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Legalita' e' umanita'. 20



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LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 20 del 27 agosto 2009

In questo numero:
1. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente varie
fattispecie di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio
2009, n. 94
2. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente il
favoreggiamento dello squadrismo
3. Cosa fare
4. Augusto Cavadi: Un digiuno di solidarieta'
5. Beppe Del Colle: Senza il loro lavoro saremmo tutti piu' poveri
6. Leoluca Orlando: Per chi suona la campana
7. Ernesto M. Ruffini: Leggi razziali
8. Alfio Sciacca: La Procura di Agrigento si appresta a porre la questione
dell'incostituzionalita' del reato di immigrazione clandestina
9. Nadia Urbinati: Sulla nazione come storia di riconoscimento ed inclusione
10. Appello degli intellettuali contro il ritorno delle leggi razziali in
Italia
11. Appello dei giuristi contro l'introduzione dei reati di ingresso e
soggiorno illegale dei migranti

1. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE VARIE FATTISPECIE DI REATO CONFIGURATE DA MISURE CONTENUTE NELLA
LEGGE 15 LUGLIO 2009, N. 94

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie
di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art.
1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico
riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla
Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione
esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui
all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

2. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS
CONCERNENTE IL FAVOREGGIAMENTO DELLO SQUADRISMO

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento
dello squadrismo
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3,
commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura
il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie
di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed
iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene
il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed
anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza
privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita'
e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali
dell'ordinamento giuridico vigente.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

