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Minime. 769



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 769 del 24 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Una proposta di ordine del giorno ai Comuni, le Province e le Regioni
fedeli allo stato di diritto e all'umanita'
2. Alcune cose che occorre fare subito contro il razzismo
3. Per la messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord
4. Shazia Z. Rafi: Moderati
5. Associazione Casa per la pace "D. A. Cardone" e "Comunicare per un mondo
nuovo": Un appello da Palmi
6. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
7. Umberto De Giovannangeli: Soldati
8. Mario Porqueddu: Acqua
9. Giulio Vittorangeli: Informatissimi smemorati
10. Roberto Ciccarelli presenta "Storia dei diritti umani" di Marcello
Flores
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO AI COMUNI, LE PROVINCE E LE
REGIONI FEDELI ALLO STATO DI DIRITTO E ALL'UMANITA'
[Riproponiamo il seguente appello]

Egregi Sindaci ed egregi Presidenti delle Province e delle Regioni,
egregi consiglieri comunali, provinciali e regionali,
vi proponiamo di porre all'ordine del giorno di sedute straordinarie
convocate ad hoc delle assemblee deliberative delle istituzioni di cui fate
parte la seguente proposta di ordine del giorno.
A nessuno sfugge la gravita' dell'ora.
Un cordiale saluto,
il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 11 marzo 2009
*
Proposta di ordine del giorno
Premesso che alcune disposizioni del cosiddetto "pacchetto sicurezza"
promosso dal governo con successivi decreti e disegni di legge tuttora
all'esame del Parlamento sono in flagrante contrasto con principi
fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, dello stato di
diritto, dell'ordinamento democratico, della civilta' giuridica, della
Dichiarazione universale dei diritti umani;
Il consiglio comunale (provinciale, regionale) di ...
invita il Parlamento a respingere le proposte di provvedimento palesemente
razziste ed incostituzionali.

2. INIZIATIVE. ALCUNE COSE CHE OCCORRE FARE SUBITO CONTRO IL RAZZISMO
[Riproponiamo il seguente appello]

Proponiamo che non solo le persone di volonta' buona, non solo i movimenti
democratici della societa' civile, ma anche e in primo luogo tutte le
istituzioni fedeli allo stato di diritto, alla legalita' costituzionale,
all'ordinamento giuridico democratico, si impegnino ora, ciascun soggetto
nell'ambito delle sue peculiari competenze cosi' come stabilite dalla legge,
al fine di contrastare l'eversione razzista che sta aggredendo il nostro
paese.
Ed indichiamo alle persone, ai movimenti ed alle istituzioni democratiche
alcune iniziative necessarie ed urgenti.
*
1. Respingere le proposte palesemente razziste, eversive ed incostituzionali
del cosiddetto "pacchetto sicurezza".
*
2. Adottare un programma costruttivo per la difesa e la promozione dei
diritti umani di tutti gli esseri umani:
a) provvidenze di accoglienza a livello locale, costruendo sicurezza per
tutte le persone nell'unico modo in cui sicurezza si costruisce: nella
solidarieta', nella legalita', nella responsabilita', nell'incontro,
nell'assistenza pubblica erogata erga omnes;
b) cooperazione internazionale: poiche' il fenomeno migratorio evidentemente
dipende dalla plurisecolare e tuttora persistente rapina delle risorse dei
paesi e dei popoli del sud del mondo da parte del nord, occorre restituire
il maltolto e cooperare per fare in modo che in nessuna parte del mondo si
muoia di fame e di stenti, che in nessuna parte del mondo vigano regimi
dittatoriali, che in nessuna parte del mondo la guerra devasti l'umanita',
che in nessuna parte del mondo i diritti umani siano flagrantemente,
massivamente, impunemente violati;
c) regolarizzazione di tutti i presenti nel territorio nazionale ed
interventi normativi ed operativi che favoriscano l'accesso legale nel
paese;
d) riconoscimento immediato del diritto di voto (elettorato attivo e
passivo) per tutti i residenti;
e) lotta alla schiavitu' ed ai poteri criminali locali e transnazionali che
la gestiscono e favoreggiano.
*
3. Aprire un secondo fronte di lotta per la legalita' e contro il razzismo,
con due obiettivi specifici:
a) dimissioni del governo golpista e nuove elezioni parlamentari;
b) messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord.

