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Minime. 863



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 863 del 26 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Apartheid
2. Le vacanze antropofaghe delle burocrazie ex-pacifiste
3. Elena Ribet intervista Yolanda Zuluaga
4. Elena Loewenthal: Oltre l'orrore
5. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
6. Massimo Ortalli: Leggere l'anarchismo 2. La storia, le storie, il
pensiero (parte quarta)
7. Luciano Canfora presenta "Costantinopoli. Metropoli dai mille volti" di
Peter Schreiner
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. APARTHEID

A quanto riferiscono i mezzi d'informazione il senato potrebbe votare il
cosiddetto "pacchetto sicurezza" gia' la prossima settimana. E con esso le
scellerate misure razziste che introducono nel nostro paese il regime
dell'apartheid, che violano i diritti umani e le basi stesse dello stato di
diritto, che legittimano ed istituzionalizzano (e finanche consentiranno di
finanziare coi soldi pubblici) lo squadrismo fascista e assassino.
*
Questo crimine deve essere fermato.
Questi misure palesemente incostituzionali, palesemente anomiche,
palesemente antiumane, devono essere respinte: in Parlamento e nelle
coscienze del popolo italiano.
E' l'ora di una insurrezione morale nonviolenta del popolo italiano e delle
sue rappresentanze istituzionali in difesa dello stato di diritto, della
legalita' repubblicana, della Costituzione che fonda l'ordinamento
giuridico, della democrazia, dei diritti umani di tutti gli esseri umani,
della civilta' contro la barbarie, della convivenza contro il crimine, della
ragione contro il delirio, della giustizia e della misericordia contro la
selvaggia ferocia del nazismo che torna.
*
La sicurezza si fonda sulla certezza del diritto, sul rispetto
dell'umanita'.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
La politica razzista del governo eversivo deve essere contrastata e
sconfitta dalla forza della verita', della democrazia, della legalita'.
*
Le deportazioni sono un crimine.
I lager sono un crimine.
L'apartheid e' un crimine.
Il razzismo e' un crimine.
Lo squadrismo e' un crimine.
Un governo che cerca di imporre il crimine e l'eversione dall'alto, un
governo che viola la Costituzione della Repubblica Italiana, un governo che
perseguita esseri umani innocenti, non e' piu' un governo legittimo: e'
un'associazione a delinquere, e' una banda criminale.
*
Vi e' una sola umanita'.
E' l'ora della resistenza nonviolenta contro il razzismo, contro l'anomia,
contro l'eversione dall'alto.

2. LE ULTIME COSE. LE VACANZE ANTROPOFAGHE DELLE BUROCRAZIE EX-PACIFISTE

Qualcuno se li ricorda ancora i "senza se e senza ma"? Sono in vacanza
(pagata coi soldi del pubblico erario) dal 2006.
L'Italia e' coinvolta nella mostruosa guerra afgana, ogni giorno le stragi
si susseguono, ma nulla vedono, nulla odono e nulla dicono gli ex-pacifisti
parastatali e in carriera: e' bastato che qualche ministro e sottosegretario
presuntamente amico ed effettualmente corruttore nel biennio 2006-2008
pensasse bene di foraggiarli di qualche briciola dello sperpero immane ed
infame dei soldi pubblici per comprarne la complicita' con la guerra, la
prostituzione alla guerra, a quanto pare addirittura ben oltre quella
legislatura.
*
La guerra e' il massimo crimine.
Tu alla guerra opponiti sempre.
Cessi la partecipazione italiana alla guerra afgana.
Vi e' una sola umanita'.

3. MONDO. ELENA RIBET INTERVISTA YOLANDA ZULUAGA
[Dal sito di "Noi donne" (www.noidonne.org) col titolo "Intervista a Yolanda
Zuluaga. Colombia oggi" e il sommario "Indios fra passato e futuro: dalle
politiche di frontiera alla scrittura della tradizioni orali, fino ai piani
di vita che rispettano la natura e gli esseri viventi"]

Yolanda Zuluaga e' nata a Bogota'. Innamorata delle diverse espressioni
della vita e della cultura, e' da sempre impegnata nella cooperazione
internazionale e nella promozione dei diritti umani di donne, bambine e
bambini indigeni. Attivista pacifista, e' laureata in storia, ha ottenuto il
dottorato in sociologia a Parigi e vive in Italia dal 1995, dove lavora con
le persone migranti. Dal 1997 si e' impegnata in diverse consulenze per il
Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (Cisp), l'Undp e altre
organizzazioni. Ha tra l'altro realizzato o partecipato alle seguenti
pubblicazioni: Fronteras que unen. Encuentro amazonico de cuatro naciones:
Brasil, Colombia, Ecuador y Peru' (2009), Mujeres y ninos indigenas en la
Amazonia colombiana. Diagnostico sobre la situacion de derechos humanos
(2007), El desplazamiento por la violencia en Colombia. Experiencias,
analisis y posibles estrategias de atencion en el Departamento de Antioquia
(1999). Cura anche l'organizzazione di eventi per la promozione della pace e
dei diritti umani.
