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Telegrammi. 236



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 236 del 29 giugno 2010
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac at tin.it
 
Sommario di questo numero:
1. Contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni
2. Francesco Codello ricorda Colin Ward
3. Francesco Codello intervista Colin Ward (2001)
4. Associazione "Respirare": Un irresponsabile procrastinare
5. Il cinque per mille al Movimento Nonviolento
6. "Azione nonviolenta"
7. Segnalazioni librarie
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'
 
1. EDITORIALE. CONTRO TUTTE LE UCCISIONI, CONTRO TUTTE LE PERSECUZIONI
 
Allora comincia la civilta'. Quando ci si oppone a tutte le uccisioni, a tutte le persecuzioni.
 

2. MEMORIA. FRANCESCO CODELLO RICORDA COLIN WARD

[Da “A. Rivista anarchica” n. 352 dell’aprile 2010 riprendiamo il seguente ricordo apparso col titolo “La lezione di Colin Ward” e il sommario "La scomparsa del militante e pensatore anarchico inglese costituisce un momento di dolore per chi l’ha conosciuto, ma anche di riconoscimento e gratitudine per il contributo davvero eccezionale che Colin ha dato ad una visione moderna e realistica dell’anarchismo".

Francesco Codello, storico della pedagogia libertaria, dirigente scolastico di Treviso, da anni impegnato nella ricerca storico-educativa, e' autore di numerosi articoli e saggi apparsi su diverse riviste, animatore dell'Iden (International Democratic Education Network) in Italia e redattore della rivista "Libertaria". Opere di Francesco Codello: Educazione e anarchismo. L'idea educativa nel movimento anarchico italiano (1900-1926), Ferrara 1995; La buona educazione. Esperienze libertarie e teorie anarchiche in Europa da Godwin a Neill, Franco Angeli, Milano 2005.

Colin Ward (1924- 2010) e' stato uno straordinario militante, pensatore, educatore e saggista anarchico; e' deceduto l'11 febbraio 2010 a Ipswich. Dalle sue opere molto abbiamo appreso]

 

La sera dell’undici febbraio di quest’anno e' morto, all’ospedale di Ipswich, Colin Ward. Una e-mail della sua insostituibile compagna, Harriet, ce lo comunicava subito con poche toccanti parole.
Colin e' stato ed e', per me, tuttora un maestro, una persona che non ti rivela mai la verita', ma umilmente ti incita a cercarla dentro di te e nelle piccole quotidiane cose della vita. L’averlo conosciuto e l’averlo sentito amico mi appare ora piu' che mai un privilegio e il vuoto che egli lascia dentro di me, e in altri come me che l’hanno conosciuto e frequentato, e' veramente grande.
Colin appartiene a una generazione ormai molto rara di anarchici che, dal dopoguerra ad oggi, hanno tenuto accesa la luce del nostro ideale e testimoniato, con la loro coerente vita, la loro scelta, nobilitando con una sensibilita' e una umanita' vera e profonda, l’idea anarchica stessa.
La notizia della sua scomparsa si e' diffusa rapidamente nella rete (lui che usava ancora la sua vecchia macchina da scrivere!) e nella stampa di tutto il mondo e numerose e sincere sono state le testimonianze di dolore e dispiacere che sono arrivate ad Harriet e all’intera famiglia. Non solo nel milieu anarchico e libertario questa notizia ha turbato gli animi di molti di noi, ma soprattutto in una vasta area di uomini e donne che si sono incrociate, personalmente o attraverso i suoi numerosi scritti, con questa persona cosi' umanamente sensibile e dotata di una cultura cosi' poco ostentata ma cosi' profonda e intelligente (solo nel 2001 riceverà un dottorato onorario in filosofia).

