[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 861



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 861 del 24 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Francesca Caferri intervista Shirin Ebadi
2. Francesca Donner intervista Roya Hakakian
3. Annamaria Rivera: L'utilizzatore finale
4. Unione donne in Italia: Il 25 giugno in piazza a Napoli
5. Dacia Maraini: L'esempio
6. Massimo Ortalli: Leggere l'anarchismo 2. La storia, le storie, il
pensiero (parte seconda)
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. IRAN. FRANCESCA CAFERRI INTERVISTA SHIRIN EBADI
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 23 giugno 2009 col titolo ""In Iran
censura e violenza: chiedo l'aiuto dell'Europa" e il sommario "L'avvocato
pacifista oggi a Bruxelles per un appello alla Ue: tornero' a Teheran ma ora
sono piu' utile qui. La Nobel Shirin Ebadi: le proteste non si fermeranno.
Tutto il mondo ha visto quanto sono state pacifiche le manifestazioni. E
quanto e' stata violenta la risposta del governo"]

Avrebbe voluto tornare in Iran, ma i suoi amici l'hanno fermata. Da dieci
giorni Shirin Ebadi e' in Europa. Gli occhi sono fissi a Teheran, dove la
premio Nobel si ripromette di rientrare fra pochi giorni, ma la scelta, per
ora, e' quella di rimanere lontana da casa, dove rischia l'arresto, per far
sentire al mondo la voce dei riformisti iraniani. "Sono piu' utile fuori dal
Paese che all'interno, dove regna la censura", spiega. La settimana scorsa
la Ebadi e' andata alle Nazioni Unite di Ginevra per chiedere che le
elezioni siano annullate. Ieri ha ripetuto questo messaggio all'Alto
rappresentante per la politica estera della Ue Javier Solana: nelle prossime
ore lo ribadira' al Parlamento europeo.
*
- Francesca Caferri: Signora Ebadi, la tensione nel suo Paese e' altissima.
Si aspettava quello che e' successo quando e' partita, il giorno delle
elezioni?
- Shirin Ebadi: No. Tutti si aspettavano che avrebbe vinto Moussavi. Era
un'opinione condivisa. Poi ci sono stati quei risultati e le persone hanno
cominciato a chiedersi dove fossero finiti i loro voti. Ed e' esplosa la
rabbia: non sono stati solo gli annunci sui falsi risultati che hanno fatto
infuriare la gente. Ma soprattutto le premature congratulazioni della Guida
suprema Khamenei ad Ahmadinejad. Nessuno poteva aspettarsi che le leggi
venissero violate in questa maniera. Ne' tantomeno questo comportamento
verso il popolo.
*
- Francesca Caferri: Quindi lei pensa che ci siano stati brogli nei
risultati...
- Shirin Ebadi: Gli oppositori di Ahmadinejad e le persone che dimostrano in
piazza lo pensano. Giustamente, ritengo. I raid dei poliziotti dopo il voto,
quando sono stati attaccati i dormitori degli studenti universitari e molte
persone sono state arrestate, rendono questa ipotesi piu' credibile. Ma a
questo punto il fatto piu' importante non sono piu' i brogli ma la maniera
in cui sono state trattate le persone che partecipavano alle proteste. La
gente che manifesta pacificamente non merita di ricevere pallottole come
risposta. Nessuno immaginava che il governo fosse cosi' crudele e violento.
Sono state aggredite persone indifese: la Costituzione iraniana dice che le
manifestazioni e i raduni pacifici devono essere consentiti. Questo non e'
stato rispettato. Tutto il mondo ha visto quanto pacifiche fossero le
manifestazioni del popolo iraniano e quanto violenta la risposta.
*
- Francesca Caferri: Da fuori questa appare soprattutto come una rivolta di
giovani e di donne: la sorprende?
- Shirin Ebadi: No. Sia i giovani che le donne negli ultimi anni hanno
sofferto per la diseguaglianza, che comunque ha toccato tutta la
popolazione. Volevano piu' liberta', non erano soddisfatti, volevano
cambiare. Pensavano, come tanta gente, che i riformisti avrebbero vinto.
Sarebbe andata cosi' se non ci fossero stati i brogli che hanno portato alla
vittoria di Ahmadinejad. Di fronte a questo il popolo iraniano ha chiesto di
annullare le elezioni: e non si fermera' fino quando questo non succedera'.
*
- Francesca Caferri: Anche se questo significhera' piu' violenza?
- Shirin Ebadi: Le persone che sono a favore delle riforme non ricorrono
alla violenza. Non e' nel loro modo di comportarsi. La violenza e' venuta
dalla parte della polizia e del governo. Le proteste continueranno, la gente
non usera' la violenza, cosi' come non l'ha usata fino a questo momento: in
questa maniera otterra' i risultati che vuole.

2. IRAN. FRANCESCA DONNER INTERVISTA RIYA HAKAKIAN
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione la seguente intervista nella sua traduzione]

Roya Hakakian, giornalista nata a Teheran, e' l'autrice di numerose raccolte
di poesie e del romanzo autobiografico Viaggio dalla Terra del No. Poiche'
ha lasciato l'Iran nel 1984 all'eta' di 18 anni non le e' mai stato permesso
di tornare nel proprio paese.
