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Minime. 776



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 776 del 31 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Not with a bang but a whimper
2. L'Anpi di Viterbo ricorda Biagio Gionfra
3. Christiana Soccini ricorda Emilio Nessi
4. Giulio Vittorangeli: Lo sdegno
5. Maria G. Di Rienzo: La musica delle sfere
6. Esposto alla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Etruria
meridionale e alla Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio
7. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
8. Andrea Fabozzi presenta "La bestia" di Raffaele Sardo
9. Annalia Marinucci presenta "La cricca" di Renato Venditti
10. Federica Mastropietro presenta "Taglia e cuci" di Marjane Satrapi
11. Marina Montesano presenta "Il formaggio con le pere" di Massimo
Montanari
12. Benedetto Vecchi presenta "Le forze del lavoro" di Beverly Silver
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. LE ULTIME COSE: PEPPE SINI: NOT WITH A BANG BUT A WHIMPER

Tale e' l'abitudine, che e' passato pressoche' inosservato l'ennesimo
proclama golpista di Berlusconi, che in somma sintesi suonerebbe:
"modificare la seconda parte della Costituzione, tutto il potere al
premier".
Proclama che fa seguito a quello secondo cui i parlamentari sono a un
dipresso inutili cariatidi (e quindi - se ci si concede questo modesto
esercizio di vituperata logica aristotelica - anche il potere legislativo va
rimesso al potere esecutivo, e tanti cari saluti al barone di Montesquieu);
e che fa seguito altresi' ad anni di costante propaganda volta alla
delegittimazione del potere giudiziario (la cui autonomia evidentemente
appare all'uomo di Arcore inaudito oltraggio e lesa maesta') e finanche
all'irrisione e denegazione dello stesso principio di legalita' (giacche'
chi fa mostra di credere pressoche' solo nella legge della forza ha
difficolta' ad accettare che possa esistere anche la forza della legge - che
a quella ferina visione del modo frontalmente si contrappone).
*
Non contrasteranno il golpe in corso coloro che ne sono gia' stati in vario
modo e misura complici e beneficiari nel lungo arco di questi ultimi
quindici anni.
Lo contrastera' solo la lotta delle oppresse e degli oppressi.
La lotta nonviolenta delle oppresse e degli oppressi.
*
E due obiettivi di lotta, primari e ineludibili, si pongono qui oggi.
Il primo: l'opposizione alla guerra, a cominciare dalla guerra afgana, la
guerra terrorista e stragista alla quale l'Italia partecipa in violazione
della legalita' costituzionale e del diritto internazionale.
Il secondo: l'opposizione al razzismo, a cominciare dalle norme contenute
nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" che mirano a introdurre in Italia il
regime dell'apartheid (ma non solo: occorre anche abolire gli scellerati
campi di concentramento di fascista memoria reintrodotti in Italia dalla
legge Turco-Napolitano sul finire del secolo scorso, ed occorre denunciare
in Europa gli infami accordi razzisti di Schengen e le ulteriori riemersioni
naziste da essi derivate, e rinegoziare una politica europea dei diritti
umani degna finalmente di questo nome).
*
En passant: si avvicinano le elezioni europee ed amministrative. Posto che
il primo dovere e' contrastare nel miglior modo possibile l'eversione
dall'alto berlusconiana, non vedo come si possa votare per liste create e
guidate da personaggi che alla guerra e al razzismo quando si sono trovati
al potere si sono gia' prostituiti e si prostituiranno quindi ancora e
ancora.
*
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

2. LUTTI. L'ANPI DI VITERBO RICORDA BIAGIO GIONFRA
[Dall'Anpi di Viterbo (per contatti: anpi.vt at libero.it) riceviamo e
diffondiamo]