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Una vita intensa

Figlio di un militante laburista, Arnold Ward, maestro elementare, e di una stenografa, Ruby West, Colin nasce il 14 agosto del 1924 a Wanstead, una cittadina dell’Essex. Frequenta la County High School for Boys di Ilford, non dimostrandosi uno studente particolarmente brillante, che abbandonera' all’eta' di quindici anni. Il suo primo lavoro si svolge presso una ditta che costruisce rifugi aerei e poi nell’ufficio tecnico del comune di Ilford dove entra in contatto con le ingiustizie burocratiche nell’assegnazione degli alloggi popolari, in una regione particolarmente sofferente la poverta' e la miseria. La sua sensibilita' e' gia' affinata dall’influenza della cultura domestica e non a caso uno dei suoi piu' graditi ricordi e' di aver partecipato col padre a un comizio per il primo maggio del 1938 di Emma Goldman ad Hyde Park a Londra.
Nel 1942, in piena guerra mondiale, viene chiamato alle armi ed entra in contatto con le idee anarchiche quando conosce, a Glasgow dove e' di servizio, un ex minatore anarchico di nome Frank Leech, il quale lo invita da subito a scrivere in una pubblicazione antimilitarista di Londra dal titolo “War Commentary” nella quale fa il suo esordio come scrittore, con un articolo sul nuovo ordine che si vuol dare all’Europa liberata, dal titolo Allied Military Government (Il governo militare alleato). A Glasgow e' attivo uno dei pochi gruppi anarchici autoctoni (a Londra infatti la maggior parte dei militanti e' ebrea o esule, comunque immigrata) che egli frequenta assiduamente e compatibilmente con le ristrettezze imposte dal periodo e dal suo essere in servizio nell’esercito.
Qui inizia ad ampliare la sua istruzione e ad arricchire la sua cultura in modo aperto e plurale presso la locale biblioteca pubblica, la Mitchell Library. La frequentazione delle biblioteche pubbliche sara' una costante di tutta la sua vita, coerentemente con il suo stile di vita sobrio, tanto che nella sua casa a Debenhan nel Suffolk, dove abitera' con Harriet dal 1979, ci sono pochi libri e molti ritagli di giornali e appunti, perche' si avvale sempre del servizio bibliotecario pubblico.
Quando va a trovare in carcere Frank Leech (che sta facendo uno sciopero della fame) in divisa militare (non ha altri indumenti da indossare) viene spedito per punizione alle isole Orcadi e Shetland dove rimarra' fino alla fine della guerra.
Congedato finalmente nell’estate del 1947, nel frattempo trasferito nell’Inghilterra meridionale, gia' e' autore di diversi articoli sul periodico “Freedom” col quale stringe rapporti sempre piu' stretti fino all’ingresso nella redazione nel medesimo anno. Attorno a questa gloriosa testata ruotano compagni e simpatizzanti, che ha gia' frequentato e conosciuto, che divengono suoi amici come John Hewetson, Vernon Richards, Philip Sansom e Maria Luisa Berneri e poi George Woodcock, Herbert Read, Alex Confort, Geoffrey Ostergaard, Gerald Brenan. La sua collaborazione e' assidua e costante. Fin dall’inizio degli anni Cinquanta emergono le sue tematiche piu' caratteristiche quali l’abitare, lo spazio urbano, il controllo operaio e l’auto-organizzazione in fabbrica, i metodi per rendere economicamente sostenibili le attivita' agricole, la decolonizzazione. Particolarmente attento, proprio perche' molto empirico e aperto, a ogni manifestazione dell’universo intellettuale e' sempre pronto a segnalare i contributi piu' interessanti per l’ottica libertaria che provengono dall’esterno del gia' numericamente scarso e povero ricostruendo movimento anarchico, seguendo particolarmente gli sviluppi della ricerca sociologica o storica come, ad esempio, nel caso degli studi di Isaiah Berlin.
Nel fare un bilancio degli anni Cinquanta Ward identifica il suo successivo impegno scrivendo che lo scopo della sua ricerca sara' quello di far rientrare l’anarchismo nel flusso vitale dell’intellettualita', nel campo delle idee che sono prese sul serio.
Questo auspicio e questa sfida troveranno compimento nella fondazione di una nuova rivista, sicuramente la piu' prestigiosa e interessante pubblicazione anarchica del dopoguerra, “Anarchy”, che dirigera' dal 1961 al 1970. Colin confeziona il mensile da casa sua inserendo all’inizio molti pezzi scritti da lui stesso con diversi pseudonimi (John Ellerby, John Schubert, Tristram Shandy) o senza nome. “Anarchy”, ha scritto il suo biografo e amico David Goodway, “trasuda vitalita', e' in sintonia con le tendenze dell’epoca, si rivolge ai giovani. Le tematiche di cui si occupa sono soprattutto quelle relative alle abitazioni e all’occupazione di case, alla scuola, al controllo operaio, al sistema penale” e, grazie alla conoscenza con Murray Bookchin, a quelle ecologiche, tutto alla luce di una nuova cultura libertaria, aggiornata dalle piu' recenti innovazioni scientifiche, sociologiche e filosofiche e rinnovata dalle piu' obsolete speculazioni anarchiche. I collaboratori divengono sempre di piu' e sempre piu' qualificati e preparati, provenienti dai diversi settori della conoscenza e attivi all’interno di gruppi e associazioni non autoritarie.

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Alla scuola di Kropotkin

Ma la caratteristica fondamentale del pensiero di Colin Ward, mutuando da Kropotkin l’attenzione pragmatica verso un anarchismo inteso come teoria e pratica dell’organizzazione sociale, sara' fin da ora quella particolare interpretazione delle idee anarchiche come gia' esistenti (il “seme sotto la neve”) nelle soluzioni spontanee che gli esseri umani si danno di fronte ad un problema collettivo. Cio' avviene ogniqualvolta gli uomini e le donne scelgono liberamente la soluzione libertaria al posto di quella autoritaria di fronte alle piu' disparate questioni.
Grazie al successo di “Anarchy” egli riceve richieste di collaborazione da parte di altre riviste come “Peace Now” e “Liberation” di New York, ma anche di testate piu' tradizionali come “The Twentieth Century” e “New Society” che diverra' poi “New Statesman and Society”.
Nel 1970, nel 1972, nel 1974 escono per una collana della “Penguin Education” i suoi primi libri, Violence, Work, Utopia, rivolti agli adolescenti. Il terzo libro, l’unico, fino all’ultimo Anarchism. A Very Short Introduction (2004) e tradotto come L’anarchia. Un approccio essenziale nel 2008, esplicitamente e direttamente sull’anarchismo, e' stato Anarchy in action (La pratica della liberta'. Anarchia come organizzazione, varie edizioni).
Questo e', per gli anarchici, il suo libro fondamentale perche' capovolge la concezione tradizionale di anarchia non piu' vista come qualche cosa che deve ancora venire ma come una realta' che gia' c’e', con tutte le implicazioni metodologiche e ideologiche che cio' comporta. Scrive infatti: Questo libro vuole dimostrare che una societa' anarchica, una societa' che si organizza senza autorita', esiste da sempre, come un seme sotto la neve (come recitava il titolo di uno dei romanzi di Silone preferiti da Colin all’epoca - ndr), sepolta sotto il peso dello stato e della burocrazia, del capitalismo e dei suoi sprechi, del privilegio e delle sue ingiustizie, del nazionalismo e della sua lealta' suicida, delle religioni e delle loro superstizioni e separazioni.
Le implicazioni di questa stravolgente prospettiva sono non solo teoriche ma eminentemente pratiche perche' tutti i mezzi per compiere quest’opera sono gia' a portata di mano, basta guardare con occhi diversi e piu' profondi la realta' spontanea che si muove e agita tra gli esseri umani senza il filtro del dominio e dell’oppressione. Cosi' Ward si immerge nella sociologia e dimostra con esempi concreti, attingendo dalle varie scienze sociali tutti i dati possibili, per evidenziare appunto questa realta'. Egli riprende quella parte delle tesi di Kropotkin (curera' tra l’altro una splendida edizione aggiornata di Campi, fabbriche, officine) che giudica piu' attuali e, attraverso appunto questo nuovo metodo di indagine e di sperimentazione, scrive e descrive situazioni libertarie in ambito urbanistico, economico, educativo, ecc.
Con questa visione dell’anarchismo Colin non poteva non incrociare e fare sue alcune riflessioni di Alexander Herzen quando questo sosteneva che una meta che si situi infinitamente lontana da noi, non e' una meta, e' una mistificazione. Cosi' come non poteva non condividere la geniale intuizione di Gustav Landauer a proposito dello Stato e dell’Autorita', quando scriveva che lo Stato non e' una cosa che si puo' distruggere con una rivoluzione, ma e' una condizione, un certo modo di mettersi in relazione tra esseri umani, una manifestazione del loro comportamento; lo distruggiamo stabilendo relazioni diverse, comportandoci in un altro modo. Infine il suo pensiero si e' nutrito, non solo in ambito urbanistico, ma anche filosofico e sociologico di quello di Paul Goodman laddove sottolineava che il principio fondamentale dell’anarchismo non e' la liberta' bensi' l’autonomia, vale a dire la capacita' di intraprendere un compito e di farlo a modo proprio, oppure quando scriveva che una societa' libera non puo' essere l’imposizione di un ordine nuovo al posto di quello vecchio ma l’ampliamento degli ambiti di azione autonoma fino a che questi occupino gran parte della vita sociale.

