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Minime. 802



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 802 del 26 aprile 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Opporsi al razzismo, opporsi alla guerra
2. Eve Ensler: Le donne e il potere
3. Stefano Rodota': Presidenzialismo assoluto e populismo elettronico
4. Per la solidarieta' con la popolazione colpita dal terremoto
5. Giorgio Salvetti: F-35
6. "In marcia per il clima"
7. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
8. Il 27 aprile a Viterbo
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. OPPORSI AL RAZZISMO, OPPORSI ALLA GUERRA

Vi e' una sola umanita'.
Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso.
Opporsi al razzismo, opporsi alla guerra occorre.
Occorre il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti.
Occorre opporsi a tutte le armi ed a tutti gli eserciti.
Occorre difendere e promuovere tutti i diritti umani per tutti gli esseri
umani.
Occorre la scelta della nonviolenza.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

2. CON VOCE DI DONNA. EVE ENSLER: LE DONNE E IL POTERE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente testo di Eve
Ensler (su cui cfr. il sito www.vday.org]

Abbiamo rivendicato come donne le nostre storie e le nostre voci, ma non
abbiamo ancora decostruito gli stimoli culturali alla violenza, e le cause
della violenza. Non abbiamo ancora rivelato quella cornice concettuale che
in ogni singola cultura permette la violenza, si aspetta la violenza, istiga
alla violenza. Non abbiamo smesso di insegnare ai ragazzi la negazione del
loro essere tristi, dubbiosi, addolorati, vulnerabili, teneri e
compassionevoli. Non abbiamo eletto, ne' siamo state elette noi stesse,
leader che rifiutino la violenza e che mettano la sua fine al centro di
tutto.
Non abbiamo ancora fatto della violenza contro le donne qualcosa di
anormale, non ordinario, non accettabile. Se vogliamo che la violenza contro
le donne finisca tutta la storia deve cambiare. L'unico motivo per avere
potere che trovo sensato e' fare in modo che altre persone scoprano il
proprio. L'unico motivo per essere in una posizione di leadership che trovo
sensato e' ispirare gli altri.
La relazione fra donne e potere non puo' essere lo scalare ad ogni costo
l'attuale gerarchia patriarcale e burocratica, perche' la questione e': come
possono donne che sono state finanziate dalle medesime corporazioni
economiche, sostenute dallo stesso sistema di esclusione e corruzione,
essere poi differenti nelle loro decisioni? Io ho un'altra visione, in cui
le donne che diventano leader, deputate, eccetera, sono quelle per cui
l'empatia e' primaria ed essenziale quanto l'intelligenza, quelle che dicono
il nucleare ne' oggi ne' mai, quelle che si occupano di contrastare il
razzismo, di fermare il surriscaldamento globale, quelle che ritengono
prioritarie l'educazione sessuale, la salute riproduttiva, il sostegno al
lavoro di cura. Io credo che le donne possano e debbano mostrare questo
nuovo tipo di potere.

3. RIFLESSIONE. STEFANO RODOTA': PRESIDENZIALISMO ASSOLUTO E POPULISMO
ELETTRONICO
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 24 aprile 2009 col titolo "Populismo
selettivo"]