3. INIZIATIVE. PER LA MESSA FUORILEGGE DELL'ORGANIZZAZIONE RAZZISTA
DENOMINATA LEGA NORD
[Riproponiamo il seguente appello]

Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: Richiesta di iniziativa per la messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord
Egregi Presidenti,
ci rivolgiamo a voi come massime autorita' dello Stato per richiedere un
vostro intervento al fine della messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord.
Tale organizzazione, che pur essendo assolutamente minoritaria nel Paese e'
riuscita ad ottenere nel governo nazionale l'affidamento di decisivi
ministeri a suoi rappresentanti, persegue e proclama una politica razzista
incompatibile con la Costituzione della Repubblica Italiana, con uno stato
di diritto, con un ordinamento giuridico democratico, con un paese civile.
Ritenendo che vi siano i presupposti per un'azione delle competenti
magistrature che persegua penalmente sia i singoli atti e fatti di razzismo,
sia l'azione organizzata e continuata e quindi l'associazione a delinquere
che ne e' responsabile, con la presente chiediamo un vostro intervento
affinche' si avviino le procedure previste dalla vigente normativa al fine
della messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord e
della punizione ai sensi di legge di tutti gli atti delittuosi di razzismo
da suoi esponenti promossi, commessi, istigati o apologizzati.
Con osservanza,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 27 febbraio 2009

4. AFGHANISTAN. SHAZIA Z. RAFI: MODERATI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di
Shazia Z. Rafi dal titolo "Cercando il sig. Moderato Talebano" pubblicato
dal Women's Media Center il 16 marzo 2009.
Shazia Z. Rafi e' dal 1996 segretaria generale di "Parlamentari per l'Azione
Globale", un'associazione che conta oltre 1.300 deputati di 118 parlamenti
nazionali. Il programma dellíassociazione e' la promozione di pace,
democrazia, giustizia e sostenibilita' ambientale in tutto il mondo]

C'e' una nuova barzelletta che circola nelle sale da te' di Lahore.
"Toc, toc!
- Chi e'?
- Siamo le Forze Speciali statunitensi.
- Cosa volete?
- Stiamo cercando il sig. Moderato Talebano perche' parli con il nostro
leader, il mullah Obama.
- Qua non c'e' nessuno oltre a noi, i veri Talebani: siamo barbuti, armati e
non permettiamo alle bambine di andare a scuola o di uscire di casa.
- Va bene, il nostro leader vuole ancora parlare con voi, se vi limitate ad
opprimere le vostre donne e non attaccate noi".
*
Mentre l'amministrazione Obama esamina le proprie politiche rispetto
all'Afghanistan ed al Pakistan (o "AfPak", come dice l'ambasciatore Richard
Holbrooke), il dilemma e' chiaro. C'e' un'amministrazione dai valori
liberali, un presidente che e' salito alla poltrona piu' potente del mondo
anche grazie ad un'istruzione di prima classe, ed una segretaria di stato
che ha dichiarato di aver come mandato l'empowerment di donne e bambine. Il
problema piu' grande della loro politica estera e' un movimento
anti-occidentale, militante e sciovinista che si rafforza nei villaggi di
montagna e nelle piccole citta' dell'Asia del sudovest. Si tratta di un'area
fragile, marchiata dal traffico di droga ed armi, dalla corruzione e
dall'incompetenza politica, e da regimi militari falliti. Le tratte
commerciali cruciali dall'Asia centrale al Golfo Persico attraversano questa
regione, in cui vi sono armi nucleari e 200 milioni di persone. Le
operazioni militari dirette dalla Nato in Afghanistan o dall'esercito con
líappoggio statunitense in Pakistan hanno mostrato tutti i loro limiti. I
Talebani si sono dimostrati resistenti, ed hanno soggiogato le popolazioni
locali con un misto di spietatezza e di guerra psicologica: decapitazioni
annunciate la notte prima alla radio, centinaia di scuole femminili fatte
saltare in aria, negozi di barbiere e di musica forzati a chiudere. I
governanti afgani e pakistani hanno entrambi alternato operazioni militari a
patteggiamenti, accettando l'imposizione della "sharia" in aree
