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Minime. 772



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 772 del 27 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: E ho anche altre ragioni
2. Una proposta di ordine del giorno ai Comuni, le Province e le Regioni
fedeli allo stato di diritto e all'umanita'
3. Alcune cose che occorre fare subito contro il razzismo
4. Per la messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord
5. Patricia Lombroso intervista Jawed Ahmad
6. Umberto De Giovannangeli intervista Richard Falk
7. Sebastian Scheiner: Testimonianze sulla guerra a Gaza
8. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
9. Il Comune confessa: mega-aeroporto impossibile a Viterbo
10. Marina Montesano presenta "Governare l'alfabeto" di Luisa Miglio e
"Scrivere lettere" di Armando Petrucci
11. Riedizioni. Giuseppe Mazzini, Scritti politici
12. Riedizioni: Tucidide, La guerra del Peloponneso
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: E HO ANCHE ALTRE RAGIONI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento]

Perche' il lavoro di una donna non e' mai finito, ed e' sottopagato o non
pagato affatto;
perche' siamo sempre le prime a pagare le crisi e ad essere licenziate;
perche' la nostra apparenza e' sempre piu' importante di quel che facciamo;
perche' se veniamo stuprate e' colpa nostra, e se veniamo picchiate lo
abbiamo provocato, e se protestiamo contro tutto questo siamo seccanti;
perche' se godiamo del sesso siamo ninfomani e se non ne godiamo siamo
frigide;
perche' se amiamo un'altra donna e' che non riusciamo ad avere un "vero
uomo";
perche' se facciamo troppe domande siamo nevrotiche;
perche' se chiediamo aiuto per la cura dei bambini siamo egoiste;
perche' se lottiamo per i nostri diritti siamo aggressive e poco femminili,
e se non lo facciamo siamo le "tipiche donne deboli";
perche' se vogliamo sposarci stiamo allestendo una trappola per il prossimo
povero pollo, e se non vogliamo sposarci siamo innaturali;
perche' gli uomini possono camminare sulla luna ma noi non possiamo avere
contraccezione sicura... e poi ho anche altre ragioni per essere una
femminista.
(Una donna anonima, intervistata durante una manifestazione dal quotidiano
"The Torch" nel settembre 1987). Gente, come non passa il tempo...

2. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO AI COMUNI, LE PROVINCE E LE
REGIONI FEDELI ALLO STATO DI DIRITTO E ALL'UMANITA'
[Riproponiamo il seguente appello]

Egregi Sindaci ed egregi Presidenti delle Province e delle Regioni,
egregi consiglieri comunali, provinciali e regionali,
vi proponiamo di porre all'ordine del giorno di sedute straordinarie
convocate ad hoc delle assemblee deliberative delle istituzioni di cui fate
parte la seguente proposta di ordine del giorno.
A nessuno sfugge la gravita' dell'ora.
Un cordiale saluto,
il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 11 marzo 2009
*
Proposta di ordine del giorno
Premesso che alcune disposizioni del cosiddetto "pacchetto sicurezza"
promosso dal governo con successivi decreti e disegni di legge tuttora
all'esame del Parlamento sono in flagrante contrasto con principi
fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, dello stato di
diritto, dell'ordinamento democratico, della civilta' giuridica, della
Dichiarazione universale dei diritti umani;
Il consiglio comunale (provinciale, regionale) di ...
invita il Parlamento a respingere le proposte di provvedimento palesemente
razziste ed incostituzionali.

