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Voci e volti della nonviolenza. 336



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento settimanale del martedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 336 del 26 maggio 2009

In questo numero:
1. In memoria e d'occasione
2. Agli amici suoi di Bolzano
3. Del nuovo mondo l'imperatore (un falso sonetto)
4. In memoria di Aldo Capitini, nel XXXIV anniversario della scomparsa
5 A Erasmo da Rotterdam, nell'anniversario della nascita
6 Viaggiando in treno
7. La Firenze di Giorgio La Pira
8. Ballata in memoria di Dorothy Day, approssimandosi il CV anniversario
della nascita e il XXII anniversario della scomparsa
9. Ancora per Dorothy Day nel CV anniversario della nascita, un falso
sonetto caudato
10. Nell'anniversario della notte dei cristalli
11. Tra il settembre e il novembre del '38
12. Sette commenti a Vinoba nel XX anniversario della scomparsa
13. In epigrafe a "Le rampogne di Brontolo: contro la tintura dei capelli"
14. Un sonetto improvvisato durante la commemorazione di Vinoba a Viterbo il
15 novembre 2002
15. Una preghiera a padre Angelo Cavagna, giunto al ventesimo giorno di
digiuno per una finanziaria di pace e la difesa popolare nonviolenta
16. Nell'anniversario della morte di Leone Tolstoj
17. Rileggendo Pippo Fava
18. Lungo il cammino
19. Della nonviolenza in cammino
20. Agli imprigionati per la pace
21. Epistola a Giovanni Benzoni in occasione del secondo salone
dell'editoria di pace che si tiene in Venezia dal 6 all'8 dicembre 2002
22. Per Ivan Illich
23. Ai cari amici della Rete Lilliput riuniti in questi giorni a Vico
Equense
24. Ai partecipanti al seminario della Tavola della pace del 7 dicembre 2002
25. Tre quartine sul concetto di coscienza
26. Un'improvvisazione prosodica

1. EDITORIALE. IN MEMORIA E D'OCCASIONE

Riportiamo qui di seguito alcuni testi in versi apparsi sul nostro
notiziario tra l'ottobre e il dicembre 2002, tutti a firma di Benito
D'Ippolito.

2. AGLI AMICI SUOI DI BOLZANO

Cosi' alla fine a questo si riduce
tutto il dilemma del mondo:
se preferibile sia una vittoria
che reca cataste di morti
e le anime e gli occhi offuscati per sempre
o la pace, nutrice dei popoli
e delle nostre magre gioie e luminose
madre feconda e condizione necessaria.

3. DEL NUOVO MONDO L'IMPERATORE (UN FALSO SONETTO)
[Al nostro amico e collaboratore Benito D'Ippolito, misantropo e secentista,
viene da scrivere cosi', con cupo calcolo strappando i metri e i ritmi. Con
cupo calcolo strappano altri le membra e le vite a vittime innocenti]

Del nuovo mondo l'imperatore
srotola all'etere un nuovo proclama:
troppo sfidaste il nostro furore
e arrosserete la nostra lama.

Questa e' la legge nostra novella
che sul terraqueo orbe mia corte
niuna mai osi esser gente rubella
al nostro cenno, o che s'abbia la morte.

E dispiegavano al vento i vessilli
aquile ai rostri di ferro e di fiamma,
si corrispondono i rombi agli squilli

rompe in cruore la caccia alla damma
che grida forte gli ultimi strilli:
cupa visione dell'antitetragramma.

4. IN MEMORIA DI ALDO CAPITINI, NEL XXXIV ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

In fervido silenzio alleluiando
moveva in fiera ascesi e in soave ascesa
la' verso Assisi di Perugia andando
lieve viandante a niun recando offesa.

Diceva la sua nascita esser quando
diceva un tu, e che l'anima in attesa
gia' si tendeva inver l'altrui dimando
tutta gioiosa, a comunione intesa.

Dell'umanita' intera era fratello,
dei morti e dei viventi la vitale
sentiva compresenza, e il buono e il bello

sapeva essere nel dir corale
e nel corale agire, impegno e appello
che costruisce il bene e vince il male.

5. A ERASMO DA ROTTERDAM, NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA

Nel secolo che uccidere era il primo
mestiere, un uomo sorse, fiero e fermo
a dire no alla guerra, e in tanto limo
di concave retoriche, il suo sermo

fu chiaro e saldo: no alla guerra, fimo
dei vizi tutti e divorator vermo,
fomento a tutti i vizi e manto opimo
sol di carnefici e ai malvagi schermo.