La democrazia italiana sta correndo il rischio d'essere schiacciata tra il
"presidenzialismo assoluto" e il populismo elettronico. E' un rischio grave,
di cui si dovrebbe essere consapevoli nel momento in cui si parla di aprire
addirittura una stagione costituente.
Ed e' un rischio reale, come dimostrano in modo eloquente alcuni fatti
significativi delle ultime settimane, tra i quali spicca l'alto e severo
monito del presidente della Repubblica. Berlusconi non si limita a chiedere
una maggiore efficienza dell'azione di governo. Pretende una radicale
ridefinizione del ruolo del presidente del Consiglio, con una concentrazione
di potere nelle sue mani senza precedenti e senza controlli, alterando, e
non riformando, la forma di governo disegnata dalla Costituzione.
Consapevoli o no, Berlusconi e i suoi continuano a muoversi secondo un
modello messo a punto negli Stati Uniti nel 1994 da un parlamentare
repubblicano, Newt Gingrich, che proponeva un "Contratto con l'America" e il
passaggio a un "Congresso virtuale" (collegati elettronicamente, i cittadini
avrebbero votato le leggi al posto dei parlamentari). Sappiamo che
Berlusconi fece proprio il primo suggerimento, firmando in diretta
televisiva il non dimenticato "Contratto con gli italiani". Ora si indica
una strada per delegittimare il Parlamento, gia' minacciato d'una riduzione
ad una sorta di riunione di famiglia di cinque persone, quanti sono i
presidenti dei gruppi parlamentari, che voterebbero al posto dei singoli
senatori o deputati. Fallito negli Stati Uniti, il modello Gingrich trovera'
in Italia la sua terra d'elezione?
Cogliamo cosi' il populismo nella sua versione piu' radicale, che ispira
l'azione quotidiana del presidente del Consiglio, che si e' da tempo
manifestato nell'accorta e totalitaria gestione del sistema della
comunicazione e che ora attende il suo compimento finale, con
l'accentramento dei poteri nelle mani del primo ministro e un incontro
fatale con le tecnologie elettroniche. Di questo modo d'intendere la
politica e lo Stato Berlusconi ha dato pubblica testimonianza quando, in
apertura del congresso costituente del Popolo della Liberta', ha descritto
l'intero costituzionalismo moderno appunto nella chiave, abusiva e
inquietante, di una sua radice populista. E l'insofferenza per ogni forma di
controllo e per le stesse regole dello Stato di diritto, caratteri tipici
del populismo di destra, ritornano ossessivamente nelle piu' impegnative
vicende recenti. Quando Napolitano ha rifiutato di firmare il decreto legge
sul caso Englaro, Berlusconi ha minacciato un ricorso al popolo,
costituzionalmente improponibile, perche' il potere di decretazione fosse
attribuito al governo fuori d'ogni controllo.
Viviamo, pero', in un clima di populismo "selettivo". Quando esalta la voce
del popolo, Berlusconi dimentica del tutto che questa voce si levo' nel
giugno 2006, quando proprio un referendum popolare boccio' la sua proposta
di riforma costituzionale. Quel voto, infatti, viene svalutato imputandolo
non ai cittadini, ma alla "sinistra", ai "comunisti". Questo perche' si
vuole cancellarne l'indubbio significato politico nel momento in cui si
cerca di imboccare una strada preoccupante come quella allora bloccata. Dopo
il referendum, infatti, si sottolineo' che, evitato lo stravolgimento, la
Costituzione aveva bisogno di una "buona manutenzione": esattamente
l'opposto di quel che oggi propone Berlusconi, chiedendo in primo luogo
d'essere libero da ogni controllo nell'emanazione dei decreti legge e di
spostare sul presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere. In
questo modo, pero', non si va verso una forma di governo parlamentare
razionalizzata, ma verso un primato assoluto dell'esecutivo, anzi di chi lo
presiede, che contrasta con il sistema costituzionale vigente. Dopo aver
trasferito la sede del governo a casa propria, ora Berlusconi vuole portare
a compimento il suo progetto di privatizzazione delle funzioni di governo
trasferendo nello Stato il modello gia' realizzato per il suo nuovo partito,
descritto senza reticenze nell'articolo 15 dello statuto sui poteri del
presidente del Pdl: "Ha la rappresentanza politica del partito, e lo
rappresenta in tutte le sedi politiche e istituzionali, ne dirige l'ordinato
funzionamento e la definizione delle linee politiche e programmatiche,
convoca e presiede l'ufficio di presidenza, la direzione e il consiglio
nazionale e ne stabilisce l'ordine del giorno. Procede alle nomine degli
organi di partito e, d'intesa con l'ufficio di presidenza, decide secondo le
modalita' previste dallo statuto". Non si poteva trovare una piu' sincera
dichiarazione di autocrazia.
Conosco gia' alcune risposte. Non si vuole alterare la Costituzione, ma
soltanto rendere piu' efficiente l'azione di governo e piu' fluidi i
regolamenti parlamentari. Non lasciamoci ingannare da queste giravolte. Si
dice che, reso piu' rapido l'iter parlamentare delle proposte del governo,
verra' ridotto il ricorso ai decreti legge. Che non e' una buona risposta,
perche' si accetta comunque la pretesa del governo di non sottoporre a
controlli adeguati le sue iniziative. E perche' ai guasti del
presidenzialismo strisciante non si risponde con una sua rassegnata
accettazione, ma ripensando gli equilibri istituzionali, partendo da una
seria rivalutazione della funzione parlamentare che non puo' essere affidata
alle logore acrobazie di uno "statuto" concesso alle opposizioni (si
rifletta sugli effetti della recente riforma costituzionale francese, che ha
determinato l'assoluta opacita' della legislazione chiusa nelle commissioni
parlamentari e il sistematico azzeramento degli spazi di iniziativa
legislativa "garantiti" all'opposizione). E' tempo di contrappesi forti.
Si torna cosi' al tema della comunicazione. L'ipotesi del sondaggio
permanente dei cittadini da' l'illusione della sovranita' e la sostanza
della democrazia plebiscitaria. E' una ipotesi insieme pericolosa e vecchia,
se appena si rivolge lo sguardo ai diversi tentativi di far si' che i
cittadini, consultati anche elettronicamente, non siano ridotti a "carne da
sondaggio", ma possano essere soggetti attivi e consapevoli. Il ben diverso
uso delle tecnologie e delle reti sociali da parte di Obama, e non da lui
soltanto, dovrebbe indurre a riflessioni meno rozze. Ma delle impervie vie
della democrazia elettronica, fuori dal populismo, converra' parlare piu'
distesamente.