*
- Elena Ribet: Qual e' la situazione attuale in Colombia, e in particolare
in Amazzonia?
- Yolanda Zuluaga: La situazione e' molto complessa. Ci sono zone in cui
sono in atto conflitti armati tra guerriglia, paramilitari, militari.
Insieme alla crescente espansione del narcotraffico, cio' determina
condizioni di grave vulnerabilita' dei diritti umani.
*
- Elena Ribet: In che misura questo influisce sulla popolazione, e in
particolare sulle donne?
- Yolanda Zuluaga: Ovunque i conflitti e la violenza producono distruzione e
insicurezza, con gravi conseguenze sul corpo delle donne e delle bambine,
sulla dignita' personale, la liberta', la salute sessuale e riproduttiva.
*
- Elena Ribet: Cosa si sta muovendo?
- Yolanda Zuluaga: Recentemente si sono incontrate delegazioni degli
indigeni di Colombia, Peru', Brasile ed Ecuador per esprimere opinioni e
formulare proposte sulle politiche di frontiera, affinche' i governi tengano
conto dei loro "piani di vita". I "piani di vita" indigeni, cosi' come sono
da loro chiamati, sono molto diversi da quelli che noi potremmo chiamare,
per affinita', progetti o piani di sviluppo. Loro concepiscono dei piani
integrali a lungo termine, che tengono conto delle generazioni future e
dell'ambiente.
*
- Elena Ribet: Per la prima volta nella storia, alcuni gruppi indigeni hanno
deciso di trascrivere la loro tradizione orale. Cosa significa questo?
- Yolanda Zuluaga: Si tratta di un passaggio epocale. Mettere per iscritto
la propria tradizione orale e' un modo di comunicare con le generazioni
future, con le autorita' pubbliche e con l'esterno in generale. Quando la
Colombia, nel 1991, ha introdotto la multietnicita' nella propria
Costituzione e ha riconosciuto diritti speciali agli indigeni, cio' ha
rappresentato un grande passo per la democrazia. Ma il punto essenziale e':
fino a dove possono arrivare i diritti di questi popoli? Dialetti,
identita', tradizioni, educazione, salute, tutela del territorio e delle
risorse naturali vanno preservate. Spesso gli interessi economici hanno
portato verso direzioni opposte. Questi popoli sono vulnerabili, in quanto
nel loro territorio si trovano petrolio, oro, minerali preziosi e legni
pregiati. Le diverse colonizzazioni subite da queste regioni, da quella
degli spagnoli nel '500 a quella molto piu' recente delle multinazionali,
hanno fortemente compromesso gli equilibri naturali e la vita stessa di
molte persone.
*
- Elena Ribet: Cosa abbiamo da imparare dalla tradizione indigena?
- Yolanda Zuluaga: C'e' chi sostiene che questi indigeni fermano il
progresso. La loro diversa visione del cosmo arricchisce piuttosto il genere
umano. Il loro stile di vita si basa sulla relazione armonica con la natura
e tutti gli esseri viventi. Sono due principi diversi: loro partono da
un'idea centrale di protezione della natura e della vita, nel cosiddetto
nord del mondo si afferma invece l'idea dello sviluppo inteso come
sfruttamento. Noi occidentali ci concepiamo come individui, loro come
collettivita'. Il loro stile di vita e il loro obiettivo si basano sul
difendere la posizione collettiva, per salvaguardare la natura e la
sopravvivenza, in pace, di tutti i popoli. Mentre dall'altra parte si agisce
per l'importazione della violenza e dello sfruttamento, con processi
distruttivi che portano anche alla trasformazione etica della popolazione.
Per evitare di colpire gli interessi privati di attori economici molto
forti, lo Stato colombiano non ha tenuto conto dei legittimi interessi delle
popolazioni indigene. Per questo chi lotta per la pace e i diritti e' in
pericolo.
*
- Elena Ribet: Che ruolo hanno le donne?