circoscritte, nel modo in cui i Talebani la interpretano.
Come rispondera' l'amministrazione Obama, come risponderanno i deboli
governi eletti a Kabul e Islamabad? Molti analisti da poltrona, come Fareed
Zakaria su "Newsweek" e Leslie Gelb sul "New York Times", stanno
raccomandando di dividere i Talebani fra i moderati con cui possiamo fare
affari e i terroristi con cui non tratteremmo mai. Questo tipo di pensiero
alligna anche in alcuni alti ufficiali che hanno in carico la guerra in
Iraq, in special modo nel generale David Petraeus. Pure Kabul, Peshawar e
Islamabad stanno cercando di aprire un dialogo con "gli elementi moderati"
fra i Talebani. Ma con che criterio si separano le due tipologie?
*
Dal 2005 io ho lavorato con i parlamentari islamisti nel cuore del
territorio Pashtun, nel corso di una serie di seminari promossi
congiuntamente dalle Nazioni Unite e da "Parlamentari per l'Azione Globale"
per la regione dell'Asia del sud. Come succede ovunque nel mondo, le
apparenze spesso ingannano. Alcuni dei partecipanti piu' progressisti, e
laureati, erano donne velate, e molti uomini sbarbati dal compassato accento
britannico erano fra i piu' conservatori. Allora eccovi le mie
raccomandazioni per trovare i moderati:
Ogni leader le cui figlie siano state istruite senza restrizioni sul tipo di
scuola o sul diploma raggiunto e' un moderato.
Ogni leader la cui madre, sorella, moglie, siano state istruite senza
restrizioni sul tipo di scuola o sul diploma raggiunto e' un moderato.
Ogni leader che non abbia problemi ad affidare le donne e le bambine della
sua famiglia ad un medico maschio se costui e' di turno all'ospedale, e' un
moderato.
Ogni leader i cui membri familiari di sesso femminile hanno impieghi pagati
o attivita' in proprio, e' un moderato.
Ogni leader che abbia ucciso o promosso omicidi di individui o gruppi che
sono in disaccordo con il suo punto di vista, non ha i requisiti per lo
status di "moderato".
*
I miei criteri sono perfettamente in linea con gli insegnamenti islamici in
materia di istruzione, salute e lavoro; sono menzionati nelle Costituzioni
di Afghanistan e Pakistan ed in linea con la Carta delle Nazioni Unite ed i
Millennium Development Goals che tutti gli stati membri, inclusi i 53 paesi
musulmani, hanno accettato di voler raggiungere entro il 2015. Sono criteri
semplici, oggettivi e facilmente verificabili: non si basano sulle apparenze
tipo la lunghezza della barba o il velo sulla testa.
In particolare, l'istruzione delle bambine e' un motore potente per la
crescita economica e per la stabilita' e lo sviluppo delle comunita'. Un
ardente sostenitore del fatto che l'istruzione femminile alza il Pil delle
nazioni e' l'economista principale del team di Obama, Larry Summers,
l'autore degli influenti studi che, due decenni or sono, causarono un
cambiamento delle politiche di sviluppo a livello mondiale. Oggi gli
investitori guardano alle politiche di genere di un paese per ipotizzare il
futuro della sua crescita economica, e le Nazioni Unite usano lo sviluppo
umano e la sicurezza degli esseri umani come criteri per l'indice di
sviluppo di un paese. Percio', l'amministrazione Obama dovrebbe dar mandato
che ogni trattativa con i Talebani includa l'accesso all'istruzione, alle
cure sanitarie ed al lavoro per le donne della regione, in cambio della
cessazione delle operazioni militari. I valori enunciati sono valori
fondamentali per gli Usa, ma sono anche diritti costituzionali per il
Pakistan e l'Afghanistan.
Fare dell'empowerment delle donne il veicolo per le politiche di sicurezza
mitigherebbe anche il risentimento delle popolazioni per le operazioni
militari. Nell'attenersi a principi etici, in accordo con la Carta delle
Nazioni Unite e con gli altri standard universalmente accettati per i
diritti socio-economici, ci si assicurerebbe che la gente dell'Asia del
sudovest veda il coinvolgimento statunitense come una responsabilita'
condivisa e non come l'ennesima interferenza imperiale.