4. RIFERIMENTI. PER LA SOLIDARIETA' CON LA POPOLAZIONE COLPITA DAL TERREMOTO

Per la solidarieta' con la popolazione colpita dal sisma segnaliamo
particolarmente il sito della Caritas italiana: www.caritasitaliana.it e il
sito della Protezione civile: www.protezionecivile.it, che contengono utili
informazioni e proposte.

5. RIARMO. GIORGIO SALVETTI: F-35
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 aprile 2009 col titolo "Cameri oscura"
e il sommario "Nella base dove saranno assemblati i Caccia F-35. Un affare
di guerra. Novara non e' in Abruzzo. Ecco dove lo Stato preferisce spendere
15 miliardi di euro per finanziare le industrie belliche e per infilarsi in
un affare tutto americano. Alla faccia della crisi e della ricostruzione
delle zone terremotate. L'opposizione, sull'attenti, risponde Signorsi'"]

E' la risposta definitiva? Si'. Le commissioni di Camera e Senato l'8 aprile
scorso hanno dato parere favorevole al progetto Jsf. 15 miliardi di euro per
assemblare e acquistare cacciabombardieri americani. Altro che terremotati e
fondi per uscire dalla crisi. L'Italia preferisce finanziare l'industria
bellica e prepararsi a bombardare paesi stranieri alla faccia dell'articolo
11 della Costituzione. L'opposizione? Non esiste. Il Pd in commissione si e'
limitato a non partecipare al voto e solo la senatrice Negri (Pd) ha optato
per l'astensione. Contrari? Nessuno. Il Pd si agita per risparmiare qualche
milione di euro e far votare il referendum lo stesso giorno delle europee,
ma non dice una parola contro l'acquisto miliardario di aerei da guerra. Non
c'e' da stupirsi: furono propri i governi del centrosinistra a infilare
l'Italia nell'affare militare piu' grande del secolo, e ora, cornuti e
mazziati, e' il centrodestra a concludere con successo la partita.
*
Per un pugno di dollari
Il progetto Jsf (Joint Strike Fighter) ha preso il volo nel 1996. Il costo
iniziale previsto solo per sviluppare il programma era di 25 miliardi di
dollari. In 12 anni la cifra e' raddoppiata. Si tratta della realizzazione
di circa 6.000 cacciabombardieri F-35 Lightning II, velivoli supersonici, in
grado di eludere l'intercettazione radar, in grado di levarsi in volo da
portaerei e concepiti per bombardamenti terra-aria. Insomma perfetti per
andare a bombardare paesi lontani. Gli Usa ne acquisteranno circa 2.500
entro il 2034. Gli altri saranno venduti all'estero. Solo nell'ultimo anno
la spesa per i nuovi caccia e' aumentata di 23 miliardi, troppi in tempo di
crisi globale, tanto che la Corte dei conti americana ha avanzato riserve
sul progetto. Tutti questi soldi vanno dalle casse dello Stato alla Lockheed
Martin di Fort Woth in Texas. Il primo F-35 e' uscito dalla fabbrica nel
2006. I partner stranieri del progetto contribuiscono per 4,8 miliardi di
dollari. Con percentuali diverse. L'unico partner di primo livello e' la
Gran Bretagna che finanzia l'operazione per il 10%. Italia e Olanda con il
5% sono partner di secondo livello. Seguono con l'1% Canada, Turchia,
Australia, Norvegia e Danimarca, per pochi milioni partecipano anche Israele
e Singapore che saranno acquirenti privilegiati dei nuovi caccia.
*
Non siamo mica gli americani
Nel 1996 fu il ministro della difesa del Governo Prodi, l'ex democristiano
Andreatta, a far valere i propri contatti oltreoceano per inserire l'Italia
