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Minime. 765



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 765 del 20 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Per la giornata internazionale contro il razzismo
2. "U.S. Citizens for Peace and Justice": Il "pacchetto sicurezza" viola i
diritti umani
3. Una proposta di ordine del giorno ai Comuni, le Province e le Regioni
fedeli allo stato di diritto e all'umanita'
4. Alcune cose che occorre fare subito contro il razzismo
5. Per la messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord
6. Luca Galassi: Una morte ancora in campo di concentramento, a Roma
7. Alcuni estratti da "Primo Levi. Una vita per immagini" di Philippe
Mesnard
8. Caterina Amicuccia: La diga
9. La newsletter settimanale del Centro studi "Sereno Regis" di Torino
10. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO IL RAZZISMO

Il 21 marzo ricorre la Giornata internazionale contro il razzismo, promossa
dall'Onu nel ricordo del massacro avvenuto a Sharpeville, in Sudafrica, il
21 marzo 1960.
Sarebbe bene che in ogni citta' ed in ogni paese d'Italia in questa
occasione di dolorosa memoria e di necessario impegno si svolgessero
iniziative contro il tentativo del governo italiano di imporre provvedimenti
razzisti, contro il tentativo di forze politiche eversive di instaurare in
Italia un regime di apartheid, contro la violenza razzista in tutte le sue
forme.
Vi e' una sola umanita'.

2. UNA SOLA UMANITA'. "U.S. CITIZENS FOR PEACE AND JUSTICE": IL "PACCHETTO
SICUREZZA" VIOLA I DIRITTI UMANI
[Ringraziamo le amiche e gli amici di "U.S. Citizens for Peace & Justice -
Statunitensi per la pace e la giustizia" di Roma (per contatti: e-mail:
info at peaceandjustice.it, sito: www.peaceandjustice.it) per questo
intervento]

Il "pacchetto sicurezza" e' un altro triste esempio della tendenza
dell'attuale governo a punire e perseguitare, invece che aiutare, i deboli:
immigrati, rom, persone che vivono per strada. Non si distingue tra
l'applicazione rigorosa della legge e l'accanimento persecutorio. Sembra che
si confondano criminali ed immigrati. Si organizzano ronde, si chiede ai
medici di denunciare i clandestini, si propone di tenere fino a 18 mesi gli
immigrati nei Centri di identificazione ed espulsione, di introdurre il
reato di soggiorno illegale nello Stato. E' un modo pericoloso e poco utile
di affrontare i problemi e non ha niente a che fare con la sicurezza.
Ci sono invece altri reati rilevanti e gravi, che provocano danni alla
collettivita' e che rimangono estranei a questa nozione di sicurezza: reati
economici, reati contro la pubblica amministrazione, violazioni delle norme
che regolano la sicurezza del lavoro, delle scuole e la qualita'
dell'ambiente.
Speriamo che la societa' civile italiana si ribelli con forza a queste
disposizioni e si impegni a difendere i diritti umani cosi' brutalmente
ignorati da queste norme.

3. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO AI COMUNI, LE PROVINCE E LE
REGIONI FEDELI ALLO STATO DI DIRITTO E ALL'UMANITA'
[Riproponiamo il seguente appello]

Egregi Sindaci ed egregi Presidenti delle Province e delle Regioni,
egregi consiglieri comunali, provinciali e regionali,
vi proponiamo di porre all'ordine del giorno di sedute straordinarie
convocate ad hoc delle assemblee deliberative delle istituzioni di cui fate
parte la seguente proposta di ordine del giorno.
A nessuno sfugge la gravita' dell'ora.
Un cordiale saluto,
il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 11 marzo 2009
*
Proposta di ordine del giorno
Premesso che alcune disposizioni del cosiddetto "pacchetto sicurezza"
promosso dal governo con successivi decreti e disegni di legge tuttora
all'esame del Parlamento sono in flagrante contrasto con principi
fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, dello stato di
diritto, dell'ordinamento democratico, della civilta' giuridica, della
Dichiarazione universale dei diritti umani;
Il consiglio comunale (provinciale, regionale) di ...
invita il Parlamento a respingere le proposte di provvedimento palesemente
razziste ed incostituzionali.