*
- Francesca Donner: Qual e' stata la tua prima reazione nel vedere donne fra
i dimostranti nelle strade dell'Iran?
- Roya Hakakian: La presenza delle donne non e' affatto una sorpresa per me.
Sono decenni che l'Iran ha un vigoroso movimento femminista. Negli ultimi
anni '90 la nuova generazione si e' fatta avanti, e nei primi anni del 2000
le donne si sono organizzate ed unite in modi che non avevano piu'
sperimentato sin dalla rivoluzione del 1979. La cosa e' cominciata con il
movimento raccoltosi attorno alla petizione per porre fine alle condanne a
morte delle donne per lapidazione, e si e' espansa sino a divenire la
campagna "Un milione di firme". Percio', quel che ho visto e' esattamente
quel che mi aspettavo.
*
- Francesca Donner: Che rischi stanno correndo i dimostranti?
- Roya Hakakian: Enormi. Solo guardando le fotografie e i video ti accorgi
che il regime sta usando delle tattiche particolari: agenti travestiti
armati di lame circolano tra la folla e aggrediscono i dimostranti
dall'interno mentre questi si sentono relativamente al sicuro, convinti di
essere circondati da persone che la pensano come loro. Non e' lontanamente
paragonabile alla situazione del 1978-1979, quando lo Scia' venne
rovesciato. Sebbene io fossi molto giovane, ero conscia della nettezza del
confronto: la gente sapeva chi stava fronteggiando, c'era una chiara
contrapposizione tra le guardie ed i soldati dello Scia' e il resto del
popolo. I confini erano chiari, allora, ma il presente regime non agisce
cosi'. Alcuni giornalisti hanno notato l'uso di polizia che non parla
persiano. Poiche' il regime teme che la lealta' dei poliziotti possa andare
altrove, ha importato truppe per il controllo della folla da altri paesi
arabi, di modo che i dimostranti non possano comunicare con loro. Gli
iraniani parlano persiano, gli arabi parlano arabo, e cio' rende difficile
comunicare e far passare la polizia dall'altra parte. Credo che a questo
punto al regime non importi piu' chi ha di fronte, se donne o uomini,
giovani o vecchi. L'unica misura che puo' garantire un certo grado di
sicurezza e' il numero delle persone che scendono in strada. Negli scorsi 15
anni, non abbiamo mai avuto manifestazioni da un milione di persone. Negli
ultimi giorni piu' di un milione di persone hanno marciato per le strade di
Teheran. La gente dev'essere talmente disgustata da essere pronta a pagare
il prezzo che la protesta richiede.
*
- Francesca Donner: E' un momento di cambiamento per le donne?
- Roya Hakakian: Si'. Il movimento femminista, che non e' mai scomparso in
Iran, si e' unito ad altri movimenti contrari al regime. Cio' era accaduto
in Iran anche alla fine degli anni '70, ma purtroppo ebbe un effetto
terribile sul movimento delle donne. Le donne in qualche modo si convinsero
che le restrizioni alla loro liberta' non erano poi cosi' importanti, che
dovevano fare sacrifici per il bene comune, cosi' lo Scia' se ne ando', e
arrivarono i veli. Questa generazione di femministe e' molto piu' avvisata
al proposito. E i movimenti sociali sono molto piu' favorevoli alle cause
delle donne di quanto lo fossero negli anni '70. Trent'anni piu' tardi, gli
uomini iraniani hanno compreso che il loro destino e' legato a quello delle
donne iraniane: se le donne stanno meglio, gli uomini staranno meglio anche
loro.
*
- Francesca Donner: La moglie di Mousavi, Zahra Rahnavard, rappresenta in
qualche modo il volto nuovo delle donne in Iran?
- Roya Hakakian: La sua presenza sulla scena politica e' una manifestazione
della forza del movimento femminista. E' stata una strategia intelligente
che lei fosse visibile. Mousavi voleva appellarsi alle donne, che
costituiscono un grosso blocco elettorale, sono tenaci e sanno come
organizzarsi. Cosi' Mousavi, piu' che a chiunque altro, ha parlato al
movimento femminista.
*
- Francesca Donner: Che ruolo giocano internet e la moderna tecnologia
nell'aiutare le iraniane a portare il loro messaggio all'esterno?
- Roya Hakakian: Penso un ruolo enorme. Io ho una pagina su Facebook dove
centinaia di persone sono diventate mie amiche dall'Iran. E' gente che non
ho mai visto o conosciuto. Postano fotografie, videoclips, notizie. Non ho
avuto bisogno di guardare nessun telegiornale, guardo il telegiornale solo
per misurare la differenza di tempo fra la velocita' dei network sociali e
la lentezza delle televisioni nel riportare le notizie.
*
- Francesca Donner: Cos'hai saputo negli ultimi anni della situazione delle
donne in Iran? Le loro vite sono cambiate o no?