nel progetto Jsf. L'Italia in cambio del proprio appoggio politico ed
economico avrebbe avuto commesse sostanziose per le proprie industrie
militari, Alenia-Finmeccanica su tutte. E si sarebbe presa l'onere e l'onore
di ospitare nell'aeroporto militare di Cameri (Novara), la linea di
montaggio finale (Faco) piu' grande al di fuori degli Usa, in pratica uno
stabilimento per l'assemblaggio delle parti dell'F-35. Con un indotto che
coinvolge 40 siti industriali in tutto lo stivale. Solo per entrare
nell'affare, l'Italia ha sborsato un miliardo di euro, 600 milioni servono
per costruire il Faco a Cameri e 12,8 miliardi saranno spesi in rate da un
miliardo all'anno fino al 2026 per acquistare 131 F-35 che dovrebbero
sostituire i "vecchi" Tornado. I lavori a Cameri inizieranno entro la fine
del 2009, lo stabilimento entrera' in funzione nel 2012, e i primi aerei
dovrebbero essere pronti a decollare nel 2013. All'inizio un singolo F-35
costava 45 milioni di euro, gia' oggi il costo e' di 91 milioni (+45%) e nei
prossimi anni e' destinato a decollare. La scelta italiana e' stata
ratificata dal parlamento nel 1998 sotto il governo D'Alema e nel 2002 con
Berlusconi, si e' conclusa con la firma a Washington del sottosegretario
alla difesa Forcieri (Ds). Dopo il parere favorevole della commissione
difesa dell'8 aprile scorso non ci sono piu' ostacoli.
*
Cameri oscura
Un vecchio aereo come monumento, un piazzale vuoto, un cancello e chilometri
di filo spinato che squarciano il parco del Ticino. L'aeroporto di Cameri ha
un profilo basso, nulla di appariscente, eppure occupa un'area molto vasta.
A pochi chilometri c'e' la caserma Babini, la seconda piu' grande base per
superficie dell'esercito italiano, che fornisce uomini e mezzi alla vicina
base Nato di Solbiate Olona sull'altra sponda del Ticino, a due passi
dall'aeroporto della Malpensa. Dovrebbe essere un parco e invece e' una
grande zona militare. Nei boschi si possono vedere le tracce dei cingolati
dei carrarmati attraversate dalle lepri. Al di la' del muro dell'aeroporto
si intravedono i capannoni delle industrie aeronautiche e uno stabilimento
nuovo quasi terminato. Si tratta dell'edificio per la manutenzione degli
Eurofighters, un altro aereo da guerra, un intercettore di progettazione
europea. Quando un anno fa il primo Eurofighters e' atterrato a Cameri, si
e' fatta festa con gli alti gradi dell'esercito. L'aeroporto ha quasi cento
anni. Passo' dalla cavalleria all'aeronautica ai tempi della prima guerra
mondiale. Fino a 15 anni fa serviva alla manutenzione dei Tornado, poi e'
entrato in letargo. Ora sta per rinascere. Anche se e' molto comodo darlo
per morto. La popolazione locale lo va a visitare come fosse un parco per
famiglie, ci vanno le scuole in gita, si fanno feste di primavera per vedere
i jet, in questi giorni sono attesi i soci Coop che per 13 euro vanno a
farsi un giretto nella base in tempo di pace. Eppure da Cameri sono partiti
i soldati per la prima guerra del Golfo e la Taurinense diretta in
Afghanistan. Nessuno sa, o vuole dire, quale sia precisamente lo stato
giuridico dell'aeroporto, quanto appartenga all'Italia, quanto alla Nato,
quanto ai privati. Non e' chiaro neppure quante persone ci lavorano, si dice
circa 2.000. Con il progetto Jsf, Cameri in pochi anni compie un vero e
proprio giro della morte, dallo stato di quiescenza a stazione di
