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Voci e volti della nonviolenza. 306



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 306 del 27 febbraio 2009

In questo numero:
Cristina Caffeo: Manuel Vazquez Montalban (2001)

PROFILI. CRISTINA CAFFEO: MANUEL VAZQUEZ MONTALBAN (2001)
[Dal mensile "Letture", n. 575, marzo 2001, col titolo "Manuel Vazquez
Montalban" e il sommario "Nato a Barcellona nel 1939, incarcerato dal regime
di Franco, lo scrittore si e' affermato nel mondo con i ventidue romanzi
dedicati all'investigatore privato che ha gli stessi suoi difetti, le sue
passioni e la sua cultura"]

Manuel Vazquez Montalban nasce a Barcellona nel 1939. Suo padre e' un
operaio comunista che alla fine della Guerra civile viene incarcerato per
cinque anni, sua madre e' una simpatizzante dell'anarcosindacalismo. Il
futuro cantore della "Barcellona perduta" trascorre l'infanzia in un
quartiere popolare della capitale catalana: il Barrio Chino, il "quartiere
cinese" a ovest delle Ramblas. Durante l'infanzia di Vazquez Montalban e' un
agglomerato di edifici fatiscenti, abitati da povera gente. Le rovine sono
dovute ai bombardamenti della Guerra Civile. Grazie ai sacrifici dei
genitori, nel 1957 Vazquez Montalban frequenta la scuola di giornalismo di
Barcellona e nel contempo si iscrive a Lettere, laureandosi. Per aiutare la
famiglia, la domenica va di casa in casa per incassare le rate di
un'assicurazione che serve a pagare i funerali. Tra il 1962 e il 1963,
questo figlio e studente esemplare sconta, a causa del suo "antifranchismo
militante", un anno e mezzo di prigione nel carcere di Lleida, dove viene
torturato. In quell'occasione, sul giovane Manuel viene aperto un dossier in
cui lo si accusa di sovversivismo, dossier che si trova al ministero
dell'Interno con il numero 10324999.
In prigione, Vazquez Montalban scrive il suo primo libro, Rapporto
sull'informazione, nel quale espone la situazione del giornalismo spagnolo
dell'epoca franchista. Di fatto, il lavoro di giornalista e' per molti anni
la principale occupazione di Vazquez Montalban, che diviene redattore capo e
opinionista di politica internazionale di due riviste importanti: "Siglo 20"
e "Triunfo". E' solo dal 1979, con la premiazione de I mari del sud da parte
di Planeta, che lo scrittore inizia a considerarsi tale; fino ad allora,
nonostante avesse gia' pubblicato numerosi romanzi, si considerava niente
piu' che un giornalista. Mestiere a cui, del resto, non verra' mai meno;
attualmente Vazquez Montalban scrive su "El Pais", con cui collabora dal
1984, "la Repubblica", "il Manifesto" e altre testate.
*
La poesia sulla citta'-Memoria
"Verso la fine degli anni Sessanta scrissi una poesia su una citta' e, una
volta finita, capii di averla dedicata alla citta' della Memoria, prova
evidente che ormai avevo compiuto trent'anni, eta' in cui finisce
l'innocenza e si costruisce la memoria come un romanzo interiorizzato". In
realta', a dispetto di questa dichiarazione, a partire dall'inizio degli
anni Settanta scrive tutta una serie di romanzi costruiti intorno
all'esteriorizzazione dei ricordi della propria vita.
Nel 1972, Vazquez Montalban pubblica Kennedy l'ho ucciso io, il primo di una
serie di ventidue romanzi polizieschi il cui protagonista e' Jose' "Pepe"
Carvalho Turon, un investigatore privato dalla biografia impresentabile, "ex
rosso, ex agente internazionale, amante di una prostituta piu' selettiva che
seletta" (La solitudine del manager). Pepe e' una figura definita "al
negativo", lo si conosce soprattutto attraverso cio' che non e'; non e'
sano, non e' integerrimo, non e' un eroe, non ammette repliche al suo modo
di vivere ne' ingerenze nel suo modo di lavorare, non si commuove e non fa
sconti. Il commissario Contreras definisce apertamente Carvalho un
"annusapatte", sottolineando il proprio disprezzo per chi si guadagna da
vivere indagando su casi di infedelta' coniugale. Fuster, commercialista e
amico dell'investigatore, lo taccia di opportunismo e di incapacita'
imprenditoriale. Charo, amante di Pepe, non perde occasione per dargli
dell'egoista. Inoltre Carvalho ha molte abitudini decisamente sconcertanti,
tra cui la "peggiore" e' forse quella di innescare il fuoco nel camino
bruciando i volumi della sua libreria personale e lo fa "prima di tutto
perche' sono libri e poi perche' si'" (Gli uccelli di Bangkok).