- Yolanda Zuluaga: Credo di aver imparato molto dalle indigene. Le donne
hanno una particolare capacita' di intuizione. In certi gruppi indios ci
sono anche donne sciamane, e spesso le guaritrici e le depositarie delle
scienze medicinali e delle erbe sono donne, anche se in certe zone hanno
ancora scarsi ruoli pubblici e politici. Ma sono le donne a saper ascoltare
la conoscenza ancestrale che tutti abbiamo, a mettere insieme la ragione e
gli elementi intangibili, siamo piu' unite alla natura (pensiamo al ciclo,
alla maternita'), quindi siamo capaci di trovare unita' con gli esseri umani
e il cosmo. In queste capacita' di relazione siamo un po' indigene ed e' qui
che nasce la solidarieta'.
*
Per una rete contro i crimini ambientali in Amazzonia: yolandazul at gmail.com,
federicomortara at gmail.com

4. RIFLESSIONE. ELENA LOEWENTHAL: OLTRE L'ORRORE
[Dal sito del quotidiano "La stampa" riprendiamo il seguente articolo del 24
giugno 2009 dal titolo "Oltre l'orrore"]

La violenza, in questa nostra civilta' urbana, ha spesso la faccia tremenda
di una chiazza di sangue spalmata sull'asfalto. Tutt'intorno, il disordine
dello sgomento e della morte. La tragedia di Monica, stamattina a Milano, si
e' consumata in un posto che tutto moltiplica: davanti all'asilo nido del
figlio di due anni, che lei ha tenuto in braccio sino all'ultimo.
Mentre suo marito la aggrediva verbalmente, s'infuriava per il telefonino di
lei che squillava al momento sbagliato, la picchiava a pugni e calci e poi
tirava fuori il coltello. Quattro fendenti, poi e' scappato a bere qualcosa
in un bar, mentre lei che quella mattina come tutte le altre stava portando
suo figlio all'asilo nido, agonizzava li' sull'asfalto. Dentro questa
giornata tremenda, quel padre e marito non sapra' spiegare il perche' di
quel delitto. Il piccolo, dal canto suo aspettera' all'asilo nido quella
madre che non tornera' mai piu' a prenderlo.
La storia di Monica fa orrore, certo. E' una storia di violenza brutale,
cieca e tremendamente insensata come lo e' sempre la violenza e piu' che mai
quella che si consuma dentro la famiglia. Dove, malgrado tutto, le donne
sono ancora un anello tremendamente debole non soltanto in quel terzo e
quarto mondo che ci pare cosi' lontano, e da cui c'illudiamo di essere
immuni.
Anche in questo nostro civile Occidente, le donne continuano a essere un
anello debole tanto da poter cascare sull'asfalto agonizzanti, una mattina
di inizio estate mentre si accompagna il bambino all'asilo. Ma la storia di
Monica che e' morta stamattina fa orrore non tanto o non soltanto per quella
scena terribile che devono aver visto maestre e bambini e genitori accorsi
dall'asilo nido li' davanti dove Monica non ha fatto in tempo a portare suo
figlio, stamane.
Non tanto o non soltanto per quella chiazza di sangue violaceo che l'asfalto
non riesce ad assorbire. Per la morte che una mattina d'inizio estate
esplode dentro una giornata come tutte le altre. Come si fa a trarre un
senso, da una storia cosi'? Una storia di violenza e basta, con un passato
di altra violenza e litigi, di rassegnazione mancata e sicuramente di quella
paura che ogni donna sente dentro come un sasso, da quando abbandona un
compagno violento, capace di tutto.
Se questa storia dice qualcosa di piu' dell'orrore che mostra, e' altro
orrore. Quello di cogliere una donna, anzi una madre, nel momento in cui e'
piu' forte e vulnerabile piu' che mai. In quella condizione indescrivibile,
eppure vissuta almeno mille volte al giorno dall'istante in cui diventi
madre, che significa tenere un figlio in braccio. Sapendo che e' affidato a
te non tanto e non soltanto dentro quella quotidianita' e i bisogni primari
e l'affetto e l'istinto. Certo, c'e' anche tutto questo. Ma c'e' qualcosa di
piu', in quel momento che ogni madre vive mille volte al giorno e
dall'istante in cui mette al mondo un figlio, e per il resto della vita.
In quel momento indescrivibile in cui una madre tiene in braccio un figlio -
e nel caso di Monica che e' morta accoltellata dall'ex marito violento, un
bambino di appena due anni - una donna e' piu' forte e tenace e
indistruttibile che mai. Ma anche tremendamente debole, verso se stessa e il
mondo che la circonda. E dentro l'orrore di stamattina in via Cova, zona
Monforte, a Milano, proprio davanti a un asilo nido pieno di bambini, c'e'
anche lo sgomento per questa madre assassinata con suo figlio in braccio.