manutenzione degli Eurofighters, fino a base di assemblaggio degli F-35. Che
ci guadagnano i cittadini di Novara e dintorni? Si e' straparlato di 10.000
nuovi posti di lavoro. Ma non e' cosi', persino l'esercito ammette che a
Cameri, nel momento di massimo sviluppo, si raggiungeranno forse 600 posti
di lavoro, in arrivo da fuori Novara (dall'Alenia di Napoli e Torino).
*
Affari di guerra
Alenia Aeronautica (Finmeccanica) incassera' dallo Stato per gli F-35 722
milioni di euro, Piaggio 88 milioni, l'Oto Melara 141 milioni, la Aermacchi
11 milioni e mezzo. In tutto le ditte italiane che parteciperanno al
banchetto sono 29. Un settore, quello bellico, non certo in crisi che non
richiede di ulteriori aiutini miliardari dello Stato. Se nel 1995 le armi
non tiravano, ora e' un vero boom, la riconversione e' al contrario. Le
industrie belliche italiane nel 2008 hanno guadagnano 4,3 miliardi di euro
(+222%) e lo stato italiano e' l'ottavo al mondo per spesa in armamenti.
Dunque, scarsa ricaduta occupazionale, altissime spese pubbliche ed enormi
incassi per i privati, per dotarsi di caccia d'attacco americani. L'Italia,
in quanto partner di secondo livello, non avra' neppure accesso ai segreti
tecnologici delle armi che assembla. Sara' suddita una volta di piu' degli
Stati Uniti, tanto che francesi e tedeschi non hanno nessuna intenzione di
far parte dell'operazione che scontenta anche la lobby degli intercettori
Eurofigthers di costruzione europea. L'Italia ha gia' speso 7 miliardi di
euro per questi caccia e ora gia' vuole gli F-35 americani. Un'operazione
che lascia molti dubbi anche a militaristi nazionalisti ed europei.
*
Meglio la paniscia?
"Nouvelle cousine? No, meglio la paniscia!". Novara e' tappezzata da
manifesti enormi. Accanto alla scritta leghistoide (la paniscia e' un
minestrone tipico di Novara) c'e' il faccione del presidente uscente della
provincia di Novara, Sergio Vedovato (Pd). Un signore che si ricandida alla
Provincia dopo aver revocato la delega alla pace all'assessore Marina Fiore
(Pdci), colpevole di essersi pronunciata contro gli F-35. I vendoliani del
Prc appoggiano il presidente, i ferreriani li seguono. La Cgil traccheggia,
qualche singolo dice no ma le segreterie non si pronunciano: il lavoro prima
di tutto, anche se e' una promessa che non verra' mantenuta e anche se si
producono armi micidiali. La Regione della presidente Bresso (Pd) tace e
acconsente, il comune di Novara a guida Lega-Pdl e' entusiasta.
In questo quadro resistono due gruppi di cittadini volenterosi: l'Assemblea
No-F35 e la Tavola per la pace che ha incassato l'appoggio del mondo
cattolico illuminato, ma ha man mano perso gli interlocutori politici. Nella
precedente legislatura aveva raccolto cento firme di parlamentari contrari,
ora non ha ricevuto alcuna risposta: non c'e' piu' nessuno disposto a
guidare una delegazione che ispezioni l'aeroporto. E i novaresi? Non siamo a
Vicenza, l'aeroporto di Cameri non sconvolge il panorama ed e' ben
integrato, non siamo di fronte a una protesta locale a difesa del proprio
territorio (nimby), e' una protesta sanamente antimilitarista. E forse per
questo non e' ancora decollata. Il 30 maggio a Novara si terra' una
manifestazione nazionale, le adesioni sono gia' numerose. Speriamo che il no
agli F-35 prenda il volo.

