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Minime. 952



 Oggetto: Minime. 952

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 952 del 23 settembre 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Non uccidere
2. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
3. Modello di esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento dello squadrismo
4. Cosa fare
5. Il 2 ottobre 2009, Giornata mondiale della nonviolenza, il Movimento Nonviolento propone iniziative in ogni citta' d'Italia
6. Giancarla Codrignani: 21 settembre 2009
7. Massimo Giuliani intervista Elie Wiesel (1998)
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. NON UCCIDERE

E' tutto qui.

2. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS CONCERNENTE VARIE FATTISPECIE DI REATO CONFIGURATE DA MISURE CONTENUTE NELLA LEGGE 15 LUGLIO 2009, N. 94

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come "pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art. 1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

3. UNA SOLA UMANITA'. MODELLO DI ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS CONCERNENTE IL FAVOREGGIAMENTO DELLO SQUADRISMO

Alla Procura della Repubblica di ...
Al Presidente del Tribunale di ...
Al Presidente della Corte d'Appello di ...
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di ...
Al Presidente della Provincia di ...
Al Presidente della Regione ...
Al Questore di ...
Al Prefetto di ...
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento dello squadrismo
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come "pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3, commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita' e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali dell'ordinamento giuridico vigente.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Firma della persona e/o dell'associazione esponente
indirizzo
luogo e data