5. INIZIATIVE. ASSOCIAZIONE CASA PER LA PACE "D. A. CARDONE" E "COMUNICARE
PER UN MONDO NUOVO": UN APPELLO DA PALMI
[Da Raffaello Saffioti (per contatti: rsaffi at libero.it) riceviamo e
diffondiamo]

L'idea di una "Casa per la pace" a Palmi, in Calabria, nella terra piu'
insanguinata dalla violenza mafiosa, ma anche dotata di spirito profetico ed
erede di una millenaria tradizione culturale nonviolenta, era stata
concepita in occasione della celebrazione del centenario della nascita del
filosofo Domenico Antonio Cardone (1902-1986).
Cardone merito' la candidatura al Premio Nobel per la Pace nel 1963 per aver
speso la sua vita col pensiero e con le opere a favore della pace,
promuovendo, tra l'altro, l'iniziativa di una intesa etica tra i filosofi di
tutto il mondo, prescindendo dalle metafisiche di ciascuno.
L'associazione che porta il suo nome, nata dopo il centenario, nel 2003 ha
ripreso l'idea della costruzione di una "Casa per la pace" con un appello
lanciato a livello nazionale.
Quell'appello chiedeva anche al Comune di Palmi, che aveva scritto, su
proposta della nostra Associazione, "Pace e Nonviolenza" tra i principi
fondamentali del suo nuovo Statuto, di impegnarsi per primo per la
costruzione della Casa.
L'Associazione, da parte sua, continuava a impegnarsi con studi e
iniziative, stabilendo collegamenti con le Case per la pace, Centri di
ricerca, movimenti e associazioni esistenti in Italia, da una parte, e,
dall'altra stabilendo un rapporto con l'Amministrazione Comunale di Palmi,
secondo il principio di sussidiarieta' consacrato nell'articolo 118 della
Costituzione.
Il rapporto con l'Amministrazione Comunale si e' rivelato fecondo,
producendo i risultati sperati.
Infatti nel 2004 la Giunta Comunale adottava una deliberazione con la quale
manifestava la volonta' di istituire la Casa per la pace intitolata al
filosofo D. A. Cardone e nel 2006 il Consiglio Comunale, all'unanimita',
spinto dal movimento di opinione creato in citta' attraverso la stampa
locale, adottava una deliberazione con la quale assegnava il suolo di
proprieta' comunale per la costruzione della Casa, su progetto offerto
gratuitamente dalla nostra Associazione.
Il progetto, in esecuzione di quella deliberazione, veniva presentato
ufficialmente con una solenne cerimonia al Commissario Prefettizio nell'anno
2007.
Ma il nuovo Consiglio Comunale adottava a maggioranza, nonostante una forte
opposizione al suo interno, una nuova deliberazione con la quale revocava la
deliberazione del precedente Consiglio.
E' per questo che si fa appello alla rete della nonviolenza, chiedendo
l'adesione e il sostegno al progetto per fare pressione sull'Amministrazione
Comunale, affinche' receda dalla posizione assunta con la deliberazione
dello scorso anno.
Abbiamo sperimentato quanto sia necessario il vincolo di solidarieta' tra
associazioni e movimenti impegnati dal livello locale a quello nazionale e
internazionale per sviluppare il movimento per la pace e la nonviolenza.
La costruzione a Palmi, in Calabria, di una Casa per la pace, intitolata ad
uno dei suoi figli piu' grandi, di statura planetaria, ha un grande valore,
oltre che simbolico, morale e politico.
In questa terra e' necessario valorizzare la sua piu' nobile tradizione
culturale, facendo leva su di essa per promuovere la cultura della
nonviolenza, della quale si ha urgente bisogno per il cambiamento della
societa'.
Ha scritto il progettista, l'architetto Lucio C. Giummo: "La struttura
denominata Casa per la pace e' destinata a funzionare come centro di
raccolta, documentazione e studio delle esperienze nonviolente sviluppate
nel Sud, in Italia, nel mondo e come Laboratorio per la ricerca e
l'elaborazione di nuove modalita' nonviolente nel campo della costruzione
della pace e del superamento dei conflitti. In questo centro del Mezzogiorno
d'Italia si cerchera' dunque di operare quel raccordo delle esperienze che
si vanno con vari esiti conducendo in varie parti del mondo... Esso si
caratterizzera' dunque anzitutto come un Centro per l'incontro e lo scambio
delle esperienze nonviolente e quella che esso porra' in essere sara'
fondamentalmente un'attivita' di promozione di questa filosofia essenziale
alla sopravvivenza del pianeta".
A sostegno del progetto promuoviamo una iniziativa a carattere nazionale con
l'auspicata partecipazione di associazioni e movimenti.
Il programma e' in via di definizione con il titolo "Settimana per la
nonviolenza", Palmi (Rc), 18-23 maggio 2009.
L'appello e' condiviso e fatto proprio da "Comunicare per un mondo nuovo",
Associazione internazionale di studi e iniziative "Danilo Dolci" che
collabora alla sua pubblicazione e diffusione.
Tra Danilo Dolci, Palmi e la Calabria, si e' stabilito negli ultimi dieci
anni della sua esistenza un rapporto che si puo' definire di "affinita'
elettiva". Dolci con il suo operare maieutico in questa regione, vittima di
un sistema malato di rapporti sbagliati, cerco' non solo di fare esprimere
gli abitanti, rivelandoli a se stessi e restituendo loro dignita' e
orgoglio, ma anche di spargere semi fecondi di nuove esperienze.
E' per questa ragione che "Comunicare per un mondo nuovo - Associazione
internazionale di studi e iniziative 'Danilo Dolci'" ha scelto di
localizzare la sua prima sede legale nella citta' di Palmi e di lavorare al
fianco e a sostegno della locale Associazione Casa per la pace "D. A.
Cardone", facendosi con essa promotrice dell'iniziativa di una Settimana di
lavoro dedicata alla nonviolenza, a sostegno, anche, della costruzione in
questa citta' di una Casa per la pace, struttura progettata per la rinascita
morale e civile della Calabria.
Palmi, 21 marzo 2009
Associazione Casa per la pace "D. A. Cardone"
Comunicare per un mondo nuovo - Associazione internazionale di studi e
iniziative "Danilo Dolci"
Per ulteriori informazioni e contatti: Piazza S. Rocco, 89015 Palmi (Rc).
Segreteria: c/o Raffaello Saffioti, via Zara 24, tel. 096622183, e-mail:
rsaffi at libero.it

6. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

7. CRIMINI DI GUERRA. UMBERTO DE GIOVANNANGELI: SOLDATI
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 23 marzo 2009 col titolo "I dubbi di Israele
sull'etica dei soldati" e il sommario "Rivelazioni e magliette shock. Dopo
le testimonianze, le t-shirt della vergogna. Quelle indossate da soldati
israeliani. Con immagini di bambini trucidati, madri in lacrime sulla tomba
dei loro figli, foto di ragazzini con una pistola puntata alla testa..."]

