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Coi piedi per terra. 192



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 192 del 22 maggio 2009

In questo numero:
1. Per Aung San Suu Kyi
2. L'associazione "Respirare" esprime gratitudine, solidarieta' ed
apprezzamento agli agricoltori viterbesi impegnati contro il mega-aeroporto
3. Una lettera aperta alle associazioni ed alle istituzioni rappresentative
dei lavoratori delle campagne
4. Una ingenua domandina a quattro assessori regionali
5. Il sindaco vandalico
6. Assemblea permanente No F-35: Il 2 giugno a Novara
7. Sbilanciamoci e Rete italiana per il disarmo: Stop F-35. Parte la
campagna contro i cacciabombardieri
8. Vittorioso in tribunale Michele Boato per la lotta nonviolenta contro
l'antenna nel parco Bissuola a Mestre
9. Marinella Correggia: Pascua Lama
10. Michele Spano' presenta "Settimo non rubare" di Paolo Prodi
11. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

1. EDITORIALE. PER AUNG SAN SUU KYI

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, voce e volto della nonviolenza a
livello internazionale, deve essere liberata.
Dall'intero pianeta ogni persona di volonta' buona, ogni istanza della
societa' civile, ogni istituzione democratica, faccia sentire la sua voce
per la liberazione di Aung San Suu Kyi.

2. SOLIDARIETA'. L'ASSOCIAZIONE "RESPIRARE" ESPRIME GRATITUDINE,
SOLIDARIETA' ED APPREZZAMENTO AGLI AGRICOLTORI VITERBESI IMPEGNATI CONTRO IL
MEGA-AEROPORTO

Esprimiamo gratitudine, solidarieta' ed apprezzamento agli agricoltori
viterbesi che hanno dato vita a un loro comitato spontaneo contro il
mega-aeroporto.
Questi concittadini e lavoratori hanno colto e denunciato la gravita' delle
conseguenze della realizzazione di un mega-aeroporto nell'area archeologica
e termale del Bulicame a Viterbo, e si stanno impegnando per difendere i
diritti di tutti i viterbesi, il nostro territorio e le sue preziose
risorse, l'economia locale, la salute e la dignita' di chi vive e lavora
nella nostra citta' e nella nostra provincia.
Il mega-aeroporto costituirebbe infatti un disastro ambientale, un crimine
sanitario, un danno enorme all'economia viterbese, uno sperpero colossale di
soldi pubblici, una devastazione delle nostre risorse e uno scellerato
attentato alla qualita' della nostra vita.
Il mega-aeroporto a Viterbo e' del tutto illegale: lo proibiscono le leggi
italiane ed europee; lo proibiscono i vigenti strumenti di pianificazione
territoriale ed urbanistica regionali e  comunali e i relativi vincoli di
salvaguardia.
L'associazione "Respirare"
Viterbo, 20 maggio 2009

3. DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA ALLE ASSOCIAZIONI ED ALLE ISTITUZIONI
RAPPRESENTATIVE DEI LAVORATORI DELLE CAMPAGNE

Alcuni agricoltori che hanno le loro case e le loro aziende nell'area che
sarebbe devastata dalla realizzazione di un nocivo e distruttivo
mega-aeroporto a Viterbo si sono costituiti in "comitato spontaneo degli
agricoltori viterbesi" per difendersi da questa grave minaccia.
*
Questi agricoltori hanno del tutto ragione ad opporsi al mega-aeroporto.
La realizzazione del mega-aeroporto infatti devastera' l'agricoltura
viterbese con l'inquinamento che provochera'.
E non solo.
La realizzazione del mega-aeroporto distruggera' l'area archeologica e
termale del Bulicame: un prezioso, insostituibile bene di tutti i viterbesi
e dell'umanita' intera.
La realizzazione del mega-aeroporto provochera' un catastrofico danno alla
salute, alla sicurezza e ai diritti di tutti i viterbesi.
La realizzazione del mega-aeroporto costituira' uno sperpero delittuoso di
ingenti risorse pubbliche per un'opera speculativa, nociva e fuorilegge.
Fuorilegge, si': poiche' la realizzazione del mega-aeroporto viola le
vigenti leggi italiane ed europee e viola altresi' gli strumenti di
pianificazione territoriale ed urbanistica regionali e comunali e i relativi
vincoli di salvaguardia.
*
Facciamo quindi appello a tutte le associazioni e le istituzioni
rappresentative dei lavoratori delle campagne, a livello locale e nazionale,
affinche' sostengano gli agricoltori viterbesi nella loro giusta lotta
contro il mega-aeroporto in difesa dei propri diritti, in difesa della
nostra terra, in difesa della legalita' e del bene comune.
*
Il Comitato che si oppone alla realizzazione del mega-aeroporto a Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute,
dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti
Viterbo, 21 maggio 2009