4. UNA SOLA UMANITA'. COSA FARE

Un esposto all'autorita' giudiziaria piu' essere presentato recandosi presso gli uffici giudiziari o presso un commissariato di polizia o una stazione dei carabinieri.
Puo' essere anche inviato per posta.
Deve essere firmato da una persona fisica, precisamente identificata, e deve recare un indirizzo per ogni comunicazione.
*
Noi proponiamo alle persone che vogliono partecipare all'iniziativa di presentare e/o inviare i due esposti che abbiamo preparato alla Procura competente per il territorio in cui il firmatario (o i firmatari - gli esposti possono essere anche sottoscritti da piu' persone) risiede, e ad altre magistrature di grado superiore (la Corte d'appello e' nel capoluogo di Regione, la Corte di Cassazione e' a Roma; sempre a Roma sono le altre istituzioni statali centrali).
Proponiamo anche di inviare l'esposto al sindaco del Comune in cui si risiede (idem per il presidente della Provincia, idem per il presidente della Regione; ed analogamente per questore e prefetto che hanno sede nel capoluogo di provincia).
Ovviamente i modelli di esposto da noi preparati possono essere resi piu' dettagliati se lo si ritiene opportuno. Ed altrettanto ovviamente gli esposti possono essere inviati anche ad ulteriori istituzioni.
*
Indirizzi cui inviare gli esposti:
Naturalmente gli indirizzi delle istituzioni territoriali variano da Comune a Comune, da Provincia a Provincia e da Regione a Regione.
Comunque solitamente:
- l'indirizzo e-mail delle Procure e' composto secondo il seguente criterio: procura.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della Procura della Repubblica ad Agrigento e' procura.agrigento at giustizia.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail dei Tribunali e' composto secondo il seguente criterio: tribunale.citta'sede at giustizia.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail del Tribunale ad Agrigento e' tribunale.agrigento at giustizia.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Prefetture e' composto secondo il seguente criterio: prefettura.citta'sede at interno.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della Prefettura di Agrigento e' prefettura.agrigento at interno.it (analogamente per le altre province).
- Sempre per le prefetture e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp), composto secondo il seguente criterio: urp.pref_citta'sede at interno.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento e' urp.pref_agrigento at interno.it (analogamente per le altre province).
- L'indirizzo e-mail delle Questure e' composto secondo il seguente criterio: uffgab.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail della Questura di Agrigento e' uffgab.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- Sempre per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche all'indirizzo dell'Ufficio per le relazioni con il pubblico (in sigla: urp), composto secondo il seguente criterio: urp.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Urp della Prefettura di Agrigento e' urp.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
- E ancora per le questure e' opportuno inviare gli esposti per e-mail anche all'indirizzo dell'Ufficio per gli immigrati, composto secondo il seguente criterio: immigrazione.siglaautomobilisticacitta'sede at poliziadistato.it, quindi ad esempio l'indirizzo e-mail dell'Ufficio per gli immigrati della Prefettura di Agrigento e' immigrazione.ag at poliziadistato.it (analogamente per le altre province).
Quanto alle istituzioni nazionali:
- Presidente della Corte di Cassazione: Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, 00193 Roma; e-mail: cassazione at giustizia.it; sito: www.cortedicassazione.it
- Presidente della Corte Costituzionale: Piazza del Quirinale 41, 00187 Roma; tel. 0646981; fax: 064698916; e-mail: ccost at cortecostituzionale.it; sito: www.cortecostituzionale.it
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370, 00187 Roma; tel. 0667791; sito: www.governo.it
- Presidente della Camera dei Deputati: Palazzo Montecitorio, Piazza Montecitorio, 00186 Roma; tel. 0667601; e-mail: fini_g at camera.it; sito: www.camera.it
- Presidente del Senato della Repubblica: Piazza Madama, 00186 Roma; tel. 0667061; e-mail: schifani_r at posta.senato.it; sito: www.senato.it
- Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: Piazza dell'Indipendenza 6, 00185 Roma; tel. 06444911; e-mail: segvpres at cosmag.it; sito: www.csm.it
- Presidente della Repubblica Italiana: piazza del Quirinale, 00187 Roma; fax: 0646993125; e-mail: presidenza.repubblica at quirinale.it; sito: www.quirinale.it
Quanto alle istituzioni sovranazionali:
- Presidente del Parlamento Europeo: rue Wiertz 60 - Wiertzstraat 60, B-1047 Bruxelles - B-1047 Brussel (Belgium); tel. +32(0)22842005 - +32(0)22307555; sito: www.europarl.europa.eu
Al Presidente della Commissione Europea: 1049 Brussels (Belgium); sito: http://ec.europa.eu/index_it.htm
- Presidente del Consiglio d'Europa: Avenue de l'Europe, 67075 Strasbourg (France); tel. +33(0)388412000; e-mail: cm at coe.int; sito: www.coe.int/DefaultIT.asp
- Segretario generale delle Nazioni Unite: United Nations Headquarters, Between 42nd and 48th streets, First Avenue and the East River, New York (Usa); sito: www.un.org
*
Gli invii per fax o per posta elettronica o attraverso gli spazi ad hoc nei siti istituzionali possono non essere ritenuti dai destinatari equipollenti all'invio postale dell'esposto: si suggerisce quindi, almeno per quanto riguarda le Procure, di inviare comunque anche copia cartacea degli esposti per posta ordinaria (preferenzialmente per raccomandata).
Ma poiche' ormai crediamo di aver gia' raggiunto con almeno un invio gran parte delle Procure, chi non avesse tempo ed agio di procedere agli invii cartacei per posta ordinaria puo' limitarsi all'invio per e-mail, che costituira' comunque un sostegno visibile e rilevante all'iniziativa.
*
Ovviamente e' opportuno che gli esposti siano inviati anche a mezzi d'informazione, movimenti democratici, persone interessate: una delle funzioni dell'iniziativa e' anche quella di ampliare la mobilitazione contro il colpo di stato razzista informandone l'opinione pubblica e coinvolgendo piu' persone, piu' associazioni e piu' istituzioni che sia possibile nell'impegno in difesa della legalita', della Costituzione della Repubblica Italiana, dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
*
Infine preghiamo tutte le persone che presenteranno esposti di comunicarcelo per e-mail all'indirizzo: nbawac at tin.it
Grazie a tutte e tutti, e buon lavoro.

5. INIZIATIVE. IL 2 OTTOBRE 2009, GIORNATA MONDIALE DELLA NONVIOLENZA, IL MOVIMENTO NONVIOLENTO PROPONE INIZIATIVE IN OGNI CITTA' D'ITALIA
[Riproponiamo il seguente appello del Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org , sito: www.nonviolenti.org)]