6. DOCUMENTAZIONE. "IN MARCIA PER IL CLIMA"
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 aprile 2009 col titolo "Un altro
ambiente", il sommario "Tagli dal 40% al 90% alle emissioni, fondi per le
tecnologie sostenibili, riforma del protocollo di Kyoto. E misure per
attuare una green economy in grado di farci uscire dalla recessione.
Dall'edilizia alla mobilita'. Un piano concreto per migliorare il mondo" e
la nota "Questo documento, firmato dalla Coalizione 'In marcia per il
clima', e' stato presentato ieri al G8 sull'ambiente in corso a Siracusa".
Non c'e' bisogno di dire che il documento, pur utile e nell'insieme
apprezzabile come base condivisa da un ampio arco di forze, contiene anche
alcune gravi ambiguita' e scandalose omissioni; e che tra i firmatari alcuni
ve ne sono il cui concreto agire e' in netto contrasto coi principi di
difesa dell'ambiente qui sostenuti (p. s.)]

Il 2009 e' un anno cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici e le
organizzazioni aderenti al Comitato "In marcia per il clima" sono piu' che
mai convinte dell'urgenza di una svolta a livello internazionale che porti a
decisioni ambiziose e a superare ritardi e resistenze. Entro la fine
dell'anno la comunita' internazionale e' chiamata ad assumersi nuovi
obiettivi vincolanti per la riduzione dei gas a effetto serra, in modo da
proseguire dopo il 2012 il percorso iniziato con il protocollo di Kyoto.
Come sottolineato dalla comunita' scientifica internazionale, e in
particolare dall'International Panel on Climate Change, l'unico modo per
evitare che l'impatto dei cambiamenti climatici assuma dimensioni
catastrofiche e imprevedibili e' un drastico taglio delle emissioni
climalteranti, per cercare di fare in modo che l'aumento della temperatura
media globale si mantenga ben la di sotto della soglia critica dei 2 gradi
centigradi.
Nel percorso negoziale che dovra' portare alla conferenza di Copenaghen del
prossimo dicembre e alla firma di un nuovo accordo globale sul clima, il G8
costituisce una tappa cruciale. L'Italia ha la possibilita' di giocare un
ruolo importante a partire dalle sessioni del G8 ambiente e del G8 energia
che si svolgeranno sotto la sua direzione rispettivamente ad aprile e
maggio. Chiediamo che l'Italia si impegni a favorire l'esito positivo del
processo e in particolare a fare in modo che:
1. Il G8 confermi la volonta' di raggiungere un nuovo accordo ambizioso e
globale entro la Conferenza di Copenaghen.
2. I paesi industrializzati si impegnino ad un taglio dei gas a effetto
serra che assuma come soglia minima il 25-40 per cento rispetto ai livelli
del 1990 entro il 2020, secondo le indicazioni dell'Ipcc, per arrivare alla
riduzione dell'80-95 per cento entro il 2050.
3. Venga suggellato l'impegno da parte dei paesi industrializzati a
garantire, attraverso meccanismi idonei e obbligatori, riducendo il peso del
commercio delle quote di CO2, il finanziamento necessario all'adattamento ai
cambiamenti climatici e al trasferimento di tecnologie ambientalmente
efficaci e sostenibili nei paesi in via di sviluppo e in quelli emergenti,
nel rispetto dei diritti fondamentali del lavoro sanciti dall'Organizzazione
internazionale del lavoro (Oil) dell'Onu.
4. Si dia impulso alla necessaria riforma dei meccanismi flessibili previsti
dal protocollo di Kyoto in modo da garantire i principi di sostenibilita' e
di addizionalita' dei progetti ed assicurando che siano socialmente corretti
e che allo stesso tempo i target di riduzione dei gas a effetto serra
vengano perseguiti in via prioritaria e prevalente attraverso l'adozione di
politiche e strategie domestiche.
Come sottolineato dall'Unfccc, per rispondere in modo efficace alla sfida
dei cambiamenti climatici e approdare a un sistema economico a basse
emissioni, saranno necessari entro il 2030 investimenti aggiuntivi a livello
globale pari a 200-210 miliardi di dollari all'anno, mentre 23-54 miliardi
di dollari saranno annualmente indispensabili per prevenire e porre rimedio
agli impatti dei cambiamenti climatici. Investimenti necessari ma anche
utili a rilanciare l'economia in una fase di crisi globale.
Le organizzazioni aderenti al Comitato "In marcia per il clima" ritengono
che la lotta ai cambiamenti climatici rappresenti anche la soluzione alla
crisi economico-finanziaria e la risposta al fabbisogno di nuovo lavoro e
nuova occupazione che interessano gli stati e i popoli dell'intero pianeta.
Infatti, attraverso la lotta ai cambiamenti climatici sara' possibile con
gli investimenti a favore della cosiddetta "green economy" realizzare un
nuovo modello di sviluppo a basso consumo di risorse naturali e ad alta
intensita' di risorse lavorative, di tecnologia, di conoscenza.
L'Italia ha l'opportunita' di diventare un protagonista nel contesto della
lotta ai cambiamenti climatici dando allo stesso tempo una nuova e vitale