*
Agisce senza pensare a se'
Solo Biscuter, segretario e cuoco personale del piu' noto "annusapatte" di
Barcellona, considera il proprio datore di lavoro una brava persona e ne ha
una buona opinione, migliore di quella di Carvalho stesso. E forse
quest'ultima valutazione non e' poi cosi' ingiustificata. A dispetto delle
sue ciniche dichiarazioni di intenti, spesso Carvalho agisce senza pensare
al proprio interesse o mette a repentaglio la propria incolumita' per
aiutare qualcuno. Riflettendo su questa contraddittorieta', diventa subito
evidente la buona volonta' alla base del modo di essere di uno degli
investigatori piu' famosi del mondo. Perche', con i suoi modi scorbutici e
apparentemente incomprensibili, Pepe Carvalho racconta, dimostra, grida che
ogni configurazione formale preconcetta di "colui che e' giusto" e' priva di
senso, che non e' necessario essere un modello di virtu' per avere qualcosa
di valido da dire, che il concetto stesso di virtu' va riconsiderato caso
per caso.
Scrutando il personaggio di Pepe, vi si intravede facilmente la proiezione
dell'io del suo autore. Il vissuto dell'investigatore, cosi' come esce dai
vari frammenti biografici sparsi un po' per tutti i romanzi della serie
Carvalho, coincide con quello di Vazquez Montalban; Pepe e Manuel
condividono lo stesso passato doloroso, la stessa cultura umanista, sono
entrambi buongustai e abitano allo stesso indirizzo. Le varie tessere del
mosaico biografico di Carvalho pero' sono tra loro incoerenti. E'
inevitabile che cio' accada, dal momento che le vicissitudini di Carvalho
corrispondono all'esigenza del suo creatore di dare voce a una memoria.
Vazquez Montalban esprime questa ragione profonda della propria poetica
personale tra le righe che egli stesso scrive; e' possibile ritrovarla, per
esempio, nel componimento poetico Citta', una delle piu' significative
dichiarazioni dell'autore a proposito del legame tra vita, memoria e
scrittura. E non e' solo questo. Davanti alla travolgente volonta' creativa
di Vazquez Montalban, che gli consente di tenere ritmi incredibili e che ha
dato origine a una leggenda secondo cui sarebbe in grado di scrivere
contemporaneamente su sette computer mentre cucina allegramente, il problema
della coerenza narrativa perde di importanza fino a svanire del tutto. Il
contenuto di ciascun "giallo catalano", cosi' umano da diventare commovente,
a dispetto dell'intenzione sarcastica tante volte sbandierata da Vazquez
Montalban, deve essere al di sopra dell'elemento contestuale. La funzione
catartica svolta dalle disavventure di Carvalho, che e' ancora piu' squisita
dei piatti cucinati dall'investigatore, non puo' certo essere frenata dalla
banalita' del singolo particolare.
Perfino il generoso tentativo del giornalista catalano Quim Aranda di
pubblicare, aiutandosi con molta fantasia e un po' di lavoro di lima, una
verosimile Biografia autorizzata dell'investigatore piu' famoso di Spagna
(Feltrinelli, 1997) e' miseramente fallito. A vanificare il lavoro del "fan
numero uno" di Pepe Carvalho e' stato, ovviamente, Vazquez Montalban; che,
pur sapendo del libro di Aranda, non vi ha minimamente badato nello scrivere
il penultimo capitolo della celeberrima saga investigativa catalana. Tant'e'
che nell'Uomo della mia vita leggiamo di come a Carvalho tornino in mente
gli ultimi istanti di vita della madre; mentre secondo la biografia di
Aranda l'investigatore dovrebbe essere in prigione nel momento in cui Ofelia
Carvalho passa a miglior vita ed egli ne esce solo per assistere al suo
funerale.