Venerdi' 2 ottobre (anniversario della nascita di Gandhi e Giornata mondiale della nonviolenza proclamata dall'Assemblea generale della Nazioni Unite), e' la giornata di iniziativa comune promossa dal Movimento Nonviolento.
Proponiamo a tutti gli iscritti, ai simpatizzanti, ai singoli amici della nonviolenza, ai gruppi e ai centri del movimento, di organizzare nella propria citta' o nel proprio paese, un'iniziativa pubblica, comunicandola alla stampa locale.
In questo modo, ovunque sia possibile, ci sara' una manifestazione nonviolenta: una presenza in piazza, un banchetto, l'esposizione della nostra bandiera, una conferenza, una fiaccolata, la distribuzione di un volantino... insomma, un'azione, anche modesta ma visibile, che in quel giorno colleghi idealmente tutte le realta' degli amici della nonviolenza a livello nazionale.
E' anche possibile, ed e' importante farlo, coinvolgere le pubbliche amministrazioni (chiedendo, anche tramite qualche consigliere comunale, che la Giornata venga celebrata ufficialmente) e soprattutto le scuole (dalle elementari ai licei) affinche' presidi ed insegnanti sensibili, insieme agli studenti, ricordino quel giorno la figura di Gandhi e affrontino il tema della nonviolenza e dell'educazione alla pace...
Sollecitiamo, quindi, a prendere contatto, da subito, con la sede nazionale del Movimento Nonviolento per comunicare le iniziative che si svolgeranno in ogni localita' il 2 ottobre. Nei giorni precedenti diffonderemo agli organi di informazione un comunicato stampa sul 2 ottobre, con l'elenco di tutte le iniziative di cui saremo a conoscenza...
Ad ognuno di fare qualcosa.
*
Per contattare il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org , sito: www.nonviolenti.org

6. RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: 21 SETTEMBRE 2009
[Ringraziamo Giancarla Codrignani (per contatti: giancodri at alice.it) per questo intervento]

Il 21 settembre sarebbe il giorno che l'Onu dedica al disarmo. In Italia hanno ricevuto le onoranze funebri i sei militari uccisi in Afghanistan.
Della prima ricorrenza nessuno sa nulla e un pacifista che ha gridato "pace subito" (e neppure ha detto "ritiratevi") sembra - lo troviamo su "You tube" - essere stato trattenuto dall'assistenza come se fosse matto. Il lutto nazionale secondo la televisione ha emozionato la massa degli utenti con strumenti orientati a una compassione patriottica che turbava poco le coscienze.
Il mondo militare e' cambiato, se e' vero che nessuno nomina piu' la guerra senza aggiungere un aggettivo che la esorcizzi: anche i capi degli eserciti sanno che la guerra non ha piu' onore e che la sua realta' e' solo quella della morte. Anche se "preventiva" o "umanitaria" la guerra uccide: non solo i nostri sei soldati, non solo le centinaia della Nato e degli Stati Uniti, ma anche le tante migliaia di civili, che non possono accettare questa "prevenzione" e questo "umanitarismo". Infatti restiamo nella vecchia logica della risposta violenta: per estendere la democrazia dove ci sono dei confitti mandiamo in ritardo i soldati e  non preventivamente i cooperanti e i maestri. Le Nazioni Unite non hanno potuto realizzare quella polizia internazionale capace di fare interposizione nei casi di gravi tensioni. Oggi autorizzano missioni che dovrebbero aprire le vie della pace e invece producono guai piu' gravi. In Afghanistan un minimo di prudenza avrebbe indotto a riflettere sulle sconfitte subite daagli inglesi nel secolo XIX e dai russi nel 1989.
Ma vale la pena di riflettere su questi funerali. Tutti amiamo il paese che chiamiamo patria come tutti i popoli chiamano patria la terra dove sono nati e dove non sempre riescono ad avere i diritti di cittadinanza. Ma dovremmo insegnare a noi stessi e alle nuove generazioni a costruire, in tutte le patrie, la vita e non la morte. La morte, che puo' entrare anche nella volonta' di bene, non deve diventare esemplare e suggerire che e' dovere ripetere le gesta dei padri e vendicare i morti della nostra parte. A quei funerali la televisione ha evidenziato da protagonisti dei bambini. E altri bambini e ragazzi hanno seguito i telegiornali, non senza sentirne qualche suggestione. I piccoli rimasti senza il babbo (che era evidente che capivano che cosa veramente accadeva nella loro vita) sono stati indotti a ripetere, mentre echeggiavano le grida cupe dei para', comportamenti impropri per l'elaborazione di un lutto cosi' difficile per loro: il berretto della "Folgore" non e' adatto a un bambino. E tantomeno un'educazione che riproponga a noi tutti la morte come dovere. Non possiamo non ricordare, neppure nelle strette della dura necessita', il monito di papa Giovanni: "la guerra e' roba da matti" ("alienum a ratione").