Il 29 marzo 2009, all'ospedale di Belcolle a Viterbo, dopo qualche giorno di
ricovero per edema polmonare acuto, e' venuto a mancare il presidente del
Comitato provinciale Anpi di Viterbo, il combattente partigiano Biagio
Gionfra.
Nato a Vignanello (Vt) nel 1926 da una famiglia antifascista (il padre era
tra i fondatori della sezione del PCd'I del paese), emigra giovanissimo a
Milano, dove inizia a fare il barbiere nei pressi di Piazza Fontana. Durante
la guerra si dedica all'attivita' cospirativa diffondendo la stampa
clandestina.
A diciassette anni, dopo l'8 settembre, decide di andare in montagna e
unirsi alla Resistenza. E' assegnato alla 75ma Brigata Garibaldi, operante
nel Biellese. Partecipa alla liberazione di Biella, il 24 aprile 1945.
Finita la guerra, riprende il suo lavoro di barbiere, impegnandosi per la
nascita e l'affermazione dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
(Anpi). Stringe amicizia con tutti i grandi nomi della Resistenza italiana,
in particolare con la medaglia d'oro Giovanni Pesce, eroe della guerra di
Spagna e della lotta partigiana.
Torna a Vignanello nel 1997 e anche qui lavora per l'Anpi. Nel 2003, a
seguito della morte di Luigi Amadori, diviene presidente del Comitato
provinciale di Viterbo. Da allora ha partecipato, in veste di relatore e
testimone, a diversi incontri sulla Resistenza, avvenuti nel viterbese e
altrove.
Nel 2004 e' stato intervistato per il documentario "Antifascismo a Viterbo e
in Italia: storia e cronaca" di Giuliano Calisti, Francesco Cerra e Silvio
Antonini. Nel 2008 e' tra i partigiani intervistati e fotografati per la
mostra "Morale della favola" di Daniele Vita. Un recente articolo su di lui,
curato da Giuliano Calisti per "Patria indipendente", termina con questa sua
frase: "Io sono sempre stato di ideali comunisti e democratici, quindi molto
validi, e penso che la guerra sia la cosa peggiore che ci sia, perche' porta
sempre un danno enorme per la societa', e con delle conseguenze come l'odio,
il rancore e la miseria".

3. LUTTI. CHRISTIANA SOCCINI RICORDA EMILIO NESSI
[Ringraziamo Christiana Soccini (per contatti: ch.soccini at tin.it) per questo
intervento]

Con questa lettera desidero ricordare il carissimo amico Emilio, unico nel
suo genere, che lascia un vuoto incolmabile nel panorama, sempre piu'
sconsolante, della difesa dei diritti animali.
Emilio ha ricoperto un ruolo importante nella divulgazione e
nell'informazione capillare sulle ingiustizie e le torture inflitte dalla
nostra specie alle altre viventi.
Io lo ricordo sempre pronto ad accorrere e a mobilitarsi ovunque vi fosse
un'azione animalista e ambientalista da ricordare, da comunicare agli altri
attraverso l'uso proprio del mezzo informativo.
Con lui ho condiviso sia la convinzione che l'informazione, giornalistica e
di approfondimento, sia l'elemento fondamentale che sottende e sostiene il
cambiamento culturale, sia l'idea che dinnanzi alle ingiustizie non vi siano
giustificazioni ed ognuno debba esporsi e fare la sua parte con intelligenza
e responsabilita'.
Con me Emilio ha condiviso il salvataggio degli anfibi di cui mi sono
occupata assiduamente a partire dalla Lombardia quando le campagne di
salvataggio e censimento delle popolazioni di anfibi erano ancora in fase di
organizzazione e, probabilmente, anche grazie a persone come Emilio, erano
all'apice dei risultati.
Emilio, poi, e' sempre stato grande monitore e critico della sconcertante
attivita' di bracconaggio che costantemente si compie nelle valli
bergamasche e bresciane, mia terra di origine, dove le fabbriche di armi
determinano le politiche amministrative (vedi anche le attuali vergognose
proposte di modifica della legge 157 sulla caccia) e dove gli animalisti e
gli ambientalisti attivi nella lotta al bracconaggio ogni anno rischiano
anche la vita soggetti a minacce e tenuti sotto tiro e pioggia di pallini
intimidatori. Ma chi non ha mai partecipato alla raccolta degli archetti,
delle reti o dei sep, trappole per animaletti di pochi grammi che li
lasciano agonizzanti per ore o per giorni prima di morire, o non ha mai
assistito ad una prima giornata di apertura della caccia nel bresciano o nel
veneto, non puo' capire...
Emilio era sempre li', pronto a testimoniare qualsiasi ingiustizia verso gli
animali, anche sul fronte della lotta al randagismo, di cui ho dovuto
occuparmi nuovamente appena trasferitami in provincia di Viterbo, dove
trovai una situazione a dir poco indegna di un paese civile, nella totale
inadempienza e indifferenza, quando non di peggio, degli enti pubblici per
cui la disponibilita' a testimoniare di Emilio e' stata utilissima.
Nel viterbese ci occupammo insieme dell'assurda, gigantesca e vergognosa
mattanza degli agnelli e i numerosi illeciti annessi anche di carattere
ambientale; cosi' rese nota in Italia attraverso la tv la situazione
indescrivibile del canile di Bagnaia e le pieghe immorali che nascostamente
costituiscono l'affaire del randagismo...
Ciao Emilio, lasci un vuoto difficilmente colmabile.