3. UNA SOLA UMANITA'. COSA FARE

Un esposto all'autorita' giudiziaria piu' essere presentato recandosi presso
gli uffici giudiziari o presso un commissariato di polizia o una stazione
dei carabinieri.
Puo' essere anche inviato per posta.
Deve essere firmato da una persona fisica, precisamente identificata, e deve
recare un indirizzo per ogni comunicazione.
*
Noi proponiamo alle persone che vogliono partecipare all'iniziativa di
presentare e/o inviare i due esposti che abbiamo preparato alla Procura
competente per il territorio in cui il firmatario (o i firmatari - gli
esposti possono essere anche sottoscritti da piu' persone) risiede, e ad
altre magistrature di grado superiore (la Corte d'appello e' nel capoluogo
di Regione, la Corte di Cassazione e' a Roma; sempre a Roma sono le altre
istituzioni statali centrali).
Proponiamo anche di inviare l'esposto al sindaco del Comune in cui si
risiede (idem per il presidente della Provincia, idem per il presidente
della Regione; ed analogamente per questore e prefetto che hanno sede nel
capoluogo di provincia).
Ovviamente i modelli di esposto da noi preparati possono essere resi piu'
dettagliati se lo si ritiene opportuno. Ed altrettanto ovviamente gli
esposti possono essere inviati anche ad ulteriori istituzioni.
*
Indirizzi cui inviare gli esposti:
Naturalmente gli indirizzi delle istituzioni territoriali variano da Comune
a Comune, da Provincia a Provincia e da Regione a Regione.
Comunque solitamente:
- l'indirizzo e-mail delle Procure e' composto secondo il seguente criterio:
procura.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della
Procura della Repubblica ad Agrigento e' procura.agrigento at giustizia.it
(analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail dei Tribunali e' composto secondo il seguente criterio:
tribunale.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail del
Tribunale ad Agrigento e' tribunale.agrigento at giustizia.it (analogamente per
le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Prefetture e' composto secondo il seguente
criterio: prefettura.citta'sede at interno.it, quindi ad esempio l'indirizzo
e-mail della Prefettura di Agrigento e' prefettura.agrigento at interno.it
(analogamente per le altre province).
- Sempre per le prefetture e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio: urp.pref_citta'sede at interno.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento
e' urp.pref_agrigento at interno.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Questure e' composto secondo il seguente
criterio: uffgab.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad
esempio l'indirizzo e-mail della Questura di Agrigento e'
uffgab.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- Sempre per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp),
composto secondo il seguente criterio:
urp.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio
l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento e'
urp.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- E ancora per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche
all'indirizzo dell'Ufficio per gli immigrati, composto secondo il seguente
criterio: immigrazione.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it,
quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Ufficio per gli immigrati della
Prefettura di Agrigento e' immigrazione.ag at poliziadistato.it (analogamente
per le altre province).
Quanto alle istituzioni nazionali:
- Presidente della Corte di Cassazione: Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour,
00193 Roma; e-mail: cassazione at giustizia.it; sito: www.cortedicassazione.it
- Presidente della Corte Costituzionale: Piazza del Quirinale 41, 00187
Roma; tel. 0646981; fax: 064698916; e-mail: ccost at cortecostituzionale.it;
sito: www.cortecostituzionale.it
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370,
00187 Roma; tel. 0667791; sito: www.governo.it
- Presidente della Camera dei Deputati: Palazzo Montecitorio, Piazza
Montecitorio, 00186 Roma; tel. 0667601; e-mail: fini_g at camera.it; sito:
www.camera.it
- Presidente del Senato della Repubblica: Piazza Madama, 00186 Roma; tel.
0667061; e-mail: schifani_r at posta.senato.it; sito: www.senato.it
- Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: Piazza
dell'Indipendenza 6, 00185 Roma; tel. 06444911; e-mail: segvpres at cosmag.it;
sito: www.csm.it
- Presidente della Repubblica Italiana: piazza del Quirinale, 00187 Roma;
fax: 0646993125; e-mail: presidenza.repubblica at quirinale.it; sito:
www.quirinale.it
Quanto alle istituzioni sovranazionali:
- Presidente del Parlamento Europeo: rue Wiertz 60 - Wiertzstraat 60, B-1047
Bruxelles - B-1047 Brussel (Belgium); tel. +32(0)22842005 - +32(0)22307555;
sito: www.europarl.europa.eu
Al Presidente della Commissione Europea: 1049 Brussels (Belgium); sito:
http://ec.europa.eu/index_it.htm
- Presidente del Consiglio d'Europa: Avenue de l'Europe, 67075 Strasbourg
(France); tel. +33(0)388412000; e-mail: cm at coe.int; sito:
www.coe.int/DefaultIT.asp
- Segretario generale delle Nazioni Unite: United Nations Headquarters,
Between 42nd and 48th streets, First Avenue and the East River, New York
(Usa); sito: www.un.org
*
Gli invii per fax o per posta elettronica o attraverso gli spazi ad hoc nei
siti istituzionali possono non essere ritenuti dai destinatari equipollenti
all'invio postale dell'esposto: si suggerisce quindi, almeno per quanto
riguarda le Procure, di inviare comunque anche copia cartacea degli esposti
per posta ordinaria (preferenzialmente per raccomandata).
Ma poiche' ormai crediamo di aver gia' raggiunto con almeno un invio gran
parte delle Procure, chi non avesse tempo ed agio di procedere agli invii
cartacei per posta ordinaria puo' limitarsi all'invio per e-mail, che
costituira' comunque un sostegno visibile e rilevante all'iniziativa.
*
Ovviamente e' opportuno che gli esposti siano inviati anche a mezzi
d'informazione, movimenti democratici, persone interessate: una delle
funzioni dell'iniziativa e' anche quella di ampliare la mobilitazione contro
il colpo di stato razzista informandone l'opinione pubblica e coinvolgendo
piu' persone, piu' associazioni e piu' istituzioni che sia possibile
nell'impegno in difesa della legalita', della Costituzione della Repubblica
Italiana, dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
Infine preghiamo tutte le persone che presenteranno esposti di comunicarcelo
per e-mail all'indirizzo: nbawac at tin.it
Grazie a tutte e tutti, e buon lavoro.