7. RIFLESSIONE. MASSIMO GIULIANI INTERVISTA ELIE WIESEL (1998)
[Dal mensile "Jesus", n. 6, giugno 1998, col titolo "Intervista al premio Nobel Elie Wiesel. Testimone di un secolo"]

Sopravvissuto all'orrore di Auschwitz, premio Nobel per la pace nel 1986, Elie Wiesel ha dato voce al dramma dell'ebreo religioso dinanzi al silenzio di Dio. Ed e' diventato il simbolo di un'umanita' che non vuole dimenticare la lezione di un secolo che sara' ricordato per due guerre mondiali, i ripetuti genocidi, la nascita e il tramonto delle ideologie totalitarie. E che rischia di lasciare in eredita' al nuovo millennio l'incubo di un dilagante fanatismo.
Elie Wiesel nasce il 30 settembre 1928 nella cittadina di Sighet, in Romania (in un territorio che durante la seconda guerra mondiale sara' annesso all'Ungheria). Suo padre e' un commerciante. Elie riceve un'educazione ebraica tradizionale, che ruota attorno allo studio della Torah e del Talmud.
Durante l'occupazione nazista, tutta la famiglia Wiesel viene deportata. Dall'aprile del 1944 all'aprile del '45, Elie passa da un lager all'altro: da Auschwitz-Birkenau a Buchenwald. Sua madre e sua sorella muoiono ad Auschwitz, suo padre a Buchenwald.
Nel 1945, con altri giovanissimi sopravvissuti, Elie Wiesel raggiunge Parigi. Nella capitale francese studia e lavora per guadagnarsi da vivere. Nel 1948 si trasferisce in Israele, dove inizia a lavorare come giornalista. L'anno successivo torna a Parigi, come corrispondente di un quotidiano israeliano. Nel 1954 lo scrittore cattolico Francois Mauriac lo invita a scrivere libri.
Nel 1956, Wiesel si trasferisce negli Stati Uniti. Nel 1958, in Francia, viene pubblicato il libro in cui racconta la sua esperienza ad Auschwitz. Da quel momento prende il via la sua attivita' di scrittore a tempo pieno. Dal 1972 inizia a insegnare in un'Universita' di New York. Nel 1976 ottiene la cattedra di Scienze umane all'Universita' di Boston. Tre anni dopo, il presidente Carter lo nomina a capo di una speciale commissione sull'Olocausto.
Nel 1986 a Elie Wiesel viene conferito il premio Nobel per la pace. Nella motivazione, viene definito "uno dei piu' importanti leader e guide spirituali in un'epoca in cui la violenza, la repressione e il razzismo continuano a dominare il mondo". Wiesel dedica il premio a tutte le vittime del genocidio nazista.
Vive a New York, con la moglie Marion e il loro figlio Elisha. Insegna all'Universita' di Boston. Ma la sua voce ha gia' raggiunto tutti i continenti. Non c'e' Paese in guerra che non lo abbia visto percorrere le sue strade nello sforzo di una mediazione tra le parti in conflitto, in cerca della riconciliazione, in difesa dei piu' deboli. E' la voce di Elie Wiesel. Compira' 70 anni il 30 settembre. Ma i suoi oltre 35 libri sono ormai dei classici. Sono i libri di un testimone del secolo. In quanto sopravvissuto ad Auschwitz, Wiesel ha dato voce al dramma dell'ebreo religioso dinanzi al silenzio di Dio nei campi di sterminio, ha dato forma di parola alla fedelta' verso Dio nonostante Dio. "Credero' in te, anche se tu non vuoi, anche se fai di tutto per screditare la mia fede".
E' questa la preghiera dell'ebreo che protesta contro Dio per amore di Dio. Racconti, rappresentazioni teatrali, cantate, poemi. La voce di Wiesel e' quella di un'umanita' che non si rassegna al male, che risponde al male con il bene, ma che non tralascia di domandare "perche'?", che non si accontenta di facili risposte, che non abbassa la guardia. E' la voce di una memoria collettiva, che deve portare il peso di un passato che molti vorrebbero cancellare come se non fosse stato, che molti vorrebbero riscrivere a loro piacimento, che molti vorrebbero semplicemente dimenticare. Anche tra i cristiani. Elie Wiesel e' diventato un simbolo: per questo nel 1986 gli e' stato assegnato il premio Nobel per la pace. Perche' le premesse della pace sono nella giustizia, e la radice della giustizia sta nella memoria della dignita' dell'essere umano. Indipendentemente dalla religione, dal credo politico, dal colore della pelle, dalla lingua che parla.