5. APPELLI. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Dal sito del Movimento Nonviolento (www.nonviolenti.org) riprendiamo il
seguente appello]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile
sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di
promozione sociale).
Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente
soldi gia' destinati allo Stato.
Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e'
facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il
numero di codice fiscale dell'associazione.
Il Codice Fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.
Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 per mille.
Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non
fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola
quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato,
la gratuita', le donazioni.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del
Movimento Nonviolento e in particolare per rendere operativa la "Casa per la
Pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la
generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la
promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campi
estivi, eccetera).
Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre
quarant'anni, con coerenza, lavora per la crescita e la diffusione della
nonviolenza. Grazie.
Il Movimento Nonviolento
*
Post scriptum: se non fate la dichiarazione in proprio, ma vi avvalete del
commercialista o di un Caf, consegnate il numero di Condice Fiscale e dite
chiaramente che volete destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261
(corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delle
Entrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie a
tutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax: 0458009212, e-mail: redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org

6. LIBRI. MASSIMO ORTALLI: LEGGERE L'ANARCHISMO 2. LA STORIA, LE STORIE, IL
PENSIERO (PARTE QUARTA)
[Da "A. rivista anarchica", anno 39, n. 344, maggio 2009 (disponibile anche
nel sito www.arivista.org)]

Strage di Stato e altre pagine nere
Sono passati quasi quarant'anni, ormai, dal giorno della bomba di Piazza
Fontana, eppure l'interesse per quella tragica giornata non diminuisce. E lo
si puo' ben capire: la morte di Pinelli ancora brucia; le disavventure del
"mostroî" Valpreda sembrano non aver insegnato nulla a un paese sempre meno
garantista; la cosiddetta verita' giudiziaria, nonostante lo sforzo di pochi
magistrati onesti e un lavoro di controinformazione ininterrotto, e' sempre
piu' lontana. E viste le pesantissime implicazioni dello Stato di allora e
della parte politica oggi al potere, non abbiamo certo da meravigliarcene.
Ovviamente non possiamo cominciare la rassegna che dalla nuova edizione di
La Strage di Stato. Controinchiesta, opportunamente ripubblicata nel 2006
dalla casa editrice romana Odradek. Fra gli autori di questa che ormai e'
un'icona della letteratura sociale del Novecento, Eduardo Di Giovanni, Marco
Ligini, Edgardo Pellegrini. Fa male constatare come, nonostante l'evidenza,
non si sia mai voluto arrivare a una conclusione ma, del resto, non si puo'
certo pretendere che lo Stato arrivi a condannare se stesso. Lo dimostra
l'interessante postfazione di Guido Salvini, forse l'unico magistrato che ha
veramente cercato, anche se inutilmente, di andare fino in fondo a questa
torbida trama statale. Un'altra ristampa e' Il Segreto della Repubblica. La
verita' politica sulla strage di Piazza Fontana (Milano, Selene Edizioni,
2005) di Fulvio e Gianfranco Bellini. Il lavoro originale fu pubblicato nel
1978 con lo pseudonimo di Walter Rubini. In questo volume si "raccontano
tutti i perche' dell'intesa drammatica siglata da Moro e Saragat per
impedire che si arrivasse ai responsabili della strage di Piazza Fontana, le
motivazioni reali della strage, gli obiettivi e le complicita' su cui
poterono contare i gruppi che agirono in quel freddo venerdi' del 12
dicembre 1969". Anche il giallista Carlo Lucarelli, con il suo Piazza
Fontana (Torino, Einaudi, 2007 con dvd) si e' cimentato sull'argomento,
ottenendo una felice combinazione fra scrittura e comunicazione visiva. Si
tratta di una raccolta di note informative e di testimonianze e, anche se
non c'e' niente di nuovo rispetto a quanto gia' e' stato detto e scritto, il
bel dvd permette di rileggere le vicende di Piazza Fontana anche con la
forza delle immagini. Molto utile pure il lavoro del redattore de "Il
Giorno" Mario Consani, Foto di gruppo da Piazza Fontana (Milano, Melampo,
2005), che pone opportunamente l'accento, piu' che sui fatti, sulle persone.
Sono tanti i protagonisti, volontari e involontari, che animano questo
ritratto collettivo, una lunga lista dei nomi di tutti gli "attori", nessuno
escluso, e il quadro sinottico delle dieci, ormai inutili, sentenze
succedutesi fra il 1979 e il 2005. Piu' che felice, poi, la riedizione del
volume di Luciano Lanza, Bombe e segreti (Milano, Eleuthera, 2005),
successiva a quella del 1997. E particolarmente chiarificatrice, dopo
l'assurdo balletto di sentenze e assoluzioni che, in questi ultimissimi
tempi, dovrebbero aver chiuso il percorso giudiziario della Strage di Stato.
