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Coi piedi per terra. 270



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 270 del 22 giugno 2010
 
In questo numero:
1. Ryszard Kapuscinski: La scoperta di Erodoto
2. Alcuni estratti da “Il nucleare impossibile” a cura di Virginio Bettini e Giorgio Nebbia (parte terza e conclusiva)
3. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo
 
1. TESTI. RYSZARD KAPUSCINSKI: LA SCOPERTA DI ERODOTO
[Da Ryszard Kapuscinski, In viaggio con Erodoto, Feltrinelli, Milano 2005, 2009, pp. 249-250.
Ryszard Kapuscinski (1932-2007) e' stato un illustre scrittore e giornalista polacco. Riportiamo la motivazione dell'attribuzione del Premio Grinzane Cavour per la Lettura 2003 a Ryszard Kapuscinski: "Grande maestro di giornalismo, Ryszard Kapuscinski, nato a Pinsk nella Polonia orientale nel 1932, ha lavorato come corrispondente estero dell'Agenzia di stampa polacca Pap fino all'inizio degli anni '80. Viaggiatore instancabile, curioso e partecipe testimone dei destini dei diseredati in Africa e in America Latina, Kapuscinski ha scritto numerosi libri-reportage che sono diventati veri e propri classici del genere, una 'straordinaria mistura di arte e reportage', come ebbe a dire Salman Rushdie. La sua penna mette a fuoco con estrema lucidita' fin dagli anni '60 la complessita' del continente africano, registrando fenomeni politici e culturali, contraddizioni e tragedie umane, in un'epoca in cui l'Occidente guardava con preoccupazione all'Africa per l'incognita rappresentata da 300 milioni di individui in procinto di entrare nel panorama politico mondiale. Storia e drammatica quotidianita' si mescolano felicemente nelle sue pagine, in opere come Il Negus (1982), La prima guerra del football e altre guerre di poveri (1990) fino al piu' recente Ebano (2000, Premio Viareggio-Repaci), raccolta di articoli che riassumono quarant'anni di esperienza come inviato nei paesi africani. La sua e' l' Africa dei dannati della terra, vissuta con i poveri delle bidonville, i contadini della savana, i camionisti del Sahara. Kapuscinski esula da ogni forma di colore od esotismo locali: vuole andare alla radice dei fatti, individuare le leggi, vecchie e nuove che li governano. E' l'ottica che lo guida anche altrove: ad esempio in un testo di grande successo come Shah-in-Shah (1982) che narra un momento cruciale della storia dell' Iran tra la fine della monarchia sanguinaria di Reza Pahlevi e l'avvento religioso di Khomeini nel 1979. Anche il tramonto e il dissolvimento dell' Unione sovietica e' diventato con Imperium (1994), un libro di intensa ed efficace testimonianza. Perche' gli eventi, grandi o piccoli che siano, rappresentano per Kapuscinski l'occasione per vivisezionare, con il tratto felice e disinvolto dello scrittore, storia, politica e societa' di un paese. Cittadino del mondo, portavoce delle minoranze, Kapuscinski ha saputo conciliare curiosita' e responsabilita' morale, impegno e vivacita' di scrittura in nome di coloro per i quali e' data la speranza, perche', come disse una volta Walter Benjamin, non ne conoscono alcuna". Tra le opere di Ryszard Kapuscinski: in edizione italiana cfr. Il Negus, splendori e miserie di un autocrate, Feltrinelli, Milano 1983, 2003; La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Serra e Riva, 1990, poi Feltrinelli, Milano 2002, 2005; Imperium, Feltrinelli, Milano 1994, 1995; Lapidarium, Feltrinelli, Milano 1997, 2001; Ebano, Feltrinelli, Milano 2000, 2002; Shah-in-Shah, Feltrinelli, Milano 2001, 2007; In viaggio con Erodoto, Feltrinelli, Milano 2005, 2009; Ancora un giorno, Feltrinelli, Milano 2008; Giungla polacca, Feltrinelli, Milano 2009. Cfr. inoltre la raccolta di conferenze L'altro, Feltrinelli, Milano 2007, 2009. Cfr. anche il libro di interviste e colloqui (a cura di Maria Nadotti), Il cinico non e' adatto a questo mestiere. Conversazioni sul buon giornalismo, Edizioni e/o, Roma 2002; e i volumi antologici Autoritratto di un reporter, Feltrinelli, Milano 2006; Nel turbine della storia, Feltrinelli, Milano 2009]
 
Non abbiamo mai a che fare con la verita' storica, ma con una storia narrata e rappresentata a seconda di come la gente crede che sia stata.
E questa verita' e' forse la massima scoperta di Erodoto.
 