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L’alternativa anarchica

Colin Ward ha saputo descrivere in modo esemplare l’uso non convenzionale che gli esseri umani (a partire dai bambini) fanno del loro ambiente, delle loro citta', delle loro scuole, dei loro giochi e delle loro attivita', quando si liberano dall’egemonia soffocante del dominio, e come questo uso libertario ci permetta di intravedere che rapporti egualitari, solidali e liberi, esistono gia' e, pertanto, debbano essere incoraggiati, stimolati, creati e sviluppati per costruire fin da subito societa' diverse. Si badi bene, tante societa' sperimentali, non un’unica soluzione necessariamente totalitaria. Infatti egli ribadisce con forza che “l’alternativa anarchica e' quella che propone la frammentazione e la scissione al posto della fusione, la diversita' al posto dell’unita', propone insomma una massa di societa' e non una societa' di massa”.
I libri scritti su questi argomenti sono molti, la maggior parte purtroppo non tradotti in italiano, e lo hanno visto impegnato per tutti gli anni che ha vissuto, guadagnandosi da vivere attraverso lavori vari di architetto, insegnante, scrittore. Tra le sue opere tradotte in italiano oltre a quella dedicato al valore universale e allo sfruttamento perpetrato dagli stati e dal capitalismo nei confronti dell’acqua (Acqua e comunita', 2003), alle conferenze da lui tenute presso la London School of Economics di Londra, raccolte e tradotte in un bel volumetto (La citta' dei ricchi e la citta' dei poveri, 1998), la straordinaria pubblicazione di Il bambino e la citta' (2000), gli articoli apparsi su "Volonta'", "A Rivista Anarchica", "Libertaria", mi preme ricordare Dopo l’automobile, 1992. Quest’ultimo libro mi riporta a un ricordo vivo ed emozionante quando mi trovavo in transito nell’aeroporto di Londra Stansted e, senza peraltro chiedere a Colin l’impossibile, gli telefonai prima di partire per salutarlo. In un’eta' ormai avanzata questo pacato e umile uomo non esito' a raggiungermi per abbracciarmi e per scambiare qualche riflessione comune, naturalmente, coerentemente come faceva sempre, con i mezzi pubblici, nonostante la distanza e i tempi del viaggio fino a li' fossero di tutto rispetto.
Questo articolo non rende giustizia a questo uomo saggio e gentile, molto spero si scrivera' di lui, per rendergli il dovuto e sincero ringraziamento per aver contribuito a far conoscer un anarchismo rispettabile perchée' per tutti e alla portata di tutti.
In me, in molti amici e compagni, un vuoto incolmabile ma anche, come avrebbe voluto lui stesso, una sfida a raccogliere il testimone secondo la direttrice da lui cosi' profondamente tracciata.
 

3. MEMORIA. FRANCESCO CODELLO INTERVISTA COLIN WARD (2001)

[Dal sito www.libertaria.it riprendiamo la seguente intervista apparsa nel n. 3/2001 della rivista “Libertaria” col titolo “Il seme sotto la neve. Intervista a Colin Ward”]

 