4. UNA SOLA UMANITA'. AUGUSTO CAVADI: UN DIGIUNO DI SOLIDARIETA'
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at lycos.com) per questo
intervento]

Per oggi, giovedi' 27 agosto, il Sinodo valdese ha proposto un digiuno di
solidarieta' con gli immigrati che lo Stato italiano vieta di accogliere.
Ho aderito (nelle modalita' consentitemi dall'essere in viaggio) perche' mi
pare una iniziativa in cui convergono messaggio evangelico e ragionevolezza
umana. Possono dissentire solo quanti sono privi di fede o privi di buon
senso o, come nel caso del governo italiano attuale, privi di entrambi.

5. UNA SOLA UMANITA'. BEPPE DEL COLLE: SENZA IL LORO LAVORO SAREMMO TUTTI
PIU' POVERI
[Da "Famiglia cristiana" n. 35 datato 30 agosto 2009 (ma gia' pubblicato)
riprendiamo il seguente editoriale di Beppe Del Colle dal titolo "Senza il
loro lavoro saremmo tutti piu' poveri", l'occhiello "L'immigrazione, una
grande risorsa economica per il nostro paese" e il sommario "Una ricerca
della Banca d'Italia conferma che l'immigrazione ci e' di aiuto in termini
fiscali, economici e di qualita' occupazionale: gli immigrati, infatti,
fanno mestieri che noi non vogliamo piu' fare"]

Se l'immigrazione e' il problema piu' sentito dagli italiani in questa
estate di sconci pettegolezzi, ma anche di polemiche assurde fino al
ridicolo, allora e' giunto il momento di fare due conti. Il primo viene
dalla Banca d'Italia e riguarda i numeri e le occupazioni regolari degli
immigrati, ma soprattutto insiste su una tesi irrefutabile: non portano via
lavoro agli italiani.
Nel Centronord, dove piu' forte e' la percezione popolare negativa del
fenomeno, il 79,3 per cento degli stranieri fanno gli operai (mentre fra gli
italiani lo fanno solo il 35,1 per cento), ma guadagnano l'11 per cento in
meno dei nostri connazionali. Il loro tasso di occupazione complessivo e'
dell'83,1 per cento, il nostro del 74,5.
Le differenze riguardano soprattutto la qualita' delle occupazioni, dove
certi confronti sono spietati: fra gli uomini, nelle costruzioni opera il
27,6 per cento dei dipendenti immigrati, contro l'11,1 dei nostri; fra le
donne il 42,7 per cento delle straniere e' dedito ai servizi familiari
(badanti, colf) contro appena il 7,5 delle italiane.
La ricerca della Banca d'Italia ne conclude che l'immigrazione ci e' di
aiuto in termini fiscali (i dipendenti regolari o i commercianti o gli
artigiani indipendenti pagano i contributi e le tasse come tutti noi), in
termini economici (producono ricchezza e consumano come noi), in termini di
qualita' di occupazioni (fanno mestieri ed esercitano funzioni che noi non
vogliamo piu' fare, permettono a molte donne italiane di lavorare fuori
casa).
Secondo conto. Per la sanatoria delle badanti e delle colf, aperta dal 21
agosto fino al 30 settembre, lo Stato calcola di incassare fra i 300 e i 450
milioni di euro, a seconda della cifra finale delle regolarizzazioni, per
ciascuna delle quali le famiglie o i datori di lavoro che ne fruiscono
devono versare 500 euro come forfait sul mancato pagamento del lavoro finora
clandestino nei mesi fra aprile e giugno.
Terzo conto, molto meno preciso, ma esemplare. La Regione Campania ha
venduto un terreno di sua proprieta' a San Nicola di Varco, una frazione di
Eboli, dove verra' installato da una societa' privata un polo agroalimentare
d'eccellenza.
Su quel terreno c'era una volta un mercato ortofrutticolo, adesso da anni
c'e' un accampamento di settecento immigrati nordafricani, in maggioranza
marocchini, che vivono (secondo un servizio dell'Ansa del 21 agosto) "in
condizioni disumane, senza acqua ne' servizi igienici, fra immondizia e
topi". Ogni mattina quegli infelici aspettano che i "caporali" vengano a
ingaggiarli per lavori agricoli nei dintorni, per 25 euro al giorno.
Riassumendo: gli immigrati sono una nostra molteplice risorsa, per l'erario,
per la previdenza sociale e per i privati, ma non li vogliamo. Quando poi
capita ancora che una settantina muoiano in mare, diamo la colpa a Malta,
all'Europa, alla Libia, a tutti meno che alla nostra indifferenza.
Il problema e' enorme, le cifre parlano di molti milioni di immigrati,
dall'Est europeo, dall'Africa o dall'Asia o dal Sudamerica, in molti Paesi
dell'Europa occidentale. Servirsene solo per litigare fra politici, come si
fa in Italia, e' desolante.