3. INIZIATIVE. ALCUNE COSE CHE OCCORRE FARE SUBITO CONTRO IL RAZZISMO
[Riproponiamo il seguente appello]

Proponiamo che non solo le persone di volonta' buona, non solo i movimenti
democratici della societa' civile, ma anche e in primo luogo tutte le
istituzioni fedeli allo stato di diritto, alla legalita' costituzionale,
all'ordinamento giuridico democratico, si impegnino ora, ciascun soggetto
nell'ambito delle sue peculiari competenze cosi' come stabilite dalla legge,
al fine di contrastare l'eversione razzista che sta aggredendo il nostro
paese.
Ed indichiamo alle persone, ai movimenti ed alle istituzioni democratiche
alcune iniziative necessarie ed urgenti.
*
1. Respingere le proposte palesemente razziste, eversive ed incostituzionali
del cosiddetto "pacchetto sicurezza".
*
2. Adottare un programma costruttivo per la difesa e la promozione dei
diritti umani di tutti gli esseri umani:
a) provvidenze di accoglienza a livello locale, costruendo sicurezza per
tutte le persone nell'unico modo in cui sicurezza si costruisce: nella
solidarieta', nella legalita', nella responsabilita', nell'incontro,
nell'assistenza pubblica erogata erga omnes;
b) cooperazione internazionale: poiche' il fenomeno migratorio evidentemente
dipende dalla plurisecolare e tuttora persistente rapina delle risorse dei
paesi e dei popoli del sud del mondo da parte del nord, occorre restituire
il maltolto e cooperare per fare in modo che in nessuna parte del mondo si
muoia di fame e di stenti, che in nessuna parte del mondo vigano regimi
dittatoriali, che in nessuna parte del mondo la guerra devasti l'umanita',
che in nessuna parte del mondo i diritti umani siano flagrantemente,
massivamente, impunemente violati;
c) regolarizzazione di tutti i presenti nel territorio nazionale ed
interventi normativi ed operativi che favoriscano l'accesso legale nel
paese;
d) riconoscimento immediato del diritto di voto (elettorato attivo e
passivo) per tutti i residenti;
e) lotta alla schiavitu' ed ai poteri criminali locali e transnazionali che
la gestiscono e favoreggiano.
*
3. Aprire un secondo fronte di lotta per la legalita' e contro il razzismo,
con due obiettivi specifici:
a) dimissioni del governo golpista e nuove elezioni parlamentari;
b) messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord.

4. INIZIATIVE. PER LA MESSA FUORILEGGE DELL'ORGANIZZAZIONE RAZZISTA
DENOMINATA LEGA NORD
[Riproponiamo il seguente appello]

Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei Deputati
Oggetto: Richiesta di iniziativa per la messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord
Egregi Presidenti,
ci rivolgiamo a voi come massime autorita' dello Stato per richiedere un
vostro intervento al fine della messa fuorilegge dell'organizzazione
razzista denominata Lega Nord.
Tale organizzazione, che pur essendo assolutamente minoritaria nel Paese e'
riuscita ad ottenere nel governo nazionale l'affidamento di decisivi
ministeri a suoi rappresentanti, persegue e proclama una politica razzista
incompatibile con la Costituzione della Repubblica Italiana, con uno stato
di diritto, con un ordinamento giuridico democratico, con un paese civile.
Ritenendo che vi siano i presupposti per un'azione delle competenti
magistrature che persegua penalmente sia i singoli atti e fatti di razzismo,
sia l'azione organizzata e continuata e quindi l'associazione a delinquere
che ne e' responsabile, con la presente chiediamo un vostro intervento
affinche' si avviino le procedure previste dalla vigente normativa al fine
della messa fuorilegge dell'organizzazione razzista denominata Lega Nord e
della punizione ai sensi di legge di tutti gli atti delittuosi di razzismo
da suoi esponenti promossi, commessi, istigati o apologizzati.
Con osservanza,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 27 febbraio 2009

5. AFGHANISTAN. PATRICIA LOMBROSO INTERVISTA JAWED AHMAD
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 marzo 2009 col titolo "L'inferno di
Bagram. Pantano Afghanistan" e il sommario "Jawed Ahmad, giornalista afghano
che lavorava per la televisione canadese, e' stato ucciso il 10 marzo.
Quella che ha concesso al 'Manifesto', dopo 11 mesi di carcere e torture, e'
la sua ultima intervista]