4. INIZIATIVE. ALCUNE COSE CHE OCCORRE FARE SUBITO CONTRO IL RAZZISMO
[Riproponiamo il seguente appello]

Proponiamo che non solo le persone di volonta' buona, non solo i movimenti
democratici della societa' civile, ma anche e in primo luogo tutte le
istituzioni fedeli allo stato di diritto, alla legalita' costituzionale,
all'ordinamento giuridico democratico, si impegnino ora, ciascun soggetto
nell'ambito delle sue peculiari competenze cosi' come stabilite dalla legge,
al fine di contrastare l'eversione razzista che sta aggredendo il nostro
paese.
Ed indichiamo alle persone, ai movimenti ed alle istituzioni democratiche
alcune iniziative necessarie ed urgenti.
*
1. Respingere le proposte palesemente razziste, eversive ed incostituzionali
del cosiddetto "pacchetto sicurezza".
*
2. Adottare un programma costruttivo per la difesa e la promozione dei
diritti umani di tutti gli esseri umani:
a) provvidenze di accoglienza a livello locale, costruendo sicurezza per
tutte le persone nell'unico modo in cui sicurezza si costruisce: nella
solidarieta', nella legalita', nella responsabilita', nell'incontro,
nell'assistenza pubblica erogata erga omnes;
b) cooperazione internazionale: poiche' il fenomeno migratorio evidentemente
dipende dalla plurisecolare e tuttora persistente rapina delle risorse dei
paesi e dei popoli del sud del mondo da parte del nord, occorre restituire
il maltolto e cooperare per fare in modo che in nessuna parte del mondo si
muoia di fame e di stenti, che in nessuna parte del mondo vigano regimi
dittatoriali, che in nessuna parte del mondo la guerra devasti l'umanita',
che in nessuna parte del mondo i diritti umani siano flagrantemente,
massivamente, impunemente violati;
c) regolarizzazione di tutti i presenti nel territorio nazionale ed
interventi normativi ed operativi che favoriscano l'accesso legale nel
paese;
d) riconoscimento immediato del diritto di voto (elettorato attivo e
passivo) per tutti i residenti;
e) lotta alla schiavitu' ed ai poteri criminali locali e transnazionali che
la gestiscono e favoreggiano.
*
3. Aprire un secondo fronte di lotta per la legalita' e contro il razzismo,
con due obiettivi specifici:
a) dimissioni del governo golpista e nuove elezioni parlamentari;
b) messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord.

5. INIZIATIVE. PER LA MESSA FUORILEGGE DELL'ORGANIZZAZIONE RAZZISTA
DENOMINATA LEGA NORD
[Riproponiamo il seguente appello]

Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: Richiesta di iniziativa per la messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord
Egregi Presidenti,
ci rivolgiamo a voi come massime autorita' dello Stato per richiedere un
vostro intervento al fine della messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord.
Tale organizzazione, che pur essendo assolutamente minoritaria nel Paese e'
riuscita ad ottenere nel governo nazionale l'affidamento di decisivi
ministeri a suoi rappresentanti, persegue e proclama una politica razzista
incompatibile con la Costituzione della Repubblica Italiana, con uno stato
di diritto, con un ordinamento giuridico democratico, con un paese civile.
Ritenendo che vi siano i presupposti per un'azione delle competenti
magistrature che persegua penalmente sia i singoli atti e fatti di razzismo,
sia l'azione organizzata e continuata e quindi l'associazione a delinquere
che ne e' responsabile, con la presente chiediamo un vostro intervento
affinche' si avviino le procedure previste dalla vigente normativa al fine
della messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord e
della punizione ai sensi di legge di tutti gli atti delittuosi di razzismo
da suoi esponenti promossi, commessi, istigati o apologizzati.
Con osservanza,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 27 febbraio 2009

6. UNA SOLA UMANITA'. LUCA GALASSI: UNA MORTE ANCORA IN CAMPO DI
CONCENTRAMENTO, A ROMA
[Dal sito di "Peacereporter" riprendiamo il seguente articolo del 19 marzo
2009 del titolo "Algerino muore nel Cie di Ponte Galeria" e il sommario "La
notizia arriva da uno degli 'ospiti' della struttura: stava male, non lo
hanno curato. Il direttore del centro: arresto cardiaco, era
tossicodipendente"]

"Hanno ammazzato un algerino". La notizia, ancora non confermata, e'
arrivata poche ore fa dall'interno del Centro di identificazione ed
espulsione di Ponte Galeria a Roma. A contattarci uno dei ragazzi rinchiusi,
del quale non riveliamo il nome. "Stava male, ieri sera, ed e' stato portato
nell'infermeria del centro. Non si sa cosa avesse, di quale malattia
soffriva. I poliziotti lo hanno portato nell'infermeria, dove e' stato
visitato. Pensavano che fingesse. Pensavano che non avesse nulla".
La nostra fonte ci riferisce che i poliziotti lo hanno picchiato e che gli
e' stato detto di "andarsi a prendere le medicine al suo Paese". "Quando lo
hanno dimesso dall'infermeria, prima che rientrasse nella stanza, lo hanno
menato. Lo abbiamo trovato morto stamattina, nella sua stanza. Abbiamo
chiamato i poliziotti, che si sono avvicinati e hanno cominciato a muoverlo,
con i piedi. Poi lo hanno portato fuori". Da quanto tempo era dentro? "Solo
due giorni". Quanti anni aveva? "Ventiquattro".
Il direttore del centro, Fabio Ciciliano, contattato successivamente, ha
confermato la morte dell'algerino, smentendo tuttavia il fatto che la
persona sia deceduta a causa di percosse. "L'uomo non ha 24 anni, ma 42 - ha
detto Ciciliano - e non e' stato picchiato dalla polizia. La causa del
decesso e' un arresto cardiocircolatorio. L'uomo e' deceduto stamattina,
dopo essersi sentito male durante la notte. Era tossicodipendente".
Ciciliano ha avvertito l'autorita' giudiziaria, che disporra' l'autopsia per
accertare le cause della morte.