2. LIBRI. ALCUNI ESTRATTI DA “IL NUCLEARE IMPOSSIBILE” A CURA DI VIRGINIO BETTINI E GIORGIO NEBBIA (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)

[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo i seguenti estratti dal libro di Virginio Bettini, Giorgio Nebbia (a cura di), Il nucleare impossibile. Perche’ non conviene tornare al nucleare, Utet Libreria, Torino 2009]

 

Da pagina 91

Capitolo 4. L'eredita' nucleare: Sogin, un'esperienza allarmante, di Daniele Rovai

L'Italia e' ancor oggi un paese nucleare.

Nel 1987 il governo decise una moratoria di cinque anni per valutare se abbandonare o seguire quella strada.

Nel 1990, prima della scadenza della moratoria, si decise di chiudere con il nucleare ordinando all'Enel, allora ente statale, di collocare le proprie centrali in "custodia protettiva passiva" e di preparare le istanze per il cosiddetto "smantellamento differito".

La "custodia protettiva passiva" prevedeva:

- l'allontanamento del combustibile dal reattore, (nel caso dell'Enel la maggior parte delle barre sono state trasferite, tra il 1987 ed il 2005, in Inghilterra, mentre il resto - 287 tonnellate - e' ancora affogato nelle piscine delle vecchie centrali);

- la sistemazione in sicurezza delle scorie, il termine esatto sarebbe condizionarle;

- la demolizione degli edifici non contaminati.

Per il definitivo smantellamento delle centrali si sarebbe dovuto attendere dai 50 ai 100 anni in modo da avere una minore emissione radioattiva.

Nel 1999 si decise di passare allo "smantellamento accelerato", cioe' far coincidere le attivita' di condizionamento delle scorie radioattive con lo smantellamento degli impianti.

Le centrali erano ormai spente da piu' di 20 anni. Questo ed il fatto che fossero di piccola taglia rafforzo' l'ipotesi di poterle dismettere in breve tempo (20 anni). Certo e' che nel 1999 nessun paese aveva ancora smantellato una centrale nucleare e l'Italia ne voleva smantellare ben 4, utilizzando una tecnica innovativa.

Nel 2000 la Sogin, l'azienda creata per gestire questo smantellamento "accelerato" - protagonista della nostra storia - aveva presentato l'istanza di disattivazione delle centrali alle autorita' competenti. Oggi, dopo 8 anni, quelle istanze non hanno ancora completato l'iter legislativo e di conseguenza le centrali nucleari costruite a Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano sono ancora attive, seppur spente, e in quei siti valgono ancora le prescrizioni nucleari degli anni Settanta.

Ancora peggiore la situazione nelle officine nucleari dell'Enea che, negli anni Settanta, era l'Ente Nazionale per l'Energia Nucleare. Le officine furono chiuse nel 1987, senza alcun piano di bonifica. Ci si limito' a chiudere a chiave i laboratori con all'interno le scorie radioattive - solide e liquide - non condizionate.

Ci dobbiamo chiedere se íl nostro paese sia rimasto una "nazione nucleare". Indubbiamente si', considerato che le centrali sono spente, ma ancora attive e che funzionano reattori di ricerca nucleare presso varie Universita' Italiane (Pavia, Palermo), in istallazioni militari (il Cisam di Pisa) e centri di ricerca nucleare (centro europeo Ispra in Piemonte). Uno e' anche alle porte di Roma, presso il centro Enea della Casaccia. Ancor oggi in Italia esistono siti ove restano attive le prescrizioni nucleari degli anni Settanta, il che permetterebbe ad un governo filo-nucleare, di far ripartire una stagione a torto considerata trascorsa.

Un'intenzione che il governo Berlusconi ha fatto sua il 5 agosto 2008, presentando il Ddl n. 1441-Ter dal titolo "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonche' in materia di energia", da ottobre 2008 approdato al Senato per la seconda lettura, con il quale, surrettiziamente, pensa di riportare l'Italia nel club dei paesi nucleari.

