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Minime. 858



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 858 del 21 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Oggi si vota ai ballottaggi delle elezioni amministrative contro il laido
regime berlusconiano
2. Oggi si boicotta il referendum
3. Guerra alla guerra, morte alla morte
4. In cammino
5. Maria G. Di Rienzo: Fioco lume
6. Peppe Sini: Un sindaco ed un assessore futuristi o schizofrenici? Parole
in liberta' e contraddizioni sesquipedali
7. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
8. Luca Benassi: Mariella Bettarini
9. Mariella Bettarini: Alcune poesie
10. Maria Paola Guarducci presenta tre romanzi sudafricani
11. Letture: Marc Auge', Il bello della bicicletta
12. Letture: Joyce Carol Oates, Misfatti
13. Riedizioni: Marco Valerio Marziale, Epigrammi
14. Riedizioni: Leo Spitzer, L'armonia del mondo
15. Il refuso e l'oculista
16. La "Carta" del Movimento Nonviolento
17. Per saperne di piu'


1. EDITORIALE. OGGI SI VOTA AI BALLOTTAGGI DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
CONTRO IL LAIDO REGIME BERLUSCONIANO

Ai ballottaggi delle elezioni amministrative andare a votare occorre: contro
il laido regime berlusconiano.

2. EDITORIALE. OGGI SI BOICOTTA IL REFERENDUM

In questo antico regno di Nusmundia oggi vogliono costringerci a votare nel
plebiscito che chiede se preferiamo il fascismo maschilista e pedofilo o il
fascismo maschilista e razzista.
Noi siamo contro il fascismo, siamo contro la pedofilia, siamo contro il
razzismo e siamo contro il maschilismo.
Noi boicottiamo il referendum.
*
In questo antico regno di Nusmundia oggi vogliono costringerci a votare nel
plebiscito che chiede se preferiamo la dittatura del partito della mafia o
la dittatura del partito della mafia e dello squadrismo insieme.
Ma noi siamo contro la dittatura. E siamo contro la mafia. E siamo contro lo
squadrismo.
Noi boicottiamo il referendum.
*
In questo antico regno di Nusmundia oggi vogliono costringerci a far atto di
sottomissione.
Si sottometta chi vuol essere servo, noi non siamo sudditi.
Noi siamo memori delle antiche virtu' repubblicane.
Noi boicottiamo il referendum.
*
Cosi' dicevamo iersera all'osteria. Poi alzavamo lieti i calici e a bassa
voce e ferma aggiungevamo in coro: Nessuno dimentichi Rosa Luxemburg.
Nessuno dimentichi Piero Gobetti.

3. EDITORIALE. GUERRA ALLA GUERRA, MORTE ALLA MORTE

Solo la pace salva le vite.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

4. UNA SOLA UMANITA'. IN CAMMINO

Tutti gli esseri umani sono in cammino.
Tutti gli esseri umani sono migranti.
Vi e' una sola umanita'.
Da quando esiste civilta' umana essa si fonda sull'ospitalita'.

5. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: FIOCO LUME
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento]

Questa e' di mercoledi' scorso (17 giugno 2009): i college dello stato
indiano Uttar Pradesh espelleranno da ora in poi le studentesse che
indossino jeans. E' il solo modo, hanno spiegato i dirigenti scolastici, di
fermare le violenze sessuali commesse a loro danno dai compagni di studi.
Che strano, credevo che nell'epoca del villaggio informatico globale le
notizie si diffondessero piu' rapidamente eppure sembra che nessuno, li',
sappia della sentenza della III sezione della Corte di Cassazione italiana,
per la quale i jeans non sono sfilabili senza il consenso di chi li porta:
percio', se la logica ha ancora senso, indossarli sarebbe un deterrente,
anziche' un fattore di favoreggiamento.
Comunque complimenti, una decisione del genere significa aver davvero
compreso il problema e sono ansiosa di vedere gli sviluppi di questa idea
geniale: perche' limitarla alla violenza contro le donne? Si potrebbero
chiudere tutti i negozi che espongano in vetrina la loro merce, e tutte le
bancarelle dei mercati, e' il solo modo di evitare "spaccate" e rapine. Si
potrebbero multare i proprietari di automobili che parcheggiano su strade
pubbliche, e' il solo modo di evitare furti o danneggiamenti. Si potrebbero
sanzionare penalmente i parenti di ogni persona che venga uccisa, perche' e'
ovvio che deve aver provocato il suo aggressore (a sanzionare il cadavere
per il momento, ma solo per il momento, saremmo troppo ridicoli, e a
proposito, e' grazie ad una legge in cui si menziona proprio la
"provocazione" della vittima che chi ammazza la propria moglie in Turchia se
la cava piu' o meno con una sgridata).
Ma via, non e' la scoperta dell'acqua calda dar la colpa della violenza a
chi la subisce? Non siamo capaci di inventarci niente di meglio? Da quanti
millenni lo si fa, e che risultati ha prodotto? Sentite qua.
Quand'ero ragazzina mi sono fatta redigere l'oroscopo da una tizia che dopo
aver acceso candele e cercato di creare un'atmosfera d'anticipazione e
mistero, mi disse tra le altre cose che ero insofferente agli "individui dal
fioco lume". In pratica non avevo creduto a niente, ma oggi devo ammettere
che almeno su questo aveva ragione.
Uzma, studentessa indiana, probabilmente condivide qualche aspetto stellare
con me: "Bandire abiti non risolvera' certamente la questione delle violenze
sessuali. Si iscrive solo nel trend corrente, che vede gruppi hindu
estremisti assalire donne nei bar e per strada. Altri college, in passato,
avevano tentato di bandire jeans, pantaloncini corti, bluse attillate
eccetera, ma sono sempre stati sconfitti dalla protesta delle studentesse e
degli studenti".
Insofferenti di tutto il mondo, unitevi. Non avete altro da perdere che un
cumulo di atrocita' infiocchettate dalla stupidaggine.