- Roya Hakakian: Le situazioni variano. La vita puo' essere molto differente
per una donna che abiti in una grande citta' o in un remoto villaggio. C'e'
stata pero' una grande metamorfosi dal 1979, quando il regime comincio' ad
erodere e cancellare i diritti delle donne che sotto lo Scia' il movimento
femminista era persino riuscito ad estendere. Il regime teocratico ha
adottato un approccio molto "macho", e ha visto come una priorita' assoluta
lo spingere indietro le donne. Ha istituito i codici di abbigliamento ed ha
chiuso importanti campi accademici alle donne, come la legge e l'ingegneria.
Non aveva messo in conto l'enorme contrattacco che ne sarebbe scaturito, e
non solo da donne che avevano goduto delle loro liberta'. Le sfide sono
venute al regime anche dall'interno, dalle "loro" donne, che hanno detto:
"Siamo musulmane, abbiamo il velo in testa e vogliamo partecipare.
Continuate a ripeterci che siamo fratelli e sorelle, percio', fintanto che
siamo devote, dovete garantirci pari opportunita'". Il regime aveva promosso
e incoraggiato le donne "devote", e spesso erano donne che non avevano mai
pensato a se stesse fuori dalla cucina, percio' esse si sono sentite
legittimate a protestare. E' stato un risvolto a cui gli uomini non avevano
pensato. Queste donne hanno contribuito a coltivare un'intera generazione
che in precedenza non era politicamente attiva.
*
- Francesca Donner: A questo punto, qual e' la tua piu' grande speranza per
le donne iraniane?
- Roya Hakakian: Che ottengano una piu' vasta solidarieta' e che si
dedichino con forza alla causa femminista. Molto di quel che vediamo in
questo stesso momento, quello che percepiamo come un grande movimento
sociale contro i brogli elettorali, viene in realta' dall'enorme ammontare
di attivita' svolte nel corso degli anni dal movimento femminista. Le donne
sono quelle che hanno messo insieme le infrastrutture, che hanno pianificato
ed organizzato le manifestazioni, e sanno come farlo bene. Il movimento
odierno deve moltissimo della sua esistenza a quello delle donne, ed alle
infrastrutture che le donne hanno costruito.
*
- Francesca Donner: Cosa possono fare le persone che in tutto il mondo
vorrebbero mostrare il loro sostegno all'eguaglianza delle donne in Iran?
- Roya Hakakian: Si potrebbe cominciare una campagna portando nastri o
distintivi. Ma soprattutto dobbiamo tenere in mente questo: siamo tutti
molto piu' connessi, come esseri umani, di quanto lo siamo mai stati. I
nostri destini sono legati insieme, interdipendenti.

3. EDITORIALE. ANNAMARIA RIVERA: L'UTILIZZATORE FINALE
[Ringraziamo Annamaria Rivera (per contatti: annamariarivera at libero.it) per
averci messo a disposizione questo suo intervento apparso sul quotidiano
"Liberazione" del 22 giugno 2009 col titolo "La societa' dello spettacolo
porno"]

"Quando ci riesco faccio la ragazza immagine. Sono stata billionerina per
tre anni. Ricordo che Fede mi promise di fare la meteorina. Ci tengo pero' a
dire che non sono una escort". Cosi' risponde, in un'intervista, una delle
"vergini" orgogliose di offrirsi in sacrificio al Drago: lo fa con freddo
understatement e banale intonazione piccolo-borghese, come se stesse
parlando di un lavoro da commessa o da impiegata. Come il suo capo e
"utilizzatore finale", col quale s'identifica - "io sono berlusconiana" - la
signorina sara' una dei tanti italiani che deplorano il "degrado" di
periferie abitate da immigrati, lanciano strali contro le prostitute di
strada, soprattutto straniere, s'indignano per la "piaga" degli stranieri
"clandestini, devianti, delinquenti e stupratori".
Quando leggo frasi come quella citata, mi prende lo sgomento: che vorranno
dire "ragazza-immagine", "billionerina", "meteorina", "escort"? Confesso che
non lo so, anche se vedo che adoperano questo lessico perfino ottime firme
di giornali di sinistra. Solo facendo ricorso all'intuito posso arguirne il
senso. Immagino che la mia ignoranza dipenda dal fatto che piu' di un
decennio fa decisi di spegnere il televisore per sempre. Nel frattempo la
societa' dello spettacolo e' dilagata - con le sue veline, billionerine,
meteorine, escort - e ha stravolto la politica, ha mutato nel profondo la
mentalita' e l'antropologia del paese, e' arrivata fino a imporre la propria
neolingua. Tutti i mezzi d'informazione danno per scontato, come se stessero
parlando in italiano, che il gergo della mercificazione pornografica dei
corpi femminili sia neutro e comprensibile a tutti. E' un processo parallelo
a quello che ha banalizzato il lessico razzista: "extracomunitari",
"clandestini", "nomadi", "sicurezza", "buonismo" (in fondo anche "guerra fra
poveri") ormai hanno perso le virgolette perfino quando usati a sinistra. Si
sa, se i processi sociali si fanno lingua, vuol dire che si sono consolidati
irreversibilmente. Se tutti sanno che escort sta per "prostituta che non si
vende per strada" (se ho capito bene), mentre per me fino a ieri era solo
una parola inglese che significa "scorta", vuol dire che sono io la
marginale. Da marginale - moralista? - vedo l'abisso nel quale e'
precipitato il paese, trascinandosi dietro quasi tutti. Fa impressione
constatare quanto anche a sinistra si idoleggino chiunque e qualunque cosa
abbiano qualche notorieta' o risonanza televisive, fossero pure d'infimo
rango. Al punto da dividere il mondo, irrevocabilmente, in chi fa comparsate
televisive e chi no, dunque in chi merita attenzione e rispetto e chi no,
fosse pure il piu' raffinato degli intellettuali o la piu' profonda delle
studiose.