"Le condizioni di detenzione e tortura a Bagram, in Afghanistan, sono un
inferno peggiore di Guantanamo, ma pochi lo sanno. Io l'ho sperimentato per
undici mesi. I detenuti vengono trattati come bestie, abbandonati in quel
buco nero dell'arbitrio senza accuse provate, privi di assistenza legale per
anni. La maggior parte di loro e' innocente, come me. Prima di essere
rilasciato, gli americani esigevano un documento firmato in cui dichiaravo
di non essere stato torturato, e m'impegnavo a non rivelare mai nulla della
prigione di Bagram".
Con questo j'accuse rivolto al mondo intero, Jawed Ahmad, giornalista
afghano che lavorava per la Ctv (la televisione canadese) ha iniziato la
nostra intervista telefonica da Kandahar: probabilmente l'ultima, perche' il
10 marzo scorso e' stato ucciso da un cecchino che lo attendeva all'uscita
dal suo ufficio. L'indagine, aperta a Kandahar, e' tutt'ora in corso. Resta
questa testimonianza registrata che denuncia la detenzione barbara e inumana
a cui sono ancora sottoposte circa 700 persone a Bagram.
*
- Patricia Lombroso: Quanti anni ha?
- Jawed Ahmad: Ho 22 anni. Sono nato qui in Afghanistan, dove ho lavorato
come giornalista e operatore per la televisione canadese. La mia esperienza
del luogo era nota a livello internazionale. Nella regione a sud
dell'Afghanistan intervistavo leader taleban, filmavo tutti gli eventi,
inclusi i bombardamenti militari degli americani e gli attacchi suicidi
nella zona.
*
- Patricia Lombroso: Con quali motivazioni e' stato detenuto e torturato per
ll mesi, prima a Kandahar e poi a Bagram?
- Jawed Ahmad: Sono stato accusato di essere una spia dei Taleban, di
avergli procurato le armi, di aver filmato i bombardamenti americani per
conto dei Taleban. Mi ripetevano di essere in possesso di prove
schiaccianti, ma nonostante le mie richieste non me ne hanno mai mostrata
una.
*
- Patricia Lombroso: Come cittadino afghano ha chiesto di essere assistito
da un avvocato afghano?
- Jawed Ahmad: Nessuno del governo afghano ha diritto di accesso a Bagram,
che e' sotto esclusiva giurisdizione americana. L'unica eccezione e'
costituita dalla Croce rossa internazionale, che entra due volte l'anno e il
cui rapporto non e' di dominio pubblico.
*
- Patricia Lombroso: Ci racconti la sua esperienza.
- Jawed Ahmad: Il 26 ottobre del 2007 mi e' stata tesa una trappola. Sono
stato convocato con una scusa all'interno della Air Base field di Kandahar,
cosi' hanno potuto arrestarmi. Appena sono sceso dall'auto, quindici soldati
americani mi sono saltati addosso, immobilizzandomi mani e piedi con le
catene. Dopo avermi bendato e messo un cappuccio nero in testa, sono stato
gettato come un pollo in una cella. Per nove giorni sono stato privato di
sonno, cibo e acqua. In continuazione venivo sottoposto a interrogatori di
ore, durante i quali venivo preso a calci, picchiato selvaggiamente,
insultato da militari in divisa e in borghese. Non so se fossero della Cia,
ma sicuramente appartenevano ai servizi segreti militari americani. Questo
trattamento divenne la norma. Con qualsiasi scusa si veniva privati di cibo
e acqua per giorni, e alla violenza fisica seguiva la privazione del sonno.
*
- Patricia Lombroso: Ha subito anche violenza sessuale da parte dei
torturatori?
- Jawed Ahmad: Una dozzina di volte.
*
- Patricia Lombroso: Ci descriva la sua detenzione a Bagram.
- Jawed Ahmad: Dopo 8 giorni di questo trattamento a Kandahar, i militari
americani dissero che sarei stato portato a Guantanamo, dove sarei rimasto
per il resto della mia vita. Mi tagliarono i capelli a zero, mi fecero
indossare l'uniforme arancione dei detenuti di Guantanamo. Mi tapparono gli
occhi e le orecchie, venni legato e gettato sul fondo di un aereo con
destinazione Guantanamo. Dopo circa tre ore di volo, atterrammo. Dopo esser
stato estratto dalla carlinga, venni lasciato sulla pista dell'aereoporto,
coperta di neve, per sei ore. Senza cibo ne' acqua da non so quanto tempo,
persi conoscenza due volte. Mi resi conto di non essere a Guantanamo, ma nel
carcere segreto di Bagram, all'interno della Air field Base di Bagram.
*
- Patricia Lombroso: E poi, cosa accadde?
- Jawed Ahmad: In prigione a Bagram ero il numero 3370. Li' sono rimasto per
undici mesi d'inferno. I detenuti vengono trattati come animali. Non
esistono leggi ne' diritti umani. Nessuna assistenza legale, neanche
tribunali-fantoccio come a Guantanamo. La mia cella era un cubo di cemento
armato, una tomba. Sono stato gettato li' per 18 giorni, in isolamento
totale, con una coperta e l'aria condizionata al massimo. Li' non e'
consentito parlare. Per mesi non si vede un altro detenuto, si sentono
soltanto voci. In 18 giorni, sono stato portato nella stanza degli
interrogatori e torturato almeno 110 volte. Dopo un articolo apparso sul
"New York Times" sono stato messo nella cella della morte.
*
- Patricia Lombroso: In cosa consiste la cella della morte?
- Jawed Ahmad: E' un cubo senza luce, le cui mura sono coperte dalle feci
dei detenuti e dal sangue provocato dagli scontri con i secondini. Si resta
cosi' 24 ore su 24. Molti detenuti, in quelle condizioni, perdono la
ragione. Vengono somministrate ogni giorno l8 tipi di droghe psicotrope e
quindi la violenza fra detenuti e' frequente. A Bagram non c'e' legge. E'
stato cosi' per me e cosi' continua a essere per gli altri detenuti. I
militari americani sono pubblico ministero e giuria per l'accertamento di
prove che non esistono.
*
- Patricia Lombroso: Quali detenuti si trovano a Bagram?
- Jawed Ahmad: Ci sono afghani, pakistani, yemeniti, e di altri paesi
catturati ovunque nel mondo e imprigionati a Bagram. Sono circa 700, ma il
progetto e' di ingrandire la capacita' di detenzione per 1.200 prigionieri.
Naturalmente non ho avuto modo di fare accertamenti caso per caso, ma
ritengo che il 50% dei detenuti sia innocente, come me. Se non fosse stato
per l'operato dei legali americani di American Justice Network che dopo 8
mesi hanno provato che il mio e' stato un errore giudiziario, io sarei
ancora a Bagram.