Un Disegno di Legge che, all'articolo 14, delega al governo Berlusconi il "riassetto normative recante criteri per la disciplina della localizzazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare" (le centrali) nonche' "dei sistemi di stoccaggio" (i depositi per le scorie radioattive) e per la "definizione delle misure compensative da corrispondere" a quelle popolazioni che ospiteranno quegli impianti.

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Da pagina 105

L'emergenza terrorismo

Il 12 febbraio 2003 il governo Berlusconi dichiara l'emergenza sui territori che ospitano le installazioni nucleari. Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Basilicata si ritrovano dall'oggi al domani ad avere luoghi dove detta legge un generale! I motivi per chiedere al Presidente della Repubblica di firmare un decreto di emergenza sono piu' di uno, ma quello che attira l'attenzione dei media e' la parte del decreto che individua la possibilita' di attentati terroristici ai depositi di scorie radioattive. Una possibilita' remota, che pero' pone in secondo ordine le altre motivazioni.

Ad esempio, nessuno si preoccupa che sia stata dichiarata un'emergenza perche' esiste l'ineludibile "necessita' di assumere iniziative straordinarie ed urgenti" per realizzare "lo smaltimento dei siti"; questo significa che il commissario avra' potere di prescindere da normative regionali e nazionali che, secondo il governo ed il generale, impediscono una veloce messa in sicurezza delle scorie. La gestione delle scorie radioattive non puo' pero' avvenire accelerando le procedure. Se esiste una materia nella quale il "presto" e' nemico del "bene" e' proprio quella nucleare.

Cosi' come nessuno si preoccupa che sia dichiarata un'emergenza per salvaguardare gli "interessi pubblici" concentrando "in un unico centro decisionale" l'attivita' per la messa in sicurezza dei siti nucleari per "la salvaguardia della salute della collettivita'". Un generale a gestire lo smantellamento dei siti significa una cosa sola: per garantire la sicurezza della popolazione e' necessario "militarizzare" il problema. Da quando in qua la salvaguardia della collettivita' si fa con la segretezza ed il silenzio in luogo della trasparenza e dell'informazione? Se guardiamo quello che succede oggi, quella decisione non puo' sorprendere. C'e' da combattere la criminalita'? L'esercito nelle citta'. Si deve realizzare il termovalorizzatore per i rifiuti campani? Si recinta l'area dove lo si sta costruendo e la si dichiara zona militare.

L'attenzione dei media e' pero' attirata da un'unica premessa: quella che sostiene come l'emergenza sia necessaria "ritenuto che l'attuale contesto di rischio derivante dalla presenza di tali rifiuti radioattivi e' caratterizzato da profili di maggiore gravita' in relazione alla situazione di diffusa crisi territoriale". In Italia ci sono piu' di 20 strutture che stoccano scorie radioattive e decine di ospedali che operano nel campo della medicina nucleare. Il decreto di emergenza riguarda pero' solo i siti dove sono stoccate le scorie ereditate dalla produzione nucleare degli anni Settanta, cioe' i siti sotto controllo diretto o indiretto della Sogin: e gli altri 13 siti che stoccano scorie radioattive? E gli ospedali? Nel centro Ispra di Varese, per esempio, sono stoccati tal quale 2300 m3 di materiale radioattivo, oltre ad alcune decine di elementi di combustibile nucleare; come nel deposito civile Crad di Udine dove sono stoccati rifiuti radioattivi provenienti da attivita' di medicina nucleare e sorgenti radioattive dismesse per 1000 m3. Per queste istallazioni non esiste pericolo di attentati?

Nella realta' non esiste alcun problema di attentato terroristico, come riconosce lo stesso generale Jean, un mese prima di essere nominato commissario delegato per l'emergenza!

E' il 23 febbraio 2003 ed il problema Sogin e' oggetto dell'audizione presso la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. L'emergenza e' stata dichiarata solo una settimana prima (12 febbraio 2003), ma il generale Jean rassicura i deputati sulla sicurezza dei siti. Strana emergenza.