Come ho piu' volte avuto occasione di dire, questo testo andrebbe
raccomandato nelle scuole come manuale di educazione civica, e a maggior
ragione oggi, grazie anche all'intervista inedita al giudice Salvini, nella
quale il magistrato oppone la logica della ragione a quella grettamente
giuridica che ha trionfato nelle aule dei tribunali.
Parlando di Piazza Fontana non possiamo dimenticarci del compagno Pinelli.
La diciassettesima vittima come e' stato giustamente definito in questo
libro a lui dedicato, pubblicato dalla pisana Biblioteca Franco Serantini
nel 2006. Ne tratteggiano la figura, fra gli altri, Amedeo Bertolo, allora
compagno di lotta di Pinelli, la giornalista Camilla Cederna, che tanto
spese del proprio prestigio e della propria bravura per affermare la
verita', Pier Carlo Masini attento a inquadrare storicamente quella vicenda,
e Corrado Stajano, un altro giornalista particolarmente determinato a
scoperchiare le porcherie del potere. In tempi di revisionismo imperante, la
lettura della storia quale deve essere: testimonianza e indagine, rispetto
dei fatti e coraggio intellettuale. Lo Stato ha pensato bene di commemorare
il commissario Calabresi con una emissione filatelica. Gianluigi Bellei, ha
pensato meglio di ricordare il nostro compagno con Un francobollo per
Giuseppe Pinelli (Lugano, La Baronata, 2007), una provocatoria e artistica
emissione, curata dagli anarchici ticinesi della Baronata e corredata da un
libretto che raccoglie le riflessioni dell'autore.
Di Pinelli, di Franco Serantini, dei cinque anarchici calabresi uccisi in un
incredibile incidente stradale mentre portavano agli avvocati romani nuova
documentazione sulla strage di Stato, si parla in Cuori Rossi di Cristiano
Armati, un libro-inchiesta pubblicato dalla romana Newton Compton nel 2008.
E' il lungo, lunghissimo elenco dei militanti della sinistra uccisi dal
potere, nelle piazze e nelle strade, in questo dopoguerra. Le loro tragiche
vicende sono ricostruite non solo con la passione che meritano, ma anche con
una ricchezza documentaria davvero meritoria.
Mimmo Franzinelli ha il pregio di raccogliere, in tutti i suoi lavori, una
mole impressionante di documentazione. E' il caso anche di questo La sottile
linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della
Loggia (Milano, Rizzoli, 2008), uno studio completo e ricco di dati, notizie
e fatti sulla lunga stagione del terrorismo nero, e quindi anche sulle
vicende nelle quali furono pesantemente coinvolti gli anarchici. Si
accendono cosi' nuove luci sui riusciti tentativi di infiltrazione
neofascista e poliziesca nelle strutture della sinistra rivoluzionaria
operanti sul finire degli anni Sessanta e le riflessioni che ne derivano
conservano a tutt'oggi una preziosa validita'.
Su un altro versante, ma contiguo al precedente, il libro di Aldo Giannuli,
esperto di servizi e collaboratore della stampa libertaria. In Bombe a
inchiostro. Luci e ombre della Controinformazione tra il '68 e gli anni di
piombo (Milano, Bur, 2008) viene descritto l'insostituibile ruolo che ebbe
la controinformazione militante nel contrastare prima, e annullare poi, il
tentativo di coinvolgimento della sinistra nelle trame nere. Particolarmente
interessante la controinformazione dell'autore rispetto a errori di
valutazione e di analisi nei quali caddero, in casi fortunatamente non
troppo numerosi, quanti si dedicarono, in quegli anni, a costruire una
verita' completamente diversa da quella del potere.
Per finire Il pistarolo. Da Piazza Fontana trent'anni di storia raccontati
da un grande cronista (Milano, Il Saggiatore, 2006) di Marco Nozza, cronista
de "Il Giorno" negli anni caldissimi delle stragi di Stato e dei depistaggi
dei servizi. Nell'ambito della stampa "borghese", il suo giornale fu quello
che per primo, e piu' di tutti, si adopero' per la ricerca di una verita'
che fosse diversa da quella proposta dal potere e dai suoi servi. Con uno
stile avvincente, che riecheggia quello delle sue inchieste, l'autore
ricostruisce, in tutta la prima parte del volume, la tumultuosita' di quegli
avvenimenti, dal fatidico 12 dicembre fino ai numerosi, inutili e ridicoli
processi che avrebbero dovuto giudicare lo Stato.