Ah, Desiderio Erasmo, la parola
che fu piu' tua, il motto no alla guerra
ancora e' nostra, ancora in alto vola

chiama a raccolta ovunque sulla terra
chi no alla guerra dice, e fa che fola
la pace non sia piu', ma man che afferra.

6. VIAGGIANDO IN TRENO

Un ragazzino in canottiera nera
e sulla canottiera una scritta
che non riesco a leggere, e una croce
celtica.

E' biondo, roseo, ha gli occhiali
lo sguardo da miope, gentili
i lineamenti del volto.

Lo guardo e mi chiedo se sa
che quella maglietta che indossa mi dice
che mi destinerebbe ai forni ancora.

Suadente la voce che risuona
dall'alto per tutto il vagone
(voce da commesso di grandi magazzini)
ci avverte della prossima fermata.

7. LA FIRENZE DI GIORGIO LA PIRA
[... il cui interminabile titolo completo e': "Sonetto in omaggio alla
Firenze di La Pira scritto nell'occasione del XXV anniversario della
scomparsa del sindaco costruttore di pace. Con un verso fuori rima che
segnala il cuore e il fulcro di esso sonetto"]

C'e' una Firenze di Giorgio La Pira
citta' benigna, forte costruttrice
di pace e di dialogo, che aspira
a unire in un concento d'ogni altrice

cultura tutte le voci, e la lira
appende ai salici quando non lice
cantare perche' gente illira o assira
e' vittima di guerra, ria matrice

di strazio e lutto all'umanita' intera.
Questa Firenze di La Pira e' un dono,
citta' ospitale per l'afflitto, e austera

nell'opposizion netta e intransigente
alla violenza, all'oppressione nera,
citta' di pace fiera ed accogliente.

8. BALLATA IN MEMORIA DI DOROTHY DAY, APPROSSIMANDOSI IL CV ANNIVERSARIO
DELLA NASCITA E IL XXII ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

Dorothy Day, persona amica
all'oppressione si ribello'
conobbe il carcere e la fatica
ma alla sua lotta non rinuncio'.

Dorothy Day, persona viva
con chi soffriva fu solidale
alla menzogna non fu mai corriva
e mai si arrese dinanzi al male.

Dorothy Day, nostra sorella
fu religiosa e fu libertaria
a questo mondo la cosa piu' bella
e' condivider la sorte dei paria.

Dorothy Day, nostra compagna
tanto era dolce quanto era forte
non ammetteva la fuga o la lagna
e combatteva il male e la morte.

Dorothy Day, acuta coscienza
tenace agire, sguardo profondo:
fu la sua scelta la nonviolenza
per rovesciare e per salvare il mondo.

9. ANCORA PER DOROTHY DAY NEL CV ANNIVERSARIO DELLA NASCITA, UN FALSO
SONETTO CAUDATO

"Sentir tudo de todas as maneiras"
(Fernando Pessoa)

Si puo' essere anarchici e cattolici
la gioia condividere e il dolore
si puo' essere concreti e anche simbolici
si puo' esser tutto insieme, se ne hai il cuore.

Si puo' esser libertari ed apostolici
condividere le tenebre e le aurore
si puo' essere inurbati e ancor bucolici
si puo' esser tutti insieme, se hai l'amore.

Condividere la fame, e lo spauro,
nella notte greve e gelida il giaciglio,
la prigione condividere e l'oscuro

faticare per un sorso di vermiglio
poco vino e per un tozzo di pan duro:
esser fuoco che divampa, ed albo giglio

che non ve n'e' il simiglio:
compagna degli oppressi, seguace all'agnus dei
"di Dio il dono" Dorotea Day.

10. NELL'ANNIVERSARIO DELLA NOTTE DEI CRISTALLI

Nella notte tra il nove ed il dieci novembre
dell'anno millenovecentotrentotto, nella Germania
che fu di Goethe e di Heine, di Hegel e di Beethoven
caduta in pugno alla ciurma hitleriana
fu scatenata la strage che reca
questo nome orribile di notte dei cristalli.

E tu che leggi queste spente righe
fermati a considerare
e accendi una lampada ancora
a fare luce, a far memoria delle vittime,
a tener sveglia l'umanita' sempre.

11. TRA IL SETTEMBRE E IL NOVEMBRE DEL '38

Tra il settembre e il novembre del '38 la barbarie
razzista fu eretta a legge in Italia
dall'infame regime fascista e con l'avallo
di scienziati, ma non sapienti,
che la parte di loro oltracotata
al servizio del male miseri misero.

