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Coi piedi per terra. 207



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 207 del 26 giugno 2009

In questo numero:
1. Si e' svolta giovedi' 25 giugno a Viterbo un'iniziativa pubblica contro
il mega-aeroporto
2. Grazie
3. Il prestigioso giornalista e scrittore Vittorio Emiliani aderisce
all'appello contro il mega-aeroporto
4. Una lettera al segretario del Cipe ed una al ministro dei Trasporti
5. Bianca Beccalli e Michele Salvati ricordano Giovanni Arrighi
6. Enrico Pugliese ricorda Giovanni Arrighi
7. Benedetto Vecchi ricorda Giovanni Arrighi
8. Immanuel Wallerstein ricorda Giovanni Arrighi
9. Per Ralf Dahrendorf
10. Alcune opere di Ralf Dahrendorf
11. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

1. INIZIATIVE. SI E' SVOLTA GIOVEDI' 25 GIUGNO A VITERBO UN'INIZIATIVA
PUBBLICA CONTRO IL MEGA-AEROPORTO

Mentre da tutta Italia si aggiungono nuove adesioni all'appello per salvare
l'area archeologica e termale del Bullicame dalla realizzazione di un
nocivo, distruttivo ed illegale mega-aeroporto, si susseguono anche a
Viterbo le iniziative di informazione e sensibilizzazione della
cittadinanza.
Nel pomeriggio di giovedi' 25 giugno 2009 il "Centro di ricerca per la pace"
ha effettuato una diffusione di documentazione nella zona tra la stazione di
Porta Fiorentina e il quartiere dell'Ellera, iniziativa che e' stata anche
ancora una volta una occasione di interlocuzione con cittadini e pendolari,
di spiegazione ed approfondimento delle gravissime implicazioni e
conseguenze dell'operazione speculativa del mega-aeroporto.
Tra i materiali diffusi: un recente articolo apparso sul "Corriere della
sera" della prestigiosa scrittrice Dacia Maraini, una approfondita "lettera
ai medici" da parte dell'Associazione italiana dei medici per l'ambiente che
documenta le gravissime conseguenze del mega-aeroporto per la salute di
tutti, i documenti prodotti dal comitato degli agricoltori viterbesi che si
oppongono al mega-aeroporto, e il recente appello promosso dal professor
Osvaldo Ercoli, dalla dottoressa Antonella Litta, dal dottor Emanuele
Petriglia e dal professor Alessandro Pizzi, appello che sta ottenendo
numerosissime adesioni soprattutto da docenti universitari di tutta Italia.
Nel corso dell'iniziativa e' stato ancora una volta sottolineato che "La
realizzazione del mega-aeroporto avrebbe come immediate conseguenze: lo
scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si
trovano; la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;
l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse
termali; un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico
che sara' di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della
popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri
della citta'); il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio,
territorio gia' gravato da pesanti servitu'; uno sperpero colossale di soldi
pubblici; una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei
vincoli di salvaguardia presenti nel territorio".
Sempre piu' cittadini viterbesi sostengono l'impegno per salvare il Bulicame
e i diritti di tutti; sempre piu' cittadini si oppongono al mega-aeroporto
distruttivo, avvelenatore e fuorilegge.

2. SOLIDARIETA'. GRAZIE

Delle numerose dichiarazioni di solidarieta' con l'appello contro il
mega-aeroporto diffuso qualche giorno fa da Osvaldo Ercoli, Antonella Litta,
Mauro Petriglia ed Aessandro Pizzi daremo compiutamente conto nei prossimi
giorni.
Qui, adesso, un ringraziamento a tutte e tutti.

3. SOLIDARIETA'. IL PRESTIGIOSO GIORNALISTA E SCRITTORE VITTORIO EMILIANI
ADERISCE ALL'APPELLO CONTRO IL MEGA-AEROPORTO
[Riportiamo il seguente comunicato gia' apparso nelle "Notizie minime della
nonviolenza in cammino"]

Il prestigioso giornalista e scrittore Vittorio Emiliani, presidente del
"Comitato per la Bellezza", ha aderito all'appello per salvare il Bulicame
dal rischio di devastazione provocato dal mega-aeroporto.
Vittorio Emiliani ha espresso la sua adesione e il suo fattivo sostegno
all'appello diffuso ieri dal professor Osvaldo Ercoli, la dottoressa
Antonella Litta, il dottor Emanuele Petriglia e il professor Alessandro
Pizzi col quale ci si rivolgeva al mondo della cultura e dell'insegnamento e
si segnalava che "L'area archeologica e termale del Bulicame a Viterbo,
un'area di preziose emergenze e memorie storiche e culturali, e di
altrettanto preziosi beni naturalistici e risorse terapeutiche, e'
minacciata di distruzione dalla volonta' di una lobby speculativa di
realizzarvi un mega-aeroporto. La realizzazione del mega-aeroporto avrebbe
come immediate conseguenze: a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni
ambientali e culturali che vi si trovano; b) la devastazione
dell'agricoltura della zona circostante; c) l'impedimento alla
valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali; d) un
pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico che sara' di
grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione
locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');
e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia'
gravato da pesanti servitu'; f) uno sperpero colossale di soldi pubblici; g)
una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di
salvaguardia presenti nel territorio".
L'appello si concludeva con la richiesta di un impegno del mondo della
cultura "affinche' il governo non finanzi la distruzione dell'area
archeologica e termale del Bulicame a Viterbo; non finanzi un mega-aeroporto
nocivo e distruttivo, insensato ed illegale".
L'adesione di Vittorio Emiliani - e quella di molte altre personalita',
soprattutto dal mondo accademico delle Universita' di tutta Italia - e' di
grande rilevanza. Vi e' un'Italia civile che vuole difendere la bellezza, la
natura, la storia, la civilta'.
Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo ringrazia di cuore
Vittorio Emiliani per questa autorevole presa di posizione.