6. UNA SOLA UMANITA'. LEOLUCA ORLANDO: PER CHI SUONA LA CAMPANA
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 26 agosto 2009 col titolo "Attacco agli
immigrati ma non solo" e l'occhiello "Diritti. Per chi suona la campana"]

Siamo ridotti - ed e' gravissimo - a dover ricordare che gli immigrati sono
esseri umani.
La perversione etica del governo Berlusconi - accanto e a monte della
sistematica mortificazione di valori e di diritti - sta modificando e
violando elementari regole di convivenza civile.
Il pubblico si fa privato e il privato si confonde e sfrutta il pubblico, i
mezzi e i voli di Stato vengono usati per il trasporto di escort; il diritto
al lavoro e' considerato favore e merce; per il riconoscimento di diritti e
per la soddisfazione di bisogni i cittadini non devono piu' rispondere alla
domanda "chi sei? che sai? che sai fare?", ma alla domanda "a chi
appartieni?"; il diritto all'uguaglianza e' considerato - per legge - una
eventualita' in danno di chi non ha casta; il diritto di informare e di
essere informati e' sepolto da una montagna di veline; la liberta' di
mercato viene sottomessa a dilaganti conflitti di interesse; la sicurezza
viene affidata a ronde private, mentre le forze dell'ordine sono costrette
ad operare con strutture inadeguate e con tagli di personale e risorse.
In questo panorama, gli immigrati divengono una fastidiosa presenza,
indicati - tutti coloro che risiedono in Italia - come un pericolo da
contrastare e - tutti coloro che cercano di immigrare - come nemici da
respingere con ogni mezzo. Questo governo ha affidato in appalto alla
Libia - in cambio di enormi affari - la gestione di veri lager, nei quali
tradurre con la forza esseri umani non necessariamente libici e non
necessariamente provenienti da porti libici.
La Ue, l'Onu, le Associazioni internazionali che si occupano di diritti,
autorita' morali e religiose, intellettuali e giornalisti di tutto il mondo
nei confronti di Berlusconi non hanno alcun fatto personale ne' sono parte
di congiure come ritiene il premier. La realta' internazionale esprime cio'
che e' diffusa consapevolezza da parte di milioni di italiani liberi: le
scelte del governo Berlusconi in tema di immigrazione sono il termometro di
un sistema che si fa regime. Tutte le dittature gettano la maschera, svelano
le proprie nefandezze quando si occupano degli ultimi, degli emarginati, dei
diversi. E' accaduto cosi' con il nazismo, con il fascismo, con lo
stalinismo, con ogni dittatura.
Ogni dittatura ha bisogno di avere una categoria, una razza,una fede, una
classe di esseri umani da elevare a simbolo e a monito per la mortificazione
dei diritti di tutti, anche di chi non appartiene a quella categoria, a
quella razza, a quella fede, a quella classe. Nessuno si illuda. Qualcuno
cerca di distrarre l'attenzione ricordando che le scelte riguardano gli
immigrati e che, pertanto, chi non e' immigrato non ha nulla di che
preoccuparsi. No. Non e' cosi'. La campana a morte non suona soltanto per i
diritti umani degli immigrati, essa suona per tutti e per ciascuno, per i
diritti di ogni essere umano.