7. LIBRI. ALCUNI ESTRATTI DA "PRIMO LEVI. UNA VITA PER IMMAGINI" DI PHILIPPE
MESNARD
[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo i seguenti estratti dal libro di
Philippe Mesnard, Primo Levi. Una vita per immagini, Marsilio, Venezia 2008]

Indice del volume
Prefazione di Frediano Sessi; Introduzione di Philippe Mesnard; 1. Gli anni
della formazione; 2. A che cosa assomiglia la vita dopo Auschwitz? 3. Le
trasformazioni di un libro di testimonianza; 4. Se questo e' un uomo
attraversa le Alpi; 5. La tregua; 6. Il cambiamento morale a partire
dall'adattamento teatrale; 7. L'uomo versatile; 8. Guardare in faccia la
zona grigia dell'umanita'; 9. Il richiamo delle cime e dell'aria pura; 10.
Posterita' di Primo Levi; 11. Una biografia cronologica dettagliata; 12.
Bibliografia.
*
Da pagina 15
Introduzione
Non si scrive su Primo Levi senza tener conto dei numerosi libri che hanno
gia' contribuito a diffondere il suo pensiero e a restituire all'uomo la
giusta importanza e attualita'. Dunque, chi si occupa di Primo Levi non puo'
essere un autore solitario; ancor prima di circondarsi di lettori e critici,
e' con Levi stesso che sceglie le parole per raccontarlo. La sua presenza e'
viva e vigile. Levi era cosi' attento alla diffusione del suo pensiero che
colui che si avvicina alla sua opera si sente investito allo stesso modo
dalla volonta' di essere capito al di fuori di una ristretta cerchia, oltre
un dire fine a se stesso.
Ed e' una scommessa quella di evitare ogni forma di volgarizzazione che
sminuisca la ricchezza della sua opera e tutto cio' che ne deriva. La
questione della testimonianza e' strettamente legata alla problematica della
trasmissione; cosi' ci si accorge assai presto che il pensiero di Levi,
anche se lo si riconosce governato da una grande preoccupazione di
chiarezza, non e' affatto semplice. Primo Levi e' un uomo multiplo, la cui
personalita' nasconde differenti aspetti e la cui discrezione ne rende
l'approccio piu' difficile di quanto non si supponga a un primo sguardo.
Per questa ragione le immagini fotografiche ci aiutano a riscoprire la sua
vita e le esperienze sulle quali e' costruita. Instaurano un regime di
alternanza che, dal testo all'immagine e inversamente, vuole aprire una
strada per facilitare al meglio l'incontro con l'uomo e il suo destino.
Perche' si puo' ben parlare di destino per colui che, partito dalla chimica
e rimasto fedele alla sua prima vocazione, diventa in seguito uno dei grandi
testimoni della violenza estrema del nostro secolo, dopo essere riuscito a
sopravvivere.
Primo Levi e' senza alcun dubbio uno dei maggiori testimoni del sistema e
dell'esperienza concentrazionari. Ma se la volonta' di attribuire al sapere
sui campi una portata universale caratterizza la sua azione e il suo
impegno, non si puo' certo vedere in lui solo un testimone, sebbene
esemplare. Sarebbe come limitarne il valore e l'importanza.
In effetti, vi sono altre dimensioni che sono ancora poco conosciute e che
abbiamo voluto mettere in evidenza. Primo Levi e' un intellettuale autentico
che ha saputo impegnarsi su questioni politiche e letterarie. Al tempo
stesso e' anche scrittore, poeta, romanziere, narratore, drammaturgo e
saggista (e rari sono i testimoni che hanno scritto saggi). Cosi', la sola
categoria della testimonianza non e' sufficiente a circoscrivere la sua
opera. L'esperienza prima radiofonica e poi teatrale, inoltre, corrisponde a
un momento chiave - una svolta - del suo pensiero.
Allo stesso modo, lo scrittore, il pensatore e il testimone non potrebbero
esistere senza ricordare come la chimica ha rappresentato per Levi un
mestiere, come amava dire, ma insieme il quadro dominante della sua
esistenza, un modo di vedere e di stare nel mondo e di renderlo leggibile ai
propri occhi - per mostrarlo agli occhi di tutti. La chimica e' stata uno
dei fattori che gli ha permesso di sopravvivere ad Auschwitz e, in seguito,
di rimanere in disparte rispetto agli ambienti letterari ed editoriali ai
quali sentiva di non appartenere. La chimica rimanda anche alle questioni
della scienza e della ragione, centrali quando si tratta di ergersi contro
l'irrazionale e l'oscuro, o contro l'oscurantismo dei negazionisti.
Questo studio, che a tratti assume il carattere di una ricerca, a partire da