4. DOCUMENTI. UNA LETTERA AL SEGRETARIO DEL CIPE ED UNA AL MINISTRO DEI
TRASPORTI
[Riportiamo il seguente comunicato gia' apparso nelle "Notizie minime della
nonviolenza in cammino"]

Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha inviato
una comunicazione urgente al Segretario del Cipe ed una al Ministro dei
Trasporti.
Di seguito il testo delle due missive, inviate per conoscenza anche allo
staff tecnico e giuridico del Cipe, ai ministri economici ed ai relativi
staff tecnici e giuridici.
*
Al segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica
Gentile segretario del Comitato interministeriale per la programmazione
economica, on. Gianfranco Micciche',
con la presente le segnaliamo ancora una volta che la realizzazione di un
devastante mega-aeroporto nel cuore dell'area archeologica e termale del
Bulicame a Viterbo e' del tutto illegale.
La sollecitiamo pertanto a respingere eventuali proposte al Cipe di
sperperare soldi pubblici per commettere un illecito.
Distintamente,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 24 giugno 2009
*
Al ministro dei Trasporti
Gentile ministro dei Trasporti, sen. Altero Matteoli,
con la presente le ricordiamo ancora una volta che la realizzazione di un
devastante mega-aeroporto nel cuore dell'area archeologica e termale del
Bulicame a Viterbo e' del tutto illegale.
La diffidiamo pertanto dal proporre al Cipe di sperperare soldi pubblici per
commettere un illecito.
Distintamente,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 24 giugno 2009

5. LUTTI. BIANCA BECCALLI E MICHELE SALVATI RICORDANO GIOVANNI ARRIGHI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 21 giugno 2009 col titolo "Ricordi.
Giovanni Arrighi una vita capolavoro"]

E' morto il 18 giugno Giovanni Arrighi, uno straordinario scienziato sociale
che insegnava alla universita' Johns Hopkins di Baltimora.
Proveniva da una famiglia della borghesia industriale milanese, si era
laureato in Bocconi e aveva cominciato a lavorare in una delle imprese del
nonno. Una vita che non faceva per lui. Nel 1963 era andato a insegnare in
Rodesia, da cui venne espulso dopo tre anni perche' attivo nel movimento di
liberazione. Dopo la Rodesia, la Tanzania, altri tre anni. Poi il rientro in
Italia, negli anni '70: Trento, Milano e Cosenza, e anche in Italia non solo
insegnamento, ma intensa partecipazione all'attivita' della nuova sinistra,
allora in grande fermento. Poi gli Stati Uniti, prima a Binghamton con
Wallerstein, infine a Baltimora. I suoi libri principali - La geometria
dell'imperialismo, Il lungo ventesimo secolo, Adam Smith a Pechino, di
recente pubblicato da Feltrinelli - sono tradotti in italiano.
E' stato uno dei pochi, del suo calibro intellettuale, a impegnarsi
seriamente in una critica alle tesi di Toni Negri e Michael Hardt. Ma sulla
sua eredita' politica e culturale, sulle sue tesi sui grandi cicli storici
dell'imperialismo, sul recente e provocatorio lavoro sulla Cina, torneremo
con calma, passata l'emozione per la sua scomparsa.
Noi conoscemmo Nanni a meta' degli anni '60, in Inghilterra, dove stavamo
studiando, durante una sosta del suo periodo africano: ce lo presento'
Giovanni Pirelli, amico nostro dai tempi dei "Quaderni Rossi" e amico suo
nella rete internazionale dei movimenti anticoloniali. Allora stava
preparando un saggio sulla Rhodesia, che venne poi pubblicato dalla "New
Left Review" nel 1966: una vera gemma di political economy. Sapendo della
gravita' del male che l'aveva colpito, gli amici della "New Left Review"
mandarono David Harvey a intervistarlo a Baltimora nel dicembre scorso: ne
e' uscita una intervista-capolavoro - una straordinaria biografia personale,
politica e intellettuale - perche' la vita di Nanni e' stata un capolavoro
(n. 56, marzo-aprile 2009).
Anche oggi molti giovani italiani vanno in giro per il mondo e insegnano in
universita' straniere, alcuni proprio la "political economy" che usa adesso,
quella che si insegna nell'universita' dalla quale Nanni proveniva. Non e'
la political economy di Nanni, ma le cose possono cambiare e la crisi in cui
viviamo puo' contribuire a cambiarle.