7. UNA SOLA UMANITA'. ERNESTO M. RUFFINI: LEGGI RAZZIALI
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 26 agosto 2009 col titolo "Il pacchetto
sicurezza agli occhi della storia" e l'occhiello "Leggi razziali. Il senno
di poi e le norme di oggi"]

Non sempre la storia concede il lusso del senno di poi.
Un giudizio tardivo, a mente fredda e senza timore di conseguenze, non rende
un gran merito a chi lo esprime. All'indomani della caduta del fascismo
abbiamo espresso un giudizio di condanna verso la legislazione razziale
promulgata durante il ventennio. Quel giudizio e' arrivato certamente in
ritardo per gli uomini e le donne che furono oggetto di quelle leggi ma ha
avuto almeno il merito di interrompere un silenzio che era ormai diventato
vergognoso.
La domanda che ha attraversato gli anni e': perche'? Perche' quel giudizio
e' stato solo tardivo? Perche' il silenzio duro' cosi' a lungo? Dove era
finita la maggior parte degli italiani, brava gente che si limitava ad
indignarsi sottovoce? Non puo' esserci una risposta uguale per tutti, una
risposta collettiva che possa giustificare quella triste pagina della nostra
storia. Ciascuno rispose allora e risponde adesso alla propria coscienza.
Oggi certamente non e' possibile che gli stessi fatti si ripetano. Quando la
storia si ripete lo fa con altri volti, altri nomi, altri fatti. Allora le
leggi razziali prevedevano che gli ebrei non potessero contrarre matrimonio
con gli italiani, che gli italiani non potessero assumere gli ebrei, che gli
ebrei stranieri non potessero trasferirsi in Italia, che tutti gli ebrei
fossero oggetto di specifiche annotazioni nei registri dello stato civile,
che i ragazzi ebrei non si potessero iscrivere nelle scuole pubbliche.
Oggi le leggi non sono razziali, ma di sicurezza, almeno nel nome. Io pero'
non mi sento affatto sicuro nel sapere che queste leggi prevedano che gli
stranieri commettano un reato per il solo fatto di venire in Italia per
migliorare la propria vita; che a volte, dopo essere sopravvissuti in mare a
viaggi drammatici, vengano dapprima soccorsi, poi paradossalmente fermati
perche' colpevoli del reato di ingresso illegale nello Stato e infine
trattenuti in disumani centri di identificazione ed espulsione; che
comunque, anche se in regola con il permesso di soggiorno, debbano
sottoscrivere un accordo di integrazione con il nostro Stato, qualunque cosa
si intenda con una simile bestialita'; che, inoltre, qualora presentino
domanda di ricongiungimento familiare, gli uffici comunali debbano
verificare le condizioni igienico-sanitarie dell'immobile in cui vivono
(come se le condizioni dei centri di espulsione possano essere considerate
accettabili); che a noi cittadini regolari, infine, sia data la possibilita'
di organizzarci in ronde per presidiare il territorio.
Oggi, non domani, ci e' data la possibilita' di riscattarci come popolo,
come nazione, come storia. Oggi, non domani, ci e' data la possibilita' di
indignarci per quello che sta accadendo e per ricordare la lezione che
abbiamo imparato piu' di sessanta anni fa.