L'anarchismo ha senso nel XXI secolo? Le sue idee fondanti sanno dare risposte convincenti di fronte a una societa' che cambia a velocita' sempre piu' elevata? Le domande esistenziali, sociali, culturali, organizzative che si pone l'uomo del terzo millennio quanto possono riconoscersi nell'anarchismo? E, infine, lo stesso anarchismo quanto deve trasformarsi per essere coerente con se stesso in una situazione profondamente mutata? Quanto deve saper perdere del suo passato per essere capace di progettare una futura societa' fondata sulla liberta'? Domande complesse, pero' se l'interlocutore di "Libertaria" e' Colin Ward il problema puo' essere affrontato con maggiore facilita'. Come mai? Perche' Ward rappresenta, con la sua opera investigativa, l'esempio dell'intellettuale impegnato nelle questioni sociali, il ricercatore e sperimentatore mai pago dei risultati raggiunti. Insomma, un utopista che non si ferma a contemplare il "radioso avvenire", ma vuole trasfondere la sua utopia nella quotidianita'. Nato nel 1924, Ward ha percorso le rotte principali della cultura moderna alla ricerca di risposte libertarie in vari ambiti della vita sociale e lo ha fatto seguendo un metodo completamente empirico, applicando gli insegnamenti di quello che puo' essere considerato il suo principale maestro: Petr Kropotkin. Gia' nel 1947 lo troviamo nella redazione di "Freedom", giornale anarchico londinese fondato proprio da Kropotkin, dove e' rimasto fino al 1960. Nel 1961 ha fondato, e diretto fino al 1970, il mensile "Anarchy", che ha rappresentato, nel panorama dell'editoria, non solo anglosassone, un esempio riuscito di pragmatico e disincantato confronto dell'anarchismo con le piu' interessanti acquisizioni scientifiche, sociali, culturali moderne. Per fare emergere il libertarismo che comunque si manifesta gia' oggi nonostante la "societa' del dominio". La ricerca di Ward e' focalizzata proprio su come la societa' possa produrre (e spesso produca) proposte e risposte alternative a quelle dominanti. Fin dagli anni Settanta Ward ha pubblicato libri che spaziano dall'educazione all'urbanistica, ma legati da una comune convinzione, cioe' il fulcro del suo pensiero: l'anarchia e' la piu' efficace forma di organizzazione sociale. Non e' un'organizzazione ipotetica ma una vivente realta' sociale. Una realta' che e' sempre esistita e tuttora esiste, come "seme sotto la neve", pur schiacciata dall'oppressione della gerarchia, dello stato e del capitalismo. Ward sostiene queste sue tesi fin dal 1973, anno di pubblicazione di quello che e' ormai diventato un classico del pensiero anarchico: Anarchy in action (La pratica della liberta', Eleuthera, Milano 1996). Lo fa avvalendosi di una notevole mole di fonti e argomenti tratti da diverse discipline scientifiche come sociologia, antropologia, cibernetica, economia, psicologia e pedagogia, ma anche da esperienze tratte dal campo della pianificazione urbanistica, dall'architettura, dall'organizzazione del lavoro, dalla dimensione ludica. Gran parte dei suoi libri si occupano dei modi "non ufficiali" utilizzati dalle persone per rimodellare l'ambiente, sia rurale sia urbano, secondo le proprie necessita' o bisogni. Ecco perche' si e' occupato di vandalismo, di orti urbani, di autocostruzione, di occupazione di case, ma soprattutto di educazione. Ha scritto anche libri per bambini su tematiche come il lavoro, la violenza e l'utopia (pubblicati dalla Penguin Education, dal 1973 al 1976). Numerosi sono i suoi saggi e articoli, alcuni dei quali pubblicati in italiano sul trimestrale "Volonta'" e sul mensile "A rivista anarchica". Suoi contributi sono apparsi anche su testate nazionali inglesi come "New Statesman & Society", su "People & Ideas", su "The Guardian". In lingua italiana, oltre al gia' citato libro, sono apparsi: Dopo l'automobile (Eleuthera, Milano 1992); La citta' dei ricchi e la citta' dei poveri (E/O, Roma 1998) che raccoglie le conferenze tenute da Colin Ward come visiting professor alla London School of Economics nel 1996; Il bambino e la citta' (L'Ancora del Mediterraneo, Napoli 2000). Attualmente vive nel Suffolk e continua la sua attivita' editoriale. Ma i suoi indubbi meriti in ambito intellettuale e anarchico non possono competere con la sua straordinaria umanita'.

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- Francesco Codello: Il 1989 rappresenta il simbolo della rottura definitiva della continuita', la discontinuita' con il XX secolo. La caduta del muro, oltre che svelare la fine irreversibile del comunismo di stato, mette in crisi anche le societa' socialdemocratiche ed evidenzia il trionfo del capitalismo. L'anarchismo come reagisce a questo evento, come puo' evitare di essere coinvolto in questa "caduta" del socialismo?