6. LUTTI. ENRICO PUGLIESE RICORDA GIOVANNI ARRIGHI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 giugno 2009 col titolo "Giovanni
Arrighi. La superficiale ignoranza dei media italiani"]

E' stupefacente notare come i giornali italiani - con l'eccezione del
"Manifesto" - non abbiano assolutamente parlato della scomparsa di Giovanni
Arrighi, uno degli intellettuali italiani piu' prestigiosi a livello
internazionale. "Il manifesto" ne ha parlato sia il primo giorno - in prima
pagina con il breve commento di Immanuel Wallerstein e subito a caldo con
l'analisi di Benedetto Vecchi - sia domenica con un bell'intervento
rievocativo di Bianca Beccalli e Michele Salvati.
In effetti gli stessi motivi che per Beccalli, Salvati e Vecchi spiegano la
statura intellettuale e politica di Arrighi, possono spiegare il silenzio
per la sua opera in Italia. Arrighi aveva accademicamente le carte in
regola: aveva vinto una cattedra in Italia e nelle universita' americane che
ha poi scelto aveva avuto tutti i riconoscimenti accademici. Ma l'accademia
non perdona l'irregolarita'. Arrighi era un irregolare dal punto di vista
disciplinare per la parimenti alta competenza in sociologia ed economia (e
scienza politica) che sono alla base della political economy, l'ambito di
ricerca che egli praticava. Questo accademicamente non sta bene. Poi - non
e' virtu', ma certo non e' difetto - non andava cercando notorieta': non
faceva la fila per scrivere sui giornali. Era presentissimo nel dibattito
culturale internazionale, non solo della sinistra. Ma - si sa - i giornali e
l'accademia italiani non seguono il dibattito internazionale se non sui temi
di moda (spesso scegliendo il peggio). E' cosi' che in Italia non e'
arrivata l'eco dell'importanza dei suoi lavori e relativi riconoscimenti,
fino a lasciar passare inosservata la sua scomparsa. La spiegazione di cio'
non puo' essere che una: il provincialismo.
Eppure Arrighi era parte di un gruppo che aveva innovato profondamente
l'analisi dello sviluppo (e sottosviluppo) mondiale costituito innanzitutto
da Terence Hopkins e Immanuel Wallerstein. Questi ultimi, in sostanza
licenziati dalla Columbia University dopo la rivolta studentesca del 1968,
avevano fondato a Binghamton il Fernand Braudel Center, che nello studio
dell'economia-mondo aveva rappresentato un significativo passo in avanti nei
confronti delle teorie prevalenti nella sinistra nel decennio precedente, in
particolare quelle dello scambio ineguale e quella del nuovo marxismo
latinoamericano. L'analisi dei world systems presentava una minore
staticita' rispetto a queste individuando dinamiche interne alle diverse
aree geopolitiche e permettendo cosi' di leggere una nuova "geometria
dell'imperialismo" secondo il titolo di un libro di Arrighi.
Non so quanto sul provincialismo italiano incida la scarsa conoscenza delle
lingue ma certo la lunga intervista sulla "New Left Rewiev" che ha avuto una
eco notevole a livello internazionale non sara' stata letta da molti
intellettuali italiani. Percio' della complessita' di Arrighi si sa poco;
eppure egli e' stato uno degli studiosi piu' stimolanti - in inglese
seminal, intraducibile ma rende l'idea - non solo in America e nel mondo
anglosassone ma in Francia e in Italia. Il suo periodo di insegnamento
all'Universita' della Calabria ha permesso di comprendere l'articolazione
territoriale dello sviluppo (e sottosviluppo) del Mezzogiorno coniugando
analisi economica e analisi sociologica. Anche per capire la 'ndrangheta in
Calabria e' utile partire da Arrighi. Infine, proprio secondo l'approccio
braudeliano, che vede il Mediterraneo come entita' vivente e non solo come
uno spazio, e' possibile comprendere i fenomeni sociali e culturali di
quest'area. In tutte queste cose, Arrighi era maestro e innovatore. Forse un
po' troppo di sinistra per gli standard correnti.

7. LUTTI. BENEDETTO VECCHI RICORDA GIOVANNI ARRIGHI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 giugno 2009 col titolo "Il sapiente
interprete del lungo XX secolo" e il sommario "Scomparse. La morte
dell'economista Giovanni Arrighi"]