"I furti sono da escludere perche' chi andasse nella zona irraggiata a prendere un elemento fortemente irraggiato non vivrebbe a lungo, non uscirebbe dall'impianto". L'emergenza e' appena stata dichiarata e una settimana dopo il massimo responsabile di Sogin, la societa' che deve decommissionare le centrali nucleari, sostiene che non esiste alcun pericolo. A quanto pare e' tutto sotto controllo visto che "i sistemi di antintrusione dei siti della Sogin - ve lo posso assicurare per esperienza diretta - sono al livello di quello che abbiamo a Comiso intorno al deposito di armi nucleari". Le centrali? Sicurissime anche perche' "sono protette da tre metri e mezzo di calcestruzzo". Magari il problema e' il combustibile, affogato nelle piscine e "per quelle la sicurezza al cento per cento non esiste perche' un aereo potrebbe sempre colpire e rompere una vetrata dell'edificio" dice sempre il generale. La soluzione e' comunque gia' pronta: "occorre accelerare al massimo la messa in sicurezza dei materiali nei cask che hanno intorno 15-20 centimetri di acciaio" inserendoli poi "in una specie di alveare di cemento armato, a prova di impatto di un aereo".

Teniamo presente che i cask di cui parla il generale sono studiati per resistere all'impatto di un aereo e poter garantire l'integrita' del manufatto a temperature che possono raggiugere i 300 gradi centigradi, e che negli Stati Uniti sono stoccati all'aperto.

Non solo le centrali sono ben protette, ma lo sono anche i laboratori Enea che a breve passeranno sotto il controllo della Sogin e del commissario delegato. "Abbiamo adeguato le misure di sicurezza dei nostri impianti, come ha fatto anche l'Enea, ente con il quale ci siamo accordati per avere tutti, piu' o meno, lo stesso livello di sicurezza", sostiene il generale nel corso della sua audizione presso la Commissione, spiegando cosa fosse gia' stato fatto: "Abbiamo cominciato col mettere dei camion di traverso, poi abbiamo messo paratie di cemento in modo da impedire che vengano sfondati i cancelli".

Se poi non bastassero le parole del presidente di Sogin, ecco il parere del direttore del Sisde, il generale Mario Mori, ascoltato dalla stessa commissione il 15 aprile 2003 a un mese dalla dichiarazione d'emergenza e dalla nomina del generale a Commissario. "Riguardo al terrorismo ed ai rifiuti radioattivi, il problema e' potenzialmente molto serio; da tempo si ipotizza che i gruppi criminali di terrorismo internazionale possano far uso di certe strutture (noi parliamo di Nbc, cioe' biologico, chimico e nucleare) [...] ma non abbiamo memoria ne' dati che si riferiscano a scorie radioattive". Insomma: per quanto questo tipo di attentato sia sempre possibile, sostiene Mori, non si hanno informazioni sulla base delle quali si possano fornire indicazioni concrete e specifiche.

In realta' la dichiarazione di emergenza e' solo un escamotage per poter gestire, senza troppi controlli, i 468,3 milioni di euro che l'Autorita' per l'Energia Elettrica e il Gas ha concesso qualche mese prima alla Sogin. Grazie all'emergenza si delinea la possibilita' di gestire quel fiume di denaro senza controlli esterni. Basti dire questo: le ordinanze del commissario sono immediatamente pubblicate dalla Gazzetta Ufficiale e diventano legge.

Questa dichiarazione di emergenza e' un fatto senza precedenti nella storia della Repubblica. Per la prima volta un atto amministrativo del governo (lo stato di emergenza per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi che interessa cinque regioni) si trasforma in una scelta politico-militare per l'intero paese, con conseguenze importanti sul piano del rispetto delle leggi e delle normative internazionali. Un indirizzo preciso quindi, che segna una svolta nel rapporto tra cittadini, istituzioni e differenti funzioni dello Stato.

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Da pagina 161

Capitolo 5. Verso una societa’ solare, di Giorgio Nebbia

Il Sole: l'unico reattore nucleare che funziona

“Oggi siamo in grado di assicurare, in maniera duratura, a ogni abitante della Terra un benessere da miliardario, usando soltanto meno dell'uno per cento dell'energia che ci arriva ogni giorno dal nostro reattore nucleare cosmico, il Sole, posto a 150 milioni di chilometri di distanza, del tutto sicuro, che trattiene al suo interno le scorie, capace di assicurarci la fotosintesi, la pioggia, il moto ondoso e tutte le altre ricchezze offerte dalla natura” (Buckminster Fuller (1895-1983), The Grunch of Giants, St. Martin's Press, New York 1983, capitolo 11).