4. RIFLESSIONE. UNA INGENUA DOMANDINA A QUATTRO ASSESSORI REGIONALI

Vengono a Viterbo quattro assessori regionali.
Parleranno di questo e di quello.
*
Ma noi una cosa vorremmo sapere: cosa ne pensano del mega-aeroporto che
devastera' per sempre l'area archeologica e termale del Bulicame?
Cosa ne pensano del mega-aeroporto che massacrera' l'agricoltura, i beni
ambientali e culturali  e il termalismo, ovvero le fondamentali risorse
economiche del viterbese?
Cosa ne pensano del mega-aeroporto che avvelenera' la popolazione viterbese?
Cosa ne pensano del mega-aeroporto che costituira' uno sperpero abominevole
di pubblico denaro?
Cosa ne pensano del mega-aeroporto che e' del tutto fuorilegge?
Cosa ne pensano del mega-aeroporto che contribuira' ad incrementare
l'effetto serra e il degrado della biosfera?
*
Proprio questa cosa vorremmo sapere, dal momento che fin qui la Regione
Lazio e' stata complice della lobby politico-affaristica di estrema destra
che vuole speculare a danno della nostra terra, a danno della salute e dei
diritti dei viterbesi, a danno del pubblico erario, in totale spregio delle
leggi e della morale.

5. RIFLESSIONE. IL SINDACO VANDALICO

Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto che distrugge l'area
termale di Viterbo, una risorsa naturalistica, terapeutica ed economica
fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio.
Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto che danneggia
l'agricoltura, che e' il cardine dell'economia dell'Alto Lazio.
Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto che devasta la salute, la
sicurezza e la qualita' della vita per gli abitanti di popolosi quartieri
della citta'.
Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto che massacra preziosi ed
insostituibili beni archeologici, ambientali, scientifici e
storico-culturali.
Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto che e' proibito dalle
leggi in vigore e dallo stesso piano regolatore e dai relativi vincoli di
salvaguardia.
Un sindaco che vuole realizzare un mega-aeroporto a danno dei cittadini, del
territorio, del pubblico erario.
Che sindaco e'?
Un sindaco vandalico. Da mandare a casa il prima possibile.

6. INIZIATIVE. ASSEMBLEA PERMANENTE NO F-35: IL 2 GIUGNO A NOVARA
[Dall'Assemblea permanente No F-35 (per contatti: info at nof35.org) riceviamo
e diffondiamo]