Giovanni Arrighi pensava che il suo Adam Smith a Pechino (Feltrinelli)
dovesse essere il primo di una serie di studi su come l'economia capitalista
stesse cambiando la sua geografia. Era convinto che il declino degli Stati
Uniti fosse irreversibile e che Washington avesse dalla sua solo il potente
esercito per rallentarlo. Il centro dell'economia mondiale si era ormai
spostato a Pechino, dando vita a una societa' di mercato che comunque stava
sottraendo agli Usa la leadership in alcuni settori chiave dell'economia
mondiale e preparando il terreno per competere direttamente anche nella
ricerca scientifica, grazie agli ingenti investimenti nella formazione di
forza-lavoro qualificata. Da qui il suo cauto ottimismo sulle possibilita'
dei cinesi di non intraprendere la stessa strada verso il capitalismo, come
invece avevano fatto altri paesi dell'ex-socialismo reale. La morte di
Arrighi, avvenuta ieri a Baltimora dopo una lunga malattia, gli ha impedito
di portare avanti il suo ambizioso progetto di cartografare il mondo nato
dopo il lungo XX secolo.
Nato in Italia nel 1937, Arrighi si era trasferito in Africa, dove aveva
insegnato nell'universita' della Rhodesia. E' in questi anni che cementa il
rapporto di collaborazione con Immanuel Wallerstein. Un rapporto
intellettuale che durera' per tutta la vita e che ha avuto nel Fernand
Braudel Center il contesto per far emergere tutta la ricchezza di una
concezione dello sviluppo capitalistico che ha fortemente influenzato i
movimenti sociali e tutta la sinistra mondiale, a partire da quella
latinoamericana uscita indenne dalla feroce stagione delle dittature
militari degli anni Sessanta e Settanta. Arrighi non e' stato solo uno
studioso, ma anche un militante. Nel 1969 e' infatti tornato in Italia e ha
partecipato al Sessantotto, dando vita con altri al Gruppo Gramsci di
Milano. Per dieci anni, Arrighi e' stato un militante a tempo pieno, anche
nella sua attivita' accademica, come testimonia il volume Geometria
dell'imperialismo (Feltrinelli), un corpo a corpo con la teoria leninista
dell'imperialismo dal quale lo studioso maturo' la convinzione di una sua
necessaria innovazione. L'imperialismo non rispondeva solo a necessita'
contingenti di una economia dominante, ma a quelle tendenze di "lunga
durata" nello sviluppo storico del capitalismo cosi' acutamente messe in
rilievo da Fernand Braudel. E quando Wallerstein gli propone di raggiungerlo
negli Stati Uniti per dare vita, assieme a Terence Hopkins, al Fernand
Braudel Center Arrighi non ha dubbi e accetta la proposta. Una decisione
maturata anche alla luce di un progetto di lavoro che dura quindici anni per
poi concludersi con la pubblicazione del volume Il lungo XX secolo (Il
Saggiatore).
Gia' dal titolo emerge l'intento polemico del libro verso la sinistra
europea e statunitense. Il Novecento, infatti, non poteva essere considerato
un "secolo breve", come invece aveva argomentato lo storico marxista Eric
Hobsbawm. L'economia, affermava Arrighi, e' scandita da cicli secolari che
vedono emergere un paese che nel tempo diviene leader nel sistema delle
relazioni tra gli stati. L'egemonia esercitata dallo stato leader determina
una condizione di subalternita', se non di dominio di altri paesi. Quando
pero' emerge la rilevanza della finanza nella produzione della ricchezza e'
il segnale che il ciclo di espansione e' terminato, segnalando l'inizio del
declino. Il Novecento in quanto sinonimo di capitalismo e' quindi iniziato
secoli fa. Tesi che Arrighi articolera' nel libro Caos e governo del mondo
scritto assieme alla compagna Beverly Silver (Bruno Mondadori).
Il declino puo' durare anche decenni, ma alla fine del ciclo discendente, la
geografia dell'economia mondiale risulta cambiata. E questo sta accadendo,
come amava ripetere, parlando del suo Adam Smith a Pechino, con il declino
dell'impero americano e l'emergere della Cina come potenza economica e
politica. E alla domanda che forse la sua societa' di mercato altro non era
che capitalismo, Arrighi rispondeva che Adam Smith era favorevole al
mercato, ma che auspicava una societa' piu' equa e che il mercato non
necessariamente coincide con una economia capitalista. Ma quella doveva
essere la seconda tappa del suo viaggio nella nuova economia del XXI secolo.
Viaggio che purtroppo Arrighi non potra' continuare.

8. LUTTI. IMMANUEL WALLERSTEIN RICORDA GIOVANNI ARRIGHI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 giugno 2009 col titolo "Giovanni
Arrighi ci ha lasciato"]

Giovanni Arrighi ci ha lasciato, ma la sua opera e i suoi scritti rimarranno
con noi per lungo tempo. E' stato uno dei piu' originali e potenti
intellettuali della nostra epoca. Un intellettuale organico nella migliore
tradizione gramsciana. Non ha mai usato una langue du bois. I suoi scritti
sono letti in tutto il mondo e la trilogia pubblicata negli ultimi dieci
anni (Il lungo XX secolo, Caos e governo del mondo e Adam Smith a Pechino)
e' un contributo imprescindibile per comprendere l'attuale sistema-mondo.
Per me personalmente, e' stato un amico per piu' di quaranta anni, un
collaboratore, un compagno di lotta.

9. MEMORIA. PER RALF DAHRENDORF

Dagli anni Settanta Ralf Dahrendorf e' stato uno dei nostri maestri. Anche
attraverso le sue opere abbiamo avuto da allora piena contezza del nesso e
della dialettica tensione tra liberalismo e socialismo, tra democrazia e
conflitto: della necessita' della loro compresenza. Come Camus. Come Bobbio.
E risalendo indietro, come Gobetti e come Rosselli. E Hannah Arendt, e
George Orwell, e Rosa Luxemburg.