Testimonianze drammatiche. T-shirt agghiaccianti. Non si spegne la polemica
in Israele sui sospetti di violenze gratuite su civili da parte di militari
impegnati nell'operazione Piombo Fuso contro Hamas, nella Striscia di Gaza.
Sospetti riportati con evidenza dai media sulla base di racconti fatti da
reduci durante i corsi del "Seminario militare Rabin", istituzione vicina al
movimento dei kibbutz. L'esercito ha fatto filtrare ieri i primi esiti di
"accertamenti interni" secondo cui una parte dei racconti piu' sconvolgenti
non sarebbe attendibile. Ma il giornale "Haaretz", sulle cui colonne sono
comparse le prime rivelazioni, rilancia denunciando la scoperta di elementi
stando ai quali - asserisce - almeno un'unita' si sarebbe ritenuta
autorizzata a far fuoco finanche sui soccorritori della Croce Rossa o della
Mezzaluna Rossa nei 22 giorni di guerra di Piombo Fuso (oltre 1.400 morti
secondo stime palestinesi).
*
Il degrado
Per Gideon Levy, firma di punta di "Haaretz", il quadro generale rivela
l'immagine di giovani soldati che a casa "hanno una morale", ma a Gaza
"cambiano codice di comportamento" essendo ormai "addestrati a pensare che
la vita e i beni dei palestinesi non abbiano alcun valore". L'immagine di un
esercito che a suo dire "ha cessato da lungo tempo d'essere il piu' morale
al mondo", e' dal quale non c'e' da attendersi "alcuna seria
investigazione".
*
Scritte macabre
Bambini palestinesi trucidati, madri in lacrime sulla tomba dei loro figli,
foto di ragazzini con una pistola puntata alla testa, moschee bombardate.
Sono queste le macabre immagini che soldati israeliani chiedono di stampare
sulle magliette, accompagnate da slogan che fanno rabbrividire. "On shot,
two kills" (un colpo, due morti) e' l'inquietante frase stampata sulla
t-shirt di un militare in borghese, ripreso di spalle da "Haaretz". Sopra la
scritta, la foto di una donna palestinese incinta, centrata in un mirino.
Gli uffici di "Adiv", il negozio di magliette nella zona sud di Tel Aviv,
stanno ricevendo un numero crescente di richieste da parte di militari
israeliani. Una maglietta appena uscita dalla stampante e' stata prenotata
da un cecchino di Tsahal. Sotto la foto del corpo di un bambino palestinese,
con accanto la madre in lacrime, campeggia la scritta "Better use Durex"
("meglio usare il profilattico"). "Scommetti che sarai violentata?", e' la
domanda stampata sulla maglia di un altro soldato, accanto all'immagine di
una ragazza piena di lividi. Diverse magliette portano la scritta
"Conforming the kill" ("verifica di avere ucciso"), con l'invito a sparare
un colpo di pistola alla testa alle proprie vittime. Su altre t-shirt, le
immagini di moschee bombardate. Poi, cadaveri e devastazioni.
In attesa di formalizzare "l'inchiesta approfondita" promessa venerdi', lo
Stato maggiore ha lasciato trapelare sul quotidiano "Maariv" anticipazioni
che provano a ridimensionare l'accaduto, sostenendo che alcuni dei fatti
piu' gravi denunciati (come l'uccisione a sangue freddo di un'anziana donna)
non risultano mai avvenuti. E sarebbero solo "voci" di seconda mano. Ma
"Haaretz" non si ferma. E ieri ha denunciato, attraverso un reporter inviato
a Gaza, il ritrovamento in una casa occupata a suo tempo da militari
israeliani di un inquietante biglietto in ebraico in cui si legge: "Regole
di ingaggio: fuoco anche sui soccorritori. Non su donne e bambini".
Riflette Amy Ayalon, gia' capo di Shin Bet (il servizio segreto interno
d'Israele): "Un tempo Tsahal era fondato su etica e sacrificio, mentre oggi,
dopo l'offensiva contro Gaza, si basa solo sulla forza". Una forza senza
regole ne' pieta'.