Anche il meccanismo narrativo spesso e' tutt'altro che inattaccabile.
L'esempio forse piu' indicativo della consapevole trascuratezza con cui
Vazquez Montalban affronta la parte "tecnica" dei romanzi polizieschi risale
al 1975.
*
Tradotto in 24 lingue
Nella successione di eventi che portano il noto "annusapatte" di Barcellona
a risolvere il caso di Tatuaggio, c'e' un'incoerenza talmente vistosa che
non sfuggirebbe nemmeno al dottor Watson. E' innegabile che la "svista" in
Tatuaggio e alcune inverosimiglianze sparse qua e la' per la serie non
scalfiscono minimamente la fortuna dell'investigatore piu' famoso di Spagna,
dal momento che le avventure di Carvalho vantano traduzioni in ventiquattro
lingue. Anzi, forse e' il caso di dire che queste imperfezioni evidenziano
ancora di piu' il valore artistico dell'opera di Vazquez Montalban. Perche'
lo stile narrativo di questo autore straordinario ha un fascino che non puo'
assolutamente passare in secondo piano. La commistione continua tra il
linguaggio del microcosmo personale dei protagonisti e il discorso analitico
"tecnico" a trecentosessanta gradi, con cui viene scandagliato lo scenario
dei romanzi, diviene per il lettore una fatale attrazione linguistica.
Tramite continui riferimenti ad attivita' fisiologiche di ogni genere,
calate in contesti al limite ma verosimili e quasi familiari, viene indotta
tutta una serie di stimoli sensoriali che si mescolano a numerosi spunti di
riflessione seria sulla configurazione della societa' contemporanea; la
sensibilita' e l'intelligenza di chi legge i romanzi di Vazquez Montalban
sono sempre magistralmente coinvolte con la medesima intensita'. Inoltre,
bisogna considerare che nel gioco c'e' molto piu' di una irresistibile
seduzione letteraria.
*
Una commedia umana
Chi altri, se non un personaggio come Carvalho, potrebbe permettersi di fare
della propria vita un'elegia della memoria e della trasformazione ormai
prossima, scandita con voce chiara da un presente con i piedi assolutamente
per terra. Attraverso i resoconti delle incessanti peregrinazioni del suo
investigatore, in cerca di indizi che non sono veramente importanti, Vazquez
Montalban ha regalato a se stesso e a tutti i suoi lettori un cronista
sincero delle piu' significative mutazioni storiche contemporanee. "Per me i
romanzi di Pepe Carvalho hanno rappresentato una sorta di commedia umana
della transizione spagnola alla democrazia": e' una delle illuminanti
dichiarazioni di Vazquez Montalban a questo proposito. E non si tratta solo
di politica e sociologia iberica, e' tutto il mondo a essere preso in
considerazione, un po' alla volta, nella serie Carvalho. Un mondo sempre
ritratto dal suo "lato sud", da quella particolare prospettiva che e'
propria di chi si trova in ginocchio, schiacciato dal peso di un'ingiustizia
soverchiante.
Nel 1985 Vazquez Montalban pubblica Il pianista, il primo romanzo che si
discosta dal genere poliziesco, dopo sette libri della serie Carvalho.
Prendendo spunto dalla storia di un giovane pianista, l'autore evoca la
Barcellona del dopoguerra e la Parigi del fronte popolare. Nel Pianista, che
risulta profondamente legato alle radici e alle vicissitudini di Vazquez
Montalban, gli eventi legati a questi particolari luoghi e momenti storici
vengono narrati dal punto di vista dei vinti e della loro sconsolata
sopravvivenza. La riscoperta dei perdenti e' evidentemente il tema
conduttore del romanzo, che diventa ancora una volta il contenitore di una
forma artistica di elaborazione storiografica attraverso la quale Vazquez
Montalban vuole riscattare la propria storia, quella della propria gente e
dei propri genitori.