4. EDITORIALE. GIULIO VITTORANGELI: LO SDEGNO
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento]

Come ci ricordano gli antichi "Nessuno e' cosi' stolto da preferire la
guerra alla pace"; la stessa Carta delle Nazioni Unite, nel suo preambolo,
afferma la volonta' di salvare le generazioni future dal flagello della
guerra.
Cosi' si continua a parlare e proclamare la pace e a negarla
quotidianamente, ad iniziare dalle scelte violente dei nostri governi. Il
tutto e' poi "facilitato" dalla crisi economica: si puo' accettare
passivamente che si mettano a disposizione delle banche in via di fallimento
(presunto o reale) cifre folli mentre si dichiara, con una faccia tosta da
Oscar della follia, che la crisi mondiale impedisce di mantenere gli impegni
presi per la pace e la cooperazione internazionale e che e' indispensabile
tagliare fondi in settori vitali quali i finanziamenti pubblici alla scuola,
all'universita' e alle politiche sociali.
*
Naturalmente continuando spudoratamente ad aumentare le risorse umane e
materiali per spese e strutture militari: si veda la recente richiesta al
nostro parlamento di continuare la produzione di 131 cacciabombardieri Joint
Strike Fighters (si tratta di aerei di attacco che possono trasportare anche
ordigni nucleari), per una cifra di quasi 14 miliardi di euro.
Per qualsiasi persona dotata di buon senso appare evidente che in un momento
di grave crisi economica, in cui non si riescono a trovare risorse (solo per
fare un esempio) per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati, destinare
tutti questi euro alla costruzione di cacciabombardieri e' una scelta
sbagliata e incompatibile con la nostra attuale situazione socio-economica.
14 miliardi di euro si potrebbero destinare alla societa', all'ambiente, al
lavoro, ed alla stessa cooperazione internazionale; magari anche a quelli
che una volta erano i programmi di riconversione civile dell'industria
bellica.
Su tutto questo si puo' vedere il pregevole lavoro svolto dall'Associazione
Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.org), che documenta come con 14 miliardi di
euro si possono contemporaneamente costruire 5.000 nuovi asili nido,
costruire un milione di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a
progetto la stessa indennita' di disoccupazione dei lavoratori dipendenti,
allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
*
Non solo: i tanti (in buona o in malafede) che davanti al fenomeno
dell'immigrazione affermano che "dobbiamo aiutarli a casa loro", dovrebbero
gentilmente spiegarci come questo sia possibile, visto che puntualmente si
tagliano i fondi alla cooperazione internazionale.
L'ultima legge finanziaria ha tagliato del 56% i fondi gestiti direttamente
dal Ministero degli Esteri con la legge 49/87, che riguarda la cooperazione
italiana con i paesi cosiddetti "in via di sviluppo" (quale sia questo
presunto o reale "sviluppo" e' materia poi che richiederebbe un ulteriore
approfondimento).
Non solo: il pressoche' totale azzeramento dei fondi alle nostre Ong e'
stato accompagnato dal ricatto ai Paesi poveri cui e' richiesto, dal nostro
attuale governo, di collaborare al rimpatrio degli immigrati se vogliono
ricevere aiuti economici.
Infine, restando alle cifre del Ministero degli Esteri, queste ci dicono che
si e' passati dai 732 milioni previsti per il 2008 ai 321 previsti per il
2009.
Non solo, le voci di spesa che garantivano fondi alle attivita' di
cooperazione sono passate in mano ai militari, per il rifinanziamento delle
missioni "di pace" all'estero. Cosi' siamo arrivati all'assurdo che gli
eserciti sembrano essere gli unici impegnati per la pace.
*
E' un panorama desolante, ma non per questo smetteremo di lottare, con la
convinzione che la pace, lungi dall'essere mera assenza di guerra, e' la
fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla terra. O come ricordava
il vescovo Tonino Bello, il termine pace non e' solo un vocabolo ma un
vocabolario, perche' ci si trova dentro giustizia e liberta', accoglienza e
dialogo, crescita e solidarieta' e tante altre cose ancora.
Per tutto questo siamo ancora qui, con la nostra ostinazione nel ricercare e
nel costruire ponti di solidarieta' tra i popoli; con il medesimo sdegno e
coraggio di cui parlava tra l'altro S. Agostino. Lo sdegno per come stanno
le cose e il coraggio per cambiarle.

5. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: LA MUSICA DELLE SFERE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento]

Fredda mattina di fine inverno. Un uomo suona il violino in una stazione
della metropolitana di Washington DC, ora di punta, centinaia di persone che
vanno e vengono. Suona Bach, sei pezzi, per circa 45 minuti. Alcuni passanti
rallentano per qualche secondo, una donna gli lancia una moneta nel cestino
senza smettere di camminare. Chi gli presta la maggior attenzione e' un
bambino di tre anni che la madre convince a muoversi con gran fatica; il
piccolo infine riprende a camminare, ma continua a voltare la testa.
L'azione si ripete con parecchi altri bambini e bambine: tutti i genitori li
forzano a proseguire. Nei tre quarti d'ora in cui il violinista si esibisce
solo sei persone si fermano per qualche minuto, e venti in tutto metteranno
qualche soldo nel cestino. Quando il musicista smette di suonare la sua
ultima nota si spegne nel silenzio, non c'e' ne' un applauso ne' qualsiasi
altro segno di riconoscimento. Nessuno lo sapeva, ma il musicista era Joshua
Bell, uno dei migliori violinisti contemporanei, che ha suonato tra l'altro
uno dei pezzi piu' difficili che siano mai stati scritti, con un violino
valutato 3 milioni e mezzo di dollari. Poco tempo dopo, il 3 marzo 2009,
giunge notizia che l'asteroide DD45 ha evitato l'impatto con il nostro
pianeta. Se, com'era possibile, l'avesse colpito l'effetto sarebbe stato
quello di 1.000 Hiroshima. Deve aver pensato che se almeno bimbe e bimbi
sono ancora capaci di fermarsi ed ascoltare la musica era meglio andare a
schiantarsi da qualche altra parte. Pero' attenzione: attorno al 2030
arrivera' un altro asteroide, chiamato Apophis, le cui dimensioni in caso di
impatto con la Terra creeranno l'effetto di 10.000 Hiroshima. Che ne dite,
ci fermiamo un attimo, o continuiamo a trascinar via noi stessi ed i nostri
bambini dalla musica, dalla gioia, dalla meraviglia?

6. DOCUMENTI. ESPOSTO ALLA SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI PER
L'ETRURIA MERIDIONALE E ALLA SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI PER IL
LAZIO

Alla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Etruria meridionale
Alla Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio
e per opportuna conoscenza:
al Prefetto di Viterbo
al Presidente della Regione Lazio
al Presidente della Provincia di Viterbo
al Sindaco del Comune di Viterbo
Oggetto: Esposto e richiesta di immediato intervento
Egregi signori della Soprintendenza per i Beni Archeologici,
vi segnaliamo che nella "tavola 2" allegata dall'Amministrazione Comunale di
Viterbo ad una irragionevole ed illegittima proposta di stravolgimento del
Piano Regolatore Generale della citta' al fine di realizzare un insensato e
fuorilegge mega-aeroporto nell'area termale del Bulicame, emerge come dalla
"Planimetria con vincoli paesaggistici, idrogeologici, archeologici,
termali" presenti nell'area che sarebbe investita dall'opera, risulti che il
mega-aeroporto sorgerebbe letteralmente sopra un'area di interesse
archeologico con presenza di beni archeologici che la legge tutela da
delittuose devastazioni come quella evidentemente costituita dalla
realizzazione dell'opera aeroportuale.
Vi preghiamo quindi di un immediato intervento, per quanto di vostra
competenza e nelle forme previste dall'ordinamento, per impedire qualunque
attivita' che avrebbe come effetto la devastazione dell'area di interesse
archeologico e dei beni in essa situati.
Distinti saluti,
la portavoce del Comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e s'impegna
per la riduzione del trasporto aereo, Antonella Litta
il responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, Peppe Sini
Viterbo, 30 marzo 2009

7. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

8. LIBRI. ANDREA FABOZZI PRESENTA "LA BESTIA" DI RAFFAELE SARDO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 dicembre 2008 col titolo "Inchieste.
Pagine per ricordare i morti nella terra chiamata Gomorra"]