6. RIFLESSIONE. PEPPE SINI: UN SINDACO ED UN ASSESSORE FUTURISTI O
SCHIZOFRENICI? PAROLE IN LIBERTA' E CONTRADDIZIONI SESQUIPEDALI

Con un comunicato diffuso ieri alla stampa il sindaco di Viterbo e un suo
assessore si esercitano nell'arte futurista delle parole in liberta' e
cadono in contraddizioni grottesche.
In breve:
1. Il sindaco ha dovuto ammettere di aver detto una cosa non vera quando con
tracotante sicumera aveva annunciato per il 19 giugno una impossibile ed
illegale decisione del Comitato interministeriale per la programmazione
economica. Non e' bello dire cose non vere. Ma evidentemente il suo magister
atque dux Berlusconi ha fatto scuola.
2. Il sindaco e l'assessore devono confessare anche che il mega-aeroporto e'
privo di valutazione d'impatto ambientale, obbligatoria per legge. Alleluja.
Per anni la lobby dei mentitori volanti ha insistito che tutto era a posto,
che non c'era bisogno di niente, eccetera eccetera.
3. Il sindaco e l'assessore infine annunciano che "e' prevista, a
valorizzazione dell'area intorno allo scalo, la creazione di un parco
archeologico termale che sancira' la salvaguardia e tutela delle acque
termali e delle testimonianze del passato". Ma e' evidente che la
realizzazione di un "parco archeologico-termale" - che e' un'ottima cosa,
necessaria ed urgente - e' del tutto incompatibile con la realizzazione del
mega-aeroporto nocivo e distruttivo, inquinante ed assordante. Cosicche'
delle due l'una: o il sindaco e l'assessore non sanno quel che dicono, o
mentono sapendo di mentire; sara' comunque il caso di chiamare quel buon
professor Aristotele stagirita affinche' impartisca loro una lezioncina di
logica.
*
Ergo (o, a scelta, ceterum censeo):
a) Il mega-aeroporto e' un'opera insensata, illegale, irrealizzabile. Tutti
a Viterbo lo sanno, e chi lo nega e' uno sciocco o un mentitore.
b) L'area archeologica e termale del Bulicame va tutelata dai nuovi vandali
marinettiani in ritardo di un secolo.
c) Per rispettare le leggi italiane, per difendere la salute e i diritti dei
viterbesi, per non distruggere i beni ambientali e culturali, per non
devastare l'agricoltura, per non massacrare il territorio, per non
sperperare i denari del pubblico erario, vi e' una sola cosa da fare: non
realizzare il mega-aeroporto a Viterbo, ne' ora ne' mai.
*
In cauda:
I. Certi pubblici amministratori insipienti ed irresponsabili potrebbero
fare una sola cosa utile per la citta': dimettersi.
II. Ovviamente non basta opporsi al mega-aeroporto a Viterbo, occorre anche
opporsi a tutti i nuovi mega-aeroporti, ovunque; poiche' occorre opporsi al
dissennato incremento del trasporto aereo che contribuisce in rilevante
misura a provocare il disastro climatico planetario. Ed occorre ottenere
subito la riduzione drastica e immediata del trasporto aereo, a cominciare
dai voli su Ciampino, citta' martirizzata e simbolo del crimine e della
follia della lobby avvelenatrice volante.

7. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

8. PROFILI. LUCA BENASSI: MARIELLA BETTARINI
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "Mariella Bettarini.
Il cantare sereno del mondo" e il sommario "Le sue parole si muovono sul
doppio binario della riflessione intima e di quella civile, femminista"]

Mariella Bettarini e' nata nel 1942, a Firenze dove vive e lavora. Ha
insegnato per venticinque anni nelle scuole elementari. Dagli anni '60
collabora a giornali e riviste con scritti di critica letteraria e sui
rapporti tra cultura e societa'. Dal 1998 al 2000 ha curato per il mensile
"Poesia" una rassegna dal titolo "Donne e poesia", in cui ha antologizzato
il lavoro poetico di circa cento autrici italiane dal '63 al '99. Nel 1973
ha fondato (e da allora diretto) il quadrimestrale di poesia "Salvo
imprevisti", che dal 1993 ha preso il nome de "L'area di Broca", semestrale
di letteratura e conoscenza. Dal 1984 cura, con Gabriella Maleti, le
Edizioni Gazebo. Ha pubblicato 31 libri di poesia, 8 libri di narrativa e
numerosi testi di saggistica in libri collettivi e su rivista.
Nel 2008 le Edizioni Gazebo pubblicano A parole - in immagini (antologia
poetica 1963-2007), un corposo volume che antologizza l'intera opera
poetica, ridando al pubblico testi ormai irreperibili, e includendo
un'antologia della critica che comprende parte delle tesi di laurea di Maria
Amelia e Alessia Orsini sull'opera della poetessa toscana.
Mariella Bettarini e' senza alcun dubbio una delle figure piu' importanti
del panorama poetico contemporaneo; a leggerla nella sua completezza si
rivela per una continuita' nel percorso di scrittura, capace di muoversi sul
doppio binario della riflessione intima e di quella civile, femminista (ha
curato, fra l'altro, la storica antologia Donne e poesia. Poesia femminista
italiana, Savelli, Roma 1978), a volte con i toni di un'accesa denuncia,
stemperando un lirismo pacato con una continua tensione allo sperimentalismo
linguistico.
Si tratta di una poesia distillata, sempre tesa alla verita', al coraggio
del dire, ad essere "contro" nell'unico modo nel quale chi fa arte lo puo'
essere: con la forza della parola, con il calibro grosso dell'immagine e del
suono. Si ha l'impressione di una continua fermentazione, un ribollire di
mosto, una res viva e palpitante, che e' corpo semantico senza
necessariamente essere sul corpo - come forse troppa poesia scritta da
donne -, che mira allo spirito, sempre attingendo pero' a una materialita'
dinamica, inevitabilmente rivolta alla riflessione sul contemporaneo.
Bellissime quelle raccolte che si muovono per sequenze, quelle sulle nuvole,
sulle presenze vegetali, sulle citta', sulla figura della zia, dove ogni
testo e' dedicato a un anno, ripercorrendo cosi', insieme alla storia
familiare, quella di un'epoca.
Ma tutto il libro antologico, alla fine, respira come un poema, rende
ragione di una ricerca che non ha buchi o cadute, non si scheggia, ma cresce
ruotando intorno all'asse di una propria convinzione. Quale? Se la Betterini
e' "contro", lo e' attraverso una fondamentale dolcezza; la dolcezza
d'animo, il valore dell'amicizia, del coraggio fraterno, qualcosa di
profondamente vissuto oltre proclami e striscioni, nell'umilta' delle
vicende domestiche e letterarie. Ne rendono testimonianza la continua
riflessione non solo letteraria, ma antropologica e civile, sul ruolo della
poesia e dei poeti, condotta sulle pagine della rivista "L'area di Broca";
l'apertura alle novita', la lettura e la pubblicazione attenta di autori,
non solo esordienti, nelle Edizioni il Gazebo; l'infaticabile attivita' di
organizzatrice culturale. Mariella Bettarini e' poetessa importante, ed e'
intellettuale capace di legare la mente al cuore, cosa della quale si sente
oggi estremo bisogno.