Con il passare degli anni e il progredire vertiginoso della carriera di
scrittore, Vazquez Montalban continua a incentrare la maggior parte della
propria produzione letteraria, indipendentemente dal genere, dallo stile o
dalla metrica utilizzata, sempre sulle stesse tematiche: la propria vita,
intesa soprattutto come infanzia e prima gioventu', la citta' natale nella
sua trasformazione politica e architettonica, il silenzio di chi viene
costretto con la forza a tacere. Osservando il progressivo delinearsi della
poetica di Vazquez Montalban, emerge sempre piu' chiaramente il ruolo
fondamentale assunto dalla celebrazione della memoria, in cui si concretizza
l'estremo saluto dell'autore verso chi ha scelto di dare tutto per difendere
il proprio ideale. Dal punto di vista razionale rappresenta la spinta a
continuare a lavorare senza sosta; mentre emotivamente e' forse l'unico
rimedio in grado di attenuare il dolore di un passato senza possibilita' di
appello, che non puo' cicatrizzarsi. "E ricordare e' tornare a vivere
dissero gli antichi / con l'impudico classicismo di chi ha gia' pagato /
l'assicurazione per un funerale di terza classe. / Ai suoi cari" (Citta', p.
57).
Come accade all'interno della serie Carvalho, anche nel resto delle sue
opere non e' solo dal punto di vista strettamente autobiografico o storico
che Vazquez Montalban racconta se stesso e il proprio mondo. Albert DeSalvo,
meglio conosciuto come lo strangolatore di Boston, e' entrato a far parte di
una tristemente nota pagina della storia dell'umanita', compresa tra gli
anni dal 1962 al 1964, con il ruolo di assassino psicopatico di dodici
donne; una figura oggettivamente quanto mai lontana dal giovane Manuel del
Barrio Chino che, nello stesso periodo, a un oceano di distanza, si da' da
fare per aiutare la famiglia e sostenere i propri ideali di liberta'. Nella
realta', li accomuna solo il fatto che entrambi finiscono con l'essere
incarcerati. Mentre nella finzione narrativa de Lo strangolatore, uno dei
migliori romanzi di Vazquez Montalban, il protagonista Albert DeSalvo si
rivela un nuovo alter ego dell'autore.
Lo strangolatore e' scritto in forma di autobiografia, e' il mostro stesso
autore a porgere al lettore la storia del proprio abominio, da una
prospettiva strettamente interiorizzata. Un racconto, nella sua struttura,
instabile e mutevole come il narratore; il cui nesso logico, se pure ne
esiste uno, si perde nei meandri di ampie divagazioni intellettualistiche,
oppure diviene irriconoscibile perche' troppo incrostato dai colori barocchi
di istantanee letterarie violentemente sessuali o sessualmente violente.
Eppure tra le profondita' del delirio psicofisico dello strangolatore di
Boston si muove il "pensiero debole" di Vazquez Montalban, perfettamente
coerente e riconoscibile nella sua dolorosa evidenza. Il versante poetico
dello scrittore si impone sul cronista con il fare violento dei diseredati e
conferisce allo Strangolatore una verita' artistica che altrimenti non
avrebbe mai avuto.
Albert DeSalvo ha un libro inedito di poesie nel cassetto e, nel decantare
la sua vita da strangolatore, lo inserisce volentieri nell'elenco delle
proprie opere migliori. Cosa che fara', tre anni piu' tardi, anche Vazquez
Montalban pubblicando un componimento poetico che ha maturato a lungo, il
libro Citta'. Un'autobiografia in versi, costruita evocando attraverso
immagini sovrapposte, di concretezze intime e catastrofi generalizzate, le
tappe fondamentali della vita dell'autore. Il dolore esistenziale di Vazquez
Montalban viene espresso attraverso un elenco terribile: la presa di
coscienza sensoriale della tragedia che circonda l'infanzia dell'autore; la
mancanza del padre; il carcere; il dover vivere una vita che e' gia' morte;
la fine politicamente inutile del franchismo; infine, il vuoto disperato che
succede al sorgere del dubbio che non e' rimasta ne' lotta ne' qualcosa per
cui lottare.