I poteri, soprattutto quelli dal fragile spessore democratico, spesso sono
stati coinvolti in corruzione morale e scandali. Ma mai come oggi in Italia
c'e' stata una tale complicita' della societa', dell'opinione pubblica,
della gente comune, di una parte rilevante delle donne. Anzi, c'e' qualcosa
di piu' della complicita' oggettiva, c'e' immedesimazione e sintonia
sentimentale con le imprese e lo squallore del mediocre ometto sporcaccione
da anni '50, al quale denaro e potere permettono cio' che a noi e' negato.
E' come se una buona meta' del paese spiasse compiaciuta dal buco della
serratura, dicendosi: almeno lui puo' permettersi di farlo.
Ignara o indifferente, quella meta', di fronte ai rischi che corre il
sistema democratico: che democrazia e' quella in cui le liste elettorali si
fanno sfogliando i "book fotografici" (si dice cosi'?) di ragazze-immagine e
premiando quelle che hanno compiaciuto le voglie del capo? Per quanto
ripugnante, questo costume non e' che la forma estrema della tendenza,
presente a destra e un po' anche a sinistra, a cooptare nelle cariche di
partito e nelle candidature nomi selezionati secondo criteri che,
soprattutto per le donne, premiano la mediocrita', l'arrivismo, la
condiscendenza, la fedelta' ai capi. D'altronde (come scrissi tre anni fa a
commento di un bell'articolo di Lea Melandri), il narcisismo maschile - che
attraversa anche la sinistra "radicale" e che ha contribuito alla sua crisi
quasi mortale - si alimenta e si riproduce grazie alle tante signore o
signorine Smith, ansiose di condividere il potere maschile, di raccoglierne
le briciole o almeno d'essere accolte nei salotti buoni.
Tutto questo dovrebbe indurci a riflettere sull'ambivalenza di certe
rivendicazioni, in assenza di un movimento di critica e di lotta che le
indirizzi nella direzione giusta: le quote rosa possono diventare - sono
diventate - l'anello di un'abietta catena di corruzione; la difesa
sacrosanta dei diritti delle prostitute, se non si coniuga con la critica
severa della mercificazione sistemica dei corpi femminili, puo' contribuire
a banalizzare quest'ultima. La societa' dello spettacolo e' capace di
ingoiare ogni cosa che sia rigurgitabile sotto forma di immagine, quasi
sempre pornografica.
L'ho scritto piu' volte: grazie al suo quasi-monopolio del potere delle
immagini, dei simboli, del linguaggio, il berlusconismo ha saputo
interpretare, dar voce, far emergere una delle tendenze che connotano
profondamente la storia nazionale, il suo immaginario, il suo sentire e
agire collettivi: un melange d'individualismo, cinismo, debolezza del senso
civico, assenza di rigore etico e intellettuale. E' per questo che non
potra' mai neppure scalfirlo una sinistra che non sia capace di riflettere
criticamente sulla storia nazionale, di abbandonare le formule convenzionali
e consolatorie per analizzare, spietatamente e nel profondo, i mutamenti
sociali e culturali che hanno investito la societa' italiana.

4. INIZIATIVE. UNIONE DONNE IN ITALIA: IL 25 GIUGNO IN PIAZZA A NAPOLI
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo]

Una giovane donna e' stata picchiata a piazza Bellini a Napoli, la scorsa
notte, da una squadraccia di teste rasate.
Ora e' in ospedale e rischia lesioni permanenti ad un occhio. I suoi
aguzzini non ammettevano che fosse li' senza "permesso" o protezioni.
L'Udi di Napoli a piazza Bellini ha inaugurato la Staffetta in Campania il
14 febbraio, scegliendo la libreria delle donne Evaluna, per rispondere ai
numerosi episodi di violenza di cui la piazza era stata teatro.
Da sempre la violenza insegue le donne, le bracca, le invalida e le uccide.
Tutti dicono a parole di non volere questo, ma mentre dicono continuano a
picchiare, invalidare, uccidere, o a permettere che questo avvenga.
Gli assassini e i violenti si rendono a volte, come in questo caso,
riconoscibili, come i mafiosi, i camorristi e gli sciupafemmine: si vantano
e hanno l'ardire di tornare a delinquere negli stessi posti. E' un segnale
solo per noi o lo sara' anche per chi deve garantirci una tranquilla
padronanza delle nostre strade?
Questo paese sta subendo l'irresponsabile sfida a tutto il genere femminile,
e noi sappiamo che il fine e' metterci fuori gioco. Ma noi torniamo sempre:
per essere vicine a quella giovane donna brutalmente picchiata, come per
denunciare che chi ha ucciso poche ore fa Annamaria Cirillo ha seguito un
consiglio dato da molti ormai, fuori e dentro i tribunali, "ti conviene
ammazzarla".