un fondo fotografico unico e perlopiu' inedito, ricostruisce la formazione
intellettuale, l'esperienza della deportazione di Primo Levi ebreo, sebbene
fosse stato arrestato come partigiano, e insieme, il percorso della
scrittura delle sue opere e le sue differenti forme di impegno nello spazio
pubblico, per soffermarsi anche sugli aspetti piu' caratteristici della
ricezione di Levi nel mondo. Molti dei materiali proposti ne fanno
riscoprire la sua molteplice presenza. Infine, non poteva mancare una
conclusione intorno alla questione della permanenza e della diffusione del
suo pensiero, attraverso una rivisitazione dei luoghi che gli sono
consacrati. Cosi' come ho fatto con le fotografie, mi e' sembrato
importante - quasi al modo di una guida - seguire, passo dopo passo, taluni
momenti biografici dell'autore; senza per questo fare ricorso ad aneddoti
che non avrebbero apportato chiarimenti ne' alla sua scrittura, ne'
all'esperienza della deportazione vissuta ad Auschwitz, che si e' sforzato
di testimoniare in nome dei morti piu' che per se stesso, e ha rivolto ai
vivi - a noi se fosse necessario.
*
Da pagina 34
In Piemonte, regione montuosa e ricca di potenziali rifugi, i partigiani
sono molti. Primo Levi fa esperienza del paradosso di quel "rifugio" che la
neve rende quasi inaccessibile e che si trasforma in trappola a causa delle
difficolta' di rifornimento, dell'assenza di armi e della totale
inesperienza militare dei membri del suo gruppo. "Avevamo freddo e fame,
eravamo i partigiani piu' disarmati del Piemonte, e probabilmente anche i
piu' sprovveduti. Ci credevamo al sicuro, perche' non ci eravamo ancora
mossi dal nostro rifugio, sepolto da un metro di neve: ma qualcuno ci
tradi', ed all'alba del 13 dicembre 1943 ci svegliammo circondati dalla
repubblica". Il gruppo, che era costituito da undici persone tra uomini e
donne, si trova di fronte a un importante distaccamento di miliziani
fascisti partiti in missione per arrestare un'altra brigata, assai piu'
importante.
La maggior parte riuscira' a fuggire, solo Primo Levi e due dei suoi
compagni saranno arrestati e condotti alla caserma di Aosta. Nel corso del
tragitto, Levi riesce a sbarazzarsi del suo taccuino di indirizzi e,
ingerendola, della carta d'identita' "veramente troppo falsa". Per circa un
mese, viene regolarmente interrogato sulle sue attivita' di resistente.
Dichiarandosi ebreo, pensa che gli venga riservata una sorte piu' favorevole
di quella riservata ai partigiani destinati, secondo i suoi carcerieri, al
plotone d'esecuzione.
*
Da Fossoli ad Auschwitz, verso una destinazione ignota
Nel gennaio del '44, Primo Levi cade sotto i colpi delle leggi razziali,
ormai applicate con estremo rigore dall'occupante tedesco e dalle milizie
repubblichine. Dalla caserma di Aosta, viene trasferito al campo di Fossoli,
a una ventina di chilometri da Modena. Predisposto all'inizio, nel 1942, per
i prigionieri britannici e americani catturati in Africa del Nord,
nell'autunno del '43 il campo diventa luogo di detenzione per gli
oppositori, poi, in dicembre, "un campo di concentramento e transito per
ebrei" sotto l'autorita' della prefettura di Modena. A partire dal febbraio
del '44, passa sotto il comando delle SS, fatta eccezione per alcune
baracche del settore denominato Campo vecchio, che restano amministrate
dalla Repubblica sociale di Salo'. Solo nell'agosto del '44, con l'avanzata
degli Alleati, il campo di Fossoli viene abbandonato e trasferito al campo
di Bolzano-Gries. Nel corso del suo funzionamento, a Fossoli sono state
internate circa 5.000 persone.
A partire dall'ottobre del 1943, tutti gli ebrei italiani sono considerati
dei senza patria, suscettibili di venire arrestati e privati dei loro beni.
Le deportazioni cominciano il 16 ottobre dello stesso anno. All'inizio,
colpiscono gli ebrei di Roma. Ecco una breve citazione dal racconto di
Giacomo Debenedetti, 16 ottobre 1943, che ricostruisce in parte la razzia
del ghetto di Roma: "Dei camion veniva abbassata la sponda destra e si
cominciava a fare il carico. I malati, gli impediti, i restii erano
stimolati con insulti, urlacci, e spintoni, percossi coi calci dei fucili.
Il paralitico con la sua sedia venne letteralmente scaraventato sul camion,
