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Telegrammi. 13



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 13 del 18 novembre 2009
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Umberto Santino: La trattativa mafia-Stato, una storia che si ripete
2. "Giorni nonviolenti" 2010
3. La "Carta" del Movimento Nonviolento
4. Per saperne di piu'
 
1. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: LA TRATTATIVA MAFIA-STATO, UNA STORIA CHE SI RIPETE
[Dal sito del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" (per contatti: via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 0917301490, e-mail: csdgi at tin.it, sito:  www.centroimpastato.it/) riprendiamo il seguente intervento dal titolo "La trattativa Mafia-Stato: una storia che si ripete" originaramente apparso sul quotidiano "La Repubblica", cronaca di Palermo, il 7 novembre 2009 con il titolo "Dal Gattopardo al papello: una lunga storia di patti oscuri".
Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia difficile, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000; Dalla mafia alle mafie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006; Mafie e globalizzazione, Di Girolamo Editore, Trapani 2007; (a cura di), Chi ha ucciso Peppino Impastato, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 2008; Breve storia della mafia e dell'antimafia, Di Girolamo Editore, Trapani 2008. Su Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su "La nonviolenza e' in cammino" nei nn. 931-934]

Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno portato alla ribalta il tema della trattativa tra capimafia e rappresentanti dello Stato e da piu' parti si grida alla novita'. Certo, il "papello" con le richieste dei mafiosi, irricevibili anche dallo Stato piu' scalcagnato, puo' essere considerato un fatto nuovo ma il rapporto tra mafia siciliana e uomini e settori delle istituzioni e' una costante nella storia della mafia e ne ha costituito insieme la forza e la specificita'.
Un breve promemoria. Gia' in quelli che possono definirsi "fenomeni premafiosi", documentabili dal XVI secolo alla prima meta' dell'Ottocento, periodo d'incubazione del fenomeno mafioso, ci sono reati che coniugano signoria territoriale e modalita' di accumulazione, come per esempio l'abigeato, che non sarebbero possibili senza la complicita' delle compagnie d'armi, forze dell'ordine del tempo, o il coinvolgimento in prima persona dei loro capitani. E' il caso di Mario de Tomasi, prima arruolato tra le guardie a piedi, poi capitano d'armi, capostipite della famiglia in cui nascera' lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Come dire che all'inizio della dinastia piu' che un gattopardo e' uno sciacallo, un personaggio di umili origini che all'interno delle istituzioni usa il crimine per arricchirsi e per scalare posizioni sociali.
Fin dai primi anni della formazione dello Stato unitario si parla di "mafia politica". Nel 1861 il deputato Diomede Pantaleoni in un rapporto al ministro dell'Interno Bettino Ricasoli scriveva che molti delitti rimanevano impuniti nonostante che gli autori fossero notori e che i "facinorosi" erano legati al partito della Societa' nazionale, il partito governativo. Si legge nel rapporto di Pantaleoni: "Si legano a questo partito... persone di mal affare, facinorosi, accoltellatori, che spesso con grandissimo scandalo e danno del governo si veggono nominati anco a posti governativi". Dieci anni dopo, nel 1871, il procuratore di Palermo Diego Tajani incrimina il questore Giuseppe Albanese che arruolava mafiosi arcinoti nella polizia e si serviva di alcuni di essi per eliminare altri delinquenti. Albanese fu prosciolto e Tajani annotava: "La maffia che esiste in Sicilia non e' pericolosa, non e' invincibile di per se', ma perche' e' strumento di governo locale". Pochi anni dopo Leopoldo Franchetti, nella sua inchiesta privata sulla Sicilia condotta assieme a Sidney Sonnino, parlava della mafia come "industria del delitto" praticata dai "facinorosi della classe media", cioe' della nuova classe dirigente e sottolineava che lo Stato infieriva sulle classi popolari ma era impotente contro la mafia e la "classe abbiente" o almeno "sopra la parte dominante di essa". Era impotente o albergava la serpe in seno? Com'e' noto, l'inchiesta di Franchetti e Sonnino desto' un vespaio di polemiche ma per molti aspetti e' ancor oggi attuale.