Noi affermarmiamo che nessuna e' vilipesa e ferita senza la complicita'
della cultura dominante.
Saremo in piazza Bellini giovedi' 25 sera alle ore 19, per affermare che
c'e' una responsabilita' pubblica su tutto quanto avviene per le strade e
nelle case su ognuna di noi e noi tutte.
Sara' un sit-in e una fiaccolata perche' la piazza sia ancora nostra e
perche' quella giovane donna possa tornarci senza paura.
Vivere senza violenza non e' una speranza, e' il nostro proposito.
Udi di Napoli

5. RIFLESSIONE. DACIA MARAINI: L'ESEMPIO
[Dal "Corriere della sera" del 2 giugno 2009 col titolo "Principi da
osservare e (poi) da predicare" e il sommario "Il racconto di Cechov e
l'esempio come unica via all'educazione"]

In un bellissimo racconto di Cechov si narra di un giudice, un uomo severo e
intransigente che e' intento a educare un figlio bambino dopo che la moglie
e' morta prematuramente. Non devi dire bugie, ripete al piccolo, non devi
comportarti con slealta', non devi fare il prepotente, non devi parlare a
vanvera, non devi nascondere nulla, tutto nella tua vita deve essere
trasparente, perche' cosi' si comporta una persona civile. Il figlio bambino
china la testa e annuisce. Sa che il padre parla per il suo bene.
Un giorno il giudice torna dal lavoro con un'ora di anticipo e sorprende il
figlio a fumare una sigaretta. Apriti cielo! L'uomo si dichiara deluso,
strepita per l'inganno ordito dal ragazzino. Gli fa una grande paternale
ricordando la madre morta, l'enorme responsabilita' che si e' preso
nell'educarlo. E tu, appena volto le spalle, trasgredisci ai patti con tanta
spudoratezza! gli grida. Lo sai che il fumo fa male, intorpidisce la mente,
ostruisce le arterie, ingiallisce le dita e i denti, fa puzzare l'alito e fa
anche venire il cancro! Non ti vergogni? Il bambino solleva gli occhi
innocenti sul padre che non ha mai osato contraddire e dice con voce timida:
"Ma anche tu fumi, papa'!". L'uomo si guarda le dita ingiallite ed e' lui
questa volta a chinare la testa. Per la prima volta si chiede se non abbia
sbagliato qualcosa nell'educazione del figlio. Li' per li' ribatte che lui
e' adulto e ha delle liberta' che il bambino non ha. Ma dallo sguardo del
piccolo capisce che non risulta credibile.
Come persuadere un bambino a comportarsi bene? Una voce interiore gli dice
che non c'e' alternativa all'esempio. Se sara' un buon giudice sapra'
indirizzare il figlio verso un mestiere portato avanti con generosita' e
rigore, ma anche nella vita di tutti i giorni, se sapra' mostrarsi operoso,
sincero, onesto e savio potra' pretendere che il figlio diventi una persona
operosa, onesta, sincera e savia. Il giudice riflette sulla credibilita' di
chi comanda.
E deve constatare una cosa che ha gia' notato sul lavoro: se chi si trova in
stato di autorita' non dimostra di aderire profondamente alle regole che
pretende di fare valere ai suoi sottoposti, quello che puo' ottenere e' solo
una meccanica obbedienza. Ma l'obbedienza e' una virtu' insincera e pertanto
soggetta alla finzione. Chi si sottomette a delle regole perche' e'
costretto a farlo, appena puo' trasgredisce. E' solo la convinzione a
rendere sicura l'educazione. I precetti, le interdizioni, i divieti non
funzionano se non si propone una buona ragione per tenerne conto. E le buone
ragioni debbono essere spontanee, mai imposte. Quando infatti chi comanda
insiste nel pretendere obbedienza verso regole che per primo non rispetta,
spinge gli altri alla clandestinita' e alla doppiezza. E' quello che accade
nelle famiglie in cui i genitori pretendono dai figli l'adesione a principi
astratti che loro sono i primi a non tenere in considerazione.

6. LIBRI. MASSIMO ORTALLI: LEGGERE L'ANARCHISMO 2. LA STORIA, LE STORIE, IL
PENSIERO (PARTE SECONDA)
[Da "A. rivista anarchica", anno 39, n. 344, maggio 2009 (disponibile anche
nel sito www.arivista.org)]

Berneri, Fabbri, Gori e Malatesta
Dai personaggi che in un certo senso potremmo definire "minori" passiamo ora
ad alcune delle figure piu' importanti del movimento anarchico, tanto
italiano quanto internazionale.
Cominciamo da Camillo Berneri, anche perche', dopo che le soffocanti censure
di un tempo, non solo staliniste, non trovano piu' nessuno disposto a
riproporle, la sua figura viene finalmente acquistando, nel panorama della
politica e della cultura italiana, quel posto a cui avrebbe sempre avuto
diritto. Il volume Mussolini grande attore. Scritti su razzismo, dittatura e
psicologia delle masse, pubblicato nel 2007 dalle Edizioni Spartaco di S.