come un mobile fuori uso su un furgone da trasloco. Quanto ai bambini,
strappati alle braccia delle madri, subivano il trattamento dei pacchi,
quando negli uffici postali si prepara il furgoncino".
I prigionieri politici del campo di Fossoli vengono deportati a Mauthausen,
gli ebrei ad Auschwitz-Birkenau. I primi convogli partono da Fossoli nel
febbraio del '44, e saranno seguiti da altri otto, fino al 2 agosto dello
stesso anno. Degli 8.369 ebrei italiani deportati, 2.226 partirono dal campo
di Fossoli.
In Se questo e' un uomo, Primo Levi descrive le ultime ore nel campo di
transito, prima della partenza del convoglio. Anche se poco informati sulla
realta' della "Soluzione finale", gli internati piu' religiosi organizzano
cerimonie funebri. Il 22 febbraio 1944, nel corso del mattino, con altri 650
detenuti, di cui solo 469 sono stati identificati, Primo Levi viene
deportato verso una destinazione che scopre solo al termine del viaggio,
durato quattro giorni. "Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione.
Auschwitz: un nome privo di significato allora per noi; ma doveva pur
corrispondere a un luogo di questa terra". Del resto, per un gran numero di
europei questo toponimo non evocava niente; in Francia, la maggior parte
degli ebrei che stavano per essere deportati designavano quel luogo
enigmatico con il nome di Pitchipoi. Il viaggio comincia dalla stazione di
Carpi e in vagoni merci. Primo Levi e i suoi compagni di sventura di ogni
eta' scoprono allora la brutalita' dei nazisti. A Bolzano, poco prima di
lasciare il Paese, Primo Levi, Vanda Maestro e Luciana Nissim scrivono una
lettera indirizzata a Bianca Guidetti Serra. Come molti di questi messaggi,
vere e proprie "bottiglie gettate in terra", verra' raccolto da un
ferroviere e, miracolosamente, giunse a destinazione.
*
La selezione ad Auschwitz-Monowitz
"Venne a un tratto lo scioglimento. La portiera fu aperta con fragore, il
buio echeggio' di ordini stranieri, e di quei barbarici latrati dei tedeschi
quando comandano, che sembrano dar vento a una rabbia vecchia di secoli".
Il 26 febbraio 1944, verso le 21, il convoglio del trasporto di Primo Levi e
dei suoi compagni arriva alla Judenrampe di Birkenau. Le famiglie vengono
separate. Uomini, donne e bambini divisi in due gruppi. Se tutti sono
destinati alla morte, alcuni, tra cui Primo Levi che a quel tempo aveva
venticinque anni, vengono "selezionati" come manodopera per l'industria
tedesca o per il funzionamento del campo. Le modalita' della selezione sono
tra le piu' aleatorie e lasciano un grande spazio al caso: variano a seconda
dei bisogni del momento e riguardano solo gli uomini giovani e in buone
condizioni di salute e le donne senza bambini. Gli altri vengono condotti
all'interno del campo di Birkenau e assassinati nelle camere a gas, molto
spesso nelle prime ore che seguono l'arrivo.
In tempo record, in meno di dieci minuti, i deportati vengono trattati e la
sorte della vita della maggior parte di loro e' "regolata" in modo
definitivo. Levi si trova tra gli uomini validi che adesso costituiscono un
piccolo gruppo rispetto agli altri. "Quello che accadde degli altri, delle
donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora ne' dopo:
la notte li inghiotti', puramente e semplicemente. Oggi pero' sappiamo che
in quella scelta rapida e sommaria, di ognuno di noi era stato giudicato se
potesse o no lavorare utilmente per il Reich [...] Entravano in campo quelli
che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli
altri".
*
Da pagina 141
L'uomo versatile
"Io sono diviso in due meta'. Una e' quella della fabbrica: sono un tecnico,
un chimico. Un'altra invece e' totalmente distaccata dalla prima, ed e'
quella nella quale scrivo, rispondo alle interviste, lavoro sulle mie
esperienze passate e presenti. Sono proprio due mezzi cervelli. E' una
spaccatura paranoica".
E tuttavia, a guardar meglio, si ha l'impressione che quest'uomo -
paradossalmente - fosse composto di piu' meta'. Forse, sarebbe stato anche
un ottimo soggetto della letteratura fantascientifica (o fantabiologica, per
riprendere l'espressione di Calvino), che avrebbe destato interesse in
Damiano Malabaila "in persona", per uno dei suoi racconti. Uomo versatile,
Primo Levi ha saputo esplorare la scrittura in tutte le sue forme