9. PAROLE DI DONNA. MARIELLA BETTARINI: ALCUNE POESIE
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) riprendiamo alcune poesie di
Mariella Bettarini]

Anni Sessanta

"La mia persona conta
niente". Cosi' si aprivano - o riaprivano -
le cateratte bloccate, la sega elettrica
riprendeva a trinciare legno, venivano tolte
le barricate fra lampi violetti e
recrudescenza di inverno
- un quaerere veritatis tra giudizi
temerarii e consigli non richiesti, un riacutizzarsi
di lotta, degradazione e pena
e niente posta per oggi. A insaputa degli altri
avvenivano scissioni dell'atomo, scoppi
nel citoplasma, iniziava il tempo
di una sediziosa cova, la parusia e
la contraffazione, l'incontro fortuito, senza
un futuro prevedibile e la diffusione
di vita, la pagliuzza e la trave
nell'occhio, l'uscita dalla comune a causa di molti
che credono di toccare
la volonta' ma non toccano che un morto, una larva
d'uomo uscito dai loro piani e allontanatosi nel folto,
verso il convegno dell'idea
col fatto, mentre la foresta vecchia
va a fuoco.

24 luglio 1968

*

Dal massacro

Dicono della bomba, tutti
si muovono su un tappeto di vetri
e corpi, urla e un buco
nel pavimento.

Che cosa rispondo se l'orologio
batte di nuovo al cervello?
Che il mondo ha una crisi di nervi, che deve
cambiare idea o morire? Oppure che ho punture
all'orecchio e non sento bene? Al solito,
il discorso porta lontano, io sono intontita
dal colpo, mastico vitamina - ancora
ho punture all'orecchio,
giuro guerra alla guerra, poi
navigo sul mar Morto, in punta di piedi
mi avvicino allíamore
che dorme al buio.

*

evasive invadenti le domande

evasive invadenti le domande
hanno il passo del gatto
si fanno avanti su di un filo
rimangono a guardare dall'alto
la piazza col lanciatore di coltelli
o uno che mangia il fuoco
circondato da ragazzi
evasive invadenti
le domande sono l'ombra di un lago
un pane per i denti
progressiva perdita di luce e
un maggior tempo di posa
poi
s'infilano nelle pieghe della carne
vengono via coi morti capelli e unghie
mangiate e dita con anelli
e la domanda regale ("mi amerai sempre?")
fa il suo inutile ingresso
nel monastero dentro il quale
capre bambine brucano questa mia erba
e vige un pastorale silenzio
e una angustiante solennita'.

*

1944

ancora sotto la guerra: febbre
a trentotto - denutrizione - piselli
tonchi
il guardarsi in cagnesco
per il pane
pasta
fatta con farina di zucca
lontano e ancora ignoto
quel quattro agosto
della tedesca ritirata sotto
una grandinata di bombe
dopo
il ritorno a casa:
latte in polvere - uova
cioccolata
le occhiate dolci
di un sudafricano
("io portare biscotti a sorella malata")
le risa - le innocenti baldorie
la canzone
malamente suonata al pianoforte

*

Autoritratto semiserio (in forma d'acrostico zoologico)

Muso di gatto - si' - fede di cane
Ala di passero - ala di gabbiano
Rosso di lingua - batticuor di cerbiatto
Intrepido cavallo - pascente zebra
Elefante memoria nel suo mallo
Lupo e scoiattolo
Lanosa pecora e piu' la(g)nosa
Agnella si presenta

Bettarinimariella
E (di se') ride nello specchio animale:
Taurina tempra (ahime' solo mentale)
Topo e gallina dalle uova bianche - sull'
Aia vispo gallo alla mattina - senza denti
Robusto roditore di granaglie
In acque fonde trota guizzante
Nell'aria sopraffina Bettar
Inimariella e la sua arca cina (*)

(*) cina: piccina, in dialetto emiliano

10. LIBRI. MARIA PAOLA GUARDUCCI PRESENTA TRE ROMANZI SUDAFRICANI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 29 maggio 2009 col titolo "Le tracce di
un tempo spietato. Sudafrica in transito" e il sommario "L'uscita quasi
contemporanea di tre bei romanzi sudafricani, Germogli, di Daphne Rooke,
L'impostore di Damon Galgut e I burattinai di Renesh Lakhan, mette in
evidenza come in un paese a lungo tormentato, storia nazionale e storia
individuale presentino sostanziali punti di contatto e si contaminino in un
costante processo di osmosi"]