6. CRIMINI DI GUERRA. UMBERTO DE GIOVANNANGELI INTERVISTA RICHARD FALK
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 24 marzo 2009 col titolo "Chiedere la verita'
su Gaza non e' antisemitismo" e il sommario "L'inviato Onu per i diritti
umani nei Territori: i bombardamenti su aree molto popolate sono illegali,
c'erano alternative diplomatiche. Intervista a Richard Falk di Umberto De
Giovannangeli"]

Un'inchiesta di esperti per determinare se fosse possibile per i soldati
israeliani distinguere tra la popolazione civile e obiettivi militari
durante l'offensiva a Gaza e per stabilire quindi se sia stato commesso un
crimine di guerra. A proporlo e' Richard Falk, dal marzo 2008 Relatore
speciale Onu per i Diritti umani nei Territori palestinesi occupati. "In me
e nel team che ha redatto il rapporto (discusso ieri a Ginevra nel Consiglio
dei diritti umani - ndr) non c'e' alcuna volonta' persecutoria verso
Israele. A muoverci c'e' la determinazione a stabilire la verita'. E' quanto
dobbiamo alle vittime di Gaza. Verita' e giustizia", dice Falk a "l'Unita'".
Richard Falk, professore emerito di diritto internazionale all'Universita'
di Princeton e membro del Foro di New York, non intende pronunciare alcuna
"sentenza". Ma non e' neanche reticente su quanto fin qui assunto nel
rapporto: "Ci sono motivi per concludere che l'offensiva militare a Gaza
costituisca un crimine di guerra". Secondo il relatore speciale dell'Onu per
i Territori, il "ricorso alla forza" da parte di Israele per far cessare il
lancio di razzi palestinesi sul suo territorio - causa scatenante del
conflitto per lo Stato ebraico - "non e' giustificato dal punto di vista
legale considerate le alternative diplomatiche disponibili".
*
- Umberto De Giovannangeli: Professor Falk, nel rapporto presentato oggi
(ieri - ndr) al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Lei ha
perorato l'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia piena luce
sull'offensiva militare israeliana a Gaza. Su che basi fonda questa
richiesta?
- Richard Falk: Sulle norme del Diritto umanitario internazionale e su
quelle della Convenzione di Ginevra. Le ricerche da noi effettuate offrono
materiale sufficiente per affermare che se in un teatro d'operazione
militare non e' possibile distinguere tra obiettivi civili e militari,
l'operazione e' un'attivita' totalmente illegale e sembra costituire un
crimine di guerra della maggiore gravita' secondo il diritto internazionale.
Ebbene, sulla base di elementi di prova attualmente disponibili, ci sono
fondati motivi per ritenere che gli attacchi (israeliani) risultano illegali
di per se' e sembrano costituire un crimine di guerra della piu' grande
portata in base al diritto internazionale.
*
- Umberto De Giovannangeli: Professor Falk, in passato le autorita'
israeliane l'hanno accusata piu' volte di un atteggiamento pregiudizialmente
ostile nei confronti dello Stato ebraico.
- Richard Falk: Sono accuse che respingo con la massima fermezza e con
sdegno. Chiedere verita' e giustizia per i civili uccisi a Gaza, denunciare
l'assoluta illegalita', oltre che la disumanita', delle punizioni collettive
inflitte ad una popolazione stremata dall'embargo, tutto cio' non ha nulla a
che fare con l'antisemitismo. A Gaza sono state colpite aree densamente
popolate. Cio' e' incontestabile. Alla popolazione non e' stata data
possibilita' di fuggire dal teatro di guerra. Occorre accertare le
responsabilita' e punire i responsabili. Chiedere l'accertamento della
verita' e' essere "pregiudizialmente ostile" a Israele?. Da democratico e da
ebreo mi ribello a questo assunto.
*
- Umberto De Giovannangeli: Le autorita' israeliane sostengono che
l'Operazione "Piombo fuso" si configura come un esercizio di autodifesa.
- Richard Falk: I bombardamenti sistematici su aree densamente popolate non
possono essere giustificati dal punto di vista legale. Si tratta di un
crimine di guerra. E come tale va perseguito.