Purtroppo e' ancora attuale l'attinenza con queste vicende: anarchici che
hanno trovato la morte nelle grigie stanze del potere. Un pugnale e un
talismano. Sole e Baleno 1998-2008. Materiali della mostra ed allegati
(Torino, Via S. Ottavio, 2008) e' un piccolo opuscolo che ricorda la
tragedia del suicidio in carcere di Edoardo Massari e Soledad Rosas, vittime
incolpevoli di una insensata e crudele persecuzione giudiziaria nella
"civilissima" citta' di Torino. E' un atto d'amore, ma anche una denuncia
politica che ci restituisce i volti e le parole dei due compagni. Opportuna,
ed evidentemente anche necessaria, la prima ristampa nel 2008 de Le scarpe
dei suicidi. Sole Silvano Baleno e gli altri di Tobia Imperato. Le torinesi
Autoproduzioni Fenix ripropongono all'attenzione di chi non si vuole lasciar
distrarre dalle sirene di un potere costantemente autoassolutorio i
particolari di questa vicenda, ricostruita in tutti i suoi aspetti con la
lucida rabbia che nasce dalla consapevolezza della ingiustizia.
Anche di Franco Serantini, il giovane anarchico pisano bastonato a morte
dalla polizia nei lungarni pisani nel 1972 e lasciato morire in carcere,
occorre ricordarsi. Perche' la sua sorte, una delle piu' drammatiche fra le
tante degli anni Settanta, fu di una crudelta' assolutamente disumana, nella
quale la violenza del potere ebbe modo di manifestarsi in tutta la sua
pienezza. E allora e' quanto mai opportuna la riedizione de Il sovversivo.
Vita e morte dell'anarchico Serantini, il bellissimo libro di Corrado
Stajano, accompagnato dal dvd S'era tutti sovversivi di Giacomo Verde,
altrettanto bello e coinvolgente (Milano-Pisa, A Editrice e BFS edizioni,
2008), perche' questi due testi permettono una lettura e una visione
assolutamente necessarie per chiunque voglia capire fino a che punto puo'
arrivare la brutalita' delle istituzioni statali.
*
Sacco e Vanzetti
La storia, e gli anarchici, non dimenticano Pinelli e Piazza Fontana, e
altrettanto fanno rispetto alla vicenda di Sacco e Vanzetti. Infatti non
sono pochi i libri usciti nel breve lasso di tempo di cui ci occupiamo,
coincidente, nel 2007, con l'ottantesimo della loro esecuzione. Innanzitutto
segnalo molto volentieri un classico del famoso scrittore americano John Dos
Passos, finalmente tradotto in italiano. Davanti alla sedia elettrica. Come
Sacco e Vanzetti furono americanizzati (Santa Maria Capua Vetere, Spartaco,
2007), e' sicuramente una delle piu' interessanti testimonianze dirette, e
anche delle piu' toccanti fra le tante che ci sono rimaste di quella tragica
vicenda perche' fu scritto, con lucida passione, nel vivo della campagna per
salvare i due anarchici italiani dalla sedia elettrica. La ristampa
dell'edizione del 1966 del libro di Francis Russell, La tragedia di Sacco e
Vanzetti (Milano, Mondadori, 2005), e' uscita in concomitanza con
l'indecente sceneggiato messo in onda da Canale 5. L'autore, classico
giornalista d'indagine della tradizione anglosassone, ripercorre con una
prosa accattivante e avvincente quelle vicende cercando di mantenersi
neutrale e "obiettivo", anche se poi le sue conclusioni, che vorrebbero
parzialmente "revisionare" una verita' storica ormai consolidata, appaiono
decisamente per nulla convincenti. Anche Erich Muehsam, di cui abbiamo gia'
detto in precedenza, si occupo' dei due anarchici italo-americani, con il
testo teatrale Ragion di Stato. Una testimonianza per Sacco e Vanzetti
(Roma, Salerno, 2007), oggi ristampato nell'ottantesimo anniversario
dell'esecuzione. L'autore condivise con Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti
un destino segnato dall'atrocita' e dalla crudelta' del potere, infatti fu
brutalmente torturato fino alla morte in un lager nazista nel 1934. Alberto
Gedda ha curato una raccolta di documenti che ci consentono di guardare in
presa diretta questa vicenda. Si tratta di Gridatelo dai tetti.