sperimentali, poetiche, classiche o polemiche di cui si e' letto qualche
testo su "La Stampa". Ma prima di cio', aveva un'attivita' letteraria ed
editoriale che non si limitava alla scrittura, pur costante e intensa, dei
suoi libri e articoli. Era un traduttore e un lettore.
In Primo Levi, il traduttore e il lettore si richiamano a vicenda nello
stesso uomo. Gia' durante l'episodio della lezione di italiano che
ritroviamo ne Il canto di Ulisse di Se questo e' un uomo, Primo Levi si
presenta come un traduttore indissociabile dal pedagogista che insegna
l'umanita' attraverso una citazione del poema di Dante. La sopravvivenza nel
campo esigeva la minima comprensione del gergo germanico che parlavano le
SS. Levi non soltanto possedeva gia' qualche rudimento di tedesco, ma
contratta una formazione integrativa per identificare meglio i pericoli del
mondo concentrazionario.
"Potevo sentire pero', insieme con la paura, la fame e lo sfinimento, un
desiderio estremamente intenso di comprendere il mondo circostante. La
lingua in primo luogo. Sapevo un po' di tedesco, ma capii che dovevo
impararlo molto meglio. Arrivai al punto di prendere lezioni, pagandole con
una parte della mia razione di pane". Conoscere la lingua fa parte delle
prime misure d'urgenza necessarie per capire il paese, il mondo, il pianeta
dove ci si trova, per amore o per forza. Ebbene, Levi, in nessun momento
della sua esistenza, ha rinunciato a mettersi a disposizione
dell'apprendimento e della scoperta, e questo fa parte della sua umilta' di
fronte al reale (qualita' che l'uomo ha tendenza a trascurare). Una qualita'
che lo spingera' a esplorare la zona grigia a partire dagli anni Ottanta
mentre avrebbe potuto disinteressarsene a profitto della propria gloria. Ma
torniamo alla questione della traduzione e della disposizione di Levi per le
lingue, la loro diversita', la loro ricchezza, per fare l'esperienza della
babele umana.
*
Da pagina 144
Il mestiere e l'altro: chimico scrittore o scrittore chimico?
Primo Levi resta un chimico nell'anima. Questa scienza fondatrice e' per lui
piu' di un mestiere, e' un modo di vedere il mondo, di andargli incontro. E
di rendere intellegibile l'esperienza vissuta. Cosi' tutta la vita di Primo
Levi sarebbe stata guidata dalla scommessa di spiegare: nel suo lavoro di
chimico, nel suo essere uomo pubblico e nel dovere di trasmissione. Una
scommessa che non avrebbe mai spinto fino all'illusione di giungere a una
spiegazione definitiva, perche' la chimica insegna a colui che se ne occupa
che il reale non si puo' ridurre a conoscenza, che c'e' sempre qualcosa di
incomprensibile che resiste alla scienza. Levi viveva in questa tensione che
collega la volonta' di sapere - e di trasmettere - a cio' che fa resistenza.
Auschwitz, certo, era il nome di cio' che nella sua vita come agli occhi
dell'umanita' manteneva una parte irriducibile, non padroneggiabile.
La chimica posta in rapporto all'ignoto. Non e' solo una scienza, e' un
metodo di esplorazione che e' al tempo stesso una sorta di corollario
pragmatico ai valori degli umanisti dei Lumi di cui Levi si presenta come
erede. Pragmatica? Perche' la chimica passa dalla sperimentazione e punta a
un ordine della materia. "Ma che cosa le interessa, nella chimica?" gli
chiede Ferdinando Camon. "Mi interessa il contatto con la materia, capire il
mondo che e' attorno a me" risponde. La chimica assume allora il senso e la
funzione di una metafora proteiforme della scrittura - il mestiere degli
altri diviene cosi' il mestiere di questo altro che e' in Primo Levi. A un
tempo chimico scrittore e scrittore chimico.
Per illustrare questo passaggio Il sistema periodico e' l'opera esemplare.
Pubblicata nel 1975, e' costruita in modo manifesto a partire da un
dispositivo simbolico. Il libro e' composto da ventuno racconti che hanno
come titolo il nome di ventuno elementi della celebre tavola di Mendeleev.
In ognuno dei racconti, Levi torna su alcuni episodi che segnano la sua
esistenza. Ma il filo conduttore di questi episodi non e' il loro carattere
cronologico quanto la chimica, che da' la necessaria coerenza a taluni
accadimenti, legati al suo arresto, alla deportazione o alla perdita di un
caro amico, che sono stati particolarmente dolorosi o caotici. La lingua e'