10. LIBRI. ALCUNE OPERE DI RALF DAHRENDORF
[Dal sito della casa editrice Laterza (www.laterza.it) riprendiamo alcune
brevi presentazioni di alcune rilevanti opere di Ralf Dahrendorf]

Ralf Dahrendorf, Quadrare il cerchio ieri e oggi. Benessere economico,
coesione sociale e liberta' politica, Laterza, Roma-Bari 2009, pp. 140, euro
1.
In breve
Ieri: "Ralf Dahrendorf ha scritto un piccolo libro di grande attualita', un
libro terribile perche' le prospettive indicate sono terribili e le terapie
da lui stesso suggerite non sembrano in grado di fermare il trend e
invertirne la marcia", Eugenio Scalfari, 1995.
Oggi: "Se per classico s'intende un testo capace di resistere all'erosione
del tempo, questo rientra senz'altro nella categoria", Lucio Caracciolo.
"Quella tracciata da Dahrendorf e' una prognosi altrettanto lucida che
fondata", Valerio Castronovo. "Dahrendorf ci ha avvertito per tempo dei
probabili (inevitabili?) cambiamenti da cui sarebbero stati scanditi questi
anni", Lorenzo Ornaghi. "L'espressione 'quadrare il cerchio' descrive la
difficolta' a tenere insieme la crescita economica, la coesione sociale, e
la liberta'", Federico Rampini. "Quando Dahrendorf scrisse Quadrare il
cerchio, il mondo appariva dominato dall'ideologia della globalizzazione.
Oggi la globalizzazione si chiama 'mercatismo'", Sergio Romano. "Difficile
contestare la lucidita' di questa analisi di Dahrendorf e la sua capacita'
di anticipare molti dei problemi che segnano il nostro presente", Franco
Cassano. "Il messaggio di quadrare il cerchio resta attuale e puo' trovare
una risposta proprio dalla crisi finanziaria internazionale", Innocenzo
Cipolletta. "Con gli occhi di oggi il saggio di Dahrendorf probabilmente
parlerebbe anche di due capisaldi del liberalismo e della 'tenuta' della
societa': regole e crescita sostenibile", Corrado Passera. "L'analisi di
Dahrendorf e' decisa e disincantata", Gian Enrico Rusconi. "Finora siamo
riusciti a 'quadrare il cerchio'í, persino in Italia. Fino a quando?",
Michele Salvati.
"I paesi dell'Ocse, per dirla in modo molto diretto e sbrigativo, hanno
raggiunto un livello di sviluppo in cui le opportunita' economiche dei loro
cittadini mettono capo a scelte drammatiche. Per restare competitivi in un
mercato mondiale in crescita devono prendere misure destinate a danneggiare
irreparabilmente la coesione delle rispettive societa' civili. Se sono
impreparati a prendere queste misure, devono ricorrere a restrizioni delle
liberta' civili e della partecipazione politica che configurano addirittura
un nuovo autoritarismo. O almeno questo sembra essere il dilemma. il compito
che incombe sul primo mondo nel decennio prossimo venturo e' quello di far
quadrare il cerchio fra creazione di ricchezza, coesione sociale e liberta'
politica. La quadratura del cerchio e' impossibile; ma ci si puo' forse
avvicinare, e un progetto realistico di promozione del benessere sociale
probabilmente non puo' avere obiettivi piu' ambiziosi", Ralf Dahrendorf,
1995.
Indice
Quadrare il cerchio: 1. In difesa del Primo Mondo; 2. Globalizzazione:
vincoli e scelte; 3. Una societa' civile sotto pressione; 4. Tentazioni
autoritarie; 5. Alcune modeste proposte; Appendice; Commenti.
*
Ralf Dahrendorf, Erasmiani. Gli intellettuali alla prova del totalitarismo,
Laterza, Roma-Bari 2007, pp. 254, euro 15.
In breve
Messi alla prova dai grandi totalitarismi, molti intellettuali del XX secolo
ne hanno abbracciato i regimi e solo pochi non hanno ceduto. Non sono eroi,
non sono lottatori della resistenza. Per queste figure-modello, come Popper,
Berlin, Aron, Bobbio, Arendt e Orwell - ma anche Adorno, dal percorso piu'
contraddittorio e meno lineare - Ralf Dahrendorf ha trovato un nome:
erasmiani. In omaggio a Erasmo da Rotterdam che, gia' cinquecento anni fa,
dimostrava di possedere le virtu' che rendono alcuni immuni alle tentazioni
dell'illiberta'. Le biografie esemplari di una generazione, che ha
sperimentato senza cedere la seduzione del potere totalitario, delineano una
dottrina della liberta' come virtu' che travalica il tempo.
Indice
Prefazione. L'interrogativo; 1. Chi ha resistito alle tentazioni del
totalitarismo? 2. Parliamo di intellettuali pubblici; 3. Il fascismo attiro'
con il legame e la figura del capo; 4. Il comunismo attiro' con il legame e
la speranza; 5. Ci furono persone impermeabili alle tentazioni: ad esempio
Karl Popper, Raymond Aron, Isaiah Berlin; 6. Note sulla liberta', con e
anche contro Isaiah Berlin. La risposta e' una dottrina delle virtu' della