Maria Capua Vetere e curato da Carlo Cavaglion, e' un'antologia di scritti
nei quali Berneri affronta, partendo da prospettive originali e ricche di
sviluppi, temi complessi quali la indiscutibile "popolarita'" di Mussolini
(anticipando, quindi, successive analisi sulla psicologia delle masse) e il
fenomeno dell'antisemitismo quale collante dell'identita' della "nazione
fascista". Un'altra preziosa raccolta antologica e' quella degli Scritti
scelti pubblicati nel 2007 nel settantesimo anniversario della morte da Zero
in condotta con il contributo degli anarchici reggiani della Fai. Ancora una
volta sorprendono la ricchezza del pensiero e la capacita' di affrontare in
piena liberta' di analisi e giudizio i temi piu' scottanti e urgenti del suo
tempo, mantenendo sempre, pero', una piena adesione ai capisaldi del
pensiero anarchico. Sempre nel 2007 sono stati pubblicati gli atti di una
intensa giornata di studi organizzata dall'Archivio Berneri-Chessa (Camillo
Berneri singolare/plurale. Atti della giornata di studi, Reggio Emilia, 28
maggio 2005, Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi e Archivio Berneri-Chessa)
nel corso della quale e' stato possibile affrontare tutti gli aspetti della
vita e del pensiero dell'anarchico lodigiano. A dimostrazione dell'interesse
che continua a riscuotere il suo pensiero eretico e anticonformista, sia in
ambito libertario che in quello degli studi accademici, si aggiungono altri
due titoli, entrambi di notevole valore: dell'intellettuale e militante
sindacalista Stefano D'Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella
critica all'anarchismo del XX secolo. Rilettura antologica e biografica di
Camillo Berneri (Roma, Mimesis, 2007), una preziosissima e puntigliosa
disamina degli scritti berneriani ripercorsi e analizzati in maniera
pressoche' esaustiva in tutte le loro sfaccettature, spesso spiazzanti e
precorritrici di nuove riflessioni; del giovane ricercatore Massimo Granchi,
Camillo Berneri e i totalitarismi (Reggio Calabria, Istituto "Ugo Arcuri",
2006), uno studio particolarmente attento a quella critica serrata e
impietosa nei confronti dei totalitarismi del Novecento, che sara' causa
diretta del suo assassinio da parte dei sicari stalinisti nelle strade di
Barcellona. Infine il Berneri descritto da Gianfranco Careri, gia'
segretario nazionale dell'Usi, nel suo Camillo Berneri,
l'anarcosindacalismo, la guerra di classe (Ancona, Unione Sindacale
Italiana, 2008), attento in particolar modo al ruolo che ebbero gli
stalinisti nelle vicende della rivoluzione spagnola.
Da Berneri a un altro grande pensatore anarchico del 1900, quel Luigi Fabbri
che fu non solo il piu' diretto continuatore del pensiero e
dell'insegnamento malatestiano, ma anche il felice sistematizzatore di un
anarchismo riportato alle sue piu' genuine radici. A lui e' stata dedicata,
nel 2005, un'importante e feconda giornata di studi nella natia Fabriano e
oggi possiamo disporre del bel volume che ne raccoglie gli atti, edito nel
2006 dalla Biblioteca Serantini - preziosa curatrice e organizzatrice anche
dell'evento - e curato da Maurizio Antonioli e Roberto Giulianelli, Da
Fabriano a Montevideo. Luigi Fabbri: vita e idee di un intellettuale
anarchico e antifascista, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2006. Un'altra
opera, che ci consente di approfondire il pensiero e l'importante ruolo che
ebbe Fabbri all'interno del movimento anarchico italiano e internazionale,
e' Epistolario ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935) (Pisa,
Biblioteca Franco Serantini, 2005), uscito in concomitanza del convegno
fabrianese e ottimamente curato da Roberto Giulianelli. La raccolta delle
oltre 350 lettere indirizzate a piu' di settanta corrispondenti, italiani e
stranieri, fornisce il ritratto di un uomo dotato di grande umanita',
curioso e aperto agli stimoli intellettuali e sempre disponibile a
intrattenere rapporti di camaraderie anche con quei compagni con i quali era
costretto a scontrarsi sul piano politico. Per finire con Fabbri, il bel
saggio di Santi Fedele, ordinario di Storia contemporanea all'Universita' di
Messina, Luigi Fabbri. Un libertario contro il bolscevismo e il fascismo
(Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2006). Sulla traccia della relazione
presentata al convegno di Fabriano, Fedele dimostra con ricchezza di
argomenti come la lucidita' analitica e la sostanziale liberta' di pensiero
di Fabbri gli abbiano consentito di prevedere, con largo anticipo rispetto
ad altri illustri intellettuali, le future degenerazioni della rivoluzione
russa e le drammatiche conseguenze che l'avvento del fascismo avrebbe
causato alla nostra societa'.