Oggi che su quell'orrore si pretende
l'oblio, e che nuove leggi razziste
deturpano il nostro paese e la vita di tutti minacciano,
ricordati tu di quell'infamia, e ricorda
le vittime di allora e di oggi, e chi allora
disse di no, e oggi.

Tra esse vittime, tra essi resistenti,
anche la tua tenda decidi di piantare.

12. SETTE COMMENTI A VINOBA NEL XX ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

"Vinoba e' un fuoco che brucia e una lampada accesa"
(Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, Jaca Book, Milano 1980,
p. 212)

I. Disse Vinoba: "Quando parla un re si muovono gli eserciti. Quando parla
un fakir si muove soltanto la sua barba" (in Shriman Narayan, Vinoba,
Cittadella, Assisi 1974, p. 267).

Felice colui la cui parola
solo muove una barba, felice
colui la cui parola e' solo balsamo
ed agli eserciti tutti si oppone.

*

II. Disse Vinoba: "In democrazia la pistola e' stata sostituita dal voto"
(in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 163).

Lo sciopero e il voto, diceva il priore
di Barbiana; e per stringere ancora:
l'esempio, e null'altro.

*

III. Disse Vinoba: "si deve agire: 1) civilmente, cioe' entro i limiti che
ci si e' posti; 2) in una forma ordinata, non ammettendo alcuna infrazione
di disciplina da alcuna parte; 3) apertamente, cioe' senza nascondere nulla
e senza alcuna simulazione o inganno; 4) con fermezza, presentando le
proprie richieste minime in relazione alla questione controversa e non
cedendo finche' non sono state soddisfatte. Qualunque punizione venga
inferta per una tale infrazione all'ordinamento giuridico dovrebbe venire
subita con animo lieto e senza alcun sentimento di odio. Una formazione di
questo tipo dovrebbe entrare nel cuore della gente e a questo fine dovrebbe
trovare un posto stabile nella pedagogia e nei codici etici della nazione"
(in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 115; ed anche in Lanza del Vasto,
Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, Jaca Book, Milano 1980, p. 218).

La scienza dell'attaccamento alla verita'
(ma anche: del contatto con l'essere,
dell'adesione al buono che e' vero, la forza
dell'amore) questo richiede, e non altro:
responsabilita'
il rispondere al volto muto e sofferente
dell'altro, il rispondere della sofferenza
altrui, che diviene la tua:
il sentire che tutti siamo uno
(che una e' la carne, diceva Danilo).

*

IV. Disse Vinoba: "Sto cercando di camminare sulle orme del Budda e di
Cristo. Voglio soltanto che il fiume di compassione - oggi asciutto - torni
a scorrere" (in Shriman Narayan, Vinoba, cit., p. 222).

Lo appresi da Sancho, ed ero ancora giovane:
la misericordia e' quella giustizia
che invera la giustizia
ed oltre la giustizia apre una via
e lungo questa via si puo' salvare il mondo.

*

V. Disse Vinoba: "Che cosa e' il satyagraha? Senza rimanere scossi da
piacere e dolore cerchiamo di portare alla luce cio' che vi e' di buono
nell'avversario. Questo e' il senso di cercare il buono in ogni essere
umano, questa e' la base del satyagraha. Tutti i programmi di dono sono
basati su questa fede. L'intero programma del sarvodaya (elevazione di
tutti) e' basato sul vedere il buono in ogni essere umano (Vinoba, Gandhi.
La via del maestro, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Mi) 1991, p. 36).

In ogni essere umano la favilla
ancora arde dell'umanita'
la nostra lotta e' questo riscattare
l'umanita' di tutti, ed in ognuno.

*

VI. Disse Vinoba: "Gandhiji ha spiegato la differenza tra 'resistenza
passiva' e satyagraha nei termini seguenti: 1) l'amore non ha posto nella
resistenza passiva. La malevolenza non ha posto nel satyagraha. 2) La
resistenza passiva sovente precede la resistenza armata. Il satyagraha
preclude la resistenza armata. 3) Non si puo' opporre resistenza passiva ai
propri amici e parenti. Si puo' rivolgere il satyagraha anche verso chi si
ama. 4) L'idea soggiacente alla resistenza passiva e' di preoccupare e
mettere in imbarazzo l'avversario. Il satyagraha preclude idee di questo
genere" (Vinoba, Gandhi. La via del maestro, cit., pp. 60-61)

La nonviolenza e' attiva
e' lotta e contemplazione a un tempo
e' riconoscimento e suscitamento del conflitto, e via
a piu' alte e fraterne e sororali
contraddizioni, a piu' profondi
sororali e fraterni incontri.