- Colin Ward: Una delle cose piu' interessanti della caduta del muro e del crollo dell'impero sovietico e' il fatto che non fosse prevista da nessuno e neppure si poteva pensare che avvenisse cosi' rapidamente. L'anarchismo come reagisce alla fine dello stato comunista? Gli anarchici possono sicuramente vantare che la natura del regime sovietico era stata preannunciata in modo preciso da Michail Bakunin nella sua polemica con Karl Marx nel 1870-1873, e da Kropotkin nelle sue lettere a Lenin nel 1920. Una di quelle lettere termina cosi': "Una cosa e' certa. Anche se una dittatura di partito fosse il giusto mezzo per assestare un colpo al sistema capitalista (anche se ho forti dubbi), e' certamente dannosa per la costruzione di un nuovo sistema socialista. Cio' che e' necessario e di cui vi e' bisogno e' di istituzioni locali, forze locali. Ma non ve ne sono, da nessuna parte. Invece, da qualunque parte si osservi, ci sono persone che non hanno mai conosciuto nulla della realta', commettendo, in questo modo, i piu' atroci errori, errori pagati con migliaia di vite e con la devastazione di interi distretti". Quando gli attivisti anarchici, per esempio Emma Goldman e Alexander Berkman, cercarono di pubblicare in Occidente la verita' sull'Unione Sovietica, furono osteggiati dall'intellighenzia di sinistra che preferiva tenere nascosta la verita'. Lo stesso George Orwell incontro' difficolta' nel trovare un editore per La fattoria degli animali nel 1944. Senza dubbio la rivoluzione bolscevica ebbe un effetto disastroso sui movimenti socialisti nel resto del mondo, dividendoli tra i portavoce della politica dei bolscevichi e quelli che preferivano ragionare con la loro testa. Non solo gli anarchici dell'impero sovietico, ma anche quelli delle altre nazioni furono vittime della politica estera di Stalin. Ormai questa e' storia. L'attuale "trionfo del capitalismo" nell'Europa occidentale non e' il risultato della caduta del muro ma della globalizzazione del mercato. Industriali britannici, francesi, tedeschi o italiani possono comprare il lavoro degli operai in Cina, Malesia, Vietnam o Indonesia sempre piu' a buon mercato, a una frazione del costo della manodopera dell'Occidente e senza che migliori condizioni di lavoro siano sostenute da generazioni di sindacati. C'e' un ulteriore aspetto del trionfo del capitalismo. Kropotkin, nel suo saggio del 1887 sul comunismo anarchico, vide attraverso la sua visione ottimista, che la tendenza crescente della societa' moderna andava proprio verso il comunismo, il libero comunismo, nonostante lo sviluppo apparentemente contraddittorio dell'individualismo. Egli pensava che questa tendenza stesse continuamente affermandosi e continuando a farsi strada nella vita sociale. Scrive ancora Kropotkin: "Musei, biblioteche libere, scuole pubbliche libere, parchi e luoghi di ricreazione, strade pavimentate e illuminate, liberamente usate da tutti, acqua fornita a tutte le abitazioni private, con una crescente tendenza a trascurare l'esatta quantita' che viene usata da ciascun individuo; il sistema tramviario e ferroviario che ha gia' iniziato a introdurre l'abbonamento o la tassa unica e che sicuramente andra' oltre su questa linea quando non ci saranno piu' proprieta' private...". Ebbene, questo elenco di servizi pubblici cosi' prosaico e' interessante se si pensa che un secolo dopo il governo britannico di Margaret Thatcher comincio' ad applicare "i valori di mercato" agli aspetti della vita nei quali il suo partito aveva precedentemente accettato il socialismo spontaneo della societa' civile. Per esempio chiese che venisse pagata l'entrata ai musei pubblici, vendette l'industria dell'acqua a imprese private e vendette il sistema ferroviario a chiunque volesse acquistarlo, con il risultato che le ferrovie britanniche sono diventate tra le meno affidabili e le piu' costose d'Europa. Chiunque si rende conto di come il linguaggio delle facolta' di economia e commercio e del mercato sia entrato nel vocabolario dell'organizzazione sociale. E tutto questo rende piu' difficile il nostro compito di propagandisti anarchici. Molto piu' difficile di quanto lo fosse un secolo fa, quando militanti come Kropotkin ed Errico Malatesta potevano estrapolare il loro discorso anarchico anche dall'esperienza comune. Purtroppo il culto del mercato continuera' perche' ha ampliato il divario fra i ricchi e i poveri.

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- Francesco Codello: Quali sono ancora oggi i valori e i punti irrinunciabili e fermi dell'idea anarchica? Questi valori sono propri dell'anarchismo oppure sono universali? Ma l'anarchismo cosi' come si e' definito nel corso di questi ultimi centocinquant'anni e' un'ideologia universale, oppure e' semplicemente il prodotto di un'epoca storica e un contesto geografico?

- Colin Ward: Come tutti sappiamo, ci sono una varieta' di interpretazioni della parola anarchismo, cerchero' comunque di dare una definizione che sia abbastanza ampia per includerne diverse. Vorrei sottolineare che in tutte le scelte della nostra vita sociale, in famiglia, nella comunita' locale, nel lavoro, nel tempo libero, nelle comunicazioni, nei trasporti e nelle arti, ci sono una varieta' di soluzioni. L'anarchico e' una persona che di solito ricerca, sceglie ed e' a favore di soluzioni libertarie opposte a quelle autoritarie. I valori che io vorrei descrivere come anarchici sono sostenuti da un grande numero di persone che non si ritengono anarchiche, cosi' vorrei felicemente considerarli come universali, e il piu' importante fra tutti e' la fiducia nell'aiuto reciproco, alla base della vita sociale umana, anche se la competizione rimane la caratteristica dominante. L'anarchismo cosi' come si e' sviluppato e' il prodotto della sua storia e geografia. Deriva dal liberalismo dell'Illuminismo del XVIII secolo e dal socialismo dell'Europa del XIX secolo. Cosi' ha in comune con il primo di questi la fiducia nella perfettibilita' umana e con il secondo la convinzione che una "lotta finale" rivoluzionaria metterebbe fine allo sfruttamento e al governo dell'uomo sull'uomo. Tuttavia non ho mai incontrato un anarchico moderno che sostenga queste tesi semplicistiche. Storici anarchici come Max Nettlau ed etnografi anarchici come i fratelli Reclus hanno cercato di dimostrare che l'anarchismo non era semplicemente un prodotto dell'Europa del XIX secolo, scoprendo idee anarchiche anche fra culture tradizionali di molte parti del globo, dall'antica Cina all'Africa tribale. Sono anche consapevole che negli Stati Uniti la parola "libertario" e' stata assunta dai sostenitori di un'economia di mercato senza limitazioni. E questo avviene in una nazione in cui il 5 per cento delle famiglie possiede piu' di quanto possiede il rimanente 95 per cento. Per di piu' gli Stati Uniti hanno una percentuale piu' alta di popolazione carceraria rispetto a qualsiasi altro stato di cui abbiamo le statistiche.

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- Francesco Codello: Schematizzando: esistono due tendenze diverse nella tradizione anarchica rispetto alla lettura della storia sociale. Una mette l'accento maggiormente sulla capacita' dello stato e del dominio organizzato di trasformare le rivolte e le contestazioni in nuove tecniche piu' aggiornate del potere, l'altra e' piu' disposta a cogliere i progressi sociali, generalmente intesi, e vedere nell'allargamento di maggiori spazi di liberta' e giustizia sociale, una conquista comunque positiva. Dalle due consegue una diversa interpretazione storica e ideologica della democrazia liberale. Chi, nel primo caso, tende a vederla come la forma piu' astuta di dominio, peggio anche dei sistemi totalitari, chi, nella seconda lettura, privilegia comunque gli spazi di liberta' che in essa esistono. L'anarchismo in quanto insieme di valori radicalmente diversi da quelli delle societa' finora esistite, e' per sua natura rivoluzionario, anche se oggi non ha piu' senso, nel contesto occidentale, considerarlo insurrezionalista. Puo' l'anarchismo del XXI secolo definirsi ancora rivoluzionario ed eventualmente in che senso e con quali modalita'?