7. CRIMINI DI GUERRA. SEBASTIAN SCHEINER: TESTIMONIANZE SULLA GUERRA A GAZA
[Dal "Corriere della sera" del 26 marzo 2009 col titolo "A Gaza si sparava a
tutto cio' che si muoveva" e il sommario "Rivelazioni. Nuove testimonianze
raccolte dai media e dalle organizzazioni israeliane sull'operazione Piombo
fuso. Responsabilita', regole d'ingaggio, disprezzo degli altri nei racconti
dei soldati, 926 i civili morti (secondo fonti palestinesi) sul totale delle
oltre 1.400 vittime; 309 secondo fonti israeliane, di cui 189 avevano meno
di 15 anni. 5.000 le case demolite nella Striscia durante l'operazione
Piombo Fuso. Alcuni testimoni hanno riferito di demolizioni di massa. Ci
dicevano: chi e' rimasto e' un terrorista. Ma se non hanno dove andare? Per
chi si avvicinava un colpo in aria, il secondo ai piedi, il terzo a lui. Se
c'e' qualcuno di sospetto al piano superiore di una casa, lo colpiamo. Il
comandante disse: mettete da parte l'etica... piangeremo dopo"]

Gerusalemme - "E' successo qualcosa di nuovo nell'Operazione Piombo Fuso a
Gaza, qualcosa che non era mai accaduto", dice al "Corriere" Yehuda Shaul,
26 anni, uno dei fondatori di "Breaking the Silence", organizzazione di
veterani israeliani che dal 2004 raccoglie testimonianze dei colleghi sugli
abusi commessi dall'esercito nei Territori Occupati. "Non ho mai sentito
storie come queste. L'aggressivita' dei comandanti, l'uso massiccio
dell'artiglieria in un'area urbana, la scomparsa della distinzione tra
civili e combattenti. Sono entrati a Gaza senza regole d'ingaggio. Si
sparava a tutto cio' che si muoveva e che non si muoveva. Ci sono
testimonianze sulla demolizione di massa di abitazioni senza che ce ne
fossero necessita' operative". Shaul parla dopo che i quotidiani "Haaretz" e
"Maariv" hanno pubblicato giovedi' le prime confessioni di soldati
israeliani sull'uccisione di civili innocenti e sugli atti di vandalismo
compiuti a Gaza. Emerse in un seminario del liceo militare Rabin a febbraio,
le testimonianze contraddicono la versione dell'esercito, e cioe' che le
truppe avrebbero cercato di proteggere i civili. Ora "Breaking the Silence"
sta raccogliendo nuove confessioni: gia' 20 interviste rivelano storie
simili a quelle apparse su "Haaretz".
*
Responsabilita'
Domenica, il capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi ha difeso l'esercito
israeliano, il "piu' etico del mondo", ma si e' detto pronto a punire gli
abusi di singole "mele marce". Tuttavia le testimonianze emerse finora
mostrano che gli atti commessi a Gaza (per i quali Onu, Lega Araba,
Organizzazioni non governative chiedono un'inchiesta per crimini di guerra)
non sono iniziativa di singoli - spiega Shaul - ma il risultato di regole e
di un clima creati dall'alto.
*
Regole d'ingaggio
Dopo una settimana di raid aerei, il 3 gennaio le truppe israeliane
entrarono a Gaza. "All'inizio gli ordini erano di andare con mezzi blindati
chiamati Achzarit (che significa "crudele" - ndr), sfondare la porta e
cominciare a sparare all'interno... io lo chiamo omicidio - ha detto un
comandante della brigata Givati identificato come Aviv -. Dovevamo andare
piano per piano, sparare a chiunque. Mi sono chiesto: qual e' la logica? Ci