L'Assemblea permanente No F-35 ha deciso di spostare la propria
manifestazione dal 30 maggio a martedi' 2 giugno 2009. Tale decisione si e'
resa necessaria per evitare la concomitanza con la mobilitazione dei
migranti contro il G8 e le misure sicuritarie, contro la discriminazione e
la xenofobia, per i diritti e la dignita' di tutte/i.
A questa manifestazione aderiranno molte realta', tra cui la nostra, che
sono ugualmente impegnate contro tutte le guerre, gli armamenti e il
militarismo e potranno cosi' partecipare ad entrambe le mobilitazioni.
Chiediamo pertanto a tutti di rinnovare gentilmente la propria
adesione/presenza a Novara il 2 giugno 2009.
*
L'iter parlamentare per líapprovazione dell'insediamento, a Cameri (Novara),
della fabbrica della morte per l'assemblaggio degli F-35 e' ormai definito.
A partire dal 2010 iniziera' la costruzione del capannone da cui usciranno
delle macchine che verranno consegnate a diversi stati che li utilizzeranno
per bombardare ed uccidere.
Tale impresa industriale-militare viene condotta, con ampio dispendio di
denaro pubblico, dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin in
associazione all'italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica) e
coinvolgera' una serie numerosa di fabbriche di armi e di morte collocate
qua e la' sul nostro territorio. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla
crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande
Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia
condotto a guerre mondiali. Di certo, l'impiego dei nuovi bombardieri nelle
missioni "di pace" produrra' distruzione, morte e  sofferenza.
Di sicuro gli F-35 sono i perfetti strumenti operativi di una sorta di
gendarmeria mondiale in via di perfezionamento: una volta costruiti non
faranno certo la ruggine in qualche hangar italiano o olandese, bensi'
saranno presto adoperati per uccidere e distruggere in svariate guerre, sia
attuali sia future.
Gli F-35 ci costeranno un sacco di soldi: circa 600 milioni di euro per
costruire e attivare la fabbrica di Cameri, circa 13 miliardi di euro (a
rate, fino al 2026) per l'acquisto dei 131 aerei che l'Italia vuole
possedere. Del resto e' stato gia' speso o impegnato quasi un miliardo di
euro. E cio' risulta ancor piu' impressionante se si considera la grave
crisi economica in corso. Nessuno puo' ignorare che, con una spesa di questa
entita', si potrebbero senza alcun dubbio creare ben piu' dei miseri 600
posti di lavoro promessi all'interno dello stabilimento di Cameri. Si
potrebbe altresi' intervenire in vario modo per migliorare le condizioni di
vita di tutti: per esempio ampliando e migliorando la qualita' della spesa
sociale, tutelando davvero territori e citta' (basti pensare agli effetti
del terremoto abruzzese), investendo in fonti energetiche rinnovabili e
ridistribuendo reddito.
E poi vogliono costruire gli F-35 proprio ai confini del parco naturale del
Ticino, che dovrebbe quindi sopportare l'impatto dei collaudi di centinaia e
centinaia di aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative
gravi conseguenze per la salute e la qualita' della vita degli abitanti
della zona, mentre si potrebbe riconvertire il sito militare ad uso civile.
In definitiva, siamo contro gli F-35 perche' ci ostiniamo a pensare che sia
possibile vivere in un altro modo: senza aggredire gli altri popoli, senza
militarizzare il territorio ed i rapporti sociali, operando perche' cessi
davvero la terribile guerra permanente che l'occidente dei ricchi conduce
contro i poveri del nord e del sud del mondo.
Tutti a Novara, quindi, il 2 giugno 2009 per esprimere la nostra opposizione
all'ennesima impresa di morte.
Contro la militarizzazione dei territori, contro le fabbriche della morte,
contro tutte le guerre, per la riconversione dei siti militari ad uso
civile, per un diverso modello economico.
Assemblea permanente No F-35
*
Per adesioni: adesione at nof35.org; per informazioni: info at nof35.org; sito:
www.nof35.org

7. INIZIATIVE. SBILANCIAMOCI E RETE ITALIANA PER IL DISARMO: STOP F-35.
PARTE LA CAMPAGNA CONTRO I CACCIABOMBARDIERI
[Dalla campagna Sbilanciamoci e della Rete Italiana per il Disarmo riceviamo
e diffondiamo il seguente comunicato del 19 maggio 2009]