Autobiografia e lettere di Bartolomeo Vanzetti (Saluzzo, Fusta, 2005), che
comprende l'autobiografia di Bart e una selezione delle sue lettere dal
carcere, ancora oggi uno dei documenti piu' toccanti e significativi dalla
storia sociale del XX secolo. Anche l'instancabile editore Giuseppe
Galzerano di Casalvelino Scalo e' tornato ad occuparsi di Vanzetti,
ripubblicando, nel 2005, Una vita proletaria, uno splendido racconto in
prima persona nel quale viene narrata una vita esemplare dedicata al
riscatto degli umili e all'affermazione della liberta'. Segue L'ultima notte
di Bartolomeo Vanzetti (Civezzano di Trento, Nonluoghi, 2005). L'autore
Carlo Capuano e' "pittore, grafico e scrittore" e si trasforma in Vanzetti.
Parlando in prima persona, ripercorre quella storia lontana, dalla fuga
dalla natia Villafalletto all'arrivo in America e alla frequentazione
dell'ambiente anarchico italoamericano, fino alla notte precedente
l'esecuzione sulla sedia elettrica. Struggente e coinvolgente, vi risaltano
ancora una volta la pacatezza e il fiero orgoglio con i quali Vanzetti
affronto' la propria sorte. Ultimo arrivato, il lavoro di Lorenzo Tibaldo,
Sotto un cielo stellato. Vita e morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti
(Torino, Claudiana, 2008), un bel saggio corredato da numerose illustrazioni
e dall'introduzione del regista Giuliano Montaldo, nel quale l'autore,
grazie anche a documenti inediti, inserisce la vicenda dei due anarchici
italiani nel complesso quadro della societa' americana degli anni Venti,
contribuendo cosi' a far comprendere meglio il clima forcaiolo da una parte
e la possente mobilitazione popolare dall'altra che caratterizzarono i sette
drammatici anni durante i quali si compi' quell'infamia.
(Parte quarta - segue)

7. LIBRI. LUCIANO CANFORA PRESENTA "COSTANTINOPOLI. METROPOLI DAI MILLE
VOLTI" DI PETER SCHREINER
[Dal "Corriere della sera" del 22 giugno 2009 col titolo "Bisanzio, inizio
della modernita'" e il sommario "Miti. Un libro dello studioso Peter
Schreiner capovolge la tradizionale visione di Costantinopoli. Ne' decadente
ne' marginale, la storia imperiale continua oggi. Costantinopoli, fondata
nel 330 d.C., fu per lunghi secoli la capitale dell'Impero Romano d'Oriente
e venne conquistata dagli ottomani nel 1453. Dovrebbe essere ormai chiaro
che il "millennio" bizantino e' uno dei passaggi decisivi della civilta':
unico caso nella storia d'Europa, di trapasso graduale dall'antichita' al
mondo moderno. Fucina delle elites. Le istituzioni culturali forgiavano i
gruppi dirigenti dell'impero. Esistevano centri di tipo universitario
diversi da quelli che piu' tardi sorsero in Occidente: avevano poco di
statale e molto di privato]

La casa editrice Beck di Monaco di Baviera, quando non si lascia prendere da
furori lato sensu ideologici, pubblica ottimi libri di erudizione specie nel
campo dell'antichita' e della storia bizantina. Basti pensare alla
encomiabile tenacia con cui ha mantenuto in vita la "Byzantinische
Zeitschrift", organo della bizantinistica mondiale, nonche' il grande e
insostituibile Handbuch der Altertumswissenschaft in cui apparve, alla fine
del secolo XIX, la tuttora preziosa Storia della letteratura bizantina di
Karl Krumbacher, padre fondatore della disciplina. Fu nel campo del diritto
che la Casa, negli anni Trenta, commise qualche sproposito di cui dovette
poi dar conto al tempo della amministrazione statunitense della Baviera
(1945-47). Ma presto torno' sulla strada maestra, solo temporaneamente
abbandonata.
Anche i grandi editori scientifici debbono pero' adeguarsi alle esigenze del
mercato (come, un tempo, alle esigenze della politica): per esempio alla
richiesta proveniente dalle universita' (che sono sempre meno
"universitarie") di poter disporre di agili sintesi su grandi temi o su
intere epoche storiche. E Beck lo ha fatto al meglio, affidando a grandi
specialisti il non facile compito. Cosi' sono apparse sintesi
essenzialissime sui Celti o sugli antichi Germani, sull'antica Atene, e
addirittura Alexander Demandt, lo storico della Freie Universitaet,
specialista e cultore di Oswald Spengler, si e' cimentato per tali collane
con una sintesi dell'intera storia universale, come aveva fatto a suo tempo,
in Italia, Gianni Rodari in un bellissimo libro per ragazzi.