dicevano che era permesso perche' chiunque rimanesse nel settore e a Gaza
City era un terrorista, perche' non se n'era andato. Non capivo. Da una
parte non avevano dove andare, dall'altra ci veniva detto che era colpa loro
se non se ne andavano".
Aviv racconta di aver tentato di cambiare le regole. "E uno dei miei uomini
mi disse: Qui sono tutti terroristi. Dobbiamo ammazzarli tutti".
*
Raggio di 300 metri
"Verso la fine della guerra, se vedevamo qualcuno che si avvicinava a meno
di 300 metri dalla nostra postazione, iniziava la regola del 'fermo
sospetto'. Bisognava sparare un primo colpo in aria, il secondo colpo ai
piedi e il terzo al sospetto - racconta Benyamin -. Ma gli abitanti qui sono
agricoltori. Dopo l'operazione, uomini e donne di 60-70 anni venivano fuori
con le ceste a raccogliere la verdura. Ho visto due persone a 250 metri...
Si capiva che riempivano di pomodori un cesto... Ma bisogna applicare la
regole". Benyamin si avvicina, vede un vecchietto. "Ho sparato in aria. Ma a
Gaza si spara decine di volte al giorno, i contadini non ci fanno caso".
Alla fine ha deciso di non eliminarlo.
*
Fosforo bianco
"Abbiamo usato molto il fosforo", dice uno dei soldati. Nei giorni scorsi
l'esercito israeliano ha ammesso l'uso di 20 proiettili al fosforo bianco in
una zona abitata, Beit Lahiya, nel nord di Gaza. E' in corso un'inchiesta
interna.
*
Disprezzo
Il quotidiano israeliano "Haaretz" ha anche scoperto che alcuni soldati
hanno fatto realizzare t-shirt personalizzate con immagini di bambini
palestinesi morti per festeggiare la fine della guerra. Ce n'e' una con un
bersaglio disegnato sulla pancia di una donna incinta e la scritta: "Due con
un solo colpo". Il quotidiano ha scritto del ritrovamento a Gaza di un
documento in ebraico che autorizzava i soldati a far fuoco sui soccorritori
della Croce rossa e della Mezzaluna rossa. Il giorno dopo "Physicians for
Human Rights" ha accusato l'esercito di aver impedito l'evacuazione di
feriti, sparato su ambulanze e ucciso 16 medici palestinesi.
*
La lezione del Libano
Molte le testimonianze sugli ordini poco "etici" dei comandanti. "Ci ha
detto che una lezione importante appresa dalla seconda guerra in Libano e'
il modo in cui si entra in azione: con molto fuoco - dice il soldato
Gilad -. Il risultato: poche perdite nell'esercito, molti palestinesi
morti". In un documentario sulla guerra a Gaza mandato in onda da Channel
10, un comandante dice ai soldati: "Se c'e' qualcuno di sospetto al piano
superiore di una casa, lo colpiamo. Se abbiamo sospetti su un'abitazione, la
abbattiamo... Se qualcuno si avvicina disarmato, sparate in aria. Se
continua, e' morto. Se dobbiamo sbagliare, che sia con le loro vite, non con
le nostre". E il riservista Amir Marmor ha confermato al "New York Times"
che il messaggio era "sparare senza pensare alle conseguenze": il colonnello
"ci ha detto: in questa operazione non vogliamo correre rischi; mettete da
parte l'etica... piangeremo dopo".

8. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

9. RIVELAZIONI. IL COMUNE CONFESSA: MEGA-AEROPORTO IMPOSSIBILE A VITERBO
[Riportiamo il seguente comunicato del 26 marzo 2009 del comitato che si
oppone al mega-aeroporto a Viterbo]