Si e' tenuta oggi alle 11, presso la Fondazione Basso a Roma, la conferenza
stampa di presentazione della campagna promossa dalla Rete Italiana per il
Disarmo e dalla campagna Sbilanciamoci! per lo stop della partecipazione
italiana alla produzione di 131 cacciabombardieri F-35 che ci costeranno
circa 15 miliardi di euro.
I due portavoce della campagna Massimo Paolicelli della Rete Italiana per il
Disarmo e Giulio Marcon della campagna Sbilanciamoci! hanno presentato gli
obiettivi e le iniziative della campagna, e illustrato i contenuti del
programma di riarmo e delle decisioni del parlamento e del governo italiano.
Massimo Paolicelli, che ha aperto la conferenza, ha spiegato che, con una
velocita' inusuale e sconvolgente, il senato prima e la camera dei deputati
poi, hanno dato l'8 aprile 2009 il via libera al governo per l'acquisto di
131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese
fino al 2026 con una spesa di quasi 15 miliardi di euro.
La conferma che questo progetto, che vede il governo americano come ente
promotore, e' un salto nel buio e' arrivata dal nuovo rapporto del marzo
2009 del Gao (Government Accountability Office) che e' il corrispettivo
della nostra Corte dei Conti. Il Gao e' fortemente scettico sul progetto,
criticando principalmente le pressioni esercitate dal Dipartimento della
Difesa (Dod) e dalle imprese appaltatrici affinche' la fase di sviluppo
dell'aviogetto venga portata a conclusione prima che le piu' importanti
tecnologie divengano mature, iniziando cosi' i test costruttivi dell'aereo
prima che i progetti divengano definitivi e iniziando la fase di produzione
prima che i test in volo dimostrino che l'aereo sia realmente pronto, con il
forte rischio di scoprire eventuali difetti a posteriori, quando correggerli
sara' estremamente complicato e costoso. A conferma di cio' la decisione di
anticipare l'acquisizione del 15% del totale dei velivoli, cioe' 360 aerei,
testando solo il 17% delle capacita' dell'F-35 in volo, per lasciare tutto
il resto alle simulazioni di laboratorio.
Un'ulteriore critica riguarda i costi; nel report viene infatti sottolineato
come si sia passati da una stima iniziale di 51 miliardi a circa 300
miliardi di dollari.
Perplessita' arrivano anche dalla Corte dei Conti olandese, che nel
criticare il forte incremento dei costi del progetto afferma che, da un
lato, e' impossibile calcolare il costo reale di un singolo aereo e
dall'altro, visto l'elevato costo della partecipazione delle aziende
olandesi al programma di sviluppo del Jsf, sarebbe tuttavia piu' economico
l'acquisto diretto.
Secondo il Ministero della Difesa italiano nella struttura industriale si
creeranno circa 600 posti di lavoro (nella fase di picco), piu' una spinta
occupazionale nelle aziende locali e nazionali quantificata in circa 10.000
posti di lavoro. Una cifra esagerata, se si pensa che in Italia l'industria
a produzione militare nel 2008 ha dato occupazione a 26.395 persone. E' piu'
realistica l'ipotesi delle parti sociali che parlano di 200 occupati piu'
altri 800 nell'indotto. In questo settore, bisogna tener presente che alti
sono i profitti dell'industria militare, anche perche' garantiti dai
governi, ma basse sono le ricadute occupazionali in base ai soldi investiti.
In Europa nel settore industriale militare tra il 1993 ed il 2003 sono stati
cancellati 750.000 posti passando da 1.522.000 occupati a 772.000. Se il
nostro Paese investisse la stessa cifra destinata al Jsf nel settore delle
fonti rinnovabili, oltre a diminuire la dipendenza dal petrolio e aumentare
la qualita' della nostra vita, creerebbe dai 116.000 ai 203.000 posti di
lavoro.
Ragion per cui arrivare a parlare poi del Jsf come di una occasione
anticrisi ci sembra esagerato. Infatti per il ritorno occupazionale si parla
di 1/10 rispetto alle previsioni.
La possibilita' di ripensarci ancora c'e' - conclude Paolicelli. La Norvegia
il 30 marzo 2009 ha sospeso fino al 2012 la sua partecipazione al programma
del Jsf. Noi chiediamo al Governo italiano di non procedere con la firma di
un contratto che equivale ad un assegno in bianco.
Giulio Marcon interviene nel dibattito sottolineando l'inutilita' di una
spesa cosi' ingente per degli aerei militari da combattimento e mettendo in
evidenza che 15 miliardi di euro e' molto piu' di quanto il governo abbia
stanziato finora per far fronte alla crisi economica o delle risorse
impegnate per la ricostruzione in Abruzzo.
Con 15 miliardi di euro - conclude Marcon - si possono fare molte altre cose
in alternativa. Ad esempio si possono costruire 5.000 nuovi asili nido,
costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a
progetto la stessa indennita' di disoccupazione dei lavoratori dipendenti,
allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
La campagna chiede al governo di fare una scelta di pace e di solidarieta'
bloccando la prosecuzione del programma e destinando le risorse alla
societa', all'ambiente, al lavoro, alla solidarieta' internazionale.
*
Per ulteriori informazioni: www.sbilanciamoci.org; www.disarmo.org

8. ITALIA. VITTORIOSO IN TRIBUNALE MICHELE BOATO PER LA LOTTA NONVIOLENTA
CONTRO L'ANTENNA NEL PARCO BISSUOLA A MESTRE
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo]

E' durata dalle 13 alle 15 di martedi' 19 maggio 2009 la seconda ed ultima
udienza del processo contro Michele Boato, difeso dall'avvocatessa Maria
Caburazzi, accusato di aver "promosso una manifestazione volta ad impedire
l'installazione di un impianto di telefonia mobile all'interno del parco,
senza averne dato prescritto prevviso al questore".
Sono stati sentiti cinque testimoni dell'accusa (agenti di Ps e un direttore
dei lavori) e quattro della difesa, cittadini appartenenti al Comitato
contro Antenna Selvaggia ed abitanti nei dintorni del parco.
E' emerso anche dalle testimonianze di vari testimoni dell'accusa che si e'
trattato di una risposta immediata e spontanea ad un tentato blitz dei
gestori. Quindi non una manifestazione prevista per quella data dell'8 marzo
2006 e percio' non preavvisabile in alcun modo. E' risultato inoltre
evidente (anche dal dvd che il Pm ha preteso, fuori programma, di far
visionare, e che si e' rivelato un vero boomerang per l'accusa) che Boato
aveva si' un megafono a tracolla, ma si comportava esattamente come altre
decine e decine di persone: stazionava nel parco, discutendo a piccoli
gruppi, per impedire ai due camion di portare l'antenna nel sito. Finche'
alle 10,30 i camion se ne sono andati.
La sentenza e' stata accolta da un fragoroso applauso delle persone che
gremivano l'aula.
*
Per contattare Michele Boato: micheleboato at tin.it