Parla quasi sottovoce, in un inglese imparato quasi cinquant'anni fa per lavorare come corrispondente dalle Nazioni Unite per un giornale israeliano. Parla sottovoce, ma con fermezza. Per far chiaro, da subito, che su certe cose non si danno compromessi. E parla volentieri. Di questo mondo e dei suoi problemi. Dei nostri problemi. Delle nostre paure e delle nostre speranze. Parla da ebreo, da ebreo religioso. Ma senza accenti confessionali, senza angosce da ghetto. Parla dal fondo di una lunga storia, ma con gli occhi aperti sul presente, quasi scrutando il futuro all'orizzonte - il prossimo, imminente secolo - del quale, in verita', nessuno e' profeta. Nemmeno lui. La voce di Wiesel e', semplicemente, la voce di un messaggero.
*
- Massimo Giuliani: Ricevendo il premio Nobel per la pace, dodici anni fa, lei e' stato definito "un messaggero per l'umanita'". Attraverso i suoi libri lei e' conosciuto in tutti i continenti. Qual e' il messaggio che lei porta in giro per il mondo?
- Elie Wiesel: E' un messaggio che si riassume in un'idea: piu' responsabilita'. In questo mondo all'apparenza impazzito c'e' molto ancora da fare, da insegnare, da lavorare per dare un senso agli eventi, alla storia. Il solo modo per trovare un senso e' vivere con responsabilita'. La pace e' una responsabilita' collettiva, e' un ideale. Coloro che vivono situazioni di tranquillita' e di pace hanno il dovere di aiutare quelli che sono in condizioni di conflitto, di sofferenza, di insicurezza, offrendo soluzioni e suggerimenti per superare quelle condizioni.
*
- Massimo Giuliani: Un veloce sguardo sui cinquant'anni passati conferma l'impressione che la lezione della Shoah non sia stata meditata e recepita dalle nazioni e dai politici che le guidano. Cambogia, Ruanda, Zaire, Uganda, Bosnia. Ora il Kosovo che rischia di esplodere. Si puo' imparare dalla storia?
- Elie Wiesel: Hegel diceva che l'unica cosa che la storia insegna e' che non possiamo imparare nulla dalla storia. Non sono affatto d'accordo con Hegel. La storia puo' essere una buona maestra se siamo disposti ad ascoltare e ad assumerci le nostre responsabilita'. Se avessimo ascoltato meglio le lezioni della storia, in questo secolo, forse avremmo evitato molti massacri e stragi d'innocenti, come in Ruanda e in Bosnia. Soprattutto in Bosnia il peggio si poteva evitare, se si fosse intervenuti subito. Una settimana, un mese al massimo dopo il primo sparo. Dalla gente e dalle situazioni si impara sempre. Io imparo moltissimo durante i miei viaggi nelle zone di crisi e conflitto. Ma imparo anche dai miei allievi, da quanti vengono da me con domande e richieste di consigli. Questa disponibilita' ad imparare, sempre daccapo e da tutti, e' alla base della nostra speranza di poter migliorare questo mondo che, a volte, ci appare impazzito.
*
- Massimo Giuliani: Le societa' occidentali sembrano stanche di sentire testimonianze sulla Shoah e sui crimini del nazismo e dei totalitarismi di questo secolo. Come sopravvissuto ad Auschwitz, cosa pensa di questa stanchezza e come reagisce?
- Elie Wiesel: Questa stanchezza non e' nuova. E' sempre esistita. Anzi, e' cominciata il giorno in cui la guerra e' finita, nel 1945. Oggi questa stanchezza sembra dovuta al moltiplicarsi di iniziative che ricordano i fatti di allora. Film, libri, dibattiti, articoli. C'e' chi dice: e' troppo, ne abbiamo abbastanza di questi ricordi. Credo che costoro sbaglino. Non e' mai abbastanza. Soprattutto abbiamo ancora bisogno di testimoni e di testimonianze. Per studiare, per imparare, per capire meglio cosa e' successo, la nostra storia. Soprattutto in Europa.
*