Mentre in Italia si affronta la questione dell'identita' multiculturale del
paese negandone la realta' ormai radicata e tentando di ostacolarne
l'ineludibile cammino a colpi di decreti, fa piacere riscontrare almeno da
parte dell'editoria nostrana il crescente interesse verso la letteratura del
Sudafrica, un paese che non ha avuto paura di affrontare la mescolanza
etnica, qualunque fossero le sue radici (certo piu' antiche e intricate che
in Italia), e di fare i conti con la storia e con le rimozioni, pubbliche e
private. La lettura di tre bei libri, Germogli, di Daphne Rooke (trad. di
Silvia Castoldi, Edizioni Elliot, pp. 315, euro 18,50), L'impostore, di
Damon Galgut (trad. di Silvia Piraccini, Guanda, pp. 249, euro 16) e I
burattinai, di Renesh Lakhan (trad. di Valentina Porretti, Edizioni
Socrates, pp. 363, euro 16), potrebbe dunque servirci anche a riflettere sul
fatto che la storia nazionale e quella individuale hanno sempre sostanziali
punti di contatto e si contaminano, ci piaccia o no, in un processo di
osmosi che rende pericolosa la rimozione del passato, pena la menomazione
del singolo e della nazione, e la ricomparsa, comunque, di cio' che si
rimuove in scomoda foggia di fantasma.
*
Un clima riottoso
Nata nel 1914 e morta quest'anno a gennaio, Daphne Rooke aveva gia' fatto la
sua comparsa nelle librerie italiane due anni fa con il suggestivo Io e
Mittee, uscito da Elliot. Questa volta della prolifica scrittrice di padre
inglese e madre afrikaner (trasmigrata in Australia e poi in Inghilterra)
viene proposto il terzo romanzo - in originale Ratoons - forse meno profondo
di Io e Mittee, nondimeno accattivante. Come gran parte della produzione di
questa autrice assai popolare in ambiente anglosassone e piuttosto
impopolare in Sudafrica (almeno sino al suo recupero negli anni Novanta ad
opera di J. M. Coetzee) anche Germogli e' un romanzo storico, che riesce ad
avventurarsi nel melodramma senza risultare melenso.
Sullo sfondo di grandi avvenimenti nazionali e internazionali (le guerre
anglo-boere, il conflitto mondiale), Rooke struttura una trama incalzante
attorno a una donna, Helen Angus, protagonista e narratrice con qualche
venatura autobiografica, la cui vita e' caratterizzata dalla sua posizione
di predominio da un lato, in quanto bianca, e di subordinazione dall'altro,
in quanto donna. Ambientato nel Natal, in una zona coltivata a canna da
zucchero (importata come la mano d'opera indiana che vi lavorava), Germogli
evoca sin dal titolo la metafora attorno a cui si muove il testo: ratoons
sono i "nuovi steli che spuntano dalle radici della canna da zucchero dopo
che e' stata tagliata o bruciata: un simbolo di rinascita", anticipa la
stessa autrice in un'introduzione aggiunta alla riedizione del romanzo nel
1990. Con le modalita' e il fascino del racconto retrospettivo, Germogli
sconfina presto dalla Durban della prima meta' del Novecento al 1899, nella
tenuta rurale di John, padre di Helen e padrone dei braccianti asiatici e
africani impiegati nelle sue piantagioni. Nel costruire questo contesto,
Rooke tratteggia una situazione storica fondamentale a lungo ignorata dai
tanti scrittori bianchi di tradizione liberal (prima tra tutti Nadine
Gordimer, cui Rooke e' spesso stata contrapposta), il cui manicheismo spesso
ha appiattito la storia sudafricana in un drammatico conflitto tra
indistinti "bianchi" e indistinti "neri". Rooke, al contrario, si sofferma
sulla tensione tra la comunita' indiana, ansiosa e parzialmente capace, in
una sorta di vuoto legislativo, di costruirsi un relativo riscatto sociale
ed economico, e la comunita' indigena zulu, ostile tanto al dominio dei
bianchi quanto, forse anche di piu', all'idea dell'ascesa indiana, nelle
campagne, dove gli indiani piano piano acquistavano le terre che per legge
gli africani non potevano comprare (anche qualora ne avessero avuto i
mezzi), come nei centri urbani, attraverso le attivita' commerciali,
anch'esse precluse agli autoctoni.
Germogli usci' nel 1953, all'indomani delle rivolte che a partire dal 1949,
a Durban, coinvolsero zulu e indiani in una serie di scontri molto violenti.
Quel clima riottoso di cui la letteratura locale per lo piu' non parla e di
cui Germogli, invece, presenta le origini (un'atmosfera che indurra' la
stessa Rooke a seguire il marito in Australia) offri' nel '48 al neonato
governo afrikaner la scusa per ratificare nel '50 la legge madre di tutte le
leggi dell'apartheid, quella che separava i sudafricani in quattro razze per
ciascuna delle quali si dispose il cosiddetto "sviluppo separato". Ma se da