8. UNA SOLA UMANITA'. ALFIO SCIACCA: LA PROCURA DI AGRIGENTO SI APPRESTA A
PORRE LA QUESTIONE DELL'INCOSTITUZIONALITA' DEL REATO DI IMMIGRAZIONE
CLANDESTINA
[Dal "Corriere della Sera" del 25 agosto 2009 col titolo "E Agrigento pensa
di fare ricorso alla Consulta" e il sottotitolo "La procura siciliana e le
misure sui clandestini"]

Al processo non dovrebbero arrivarci ma se dovessero finire davanti al
giudice di pace per il reato di immigrazione clandestina la procura e' gia'
pronta a sollevare l'eccezione di costituzionalita'. Questa la strategia
messa a punto dal procuratore di Agrigento Renato Di Natale e dall'aggiunto
Ignazio Fonzo che in pratica condividono i profili di incostituzionalita'
sollevati da diversi giuristi subito dopo l'approvazione del decreto
sicurezza. "Ci stiamo ragionando - affermano i due pm - ma pensiamo proprio
che ci siano gli estremi per avanzare l'eccezione di costituzionalita'". In
caso di accoglimento dell'istanza l'eventuale processo si sospenderebbe in
attesa del pronunciamento della Consulta.
Ma al momento si tratta solo di ipotesi in quanto e' facile prevedere che i
cinque superstiti della tragedia nel Canale di Sicilia non arriveranno a
processo perche' potranno ottenere asilo politico provenendo da una zona di
guerra. Ma non e' certo questione di poco sapere qual e' l'orientamento
della procura d'Italia piu' esposta sul fronte dell'immigrazione
clandestina.
Se dunque non avverra' per quest'ultima vicenda alla prima occasione utile
potrebbe essere proprio Agrigento ad aprire la questione della
costituzionalita' della norma fortemente voluta dal ministro Maroni.
Del resto nei giorni scorsi Di Natale era stato molto esplicito: "Se fossi
un vescovo direi ben altro e ricorderei a tutti che ci sono i diritti
dell'umanita' da salvaguardare, ma sono un magistrato e debbo applicare la
legge". E cosi' ha fatto. Proprio ieri ha iscritto i tre eritrei maggiorenni
nel registro degli indagati per il nuovo reato di immigrazione clandestina
(al contempo sono cominciati gli interrogatori) mentre si procede contro
ignoti per omicidio colposo plurimo. "Ma allo stesso tempo - osserva -
vogliamo agire in base agli strumenti che la legge ci mette a disposizione".
Dunque in questo o in un prossimo caso verra' quasi sicuramente sollevata la
questione dell'incostituzionalita' del reato di immigrazione clandestina.

9. UNA SOLA UMANITA'. NADIA URBINATI: SULLA NAZIONE COME STORIA DI
RICONOSCIMENTO ED  INCLUSIONE
[Dal quotidiano "La Repubblica" del 26 agosto 2009 col titolo "Il coraggio
di una nazione"]