L'Italia scopriva la mafia con il delitto Notarbartolo del primo febbraio 1893 e nonostante l'esito del processo, conclusosi con l'assoluzione del principale imputato, il deputato Raffaele Palizzolo, sono emerse le compromissioni di uomini di potere con la malavita organizzata. Scriveva Napoleone Colajanni: "e' risultato a luce meridiana che polizia, magistratura, autorita' altissime di ogni genere prese nel loro insieme tutto fecero per riuscire all'impunita' del presunto reo, per deviare la giustizia dalla scoperta della verita'". E ne traeva motivo per concludere: "la mafia di governo ha rigenerato la mafia dei cittadini".
Il questore di Palermo Sangiorgi in una serie di rapporti redatti tra il 1898 e il 1900 ricostruiva un organigramma dei gruppi mafiosi molto simile a quello attuale e rilevava complicita' di rappresentanti delle forze dell'ordine e della magistratura. Il processo nato dalle denunce di Sangiorgi, celebratosi tra il maggio e il giugno del 1901, non accolse la tesi che esistesse l'associazione mafiosa e quelle carte sono rimaste sepolte per piu' di ottant'anni.
Sarebbe troppo lungo parlare della repressione delle lotte contadine, dai Fasci siciliani di fine Ottocento agli anni '50 del secolo scorso, dell'impunita' dei responsabili di innumerevoli delitti e della strage di Portella della Ginestra, punto d'incontro di vari soggetti che miravano all'esclusione delle sinistre dal governo nazionale e regionale e ci riuscirono pienamente gia' nel maggio del '47, con la rottura della coalizione antifascista al governo dal '44. Quell'impunita' ha una sola spiegazione: la mafia faceva parte del blocco agrario al potere assieme agli industriali del Nord e la violenza aveva una funzione irrinunciabile, era la risorsa a cui si ricorreva tutte le volte che quel potere veniva messo in forse dal movimento contadino.
Per andare a tempi più vicini, penso che non si sia riflettuto abbastanza sull'esito del processo ad Andreotti. Il processo e' finito "all'italiana": con un reato di associazione a delinquere semplice accertato fino al 1980 (quando non c'era ancora il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso introdotto dalla legge antimafia del 13 settembre 1982, dieci giorni dopo il delitto Dalla Chiesa), ma prescritto, e l'assoluzione per gli anni successivi. Ma e' pure "all'italiana" l'archiviazione di una verita' giudiziariamente conclamata, cioe' che un uomo politico per molti anni al vertice delle istituzioni e' stato associato a delinquere. Questo risulta da sentenze definitive ma bisognerebbe sapere che se il tramite dei rapporti con l'universo mafioso era Salvo Lima, i rapporti di Andreotti con l'ex sindaco di Palermo sono durati fino alla sua morte, nel marzo 1992.
Ora stiamo assistendo a una sorta di balletto delle amnesie e dei ricordi ripescati dopo molti anni.
Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha richiamato atti giudiziari precedenti e prima in un'intervista alla televisione e poi parlando davanti alla Commissione antimafia ha affermato che ci sono stati almeno due tentativi di intavolare la trattativa e a proposito della strage di Capaci ha evocato un'"entita' esterna". Il problema e' se questa "entita' esterna" assumera' un volto o se restera' vaga ed astratta e se sulle stragi di mafia si riuscira' a ricostruire per intero il quadro delle responsabilita'. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, frutto delle confidenze dei Graviano, portano a Dell'Utri e a Berlusconi. Ma c'e' una bella differenza tra l'accenno generico, il sentito dire e la prova giudiziaria. Se non si raccoglieranno prove sufficienti, si potranno riscrivere le sentenze dei processi per le stragi del '92 e del '93, individuando altri responsabili all'interno del mondo mafioso, ma per l'ennesima volta si dissolveranno nelle nebbie le figure dei mandanti esterni. E il lascito del passato non potra' non ipotecare il futuro.
 
2. STRUMENTI. "GIORNI NONVIOLENTI" 2010
 
E' disponibile l'agenda "Giorni nonviolenti" 2010, uno strumento di lavoro utile a tutte le persone amiche della nonviolenza.
Una copia: 11 euro, sconti progressivi per ordinazioni di piu' copie.
Per richieste: Edizioni Qualevita, tel. 0864460006 o 3495843946, e-mail: info at qualevita.it, sito: www.qualevita.it
 
3. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
4. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 13 del 18 novembre 2009