- Colin Ward: Sono uno di quegli anarchici che preferiscono vivere in una democrazia liberale e che si e' rallegrato quando la stampa anarchica e' riapparsa in Spagna, Russia e Argentina. Questo non significa che io mi illuda sul sistema di potere delle democrazie liberali. Credo anche che gruppi di minoranze, come gli anarchici, possano avere un'influenza al di la' del loro numero. Nel mio libro La pratica della liberta' affermai che "Una nuova fiducia in se stessi, la rivendicazione del diritto a esistere con le proprie caratteristiche, si e' diffusa nei gruppi sociali sottoposti a forme particolari di discriminazione. Gia' lunga e' la lista dei movimenti di liberazione: neri, donne, omosessuali, carcerati, persino bambini ed e' destinata ad allungarsi man mano che la gente si rendera' conto che la societa' in cui vive e' organizzata in modo da negare a tutti i diritti piu' elementari". Sarebbe troppo drammatico descrivere il movimento anarchico moderno in Occidente come insurrezionale, tuttavia le aspirazioni e le richieste dell'anarchismo oggi sono cosi' lontane dal capitalismo di mercato nel quale credono i politici di destra e di sinistra, che le dobbiamo descrivere come rivoluzionarie. Ogni incontro mondiale (Wto, Ocse, Banca mondiale e Fondo monetario internazionale) negli ultimi anni, a Londra, Seattle, Praga, Nizza, e' stato assediato e interrotto da dimostrazioni all'interno delle quali non e' mancata la presenza anarchica. Il fatto che io menzioni queste opposizioni puramente simboliche all'economia globale capitalistica, indica quanto lontani siamo dall'influenzare il clima politico. E' comunque importante ricordare che tutti i movimenti socialisti che criticarono gli anarchici per un secolo per la loro mancanza di realismo pratico, sono esattamente nella stessa posizione degli anarchici oggi. Si pensi alla forza opprimente che le idee marxiste hanno tenuto per decenni sull'intellighenzia accademica europea. Autorganizzazioni popolari e cooperative riemergeranno come ideale politico e gli anarchici dovranno essere pronti con una teoria e pratica convincente.

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- Francesco Codello: Tu sostieni (e lo fai da tanto tempo) che l'anarchismo e' come "un seme sotto la neve": cova all'interno delle societa' e si manifesta in molteplici forme ed espressioni spontanee e variegate. E' chiaro il tuo riferimento al pensiero di Kropotkin: il recupero di una tradizione illuministica dell'anarchismo. A che cosa serve, se serve, dare a queste espressioni un senso di appartenenza comune, uno stesso sentire e riconoscersi parte di un progetto piu' ampio?

- Colin Ward: Ogni insegnante accresce la conoscenza che il suo studente gia' possiede. Di conseguenza per i propagandisti anarchici e' importante attirare l'attenzione su quegli elementi di liberta', cooperazione volontaria che esistono in ogni nazione. L'anarchismo prevede l'espansione di questi elementi all'intera vita sociale e produttiva. Penso sia importante per gli anarchici enfatizzare l'esistenza di un anarchismo "diffuso" e "sotterraneo". Primo perche' il fenomeno e' piu' ampio di quanto credano gli stessi anarchici, poi per poter meglio mettere in evidenza i falsi della propaganda governativa. Faccio un esempio: in Gran Bretagna i partiti politici, sia di destra sia di sinistra, rivendicano questo territorio come proprio. Il governo di Margaret Thatcher dichiaro' che stavano "arretrando le frontiere dello stato". Mentiva: il suo governo imponeva un controllo centrale sull'amministrazione locale ancora piu' rigido di qualsiasi precedente governo britannico. Il governo di Tony Blair fece lo stesso genere di dichiarazione alla "societa' civile", facendo intendere che quegli elementi non-capitalistici dell'organizzazione sociale non sono controllati dal governo centrale. A questo punto e' importante enfatizzare come l'elemento di aiuto reciproco familiare nella vita quotidiana e' un modello per gli anarchici e non esiste nei programmi dei partiti politici.

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- Francesco Codello: Il processo di globalizzazione economica ha portato con se' anche un pensiero unico, quello proprio della tradizione occidentale e capitalista. Sia il pensiero liberale e l'economia di mercato sia la tradizione socialista hanno sempre sostenuto, in teoria e nei fatti, la necessita' di un internazionalismo generalizzato, che superi e contempli da un lato il liberismo economico, dall'altro il socialismo universale. L'anarchismo come si puo' porre rispetto a queste questioni? L'anarchismo e' relativista o pluralista?

- Colin Ward: La tua domanda evidenzia una particolare ironia. Furono i movimenti della sinistra, il socialismo e l'anarchismo, a mettere in rilievo la solidarieta' globale. E' stata l'economia di mercato della destra a garantire la possibilita' di acquistare nei negozi europei prodotti meno costosi grazie allo sfruttamento della manodopera in Africa, Asia o America latina. Tuttavia e' l'internazionalismo della sinistra a sostenere che questa e' una situazione temporanea e il libero movimento del popolo cosi' come quello dei prodotti e' inevitabile in un mondo di comunicazioni immediate. Per quanto riguarda la distribuzione globale della produzione industriale, immagino che gli anarchici siano propensi a prediligere la produzione locale per soddisfare i bisogni locali rispetto al trasporto a grande distanza di prodotti agricoli e manufatti, caratteristica dell'economia capitalista. Infine, "relativismo e pluralismo": la tradizione anarchica alla quale noi apparteniamo ha le sue origini nella storia europea, ma incontriamo forme equivalenti in tutto il mondo. Per esplicitare questa tradizione diversificata, basta ricordare quanto dice Malatesta: "noi siamo, in ogni caso, soltanto una delle forze che agiscono nella societa', e la storia avanzera' come sempre, in direzione dei conseguenti risultati di tutte le forze in campo".