A partire dalla Rivoluzione francese, la nazione e' stata concepita come il
corpo sovrano rappresentato nell'assemblea costituente e poi nel Parlamento.
La nazione, prima ancora di assumere connotazioni etniche o culturali, e'
stata concepita come l'unita' giuridica e politica delle donne e degli
uomini che risiedono stabilmente in un paese e sottostanno alle leggi dello
Stato (per i rivoluzionari francesi un anno di residenza era sufficiente ad
acquisire il diritto di voto). Anche se non tutti i costituenti francesi
concepirono l'inclusione nel corpo nazionale come un diritto universalmente
distribuito, tuttavia dal momento in cui l'imputazione individuale di
responsabilita' di fronte alla legge e il consenso espresso con il voto sono
diventati i criteri legittimanti, la lotta per il diritto di voto e
l'inclusione nella cittadinanza ha segnato la storia della democratizzazione
nei paesi moderni.
A questa tradizione appartiene Giuseppe Mazzini, la cui idea di nazione e'
stata squisitamente politica (egli ha radicalmente distinto la nazionalita',
che concepiva come autodeterminazione democratica, dal nazionalismo che
criticava come un'ideologia non politica e pericolosamente egoistica), ma
anche pensatori moderati cattolici come Antonio Rosmini, Vincenzo Gioberti e
Cesare Balbo e soprattutto teorici liberali-federalisti come Carlo Cattaneo
e Carlo Pisacane. La differenza tra loro riguardava essenzialmente
l'interpretazione dei criteri e dell'estensione dell'inclusione: per
Mazzini, Cattaneo e Pisacane questi criteri erano idealmente universali e
democratici, per Rosmini, Gioberti e Balbo invece, come per molti liberali
moderati dell'Ottocento, valeva la capacita' censitaria come condizione per
l'inclusione politica. Comunque sia, da allora la questione dell'inclusione
nel corpo della nazione (e per questa ragione la definizione dei requisiti e
dei criteri che denotano la nazione) e' diventata oggetto fondamentale delle
distinzioni ideologiche e della stessa lettura della storia italiana e ora
anche di quella europea.
Un tema che e' ancora oggi in primo piano. A partire dalle lotte
risorgimentali, e soprattutto dall'unita' nazionale, le forme di
appartenenza alla nazione sono state l'oggetto di conflitti e di
trasformazioni. La storia dell'unita' italiana puo' essere interpretata come
la storia delle battaglie per l'inclusione nel corpo politico ovvero per
l'estensione dei diritti politici oltre che di quelli civili e, poi,
sociali: nell'Ottocento furono le classi lavoratrici e contadine a
rivendicare l'appartenenza alla nazione politica; nei decenni della
democratizzazione che ha vinto sul fascismo, sono state le donne, i giovani
e coloro che appartenevano a minoranze linguistiche e religiose; oggi, nell'
Italia postindustriale sono gli immigranti che giungono nel nostro paese per
vivere e lavorare a chiedere l'inclusione.
Il tema dell'inclusione non riguarda semplicemente il diritto di voto. Esso
concerne tanto l'interpretazione dei diritti individuali fondamentali e
della tolleranza quanto la stessa riformulazione dell'identita' del corpo
sovrano e degli individui che chiedono di farne parte.
L'inclusione e' una rivendicazione di dignita' e di responsabilita', ovvero
di cittadinanza in senso pieno e non solo giuridico; e' una rivendicazione
di rispetto e riconoscimento del diritto di ciascuno di praticare la propria
religione, vivere la propria scelta sessuale, coltivare la propria
tradizione culturale (l'Italia e' essa stessa uno straordinario esempio
storico di unita' nella differenza culturale).
La definizione della cittadinanza, i suoi caratteri e la costellazione di
diritti che la qualificano, sono l'oggetto del contendere nelle questioni di
inclusione. Per questa ragione, ogni studio sulla nostra storia nazionale
dovrebbe diventare anche uno studio sulle trasformazioni di questa identita'
e delle forme di appartenenza ad essa. La lotta delle minoranze (pensiamo in
primo luogo alle minoranze nazionali tedesche e francesi o a quelle sarde e
siciliane, ma anche alle minoranze religiose, come gli ebrei, gli evangelici
o i valdesi, e oggi i mussulmani) ha non solo portato a ridefinire in
maniera non intollerante la nazione italiana, ma ha anche contribuito a
consolidare quel processo di autonomie regionali che ha cambiato
radicalmente l'ordine politico e amministrativo del nostro paese.
Egualmente: la lotta dei lavoratori e delle donne per l'inclusione nel corpo
politico ha aperto la strada alla rivendicazione e conquista di diritti
prima sconosciuti (la terza generazione di diritti, ovvero i diritti sociali
e sindacali) e cambiato la stessa identita' dello Stato da semplice sistema
legal-coercitivo a Stato sociale. Infine, la natura democratica dello Stato
nazionale cosi' come e' emersa da queste lotte ha inaugurato la sfida che ci
e' piu' vicina: quella di una politica democratica delle frontiere e quindi
dell'ospitalita' e della tolleranza; infine, e soprattutto, dell'inclusione
degli immigrati nella nazione italiana.
Non e' esagerato dire che la messa in moto con il Risorgimento della
politica di autodeterminazione nazionale e democratica ha avuto e ha effetti
trasformativi della nostra identita' collettiva che vanno ben oltre gli
eventi storici ottocenteschi e le stesse intenzioni dei protagonisti che li
hanno animati, promossi e guidati. La nazione quindi come trama della storia
politica e civile passata e presente - un'occasione per ripensare
criticamente a quello che siamo e vogliamo, o non vogliamo, essere. Come ha
scritto Adriano Prosperi sulla "Repubblica" di qualche giorno fa, "e' sulla
base di questa consapevolezza storica che oggi si puo' dare un senso alla
celebrazione dell'unita' d'Italia guardando avanti, a una nuova e piu'
coraggiosa integrazione".