9. MONDO. MARINELLA CORREGGIA: PASCUA LAMA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 maggio 2009 col titolo "L'oro o
l'acqua delle Ande"]

Anche i capitalisti piu' "fossili" - quelli che si dedicano in prima persona
all'economia estrattiva, attivita' assolutamente non rinnovabile - hanno una
"mission". Quella del colosso aurifero canadese Barrick Gold e', leggiamo
dal suo sito - "essere la migliore compagnia mineraria nel settore dell'oro
trovando, acquisendo e sviluppando riserve di qualita' in un modo sicuro,
profittevole e socialmente responsabile". Un concentrato di ossimori. Giorni
fa la compagnia ha annunciato di disporre dei permessi necessari per
iniziare la costruzione della miniera d'oro e argento di Pascua Lama.
L'attivita' estrattiva inizierebbe nel 2013; 15 milioni di tonnellate di
minerale estratto ogni anno; cinquemila posti di lavoro nella costruzione,
1.500 nell'attivita' successiva, 4.000 stimati nell'indotto (numeri della
compagnia).
Pascua Lama si trova sulle Ande, a 4.000 metri, alla frontiera fra Cile e
Argentina. I governi dei due paesi hanno accordato le autorizzazioni
ambientali rispettivamente nel 2006 e 2007; ma e' di poche settimane fa
l'accordo sul meccanismo di tassazione. Il ministro delle miniere cileno
Santiago Gonzalez ha sottolineato che sarebbe questo il primo progetto
binazionale (75% in Cile, 25% in Argentina) al mondo. Ci sfugge il valore di
questo primato, che oltretutto affiderebbe il controllo di una frontiera a
una compagnia privata multinazionale.
L'annuncio del via ha ricatalizzato gli attivisti e le comunita' interessate
dei due paesi. Da tempo denunciano le varie irregolarita' che hanno portato
alla concessione delle autorizzazioni, accusano la compagnia di "comprare le
coscienze" dividendo le comunita', chiedono una moratoria sulle attivita'
estrattive. Non si contano negli anni le manifestazioni, gli appelli e i
ricorsi (un lungo elenco appare sul sito del "Centro di documentazione dei
conflitti ambientali", www.cdca.it) realizzati dalla Coalizione
argentino-cilena di cittadini e istituzioni per il no alle miniere di Pascua
Lama e Veladero, dalla Comunita' degli abitanti della Valle del Huasco, dal
Movimento cittadino anti-Pascua Lama e da altri. Come riferisce l'agenzia di
stampa internazionale "Inter Press Service", il 13 giugno a Vallenar
(Atacama) si svolgera' una Marcia per la vita.
L'impatto della miniera sarebbe devastante per i tre ghiacciai cileni (Toro
I, Toro II e Esperanza) che la compagnia aveva proposto di rimuovere (!), e
per le fonti d'acqua necessarie a 70.000 piccoli agricoltori nella Valle di
Huasco in Cile. Gia' l'espansione del settore minerario privato ha fatto
precipitare il nord del Cile in una crisi idrica senza speranza. La miniera
di Pascua Lama modificherebbe l'assetto idrologico riducendo di molto la
portata dei corsi d'acqua. Giurano, compagnia e governi, che l'estrazione
avverra' senza rimuovere i ghiacciai; di fatto sono bastati anni di
prospezione ed esplorazione per farli ritirare, secondo la Direzione
generale delle acque cilena.
Tantissima acqua sarebbe poi richiesta dalle operazioni estrattive, cosi' e'
prevista la creazione di lagune artificiali che devierebbero corsi d'acqua.
Inoltre la circolazione, l'uso e i problemi di smaltimento di ingenti
quantita' di cianuro di sodio in prossimita' di corsi d'acqua che scendono a
valle, inquinerebbe irrimediabilmente le falde acquifere, i corsi d'acqua ed
i terreni.
Per gli attivisti la valutazione ambientale non ha mai riguardato il
progetto nel suo insieme. Cosa ammessa anche dal ministro dell'Ambiente
cileno, Ana Lya Uriarte, la quale ha detto che occorrera' un monitoraggio
giornaliero, anzi orario. Cosa facilissima!