Raffaele Sardo, la bestia, Melampo, pp. 162, euro 15.
*
Peppe Diana, Salvatore Nuvoletta, Federico Del Prete, Franco Imposimato,
Attilio Romano', Alberto Varone, ricordatevi di loro. Perche' sono morti ve
lo racconta Raffaele Sardo in questo libro. Sei nomi tirati fuori dalla
dimenticanza, dall'elenco lunghissimo di quelli di seconda fila ammazzati
dalle mafie e torturati anche da morti perche' la memoria e' una fatica
(www.libera.it). Calunniati anche da vivi come don Peppe, insultati che
erano ancora coperti dal loro sangue come Del Prete, bestemmiati per un
cognome come Nuvoletta. Il prete martire, il carabiniere tradito, il
sindacalista dei pulciari, il fratello del magistrato, il commerciante
sbagliato e il mobiliere testardo. Ricordate un po' perche' hanno finito di
vivere in quelle strade della Campania infelice. Dove la vita va a casaccio
come una pallottola di troppo. E finisce che va a sbattere in un proiettile
che non era il suo. O che lo stava aspettando.
Sardo e' un giornalista, ha la memoria di quando la Terra di lavoro non si
chiamava ancora Gomorra ma produceva morti ammazzati come oggi, piu' di
oggi. Di quando i casalesi dovevano dimostrare di essere i padroni e
mandavano in giro le carovane di pistoleri attaccati ai finestrini delle
auto per scacciare la polizia. Ci costringe a ricordare. Che gli insulti a
don Diana stavano scritti sui giornali, che divento' ingombrante anche per
il suo vescovo, che al suo funerale la parola camorra non fu pronunciata.
Che la mamma di don Peppe quando era spaventata pensava "i preti non li
uccidono, mica siamo in America Latina". E gli ammazzarono il figlio dentro
la sacrestia. Neanche ai funerali di Attilio Del Prete c'era nessuno. Giusto
qualche amico. Non un sindacalista, un governante, un militante
dell'antimafia. Anni dopo gli hanno fatto una targa. E Nuvoletta,
carabiniere che secondo i pentiti fu tradito da un carabiniere. Gli hanno
dato la medaglia al valore civile perche' l'Arma si e' dimenticata di
chiedere quella al valore militare. E non si e' costituita nel processo.
Libro di memoria e viene da pensare a storie vecchie. E invece Sardo ha
dovuto aggiungere un ultimo capitolo. In quelle stesse strade gliene hanno
ammazzato un altro, quando il libro stava andando in stampa. Domenico
Noviello che aveva fatto arrestare quelli che andavano a chiedergli il
pizzo. Per la polizia non era in pericolo, non gli serviva la scorta. Cosi'
a maggio di quest'anno a Castel Volturno c'e' stato un altro funerale di
quelli con pochi amici e senza politici. Un altro da ricordare. La
prefazione del libro e' di Roberto Saviano.

9. LIBRI. ANNALIA MARINUCCI PRESENTA "LA CRICCA" DI RENATO VENDITTI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 30 novembre 2008 col titolo "Il fascismo
e oltre nei racconti di vita di Renato Venditti"]

Renato Venditti, La cricca, Edizioni Nutrimenti, pp. 185, euro 17.
*
Viaggia su due piani paralleli La Cricca, bella e scorrevole narrazione di
Renato Venditti uscita di recente per Nutrimenti: da un lato, le cronache
dei fatti salienti durante il fascismo, dall'altro la formazione di un
adolescente che diventera' un giornalista impegnato negli anni della
Democrazia cristiana di Fanfani e del Partito comunista di Berlinguer.
Storica firma dell'"Unita'" e di "Paese sera", Renato Venditti lascia i
testi che svelano le regole della spartizione di potere - Il giornalismo
parlamentare e politico (Infor Accademia, 1977) e il Manuale Cencelli
(Editori Riuniti, 1981) - e si inoltra in un racconto, quasi un romanzo,
fatto di vita e ricordi, per non dimenticare la faccia brutale della
dittatura e della guerra.
Nell'odierno clima di revisione storica gli anni del fascismo sono diventati
i depurati anni "tra le due guerre" e si assiste a una rilettura in chiave
positiva di fatti, di storie di vita, di gusti e di costumi. La memoria del
fascismo e' quasi sempre stemperata e affidata alle fiction televisive. In
controtendenza l'autore sente il dovere di raccontare la propria
testimonianza.
Dalle pagine di questo libro emergono dunque, grazie all'efficacia narrativa
del cronista, gli aspetti duri e violenti del fascismo e le conseguenze che
essi hanno sulla vita di una famiglia trasteverina di artigiani, guidata per
lo piu' da donne sole e solidali fra loro per allevare i numerosi figli
avuti da mariti ora assenti per colpa della guerra. Il racconto prende avvio
con le vicende che porteranno al delitto Matteotti, alla tragedia
dell'occupazione nazista, alla razzia del ghetto, all'attentato di via
Rasella e al massacro delle Fosse Ardeatine, per poi proseguire con gli anni
del dopoguerra, e le grandi lotte del partito comunista di Togliatti,
puntando lo sguardo sui risvolti di un dibattito interno fatto anche di
dissidi e sospetti reciproci tra filosovietici e moderati. Flash sulla vita
quotidiana di un giornale in quegli anni intervallano il racconto: cosi',
alle scene di lavoro notturno dei redattori, fatte di sigarette senza
filtro, inchiostro e piombo, si intrecciano quelle dei carri armati
sovietici che entrano a Budapest. La fine dell'unita' interna del partito
comunista e la "lettera dei centouno" dissidenti segnera' la prima
spaccatura, che non sara' soltanto un fatto di opinione interna.