*

VII. Disse Vinoba: "Se verro' a sapere che un uomo ha dato cedendo alla
minaccia o a qualche altra costrizione, gli rendero' subito cio' che e' suo"
(in Lanza del Vasto, Vinoba o il nuovo pellegrinaggio, cit., p. 102).

Il dono vince la violenza
la generosita' sconfigge la paura.
Lo vedi da te, la nostra lotta
convincere vuole, che e' vincere insieme.

13. IN EPIGRAFE A "LE RAMPOGNE DI BRONTOLO: CONTRO LA TINTURA DEI CAPELLI"

"Ah, che tristezza esser quelli che siamo,
gli antichi archivisti fin dai tempi di Adamo"
(Ireneo Funes, Opera omnia, Suppl. I, 1890)

14. UN SONETTO IMPROVVISATO DURANTE LA COMMEMORAZIONE DI VINOBA A VITERBO IL
15 NOVEMBRE 2002

Tre cose di Vinoba reco incise
- un motto, un movimento, una campagna -
nel cuore, e voglio che mi sian divise
stemma e cartiglio, antiche qual montagna.

Vittoria al mondo, il motto che conquise
ingenti masse a lottar senza lagna
perche' sia pace a tutti in chiare guise;
tirandoli su' per la cuticagna

il movimento per l'elevazione
di tutti, amore che ogni cosa ingloba;
e il dono della terra, forte azione.

Lo sguardo limpido, la vita proba
il camminar persona in comunione:
l'eredita' feconda di Vinoba.

15. UNA PREGHIERA A PADRE ANGELO CAVAGNA, GIUNTO AL VENTESIMO GIORNO DI
DIGIUNO PER UNA FINANZIARIA DI PACE E LA DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA
[... in forma di sonetto caudato con un verso dantesco in chiusa (e il verso
e' quello di Par. XIV, 33, con una minima modifica e che Dante ci perdoni)]

Si', angelo vuol dire messaggero
e Angelo Cavagna da molti anni
e' annunziatore e costruttore fiero
e mite di giustizia e pace. Sganni

la sua testimonianza chi del nero
mortifero potere gli empi inganni
subisce ancora; e sveli il nudo vero:
la guerra reca solo morte e affanni

all'umanita' intera, e avere armi
e' gia' la guerra, e' gia' preparar stragi.
Dei laudatori della morte i carmi

nessuno ascolti, e gli atti dei malvagi
contrasti ognuno. Solo se disarmi
l'umanita' la salvi dai naufragi.

Accogli i miei suffragi
ed interrompi, Angelo, il digiuno
"ch'ad ogni merto sara' giusto muno".

16. NELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI LEONE TOLSTOJ

Con quell'aspetto fiero di leone
nell'animo il tormento dell'asceta
che si vuol Lazzaro e si sa Epulone
in lotta contro se', la dura pieta

con fermo sostenendo di profeta
cuore, e con sguardo senza remissione,
e voce alta e fonda di poeta,
di Astapovo arriva alla stazione

un vecchio. Gia' la morte lo sogguarda
e aspetta che si spenga la coscienza
per trarselo nel nulla la beffarda

nera signora, ma nella sua essenza
vive Leone ancora e sempre arda
di luce il suo messaggio: nonviolenza.

17. RILEGGENDO PIPPO FAVA

E' una frase retorica bella
e trita e bugiarda, la frase che dice
che quando muore una persona buona
cento altri sorgono a prendere il suo posto.

Quegli occhi che videro la luce
sono spenti per sempre.
Quelle mani, quella voce, per sempre
ridotte a nulla.
Quell'inesausta voglia di vivere
divorata per sempre dall'orco.

Restano le opere, frutto dei giorni
e dell'orgoglio di essere vivi.
Restano queste parole che adesso rileggo
e che prolungano la lotta di un giusto.

Quel che non muore e' solo quel che lasci,
quello che agli altri doni,
la decisione presa, una volta per sempre.

18. LUNGO IL CAMMINO

Per narcisismo o per disperazione
si lotta un giorno o forse per dieci anni
ma quella lotta non arriva all'orlo
del pozzo e non ne trae l'acqua per tutti.

Spinti dall'ira e spinti dallo studio
molte gesta si compiono, le grandi
gesta si compiono, ma non si apre
via alla salvezza, di tutti, per tutti.