liberta'; 7. Il coraggio della lotta individuale per la verita'; 8. La
giustizia della vita con le contraddizioni; 9. La moderazione dell'osservare
impegnato; 10. La saggezza della ragione appassionata; 11. Erasmo da
Rotterdam fu un precursore delle virtu' liberali; 12. Gli Erasmiani sono
rappresentanti dello spirito liberale. Sul banco di prova del XX secolo; 13.
Classe 1902, ovvero uomini di molte prove; 14. Il peccato veniale
dell'adattamento; 15. La vulnerabile liberta' dell'emigrazione interna; 16.
Sulle scogliere di marmo, ovvero il puro vedere; 17. Gli Erasmiani non sono
combattenti della resistenza; 18. L'esilio come necessita', opportunita' e
culto. Al di la' della tentabilita'; 19. La neutralita' come dono e
debolezza; 20. L'Inghilterra per gli stranieri; 21. L'Inghilterra per gli
inglesi; 22. Oltre Atlantico. Vicina lontananza. Rivolgimenti e tempi
normali; 23. 1945 ovvero la liberta' culturale; 24. 1968 ovvero la
delusione; 25. 1989 ovvero la fine del totalitarismo; 26. 2001 ovvero il
nuovo controilluminismo; Riferimenti bibliografici; Indice dei nomi.
*
Ralf Dahrendorf, Oltre le frontiere. Frammenti di una vita, Laterza,
Roma-Bari 2004, pp. 212, euro 18.
In breve
"Alle volte ho l'impressione che ciascuno di noi porti con se' una data eta'
per tutta la vita. C'e' chi resta per sempre quindicenne, sedicenne,
diciassettenne, insomma teenager. Altri raggiungono una mezz'eta' da uomini
posati ancor prima di aver lasciato i banchi di scuola. Per quel che mi
riguarda, io in verita' ho sempre avuto ventott'anni, e ventottenne rimarro'
per il resto dei miei giorni...". Ralf Dahrendorf racconta in prima persona
l'infanzia sotto il regime nazista e gli anni della sua formazione dopo la
guerra, fino al 1957, anno in cui compie 28 anni, l'"eta' designata", il
culmine "in cui l'energia vitale trova la sua espressione piu' pura" e si
dischiudono "mille e una possibilita'". Un libro per chi vuole leggere un
resoconto storico, scritto con l'immediatezza e la partecipazione del
testimone diretto, ma anche con misurato gusto letterario, sorretto da uno
stile agile e brillante.
Indice
Prologo. Il "patchwork; 1. Ventott'anni, o mille e una possibilita'; 2. In
cerca delle radici, con mio fratello; 3. La festa del lavoro; 4. Nello
studio di mio padre; 5. Foto di gruppo, con croci uncinate; 6. La Norvegia,
o ignorare sapendo; 7. Si salvi chi puo'! 8. 20 luglio 1944; 9. Natale:
paura di morire e canti operai; 10. Interludio sull'anomia; 11. L'ora 1; 12.
Quando i sovietici portano doni; 13. Un nuovo mondo; 14. Il giornalista; 15.
L'uomo politico; 16. Lo studioso; 17. Il capitano (di lungo corso); 18. Marx
in prospettiva; 19. Il poeta, a Roma; 20. La London School of Economics; 21.
La sacra famiglia; 22. Il sociologo; Epilogo. Il figlio del mondo; Indice
dei nomi.
*
Ralf Dahrendorf, La societa' riaperta. Dal crollo del muro alla guerra in
Iraq, Laterza, Roma-Bari 2005, pp. 424, euro 22.
In breve
"La rivoluzione del 1989 segna una cesura profonda nella storia della
modernita'. Non ce ne sono molte altre che la eguaglino per importanza e che
abbiano irradiato con altrettanto vigore la speranza. Il 1989 ha visto la
fine dell'impero sovietico e del dominio della nomenklatura di cui era
portatore. Di colpo, si e' aperta la prospettiva di un mondo disponibile al
nuovo, alla societa' aperta". Nei saggi di Dahrendorf, i cambiamenti
intervenuti sulla scena internazionale negli ultimi quindici anni, dal
rapporto tra America ed Europa alle contraddizioni della globalizzazione,
dalle odierne forme dei partiti socialisti all'emergere di una nuova classe
dirigente transnazionale, dai rischi del populismo al futuro della
democrazia.
Indice
Prefazione; 1990. I. Le rivoluzioni devono fallire? II. La societa' aperta e
le sue paure; III. Cittadini maturi alla ricerca di un punto fermo; 1992.
IV. Moralita', istituzioni e societa' civile; V. La buona societ; 1994. VI.
Sugli intrecci di economia e politica; 1995. VII. La quadratura del cerchio:
benessere economico, coesione sociale e liberta' politica; 1996. VIII. Sulla
Germania: una prospettiva personale; IX. Dall'Europa all'EUropa; 1998. X.
Rivoluzione e riforma, ovvero un poco e' piu' che tutto; XI. Tre problemi
della societa' aperta; XII. Ragione, liberta' e partito: un dilemma
liberale; 1999. XIII. New Labour e la vecchia liberta': critica della "terza
via"; XIV. Rivolgimenti e tempi normali: la politica ha bisogno degli