10. LIBRI. FEDERICA MASTROPIETRO PRESENTA "TAGLIA E CUCI" DI MARJANE SATRAPI
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it)]

Se vale il detto "meglio ridere per non piangere", non perdetevi l'ultimo
libro di Marjane Satrapi, l'autrice di Persepolis.
Il titolo dell'opera, Taglia e cuci, allude alle confidenze di un gruppo di
donne iraniane fra le quali campeggia la figura della nonna dell'autrice.
Il racconto, sotto forma di fumetto, la cui naivete' e essenzialita'
espressiva sono di godibilita' ed efficacia indubbie, ci rende partecipi di
confessioni femminili che ruotano intorno al rapporto con l'uomo: temi quali
fidanzamento, verginita', matrimonio, tradimento, vedovanza, si alternano
nel dare vita ad episodi tragici e grotteschi al contempo.
Il taglio ironico e anche talvolta umoristico del fumetto, oltre a
divertire, fa riflettere con grande acume e intelligenza sulla condizione
della donna iraniana (e non soltanto, a mio parere...).

11. LIBRI. MARINA MONTESANO PRESENTA "IL FORMAGGIO CON LE PERE" DI MASSIMO
MONTANARI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 gennaio 2009 col titolo "Storia.
Formaggio e pere, i significati nascosti di un proverbio"]

Massimo Montanari, Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio,
Laterza, pp. 161, euro 15.
*
I proverbi sono spesso considerati come innocue massime popolari,
espressione del comune buon senso, e questo sebbene non sempre essi siano di
facile intelligibilita': alcuni, anzi, necessitano di una vera e propria
decifrazione e sono stati oggetto, sebbene non sempre in modo sistematico,
della considerazione e dell'analisi di storici di fama quali Pietro
Camporesi, Natalie Zemon-Davis, Michael Camille. Il formaggio con le pere.
La storia in un proverbio, nuovo lavoro di Massimo Montanari, si colloca nel
medesimo filone di ricerca, partendo da un proverbio tanto celebre quanto di
difficile interpretazione: "Al contadino non far sapere quanto e' buono il
formaggio con le pere", si afferma infatti in apertura, e' una frase
enigmatica, "per il fatto che la sua prescrizione non deriva dal desiderio
di comunicare una qualche forma di conoscenza della realta', ma, al
contrario, dalla volonta' di celarla: l'obiettivo dichiarato e' non far
sapere, negare l'accesso alla conoscenza - e negarla, paradossalmente,
proprio al contadino, in un detto che dovrebbe avere... larga diffusione nel
mondo contadino".
In effetti, che senso ha proporsi di celare una verita' che, per la sua
natura, proprio ai contadini dovrebbe apparire evidente? Da tali
considerazioni si dipana un discorso che ricostruisce un capitolo importante
di storia culturale e sociale. L'abbinamento tra il formaggio e le pere,
secondo Montanari, nasce nel tardo Medioevo. E' un connubio tra un alimento
di matrice contadina e pastorale e un alimento nobilitante qual e'
considerato il frutto; le ragioni di tale accostamento si legano quindi
tanto alla storia del gusto quanto a quella della concezione medica sottesa
alle scelte alimentari. Tuttavia, nel caso del formaggio si registra una
sorta di ascesa sociale che lo conduce, da cibo di umili origini, a divenire
nel corso del XVI secolo degno delle mense signorili. Non si tratta di una
promozione priva di scogli, visto che una parte della trattatistica che si
occupa delle qualita' degli alimenti continua a ripetere che il formaggio e'
adatto allo stomaco di chi compie lavori che comportanto fatica fisica, e
dunque non signorili. Ma la strada e' ormai segnata, e dal secolo successivo
la campagna dei detrattori delle sue qualita' diviene una battaglia di
retroguardia. A questo punto, pero', l'accettazione del formaggio da parte
dei ceti dirigenti si trasforma anche in una espropriazione atta a
sottolineare come la diversita' tra aristocratici e alto borghesi da una
parte, plebei dall'altra, si debba oggettivare anche attraverso le scelte e
i gusti in campo alimentare: al mondo contadino e' lasciato il dominio della
naturalita', contiguo alla bestialita', mentre alle classi dirigenti
spettano cibi che rispecchiano il buongusto.
L'analisi del binomio formaggio-pere, cosi' come viene espresso dal
proverbio, si apre allora alla comparazione con proverbi e temi analoghi, in
modo da offrire sostegno all'idea che questo discorso sulla differenza
corrisponda a una costruzione culturale importante, una sorta di spartiacque
posto agli inizi dell'eta' moderna. Si tratta insomma di un discorso ampio,
al di la' dell'occasione quasi scherzosa che il titolo parrebbe suggerire; e
questo doppio registro del discorso sembra specchiarsi nell'impianto
generale e nello stile di scrittura, che Montanari mantiene gradevole pur
non omettendo di affrontare i nodi di un discorso solo in apparenza leggero.