*
La lettura di altri autori
Perfino nella saggistica di Vazquez Montalban e' possibile trovare
riferimenti a intenzioni in qualche modo autobiografiche, come nella nota
introduttiva dello Scriba seduto, in cui l'autore stesso spiega: "Sta di
fatto che il presente volume e quello che pubblichero' prossimamente, La
letteratura nella costruzione della citta' democratica, costituiscono la
particolare biografia di uno scrittore attraverso la lettura di altri
scrittori, supponendo che lo scrittore sia in realta' un personaggio
delegato dal cittadino concreto che gli presta il proprio nome e, nel mio
caso, un doppio cognome" (Lo scriba seduto). Anche se, in questo settore
dell'attivita' di Vazquez Montalban, a fare la parte del leone e'
decisamente il lato dell'opinionista politico. Un aspetto di questo autore
eccezionalmente poliedrico a cui si devono opere notevoli, che attestano la
grande lucidita' e capacita' di Vazquez Montalban nell'analizzare i
mutamenti della societa' contemporanea e cogliere le interazioni tra il
passato prossimo politico e il futuro ravvicinato. Come Pamphlet dal pianeta
delle scimmie, un'interrogazione fin troppo seria sulla presunta scomparsa
dell'immaginario democratico, inteso come sintesi concettuale di teorie e
prassi dedicate allo sviluppo concreto di ideologie egualitarie, e sul ruolo
possibile o improbabile dell'Europa nel futuro di un mondo ferocemente
diviso tra un Nord e un Sud entrambi alle dipendenze della globalizzazione
capitalistica. Oppure il saggio Pasionaria e i sette nani, nel quale Vazquez
Montalban analizza il destino di coloro che furono i grandi combattenti
comunisti spagnoli contro la dittatura franchista.
*
Tra giornalismo e narrativa
Del resto, l'anima militante di Vazquez Montalban, al pari di quella
poetica, e' molto intraprendente e non esita a infrangere i confini
dell'articolo giornalistico o del saggio per spuntare prepotentemente nella
produzione narrativa. Per giocare il ruolo di protagonisti ne Gli allegri
ragazzi di Atzavara, Vazquez Montalban crea un gruppo di personaggi
strappati direttamente da quella aborrita realta' sociale che egli, come
opinionista, critica ferocemente. Si tratta di un gruppo di professionisti,
artisti e intellettuali di Barcellona, che si ritrovano a passare l'estate
del 1974 in un villaggio immaginario, situato sulla costa mediterranea
spagnola. Sono tutti membri di una borghesia piuttosto snob in cerca di
nuovi stimoli, come un'improvvisa inversione delle proprie tendenze
politiche, delle relazioni sentimentali sempre piu' gratificanti, il nudismo
o l'omosessualita'. Sullo sfondo di una ricostruzione accurata delle
atmosfere dei primi anni Settanta, Gli allegri ragazzi di Atzavara si
qualificano come dei campioni della superficialita', che Vazquez Montalban
non esita a colpire duramente con il proprio sarcasmo.
Mentre con Galindez, romanzo in cui viene ricostruita la storia di Jesus De
Galindez Suarez e della sua scomparsa il 12 marzo 1956, Vazquez Montalban
vuole dimostrare che "esiste gente che agisce, che ha sempre agito, con la
cosiddetta coscienza esterna, al di fuori della coscienza stabilita di tutto
cio' che gli altri credono, sanno e pensano. Un fronte critico di disturbo,
sempre estremamente ostacolato dalla cultura del potere". Protagonista del
romanzo e' la statunitense Muriel Colbert, che ha deciso di dedicare la
propria tesi di laurea all'etica della Resistenza. Un altro personaggio in
cui l'autore riscrive se stesso, dato che la ricerca compiuta da Muriel nel
romanzo e', nei tratti essenziali, la stessa che Vazquez Montalban, a
partire dal 1985, ha condotto per quattro anni sul caso Galindez. Muriel,
per amore della verita', finisce con lo scoprire piu' di quanto potrebbe
permettersi; tanto da vedere nella morte di Galindez un emblema del potere
assassino e da finire isolata dal mondo in cui e' nata.