- Massimo Giuliani: In vista del terzo millennio, la Chiesa cattolica sta riflettendo sulla sua storia e chiedendo perdono per i peccati commessi in passato. Anche il recente documento vaticano sulla memoria della Shoah e sulla condanna dell'antigiudaismo si inserisce in tale processo, che sembra un vero e proprio "esame di coscienza". Qual e' la sua opinione su questa teshuva', o pentimento collettivo, dei cattolici?
- Elie Wiesel: E' sempre importante confrontarsi con il passato, anzi affrontare i problemi lasciati aperti dal nostro passato recente e lontano. La Chiesa aveva molti problemi aperti. Non solo con gli ebrei e il giudaismo, ma anche con Galileo, con Giordano Bruno, con l'Inquisizione. Riesaminare la violenza usata verso i non cattolici, in passato, e' parte di questo processo che la Chiesa ha intrapreso. E' un processo che mi sembra molto positivo. Certo, ci sono, ci saranno resistenze a questo processo. In ogni religione ci sono resistenze all'autocritica, alla confessione del male commesso. Ma questo Papa, dopo Giovanni XXIII, ha fatto davvero molto, e nella direzione giusta. Il documento sulla Shoah poteva dire di piu', andare piu' lontano. Affermare che l'istituzione-Chiesa non ha nulla a che fare con l'Olocausto lascia insoddisfatti. I vescovi francesi, nelle loro dichiarazioni sulla Chiesa in Francia durante l'occupazione nazista, sono stati molto piu' coraggiosi e onesti. Ma, si puo' capire, nella Chiesa esistono molte e diverse voci ed opinioni. Alcune migliori di altre.
*
- Massimo Giuliani: Anni fa lei ha pubblicato una conversazione con l'arcivescovo di New York, il cardinale O'Connor, intitolata Viaggio nella fede. Lei crede nel dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani? Questo dialogo come puo' contribuire al processo di pacificazione del mondo?
- Elie Wiesel: Credo profondamente nel valore di questo dialogo e nella possibilita' di questo contributo dei leader religiosi di tutto il mondo alla pace. E' impossibile vivere isolati, anche religiosamente. Questo dialogo e' necessario affinche' le fedi si aprano l'una all'altra, affinche' il cristiano conosca davvero il musulmano, il musulmano l'ebreo, l'ebreo il buddhista. Solo lo sconosciuto, l'ignoto ci minaccia, ci incute paura. Per superare la paura, il dialogo e la conoscenza reciproca e' l'unica strada. Le religioni, anzi, i leader religiosi hanno precise responsabilita'. Ma dipende dal loro concetto di religione. Religione e' limitarsi a "pregare Dio"? O e' servire Dio attraverso il servizio agli altri, all'altro, al diverso, allo straniero? Nel giudaismo non si puo' onorare Dio senza onorare lo straniero, senza rispettare il mio vicino, concittadino o nuovo venuto che sia.
*
- Massimo Giuliani: Nelle sue memorie lei parla di Maria, la domestica cristiana, che aiuto' lei e la sua famiglia a trovare un rifugio quando i nazisti entrarono nella sua citta'. A sessant'anni di distanza, che cosa quella donna le ispira? Quale il senso per lei di quel gesto?
- Elie Wiesel: Ricordo e ricordero' sempre quel gesto, con affetto e gratitudine. E con stupore. Fu il gesto di una donna semplice, senza istruzione. Forse non sapeva leggere ne' scrivere. Mio padre aveva molte conoscenze, anche amici nel mondo cristiano, ma nessuno mostro' la forza di questa semplice donna. Fu questa semplice e devota donna cristiana a salvare l'onore del suo Paese. Sono certo che Maria non si chiese se fosse opportuno o meno aiutare degli ebrei. Per lei, ebrei o non ebrei significava poco. Importava che noi eravamo esseri umani costretti a nasconderci per sopravvivere. Se molti piu' cristiani si fossero comportati cosi', molte piu' vite si sarebbero salvate.
*
- Massimo Giuliani: Lei e' un uomo religioso, e tuttavia molti personaggi dei suoi libri alzano la voce contro Dio, protestano verso il cielo. Si puo' essere religiosi e forzare Dio a rispondere dell'ingiustizia del mondo? Si puo' intentare un processo contro Dio?