10. LIBRI. MICHELE SPANO' PRESENTA "SETTIMO NON RUBARE" DI PAOLO PRODI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 maggio 2009 col titolo "Il potere in
nome del regno e della gloria. Rapine d'occidente" e il sommario "Agli
albori della modernita', il precetto 'non rubare' diventa la legge sovrana
per regolare i rapporti mercantili e per definire il punto di equilibrio
nella fitta trama delle relazioni tra Chiesa, Stato e mercato. Un sentiero
di lettura sulla formazione del diritto proprietario e della sua crisi nel
neoliberismo a partire da un saggio di Paolo Prodi per Il Mulino]

Per leggere la crisi che stiamo vivendo non tutti i mezzi si equivalgono. Ma
certamente - in ossequio a una massima genealogica che rasenta la
banalita' - per capire dove siamo puo' esser di qualche utilita' capire come
ci siamo arrivati. Nell'affollarsi di ricette e di analisi circa l'ultima
performance del capitalismo globale quel che forse ancora mancava era uno
scavo archeologico che permettesse di capire come e secondo quali
traiettorie della storia cio' che chiamiamo neoliberismo sia potuto
diventare il contesto, pratico e concettuale, entro cui ci muoviamo. La
storia, laddove sia intesa come archeologia, recupera del passato quelle
scene o quelle linee di sviluppo che danno sensatezza alla nostra attualita'
e, nella migliore delle ipotesi, offrono anche strumenti per prendere, qui e
ora, posizione in e contro essa. L'ultimo volume di Paolo Prodi - Settimo
non rubare. Furto e mercato nella storia dell'Occidente (il Mulino, pp. 396,
euro 29) - e' un eccellente ausilio in questa direzione. Si tratta della
terza e conclusiva tappa del grande progetto che Prodi ha organizzato
attorno al concetto di forum: un monumentale racconto della storia
occidentale a partire dalle diverse declinazioni, concettuali, istituzionali
e pratiche, che questa nozione e' stata capace di esibire lungo il corso di
una storia secolare. Se il primo volume, del 1992 e recentemente "glossato"
da Giorgio Agamben, era dedicato al foro politico come luogo del giuramento
e matrice della genealogia della societa' giurata; il secondo - del 2000 -
era consacrato alla giustizia e alla vicenda che dal pluralismo dei fori -
tipico dell'esperienza giuridica europea medievale - ha condotto allo
stabilizzarsi della dialettica tra foro interno e foro esterno, diritto
positivo e coscienza.
I protagonisti del racconto di Prodi, si potrebbe riassumere, erano stati
fino ad ora due: lo Stato e la Chiesa. Proprio quest'ultimo volume introduce
un terzo attore e complica quella dialettica binaria che, secondo Prodi,
costituirebbe la specialissima marca della storia occidentale. La terza
nozione di foro e' quella di mercato: il luogo entro cui si determina il
valore delle cose.
*
Il soffio del dominio
La campitura entro cui Prodi inserisce la sua ricerca sul mercato e' assai
ampia: niente di meno che una indagine circa la genesi dell'assetto
costituzionale dell'Occidente. E tuttavia, l'apparente enormita' del compito
e' costretta in una rete metodologica a maglie strette, che, intrecciando
visione telescopica e microscopica, raggiunge obiettivi metodologici e
critici cospicui. Da un lato c'e' l'assunto "macrostorico" che sostiene
l'indagine di Prodi: nulla si capirebbe della storia del mercato in
Occidente senza fare i conti con la rivoluzione papale.
La riforma gregoriana e' la matrice genealogica di quel principio dialettico
che vede politica e religione confrontate in un esausto e sempre fallito
tentativo di appropriarsi in forma esclusiva del monopolio del potere. Una
dialettica che, secondo Prodi, ritmerebbe la vicenda occidentale come la sua
speciale sistole-diastole. E di questo cuore, il mercato sarebbe il
"soffio": capace di collocarsi nell'interstizio della dialettica tra
politico e religioso, l'economico mantiene la sua autonomia concettuale e
pratica in un pericoloso gioco di negoziazione con gli altri due invadenti
poteri. E' una partita che, pur originata da mutamenti significativi come la
deterritorializzazione della proprieta', si gioca anche e soprattutto in
virtu' di una egemonia concettuale che circola tra tre domini - sacrale,
politico ed economico - segnati da instabile equilibrio. Ma alla premessa
maggiore, Prodi accompagna quello che e' poi il filo rosso del libro:
un'attenzione, "microstorica" per quel che lo consente lo stesso piano di
consistenza metodologico del suo progetto, rivolta alla nozione di furto.
Vagliando criticamente il contributo di discipline come l'antropologia e la
sociologia economica, da un lato, ed enfatizzando quello della storia del
diritto, dall'altro, Prodi concentra la sua attenzione sulla
concettualizzazione e sulle trasformazioni della nozione di furto, intesa
quale "lesione delle regole del mercato". E' questo il modo, obliquo, nuovo
e percio' tanto piu' interessante, per confrontarsi con alcune delle scene
influenti delle interpretazioni storiche del capitalismo: Max Weber, da un
lato, ma anche Karl Polanyi e Louis Dumont. Facendo perno sul precetto "non
rubare", Prodi costruisce una indagine che, ricostruendo i rapporti tra
cristianesimo ed economia in modo - lo si sara' capito - sufficientemente
emancipato dalle volgarizzazioni dello "spirito del capitalismo", ambisce a
ridurre l'enfasi che la storiografia ha posto sul concetto di usura e,
insieme, a mostrare come il furto sia stato un vero operatore concettuale
della modernita', capace di accogliere e sopportare un mutamento decisivo
che, da indicatore di un tratto quasi antropologico - l'appropriazione di un
bene d'altri -, lo trasforma in quello speciale atto di violazione di regole
collettive che informano lo spazio di quel peculiarissimo forum che e' il
mercato.
*
L'officina del diritto
Incrociate queste due coordinate di metodo, il lavoro di Prodi le mette al
lavoro su di un amplissimo arco temporale. Il primo segmento della ricerca,
muovendo dalla rivoluzione papale, indica un doppio e parallelo emanciparsi
del potere politico e di quello economico dai beni immobiliari e dalla
centralita' del territorio, che dara' luogo a una vera e propria rivoluzione
commerciale. A questa emergenza di una ricchezza immateriale, la Chiesa
dara' il suo decisivo contributo di legittimazione attraverso la produzione
teorica e le pratiche degli ordini mendicanti. Il nuovo concetto di
ricchezza, di cui e' portatore la figura del mercante, distinta da quella
dell'usuraio, produce una sovversione di molte antiche dicotomie, mettendo
sotto cauzione antichi primati: all'accumulazione si sostituisce la
circolazione, alla proprieta' nuove e diverse forme di uso, la stessa
nozione di "bene comune" si libera del suo stigma aristotelico per
risolversi in un tentativo di composizione di interessi diversi, pubblici e
privati.
Queste trasformazioni trovano paralleli e continui riscontri nell'officina
del diritto: l'impossibilita' di inserire i nova negotia nelle anguste
griglie giuridiche del Corpus, spinge a inventare nuovi tipi di contratto e
condurra' - oltre alla pratica di un diritto mercantile esistente gia' a
partire dal XII secolo e il cui consolidarsi in ordinamento e' ancora
oggetto di controversia - all'allestimento di una teoria generale del
contratto.
*
Nel nome della Chiesa
Ma e' probabilmente la Chiesa a giocare un ruolo cruciale nella nascita del
mercato come foro autonomo: le teorie del giusto prezzo perdono ogni
ancoraggio soggettivo per acquistarne uno oggettivamente determinato sul
mercato. Quest'ultimo viene a configurarsi come un soggetto collettivo
dotato di regole, la cui violazione si va delineando come uno speciale
peccato. La tassazione e il debito pubblico segnano i limiti dei rapporti
tra il mercato, da un lato, e Chiese e Stato, dall'altro. La moneta e
l'assicurazione ne complicano i domini, tanto nei termini delle competenze,
quanto in quelli, piu' spinosi, della comprensione morale. E qui si apre il
grande capitolo del credito, della distinzione di questo dall'usura e del
ruolo che la Chiesa avrebbe giocato in un discrimine che si rivelera' poi
esiziale per lo sviluppo del capitalismo moderno. E' impresa ardua ridurre
in poche battute il complesso dibattito ricostruito da Prodi: basti dire che
la condanna teologica dell'usura doveva necessariamente confrontarsi con la
necessita' civile del credito. Una soluzione sara' il progressivo ridursi
del campo "referenziale" dell'usura, che finira' per venire a coincidere con
il solo contratto di mutuo. Nella progressiva distinzione della logica
usuraria da quella contrattuale, il peccato si definisce prima come
violazione di un patto umano e infine come lesione del bene comune.