Altro bisogna, e quell'altro e' l'amore
che scava pozzi e costruisce strade
alla sete, all'andare di tutti
verso quel luogo che e' il luogo ove tutti
abbiano il loro luogo, e il buon cammino
e il sorso d'acqua e la gioia dell'ombra.

19. DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Le cose difficili diventano facili.
La strada lunghissima, a ogni passo
diventa piu' corta. Tu
migliori ogni volta che fai la cosa giusta.

La nonviolenza e' questo cammino.
Che invece di stancarti ti fortifica.

20. AGLI IMPRIGIONATI PER LA PACE, NELLA GIORNATA IN CUI SI RENDE LORO ONORE

Fedeli alla coscienza, salvatori
del mondo che l'orrore della guerra
minaccia, nella cella che li serra
stanno sereni e forti gli obiettori

imprigionati perche' costruttori
di pace e di giustizia, e sulla terra
sono i piu' liberi perche' non erra
chi ha dato piu' che incensi e piu' che ori

in dono splendido alle genti tutte:
se stesso ha dato, ed un esempio forte;
li' tra le sbarre, le pupille asciutte,

nulla curando i ceppi e le ritorte,
si oppone a che altre vite sian distrutte
e sbarra il passo alle stragi e alla morte.

21. EPISTOLA A GIOVANNI BENZONI IN OCCASIONE DEL SECONDO SALONE
DELL'EDITORIA DI PACE CHE SI TIENE IN VENEZIA DAL 6 ALL'8 DICEMBRE 2002

Caro Giovanni, rullano i tamburi
di guerra, dalle piste di decollo
ruggiscono di gia' dei bombardieri
le voci soverchianti, e dagli schermi
delle televisioni la menzogna
gia' eccita alle stragi. Noi sappiamo
che e' l'ora di resistere, di essere
lucidi e onesti con noi stessi e il mondo.

A questa resistenza che si fonda
sulle ragioni dell'umanita'
(del cuore e della mente le ragioni)
noi diamo un nome, e il nome e' nonviolenza.

A questa resistenza costruttrice
di pace e dignita', senza quartiere
in lotta contro il male e la menzogna
noi diamo un nome, e il nome e' nonviolenza.

A questa resistenza apporta grandi
strumenti, esempi, voci ed esperienze
questo in Venezia secondo salone
di libri per la pace e la giustizia.

Anch'io di lungi te ne sono grato.

22. PER IVAN ILLICH

"Vivere? Vivere come? chiese la voce dell'anima"
(Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il'ic)

Giace Ivan Illich, mondo come invecchi
e muori foglia a foglia, stella a stella
ti estingui e questo estinguersi e' la vita.

Ma questa vita pure e' luminosa
di stelle, foglie, vento dalle mille
e mille voci, e in questo vento tratti

noi siamo, in scaglie di esso consistiamo.
E insieme siamo questa unica impresa
dell'umanita' intera: la tenace
azione che giustifica e che salva
il mondo, e che chiamiamo
con la parola tenera di pace.

E non e' morto allora Ivan Illich
dite piuttosto: Illich e' vissuto
e nell'umanita' non morira'.

Alla tua tomba questo reco grano
di pia memoria, d'ima gratitudine.

23. AI CARI AMICI DELLA RETE LILLIPUT RIUNITI IN QUESTI GIORNI A VICO
EQUENSE

Abbiate pace, abbiate forza e gioia.

Ci attendono, amici, tempi assai duri
di tutta la vostra bonta', di tutto l'ingegno
di ognuno di voi, avremo bisogno.

Tenaci e pazienti, rendere gli oscuri
eventi infine chiari, e' il primo impegno
e rendere realta' quel che ora e' sogno.

La guerra che gli spirti mali e furi
van preparando, trovi nel convegno
vostro la resistenza che io agogno.

La resistenza di saldi e sicuri
amici della nonviolenza, segno
di verita' e di speme, fabbisogno

forte di cuori puri,
e venga infine il regno
di libere e di liberi ed eguali, antico sogno,

quell'utopia concreta che e' in cammino
coi vostri passi, tenero ed audace
il vostro essere e fare un mondo nuovo.
Che molto approvo, e vi sono vicino
e ancora abbiate gioia, forza, pace.