Accanto al padre, tanto nella militanza anarchica quanto negli affetti
profondi, fu sempre la figlia Luce, l'acuta intellettuale e docente
all'Universita' di Montevideo spentasi in tardissima eta' nell'esilio
uruguayano. Gianpiero Landi, venendo a saldare un debito contratto dagli
anarchici italiani che l'hanno conosciuta, ha curato una bella raccolta
delle sue poesie, Propinqua libertas (Pisa, Biblioteca Franco Serantini,
2005), mentre le edizioni Zero in condotta hanno pubblicato l'edizione
italiana della biografia scritta dalla docente brasiliana Margareth Rago,
Tra la storia e la liberta'. Luce Fabbri e l'anarchismo contemporaneo
(Milano, 2008), un lavoro dal quale emerge la figura profondamente umana di
una fine intellettuale e di una attiva militante, che non solo seppe
rigenerarsi nel confronto con una realta' in continua evoluzione, ma diede
anche un importante contributo, nel continente sudamericano, alla conoscenza
e allo studio della letteratura e della cultura italiana.
Venendo ora ad Errico Malatesta, sulla cui figura continuano a uscire nuovi
lavori, va segnalata, innanzitutto, la pubblicazione degli atti del convegno
dedicatogli nel 2003: Errico Malatesta. A centocinquant'anni dalla nascita.
Atti del convegno anarchico. Napoli, 5-6-7 dicembre 2003 (Ragusa, La
Fiaccola, 2007). Si tratta della raccolta dei numerosi e interessanti
interventi del convegno napoletano organizzato dai locali Gruppi della Fai e
da individualita' anarchiche, con la collaborazione della Fondazione Morra.
Premiate dall'intervento di un pubblico particolarmente numeroso, quelle
giornate di studi registrarono la partecipazione di alcuni fra i piu'
attenti studiosi della vita e del lascito intellettuale e umano del
rivoluzionario campano, come dimostra questa preziosa e convincente raccolta
di saggi. Vanno poi segnalati due opuscoli che raccolgono gli interventi di
un incontro estivo organizzato dai compagni modenesi della comunita'
"Libera", dedicato al rivoluzionario campano. Il primo, di Davide Turcato,
L'importanza delle opere di Errico Malatesta (Modena, Rivoluzio, 2006),
riporta le annotazioni sulle opere di Malatesta, frutto di un accurato
lavoro di consultazione di tutta la stampa anarchica internazionale,
finalizzato alla auspicata pubblicazione dell'opera omnia, mentre il
secondo, di Paolo Finzi e Massimo Ortalli, La storia e l'attualita' di
Errico Malatesta (Modena, Rivoluzio, 2006) raccoglie la conversazione tra i
due autori sulla esperienza e l'attualita' dell'insegnamento malatestiano.
Di Malatesta, una ristampa gradita anche se priva, purtroppo, di qualsiasi
apparato critico, di due famosissimi testi, L'anarchia e L'autodifesa
davanti alle assise di Milano (Milano, Datanews, 2007). Come si sa,
L'anarchia rappresenta sicuramente uno dei momenti piu' alti e interessanti
della riflessione sociale e politica malatestiana, come del resto Il nostro
programma e L'autodifesa pronunziata davanti alle assise di Milano nel 1921,
anch'essi riproposti in questo volume. Per terminare con il nostro Errico,
da segnalare la seconda edizione aggiornata e ampliata di La nota persona.
Errico Malatesta in Italia (dicembre 1919 - luglio 1920), un testo di Paolo
Finzi, edito dalla ragusana La Fiaccola nel 2008. Il volume tratta di uno
dei periodi cruciali dell'attivita' militante di Malatesta, quello che vide,
in un'Italia segnata dal macello della Grande guerra, l'attacco del
proletariato alle strutture del potere. Attacco nel quale, come ben
documenta Finzi, il ruolo di Malatesta e degli anarchici fu particolarmente
significativo.
Finiamo questa carrellata sui "grandi" dell'anarchismo italiano con Pietro
Gori e il bel testo ricco di fotografie e testimonianze, curato da Patrizia
Piscitello e Sergio Rossi, E' tornato Pietro Gori. Frammenti della vita di
un anarchico raccontati dalla gente dell'Elba (Portoferraio, Elbareport,
2008), felice dimostrazione dell'affetto e della stima che le popolazioni
elbane ebbero per il "poeta dell'anarchia".
*
I grandi pensatori
Ed ora, dall'Italia al mondo, dalle figure eminenti del nostro movimento ai
pensatori che piu' hanno contribuito a sistematizzare il pensiero anarchico
consegnandogli un rilievo universale.
Quindi da chi cominciare, se non dal gigante russo Michail A. Bakunin? Di
lui le Edizioni Biblioteca Franco Serantini di Pisa propongono, quest'anno,
la riedizione, con l'introduzione all'edizione RL del 1970 di Giuseppe Rose,
di Dio e lo Stato, indubbiamente uno dei piu' importanti classici
dell'anarchismo. In quel testo, infatti, si mostra che "Dio e Stato sono due
termini inscindibili, dai quali scaturiscono tutte le altre alienazioni,
morali e intellettuali, nonche' la schiavitu' e lo sfruttamento degli
uomini".