- Elie Wiesel: Non possiamo addossare a Dio le nostre responsabilita'. Ma neppure possiamo pensare Dio estraneo alle vicende del mondo e alle nostre scelte. La protesta contro Dio e' un tema ebraico presente nella tradizione. Riprendendolo, io non do' una risposta o un giudizio su Dio, pongo solo domande. Perche' degli innocenti soffrono e il Signore del mondo tace? Con questa domanda, non parlo per la mia sofferenza, ma per quella degli altri. E' la differenza tra la protesta di Giobbe, che si lamenta per se', e quella di Abramo, che protesta a favore di altri. Sono stato spesso contrapposto a Primo Levi, come se la domanda "Dov'era l'uomo ad Auschwitz?" non fosse anche la mia. Incontrai Levi a Torino, durante un viaggio in Italia con mia moglie. Parlando insieme, scoprimmo che eravamo stati nello stesso luogo negli stessi mesi. In verita', a Levi la domanda religiosa era quasi estranea. Per lui Dio non era un problema, per me si'. Io sono stato educato in un ambiente nel quale ci si aspettava poco dagli uomini, e tutto da Dio. Ancor oggi Dio e' un bisogno profondo dentro di me. Auschwitz non l'ha spento, anzi mi ha dato ulteriori ragioni per continuare a credere nonostante il suo silenzio, nonostante avessi in me un grido di protesta. Molti miei libri - tra cui Il processo di Shamgorod che e' stato anche rappresentato nella chiesa di San Miniato, vicino a Firenze - tentano di esprimere questa fede in Dio nonostante il silenzio di Dio.
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- Massimo Giuliani: Questo secolo sara' ricordato dagli storici come il secolo della nascita e del tramonto delle ideologie totalitarie: fascismo, nazismo, comunismo. Con quest'eredita', quali sono secondo lei le sfide che il nuovo secolo dovra' fronteggiare?
- Elie Wiesel: Il rischio piu' grande che prevedo per il nuovo secolo e' quello del fanatismo e dell'integralismo. Anche se il primo pensiero corre all'integralismo islamico, non mi riferisco solo a quello. Tutte le religioni corrono il rischio di generare in se stesse correnti fanatiche. Il fanatismo e' molto facile, e nasce dal fatto di credere di sapere tutto, di avere la verita' in tasca, di possedere tutte le risposte. Anzi, solo risposte. Temo, temo molto questa cultura delle risposte facili, questo fanatismo. Soprattutto quando arriva al potere, alle istituzioni politiche.
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- Massimo Giuliani: Non si può negare che spesso le radici di questo fanatismo sono in situazioni socioeconomiche estreme, di totale poverta', di ingiustizia...
- Elie Wiesel: Certamente. Ma c'e' piu' di questo. In questi anni di fine secolo viviamo tutti una situazione di profonda delusione, dovuta al fallimento di molte promesse e alla disillusione di molti sogni. Ha fallito la politica nelle sue promesse di pace. Hanno fallito le filosofie nel loro sforzo di tutto spiegare e risolvere. Il fanatismo si nutre di queste delusioni, e cerca di compensarle nel nome di una verita' indiscutibile, in nome di Dio - comunque lo si chiami.
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- Massimo Giuliani: Elie Wiesel e' considerato un portavoce del giudaismo contemporaneo. Dopo tremila anni di civilizzazione ebraica, qual e' l'eredita' ebraica al mondo non ebraico per il prossimo millennio?
- Elie Wiesel: Direi anzitutto la passione per imparare, per lo studio. Questa e' la chiave della nostra sopravvivenza nella storia. Il Dalai Lama una volta mi disse: "Ecco, solo da pochi decenni noi siamo entrati in esilio, e chissa' per quanto tempo ci resteremo. Vogliamo imparare da voi ebrei l'arte di sopravvivere anche se esiliati". La mia risposta e' stata: lo studio, la passione di apprendere. Lasciammo la citta' di Gerusalemme duemila anni fa solo con un piccolo libro, la Torah, ma con una grande voglia di studiarlo, commentarlo, viverlo. A questo aggiungerei la memoria, quella memoria storica che ci ha tenuti insieme ovunque andassimo. Coltivare la memoria, celebrarla nelle feste, nell'arte. Anche le sofferenze vengono cosi' santificate, attraverso la memoria dei popoli.