10. UNA SOLA UMANITA'. APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CONTRO IL RITORNO DELLE
LEGGI RAZZIALI IN ITALIA

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una
straordinaria influenza sulla intera societa' europea, dal Rinascimento
italiano al fascismo.
Non sempre sono state pero' conosciute in tempo.
In questo momento c'e' una grande attenzione sui giornali europei per alcuni
aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, pero', un
dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione
pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni
passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si
riuscira' ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far
arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al
Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme
discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si
vedevano dai tempi delle leggi razziali.
E' stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non piu' gli
ebrei bensi' la popolazione degli immigrati "irregolari", che conta
centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti
previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalita', l'esercizio di
un diritto fondamentale quale e' quello di contrarre matrimonio senza
vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene
sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' e della stessa qualita'
umana, e' stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in
condizioni di irregolarita' amministrativa, di riconoscere i figli da loro
stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una
maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere "irregolari"
diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri
e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi
razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei
loro figli, ne' le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro
bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravita' di queste
misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse
una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune
umanita'. L'Europa non puo' ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori
regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi
internazionali e i principi garantisti e di civilta' giuridica su cui si
basa la stessa costruzione politica europea.
E' interesse e onore di tutti noi europei che cio' non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che
viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la
propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame,
Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

11. UNA SOLA UMANITA'. APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI
DI INGRESSO E SOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI

Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varie
innovazioni che suscitano rilievi critici.
In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione della
discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e
il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma
che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso
simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e
presenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.
La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la sua
sfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quella
dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta
irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema
ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,
nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altri
strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Ne' un fondamento giustificativo del nuovo reato puo' essere individuato
sulla base di una presunta pericolosita' sociale della condizione del
migrante irregolare: la Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti
gia' escluso che la condizione di mera irregolarita' dello straniero sia
sintomatica di una pericolosita' sociale dello stesso, sicche' la
criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si
rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non
rappresentano, di per se', fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale,
ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione di
migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato
discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di
eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia
penale, in base alla quale si puo' essere puniti solo per fatti materiali.
L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme
di ineffettivita' del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di
ulteriori processi privi di reale utilita' sociale e condannato per cio'
alla paralisi. Ne' questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione
della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali
criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e
magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest'ultima): da
un lato perche' la paralisi non e' meno grave se investe il settore di
giurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema
complessivo delle impugnazioni, gia' in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche "regolare la materia
dell'immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa
coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati"
(Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell'adempimento di tali compiti il
legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei principi
fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di
discrezionalita' che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di
razionalita' finalistica.
"Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu'
avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (...) non si
puo' non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, o
anche soltanto tentazioni, volte a 'nascondere' la miseria e a considerare
le persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Le parole
con le quali la Corte Costituzionale dichiaro' l'illegittimita' del reato di
"mendicita'" di cui all'art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995)
offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella
dell'immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria
complessita' e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla
Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano
Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia,
Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio
Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi,
Stefano Rodota', Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo
Zagrebelsky

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LEGALITA' E' UMANITA'
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 20 del 27 agosto 2009
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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