Da Bakunin a Kropotkin, l'altro grande pensatore russo che forse piu' di
ogni altro ha contribuito a formare il pensiero anarchico. Sono due i libri
dedicati alla sua figura, il primo ad opera di Heinz Hug, Kropotkin e il
comunismo anarchico (Bolsena, Massari, 2005), nel quale l'autore analizza
gli elementi fondanti del pensiero kropotkiniano, dalla teoria del mutuo
appoggio (esemplare confutazione della darwiniana "lotta per l'esistenza") a
quella dell'etica solidale, dalla concezione antropologica a quella etica e
sociale, per finire alla teoria anarcocomunista che influenzo' fortemente
l'anarchismo del primo Novecento. L'originale e utile capitoletto sulle
"critiche anarchiche mosse a Kropotkin", rende ancora piu' interessante
questo lavoro. Fabio Palombo, insostituibile animatore delle edizioni
Samizdat di Chieti, continua, meritandosi tutti i nostri encomi, a
pubblicare o ripubblicare testi particolarmente importanti. Nel 2004, e ne
siamo davvero lieti, ha proposto al lettore Il principe anarchico di George
Woodcock e Ivan Avakumovic, un vero e proprio classico della storiografia
anarchica, ancora inedito in Italia. E' forse la biografia piu' completa di
Piotr Kropotkin, nella quale sono tratteggiati sia il suo costante impegno
militante sia la ricchezza della riflessione teorica, in grado di spaziare
dalla ricerca scientifica all'analisi sociologica dei processi sociali e
culturali.
Anche Pierre-Joseph Proudhon continua a stimolare nuovi lavori di
approfondimento, quali il contributo di Emanuele Treglia, Proprieta' e
anarchia in Proudhon (Lugano, La Baronata, 2007), nel quale l'autore, un
giovane esperto in comunicazione politica, nell'affrontare il famosissimo
Che cos'e' la proprieta', ricostruisce il passaggio logico che porto' il
pensatore francese a gettare le basi del pensiero anarchico, con il rifiuto
dello Stato e la proposta di ipotesi organizzative autogestionarie.
E finalmente anche Elisee Reclus, il grande comunardo e geografo anarchico,
diventa il soggetto di studi particolarmente importanti e scientificamente
ineccepibili. Partiamo dalla riedizione (finalmente! L'ultima e' del 1937)
di un vero e proprio capolavoro, quella Storia di un ruscello (Milano,
Eleuthera, 2005), che e' uno dei suoi lavori piu' belli e affascinanti; "un
dialogo personale", come afferma Marcella Schmidt di Friedberg nella sua
introduzione, "tra l'autore e la natura che stimola la nostra capacita' di
osservazione, di evocazione, di contemplazione di un paesaggio". Basti, per
capire cosa si intenda, questo straordinario e fulminante incipit: "La
storia di un ruscello, anche di quello che nasce e si perde nel muschio, e'
la storia dell'infinitoî. Marcella Schmidt di Friedberg e' anche curatrice
della raccolta degli atti di un importante convegno tenutosi, a riprova del
rinnovato interesse per Reclus, nel 2005 all'Universita' di Milano, Elisee
Reclus. Natura e educazione (Milano, Bruno Mondadori, 2007). In molte delle
sedici relazioni si pone l'accento sulla innovativa capacita' dimostrata da
Reclus di coniugare l'attivita' piu' propriamente geografica con le
interazioni sulla natura degli esseri umani, "come agenti nelle dinamiche
ambientali... e come soggetti responsabili e coscienti nei confronti della
natura e dell'educazione geografica". Sempre su Reclus, per la riscoperta di
questo grande scienziato sociale, e' uscito un altro importante saggio,
quello di Federico Ferretti, Il mondo senza mappa. Elisee Reclus e i
geografi anarchici, pubblicato nel 2007 dalla milanese Zero in condotta. Vi
si parla soprattutto del ruolo innovativo che Reclus ha avuto
nell'elaborazione dei criteri scientifici della geografia moderna e nella
creazione di una vera e propria scuola di geografi anarchici tra cui
annoverare Metchnikoff, Perron e Kropotkin stesso.
Per finire con i grandi pensatori ottocenteschi, i padri spirituali
dell'anarchismo, veniamo a Max Stirner, figura quantomai controversa nella
sua irriducibile alterita'. Gaetano Pizzonia, professore di filosofia
calabrese, nel suo Il profeta dell'anarchismo. Max Stirner: dalla Recensione
all'Unico (Reggio Calabria, Citta' del Sole, 2007) studia il pensiero del
filosofo tedesco non solo nella sua opera maggiore, L'Unico, ma anche negli
scritti minori e meno conosciuti. Mario Frisetti e' una mente lucida e
sempre spiazzante, difficilmente incasellabile in qualsiasi definizione, e
lo dimostra nel suo Tutto per niente. Max Stirner nella casa senza
fondamenta dell'anarchia (Torino, Autoproduzioni Fenix, 2006). Partendo da
Stirner, affronta, in un modo provocatoriamente originale e attuale,
l'irrisolvibile dialettica fra anarchismo individualista e anarchismo
organizzatore, fornendo al contempo stimoli per riflessioni imprevedibili e
non convenzionali.
(Parte seconda - segue)

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 861 del 24 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it