A proposito della Guerra civile e del periodo franchista, Manuel Vazquez
Montalban sostiene, da sempre, che in Spagna e' stato dimenticato troppo. Ed
e' proprio nell'ottica di promuovere un'analisi intelligente e completa del
franchismo che lo scrittore pubblica, nel centenario della nascita del
dittatore spagnolo, Io, Franco. Un romanzo storico incentrato sulla figura
di Francisco Paulino Hermenegildo Teodulo Franco y Bahamonde, che dal 1939
al 1975 (anno della morte) ha detenuto in Spagna in modo assoluto il potere
politico e militare. La cornice narrativa di Io, Franco vede "il classico
mediocre scrittore di casa editrice, un vecchio, ma non tanto, militante, un
perdente storico come me", come lo definisce l'autore, incaricato di
scrivere un libro didattico sul generalissimo. Quello che ne viene fuori e'
un'autobiografia fittizia, in cui Franco, sicuro di se', parla in prima
persona e racconta con orgoglio tutto quello che ha fatto. La voce del
vecchio militante, sdoppiandosi dalla mediocrita' dello scrittore, si
inserisce a sua volta nella penna dell'autore e interviene per contestare la
figura di Franco. Per una volta ancora, che non sara' l'ultima, Vazquez
Montalban si dedica al recupero della memoria; in questa occasione non solo
e non tanto per risarcire simbolicamente i morti della vita che hanno perso,
quanto per comunicare ai vivi la necessita' di capire il passato.
O Cesare o nulla, un altro romanzo storico in cui Vazquez Montalban
ricostruisce la personalita' di uomini di potere trapassati, viaggia molto
piu' indietro nel tempo e va a riflettere su concetti molto piu' ampi.
Protagonista e' Cesare Borgia, e insieme a lui si muovono, su uno scenario
rosso di sangue, il padre Rodrigo, divenuto papa con il nome di Alessandro
VI, la sorella Lucrezia, Savonarola e Niccolo' Machiavelli. Al di la' della
ricostruzione storica dell'Italia tra la fine del Quattrocento e l'inizio
del Cinquecento, il romanzo insegue il ben piu' ambizioso progetto di
svelare l'essenza della volonta' di potere. Secondo quanto dichiara lo
stesso Montalban, O Cesare o nulla e' soprattutto una riflessione sul
potere: "Quello che ho scritto, o che mi sono proposto di scrivere, non era
tanto un romanzo storico. Ho utilizzato una situazione storica reale. Ma al
contempo ho cercato di tirarmene fuori. Il gioco, o la sfida, e' stato
quello di scrivere qualcosa sul potere fuori dalla contingenza storica.
Nella convinzione che le forme del potere sono soggette al mutamento, ma i
suoi meccanismi sono immutabili" ("La Repubblica", 2 settembre 1998).
Nello stesso anno, oltre a consegnare ai lettori la propria versione della
"leggenda nera dei Borgia", Vazquez Montalban si occupa di storia al
"presente contemporaneo rivoluzionario"; pubblicando una biografia di Fidel
Castro, che esamina la vita del capo di Stato cubano con ironia, rispetto e
disincanto. E Dio entro' all'Avana contiene anche l'analisi di Vazquez
Montalban sui rapporti tra Chiesa e Stato a Cuba, maturata nel 1998, mentre
segue, come inviato del quotidiano spagnolo "El Pais", il viaggio di Wojtyla
nell'isola della rivoluzione.
*
Il subcomandante Marcos
In seguito, con Marcos: il signore degli specchi, Vazquez Montalban affronta
un'altra delle figure simbolo dell'America Latina rivoluzionaria. Il libro
racconta del viaggio in Chiapas dello scrittore e del suo incontro con il
subcomandante Marcos, leader del movimento zapatista. Un tentativo onesto di
capire la ribellione zapatista, che Vazquez Montalban ha voluto conoscere da
vicino: "Mi interessava una lettura dello zapatismo come esempio di altre
realta' culturali, l'idea dell'indio come metafora. Metafora del perdente,
un perdente storico nell'era della globalizzazione. Partendo dall'idea che
stiamo entrando in un periodo dialettico fra globalizzatori e globalizzati,
quello del Chiapas e' stato un primo segnale, seguito da Seattle,
dall'Ecuador, da Davos. Le proteste alle riunioni di libero commercio sono
l'inizio di una coscienza universale sulla globalizzazione. Non tanto sulla
realta' economica obiettiva: quanto sulla strategia di dominazione e
dipendenza che c'e' dietro. Mi interessava molto parlarne con il
subcomandante Marcos, che mi ha aiutato a trasmettere l'idea di una
rivendicazione indigena concreta, e insieme una metafora, una proposta di
riflessione globale" ("Il manifesto", 8 aprile 2000).