intellettuali? La svolta del secolo; XV. Lo sguardo indietro: il (breve)
secolo socialdemocratico; XVI. Lo sguardo in avanti: opportunita' e rischi
della globalizzazione; 2000. XVII. La classe globale e la nuova
diseguaglianza; XVIII. Democrazia e Stato di diritto; 2001. XIX. Il futuro
della democrazia rappresentativa; XX. Dell'attualita' dei valori comuni;
2002. XXI. La vecchia e la nuova societa' civile; XXII. Europa quotidiana,
Europa della domenica: chi chiude la frattura? 2003. XXIII. Sul populismo:
otto osservazioni; XXIV. L'Europa e l'Occidente: vecchie e nuove identita';
Note; Indice dei nomi.
*
Ralf Dahrendorf, Il conflitto sociale nella modernita', Laterza, Roma-Bari
1992.
*
Ralf Dahrendorf, Diari europei, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. 200, euro
11,36.
In breve
Temi politici, economici e sociali di grande attualita', filtrati attraverso
la diretta esperienza di viaggiatore del mondo, quale Dahrendorf e' sempre
stato, e dei colloqui avuti negli ultimi anni con imprenditori, ministri e
uomini politici. Un diario pubblico dove si affrontano questioni cruciali
del nostro tempo, come gli sviluppi degli avvenimenti in Europa orientale,
il ritorno della destra in Italia, le "chances" di Maastricht.
Indice
Prefazione all'edizione italiana; 1. Elezioni (giugno '92); 2. Passaggi
(agosto '92); 3. Idee nuove (novembre '92); 4. Le universita' (gennaio '93);
5. Geopolitica (marzo '93); 6. Seguito (giugno '93); 7. In provincia (luglio
'93); 8. Lo spirito del mondo (agosto '93); 9. La Camera alta (novembre
'93); 10. Il multiculturalismo (gennaio '94); 11. Gli ex comunisti (maggio
'94); 12. La cultura economica (luglio '94); 13. Spazi liberi (novembre
'94); 14. L'autoritarismo asiatico (gennaio '95); 15. Riforma (aprile '95);
16. L'Europa (luglio '95); Nota editoriale; Indice dei nomi e dei luoghi.
*
Ralf Dahrendorf, Per un nuovo liberalismo, Laterza, Roma-Bari 1993.
*
Ralf Dahrendorf, 1989. Riflessioni sulla rivoluzione in Europa. Lettera
immaginaria a un amico di Varsavia, Laterza, Roma-Bari 1999, pp. 156, euro
12,39.
In breve
Il faticoso cammino verso la liberta' e il progresso nei paesi dell'Europa
ex comunista in forma di lettera a un amico polacco. Nel poscritto un
bilancio dieci anni dopo la caduta del muro di Berlino.
Indice
Riflessioni sulla rivoluzione in Europa; In prevalenza sulle rivoluzioni e
la societa' aperta; In prevalenza sulla strana morte del socialismo e il
miraggio di una "terza via"; In prevalenza sulla politica, l'economia e la
via della liberta'; In prevalenza sulla Germania e la nuova architettura
d'Europa; Poscritto: Dieci anni dopo.
*
Ralf Dahrendorf, Al di la' della crisi, Laterza, Bari 1984.
*
Ralf Dahrendorf, Pensare e fare politica, Laterza, Bari 1985.
*
Ralf Dahrendorf, Perche' l'Europa? Riflessioni di un europeista scettico,
Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 96, euro 4,65.
In breve
"Mi pare importante riflettere ora su che cosa significhi davvero questa
Europa e rispondere alla questione di fondo che raramente viene posta: qual
e' davvero il motivo per cui noi oggi ricerchiamo l'Unione Europea?" (Ralf
Dahrendorf).
Indice
Prefazione: Confessione preliminare; Le debolezze dell'Emu (1):
l'irrilevanza; Le debolezze dell'Emu (2): la disintegrazione; Le debolezze
dell'Emu (3): l'unione politica?; Metafore sospette; Dove rimane il
positivo?; Dubbi britannici; E lo Stato nazionale?; Motivazioni tedesche;
L'ultima crisi.
*
Ralf Dahrendorf, Dopo la democrazia. Intervista a cura di A. Polito,
Laterza, Roma-Bari 2003, pp. 138, euro 6,50.
In breve
"Dove e' finita la democrazia? Paralizzata in Europa, scavalcata dalla
globalizzazione, sopraffatta dal marketing politico, impantanata tra
anarchia di piazza e apatia elettorale. Come si puo' costruire una 'nuova
democrazia', dopo la morte di quella che conoscevamo?Appassionato e
rigoroso, puntuale e premonitore, Ralf Dahrendorf continua a riflettere
sulle sfide della e alla democrazia contemporanea", Piero Ignazi, "Il Sole
24 Ore". "Senza profezie azzardate o banali osservazioni, questo
libro-intervista abbraccia quasi tutti i temi del dibattito politico
corrente, dalla globalizzazione al nuovo localismo, dall'Europa alla
bioetica. Ed e' uno sforzo per capire e per formulare proposte di riforma
tenendo fede a un fondamentale assunto etico-politico: 'dopo la democrazia,
noi dobbiamo e possiamo costruire una nuova democrazia'", Maurizio Griffo,
"L'Indice".
Indice
1. Democrazia; 2. Globalizzazione; 3. Glocalizzazione; 4. Europa; 5.