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- Francesco Codello: Quali possono essere le possibilita' di affermare e diffondere una cultura della partecipazione diretta alla formulazione delle decisioni, al rispetto e all'agibilita' del dissenso, alla molteplicita' della sperimentazione sociale e individuale?

- Colin Ward: Quando ero un giovane propagandista anarchico, il governo laburista del dopoguerra introdusse in Gran Bretagna l'assistenza sanitaria nazionale, e un vasto programma per l'edilizia e l'assicurazione nazionale. E allora la gente mi avrebbe potuto replicare:"La tua immagine dello stato come macchina tirannica e oppressiva e' folle, perche' non tiene conto della sua funzione principale: fornire sicurezza e benessere ai suoi cittadini". C'erano due modi di rispondere a questa obiezione: il primo era di attirare l'attenzione sulle origini del benessere sociale basato sulla solidarieta' popolare (questo e' il contenuto del dodicesimo capitolo del mio libro La pratica della liberta'). La seconda risposta era osservare l'amaro resoconto di Kropotkin (in La scienza moderna e l'anarchia) dove sostiene che saremo costretti a trovare nuove forme di organizzazione per le funzioni sociali cui lo stato adempie tramite la burocrazia e che "finche' non si fara' cio', nulla cambiera'". Ho cercato di applicare questo consiglio al settore che meglio ho conosciuto: l'edilizia. In Gran Bretagna negli anni Sessanta, quasi un terzo della popolazione viveva in case o appartamenti di proprieta' dello stato e presi in affitto dalle autorita' locali. Nella rivista "Anarchy" e successivamente nel mio libro Tenants taken over ho analizzato la trasformazione dell'edilizia pubblica in cooperative di inquilini. In una certa misura questo effettivamente accadde (nel 1970 c'erano solo due cooperative di affittuari in tutta la Gran Bretagna; oggi ce ne sono forse duemila). Ma una buona parte delle abitazioni pubbliche e' passata sotto il controllo di organizzazioni non a fini di lucro, non controllate dagli affittuari. Questi sforzi erano senza dubbio un tentativo di "diffondere una cultura della partecipazione diretta nel processo decisionale". Ci sono molti altri aspetti della vita sociale quotidiana che richiederebbero sperimentazione anarchica. Per esempio: il controllo e l'amministrazione dell'assistenza sanitaria.

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- Francesco Codello: In un articolo dal titolo What will anarchism mean tomorrow? (apparso sulla rivista londinese "Freedom" il 6 marzo 1993) di fronte alla diffusione delle concezioni fondamentaliste sostieni che spesso diventa inevitabile difendere lo stato moderno, in quanto comunque "meno" opprimente di quello teocratico. Anche gli anarchici in determinate circostanze storiche e specifici contesti culturali e sociali dovrebbero, allora, difendere gli spazi di liberta' democratiche delle attuali societa' statuali?

- Colin Ward: Non mi sono mai sentito in grado di dire agli altri anarchici come devono comportarsi, ma il dilemma che cito e' presente in varie parti degli Stati Uniti dove viene difeso lo stato moderno contro i Cristiani Rinati (Born Again), o per gli anarchici in Israele che difendono lo stato dal giudaismo ultra-ortodosso, o per gli anarchici egiziani che si difendono contro il fondamentalismo islamico, o per gli anarchici indiani che difendono lo stato secolarizzato contro l'estremismo induista. Ho voluto evidenziare che, come altre persone non religiose e non nazionalistiche, non abbiamo idea di come frenare questi fenomeni indesiderati. Attacchiamo il revival religioso, con il rischio di alimentare, piuttosto che ridurre, il suo potere. Non ho ancora trovato una risposta a queste domande. Ma ho il sospetto che dietro alla tua domanda ci sia una preoccupazione per la questione del compromesso. Questo non mi ha mai disturbato eccessivamente, perche' ogni giorno tutti noi facciamo compromessi con la societa' in cui viviamo e con le sue regole. (Infatti, se si considerano i meccanismi quotidiani di una ipotetica societa' libertaria, scopriremmo che il compromesso fra opposte visioni sarebbe il suo principio guida). Un vecchio anarchico inglese mi ha raccontato il suo rapporto con un ispettore delle imposte che gli mandava un modulo da completare ogni anno. Lui forniva ogni dettaglio delle sue entrate e cerco' piu' volte di convincere l'ispettore a visitarlo personalmente per discutere la questione. Naturalmente il suo reddito era talmente basso da non meritare la considerazione dell'ispettore; egli comunque mi sottolineo' che il tipo di persona che froda il fisco e', secondo lui, anche il tipo di persona che renderebbe impossibile una societa' anarchica.

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- Francesco Codello:Sempre nel citato articolo sostieni che l'anarchismo finora e' stato, anche quando non europeo, fondamentalmente eurocentrico. Quali tracce vedi di un anarchismo contemporaneo di diversa formazione culturale?

- Colin Ward: Dal momento che i primi propagandisti anarchici, come Kropotkin ed Elisee Reclus, furono per caso geografi ed etnologi, ci fu una precoce scoperta dell'esistenza del pensiero anarchico in culture non europee. Sarebbe difficile affermare che l'anarchismo contemporaneo influenza le culture non europee, ma con la globalizzazione della cultura, la maggior parte di noi ha qualche idea dell'esistenza di idee anarchiche taoiste e buddiste dal lontano Est e di tradizioni anarchiche indiane nel movimento conosciuto come Sarvodaya, e dei movimenti contemporanei in America latina, noti come "basismo".

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- Francesco Codello: Quali pensatori consideri tuttora validi per comprendere in senso libertario l'evoluzione della societa'?