Vazquez Montalban non puo' smettere di occuparsi di politica, "sarebbe come
tradire mio padre" ha ammesso; ma non sa piu' a cosa serva o quanto
funzioni. Da questo smarrimento ideologico e' scaturita la struttura
narrativa portante de L'uomo della mia vita, l'ultima opera dello scrittore
attualmente piu' prolifico di Spagna. Piu' che un romanzo, e' una vistosa
passerella di fine millennio, sulla quale sfila ogni forma tragicamente
bizzarra di aggregazione sociale a scopo di lucro. Movimenti politici new
age fondati da imprenditori con il pallino della globalizzazione, sette
religiose gestite da politologi indipendentisti, servizi segreti clandestini
e agenzie specializzate in omicidi su ordinazione. Carvalho, nell'estremo
tentativo di assicurarsi una pensione, li passa uno ad uno sotto la sua
speciale lente d'ingrandimento da investigatore privato. Una panoramica del
nonsenso dei tempi contemporanei abbastanza interessante e divertente che
avrebbe potuto esserlo molto di piu' se l'autore non si fosse dilungato
nelle descrizioni dei fondamenti teorici delle singole sette. Nel tentativo
di mostrare nel modo piu' completo possibile l'assurdita' di determinate
scelte esistenziali, Vazquez Montalban fa subire la bruttura di tali
degenerazioni dell'intelletto anche al lettore che ne starebbe volentieri
alla larga.
Oltretutto, nell'Uomo della mia vita Carvalho si trova circondato, e forse
anche un po' soffocato, da un'eccedenza di comprimari troppo abbaglianti
nelle loro caratterizzazioni spinte oltre il limite di tolleranza del
verosimile: plurimiliardari profeti di Lucifero, intellettuali al vetriolo,
prostitute in carriera, professioniste dedite all'amore di lontananza,
vedove oltre la soglia di una crisi di nervi e supereroine sprecate.
Personaggi che non ci si stupirebbe di incontrare nella Parigi di Daniel
Pennac, ma che sconcertano sullo sfondo della Barcellona di Vazquez
Montalban.
Che sia un segno di stanchezza creativa? Di recente Vazquez Montalban ha
dichiarato, come anticipazione sull'uscita del prossimo romanzo, che Pepe
Carvalho non varchera' la soglia del terzo millennio. Una prospettiva poco
piacevole per la moltitudine di affezionati carvalhisti sparsi per tutto il
mondo, ma l'ultima parola non e' ancora stata scritta e forse c'e' speranza;
non sarebbe la prima volta che Vazquez Montalban annuncia la scomparsa di
Carvalho e poi ci ripensa, concedendogli una proroga per vivere nuove
affascinanti avventure.
*
La scalata al successo dello scrittore-giornalista piu' fecondo della Spagna
di oggi
1939 Nasce a Barcellona.
1957 Si iscrive alla facolta' di Lettere e Filosofia, dove si laurea; al
contempo frequenta la scuola di giornalismo di Barcellona.
1962 Arrestato per "antifranchismo", sconta un anno e mezzo di prigione nel
carcere di Lleida.
1963 Scrive Informe sobra la informacion (Rapporto sull'informazione,
inedito in Italia).
1969 Pubblica Recordando a Darde' y otros relatos (Ricordando Darde',
inedito in Italia).
1972 Yo mate' a Kennedy (Kennedy l'ho ucciso io, inedito in Italia).
1976 Tatuaje (Tatuaggio esce in Italia da Feltrinelli nel 1991)
1977 La soledad del manager (anche La solitudine del manager esce da
Feltrinelli anni dopo, nel 1993).
1979 Los mares del sud (per l'Italia si tratta di un altro recupero, I mari
del sud, Feltrinelli, 1994).
1981 Asesinato en el Comite' Central (Assassinio al Comitato Centrale,
Sellerio, 1984); Las recetas immorales (Ricette immorali, Feltrinelli,
1992).
1983 Los Pajaros de Bangkok (Gli uccelli di Bangkok, Feltrinelli, 1990).
1984 Inizia a collaborare al quotidiano spagnolo "El Pais". Pubblica La rosa
de Alejandria (La rosa di Alessandria, Feltrinelli, 1995).