allora un luogo di passaggio, la chimica una vera e propria guida. Per
parlare di una vita che porta l'impronta dolorosa di una concatenazione di
circostanze e di perdite che hanno nome Auschwitz, e' necessario passare per
la pratica dell'autobiografica classica? No, sarebbe come credere che si
puo' parlare meglio di se' con l'illusione di avvicinarsi a cio' che e'
passato definitivamente, o cercare di attribuire alle parole la circostanza
della scomparsa o dell'intensita' della violenza subita (la scrittura
poetica e' in grado di caricare le parole con il peso del reale, ma Il
sistema periodico non risponde a un simile progetto - e sappiamo bene che
Levi scriveva anche poesie). E' allora necessario passare per la pratica
della testimonianza? No, Levi l'aveva gia' sperimentata e, con essa, non si
trattava tanto di parlare della propria esperienza ma di testimoniare per i
morti e di mantenere la memoria del crimine per far comprendere cio' che era
accaduto e come era accaduto. Prendere la strada della tavola di Mendeleev
significava assoggettare la descrizione della vita a un ordine arbitrario
che rompeva con le possibilita' dell'illusione autobiografica. Voleva dire
legare la lingua alle cose - alle cose della vita come si dice in francese -
in modo arbitrario, seguendo l'alfabeto di questa scienza che, tra l'altro,
sa esplorare la materia. Da questa pratica derivera' tutta una sua
concezione del linguaggio.
Di quali elementi si tratta ne Il sistema periodico? Legati a quale periodo?
Alcuni, come l'idrogeno nella descrizione di un'esperienza, ci possono
servire da esempio, altri come il piombo sono invece semplici pretesti,
mentre lo zinco e il ferro sono presenti a titolo simbolico. L'avere scelto
il carbonio per l'ultimo capitolo consente a Levi un'apertura su una
polisemia che esprime a un tempo l'elemento fondamentale per tutti gli
esseri viventi: la possibilita' stessa della vita, la datazione di una
materia (il carbonio 14) - la possibilita' stessa di una storia della vita
organica - e, piu' prosaicamente, la duplicazione con la carta dello stesso
nome - la possibilita' di diffondere e, cio' facendo, di comunicare.
Soffermiamoci sul racconto Cromo nel quale, dopo avere ricordato l'incontro
con la sua futura moglie, Primo Levi scrive: "Altrettanto guarito era ad un
tratto il mondo intorno a me, ed esorcizzato il nome e il viso della donna
che era discesa agli inferi con me e non ne era tornata. Lo stesso mio
scrivere divento' un'avventura diversa, non piu' l'itinerario doloroso di un
convalescente [...], ma un costruire lucido, ormai non piu' solitario:
un'opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e
s'industria di rispondere ai perche'".
*
Da pagina 173
Guardare in faccia la zona grigia dell'umanita'
Forse e' necessario avanzare l'ipotesi che dietro questa volonta' di
comprendere cio' che ha spinto i tedeschi al crimine, ci sia l'ossessione di
chiarire che cosa spinga una massa (una nazione, una popolazione che si pone
sotto l'autorita' di uno Stato, di un partito o di un clan) a perpetrare
delle violenze che colpiscono l'umanita' nel corpo e nello spirito;
ossessione che cerca anche di capire cio' che spinge una popolazione a
lasciar fare. A tal proposito, e' proprio sulla questione della zona grigia
che Levi torna in continuazione. Questo interesse si manifesta
parallelamente all'accentuazione delle problematiche della solidarieta' e
dell'umanita' che lo scrittore affronta nei suoi libri di testimonianza.
Come se trasmettere un messaggio di umanita' e, insieme, di speranza non
potesse valere se non in relazione a una ricerca di cio' che nella stessa
umanita' conduce alla distruzione. La messa in tensione di queste due
dimensioni e' importante per avvicinarsi al suo pensiero: trasmettere un
messaggio chiaro che conduce alla fede nell'uomo, certo, ma con una
convinzione altrettanto forte di andare a esplorare la violenza nelle sue
forme piu' complesse, che comprende l'uomo. E coincide anche con un altro
fattore, decisivo, del percorso di testimonianza di Levi - decisivo tanto
piu' perche' agli occhi di qualcuno puo' essere uno degli elementi che ne
spiega il suicidio: si tratta della fatica di testimoniare che Levi esprime
con decisione e a volte con rassegnazione.