- Colin Ward: Io sono nato nel 1924 e sono stato influenzato soprattutto dagli anarchici classici, come Kropotkin, e da alcuni pensatori non propriamente anarchici, come Alexander Herzen del XIX secolo e da Martin Buber e Isaiah Berlin del XX secolo. L'anarchico del XX secolo piu' vicino alle mie idee e' stato Paul Goodman. Appartengo a una generazione per la quale la parola stampata e' stata il piu' importante mezzo di propaganda e mi stupisce davvero scoprire che scrivo per la stampa anarchica britannica dal 1943. Tuttavia, sono sicuro che la mia propaganda e' stata piu' efficace quando ho avuto l'opportunita' di scrivere per la stampa non anarchica. Fui infatti invitato a scrivere un articolo ogni settimana nel "New Society" dal 1978 fino al 1988 e poi fino al 1996 su "New Stateman & Society".

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- Francesco Codello: Tu hai affermato che probabilmente nel XXI secolo l'anarchismo potra' essere chiamato con altri nomi, definito con altre espressioni, colto in altre manifestazioni: che cosa intendi dire?

- Colin Ward: Volevo mettere in risalto che secondo il mio punto di vista l'anarchismo non e' un tipo di utopia, ma un modello di organizzazione sociale e sottolineavo questa osservazione di Paul Goodman: "una societa' libera non puo' essere realizzata sostituendo un ordine nuovo a quello vecchio, ma piuttosto con l'ampliamento delle sfere di azioni libere fino a che esse vengano a costituire il fondamento della vita sociale". Essendo cosi', e' probabile che l'anarchismo sara' reinventato da persone che non hanno alcuna conoscenza della tradizione a cui, in teoria, appartengono.

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- Francesco Codello: Che rapporto c'è tra l'ecologismo, l'ecologia sociale e l'anarchismo del futuro?

- Colin Ward: C'e' un rapporto molto stretto. Quando Fields Factories and Workshops (Campi fabbriche e officine) di Kropotkin (il suo manuale per una societa' ecologicamente vitale) fu ristampato nel 1919, il libro conteneva una nota introduttiva che sottolineava questo: "Si richiede una nuova economia nelle energie usate per provvedere ai bisogni della vita umana, poiche' questi bisogni stanno aumentando e le energie non sono inesauribili". Questa e' un'osservazione molto insolita intorno ai problemi ambientali nella letteratura socialista di quei tempi. Fra gli anarchici moderni mi rallegro del fatto che la voce di Murray Bookchin sia presente nel movimento ambientalista americano che conduce una campagna per l'"ecologia sociale", opposta all'"ecologia profonda", propria di persone che preferiscono i loro sentimenti mistici ai problemi che affrontano i loro simili. Il futuro dell'anarchismo e' legato alla sua consapevolezza ambientalista.

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- Francesco Codello: Se tu dovessi spiegare a un essere di un altro pianeta che cos'e' l'anarchia, cosa gli diresti?

- Colin Ward: Il mio primo sforzo sarebbe quello di persuadere il mio ospite a dividere il pasto con me, mi e' sempre stato detto che il primo gesto che le popolazioni nomadi compiono verso gli estranei e' quello di metterli a proprio agio spiegando che la parola "compagni" significa persone che dividono il pane con te. Il secondo passo sarebbe quello di spiegare che alcuni di noi credono che la spontanea condivisione dei beni e dei servizi porta al massimo piacere per tutti e che se l'ospite fosse disponibile a partecipare al lavoro della nostra comunita' sarebbe il benvenuto fra noi. Sarebbe comunque libero di partire, con un avvertimento: molte comunita' sono ostili agli estranei di diverso colore e potrebbero giudicarlo come "immigrato illegale" o "emigrante economico".
 
4. AMBIENTE E SALUTE. ASSOCIAZIONE "RESPIRARE": UN IRRESPONSABILE PROCRASTINARE
[Riceviamo e diffondiamo]
 
Vi e' qualcosa di assurdo e di scellerato nell'irresponsabile procrastinare l'adozione dei provvedimenti piu' necessari ed urgenti per la salubrita' delle acque del lago di Vico e a tutela della salute e dei diritti della popolazione dei comuni di Caprarola e Ronciglione.
Nonostante che la gravita' della situazione sia ormai da molti mesi a tutti evidente, amministrazioni e servizi pubblici variamente competenti continuano in un assurdo gioco al rinvio.
Da mesi e' chiaro che occorre intervenire con la massima urgenza. Da mesi e' noto che occorre adottare i ragionevoli, doverosi ed indispensabili provvedimenti proposti a suo tempo dall'"Associazione italiana medici per l'ambiente".
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Perche' da parte di istituzioni che hanno precise responsabilita' e specifici compiti in materia si continua a perdere tempo?
E questa sottovalutazione, questo lassismo, questo mistificare e traccheggiare, questa vera e propria irresponsabilita', non configurano forse condotte anche penalmente rilevanti?
Non si perda piu' tempo: si intervenga subito con le misure necessarie, adeguate ed urgenti per il risanamento dell'ecosistema lacustre e a tutela della salute e dei diritti della popolazione locale.
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L'associazione "Respirare"
Viterbo, 28 giugno 2010
L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.
 
5. APPELLI. IL CINQUE PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi si puo' destinare il cinque per mille al Movimento Nonviolento.

Non si tratta di versare denaro in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il cinque per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale del Movimento Nonviolento, che e': 93100500235.

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Per ulteriori informazioni: tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 
6. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"
 
"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".
 
7. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Riletture
- Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, 2 voll. rispettivamente di pp. CXXVI + 1474 e di pp. XVI + 1606.
- Daniela Padoan, Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo, Bompiani - Rcs Libri, Milano 2005, pp. 432.
- Varlan Salamov, I racconti di Kolyma, Einaudi, Torino 1999, 2009, 2 voll. per complessive pp. XLIV + 1322.
 
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
9. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 236 del 29 giugno 2010
 
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
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