America; 6. Demos; 7. Intermediari; 8. Anti-politica; 9. Etica; 10. La nuova
democrazia.
*
Ralf Dahrendorf, Liberta' attiva. Sei lezioni su un mondo instabile,
Laterza, Roma-Bari 2005, pp. 152, euro 7.
In breve
"E' molto difficile 'vendere' la religione della liberta' attiva,
realistica, tollerante e solidale che l'autore professa. Per questa merce un
venditore piu' capace di Dahrendorf e' impossibile trovarlo. Nulla di piu'
lontano da un breviario di precetti, e' un libro concretissimo che analizza
grandi problemi sociali e politici e pullula di esempi", Michele Salvati,
"la Repubblica". "Il benessere economico si associa a una maggiore
felicita'? E quanto durera'? Sara' mai appannaggio di tutti i cittadini del
mondo, e non solo di una sua piccola quota? Questi interrogativi sono il
sale del liberalismo di Dahrendorf, che non ha dimenticato la lezione di
Kant e di Popper", Danilo Breschi, "L'Indice". In sei magistrali lezioni,
Dahrendorf ripercorre le tematiche piu' urgenti dell'attualita' e indica
nella liberta' attiva, nell'attivita' che rende effettive le chances di
vita, la bussola per orientarsi nella confusione del mondo.
Indice
Premessa; 1. Non siamo mai stati cosi bene. Sulle "chances" di vita; 2. Il
mondo instabile. Globalizzazione e anomia; 3. Capitale senza lavoro. La
ricostruzione sociale della vita; 4. Classi senza lotta, lotta senza classi.
Il moderno conflitto sociale; 5. L'ordine liberale sotto pressione. Dilemmi
democratici; 6. Idee per una storia universale dal punto di vista
cosmopolitico; Note; Indice dei nomi.
*
Ralf Dahrendorf, La liberta' che cambia, Laterza, Roma-Bari 1995.
*
Ralf Dahrendorf, Francois Furet, Bronislaw Geremek, La democrazia in Europa,
Laterza, Roma-Bari 1992.
*
Postilla prima
Sebbene non sia piu' indicata nel sito della casa editrice, segnaliamo anche
la seguente opera che leggemmo ed apprezzammo molti anni fa (e se la memoria
non ci inganna fu la prima opera dell'autore che accostammo): Ralf
Dahrendorf, Classi e conflitto di classe nella societa' industriale,
Laterza, Bari 1970.
Ricordiamo ancora, presso altri editori:
Ralf Dahrendorf, Uscire dall'utopia, Il Mulino, Bologna 1971.
Ralf Dahrendorf, Homo sociologicus. Uno studio sulla storia, il significato
e la critica della categoria di ruolo sociale, Armando, Roma 1989.
Ralf Dahrendorf, Legge e ordine, Giuffre', Milano 1991.
Dario Antiseri, Ralf Dahrendorf, Il filo della ragione, Donzelli, Roma 1995.
*
Postilla seconda
Dal sito del quotidiano "Il sole 24 ore" riprendiamo la seguente notizia del
18 giugno 2009 dal titolo "E' morto Ralf Dahrendorf, filosofo del
conflitto".
E' morto Ralf Dahrendorf, uno dei maggiori sociologi contemporanei. Era nato
ad Amburgo il primo maggio del 1929. Lo ha confermato la Laterza, casa
editrice dei suoi libri in Italia.
Dal 1988 era cittadino britannico e nel 1993 fu nominato lord  dalla regina
Elisabetta II. Aveva 80 anni. Dahrendorf aveva studiato filosofia, filologia
classica e sociologia ad Amburgo e Londra tra il 1947 e il 1952. E' stato
professore di sociologia ad Amburgo, Tubinga e Costanza dal 1958. Dal 1969
al 1970 e' stato membro del parlamento tedesco per il Freie Demokratische
Partei, i liberali tedeschi, e segretario di stato nel ministero degli
esteri tedesco. Nel 1970 e' entrato a far parte della Commissione europea a
Bruxelles. Dal 1974 al 1984 e' stato direttore della London School of
Economics e dal 1987 al 1997 Warden, amministratore delegato, del St. Antony
College all'Universita' di Oxford. Era cittadino britannico dal 1988 e nel
1993 fu nominato Lord dalla regina Elisabetta II con il titolo di "Baron
Dahrendorf of Clare Market in the City of Westminster". Attualmente
insegnava Teoria politica e sociale presso il Wissenschaftzentrum fuer
Sozialforschung di Berlino. I filoni della sua analisi sono stati
essenzialmente due: le teorie della societa' e i fattori del conflitto.

11. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO
DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di
Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della
salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail:
info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa
Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at libero.it
Per ricevere questo notiziario: nbawac at tin.it

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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 207 del 26 giugno 2009

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