spinta all'economia reale. Per questo oltre ad assumere un ruolo propositivo
e propulsore nei negoziati internazionali le organizzazioni di "In marcia
per il clima" chiedono al governo di assumere obiettivi coerenti con le
potenzialita' dell'Italia e del suo territorio, a cominciare dall'attuazione
degli impegni sottoscritti con l'approvazione lo scorso dicembre del
pacchetto "Clima ed Energia" dell'Unione europea.
1) Il modello energetico. Nell'ottica di una responsabilizzazione
collettiva, occorre dare pieno slancio alle misure di efficienza energetica,
convenienti per il sistema paese e capaci fra l'altro di alleggerire il peso
economico delle scelte energetiche per tutti gli strati sociali. Diciamo si'
al modello distribuito e quindi alla democrazia energetica; si' allo
sviluppo delle rinnovabili nel rispetto del territorio; si' a un uso piu'
efficiente dei combustibili fossili che a partire dalla cogenerazione e da
modelli di produzione distribuiti, permettano la transizione verso un
sistema a emissioni sempre piu' ridotte. La scelta del nucleare di terza
generazione non risponde all'urgenza di ridurre gia' da oggi le emissioni di
CO2 e non e' fondata dal punto di vista economico, di sostenibilita'
ambientale e di sicurezza internazionale. Inoltre essa pregiudica le risorse
finanziarie a danno delle politiche di efficienza e delle rinnovabili. Non
e' infatti rinviabile un massiccio investimento nella ricerca a favore delle
politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili nonche' per
rinvenire soluzioni pienamente sostitutive dei combustibili fossili, che non
aggravino i rischi per la sicurezza internazionale e consentano, allo stesso
tempo, lo sviluppo economico e quello di democrazia e liberta'.
2) Edilizia e territorio. Occorre investire in un grande progetto di rinnovo
del patrimonio edilizio, che sviluppi innovazione ed occupazione, che renda
piu' vivibili le abitazioni, che dia risposta al bisogno abitativo ormai
diffuso. Bisogna ripensare lo sviluppo di citta' e paesi, arrestando la
dispersione di residenze, centri di produzione, servizio e
commercializzazione, che determina consumo di suolo e alta domanda di
mobilita', per non perdere quel patrimonio paesaggistico e territoriale che
caratterizza il nostro paese e quel patrimonio di relazioni di prossimita',
servizi, lavoro, che qualifica la coesione comunitaria, radicata nei nostri
piccoli e grandi centri urbani.
3) Mobilita'. La priorita' e' investire in infrastrutture, innanzitutto su
rotaia, che migliorino la mobilita' urbana, a partire da quella dei
pendolari. Bisogna ridurre e scoraggiare il traffico privato, favorendo il
trasporto pubblico e la mobilita' leggera. In questo quadro, la bicicletta
puo' fare molto, in quanto indicatore di qualita' ambientale e fattore
incisivo nelle politiche della mobilita', a patto che si agevoli l'uso
modale della bicicletta. Chiediamo inoltre che nella legislatura le Regioni
siano responsabilizzate con obiettivi precisi di riduzione delle emissioni
di CO2 dei trasporti e che, quindi, siano ridefinite le priorita'
infrastrutturali.
4) Sistema produttivo. Il rispetto degli impegni di riduzione dei gas serra
non puo' trasformarsi in crisi dell'industria italiana, che deve essere
invece piu' attenta alle opportunita' create dalla strategia europea,
rinnovando i processi, i prodotti e le politiche di marketing pubblicitario
che influenzano la fiducia dei consumatori nei confronti dei prodotti a
basso consumo ed emissioni, quindi creando nuova occupazione e maggior
sicurezza nei posti di lavoro, cosi' come e' avvenuto in molti Paesi europei
che con piu' decisione hanno puntato sulle energie rinnovabili.
5) Agricoltura. Bisogna finalmente riconoscere il contributo positivo che
l'agricoltura puo' portare alla battaglia contro i mutamenti climatici e si
devono promuovere tutte quelle pratiche agricole ecocompatibili a partire da
quella biologica che oltre a rispettare maggiormente l'ambiente aumentano
l'assorbimento di CO2. L'incontro, utile e necessario, tra agricoltura e
innovazione energetica deve avvenire all'insegna di una valutazione coerente
del bilancio energetico e ambientale di ogni scelta e intervento e nel
rispetto della vocazione non soltanto economica delle attivita' agricole.
Valutando nel modo giusto il contributo che puo' venire dalle azioni
pianificate di forestazione.
6) Mare e fascia costiera. E' necessario attuare e rafforzare le politiche
ambientali per la tutela e la salvaguardia dell'ecosistema marino,
applicando i principi del codice di comportamento Fao, e per una gestione
razionale e durevole delle risorse biologiche, per la tutela e la gestione
della fascia costiera, al fine di contribuire a contrastare i fenomeni che
minacciano i gia' fragili equilibri su cui si basa lo sviluppo sostenibile.
7) Biodiversita'. In considerazione del servizio universale che le aree