8. BENI COMUNI. MARIO PORQUEDDU: ACQUA
[Dal "Corriere della sera" del 23 marzo 2009 col titolo "Accordo fallito,
l'acqua non diventa diritto. Per il forum di Istanbul e' solo un 'bisogno'"
e il sommario "La giornata mondiale. L'Onu: dal 2030 meta' della popolazione
della Terra potrebbe essere al di sotto della soglia minima. Impegni
generici nel documento finale. Si e' concluso il vertice tra le polemiche di
Francia, Spagna e di molti Stati sudamericani e africani"]

L'acqua e' una "necessita' umana fondamentale". Un bisogno riconosciuto.
Nessuno, pero', ha "diritto" all'acqua. Le aspettative di tante Ong e
agenzie internazionali, di Paesi africani e latinoamericani, ma anche di
Spagna e Francia, sono andate deluse. Nella dichiarazione finale del V Forum
mondiale sull'acqua, che si e' chiuso ieri a Istanbul, la nozione di
"diritto dell'accesso all'acqua" non ha trovato posto. "Siamo rattristati.
Ci e' stato impedito di apportare modifiche al documento", protesta la
delegazione etiope. Ed esce sconfitto anche il ministro dell'Ambiente
transalpino, Chantal Jouanno, che venerdi' scorso aveva chiaramente chiesto
che il testo conclusivo fosse rafforzato in quella direzione: "Come si puo'
parlare di diritti dell'uomo - domandava polemicamente - se non si parla di
diritto all'accesso all'acqua? E' il diritto che condiziona tutti gli
altri".
Per una settimana sul Bosforo si sono confrontate 25.000 persone, capi di
Stato e di governo e delegati provenienti da 155 Paesi. Alla fine, nella
dichiarazione presentata da 95 tra ministri e viceministri, si concorda
sulla necessita' di "migliorare l'accesso all'acqua e l'azione di bonifica
in tutto il mondo", di "economizzare l'acqua" in particolare nel settore
agricolo, e di "contrastare l'inquinamento di fiumi e falde". Tutti
d'accordo anche su un altro punto: e' urgente. Perche' ogni anno sono
attribuite alla carenza di acqua e servizi igienico-sanitari 8 milioni di
morti. Perche' sono piu' di un miliardo le persone che hanno limiti di
accesso all'acqua potabile. E perche' secondo il rapporto Onu presentato in
parallelo al Forum, il rischio e' che nel 2030 meta' della popolazione
mondiale resti assetata.
Sono gli "impatti umani diretti" di cui ha parlato, tra gli altri, Jonathan
Greenblatt, professore alla University of California di Los Angeles e
consulente al team di transizione alla Casa Bianca di Barack Obama. "Credo
che l'acqua debba diventare parte dell'agenda dei legislatori - ha detto
Greenblatt - e di chi decide in politica". Secondo l'Organizzazione mondiale
della sanita' sarebbe un gioco a somma positiva. Ogni dollaro speso in acqua
e misure igieniche, calcola l'Oms, puo' portare un beneficio economico tra i
7 e 12 dollari. Su scala mondiale questo significa che le agenzie sanitarie
potrebbero risparmiare 7 miliardi di dollari all'anno. Piu' acqua vorrebbe
dire piu' istruzione: si registrerebbero 272 milioni di giorni in piu' di
frequenza scolastica all'anno. E migliori condizioni di salute: si
conterebbero piu' di un miliardo e mezzo di giornate di buona salute per i
bambini con meno di 5 anni.
Due miliardi e mezzo di cittadini del mondo sono privi di acqua per uso
igienico. E a sottolineare quanto sia stretto il legame tra acqua e salute
e' Rose George, autrice del saggio The big necessity. Il libro parla di
quello che di solito si cerca di tenere il piu' possibile a distanza: le
deiezioni umane. "E' come la lotta per togliere la sordina ai rischi di cont
agio dell'Aids negli anni '80 - dice la George -. Oggi poche celebrita' e
pochi esponenti politici accetterebbero di sposare una campagna sui problemi
igienico-sanitari, facendosi fotografare davanti a una latrina". Ma ormai
piu' della meta' della popolazione mondiale vive in citta' e si calcola che
quasi 3 miliardi di persone abitino in case prive di sistema fognario.
"Pochi si rendono conto del ruolo cruciale di questa battaglia", spiega
David Trouba, del Water Supply and Sanitation Collaborative Council, una Ong
di Ginevra. Stima che 1,2 miliardi di persone, piu' della meta' in India,
defechino all'aperto. E non succede solo a Mumbai: ci sono 140 milioni di
europei che non hanno accesso ad acqua pulita e servizi sanitari. In Albania
e Georgia, in Montenegro e in Macedonia. Gli investimenti in questo campo,
pero', non superano lo 0,3 del Pil mondiale.

9. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: INFORMATISSIMI SMEMORATI
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento]

Siamo stati abituati a considerare gli anni che sono seguiti alla seconda
guerra mondiale sostanzialmente come "anni di pace", perche' tale e' stata
la percezione in Europa occidentale.
Ma e' davvero possibile definirlo un periodo di pace?
In realta', dopo la fine della seconda guerra mondiale gli Stati Uniti sono
entrati in guerra o hanno attaccato, tra gli altri, la Corea, il Guatemala,
Cuba, il Vietnam, la Cambogia, la Libia, El Salvador, il Nicaragua, Panama,
l'Iraq, la Somalia, la Jugoslavia, l'Afghanistan.
Vale la pena ricordare che siamo a dieci anni dalla guerra "umanitaria"
della Nato (con l'Italia in prima fila) contro la ex Jugoslavia (24 marzo
1999).
*
Alla luce di tutto questo, parlare oggi del Salvador, il piu' piccolo degli
stati centroamericani, sembra davvero cosa d'altri tempi. E' finito (El
Salvador, e non solo) nel dimenticatoio dopo la stagione degli anni Ottanta,
caratterizzata dalla lotta di liberazione portata avanti dal Fronte
Farabundo Marti' di Liberazione Nazionale (Fmln) contro la sanguinosa
dittatura e i governi fantoccio.
E' passata sostanzialmente sotto silenzio, la storica vittoria alle elezioni
presidenziali, il 15 marzo 2009, di Mauricio Funes del Fmln, sconfiggendo
Arena, il partito di estrema destra che per piu' di vent'anni ha governato
il paese e ha rappresentato gli interessi dei settori piu' retrogradi e
delle forze oscure che hanno insanguinato il paese durante gli ultimi
cinquant'anni. Un partito, Arena, che ha ancora sulla coscienza i crimini
perpetrati dal suo fondatore, il maggiore Roberto D'Aubuisson, inventore
degli squadroni della morte ed ispiratore dell'omicidio di monsignor Romero
e di centinaia di eccidi.
Non a caso, Mauricio Funes ha dedicato la vittoria proprio ad Oscar Romero,
assassinato il 24 marzo 1980.
Se riuscira' a portare alla sbarra gli assassini - tutti noti - di monsignor
Romero, e i responsabili degli altri omicidi eccellenti, Funes avra' fatto
qualcosa di importante; e sarebbe un bell'inizio.
Comunque, se i salvadoregni cercano, con queste elezioni, di lasciarsi alla
spalle decenni di oppressione e di egemonia della destra, da noi si e'
velocemente dimenticato.
Dimenticato Romero, padre Rutilio Grande (assassinato il 12 marzo 1977),
Marianella Garcia Villas (uccisa il 13 marzo 1983), la strage all'Uca del 16
novembre 1989 con la morte di sei gesuiti, quella di El Mozote, la
Marzabotto salvadoregna, il luogo dove fu compiuta la strage piu' efferata
di tutta la storia latinoamericana dopo la Conquista. In una sola notte,
1.126 uomini e donne, bambini e anziani, furono stuprati, assassinati,
lanciati in aria e uccisi con le baionette, rinchiusi a centinaia nella
chiesa e bruciati vivi, le case fatte saltare in aria, il paese raso al
suolo; il tutto da parte del battaglione Atlacatl dell'esercito
salvadoregno.
*
Il problema della memoria e' certamente qualcosa che oltrepassa la vicenda
attuale del Salvador, e che ci riguarda direttamente come capacita' e
possibilita' di reagire contro l'indifferenza, l'arroganza degli ignoranti e
il falso candore degli stolti, in ogni angolo del pianeta.
Nell'Italia attuale, assistiamo quotidianamente allo schiacciamento sul
presente, la prevalenza dominante dell'immediato, la perdita della
prospettiva e l'offuscarsi, il venire meno della memoria.
L'antefatto si contrae. Il precedente storico, anche di rilievo, acquista la
funzione pittoresca della scoperta archeologica frammentaria. Diventa
folklore. Interessante, forse, curioso, ma privo di significato per
l'effettivo vissuto. Ombra del passato remoto.
Anche le trasmissioni televisive di storia, perfino quando proclamano "la
storia siamo noi", sembrano parlare di altra cosa, suonano antiche,
residuali. Si e' spezzato il legame fra memoria, esperienza e vissuto.
Ha scritto Franco Ferrarotti (illustre sociologo, direttore della rivista
"La critica sociologica"): "Si dice che i bambini e gli adolescenti di oggi,
perdutamente innamorati dello schermo e abilissimi nel cliccare internet,
siano piu' intelligenti, piu' informati di quelli di ieri. Puo' essere vero.
Ma di quale intelligenza, di quali informazioni si tratta? Se non gia' oggi,
quasi certamente domani, saremo probabilmente messi di fronte a un popolo di
informatissimi idioti, se e' vera la definizione dell'idiota come di colui
che 'sa tutto e non capisce niente' e che, come tale, incarna il tipo
dell'idiot savant".

