con il treno e' diminuita, e
nello stesso periodo e' aumentata l'incidenza del trasporto su gomma dei
passeggeri e delle merci (nel 1990 il trasporto merci con il treno incideva
per il 13%, nel 2005 per il 10%, mentre il trasporto su gomma nel 1990
incideva per il 62% e nel 2005 per il 66%. Per i passeggeri la situazione e'
analoga: nel 1990 il treno incideva per il 6% e nel 2005 per il 4,8%, il
trasporto con autovetture nel 1990 incideva per il 72% e nel 2005 per oltre
il 74%). E poi ci meravigliamo se l'aria delle nostre citta' e' avvelenata e
aumentano le allergie. A me sembra chiaro che chi aveva responsabilita' di
governo ha favorito un modello di mobilita' insostenibile per l'ambiente e
per la salute dei cittadini.
Per il bene di tutti c'e' da augurarsi una presa di coscienza della societa'
politica. E dire che scienziati ed economisti come Nicolas Georgescu-Roegen,
Barry Commoner, Giorgio Nebbia, Jeremy Rifkin, Enzo Tiezzi, ambientalisti
come Alexander Langer, movimenti come il movimento antinucleare o quelli
recenti che si battono contro il liberismo, da decenni pongono l'attenzione
sui limiti fisici della Terra, sulla necessita' di usare in modo appropriato
l'energia, segnalando che l'obiettivo fondamentale dell'economia moderna, la
crescita economica illimitata, essendo in contraddizione con le leggi
fondamentali della natura va abbandonato.
C'e' da augurarsi, prima che sia troppo tardi, che i governanti di oggi
sappiano prendere misure drastiche che riducano il traffico automobilistico
e aereo, quelli maggiormente insostenibili, non mettendo piu' a disposizione
delle autovetture e camion nuove strade e parcheggi - soprattutto nei centri
storici -, e nuovi aeroporti, abolendo piuttosto i voli sotto una certa
distanza.
*
Cito, in chiusura, la canzone di Roberto Vecchioni "Samarcanda", che
riprende una vecchia storia. Un soldato nell'antica Bassora, pieno di paura,
ando' dal suo re e gli disse: "Salvami, sovrano, fammi fuggire di qua. Ero
nella piazza del mercato e ho incontrato la Morte vestita di nero, che mi ha
guardato con malignita'. Prestami il tuo cavallo cosi' che possa correre
fino a Samarcanda. Temo per la mia vita a restare qua". "Dategli il miglior
destriero", disse il sovrano, " figlio del lampo, degno di un re". Piu'
tardi il re incontro' la Morte in citta' e le disse: "Il mio soldato era
molto impaurito. Mi ha detto che ti ha incontrato oggi al mercato e che lo
guardavi con malignita'". "Oh no", rispose la Morte, "il mio era solamente
uno sguardo stupito, perche' lo aspettavo per stanotte a Samarcanda. Stamani
ne era lontanissimo".
Enzo Tiezzi, nel libro Tempi storici, tempi biologici, commenta: "Forse c'e'
una Samarcanda anche nel nostro destino. La nostra cultura economica e
sociale e' tutta interna alla logica della ricerca del cavallo per arrivare
a Samarcanda piu' in fretta, nella tecnologia per risolvere un problema di
oggi senza preoccuparsi se la risoluzione di quel problema va nella
direzione di aumentare i problemi per l'umanita', di avvicinare il momento
dell'esaurimento delle risorse, di mettere in moto un meccanismo senza
ritorno di danni irreparabili alla biosfera, all'ambiente necessario per
sopravvivere. In fondo alla strada della crescita senza limiti ci puo'
essere una Samarcanda che ci aspetta".
Termino ricordando ancora una volta le parole che ci indicano le azioni che
dobbiamo compiere per salvare il pianeta e l'umanita': lentius, profundius,
suavius; piu' lentamente, piu' profondamente, piu' dolcemente (Alexander
Langer)
*
Bibliografia
Mauro Bonaiuti (a cura di), Obiettivo decrescita, Editrice Missionaria
Italiana.
Elena Camino, Giuseppe Barbiero, Alice Benessia, articolo in "Azione
Nonviolenta", 8-9/2007.
Aldo Capitini, Il potere di tutti, Guerra Edizioni.
Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli.
Antonino Drago, Le due opzioni, La Meridiana.
Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia, Bollati Boringhieri.
Ivan Illich, Elogio della bicicletta, Bollati Boringhieri.
Alexander Langer, Fare la pace, Cierre edizioni.
Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello
sviluppo, Mondadori.
Gorge Monbiot, Calore!, Longanesi.
Enzo Tiezzi, Tempi storici, tempi biologici, Garzanti.

2. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE ALL'AEROPORTO DI
VITERBO

Per informazioni e contatti: Comitato contro l'aeroporto di Viterbo e per la
riduzione del trasporto aereo: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito:
www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 160 del 23 febbraio 2009

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