Proviamo a guardare al 2050 anche se ci appare un anno lontanissimo. Nei decenni che ci separano da allora, gli abitanti della Terra dovranno risolvere alcuni problemi fondamentali come l'aumento del prezzo e la scarsita' del petrolio, la scelta o il rifiuto dell'energia nucleare, i mutamenti climatici con conseguenti frane e alluvioni, la scarsita' di acqua, l'aumento di prezzo e la scarsita' dei prodotti alimentari. Problemi non ambientali, ma strettamene economici dalla cui soluzione dipendono occupazione, tasse, consumi, bilanci degli stati, lusso e poverta'. Alcuni suggeriscono che entro tale data lontana molti di tali problemi potrebbero essere risolti, senza centrali nucleari, ricorrendo all'energia solare, edificando una "societa' solare".

La fonte di energia, il Sole, non appartiene a nessuno, ritorna sempre uguale ogni anno, fornisce calore, produce il vento, il moto ondoso, la circolazione dell'acqua degli oceani, il moto delle acque che scendono nelle valli (l'energia idroelettrica, 3000 miliardi di chilowattore all'anno oggi nel mondo, e' l'unica fonte di energia "solare" usata su larga scala), e, soprattutto, "fabbrica" con la fotosintesi sia prodotti alimentari sia altri utili come materiali da costruzione e come combustibili. Ogni anno, sulle terre emerse arriva energia solare in quantita' equivalente a quella "contenuta" in 25.000 miliardi di tonnellate di petrolio, 2000 volte quella (circa 12 miliardi di t) che gli esseri umani usano oggi sotto forma di petrolio, carbone, gas, tutti tratti da pozzi e miniere con riserve limitate e che si impoveriscono ogni anno.

Dal punto di vista tecnico-scientifico, con l'energia raggiante del Sole si puo' fare tutto. Bastano 4000-5000 chilometri quadrati di terreno coperti da celle fotovoltaiche per ottenere tutta l'elettricita' "consumata" oggi (2009) ogni anno in Italia (340 miliardi di chilowattore); 200.000 chilometri quadrati per ottenere con lo stesso processo tutta l'elettricita' (18.000 miliardi di chilowattore) consumata oggi (2009) ogni anno nel mondo. Un appartamento della superficie di cento metri quadrati riceve nel corso di un anno, alle nostre latitudini, tanta energia solare da assicurare, con adatti dispositivi, elettricita', calore, illuminazione e condizionamento dell'aria per tutto l'anno. I motori a vento, alcuni di dimensioni "domestiche", adatti per un appartamento, possono fornire una frazione dell'elettricita' consumata in un anno da una famiglie di 4 persone (circa 3000 chilowattore); gli impianti di grandi dimensioni, con pale di 40 metri di diametro, possono produrre da 1 a 1,5 milioni di chilowattore all'anno. La forza delle acque che scorrono, tenute in moto dal Sole, nei fiumi della Terra puo' essere imbrigliata per fornire elettricita'.

Un terzo circa dell'energia viene consumata nel mondo nei mezzi di trasporto, soprattutto sotto forma di benzina, gasolio, combustibili per aerei e navi (circa tre miliardi di tonnellate all'anno), oggi ottenuti dal petrolio. Tutti questi carburanti possono essere ottenuti, in alternativa, con processi chimici noti, dai prodotti vegetali non alimentari come derivati del legno, sottoprodotti agricoli e forestali. Ogni tonnellata di prodotti alimentari (grano, mais, girasole) e' accompagnata (sotto forma di paglia, stocchi, tutoli, eccetera) da due tonnellate di materie ligno-cellulosiche che possono essere trasformate in carburanti con tecniche gia' note, senza toccare la disponibilita' di alimenti umani. Un milione di ettari di foresta o di adatte piantagioni energetiche non alimentari ogni anno produce - un "pozzo petrolifero" inesauribile - da uno a due milioni di tonnellate di carburanti per auto senza alterare gli equilibri ecologici, senza richiedere concimi e irrigazione.

Con l'elettricita' solare e' possibile produrre idrogeno da trasportare in condotte, come avviene oggi per il metano; con l'elettricita' solare e' possibile far funzionare fabbriche e assicurare occupazione, e far muovere mezzi di trasporto. Con le varie forme di energia derivate dal Sole e' possibile aumentare le risorse di acqua sia potabile, sia industriale. Una societa' moderna ha pero' bisogno di molti altri prodotti: cemento che richiede pietre e calore, acciaio, alluminio, rame e molti altri metalli; per molti processi sara' necessario ricorrere ancora ai combustibili fossili, ma in quantita' minore rispetto ad oggi e quindi con un inquinamento atmosferico molto ridotto e con molto minori alterazioni del clima.