un lato Germogli disegna la rete complicata dei rapporti che intercorrono a
piu' livelli tra bianchi e indiani, bianchi e zulu, zulu e indiani, nonche'
tra bianchi di origine inglese e afrikaner, dall'altra la storia personale
di Helen e' altrettanto ricca di colpi di scena.
Presto orfana di madre, Helen diventa madre lei stessa di un bambino frutto
di un unico incontro amoroso con Chris, un giovane di madre inglese e padre
afrikaner, in un momento in cui tra bianchi non corre buon sangue (i due
gruppi sono in guerra tra loro per l'egemonia nelle ricche province
dell'Orange e del Transvaal). Il padre di Helen, vedovo di una moglie morta
partorendo un neonato fragile, che non sopravvivera' all'irruenza fisica
paterna, costringe la figlia a spacciare il proprio bambino, nato quasi
contemporaneamente all'altro, per fratello e cosi' Nicky Angus crescera'
nell'impostura di un padre in realta' nonno, di una sorella in realta'
madre, e nell'ignoranza del padre autentico, mai riconosciuto. Isolata
fisicamente nella fattoria paterna, a disagio nel contesto razzista che
caratterizza la comunita' bianca delle fattorie circostanti, Helen sviluppa
i suoi rapporti umani piu' stretti con gli indiani alle dipendenze paterne
e, tra questi, soprattutto con le donne. Ricorre pero' all'aiuto estremo di
uno zulu per fermare un'indiana che mette a repentaglio la vita del figlio,
il cui futuro di benessere e' vincolato al matrimonio con una ricca bianca.
Nel difendere il figlio, Helen difende anche uno status quo che verra'
condannato dalla storia ma che e' percepito come il solo possibile nella
mentalita' coloniale cui la protagonista e l'autrice, a loro modo, non
sfuggono. Alle vicende degli Angus e a quelle del paese fa da contrappunto
la valenza metaforica dolce e amara della canna da zucchero: a volte
rigogliosa, a volte distrutta dal fuoco, devastata dalle inondazioni,
attaccata dalla malattia, ma pronta ogni volta a rinascere.
*
Ricordi contrastanti
Come Rooke, anche il pluripremiato drammaturgo e romanziere Damon Galgut,
classe 1963, originario di Pretoria ma trasferitosi a Cape Town, e' gia'
noto al pubblico italiano per un romanzo uscito nel 2005, Il buon dottore
(Guanda), che porto' la critica, in modo un po' frettoloso, ad accostarlo a
J. M. Coetzee. Il paragone e' legittimo se si rimane nell'ambito dei modelli
letterari, senza avventurarsi nei risultati. Nell'Impostore un quarantenne
bianco si ritrova disoccupato per le regole del Nuovo Sudafrica che
privilegiano i neri sui bianchi nella ridistribuzione del lavoro e decide di
lasciare la citta' alla volta del desolato Karoo, dove tentera' di ritrovare
la sua negletta vena di poeta.
L'esordio ha molti punti in comune con la storia di David Lurie,
protagonista di Vergogna (Einaudi 1999). Anche lo stile asciutto della
narrazione ricorda a tratti Coetzee, il cui linguaggio scarnificato e la
totale assenza di autocompiacimento, pero', non trovano equivalenze in
Galgut. L'esilio di Adam Napier si trasforma presto in una sorta di
thriller, con tanto di mafia locale e internazionale, che fa da sfondo alle
crisi di identita' del protagonista. Il racconto si situa cosi' in bilico
tra una critica feroce al materialismo rapace del nuovo Sudafrica, di cui e'
descritto il proliferare di cinici imprenditori e politici bianchi e neri, e
un'indagine sul se' che procede dall'assurdita' voluta di alcune situazioni
che ricordano Beckett. Napier e' infatti coinvolto in un gioco piu' grande
di lui, dal quale non viene travolto solo grazie a una fortuita coincidenza,
l'incontro con un uomo che lo riconosce come un vecchio compagno di classe
soprannominato Pannolino (forse sarebbe stato opportuno lasciare l'inglese
Nappy), che con una frase gli salvo' la vita. Sebbene Napier non riesca a
collocare questo ricordo nella sua memoria, solo, smarrito, povero e privo
di ispirazione poetica nella casa fatiscente che il fratello gli ha
prestato, decide di non contrastare l'attribuzione di identita' che gli
viene dall'ambiguo Canning e di prendersi quello che da questa conoscenza
gli arriva, compresa la bellissima e forse un po' troppo esotica moglie nera
dell'uomo, Bimba (anche qui l'inglese Baby era piu' indicato). La
caratterizzazione psicologica dei personaggi di questo romanzo, il
capriccioso Canning, il fratello di Napier, Gavin, un piccolo imprenditore
senza scrupoli, lo stesso Napier, fa di tutti degli impostori. Non sempre la
strutturazione della trama e' convincente, e dal pessimismo di fondo
dell'autore ci arriva l'impressione di un orizzonte sudafricano assai