10. LIBRI. ROBERTO CICCARELLI PRESENTA "STORIA DEI DIRITTI UMANI" DI
MARCELLO FLORES
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 21 marzo 2009 col titolo "Diritti. Luci e
ombre all'interno di una lunga storia. Una grande epopea in nome della
natura umana"]

Marcello Flores, Storia dei diritti umani, Il Mulino, pp. 371, euro 25.
*
Marcello Flores pubblica Storia dei diritti umani dopo avere coordinato per
Utet un'ambiziosa impresa enciclopedica sui diritti umani: due dizionari, un
atlante, oltre ad un volume di documenti, un album fotografico e due Dvd per
un totale di 3650 pagine e 200 autori. Un impressionante dispiegamento di
strumenti scientifici ed editoriali che ritorna in questa narrazione di una
storia che inizia con il quarto concilio laterano e la concessione della
Magna charta libertatum del 1215. Attento a non impostare una narrazione
lineare, Flores punta invece sulle discontinuita' culturali e i paradossi
politici che oggi, a sessant'anni dalla Dichiarazione universale dei diritti
umani di Parigi, hanno reso questi diritti uno dei temi principali della
politica.
Non mancano, in questo affresco, gli elementi problematici a partire dal
termine "umanita'", categoria cosi' dolorosamente controversa, contenuta
nelle varie definizioni dei "diritti umani" (rigorosamente al plurale). E'
noto, ricorda Flores, che molti vedono in questa categoria solo l'interesse
contingente delle sovranita' nazionali o l'opportunismo di coloro che usano
i diritti umani per "esportare la democrazia" oppure per fare "guerre
umanitarie". In questa "umanita'" dei "diritti umani" bisogna quindi
evidenziare un doppio processo: da una parte, il richiamo ai diritti umani
per giustificare decisioni nella politica internazionale e all'interno dei
singoli paesi li rende strumenti di giustificazione o accusa al punto di
neutralizzarne il contenuto universale. Dall'altra parte, si afferma l'idea
di un "approccio pluralistico" che sottolinea la "potenzialita'" dei diritti
a diventare universali, cosa ben diversa dal riconoscerne la validita'
legale per tutti i popoli.
Quando scrisse il famigerato Scontro delle civilta', Samuel Huntington
condivideva con i leader dei paesi autoritari e totalitari la denuncia della
visione "relativista" dei diritti umani. E se Huntington sosteneva che la
cultura occidentale e' l'unica detentrice dei diritti fondamentali, gli
altri affermavano che la Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 era
l'espressione dell'"imperialismo" culturale occidentale e andava rifiutata,
preferendo una via autarchica ai diritti fondamentali.
Flores sostiene invece che negli ultimi 60 anni la cultura giuridica alla
base dei "diritti umani" si e' evoluta al punto che oggi risulta difficile
distinguere l'originario contributo del costituzionalismo occidentale da
quello degli ambiti culturali non occidentali e dalle esperienze di
sincretismo culturale, esito storico della globalizzazione. C'e' pero' una
terza obiezione, quella che contrappone i diritti umani a quelli civili e
sociali, sulla quale l'autore si sofferma, proponendo un patto "dialettico"
che non esclude la conflittualita' tra i diversi tipi di diritti,
affermandone quindi l'attualita' politica.
La politica, appunto. Flores riconosce che e' solo la politica che conta sul
terreno dei diritti umani. Ma la politica non sembra la piu' indicata a
ergersi a difesa dei principi fondamentali dell'umanita'. Non si tratta
pero' di trovare soluzioni epocali a questo dilemma. E' giusto il contrario:
il dilemma in questione non e' la soluzione, ma e' parte del problema che
oggi la politica affronta. Oggi, conclude Flores, il conflitto tra politica
e diritto si svolge sul terreno della liberta' degli individui e
dell'uguaglianza tra i popoli, tra la giustizia e la solidarieta'. Con
questo si spiega la rinnovata centralita' dei diritti umani.
Resta solo una domanda al termine della lettura di questo volume. Se e'
inevitabile affidare la difesa dei diritti umani al terreno insidioso del
conflitto tra diritto e politica, e' comprensibile che Flores, sulle tracce
dell'antropologo Ernst Gellner, mantenga la "natura umana universale" al
fondamento di tali diritti e delle loro molteplici declinazioni. E' il
terreno comune sul quale dovrebbero convergere posizioni antagonistiche ed
e' il "senso comune" che dovrebbe limitare la hybris della politica
contemporanea, oltre che le controversie del relativismo contemporaneo. E se
persino questo terreno fosse oggetto del conflitto tra diritto e politica?
Se, cioe', anche questa "natura universale" fosse oggi l'oggetto di
definizione della politica? Allora si comprenderebbe l'altezza, e il
rischio, che la politica dei diritti umani oggi affronta. E l'urgenza di
cio' che Flores definisce al termine del libro "la rivoluzione dei diritti
umani".

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 769 del 24 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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