Al maggiore bizantinista tedesco, Peter Schreiner, Beck ha affidato un
piccolo, ma denso e aggiornato libro su Costantinopoli: Costantinopoli,
storia e archeologia (2007), che ora esce in italiano, nei "Piccoli Saggi"
della Salerno Editrice (Roma) col titolo Costantinopoli. Metropoli dai mille
volti e la presentazione - che e' ben piu' che una presentazione - di Silvia
Ronchey.
Non era un compito facile, gia' perche' il tema stesso e' considerato (a
torto) settoriale e unicamente "specialistico". E invece dovrebbe essere
ormai chiaro che il "millennio" bizantino e' uno dei passaggi decisivi della
storia: unico caso, nella storia d'Europa, di trapasso graduale
dall'antichita' al mondo moderno. Non era un compito affatto agevole perche'
si trattava di andare due volte contro corrente: non solo contro il
pregiudizio della marginalita' di quella storia, ma anche contro l'idea
vulgata di Bisanzio come impero immobile, impegnato unicamente nella
millenaria attesa di poter defungere. Era poi necessario tener conto delle
molte novita' che la ricerca ha prodotto e presentare le nuove acquisizioni
in forma pianamente espositiva. E lo sforzo e' riuscito.
L'autore chiarisce sin dalle prime pagine quanto poco sia sopravvissuto
della citta' bizantina ed in quali limiti ristretti si possa parlare di
"archeologia" in una citta' cosi' radicalmente trasformata dalla sua
successiva storia. Ma quando passa ai temi piu' controversi, per esempio
quello riguardante le istituzioni culturali che forgiarono i gruppi
dirigenti dell'impero, e' molto efficace nel rendere accessibile una
tematica controversa e sottile. E chiarisce in che misura si possa parlare
di istituzioni di tipo "universitario", quanto diverse esse fossero dalle
universita' che sorsero poi a Occidente, quanto (poco) di "statale" e quanto
(molto) di privato ci fosse in tali istituzioni. Ne' viene trascurato il
contenuto dell'insegnamento che li' veniva impartito.
Ed in pari tempo e' lo stesso ruolo della capitale che viene storicizzato,
alla luce, tra l'altro, di ricerche recenti e meno recenti sulla importanza
culturale delle province orientali dell'impero, perse per sempre alla meta'
del secolo VII a seguito della conquista araba e, di conseguenza, sulla
nuova centralita', anche culturale, in cui Costantinopoli venne a trovarsi
proprio a seguito di tali perdite. "Tuttavia - commenta Schreiner - proprio
quel momento non era il piu' adatto perche' le Muse esiliate recuperassero
nella capitale l'importanza che avevano avuto nelle antiche roccaforti della
cultura".
L'altra faccia di questo problema - che forse esula da una trattazione
incentrata su Bisanzio e nondimeno la completa - e' la durata o meglio la
permanenza del greco nelle province orientali (Siria, Palestina, Egitto) pur
dopo la conquista araba. Su questo punto ci sono indizi contrastanti. Certo,
un grande storico arabo vissuto all'incirca al tempo del Boccaccio,
Ibn-Khaldun, scrive nella sua Muqaddina ("Prolegomeni storici") che il
califfo Omar aveva imposto che in tutti i territori conquistati si parlasse
e si scrivesse unicamente l'arabo del Corano e che gli altri idiomi
venissero banditi. Ma questa direttiva non si realizzo' mai in modo
granitico. Nella fattispecie le tracce scritte attestanti l'uso del greco
durano ancora ben oltre la conquista: si possono vedere, a riprova, le
ultime tavole dell'album storico paleografico edito da Medea Norsa a Pisa
nel 1939 (La scrittura letteraria greca). Ed e' ben noto che Hunain
Ibn-Ishaq, nel suo commento a Galeno, descrive la collaborazione con altri
dotti operanti ad Alessandria intorno al testo del grande scienziato di
Pergamo. Insomma il greco si conservo' anche fuori dell'impero e il contatto
con l'impero rivale ebbe, nei secoli IX-X e oltre, reciproci, benefici,
effetti culturali.
Schreiner conclude la sua ricostruzione ricordando l'ombra delle profezie
escatologiche che prevedevano la fine della "citta' delle meraviglie", la
fine della Costantinopoli imperiale. Filofei profetava, secoli piu' tardi,
che dopo la fine della seconda Roma sarebbe subentrata la terza Roma (Mosca)
"e una quarta Roma non ci sara'". Formulazione efficace nel significare
quanto la storia dell'impero apparentemente immobile di Bisanzio si
prolunghi in realta' sin nel nostro presente.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 863 del 26 giugno 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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