Proprio la "tavola 2" allegata alla insensata proposta di stravolgimento del
Piano regolatore generale di Viterbo formulata dall'Amministrazione Comunale
rivela definitivamente l'impossibilita' di realizzare l'illegale e folle
mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame.
Infatti la tavola, che reca una planimetria con i vincoli paesaggistici,
idrogeologici, archeologici e termali presenti nell'area, mostra come
l'insensata e illecita opera sia del tutto irrealizzabile, poiche' avrebbe
un impatto devastante su beni primari tutelati da specifiche norme di legge.
Un esempio per tutti: l'opera sorgerebbe letteralmente sopra un'area di
interesse archeologico con presenza di beni archeologici che la legge tutela
da devastazioni come quella evidentemente costituita dalla realizzazione del
mega-aeroporto.
Il mega-aeroporto e' quindi irrealizzabile. Gli stessi amministratori
comunali pur complici della lobby politico-affaristica del mega-aeroporto
sono costretti a confermarlo attraverso la documentazione tecnica che non
puo' piu' essere occultata.
*
E' giunta quindi l'ora che si prenda atto della realta' effettuale e che si
traggano tutte le conseguenze dall'emersione della verita'. Il
mega-aeroporto non puo' essere realizzato. Il mega-aeroporto e' un'opera
illegale e irrealizzabile. Proprio come ha sempre sostenuto il nostro
comitato, che da due anni si batte contro il grande imbroglio e la grande
menzogna orchestrati da una lobby speculativa e devastatrice.
*
E' giunta l'ora che gli amministratori pubblici cessino di mentire e di
ingannare i cittadini. Che gli imbroglioni siano smascherati. Che i pubblici
amministratori insipienti si riconoscano come tali, e che i pubblici
amministratori felloni siano denunciati e perseguiti.
E' giunta l'ora che quanti investiti di cariche pubbliche hanno cercato di
ingannare e imbrogliare i cittadini, hanno cercato di violare le leggi,
devastare i beni comuni e le risorse pubbliche, aggredire la salute e la
sicurezza dei cittadini, siano chiamati a rispondere delle loro gravi
responsabilita' dinanzi alle competenti magistrature in sede amministrativa,
civile e penale.
*
Mentre troviamo definitiva conferma alla giustezza della nostra opposizione
al mega-aeroporto a Viterbo, confermiamo la nostra opposizione alla
realizzazione di altri mega-aeroporti altrove; confermiamo il nostro
sostegno ai comitati ed ai cittadini di Ciampino nella richiesta che siano
immediatamente e drasticamente ridotti i voli che avvelenano e mettono in
pericolo quella comunita' - riduzione da effettuare abolendo i voli, non
trasferendoli altrove riproducendo cosi' i medesimi drammatici problemi di
Ciampino su altri territori ed altre comunita' -; confermiamo il nostro
impegno per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti; confermiamo l'impegno
nella richiesta del potenziamento delle ferrovie, per la difesa e la
valorizzazione dei beni ambientali e culturali e delle autentiche vocazioni
produttive del nostro territorio, per i diritti di tutti coloro che vi
vivono e delle generazioni future.

10. LIBRI. MARINA MONTESANO PRESENTA "GOVERNARE L'ALFABETO" DI LUISA MIGLIO
E "SCRIVERE LETTERE" DI ARMANDO PETRUCCI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 25 marzo 2009 col titolo "Storie di
epistolari pubblici e privati" e il sommario "Saggi. Due libri indagano
l'evolversi della corrispondenza"]