1985 El Pianista (Il pianista, Sellerio, 1990).
1987 E' l'anno dei nove titoli, quattro dei quali pubblicati nel nostro
Paese: Barcelonas, inedito in Italia; Pigmalion y otros relatos (Dallo
spillo all'elefante, Frassinelli, 1994); Cuarteto (Quartetto, Marcos y
Marcos); Los alegres muchachos de Atzavara (Gli allegri ragazzi di Atzavara,
Frassinelli, 1993); Historias de fantasmas (Storie di fantasmi, Feltrinelli,
1999); Historias de padres e hijos (Storie di padri e figli, inedito in
Italia); Tres Historias de amor (Tre storie d'amore, inedito in Italia);
Historias de politica ficcion (Storie di fantapolitica, inedito in Italia);
Asesinato en Prado del Rey y otras historias sordidas (Assassinio al Prado
del Rey, inedito in Italia).
1988 El delantero centro fue asesinado al atardecer (Il centravanti fu
assassinato verso sera, Feltrinelli, 1991); Las recetas de Carvalho (Le
ricette di Pepe Carvalho, Feltrinelli, 1991).
1989 Gli viene assegnato, da una giuria presieduta da Leonardo Sciascia, il
Premio Racalmare. Pubblica: El moscu' de la revolucion (La mosca della
rivoluzione, Feltrinelli, 1995); El Balneario (Le terme, Feltrinelli, 1996);
Escritos subnormales (Scritti subnormali, Frassinelli).
1990 Galindez (Galindez, Frassinelli, 1991).
1991 Gli viene assegnato, per Galindez, il Premio europeo di letteratura.
Pubblica: Gauguin (Paul Gauguin: la lunga fuga, Passigli, 1998); El
Laberinto griego (Il labirinto greco, Feltrinelli, 1992).
1992 Autobiografia del general Franco (Io, Franco, Frassinelli, 1993).
1993 Sabotaje olimpico (Sabotaggio olimpico, pubblicato a puntate su "La
Stampa", 1992).
1994 Roldan ni vivo ni muerto (Roldan ne' vivo ne' morto, inedito in Italia;
El hermano pequeno (Il fratellino, Feltrinelli, 1997); El estrangulador (Lo
strangolatore, Frassinelli, 1995).
1995 Panfleto desde el planeta de los simios (Pamphlet dal pianeta delle
scimmie, Feltrinelli, 1995); Pasionaria y los siete enanitos (Pasionaria e i
sette nani, Frassinelli, 1997); Reflexiones de Robinson ante un bacalao
(Riflessioni di Robinson davanti a centoventi baccala', Frassinelli, 2000).
1996 Gli viene assegnato, per l'insieme della sua opera, il Premio nacional
de las letras. Pubblica: El premio (Il premio, Feltrinelli, 1998); Un polaco
en la corte del rey Juan Carlos (inedito in Italia); Memoria y deseo. Poesia
1967-1990 (Memoria e desiderio, inedito in Italia).
1997 El escriba sentado (Lo scriba seduto, Frassinelli, 1997); La muchacha
que pudo ser Emmanuelle (La ragazza che potrebbe essere stata Emmanuelle,
inedito in Italia); Quinteto de Buenos Aires (Quintetto di Buenos Aires,
Feltrinelli, 1999); Ciudad (Citta', Frassinelli, 1997).
1998 Segue, come inviato a Cuba del quotidiano "El Pais", il viaggio di
Karol Wojtyla. Si incontra, in Chiapas, con il subcomandante Marcos, leader
del movimento zapatista. Pubblica: La literatura en la construccion de la
ciudad democratica (La letteratura nella costruzione della citta'
democratica, inedito in Italia); O Cesar o nada (O Cesare o nulla,
Frassinelli, 1998); Calcio, una religione alla ricerca del suo Dio
(esclusivo per l'Italia), Frassinelli, 1998; Y Dios entro' en la Habana (E
Dio entro' all'Avana, Frassinelli, 1999).
1999 Marcos: el senor de los espejos (Marcos: il signore degli specchi,
inedito in Italia); El senor de los bonsais (Il signore dei bonsai,
Feltrinelli Kids, 2000).
2000 Riceve il premio Grinzane Cavour, come riconoscimento alla sua carriera
di scrittore. Pubblica El hombre de mi vida (L'uomo della mia vita,
Feltrinelli, 2000).
In fase di elaborazione Milenio (Millennio).

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 306 del 27 febbraio 2009

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