naturali rendono al pianeta, e del ruolo fondamentale che la biodiversita'
svolge, anche per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici,
devono essere adottati indirizzi stringenti rivolti ad arrestare al piu'
presto la perdita di biodiversita', tenendo conto del rischio di fallimento
del Countdown 2010. Si devono sostenere e valorizzare le politiche di
sistema, le reti ecologiche ed il paesaggio agrario, anche per combattere la
desertificazione e il dissesto idrogeologico, finanziando adeguatamente le
aree protette quali infrastrutture indispensabili alla conservazione della
biodiversita'. Occorre coinvolgere le comunita' locali e le popolazioni per
far leva sull'inestimabile patrimonio di conoscenze, saperi e relazioni con
l'ambiente naturale, essenziale per la tutela di habitat e specie. E'
necessario promuovere programmi pluriennali per incrementare i territori
protetti e progetti speciali per la salvaguardia di specie a rischio di
estinzione, attraverso la mobilitazione di tutti gli attori interessati,
istituzionali e non, impegnando risorse finanziarie adeguate e strategie
condivise.
8) Salute. L'aumento della temperatura terrestre, che si accompagna
all'intensificarsi di eventi meteorologici estremi, crea anche danni alla
salute delle popolazioni: malnutrizione, aumento della mortalita' specie di
quella infantile, incremento dell'incidenza di malattie infettive e
metaboliche per lo spostamento nelle zone temperate di vettori e di agenti
di malattie infettive e parassitarie e per il peggioramento
dell'inquinamento atmosferico e idrico. L'Oms ha stimato che ogni anno si
registrera' una perdita di 5 milioni di anni di vita in buona salute (Daly)
e un incremento del 3% della mortalita' per ogni grado di aumento della
temperatura terrestre.
9) Solidarieta' e Interdipendenza. Nel mondo globalizzato i cambiamenti
climatici rappresentano un fattore di crisi, ma la lotta per contrastarli
puo' divenire un potente fattore di sviluppo delle politiche di
cooperazione, per accrescere la quota da mettere a disposizione da parte dei
paesi ricchi, per incrementare la sovranita' alimentare e la democrazia
energetica, per realizzare una sostanziale politica di interdipendenza.
*
La Coalizione "In marcia per il clima": Legambiente, Acli, Acli Ambiente -
Anni Verdi, Adoc - Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei
Consumatori, Aiab - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica,
Altreconomia, Ambiente e Lavoro, Amici della Terra, Arci, Arci Servizio
Civile, Arcicaccia/Csaa, Arciragazzi, Associazione Ong Italiane, Auser,
Banca Popolare Etica, Cgil - Confederazione Generale Italiana del Lavoro,
Cia - Confederazione Italiana Agricoltori, Cicma - Comitato Italiano
Contratto Mondiale sull'Acqua, CittadinanzAttiva, Civitas, Coldiretti,
Comitato Italiano Sovranita' Alimentare, Contratto Mondiale per l'Energia,
Ctm - Altromercato, Cts - Centro Turistico Studentesco e Giovanile, Ecologia
e Lavoro, Fai - Fondo per l'Ambiente Italiano, Fairtrade, Federazione
nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Federparchi, Fiab - Federazione
Italiana Amici della Bicicletta, Focsiv - Federazione Organismi Cristiani
Servizio Internazionale Volontario, Forum Ambientalista, Forum Terzo
Settore, Greenpeace, Lav - Lega Antivivisezione, Lega Consumatori, Lega
Pesca, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Lipu - Lega
Italiana Protezione Uccelli, Lunaria, Mce - Movimento di Cooperazione
Educativa, Mdc - Movimento difesa del Cittadino, Medici per l'Ambiente,
Movimento Consumatori, Slow Food Italia, Tavola della Pace, Terre di mezzo,
Uil - Unione Italiana del Lavoro, Uisl - Unione Italiana Sport per Tutti,
Umanisti per l'ambiente, Unione degli Studenti, Vas - Verdi Ambiente e
societa', Wwf.

7. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

8. INCONTRI. IL 27 APRILE A VITERBO
[Da Alessandra Capo (per contatti: capo at arci.it) riceviamo e diffondiamo]

Lunedi' 27 aprile con inizio alle ore 17,30 a Viterbo, nella chiesa di San
Carluccio, si terra' una conferenza sul tema "Sicuri che si tratti di
sicurezza?".
Partecipano Anna Maria Rivera, antropologa e docente dell'Universita' di
Bari; Aldo Morrone, direttore dell'Istituto nazionale per la promozione
della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie
della poverta'; Patrizio Gonnella, dell'associazione Antigone; coordina
Sergio Giovagnoli, presidente Arci Lazio.
L'incontro vuole essere un'occasione di approfondimento sul tema della
"sicurezza" che verra' analizzato nella sua cornice giuridica, nelle sue
implicazioni sociali ed antropologiche, nella produzione di senso e di
cultura.
L'iniziativa e' promossa dall'Arci nell'ambito della rassegna di iniziative
"Resist".

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 802 del 26 aprile 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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