limitato, molto diverso da quello che le aspettative promettevano.
*
Dentro un mondo senza sponde
Lo scrittore di origine indiana Renesh Lakhan (1970) affronta invece per la
prima volta il giudizio del pubblico italiano e internazionale con un'opera
articolata e complessa, forse troppo lunga, ma molto avvincente tanto per le
sue ramificazioni all'interno della storia locale, quanto per le risonanze
che la legano alla letteratura inglese attraverso richiami espliciti (Robert
Louis Stevenson, Charles Dickens, Oscar Wilde) e impliciti (su tutti, Barry
Lyndon di W. M. Thackeray). Il romanzo, come quello di Rooke raccontato in
retrospettiva dal protagonista, delinea il percorso formativo di Sunny,
figlio di padre bianco e madre shangaan. La storia inizia nel 1996, Sunny e'
un sessantenne molto integrato, candidato forse favorito nelle elezioni
circoscrizionali di Sandton, preludio alla corsa per la carica di sindaco di
Johannesburg.
La formazione di Sunny, alla quale il romanzo torna con una serie di
flashback il cui filo conduttore e' ricostruito dal misterioso colloquio con
uno psicoanalista, comincia negli anni Quaranta. Sono gli anni in cui la
frustrazione degli afrikaner, politicamente in minoranza rispetto agli
inglesi, si mischia alla loro autopercezione come "razza eletta", legittima
destinataria di una "terra promessa". Il romanzo non manca di collocare
appropriatamente il disagio che porto' alle prime riunioni di
"autocoscienza" boera all'interno di una chiesa. Tanta parte ha infatti il
calvinismo nord-europeo, riveduto e corretto in chiave sudafricana, nel
passaggio dell'ideologia afrikaner da delirio folkloristico a realta'
politica. Cosi', se per una concessione del sindaco della piccola
Doringsveld nei confronti del padre di Sunny, il ragazzo meticcio puo'
frequentare la scuola inglese fino ad assorbirne la cultura e diventarne,
nonostante l'emarginazione dei compagni, l'allievo migliore, con la presa di
potere dei nazionalisti nel 1948 e l'istituzione delle scuole segregate
Sunny viene catapultato in un mondo nel quale non solo non trova piu'
sponde, perche' troppo ampio e' ormai il distacco culturale dai nuovi
compagni, ma non vede neanche alcuna possibilita' di futuro. Nell'orizzonte
abbrutito che segna la vita dei suoi coetanei, resi sempre piu' letargici da
insegnanti non qualificati e pure severi, la scelta di fuggire a
Johannesburg in compagnia di Jennie, anche lei una meticcia che alla scuola
inglese si era fatta passare per bianca, si costituisce come la sola scelta
possibile.
Cosi', i due ragazzi meticci dai modi inglesi approdano nella metropoli per
scoprire che il loro destino sara' persino peggiore di quello che riservava
loro la provincia, se non si industriano nel riscriversi una storia inedita.
Questa riscrittura avverra' con l'aiuto di una sceneggiatrice, l'ex
insegnante di teatro della scuola inglese (nonche' colei che aveva iniziato
Sunny al sesso), una progressista disinibita migrata a Johannesburg per
mettere in piedi un teatro interrazziale. Fallito per motivi politici
l'esperimento, che per il suo esordio prevedeva l'ingaggio di attori neri
per L'importanza di chiamarsi Ernesto, la signorina Lindsay si ricicla come
addestratrice di protettori e accompagnatrici d'alto bordo da inserire negli
esclusivi circuiti inglesi. Dopo un severo tirocinio Sunny (sul cui volto la
polizia ha lasciato cicatrici che servono a rendere verosimile la sua nuova
identita' di valoroso reduce di guerra e attuale spia dei servizi segreti
inglesi) e la seducente Jennie, diventano Sir James Havisham e la sua
pupilla Estella. Il gioco di travestimenti cui i due ragazzi sono abituati
(il libro dell'adolescenza di Sunny era La freccia nera di Stevenson)
diventa uno stile di vita all'insegna della doppiezza; una sorta di
vittoriano patto col diavolo che li porta, per strade interiori diverse, a
perdere di vista l'autenticita' del proprio io. Le loro avventure, ispirate
alla vera storia del criminale Dawid Rykmann, come ci informa Lakhan nella
prima pagina del testo, aprono uno squarcio su usi e costumi corrotti di una
parte della societa' inglese in Sudafrica, fatta di uomini annoiati, spesso
sposati, moralisti e pronti a spendere una fortuna per una notte di sesso
con giovani donne dai modi raffinati. Quale tra le tante identita' di cui
questo romanzo disegna i contorni sia la piu' doppia, se quella che si
sceglie per noia o quella per sopravvivenza, e' difficile stabilirlo. Che la
lotta per sopravvivere non abbia l'esito felice che ha nei romanzi di
Dickens resta forse l'elemento di maggior inquietudine del romanzo di
Lakhan.