Luisa Miglio, Governare l'alfabeto, Viella, pp. 374, euro 35.
Armando Petrucci, Scrivere lettere, Laterza, pp. 240, euro 20.
*
Quando, nel 1936, Walter Benjamin notava come le tecniche di riproduzione di
testi o immagini non siano in se stesse ne' buone ne' cattive, scriveva in
un'epoca in cui nuove tecnologie si imponevano nel mondo occidentale.
Eppure, benche' L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita' tecnica
sia un testo per molti versi rivoluzionario, quando si trattava di scrivere
l'autore rimaneva un tradizionalista: nel suo ultimo lavoro, Scrivere
lettere. Una storia plurimillenaria, Armando Petrucci ricorda infatti un
Benjamin "grande corrispondente, estimatore della scrittura a mano, turbato
dalla perdita nel 1935 a Parigi della sua penna stilografica, indotto a
scusarsi quando nel 1939 e' costretto eccezionalmente a scrivere una lettera
a macchina". Segno che il supporto, la materialita' della scrittura non e'
un dato da poco, in particolar modo quando si tratta di corrispondenza
privata.
Petrucci parte da lontano; le prime forme epistolari risalgono infatti al
bacino mediterraneo di circa 2500 anni fa: una decina di sottilissime lamine
di piombo, in genere arrotolate, con sopra i caratteri appena sgraffiati.
Una tecnica non facile, che richiedeva presumibilmente l'intervento di un
professionista, e forse per questo abbandonata a favore delle piu' celebri
tavolette d'argilla del Vicino Oriente antico. In pochi secoli la
corrispondenza privata diventa pratica comune; Roma conosce un'attivita'
epistolare fittissima, nella quale si comunica e ci si scambia opinioni; se
gli epistolari conservati sono spesso quelli appartenenti a figure illustri,
anche le persone comuni alfabetizzate contribuiscono alla fortuna di tale
pratica. Una fortuna che conosce un declino nei secoli altomedievali,
complici il calo dei livelli di alfabetizzazione, la decrescita demografica,
un sistema viario in declino. Con la svolta del millennio le scritture di
ogni genere tornano a moltiplicarsi, e fra queste la corrispondenza. La
proto-borghesia urbana se ne serve ampiamente, e l'economia commerciale,
motore della civilta' europea a partire dal Duecento, non puo' farne a meno.
I mercanti scrivono tanto da inventare anche una forma di scrittura: la
minuscola corsiva, che verra' appunto detta "mercantesca". Ai decenni tra
XIV e XV secolo appartiene uno dei piu' ricchi e meglio studiati archivi di
corrispondenza, quello del mercante pratese Francesco di Marco Datini, nel
quale figurano i carteggi ricevuti dai fondaci di molte citta' della Spagna
e dell'Italia mediterranee, ma anche quelli privati rivolti ai collaboratori
e, soprattutto, alla moglie Margherita (disponibili ormai da anni grazie
all'edizione Le lettere di Francesco Datini alla moglie Margherita
(1385-1410), a cura di Elena Cecchi, Societa' Pratese di Storia Patria
1990).
Si tratta di una societa', pero', in cui la diffusione della scrittura tocca
solo marginalmente le donne che, anche quando appartengono a strati sociali
elevati, sono escluse dalla scrittura. Esistono, e' vero, celebri esempi di
scrittrici nei secoli medievali: da Ildegarda di Bingen a Caterina da Siena;
tuttavia, anche ammettendo che entrambe scrivessero direttamente e non
attraverso dettatura, si tratta di casi particolari. E' interessante invece
comprendere se e come si scriveva anche a livelli meno elevati. Ce ne offre
la possibilita' Luisa Miglio, attraverso un libro, Governare l'alfabeto.
Donne, scrittura e libri nel Medioevo, che presenta un ampio studio sulle
corrispondenze private femminili, corredato dall'edizione critica di
numerose fra queste lettere. Le epistole scelte per la pubblicazione sono
tutte di origine toscana, un universo privilegiato per la quantita' e la
qualita' di scritture tardomedievali. La provenienza sociale e' invece
varia: un certo numero e' dato da lettere di nobildonne fiorentine, molte
altre sono lettere inviate da religiose a figure di rilievo, e dunque per
questo giunte sino a noi. Si tratta di testimonianze straordinarie, che
consentono di giungere a un'analisi del rapporto tra le donne e
l'alfabetizzazione in quell'epoca; un rapporto tutt'altro che facile, come
si vede a partire dalla qualita' quasi sempre molto povera della scrittura.
Non e' casuale che nel nostro tempo storici e paleografi si concentrino sul
tema della corrispondenza privata, cosi' come non e' un caso che alcune fra
le pagine piu' interessanti sullo stato dello scrivere storia ai nostri
giorni giungano spesso da uno storico del libro qual e' Roger Chartier. Come
scrive Petrucci, "la definitiva scomparsa della lettera tradizionalmente
scritta a mano e' certamente vicina. Dunque e' giunto il momento di narrarne
la storia plurimillenaria". In molti oggi si interrogano sul futuro della
scrittura e della lettura: libri e giornali soffrono di un calo di
interesse; i fenomeni di analfabetismo o di semianalfabetismo di ritorno ci
preoccupano. A maggior ragione, allora, la corrispondenza privata su
supporto cartaceo sembra giunta al tramonto: e se sms e email consentono di
comunicare molto piu' che in passato e di farlo in tempo reale, quasi nulla
di questa corrispondenza rispetta i parametri di un tempo (l'intestazione, i
saluti: che Petrucci individua come caratteri formali di lunghissima,
millenaria durata), e soprattutto niente e' scritto per esser conservato. E'
il tramonto di una forma essenziale di comunicazione. L'innovazione ha molti
pregi, ma la memoria di cosa ha significato lo scrivere lettere meritava
indubbiamente almeno un libro.

11. RIEDIZIONI. GIUSEPPE MAZZINI: SCRITTI POLITICI
Giuseppe Mazzini, Scritti politici, Utet, Torino 1972, 2005, Mondadori,
Milano 2009, pp. 1154, euro 12,90 (in supplemento a vari periodici
Mondadori). A cura di Terenzio Grandi e Augusto Comba, con una prefazione
alla seconda edizione di Maurizio Viroli, una ormai classica antologia
mazziniana.

12. RIEDIZIONI. TUCIDIDE: LA GUERRA DEL PELOPONNESO
Tucidide, La guerra del Peloponneso, Rizzoli-Rcs Milano, 1998, 2009, 2
voll., pp. 846 + 674, euro 7,90 + 7,90 (in supplemento al "Corriere della
sera"). Con un'introduzione di Moses I. Finley, traduzione di Franco
Ferrari, note di Giovanna Daverio Rocchi, testo greco a fronte. Il
capolavoro della storiografia.

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 772 del 27 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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