12. LIBRI. BENEDETTO VECCHI PRESENTA "LE FORZE DEL LAVORO" DI BEVERLY SILVER
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 16 gennaio 2009 col titolo "L'araba
fenice che rinasce sulle ceneri della sconfitta. Un lavoro senza confini" e
il sommario "Il legame tra globalizzazione e movimento operaio. Un rapporto
di causa e effetto che solo da pochi anni e' analizzato per smentire la
'lieta novella' del pensiero dominante sulla scomparsa del lavoro, mettendo
invece in evidenza il fatto che le direzioni intraprese dallo sviluppo
economico sono sempre scelte per sfugggire al conflitto sociale. Un percorso
di lettura a partire dal saggio Le forze del lavoro della studiosa Beverly
Silver"]

Un'analisi preziosa quella di Beverly Silver. Frutto di un lavoro piu' che
ventennale di raccolta dati e di comparazione tra realta' nazionali, questa
studiosa statunitense giunge alla conclusione che la vulgata sulla scomparsa
della classe operaia e' una cortina fumogena per occultare la realta' di
sfruttamento che caratterizza l'economia mondiale. Allo stesso tempo,
Beverly Silver sostiene che anche negli Stati Uniti e in Europa non e'
scomparso il conflitto operaio, semmai mutano le figure produttive che ne
sono le protagoniste. Al posto degli operai delle imprese automobilistiche o
dei minatori possiamo intravedere, a Varsavia come a Parigi, a San Diego
come a New York, a Roma come a Madrid, la silhouette dei lavoratori dei
servizi, della formazione, dei trasporti, delle pulizie.
Il pregio del saggio Le forze del lavoro (Bruno Mondadori, pp. 292, euro 29)
sta quindi nel contestare i luoghi comuni che hanno recentemente marchiato
lo studio del movimento operaio, facendo discendere dalla perdita di potere
del sindacato la legge aurea sulla residualita' della lotta di classe nel
capitalismo contemporaneo. Con l'aggiunta che la comprensione della
globalizzazione economica passa attraverso la costruzione di una mappa dei
conflitti della forza-lavoro.
*
Ascesa del made in Usa
La tesi della studiosa statunitense e' presto riassunta. La spinta
propulsiva del capitalismo non va cercata nella sua capacita' di organizzare
al meglio la produzione, bensi' nel conflitto operaio che costringe le
imprese a innovare continuamente il processo lavorativo, sia dal punto di
vista del sistema di macchine che del flusso del processo produttivo stesso.
Lo spostamento di baricentro dell'economia mondiale dall'Inghilterra agli
Stati Uniti e' stato dovuto soprattutto al fatto che le imprese made in Usa
hanno fatto proprio l'insegnamento derivante dall'aspro conflitto di classe
al di la' dell'Oceano e innovato le forme di relazione con la classe
operaia, giungendo a quella organizzazione scientifica del lavoro che doveva
preservare la societa' statunitense dal conflitto operaio. Per fortuna che
la storia non ha seguito il corso ipotizzato dai manager di Chicago: i primi
vent'anni del Novecento sono infatti costellati da forti conflitti operai
nelle imprese statunitensi, senza per questo sminuire cosa accadeva nel
vecchio continente tra Berlino, Torino, Manchester e Mosca. Da qui al nesso
evidente tra le trasformazioni nell'economia-mondo e il conflitto operaio.
Il capitalismo globale muta infatti al ritmo del conflitto di classe. Detto
in termini piu' che sintetici, le imprese statunitensi, negli anni Sessanta
e Settanta, cominciano a indirizzare i propri investimenti diretti
all'estero verso quei paesi dove e' assente un movimento operaio
organizzato. Lo stesso faranno, da li' a poco, le "sorelle" europee. E
questo per due motivi: da una parte il basso costo della forza-lavoro nei
paesi "ospiti"; dall'altra la preventiva disponibilita' di quei governi
"amici" a reprimere ogni tentativo di organizzare un movimento sindacale
degno di questo nome.
*
Declino del Sol levante
L'economia capitalista e' tuttavia innervata anche di competizione. E puo'
quindi accadere che imprese giapponesi, coreane, thailandesi, malaysiane,
filippine crescono perche' fortemente insediate in paesi con una forte
tradizione autoritaria e antioperaia. Il successo del made in Japan e,
attualmente, della Cina e dell'India vanno cercati proprio in questa
disponibilita' del potere politico a stabilire le condizioni necessarie e
sufficienti allo sviluppo di imprese che non contemplino la presenza di una
classe operaia organizzata.
Il conflitto operaio puo' certo essere sconfitto, e' pero' come l'araba
fenice: risorge sempre, anche dove meno te lo aspetti. Da questo punto di
vista i dati forniti da Beverly Silver sono impressionanti. Con