11. LETTURE. MARC AUGE': IL BELLO DELLA BICICLETTA
Marc Auge', Il bello della bicicletta, Bollati Boringhieri, Torino 2009, pp.
74, euro 8. Una appassionata dichiarazione d'amore alla bicicletta
dell'antropologo acuto indagatore dei "nonluoghi".

12. LETTURE. JOYCE CAROL OATES: MISFATTI
Joyce Carol Oates, Misfatti. Racconti di trasgressione, Rcs-Bompiani, Milano
2003, 2007, pp. 460, euro 9,50. Una raccolta di racconti della grande
scrittrice, alcuni di grande durezza e bellezza.

13. RIEDIZIONI. MARCO VALERIO MARZIALE: EPIGRAMMI
Marco Valerio Marziale, Epigrammi, Rcs, Milano 1996, 2009, pp. 1218, euro
7,90 (in supplemento al "Corriere della sera). Col testo latino a fronte,
traduzione di Mario Scandola, note di Elena Merli, ed oltre cento dense e
ricche pagine introduttive di Mario Citroni. Suvvia, Marziale lo abbiamo
letto tutti. Al culmine del malumore Annibalone Scarpantibusse sbottava
cosi': "D'accordo, ci sono in Marziale un sacco di buone battute, talvolta
buone quasi quanto quelle di Oscar Wilde e di Woody Allen. Ed e' uno di
quegli autori che chiunque dica qualche azzeccata velenosa e turpiloquente
malignita' si trova a citarlo senza neppur saperlo. E detto questo mi sembra
detto tutto. Detesto le sviolinate all'imperatore, detesto questa visione
del mondo televisiva ante litteram in cui tutto e' letame e neppur si
sospetta che nell'umanita' possa esserci altro che letame, detesto questa
latinita' onnicida i cui caratteri fondanti ed esibiti ad ogni pie' sospinto
sono il maschilismo e il militarismo, la schiavitu' e l'omicidio considerato
come lo spettacolo degli spettacoli (e si leggano qui le algide descrizioni
di esecuzioni capitali a fini di spettacolo). Ed aveva ragione una volta di
piu' Tertulliano. Poi siccome la trivialita' ci contamina tutti, talvolta
anch'io sogghigno al distico ben assestato in guisa di stoccata, e nella
memoria me ne trascino dietro impigliati non so quanti fin dalla remota
zannuta gioventu'. Mi si chiede: sarebbe possibile un altro riso,
liberatorio e non repressivo? Certo, e' quello di Rabelais, di Swift, di
Voltaire, e delle analisi di Bachtin. Mi si chiede: cosa resta di non
spregevole in quest'opera cosi' maleficamente formativa al disprezzo? Forse
solo quei delicati versi di accompagnamento di doni, e quel ritmo di
galoppo. Mi si chiede: ma nulla si salva ordunque dei versificatori latini?
Che domande, si salva Lucrezio. E adesso, oste della malora, un altro litro
di rosso, per me e per il mio buon amico Omero Cajami".

14. RIEDIZIONI. LEO SPITZER: L'ARMONIA DEL MONDO
Leo Spitzer, L'armonia del mondo, Il Mulino, Bologna 1967, 2009, pp. IV +
268, euro 12. Leggere Spitzer e' una festa dell'intelligenza.

15. ERRATA CORRIGE. IL REFUSO E L'OCULISTA

D'abitudine il giorno dopo non ci attardiamo a correggere i refusi apparsi
nel notiziario del giorno prima, ci fidiamo dell'intelligenza di chi legge.
Ma ieri uno ce ne e' stato che molto ci dispiace, ed e' dove un insensato
"non" al posto di un ovvio "noi" ha rovesciato il senso di una frase.
Nell'articolo "Un referendum da boicottare" dove per errore e' apparso
scritto "Ma non ci opponiamo al regime della corruzione" ovviamente leggasi
"Ma noi ci opponiamo al regime della corruzione".
Alle gentili lettrici ed ai lettori gentili due volte chiediamo scusa. Ed al
nostro oculista, per andarlo a trovare cosi' di rado.

16. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

17. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 858 del 21 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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