24. AI PARTECIPANTI AL SEMINARIO DELLA TAVOLA DELLA PACE DEL 7 DICEMBRE 2002

Fermare la guerra e' oggi per tutti
il primo dovere, la prima esigenza
fermare la guerra, con scienza e coscienza,
fermare la guerra, che non sian distrutti
interi paesi, umana semenza,
speranza di vita, di pace i bei frutti:
fermare la guerra, impedire altri lutti.
Vi e' un modo soltanto: e' la nonviolenza.

25. TRE QUARTINE SUL CONCETTO DI COSCIENZA

E' la coscienza scienza dell'insieme
e insieme e' riconoscersi cosciente
dialogo dell'io e del tu, e al niente
opporre l'esserci e l'aprirsi seme.

Di Antigone la scuola dura e chiara
ti convoca a sapere che sei tu
il responsabile di cio' che piu'
ti preme: la tua azione non sia avara.

Nell'ora della scelta, che non cessa,
per buffo paradosso l'obiezione
netta della coscienza e' affermazione
della coscienza netta, in pace espressa.

26. UN'IMPROVVISAZIONE PROSODICA
[... il cui titolo completo e': "A trent'anni dalla legge 772 del 15
dicembre 1972 che riconobbe il diritto all'obiezione di coscienza al
servizio militare. Un'improvvisazione prosodica"]

Accadde in Grecia, accadde nella fosca
citta' in cui la famiglia dei regnanti
sbranava se' e rivelava al mondo
cosa si cela anche nella famiglia,
di che consista l'arte di governo.
Accadde a Tebe, sorse una fanciulla:
Antigone, che in faccia al re, al parente
al maschio, al suocero veniente, e al mondo
oso' dire di no al comando dato.
E fece nascere, un lampo dal suo petto
questa idea nuova, questa idea splendente
con cui l'umanita' non e' piu' serva
ma lotta infine per la vita vera:
coscienza.

Secoli corsero e ancora e ancora secoli
sempre re sempre capi sempre maschi
ordinavano il mondo e ordinavano alle genti
l'arte sublime di sfracellarsi i corpi
a maggior gloria del potere loro.
Secoli corsero e sorsero sovente
persone buone che all'ordine infame
seppero opporsi, e fecero sovente
di Antigone il cammino fino all'orco
della coscienza in nome.

Secoli corsero e giunse infine il secolo
della Shoah e della bomba atomica,
d'Hiroshima di Nagasaki di Auschwitz
il secolo, contratto in un momento: kairos
l'ora di verita', rivelazione
apocalypsis della potenza tecnica
di far cessare l'umanita' e il mondo.

E per salvare il mondo e per salvare
l'umanita' quella sola risorsa
di Antigone ci resta, la coscienza.

Trent'anni fa la legge del paese
dove il si' suona e in cui malvivo vivo
infine rese onore a quanti vollero
pensosi i propri passi e lenti mettere
alla sequela della saggia Antigone:
da allora e' legge anche dello stato
quella che sempre di coscienza e' stata
legge nei cuori incisa: non uccidere,
non fare scempio della vita altrui,
i corpi che son vivi o sono stati
tu non ridurli a cosa, non trattarli
come fu in sorte alla salma di Achab.

Trent'anni fa giungeva a una vittoria
in questa terra almeno
la lotta che costo' il carcere a molti
(e ancora costa e a molti anche la vita
in tante terre dell'unico mondo).
La legge dello stato dichiarava
che giusto e' opporsi alla guerra e agli eserciti
poiche' ogni guerra e' massa di omicidi,
messe di vittime, irredimibil colpa,
poiche' ogni esercito e' scuola di assassinii.

Ma quella lotta deve proseguire:
ancora eserciti vi sono, e guerre
che possono portare alla catastrofe
dell'umanita' intera, all'estinzione
della comune impresa che chiamiamo
la civilta' delle donne e degli uomini.

E occorre allora ancora e ancora e ancora
lottare perche' sia abolita infine
la guerra, e gli strumenti suoi aboliti
anch'essi siano: eserciti, armi, imperi.

Molto e' da fare, alcune strade vedi
gia' chiare: la difesa popolare
nonviolenta, e nonviolente molte
azioni costruttive ed esperienze
storiche, le esperienze che ci insegnano
che puo' l'umanita' esser salvata
da un impegno comune che impedisca
le guerre e che sconfigga le oppressioni.
E' la speranza ed il messaggio grande
del movimento delle donne, il cuore
di quella - di ora e sempre - Resistenza.

Trent'anni fa, e pare quasi un soffio.
Che non si spenga il lume che da Tebe
accese Antigone e ancora ci rischiara.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 336 del 26 maggio 2009

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