puntigliosita' ha infatti raccolto, assieme a altri, i dati della presenza
di conflitti operai nei paesi capitalistici. Ne emerge un affresco di
un'economia mondiale costellata da scioperi, rivolte e insurrezioni operaie,
tanto nel Nord che nel Sud del pianeta, in Europa come negli Stati Uniti, in
Asia come nei paesi dell'ex-socialismo reale.
Un altro elemento significativo dell'opera di Beverly Silver e' il rifiuto
di individuare un settore specifico della forza-lavoro come elemento
trainante del conflitto di classe. Con realismo, infatti, la studiosa
afferma che il conflitto puo' coinvolgere operai delle fonderie, minatori,
delle imprese automobilistiche, ma anche dei trasporti e dell'istruzione, a
seconda della centralita' o meno di ognuno di questi ultimi settori nel
"regime di accumulazione capitalistico" globale o nazionale. Un'innovazione
da valorizzare rispetto a quanti continuano a sostenere che si puo' parlare
di classe operaia solo se i suoi componenti indossano o meno una tuta blu.
Se il saggio di Beverly Silver fosse pero' solo come una ricostruzione
storica dei conflitti operai dal 1870 perderebbe il contenuto problematico
rispetto al presente. Le parti piu' "incompiute" sono quelle piu'
interessanti, in particolare quelle in cui la studiosa analizza le
possibilita' di autorganizzazione di una forza-lavoro dispersa e
frammentata. Interessanti, e propedeutici a futuri sviluppi analitici, sono
le parti in cui Beverly Silver parla degli scioperi che hanno coinvolto gli
insegnanti e i lavoratori dei servizi tanto negli Stati Uniti, che in Europa
che in Asia. Forza-lavoro fortemente diffusa nel territorio, sfuggente,
all'interno della quale svolge un ruolo importante la "linea del colore",
come per i lavoratori dei servizi, o un contenuto "intellettuale", come per
gli insegnanti. E dunque forza-lavoro paradigmatica di quelle difficolta'
nell'organizzare il conflitto sociale e di classe nel capitalismo
contemporaneo. Uno dei limiti del libro e' da rintracciare semmai nella
sottovalutazione che hanno i cosiddetti "knowledge workers" nei timidi
conflitti che hanno contraddistinto il capitalismo statunitense nell'ultimo
decennio. Una lacuna da colmare proprio in questa fase di recessione
economica, dato il carattere rilevante della produzione high-tech nel
capitalismo contemporaneo.
*
La talpa che scava
Nel saggio ci sono comunque importanti accenni alla necessita' di "sindacati
metropolitani", ma sono solo brevi note per un necessario lavoro di
ulteriore inchiesta. Frammenti di analisi che tuttavia illustrano bene la
posta in gioco. La dimensione dispersa, eterogena, multinazionale della
forza-lavoro costituisce tanto una ricchezza che un nodo da sciogliere.
Una ricchezza perche' sottolinea l'impossibilita' di una ricomposizione
"dall'alto" della forza-lavoro, evidenziando cosi' la sua irriducibilita' ai
dispositivi di controllo messi in atto tanto dalle imprese che dal potere
politico nazionale; ma anche come effetto miserabile di quegli stessi
dispositivi di controllo.
Un nodo da sciogliere perche' finora le rivolte e i conflitti di una
forza-lavoro frammentata non riescono a modificare in profondita' i rapporti
di forza nella societa'. L'indicazione di un "sindacato metropolitano" e' da
considerare quindi solo come un forma organizzativa transitoria a un "altro"
ancora difficile da definire. Sapendo pero' che nel frattempo la talpa
continua a scavare con metodo e pazienza.
*
Postilla bibliografica. Dal caos della globalizzazione al governo del mondo
Beverly Silver e' docente alla John Hopkins University di Baltimora. Nata a
Chicago, si e' sempre occupata di storia del movimento operaio. In Italia,
oltre a questo Forze del lavoro (Bruno Mondadori) e' stato pubblicato il
saggio scritto assieme a Giovanni Arrighi, Caos e governo del mondo (sempre
presso Bruno Mondadori). Sono molti i riferimenti teorici che alimentano le
riflessioni di Beverly Silver. Alcuni di questi sono da rintracciare nelle
opere classiche di Eric Hobsbawm e Edward Thompson sulla formazione della
classe operaia, ma anche in Fernand Braudel. Per quanto riguarda, invece,
l'economia della conoscenza, la bibliografia e' altrettanto nutrita.
Restando agli autori italiani, vanno ricordati il saggio di Franco Carlini,
Divergenze digitali (Manifestolibri) e quelli di Carlo Formenti, Incantati
dalla rete (Raffaello Cortina) e Mercanti di futuro (Einaudi).

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 776 del 31 marzo 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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