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- Massimo Giuliani: Tra i suoi libri, alcuni di indicibile bellezza sono dedicati alla tradizione chassidica, ossia al giudaismo dell'Europa orientale che si riuniva intorno ad alcuni grandi maestri per vivere la Legge di Mose' nella semplicita' e nella gioia, nella danza e nel canto. Con Martin Buber, lei e' tra i divulgatori di questa spiritualita' e questa saggezza orientale. A quale figura chassidica si sente piu' vicino?
- Elie Wiesel: Ho sempre sentito una forte attrazione per Rabbi Nachman di Breslav, sebbene sia morto molto giovane, a soli 38 anni. Rabbi Nachman fu un grande cantastorie, uno storyteller, nel senso piu' bello, piu' nobile della parola. Senza di lui non ci sarebbe stato il genio mitteleuropeo di Kafka come di altri scrittori in lingua yiddish. I racconti di Kafka portano tracce evidenti del cantastorie chassidico di Breslav. La sua vita e' piena di vitalita', di fantasia. Fu un cultore della bellezza. Apparteneva alla famigia del Baal Shem Tov, o il Signore dal buon nome, che e' considerato il fondatore del movimento chassidico, nel XVIII secolo. Ammiro la saggezza semplice e acuta del Baal Shem Tov.
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- Massimo Giuliani: Tra le pagine della sua autobiografia lei ha messo un commento alla "sofferenza di Dio". Citando un midrash, cioe' un racconto simbolico tipico dell'esegesi rabbinica, lei dice: "Forse, Dio ha versato piu' di due lacrime durante la recente tragedia del suo popolo (la Shoah). Ma gli uomini, insensibili come sono, hanno rifiutato di ascoltare il rumore di queste lacrime cadute sulla terra". E' una risposta al bisogno di dare un senso alla sofferenza umana nella storia?
- Elie Wiesel: Chi puo' dire di conoscere il senso della sofferenza degli esseri umani? Non so. E' difficile, forse e' anche pericoloso cercare questo senso. Capire, dare un senso potrebbe voler dire giustificare, e dunque abolire lo scandalo di quella sofferenza. Capire implica spesso accettare. Ma io posso accettare e giustificare solo la mia sofferenza. Mai quella degli altri. Non posso giustificare il dolore per conto terzi. Il riferimento alla sofferenza di Dio, a cio' che Heschel ha chiamato il pathos di Dio, puo' aiutare ciascuno ad accettare la propria sofferenza e a diventare piu' sensibile a quella degli altri. Per alleviarla, mai per giustificarla.
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- Massimo Giuliani: Nel 1985, l'allora presidente americano Ronald Reagan le consegno' la medaglia d'oro del Congresso degli Stati Uniti d'America, sulla quale era riportata una sua frase: "L'indifferenza al male e' male". Mi sembra che qui stia il nocciolo del suo messaggio etico all'umanita' che sta per entrare nel XXI secolo.
- Elie Wiesel: Mi piace ripetere spesso questa frase. Sono convinto che l'indifferenza sia in se stessa un male. Indifferenza all'ingiustizia, al dolore altrui, al bisogno che ci circonda. Nell'indifferenza non si da' speranza. Credo che essa sia cio' che dobbiamo combattere per costruire un futuro di speranza. Il contrario del bene non e' il male, ma l'indifferenza. Il contrario della vita non e' la morte, ma l'indifferenza. Il contrario della verita' non e' l'errore, ma l'indifferenza. Il contrario della bellezza non e' il brutto o il deforme, ma l'indifferenza. L'indifferenza e' la prima alleata del male in tutte le sue forme, e spesso la sua giustificazione. Per questo la nostra battaglia per il bene inizia dalla lotta contro l'indifferenza al male, inizia dal sapersi indignare davanti al male.

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 952 del 23 settembre 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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