8. MONDO. CATERINA AMICUCCIA: LA DIGA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 17 marzo 2009 col titolo "La diga che
asseta"]

La regione del lago Turkana e' la piu' arida del Kenya, un deserto di sabbia
e pietra che segna il delicato confine con l'Etiopia, il Sudan e l'Uganda.
La' l'acqua e' il bene piu' prezioso, tanto che si cammina fino a otto ore
sotto il sole battente per riportarne a casa qualche litro. Negli ultimi
anni la siccita' ha ridotto sensibilmente le piogge e i corsi d'acqua
stagionali restano asciutti per la maggior parte del tempo. Questa e' la
terra di Turkana, Borana, Samburu e Dasanech, comunita' pastorali
prevalentemente nomadi, da sempre in conflitto per lo sfruttamento delle
scarse risorse disponibili. Sopravvivono allevando cammelli, capre, asini e
contendendosi un terra impervia e l'accesso alle poche forniture idriche
disponibili.
In questo ambiente ostile il lago e' una risorsa fondamentale. Per alcune
comunita' e' l'unica fonte di acqua che, nonostante sia salina, viene
utilizzata per tutti gli usi domestici e per abbeverare il bestiame. Negli
anni queste popolazioni dalle tradizioni millenarie hanno diversificato
l'attivita' produttiva dedicandosi anche alla pesca. Attraverso una
rudimentale catena di distribuzione e commercio, il pesce del lago Turkana
arriva sui mercati di Nairobi e viene venduto anche in Uganda. Si stima che
fra pescatori, distributori, commercianti e trasportatori la pesca sia
l'unica fonte di reddito per 10.000 famiglie, che da queste parti significa
80.000 persone.
Questo fragile sistema di relazioni ecologiche e sociali potrebbe collassare
per sempre se la costruzione della diga Gilgel Gibe III arrivera' a
compimento. Il fiume Omo scorre per 600 chilometri in Etiopia, garantendo il
90% dell'acqua del lago Turkana. E proprio sul bacino dell'Omo il sodalizio
fra il governo etiope e una nota azienda italiana, la Salini Costruttori
S.p.A, ha dato vita al progetto della diga di Gibe III, che potrebbe
generare una crisi ambientale e umanitaria senza precedenti in una regione
tradizionalmente instabile. La diga, in costruzione dal 2006, sbarrera'
completamente il corso del fiume con un muro di 240 metri, 500 chilometri a
nord del Lago Turkana. In Etiopia, anche la valle dell'Omo e' popolata da
numerose comunita' indigene che vivono di agricoltura tradizionale basata
sulle piene del fiume. Durante la stagione delle piogge, le esondazioni
irrigano naturalmente le terre depositando la materia organica che ne
aumenta la fertilita', la stessa tecnica utilizzata dagli antichi egizi
lungo le sponde del Nilo.
Ma in termini di siccita' sara' la regione del Turkana a pagare il prezzo
piu' alto. Si stima che il livello del lago scendera' di 10-12 metri
aumentando la concentrazione salina dell'acqua e compromettendo
definitivamente l'uso domestico e per l'allevamento. La biodiversita'
acquatica sara' drasticamente ridotta, creando una crisi irreversibile
dell'economia locale. I conflitti fra le popolazioni locali saranno
esacerbati dal deterioramento ambientale e dall'aumento della poverta'.
Tutto cio' potrebbe avvenire sotto il segno dello "sviluppo". La diga avra'
un costo complessivo di un miliardo e 800 milioni di euro e potrebbe
ricevere il sostegno della Banca Africana di Sviluppo e della Banca Europea
per gli Investimenti. I soldi dei contribuenti europei cosi' asseterebbero
ulteriormente una regione gia' duramente colpita dal cambiamento climatico e
farebbero precipitare questa ampia zona dell'Africa subshariana in una nuova
spirale di conflitti.

9. STRUMENTI. LA NEWSLETTER SETTIMANALE DEL CENTRO STUDI "SERENO REGIS" DI
TORINO

Segnaliamo la newsletter settimanale del Centro studi "Sereno Regis" di
Torino, un utile strumeno di informazione, documentazione, approfondimento
curato da uno dei piu' importanti e piu' attivi centri studi di area
nonviolenta in Italia.
Per contatti e richieste: Centro Studi "Sereno Regis", via Garibaldi 13,
10122 Torino, tel. 011532824 e 011549004, fax: 0115158000, e-mail:
info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org

10. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 765 del 20 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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