Per leggere questo complesso di mutamenti, Prodi sceglie di privilegiare la
storia delle trasformazioni del concetto di furto. Se, a partire dal 1215,
la confessione diviene obbligatoria, il suo schema di riferimento non
saranno piu' i sette peccati capitali quanto i precetti del decalogo. Il
settimo comandamento - "non rubare" - si candida a diventare il cuore
normativo della rivoluzione commerciale: punito dalla giurisdizione penale e
nuovamente moralizzato come lesione delle regole del mercato e della sua
propria giustizia.
*
Al cuore della norma
Il furto, secondo Prodi, e' il concetto che insieme assorbe ed esibisce i
mutamenti strutturali che condurranno l'Occidente alla modernita'.
Descrivere questo itinerario di trasformazione equivale percio', in una
simile prospettiva, a indicare anche le risorse di senso in grado di
spiegare da dove origina la crisi di oggi. In una rete di passaggi che
conduce dall'inserimento del furto nei manuali dei confessori allo sviluppo
di un genere a se' stante quale quello dei trattati de contractibus, il
contratto accampa come istituto centrale del mercato, capace di definire
anche i confini, singolarmente estesi, di una societa' nuova. Le tre facce
del furto sono indagate da Prodi con acribia e rispondono ciascuna
dell'elaborazione teorica e della esperienza pratica di ciascuno dei tre
poteri. Da un lato, c'e' il lavorio delle Chiese e la fissazione dell'idea
di furto come peccato; dall'altro, l'elaborazione "autonoma" dei soggetti
del mercato, che, elaborando una vera e propria etica degli affari, giungono
a una comprensione etica del furto come colpa; infine, c'e' l'elaborazione
statuale e del diritto positivo, che fa del furto un reato. Ovviamente non
si tratta di un decorso tutto diacronico e men che meno teleologicamente
determinato. Al contrario, l'abilita' di Prodi sta proprio nel mostrare la
sincronicita' dell'elaborazione di problemi uguali con strumenti diversi e
il movimento dialettico tra questi diversi punti di vista - con le loro
robuste ricadute normative, morali, pratiche e istituzionali - nel dare
corpo alla modernita' occidentale.
Il libro si chiude con un capitolo importante, in cui l'indagine
archeologica fin li' sviluppata, viene giocata da Prodi in chiave
proiettiva, provando a dare conto dell'attualita' attraverso le sue
risultanze. Globalizzazione, crisi delle forme giuridico-politiche moderne,
svolta finanziaria dell'economia: l'impressione e' che la dialettica che
aveva mantenuto "in stato" l'Occidente moderno sia saltata. L'ipotesi
adombrata da Prodi e' che per venire a capo della crisi, la risposta - da
lui rintracciata in certa dottrina sociale della Chiesa cattolica - sia
rivitalizzare quella virtuosa dialettica tra poteri, che aveva avuto nel
comune e diverso riferimento al settimo comandamento un sigillo e una
garanzia di armonioso sviluppo e dell'individuo e del mercato.
L'enorme valore del lavoro di scavo storico compiuto da Paolo Prodi sta
nella possibilita' di trarne diverse conclusioni. Il confronto con la
genealogia del liberismo allestita da Michel Foucault, pur presente, e'
assai poco sviluppato nel libro, e tuttavia e' lecito supporre che
incrociando il lavoro di Prodi con il corso foucaultiano su Nascita della
biopolitica e questi con il lavoro agambeniano sul Regno e la Gloria, il
guadagno teorico possa essere maggiore. Qualcosa manca in Prodi: sono gli
effetti di soggettivazione del capitalismo. Qualcosa manca in Prodi e
Foucault: sono le storie dei rapporti tra capitale e mondo non occidentale.
Storici postcoloniali - si veda il recente volume di Ritu Birla, Stages of
Capital, appena pubblicato da Duke - e antropologi allevati alla filosofia
di Foucault come Aihwa Ong, ci offrono strumenti per pensare oggi il
neoliberismo non solo come la perversione di una storia tutto sommato
nobile, eventuale serbatoio di risposte per un presente zeppo di domande, ma
come una specifica tecnica di governo, in cui, se, ancora una volta,
diritto, economia, politica e religione si intrecciano, lo fanno in modi
nuovi. Nuovi dovranno essere anche i modi per confrontarvisi.

11. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO
DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della
salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 192 del 22 maggio 2009

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