La produzione dei metalli dai minerali puo' essere realizzata con idrogeno ottenuto per elettrolisi usando l'elettricita' ottenuta dal Sole. La stessa che consente di ottenere molti prodotti chimici industriali, come ammoniaca, acido nitrico, concimi. Una societa' ha bisogno di gomma e plastica e fibre tessili che oggi richiedono petrolio, ma si tratta di materiali e merci che sono stati (e in parte sono ancora) prodotti dal regno vegetale e animale con processi noti, abbandonati quando una tonnellata di petrolio costava pochi euro anziche' seicento euro come oggi e si credeva che le riserve di idrocarburi fossero illimitate.

A questo quadro i nemici del solare fanno varie obiezioni; non c'e' dubbio che la transizione al solare richieda enormi innovazioni ingegneristiche, nell'edilizia e nei mezzo di trasporto, nella struttura delle citta', innovazioni peraltro che mettono in modo l'economia e l'occupazione. La seconda obiezione riguarda i costi del calore e dell'elettricita' ottenuti dal Sole, oggi superiori a quelli delle fonti fossili, ma tale critica non tiene conto dei vantaggi economici dell'occupazione che verrebbe richiesta dai nuovi processi e impianti e della possibilita' di evitare i costi, destinati a crescere, dovuti all'inquinamento e alle alterazioni climatiche come alluvioni, frane, desertificazione, siccita', incendi. La terza obiezione viene spacciata come ecologica: i motori eolici alterano il paesaggio; i carburanti vegetali tolgono il pane di bocca ai paesi poveri, ma ho gia' detto che lo schema proposto si avvale di materiali non alimentari; future centrali idroelettriche altererebbero molti equilibri naturali; le centrali che usano l'energia delle onde incidono sulle coste, una obiezione che non tiene conto dei guasti e inquinamenti provocati dalle attuali fonti di energia (e dall'attuale uso speculativo dissennato delle risorse territoriali).

La quarta obiezione e' di natura geopolitica: l'intensita' della radiazione solare e' maggiore in paesi poco industrializzati, in molti casi arretrati, con bassa densita' di popolazione, come l'Africa, le zone tropicali asiatiche e americane, dove si trovano anche deserti, o grandi foreste, o grandi fiumi. La societa' solare ha bisogno di grandi spazi e la sua attuazione porterebbe certamente uno spostamento, verso tali paesi, dei centri industriali ed economici, come del resto sta gia' avvenendo dall'Europa e dall'America settentrionale verso la Cina e l'India. Gli attuali paesi industriali produrrebbero ed esporterebbero tecnologie, processi, innovazione, in cambio di elettricita' e carburanti solari importati dai paesi oggi arretrati. Potrebbe non essere un male: alcune posizioni forti economiche e finanziarie ne verrebbero a soffrire, ma molti altri paesi si avvierebbero, col Sole, verso uno sviluppo economico e umano.

Utopie? Forse neanche tanto. Una transizione verso l'energia solare e' gia' in atto. Lo dimostrano il fatto che i cosiddetti "biocarburanti", ottenuti da vegetali "fabbricati" dal Sole, sono ormai quotati nelle borse merci e scambiati a milioni di tonnellate all'anno, che la pubblicita' di dispositivi solari appare sempre piu' di frequente: si moltiplicano i venditori di pannelli solari, di motori eolici anche domestici, di appartamenti "solarizzati" a basso consumo di energia, di automobili elettriche, addirittura di grattacieli con le pareti coperte di celle fotovoltaiche.

"Per quanto la scienza e la tecnica abbiano ampiamente dirottato dal loro piu' esatto itinerario, esse ci hanno insegnato almeno una lezione: niente e' impossibile", scriveva nel 1934 Lewis Mumford in Technics and civilization (ed. it. Tecnica e cultura, Il Saggiatore, Milano 1961, 1968, 2004), esponendo il suo "manifesto" per una societa' neotecnica. E questo e' vero a maggior ragione ancora oggi se la tecnica tornera' a percorrere il suo piu' esatto itinerario, quello di soddisfare i bisogni umani nel rispetto della vita e della salute delle persone e della natura.
 
3. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO
 
Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com
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Numero 270 del 22 giugno 2010
 
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